IMPRESE. Che cosa dovrebbe fare. Nell anno di Expo il tema della ricerca in

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1 Lunedì, 13 Luglio 2015 L intervista Giovanna Furlanetto: «Furla, a Milano per l immortalità» 5 La novità Stefanini: «Con lo Stato voglio mantenere un welfare di livello» 8 Innovazione Da Rimini a Londra, il gruppo Focchi cambia pelle ai grattacieli 9 IMPRESE L ECONOMIA, GLI AFFARI, LE STORIE DELL EMILIA-ROMAGNA L analisi Privatizzare e diventare competitivi di Franco Mosconi Apertura L inaugurazione dell anno giudiziario al Tribunale di Bologna Poste Italiane Sped. in A.P. D.L. 353/2003 conv. L.46/2004 art. 1, c1 DCB Milano. Non può essere distribuito separatamente dal Corriere della Sera Che cosa dovrebbe fare lo Stato, quello centrale così come quello che conosciamo col volto degli enti locali? La domanda, beninteso, è tutt altro che nuova e un po dappertutto nel mondo anima, da tantissimo tempo, il dibattito sia nel campo teorico che delle concrete decisioni di policy. Di più. La distanza fra la domanda posta all inizio e la nostra concreta realtà (cittadina e regionale) è, nei fatti, meno siderale di quanto potrebbe apparire di primo acchito. È, oggi, una distanza brevissima meglio sarebbe dire, nulla sol che si pensi alle novità bolognesi ed emiliano-romagnole, effettive e in via di maturazione, riguardanti giusto il confine pubblico-privato. Ebbene, quello che segue è un elenco di alcuni dei principali dossier di cui si sta discutendo. Primo: la quotazione in Borsa dell aeroporto Marconi (proprio domani ci sarà il debutto sul listino milanese), con un offerta di azioni sul mercato che è andata subito esaurita; gli azionisti pubblici scenderanno sotto il 60%. Secondo: Rimini Fiera per restare fra le società pubbliche che gestiscono importanti infrastrutture ha annunciato che farà la stessa cosa entro l anno. Terzo: su Hera, una delle principali multi-utility del Paese, è stata approvata la delibera che consente agli enti pubblici di scendere sotto il 51% del capitale, ma riservandosi una sorta di «golden share»; alcuni comuni vogliono vendere le loro quote, mentre quello di Bologna ha fatto marcia indietro e manterrà la sua. continua a pagina 15 L intervento Integrazione di filiera, qualità e innovazione nei campi ecco la strada dell efficienza di Simona Caselli Nell anno di Expo il tema della ricerca in agricoltura assume una rilevanza centrale. Secondo la Fao oggi 800 milioni di persone soffrono la fame, un dato in miglioramento, ma che non deve far abbassare la guardia, specie se pensiamo che la popolazione mondiale toccherà i 9 miliardi di persone nel Il tema di come fornire a tutti cibo sicuro e sufficiente è prioritario. Così come è ineludibile domandarsi come farlo, garantendo anche la sostenibilità ambientale. È una La toga allunga il passo La via del processo telematico sta accorciando i tempi della giustizia civile. Molto resta da fare, anche se i tribunali dell Emilia-Romagna registrano numeri migliori della media: la durata delle cause diminuisce solo leggermente. Il presidente degli avvocati bolognesi: «Non sono le leggi a restituire efficienza alla giustizia; quel che conta è la buona organizzazione» sfida che va colta. Vorrei ricordare che anche l Emilia-Romagna era, non più di anni fa, una regione povera. Se siamo diventati uno dei territori più avanzati d Europa, leader dell agroalimentare italiano ed europeo, lo dobbiamo a uno sforzo prolungato che, a partire dal secondo Dopoguerra, ha impegnato gli agricoltori, l industria di trasformazione, gli enti di ricerca e le istituzioni nella costruzione di un modello all avanguardia, che ha visto nell aggregazione; nella cooperazione tra i vari soggetti; nel buon governo; nell innovazione e nella ricerca i suoi punti di forza. Vorrei soffermarmi su quest ultimo aspetto. L Emilia-Romagna ha già a disposizione nei fatti una piattaforma costituita dalle Università, dalla Rete dell Alta Tecnologia, dai centri per l innovazione in agricoltura. continua a pagina 15 Chi siamo Con sede a Bologna, la ditta di autotrasporti Transvarco opera in tutta l'emilia Romagna e nel resto del territorio nazionale con il trasporto merci alimentari e non, con piccoli traslochi e con servizi di deposito merci. Parco mezzi Al fine di garantire sempre trasporti e spedizioni puntuali e sicure, il parco mezzi dell'azienda conta mezzi furgonati e telonati da Via Del Battirame, 8 - Bologna () Tel: Cell: fino a 120 quintali, dotati di due assi con o senza sponda. Deposito e stoccaggio merci L'impresa dispone anche di un capannone per servizi di logistica e stoccaggio di merci in transito, ma anche per la distribuzione e il trasferimento di merci. E', inoltre, facilmente accessibile da grandi automezzi.

2 2 Lunedì 13 Luglio 2015 Corriere Imprese PRIMO PIANO L esperienza dell «Osservatorio» e la collaborazione tra avvocati e giudici hanno preparato il terreno al processo civile telematico Il processo alla bolognese, dalle buone pratiche al bit Cos è Il processo civile telematico è la disciplina del processo civile svolto con modalità telematiche. Ad oggi il Pct coinvolge il contenzioso civile, il processo del lavoro, le esecuzioni mobiliari, le esecuzioni immobiliari e le procedure concorsuali. In parallelo il Ministero della Giustizia ha abilitato un servizio per la consultazione pubblica dei dati non giudiziali attinenti al Giudice di pace Somministrata a piccole dosi, la rivoluzione del processo civile telematico, dopo l ingresso in tribunale, giusto un anno fa, è arrivata al traguardo martedì 30 giugno scorso, con l estensione alle Corti d appello. Molto resta da fare prima di poter dire che il processo è davvero informatizzato, non solo... sulla carta. Di carta ne circola e ne circolerà ancora molta, a causa degli arretrati: in Italia 4,9 milioni nel solo processo civile (dai giudici di pace alla Cassazione), che dovrebbero scendere a 4,6-4,7 milioni quando saranno elaborati i dati al 30 giugno, quelli ai quali faranno riferimento le relazioni inaugurali dell anno giudiziario. Benché in discesa, l arretrato appare come una montagna, che fa sembrare un oasi felice i tribunali dell Emilia- Romagna con i loro 345 mila processi, dei quali davanti al Giudice di pace, quasi 135mila nei nove tribunali (34 Tribunale Dal 30 giugno anche l atto di citazione, finora di carta, può essere telematico L'affanno della giustizia Procedimenti civili iscritti, definiti e pendenti a fine periodo nel 2014 ISCRITTI DEFINITI PENDENTI CORTE DI APPELLO TRIBUNALI Bologna Ferrara Forlì Modena Parma Piacenza Ravenna Reggio Emilia Rimini TOTALE TRIBUNALI Fonte: Relazione 2015 del presidente della Corte di Appello di Bologna mila a Bologna) e oltre 15 mila (in aumento) in Corte d Appello. Proprio come nel deserto, l oasi è apparente, un miraggio. I numeri dicono che la fetta dell Emilia-Romagna vale un 7%, pochi decimali in meno del peso della regione rispetto alla popolazione e alla superficie. Insomma, tutto nella media. Ma i numeri, in materia di giustizia, sono scivolosi, inattendibili. L arretrato della Corte d Appello, per esempio, ben oltre quota 17 mila secondo un più aggiornato censimento condotto dal dipartimento dell Organizzazione giudiziaria del ministero, rappresenta «appena» il 4% del totale nazionale ( secondo lo stesso censimento). Ma il ministero lo addita come il 5 in Italia, appena inferiore alle pendenze delle ben più grande Milano e alle della disastrata Bari. Non è del tutto vero che la permanenza della carta sia causata dai vecchi processi. Lo scorso anno il processo civile telematico (Pct) ha debuttato con una norma all apparenza bizzarra: l obbligo di produrre atti per via telematica riguarda soltanto quelli successivi all atto di citazione o al ricorso, e al primo atto difensivo della «parte convenuta». In pratica è partito zoppo, anche se gli avvocati più evoluti sul piano tecnologico hanno pensato che non fosse vietato inoltrare per via telematica anche il primo atto. La norma bizzarra ha trovato parziale rimedio pochi giorni fa, alla vigilia dell entrata in vigore del Pct in corte , d appello. Il decreto legge 83/2015 del 27 giugno scorso ha riscritto la norma del 2012: non anticipa l obbligo, ma concede almeno che l inoltro telematico sia «sempre ammesso» anche per il primo atto. Una facoltà, per ora, per Corte d appello Il fascicolo virtuale esteso al secondo grado con l aiuto degli avvocati , ,9 Var. % 2014/ ,1 +27,0-10,6 +0,6-0,4-2,7 +11,6 +20,0-6,0-4,7 +6,2-5,5 +5,7 +4,3 +1,2 +4,3 +7,6-0,7-6,3-6,4-1,8 +5,5 +1,5 +6,6 +12,6 +17,0-1,9 +5,7-6,3 +6,8 Sul web Puoi leggere gli articoli di Corriere Imprese, condividerli e lasciare commenti su ologna.it Il peso del passato Nell intera regione cause arretrate. Un terzo è anteriore al 2011 non gettare nello sconforto migliaia di avvocati e centinaia di magistrati non ancora pronti; e per non mettere a rischio il buon esito della riforma. Bologna questo rischio non lo corre. Esiste una ormai ventennale tradizione di collaborazione tra magistratura, foro e cancelleria, coltivata nell osservatorio della giustizia civile, rilanciato nel 2009, che ha elaborato «buone pratiche» confluite in decine di protocolli. Così e avvenuto anche per il Pct, con il procedimento di ingiunzione e da ultimo con il protocollo sulle esecuzioni civili telematiche. L ordine degli avvocati ha fatto molto di più: ha investito anche economicamente sulla formazione dei propri iscritti, dei magistrati e dei cancellieri. L apertura della busta elettronica e la formazione del fascicolo processuale sono state apprese presto e bene grazie a questa iniziativa. L investimento ha un evidente ritorno economico, innanzitutto per gli avvocati non bolognesi che utilizzano il processo telematico dal proprio studio; e poi per i cittadini e le imprese, che beneficeranno della maggiore efficienza della giustizia. A parte le notifiche, le citazioni, le ingiunzioni, per ora la durata del processo resta elevata, anche se in leggera diminuzione: nei tribunali della regione si è passati da a giorni nel 2014, più di tre anni e mezzo (due anni in materia di lavoro). Anche l appello dura un po meno, ma richiede 4 anni e 4 mesi. Si aggiunga la Cassazione, e il decennio è a portata di mano. Il tribunale delle imprese da un paio d anni, uno per distretto ha l ambizione di rilanciare gli investimenti dall estero, per la maggior fiducia nella rapidità e nella prevedibilità della giustizia italiana. Ma ha competenze circos c r i t t e e l e s e z i o n i specializzate hanno carichi limitati e velocità non ancora elevata: a Bologna, 146 procedimenti iscritti nel primo anno, 527 nel secondo. Il futuro appare meno buio, ma bisogna aggredire l arretrato, soprattutto in appello. Il 40% risale al primo decennio del secolo, in particolare dal 2007 in poi. A Bologna ben 700 processi sono nati prima del 2001, e nell intera regione i più antichi sono quasi 2mila. La giustizia entrerà davvero nel nuovo secolo quando avrà chiuso i conti con il precedente. Angelo Ciancarella

