Stefano Borsacchi. Coordinatore. Carla Broccardo. Fabio Florio. David Cerri. Antonella Succi. Giuseppe Vitiello. Lucio Zarantonello

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1 CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE VI CONGRESSO GIURIDICO FORENSE PER L AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE TAVOLA ROTONDA SABATO 19 MARZO 2011 LA DEONTOLOGIA NEI SITI WEB Stefano Borsacchi Coordinatore Carla Broccardo Fabio Florio David Cerri Antonella Succi Giuseppe Vitiello Lucio Zarantonello Lucio Zarantonello PANORAMICA COMPARATIVA FRANCIA Il rapporto tra l avvocato, ausiliario della Giustizia e professionista, con la pubblicità, attività finalizzata a far conoscere al pubblico un impresa o i suoi prodotti e servizi e perciò associata all attività commerciale, si presenta problematico sotto una molteplicità di aspetti, soprattutto in considerazione dello sviluppo di nuove 1

2 modalità di comunicazione, quali internet, in grado di raggiungere un numero indeterminato ed indeterminabile di utenti, veicolando notizie ed informazioni in tempo reale. La difesa giuridica dell interesse del singolo e la consulenza giuridica non sono attività suscettibili di pubblicità, perché vi è il rischio della lesione del decoro della professione, del segreto e della dignità professionali. La materia è stata oggetto di un evoluzione legislativa che dall art. 75 della legge 31 dicembre 1971, che conteneva indicazioni circa la sollecitazione, i mezzi di pubblicità vietati e le indicazioni contrarie alla legge, giunge all art. 161 del decreto 27 novembre 1991, che regolamenta per la prima volta in modo completo la pubblicità, stabilendo i principi cardine cui ogni avvocato deve attenersi. Recita l art. 161: la pubblicità è autorizzata in quanto fornisce al pubblico una necessaria informazione. I mezzi di pubblicità sono usati con discrezione, in modo da non ledere la dignità della professione, e in ogni caso sono comunicati al Consiglio dell ordine. Ogni atto di sollecitazione è vietato all avvocato. La pubblicità necessaria è quella che fornisce al pubblico informazioni indispensabili, utili, non eccessive o provocatrici. Occorre preliminarmente distinguere tra pubblicità funzionale e pubblicità personale: la prima è organizzata dagli ordini professionali per diffondere informazioni circa la professione e per migliorarne l immagine presso il pubblico; è consentita se vera e dignitosa. D altro canto, la pubblicità personale, cioè quella effettuata dal singolo avvocato per scopi propri, presenta numerosi aspetti di criticità, giacchè finalizzata, per lo più, ad incrementare il numero di clienti e, di conseguenza, il proprio fatturato. Affinchè questo tipo di promozione personale sia ammessa, si necessita il rispetto di rigorose prescrizioni che tutelino il decoro della professione, di per sé incompatibile con qualsiasi divulgazione a scopo commerciale. 2

3 Sarebbe anacronistico pensare che gli avvocati siano rimasti immuni al mutamento nei mezzi di comunicazione degli ultimi decenni: attualmente, anche gli operatori del diritto si avvalgono di internet, attraverso la creazione di propri siti. Gli ordini professionali non potevano rimanere indifferenti ed inerti di fronte a questo possibile sviluppo della pubblicità e dell interazione tra professionisti e pubblico. La legge del 15 luglio 2005 si inserisce in questo quadro, aprendo la via ad una prima forma di liberalizzazione della pubblicità degli avvocati, sulla scorta delle indicazioni fornite dall Europa, che già nel 1988 aveva autorizzato ampiamente la pubblicità, sottoponendola all unico limite della sua veridicità. L articolo 15 della predetta normativa dispone quanto segue: la pubblicità è autorizzata per l avvocato se comunica un informazione al pubblico e se il suo uso rispetta i principi essenziali della professione. La pubblicità include la diffusione di informazioni sulla natura dei servizi proposti, ma esclude ogni forma di sollecitazione. Ogni offerta di servizio personalizzata destinata ad un cliente potenziale è proibita. La lettura della presente normativa va integrata con quanto stabilito nel Regolamento Interno Nazionale (RIN), che all art. 10 (decisione n ) disciplina in modo esaustivo la pubblicità, le forme ammesse e quelle vietate di pubblicità, e contiene tutta una serie dettagliata di indicazioni circa la carta intestata, le indicazioni obbligatorie, il biglietto da visita, le targhe, le partecipazioni e gli annunci, i documenti di presentazione dello studio, annunci non pubblicitari negli annuari professionali e Internet. Sull ammissibilità della pubblicità degli avvocati, la Corte d appello di Reims afferma che la pubblicità è consentita se si limita a fornire e divulgare informazioni necessarie con modalità che non ledano la dignità della professione (CA Reims, 23 ottobre 1990). Il consiglio dell ordine degli avvocati di Parigi ha precisato che gli avvocati sono funzionari della giustizia e non fornitori di servizi commerciali, per- 3

