a cura di Guido Giommi

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1 AA. VV. a cura di Guido Giommi Prefazione di Stefano M. Masullo Contiene indagine Private Banking e Family Office in Italia 2009 Gruppo Fiduciaria Orefici

2 UNIONE FIDUCIARIA S.p.A. Società Fiduciaria e di Servizi delle Banche Popolari Italiane Scudo Fiscale Soggetti interessati:. persone fisiche. Enti non commerciali (inclusi i trust non commerciali). Società semplici e associazioni equiparate Per conoscere termini, modalità e costi, contatta l Area Affari Generali/Relazioni Esterne allo /297/365 o invia una al seguente indirizzo:

3 Guida alla Tutela del Patrimonio Aggiornato con la circolare n. 43/E del

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5 GUIDA ALLA TUTELA DEL PATRIMONIO Aggiornato alla circolare n. 43/E del Editrice Le Fonti

6 Tutti i diritti sono riservati. E vietata la riproduzione e la distribuzione anche parziale e con qualsiasi strumento del presente prodotto editoriale senza previo consenso scritto dell Editore. Tutte le informazioni riportate sono state verificate nel migliore dei modi dagli autori e dall editore. Tuttavia entrambi declinano la responsabilità per eventuali ed involontari errori. Le opinioni ed i punti di vista non necessariamente coincidono e rispecchiano quelli degli autori e/o dell editore. ISBN Prima edizione: dicembre 2009 Copyright 2009 Editrice Le Fonti S.r.l. Via R. Franchetti, Milano Tel r.a. Fax Stampa: Laser CC S.r.l., Milano

7 PREFAZIONE Il cambiamento strutturale ed i fenomeni di naturale evoluzione del contesto economico ed istituzionale sono divenuti una costante che governa tempi, modalità e regole dell operatività degli attori presenti sui mercati finanziari, siano essi risparmiatori, investitori istituzionali, emittenti, consulenti, autorità di vigilanza od anche semplici osservatori. L innovazione nelle sue forme più svariate, coincide sempre più con la sofisticazione, necessaria il più delle volte a plasmare la soluzione più confacente al soddisfacimento di precise esigenze dell investitore. Se il contesto economico diventa sempre più competitivo e market friendly, lo studio e la conoscenza dei mercati finanziari diviene cruciale, rappresentando essi l approssimazione più fedele oggi immaginabile dalla struttura di un mercato in concorrenza perfetta con: a) una pluralità crescente di giocatori, con diverso potere ma con prevalenza di nessuno; b) scarso pricing power dei singoli; c) crescente difficoltà da parte di singoli di ottenere un monopolio del fattore informazione, sempre più una variabile disponibile a tutti ad un prezzo meno oneroso; d) assenza di costi frizionali di transazione significative e di vincoli alla libera circolazione della merce in questione, i capitali. In altri termini, sempre più i mercati dei capitali rispettano le condizioni di efficienza, descritte con precisione dalla teoria finanziaria, da Eugene Fama tra tutti. In effetti raramente si è assistito ad una compenetrazione fruttuosa di teoria economica e comportamenti concreti come nel mondo finanziario dell ultimo quarto di secolo: la struttura dei mercati, le tecniche di investimento, i prodotti finanziari oggi a disposizione dei risparmiatori sono la traduzione, spesso nel corso di pochi anni o mesi, di felici intuizioni espresse da brillanti studiosi, come Markowitz e Sharpe, Modigliani e Black e Scholes. Il funzionamento dei mercati finanziari del futuro, come pure le strategie di investimento di innumerevoli operatori, dai fondi pensione anglosassoni al trader on line, si basano su poche, fondamentali, illuminanti idee, alla base della moderna teoria finanziaria; V

