Farmacie di Crema e del cremasco

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4 Farmacie di Crema e del cremasco

5 Sommario ALMANACCO Direttore responsabile Vittoriano Zanolli Direzione e redazione via delle Industrie 2 Cremona... Supplemento al quotidiano La Provincia Quotidiano di Cremona e Crema... A cura di Cinzia Franciò e Mariagrazia Teschi... Hanno collaborato Francesco Pavesi Serena Ferpozzi Luca Muchetti... Progetto grafico Tipografia «La Provincia»... Copertina Simone Maccagnoni... Fotocomposizione Servis via delle Industrie, 2 Società Editoriale Cremonese S.p.A. via delle Industrie 2... Pubblicità PubliA s.r.l. Largo Paolo Sarpi, Stampa Società Editrice Lombarda s.r.l. via de Berenzani - Cremona... Ricerca fotografica Archivio «La Provincia»... Chiuso in redazione il 25 gennaio 2014 EDITORIALE 5 di Vittoriano Zanolli POLITICA ITALIANA 7 di Gianpiero Goffi IL FATTO 8 di Paolo Gualandris CRONACHE ITALIANE 9 di Livio Pedrini ESTERI 10 di Massimo Schettino ECONOMIA 11 di Luca Puerari ECONOMIA LOCALE 13 di Andrea Gandolfi CREMONA 14 di Gilberto Bazoli CREMONA 15 di Felice Staboli CREMONA 16 di Giuseppe Bruschi Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Uccise Claudia e la figlia Livia Ergastolo a Iori 37 Morde la crisi In difficoltà tanti cremonesi 43 Ex precari: la Corte dei Conti dà ragione alla giunta 47 Corso Garibaldi Arrabbiati gli esclusi dall area pedonale 53 Via del Sale Parcheggiatori abusivi aggressivi 59 Grande successo per il festival Le corde dell anima 65 L ANALISI CREMONA 17 di Francesca Morandi CREMONA 18 di Mauro Cabrini CREMONA 19 di Giacomo Guglielmone CREMA di Antonio Guerini e Cristiano Mariani CASALMAGGIORE-VIADANA di Marco Bazzani e Andrea Setti PAESI di Fulvio Stumpo e Piero Zanoni CULTURA 27 di Barbara Caffi MUSICA di Roberto Codazzi e Fabio Guerreschi TEATRO 30 di Nicola Arrigoni SPORT di G. Ratti, G. Barbieri, I. Ghigi, D. Duchi, F. Barbieri GLI AVVENIMENTI Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre Tragedia della strada Quattro operai perdono la vita 69 Avvistamenti e impronte. E caccia al puma 75 Inaugurazione del Museo del Violino tempio della liuteria 79 L intervista Il ministro Lupi ospite al giornale 83 La Festa del Torrone piace. Tra gli ospiti c è anche Napo 87 Raccolta integrale differenziata con microchip 91 3

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7 Editoriale Almanacco Nel la crisi è arrivata da noi Città e provincia si scoprono più povere Dalla politica servono risposte 5 di Vittoriano Zanolli La crisi è arrivata anche in provincia di Cremona. Il è stato l anno in cui si è avuta piena e diffusa consapevolezza delle difficoltà causate dalla recessione più grave che ha colpito l Italia dal secondo dopoguerra a oggi. Segnali negativi erano stati registrati anche negli anni precedenti, ma gli indicatori economici fotografavano una situazione diversa da quella nazionale, decisamente meno preoccupante, soprattutto sul versante occupazionale. Il commercio è da tempo in stato comatoso e l edilizia è ferma da almeno cinque anni, ma gli altri settori produttivi non risultavano sofferenti come nel resto del Paese e nella stessa Lombardia. Si ripeteva un fenomeno noto agli analisti che da sempre constatano la capacità dell economia cremonese di assorbire gli effetti recessivi meglio di quanto avvenga in altre zone, anche vicine. Questa peculiarità locale, dovuta alla composizione del tessuto economico nel quale è preponderante la presenza agricola e agroindustriale, aveva ingenerato l illusione che tra il 2011 e il 2012 si fosse toccato il fondo. La crisi era scoppiata in quel periodo e si era manifestata con la chiusura di centinaia di aziende in tutto il Paese e con il ricorso massiccio alla cassa integrazione. Le conseguenze sociali sono state devastanti: larghi strati del ceto medio si sono trovati all improvviso senza lavoro e nell impossibilità di ricollocarsi. E il periodo nel quale le cronache nazionali hanno riportato con drammatica frequenza notizie di piccoli imprenditori disperati che si toglievano la vita. In provincia di Cremona tutto ciò non avveniva ed era naturale credere che il nostro territorio potesse cavarsela con un raffreddore quando il resto del Paese aveva la polmonite. Più che un auspicio era una convinzione comune. La realtà, ben diversa, si è manifestata all inizio del. A dare l allarme è stata la Caritas diocesana che ha rilevato una situazione senza precedenti: cresceva il numero delle famiglie italiane bisognose d aiuto sin quasi a pareggiare quello degli stranieri. In tutti i centri assistenziali provinciali avveniva il mesto pellegrinaggio di persone che all improvviso si trovavano in condizioni di povertà. Allora e solo allora si è presa coscienza dell arrivo della crisi. All avvio di un nuovo anno non ci si può lasciare sopraffare dagli eventi negativi. Bisogna cogliere le positività, che non mancano, e ripartire da quelle. Riflettiamo sui piccoli e grandi gesti di solidarietà dei quali il giornale ha dato conto nel corso del. Quante persone rimaste volontariamente nell anonimato hanno donato somme di denaro per aiutare chi si è trovato in difficoltà. Nessun appello è caduto nel vuoto. Su questi valori che ci appartengono devono riflettere anche i politici che tra quattro mesi chiederanno il nostro voto in città e in numerosi centri della provincia. A loro chiediamo una gestione rigorosa ma non ragionieristica della cosa pubblica. Il rispetto che occorre avere nella gestione delle risorse collettive non deve arrivare al punto da ignorare la disperazione delle famiglie. I nuovi amministratori dovranno anche saper cogliere i timidi segnali di ripresa che iniziano a manifestarsi e tradurli in occasioni di sviluppo. Siamo alla vigilia dell Expo 2015 e nell anno che ci separa da quell evento di portata mondiale bisogna lavorare per creare le fondamenta della Cremona del futuro. Una carta da giocare è quella della cultura. Un altra è l agroalimentare. Amministratori capaci e risoluti possono inserire la nostra provincia nei circuiti internazionali. E l ultima occasione per fermare il declino del territorio.