4 ciò la comunicazione commerciale è incompatibile con lo status della professione di avvocato. Con la liberalizzazione della pubblicità nella professione forense, si è permesso all avvocato di fornire al pubblico informazioni non più strettamente necessarie, con il limite del rispetto dei principi deontologici essenziali della professione, principi che la dottrina ha individuato nell indipendenza, probità, coscienza, onore, moderazione, cortesia, sobrietà, riservatezza e verità (orientamento questo già e- spresso non solo nell articolo del codice di deontologia degli avvocati dell Unione Europea, ma anche in una sentenza del 24 febbraio 1994 della Corte Europea dei diritti dell uomo, nella quale si precisava che l avvocato deve agire con discrezione, onestà, dignità). La pubblicità comparativa resta, ovviamente, vietata. Lo sviluppo in Francia della pubblicità da parte degli avvocati è in gran parte dovuta all influenza esercitata da paesi esteri nei quali tale forma di promozione è ammessa già da molto tempo, a partire dagli Stati Uniti e dal Regno Unito. Ancora oggi alcune forme di pubblicità vengono guardate con sospetto, forse perché intrinsecamente incompatibili con la dignità e il decoro professionali; per questa ragione sono proibiti riferimenti elogiativi, indicazioni comparative, l elencazione dei clienti del professionista, in tal modo strumentalizzati ed utilizzati come marchi per la propria pubblicità. Le forme di pubblicità ammesse sono rigorosamente disciplinate; così la carta intestata e i biglietti da visita devono contenere alcune informazioni che sono obbligatorie: in particolare, il nome dell avvocato, il foro di appartenenza, il numero di telefono e fax, la denominazione ed l indirizzo dello studio professionale. Sono ammesse, ma non obbligatorie, le indicazioni circa l indirizzo , i titoli di stu- 4

5 dio (diploma, laurea e specializzazione), i nomi dei collaboratori di cui ci si avvale. Su delibera del Consiglio Nazionale Forense, sulla carte intestata è possibile stampare anche un logo. Altre informazioni su titoli civili o militari che, in ogni caso, nulla hanno a che vedere con l esercizio della professione di avvocato, sono vietate, così come le lingue straniere parlate dal professionista oppure nomi di fantasia che possano ingenerare confusione nell utente (ad esempio, nomi che facciano credere che lo studio professionale rappresenti l insieme di tutti gli avvocati di un determinato foro). Per ciò che concerne la targa esterna, si richiede solo che sia di dimensioni ragionevoli e che non assomigli ad un insegna commerciale. Documenti di presentazione dello studio od opuscoli sono consentiti con le limitazioni previste per la carta intestata circa le informazioni obbligatorie e con la possibilità di inserire un maggior numero di indicazioni autorizzate (anzianità di professione di ciascun membro dello studio, ambiti di intervento, elenco degli studi e lingue straniere parlate). Rimane vietata la menzione dei clienti, ma si possono indicare le tipologie di clientela che solitamente si rivolgono allo studio professionale. Rimane la responsabilità dello studio per quel che riguarda la stampa del volantino e la sua distribuzione, che può avvenire esclusivamente all interno dello studio stesso, in ragione del divieto di sollecitazione. L avvocato può, quindi, lasciare l opuscolo ai clienti che egli riceve presso lo studio, ma non distribuire volantini in luoghi pubblici o tramite terzi; si tratterebbe di modalità di diffusione troppo vicine a metodi di commercializzazione e, pertanto, indegne. La distribuzione di opuscoli via posta è consentita, purchè la busta sia discreta e destinata a persone che si siano già avvalse delle competenze del professionista, altrimenti si verserebbe in un ipotesi di sollecitazione. 5

