Milano controcancro anni di prevenzione assistenza e volontariato per tutti

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1 Milano controcancro anni di prevenzione assistenza e volontariato per tutti

2 2008 Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori Sezione provinciale di Milano

3 Milano controcancro Guido Vergani Stefano Grassi Laura Beltracchini Rita Pinto

4 A Guido Vergani e a tutti coloro che hanno contribuito a 60 anni di storia

5 M ILANO CONTRO C ANCRO P RESENTAZIONE Presentazione Sessant anni si possono considerare un età ragionevole, per asserire di aver acquisito esperienza in tutti i campi della nostra vita, ma per potersi considerare arrivati, la strada è ancora lunga da percorrere. I 60 anni che la Sezione milanese della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori celebra nel 2008, rappresentano un lungo cammino, a fianco dei cittadini, per preservarli dalla malattia e per garantire una buona qualità di vita a chi ne è colpito, sostenendolo in tutte le problematiche connesse. Le conquiste faticosamente ottenute sono il frutto di un impegno pionieristico e costante nel tempo. Nell ultimo decennio, attraverso la scoperta di nuove molecole dei farmaci biologici, si è potuto modificare in modo sostanziale il trattamento di alcuni tumori. In campo diagnostico si sono perfezionate le apparecchiature, che permettono diag nosi sempre più precise e precoci: il principio della tempestività è essenziale nel riconoscimento e nell ag gressione della malattia. Uno degli elementi fondamentali di successo per la guarigione di parecchi casi di tumore è proprio la diagnosi precoce, resa possibile da sistematici controlli, a cui si dovrebbe sottoporre ciclicamente tutta la popolazione. La nostra Associazione lavora in qualità di braccio operativo della scienza, funge da portavoce sulle modalità da seguire per proteg gere la propria salute, mette a disposizione le strutture per attuare concretamente la diagnosi precoce, è un interfaccia tra i cittadini, i medici e le Istituzioni, è accanto ai malati in tutte le fasi della patologia, per migliorare sempre più i servizi, le cure, la vita. Nei prossimi dieci anni, la ricerca forse arriverà a consentire di curare il cancro, con farmaci ef - ficaci, senza interventi che pregiudichino la qualità di vita; sicuramente aumenteranno i casi di cronicità, con la quale imparare a convivere, come accade per altre patologie. Il mio sogno per il futuro? Che il cancro sia definitivamente debellato. È l augurio che faccio a tutti, unito ad un profondo grazie, rivolto a coloro che ci aiutano quotidianamente nello svolgimento della nostra attività e a coloro che ci sostengono, permettendoci di svolgerla. Gianni Ravasi 3

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7 Guido Vergani Stefano Grassi

8 P REFAZIONE M ILANO CONTRO C ANCRO Prefazione La storia della salute e della cultura, che la sostiene, può esser meglio compresa, piuttosto che attraverso l evoluzione dell intero complesso dei fatti sanitari (e dei fattori positivi e negativi che tali fatti determinano), attraverso lo svolgimento nel tempo di un certo aspetto o problematica di grande rilevanza esistenziale e di grande portata sociale. È come se, attraverso il prisma selettivo, costituito da una questione di vitale importanza, le svariate componenti della questione sanitaria si ricompongano in un filo di luce monocromatica di solare chiarezza. Fuor di metafora, la questione dei tumori e della lotta intrapresa contro di essi è, a partire dalla svolta epidemiologica di metà Novecento (quella che ha segnato il prevalere delle malattie metabolico-degenerative dal presente sulle malattie epidemico-contagiose del passato), l oggetto di una storia molto istruttiva ed educativa, in grado di far meglio comprendere i vari aspetti-biologici, psicologici, clinici, umani (individuali e collettivi) - del problema salute nell odierna società del benessere. Questo libro, che traccia la storia dei cinquant anni di vita ( ) della Sezione Milanese della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, è un ottimo esempio di microstoria atta a far comprendere meglio la macrostoria sanitaria del nostro paese nell ultimo semisecolo del suo complesso svolgimento. Il libro è un riferimento esemplare, essenziale, di una piccola-grande storia di bisogni e di problemi, di idee e di valori, di opere e di uomini. I bisogni, anzitutto. Nella seconda metà del Novecento i tumori hanno presentato una crescente dilatazione demografica, incidendo in sempre più larghe quote di popolazione; hanno rivestito una crescente importanza economica, incidendo via via sempre più nelle fasce di età produttiva; sono cresciuti definitivamente alla dimensione e al rango di malattia sociale, sostituendo in tale ruolo le malattie infettive del semisecolo precedente; hanno visto crescere la loro risonanza umana, ponendosi nel centro emotivo dell esistenza di tante persone e nel centro etico della conoscenza dello Stato e della società civile. Proprio dalle file più consapevoli e responsabili di questa società civile nacque cinquant anni or sono una presa di coscienza di questi problemi assillanti: dal seno della Sezione milanese della Lega trasse origine una politica di programma, d iniziativa, di stimolo, che fu anteriore e prioritaria rispetto ad ogni altra politica, a ogni altra (come oggi si ama dire) filosofia. Politica (etica della pòlis) e filosofia (teoretica ed etica) hanno questo in comune: l etica, appunto. Le idee della Sezione milanese della 6

