Diritto dell Unione Europea. Indice. 1 Le procedure per l adozione degli atti comunitari

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "Diritto dell Unione Europea. Indice. 1 Le procedure per l adozione degli atti comunitari ------------------------------------------------- 3"

Transcript

1 INSEGNAMENTO DI DIRITTO DELL UNIONE EUROPEA LEZIONE V I PROCEDIMENTI PREVISTI DAI TRATTATI PER L ADOZIONE DEGLI ATTI NORMATIVI PROF. GIUSEPPE RUBERTO

2 Indice 1 Le procedure per l adozione degli atti comunitari La procedura tradizionale La procedura di cooperazione La procedura di codecisione Le procedure del secondo e del terzo pilastro La procedura di revisione dei Trattati La procedura di adesione di nuovi Stati all Unione di 14

3 1 Le procedure per l adozione degli atti comunitari I Trattati non prevedono una procedura tipica per l adozione degli atti giuridici comunitari. A volte sono dettate procedure ad hoc per l adozione di alcuni tipi di atti (es. il bilanci o). L individuazione della procedura da applicarsi è operata dalle disposizioni dei Trattati che attribuiscono all istituzione il potere di adottare l atto. Esse generalmente rinviano a tre procedure, la cui disciplina è dettata dagli artt. 250, 251 e 252 del Trattato istitutivo della Comunità europea La procedura tradizionale La procedura disciplinata dall art. 250 TCE è quella originariamente prevista dai Trattati e prescrive che l atto normativo viene adottato dal Consiglio su proposta della Commissione. La partecipazione del Parlamento, quando richiesta, è limitata all espressione di un parere non vincolante (si parla, in tal caso, di procedura di consultazione). La procedura è la seguente: la Commissione presenta la proposta al Consiglio. L iniziativa legislativa, invero, può essere sollecitata anche dal Parlamento europeo e dal Consiglio stesso. Ai sensi dell art. 192, comma 2, TCE, infatti, <<a maggioranza dei suoi membri, il Parlamento europeo può chiedere alla Commissione di presentare adeguate proposte sulle questioni per le quali reputa necessaria l elaborazione di un atto della Comunità ai fini dell attuazione del presente trattato>>. L art. 208 TCE dispone invece che <<il Consiglio può chiedere alla Commissione di procedere a tutti gli studi che esso ritiene opportuni ai fini del raggiungimento degli obiettivi comuni e di sottoporgli tutte le proposte del caso>>. La Commissione, in entrambi i casi, non è obbligata ad attivarsi. Va tuttavia rilevato che il Parlamento europeo dispone di un formidabile strumento di pressione: la mozione di censura. Un importante potere di sollecitazione può inoltre essere esercitato dal Consiglio europeo: spetta infatti alla Commissione recepirne gli orientamenti politici generali, mediante la proposta di atti normativi; 3 di 14

4 la proposta è esaminata preliminarmente dal COREPER. Successivamente il Consiglio, se intende darvi seguito, provvede a pubblicarla sulla Gazzetta Ufficiale dell Unione europea e la trasmette al Parlamento nei casi in cui il Trattato ne richiede la consultazione ovvero quando il Consiglio ritenga opportuno acquisirne il parere. Funzioni consultive sono svolte altresì dal Comitato economico e sociale e dal Comitato delle regioni, il cui parere, anche quanto è richiesto obbligatoriamente, non è mai vincolante; il Parlamento, esaminata la proposta della Commissione, esprime il proprio parere. Il Trattato CE non prevede un termine entro il quale l istituzione debba pronunciarsi. La Corte di giustizia 1 ha tuttavia affermato che il Parlamento è tenuto ad emanare il parere entro un termine ragionevole, rilevando che un ritardo nella risposta, finalizzato a procrastinare o impedire l adozione dell atto, contrasta con il principio di leale collaborazione tra le istituzioni comunitarie. In caso di ritardo, pertanto, il Consiglio può adottare l atto senza aver consultato il Parlamento; il parere espresso dal Parlamento, anche quando richiesto obbligatoriamente dal Trattato, non è vincolante, con l eccezione dei (rari) casi in cui trova applicazione la procedura di parere conforme, introdotta dall Atto unico europeo (AUE) ed estesa ad altri settori dal Trattato sull Unione europea (TUE) e dal Trattato di Amsterdam. In tali ipotesi il Consiglio non solo è obbligato a consultare il Parlamento, ma per poter adottare l atto deve necessariamente conformarsi al suo parere. Tra i casi in cui è richiesto il parere conforme del Parlamento si ricordano: l adesione di nuovi Stati all Unione, disciplinata dall art. 49 TUE; i fondi strutturali di cui all art. 161 TCE; gli accordi di associazione ex art. 300, par. 3, comma 2, TCE; la procedura sanzionatoria per violazione dei diritti umani di cui all art. 7 TUE; il Consiglio, una volta ricevuta la proposta della Commissione, può condividerla e adottare l atto oppure emendarla deliberando all unanimità. Non sono consentite modifiche radicali che stravolgano le proposte della Commissione, perché in tal modo verrebbe neutralizzato il suo potere di iniziativa legislativa; 1 Si veda, in proposito, la sentenza 30 marzo 1995, Parlamento c. Consiglio, causa C-65/93, in Raccolta, 1995, p. I di 14

5 fintantoché il Consiglio non ha deliberato, la Commissione può sempre modificare la propria proposta (art. 250, par. 2, TCE). Questo potere consente alla Commissione di evitare che la proposta sia respinta qualora il Consiglio non raggiunga al suo interno né la maggioranza necessaria per approvarla così com è né l unanimità dei voti per emendarla. La modifica può essere apportata anche nel corso della seduta del Consiglio da parte del membro della Commissione che vi partecipa. Una volta modificata la proposta, il Consiglio potrà approvarla a maggioranza. qualora il Consiglio intenda adottare un atto sostanzialmente difforme dalla proposta originaria della Commissione è necessaria una seconda consultazione del Parlamento sulla proposta modificata, a meno che le modifiche non coincidano con quelle proposte dal Parlamento nel suo parere La procedura di cooperazione Le procedure disciplinate dagli art. 251 e 252 TCE costituiscono una derivazione della procedura prevista dall art La loro peculiarità consiste nel potenziamento del ruolo del Parlamento europeo, al quale è riconosciuto il potere di incidere direttamente sul contenuto dell atto. La procedura di cooperazione (art. 252 TCE) è stata introdotta dall Atto unico europeo ( AUE). Il suo campo di applicazione è stato tuttavia ridotto drasticamente dal Trattato sull Unione europea (TUE) e dal Trattato di Amsterdam che, parallelamente, hanno esteso l ambito applicativo della procedura di codecisione. Oggi, pertanto, la procedura di cooperazione trova applicazione solo nel campo della politica monetaria. L iter procedimentale, articolato in due letture (del Parlamento e del Consiglio), è il seguente: prima lettura: la Commissione presenta la proposta al Consiglio il quale, previo parere del Parlamento europeo, deliberando a maggioranza qualificata, adotta una posizione comune e la trasmette al Parlamento per la seconda lettura; 2 Anche questo principio è frutto dell elaborazione giurisprudenziale della Corte di giustizia. Si veda, tra le tante, sentenza 1 giugno 1994, Parlamento c. Consiglio, causa C-388/92, in Raccolta, p. I di 14

6 seconda lettura: il Parlamento, nel termine di tre mesi, può: a) approvare la posizione comune o omettere di pronunciarsi. In tal caso il Consiglio adotta definitivamente l atto a maggioranza qualificata; b) respingere, a maggioranza assoluta dei suoi membri, la posizione comune del Consiglio. In tal caso il Consiglio può adottare l atto solo deliberando all unanimità; c) proporre emendamenti alla posizione comune, sempre a maggioranza assoluta dei suoi membri. In tal caso la Commissione trasmette al Consiglio una proposta riesaminata, unitamente agli emendamenti del Parlamento non recepiti. A questo punto il Consiglio, entro tre mesi (pena la decadenza della proposta), può adottare la proposta riesaminata a maggioranza qualificata e gli emendamenti non recepiti all unanimità. Sempre all unanimità il Consiglio può modificare la proposta riesaminata. In definitiva, nella procedura di cooperazione il voto all unanimità del Consiglio consente di superare sempre il dissenso espresso dal Parlamento La procedura di codecisione Nella procedura di codecisione (art. 251 TCE) il potere deliberativo è condiviso dal Consiglio e dal Parlamento, non potendo il primo adottare l atto in presenza del parere contrario del secondo. La procedura di codecisione è stata introdotta dal Trattato sull Unione europea e, come rilevato in precedenza, con il Trattato di Amsterdam è stata estesa alla quasi totalità dei settori in cui trovava applicazione la procedura di cooperazione. L iter procedimentale, in questo caso, può contemplare una, due o tre letture: Prima lettura: la Commissione presenta la proposta al Parlamento europeo e al Consiglio. Il Parlamento esprime un parere consultivo, proponendo eventualmente emendamenti. Il Consiglio, a questo punto, può: a) approvare, con deliberazione a maggioranza qualificata, la proposta della Commissione recependo gli eventuali emendamenti parlamentari. In tal caso la procedura si conclude; b) adottare, a maggioranza qualificata, una posizione comune, comunicandola al Parlamento. 6 di 14