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9 Almanacco Politica italiana Il successo del M5S Confermato Napolitano La decadenza di Berlusconi Renzi trionfa 7 di Gianpiero Goffi Il è stato, anche per la politica italiana, un anno scandito da svolte (e da una conferma) non scontate, financo imprevedibili. Ne evidenziamo quattro: il successo del Movimento Cinque stelle (primo come partito) di Beppe Grillo alle elezioni politiche (24-25 febbraio); la rielezione di Giorgio Napolitano a capo dello Stato (20 maggio); la decadenza di Silvio Berlusconi dal Senato (27 novembre) preceduta di qualche giorno dalla scissione del Pdl; il trionfo di Matteo Renzi alle primarie del Pd e la sua elezione a segretario (8-15 dicembre). Di molto inferiore alle attese è stato il risultato elettorale del centrosinistra guidato da Pier Luigi Bersani, pur beneficiario dell ampio premio previsto dal Porcellum, ma costretto a cercare alleati per governare, non avendo al Senato la maggioranza. A sua volta il Pdl, dato in caduta libera, ha recuperato voti ripresentando Berlusconi quale candidato premier. Nello stesso giorno le elezioni regionali confermavano il centrodestra alla guida della Lombardia ma con presidenza leghista (Roberto Maroni). Bersani ha invano tentato di formare un governo con il M5S. Alla difficoltà di sostituire l esecutivo tecnico guidato da Mario Monti ( salito in politica con la formazione di Scelta civica) si è sovrapposta la paralisi istituzionale che, dopo le bocciature di due candidati del Pd (Marini e Prodi), ha trovato nella rielezione di Napolitano, 88 anni, al Quirinale l unico esito possibile. Primo caso nella storia dal 1946 ad oggi. Fautore di intese larghe e volte alle riforme necessarie, in primo luogo quella della legge elettorale, Napolitano, pochi giorni dopo la conferma al Colle, affidava al quarantenne Enrico Letta, vicesegretario del Pd, l incarico di formare un governo insieme al Pdl e ai centristi di Sc-Udc. Un esecutivo rapidamente costituito anche con nomi nuovi. Intanto la crisi post-elettorale portava nel Pd alle dimissioni di Bersani e alla nomina di un segretario-traghettatore fino al Congresso: Guglielmo Epifani, già leader Cgil. La coalizione delle larghe intese, già divisa dalla politica fiscale (in particolare l Imu sulla prima casa), è stata investita dalle vicende giudiziarie di Berlusconi, con la condanna in primo grado al processo Ruby ma soprattutto con la conferma il 1 agosto, da parte della sezione feriale della Cassazione, della condanna a 4 anni per il caso Mediaset, con la prospettiva dell interdizione dai pubblici uffici e quella della decadenza dal Senato in forza dell applicazione (retroattiva?) della legge Severino anti-corruzione. Il 28 settembre Berlusconi chiedeva le dimissioni dei ministri del Pdl e la crisi, ma il 2 ottobre, di fronte al dissenso di buona parte dei parlamentari (guidati dal vicepremier Alfano) annunciava a sorpresa in Senato la conferma della fiducia al governo Letta. La rottura con il premier e nel Pdl era solo rinviata. L accelerazione impressa dal Pd al voto sulla decadenza (sì nel merito in giunta, sì allo scrutinio palese in aula) contro ogni obiezione anche giuridica, e il legame che il Cavaliere rimarcava ad ogni occasione fra la propria agibilità politica e la sopravvivenza del governo (legame contestato dai moderati del suo partito) portavano il 15 novembre alla scissione e alla nascita del Nuovo centrodestra con l adesione di tutti i ministri del Pdl. Tre giorni dopo, sull altro versante, Renzi vinceva con il 45,3% le primarie fra gli iscritti del Pd; divenuto 70% nelle primarie allargate dell 8 dicembre. Il 27 novembre, intanto, il Senato votava sia la fiducia al governo sia la decadenza di Berlusconi, mentre la rinata Forza Italia passava all opposizione. Non meno significativa, a chiudere l anno politico, la sentenza con la quale il 4 dicembre i giudici della Consulta hanno dichiarato incostituzionale il Porcellum per l eccesso di premio e le liste bloccate, costringendo (sembra) il Parlamento alla riforma della legge elettorale.

10 Il fatto Almanacco di Paolo Gualandris E l anno dell abbraccio tra due Papi e della rivoluzione gentile di Francesco Il verrà ricordato negli annali come l anno dei due Papi: il dimissionario Benedetto XVI e l eletto Francesco che può vantare anche altre primogeniture : mai prima di lui c era stato un pontefice gesuita, mai al soglio di Pietro era salito un esponente della Chiesa del continente americano, nessuno prima di lui aveva scelto di chiamarsi come il santo di Assisi, uno dei più popolari e venerati nel mondo, simbolo di una Chiesa povera e del ritorno allo spirito cristiano delle origini. La staffetta tra i due papi, per la prima volta dopo quasi sei secoli di ininterrotta tradizione, non è avvenuta per cause naturali ma per la decisione di Joseph Ratzinger di dimettersi e che venne comunicata ai cardinali riuniti per il Concistoro dell 11 febbraio. Il papa tedesco annunciò che il suo mandato di successore di Pietro sarebbe terminato alla fine del mese e il 28 febbraio, in elicottero, si è ritirato a Castel Gandolfo. In pratica, ha tradotto in concreto quanto ipotizzato da almeno tre suoi predecessori, Pio XII, Paolo Vi e Giovanni Paolo II. Una scelta che ha colto di sorpresa la comunità cattolica e che ha fatto sorgere numerosi interrogativi di ordine teologico e uno molto più umano: perché? La Chiesa ha dovuto affrontare questioni mai poste prima: come si sarebbe dovuto chiamare Ratzinger, in che rapporti sarebbe stato con il suo successore, quale la sua eventuale influenza? Con queste incognite, il 12 marzo nella Cappella Sistina, si è aperto il Conclave per l elezione del nuovo Papa. Il giorno seguente, dopo appena cinque scrutini, la fumata bianca. I cardinali hanno scelto l argentino, di origini piemontesi, Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, «preso quasi alla fine del mondo», come ha sottolineato nel primo discorso alla folla dei credenti, dopo l annuncio del nome scelto per il pontificato: Francesco. «Fratelli e sorelle, buona sera», sono state le sue prime parole da pontefice, inusuali come il duplice augurio di «buona notte e buon riposo», con il quale si è congedato dai fedeli, assicurando loro: «Ci vediamo presto». Subito Francesco ha segnato il cambiamento: sceglie di non abitare a palazzo Apostolico ma in Santa Marta dove può «vivere a contratto con la gente», si definisce come vescovo di Roma. E prima di dare la benedizione alla folla dei credenti, chiede al popolo cristiano di pregare per lui. E lo chiede «per favore», altro termine che risulterà ricorrente nel suo inizio di pontificato. In questo contesto matura la storica foto dell abbraccio tra papa Francesco e il pontefice emerito (questo il titolo scelto) Benedetto XVI, il 23 marzo all eliporto di Castel Gandolfo, seguita dall immagine dei due Papi inginocchiati l uno accanto all altro e raccolti in preghiera. In questo nuovo scenario matura anche la prima enciclica firmata a quattro mani, la Lumen fidei, pubblicata il 29 giugno: iniziata da Ratzinger, è stata chiusa da Bergoglio. I fedeli capiscono lo stile del rinnovamento di Francesco e lo appoggiano: piazza San Pietro è sempre più gremita per ogni appuntamento con lui. Un percorso di cambiamento che lo porterà, il 12 gennaio 2014, festa del battesimo di Gesù, a battezzare il figlio di una copia non sposata in chiesa ma solo civilmente. Fin dall inizio, Francesco ha intrapreso un cammino di profonda riforma della Chiesa, convocando una sporta di G8 dei cardinali. Nomina monsignor Parolin nuovo segretario di Stato e, per fronteggiare gli scandali etici, morali e finanziari che non hanno risparmiato la Chiesa, l 8 agosto motu proprio interviene in tema di Ior e di contrasto al riciclaggio del denaro sporco; vara il nuovo statuto dell Aif, l Autority vaticana per la finanza, approvato il 15 novembre. Famiglia Cristiana lo presenta così: «Non un populista. Né un astratto sentimentale. Semmai un profeta, nel senso letterale del termine: colui che parla a nome di qualcuno». Per il gesuita Jorge Mario Bergoglio «una Chiesa riformata, all altezza della sua missione è il miglior contributo per cambiare il mondo d oggi rendendolo più umano». 8