6 L art RIN tratta in modo specifico della pubblicità a mezzo internet. Recita l articolo: L'avvocato che apre o modifica un sito internet deve darne comunicazione all'ordine senza ritardo e comunicare altresì (o fornire) i nomi di dominio che permettono di accedervi. Sul sito dell'avvocato devono necessariamente figurare le menzioni obbligatorie dell'articolo Le menzioni autorizzate sono quelle degli articoli 10.4 e Il sito dell'avvocato non può recare banner o immagini pubblicitarie di qualsivoglia prodotto o servizio. Il sito non può contenere collegamenti ipertestuali che direttamente o indirettamente facciano accedere a siti o pagine il cui contenuto è contrario ai principi fondamentali della professione di avvocato. A questo proposito, il Consiglio dell Ordine può visitare regolarmente i siti e le pagine web a cui si accede tramite i collegamenti ipertestuali e può, senza indugio, adottare tutte le misure necessarie per eliminare i links, se i siti si sono rivelati contrari ai principi fondamentali della professione. È necessario preventivamente informare l Ordine circa gli eventuali collegamenti ipertestuali che si intendono inserire nel sito. I contenuti del sito devono essere rispettosi della riservatezza. Devono, inoltre, rispettare la dignità e l onore della professione. La norma va poi integrata con quanto previsto dall art. 19 della legge del 21 luglio 2004 sulla fiducia nell economia digitale, in base al quale chi opera nel commercio elettronico deve fornire una serie di informazioni all utente. Nella nozione di commercio elettronico rientra anche l attività di informazione on-line, anche se non vi è remunerazione da parte del destinatario; in questo senso, anche la 6

7 pubblicità su siti internet dell avvocato deve rispettare le regole del commercio e- lettronico. Le informazioni che devono essere fornite sono le seguenti: se si tratta di persona fisica, il nome completo, se persona giuridica il nome dell azienda, l indirizzo dove ha sede, l indirizzo , il numero di telefono, se si tratta di un membro di una professione regolamentata, i dettagli del professionista secondo le relative norme, titolo professionale, l ordine professionale presso il quale esercita la professione. Il tribunale di Tolosa ha avuto modo di chiarire che l indirizzo del sito internet dell avvocato non deve utilizzare termini generici relativi alla sua professione che possano ingenerare equivoci, come il credere che il sito rappresenti l intera categoria (C.A. Tolosa, 15 febbraio 2001). Pertanto, per non creare confusione, si dovrebbe indicare accanto al termine avvocato il nome del proprietario del sito, per dirimere ogni dubbio. Ciò significa che l uso di nomi di dominio che si riferiscono genericamente ad avvocato o a un settore specifico può essere fuorviante, perciò vietato. Se il nome di dominio contiene il nome del professionista o il nome esatto della studio, può essere seguito dal termine avvocato. Nel caso in cui due avvocati abbiano lo stesso nome, il primo che ha creato il sito ha il diritto di utilizzare quella denominazione; l altro potrà differenziare il proprio indirizzo aggiungendo, ad esempio, il nome della città in cui esercita la professione. I collegamenti ipertestuali eventualmente presenti nel sito nell avvocato devono rispettare le regole deontologiche, oltre alle regole di utilizzo di Internet, che impongono l autorizzazione del sito a cui il link rimanda. Sono vietati collegamenti ipertestuali a siti che siano contrari ai principi fondamentali della professione di avvocato e alle regole sulla pubblicità stabilite per l operatore giuridico (quindi sono assolutamente vietati link che riportino ai nomi dei clienti). Di questi è responsabile l avvocato gestore del sito, per cui egli deve provvedere immediatamente ad 7