9 M ILANO CONTRO C ANCRO P REFAZIONE Lega, prima o più che concetti, furono opzioni etiche, scelte di valori. Tale fu l ideafaro della prevenzione globale, comprendente: la prevenzione primaria, un grande valore universale in grado di proteggere tutti, dai più ai meno forti socialmente; la prevenzione secondaria, da attuarsi non solo a livello di strutture tutelari, ma anche sul piano della salute informata e consapevole; la prevenzione terziaria, mirante ad assicurare a ciascuno il miglior trattamento possibile in campo diagnostico e terapeutico. Una seconda grande idea fu quella della educazione alla salute, vuoi degli esercenti le professioni sanitarie, attraverso una formazione professionale tecnicamente aggiornata e umanamente acculturata, vuoi degli utenti, cioè di tutti quanti indistintamente, attraverso intraprese finalizzate a cambiare la vecchia immagine della malattia inguaribile, a controllare e preservare l ambiente, a modificare gli stili di comportamento, a stimolare l auto-educazione e l auto-cura, a cercar di migliorare la qualità della vita. Una terza grande idea, infine, fu quella della cultura dell aiuto, dell assistenza al malato secondo le sue esigenze e le sue aspettative, ispirata all assistere, cioè allo stare ripetutamente e continuamente accanto, all aver pazienza con il paziente e al palliare, ove il guarir non ha luogo, come scriveva in un Discorso della morale del medico, pubblicato a Milano nel 1852, il medico Giuseppe Del Chiappa. Una cultura della solidarietà, resa concreta e tangibile dal volontariato militante. Milano e il suo territorio sono stati la sede delle tante opere, delle campagne anti-fumo e degli screening di massa, dei corsi di aggiornamento e dei comitati di assistenza, degli ambulatori oncologici e delle delegazioni di quartiere, delle tante presenze nelle camere dei malati ospedalizzati e nelle case dei malati seguiti a domicilio, delle linee-guida indicate dalla istituzione con cui la Sezione milanese della Lega fu in costante rapporto osmotico e in parte si identificò: l Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori. Gli uomini dell Istituto e della Lega - presidenti, consiglieri, delegati, fiduciari, medici, studenti, infermieri, assistenti socio-sanitari, volontari, testimoni, amici - hanno vissuto vite parallele, anzi convergenti verso un unico fine, in una Milano che sempre più si dilatava a metropoli. Un aforisma dell antica, forse perenne medicina ippocratica, recita che ubi morbus, ibi remedium. Nella contraddittoria città del progresso tecnologico e dell inquinamento ambientale, della competizione e dell emarginazione, dell affollamento e della solitudine, dell abbandono e dello stress, la Sezione di Milano della Lega ha svolto in cinquant anni e continua a svolgere una funzione, lungi dall essere esaurita e anzi oggi più che mai necessaria, di alta civiltà sanitaria nel solco tradizionale della charitas lombarda e della vocazione all impegno della popolazione milanese. Giorgio Cosmacini 7

10 M ILANO CONTRO C ANCRO Nascita e sviluppo della Sezione milanese incontro è stato convocato dal direttore L dell Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, Pietro Rondoni. È la fine di aprile del Ad ascoltare la sua accorata relazione, ci sono i cinque primari dell Istituto. Alla destra di Rondoni, titolare della cattedra di patologia generale alla Statale e studioso di fama internazionale per le sue scoperte nel campo della cancerologia sperimentale applicata alla biochimica dei tumori, c è il futuro sindaco di Milano, il chirurgo Pietro Bucalossi. Di fronte, siedono il responsabile della Divisione di Biologia Valentino Carminati e il primario di Ginecologia Prisco Natale. Alla sua sinistra, il dirigente interinale della Divisione Anatomo- Patologica Carlo Sirtori, con grafia precisa e minuta, prende appunti su un largo quaderno di computisteria. In fondo all immenso tavolo di mogano, un po appartato, Felice Perussia, nascosto dietro due spesse lenti, segue pensieroso l intervento del direttore. Perussia dirige la Sezione di Radiologia ed è autore, con Pugno Vanoni, del primo grande trattato di terapia radiologica. Pietro Rondoni, di formazione tedesca, è un uomo di grande cultura. Gli è stata affidata la direzione dell Istituto, dopo la morte di Gaetano Fichera. Il suo aspetto è quello di un uomo apparentemente severo, non alto di statura, di figura massiccia. Indossa, non senza una certa nonchalance, un cappello alla Fellini e un grande pastrano. È un ballerino accanito, che approfitta di ogni momento libero per scatenarsi in pista, senza disdegnare nemmeno le balere della zona. A parte questo hobby, la sua vita è interamente dedicata all Istituto. In quella riunione, il suo discorso verte su due punti fondamentali: il forte aumento dei tumori registrato negli ultimi anni e il terribile impatto sociale della malattia. È necessario, dice, che al lavoro svolto a livello nazionale della Lega per la Lotta contro i Tumori si affianchi un incisiva azione cittadina. Solo attraverso un attenta e capillare opera di sensibilizzazione del pubblico si può cambiare l immagine della malattia, immagine che non facilita la battaglia contro il cancro. L unico modo per combattere efficacemente il cancro è riuscire a diagnosticarlo il più presto possibile. Per riuscirci, occorre prima di tutto parlarne e farne parlare, rompendo la crosta di silenzio, di disperato fatalismo, di vergogna, quasi fosse un castigo divino. L entusiasmo volontaristico dei sei medici milanesi che dopo una massacrante giornata d ospedale trovano il tempo e la voglia di dibattere il che fare? contro il cancro, è tipico di quel momento italiano. Il Paese intero vive a maniche rimboccate. L Italia risale dal precipizio del disastro, scrollandosi di dosso gli incubi e le macerie della guerra. Ciascuno profonde il massimo delle proprie energie. Tutti si danno da fare per la ricostruzione. Le città risorgono a tempi da record. Tornano a funzionare centri pro-