11 Almanacco Cronache italiane Le tante tragedie dei migranti una macchia indelebile Torna in asse al Giglio il relitto della Concordia 9 di Livio Pedrini Le tragedie dei migranti non smuovono più di tanto le coscienze degli italiani, ma il non può non essere tristemente ricordato per le molteplici disgrazie avvenute nel Mediterraneo, e più precisamente nel Mare di Sicilia. Migliaia i morti. Il 3 ottobre, al largo di Lampedusa (luogo della prima visita di papa Francesco), la sciagura più eclatante: 366 vittime, tra loro diversi bambini. Il barcone prende fuoco e in pochi attimi affonda; per molti non c è scampo, i soccorritori ne salvano 155. L immagine di decine di corpi galleggianti documentata dai testimoni è impietosa: questa è la fine atroce di persone partite dai Paesi poveri dell Africa e dell Asia che sognavano una vita migliore in Europa. Viaggi della speranza che si tramutano in viaggi da inferno. E i migranti che riescono a superare la disumana traversata (pagato cifre spropositate a scafisti senza scrupoli) si ritrovano in un ambiente il più delle volte inospitale e ostile. La prima crudele realtà è quella di centri di accoglienza che assomigliano a prigioni. Si ritrovano segregati in strutture con sbarre alle finestre, delimitate da recinzioni spinate, dove anche i diritti umani vengono calpestati. Il fatto più clamoroso al Cie di Lampedusa dove era prassi consolidata sparare getti d acqua su uomini, in fila e all aperto, per la disinfestazione anti scabbia. Insomma, i migranti scappano dalle guerre, dalle violenze e dalla miseria verso il Vecchio Continente dove in pochi tendono loro la mano. Da troppi europei sono visti come nemici da ripudiare. Nel è la rotazione della Costa Concordia ad appassionare gli italiani: tra il 16 e il 17 settembre il relitto della nave, ancora arenato davanti all isola del Giglio, viene riportato in asse. Un operazione che dura 19 ore, seguita in diretta dai media dell intero pianeta e che tiene tutti con il fiato sospeso. La tragedia che spicca, invece, è legata a uno degli incidenti stradali più tragici del nostro Paese di tutti i tempi: il 28 luglio un autobus di pellegrini precipita in un viadotto dell A16, in Irpinia. Muoiono 40 persone. Dal Sud al Nord, un altra pesante strage si verifica al porto di Genova: il 7 maggio una nave portacontainer si schianta contro la torre dei piloti. La struttura crolla e sotto le macerie perdono la vita 9 uomini. Il 4 gennaio, a Los Roques in Venezuela, era scomparso l aereo turistico con a bordo Vittorio Missoni, la moglie e i coniugi Foresti di Pralboino. Il 25 novembre il relitto viene recuperato a 75 metri di profondità con i resti dei corpi delle vittime ma rimane il mistero sulle cause che hanno fatto precipitare in mare l Islander YV2615. Due, nell anno che si è appena chiuso, le importanti decisioni della Cassazione: annullate le assoluzioni di Amanda Knox e Raffaele Sollecito per il delitto di Meredith Kercher, e di Alberto Stasi per l omicidio di Chiara Poggi. Per Sabrina Misseri e la mamma Cosima, il 20 aprile, arriva l ergastolo per aver ucciso Sarah Scazzi. Ergastolo anche per Daniele Vantaggiato, autore dell attentato alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi. In Appello confermate le pene a 30 anni sia per Danilo Restivo (omicidio di Clara Claps), che per Salvatore Parolisi (uccisione della moglie Melania Rea). Purtroppo ancora senza un nome, invece, l assassino della 13enne Yara Gambirasio, ammazzata nel 2010 nella Bergamasca. Infine il caso Cucchi: per i giudici i colpevoli sono solo i medici. Nemmeno il è immune da violenze su bambini e donne, agli efferati omicidi, al sangue sulle strade. Non mancano nemmeno le tragedie legate alle catastrofi naturali. Il terremoto stavolta non infierisce, mentre tra alluvioni, inondazioni e valanghe il conto delle vittime è ancora pesante. È la Sardegna, stavolta, a cadere in ginocchio, flagellata a fine novembre dai nubifragi: 17 i morti, due i bimbi. Per il capitolo sanità da registrare la bocciatura - l 11 settembre - del metodo Stamina da parte di un comitato nominato dal ministero per mancanza di scientificità ed elementi di pericolosità. Il 27 dicembre, poi, dall inchiesta di Torino arrivano le nuove accuse per lo psicologo Vannoni, mentre una nuova bocciatura al metodo si legge tra le righe delle cartelle dell ospedale di Brescia: i 36 malati in cura non migliorano.

