SALTERNUM SEMESTRALE DI INFORMAZIONE STORICA, CULTURALE E ARCHEOLOGICA A CURA DEL GRUPPO ARCHEOLOGICO SALERNITANO

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1 SALTERNUM SEMESTRALE DI INFORMAZIONE STORICA, CULTURALE E ARCHEOLOGICA A CURA DEL GRUPPO ARCHEOLOGICO SALERNITANO

2 REG. TRIB. DI SALERNO N. 998 DEL 31/10/1997 ANNO XII - NUMERO GENNAIO/DICEMBRE 2008

3 GABRIELLA D HENRY EDITORIALE Salerno e l UNESCO Nell anno 2000, il Comitato Scientifico del Gruppo Archeologico Salernitano decise di affrontare una prima analisi di quel monumento civile di età longobarda, inserito nel complesso religioso di S. Pietro a Corte: l ala sud del Palazzo di Arechi II, che comprende l Aula Palatina, individuata negli anni Settanta dello scorso secolo e resa pubblica nel Vennero invitati a collaborare alla pubblicazione San Pietro a Corte recupero di una memoria nella città di Salerno diversi studiosi, tra cui chi era intervenuto materialmente sul complesso con la ricognizione e lo scavo, il professor Paolo Peduto, docente di Archeologia Medievale nella locale Università. L iniziativa culturale ebbe successo, ed alla presentazione furono invitati due esperti del settore, i professori Carlo Bertelli e Paolo Delogu. Questa iniziativa portò, in breve tempo, ad una convenzione tra l Istituto di Tutela (la Soprintendenza per i Beni Architettonici) ed il Gruppo Archeologico per la gestione del Bene e la promozione di attività volte a valorizzare il sito: ora la parte ipogea del monumento, debitamente restaurata e fornita di percorso didattico, è aperta al pubblico e le visite guidate si tengono quasi giornalmente. Nel 2002, il Gruppo Archeologico organizzò, per soci e non soci, una gita di studio a Cividale del Friuli per ammirare i reperti altomedioevali nel centro del primo Ducato Longobardo, patria d origine sia di Arechi II che di Paolo Diacono, i quali, alla sconfitta di re Desiderio da parte dei Franchi, ebbero nel Sud, tra Salerno e Benevento, un ruolo importante per la storia dei Longobardi meridionali. Da questo incontro con le istituzioni locali di Cividale nacque dapprima un idea di gemellaggio, che poi si concretò invece in un Associazione, la Federarcheo (Federazione Italiana delle Associazioni Archeologiche) il cui primo obiettivo era di rendere visibile e fruibile l apporto che ciascun insediamento longobardo ha trasmesso nei singoli territori, dal punto di vista storico, linguistico e della cultura materiale. Questi sono gli antefatti ai recenti avvenimenti. Nell anno 2007 i Sindaci dei comuni di Cividale e di Brescia presentano all Unesco un progetto intitolato Italia Langobardorum Centri di potere e di culto ( ). La prima sorpresa è la data: perché concludere il progetto al 774, quando, alla morte del re Desiderio, i Principati del Sud, Capua, Benevento e Salerno, sono tuttora vigili e fiorenti e portano avanti una politica di difesa della loro identità? E perché non prendere in considerazione centri come Monza o Pavia? La presentazione del Piano di Gestione del sito Italia Langobardorum, che viene inviata per l iscrizione nella lista del Patrimonio Mondiale dell UNESCO, non può prescindere da un preliminare inquadramento che illustri e giustifichi le motivazioni che hanno portato alla scelta dei luoghi. Essi sono i seguenti: - Cividale del Friuli (UD), l area della Gastaldaga con il c.d. Tempietto Longobardo e il complesso episcopale con i resti del Palazzo Patriarcale; - Brescia, il Monastero di san Salvatore santa Giulia; - Castelseprio (VA), l area del castrum con la Torre di Torba e la chiesa extra-moenia di santa Maria foris portas