8 eliminarli. In ogni caso, il professionista deve preventivamente comunicare al consiglio dell ordine l intenzione di creare dei link ipertestuali. La commissione confine tra internet e il diritto non ha esplicitamente vietato la creazione di forum di discussione, ovvero di siti dove è possibile intavolare discussioni a cui possono partecipare un numero indeterminato di utenti; pertanto, gli avvocati come privati possono liberamente scrivere la propria opinione su forum, sempre che non si tratti di commenti contro leggi e regolamenti. Imprescindibile è il rispetto dei principi fondamentali della professione (l avvocato può partecipare a queste discussioni virtuali, ma non al fine di farsi propaganda). L utilizzo delle mail non richiede prescrizioni specifiche, se non il rispetto di tutte le regole già analizzate per la tutela del decoro, della dignità della professione. Nonostante le precauzioni che un avvocato possa adottare, si tratta pur sempre di una forma di comunicazione poco sicura, per cui le comunicazioni a mezzo mail non devono richiedere un elevato livello di riservatezza. La posta elettronica non può essere utilizzata come strumento di propaganda. In conclusione, anche in Francia vi l obbligo per l avvocato di sottoporre al vaglio del Consiglio dell Ordine le forme di pubblicità utilizzate e questa prescrizione assume ancor più importanza quando tale forma di promozione viene effettuata attraverso Internet. Sembrerebbe confermata l esistenza in capo al Consiglio dell Ordine del potere di controllare la pubblicità degli avvocati, anche se alcuni fori hanno già disapplicato l art. 10 del RIN, come nel caso del foro di Nevers (la Corte d Appello di Bourges il 13 aprile 2006 dichiarava che il foro di Nevers non avrebbe applicato la regola che impone la preventiva informazione al Consiglio della pubblicità da parte dell avvocato). 8

9 Il consiglio, pur potendo adottare le misure necessarie per garantire il rispetto delle regole sulla pubblicità da parte degli avvocati, non può porre maggiori limiti rispetto a quanto stabilito nel regolamento. La sfida è, pertanto, quella di contemperare da un lato, la necessità di vigilanza da parte del Consiglio dell Ordine sulle forme di propaganda utilizzate dai professionisti, al fine di garantire il rispetto di principi etici e deontologici legati alla professione forense, dall altro rendere elastiche e flessibili le regole in materia di pubblicità per garantire un informazione completa, corretta e trasparente al pubblico. 9

10 GERMANIA In Germania le norme che regolamentano la pubblicità dell avvocato sono l articolo 12 della Legge Fondamentale, che disciplina l attività professionale, il 43 BRAO (Bundesrechtsanwaltsordnung, normativa federale sull avvocatura) e i 6 e seguenti del codice deontologico per gli avvocati (BORA, Berufsordnung für Rechtsanwälte). La presenza di avvocati nella rete oggi è pacificamente ammessa, nonostante il percorso per giungere a tale risultato sia stato problematico e tortuoso. Il primo quesito posto all attenzione dei giuristi concerne l ammissibilità di attività pubblicitaria tramite internet, in particolar modo ci si interroga circa i destinatari dell informazione contenuta nel sito. Se l attività promozionale ha come destinatari mirati i clienti, si configura una violazione del 43 BRAO, ma, secondo l opinione prevalente, ci vuole la precisa volontà del cliente di cercare il sito dell avvocato, di visitarlo e di apprenderne le informazioni e le notizie. È il cliente che con un clic decide se accedere o meno all informazione pubblicitaria dello studio professionale e, pertanto, la propaganda nella rete non può avere come obiettivo mirato il raggiungimento della clientela. Il 43 BRAO, in combinato disposto con il 6 del Codice Deontologico, prevede che gli avvocati possano farsi pubblicità soltanto quando questa attenga all oggetto dell attività professionale. È ammessa ogni forma di pubblicità (volantini, inserzioni, internet), ma è vietato il riferimento a successi personali e al fatturato. La menzione dei nominativi e di cause specifiche può essere fatta solo con il consenso del cliente. La pubblicità vietata all avvocato non può effettuarsi tramite terzi. L attività promozionale effettuata tramite la rete per i giuristi tedeschi è tendenzialmente ammessa, se vi è il rispetto della normativa sopra indicata; in particolare, gli avvocati che intendano servirsi del web sono tenuti a segnalarlo all ordine di appartenenza, non devono utilizzare nomi di dominio che possano generare confu- 10