3 Corriere Imprese Lunedì 13 Luglio «Era l ultima chance. L abbiamo colta» Giovanni Berti Arnoaldi Veli, presidente degli avvocati di Bologna, crede che soltanto la buona organizzazione, non la riforma dei riti, possa restituire efficienza alla giustizia Giovanni Berti Arnoaldi Veli presiede da pochi mesi l ordine degli avvocati di Bologna, dopo esserne stato a lungo segretario. Presidente, a Bologna la collaborazione tra avvocati e magistrati ha una lunga tradizione. E il processo telematico è ben accolto. «L avvocatura bolognese è molto favorevole al processo telematico, dopo anni di affannose riforme in cerca del rito perfetto. Non esiste un rito migliore di tutti gli altri per accelerare la giustizia e azzerare l arretrato. L unica soluzione è una migliore organizzazione. Il processo telematico è la strada per recuperare efficienza». La magistratura è pronta? «La giustizia è un tavolo a tre gambe: magistrati, avvocati, ma anche servizi di cancelleria e personale giudiziario. L efficienza dipende dal coinvolgimento dei tre protagonisti. I risultati sono ottimi: Bologna è il terzo tribunale telematizzato, anche come risultati. Il contributo degli avvocati è importante: abbiamo investito economicamente e in risorse umane per formare e Le età dei processi Processi civili pendenti al 31 dicembre 2013, suddivisi per anzianità (anno di prima iscrizione) LOGNA FERRARA MODENA PARMA PIACENZA RAVENNA REGGIO EMILIA CORTE D APPELLO TOTALE Fonte: Censimento speciale della giustizia civile, Dipartimento dell Organizzazione giudiziaria, 2014 assistere sia i colleghi, sia magistrati e cancellieri, grazie al Punto informativo Pct istituito in tribunale da oltre due anni, con personale dell ordine». Le scadenze sono state rispettate? «Rispettate e anzi anticipate, come per i decreti ingiuntivi telematici. Ora abbiamo accolto la richiesta di aiuto e assistenza della Corte d Appello, e stiamo replicando l esperienza con il Prima del Totale sostegno degli ordini forensi della regione: affianchiamo il personale di cancelleria, contribuiamo alla formazione dei magistrati». Il tribunale delle imprese è rimasto nell ombra. «Effettivamente non gode dell attenzione che merita. Non mi sembra sia decollato e le imprese non ne ricevono particolari benefìci in termini di minor durata dei processi o di ampiezza delle competenze. Molto più dinamico, anche per le numerose innovazioni a favore delle imprese debitrici in sofferenza, è il settore delle procedure concorsuali, presente in tutti i tribunali. La sezione per le imprese ha il pregio di un alta specializzazione, ma l essere soltanto nei capoluoghi di regione non è un segno di vicinanza alle imprese. Non sono sicuro che sia un vantaggio» Chi è Giovanni Berti Arnoaldi Veli, presidente del Consiglio dell Ordine degli avvocati di Bologna, dirige la Fondazione Carlo Maria Verardi Di specializzazione, però, c è molto bisogno. «Certamente, sia dell avvocato sia del magistrato. Una produzione giurisdizionale di qualità elevata si raggiunge con un mix di professionalità, specializzazione e organizzazione». Per questo ha criticato l ampio ricorso ai magistrati onorari? «Non sono contrario alla loro presenza, ma all utilizzo indi- scriminato, in tutti gli ambiti e in tutte la materie, come giudici monocratici. C è uno squilibrio: i magistrati ordinari sono troppo pochi, gli avvocati troppi». Per smaltire l arretrato in appello sono in arrivo 24 giudici ausiliari, 23 dei quali provenienti dall avvocatura. «Tra loro ci sono molte capacità ed entusiasmo, ma sono economicamente maltrattati. Magistrati e avvocati esperti nelle funzioni onorarie, o giovani tirocinanti nel cosiddetto ufficio del processo, sono molto utili. Ma bisogna equilibrare compiti e compensi». È preoccupato per le sorti della professione? «No. Sono fiducioso, ma percepisco di dover cambiare pelle. Saremo sempre più negoziatori. Nel processo lo siamo da sempre, ma il nostro contributo avverrà soprattutto fuori dal - o prima del - processo, anche in materia di famiglia e nelle controversie commerciali. Conciliazioni, arbitrato, soprattutto mediazione. Ci sono state sacche di resistenza e timori iniziali, non infondati. Ma è in corso un assestamento e crescono le attestazioni di credibilità per gli organismi di mediazione forensi, la cui attività è in aumento, anche a Bologna». A. Cia.

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5 Corriere Imprese Lunedì 13 Luglio L INTERVISTA Giovanna Furlanetto La presidente di Furla: «Siamo cresciuti mantenendo il controllo in famiglia, ma ora è indispensabile il salto nella capitale della moda. Anche la Borsa nel mirino «A Milano per l immortalità» Chi è Giovanna Furlanetto, classe 1943, nata a Bologna, è presidente e ad del gruppo Furla e Cavaliere del lavoro di Francesca Blesio ancora, quando ho cominciato. Ero la quarta di sette fratelli, la prima femmina: mio padre mi chiese di dedicargli «Studiavo un po di tempo, qualora ne avessi avuto l occasione. Così è nata la mia passione per la moda e per la pelletteria». Giovanna Furlanetto dal 1989 tiene strette le redini dell azienda di famiglia. E Furla va veloce: ha chiuso il 2014 con un fatturato di 262 milioni in aumento del 15% rispetto al Nelle eleganti sale del quartier generale alle porte di Bologna, a San Lazzaro, si ricordano le parole di papà Aldo che nel 1927 cominciò a scrivere in città la storia di un marchio oggi noto in tutto il mondo. «Diceva: Sii sempre generosa, senza riserve e con passione, e ti tornerà molto di più. E ai miei fratelli ricordava: Se scegliete un auto, prendetene sempre una più piccola rispetto a quella che potreste permettervi. Questo ascetismo friulano, tipico degli uomini della sua terra, lo ha impresso a tutta la famiglia e ci ha portato fin qui. Rigore, serietà, credibilità, impegno e passione sono le basi su cui ha costruito un azienda rispettabile e forte». I numeri lo confermano. «L azienda sta vivendo un momento felice e di sviluppo, soprattutto grazie all impegno e al numero di anni dedicati nel mettere le radici in Italia e in diversi mercati internazionali. Ora, con l ingresso di un team di manager di alto livello, le stiamo imprimendo una velocità diversa rispetto al passato, che regge grazie a queste radici profonde, sia come distribuzione che know-how produttivo, perché negli anni abbiamo affinato la capacità di produrre qualità a prezzi molto competitivi. E grazie a solide basi finanziarie: la nostra famiglia ha sempre reinvestito tutto in azienda, affrontando difficili momenti di mercato forti della possibilità di autofinanziarci». Non avete mai pensato di aprirvi all ingresso di forze esterne? «Fino a oggi Furla è sempre stata un impresa a proprietà familiare anche perché abbiamo sempre trovato all interno della famiglia e dell azienda le risorse necessarie alla crescita. Stiamo però lavorando a quella che io chiamo l immortalità del marchio quindi non è detto che in prospettiva non ci si apra a ulteriori evoluzioni. Ma non abbiamo fretta. Anche in questi primi sei mesi del 2015 l azienda sta crescendo a due cifre: lo sviluppo per ora lo portiamo avanti grazie alle nostre risorse». E l idea di quotarvi in Borsa? «Sì, è una delle ipotesi che ogni tanto ci vengono prospettate. Potrebbe essere un modo di affrontare il ricambio generazionale. Ma non c è fretta, vedremo in futuro». Il grosso del vostro business è fuori dai confini italiani, obiettivo verso cui tendono quasi tutte le aziende del settore, ma di non facile riuscita. Come l avete centrato? «Abbiamo cominciato da subito. Io, il primo viaggio in Giappone, l ho fatto nel Costituimmo Furla Giappone e oggi il Sol levante è diventato per noi il mercato più importante. Ha superato anche l Italia. Da lì è cominciata la nostra internazionalizzazione che ci ha portato a essere in più di 100 Paesi Nei primi sei mesi del 2015 l azienda sta crescendo a due cifre: lo sviluppo per ora lo portiamo avanti grazie alle nostre risorse Siamo molto legati a Bologna, ci teniamo che l headquarter resti qui nel mondo e a registrare fuori dall Italia l 80% del giro d affari. Questo è il nostro punto di forza perché in scenari complessi dove ciclicamente tutti i Paesi entrano in crisi, una base ampia ci permette di galleggiare meglio». Come avete vinto la partita dello stile, invece? «Il nostro stile è pulito, semplice, ma forte assieme. Creiamo articoli dalla lunga durata che difficilmente finiscono fuori moda, lavorando anche su colore, qualità dei pellami e lavorazioni. E cerchiamo di inserire ogni stagione elementi di stupore: ci piace che davanti alle nostre vetrine la gente possa rallentare il passo». Siete in crescita, dunque state pensando anche a nuove assunzioni? «Abbiamo un ufficio del personale molto attivo. Con il trasferimento a Milano stiamo ingaggiando con più facilità professionisti che provengono dalla moda lusso e che difficilmente sarebbero venuti a lavorare a Bologna. Cerchiamo continuamente profili sempre più alti che possano portare in azienda un ampio bagaglio di conoscenze e un contributo di esperienze pregresse». Il trasferimento di parte dei settori aziendali a Milano era necessario? «Siamo molto legati a Bologna, che