8 Guida alla Tutela del Patrimonio a) a maggior rendimento atteso si accompagna maggiore rischio: le due variabili vanno valutate congiuntamente; b) sui mercati non esistono pasti gratis: non è possibile costruire tecniche di arbitraggio indefinitamente profittevoli o strategie di gestione costantemente vincenti; c) esiste un rischio finanziario che può essere diversificato o traslato su altri operatori, disposti ad assumerlo, naturalmente ad un prezzo; d) il prezzo di mercato di una attività finanziaria è un utile indicatore del suo valore, riassumendo in sé le informazioni disponibili al momento. Oggi il mercato internazionale dei capitali è anche caratterizzato da una straordinaria influenza e pervasività della tecnologia, in particolare delle tipologie più avanzate di strumentazione informatica e di comunicazione dati, i quali hanno potuto in questo settore mostrare le loro potenzialità come in pochi altri. La stessa implicita virtualità della merce qui scambiata, il denaro, e la necessità quotidiana di elaborare quantità pressoché infinite di dati, cifre ed informazioni, hanno rappresentato un ambiente ideale per l utilizzo della memoria dei computer, e dei mezzi di comunicazione a distanza. I mercati digitali di beni e servizi, di cui si parla ogni giorno con frequenza dopo il consolidamento e lo sviluppo della rete internet, sono stati in qualche modo anticipati dai sistemi globali di contrattazione all ingrosso di titoli e divise, effettuate su mercati altamente automatizzati. L impiego estensivo da alta tecnologia esalterà ulteriormente le caratteristiche di concorrenza pressoché perfetta: il mercato finanziario attuale e prossimo sarà un mercato globale, su cui sarà possibile trattare lo stesso strumento 24 ore su 24, con costi di transazione prossimi allo zero, con abbondanza di informazioni in tempo reale. La massiccia diffusione di internet, che consente da una parte un accesso a notizie e dati un tempo impensabile e dall altra una maggiore consapevolezza sul costo e la qualità dei prodotti e dei servizi, ha accelerato potentemente questa evoluzione. Il processo di finalizzazione delle economie, ormai avviato, difficilmente potrà essere arrestato o limitato, dato che anche le società più chiuse, come quelle pianificate, hanno ormai imboccato la via che conduce verso la liberalizzazione dei movimenti di capitale. Le opportunità che offre tale fenomeno ad aziende, risparmiatori ed operatori in genere sono immense, ma chiunque voglia coglierle oggi, più che mai, deve poter contare su una solida preparazione di base. Preparazione che non può che essere multidisciplinare, data l esistenza di forti interconnessioni di ordine economico, giuridico, fiscale, finanziario. VI

9 Prefazione L improvvisazione non è più ammissibile in un mondo dove l instabilità ambientale coinvolge ormai ogni contesto, esasperando quella naturale tendenza alla fluttuazione che è caratteristica propria dei corsi delle attività finanziarie e che viene tradizionalmente ricompresa sotto il termine di volatilità. Oggi, la soluzione di tali problemi, pur nella loro complessità appare molto più vicina e ciò dovrebbe consentire un più rapido sviluppo dell efficienza dei mercati dei capitali, degli strumenti di credito/debito e dei rispettivi derivati. La seconda edizione dell Indagine sul Private Banking e Family Office in Italia 2009, diventata ormai un punto di riferimento prestigioso ed obbligato per i protagonisti del settore presenta, con un approccio chiaro, lineare, ma al contempo rigorosamente scientifico, la situazione attuale e la prospettiva futura di un mercato in fase di profonda trasformazione ed evoluzione in seguito, fondamentalmente, a due accadimenti di natura straordinaria, la crisi finanziaria ed il recepimento della Direttiva Mifid con la conseguente affermazione del ruolo professionale a livello istituzionale del Consulente di Investimento Indipendente. La panoramica è completa, formalizzata, dotata di una indispensabile visione internazionale, ed offre al lettore non superficiale non solo un prezioso riferimento per comprendere il divenire dello scenario che quotidianamente si presenta davanti ai propri occhi, ma anche una serie di spunti di riflessione ed approfondimento. Tali prerogative rendono pertanto il testo utile sia per finalità accademiche, anche multidisciplinari, che per tutti gli operatori, finanziari e non, oltre che per i professionisti interessati ad arricchire il proprio bagaglio tecnico. Stefano M. Masullo Socio Fondatore e Segretario Generale Assoconsulenza Magnifico Rettore Università ISFOA Libera e Privata Università Internazionale di Lugano Direttore Editoriale Family Office Patrimoni di Famiglia VII