11 M ILANO CONTRO C ANCRO G IACINTO F ACCHETTI duttivi, strutture sociali e culturali. Già alla metà e sul finire del 1946, a un anno e poco più dalla Liberazione, Milano si è ridata i suoi totem, i suoi simboli, la Scala e la Fiera Campionaria. La Scala era stata colpita nelle incursioni dell agosto 43. In un elenco delle priorità da affrontare nell emergenza del dopo guerra, un teatro poteva, in apparenza rappresentare l effimero, in quella Milano di senza tetto, di forzate coabitazioni, di scuole incendiate, di ospedali senza corsie. Ma la Scala era Milano, era dentro al sangue della sua gente: non un emblema, ma qualcosa di vitale nella cultura collettiva della città, come senso dell esistenza, come appartenenza a una storia. Lo aveva capito Antonio Greppi, il primo sindaco di Milano liberata, e si era battuto, vincendo, perché i lavori di ricostruzione venissero iniziati subito. Dall America, l esule Arturo Toscanini aveva contribuito con un milione. Il 28 aprile del 1946, Toscanini tornò a Milano. Lo portarono alla Scala. La sala era in penombra. Fra il via vai degli operai, dei tappezzieri, dei falegnami, il maestro si diresse al centro della platea. Si fermò. Battè ritmicamente le mani per provare l acustica, una, due volte, a misurare echi, risonanze, intensità. Disse: È sempre la mia Scala. Fu il suo imprimatur. Tredici giorni dopo, la sera dell undici maggio, un sabato Toscanini salì sul podio per riconsacrare, come scrissero i giornali d allora, il teatro. La piazza nereggiava di folla. Milano era scesa nelle strade attorno alla Scala, gremiva la Galleria, il sagrato del Duomo. Erano spazi che sapevano ancora di guerra. Toscanini attaccò l ouverture della Gazza Ladra di Rossini, la preghiera del Mosè, il coro del Nabucco, il Te Deum. Attraverso gli altoparlanti, la musica irrompeva nelle vie, nelle piazze. Attraverso la radio, quelle note arrivarono in tutt Italia. Era davvero la pace e, il 12 settembre, la pace ebbe il suono delle sirene che annunciavano la riapertura della Fiera Campionaria, che era uscita a pezzi dall inferno dell agosto 1943, dalle 2450 tonnellate di bombe e spezzoni in quattro notti di morte, di intere strade polverizzate. Erano sirene ben diverse da quelle che avevano terrorizzato le notti di guerra. Riapriva la Fiera: quel prolungato segnale ebbe lo stesso ottimistico effetto della rossiniana Gazza Ladra nella sera scaligera dell undici maggio. Passarono meno di due anni. Erano alle spalle le prime elezioni a suffragio universale (le donne avevano debuttato alle urne), il referendum che aveva dato la vittoria alla Repubblica, la cacciata di comunisti e socialisti dal governo. Il democristiano Alcide De Gasperi stava per trionfare nel furibondo scontro elettorale del 18 aprile 1948, sfiorando la maggioranza assoluta contro il Fronte Popolare, l alleanza socialcomunista. In quel 1948, ovunque, è un ribollire di iniziative. Il benessere è ancora lontanissimo. Ma l Italia è in marcia. La cura Einaudi, che dalla primavera del 1947 ha imposto una politica economica di estrema austerità e di totale liberismo con aumenti delle tariffe, tagli alla spesa pubblica, stretta ai cordoni del credito, comincia a dare frutti. Gli aiuti americani (programma Unrra e Piano Marshall) sono una buona stampella. La produzione industriale che, nel 1947 è rimasta ferma al 70 per cento del livello 1938, sale al 90 per cento. Toccherà il 104 nel 1949 e il 127 nel Mentre le importazioni vengono contenute, le esportazioni triplicano nel giro di due anni. Le riserve valutarie aumentano dai 70 milioni di dollari del 47 ai 440 del 48, agli 885 del 49, ai 921 del 50. La produttività, alla fine del 48 è già ritornata ai livelli dell anteguerra e, in molti settori questo traguardo è addirittura stato superato. Ma se l Italia intera va coraggiosamente ma con grandi scompensi (nel 1951, una ricerca rivelerà che il 38,2 per cento delle famiglie non mangia mai carne) verso la sua rinascita, Milano viaggia con una marcia in più. Fa tutto più in fretta. La città trae da sé una forza di carattere e un energia inimmaginabili. In quel 1948, quasi tutte le macerie, camion dopo camion, sono già andate a formare quella che oggi è la montagnola di San Siro. Milano è un uni-