ci ha sempre accolto con molta disponibilità. Ci teniamo che l headquarter resti questo e che le funzioni in essere rimangano qui. Ma Milano è la capitale della moda in Italia e una delle città più importanti in Europa. Un buyer straniero arriva prima a Milano e non sempre ha tempo per far tappa anche a Bologna. Questa scelta, sebbene sofferta, era necessaria. A Milano c è tutto un altro ritmo, un altro passo a cui bisogna adeguarsi se si vuole raccogliere la sfida di prosperare nei mercati globali». Qual è il passo dell Emilia-Romagna? «Le risorse ci sono e il dna imprenditoriale è tra i più qualificati in Italia, non a caso la via Emilia raccoglie imprenditori e imprese che hanno fatto scuola in tutti i campi. Bisognerebbe continuare a creare loro condizioni in cui poter operare al meglio, su un territorio che li favorisca e non li osteggi». Bologna ha ricominciato a correre, secondo lei? «Nel mondo imprenditoriale c è slancio e fervore. Penso all investimento del Mast, struttura di livello altissimo per una città delle dimensioni di Bologna. Ma la città deve aprirsi e innovarsi sempre di più, e avere ai vertici persone giovani, illuminate che abbiano viaggiato e conoscano il mondo e che possano fare sbocciare la città per tutte le valenze incredibili che contiene, regalandole un respiro internazionale che le consenta di evolversi e tenere il passo. È un discorso che potremmo allargare all Italia: il nostro Paese sta vivendo un momento difficile ma la gente di qualità c è, bisogna solo trovarla e metterla in grado di lavorare per il bene di tutti». La storia L azienda Nel 1955 il primo negozio a Bologna Oggi la conquista di Usa e Oriente Furla nasce oltre 80 anni fa dall iniziativa della famiglia Furlanetto a tutt oggi proprietaria dell azienda. Nel 1955 apre a Bologna, in via Ugo Bassi, il primo negozio Furla. Oggi le boutique monomarca Furla nel mondo sono 398, a cui si aggiungono punti vendita tra shop e department stores. Gli oltre 180 esercizi a gestione diretta sviluppano il 60% del fatturato. La rete distributiva copre 100 mercati esteri, dall Europa all Asia sino agli Stati Uniti. Nel 2014 Furla ha contato 60 aperture, in aggiunta alle 51 del E il marchio prosegue nel potenziamento della rete retail con un programma serrato di nuove aperture. Sono previsti opening a Sidney, a Singapore, a Hong Kong e a Shangai. A New York aprirà un flagship store sulla 5th Avenue, accanto alla cattedrale di Saint Patrick, che farà da volano a nuovi negozi negli Stati Uniti, mercato su cui l azienda vuole puntare con forza. Anche in Cina e Russia Furla registra buoni risultati. Oltre gli Urali le 12 boutique negli ultimi mesi hanno raddoppiato di fatturato. In Cina, entro la fine dell anno, ne apriranno altre tre: il mercato sta rispondendo molto bene, preferendo all hard luxury in crisi un prodotto premium, come quello proposto dal marchio bolognese. Il risultato è un giro d affari di 262 milioni di euro nel 2014, con un aumento del 15% che a cambi costanti corrisponde al 18% e con una progressione negli ultimi 4 anni salita al +74%. Furla dà lavoro oggi a oltre persone in tutto il mondo di cui il 95% rappresentato da donne. Un anno fa l azienda ha siglato un accordo con Filcams-Cgil in cui s impegna per i prossimi due anni ad aumentare i premi di produzione fino al 5% per le categorie di 4 e 5 livello, al 7% per il 3 livello, mentre sono stati confermati all 8% e al 10% i premi per il 2 e il 1 livello, in pratica una mensilità in più. Ad aprile l azienda ha avviato il trasferimento di parte dello staff e degli uffici a Palazzo Furla in via Berchet a Milano. Anche il Premio Furla organizzato e promosso dalla Fondazione Furla, nata a Bologna nel 2008 allo scopo di garantire e dare continuità ai progetti lanciati in campo culturale e permetterne un successivo sviluppo e rafforzamento internazionale si è trasferito a Milano. A istituire sia la fondazione che il premio è stata Giovanna Furlanetto, dal 1989 presidente dell azienda e ad (quest ultima carica dal 2007 è affidata a manager esterni, oggi il ceo è Eraldo Poletto). Nel 2007 dalla Camera di Commercio di Bologna ha ricevuto il pubblico riconoscimento come Ambasciatore dell economia italiana nel mondo. Nel 2008 è stata insignita della carica di Cavaliere del lavoro. F. B.

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7 Corriere Imprese Lunedì 13 Luglio MONOPOLI Chi è Donato Berardi, direttore del Laboratorio Servizi pubblici locali di Ref Ricerche, il think tank presieduto da Giacomo Vaciago Domani il Marconi a prova di Borsa L ente locale scende e la Spa vola Berardi (Ref): «Ma sfoltire le partecipazioni è una lunga strada» di Angelo Ciancarella L aeroporto Marconi di Bologna decolla stamane in Borsa. Il piano di volo è un po a bassa quota, perché il prezzo di collocamento al quale faranno riferimento i primi scambi sul mercato telematico, com è noto, è stato fissato a 4,50 euro per azione, non lontano dal minimo della forbice indicata a fine giugno da 4,40 a 5,20 euro. Gli incassi saranno comunque significativi: 8,4 milioni di euro per la Regione, 16 per il Comune di Bologna, 9,5 milioni di ossigeno puro per la Città metropolitana. Dopo la mancata discesa in Hera, l operazione aeroporto sembra una «vera» privatizzazione, e segue di poche settimane l adozione del «Piano operativo di razionalizzazione delle partecipazioni societarie» del Comune di Bologna, previsto dalla legge di stabilità 2015 e inutilmente atteso per il 31 marzo fissato dalla stessa legge: è un decreto del sindaco Merola, del 28 giugno Il ritardo non è privo di conseguenze economiche, nonostante il sindaco sottolinei il carattere «ordinatorio» del termine. Lo conferma la ricerca appena pubblicata dal Laboratorio Spl (Servizi pubblici locali) di Ref Ricerche diretto dall economista Donato Berardi, che fin dal titolo definisce la «Razionalizzazione delle partecipate locali: un altra occasione mancata». Esaminando piani e ritardi dei grandi comuni e delle città metropolitane, afferma che «per i Comuni di Bologna e Torino la mancata adozione del piano di razionalizzazione configura una opportunità perduta, soprattutto per i benefici di natura finanziaria previsti dalla legge di Stabilità e decaduti il 6 maggio scorso: esenzione dall Ires e dall Irap delle plusvalenze, e deducibilità delle minusvalenze)». Quando Ref Ricerche ha redatto lo studio mancavano all appello sette città metropolitane su dieci (ad eccezione di Aeroporti a confronto La matricola comparata ad alcuni titoli (prezzi al 3 luglio) Aeroporto di Bologna spa - valore minimo forchetta Aeroporto di Bologna spa - valore massimo forchetta Aeroports de Paris (Parigi) Flughafen Wien (Vienna) Flughafen Zurich (Zurigo) Fraport (Francoforte) Gruppo Save spa (Venezia) Media Ev/Ebitda Fonte: Sole 24 Ore Milano, Genova e Napoli), mentre erano adempienti dieci grandi centri urbani su 13, con l eccezione negativa di Bologna, Napoli e Reggio Calabria. Bologna ora il piano ce l ha, mentre salvo errori non ce n è traccia per la Città metropolitana. Il piano di Bologna riguarda le cinque società strumentali in house, due sole controllate (Autostazione e Srm), le sei di servizi (incluse le partecipazioni di minoranza in Hera e Tper), le cinque nei servizi di interesse generale, come Aeroporto, Interporto e BolognaFiere, e il controllo del solo Caab, il Centro agroalimentare. In buona sostanza il piano afferma: accorpamenti e tagli di costi possibili (soprattutto nel numero e nei compensi dei consiglieri) li abbiamo avviati da tempo; in altri casi le società gestiscono concessioni pluriennali, il Comune non può intraprendere da solo iniziative di accorpamenti, liquidazioni, cessioni, o non può intervenire nella gestione, come nel caso di Hera, quotata. Le diverse visioni sui «sindaci capitalisti» ruotano essenzialmente su grandi multiutility, aeroporti e fiere. Torniamo a parlarne con Donato Berardi: «Gli aeroporti hanno una redditività abbastanza solida, che cresce grazie al traino del resto del mondo. Bologna è il settimo aeroporto di Italia, con 6,6 milioni di passeggeri l anno, tre quarti dei quali sui voli internazionali. I viaggiatori sono cresciuti anche negli anni della grande crisi, tra il 2008 e il 2014, del 50%, rispetto a un dato nazionale che non va oltre il 10%. Insomma, una bella e solida realtà». In generale, però, lo studio da lei diretto dice che si è persa un altra occasione. Non resta che la riforma Madìa? «L auspicio è che si passi davvero dalla moral suasion della legge di Stabilità, a un Piani di riordino La razionalizzazione prevista dalla legge di Stabilità è l ennesima occasione mancata La Camera di commercio resta l azionista forte, gli altri fanno cassa Ai vecchi soci pubblici resterà poco più del 57%. Ai prezzi dell Ipo l aeroporto di Bologna vale 162,4 milioni 7,2 8,3 8,6 9,1 9,5 11,6 10,7 14,5 percorso più chiaro e direi ritmato sulle dismissioni, per evitare che tutto l impianto della spending review resti lettera morta». A volte però, specie nel trasporto locale, le partecipate perdono molto o sono dei carrozzoni. Com è possibile cederle anche in parte? «Prima bisogna far emergere quanto effettivamente costano e quanto sono (in)efficienti, per evitare l ennesima soluzione politica a spese dei contribuenti». Rimini Fiera, oggi degli enti locali, annuncia la quotazione. Il piano del capoluogo vede con favore il mantenimento della propria quota di minoranza (11,4%) in Bologna Fiere. «La partecipazione degli enti locali ai sistemi fieristici risponde ad una logica di promozione del territorio. È ragionevole pensare che tutti i comuni, tutte le regioni e una miriade di enti si occupino di promuovere il proprio territorio nel mondo? O non è forse una materia da ricondurre, come la tutela dell ambiente, ad una strategia di sistema Paese? Io la penso così». Il commento di Angelo Drusiani Ok il prezzo è giusto L'hub bolognese piacerà a Piazza Affari Vicenda debito greco, da un lato, «bolla» su mercato azionario cinese, dall altro, non hanno frenato la domanda di azioni dell Aeroporto di Bologna. Richieste che si sono