LA LUNGA STORIA DEL COLLEGIO SALESIANO

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1 LA LUNGA STORIA DEL COLLEGIO SALESIANO Il casino Caroelli «Quando, mercè la cortesia del signor Gioanni ( ) io ho potuto entrare nella cappella del casino, era essa completamente occupata dalle bottiglie, dai ragni, dai topi e da varii e molti attrezzi da cantina, talché la povera Vergine dei sette dolori effigiata da un provetto pennello sopra l altare, mi sembrò, contemplandola, maggiormente addolorata!». Questa poco favorevole impressione ebbe della cappella annessa al casino di Penango nel 1876 Giuseppe Niccolini, verificatore metrico e turista curioso. 1 Lo stato deplorevole della vasta e signorile tenuta durava da qualche decennio. Il casino fu eretto sugli immobili che nel 1765 appartenevano ai cugini Cesare e don Ottavio Rivale nella regione detta di Rivale o Ponte Malberto. Tra il 1772 e il 1793 le proprietà erano poi state vendute al ricco moncalvese Pietro Caroelli, oriundo del Novarese, il cui figlio avvocato Carlo, che di Penango fu anche maire, fece ingrandire il complesso e probabilmente costruire la cappella dedicata all Addolorata. 2 Questa piccola cappella di forma ovale godeva di un certo prestigio in zona, tanto che nel 1826 monsignor Alciati vescovo di Casale iniziò la visita pastorale alla parrocchia di Penango proprio di lì e nella successiva relazione si annotava che l icona raffigurante l Addolorata «tanto vividamente offre agli occhi i dolori della Beata Maria Vergine che a stento si riesce a trattenere le lacrime». 3 Passato poi alla vedova dell avvocato, Candida Fautrier, e da questa venduto nel 1828 alla nobildonna astigiana Irene Maggiolini moglie dell ingegner Pietro Vacca, nel 1836 lo acquistò il conte Giulio Cesare Leardi Angelieri di Terzo; vent anni più tardi la sua vedova Clara, nata Cocconito di Montiglio, volendo assecondare il desiderio dell unico figlio maschio morto prematuramente donò il tutto all Ospedale casalese di Santo Spirito che a sua volta lo mise in vendita. A quei tempi la tenuta era amplissima, dell estensione di 64 moggia, compresi campi, prati e vigne e veniva descritta come composta «di ampio casino riccamente mobiliato, con cappella e relativi arredi, scuderie e rimesse, giardino, fornito di numerosi vasi di fiori, agrumi e relative serre, giardino, orto, brolo 4 o fruttiera, fresconaia o rocolo, 5 fabbricato rustico». 6 Architettonicamente parlando, il casino «si presentava come una robusta e massiccia costruzione a pianta rettangolare, a tre piani fuori terra ed interrato (cantine), la cui ripartizione orizzontale rispecchiava chiaramente i caratteri settecenteschi. La stessa tipologia veniva espressa anche negli esterni con l abbaino e la divisione delle facciate - che in origine erano in mattoni a vista - con lesene disposte a maglie regolari. L accesso al casino, sito verso il giardino, era impreziosito da due colonne doriche in pietra che delimitavano il portone in legno, e sulle quali poggiava il balcone in ferro battuto. L interno era suddiviso in ampi locali, con volte a crociera al piano terreno ed a padiglione, decorate con pitture. 1 G. NICCOLINI, A zonzo per il Circondario di Casale Monferrato, Loescher, Firenze-Roma-Torino, 1877, p Resta avvolto dalla leggenda un eventuale intervento architettonico guidato dal Magnocavallo, al quale tuttavia molti storici (Casalis ad esempio) attribuiscono il casino tout cour. 3 ACVC, Visita pastorale Alciati, 1826 (or. in latino). 4 Brolo = frutteto. 5 Rocolo (meglio: roccolo) = appostamento fisso per la caccia agli uccelli, di solito impiantato in montagna o in zone collinari, con reti verticali, disposte a semicerchio e nascoste sotto un pergolato di fronde (DE MAURO, GDIU) 6 Bando di incanto «del podere denominato di Penango od anche Caroelli», in ACP, UA 343. La base d asta ascendeva a ben lire dell epoca. Per avere un idea della cifra, si consideri che in quegli anni il segretario comunale di Penango percepiva uno stipendio annuo di 324 lire e l ammontare delle spese affrontate dal Comune nel corso di un anno superava di poco le 5000 lire.

2 Al fianco occidentale era addossata la cappella gentilizia (con pianta rettangolare ad aula) dedicata alla B.V.M. Addolorata». 1 Il campanile verrà aggiunto alla cappella soltanto con i restauri curati da don Scappini nel Chi si aggiudicò il complesso fu il ricco ebreo Davide Leonino, possessore di una vera fortuna terriera in Penango: verosimilmente egli confermò il colono Giovanni Meda ed il giardiniere Giovanni Marchisotti, uno dei quali è di certo il «signor Gioanni» incontrato dal Niccolini. Don Bosco si interessa di Penango Lo stato del vasto ed elegantissimo casino iniziò per la verità a decadere rapidamente, in special modo la cappella dell Addolorata, tanto da offrire un indecoroso spettacolo al visitatore ignaro. Ben presto il figlio di Davide Leonino, Sabino, che Vittorio Emanuele II aveva creato barone nel 1864, si risolvette a venderlo. Il prevosto don Garavelli, avuta notizia della cosa, il 17 novembre 1879 scrisse a quel prete di Torino che con la sua idea di educazione preventiva stava rivoluzionando la pedagogia: don Giovanni Bosco. «Reverendissimo signor Don Bosco, è stata messa in vendita in questa mia parrocchia una magnifica casa civile con ampii cortili e giardini e chiesa annessa, il tutto atto a collegio, essendovi ampii saloni e molte camere disimpegnate mediante corridoio. Quando Vostra Signoria Reverendissima desiderasse impiantare una sua casa in questi paesi, può venire o mandare da me per visitarvi il locale e sentire il prezzo della vendita, ché io mi stimerei fortunato di ospitare nella mia casa la sua amabile persona o qualcuno dei suoi figli caritatevoli. Fortunato poi oltre ogni dire mi crederei quando il contratto possa effettuarsi ed io potessi avere qui il grande benefizio di una sua casa». Nel 1863 Don Bosco aveva fondato a Mirabello la prima casa salesiana fuori Torino, denominandola Piccolo Seminario di San Carlo e ponendovi a capo un suo uomo di tutta fiducia, di nome don Michele Rua. Dopo qualche anno, nel 1870, per ragioni di praticità l aveva trasferita a Borgo San Martino in un palazzo acquistato dal conte Scarampi per la bella somma di lire. In breve però, dato il grande