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11 INDICE PREFAZIONE V I - La situazione attuale Storia dell economia per comprendere la crisi 3 Parla Alberto Cova, Professore di Storia Economica dell Università Cattolica A cura della redazione II - Il passaggio generazionale d impresa Gli strumenti a tutela del patrimonio 15 Guido Giommi La pianificazione del passaggio generazionale nelle imprese 19 Guido Giommi Donazioni. Considerazioni civilistiche 25 Katia Di Noto Successioni. Considerazioni civilistiche 30 Katia Di Noto Il Family Office per valorizzare le imprese 35 durante il passaggio generazionale La parola a Patrizia Misciattelli delle Ripe, Presidente e Fondatore di Mamy s A cura della redazione Patti di famiglia e il passaggio generazionale 38 Il caso RCH La parola a Luigi De Pra, Presidente Rch A cura della redazione Il ricambio generazionale. 43 Occasione di crisi o di sviluppo dell impresa? Francesca Cremonesi IX

12 Guida alla Tutela del Patrimonio III - Il segreto bancario e lo strumento dello Scudo Fiscale Il segreto bancario e il sistema fiscale svizzero 55 Marco Silvio Jaeggi Speciale Scudo Fiscale Ter 60 La parola ai protagonisti A cura della redazione Intervista a Bruno Zanaboni, Segretario generale Aipb 68 A cura della redazione Intervista a Giampiero Guarnerio, Consigliere dell Ordine 71 dei Dottori Commercialisti ed esperti Contabili di Milano A cura della redazione Scudo Fiscale ed opere d arte detenute illegittimamente all estero 74 Luca Del Federico Lo Scudo Fiscale: la regolarizzazione degli immobili all estero 83 Fabio Bonicalzi IV - Filantropia La filantropia di impresa. 95 Dalla fondazione alla responsabilità sociale Simona Baldanza V - Il capitale umano Tavola rotonda 105 Capitale umano, formazione multidisciplinare nel settore del Private Banking A cura di Alessia Rosa Capitale umano 121 Una svolta in direzione dei valori di merito Colloquio con Pierluigi Celli, Direttore Generale dell Università Luiss Guido Carli di Roma A cura della redazione X

13 Indice VI - Il trust nel passaggio generazionale e nel family business Il trust familiare 127 L ontologica differenza con gli altri istituti Vito Mariani Trusts e fondazioni 140 Confronti - Utilizzi - Alternative Guido Giommi Trust nel diritto inglese e trust internazionale 147 Giusi Fortunato VII - La gestione del patrimonio immobiliare La gestione del patrimonio immobiliare 157 A cura di Andrea Faini Andamento del mercato immobiliare 162 e necessità di politiche sociali per la casa Intervista ad Antonio Pastore A cura della redazione VIII - Corporate governante nel family business Le opzioni per il governo e la gestione delle società 171 I tre modelli tradizionale dualistico e monistico Analisi del sistema tradizionale Rosa Petruccelli Corporate governance 181 Analisi del modello monistico e dualistico Rosa Petruccelli IX - Pianificazione patrimoniale e finanziaria Family Office: la pianificazione patrimoniale integrata 191 Massimo Lumiera XI