7 Seconda lettura: il Parlamento, entro un termine di tre mesi dalla comunicazione del Consiglio, può: a) approvare la posizione comune o non pronunciarsi. In tal caso l atto si considera adottato in conformità con la posizione comune; b) respingere la posizione comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri. In tal caso l atto proposto si considera non adottato (a differenza di quanto accade nella procedura di cooperazione, dove il Consiglio può superare in dissenso del Parlamento deliberando all unanimità); c) proporre emendamenti alla posizione comune, sempre a maggioranza assoluta, e trasmettere il testo emendato al Consiglio e alla Commissione, che formula un parere sugli emendamenti (invece che una proposta riesaminata come nella procedura di cooperazione). A questo punto il Consiglio, entro tre mesi, può: a) approvare, a maggioranza qualificata, tutti gli emendamenti, deliberando tuttavia all unanimità su quelli su cui la Commissione ha dato parere negativo. In tal caso l atto si considera adottato; b) non approvare tutti gli emendamenti. In tal caso il Presidente del Consiglio, d intesa con quello del Parlamento europeo, convoca, entro sei settimane, un comitato di conciliazione, aprendo così la terza fase del procedimento. Terza lettura: il comitato di conciliazione, che riunisce i rappresentanti del Consiglio e del Parlamento, ha il compito di adottare un progetto comune entro sei settimane. Se non vi riesce, l atto si considera non adottato. Se lo approva, per l adozione definitiva dell atto sarà necessaria una nuova deliberazione (la terza) sul progetto comune da parte del Consiglio (a maggioranza qualificata) e del Parlamento europeo (a maggioranza assoluta dei voti espressi), entro il termine di sei settimane. In mancanza l atto si considera non adottato. In definitiva, nella procedura di codecisione la contrarietà del Parlamento europeo alla posizione comune del Consiglio impedisce l adozione dell atto, a differenza di quanto accade nella procedura di cooperazione, dove il dissenso del Parlamento può essere superato dal Consiglio con una deliberazione all unanimità. 7 di 14

8 2 Le procedure del secondo e del terzo pilastro Come si è visto nella prima lezione, nel secondo e nel terzo pilastro si segue principalmente il metodo intergovernativo. Conseguentemente gli organi di individui, come il Parlamento e la Commissione, hanno scarso peso, il Consiglio decide prevalentemente all unanimità e il ruolo esercitato dalla Corte di giustizia è pressoché inesistente. Le modifiche al TUE introdotte dai Trattati di Amsterdam e di Nizza hanno tuttavia avviato, seppure molto timidamente, un processo di comunitarizzazione dei pilastri in questione. Di seguito si analizzeranno brevemente le funzioni esercitate dalle istituzioni comunitarie nel secondo e nel terzo pilastro. 2.1 Il ruolo delle istituzioni dell UE nella Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC) Con riferimento alla Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC), occorre p remettere che il Consiglio europeo svolge un ruolo di particolare rilievo. Oltre a definire i principi e gli orientamenti generali della PESC, decide infatti le strategie comuni che l Unione deve attuare, le quali non costituiscono meri atti di impulso ma atti aventi forza normativa. Ciò risulta evidente dalla definizione dell art. 13, par. 2, comma 2, TUE, secondo cui <<le strategie comuni fissano i rispettivi obiettivi, la durata nonché i mezzi che l Unione e gli Stati membri devono mettere a disposizione>>. Quanto al ruolo del Consiglio, questo nell ambito della PESC delibera p revalentemente all unanimità e non a maggioranza qualificata come nel pilastro comunitario. Le astensioni, anche nel pilastro PESC, non impediscono l adozione delle decisioni all unanimità. Tuttavia, l art. 23, par. 1, comma 2, TUE consente agli Stati astenuti di sottrarsi agli obblighi derivanti dalle delibere motivando la propria astensione con una dichiarazione formale (c.d. astensione costruttiva). Ai sensi della norma in parola, invero, in tale ipotesi lo Stato membro <<non è obbligato ad applicare la decisione ma accetta che essa impegni l Unione>>. La norma precisa che <<in uno spirito di mutua solidarietà, lo Stato membro interessato si astiene da azioni che possano contrastare o impedire l azione dell Unione basata su tale decisione, e gli altri Stati membri rispettano la sua posizione>>. 8 di 14

9 Tuttavia, l astensione costruttiva non può riguardare più di un certo numero di Stati. L art. 23, par. 1, dispone infatti che <<qualora i membri del Consiglio che motivano in tal modo la loro astensione rappresentino più di un terzo dei voti secondo la ponderazione di cui all art. 205, paragrafo 2 del trattato che istituisce la Comunità europea, la decisione non è adottata>>. In alcuni casi il Consiglio delibera a maggioranza qualificata. Ai sensi dell art. 23, par. 2, TUE, ciò avviene: a) quando adotta azioni comuni, posizioni comuni o decisioni sulla base di una strategia comune (adottata dal Consiglio europeo); b) quando adotta decisioni relative all attuazione di un azione comune o di una posizione comune (precedentemente adottate dal Consiglio all unanimità); c) quando nomina un rappresentante speciale con un mandato per problemi politici specifici. L art. 24, par. 3, introdotto dal Trattato di Nizza, prevede inoltre che il Consiglio delibera a maggioranza qualificata nell ambito degli accordi internazionali, << qualora l accordo sia previsto per attuare un azione comune o una posizione comune>>. La norma conferma che la possibilità di deliberare a maggioranza qualificata riguarda soprattutto atti attuativi di delibere approvate all unanimità. Gli Stati membri contrari possono tuttavia evitare una deliberazione a maggioranza qualificata dichiarando che, per specifici e importanti motivi di politica nazionale, intendono opporsi all adozione della decisione. In tal caso non si procede alla votazione e il Consiglio, a maggioranza qualificata, può chiedere che della questione sia investito il Consiglio europeo, affinché si pronunci all unanimità. Il Parlamento, nell ambito della PESC, esercita un ruolo molto meno incisivo: non può influire direttamente sulle deliberazioni del Consiglio e svolge una funzione esclusivamente consultiva, peraltro limitata alle scelte fondamentali della PESC. Le funzioni del Parlamento nel pilastro in questione sono disciplinate dall art. 21 TUE, secondo cui <<La Presidenza [del Consiglio] consulta il Parlamento europeo sui principali aspetti e sulle scelte fondamentali della politica estera e di sicurezza comune e provvede affinché le opinioni del Parlamento europeo siano debitamente prese in considerazione. Il Parlamento europeo è regolarmente informato dalla Presidenza e dalla Commissione in merito allo 9 di 14

10 sviluppo della politica estera e di sicurezza dell Unione. Il Parlamento europeo può rivolgere interrogazioni o formulare raccomandazioni al Consiglio. Esso procede ogni anno ad un dibattito sui progressi compiuti nell attuazione della politica estera e di sicurezza comune>>. Anche il ruolo della Commissione è più limitato rispetto al pilastro comunitario, pur essendo questa <<pienamente associata ai lavori nel settore della politica estera e di sicurezza comune>> (art. 27 TUE). Il suo potere di iniziativa, in particolare, non è esclusivo, ma condiviso con gli Stati membri. Ai sensi dell art. 22, par. 1, TUE, infatti, <<ogni Stato membro o la Commissione può sottoporre al Consiglio questioni relative alla politica estera e di sicurezza comune e può presentare proposte al Consiglio>>. 2.2 Il ruolo delle istituzioni dell UE nella Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale Il terzo pilastro, relativo alla Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale, presenta diverse analogia con la PESC. In particolare: il Consiglio delibera generalmente all unanimità, mentre a maggioranza qualificata sono approvate le misure di attuazione delle decisioni; il potere di iniziativa della Commissione è condiviso con gli Stati membri. Più incisivo è invece il ruolo riconosciuto nel terzo pilastro al Parlamento europeo. Questo infatti deve essere sempre consultato dal Consiglio, fatta eccezione per l adozione di posizioni comuni che definiscono l orientamento dell Unione in merito a una questione specifica. E anche previsto un termine entro il quale il Parlamento debba esprimere il proprio parere. L art. 39, par. 1, TUE dispone infatti che <<il Parlamento europeo esprime il suo parere entro un termine che il Consiglio può fissare; tale termine non può essere inferiore a tre mesi. In mancanza di parere entro detto termine, il Consiglio può deliberare>>. Un importante differenza con il pilastro PESC riguarda infine il ruolo del Consiglio europeo, che nell ambito della Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale non gode di un riconoscimento specifico. 10 di 14