numero di alunni, si era trovato nella necessità di fondare una succursale del Piccolo Seminario in una località del Monferrato che non fosse troppo distante da Borgo. Pensò dapprima a Cuccaro, 2 tanto che nella ricorrenza di San Luigi del 1875 vi si era recato per porgere gli auguri a monsignor Luigi Colombo, ultimo discendente maschio della famiglia già feudataria del luogo: don Bosco desiderava che il prelato gli cedesse il castello di Cuccaro per adibirlo appunto a educatorio. La cosa non andò però a buon fine, ma ecco spuntare l occasione di Penango. Il santo certo conosceva, sebbene indirettamente, il paese tramite monsignor Manacorda, ma non vi si era mai recato di persona, nemmeno durante le famose passeggiate autunnali degli anni La risposta alla lettera di don Garavelli fu scritta alla vigilia di Natale da don Rua, ormai il vero procuratore di don Bosco: «La ringrazio intanto dell affetto che ci dimostra e della attenzione che ci usa. Le scrivo in fretta tanto per dirle che, passate le feste natalizie, passerà qualcuno dei nostri a farle visita per intendersi. Ciò potrà essere verso il 12 gennaio». In fine di missiva aggiungeva i saluti di don Bosco: «Il Sig. Don Bosco, pieno di riconoscenza per lei, mi lascia di presentarle i suoi saluti ed 1 G. VILLATA, Penango nel Monferrato, Pro Loco Penango, s.d. [ma 1991], p Inizio a questo punto ad utilizzare il cospicuo ed interessantissimo materiale fattomi pervenire con estrema gentilezza dal dottor Pietro Canepa di Cuccaro, exallievo del Collegio di Penango e promotore con Remo Imarisio dell Unione Exallievi. Debbo rivolgere un sentito ringraziamento a Pietro Canepa per la pronta disponibilità dimostrata nei confronti della mia richiesta di collaborazione. La vicenda di Cuccaro è narrata in P. CANEPA, Cuccaro: c era una volta, Comune di Cuccaro, 1989, p Si veda in proposito L. DEAMBROGIO, Le passeggiate autunnali di Don Bosco per i colli monferrini, Ist. Bernardi Semeria, Castelnuovo Don Bosco, 1975.

3 augurii» ed un poscritto: «Se per caso per quell epoca il palazzo fosse già venduto abbia la bontà di farcelo sapere anche con semplice cartolina». Il palazzo non era comunque ancora stato venduto e alla fine di gennaio 1880 giunse per un sopralluogo don Bonetti, 1 che poi ne informò don Bosco, allora in Francia. «Se giudicate cosa opportuna, io non sono contrario» fu la risposta abbastanza laconica del santo, che per venire al fatto pratico suggeriva: «Si può cominciare a fare l offerta di lire ». 2 Le trattative condotte con i procuratori del barone, Fiz e Ghiron, portarono buoni frutti, tanto che il 15 aprile 1880 fu stipulato a Torino presso il notaio Baldioli il contratto ufficiale. Per i Salesiani firmarono i sacerdoti Rua, Francesia, Durando, Lago, Lazzero e Sala e il coadiutore Pelazza. Sborsando a rate la somma di lire la Congregazione acquistava i fabbricati dell ex casino Caroelli («fabbricato civile con giardino, sedime, prativo, frutteto») e un po di terreno circostante, precisamente due vigne e un campo nell adiacente regione Praie o Montazzone, 3 il tutto per una superficie complessiva di poco più di 13 moggia. Da parte sua, don Garavelli, dopo aver interposto i propri buoni uffici per appianare alcune contrarietà sorte durante le trattative, volle contribuire concretamente all acquisto dello stabile donando 1000 lire. 4 Gli stessi Fiz e Ghiron gli riconobbero l efficacia del suo interessamento: «Francamente diciamo vorressimo [sic] averla avvocato nel patrocinio delle nostre cause!». Contemporaneamente, il parroco richiese alla Curia vescovile di Casale le necessarie autorizzazioni per la benedizione della Casa. Gli venne risposto favorevolmente, concedendo a monsignor Manacorda di benedire, cresimare, confessare e predicare e ai Salesiani la facoltà di predicare e confessare, purché approvati: perciò si sarebbe dovuto presentare alla Curia «il catalogo dei Salesiani sacerdoti che verranno a stabilirsi in codesto ameno paese». 5 Coll arrivo dei Figli di don Bosco ora finalmente la Madonna Addolorata nella cappella non avrebbe più fatto imbarazzante compagnia «ai filtri, alle bottiglie, ai mastelli e ad altri simili strumenti»: 6 per 86 lunghi anni il sacello dell avvocato Caroelli sarebbe stato luogo di preghiera per molte generazioni di studenti. L inizio dell attività La presa di possesso del Collegio salesiano di Penango venne solennemente celebrata domenica 6 giugno 1880, alla presenza di monsignor Manacorda. La cerimonia era stata preparata da don Garavelli e dal direttore della Casa di Borgo San Martino, don Domenico Belmonte, 7 a cui i superiori avevano assegnato la tutela della nuova opera, sorta appunto come succursale del San Carlo. «Monsignor Manacorda recavasi a Penango, sua patria, negli scorsi giorni per festeggiare la fondazione di un collegio salesiano» scriveva L Unità cattolica. «Giunto qui le sei pomeridiane del 5 giugno, fu accolto dal Clero, dalle confraternite e da immensa folla di popolo sotto un ampio ed elegante padiglione appositamente innalzato. Entrato in Chiesa, vi tenne affettuoso discorso ( ) e 1 Don Giovanni Bonetti (Caramagna Torino 1891); nel 1865 successe a don Rua nella direzione della Casa di Mirabello; dal 1877 fu direttore del Bollettino Salesiano e dal 1884 anche direttore spirituale dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. 2 Evidentemente don Bosco con questa cifra si riferiva all acquisto del solo edificio e di qualche terreno, e non di tutta la proprietà Leonino, molto più estesa e costosa. 3 Questi terreni vennero per la verità quasi subito rivenduti a certi Ponte, Bruno e Cerruti; nel 1891 i Salesiani avrebbero ricomperato una vigna a Praie da Pietro Ponte. 4 Sono mille lire del 1880, quando lo stipendio annuo del segretario comunale era di 720 lire! 5 Lettera del canonico Masnini a don Garavelli del 20 maggio 1880, in APP. 6 G. NICCOLINI, op. cit., p Don Belmonte (Genola Torino 1901), fu tra i primissimi chierici inviati al nuovo Collegio di Mirabello; andò poi a Borgo San Martino e ad Alassio. Dal 1877 al 1881 ricoprì la carica di direttore nel Collegio San Carlo, per essere in seguito trasferito a dirigere l Ospizio San Vincenzo di Sampierdarena. Nel 1886 sostituì don Rua come prefetto generale della Congregazione salesiana.