4 SALTERNUM Con il procedere dei lavori, si sentì l esigenza di estendere la ricerca (e si spera che l esigenza sia stata esclusivamente scientifica) anche ad alcuni centri dell Italia centro-meridionale: - Spoleto (PG), la Basilica di san Salvatore; - Campello (PG), il tempietto del Clitumno; - Benevento, il complesso di santa Sofia, con la chiesa, il chiostro e parte dell Abbazia; - Monte S. Angelo (FG), il Santuario di s. Michele. Ciò, al fine di comprendere in un unico sito le maggiori testimonianze della cultura longobarda nel momento della loro massima capacità espressiva. Nel 2008, la Federarcheo ha organizzato ad Udine e Cividale del Friuli, per il mese di marzo, il primo Convegno Nazionale Le presenze longobarde in Italia, che si poneva come obiettivo il far conoscere ai funzionari di coordinamento del progetto altre e importanti presenze longobarde sul territorio nazionale, da inserire negli itinerari previsti dal progetto stesso. Il Gruppo Archeologico Salernitano vi partecipò presentando una relazione che metteva in risalto il complesso monumentale di s. Pietro a Corte, unico esempio in Europa di architettura palaziale di epoca longobarda, ed altre importanti presenze altomedievali nel territorio campano, come la Grotta di Olevano sul Tusciano e la chiesa di s. Ambrogio di Montecorvino Rovella. Nello stesso anno, il Gruppo Archeologico Salernitano ha organizzato, in collaborazione con l Università degli Studi ed il Comune di Salerno, il Convegno Il Popolo dei Longobardi meridionali. Testimonianze storiche ed architettoniche ( ) per porre all attenzione delle istituzioni locali la necessità di accelerare i tempi della conclusione del restauro di s. Pietro a Corte e, nel frattempo, evidenziare l opportunità di organizzare visite guidate dell intero complesso, comprese le parti di recente ripristinate, allo scopo di valorizzarlo e farlo conoscere soprattutto ai principali fruitori, gli abitanti della città. Purtroppo, nonostante un notevole successo culturale dell iniziativa, non è venuta nessuna risposta né a livello locale né a livello ministeriale, e le presenze longobarde del Salernitano, pur così cospicue, restano fuori dal progetto UNESCO. Forse esso, nato con una certa approssimazione, non ha avuto né modo né tempo d essere approfondito, come dovrebbe essere per una iniziativa di così importante significato; e l insieme, a nostro parere, pecca di scarsa professionalità

5 SARA ROTUNDI Edilizia privata in Daunia tra IV e II secolo a.c. Il presente contributo si propone di analizzare le realtà insediative in Daunia (fig. 1), in un periodo cronologico compreso tra il IV e il II secolo a. C., quando in questo territorio si avvertono sostanziali cambiamenti. Si assiste, infatti, in quasi tutti i centri qui esaminati, alla nascita delle città. Dagli agglomerati di capanne sparsi in vaste aree e dagli insediamenti formati da villaggi staccati e tra loro autonomi, si giunge alla nascita di veri e propri centri urbani, con la fondazione, in alcuni casi, di fortificazioni che delimitano un area abbastanza circoscritta e molto spesso l antico abitato viene abbandonato per scegliere verosimilmente una posizione più favorevole 1. All interno dell area urbana viene realizzata una viabilità più regolare e viene creato uno spazio per la vita pubblica, civile e religiosa; le case si uniscono in gruppo e in alcuni casi, all esterno, vengono abbellite da pavimenti a ciottoli fluviali; le tombe continuano ad essere collocate anche all interno dell abitato, lungo le vie principali e, probabilmente, in spazi creati appositamente. La tecnica costruttiva impiegata per la realizzazione delle costruzioni private si sviluppa in stretta aderenza alla materia prima reperibile in sito. Generalmente così era per tutte le abitazioni dell Italia meridionale, dove si assiste all utilizzo, nelle fondazioni, di materiale variegato, dai ciottoli di varie forme e dimensioni, ai blocchi di reimpiego, alle tegole, alle scorie di fornace, pietre di calcare e così via. Si trattava comunque di una tecnica costruttiva piuttosto irregolare e molto povera. Fig. 1 - Carta degli insediamenti dauni analizzati. Fig. 2 - Lavello, loc. Casino. Ricostruzione grafica. (MAZZEI 1996). Non è sempre facile ricostruire l alzato di una struttura poiché, per la maggior parte dei casi, questo è costituito da materiale deperibile. Si può comunque ipotizzare la sua ricostruzione (fig. 2) attraverso resti che si sono conservati e anche le fonti letterarie possono darci informazioni preziose al riguardo 2. Nelle case analizzate in Daunia sono stati individuati tre tipi di elevato: in mattoni crudi (fig. 3); in blocchi di terra cruda impostati direttamente sul terreno di base o su uno zoccolo di - 5 -