11 3 La procedura di revisione dei Trattati Per la modifica dei Trattati (TUE, TCE e Trattato CEEA) il Trattato sull Unione europea prevede una specifica procedura, dettata dall art. 48. I progetti di modifica possono essere presentati al Consiglio dal Governo di qualsiasi Stato membro o dalla Commissione. A questo punto il Consiglio - sentito il Parlamento europeo, la Commissione (nel caso in cui il progetto sia stato presentato da uno Stato membro) e la Banca centrale europea, qualora si tratti di modifiche istituzionali nel settore monetario esprime il proprio parere sulla convocazione di una Conferenza dei rappresentanti dei Governi degli Stati membri. Se il parere è favorevole, il Presidente del Consiglio convoca la Conferenza, chiamata a stabilire, all unanimità, le modifiche da apportare ai Trattati, le quali entreranno in vigore dopo essere state ratificate da tutti gli Stati membri sulla base delle rispettive norme costituzionali. Un ruolo di rilievo nella revisione dei Trattati ha assunto, nella prassi, il Consiglio europeo, chiamato ad approvare il testo finale adottato dalla Conferenza. In definitiva, può osservarsi che le modifiche dei Trattati seguono le forme degli accordi internazionali. Tuttavia, a differenza dei comuni trattati internazionali - che possono essere modificati dagli Stati contraenti, di comune accordo, seguendo una procedura diversa da quella stabilita i Trattati dell Unione possono essere emendati soltanto seguendo la procedura di revisione prevista dall art. 48, come avviene per le carte costituzionali. In questo senso si è pronunciata la Corte di giustizia (sent. 8 aprile 1976, Defrenne c. Sabena, causa 43/75, in Raccolta, 1976, p. 455), affermando che il Trattato non può essere modificato salve restando le disposizioni specifiche se non mediante una revisione da effettuarsi ai sensi dell art. 236 (oggi art. 48 TUE). La Corte si è altresì pronunciata sui limiti del potere di revisione (parere 1/91 del 14 dicembre 1991, in Raccolta, 1991, p. I- 6079), ritenendo incompatibile con il Trattato un accordo istitutivo di un sistema giurisdizionale che pregiudichi l art. 164 [ora art. 220] del Trattato CEE e, più in generale, 11 di 14

12 gli stessi principi fondamentali della Comunità. Deve dunque ritenersi che la procedura di cui all art. 48 TUE non consenta di mettere in discussione i principi cardine dell ordinamento comunitario. 12 di 14

13 4 La procedura di adesione di nuovi Stati all Unione La procedura di adesione all Unione da parte di nuovi Stati è disciplinata dall art. 49 TUE, che richiede, quali requisiti di adesione, l appartenenza geografica all Europa e il rispetto dei principi sanciti dall art. 6, par. 1, TUE, cioè dei <<principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell uomo e delle libertà fondamentali e dello stato di diritto>>. Ai requisiti di adesione individuati dalla norma in parola sono stati aggiunti, con il Consiglio europeo di Copenaghen del 1993, ulteriori criteri di natura economica, ovvero: a) l esistenza di un economia di mercato funzionante, in grado di reggere alle pressioni della libera concorrenza; b) la capacità di assumere gli obblighi derivanti dall appartenenza al mercato unico, inclusa l adesione agli obiettivi dell Unione economica e monetaria. La procedura, al pari di quella di revisione, si svolge in due fasi: la prima è interna alle istituzioni comunitarie, la seconda coinvolge direttamente gli Stati membri. Lo Stato interessato a diventare membro dell Unione presenta domanda di adesione al Consiglio, che si pronuncia all unanimità, previa consultazione della Commissione e previo parere conforme del Parlamento europeo. Le condizioni per l ammissione e gli adattamenti dei Trattati formano oggetto di un accordo tra gli Stati membri e lo Stato richiedente (c.d. trattato di adesione), che deve essere ratificato da tutti gli Stati contraenti, conformemente alle rispettive norme costituzionali. Gli adattamenti generalmente consistono in lievi modifiche - relative alla composizione degli organi, alla ponderazione dei voti, ecc. - dirette ad assicurare la rappresentanza del nuovo Stato membro. Non sono ammesse modifiche sostanziali dei Trattati, che incidano sull ordinamento e gli obiettivi dell Unione. Va osservato che la procedura disciplinata dall art. 49 TUE non contempla il recesso dall Unione. Questa lacuna, invero, era stata colmata dal Trattato che adotta una Costituzione per l Europa, attraverso la previsione di un procedimento ad hoc, fondato su 13 di 14

14 un accordo tra l Unione e lo Stato interessato a recedere, volto a definire le modalità del recesso, ovvero, in mancanza, su un recesso unilaterale, operativo decorsi due anni dalla notifica della manifestazione della volontà di recedere. Al fine di colmare il vuoto normativo esistente in una materia così delicata, sarebbe auspicabile l introduzione di analoga procedura nel Trattato che sostituirà la Costituzione europea. 14 di 14

Le istituzioni politiche dell Unione europea. Le funzioni delle istituzioni politiche CONSIGLIO EUROPEO

Le istituzioni politiche dell Unione europea. Le funzioni delle istituzioni politiche CONSIGLIO EUROPEO Le istituzioni politiche dell Unione europea Le funzioni delle istituzioni politiche Riflettono il loro carattere rappresentativo delle istanze che coesistono nell UE Il centro nevralgico dell Unione europea

Dettagli

LA REVISIONE DEI TRATTATI. Articolo 48 TUE

LA REVISIONE DEI TRATTATI. Articolo 48 TUE LA REVISIONE DEI TRATTATI Articolo 48 TUE 1. I trattati possono essere modificati conformemente a una procedura di revisione ordinaria. Possono inoltre essere modificati conformemente a procedure di revisione

Dettagli

REGOLAMENTO INTERNO DEL COMITATO DI SORVEGLIANZA UNICO DEI PROGRAMMI OPERATIVI REGIONALI (POR) FESR E FSE PROGRAMMAZIONE 2014/2020

REGOLAMENTO INTERNO DEL COMITATO DI SORVEGLIANZA UNICO DEI PROGRAMMI OPERATIVI REGIONALI (POR) FESR E FSE PROGRAMMAZIONE 2014/2020 REGOLAMENTO INTERNO DEL COMITATO DI SORVEGLIANZA UNICO DEI PROGRAMMI OPERATIVI REGIONALI (POR) FESR E FSE PROGRAMMAZIONE 2014/2020 1 Il Comitato di Sorveglianza dei Programmi Operativi Regionali (POR)

Dettagli

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE. Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE. Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE Bruxelles, 13.09.2005 COM(2005) 426 definitivo Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO concernente la firma, a nome della Comunità europea, della convenzione n. 198 del Consiglio

Dettagli

Il diritto comunitario del lavoro. 27 gennaio 2004

Il diritto comunitario del lavoro. 27 gennaio 2004 Il diritto comunitario del lavoro 27 gennaio 2004 Di Seri 1 Nozione Con il termine diritto comunitario si fa riferimento al complesso normativo costituito dai trattati istitutivi delle tre Comunità Europee

Dettagli

AGESCI Regione Lombardia REGOLAMENTO DELL ASSEMBLEA REGIONALE PER DELEGATI

AGESCI Regione Lombardia REGOLAMENTO DELL ASSEMBLEA REGIONALE PER DELEGATI AGESCI Regione Lombardia REGOLAMENTO DELL ASSEMBLEA REGIONALE PER DELEGATI Aprile 2006 Premessa L Assemblea Regionale delegata è attualmente disciplinata dall art.39 dello Statuto AGESCI e a livello regionale

Dettagli

DIRETTIVA 2009/22/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

DIRETTIVA 2009/22/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO L 110/30 Gazzetta ufficiale dell Unione europea 1.5.2009 DIRETTIVE DIRETTIVA 2009/22/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 23 aprile 2009 relativa a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi

Dettagli

LE ISTITUZIONI DELL UNIONE EUROPEA

LE ISTITUZIONI DELL UNIONE EUROPEA LE ISTITUZIONI DELL UNIONE EUROPEA L UE è uno Stato, una confederazione, una federazione, un organizzazione internazionale? È un organizzazione internazionale dotata di ampi poteri che configurano cessioni