12 Esteri Almanacco di Massimo Schettino Iraq, una ferita mai rimarginata Egitto, rivoluzione tradita e golpe Sudafrica, il mondo piange la morte di Nelson Mandela che ha segnato il decimo anniversario della L anno guerra in Iraq si è concluso con la bandiera nera dei miliziani di Al Qaida issata a Falluja. Scatenato dal presidente Usa George W. Bush insieme al premier britannico Tony Blair in seguito agli attacchi dell 11 settembre esibendo al mondo false prove della pericolosità dell arsenale di Saddam Hussein e adombrando rapporti del regime iracheno con Osama Bin Laden, il conflitto, tre anni dopo che l ultimo soldato americano è rientrato in patria, lascia un Paese devastato dalla guerra civile fra sciiti e sunniti, con i cristiani presi in mezzo. Gli attentati e le stragi sono quotidiani e il si è concluso con civili uccisi secondo l Iraq Body Count (per la missione dell Onu i morti sarebbero invece circa 8mila), uno dei bilanci peggiori dal E le milizie qaidiste, osteggiate dal regime laico di Saddam Hussein, oggi controllano vaste aree del Paese da cui inviano uomini e armi alle milizie che combattono in Siria. Nel Paese governato da Assad il 21 agosto un attacco con i gas uccide persone, fra cui 426 bambini. Un rapporto dell Onu diffuso a settembre elenca 5 indizi contro il regime. Sempre in Siria l 8 settembre viene liberato l inviato della Stampa Domenico Quirico, rapito il 9 aprile. Il 14 settembre viene raggiunto un accordo Usa-Russia per la distruzione delle armi chimiche del regime. Damasco accetta l intesa. Sempre in Medio Oriente il 3 luglio si spengono le speranze di democrazia accese dalla rivoluzione in Egitto e compromesse dal prevalere dei Fratelli musulmani: un golpe dei militari depone il presidente Mohamed Morsi eletto nelle prime presidenziali democratiche della storia del Paese l anno prima. Negli scontri dei giorni seguenti al Cairo muoiono 130 dimostranti. A metà agosto l esercito spara sui dimostranti scesi in piazza in molte città contro il colpo di Stato, sull asfalto rimangono circa mille morti. Speranze nell area arrivano dall Iran dove il 14 giugno viene eletto presidente il moderato Hassan Rohani. E il 24 novembre c è l accordo sul nucleare: Teheran accetta di limitare il suo programma in cambio di un alleggerimento delle sanzioni. La lotta alla jihad internazionale detta, l 11 gennaio, l intervento francese in Mali mentre qualche giorno dopo, il 16, un commando di terroristi islamici attacca il sito di gas In Amenas in Algeria. Il blitz militare per liberare gli ostaggi lascerà a terra 67 morti. In Nigeria il 9 marzo un gruppo di fondamentalisti vicini a Boko Haram annuncia l uccisione di sette tecnici stranieri, tra cui Silvano Trevisan, rapiti a febbraio. In Afghanistan il 24 maggio un attacco a Kabul causa 4 morti e il ferimento dell italiana Barbara De Anna, che morirà un mese dopo. Sempre in Afghanistan l 8 giugno un giovane lancia una bomba a mano in un Lince causando la morte del capitano Giuseppe La Rosa. Negli Usa un attentato il 15 aprile causa tre morti alla maratona di Boston. Caccia a due fratelli ceceni, uno ucciso e l altro catturato. Infine in Kenya il 21 settembre miliziani integralisti somali attaccano un centro commerciale a Nairobi sparando sulla folla e prendendo ostaggi. L assedio che lascia il mondo col fiato sospeso si conclude il 24, 71 i morti. Drammatico il bilancio delle catastrofi ambientali. In India gli allagamenti causati in giugno dal monsone provocano circa mille vittime mentre è di morti il bilancio del super tifone Haiyan che colpisce le Filippine l 8 e il 9 novembre. In Europa l 8 aprile muore a 87 anni Margaret Thatcher. Sempre in Gran Bretagna il 17 luglio entra in vigore la legge, voluta dal governo conservatore di David Cameron, che permette le nozze fra persone omosessuali. Una legge simile era stata approvata il 23 aprile in Francia. Il 22 luglio nasce a Londra il royal baby : il figlio di William e Kate viene chiamato George Alexander Louis. In Germania il 22 settembre Angela Merkel vince le elezioni e il 17 dicembre nasce un governo di coalizione Cdu-Csu e Spd. Nel Sudafrica che il 14 febraio aveva assistito all arresto di Oscar Pistorius per l omicidio della fidanzata Reeva Steenkamp, il 5 dicembre muore Nelson Mandela. Per l omaggio al 95enne leader della lotta all apartheid arrivano Johannesburg capi di Stato da tutto il mondo. Il 5 marzo in Venezuela muore il bolivariano Hugo Chavez, milioni di persone al suo funerale. Negli Usa il 21 gennaio Barack Obama giura per il suo secondo mandato. Scoppia lo scandalo delle intercettazioni: nel mirino degli spioni della Nsa ci sono 35 leader mondiali, anche di Paesi amici. La talpa Edward Snowden il 1 agosto ottiene asilo a Mosca. 10