12 M ILANO CONTRO C ANCRO co gigantesco cantiere. I bombardamenti hanno distrutto 8 mila edifici creando un fabbisogno di 259 mila nuovi locali di abitazione. La città si rimette in piedi al ritmo di 10 mila stanze all anno. Già vanno a pieno regime le grandi fabbriche della sua cintura industriale e la potenza produttiva milanese traina le aree contigue di Genova e Torino, costituendo quel triangolo d oro che per un decennio sarà alla guida dello sviluppo italiano. Anche la vita scientifica riprende vigore. Superati i problemi, le contingenze della guerra, la medicina torna a occuparsi dell ordinario. Si riallacciano e si allargano gli scambi con l estero. Al centro dell interesse sanitario è la malattia, un tempo timorosamente taciuta, che si va crudelmente imponendo come il male del secolo: il cancro. Si studiano anche in Italia le nuove metodiche già operative in altri Paesi. Nell ottobre 1947, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori ha organizzato a Montecatini Terme il quarto congresso nazionale. La delegazione più numerosa è stata quella dei medici milanesi. Pietro Rondoni, capofila delle ricerche sul cancro in Italia, è stato eletto presidente della Lega. Dagli interventi dei sanitari è emerso un quadro allarmante. Il cancro uccide ogni anno 42 mila italiani. La strategia da adottare, ha affermato Rondoni, deve essere quella di potenziare i centri di diagnosi e cura esistenti, concentrandovi la scarsa disponibilità italiana di radium, la preziosissima e rara sostanza radioattiva che permette di curare alcune localizzazioni della malattia. Il 12 aprile 1948, l Istituto Tumori di Milano celebra il ventennale della sua fondazione. La cerimonia è quanto mai sobria: L EA P ERICOLI una serie di conferenze scientifico divulgative tenute dai cinque primari, Prisco Natale, Pietro Bucalossi, Carlo Sirtori, Felice Perussia e Valentino Carminati, nella sede della Società Medico Biologica Lombarda. È in quest occasione che Rondoni lancia l allarme per il preoccupante scarseggiare dei mezzi finanziari a disposizione dell Istituto. Pochi giorni dopo, nella riunione convocata da Rondoni all Istituto, si decide il varo della Sezione milanese della Lega. Alla presidenza viene chiamato il chirurgo Pietro Bucalossi, uno dei medici più in vista dell Istituto, una figura di scienziato e di politico che riuscirà a incidere profondamente nella storia di Milano e del Paese. Le risorse sono scarse. In quel suo primo anno di vita, la Lega destina 300 mila lire (il tram costava 15 lire e il quotidiano 14 lire) 1978 all assistenza ai malati. È poco, ma è già indicativo di quell impegno umanitario, oltre che medicoscientifico, che sarà l asse portante del sodalizio. Via via, una campagna di sensibilizzazione della comunità cittadina calamiterà ingenti lasciti verso l Istituto e innescherà il primo nascere del volontariato. Sulla spinta di questa disponibilità di uomini e mezzi, la Sezione milanese diventa, sin dal suo debutto, il fulcro della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori e avvia quell opera di alfabetizzazione sanitaria di massa che riuscirà, nell arco di pochi anni, a incidere radicalmente sul pesante impatto sociale della malattia. I primi progetti di ricerca cominciano alla fine del 40, con l indagine di massa tra gli operai e gli impiegati di alcuni grandi stabilimenti industriali di Sesto San Giovanni e Cesano Maderno. Lo screening rivela tumori maligni curabili nell 1,7 per cento dei casi esaminati. È un esempio illuminante dei risultati che il lavoro del- 10

13 M ILANO CONTRO C ANCRO la Lega milanese comincia a produrre. Dove non arriva l Istituto, il cui compito è quello di diagnosticare e curare i casi che si presentano in ambulatorio, spesso in forme già conclamate, può arrivare la Lega. È il passo iniziale di un cammino che sarà estremamente meritorio anche sul piano psicologico. Grazie all opera di sensibilizzazione, svolta dalla Sezione milanese della Lega, il cancro, da morbo innominabile, da male oscuro e pressoché incurabile, assumerà nell immaginario collettivo la connotazione di una malattia grave, spesso gravissima, che può, però, essere affrontata, combattuta e se diagnosticata precocemente, anche vinta. In quegli anni, alla voglia di fare si accompagnava la voglia di divertirsi e di recuperare cultura. C era un grande bisogno di dimenticare. Non a caso, fu quella l età dell oro della rivista musicale. Si delirava per le donnine di Macario che imperava con Febbre Azzurra. Wanda Osiris trionfava con le scalinate, lo sfarzo, il birignao, le canzoni zuccherine. La disossata maestria di Totò teneva banco. Di lì a poco, persino una straordinaria mattatrice della prosa, Dina Galli, avrebbe portato i suoi settant anni e passa sulla passerella della rivista Quo Vadis. Anche il ritorno dello sport aiutava ad archiviare un lungo incubo. Già era febbrile il dualismo Bartali-Coppi che, sulle strade di un Paese ancora martoriato, si era acceso a dividere gli italiani anche ideologicamente, perché Fausto piaceva ai laici e Gino frequentava le sagrestie. Era ripreso il campionato e l assoluto monopolio del Torino di Mazzola, di Maroso, di Loik, di Gambetto non spegneva le passioni. Stava per debuttare la Sisal, madre del Totocalcio: il primo dodicista sarà proprio un milanese, Emilio Biasetti, con una colonna da 30 lire per 464 mila lire di vincita. Era rinato il premio Bagutta. Fontana aveva avviato, in pittura, il Movimento Spaziale. Morlotti, Vedova, Ajmone, Bergolli, Dova e Peverelli avevano lanciato il Manifesto del Realismo nelle arti figurative. Leo Longanesi aveva varato la propria casa editrice con Tempo di uccidere di Ennio Flaiano e Fuga in Italia di Mario Soldati. Moravia aveva pubblicato 1978 La Romana, Primo Levi Se questo è un uomo. Erano uscite Le lettere dal carcere di Gramsci. Giorgio Strehler e Paolo Grassi avevano inaugurato il Piccolo Teatro in via Rovello, con L albergo dei poveri di Gorkij. Nasceva, alla periferia nord-ovest della città il QT8, il Quartiere Triennale 8, di Piero Bottoni. Era rinata anche la Galleria, simbolo della città lombarda. Per ricostruire la cupola e le volte progettate da Giuseppe Mengoni, erano stati usati metri quadrati di vetro retinato e quintali di ferro, per una spesa di quasi cento milioni di lire d allora. Giorno dopo giorno erano riemersi da sotto le impalcature gli stucchi, le decorazioni, i mosaici sbriciolati dai bombardamenti e dalle intemperie. La riapertura della Galleria è il segno manifesto che il cuore della vita ambrosiana torna a pulsare, che comincia una stagione d oro per i milanesi. La guerra è ormai lontana. Nelle strade circolano le Lambrette. A Monza riparte il Gran Premio. Tra le auto, ai nastri di partenza c è un bolide sconosciuto. Debutta la rossa di Enzo Ferrari. Nel 1950, il Paese ha recuperato il reddito nazionale dell anteguerra. La lira, dopo la cura Einaudi è stabile. La ricostruzione può dirsi realizzata. L Italia accelera il passo verso quel benessere che, alla fine del decennio, verrà fotografato da queste cifre. Ottantuno italiani su mille hanno il televisore. Otto su cento l automobile. I consumi di polenta e di fagioli sono diminuiti del 65 per cento, mentre sono raddoppiati i consumi di carne, uova, formaggio e burro e quadruplicati quelli di zucchero e caffè e sono triplicati quelli di olio d oliva. La produzione di energia è raddoppiata, quella delle auto quasi quintuplicata. Gli italiani del triangolo industriale scoprono il fine settimana. Quelli del Mezzogiorno, invece, sono costretti a scoprire il miraggio del nord: sempre emigrazione è (in quindici anni sette milioni di lavoratori si trasferirono dal sud), sempre valige di cartone sono, ma almeno non al di là delle frontiere. Non è ancora il Bengodi. Ma è stato l inferno. Sono gli anni in cui la Milano politica cambia colore. La Democrazia Cristiana diventa il primo partito cittadino. Nelle amministrative del 51, infatti Antonio Greppi, il grande sindaco socialista della rico- 11