6 SALTERNUM Fig. 3 - Formatura di mattoni nell area in cui essiccheranno (ADAM 1988). Fig. 5 - Monte Bibele. Pali lignei lungo il perimetro e all interno della casa per sostenere la copertura e le pareti in materiale deperibile (VITALI 1991). Fig. 4 - Schema ricostruttivo di un muro realizzato in opus craticium (LAVIOSA 1970). pietra; con intelaiatura lignea tamponata da un impasto di fango e argilla, impostata sullo zoccolo di fondazione (fig. 4). Elevati in mattoni crudi sono presenti ad Ascoli Satriano, in loc. Serpente; a Banzi, in loc. Carbone; a Canne, in loc. Fontanella; a Lavello, in loc. Casino e ad Ordona. In alcuni casi, questi tipi di elevato venivano sorretti da un intelaiatura lignea, che, oltre a sostenere l edificio, rinforzavano anche la copertura. A Canosa, in località San Martino, la copertura della struttura abitativa è in materiali leggeri e, dunque, il sostegno in mattoni crudi potrebbe essere stato sufficiente 3. Bisognerebbe capire se una struttura in mattoni crudi possa sostenere una copertura di tipo pesante senza l impiego di un intelaiatura lignea. Questa, infatti, potrebbe distribuire su di sé il peso della copertura e irrigidire la muratura. Fig. 6 - Mazzapicchiatura del pisé all interno di una cassaforma (ADAM 1988). In epoca moderna esempi di case in soli mattoni crudi che sorreggono un tetto in tegole sono presenti in Turchia e a Corfù 4. Quindi, è probabile che anche nel nostro caso, in mancanza di buche di palo nelle fondazioni, si possa parlare di un elevato di questo tipo. Elevati in blocchi di terra cruda sono presenti ad Arpi, in loc. Montarozzi; ad Ascoli Satriano, in loc. Serpente; a Canosa in loc. Madonna di Costantinopoli, in via Molise e in loc. Costantinopoli; ad Ordona e a San Paolo di Civitate, loc. Mezzana-Tratturo. Anche in questo caso, è possibile rinvenire lungo il perimetro della case, come ad Ordona, buche per l alloggiamento dei pali che contribuivano a sostenere la copertura costituita da tegole 5 (fig. 5). Qualora non fossero stati rinvenuti i fori di infissione nello zoccolo di fondazione, si potrebbe pensare all utilizzo di una muratura cosiddetta in pisé 6. Essa è ottenuta versando un - 6 -