14 Guida alla Tutela del Patrimonio Sviluppo delle strategie di trading 195 nella gestione finanziaria dei patrimoni di famiglia Mariano La Rosa X - Gestione assicurativa e previdenziale La pianificazione assicurativa e le principali polizze. 217 L assicurazione del patrimonio di famiglia tra rischio e finanza Giovanni Bulani Assicurare l arte 221 A cura del portale Lo strumento del trust e la designazione 223 del beneficiario nelle polizze vita Guido Giommi XI - Il private banking e il family office Strategie formulate a partire dai bisogni 227 David Ward (PhD) e Marta Lasen Indagine Private Banking e Family Office - Italia A cura del Centro Studi Finanziari, Giuridici e Sociali XII - I principali operatori del settore 263 XII

15 Capitolo I La situazione attuale

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17 Storia dell economia per comprendere la crisi Parla Alberto Cova, Professore di Storia Economica dell Università Cattolica A cura della redazione Come storico dell economia, è d accordo con chi paragona l attuale crisi dei mercati finanziari, a quella avvenuta nel 1929? Ritiene che sia più grave anche se gli effetti, all apparenza, sembrano meno tangibili? Senza fare il previsionista ad ogni costo, ritengo che, per il momento, salvo spiacevoli sorprese nel corso del 2009, la gravità della crisi attuale risulti imparagonabile, rispetto a quella del Più in generale, le due crisi presentano elementi comuni ma anche notevoli differenze. Guardando a queste ultime, occorre considerare in primo luogo che l economia degli Stati Uniti in rapporto all economia mondiale non appare, oggi, così importante, come negli anni Trenta del Novecento. In secondo luogo, nel 1929, la crisi scoppiò dopo diversi anni di crescita del PIL e si manifestò in una brusca e inarrestabile caduta dei corsi dei valori mobiliari che erano cresciuti con buona continuità dal 1922 e che dal 1927 in poi avevano accelerato considerevolmente la crescita stessa. Inoltre, nel 29, la crisi assunse la consistenza nota anche perché l azione dei governi e, in particolare, del governo USA, fu radicalmente inadeguata rispetto alle necessità e lo fu, per ragioni chiaramente legate alla fiducia nell azione comunque risanatrice del mercato. Fra le somiglianze, è bene sottolineare che, entrambe le crisi nascono negli Stati Uniti e si propagano altrove. Per quella del 29, la propagazione avvenne attraverso la caduta del commercio estero aggravata da una politica fortemente protezionistica, avvenne attraverso il ritiro di capitali americani investiti all estero, che crearono notevoli difficoltà al regolare svolgimento delle funzioni creditizie degli intermediari finanziari e, specialmente, delle banche. Tutto ciò, accompagnato dall insolvenza di alcune grandi società, i cui titoli di credito, sostanzialmente privi di valore, distrussero gli equilibri economico-finanziari di una molteplicità di intermediari finanziari di ogni tipo, provocando perdite a soggetti pubblici e privati. L avvio di entrambe le crisi trae origine dalla finanza e si estende all economia di produzione e di scambio, attraverso la caduta della domanda di beni di investimento e di consumo durevole e anche attraverso una politica re- 3