11 sione nell utente, ad esempio nomi di dominio che contengano la denominazione di un determinato luogo o l intera categoria; in questi casi, infatti, potrebbe accadere che il visitatore venga tratto in inganno, convincendosi che quell avvocato sia l unico a fornire un determinato servizio in quella località. Nel sito devono comparire alcune informazioni imprescindibili: l ordine di appartenenza, il titolo professionale, la menzione dello stato in cui il titolo è stato conseguito. È consentita di fatto anche la pubblicità informativa, con l immagine del professionista, il curriculum, una descrizione dell attività svolta, il tipo di consulenza fornita. È consentita, inoltre, l indicazione di collegamenti con altri studi legali, anche se gli studi professionali ancora non hanno lavorato assieme, informazioni su clienti, solo se espressamente autorizzati da questi ultimi, le lingue straniere parlate dal professionista. Per ciò che concerne i guestbooks, sono generalmente ammessi, anche se il TAR di Norimberga-Fürth ha negato con sentenza del 1998 l ammissibilità degli stessi, poiché si avrebbe un concreto pericolo di pubblicità non oggettiva da parte del professionista. I banner e google adwords ( cioè la piattaforma pubblicitaria di Google che consente la pubblicazione di annunci testuali, immagini e video sulle pagine dei risultati di ricerca e sui siti della rete di contenuti Google) sono ammessi, perché esattamente equipollenti ad inserzioni od annunci sui giornali, permessi agli avvocati tedeschi. A ciò si aggiunga che l avvocato che intenda creare un proprio sito internet deve limitare al massimo l utilizzo di grafici animati, che solitamente appaiono intrusivi, lo stesso dicasi per la musica di sottofondo; per quel che concerne l audio, si applicano le prescrizioni tipiche della pubblicità radiofonica, con la differenza che, nell utilizzo del web, il cliente è in grado di escludere l audio. Ciò comporta che 11

12 sia lecito avvalersi anche di audio legati alla sfera professionale, con informazioni relative all attività legale, ovviamente con la massima cautela. Per le sequenze video inserite nel sito internet dell avvocato, dovrebbero valere le regole previste per le tracce audio, ma in realtà è dubbia l opportunità di utilizzarle come attività promozionale, per cui si applicano maggiori restrizioni. Con fermezza si esclude la possibilità di includere link che rimandino a siti estranei all attività legale, per evitare ipotesi di pubblicità ingannevole o di incappare in siti che siano contrari ai principi deontologici del decoro e della dignità professionali. È consentito l inserimento nel sito internet dell avvocato di informazioni tecniche circa questioni giuridiche; questi articoli costituiscono un eccellente pubblicità per il professionista e un utile servizio per l utente, che potrà informarsi su aspetti legali e giuridici semplicemente stampando i contenuti del sito. È importante che le informazioni messe a disposizione del pubblico siano specifiche, dettagliate e limitate a settori determinati: così, un avvocato specializzato nel diritto di famiglia potrà pubblicare aggiornamenti delle leggi in quella materia e un professionista che si occupa di diritto industriale potrà indicare le normative di riferimento del settore. Anche la pubblicazione di giurisprudenza è ammessa e costituisce un importante servizio per chiunque acceda al sito, oltreché un potentissimo strumento di pubblicità per il professionista che lo gestisce. La lista di sentenze pubblicate sul sito non deve, però, essere associata ai successi professionali dell avvocato, perché non sarebbe conforme al decoro professionale l elogio della propria persona e delle proprie capacità professionali. Diverso è il caso di un elenco generale di sentenze significative per lo specifico indirizzo legale dello studio, anche se, in questo caso, accade molto spesso che il copyright di molte pronunce sia dell editore che le ha pubblicate. 12