Dettagli

Corte di giustizia dell Unione europea COMUNICATO STAMPA n. 180/14

Corte di giustizia dell Unione europea COMUNICATO STAMPA n. 180/14 Corte di giustizia dell Unione europea COMUNICATO STAMPA n. 180/14 Lussemburgo, 18 dicembre 2014 Stampa e Informazione Parere 2/13 La Corte si pronuncia sul progetto di accordo sull adesione dell Unione

Dettagli

Il caso Segi: verso l interpretazione estensiva delle competenze della Corte di giustizia nel terzo pilastro dell Unione europea

Il caso Segi: verso l interpretazione estensiva delle competenze della Corte di giustizia nel terzo pilastro dell Unione europea Il caso Segi: verso l interpretazione estensiva delle competenze della Corte di giustizia nel terzo pilastro dell Unione europea di Valentina Bazzocchi Dopo la celebre sentenza Pupino 1, la Corte di giustizia

Dettagli

Convenzione europea relativa al rimpatrio dei minori. L'Aja, 28 maggio 1970

Convenzione europea relativa al rimpatrio dei minori. L'Aja, 28 maggio 1970 Convenzione europea relativa al rimpatrio dei minori L'Aja, 28 maggio 1970 Gli Stati membri del Consiglio d'europa, firmatari della presente Convenzione: Considerando che la loro stretta unione si manifesta,

Dettagli

COMUNE DI FAENZA Settore Sviluppo economico

COMUNE DI FAENZA Settore Sviluppo economico COMUNE DI FAENZA Settore Sviluppo economico Analisi del procedimento di variante urbanistica accelerata di Claudio Facchini, dirigente del Settore Sviluppo economico del Comune di Faenza Edizione 1/CF/cf/11.04.2011

Dettagli

1 La nuova revisione legale di Giorgio Gentili

1 La nuova revisione legale di Giorgio Gentili di Giorgio Gentili 1.1 Novità introdotte dal d.lgs. n. 39/2010 Il d.lgs. 27 gennaio 2010, n. 39, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23 marzo 2010, n. 68, recepisce la direttiva n. 2006/43/Ce, relativa

Dettagli

Diritto dell Unione Europea. Indice

Diritto dell Unione Europea. Indice INSEGNAMENTO DI DIRITTO DELL UNIONE EUROPEA LEZIONE VI LE FONTI DEL DIRITTO COMUNITARIO PROF. GIUSEPPE RUBERTO Indice 1 LE FONTI DEL DIRITTO COMUNITARIO. ---------------------------------------------------------------------------

Dettagli

PROTOCOLLO (n. 2) SULL'APPLICAZIONE DEI PRINCIPI DI SUSSIDIARIETÀ E DI PROPORZIONALITÀ

PROTOCOLLO (n. 2) SULL'APPLICAZIONE DEI PRINCIPI DI SUSSIDIARIETÀ E DI PROPORZIONALITÀ PROTOCOLLO (n. 2) SULL'APPLICAZIONE DEI PRINCIPI DI SUSSIDIARIETÀ E DI PROPORZIONALITÀ LE ALTE PARTI CONTRAENTI, DESIDEROSE di garantire che le decisioni siano prese il più possibile vicino ai cittadini

Dettagli

STATUTO FeBAF Articolo 1 (Natura, soci e sede) Articolo 2 (Scopo) Articolo 3 (Competenze)

STATUTO FeBAF Articolo 1 (Natura, soci e sede) Articolo 2 (Scopo) Articolo 3 (Competenze) STATUTO FeBAF Articolo 1 (Natura, soci e sede) É costituita una Federazione tra l Associazione bancaria italiana (ABI), l Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (ANIA) e le Associazioni rappresentative

Dettagli

Ruolo, funzionamento e politiche dell Unione europea oggi

Ruolo, funzionamento e politiche dell Unione europea oggi Ruolo, funzionamento e politiche dell Unione europea oggi Il Trattato di Lisbona Padova, 19 marzo 2010 Istituto Tecnico Einaudi Matteo Fornara LA STORIA DELL UNIONE EUROPEA Storia breve: 50 anni Obiettivi

Dettagli

In merito all adozione degli atti dell Unione, ciascun istituzione esercita una

In merito all adozione degli atti dell Unione, ciascun istituzione esercita una L adozione degli atti dell Unione 77 Capitolo Quattordicesimo L adozione degli atti dell Unione In merito all adozione degli atti dell Unione, ciascun istituzione esercita una funzione specifica. Il procedimento

Dettagli

SENATO DELLA REPUBBLICA XV LEGISLATURA

SENATO DELLA REPUBBLICA XV LEGISLATURA SENATO DELLA REPUBBLICA XV LEGISLATURA N. 1380 DISEGNO DI LEGGE d iniziativa dei senatori DE POLI, BUTTIGLIONE, CICCANTI e TREMATERRA COMUNICATO ALLA PRESIDENZA L 8 MARZO 2007 Istituzione del Garante nazionale

Dettagli

Legge Regionale Sardegna 22/8/2007 n. 9 (B.U.R 31/8/2007 n. 28) Norme in materia di polizia locale e politiche regionali per la sicurezza

Legge Regionale Sardegna 22/8/2007 n. 9 (B.U.R 31/8/2007 n. 28) Norme in materia di polizia locale e politiche regionali per la sicurezza Legge Regionale Sardegna 22/8/2007 n. 9 (B.U.R 31/8/2007 n. 28) Norme in materia di polizia locale e politiche regionali per la sicurezza Articolo 1 - Oggetto e finalità Oggetto e finalità 1. La presente

Dettagli

LA DIRETTIVA EUROPEA PER L ISTITUZIONE DEI CAE

LA DIRETTIVA EUROPEA PER L ISTITUZIONE DEI CAE LA DIRETTIVA EUROPEA PER L ISTITUZIONE DEI CAE TESTO INTEGRALE DELLA DIRETTIVA ARGOMENTI PER LA FORMAZIONE SINDACALE DIRETTIVA 94/45/CE DEL CONSIGLIO del 22 settembre 1994 riguardante l istituzione di

Dettagli

Trattato di Maastricht.

Trattato di Maastricht. Trattato di Maastricht. Il trattato sull'unione segna una nuova tappa nell'integrazione europea poiché consente di avviare l'integrazione politica. L'Unione europea da esso creata comporta tre pilastri:

Dettagli

Convenzione europea sull esercizio dei diritti dei fanciulli

Convenzione europea sull esercizio dei diritti dei fanciulli Convenzione europea sull esercizio dei diritti dei fanciulli Approvata dal Consiglio d Europa a Strasburgo il 25 gennaio 1996 e ratificata dall Italia con la legge 20 marzo 2003 n. 77 Preambolo Gli Stati

Dettagli

REGIONE PUGLIA COMITATO DI SORVEGLIANZA DEL POR PUGLIA FESR 2007-2013. Q.S.N. obiettivo Convergenza 2007-2013 CCI 2007IT161PO010 REGOLAMENTO INTERNO

REGIONE PUGLIA COMITATO DI SORVEGLIANZA DEL POR PUGLIA FESR 2007-2013. Q.S.N. obiettivo Convergenza 2007-2013 CCI 2007IT161PO010 REGOLAMENTO INTERNO REGIONE PUGLIA COMITATO DI SORVEGLIANZA DEL POR PUGLIA FESR 2007-2013 Q.S.N. obiettivo Convergenza 2007-2013 CCI 2007IT161PO010 REGOLAMENTO INTERNO Art.1 (Composizione) In conformità alle disposizioni

Dettagli

Diritto dell Unione Europea. Indice

Diritto dell Unione Europea. Indice INSEGNAMENTO DI DIRITTO DELL UNIONE EUROPEA LEZIONE VIII RAPPORTI TRA DIRITTO COMUNITARIO E DIRITTO DEGLI STATI MEMBRI PROF. GIUSEPPE RUBERTO Indice 1 L adattamento Dell ordinamento Italiano Al Diritto

Dettagli

REGOLAMENTO DEL COLLEGIO DOCENTI

REGOLAMENTO DEL COLLEGIO DOCENTI REGOLAMENTO DEL COLLEGIO DOCENTI Il Collegio dei docenti è composto da tutti i docenti, a tempo indeterminato e a tempo determinato, in servizio nell Istituzione. Riflessioni e spunti per un regolamento

Dettagli

REGIONE DEL VENETO PROGRAMMA OPERATIVO REGIONALE (POR) OBIETTIVO COMPETITIVITA REGIONALE E OCCUPAZIONE PARTE FESR (2007-2013)