4 disse del gran bene che apporterebbe nel paese non solo, ma in tutto il Monferrato un collegio salesiano a Penango». A rendere omaggio al vescovo appena giunto in paese fu «il giovinetto Cima Guido penanghese», poi destinato a diventare prete e parroco di Ponzano dal 1892 fino alla morte, avvenuta nel «Sua Eccellenza fece inoltre la Comunione generale ai giovani dell Oratorio ed a molti penanghesi, indi recossi colla processione alla chiesa della B.V. Addolorata per la benedizione della medesima: essa serviva da trentacinque anni ad usi profani» annotò don Garavelli a conclusione della giornata di festa, che aveva visto la partecipazione di 225 alunni della Casa di Borgo. Ai primi di ottobre poi entrarono i primi salesiani provenienti dal San Carlo con una quarantina di ragazzi. Primo direttore fu don Carlo Farina, coadiuvato all inizio solo da don Giovanni Bozzo e dal laico Bartolomeo Aliberti, veterano delle campagne risorgimentali che sarebbe rimasto al Collegio per ben trent anni. 1 Il primo ragazzino accettato ex novo a Penango fu un tale Ernesto Zerbi di Pieve Albignola (PV). La scuola elementare iniziò in regime di tolleranza provvisoria, nell attesa che fossero perfezionate le pratiche. Dal giugno 1881 l autorità scolastica concesse l autorizzazione rinnovabile di anno in anno per il funzionamento della scuola privata all interno del Collegio: «Il Sig. Prefetto Presidente del Consiglio Provinciale Scolastico gli [a don Belmonte, n.d.a.] concede di aprire una scuola elementare privata inferiore in cotesto Comune ove dovrà insegnare il maestro Caino Angelo da Borgomanero» annunciava il sottoprefetto di Casale scrivendo al sindaco di Penango; 2 precisava però che «quanto al convitto si riserva di decidere appena gli si proporrà il Rettore», siccome «il detto signor Belmonte rettore del convitto in Borgo San Martino non può contemporaneamente esserlo in Penango». Due anni più tardi anche il convitto venne approvato. Il 15 ottobre 1880 si aprì nel Collegio di Penango una Casa di suore Figlie di Maria Ausiliatrice, per ora adibite alle prestazioni domestiche ai Salesiani ma successivamente impegnate anche nella gestione dell oratorio. Don Bosco a Penango Appena pochi mesi dopo che i Salesiani erano entrati in possesso dell ex casino, il loro fondatore volle fare una visita alla nuova Casa di Penango. «In sul cominciare dell anno scolastico, ai 16 ottobre 1880, il signor Don Bosco accompagnato dal signor Don Cagliero venne a visitare per la prima volta il suo nuovo collegio di Penango. Esso ebbe qui accoglienza veramente cordiale e ( ) fu festeggiato nel miglior modo che fu possibile. L accoglienza sarebbe stata più splendida se dall avviso all arrivo vi fosse stato tempo per i preparativi». Fu probabilmente in occasione di questa prima visita che il santo propose di denominare il nuovo istituto con il nome di San Pio V, l unico pontefice piemontese della storia, così come la Casa di Mirabello era stata dedicata ad un altro grande piemontese, san Carlo Borromeo. Don Bosco fu sicuramente a Penango una seconda volta e forse una terza, ma su questi due avvenimenti non esistono testimonianze scritte. Delle sue venute in paese resta un interessante memoria resa da Angelo Delconsole, nato nel 1875, seppellitore comunale di Penango dal 1919 al 1952, che era bambino quando venne aperto il Collegio. «La prima volta che vidi Don Bosco costì a Penango fu quando venne a visitare stabili e terreni ora trasformati in Istituto Missionario. Di statura media, bruno castagno, mingherlino, pareva un Santino, ma dove posava l occhio penetrava. Ci condusse a spasso sotto il viale confinante con la proprietà del cavalier Ambrogio Caligaris, ci fece recitare l Avemaria e ci diede la caramella. Quindici giorni dopo ritornò: nuovamente passeggio, Avemaria e caramella. La terza volta lo rividi dopo tre mesi e questa volta ci fece 1 Aliberti, che ufficialmente figurava come «ortolano», morì al Collegio nel ACP, UA 411.

5 recitare l intero rosario, ma non mancò la caramella! Dopo di allora non ho avuto più occasione di rivederlo». 1 Tra i penanghesi c è ancora qualcuno che ricorda di aver sentito raccontare dai vecchi di quando don Bosco veniva di persona dagli uomini del paese a chiedere aiuti in natura per compiere i lavori di riattamento dell ex casino. Giuseppe Zanello rammenta che più volte il santo era andato da suo nonno Carlin perché, con un carro trainato da due mucche, gli facesse le condotte di materiale edilizio dalla fornace di Calliano. «Nessuno diceva di no a don Bosco, anzi tutti erano contenti di aiutarlo. Mio papà, allora ragazzino, andava anche lui col suo papà a caricare mattoni per don Bosco». 2 I primi decenni Dal 1880 al 1900 il Collegio funzionò come scuola elementare e ginnasio inferiore, con corsi privati aperti anche ad alunni esterni. La presenza dei Salesiani a Penango fu accolta con unanime soddisfazione in ambito cattolico, in primo luogo da don Garavelli, che poteva scrivere, rispondendo ad un quesito posto in previsione della visita pastorale del 1894: «Tutti [i Salesiani] volonterosamente si prestano per quei servizii della Parrocchia nei quali il Parroco non può far da solo». Particolarmente erano richiesti per le predicazioni, come risulta da un prospetto conservato in archivio parrocchiale: don Borio, don Dalmazzo, don Caroglio, don Barni, 3 don Giacomuzzi, don Valentini, don Marchisio, don Ossella sono i nomi ricorrenti dei sacerdoti che animarono le diverse sacre funzioni nella parrocchiale di San Grato a partire dal Le cronache dei giornali locali, in specie quelli dichiaratamente confessionali, riportarono spesso notizie sul Collegio. Grazie ai collages e alle annotazioni lasciati da don Garavelli sui risguardi dei libri parrocchiali e sul Liber cronicus della parrocchia, se ne possono riferire alcune, scelte tra le più espressive marzo 1888: cerimonie in suffragio di don Bosco, morto a Valdocco il 31 gennaio. La Gazzetta di