14 M ILANO CONTRO C ANCRO D INO M ENEGHIN Un obiettivo della vera prevenzione è convincere la gente a non fumare W ALTER Z ENGA 12

15 M ILANO CONTRO C ANCRO struzione, esce sconfitto. Il suo posto a Palazzo Marino viene ricoperto dal tisiologo socialdemocratico Virgilio Ferrari, fattivo e probo. È appassionato d arte. Ed È infatti con tre importantissime iniziative storico-artistiche che Milano s impone quell anno al centro dell attenzione nel panorama culturale europeo: le grandi mostre dedicate a Van Gogh e a Picasso e l acquisto, da parte del Comune della Pietà Rondanini di Michelangelo, destinata al Museo del Castello Sforzesco. Nel decennio Cinquanta, Milano rilancia anche la sua vocazione di capitale della carta stampata e dell editoria. Nel 51 esordisce in edicola la Notte di Nino Nutrizio, che si afferma come giornale popolare, dedicando ampio spazio alla cronaca nera e allo sport e dando i voti agli spettacoli serali. L avvenimento del decennio, però, una vera rivoluzione nella storia del giornalismo italiano, è del 21 aprile 1956: esce Il Giorno diretto da Gaetano Baldacci. Per l impaginazione, il taglio degli articoli, i supplementi in rotocalco, il giornale fondato dall editore Cino Del Duca e ceduto in seguito all Eni, allora guidato da Enrico Mattei, è una grossa novità dell editoria italiana. In breve tempo, il nuovo quotidiano raggiunge una vasta diffusione, insidiando persino la solida leadership nazionale del Corriere della Sera. L euforia di quegli anni, la fiducia nel progresso e nello sviluppo, sono testimoniate anche dagli interventi urbanistici. Si allargano le strade, si costruiscono grattacieli. Simbolo estremo della modernità è il Pirellone di Giò Ponti che, nel 1960, si affiancherà al Galfa e, più nel centro storico, alla Torre Velasca, progettata dallo studio BBPR, sigla degli architetti Belgiojoso, Banfi, Peressutti e Rogers: il gigantesco fungo con testa aggettante di via Larga, che sembra evocare un castello rinascimentale S ANDRA M ONDAINI 13 In questo quadro politico-sociale la Lega per la Lotta contro i Tumori, guidata da Bucalossi, può dare vita a quel vasto programma di prevenzione che investirà tutta la città. Nel 1954, i volontari della Lega, in collaborazione con la Divisione Ginecologica dell Istituto, riescono a portare a termine, anche con centinaia di visite domiciliari, un impegnativo programma per la diagnosi precoce del cancro all utero. È la prima campagna di massa. Parallelamente al lavoro, alla strategia della prevenzione, la Lega è attivissima sul piano dell assistenza e lo diventa ancora di più nel 1955, quando il presidente Bucalossi pone agli associati il problema dei cancerosi inguaribili, che allora non si chiamavano terminali. Gli aspetti familiari, sociali e morali dell assistenza al canceroso inguaribile sono estremamente complessi, scrive Bucalossi. Si tratta infatti di ammalati di ogni età, da quella innocente dell infanzia, a quella intensa della maturità, a quella infine che della vita riassume tutte le esperienze. Di ammalati inoltre, per i quali il verdetto della ragione ha fissato un destino irreparabile ma che, pur inguaribili, si possono e si debbono curare con un impegno pronto e continuo per alleviarne le sofferenze materiali e morali. È un impegno del resto al quale risponde talvolta un recupero insperato e spesso assai prolungato. Il problema presenta, tra i tanti, due aspetti: quello dell assistenza mediante il ricovero in luoghi opportuni e quello dell assistenza a domicilio. Al ricovero, che costituisce indubbiamente la soluzione ideale, si oppongono vari fattori, primo fra tutti quello dell inadeguatezza tecnica e ambientale dell attuale struttura ospitaliera per ammalati cronici. Inoltre, l onere finanziario per un ricovero prolungato non è spesso sopportabile dalle risorse familiari né il malato si adatta sempre a un distacco definitivo dalla sua casa. L assistenza a domicilio presuppone severi criteri organizzativi, personale sanitario idoneo ed un imponente attività materiata di spirito di abnegazione. Senza indulgere a facili drammatizzazioni, si può affermare che non esiste spettacolo più angosciante del canceroso inguaribile che attende la fine delle sue sofferenze nella sua abitazione. Recentemente, un autore americano, Cryle