7 SARA ROTUNDI aggregato costituito da terra argillosa, acqua, sgrassanti vegetali (paglia, erba secca, cenere) o minerali (sabbia) 7, entro casseforme realizzate con assi di legno che hanno la larghezza dello zoccolo di fondazione su cui vengono impostate. Man mano che il materiale viene messo in opera, viene pestato e costipato, e più specificamente battuto con il mazzapicchio, una pesante mazza di legno (fig. 6). Una volta essiccato il composto al sole, si rimuovono le casseforme ripetendo l operazione sia in senso orizzontale che verticale. La muratura così ottenuta non necessita di pali che sorreggano la copertura in materiale pesante perché ha una buona capacità portante 8. Questo sistema viene utilizzato in tutti i paesi del Mediterraneo ed è citato anche da Vitruvio 9. Il terzo tipo di elevato che ritroviamo nelle case daunie è quello con intelaiatura lignea tamponata da un impasto di fango e argilla, impostata sullo zoccolo di fondazione. Esso è presente nelle strutture di Canne, in loc. Antenisi; a Lavello, in loc. S. Felice e Acropoli; ad Ordona e a Salapia, nella villa di S. Vito. Probabilmente si ritrova anche a Canosa, in loc. S. Martino; a Lavello, in loc. Casino e in loc. Carrozze e a Minervino, in loc. Corsi. Successivamente, dopo aver messo in opera l alzato, le pareti venivano livellate con argilla e rivestite di uno strato protettivo di intonaco composto di fango e paglia, talvolta completato in superficie con uno strato di argilla fine diluito nell acqua e a volte dipinto. Testimonianze di case intonacate provengono, per esempio, da Arpi, in loc. Montarozzi, dove in diversi ambienti sono stati rinvenuti frammenti di intonaco. Un vano presentava pareti in stile strutturale con basso zoccolo azzurro e fascia sormontate con resti di un iscrizione, kyma lesbio, due fasce rosa orizzontali comprendenti fasce verticali parallele in bruno, ovoli in celeste e bruno e motivo a gocce, fascia nera e anthémion in nero; un altro ambiente, a Sud, mostrava uno zoccolo con ortostati di colore rosso, fasce marmorizzate e su un architrave d accesso un fregio con anthémion e incisioni colorate in blu 10. Grazie agli estesi crolli, che caratterizzano numerose aree, conosciamo anche le caratteristi- che dei tetti. Le strutture analizzate mostrano sia l impiego di tegole in terracotta e coppi (fig. 7), sia di materiale leggero come travi lignee, frasche, paglia e argilla. Le funzioni principali del tetto erano quelle di proteggere l ambiente interno e anche i muri di argilla cruda dall umidità; essi dovevano essere quindi inclinati e presentare uno spiovente sporgente rispetto all elevato, per evitare che le piogge danneggiassero le pareti costruite con materiale deperibile. Probabilmente, a partire dalla fine del V secolo a. C., in Daunia, le case vennero dotate quasi esclusivamente di una copertura più consistente e durevole, in tegole. Difficile è invece constatare se lo spiovente fosse unico o doppio. Se al centro dell abitazione sono state rinvenute buche di palo per l alloggio dei pali di sostegno alla trave centrale, quasi sicuramente il tetto era a doppio spiovente. Fig. 7 - Tegole piane, coppo semicircolare e coppo di colmo (VITALI 1991). Fig. 8 - Tetto a doppio spiovente. San Paolo di Civitate, loc. Mezzana- Tratturo (MAZZEI 2003)