REGIONE DEL VENETO PROGRAMMA OPERATIVO REGIONALE (POR) OBIETTIVO COMPETITIVITA REGIONALE E OCCUPAZIONE PARTE FESR (2007-2013) REGOLAMENTO INTERNO DEL COMITATO DI SORVEGLIANZA POR OBIETTIVO COMPETITIVITÀ REGIONALE E OCCUPAZIONE PARTE FESR (2007-2013) Comitato di Sorveglianza 13 maggio 2011 REGIONE DEL VENETO PROGRAMMA OPERATIVO

Dettagli

CAMERA DEI DEPUTATI PROPOSTA DI LEGGE. d iniziativa del deputato DE POLI

CAMERA DEI DEPUTATI PROPOSTA DI LEGGE. d iniziativa del deputato DE POLI Atti Parlamentari 1 Camera dei Deputati CAMERA DEI DEPUTATI N. 349 PROPOSTA DI LEGGE d iniziativa del deputato DE POLI Istituzione del Garante nazionale dei diritti dell infanzia e dell adolescenza Presentata

Dettagli

COMUNE DI ESCALAPLANO

COMUNE DI ESCALAPLANO COMUNE DI ESCALAPLANO Provincia di Cagliari STATUTO CONSULTA GIOVANI DI ESCALAPLANO CAPO I NORME ISTITUTIVE E ATTRIBUZIONI FONTI NORMATIVE Le disposizioni contenute nel presente statuto trovano il loro

Dettagli

STATUTO DELLA FONDAZIONE. Articolo 1 Denominazione e Sede

STATUTO DELLA FONDAZIONE. Articolo 1 Denominazione e Sede STATUTO DELLA FONDAZIONE Articolo 1 Denominazione e Sede La Fondazione di interesse collettivo denominata Fondazione San Bortolo O.N.L.U.S. è costituita ai sensi dell art. 14 e seguenti del Codice Civile

Dettagli

Approvazione della Disciplina della partecipazione ai procedimenti di regolazione dell Autorità per l energia elettrica e il gas

Approvazione della Disciplina della partecipazione ai procedimenti di regolazione dell Autorità per l energia elettrica e il gas Deliberazione 30 ottobre 2009 - GOP 46/09 Approvazione della Disciplina della partecipazione ai procedimenti di regolazione dell Autorità per l energia elettrica e il gas L AUTORITÀ PER L ENERGIA ELETTRICA

Dettagli

COMUNE DI MALALBERGO PROVINCIA DI BOLOGNA REGOLAMENTO COMUNALE SUL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO

COMUNE DI MALALBERGO PROVINCIA DI BOLOGNA REGOLAMENTO COMUNALE SUL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO REGOLAMENTO COMUNALE SUL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO Approvato con Delibera C.C. n. 8 del 03/02/2014 1 CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI INDICE Art. 1 Ambito di applicazione pag. 3 Art. 2 Principi generali

Dettagli

Diritto dell Unione Europea. Indice

Diritto dell Unione Europea. Indice INSEGNAMENTO DI DIRITTO DELL UNIONE EUROPEA LEZIONE IX LA TUTELA GIURISDIZIONALE NELL ORDINAMENTO COMUNITARIO PROF. GIUSEPPE RUBERTO Indice 1 Il sistema di tutela giurisdizionale comunitario. ---------------------------------------------------

Dettagli

RELAZIONE TECNICO-NORMATIVA

RELAZIONE TECNICO-NORMATIVA RELAZIONE TECNICO-NORMATIVA Parte I. Aspetti tecnico-normativi di diritto interno 1) Obiettivi e necessità dell intervento normativo. Coerenza con il programma di governo. Il presente Accordo costituisce

Dettagli

$662&,$=,21(()$ (WLFD)LQDQ]DH$PELHQWH 67$7872

$662&,$=,21(()$ (WLFD)LQDQ]DH$PELHQWH 67$7872 $662&,$=,21(()$ (WLFD)LQDQ]DH$PELHQWH 67$7872 Costituzione e sede I signori comparenti convengono di costituire tra loro un associazione culturale di volontariato ONLUS sotto la denominazione E.F.A. (Etica,

Dettagli

(Emanato con D.R. n. 1032/15 del 02.11.2015) REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI STUDIO IN GIURISPRUDENZA (LMG01) Art. 1 Oggetto

(Emanato con D.R. n. 1032/15 del 02.11.2015) REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI STUDIO IN GIURISPRUDENZA (LMG01) Art. 1 Oggetto REGOLAMENTO DIDATTICO DEL CORSO DI STUDIO IN GIURISPRUDENZA (LMG01) Art. 1 Oggetto Il presente regolamento disciplina le finalità, l organizzazione e il funzionamento del Corso di studio in Giurisprudenza

Dettagli

Si precisa che nessuna delle modifiche rientra tra le ipotesi che attribuiscono ai soci il diritto di recesso.

Si precisa che nessuna delle modifiche rientra tra le ipotesi che attribuiscono ai soci il diritto di recesso. RELAZIONE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE SULLE MODIFICHE DEGLI ARTICOLI 15, 17, 27 E 28 DELLO STATUTO SOCIALE, E SULL INTRODUZIONE DELL ART. 28 BIS. La presente Relazione ha lo scopo di illustrare in

Dettagli

Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D. Lgs. 231/2001. Parte 01 PRESENTAZIONE DEL MODELLO

Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D. Lgs. 231/2001. Parte 01 PRESENTAZIONE DEL MODELLO Parte 01 PRESENTAZIONE DEL MODELLO 1 01.00 PREMESSA Recordati è un gruppo farmaceutico europeo fondato nel 1926, quotato alla Borsa Italiana, che si dedica alla ricerca, allo sviluppo, alla produzione

Dettagli

REGOLAMENTO DEL DIPARTIMENTO DI SCIENZE MEDICHE, CHIRURGICHE E TECNOLOGIE AVANZATE G.F. INGRASSIA. (art. 15, comma 12, dello Statuto di Ateneo)

REGOLAMENTO DEL DIPARTIMENTO DI SCIENZE MEDICHE, CHIRURGICHE E TECNOLOGIE AVANZATE G.F. INGRASSIA. (art. 15, comma 12, dello Statuto di Ateneo) REGOLAMENTO DEL DIPARTIMENTO DI SCIENZE MEDICHE, CHIRURGICHE E TECNOLOGIE AVANZATE G.F. INGRASSIA (art. 15, comma 12, dello Statuto di Ateneo) Art. 1 Oggetto, denominazione e sede Il presente regolamento

Dettagli

I rapporti tra ordinamento interno e CEDU Dott. Francesco Vittorio Rinaldi

I rapporti tra ordinamento interno e CEDU Dott. Francesco Vittorio Rinaldi I rapporti tra ordinamento interno e CEDU Dott. Francesco Vittorio Rinaldi 1. Il rango della CEDU nell ordinamento interno. Il tema dei rapporti tra CEDU e ordinamento interno e dunque, del rango della

Dettagli

CORSO DI ALTA FORMAZIONE IN DIRITTO COMUNITARIO EUROPEO

CORSO DI ALTA FORMAZIONE IN DIRITTO COMUNITARIO EUROPEO Iscritta presso il Ministero della Giustizia al n. 234 del Registro degli Organismi di Mediazione Programma CORSO DI ALTA FORMAZIONE IN DIRITTO COMUNITARIO EUROPEO Direzione scientifica: Avv. Andrea Sirotti

Dettagli

CAPO PRIMO Della Corte e dei Giudici. Art. 1

CAPO PRIMO Della Corte e dei Giudici. Art. 1 REGOLAMENTO GENERALE DELLA CORTE COSTITUZIONALE 20 gennaio 1966 e successive modificazioni (Gazzetta Ufficiale 19 febbraio 1966, n. 45, edizione speciale) 1 CAPO PRIMO Della Corte e dei Giudici Art. 1

Dettagli

CAMERA DEI DEPUTATI DISEGNO DI LEGGE PRESENTATO DAL MINISTRO DELLE POLITICHE PER LA FAMIGLIA (BINDI) DAL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA (MASTELLA)

CAMERA DEI DEPUTATI DISEGNO DI LEGGE PRESENTATO DAL MINISTRO DELLE POLITICHE PER LA FAMIGLIA (BINDI) DAL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA (MASTELLA) Atti Parlamentari 1 Camera dei Deputati CAMERA DEI DEPUTATI N. 2514-A DISEGNO DI LEGGE PRESENTATO DAL MINISTRO DELLE POLITICHE PER LA FAMIGLIA (BINDI) DAL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA (MASTELLA) E DAL MINISTRO

Dettagli

REGOLAMENTO DELLA CONSULTA DELLE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO DI PROTEZIONE CIVILE DELLA PROVINCIA DI MANTOVA