13 Le informazioni riguardanti la persona del professionista sono soggette ad alcune restrizioni: in particolare, la menzione di una specializzazione dell avvocato è ammessa solo se autorizzata dal consiglio dell ordine di appartenenza. Tutto ciò che l avvocato può inserire nella targa esterna dello studio può essere pubblicato anche sul web; con riguardo agli ambiti di specializzazione, il 7 dell ordinamento professionale prevede che possano essere inseriti al massimo cinque ambiti specifici, di cui solo tre possono essere settori di attività (intendendosi per settore specifico di attività quello in cui l avvocato abbia costantemente operato per almeno due anni dall abilitazione). Queste considerazioni valgono anche per l inserimento di tali informazioni in un sito internet: è importante che gli ambiti specifici di attività e le aree di interesse siano corrispondenti al vero e che nel web non vengano gonfiate ed esagerate. Nel caso di indicazione di più di cinque ambiti di intervento dell avvocato, non si potrà parlare di interesse specifico. In base al 6 III dell ordinamento professionale, non è ammesso fornire informazioni numeriche relative ai successi e al volume d affari dell avvocato. In questo senso, appare necessario impedire anche la pubblicazione del Webcounter, ossia del contatore di accessi al sito dell avvocato, giacchè indica il numero dei visitatori del sito e, indirettamente, potrebbe ritenersi sintomatico del successo di un determinato professionista. A ciò si aggiunga che il Web-counter può essere modificato e alterato con l ausilio di JavaScript, pertanto chi non vuole rinunciare al counter, dovrebbe renderlo invisibile all utente o difficilmente accessibile. Alcune considerazioni vanno svolte con riguardo alla consulenza online, terreno questo ancora inesplorato. Sembrerebbe un trampolino di lancio perfetto per i giovani professionisti che ancora non hanno una base stabile di clientela. Tuttavia, le problematiche in questo campo sono molteplici e vanno dalla liceità o meno di un tale servizio, alla sua rea- 13

14 lizzazione concreta, alla sicurezza delle informazioni veicolate sul web, alla remunerazione dell avvocato sino alla differenza rispetto alle consulenze telefoniche. In conclusione, appare difficilmente ammissibile un tale servizio da parte del professionista. Non ammesse, inoltre, le indicazioni di ex parterns, poiché si tratterebbe di informazioni fuorvianti e non veritiere. 14

15 SPAGNA Ai sensi dell art. 7 del Codice Deontologico, l avvocato può pubblicizzare la propria attività, a condizione che la pubblicità sia vera, dignitosa, corretta e che rispetti la dignità della persona, la normativa in materia di pubblicità, concorrenza, concorrenza sleale e la disciplina deontologica nazionale e locale. La pubblicità, intesa come attività volta a dare informazioni al pubblico, non deve avere lo scopo della propaganda. In Spagna, il divieto di pubblicità da parte degli avvocati è stato a lungo regola generale prevalente in materia di etica giuridica; forti erano le limitazioni, per cui risultavano vietati gli annunci o la diffusione di servizi forniti dal legale, la consulenza gratuita su quotidiani, riviste specializzate e media e qualsiasi altra forma di promozione della propria attività o di informazione necessitava del preventivo assenso del consiglio dell ordine professionale di appartenenza. Rimane tuttora vietata la propaganda, attuata, per esempio, con l invio di newsletter, annunci pubblicitari su giornali, per la ragione di salvaguardare i principi etici della professione, il rispetto del decoro e della dignità della professione forense. La pubblicità indiretta, invece, non è mai stata vietata; tenere conferenze, scrivere articoli, pubblicare libri sono tutti mezzi indiretti di propaganda. La questione della pubblicità si evolve con lo sviluppo di nuove tecnologie: così, sulla denuncia presentata da un avvocato, il TDC ha multato il consiglio degli avvocati, ritenendo che le disposizioni del regolamento relative alla pubblicità violassero la legge Antitrust laddove impedivano al professionista di fare riferimento agli onorari professionali, di inviare cartoline o lettere con informazioni generali sulla sua attività, di pubblicare annunci o gli imponevano determinate dimensioni per le targhe esterne da affiggere fuori dallo studio, perché tutte pratiche volte ad influenzare negativamente il consumatore. 15