13 Economia Almanacco Disoccupazione e consumi giù La crisi scatena tensioni sociali Scandalo Mps Fiat si mangia Chrysler 11 di Luca Puerari Se nel 2012 la parola chiave era stata spread, quella del è senza dubbio crisi. Una crisi che arriva da lontano ma che nell anno appena chiuso ha manifestato nella sua pienezza i suoi devastanti effetti: crollo dei consumi (a ottobre, nonostante ripetuti tentativi di evitarlo, l Iva è aumentata dal 21 al 22%), impennata della disoccupazione. Per lo spread, invece, è stato un anno in miglioramento e nelle ultime settimane si è avvicinato a quota 200 (sfondando il tetto al ribasso il 3 gennaio 2014). Dunque il si è congedato con altri 12 mesi di crisi nera per l economia italiana e con l esplosione delle tensioni sociali culminate a dicembre con la rivolta del movimento dei Forconi. La ripresa stimata per fine anno alla fine è appena accennata e si rimanda tutto al 2014 per una ripartenza sulla quale molti analisti nutrono dubbi, complici il quadro emerso dalle elezioni politiche di fine febbraio, che hanno immobilizzato per molto tempo tutto il sistema, e la crisi dell Europa. Il governo Letta è al lavoro da fine aprile ma il ci consegna ancora una disoccupazione sopra il 12%, quella giovanile al 41% e un pil atteso in calo dell 1,8%, con una crescita di appena lo 0,7% prevista per il Nove punti di Pil persi dal 2007; -25% la produzione; oltre tre milioni di disoccupati: sono questi i numeri che segnano un dramma. Nel l economista cremonese Carlo Cottarelli è stato chiamato dal governo Letta a ricoprire il ruolo di commissario alla spending review. Tagliare la spesa pubblica non è facile e in Italia è un impresa mai riuscita. Un compito difficile che Cottarelli, per anni direttore del Dipartimento Affari Fiscali del Fondo monetario internazionale, ha già cominciato a svolgere e i cui frutti dovrebbero vedersi nel corso del Staremo a vedere. Nell anno appena concluso sono state quattro le vicende di grande portata: lo scandalo Monte dei Paschi di Siena, i casi Alitalia e Telecom e l operazione Fiat-Chrysler. Clamorosa la vicenda Mps: dal 2009 al 2011 i vertici del Monte dei Paschi di Siena, banca tradizionalmente vicina al Pd, hanno falsificato i bilanci per nascondere le spericolate operazioni finanziarie compiute nel tentativo di occultare la voragine nei conti che loro stessi avevano provocato. Nei guai l ex presidente Giuseppe Mussari e l ex direttore generale Antonio Vigni. Lo scandalo ruota attorno all acquisizione di Banca Antonveneta: l analisi dei bilanci ha mostrato come dal 2009 in poi quando fu acquisita per 9,3 miliardi di euro la Banca Antonveneta dagli spagnoli del Santander che appena due mesi prima l avevano pagata 6,3 miliardi di euro ci siano una serie di «voci» contraffatte o addirittura non contabilizzate. L annosa vicenda dell Alitalia salvataggio sì salvataggio no è tornata a tenere banco. Con una situazione dei conti drammatica e con il rischio di tenere la flotta a terra per l impossibilità di acquistare carburante, il governo si è inventato la soluzione Poste italiane che entra come partner. La vicenda resta aperta e il piano industriale presentato non convince Air France. Alla fine dell estate Telecom diventa spagnola. Il 23 settembre il gigante spagnolo delle telecomunicazioni Telefónica ha raggiunto un accordo con i soci italiani del gruppo Telco per aumentare il suo capitale nell azienda che controlla il 22,4 per cento di Telecom Italia. Con un investimento di 850 milioni di euro, Telefónica arriverà a controllare fino al 70% delle azioni di Telco. Attraverso Telco, Telefónica controllerà da azionista di maggioranza il gruppo Telecom. Due giorni dopo, il 25 settembre, in un audizione al Senato il presidente di Telecom Italia Franco Bernabè ha dichiarato che non era al corrente dell operazione. Dopo un anno difficile per il mercato dell auto e in modo particolare per la casa del Lingotto Fiat concretizza un accordo storico e sale al 100% di Chrysler, diventando, come dichiara l ad Sergio Marchionne, «un costruttore globale di auto».

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15 Almanacco Economia locale L anno di Cottarelli Parla cremonese la scommessa della nuova spending review 13 di Andrea Gandolfi Tra credit crunch, stallo persistente della domanda interna, oppressione fiscale e crisi occupazionali di un altro anno della lunga crisi internazionale scoppiata nel 2008, resta segnato da difficoltà e preoccupazioni il panorama dell economia territoriale. Tiene bene chi lavora in prevalenza con l estero, gli altri cercano di non mollare la presa (non tutti purtroppo ci riescono) e continuano la loro guerra in trincea. I problemi toccano in modo trasversale manifattura, servizi, mondo del credito e agricoltura; quest ultima alle prese con una delle stagioni più pesanti sul fronte dell emergenza meteo che ha inciso pesantemente sui raccolti. Anno duro, da ricordare tuttavia anche per qualche exploit positivo, e per significativi avvicendamenti nel mondo della rappresentanza. La lunga corsa verso il rinnovo del vertice della Camera di Commercio si conclude con una conferma largamente annunciata: Gian Domenico Auricchio succede per la seconda volta a sè stesso, avviando il suo terzo mandato alla guida dell ente di piazza Stradivari e spingendo l acceleratore verso la prospettiva dell Expo E se nel governo camerale fa discutere la clamorosa esclusione, sancita dal nuovo consiglio, di Confcommercio Cremona dalla Giunta, matura senza scossoni il passaggio del testimone alla guida di Assoindustriali: Mario Caldonazzo conclude il suo mandato e la base di piazza Cadorna si affida ad Umberto Cabini, leader uscente della Piccola che per la prima volta nella storia piazza un suo uomo al timone della Confindustria provinciale. Sull altro versante, l Apindustria presieduta da Alberto Griffini festeggia i suoi cinquant anni formalizzando dopo l addio a Confapi l adesione alla neo costituita Confimi Impresa, e ospitando in sala Maffei la prima uscita pubblica nella sua città di Carlo Cottarelli (nella foto) dopo la nomina a commissario straordinario per la spending review. Chiamato a Roma dal premier Letta e dal ministro Saccomanni, l economista cremonese lascia dopo 25 anni Washington ed il suo prestigioso incarico nel Fmi targato Christine Lagarde, diventando in Italia corteggiatissimo uomo-copertina e, per molti aspetti, anche il simbolo di un Paese che vuole continuare a credere nelle sue possibilità di autoriforma, cambiamento e ripresa. La strada secondo molti obbligata della semplificazione della rappresentanza chiude la lunga stagione di autonomia di Confesercenti Cremona (fusa con i cugini di Brescia) e della Cisl provinciale, che insieme a Mantova e Lodi confluisce nella Cisl Asse del Po in un periodo reso turbolento dal duro scontro interno che spacca la Federazione Nazionale Pensionati. Cambio della guardia in casa Cna, dove Giovanni Bozzini succede a Massimiliano Montani alla guida della sede di via Lucchini; mentre Stefania Milo taglia un traguardo storico arrivando alla presidenza nazionale dei giovani. Ribalta nazionale anche per un altra giovane imprenditrice cremonese, Francesca Picasso, eletta vice presidente per il Nord Italia degli under 40 di Confagricoltura. Il settore primario registra un nuovo, grande successo della Fiera Internazionale del Bovino da Latte, in una fase magica per CremonaFiere: con il debutto di Mondomusica a New York (quest anno dovrebbe toccare pure al BonTà) e la candidatura ad un ruolo da protagonista nella squadra di Expo 2015, lanciata proprio a Cremona dal ministro per le politiche agricole De Girolamo e dal sottosegretario Martina. Infine, conferma grande dinamicità il Polo Tecnologico della Cosmesi presieduto da Matteo Moretti: corona il sogno coltivato a lungo di un alleanza con il colosso transalpino della Cosmetic Valley e prepara un organizzazione più forte, all altezza di tempi e sfide ricchi di opportunità per chi le sa cogliere.