16 M ILANO CONTRO C ANCRO jr.,svolgendo alcune considerazioni sul più ampio problema della curabilità del cancro, esprime concetti che vale la pena di ricordare. Essi si riferiscono a uno degli aspetti più penosi che caratterizzano tali situazioni in un paese ricco e per il quale preoccupazioni di carattere finanziario potrebbero apparire anacronistiche. Dice Cryle, che il costo di una cura nella fase terminale della malattia è sufficiente a rovinare molte famiglie; in molti casi è così elevato da compromettere e sacrificare lo standard di vita e le stesse possibilità di educazione di generazioni successive. Ma anche l aspetto psicologico di queste situazioni non si presenta meno amaro. Tutta l armonia dell ambiente familiare è alla lunga appesantita e talvolta corrotta da un atmosfera tesa, preoccupata, ansiosa, che rompe l equilibrio dei rapporti umani e che si riflette negativamente specialmente sui bambini e sui più giovani componenti del nucleo familiare. La Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, fin dalla sua lontana fondazione, poneva questo problema ed anzi esso venne efficacemente trattato al 1 Congresso Nazionale tenutosi a Milano nell ottobre 1927 dal compianto professor Gaetano Fichera. È alla figlia di Fichera, fondatore dell Istituto Tumori insieme a Luigi Mangiagalli, che Bucalossi affida il compito di forgiare, organizzare e presiedere un Comitato per l assistenza ai malati. Luisa Einaudi Fichera, nuora dell ex Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, ha straordinari slanci di cuore, carisma e un forte talento organizzativo. Nel 1957, a un anno di distanza dal varo del Comitato formato da una quarantina (che presto diventeranno sessanta) di signore dell alta borghesia milanese, i risultati testimoniano, come allora disse Bucalossi, 1983 C ARLO T OGNOLI 1983 G IORGIO S TREHLER un attività ampia ed elevata all insegna della solidarietà, un opera di alto significato sociale. In una sorta di relazione sulle cose fatte Luisa Einaudi scrive: La nostra attività ha avuto inizio nel febbraio dello scorso anno. Iniziammo avendo al nostro attivo soltanto la certezza di fare un opera necessaria e la speranza che questa necessità fosse sentita. Le prime offerte giunsero pochi giorni dopo che i nostri programmi furono conosciuti. A questi primi generosi dobbiamo la gratitudine di averci convinto che avevamo avuto ragione di sperare: le prime centomila lire sono diventate oggi quasi sette milioni e mezzo. A questi si aggiungono il contributo della Lega di Roma, di cinque milioni, i proventi da manifestazioni benefiche varie che hanno fruttato circa sei milioni. Iniziammo assistendo sei malati con modestissimi contributi che a malapena potevano sopperire alle più elementari esigenze dei nostri assistiti; oggi, pur essendo ancora estremamente lontani dalle nostre più modeste aspirazioni, abbiamo esteso la nostra assistenza a circa un ottantina di ammalati cronici, con una spesa mensile che per gennaio fu di circa 900 mila lire. Un terzo di questo importo viene destinato a sussidi diretti ai malati che vivono in famiglia; soltanto la estrema povertà dei nostri assistiti consente di considerare utile questo capitolo di spesa, che unitariamente è il più rilevante di tutti. Un altro terzo, o poco meno, è stato destinato a consentire il ricovero di una quindicina di casi estremamente bisognosi nel cronicario di Palazzolo. L altro terzo venne destinato a fronteggiare spese speciali per casi singoli: assistenza medica a domicilio, medicinali, apparecchi ortopedici, indumenti, o contributi per affitti o rette in collegi o in ospedali. 14