16 Le disposizioni del regolamento, come si evince dall appello proposto dal consiglio generale degli avvocati spagnoli alla Audencia Nacional, erano volte a tutelare i principi etici della professione di avvocato e gli interessi della comunità a cui la professione forense si rivolge. Attualmente, il Consiglio degli avvocati spagnoli ha optato per il principio di liberalizzazione in materia di pubblicità, per cui non è più necessario la preventiva autorizzazione del consiglio dell ordine di appartenenza. Gli avvocati sono soggetti alla normativa generale in materia di pubblicità e incontrano solo un ulteriore limite: quello di una pubblicità che non sia contraria alla dignità della difesa. Secondo tale regola, sarebbe inammissibile una pubblicità che rivelasse segreti professionali, che incitasse al contenzioso, che promettesse determinati risultati, che facesse riferimento al nome di clienti. Le normative deontologiche e statali non si escludono a vicenda, ma si integrano: gli avvocati possono adottare comportamenti imprenditoriali e partecipare ad un mercato estremamente competitivo, ma devono anche tenere comportamenti tradizionali della professione, poiché la dimensione costituzionale della figura dell avvocato, quale intermediario tra cittadino e giustizia, ha posto la professione legale in una posizione privilegiata, giacchè volta ad attuare e garantire i diritti fondamentali della persona. In questo senso, il codice deontologico impone all avvocato di mantenere la propria indipendenza, di essere fedele alla clientela, visto che la divulgazione di segreti professionali o lo svolgimento di attività ulteriori che possano creare pressioni sul professionista, oltre a ledere gli interessi e i diritti dei singoli clienti, compromettono seriamente la fiducia dei cittadini nel diritto di difesa e nel sistema di garanzie costituzionali. 16

17 Per questa ragione, il professionista deve rispettare degli standards etici per la pubblicità personale: si devono salvaguardare i principi di dignità, lealtà, serietà, discrezione, salvaguardia della segretezza e dell indipendenza. Viola, dunque, il codice deontologico la pubblicità che: -riveli direttamente o indirettamente fatti, dati o situazioni coperte dal segreto professionale; -danneggi l indipendenza dell avvocato; -garantisca il conseguimento di risultati che non in realtà non dipendono esclusivamente dall attività dell avvocato in questione; -faccia riferimento direttamente o indirettamente a vittime di incidenti o sventure che manchino della serenità necessaria per effettuare la scelta dell avvocato; -effettui comparazioni con altri avvocati o sia autoelogiativa in maniera infondata; -utilizzi emblemi o simboli idonei a ingenerare confusione per essere il loro uso riservato alla pubblicità istituzionale da parte dei Collegi locali e del Consiglio generale dell avvocatura spagnola; -inciti direttamente o indirettamente alla litigiosità; -impieghi mezzi o contenuti contrari alla dignità della persona, della avvocatura o della giustizia; -non identifichi l avvocato o lo studio che offre il servizio; -impieghi mezzi o contenuti contrari alla dignità della persona, dell avvocatura, della giustizia. Con la liberalizzazione della pubblicità, il quesito che si pone è se il sito web del professionista e il suo blog possano considerarsi pubblicità e se necessitino del preventivo assenso da parte del consiglio dell ordine di appartenenza. Tale autorizzazione anticipata non sembrerebbe necessaria, proprio in virtù della liberalizzazione della pubblicità dell avvocato, che, parificando il professionista legale a qualsiasi altra attività lavorativa, gli consente di promuovere il proprio lavoro. 17