18 Guida alla Tutela del Patrimonio strittiva del credito. Si denota, infine, uno scarto temporale comune, tra la crisi finanziaria e la crisi dell economia reale. Per la crisi attuale, le notizie non positive si susseguono e nessuno sa quale evoluzione potrà registrarsi. Occorrerà procedere alla messa a punto di nuove regole e, come dice il Governatore Draghi, ridurre la gran massa di debiti sui quali si regge l economia, con la consapevolezza, però, che misure di questo genere avranno effetti soprattutto nel futuro. Il presente sembra, invece, dominato dall esigenza assoluta di far ripartire l economia reale e per questo, occorreranno grandi risorse da immettere, però, in settori economici che, per le loro caratteristiche di forte interdipendenza, siano suscettibili di estendere al massimo gli stimoli per una ripresa sufficientemente vigorosa. Al fine di risolvere questa crisi, occorre un cambiamento culturale globale o misure politiche specifiche? I cambiamenti culturali si realizzano nel lungo periodo! E perciò necessario pensare innanzitutto alle cose che abbiano ricadute positive in tempi relativamente brevi. E possibile concepire riforme dal costo limitato, che incidano sulla struttura, come le regole ma va rimesso in moto il sistema economico nel suo complesso. Personalmente, non sono tanto colpito dalla crisi finanziaria, alla fine della quale, come è noto, il ciclo riprende, quanto dalla crisi economica soprattutto perché è generatrice di disoccupazione. In un clima come quello attuale, predomina un atteggiamento di sfiducia; un imprenditore, non sa cosa accadrà nel futuro. In questo caso, la preoccupazione più rilevante è il fatto di riuscire ad incoraggiare gli imprenditori ad attuare i propri piani di investimento. Un imprenditore, il quale dovesse decidere se investire una certa somma per migliorare, innovando o allargando la macchina produttiva è, ora, in una situazione di grave incertezza. Investirà nel momento in cui avrà la certezza che i suoi prodotti saranno acquistati sul mercato; se permane questo futuro indeterminato nei suoi connotati e, soprattutto, se esiste il timore di una forte caduta della capacità d acquisto, la decisione di investire diventa assai rischiosa e, allora, la si rinvia. Questo è un problema di cui occorre prendere atto. Bisogna, poi, considerare, il persistere di orientamenti culturali, per la verità assolutamente marginali, molto critici nei riguardi dell assetto attuale dell economia. Nonostante la caduta del socialismo reale vi è ancora chi è convinto che il Capitalismo sia alla fine o che, comunque, vada profondamente riformato senza sapere bene come. Quali sono, a suo parere, le vere cause della crisi finanziaria? 4

19 Capitolo I - La situazione attuale Come nel 1929, la causa primaria è stata, mio parere, l insolvenza dei debitori. Ma nel 1929, la situazione, almeno come l hanno ricostruita gli storici, era abbastanza chiara. Gli strumenti del mercato finanziario erano relativamente semplici; il contratto di riporto, considerato da alcuni autorevoli studiosi uno dei principali strumenti utilizzati per la speculazione in borsa, era trasparente: esistevano pienamente visibili debitori e creditori. Nella crisi attuale i rapporti finanziari non sono affatto chiaramente conoscibili. Soprattutto non è chiaramente valutabile il rischio insito in operazioni inestricabilmente legate una all altra che facilitano enormemente la trasmissione delle crisi di insolvenza che, come sempre, colpiscono un settore ma che adesso, rispetto al passato hanno un enorme velocità di trasmissione nel tempo e nello spazio. Credo però che, per comprendere le ragioni della profondità della crisi finanziaria odierna, si debba anche considerare la gigantesca consistenza della ricchezza finanziaria e la sua distribuzione in ampi strati della società. Nel 1929, una famiglia media, non possedeva grandi capacità di accumulazione; i livelli del reddito familiare erano quelli che erano. Adesso, qualsiasi famiglia, gode di una concreta possibilità di risparmio. In che modo utilizza questi risparmi? O li conserva in forma liquida o comincia ad investire. Perciò, la ricchezza degli strumenti finanziari, deriva anche dalla necessità di ampliare la gamma delle opportunità di investimento. Si tratta di una realtà, che le future riforme non potranno trascurare. In fondo la geografia dello sviluppo è mutata. Basti pensare alle due grandi economie asiatiche: Cina e India e all impatto che gli elevati ritmi di crescita della ricchezza prodotta recano al sistema finanziario mondiale. Anche in questi e negli altri paesi che fanno parte del gruppo sempre più numeroso dei paesi sviluppati, la ricchezza resta pur sempre concentrata, ma, componenti rilevanti della società, hanno raggiunto e godono di livelli di reddito che consentono loro di accumulare risorse senza ricadute sui consumi risorse da investire in beni anche di carattere finanziario. Questo risulta, a mio parere, un aspetto fondamentale della contemporaneità per ciò che riguarda il tema qui affrontato. La moltiplicazione degli strumenti finanziari risponde, dunque, ad una esigenza reale. Il problema è far rientrare questa componente del sistema in un complesso di regole e far sì che i meccanismi molto complessi di funzionamento di quel sistema siano adeguatamente conosciuti non soltanto da chi vi è addetto da operatore ma anche da quelli che con quel sistema entrano in una qualche tipo di rapporto, ad esempio come investitori. Ma c è un altra questione da considerare quando si ragiona sulle crisi finanziarie ed economiche di rilevanza mondiale. Ed è la seguente: fino alla fine 5