Casale del 17 marzo 1888 riferisce; nell articolo si loda il «florido collegio di S. Pio V». «Martedì 13 corrente la snella e graziosa chiesa di Penango era in lutto: pareva una figlia che piange la partenza del padre! Quelle poche parole scritte sulla facciata dicevan tutto il cuore de buoni terrazzani: I Penanghesi a D. Bosco!». Celebrò don Sereno, prevosto di Calliano e vicario foraneo; i giovani del Collegio recitavano il Rosario attorno al catafalco; la popolazione locale prese parte in massa alla funzione: «E i buoni Penanghesi, quantunque pressati dal lavoro della primavera, dimenticarono per quel mattino i proprii interessi per accorrere a tributare onori e ad innalzare preci per chi tanto li aveva prediletti». L elogio funebre fu tessuto dal salesiano don Giacomo Ruffino; si raccolsero anche offerte da inviare a don Rua, ora Superiore Generale della Congregazione, per sostenere le opere di don Bosco. In luglio: festa di San Luigi Gonzaga, patrono della gioventù, particolarmente venerato dai giovani ospiti del Collegio. Intervenne il vescovo di Casale, monsignor Pulciano; «nella messa cantata e nei vespri destò in tutti ammirazione la singolare abilità dimostrata dai giovani musici del Collegio, che egregiamente eseguirono, sotto la direzione del loro distintissimo maestro signor Rabagliati da Occimiano, la messa ed i vespri di Mons. Cagliero». Dopo la funzione, si tenne un accademia, «la quale riuscì brillante sia per la varietà delle belle produzioni in prosa e in poesia, sia pel canto». 1 È probabile un errore di prospettiva storica, che dopo tanti anni fece riferire il Delconsole di tre visite del santo a Penango nel giro di pochi mesi. 2 Testimonianza di Giuseppe Zanello. Suo padre Domenico era nato nel 1870, quindi all epoca di don Bosco aveva poco più di 10 anni; il nonno Carlo era un veterano delle campagne risorgimentali, decorato al valore. 3 Don Federico Barni, da Vignale, e don Martino Caroglio, da S. Salvatore, furono entrambi missionari. 4 Le corrispondenze da Penango pubblicate sulla stampa locale sono quasi tutte da attribuirsi a don Garavelli.

6 Alla sera, «la festa fu chiusa coi fuochi artificiali e coll illuminazione della facciata del Collegio». Tre anni più tardi alla stessa festa interverrà lo stesso don Rua. 20 agosto 1888: giunge in visita a Penango «monsignor Fagnano, 1 Prefetto Apostolico della Terra del Fuoco», «ricevuto con esultanza dal Collegio e dalla Parrocchia». 24 maggio 1891: nel giorno della festa di Maria Ausiliatrice muore la superiora delle suore salesiane di Penango, suor Angiolina Deambrogio. Era nata a Conzano ed aveva 54 anni; da 17 anni era in religione, distinguendosi tra le collaboratrici più fidate della madre Mazzarello, cofondatrice della Congregazione. Prima di venire a Penango era stata inviata a Borgo San Martino e poi nella nuova Casa di Lanzo Torinese, nel agosto 1892: si conclude solennemente l anno scolastico con la fatidica consegna dei premi agli alunni più meritevoli. Nell occasione il piccolo Giovanni Massa anche a nome dei 7 scolari esterni penanghesi legge un discorsetto in lode dei Salesiani. «Anche noi fummo benignamente accolti tra queste mura, vero asilo di pace e carità: anche noi fummo da questi buoni padri dei giovani istruiti ed indirizzati nella via della virtù, onde potremo salire a più elevati studii e renderci utili alla famiglia, alla Chiesa ed alla Patria». Da pochi giorni su Penango si è abbattuta una devastante grandinata, il cui ricordo ritorna nelle parole del ragazzino: «Noi giovani infelici, dovunque volgiamo lo sguardo in questo nostro caro paese, non vediamo che sventura e miseria; vediamo i nostri genitori lacrimosi e mesti, che dalla porta dell umile ostello additano le vigne squallide ed i stritolati campi». La conclusione è scontata: «Viva Don Rua / E i Salesiani / Che il bene fanno / A larghe mani!» Tra i brani cantati durante il saggio degli alunni particolare successo riscuote la romanza Spazzacamino del Cagliero; al termine, don Domenico Ossella procede alla distribuzione dei premi, alla presenza delle autorità locali, in primo luogo l avvocato Minoglio, «insigne storico ed archeologo di Moncalvo», la maestra Serafina Manacorda e il cavalier Adolfo Testafochi. Primavera 1894: visita del R. provveditore agli Studi della Provincia di Alessandria al Collegio. Nella sua relazione, il funzionario loda la qualità dell istruzione impartita. Novembre 1894: inaugurazione dei restauri alla cappella, cerimonia guastata dal maltempo ma allietata dalla presenza di don Francesia. 2 «La Cappella è riuscita un vero gioiello, che non ha riscontro nel nostro Monferrato. Come si gode che sia stata così bene rivendicata (avendo servito già, sotto un ebreo che la possedeva col palazzo ora collegio, da bottiglieria)». Le pitture sono del Gaidano, le decorazioni del torinese Nicolò. Al termine della festa, viene offerta una pergamena all ex direttore don Scappini. Luglio 1895: arriva in visita monsignor Giacomo Costamagna, da poco eletto vescovo. 3 I penanghesi approfittano dell occasione per esprimere la loro gratitudine «verso questi buoni Salesiani, che procurano spesso al paese dolci sorprese e festicciuole e divertimenti morali ed istruttivi, che valgono mirabilmente a ricreare l animo ed attirarlo alla pratica della virtù». 1 Giuseppe Fagnano era nato a Rocchetta Tanaro, presso Asti, nel 1844; nel 1875 era stato uno dei primi salesiani a partire per le missioni. Giunse in Terra del Fuoco nel 1886, evangelizzando molte tribù indie. Morì a Santiago del Cile nel Giovanni Battista Francesia (San Giorgio Canavese Torino 1930) fu uno dei primi alunni di don Bosco. Primo salesiano laureato, fu fecondissimo scrittore. 3 Giacomo Costamagna, nato a Caramagna nel 1846; primo missionario a giungere nel 1879 tra gli indios delle pampas, il 18 marzo 1895 fu nominato vescovo titolare di Colonia d Armenia e vicario apostolico di Mendez e Gualaquiza, in Ecuador. Morì nel 1921.