attestate a quasi tre volte l offerta proposta agli investitori. Il 38,9% del capitale è ora passato di mano: di questa percentuale, il 15% agli investitori definiti «retail», l 85% agli investitori istituzionali. Considerando la Greenshoe, il flottante sarà di circa il 43%. Il prezzo fissato per il collocamento è euro 4,50 per azione, nella parte inferiore della forchetta dei prezzi, prevista tra euro 4,4 e 5,2. Ora la capitalizzazione sarà pari ad euro 162 milioni, con una posizione finanziaria netta positiva di circa 15 milioni di euro e quindi un Enterprise Value di poco inferiore ai 150 milioni. Prima di rituffarci nei numeri va ricordato che l Aeroporto Guglielmo Marconi è considerato di medie dimensioni in Italia, di piccole dimensioni in Europa. Il suo posizionamento geografico offre potenzialità di sviluppo particolarmente importanti. E non a caso si sono sviluppate nuove collaborazioni con Turkish Airlines, Etihad per un volo per Abu Dabi e la prestigiosa Emirates per una rotta verso Dubai. Anche con Czech Airlines si stanno intensificando contati per nuove rotte. Naturalmente, queste novità non intaccheranno il rapporto stabilito fin dal 2008 con Ryanair che all Aeroporto bolognese fa transitare circa 2,5 milioni di passeggeri. Con un indotto importantissimo per il centro della città, nel quale il turismo sta aumentando anno dopo anno. Zardoni, di Albertini Syz, giudica soddisfacenti i dati finali relativi alla società. In particolare, il rapporto tra Entreprise Value e Ebitda (l utile operativo pre svalutazioni e ammortamenti) si attesta a 6,8, mentre il rapporto con Ebit (utile pre interessi e tasse) a 12,6. Il rapporto Prezzo/Utile è di 23 volte. Valori riferiti alle previsioni 2015 che vedono l Aeroporto di Bologna in deciso sconto rispetto alla media europea per quanto riguarda la valutazione su Ebitda e Ebit e a premio per quanto riguarda il rapporto Prezzo/Utile. La profittabilità dell Aeroporto potrebbe migliorare decisamente a partire dal 2016 grazie a due fattori: incremento delle rotte sopra citate e, in autunno, la conclusione del processo per l approvazione delle nuove tariffe per i diritti di transito, che entreranno in vigore dal Questi due fattori, assieme al piano di investimenti di 125 milioni nei prossimi 5 anni, fanno ben sperare per una nuova crescita ed una maggiore profittabilità dell azienda. 63,2 milioni di euro, è il valore dell operazione ai prezzi di collocamento è stata un successo. È giustificata quindi la palpabile L operazione soddisfazione dei vecchi azionisti per la conclusione del collocamento sul mercato di Aeroporto di Bologna; non sarà però esternata in commenti ufficiali prima del debutto in Borsa al segmento Star, fissato per domani. Il bilancio dell Ipo, con una richiesta che ha superato di 2,7 volte l offerta e per metà proveniente da investitori esteri, lascia comunque prevedere un esordio brillante. In altre parole, una prima chiusura in territorio positivo, dopo che le difficili condizioni di Borsa durante il periodo di collocamento (dal 29 giugno all 8 luglio l indice Ftse Mib di Piazza Affari è calato del 9,6% sotto gli effetti Grexit e Cina) hanno consigliato di ridimensionare il prezzo d offerta a 4,50 euro per azione, quindi nella parte bassa della forchetta indicata inizialmente (fra 4,4 e 5,2 euro). L offerta globale ha riguardato azioni ordinarie della società, pari al 38,92% del capitale post-operazione, e un controvalore di 63,2 milioni. Con l esercizio integrale della «greenshoe» da parte dell azionista di maggioranza relativo Camera Decollo Una veduta dall alto della pista del Marconi di Commercio il flottante sale al 42,81%. Ai vecchi soci pubblici resterà poco più del 57%, così suddiviso: Camera di Commercio 37,56%, Comune di Bologna 3,88%, Città metropolitana 2,32%, Reg i o n e E m i l i a Ro m a g n a 2,04%, Aeroporto Holding 5,91%, altri (le Camere di Commercio delle altre città emiliano romagnole) il 5,48%. Ridimensionando la propria quota nella società il Comune di Bologna ha incassato 16 milioni, la città metropolitana 9,5 milioni e la Regione 8,4 milioni. I soci pubblici sindacheranno una quota di almeno il 19,9% del capitale in un Patto che nominerà 9 dei 12 consiglieri e il cui voto sarà determinante per approvare modifiche statutarie, aumenti di capitale, fusioni e acquisizioni. All esito dell Ipo la capitalizzazione del Marconi sarà pari a circa 162,4 milioni di euro, calcolata sulla base del prezzo d offerta. Se il prezzo fosse stato nella fascia più alta della forchetta il valore sarebbe salito fino a un massimo di 187,7 milioni. L operazione è stata curata da Banca Imi come global coordinator, da Intermonte come joint bookrunner e sponsor. M. D. E.

8 8 Lunedì 13 Luglio 2015 Corriere Imprese MONOPOLI UnipolSai si butta nel welfare «sussidiario» In arrivo proposte da sottoporre al governo Polizze specifiche a supporto del pubblico per anziani, assistenza e calamità UnipolSai si candida come «spalla» dello Stato per erogare tutti i servizi già tagliati, o in procinto di esserlo, causa austerity. Non in Grecia, ma in Italia, dove la compagnia bolognese controllata dal movimento cooperativo, dopo l acquisizione di Fonsai, è diventata numero uno nel ramo danni e seconda in assoluto alle spalle di Generali. Sanità, assistenza, previdenza, insomma il welfare nel suo complesso, e la copertura dei danni per le calamità naturali, saranno oggetto di un pacchetto di proposte da sottoporre ai vari livelli di governo. Ce lo anticipa il presidente Pierluigi Stefanini a margine della presentazione del Bilancio di sostenibilità 2014, un documento che Unipol redige annualmente dal 93. «Il nostro atteggiamento è sempre propositivo. Preferiamo stimolare progetti comuni anziché chiedere o recriminare», premette Stefanini quando gli chiediamo se condivida i giudizi del «suo» ad Carlo Cimbri sull immobilismo della politica bolognese e sulla crescente marginalità del territorio d origine rispetto agli interessi della com- Occorre costruire una nuova reciprocità, dove il contesto riconosca anche il valore delle aziende Valore economico distribuito 20% Dipendenti 8% Azionisti 6% Finanziatori 17,8 miliardi di euro di raccolta diretta Assicurativa 19,7 miliardi di euro ridistribuiti di cui 13,3 miliardi per il pagamento dei sinistri pagnia. «È nei fatti risponde il presidente che per l Unipol di oggi il territorio non può che essere il Paese nella sua totalità, sul quale ormai abbiamo una presenza diffusa e omogenea. Ciò non toglie che la mente resti saldamente nella città d origine, dove manterremo il nostro quartier generale. Perciò non siamo indifferenti a ciò che succede qui. L impresa cresce se cresce il suo territorio, la società, le istituzioni e la politica. Ma è naturale e non scontato che occorra costruire una nuova reciprocità, dove il contesto riconosca anche il valore delle aziende». Un riconoscimento che non avete ancora ottenuto? «Occorre sicuramente un salto di qualità nelle istituzioni per creare le condizioni dello sviluppo e stimolare le imprese ad innovare. Per me crescita non è solo aumento del Pil, ma anche soddisfazione dei bisogni della comunità in un dialogo più stretto fra pubblico e privato». È questo che manca? «Il dialogo è avviato. L obiettivo è creare qualche spazio intelligente nel quale un gruppo assicurativo eserciti a pieno la sua vocazione, che è per natura sussidiaria rispetto alle funzioni del pubblico. Le trasformazioni sociali in atto, dall invecchiamento della popolazione ai fenomeni legati ai cambiamenti climatici, producono nuove tipologie di rischio che per il sistema assicurativo rappresentano nuove sfide. Il bilancio di sostenibilità presentato oggi certifica come sia possibile coniugare l esigenza di conseguire risultati economici con obiettivi di elevato valore sociale». Nella sanità, con Unisalute, siete già leader di mercato. Avete in mente altri progetti? «Pensiamo agli anziani, una popolazione con grandi esigenze di assistenza. Noi possiamo intervenire a supporto del pubblico con polizze specifiche per la copertura dei non autosufficienti, oppure delle spese per 11% Fornitori 13% Pubblica amministrazione 4,8 miliardi distribuiti ai nostri stakeholder 42% Agenti Sul web Puoi leggere gli articoli di Corriere Imprese, condividerli e lasciare commenti su ologna.it l assistenza domiciliare». Si torna a parlare di pensioni. Intanto, però, è stata alzata la pressione fiscale sui fondi integrativi. Cosa ne pensa? «Voglio sperare che sia una misura contingente dettata da momentanee esigenze di bilancio. Siamo uno dei soggetti più importanti nel settore e riteniamo che il futuro non possa prescindere da un generalizzato utilizzo del doppio pilastro previdenza pubblica-previdenza integrativa». Anche i rischi legati ai cambiamenti climatici rientrano tre i progetti futuri di Unipol- Sai? «Certamente. Si è visto col terremoto del 2012 quale possa essere il ruolo positivo di una compagnia assicurativa. Unipol- Sai in un anno soltanto ha liquidato danni per 100 milioni, permettendo l avvio della ricostruzione anche dove i risarcimenti pubblici ancor non sono arrivati. Stiamo lavorando sul tema generale delle catastrofi naturali e dei cambiamenti climatici perché vogliamo fare un ulteriore sforzo nella ricerca delle coperture necessarie a presentare proposte di integrazione ai fondi rischi pubblici». Si parla i grandi numeri. Ne avete la forza? «Oggi sì. L acquisizione di Fondiaria Sai è stata una grande scommessa e un immenso sforzo. Ma oggi se ne vedono i frutti. Il gruppo è più profittevole e con una migliore solidità patrimoniale; questo ci dà la forza per alzare il livello delle nostre sfide». Massimo Degli Esposti