20 Guida alla Tutela del Patrimonio dell Ottocento e, per certi versi fino alla crisi del 29, vi erano un paese e una moneta che dominavano il mercato finanziario: l Inghilterra e la sterlina. Ma poi l Inghilterra è declinata, perdendo il proprio primato senza però che alcun altro paese le si sostituisse. In particolare gli Stati Uniti negli anni della grande depressione non vollero o non furono in grado di assolvere a questa funzione non assumendo comportamenti da paese, che avrebbe dovuto assumere la leadership. Ma anche nel tempo presente al globalismo policentrico economico-finanziario non corrisponde un organismo sovranazionale o comunque mondiale in grado di governare il sistema. Cosa accadrebbe se chi dispone di ingentissime disponibilità finanziarie magari derivate dalla produzione di petrolio, decidesse di convertire i proventi della vendita in euro o altro anziché in dollari? Che ne sarebbe della valuta americana e quali conseguenze sull economia statunitense? Non penso sia realistico immaginare un autorità mondiale in grado di regolare il sistema monetario internazionale e meno che mai quello finanziario. Non di meno una qualche forma di controllo andrà trovata e forse la prassi che si è instaurata di effettuare un coordinamento delle politiche attraverso le rappresentanze dei maggiori paesi (G7, G8 o G20), ossia dei paesi che manovrano gran parte delle attività del mondo, potrebbe rappresentare una soluzione certamente oligarchica e tuttavia necessaria per realizzare un minimo di controllo del sistema. Tuttavia, il cammino da percorrere è lunghissimo perché le difficoltà di conciliare gli interessi di molti sono davvero grandi come la realtà ha dimostrato e dimostra. Sarebbe utile, secondo lei, il rimedio per cui, i Paesi ricchi si attrezzassero per usare i loro redditi più elevati, al fine di investire nella creazione di conoscenze originali e di reti di relazioni esclusive, rendendo così più morbido, l inseguimento tra Paesi ricchi e Paesi emergenti? Il rapporto tra paesi ricchi e paesi poveri, rappresenta una vecchia questione, sulla quale si predica da decenni e decenni e che resta irrisolta. Senza immaginare soluzioni improbabili, sarebbe già un notevole passo in avanti garantire tra paesi ricchi e paesi poveri rapporti di scambio equi e non ostacolare l accesso alle risorse, garantire un facile accesso ai brevetti, alle conoscenze e alle innovazioni, eliminare le barriere che impediscono di acquisire tecnologie. Ma occorrerebbe anche aprire le frontiere dell istruzione e favorire la mobilità dei giovani di seguire corsi di studio nelle migliori istituzioni del mondo. Però sulla questione dei rapporti fra paesi ricchi e paesi poveri non penso si debba tacere la responsabilità delle classi dirigenti di questi ultimi in ordine alla permanente condizione di arretratezza nella quale sono immobilizzati. Se si guarda all Africa, un continente che, rispetto ad altri, continua ad oc- 6