18 L unico limite è il rispetto della legislazione generale in materia di pubblicità e concorrenza sleale e delle regole deontologiche, per cui la pubblicità sul web non dovrà essere in contrasto con le più elementari norme dell etica professionale. Il sito dell avvocato potrà contenere nella homepage informazioni di base, quali l ubicazione dello studio professionale, i membri dello studio, le specializzazioni dei professionisti, il curriculum di ciascuno di loro. È ammesso l inserimento di loghi o marchi, l immagine dell ufficio, così come fotografie dei professionisti. 18

19 REGNO UNITO E STATI UNITI Paesi precursori ed apripista nel processo che ha portato allo sviluppo della pubblicità presso gli operatori giuridici sono gli Stati Uniti e il Regno Unito. REGNO UNITO Ai sensi della regola n.7 del Solicittors Code of Conduct entrato in vigore il 1 luglio 2007, i solicitoris sono liberi di pubblicizzare la propria pubblicità, a condizione che questa promozione non sia fuorviante o incompleta e che sia rispettata la normativa in materia di pubblicità in generale. Le tariffe per le proprie prestazioni devono essere indicate in modo chiaro e se si tratta di pratiche svolte in Inghilterra e Galles, si deve specificare se l importo include anche le tasse. Il professionista non deve effettuare la propaganda con approcci indesiderati o intrusivi al pubblico, di persona o telefonicamente (si esclude dal pubblico un attuale cliente o un ex-cliente, un altro professionista o il suo studio, un collaboratore potenziale o effettivo, un organizzazione commerciale e un ente pubblico). Non è consentito commissionare a terzi la pubblicità per la propria professione in violazione delle regole del Code of Conduct. Tali prescrizioni si applicano a tutte le forme di pubblicità, compreso il nome e la descrizione dello studio, brochure, siti web, pubblicazioni sulla stampa o apparizioni su media, approcci diretti ai potenziali clienti, di persona o in forma elettronica. Nella carta intestata, così come nel sito internet del sollicitor o nella deve comparire la dicitura: regulated by Sollicitors Regulation Authority. In particolare, per quel che riguarda i siti web, è necessario che vengano fornite ai visitatori del sito tutta una serie di informazioni: ordine professionale di appartenenza, titolo professionale, Stato in cui il titolo è stato conseguito (questi dati devono essere forniti anche per i parters dello studio professionale o per i collaborato- 19

20 ri), il riferimento alle regole professionali vigenti, se si tratta di sollicitors con studio professionale nel Regno Unito, è necessario un link che rimandi al regolamento della SRA (Sollicitors Regulation Authority). Sono vietati i riferimenti a tariffe eccessivamente basse o a compensi fissi che, in realtà, poi prevedono aumenti per servizi aggiuntivi. Offerte e sconti annunciati possono risultare fuorvianti, se non sono indicate chiaramente le spese incluse. Allo stesso modo, la pubblicità di servizi gratis deve essere veritiera; ciò significa che qualsiasi prestazione pro bono non deve successivamente rivelarsi onerosa economicamente per il cliente. Qualsiasi attività di divulgazione di informazioni circa il proprio studio o la propria attività professionale a mezzo internet, come l invio di mail, è da considerarsi pubblicità e, come tale, deve rispettare i punti 7.01 e 7.07 del Code of Conduct. Anche i barristers sono liberi di promuovere la propria attività, nei limiti posti dalla disciplina generale: il sito può includere fotografie del barrister, indicazione di onorari e di modalità del calcolo degli stessi, descrizione dei servizi offerti dal barrister, informazioni su casi già trattati, se già divenute di pubblico dominio o con il consenso scritto del cliente. In ogni caso, la pubblicità non deve essere incompleta, fuorviante, non deve minare la fiducia del pubblico nella professione forense o nell amministrazione della giustizia o arrecare danno al decoro della professione, effettuare paragoni diretti o critiche ad altri soggetti identificabili, includere informazioni sulla quantità di cause vinte dal barrister, manifestare la disponibilità a compiere atti non conformi al codice deontologico, essere frequente al punto da risultare invasiva o da creare disturbo ai suoi destinatari. Scozia e Irlanda del Sud prevedono regole ben più restrittive: nel primo caso, pur essendo consentita la pubblicità, non possono essere mai indicati i nomi di clienti, 20

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