9 Corriere Imprese Lunedì 13 Luglio INNOVATORI Da Rimini alla sede inglese di Google con l abito più bello Portano la firma di Focchi i rivestimenti delle torri globali L azienda ha compiuto 100 anni l anno scorso, ora sta pensando di espandersi sul mercato Usa 55 milioni di euro è il fatturato registrato da Focchi nel dipendenti è la forza lavoro impiegata dal gruppo riminese In architettura li chiamano «landmark», sono grandi costruzioni che diventano punti di riferimento storici o dello skyline. Le grandi capitali europee ne sono piene e anche Milano si sta accodando come dimostra il recente restyling della zona di Porta Nuova e Porta Garibaldi. A rendere riconoscibili molti di questi immobili è un azienda riminese con una storia centenaria (ha compiuto un secolo di attività giusto l anno scorso): il gruppo Focchi. La sua tecnologia cambia infatti pelle agli edifici. Si chiama «curtain wall», «muro a tenda»: è una facciata continua, un particolare involucro leggero che garantisce tutte le funzioni normali di una parete esterna, senza sopportare altro carico che il peso proprio e la spinta del vento. In pratica, una parete di vetro e metallo, magnifica e ad alta efficienza energetica, che resiste all aria, all acqua, al fuoco, alle forze sismiche e alle esplosioni. A Milano Focchi sta completando il vestito della Torre Allianz Isozaki, l edificio più alto d Italia. A Londra ha ultimato il nuovo centro direzionale in King s Cross, in vetro e terracotta, voluto dal braccio immobiliare di Bnp Paribas dove avrà sede anche il quartier generale inglese di Google. Intanto, sempre nella capitale britannica, ha avviato i lavori per un edificio direzionale, in zona Paddington, progettato dallo storico Studio Allies and Morrison Architects. Da Rimini questa secolare impresa sta portando il suo verbo architettonico in tutto il mondo prendendo linfa dalle sue radici, come quando si fece fare le colate in alluminio per l aeroporto Kansai di Osaka (progettato con Renzo Piano) da una ditta riminese che faceva fusioni per carburatori di motociclette. «Sì, siamo in moderato sviluppo quindi abbiamo intenzione di fare qualche nuova assunzione in termini di personale tecnico», conferma Maurizio Focchi, 62 anni, ad della ditta dove è entrato nel lontano «Stiamo sondando il mercato Usa, un mercato dove sono presenti differenze enormi. Per noi l area più interessante è New York, Sul web Puoi leggere gli articoli di Corriere Imprese, condividerli e lasciare commenti su bologna.it la nostra immagine italiana ed europea lì è più apprezzata e assieme a Miami è la città che dopo il fermo degli ultimi anni è più in fibrillazione». Il gruppo riminese, 150 dipendenti, 55 milioni di fatturato, investe circa il 4% dei suoi ricavi in ricerca e sviluppo. «L innovazione si gioca su due campi: la commessa e la ricerca a monte continua Focchi, che siede anche come vicepresidente di Confindustria Emilia-Romagna nel primo caso, per esempio, stiamo partecipando a una gara che prevede una quantità di elementi terracotta mai costruiti prima-. Nell altro si guarda più lontano e si cerca di trovare prodotti che facciano fare un salto tecnologico, è un attività che abbiamo iniziato da due- tre anni e che ci porta a studiare ad esempio il fotovoltaico applicato alla facciata di un edificio per produrre energia». L abito per palazzi che il gruppo Focchi confeziona si materializza grazie a una certosina componente progettuale che traina quella di fabbrica, in cui vengono assemblati i pannelli prefabbricati, e quella prettamente cantieristica. «Da noi convivono due tipi In vetta Sopra Maurizio Focchi (al centro), ad del gruppo Focchi, con l architetto giapponese Arata Isozaki e Andrea Maffeis, architetto, sulla torre Allianz- Isozaki a Milano (a sinistra), l edificio più alto d Italia con i suoi 202 metri di professionalità: l ingegneria sofisticata e tecnologicamente avanzata, gli ingegneri edili e i periti meccanici, senza dimenticare l attività di tipo artigianale che questi prodotti richiedono». Era il 1914 e a due passi dal mare Giuseppe Focchi e suo padre Mariano sfornavano cancellate, aratri e forniture metalliche per le Ferrovie dello Stato. Oggi quel sapere serve per rivestire i monoliti urbani del ventunesimo secolo come la nuova sede della Borsa di Londra. Andrea Rinaldi La vernice ultraleggera che corre in Formula 1 Migliora la conduzione termica e riduce l attrito anche in acqua. L ha inventata la modenese Nanoprom Falleti Mi affascinava l idea di aumentare le prestazioni dei materiali portandoli a dimensioni inferiori fine degli anni Novanta, lanciarsi nel mondo dei nanomateriali era «Alla come provare a vendere la luna». Eppure Gian Luca Falleti, titolare di Nanoprom, all epoca non si è tirato indietro. Saranno stati i 20 anni d età di allora, ma il giovane imprenditore decise di puntare il tutto per tutto sulla ricerca e l applicazione commerciale degli ancora semisconosciuti nanomateriali a base di silice per sviluppare vernici ad alte performance. «Partivo da zero racconta oggi Falleti dal garage di casa. Mi affascinava l idea che si potessero aumentare le prestazioni dei materiali portandoli a dimensioni inferiori. Così ho cominciato ad acquistare il materiale e rivenderlo». Tutto è partito da Sassuolo, ma oggi i laboratori esterni sono oltre venti nel mondo. La testa e la produzione restano nel cuore dell Emilia e la piccola azienda, che conta appena sei dipendenti, ha stretto partnership con le università, a partire da quella di Trieste e dalla Federico II di Napoli. La full immersion dei primi anni ha portato alla messa a punto del prodotto di punta, Polysil: vernice pensata per proteggere le superfici in gelcoat, vetroresina, metallo o altri substrati. Da lì il connubio con Tetra Pak, che ha scelto Polysil per proteggere l alluminio dei suoi impianti. Era solo l inizio: Nanoprom si è presto imbarcata nel mondo della nautica con l iniziale obiettivo di far durare di più le murate degli scafi. La vernice ha dimostrato una speciale proprietà idrodinamica che rendeva le imbarcazioni più veloci in acqua (-17% di attrito). «Lo ha capito chi faceva le regate spiega Falleti ed è così che siamo diventati fornitori per le Olimpiadi di Londra 2012». Dalle imbarcazioni agli aviomobili, alle collaborazioni con le industrie del tabacco e degli elettrodomestici ma anche con le ditte dei trasporti pubblici che hanno riconosciuto nei prodotti di Nanoprom alcune capacità antigraffiti. Passando nel 2013 anche per la Formula Uno: il parco di applicazione oggi è vastissimo. E anche le nuove proprietà di Poly- Chimica Nel 2013 Nanoprom si è lanciata nel campo della F1 collaborando con la Ferrari. Nella foto a destra, due bruciatori, uno dei quali trattato con Polysil sil: oltre al minor attrito in acqua la vernice montata sui cerchi delle auto da corsa ha dimostrato capacità di trasmittanza termica che aumentano le prestazioni in gara. Via allora alla collaborazione con Ferrari e altre case automobilistiche del territorio. E nel prossimo futuro c è l eolico. Mara Pitari

10 10 Lunedì 13 Luglio 2015 Corriere Imprese L EMILIA-ROMAGNA DEI CAMPANILI Industriali al valzer delle fusioni Avanti con le aggregazioni, ma a «geometria variabile» Da una parte Rimini, Forlì e Cesena, dall altra Bologna, Modena e Ferrara, mentre gli altri puntano alla «Mediopadania» Il peso delle associazioni Associati Dipendenti di Massimo Degli Esposti delle Province potrà anche essere giudicata una mezza riforma. Tuttavia il nuovo assetto L abolizione istituzionale ha già contribuito ad innescare più di una rivoluzione. Per esempio, l unificazione fra Cisl Modena e Cisl Reggio Emilia (100 mila iscritti) e le nozze delle tre Coop di consumo, Adriatica, Estense e Nordest. Ma la frenesia da fusione, che in Borsa chiamano «mergermania», in Emilia-Romagna ha contagiato soprattutto Confindustria. Entro due anni infatti, con la nascita di Confindustria Emilia e Confindustria Romagna, le associazioni territoriali passeranno da 9 a 5; forse solo a 3 se nascerà anche una «cosa» a Ovest di Modena. Intanto, in Lombardia, Brianza e Monza stanno per unirsi ad Assolombarda, già oggi la corazzata I numeri Confindustria Emilia, associati e addetti. Farà concorrenza a Milano Caiumi (Modena) Non guardiamo alle poltrone ma ai bisogni degli associati che ci chiedono con urgenza una squadra più forte e servizi più qualificati lanciamenti» territoriali. «Non guardiamo alle poltrone ma ai bisogni degli associati commenta il presidente di Modena Valter Caiumi Sono loro a chiederci un organizzazione più solida, che guardi al mondo e alla nuova realtà dell industria 4.0 con le sue nuove filiere. Bisogna fare grandi cose, che si posso fare solo con grandi risorse. E urgentemente perché il tempo stringe». Bologna sarà prevalente tanto che il suo presidente Alberto Vacchi è indicato come colui che guiderà il processo dall alto dei suoi associati, unità produttive, dipendenti. Anche in termini contributivi il capoluogo farebbe la parte del leone, apportando circa 12 dei 17 milioni di budget complessivo. Il condizionale è d obbligo poiché il mondo confindustriale, pur abituato a dar lezioni di trasparenza a quelli della politica e del sindacato, PIACENZA PARMA REGGIO EMILIA MODENA delle territoriali di Viale Astronomia con più di 4 mila associati. Ma senza le nozze con i brianzoli, anche lei sarebbe stata surclassata, per fatturato manifatturiero e numero di dipendenti (la base per calcolare i contributi associativi), dalla neonata Confindustria Emilia che fonde Unindustria Bologna, Confindustria Modena e Unindustria Ferrara, rappresentando imprese, con 171 mila dipendenti e un fatturato totale di oltre 70 miliardi. Avrà oltre 200 dipendenti e un consistente patrimonio, fra immobili e partecipazioni societarie. Tutto sarà in comune a partire dal corpo elettorale _ senza «biè, fra tutti questi, paradossalmente, il più opaco. Nessuna territoriale pubblica un bilancio (come associazioni privatistiche non sono tenute a farlo), pochissime fanno uscire qualche numero e la sola Unindustria Reggio Emilia, diffondendo un «bilancio sociale», rende pubblici i dati chiave: imprese iscritte con addetti, per un fatturato di 19 miliardi; i collaboratori sono 48, che salgono a 143 con le società partecipate. Proprio Reggio Emilia, però, ha sparigliato le carte sfilandosi a sorpresa dal proget-