REGOLAMENTO DELLA CONSULTA DELLE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO DI PROTEZIONE CIVILE DELLA PROVINCIA DI MANTOVA PROVINCIA DI MANTOVA Servizio Protezione Civile REGOLAMENTO DELLA CONSULTA DELLE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO DI PROTEZIONE CIVILE DELLA PROVINCIA DI MANTOVA REGOLAMENTO DELLA CONSULTA DELLE ORGANIZZAZIONI

Dettagli

REGOLAMENTO INTERNO DEL COMITATO DI SORVEGLIANZA DEL PROGRAMMA OPERATIVO REGIONALE SICILIA FESR 2007/2013

REGOLAMENTO INTERNO DEL COMITATO DI SORVEGLIANZA DEL PROGRAMMA OPERATIVO REGIONALE SICILIA FESR 2007/2013 REGOLAMENTO INTERNO DEL COMITATO DI SORVEGLIANZA DEL PROGRAMMA OPERATIVO REGIONALE SICILIA FESR 2007/2013 ******************** Il Comitato di Sorveglianza del Programma Operativo Regionale FESR Sicilia

Dettagli

REVISIONE DELLA DISCIPLINA SECONDARIA IN MATERIA DI GESTIONE COLLETTIVA DEL RISPARMIO

REVISIONE DELLA DISCIPLINA SECONDARIA IN MATERIA DI GESTIONE COLLETTIVA DEL RISPARMIO Vigilanza bancaria e finanziaria REVISIONE DELLA DISCIPLINA SECONDARIA IN MATERIA DI GESTIONE COLLETTIVA DEL RISPARMIO MODIFICHE AL REGOLAMENTO SULLA GESTIONE COLLETTIVA DEL RISPARMIO IN MATERIA DI APPROVAZIONE

Dettagli

Corte di Giustizia UE, Seconda Sezione, sentenza 7 aprile 2016, causa C-546/14 (*) «Rinvio pregiudiziale Fiscalità IVA Articolo 4, paragrafo 3, TUE

Corte di Giustizia UE, Seconda Sezione, sentenza 7 aprile 2016, causa C-546/14 (*) «Rinvio pregiudiziale Fiscalità IVA Articolo 4, paragrafo 3, TUE Corte di Giustizia UE, Seconda Sezione, sentenza 7 aprile 2016, causa C-546/14 (*) «Rinvio pregiudiziale Fiscalità IVA Articolo 4, paragrafo 3, TUE Direttiva 2006/112/CE Insolvenza Procedura di concordato

Dettagli

ANALISI TECNICO-NORMATIVA

ANALISI TECNICO-NORMATIVA ANALISI TECNICO-NORMATIVA Amministrazione proponente: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Titolo del provvedimento: Schema di decreto legislativo recante disposizioni sanzionatorie

Dettagli

CONSULTA PROVINCIALE DELLE ASSOCIAZIONI DI PROTEZIONE CIVILE

CONSULTA PROVINCIALE DELLE ASSOCIAZIONI DI PROTEZIONE CIVILE CONSULTA PROVINCIALE DELLE ASSOCIAZIONI DI PROTEZIONE CIVILE Art.1- Costituzione E istituito, ai sensi dell art. 3 lettera J dello Statuto della Provincia, un Comitato di Coordinamento denominato CONSULTA

Dettagli

LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI DEL COMMERCIO: COME SI APPLICA?

LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI DEL COMMERCIO: COME SI APPLICA? LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI DEL COMMERCIO: COME SI APPLICA? La cosidetta LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI delle attività di commercio al dettaglio e di somministrazione, ulteriormente confermata dal decreto

Dettagli

CORTE DEI CONTI. La Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte, nella Camera di consiglio

CORTE DEI CONTI. La Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte, nella Camera di consiglio CORTE DEI CONTI SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER IL PIEMONTE Delibera n. 4/2011/SRCPIE/PAR La Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte, nella Camera di consiglio del 26 gennaio 2011, composta dai

Dettagli

CAMERA DI COMMERCIO DI ANCONA. Regolamento della Commissione Contratti della Camera di Commercio di Ancona

CAMERA DI COMMERCIO DI ANCONA. Regolamento della Commissione Contratti della Camera di Commercio di Ancona CAMERA DI COMMERCIO DI ANCONA Regolamento della Commissione Contratti della Camera di Commercio di Ancona Approvato con Deliberazione del Consiglio camerale n. 17 del 30 giugno 2014 Sezione I Principi

Dettagli

REGOLAMENTO CONSIGLIO NAZIONALE CONSULENTI LAVORO (In vigore dal 1 febbraio 1991)

REGOLAMENTO CONSIGLIO NAZIONALE CONSULENTI LAVORO (In vigore dal 1 febbraio 1991) REGOLAMENTO CONSIGLIO NAZIONALE CONSULENTI LAVORO (In vigore dal 1 febbraio 1991) CAPO I DELLA COSTITUZIONE E DEL FUNZIONAMENTO DEL CONSIGLIO NAZIONALE ART. 1 Insediamento del Consiglio - Entrata in carica

Dettagli

STATUTO DELL ASSOCIAZIONE SERVIZI MEDICALI E TELEMEDICINA Art. 1 COSTITUZIONE - DENOMINAZIONE SEDE E costituita all interno e nell ambito della Federazione nazionale Assobiomedica ai sensi e ai fini dello

Dettagli

Deliberazione n. 1/2009/PAR

Deliberazione n. 1/2009/PAR Deliberazione n. 1/2009/PAR Repubblica italiana Corte dei Conti La Sezione del controllo per la Regione Sardegna composta dai Signori: dott. Mario Scano dott. Nicola Leone dott.ssa Maria Paola Marcia dott.

Dettagli

Documentazione e ricerche. L attività delle Commissioni nella XV legislatura. Commissione Politiche dell Unione europea. n. 1/14 parte seconda

Documentazione e ricerche. L attività delle Commissioni nella XV legislatura. Commissione Politiche dell Unione europea. n. 1/14 parte seconda Documentazione e ricerche L attività delle Commissioni nella XV legislatura Commissione Politiche dell Unione europea n. 1/14 parte seconda Maggio 2008 Camera dei deputati XVI LEGISLATURA SERVIZIO STUDI

Dettagli

STATUTO APPROVATO IN DATA 27/2/2010

STATUTO APPROVATO IN DATA 27/2/2010 ASSOCIAZIONE CULTURALE GLI ABRUZZESI A FIRENZE STATUTO APPROVATO IN DATA 27/2/2010 Articolo 1 Costituzione E costituita, con sede in Firenze, l Associazione culturale denominata GLI ABRUZZESI A FIRENZE

Dettagli

(Atti legislativi) REGOLAMENTI

(Atti legislativi) REGOLAMENTI 22.12.2010 Gazzetta ufficiale dell Unione europea L 339/1 I (Atti legislativi) REGOLAMENTI REGOLAMENTO (UE) N. 1210/2010 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 15 dicembre 2010 relativo all autenticazione

Dettagli

POSITION PAPER. aprile 2010

POSITION PAPER. aprile 2010 Risposta alla consultazione COVIP Schema di regolamento sulle procedure relative all autorizzazione all esercizio dell attività delle forme pensionistiche complementari, alle modifiche degli statuti e

Dettagli

REPUBBLICA ITALIANA. Corte dei conti. Sezione regionale di controllo per le Marche. nell adunanza del 30 luglio 2003 * * *

REPUBBLICA ITALIANA. Corte dei conti. Sezione regionale di controllo per le Marche. nell adunanza del 30 luglio 2003 * * * Deliberazione n. 5/2003/Pens. REPUBBLICA ITALIANA La Corte dei conti in Sezione regionale di controllo per le Marche nell adunanza del 30 luglio 2003 * * * Visto il decreto n. 1170 in data 8 novembre 1999,

Dettagli

TERRITORIO E AMBIENTE Via Ugo La Malfa, 169 90146 PALERMO. Palermo, 21 febbraio 2014

TERRITORIO E AMBIENTE Via Ugo La Malfa, 169 90146 PALERMO. Palermo, 21 febbraio 2014 Prot. n.: 49/2014 ALL'ASSESSORATO REGIONALE TERRITORIO E AMBIENTE Via Ugo La Malfa, 169 90146 PALERMO Palermo, 21 febbraio 2014 Oggetto: Applicazione in Sicilia del Decreto del Fare - Norme di semplificazione

Dettagli

STATUTO. Coordinamento FREE

STATUTO. Coordinamento FREE STATUTO Coordinamento FREE Articolo 1 Denominazione e sede E' costituito Il Coordinamento delle FREE - Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica - è un Associazione che coordina Associazioni e Enti attivi

Dettagli

Secondo decreto legislativo correttivo del Codice dell ambiente Rifiuti Relazione di accompagnamento