16 Cremona Almanacco di Gilberto Bazoli Il caso dei 32 ex precari comunali ha tenuto banco Ma la Corte dei Conti ha dato ragione a giunta e lavoratori La tensione, il 22 maggio, durante l udienza a un passo dal quadrilatero milanese della moda; le lacrime di gioia, l 11 luglio, all annuncio della sentenza di assoluzione. Per la giunta ma anche per i dipendenti comunali, non solo quelli coinvolti direttamente, il è stato l anno della vicenda dei 32 ex precari. Una vicenda che si trascina da tempo, un eredità pesante lasciata dalle amministrazioni precedenti. Alla fine del 2012, la procura della Corte dei Conti apre un fascicolo sul sindaco, quasi tutti gli assessori e due dirigenti per l assunzione a tempo indeterminato di quei lavoratori. Secondo il pm, il provvedimento è scorretto perché aggirerebbe le disposizioni del patto di stabilità che vietano, in caso di mancato rispetto, di stabilizzare personale. Il patto, replicano in Comune, è stato sforato nel 2010 mentre gli inquadramenti definitivi sono scattati, giuridicamente parlando, il primo gennaio 2011 e sono quindi conformi alle leggi. Comincia un anno di apprensione, da una parte e dall altra della barricata: sugli amministratori (anche se c è l assicurazione che li mette al riparo) pende la Spada di Damocle del rimborso del danno erariale (complessivamente euro, l equivalente degli stipendi percepiti dal momento dell assunzione all atto di citazione) ma a rischiare davvero sono i dipendenti, che temono di perdere il posto di lavoro conquistato con un concorso pubblico. Tra loro ci sono giovani e meno giovani, padri e madri di famiglia, chi è in forza all ente da pochi anni e chi, la maggior parte, da molti. Da squisitamente sindacale il caso, strada facendo, diventa politico. L assessore alle Politiche per le risorse umane Maria Vittoria Ceraso, la diretta interessata, e i rappresentanti dei 32 incontrano i parlamentari cremonesi Cinzia Fontana e Luciano Pizzetti. Sono esponenti del Partito democratico, che in consiglio comunale, siede nei banchi dell opposizione, ma per una volta appartenenze schieramenti poco importano. Si arriva al giorno del processo. Il sindaco Oreste Perri, con l assessore Ceraso e i due dirigenti citati in giudizio (Pasquale Criscuolo e Maurilio Segalini), ascolta, seduto in prima fila tra gli avvocati, la requisitoria del pm, Antonino Grasso, che premette: le considerazioni di ordine politico e sociale non possono guidare l azione del pubblico ministero contabile. Un discorso duro, quello dell accusa, ma preceduto da un punto a favore della difesa: la giuria, presieduta da Guido Gualtieri, accoglie la richiesta dei difensori di far entrare nel processo alcuni lavoratori. Il pm si era opposto. Un successo oggettivo che però non affievolisce il pessimismo serpeggiante, dopo quella prima e unica udienza, in Comune. Per questo si assapora ancora di più la buona nuova che, all inizio dell estate, arriva da Milano. La sezione giurisdizionale della Corte dei Conti ha respinto l istanza della procura «per assenza di danno erariale». Quelle 32 assunzioni sono state un operazione pienamente legittima e corretta. Amministratori e dipendenti escono dagli uffici e si riversano nei corridoio per abbracciarsi, per una volta, senza distinzioni di ruoli. «Pensavo fosse una giornata di lavoro come tutte le altre. Invece...», commenta a caldo Perri. Per poi ammettere: «Il timore che le cose potessero andare diversamente c era». «Con questo pronunciamento è stata scritta una bella pagina per tutta la città gli fa eco il segretario generale Criscuolo. La scelta politica compiuta è stata coraggiosa e la struttura tecnica l ha sostenuta in pieno». Le motivazioni del verdetto confermano che la vittoria è su tutta la linea. Arriverà poi la doccia fredda, mezza perché scontata, che la procura ha presentato appello a Roma: sono previsti molti mesi per il secondo e ultimo pronunciamento. Sembrava finita, ma non è così. Il più, però, è fatto. E, comunque vada, i 32 non sono più ex precari ma lavoratori a tutti gli effetti. 14

17 Cremona Almanacco L arte, la storia la tradizione, la cultura: il Museo del Violino bene prezioso per la città 15 di Felice Staboli Sabato 14 settembre è stato un giorno speciale, di quelli che danno un senso al vivere comune di una città. In una piazza Marconi gremita di cremonesi, è stato inaugurato il Museo del Violino, dentro palazzo dell Arte tirato a lucido e impreziosito dalle collezioni di violini che danno lustro a Cremona in tutto il mondo. La storia, la tradizione, l arte e la cultura possono regalare emozioni forti, fino a rappresentare il traino per una città sempre in cerca di qualcuno o qualcosa che la proietti verso il domani. Si è alzato così il sipario sul Museo del Violino, casa e cuore pulsante della liuteria che coniuga tradizione e tecnologia, arte e multimedialità. Non hanno voluto mancare alla prima il ministro ai Beni culturali Massimo Bray, il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani, Pierluigi Bersani, Giulio Tremonti, l assessore regionale alle Culture Cristina Cappellini, accolti uno a uno da Giovanni Arvedi, a cui si deve tutto questo. Dopo l inno di Mameli suonato dalla Fanfara provinciale dei bersaglieri, un emozionatissimo Oreste Perri, sindaco e presidente della Fondazione Antonio Stradivari (che gestisce il museo), ha aperto i discorsi dal palco montato all ingresso dell edificio disegnato da Carlo Cocchia. «Il Museo del Violino è un sogno che diventa realtà, l inizio di un nuovo ciclo di vita per Cremona. Qui, sino a due anni fa, non c era niente, solo un buco». Poi, la parola è passata ad Arvedi: «Autorità, gentili ospiti, cari concittadini, il recupero di Palazzo dell Arte nasce dalla volontà di lasciare a Cremona il ricordo della nostra famiglia che lavora e vive qui da molti anni». Vanessa Gravina, attrice e madrina dell inaugurazione, ha chiamato al microfono Cristina Cappellini, «doppiamente orgogliosa», come assessore lombarda e come cremonese. Poi, prima della benedizione del vescovo Lafranconi, l intervento del ministro Bray. «Un museo importante, un esempio: la cultura dev essere una delle leve di rilancio del nostro Paese. Dal grande progetto per il recupero di Pompei, al decreto sulla cultura per arrivare al vostro Museo del Violino, l Italia deve ripartire. Il rilancio del Paese può essere plausibile solo se si parte dai suoi tesori, dalle sue tradizioni culturali, artistiche e artigianali. La capacità di riconoscere e valorizzare la nostra storia e di renderla fruibile attraverso iniziative come questa è fondamentale. Bisogna lavorare per questo. Perché i nostri tesori d arte e di artigianato siano risorse in grado di fare comunità e cultura. Credo che la lungimiranza e l impegno di un imprenditore come Arvedi nel sostenere e realizzare il Museo del Violino sia unica e di sprone. Dobbiamo pensare ad un Paese che sappia riacquistare fiducia dalla cultura in maniera attiva e concreta». Il Museo del Violino rappresenta dunque una carta fondamentale per il cuore della città, da un punto di vista culturale ma non solo. Per oltre dieci anni piazza Marconi, come ha ricordato il sindaco, è stata un cantiere a cielo aperto, in pieno centro. Il fondamentale e decisivo intervento di Giovanni Arvedi ha risolto all amministrazione comunale uno dei principali problemi: oltre al parcheggio, il recupero di Palazzo dell Arte e l inaugurazione del Museo del Violino rappresentano un perno decisivo, attorno al quale far maturare idee ed energie nuove. Spetterà a tutte le forze in campo, a partire dall amministrazione, attuale e futura, capire quale sia la strada da seguire.