11 Corriere Imprese Lunedì 13 Luglio LOGNA to Confindustria Emilia quando Mauro Severi ha sostituito Stefano Landi alla presidenza. Modena e Reggio sono due economie gemelle, vocate alla meccanica agricola, alla moda, alla trasformazione agroalimentare e indissolubilmente interconnesse nel distretto FORLÌ-CESENA ceramico Sassuolo-Scandiano e nell Ateneo; entrambe fanno anche parte del «Club dei 15» che riunisce le territoriali di Confindustria a più alta vocazione manifatturiera. Ora però i reggiani guardano a Ovest, verso Parma, Piacenza e oltre. Il loro orizzonte è FERRARA RAVENNA RIMINI Ottolenghi (Ravenna) L identità romagnola è ben definita e questo facilita le cose Figna (Parma) Non vogliamo morire né milanesi, né bolognesi, ci interessa più l asse Nord- Sud della via Emilia quello della «soggettività mediopadana» come l ha definita Severi all ultima assemblea. Icona di un territorio che a Parma definiscono invece «area integrata», è la stazione Mediopadana dell Alta velocità (la cattedrale nel deserto progettata da Calatrava), molto frequentata, pare, da mantovani, cremonesi e parmensi. Con polo logistico di Piacenza, asse Tirreno-Brennero (Tibre) e, a Parma, Interporto, Fiera e aeroporto (appena salvato dall Unione degli industriali con 5 milioni) le tre città dell Ovest Emilia sognano di affrancarsi dalle città metropolitane di Bologna e Milano, la cui forza d attrazione vicendevolmente si annulla da quelle parti. «Non vogliamo morire né milanesi né bolognesi», ha esordito infatti il presidente degli industriali parmensi Alberto Figna nel dibattito che ha chiuso A Sud Confindustria Romagna va per gradi: prima la federazione, poi le nozze l ultima assemblea. E ora aggiunge che «le aggregazioni non possono essere calate dall alto; devono rispondere alle esigenze strategiche delle nostre imprese e agli assetti istituzionali dei nostri interlocutori. Oggi il nostro interesse prevalente è l asse Nord- Sud, verso i porti e il Brennero, anziché la via Emilia». E dire che proprio dai reggiani, ai tempi della presidenza di Fabio Storchi, oggi capo della potente Federmeccanica, partì l idea di unire le forze in regione per migliore il supporto operativo agli associati. Era il 2001 e si parlava appena della riforma Pesenti che oggi, da Roma, sollecita le territoriali ad aggregarsi. Ma Storchi già ipotizzava un nuovo assetto «glocal» per le confindustrie emiliano-romagnole: federandole tutte, ciascuna si sarebbe specializzata in un servizio da erogare per tutte le altre. Chi il fisco, chi le buste paga, chi il supporto all export, chi l energia e via dicendo. Rafforzare i servizi alle imprese resta il motivo di fondo per cui fioccano, oggi, le fusioni. In Romagna, per esempio, tre realtà come Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena, prese da sole, non sarebbero più state in grado di dare tutto a tutti, ai livelli richiesti dall economia globale. Insieme raggiungeranno invece i iscritti, con 60 mila addetti, per un fatturato totale di 30 miliardi di euro. Il processo aggregativo sarà più graduale di quello emiliano: si parte con una federazione che lascia a ogni campanile la propria rappresentanza e il proprio gruzzolo; poi, nel 2017, la fusione con presidente unico e unica sede di presidenza. «L identità romagnola è ben definita spiega il presidente di Ravenna Guido Ottolenghi e questo facilita le cose. Le nostre imprese hanno riferimenti comuni, nel turi- A Ovest Sette territoriali da Cremona a Massa Carrara sull asse Tirreno-Brennero smo, nell agroalimentare, nella meccanica, nella chimica. Siamo tutti in un triangolo di 50 chilometri, con identici problemi infrastrutturali, a partire dal Porto di Ravenna e dalla E55. E avremo un solo referente politico nell area vasta della Romagna». Non di federazione, ma di una rete comune di servizi parlano invece Reggio Emilia, Parma e Piacenza, che vorrebbero coinvolgere le vicine Mantova, Cremona, Massa Carrara e La Spezia. La «Mediopadania» sarà per forza un aggregazione «a geometria variabile» dice il direttore Il caso Reggio Emilia spiazza tutti sfilandosi dal progetto con Bologna, Modena e Ferrara di Piacenza Cesare Betti; le regole di Confindustria vietano infatti matrimoni fuori dai confini regionali. «Ma potremmo mettere insieme tanti servizi, come i gruppi d acquisto per l energia, con enormi vantaggi». Nel resto della regione il progetto è guardato con sufficienza, tanto che Caiumi auspica «che Reggio Emilia ci ripensi: le porte sono aperte». Però forse è meno evanescente di quel che si creda e Betti rivela che «abbiamo già avuto molti incontri fra direttori; entro luglio avremo un piano operativo».

12 12 Lunedì 13 Luglio 2015 Corriere Imprese FOOD VALLEY È pronta Opera. La pera!, a ottobre nei negozi La nuova coop riunisce oltre mille produttori e punta a 170 milioni di fatturato Si chiama Opera sca ed è la neonata cooperativa italiana nella produzione della pera. L idea di unire sotto un unico marchio (Opera. La pera!) le più importanti aziende produttrici del settore è stata di Apo- Conerpo un organizzazione di produttori italiani del comparto ortofrutticolo in provincia di Bologna (670 milioni il fatturato 2014) che ha proposto a Luca Granata, ex direttore generale di Melinda, di svilupparla. Il neo dg di Opera ha scelto Bologna come base operativa e le aziende emiliano-romagnole come pilastri su cui costruire lo stesso successo avuto con la mela della Val di Non. L intento del progetto, che raccoglie più di mille produttori organizzati in 18 grandi aziende per una superficie coltivata di ettari ha lo scopo di ridurre la concorrenza tra le aziende coinvolte e incrementare la vendita del quarto frutto più consumato dagli italiani attraverso la concentrazione della gestione e dell offerta del prodotto. Per ora si è ancora in fase di rodaggio e a poche settimane dalla prima raccolta del 2015, le aziende che costituiscono l ossatura della società Granata Vantiamo un quarto della produzione cooperativa preparano macchinari e lavoratori per ricevere le circa 200 mila tonnellate di prodotto previste per quest anno. Per vedere la prima pera con il marchio Opera nei negozi ortofrutticoli occorrerà aspettare i primi d ottobre quando partirà la distribuzione in tutt Italia. L obiettivo per Granata è riuscire a consolidare e mantenere la clientela delle diverse aziende che compongono Opera, puntando sia ad aumentare le quote di mercato che il volume d affari. Introiti che, secondo il dg, andrebbero stimati intorno ai 170 milioni di euro l anno e che non si esclude possano crescere nel caso anche altre aziende decidano di unirsi alla nuova società. «Parliamo di una cifra approssimativa spiega il direttore I dati principali Destinazione export >40 Tecnici agronomi 98 Fonte: Confcooperative Frutticoltori associati >1.000 Capacità giornaliera di confezionamento >2.200 Tons generale di Opera. Nel settore agricolo, rispetto a quello industriale, è più difficile fare delle previsioni in anticipo. Occorre valutare il prodotto dopo che è stato raccolto e di certo non basta solo la quantità. Bisogna valutarne la qualità in modo da stabilirne il prezzo». Per la scelta della via Emilia come modello su cui costruire il futuro della pera in Italia hanno di certo influito i dati sulla produzione nazionale. Infatti, in base a un elaborazione Superficie coltivata HA Raccolto medio annuo > Tons Centri confezionamento 14 socie 18 Aziende dell Inea, Istituto nazionale di economia agraria, delle 824 mila tonnellate prodotte in Italia, il 62,7% (554 mila) arrivano dall Emilia-Romagna. A decretare il primato della regione nella produzione della pera, le province di Modena, Ferrara, Bologna e Ravenna dove il 50 % del totale è dato alla varietà Abate Fetel. «Quando ho deciso di accettare questa nuova sfida continua Granata ho subito ragionato sui numeri. E ho cerca- Principali varietà 9 Sul web Puoi leggere gli articoli di Corriere Imprese, condividerli e lasciare commenti su ologna.it to di spiegare alle aziende prom o t r i c i d e l p r o g e t t o l importanza di ritrovarsi a operare unitariamente sullo stesso settore». Un operazione che per Granata si tradurrebbe sin dal primo anno in una massimizzazione del reddito per i produttori grazie a diversi fattori: conc e n t r a z i o n e d e l l o f f e r t a, creazione di un unico ufficio commerciale, minore concorrenza sul mercato interno, una maggiore competitività nell export e l individuazione di un marchio che permetta una più facile riconoscibilità del prodotto. Ma l idea di replicare il successo che è stato per la mela anche con la pera per ora non ha riscosso tanto entusiasmo. Molti produttori, infatti, hanno preferito rimanerne fuori e continuare a operare in autonomia. C è chi, tra i grandi produttori, ha preferito evitare tensioni dovute alla possibilità di ritrovarsi alleato nel settore della pera e allo stesso tempo competitor in altri segmenti come la produzione e la vendita delle pesche o i kiwi. «Per ora rappresentiamo solo un quarto della produzione e sappiamo che non è sufficiente per dare una svolta sul mercato conclude Granata Ma quello che abbiamo iniziato è un percorso ed è ancora presto per fare bilanci. Poi chiunque voglia entrare in Opera troverà le porte aperte. Noi siamo una società includente e il nostro intento è creare un comparto in grado di operare al meglio in Italia e all estero». Dino Collazzo