Secondo decreto legislativo correttivo del Codice dell ambiente Rifiuti Relazione di accompagnamento Secondo decreto legislativo correttivo del Codice dell ambiente Rifiuti Relazione di accompagnamento La presente relazione dà conto delle modificazioni apportate al secondo decreto legislativo correttivo

Dettagli

STATUTO DELLA CONSULTA PER LE POLITICHE GIOVANILI TITOLO I COSTITUZIONE. CAPO I Istituzione e insediamento

STATUTO DELLA CONSULTA PER LE POLITICHE GIOVANILI TITOLO I COSTITUZIONE. CAPO I Istituzione e insediamento STATUTO DELLA CONSULTA PER LE POLITICHE GIOVANILI TITOLO I COSTITUZIONE Istituzione e insediamento Art. 1 Istituzione La Consulta per le politiche giovanili è istituita dal Comune di Floridia con deliberazione

Dettagli

LA GIUNTA PROVINCIALE

LA GIUNTA PROVINCIALE LA GIUNTA PROVINCIALE Premesso che: con Legge n. 64 del 06/03/2001 è stato istituito il Servizio Civile Volontario Nazionale, le cui finalità contemplano: il concorso al dovere di difendere la Patria con

Dettagli

Oggetto: Istanza d interpello. Fondazione X. Acquisizione della qualifica di ONLUS. Partecipazione di enti pubblici e società commerciali.

Oggetto: Istanza d interpello. Fondazione X. Acquisizione della qualifica di ONLUS. Partecipazione di enti pubblici e società commerciali. RISOLUZIONE N.164/E Direzione Centrale Normativa e Contenzioso Roma 28 dicembre 2004 Oggetto: Istanza d interpello. Fondazione X. Acquisizione della qualifica di ONLUS. Partecipazione di enti pubblici

Dettagli

ASSOCIAZIONE NEXTO. Sede in Torino (TO) Via Ottavio Assarotti, 10. Codice fiscale n. 97798460016 STATUTO DELL ASSOCIAZIONE

ASSOCIAZIONE NEXTO. Sede in Torino (TO) Via Ottavio Assarotti, 10. Codice fiscale n. 97798460016 STATUTO DELL ASSOCIAZIONE ASSOCIAZIONE NEXTO Sede in Torino (TO) Via Ottavio Assarotti, 10 Codice fiscale n. 97798460016 * * * * * * * * * * * * * * * * STATUTO DELL ASSOCIAZIONE come modificato dall Assemblea Straordinaria dei

Dettagli

Statuto e libri sociali: obblighi e comportamenti consigliati. A cura di: Cristiano Corghi e Enrico Savio

Statuto e libri sociali: obblighi e comportamenti consigliati. A cura di: Cristiano Corghi e Enrico Savio Statuto e libri sociali: obblighi e comportamenti consigliati A cura di: Cristiano Corghi e Enrico Savio 1 Enti e Codice Civile Associazioni (artt. 14-38 c.c.) Fondazioni (artt. 14-35 c.c.) Comitati (art.

Dettagli

STATUTO DELL ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO ABILMENTE CON TUTTI PREMESSA

STATUTO DELL ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO ABILMENTE CON TUTTI PREMESSA STATUTO DELL ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO ABILMENTE CON TUTTI PREMESSA L Associazione ABILMENTE CON TUTTI vuole essere una risposta alla situazione di profondo disagio in cui vengono a trovarsi le persone

Dettagli

A.N.F. ASSOCIAZIONE NAZIONALE FORENSE SEDE DI ROMA. Statuto della Sede Romana dell Associazione Nazionale Forense

A.N.F. ASSOCIAZIONE NAZIONALE FORENSE SEDE DI ROMA. Statuto della Sede Romana dell Associazione Nazionale Forense A.N.F. ASSOCIAZIONE NAZIONALE FORENSE SEDE DI ROMA Statuto della Sede Romana dell Associazione Nazionale Forense Art. 1 Disposizioni generali E costituita in Roma, con sede legale presso il Tribunale Civile,

Dettagli

STATUTO DELL'ASSOCIAZIONE COOPERAZIONE INTERNAZIONALE. Approvato dall Assemblea Straordinaria dei Soci del 17 maggio 2008

STATUTO DELL'ASSOCIAZIONE COOPERAZIONE INTERNAZIONALE. Approvato dall Assemblea Straordinaria dei Soci del 17 maggio 2008 STATUTO DELL'ASSOCIAZIONE COOPERAZIONE INTERNAZIONALE Approvato dall Assemblea Straordinaria dei Soci del 17 maggio 2008 DENOMINAZIONE SEDE DURATA Art. 1 E' costituita l'associazione "COOPERAZIONE INTERNAZIONALE",

Dettagli

REGOLAMENTO DEI GIOVANI IMPRENDITORI EDILI DELL ANCE

REGOLAMENTO DEI GIOVANI IMPRENDITORI EDILI DELL ANCE REGOLAMENTO DEI GIOVANI IMPRENDITORI EDILI DELL ANCE - Approvato dal Consiglio Direttivo dell ANCE il 28 aprile 1992 - Modificato dal Consiglio Direttivo dell ANCE il 29 aprile 1993 - Modificato dal Comitato

Dettagli

II.11 LA BANCA D ITALIA

II.11 LA BANCA D ITALIA Provvedimento del 24 marzo 2010. Regolamento recante la disciplina dell adozione degli atti di natura normativa o di contenuto generale della Banca d Italia nell esercizio delle funzioni di vigilanza bancaria

Dettagli

Il Presidente è eletto dall'assemblea ordinaria degli anni dispari su proposta del Comitato Direttivo.

Il Presidente è eletto dall'assemblea ordinaria degli anni dispari su proposta del Comitato Direttivo. STATUTO DELL ASSOCIAZIONI DI SETTORE ASSOBIOMEDICALI Art. 1 COSTITUZIONE - DENOMINAZIONE SEDE E costituita all interno e nell ambito della Federazione nazionale Assobiomedica ai sensi e ai fini dello Statuto

Dettagli

REGIONE PUGLIA. Programma Operativo Regionale 2007-2013 Fondo Sociale Europeo. Comitato di sorveglianza del 8 luglio 2008

REGIONE PUGLIA. Programma Operativo Regionale 2007-2013 Fondo Sociale Europeo. Comitato di sorveglianza del 8 luglio 2008 REGIONE PUGLIA Programma Operativo Regionale 2007-2013 Fondo Sociale Europeo Comitato di sorveglianza del 8 luglio 2008 REGOLAMENTO INTERNO DEL COMITATO DI SORVEGLIANZA DEL PROGRAMMA OPERATIVO FSE Obiettivo

Dettagli

Ministero dello Sviluppo Economico

Ministero dello Sviluppo Economico Ministero dello Sviluppo Economico DECRETO 11 novembre 2011, n. 220 Regolamento recante determinazione dei requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza degli esponenti aziendali, nonché dei

Dettagli

STATUTO. dell Accademia di Belle Arti Giambettino Cignaroli e scuola Brenzoni, di pittura e scultura

STATUTO. dell Accademia di Belle Arti Giambettino Cignaroli e scuola Brenzoni, di pittura e scultura STATUTO dell Accademia di Belle Arti Giambettino Cignaroli e scuola Brenzoni, di pittura e scultura Testo modificato rispetto a quello vigente (che era stato approvato dal Consiglio Comunale di Verona

Dettagli

Attuazione della direttiva 2010/63/UE e procedura di infrazione della Commissione 2013/0042. Avv. Ivan Tosco, PhD. Studio Legale Secci & Medda

Attuazione della direttiva 2010/63/UE e procedura di infrazione della Commissione 2013/0042. Avv. Ivan Tosco, PhD. Studio Legale Secci & Medda Attuazione della direttiva 2010/63/UE e procedura di infrazione della Commissione 2013/0042 Avv. Ivan Tosco, PhD Studio Legale Secci & Medda 1 XXIII CONGRESSO NAZIONALE GIQAR Ospedaletto di Pescantina

Dettagli

Regolamento della Scuola di Ateneo per le attività undergraduate e graduate dell Università degli Studi Link Campus University

Regolamento della Scuola di Ateneo per le attività undergraduate e graduate dell Università degli Studi Link Campus University Regolamento della Scuola di Ateneo per le attività undergraduate e graduate dell Università degli Studi Link Campus University TITOLO I AMBITO DI APPLICAZIONE E FUNZIONI Art. 1 Ambito di applicazione 1.