18 Cremona Almanacco di Giuseppe Bruschi La rivoluzione nei trasporti urbani e non solo Proteste e correttivi Ma sempre alta la voce dei diversi comitati di quartiere Anno terribile anche sul fronte dei trasporti pubblici, cioè i bus urbani ed extraurbani. Una rivoluzione annunciata da molto tempo, ma che è effettivamente entrata in vigore il 12 settembre è che era stata preceduta da una massiccia campagna informativa di Km e Comune, all insegna di «Andante con trasporto». Con la promessa di un servizio «più veloce, più efficiente, più armonioso». Meno armoniosa la reazione dei cittadini che, con le nuove linee che invece dei numero erano e sono indicate con una lettera dell alfabeto, hanno vivacemente protestato. Radiali cancellate, vecchie linee modificate, difficoltà di capire i percorsi, ed ancora «portoghesi» e bordo. Non solo i cittadini hanno fatto sentire la loro voce, anche i sindacati di base hanno protestato con massicce raccolte di firme, ed addirittura sit-in nel cortile del palazzo comunale. Anche i comitati di quartiere hanno alzato la voce, perché diverse zone periferiche della città erano prive di mezzi pubblici ed ancor più isolate rispetto al centro della città. Gli artefici di questa rivoluzione, gli assessori Francesco Zanibelli per il Comune e Giovanni Leoni per la Provincia, hanno recepito il senso delle proteste ed introdotti i necessari correttivi. In città sono quindi tornate le vecchie circolari, alcuni quartieri, come San Felice, hanno avuto migliori collegamenti con l ospedale, le zone universitarie di via Sesto hanno i loro mezzi, e tra le novità anche una linea che arriva al centro commerciale CremonaPo. Sul versante della sicurezza, Km ha pensato a proprio personale a bordo, mentre sono state potenziate le biglietterie a terra. Ed è stato progressivamente introdotto il sistema a chiamata, per agevolare soprattutto i pendolari. Collocate nuove pensiline, che in diversi punti di sosta mancavano. Per quanto riguarda le linee extraurbane, particolare attenzione è rivolta agli studenti, che sono tra i maggiori utilizzatori dei mezzi pubblici. Anno dei trasporti pubblici ed anno della partenza dei Comitati di quartiere: la voce dei cittadini che arriva alle istituzioni. Avvio non sempre semplice, ma che alla fine ha dimostrato la sua utilità. I comitati di quartiere, che sono 11, hanno presidenti e direttivi eletti dai cittadini, con una buona partecipazione. Alcuni hanno fatto dei sondaggi nelle zone di competenza, giusto per capire le esigenze prioritarie. Che vanno dalla viabilità, compresa la manutenzione, alla sicurezza, ovviamente all illuminazione, fino al verde. Sulla sicurezza i comitati di quartiere hanno molto insistito, dopo ripetuti episodi di vandalismo nei parchi e preoccupanti bivacchi estivi. Un «pressing» sulla polizia locale con la richiesta di maggiore presenza degli agenti, in divisa. Il grido di dolore è stato raccolto, alla fine dell anno, dai vertici della polizia locale che, dopo ripetuti confronti e rigorose valutazioni, hanno deciso di creare una squadra di pronto intervento, con 14 agenti, che interverranno nei casi di urgenza e su richiesta dei presidenti. Ma nelle varie zone, ci saranno «presìdi fissi», a rotazione, per dare ai cittadini la possibilità di manifestare problemi ed avere indicazioni anche sulla dislocazione degli uffici comunali, che tuttavia non sempre sono solleciti nel dare risposte. Alcuni quartieri, come Zaist, Giuseppina, Cambonino, sono ancora privi di servizi essenziali, come banche e farmacie, altri, come il Maristella, hanno chiesto un mercato rionale, almeno una volta alla settimana. Sono richieste che torneranno anche nei prossimi mesi, e che prima o poi dovranno avere soddisfazione, perché la qualità della vita è uno degli aspetti ai quali la pubblica amministrazione deve avere in considerazione. Nei quartieri periferici, come in quelli centrali. 16