13 Corriere Imprese Lunedì 13 Luglio FOOD VALLEY Consorzio agrario regionale in perdita Si accende lo scontro tra i soci Il direttore Barbieri: «Ma la gestione è già in pareggio e il futuro è in espansione» Confronto acceso all assemblea del Consorzio agrario dell Emilia operante sulle province di Bologna, Modena, Reggio e, in parte, su quella di Ferrara. Il bilancio 2014 è stato approvato, ma con il voto contrario dei delegati della componente che fa capo a Confagricoltura, Cia e Copagri. «Quattro milioni di euro di perdita derivanti dalla gestione straordinaria: una situazione inaccettabile», denunciano le tre organizzazioni in rappresentanza di oltre un terzo dei soci. Pronta la replica del dg del Cae, Angelo Barbieri: «Il no di 8 delegati su 41 è una pura posizione politica nei confronti della maggioranza dei soci che è espressione della Coldiretti». E sul tema interviene anche il presidente stesso di Coldiretti Emilia-Romagna, Mauro Tonello: «In un mondo sempre più globalizzato dove crescono i monopoli che possono imporre prezzi alti per macchine agricole, concimi, mangimi, e possono mantenere bassi i prezzi pagati alle imprese agricole per i cereali che producono, il Cae ha saputo ritagliarsi un ruolo moderno, costruendo una alternativa proprio a quei monopoli che potrebbero emarginare gli agricoltori». «In tre anni le perdite hanno superato i sette milioni di e u r o r i m a r c a n o Confagricoltura, Cia e Copagri. Causa scelte sbagliate che abbiamo sempre contestato, nelle sedute consiliari e con l astensione di voto al bilancio 2012 e 2013». «Le perdite sono dovute spiega il direttore del Cae ad operazioni straordinarie o extra caratteristiche, conseguenti a svalutazioni prudenziali delle poste attive finanziarie in particolare del fondo immobiliare Agris, che ha seguito il mercato. Se si considerassero gli ultimi quattro anni, la somma totale risulterebbe attiva (tabella 1 a fianco), anche in questo caso non dovuta alla gestione bensì al conferimento degli immobili al fondo». Ed è proprio sull utile del Stagione per stagione di Barbara Bertuzzi Bilanci ufficiali del Cae Dati in euro Risultato di esercizio Gestione caratteristica * *Conferimento al Fondo immobiliare Agris per un importo di 12 milioni di euro Tonello (Coldiretti) Il Cae ha saputo ritagliarsi un ruolo moderno costruendo un alternativa ai monopoli 2011 pari a che si concentra l attenzione di Confagricoltura, Cia e Copagri: «È il risultato del conferimento degli immobili al fondo in cambio, però, di quote che a oggi non hanno generato quel contante promesso ai soci, semmai si sono svalutate ogni anno di circa 400 mila euro». Sotto tiro ci sono gli investimenti nel Pastificio Ghigi di Rimini (circa 3,2 milioni): «L operazione non sta rispettando quanto prospettato e le quote dei soci aggiungono Confagricoltura, Cia e Copagri perdono sempre più valore accrescendo il malcontento e la disaffezione della base». Così il dg Barbieri: «Vogliamo creare una filiera della pasta con grano cento per cento italiano, garantito dai produttori agricoli. Protagonisti i Consorzi agrari che sono i maggiori stoccatori di cereali. Purtroppo il progetto è partito male per l abbandono dell unico socio esperto del settore, il Pastificio Amato. Ma è valido ed hanno sottoscritto quote di aumento di capitale, con sovrapprezzo, importanti soci tra cui il Pastificio Zara che è il secondo produttore di pasta al mondo dopo Barilla». C è chi pensa, tuttavia, che l ampliamento della compagine societaria non sia di per sé garanzia di successo mentre il Cae attende ancora il pagamento del grano duro dato al pastificio nel 2014, oltre 700 mila euro, tant è che ha bloccato pure le forniture. E all interno del Consorzio agrario di Forlì-Cesena-Rimini prevale un dubbio, che le iniezioni di liquidità da parte del sistema consortile siano servite a poco: le linee di produzione vanno tuttora «a singhiozzo» e mancano le commesse. Nel mirino del fronte del no, oltre alle quote del fondo immobiliare Agris pure le azioni della Banca Popolare di Vicenza. «Lo statuto sociale del Cae non prevede partecipazioni in società con oggetto non similare a quello del Consorzio: sia la Banca che il Fond o d i c h i a r a n o Confagricoltura, Cia e Copagri non sono neanche nostri lontani parenti! Poi queste operazioni dovevano avere una durata di pochi mesi invece così non è stato, senza alcun beneficio per i soci». Come farà ora il Consorzio a recuperare una perdita di circa sette milioni avendo una bassa marginalità? «Non c è nulla da recuperare la fa breve il dg. La gestione è già in pareggio e le operazioni di riorganizzazione fatte dopo la fusione col Consorzio agrario di Reggio Emilia consentono un futuro in espansione, già iniziato con una presenza nella provincia di Ferrara e un progetto di collaborazione col Consorzio agrario di Parma. Confido che il Cae con un fatturato aggregato di oltre 440 milioni di euro e secondo fra tutti i consorzi agrari, rimanga il primo in assoluto per consistenza patrimoniale ed economica». Ma Confagricoltura, Cia e Copagri controbattono: «Non va dimenticato che all utile di , nella gestione caratteristica 2014 (tabella 2 a fianco), vanno detratti gli oneri finanziari, le tasse che ci risulta debbano essere pagate da tutti e la parte straordinaria». Corrado Sorzini Sul web Puoi leggere gli articoli di Corriere Imprese, condividerli e lasciare commenti su ologna.it Alimentare L iniziativa I salumi emiliani sbarcano a Expo con Beretta Si parte domani Il meglio della salumeria emiliano-romagnola sarà raccontata a Expo (nella foto Palazzo Italia) in casa Beretta con una serie di eventi fino al prossimo 31 ottobre. Focus settimanali e momenti di spettacolo si alterneranno in piazza Beretta durante le prossime settimane a partire da domani. Ci saranno con la loro qualità Dop e Igp, il Prosciutto di Parma, i Salamini alla Cacciatora, il Culatello di Zibello, la Pancetta e la Coppa Piacentina, il Salame Piacentino, la Mortadella Bologna, lo Zampone e il Cotechino Modena, il Salame Felino e la Coppa Parma. Ben 11 prodotti made in Emilia-Romagna nelle dispense dell azienda Fratelli Beretta tra i 18 con certificazioni di qualità ed esclusività. Dal 1812, infatti, Beretta porta sulle tavole di milioni di persone in tutto il mondo i suoi salumi, preparati nel rispetto delle antiche ricette e delle peculiarità dei luoghi d origine, investendo nei prodotti a Origine Controllata e Indicazione Geografica Protetta: i 18 salumi certificati che Beretta vanta nella sua «Carta» sono il numero più alto di prodotti a tutela per un azienda alimentare. Ogni martedì da domani, dunque, in piazza Beretta andrà in scena la «Giostra dei Sapori»: una cesarina, un salumiere ed un food blogger renderanno omaggio agli insaccati della settimana con ricette, consigli e curiosità, tra tradizione e innovazione. Mentre al giovedì l appuntamento sarà con gli showcooking di Filippo Novelli, campione del mondo di gelateria. Maria Centuori Prezzo troppo basso e concorrenza straniera Ma la pesca vince rinnovando le varietà L agenda 15 luglio Continua il Road Show per presentare bandi per imprese e servizi territoriali a supporto della ricerca e dell innovazion e. Tour che si fermerà a Parma dalle 9 al Tecnopolo in via delle Scienze luglio C è tempo fino al 20 luglio per iscriversi agli incontri con la delegazione di buyer provenienti da Singapore, Hong Kong, Tailandia e operanti nel settore agroalimentare organizzati il 19 e il 20 ottobre alla Camera di commercio di Reggio Emilia. 31 luglio C è tempo fino a fine mese per iscriversi gratuitamente al Saie 2015 Fiera di Bologna 31 luglio C è tempo fino a fine mese per iscriversi alla missione imprenditoriale in Vietnam in programma dal 26 al 30 ottobre e organizzata da Unioncamere Emilia- Romagna Sono aperte le iscrizioni fino a fine settembre al bando promosso da Modena Confesercenti per favorire la nascita e il consolidament o di startup modenesi nei settori del commercio e del turismo La storia della peschicoltura italiana comincia a Massalombarda (Ra), tant è che oggi le Pesche e le Nettarine di Romagna si fregiano del marchio Igp. «Ora, però, bisogna ristrutturare l intera filiera», afferma Francesco Donati che nella pianura faentina coltiva nettarine, varietà precoce Laura. «Al momento la produzione è in linea con la domanda e i recenti dati Ismea confermano la crescita del consumo di frutta. Eppure i conti non tornano. Il prezzo all agricoltore è ancora troppo basso (25-35 cent al chilo le pesche gialle; quelle bianche e le nettarine; fonte: Camera di Commercio Fc) e la concorrenza straniera agguerrita». La soluzione? «Andare verso una struttura piramidale. Al vertice un unica associazione di produttori che regola tutto, dalle innovazioni varietali alla post raccolta fino al prezzo di vendita con le informazioni organolettiche indicate in etichetta». Infatti, la pesca può essere acida o subacida (rinfrescante o dolce) e «questa diversità di sapore non è facilmente riconoscibile sui banchi del mercato, quindi l acquirente rischia di tornare a casa con un frutto del gusto non desiderato», come spiega Alessandro Liverani, direttore incaricato del Cra-Unità di Ricerca per la Frutticoltura di Forlì. Esempio: Royal Glory (1,7 euro/kg nella grande distribuzione; fonte Cso) e Ruby Rich (1,8 euro/kg). «Sono varietà simili, di colorazione rossa e polpa gialla, coltivate in Emilia-Romagna da più di vent anni eppure di sapore contrastante: nella prima non si percepisce il grado di acidità pur avendo lo stesso contenuto zuccherino dell altra». Molto ricercate dal mercato sono anche le pesche piatte, (2,9-5,5 euro/kg) «gusto dolce e forma schiacciata come la Piattafortwo». La nettarina più rappresentativa del territorio è la Big Top (1,4-2,8 euro/kg), un innovazione Il frutto La pesca matura tra la prima e la seconda decade di maggio nelle zone meridionali, fino alla fine di settembre per le cultivar più tardive. Tra le varietà più famose la pesca gialla, la pesca bianca, la Nettarina, la pesca Saturnina, la Merendella nell ambito del patrimonio varietale del pesco: polpa gialla, croccante e bassa acidità con una tenuta in pianta superiore alle cultivar tradizionali. Tra le bianche, accanto all affermata Silver Giant (2,2-2,4 euro/kg) si stanno diffondendo le nuove con frutto di tipologia Big Top. Gianfranco Rambelli a Bagnacavallo produce solo queste ultime varietà, Romagna Red e Romagna Sweet: sapore dolce e aromatico, colore rosso intenso ed elevata produttività. «La Romagna Sweet fa anche 400q/ha. Ma il punto di forza la shelf life, vita di scaffale: oltre una settimana». Raccolgono anche le pesche bianche, Maura e Benedicte: «Gusto tradizionale non troppo dolce e assicurano si mantengono bene». Vende in azienda a 1,30-1,50 euro/kg. «Il futuro sta nelle varietà che maturano lentamente, in grado di contrastare il calo di consistenza della polpa e allungare così il periodo di raccolta».