7 Luglio 1896: visita di don Rua. «Il santo uomo fu accolto dall intiero Collegio alle porte del grandioso Istituto, dal ben amato Don Giuseppe Garavelli Parroco del luogo e da altri degnissimi Sacerdoti, al suono festivo delle campane della Parrocchia e fra viva salva di mortaretti». Dopo avere assistito all illuminazione a festa, il giorno dopo «il caro D. Rua stanco, ma sempre gioviale, doveva restituirsi alla sua sede in Torino: partì con dolore di tutti, ma lasciò qui, come dappertutto, sante e soavi impressioni che non si cancelleranno mai». Luglio 1896: esami di licenza elementare al Collegio. Ne scrive il Corriere Nazionale. «Il collegio di Penango si può chiamare un vero giardino moralmente e materialmente parlando, e n è cultore esperto e vigilante il reverendissimo D. Luigi Porta. ( ) Ed ai fiori corrispondono i frutti che si raccolgono agli esami finali, che si danno con serietà e da una Commissione delegata dall Autorità scolastica provinciale. Per tacere dell esito soddisfacentissimo nelle singole classi molto numerose, basti ricordare che di quindici alunni della 5ª presentati all esame di licenza, quattordici ottennero onorevole promozione». Quindi grandi elogi al maestro, don Ernesto Nicolai. Vocazioni salesiane tra i penanghesi Il messaggio pastorale di don Bosco e la presenza in paese del Collegio salesiano favorirono la crescita tra i giovani di Penango di alcune vocazioni, non tutte per la verità coronate dall ordinazione sacerdotale. Nel 1863 quando ancora non si erano aperte case in Monferrato già due giovani erano entrati nell Oratorio di Valdocco, probabilmente su interessamento di don Emiliano Manacorda: Giovanni Cima e Felice Cerruti. Il Cima, nato nel 1850, avrebbe poi abbandonato lo stato chiericale, mentre Cerruti, di 5 anni più vecchio, sarebbe diventato sacerdote diocesano, vicecurato di Morano e poi parroco di Cocconito. 1 Se, come Cima, Francesco Quirino depose l abito nel 1894 quando era studente di filosofia sempre presso i Salesiani, diede ottimi frutti la vocazione di Giovanni Bargero, che restò nella Congregazione di don Bosco, divenne prete nel 1900 e poi prefetto nel Collegio salesiano di Alessandria. Pure salesiano diventò Gaspare Giuseppe Osella, nato a Moncalvo nel 1852, ma trasferitosi in tenerissima età con la famiglia prima alla Cascina Minoglio di Cioccaro, poi alla Cascina Pastruglio di Penango, quasi sulle fini di Alfiano Natta; di lui don Garavelli annotò che «nel 1873 faceva parte dell Oratorio del signor don Bosco in Torino». Questo sacerdote fu attivo al Collegio salesiano di Faenza che ospitava anche una scuola elementare privata: qui ebbe tra i convittori degli anni il giovanissimo Benito Mussolini, alunno quanto mai turbolento e difficile da sottoporre alle regole di vita comunitaria. Qualche tempo dopo don Osella vide sui banchi del ginnasio un altro studente particolare : il futuro poeta Dino Campana. Questo sacerdote, morto nel 1935, riposa con altri confratelli nella tomba dei Salesiani del cimitero di Penango. Altra bella figura di prete e di salesiano fu don Michele Giuseppe Maiocco, nato a Penango nel Compiuti gli studi in paese e a Valsalice, a 20 anni emigrò negli Stati Uniti, dove nel 1925 fu ordinato sacerdote. Venne poi mandato in Australia per aprirvi una Casa missionaria: qui rimase fino alla morte, avvenuta nell ottobre Il fratello Mario fu sacrestano a Penango negli anni 30. Sempre di Penango era originario don Giovanni Cabiale, andato missionario in Patagonia nel 1931 quand era ancora chierico. Ritornò in Italia per qualche giorno nel febbraio 1949 e in paese ebbe imponenti manifestazioni da parte dei penanghesi. Questo salesiano, fratello gemello della maestra Maria, finì tragicamente i suoi giorni nel 1995, ucciso da ignoti che tentavano di rubare nella sua Casa Don Bosco, una struttura che egli aveva ideato per dare rifugio a orfani e senzatetto, nei pressi di Buenos Aires. 1 Don Cerruti morì a soli 47 anni il 10 marzo 1892.

8 Il 13 agosto 1892, infine, moriva a Torino nell Oratorio di Valdocco a 47 anni un altro penanghese, Camillo Quirino. Egli, come scrisse don Garavelli, «fu agricoltore, studente, chierico nel Seminario di Casale, allievo del Collegio Brignole Sale in Genova, farmacista, tipografo, soldato, sagrestano di Penango, professore di Matematica, musico, linguista e correttore di tipografia». Verosimilmente era diventato cooperatore salesiano, restando allo stato laicale ma fornendo la propria opera nelle scuole professionali salesiane. Nello Stato delle anime lo stesso Rettore annotava nel 1873 a proposito di Camillo Quirino: «è chierico nel Convitto del sig. don Bosco dove fece voto di rimaner per sempre». Fra le vocazioni femminili merita di essere ricordata innanzitutto suor Erminia Osella, nipote di don Gaspare Giuseppe, nata nel 1893, entrata tra le Figlie di Maria Ausiliatrice e morta a Serravalle Scrivia nel Era sorella di don Giovanni Osella ( ), parroco di Montaldo in Valcerrina. Tuttora viventi sono suor Virginia Borgnino di Penango e suor Giancarla Imarisio della Bolla di Cioccaro. Il Collegio si fa tedesco Negli anni dal 1900 al 1912 il Collegio di Penango cambiò destinazione: non più scuola convitto, ma istituto destinato alla formazione delle vocazioni salesiane adulte provenienti dai paesi di lingua tedesca. 1 Cambiò anche denominazione, diventando Collegio San Bonifacio, in onore del martire evangelizzatore della Germania. Sotto la direzione di don Grandis, don Terrone 2 e don Guadagnini dalla Casa penanghese passarono giovani di nazionalità tedesca, austriaca, ungherese che verosimilmente non legarono troppo con la popolazione locale, data la diversità delle loro lingue. Comunque, anche di questa parentesi tedesca in quegli anni di inizio secolo resta qualche notizia di cronaca. 2 giugno 1901: visita degli alunni del Collegio salesiano di Alessandria. Arrivano in 150 italiani e 12 esteri, guidati dal direttore, don Manucci, alle 10, accolti dagli allievi tedeschi di Penango «al suono festivo delle campane a festa». Segue la Messa cantata dal novello sacerdote don Zamien. «Al mezzo tocco vi fu pranzo sotto il viale del Collegio, che presentava in quel momento un aspetto imponentissimo, non essendosi qui mai vista una tavola più lunga (teneva tutto il viale)». Dopo pranzo «il sacerdote fotografo del Collegio Valsalice di Torino mise in gruppo i tedeschi e gli alessandrini e li fotografò». Prima di ripartire alla volta di Montemagno, gli ospiti sono invitati dal parroco che offre una bella merenda. 11 agosto 1901: festa del Sacro Cuore. Gli allievi del Collegio, «sapientemente diretti dal reverendissimo sacerdote professor don Luigi Terrone, giovane di anni, ma maturo di senno», celebrano la festa, rallegrata dalle armonie del nuovo organo liturgico «regalato da un ottima signora tedesca». 7 settembre 1901: festa di San Grato. Verso le 11 si celebra la Messa solenne «cantata in musica dai bravi giovani del Collegio internazionale salesiano». «L ottimo ed intelligente Direttore don Terrone accompagnò con rara maestria i cantori con l organo nuovo». 1 La Casa di Penango venne così ad accogliere i cosiddetti Figli di Maria, nome con cui si indicavano appunto i giovani dai 16 ai 30 anni con tendenza alla carriera ecclesiastica; dopo aver compiuto gli studi di filosofia e teologia vestendo l abito chiericale, questi Salesiani erano liberi di ritornare alla propria Diocesi, partire per le missioni oppure abbracciare lo stato religioso. 2 Don Terrone andò successivamente alla Casa di Schio e poi al noviziato di Genzano Romano.