17 M ILANO CONTRO C ANCRO S ERGIO B ATTISTINI Complessivamente, nei 12 mesi trascorsi, di fronte ad un totale di incassi di circa 18 milioni, ne sono stati spesi quasi 5. Abbiamo quindi la sicurezza di far fronte, almeno per il 1957, agli impegni morali da noi assunti con i nostri attuali assistiti e che ci fanno prevedere per i prossimi dodici mesi una spesa certamente superiore ai 12 milioni. Siamo ben lungi però dal far fronte all impegno che abbiamo assunto verso noi stessi, che è quello di assistere e di alleviare le sofferenze di tutti quelli che ne hanno bisogno e che sono da tutti dimenticati. La Lega milanese si rafforza. È in quel periodo che l Istituto Tumori comincia a dotarsi delle strutture e delle attrezzature per poter affrontare adeguatamente il moltiplicarsi del male e le prevedibili esigenze degli anni a venire. Ogni investimento, però, resta subordinato alla autonoma capacità della struttura di trovare finanziamenti. A questo scopo, si rinnovano gli appelli alla città. È grande il prestigio di Rondoni. Il suo far leva sulla tradizionale generosità dei milanesi non va a vuoto e permette di affrontare i problemi dell Istituto che aumentano anche per l intensa attività della Lega milanese. L allargarsi delle campagne di prevenzione nell arco di un decennio, tra il 48 e il 58, obbliga a triplicare il numero delle visite specialistiche, degli interventi di radiodiagnostica e delle applicazioni curative, mettendo in serie difficoltà la già arrancante struttura ospedaliera che non è riuscita, nel frattempo, a espandersi come avrebbe voluto. I limiti di personale e di spazio diventano un ostacolo sempre più pesante. Il problema è tale che non appare più differibile l attuazione dell ormai antico progetto di ampliamento dell edificio che ospita l Istituto. Ampliamento a cui il 21 dicembre 1954 il consiglio di amministrazione dà il via deliberando l acquisizione di un terreno di 6550 metri quadri in via Strobel angolo via Venezian da vincolare in perpetuo alla specifica destinazione dell Istituto Ospitaliero. Occorre una riorganizzazione globale della struttura. Sarà questo il compito che, alla morte di Pietro Rondoni, nel 1956, si assumerà il nuovo direttore Pietro Bucalossi. Nato nel 1905 a San Miniato, in Toscana, antifascista di antica data, medico di fama, quel che si dice un carattere, Bucalossi saprà dare all Istituto la spinta che i nuovi tempi richiedevano. Se Rondoni si era imposto per l autorevolezza degli studi e delle ricerche in campo scientifico, Bucalossi, personalità dalle forti doti politiche e organizzative, mette a disposizione dell Istituto le sue capacità e il suo senso pratico, mantenendo anche la guida della Lega milanese. Era un uomo severissimo, racconta Bruno Salvadori, suo allievo e successore alla divisione di chirurgia generale, un carattere spigoloso e ruvido. Sicuramente sincero, mai doppio negli atteggiamenti, di una franchezza che rasentava la villania. Capace di ignorarti per mesi e di portarti in palmo di mano un anno dopo. Capacissimo di riconoscere i propri errori e di rimangiarsi giudizi anche sprezzanti. È stato un maestro di medicina e di serietà professionale. Assolutamente refrattario ad ogni lusinga del denaro, ci ha insegnato che la vita professionale di un vero oncologo comincia e finisce all interno delle mura dell Istituto. Negli anni di Bucalossi l Istituto viene rinnovato da cima a fondo. Aumentano gli spazi con l acquisizione della nuova sede, aumenta il personale medico e infermieristico grazie all ampliamento della pianta organica e, soprattutto, aumentano in misura significativa gli investimenti per le costosissime attrezzature radiologiche. Insomma, se Fichera e Rondoni erano stati i pionieri, Bucalossi è il traghettatore, l uomo che porta l Istituto e la Sezione locale della Lega per la Lotta contro i Tumori dalla fase sperimentale alla piena efficienza, creando le condizioni indispensabili per affrontare le complesse problematiche socio sanitarie degli anni Sessanta.

18 M ILANO CONTRO C ANCRO Il cancro può essere battuto Quelli a cavallo dei decenni Cinquanta e Sessanta sono, per Milano, gli anni del grande boom demografico, della incontenibile crescita urbana, della fuga in massa dalle campagne. L incremento di natalità e l immigrazione moltiplicano la popolazione a ritmi vertiginosi. All inizio del 1960, gli abitanti sono , trecentomila in più rispetto a dieci anni prima: sono aumentati di quasi un quarto. La città si espande, allargandosi a macchia d olio, assorbendo le frazioni limitrofe in un informe periferia. Per i nuovi arrivati, in maggioranza operai delle piccole e grandi fabbriche tutt intorno alla cintura urbana, si costruiscono immensi quartieri dormitorio. L antica, civilissima Milano si appresta a fare i conti con una gravosa realtà: la nascita di veri e propri ghetti suburbani da ricondurre a una funzionalità civile e comunitaria. Sono problemi inediti anche per i servizi sociali. I nuovi satelliti dormitorio rappresentano un area tutta da indagare dal punto di vista sociosanitario. C è da inventarsi interventi sul territorio e adeguare le vecchie strutture alle dimensioni collettive di massa. Tra i vari compiti della medicina sociale, particolare importanza e consistenza assume quello della prevenzione che viene comunemente suddivisa in Primaria e Secondaria. Per Prevenzione Primaria si intendono tutti quegli interventi che vanno dalla vaccinazione alla difesa dell ambiente nel quale vive l uomo. Per Prevenzione Secondaria, si intendono invece tutti quegli interventi che puntano ad individuare la malattia al suo primo insorgere in modo da permettere cure mediche tempestive. Nel campo dei tumori, la prevenzione è ovviamente essenziale. La Lega si impegna su tutti e due i fronti, a cominciare da quello della Diagnosi Precoce. È in questi anni che, in quotidiana alleanza con l Istituto dei Tumori, la Sezione milanese della Lega, avvia un capillare intervento nelle aree della periferia. Attraverso un intensa collaborazione con le autorità sanitarie dei comuni limitrofi a Milano, si attivano screening di massa per la diagnosi precoce dei tumori femminili e la prevenzione del cancro al polmone. Bucalossi, deputato socialdemocratico dal 1958, è il successore di Cassinis a Palazzo Marino, è il nuovo sindaco di Milano dal Il suo peso politico è senza dubbio d aiuto al crescere della Lega e dell Istituto Tumori. Nel 1958, vara, finanziandolo e gestendolo, l Ambulatorio oncologico di Cesano Maderno, cui, negli anni successivi, si aggiungeranno quelli di Albiate Brianza, di Seregno, di via Appennini in zona Gallaratese, di viale Caterina da Forlì, in zona Bande Nere, di via Neera, in zona Ticinese, di Novate Milanese, di Monza, di viale Molise, di Desio. Questi Ambulatori, dove prestano servizio medici e infermiere dell Istituto, operano nell ambito del Centro per lo studio e la cura delle malattie neoplastiche. Insieme al Centro Tumori, finalizzato a organizzare visite preventive in diverse aziende milanesi, indagini di massa e a fare ope-