14 14 Lunedì 13 Luglio 2015 Corriere Imprese

15 Corriere Imprese Lunedì 13 Luglio OPINIONI & COMMENTI L analisi Privatizzare e diventare competitivi SEGUE DALLA PRIMA Quinto: la privatizzazione dell Interporto di Bologna che, al momento, non si è realizzata per assenza di compratori, pur restando questo l obiettivo del mandato del nuovo cda. L elenco è certamente incompleto ma serve a porre in risalto l ampiezza e, nel contempo, la varietà della presenza pubblica nell economia in ognuna delle nostre città. Privatizzare società operanti in settori (industriali e/o di servizi) esposti alla concorrenza è una strategia portata avanti da decenni in moltissimi paesi dell Occidente, Italia compresa. Come utilizzare i ricavi che ne derivano? Questa, alla fin dei conti, resta la domanda fondamentale alla quale la classe dirigente deve fornire una risposta. Lo Stato centrale in Italia più che altrove si confronta con la necessità di abbattere il gigantesco debito pubblico. E fa sempre capo, di norma, al livello centrale di governo la fissazione delle regole del gioco per il passaggio dello Stato dal ruolo di «giocatore» a quello di «arbitro» (si pensi alla nascita delle autorità di regolazione di impronta anglosassone, almeno a parole). La domanda di fondo, dunque, diviene: come utilizzare, qui e ora, i proventi delle privatizzazioni su base locale-regionale? Non si cresce scrive Mariana Mazzucato nel suo bel libro, «Lo Stato innovatore (Laterza)» «senza massicci investimenti in aree fondamentali come l istruzione, la ricerca e la formazione del capitale umano. Questi investimenti, uniti a sistemi di innovazione istituzionali, che promuovono collegamenti orizzontali tra aree come la scienza e l industria, sono un elemento centrale per la competitività di un Paese». Il tempo è propizio per dimostrare come anche «dal basso» dalle nostre comunità locali possano nascere le cose nuove di oggi. Franco Mosconi Le lettere vanno inviate a: Corriere di Bologna Via Baruzzi 1/2, Bologna corrieredibologna.it Fax: oppure a: @ Il controcanto di Andrea Rinaldi FORLÌ E CESENA COSÌ DISTANTI COSÌ VICINE Piazza Affari L euro non aiuta E l export arranca Senso unico per la moneta unica? Spintonato dalla vicenda del debito pubblico di Atene, l euro non ha mostrato particolari apprensioni. Soprattutto nei confronti del dollaro Usa, il cui rapporto di cambio è sicuramente il più interessante. Nei momenti più acuti della crisi del debito greco molti osservatori avrebbero scommesso su un calo della quotazione della moneta di Francoforte. Fino a spingerne il valore alla parità con la valuta di Washington. Ma lo scenario, Grecia dentro o fuori dall euro, pareva già disegnato. La moneta unica avrebbe forse sofferto inizialmente dall uscita del Paese culla della democrazia, ma per riprendersi rapidamente. Non solo e non tanto perché anche i Paesi dell area euro sembrano indirizzati verso una crescita graduale del prodotto lordo, ma quanto perché alle autorità americane una quotazione elevata dalla loro valuta non piace tantissimo. In regime di Quantitative Easing, il cambio del biglietto verde è sceso in misura imponente. La strategia che attua in forma analoga la Bce non L intervento Integrazione di filiera, qualità e innovazione nei campi ecco la strada dell efficienza SEGUE DALLA PRIMA Ènostro dovere farla funzionare in modo sempre più integrato e aperto al mondo. Preparare il futuro, giocando un ruolo attivo senza subire gli eventi, richiede un salto di qualità e la massima valorizzazione delle risorse e dei talenti disponibili. Ecco perché il nostro progetto di punta all Expo è il World Food Research and Innovation Forum: un iniziativa sui temi della sicurezza alimentare e della disponibilità di buon cibo per tutti, che aspira a diventare uno strumento di crescita e sviluppo anche oltre l appuntamento milanese. Contemporaneamente, e non in contraddizione con questo impegno per una maggiore equità, c è la sfida della competitività che non Due città, un destino. Potrebbe sintetizzarsi così la nuova vita di Forlì e Cesena, capoluoghi romagnoli «così distanti, così vicini» di cui abbiamo raccontato il nuovo corso nel precedente numero di Corriere Imprese. Una coabitazione forzata, da quando a cavallo fra gli anni 90 e 2000 l ente provincia ha riunito sotto di sé le due cittadine. Ma che non smette di stupire, anche se ancora certi campanilismi resistono così come certe frizioni politiche. In effetti qualcuno potrebbe obiettare che siamo stati stroppo ottimisti nel nostro articolo, ma quello che abbiamo visto, lo abbiamo scritto e non possiamo dunque non avere fiducia. Ecco, forse avremmo potuto soffermarci sul turismo, che qui, come in buona parte della Rivera, sconta ancora una certa vetustà nelle strutture ricettive. Il nodo infatti sta nella diversa gestione, come sottolinea la stessa Camera di commercio, e i dati lo dimostrano: bed & breakfast e alloggi privati +4,6% rispetto al 2013, mentre rimane sostanzialmente stabile il numero degli hotel. Dunque il viaggiatore di Angelo Drusiani produce analogo effetto sul cambio dell euro. Due pesi, due misure? Forse. In realtà, la mancanza di una politica coordinata a livello di Paesi che hanno adottato la moneta unica europea toglie alla Bce le potenzialità che può utilizzare la Federal Reserve. Lasciate ogni speranza o voi che esportate? Tornerà la valuta d area euro a indebolirsi, per consentire una maggiore concorrenza da parte delle aziende dell area stessa? Forse no. Almeno nel medio periodo. La moneta europea non sarà di aiuto a chi fattura principalmente sui mercati extra euro. Un aiuto, peraltro, che assume un ruolo particolarmente significativo in una fase in cui le economie mondiali non brillano certo per abbondanza di scambi. Ma per ora bisognerà vincere la battaglia commerciale con prodotti che possano penetrare i mercati esteri soprattutto per la loro qualità intrinseche. Dall euro probabilmente non c è da aspettarsi quella spinta spesso determinante nel vincere la concorrenza! dobbiamo perdere di vista, ma anzi riportare al centro. Per una competizione basata sulla qualità, scelta strategica di fondo per la nostra agricoltura, occorre perseguire obiettivi di efficienza delle imprese, livelli sempre maggiori di aggregazione e innovare sia le tecniche agronomiche, che le modalità di proposizione dei nostri prodotti sui mercati. Il trasferimento tecnologico è un punto centrale del nuovo Programma regionale di sviluppo rurale , con 93 milioni di euro destinati a interventi di formazione e informazione; assistenza tecnica; innovazioni di processo, di prodotto e organizzativa. Tra le novità vi sono i Gruppi operativi per l innovazione: forme di partenariato tra le aziende agricole, le università e i centri di ricerca, con l obbligo di trasferire le nuove tecniche alle imprese partecipanti, ma anche di rendere pubblico il risultato del loro lavoro. Ad essi destiniamo risorse specifiche per 50 milioni. Ulteriori risorse potranno essere ricercate nell ambito di programmi come Horizon Questa Regione persegue l obiettivo della competitività lavorando sulla qualità dei propri prodotti, vere eccellenze del made in Italy; sull innovazione e sull integrazione di filiera. Per cogliere appieno le potenzialità di una domanda di cibo e vino italiano, che è in crescita e recuperare incrementi di valore aggiunto e di redditività per il mondo agricolo. Ecco perché c è bisogno di più ricerca, sia applicata che di base e di compiere uno sforzo corale, puntando sulle reti e sul dialogo tra università e mondo delle imprese. Simona Caselli assessore regionale all Agricoltura, Caccia e Pesca sta cambiando, è mordi e fuggi, ha pochi soldi in tasca e predilige un diverso tipo di pernottamento. Meglio sbrigarsi a cambiare. In queste terre poi piace molto fare squadra. Cito solo l Unione dei comuni della Romagna Forlivese, primo caso in regione di adesione di un comune capoluogo di provincia (Forlì) ad un Unione dove figurano l Unione Acq u a c h e t a, l a C o m u n i t à m o n t a n a dell Appennino forlivese e gli ulteriori comuni di Bertinoro, Forlimpopoli e Castrocaro Terme. O pensiamo al singolare esperimento di Romagna Iniziative. Avviato nel 1996 per finanziare il Cesena calcio, riunisce dieci grandi aziende del territorio che dal mondo del pallone hanno allargato gli investimenti ad altri ambiti: sono Orogel, Technogym, Sgr servizi, Manuzzi viaggi, Fratelli Battistini, Gruppo Trevi, Hippogroup, Amadori, Cassa di Risparmio di Cesena e Camac. Una grande squadra di imprenditori che ha deciso di ridare alla comunità quello che dal suo lavoro ha preso. Certo, la disoccupazione e la morìa di imprese ha fatto strage anche qui, ma gli anticorpi e le buone pratiche per resistere alle situazioni avverse sono un patrimonio di cui andare orgogliosi. Fatti e scenari Occupazione giovanile Kerakoll cerca laureati under 26 Saranno i manager di domani Kerakoll ci riprova. In un sistema lavoro (e in un sistema Paese) dove essere giovane è diventato un demerito, l azienda sassolese leader nel green building scommette per il terzo anno consecutivo sugli under 30 per crescere. C è tempo infatti fino al 31 luglio per candidarsi alla campagna di recruiting «Kerakoll 4 talent». Kerakoll cerca giovani neolaureati sotto i 26 anni, senza esperienza, da assumere e formare per 5 anni e poi avviare alla carriera di manager internazionale. Si richiede: laurea in economia, management, marketing, ingegneria gestionale, perfetta conoscenza dell inglese. Basta inviare il proprio curriculum su il colloquio avverrà proprio con Gianluca Sghedoni, l amministratore delegato che ha promosso questa iniziativa. «Aono alla ricerca di quelli che non vuole nessuno dice Sghedoni giovani neolaureati, privi di esperienza ma ricchi di talento» Al timone Gianluca Sghedoni, ad di Kerakoll Tempi di diversificazione Bper punta al car renting per tonificare i bilanci Tempi duri anche in banca. Con tassi che rasentano lo zero, sofferenze in volo e costi di struttura figli dei fasti del passato quindi ancora troppo alti racimolare margini di profitto è diventata un impresa quasi impossibile. Così il nuovo imperativo è diversificare, trovando business che possano tonificare la colonna degli utili nei magri bilanci degli esercizi post Lehman Brothers. La compassata Bper Banca, per esempio, ha scelto di buttarsi sul car renting e la scorsa settimana, attraverso un aumento di capitale, ha rilevato il 35% della reggiana Sifà (Società Italiana Flotte Aziendali), una nuova realtà che si occupa di noleggio a lungo termine (Nlt) di flotte aziendali. A prima vista sembrerebbe un eresia, ma in fondo non lo è poi tanto. Non siamo tanto lontani, infatti, da altri servizi abitualmente erogati dalle banche ad aziende e clientela privata, come il leasing o il credito al consumo. IMPRESE A cura della redazione del Corriere di Bologna Direttore responsabile: Enrico Franco Caporedattore centrale: Gianmaria Canè Editoriale Corriere di Bologna s.r.l. Presidente: Alessandro Bompieri Amministratore Delegato: Massimo Monzio Compagnoni Sede legale: Via Cincinnato Baruzzi, 1/ Bologna Testata in corso di registrazione presso il Tribunale Responsabile del trattamento dei dati (D.Lgs. 196/2003): Enrico Franco Copyright Editoriale Corriere di Bologna s.r.l. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo quotidiano può essere riprodotta con mezzi grafici, meccanici, elettronici o digitali. Ogni violazione sarà perseguita a norma di legge. Stampa: RCS Produzioni Milano S.p.A. Via R. Luxemburg Pessano con Bornago - Tel Diffusione: m-dis Spa Via Cazzaniga, Milano Tel Pubblicità: Rcs MediaGroup S.p.A. Dir. Communication Solutions Via Rizzoli, Milano Tel Pubblicità locale: SpeeD Società Pubblicità Editoriale e Digitale S.p.A. Via E. Mattei, Bologna Tel Poste Italiane S.p.A. - Sped. in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, Art.1, c.1, DCB Milano Supplemento gratuito al numero odierno del Direttore responsabile Luciano Fontana

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