9 Venerdì Santo 1902: processione della Sepoltura del Cristo morto. A questa celebrazione che si svolge ogni 5 anni prende parte «tutta la popolazione ed il Collegio S. Bonifacio preceduto dalla sua nuova banda musicale organizzata non senza sacrificio dall ottimo direttore don Terrone e diretta con bravura dall instancabile maestro signor Cocco». 3 maggio 1902: pellegrinaggio a Crea al termine degli Esercizi spirituali. «Il contegno tenuto dai giovani in chiesa e fuori fu sempre così devoto e dignitoso che gli altri numerosi pellegrini non finivano di encomiare i giovani e i dignitosissimi Superiori; ciò che commosse di più quanti presero parte all agape che ebbe luogo al refettorio del convento fu il vedere seduti tutti assieme ad una mensa Italiani, Austriaci, Slavi, Bavaresi e Prussiani uniti in un sol vincolo di carità». 8 dicembre 1903: festa dell Immacolata. Giunge in visita anche l Ispettore delle Case salesiane tedesche, don Barberis, che viene accolto dal nuovo direttore don Guadagnini e dagli alunni al suono della banda diretta da don Varisco. La Messa è cantata dal missionario don Cassinis, mentre gli allievi tedeschi eseguono la Messa di S. Cecilia del Cagliero. Febbraio 1907: conferenza di don Rua. Il successore di don Bosco resta a Penango per due giorni, durante i quali tiene una conferenza ai cooperatori nella chiesa parrocchiale. Celebra anche la Messa nella cappella del Collegio in occasione della festa di San Francesco di Sales, con discorso «commovente e forbito» di don Amilcare Berlenda. «I bravi e valenti giovani tedeschi ci regalarono una splendida rappresentazione teatrale e squisitissimi canti. Lode a loro ed ai degnissimi superiori, in ispecial modo all infaticabile direttore don Guadagnini». 22 aprile 1907: inaugurazione dell asilo infantile. Alla gestione di quest istituzione fortemente voluta da don Garavelli sono chiamate le Figlie di Maria Ausiliatrice presenti nel Collegio: esse «con abnegazione e sacrificio procureranno il vantaggio morale e materiale dei bambini di questo paese». Una notizia triste riguarda invece la morte di tre chierici avvenuta nell arco di meno di un mese, nel Non restano indicazioni scritte della causa dei decessi, ma si può presumere che si sia trattato di un infezione di tifo, caso allora frequente soprattutto in estate. Sta di fatto che morirono Augusto Korbel, di 14 anni, da Vienna (28 agosto), Alfredo Soberski, di 21 anni, da Breslau (30 agosto) e Nicola Huber, 28 anni, da Einveiler (23 settembre). Secondo il censimento del 1911, alla vigilia della sua ulteriore riconversione il Collegio tedesco ospitava 11 sacerdoti italiani compreso il direttore, 7 laici maschi con funzioni di addetti ai servizi di casa e campagna, 1 10 suore addette a cucina e biancheria compresa la superiora, suor Innocenza Gonella di Camino, e un centinaio di chierici studenti. Di nuovo San PioV Nel 1912, forse anche perché le relazioni tra Italia e Impero austroungarico diventavano sempre più difficili, l Istituto San Bonifacio venne chiuso. Il 16 luglio 1912 il parroco don Torriano scriveva sul Cronicus: «Funzione al Collegio con intervento di S.E.R. monsignor Vescovo marchese Gavotti condotto sull automobile dell avvocato 1 Di essi: 2 «campagnuoli», 2 «agricoltori», uno stalliere, un portinaio e uno «scopatore».

10 Pavese. Belle e commoventi furono le funzioni a cui parteciparono anche parte dei ragazzi dell Oratorio»; e spiegava: «Fu una funzione di addio per la partenza dei tedeschi da Penango». Il Collegio fu riconvertito nuovamente in Istituto San Pio V destinato ad ospitare le vocazioni adulte italiane. Ne fu unico direttore don Enrico Cojazzi, sostituito negli anni dal 1915 al 1918 da don Giovanni Zolin. Dell attività di questi anni non restano molte memorie. Tra il 1917 e il 1919 il Collegio ricoverò una ventina di studenti profughi dalle terre invase del Triveneto. Qualcuno, come lo studente trentino quindicenne Luigi Dallabrida, orfano di madre ed abbandonato dal padre, era anche reduce dai campi di prigionia, altri semplicemente avevano dovuto lasciare la loro patria per timore delle ritorsioni austriache contro le popolazioni civili. Arrivavano da Tricesimo, Trento, Caorle, San Stino di Livenza, Moggio Udinese, San Giovanni di Casarsa, Taiedo. Tra loro figurava anche Giuseppe Corso, da Fonzaso (Belluno), che negli anni 30 sarebbe diventato direttore del Collegio. L ospitalità ai profughi fu gestita dall amministratore della Casa, don Elia Latil, che corrispondeva regolarmente con il Comune di Penango per il pagamento del sussidio che lo Stato concedeva in favore degli ospiti. Gli anni d oro dell Aspirantato A partire dal 1924 e fino alla sua chiusura il Collegio divenne Aspirantato missionario, frequentato da chierici e sacerdoti destinati alle missioni salesiane sparse per il mondo. Gli aspiranti missionari che affluivano a Penango provenivano praticamente da tutti i paesi dell Europa, e naturalmente da tutte le regioni italiane. Dall Italia, oltre ai piemontesi, erano particolarmente numerosi i veneti; tra gli stranieri si segnalavano i polacchi, i lituani, gli olandesi e gli iugoslavi. Gli aspiranti che uscivano da Penango erano prevalentemente destinati alle Americhe, con preferenza per la Patagonia (Argentina), la Terra del Fuoco (Cile), l Amazzonia (Ecuador) ed il Mato Grosso (Brasile), tutte terre di missione lontanissime, fra tribù selvagge fino ad allora inaccessibili e inesplorate dai bianchi. In un secondo tempo le destinazioni missionarie si orientarono verso i paesi asiatici (in particolare l Estremo Oriente, Australia compresa) ed infine verso la zona del mondo che più era bisognosa di aiuti, l Africa equatoriale. Per i quartini così si chiamavano gli aspiranti dell ultimo corso l annuncio della loro destinazione veniva accolto con l esplosione gioiosa di chi vede illuminarsi all improvviso la strada del proprio destino. In settembre, con le prime nebbioline, foriere dell autunno, avveniva la tradizionale vestizione dei giovani missionari, poi l addio, verso mondi lontani. E Penango restava solo un caro, piacevole ricordo. Un po di cifre È significativo proporre qualche dato numerico riguardante il Collegio negli anni dal 1924 al In questi 42 anni 2754 giovani entrarono nell Aspirantato; di essi 485 divennero Salesiani ed operarono in Italia oppure in terra di missione. Gli exallievi propriamente detti sono quindi 2269, tra vivi e defunti. Il San Pio V ha anche dato alla Chiesa un centinaio circa di religiosi e sacerdoti operanti in Diocesi o in altre Congregazioni. L Istituto di Penango ospitava ogni anno in media 150 aspiranti: nel 1964, a 2 anni dalla chiusura, contava ancora 140 allievi. Nel corso degli anni la struttura era stata più volte ampliata e rimaneggiata per meglio adeguarla al numero e alle esigenze degli ospiti. In particolare, durante gli anni del direttore don Bonvicino ( ).