21 Capitolo I - La situazione attuale cupare la sgradevole posizione di coda della graduatoria della ricchezza materiale tanto è elevato il numero dei paesi a bassissimo reddito, è a tutti noto l enorme spreco di risorse nei conflitti armati. Alla distruzione dei beni materiali e delle risorse naturali si aggiungono le orrende stragi della popolazione civile ostacolando di fatto ogni processo di rinascita. E vero che grande è anche la responsabilità dei paesi ricchi e che il regime coloniale, abbia lasciato in eredità ai nuovi stati nati dalla decolonizzazione situazioni oggettivamente difficili da superare come quella di avere tracciato i confini senza guardare alle realtà socio culturali, linguistiche, religiose e anche politiche sottostanti. Ma è altrettanto vero che in altre parti del mondo le popolazioni sono riuscite a liberarsi dei vincoli verso i vecchi dominatori e, attraverso la formazione di classi dirigenti autoctone, hanno imboccato la via della rinascita. E d accordo con chi sostiene, che il sistema bancario italiano è solido e non è stato eccessivamente esposto ai fenomeni speculativi, che tanti danni hanno prodotto in altri paesi? Il sistema bancario italiano, come è noto, ha una caratteristica molto particolare, quella di avere conservato un tessuto molto fitto di banche locali molto legate al territorio le quali, tradizionalmente, proprio perché tali, non solo operano e hanno operato con la grande prudenza che caratterizza il mondo rurale dal quale sono nate e che, in Italia, ha cominciato a cambiare da troppo poco tempo per avere dimenticato comportamenti propri di quel mondo, ma, soprattutto, collocano al centro dell attività l economia locale che sono impegnate a sostenere. La conclusione è che, qualche volta, il non essere moderni o modernissimi e quindi non essere in linea con le tendenze generali affermatesi altrove, garantisce qualche non piccolo vantaggio. Il fitto tessuto di banche locali di cui si è detto risale all Ottocento e al primo Novecento ed il suo nucleo principale è dato dalle banche popolari e da quelle che si chiamavano casse rurali. In più di un caso, banca locale non vuol dire piccola banca nel senso dell entità delle risorse mobilitate se pensa, ad esempio, alla Cassa di Risparmio delle Province lombarde, grandissima banca, anche se un po sonnolenta, se è vero che i servizi alle imprese che operavano sul mercato internazionale venne attivato solo nel secondo dopoguerra. Ma la Cariplo per i lombardi rappresentava una certezza, dal punto di vista della sicurezza degli impieghi. Accadeva, infatti, che in momenti di qualche turbamento finanziario, la gente ritirasse i depositi dalle banche e li trasferisse nella Cassa di Risparmio perché era nota la prudenza con la quale la banca, almeno allora, manovrava i soldi degli altri. 7