19 M ILANO CONTRO C ANCRO R ENATO P OZZETTO Il lavoro dei volontari si svolge su più fronti per assistere il malato

20 M ILANO CONTRO C ANCRO ra di educazione sanitaria sulle neoplasie, formeranno, nel 1967, il Centro oncologico provinciale, cui daranno il loro concorso il Consiglio Provinciale di Milano e la Sezione milanese della Lega Alla vigilia del decennio Sessanta, Milano è una città al proscenio, nel panorama non solo italiano. Il reddito pro capite dei milanesi è superiore di due volte e mezzo al reddito medio italiano. La quota di reddito prodotto in città e in provincia copre il 12 per cento di quello complessivo del Paese. Gli addetti all industria manifatturiera toccano circa il 10 per cento del totale nazionale. La sua editoria vanta, con la neonata Feltrinelli, il primato mondiale per aver pubblicato la prima edizione (1957) del Dottor Zivago di Boris Pasternak, il cui manoscritto è uscito clandestinamente dall Unione Sovietica. Il suo calcio si è dato (1956) uno stadio da centomila, alzando di un girone San Siro, e vince lo scudetto (1957) con il Milan dei Rizzoli. Il suo teatro, con il Piccolo e le regie di Strehler, è una realtà di livello europeo. La sua società letteraria trae nuovo vigore da Giovanni Testori (Il ponte della Ghisolfa del 58 e la Gilda del Mac Mahon del 59), da Luciano Bianciardi (Il lavoro culturale del 58) e, fra qualche polemica, trionfa con l assegnazione del Nobel a Salvatore Quasimodo nel Milano è la città del dualismo Callas-Tebaldi, delle regie scaligere di Luchino Visconti e anche, a sua vergogna, dei fischi alla Dolce Vita e degli insulti a Fellini, dopo la prima del film al cinema Capitol. Milano è la città della televisione che dal 1956 impazza, svuota i cinema, riempie i caffè e le osterie con comodo di 24 pollici, monopolizza le serate degli italiani, tenendoli ancorati ai quiz di Lascia o raddoppia, dell allora giovanissimo Mike Buongiorno, trasmessi dalla sede di Corso Sempione. Milano è la prima città italiana a scavarsi nelle viscere per avere finalmente una metropolitana: la linea 1 da Sesto Marelli a piazzale Lotto comincia a funzionare dal primo novembre del 1964, anno in cui iniziano i lavori per la linea 2. La città ha anche un nero record, quello della rapina di via Osoppo, il 27 febbraio 1958, la più ricca del dopoguerra. Sette banditi in tuta blu, con tempi fulminei e azione spettacolare, assaltano il furgone blindato della Banca Popolare bloccando mezzo e scorta in via Osoppo. Senza sparare un colpo immobilizzano i portavalori e prelevano il malloppo, o come si diceva allora mutuandolo da un film francese, il grisbi : titoli per 570 milioni e 114 milioni in contanti, una somma enorme per l epoca. La città è scossa e affascinata dall audacia dei criminali che hanno agito in pieno giorno, eseguendo un piano studiato nei minimi dettagli e muovendosi con tecniche da guerriglia. Ma gli inquirenti rispondono con uno scatto d orgoglio alla sfida dei malviventi. In pochi mesi, l intera banda finisce in manette. Passata la febbre per la rapina di via Osoppo, i giornali della sera e i rotocalchi possono scatenarsi sull amore tra Maria Callas e Aristotele Onassis, sul vittimismo di Giobatta Meneghini, talent scout e marito del soprano. Milano resta orfana della divina. La rivedrà solo il 7 dicembre 1960, nel Poliuto che inaugura la nuova stagione lirica. La serata scaligera è una parata di lusso e ricchezza mai visti prima e mai più visti in seguito. La love story della Callas ha attirato in città il jet set internazionale che sfoggia toilettes milionarie. Sbalordito dai resoconti dei giornali, il ministro delle Finanze Trabucchi ordina all Intendenza di Finanza di indagare sulle dichiarazioni dei redditi dei fotografatissimi spettatori per verificare se al lusso ostentato corrispondono consone dichiarazioni dei redditi. Milano entra così negli anni Sessanta, con grandi rapine, grandi storie d amore, grande sfoggio di ricchezze. Nel nuovo decennio, sull onda del miracolo economico che sfiora anche il proletariato del Nord, con la conquista della Seicento (costava 600 mila lire), della settimana corta e la scoperta del week end (tutti al mare in fila sul primo tratto dell Autosole che è appena stata inaugurata), la grande e anonima massa fa il suo ingresso da protagonista nella società italiana. Categorie sociali prima ignorate, ora cominciano a contare e ad essere vezzeggiate dall industria e dal mondo politico. La scuola dell obbligo ha portato a una maggiore istruzione e consapevolezza ceti sociali fino a quel momento rimasti ai margini del processo decisionale. Tutto questo ha, proprio a Milano, un immediato riflesso politico. Dopo le elezioni am- 18

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