11 La chiusura Con il termine dell anno scolastico , in seguito ad un ridimensionamento delle opere salesiane, il Collegio di Penango dovette chiudere i battenti. La chiusura veniva così comunicata dal Parroco, don Muò, sul bollettino La buona Parola nell estate 1966: 1 «( ) A proposito di Don Bosco, lo sapete tutti del pericolo che ci incombe: il collegio da lui procurato per i suoi figli, dopo 86 anni, è chiuso e i buoni salesiani, forse, se ne andranno. Immaginate il danno spirituale per tutti noi?». Ed esortava: «Preghiamo, preghiamo, preghiamo perché restino e per sempre. Spero di potervi annunziare - nel prossimo numero - la lieta novella che la SS. Ausiliatrice ha accolto le nostre preghiere». Ma gli eventi seguirono il loro corso: l Istituto S. Pio V venne chiuso e gli allievi inviati in altre Case, particolarmente all Istituto Cardinal Cagliero di Ivrea e a Gaeta. La cerimonia di commiato si svolse il 18 settembre Il programma prevedeva un ricevimento dei superiori salesiani in Municipio, seguito dalla Messa celebrata da don Giuseppe Zavattaro, ex direttore ed allora a capo dell Ispettoria centrale S. Cuore di Torino; dopo il pranzo conviviale, al pomeriggio nella Casa Maria Ausiliatrice si sarebbe tenuta un accademia in onore delle suore, anch esse in procinto di lasciare Penango. Vi fu pure invitato l ex direttore don Bonvicino, ma egli da San Benigno Canavese scrisse al sindaco Borgnino: «A Penango ci vengo sempre volentieri anche in ginocchio, ma ad una funzione di addio non me la sentivo proprio davvero, per cui non ho disdetto altri impegni che già avevo in precedenza. Auguro che il Collegio aperto da D. Bosco stesso non trovi un compratore e ci ritornino i suoi figli». Eguale rammarico esprimeva don Muò sul bollettino parrocchiale: «I buoni Salesiani che per 86 anni hanno profuso a Penango esempi preclari di virtù, di attività educativa e pastorale, ci lasciano. Le Figlie di Maria Ausiliatrice che in silenzio ed umiltà tanto bene sparsero nel cuore di tutti, ma in particolare alla gioventù femminile ed ai sofferenti, ci lasciano. Così resteremo soli!!! Quanta pena nel cuore di tutti! Dove trovare parole che esprimano la riconoscenza per il bene avuto in tanti anni? Come tradurre in parole l affetto riconoscente che li accompagna?». Anche l ultimo direttore, don Ottavio Rosso, 2 in occasione della chiusura prese la parola su La Voce di Penango, organo dell Unione Exallievi di Penango, ricordando il saluto porto dall amministrazione comunale: «In quella occasione, prima di lasciare definitivamente la casa ormai tutta sossopra per le operazioni di sgombero, ho voluto rivedere e ripercorrere ancora una volta quegli ambienti, ormai così familiari per avervi trascorso ben 13 anni consecutivi, e non vi nascondo di aver provato una penosa stretta al cuore al constatarvi un vuoto e un silenzio veramente impressionanti. E ho ripensato alle centinaia e centinaia di giovani che in un ritmo incalzante di vita feconda e attiva avevano fatto risuonare i cortili di gioiose grida, impegnati nelle rumorose e gaie ricreazioni; avevano atteso nello studio e nelle aule scolastiche sui sudati tavoli da lavoro alla loro formazione intellettuale di futuri salesiani e missionari». E proseguiva: «Penango ha chiuso i battenti, ma Penango rivive nella sua magnifica e intramontabile Voce; rivive nei giovani che il 24 settembre scorso hanno raggiunto le loro nuove destinazioni, particolarmente la casa di Ivrea che vanta tante gloriose tradizioni di spirito salesiano e apostolico». Terminava con un esortazione: «A voi soprattutto, giovani, l impegno sacro di tener alto il nome di Penango nella pratica costante e generosa degli insegnamenti che vi hanno impartito i vostri Superiori negli anni di vostra formazione, sia nel caso che la vostra vocazione debba portarvi alla realizzazione dell apostolato cristiano dei laici al quale la Chiesa attraverso il Concilio chiama la 1 La buona Parola - Parrocchia di S. Grato, anno V, n. 7-8 (luglio-agosto 1966). 2 Don Ottavio Rosso, originario di Foglizzo (Torino) dove è nato nel 1915, era a Penango dal 1954; dopo la chiusura del Collegio passò alla Casa salesiana di Cumiana.