19 Cremona Almanacco di Francesca Morandi La svolta epocale : dal 13 settembre tribunali accorpati Il modello Cremona Il grido d allarme del procuratore: poco personale 17 Se ne parlava da anni, poi, nel 2012, l annuncio della «svolta epocale» fatto da Paola Severino, l allora ministro della Giustizia nel governo Monti. Dall annuncio ai fatti. Nessuna retromarcia, nessun ripensamento sotto il governo Letta. Il passerà alla storia come l anno dell accorpamento del tribunale e della procura di Crema con Cremona, un matrimonio «forzato», benedetto dal ministro Annamaria Cancellieri, che ha saputo resistere ai campanilismi. Una sfida raccolta dal presidente del tribunale, Ines Marini: la collaborazione del presidente di sezione, Pio Massa, dei colleghi, del dirigente Laura Poli e del personale, degli avvocati e dei sindaci di Crema, Stefania Bonaldi, e Cremona, Oreste Perri, ha fatto sì che l unione andasse in porto regolarmente, nei tempi previsti il 13 settembre, superando proteste (e rivalità) tuttavia non ancora cessate. Molto è stato fatto, qualcosa, certamente, è ancora da migliorare, ma «il caso Cremona» è comunque un esempio di efficienza nel disastrato pianeta giustizia dove quasi tutti i tribunali «accorpanti» hanno ottenuto la proroga. A Cremona ognuno si è rimboccato le maniche. I detenuti della casa circondariale diretta da Ornella Bellezza, si sono messi al lavoro per smaltire vecchi faldoni, il Comune ha fornito mezzi e uomini per il trasloco e ha messo a disposizione spazi come il dirimpettaio palazzo dell ex Genio Civile, i tecnici informatici hanno lavorato in tempi record e gli avvocati dato consigli. Un successo che non era affatto scontato. E proprio per questo la presidente tempo fa ha voluto ringraziare pubblicamente quanti hanno reso possibile questo piccolo miracolo. «Venerdì 13 settembre aveva sottolineato Marini in una conferenza stampa ha chiuso il tribunale di Crema, lunedì 16 si tenevano già le udienze a Cremona. In quel breve tempo sono stati traslocati i fascicoli relativi a 4800 procedimenti penali, 720 penali e 2200 di gip e gup. Poi si è dovuto riorganizzare tutto, riassegnare migliaia di cause, fissare udienze, trovare spazio per i 16 amministrativi assorbiti. Per collocare i nuovi fascicoli aveva osservato la presidente, insediatasi dal 3 giugno abbiamo montato scaffali un po ovunque, anche nella mia anticamera e nella sala riunioni». Ma alla fine l ingranaggio ha cominciato a girare. Anche il problema di dove mettere l ingombrante archivio delle pratiche definite a Crema è stato risolto con una idea che ha riscosso il plauso del ministro cancellieri: 12 detenuti del carcere di Cà del Ferro si sono messi al lavoro per scannerizzare tutti fascicoli riversati poi su cd. In questo modo la carta sarà eliminata. Resta il disagio di quanti, imputati e avvocati, devono percorrere i quaranta chilometri che separano Crema da Cremona, con i relativo costi. Ma anche qui, in soccorso è venuto il giudice specializzato in informatica, Pierpaolo Beluzzi, padre del progetto denominato «Digital smart city». A Cremona si può partecipare ai processi anche collegandosi con smartphone e tablet e si potranno pure firmare verbali a distanza. Servono finanziamenti, però. L accorpamento ha comportato il moltiplicarsi dei fascicoli nell ufficio Gip/Gup, tenuto in piedi da due giudici appena: Guido Salvini e Letizia Platè. Anche il personale è in numero ridotto rispetto alla mole di lavoro. E un grido di allarme lo ha lanciato, più volte, il procuratore Roberto di Martino, titolare di un ufficio gravato, anche qui, da una pesante carenza di personale. Finora quel grido è rimasto inascoltato. Per restare in tema di personale, vi è il rischio che, con gli interpelli, la cittadella giudiziaria si svuoti di quei dipendenti «obbligati» a traslocare da Crema a Cremona, pronti a fare di nuovo i bagagli per destinazioni più vicine a casa.

20 Cremona Almanacco di Mauro Cabrini Pendolari vessati aria inquinata commercio in crisi e precarietà del Pareggiato: i soliti problemi sempre irrisolti Come fosse una landa gattopardesca in cui nulla cambia mai a dispetto di ogni tentativo di invertire la rotta, Cremona dimenticherà senza troppi rimpianti un fotocopia dell anno precedente e di quello prima ancora. Tutto, inevitabilmente, uguale a se stesso. Una palude. Nemmeno minimamente scalfita da un guizzo, da uno sforzo ripagato, da uno sprazzo di rilancio. Sempre, e solo, i medesimi problemi, le consuete polemiche, i soliti nodi irrisolti: i pendolari sull orlo di una crisi di nervi per un servizio da terzo mondo, lo smog che chiude la città dentro una cappa di veleni, i commercianti del centro in sofferenza e costretti a chiudere uno dopo l altro, la viabilità contestata e la sosta criticata, il Pareggiato che non riesce ad affrancarsi dalla sua ormai cronica precarietà. Era così nel 2012, è stato così anche nei dodici mesi appena archiviati. Appunto: tutto come prima. Segno identificativo: l immobilismo che ingessa e appanna. Come se il tessuto socio-politico-istituzionale non riuscisse, per mancanza di lungimiranza e di peso specifico, a cogliere l occasione per sottrarsi all ombra lunga del decadimento. I pendolari, l emblema dello stallo: i disservizi sono all ordine del giorno da un decennio e lo sono stati anche nelle 52 settimane appena lasciate alle spalle. Il miglioramento, una chimera. Neppure sfiorata in un album di fotografie, quelle scattate sul treno, dove restano immortalati oltre mille minuti di ritardo, proteste, richieste di sostegno inevase, promesse non mantenute. Parole tante, fatti pochissimi. E l isolamento che avanza lungo linee, quella per Milano non a caso inserita da Legambiente nelle dieci peggiori tratte d Italia quanto quelle per Brescia e Piacenza, dove il disagio è la regola. Mal aria, anche quella un abitudine. Atmosfera inquinata per 71 giorni, le polveri sottili una morsa complicata anche solo da allentare. Unica forma di contrasto: le misure fissate nel patto siglato a dicembre fra Regione e governo. Per adesso, carta. Manca anche quella, nel senso che nemmeno s è trovata un intesa potenzialmente capace di opporsi alla desertificazione, a sostegno del cuore cittadino che si svuota. Serrande abbassate nei negozi di vicinato, il ripetuto grido di dolore degli esercenti inascoltato. Colpa della crisi, certo. Ma conta anche, e Confcommercio insieme a Confesercenti l hanno lamentato più volte, l incapacità politico-amministrativa di elaborare un piano della mobilità e dei parcheggi che sappia realmente favorire la ripresa. E cosa si è fatto invece? Si è pedonalizzato nel dissenso un tratto di corso Garibaldi, si è aumentata la tariffa oraria della sosta nel quadrante di pregio, si è persino riusciti a litigare per il quasi logico caos viabilistico collegato alla Festa del Torrone, evento capace di portare 250mila persone all ombra del Torrazzo. Potrebbe attrarre eccellenze ed indotto, se solo fosse regolarmente sfruttato e appoggiato come si converrebbe e non esclusivamente quando si trova sull orlo del baratro, anche l istituto superiore di studi musicali Claudio Monteverdi. Al contrario, naviga perennemente a vista. Sul filo dell abbandono. Al punto che dopo una già più volte vissuta battaglia per la sopravvivenza, sfiancata da una lotta impari contro i mulini a vento, la presidente Adriana Conti Rinaldi è stata costretta alle dimissioni e la scuola si appresta suo malgrado ad accogliere il commissario. A meno che l ultima mano tesa, in extremis, non risulti concretamente salvifica. L altra faccia della medaglia dell anno in cui, prima incassando dall Unesco la certificazione del saper fare liutario a bene immateriale e poi inaugurando il Museo del Violino, Cremona sembrava aver imboccato la strada giusta per diventare, davvero, la città della musica e della cultura. Ma se non si rafforzerà la stabilità di via Realdo Colombo, lasciando che violini e chitarre suonino senza incertezze di prospettiva, sarà come tornare indietro un altra volta. Inseguiti, di nuovo, dal tutto come prima. 18

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