22 Guida alla Tutela del Patrimonio E possibile ritenere che, la sussidiarietà, uno dei pilastri della dottrina sociale della Chiesa, si rispecchi in questa azione delle banche rurali, più vicine alla persona? Più che di sussidiarietà parlerei di rete di solidarietà, di capacità di percepire l importanza della funzione finanziaria. Mai come nel caso delle banche di cui ho parlato, la prudenza delle operazioni e, quindi la valutazione dei rischi connessi agli impieghi era assistita dalla conoscenza della condizione e dei caratteri degli affidatari. Tra il direttore dello sportello e il cliente che chiedeva prestiti i rapporti erano fondati, spesso, sulla conoscenza personale. Il che accresceva la capacità di valutazione dei rischi connessi alla concessione di un finanziamento che, tutto sommato, conservava una grande trasparenza. Il fatto è, però, che le banche locali svolgevano anche una funzione culturale e sociale oltre che economica. Se si guarda alle casse rurali la documentazione non lascia dubbi in proposito. Nel giorno dell assemblea annuale dei soci, gran parte delle famiglie erano rappresentate e presenti. Vi era, un coinvolgimento, una partecipazione reale e tangibile. Sotto questo punto di vista, il discorso della sussidiarietà rappresenta un modello in cui, l istituzione creditizia si colloca a livello della società locale. Vi furono casse rurali impegnate direttamente in operazioni concernenti l agricoltura perché, in un mondo contadino tendenzialmente poco aperto all innovazione, era necessario dimostrare concretamente che l uso di una data macchina poteva dare migliori risultati in termini raccolto e questo capitava non nel secolo XVII ma nel XX e non un una landa desolata ma ai confini di Milano. Tutto ciò venne organizzato dalla cassa rurale, la quale, aveva realizzato un operazione del tutto estranea alle operazioni di una banca ma che era diventata necessaria se si voleva davvero contribuire allo sviluppo della comunità locale. Va da se che l esempio non è fatto per riproporre nel tempo presente una situazione di un secolo fa o quasi ma per dimostrare che i processori sviluppo sono determinati dall agire cooperativo dell intero sistema socio-economico. Le misure anti-crisi adottate dal Governo, tra cui gli incentivi per l auto e per le banche, quali effetti produrranno, a suo parere, sull economia del Paese? Condivide i recenti appelli al consumo, lanciati dal Governo? Dipende. Ritengo vi sia, innanzitutto, un problema di sostegno delle capacità d acquisto dei redditi bassi e specie della protezione dei disoccupati involontari. Se, però, si parla di ripresa, non è aumentando la quantità delle risorse di chi compra pane e latte che l economia riparte. Oltretutto, pare che, oggi, 8

23 Capitolo I - La situazione attuale l industria alimentare non sia particolarmente colpita dalla crisi. La vera questione, dunque, è di far aumentare la domanda di beni industriali. Da questo punto di vista, occorre agire su settori economici, i quali abbiano la proprietà di propagare un movimento di espansione ad altri settori. Il settore delle costruzioni è uno di questi. Infatti, quando l industria delle costruzioni si sviluppa, si sviluppano, di conseguenza, moltissime industrie collegate ad essa e basti pensare all edilizia abitativa e alla formidabile consistenza delle attrezzature domestiche che caratterizzano un casa di oggi e delle prospettiva nelle quali oggi ci si colloca a partire da edifici capaci di garantire risparmi energetici. Per quale motivo, secondo lei, in Italia, si ha difficoltà, anche solo a discutere di politica industriale e sviluppo industriale? Si tratta di un vecchio pregiudizio culturale, per cui, nell industrializzata Lombardia, paesi esclusivamente agricoli che godono di redditi elevatissimi rispetto alla generale miseria di un tempo e godono di questi redditi in conseguenza diretta del processo di industrializzazione ostacolano di fatto la realizzazione di opere, ad esempio nel settore delle infrastrutture stradali e ferroviarie o negli impianti di produzione dell energia elettrica, che a quel processo sono strettamente funzionali. Dimenticando tre fondamentali condizioni delle quali il nostro Paese deve tenere conto: la prima è che la condizione di benessere dipendente dall andamento dell economia non è acquisita una volta per tutte perché è, appunto, legata all economia, sicché se l economia declina, declinano le condizioni di reddito e quindi il benessere di tutti; la seconda è che l Italia fa parte dell Unione Europea e che l economia italiana deve costantemente misurarsi con quella degli altri Stati dell Unione in un rapporto di crescente integrazione che esclude, tendenzialmente, la possibilità di interventi a difesa da parte dei governi, terzo è che l Italia come membro dell Unione e come singolo stato è inserito profondamente nell economia del mondo la quale, come tutti sanno, presenta non solo un crescente livello di integrazione ma anche una crescente capacità di concorrenza di alcuni grandissimi Stati un tempo estranei alla competizione economica. Per affrontare la crisi, sarà sufficiente l iniziativa di un singolo Governo o l azione coordinata delle grandi economie mondiali? Premetto che, da soli, non si fa niente. La cooperazione diventa assolutamente indispensabile. Su alcuni piani, ognuno, poi, interviene, utilizzando le peculiarità del proprio sistema. 9

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