12 stragrande maggioranza dei suoi figli, sia che la predilezione del Signore vi abbia chiamato o vi abbia a chiamare in un domani non lontano ad aiutarlo più da vicino come Suoi Sacerdoti e Ministri». Pareva che il destino del Collegio fosse quello di diventare un luogo commerciale di ristoro; così almeno traspare dalla lettera di ringraziamento che don Zavattaro inviò al sindaco il 25 settembre 1966, pochi giorni dopo il commiato. Ricordando con piacere il pranzo presso il ristorante Da Beppe offerto dal Comune ai 15 Salesiani convenuti a Penango, il sacerdote scriveva: «Temo che ad un altra sosta da un altro Da Beppe dovremo fare pochi passi per arrivarci. Speriamo che Don Bosco ci metta la sua mano». Nel mese di giugno di quell anno si era intanto sparsa la voce che nell ex Collegio una non meglio precisata società di Milano avrebbe impiantato un albergo con disponibilità di 100 camere e oltre 800 coperti. Alla sorte della struttura parve interessarsi anche il parlamentare monferrino Giuseppe Brusasca. Egli nell agosto 1967 domandava al sindaco Borgnino: «Il collegio lasciato libero dai salesiani potrebbe essere adibito a casa di riposo? Quanti posti potrebbe contenere? Occorrerebbero molti lavori di trasformazione? Attorno al collegio c è un sufficiente spazio per parco e giardino?». «Vorrò sperare in qualche soluzione che giovi a Penango» soggiungeva. Il sindaco rispose subito che si, le informazioni che poteva dargli erano favorevolissime: «La proprietà salesiana è di circa 3 ha di cui uno coperto da fabbricati ed il restante ad uso cortile, orto, parco. Non occorrono lavori sostanziali né migliorie al fabbricato in quanto l uso per il quale fu costruito: collegio, ben si adegua anche a casa di riposo». Dopo poche settimane l uomo politico confermava di essersi interessato presso l Ente dei Pensionati d Italia per adibire l ex Collegio a casa di riposo, ma «la risposta è stata negativa perché dopo le esperienze fatte l Ente adibisce per case di riposo soltanto edifizi appositamente costruiti». Più tardi il Comune fu in trattative con il Lettorato Italo-tedesco di Rosenheim, alla ricerca di una sede per un costituendo Istituto culturale europeo, ma difficoltà finanziarie fecero ben presto tramontare anche quest ipotesi. L agonia e la fine Il 12 luglio 1968 l immobile dell Istituto S. Pio V fu venduto all Istituto Bancario S. Paolo di Torino; pochi mesi dopo, in dicembre, lo acquistò la Provincia di Asti. Rimase per la verità ancora a disposizione della popolazione per alcune manifestazioni particolarmente significative per la collettività. Negli ampi locali ormai vuoti si tennero varie rassegne di valorizzazione dei prodotti locali; sempre nella prestigiosa cornice del Collegio furono accolti anche i numerosi ospiti che presero parte all inaugurazione della sezione penanghese dell Associazione Nazionale Artiglieri d Italia, il 12 giugno Giunse poi finalmente l estate 1978, quando si decise l abbattimento dello stabile per fare posto ad un residence di assai dubbio gusto architettonico. La fine della lunga agonia rivive nelle parole degli exallievi. «Siamo saliti lassù, in un pomeriggio di questo meraviglioso settembre. Al posto del grande Istituto la cui immagine nessuno mai potrà cancellare dalla nostra memoria abbiamo trovato una enorme piazza. Un vuoto inesprimibile. Da meno di un ora le ultime macerie erano state rovesciate nella valletta sottostante. La polvere, bianca, era ancora tristemente visibile sulle larghe, pesanti foglie dei tigli. Sul volto degli operai la stanchezza e la gioia di una fatica conclusa. Ci siamo attardati per qualche foto, fra le gru, le scavatrici, gli attrezzi. Abbiamo ripercorso l area ormai vuota riandando agli ambienti, con la fantasia e il ricordo: qui c era lì c era Un irrefrenabile senso di tristezza, una voglia di piangere. Mentre il sole cadente tingeva di rossi bagliori le enormi macchine di distruzione, siamo rimontati nella nostra macchina: due bambini correvano per l ampia piazza: esuberanti e felici. Là, sul

13 terrazzino unica testimone di un epoca: la Madonnina. Ci hanno assicurato che resterà. 1 Penango non c è più. Restiamo noi, se questa Madre dei Poveri continuerà ad accompagnarci come ieri, per sempre». Anche don Aldo Luparia, parroco dal 1973, volle far sentire la sua voce, registrando l avvenimento sul Cronicus con poche, lapidarie parole: «La Ditta Rossi di Montemagno abbatte il Collegio costruito da Don Bosco. Desta orrore veder abbattere Chiesa e Collegio. Dicono che sarà costruito un residence per pura speculazione. Che Don Bosco gliela mandi buona». Ora tornare a Penango per il tradizionale incontro annuale significa per gli exallievi salesiani tornare a respirare l aria che ha nutrito la loro giovinezza, ma su quel colle, al posto del Collegio del quale continuano a sognare i lineamenti, ora scorgono un desolante scenario di appartamenti a schiera, per nulla integrato nel paesaggio circostante. Solo, sul retro sono rimasti alcuni dei tigli che ombreggiavano il cortile dei giochi e, in parte decapitato, il leggendario cedro di don Moretti. I direttori del Collegio Don Carlo Farina ( ) Don Giuseppe Scappini ( ) Don Luigi Porta ( ) Don Pietro Simonetti ( ) Don Edoardo Fracchia ( ) Don Luigi Grandis ( ) Don Luigi Terrone ( ) Don Aurelio Guadagnini ( ) Don Enrico Coiazzi ( ) Don Giovanni Zolin ( ) Don Enrico Coiazzi ( ) Don Ignazio Bonvicino ( Don Domenico Moretti ( ) Don Pietro Olivazzo ( ) Don Giuseppe Corso ( ) Don Giuseppe Vesco ( ) Don Giovanni Zolin ( ) Don Giuseppe Zavattaro ( ) Don Igino Muraro ( ) Don Giovanni Capelli ( ) Don Ottavio Rosso ( ) 1 Fortunatamente la statua della Vergine Ausiliatrice, di poco pregio venale ma di immenso valore affettivo e devozionale, fu uno dei pochissimi simboli del Collegio che non andarono distrutti o dispersi. Il 18 febbraio 1990 il dottor Remo Imarisio, penanghese ed exallievo di Penango, la prese in consegna prima che fosse troppo tardi e la trasferì presso la Casetta di Domenico Savio, a San Giovanni di Riva di Chieri, nuova sede dell Unione Exallievi. Scrisse Imarisio su La Voce di Penango: «È stato un avvenimento caro e divertente, vedere in questo paesino deserto, cinque giovani robusti che si davano da fare per muovere quella pesante statua (due quintali circa), cercando di farla ruotare su se stessa, come in una moderna danza».

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