Dettagli

Procedimenti per l adozione di atti di regolazione

Procedimenti per l adozione di atti di regolazione Procedimenti per l adozione di atti di regolazione Risposta alla consultazione Consob sul progetto di regolamento di attuazione dell articolo 23 della legge n. 262/2005 1. Introduzione La Consob ha sottoposto

Dettagli

PIEMONTE. D.G.R. n. 76 688 del 1/8/2005

PIEMONTE. D.G.R. n. 76 688 del 1/8/2005 PIEMONTE D.G.R. n. 76 688 del 1/8/2005 Oggetto: Programmazione della rete scolastica nella Regione Piemonte - anni scolastici 2005/06-2006/07 art. 138 del D.lgs 112/98. Indicazioni programmatiche inerenti

Dettagli

L Associazione ha sede legale in Mantova - Piazza Sordello 43 - l Amministrazione Provinciale di Mantova.

L Associazione ha sede legale in Mantova - Piazza Sordello 43 - l Amministrazione Provinciale di Mantova. Art. 1 COSTITUZIONE E costituita una Associazione ai sensi dell art. 36 e seguenti del C.C. che ha carattere aconfessionale e apartitico, avente la denominazione Collegamento Provinciale del Volontariato

Dettagli

L attuazione dell articolo 11 della legge costituzionale n. 3/2001

L attuazione dell articolo 11 della legge costituzionale n. 3/2001 L attuazione dell articolo 11 della legge costituzionale n. 3/2001 di Luigi Gianniti Sommario 1. Cenni introduttivi. 2. Un problema di fonti. 3. Argomenti a favore del ricorso ai regolamenti parlamentari.

Dettagli

Le indicazioni del Comitato ONU sui diritti dell infanzia

Le indicazioni del Comitato ONU sui diritti dell infanzia Le indicazioni del Comitato ONU sui diritti dell infanzia Laura Baldadassarre Responsabile Advocacy Istituzionale Roma, 13 febbraio 2012 La Convenzione sui diritti dell infanzia Il Comitato ONU sui diritti

Dettagli

PARLAMENTO EUROPEO. Commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia ***I PROGETTO DI RELAZIONE

PARLAMENTO EUROPEO. Commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia ***I PROGETTO DI RELAZIONE PARLAMENTO EUROPEO 1999 2004 Commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia 5 aprile 2001 PROVVISORIO 2000/0328(COD) ***I PROGETTO DI RELAZIONE sulla proposta di regolamento del

Dettagli

Pertanto, colui che desidera iniziare un'attività agrituristica dovrà verificare, regione per regione, con riferimento a quella ove intende operare,

Pertanto, colui che desidera iniziare un'attività agrituristica dovrà verificare, regione per regione, con riferimento a quella ove intende operare, Viene posto quesito inerente all attività agrituristica, con particolare riferimento alle tipologie di locali che possono essere utilizzati per lo svolgimento di tale attività, per meglio comprendere se

Dettagli

SENTENZA DELLA CORTE (GRANDE SEZIONE) DEL 27 GIUGNO 2006, CAUSA C-540/03

SENTENZA DELLA CORTE (GRANDE SEZIONE) DEL 27 GIUGNO 2006, CAUSA C-540/03 SENTENZA DELLA CORTE (GRANDE SEZIONE) DEL 27 GIUGNO 2006, CAUSA C-540/03 «Politica di immigrazione Diritto al ricongiungimento familiare dei figli minori di cittadini di paesi terzi Tutela dei diritti

Dettagli

L immigrazione nell Unione Europea: un cammino difficile

L immigrazione nell Unione Europea: un cammino difficile L immigrazione nell Unione Europea: un cammino difficile di Giuseppe Licastro 1. La cooperazione intergovernativa: gli accordi di Schengen La cooperazione europea in materia di immigrazione si è sviluppata,

Dettagli

STATUTO NUOVA CASSA SANITARIA

STATUTO NUOVA CASSA SANITARIA STATUTO NUOVA CASSA SANITARIA In attuazione di quanto previsto dal verbale di accordo del 21/11/2007, tra la Banca Nazionale del Lavoro S.p.A. e le Segreterie degli Organi di Coordinamento delle rappresentanze

Dettagli

18/10/2013. Rev. 01. CASALP S.p.A.

18/10/2013. Rev. 01. CASALP S.p.A. CASALP S.p.A. SISTEMA SANZIONATORIO E DISCIPLINARE EX D.LGS. 231/2001 1 INDICE 1. Premessa.. 3 2. Violazioni.. 4 3. Soggetti destinatari... 4 4. Comitato che vigila sui comportamenti e formula le proposte

Dettagli

Ufficio Legislativo. Prot. n.741 Roma,16/01/2009

Ufficio Legislativo. Prot. n.741 Roma,16/01/2009 Ufficio Legislativo Prot. n.741 Roma,16/01/2009 Alla Direzione Generale per la qualità e la tutela del paesaggio, l architettura e l arte contemporanee e per conoscenza al Segretariato Generale Oggetto:

Dettagli

SENATO DELLA REPUBBLICA XIV 404 B

SENATO DELLA REPUBBLICA XIV 404 B Legislatura 14º - Disegno di legge N. 404-B SENATO DELLA REPUBBLICA XIV 404 B Attesto che la 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità), il 15 giugno 2005, ha approvato, con modificazioni, il seguente

Dettagli

R E L A Z I O N E. Premessa

R E L A Z I O N E. Premessa DECRETO LEGISLATIVO RECANTE RECEPIMENTO DELLE RACCOMANDAZIONI DELLA COMMISSIONE EUROPEA 2004/913/CE E 2009/385/CE IN MATERIA DI REMUNERAZIONE DEGLI AMMINISTRATORI DELLE SOCIETA QUOTATE. R E L A Z I O N

Dettagli

IL DIRETTORIO DELLA BANCA D ITALIA

IL DIRETTORIO DELLA BANCA D ITALIA REGOLAMENTO DEL 18 LUGLIO 2014 Regolamento per l organizzazione e il funzionamento della Unità di Informazione Finanziaria per l Italia (UIF), ai sensi dell art. 6, comma 2, del d.lgs. 21 novembre 2007,

Dettagli

REGOLAMENTO del CENTRO UNIVERSITARIO di MEDIAZIONE. Articolo 1 Costituzione del Centro

REGOLAMENTO del CENTRO UNIVERSITARIO di MEDIAZIONE. Articolo 1 Costituzione del Centro UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SASSARI Centro Universitario di Mediazione n. 209 registro Ministero della Giustizia REGOLAMENTO del CENTRO UNIVERSITARIO di MEDIAZIONE Articolo 1 Costituzione del Centro Il presente

Dettagli

1. Osservazioni generali sulle linee-guida per bandi-tipo per le procedure di project financing

1. Osservazioni generali sulle linee-guida per bandi-tipo per le procedure di project financing Osservazioni sulla proposta dell Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici di lavori, servizi e forniture di Linee Guida per la redazione dei documenti di gara e per l utilizzo dell offerta economicamente

Dettagli

STATUTO C.O.C.I.S. ARTICOLO 1 (denominazione e finalità)

STATUTO C.O.C.I.S. ARTICOLO 1 (denominazione e finalità) STATUTO C.O.C.I.S. ARTICOLO 1 (denominazione e finalità) E costituita la federazione di organismi di solidarietà e cooperazione internazionale denominata C.O.C.I.S.- Coordinamento delle Organizzazioni

Dettagli

SENATO DELLA REPUBBLICA XVI LEGISLATURA

SENATO DELLA REPUBBLICA XVI LEGISLATURA SENATO DELLA REPUBBLICA XVI LEGISLATURA Doc. XVIII n. 57 RISOLUZIONE DELLA 6ª COMMISSIONE PERMANENTE (Finanze e tesoro) (Estensore FERRARA) approvata nella seduta del 20 ottobre 2010 SULLA PROPOSTA DI

Dettagli

DISEGNO DI LEGGE: Delega al Governo per la riforma della disciplina della cooperazione dell'italia con i Paesi in via di sviluppo.

DISEGNO DI LEGGE: Delega al Governo per la riforma della disciplina della cooperazione dell'italia con i Paesi in via di sviluppo. DISEGNO DI LEGGE: Delega al Governo per la riforma della disciplina della cooperazione dell'italia con i Paesi in via di sviluppo. Consiglio dei Ministri: 05/04/2007 Proponenti: Esteri ART. 1 (Finalità

Dettagli

6 L art. 3 della direttiva IPPC fa riferimento agli obblighi fondamentali del gestore.

6 L art. 3 della direttiva IPPC fa riferimento agli obblighi fondamentali del gestore. Pagina 1 di 6 SENTENZA DELLA CORTE (Settima Sezione) 31 marzo 2011 (*) «Inadempimento di uno Stato Ambiente Direttiva 2008/1/CE Prevenzione e riduzione integrate dell inquinamento Condizioni di autorizzazione

Dettagli