8 SALTERNUM Fig. 9 - Ascoli Satriano, loc. Serpente. Oikos 1. Ricostruzione grafica. (FABBRI, OSANNA 2002). Fig Ipotesi ricostruttiva del tetto di una casa di V sec. a. C. (GRECO 1991). Un edificio rinvenuto ad Ascoli Satriano, in loc. Serpente, doveva avere una copertura a doppio spiovente, realizzata con tegole e coppi 11, così come per S. Paolo, in loc. Mezzana Tratturo, dove i resti del crollo fanno ipotizzare una soluzione architettonica con una copertura di tegole piane e coppi a sezione semicircolare, talvolta triangolare, con tettuccio spiovente anche all interno del frontone aperto 12 (fig. 8). Anche a Lavello, in loc. Acropoli, la copertura doveva essere a doppio spiovente, visto il ritrovamento di un frammento di kalyptèr hegemón a sezione semicircolare 13. Il tetto a doppio spiovente doveva caratterizzare anche gli oikoi 1 e 2 di Ascoli Satriano, in loc. Serpente, così come risulta dalla ricostruzione grafica 14 (fig. 9). La presenza, all interno delle case, di focolari per la cottura dei cibi, per l illuminazione e per il riscaldamento, doveva presupporre l esistenza nelle abitazioni aperture più antiche, che venivano effettuate sul tetto, e di finestre in quelle più recenti. L apertura è chiamata opàion e veniva eseguita nel centro di una tegola e per mezzo di uno sportello poteva essere chiusa o aperta 15 (fig. 10). La casa o l edificio collettivo nel passaggio da una struttura apparentemente precaria, realizzata con pareti e alzato di materie vegetali, ad una architettura più robusta per l impiego di terra cruda, si dota di un tetto ornato di terrecotte architettoniche che oltre a caratterizzare la copertura dell edificio, lo proteggevano 16 (fig. 11). I Greci le impiegavano soprattutto per la copertura dei tetti degli edifici sacri, sia a scopo decorativo che apotropaico. Quando poi, quest usanza si diffuse nelle aree periferiche sia del mondo greco-orientale che di quello greco-occidentale, si adattò alle differenti esigenze culturali dei centri indigeni e fu adottata da edifici funzionalmente differenti da quelli di origine, come le case private 17. L impiego della decorazione architettonica fittile rimase comunque legata ad un edilizia privilegiata e rivestì una particolare valenza e un ruolo determinato. Ed è l enfatizzazione di lusso, fasto, prestigio delle nuove élites aristocratiche che si vanno formando nel mondo indigeno daunio a dare una chiave di lettura da proporre per capire la presenza, in siti indigeni, di numerose terrecotte architettoniche. In Daunia la presenza di decorazioni architettoniche su edifici privati è attestata a partire dalla fine del VI a. C. Tra gli elementi architettonici documentati, gli esemplari più numerosi sono rappresentati dalle antefisse. Sono presenti, in particolare, quelle di tipo etrusco campano (fig. 12) e circolare con testa di Gorgone, di origine magno-greca 18 (fig. 13). Le antefisse di tipo etrusco-campano le troviamo, per lo più, ad Arpi, Lucera, San Paolo di Civitate ed Ordona 19 e il soggetto più comune è a testa femminile nimbata. Le versioni daunie del tipo etrusco-campano riprendono modelli architettonici e decorativi italici. Le relazioni culturali e geografiche, insieme ad alcune particolarità tecniche, inducono ad individuare nelle botteghe capuane il riferimento per le produzioni daunie 20. Questi - 8 -

9 SARA ROTUNDI contatti con l area campana avvenivano, probabilmente, lungo l asse fluviale costituito dai fiumi Volturno, Calore, Tammaro, Fortore 21. Il tipo magno-greco, è attestato nel Melfese (Banzi, Lavello), nei centri della Daunia interna, centro-meridionale (Ascoli Satriano, Ordona) e anche a S. Paolo, Lucera, Arpi 22. Sicuramente, a partire dal VI a. C., con la diffusione di questi esemplari di antefisse troviamo modelli estranei alla cultura daunia ed è evidente l immediato allontanamento dai modelli stessi. Ci si trova, infatti, in Daunia, di fronte ad originali esempi di un artigianato indigeno in grado di realizzare creazioni autonome sulla base di un modello importato, arrivando alla produzione di tipi nuovi che possono definirsi dauni e sui quali si stabilisce una vera e propria tradizione di artigianato locale 23. Per ciò che concerne le planimetrie, le case analizzate presentano una notevole varietà che sembra subire un evoluzione, dal tipo più semplice, a pianta absidata, a quello più complesso, con più ambienti, ed è possibile trovare, all interno di uno stesso centro abitativo, una diversa tipologia planimetrica. La scelta di un tipo planimetrico specifico per gli edifici a destinazione domestica può dipendere da vari fattori che possono essere culturali, sociali, economici, da cui deriva l impossibilità di individuare una casa-tipo e la sua dipendenza da diverse variabili. L abitazione in muratura di forma absidata potrebbe essere stata una delle prime attestazioni in ambito greco (fig. 14). Infatti, in Grecia, a partire dall VIII sec. a. C., la pianta absidata viene utilizzata per impianti sacri e profani, per magazzini e luoghi di riunione della collettività 24. Questo tipo di planimetria sembrerebbe riprendere la forma delle antiche capanne. In Daunia, nel periodo analizzato sono state individuate due tipi di case di forma absidata, a Canne, in loc. Antenisi e a Lavello, in loc. Casino, entrambe datate alla metà del V sec. a. C., con dimensioni intorno ai 30 mq. L abitazione a pianta quadrata sembra sia stata, nella sua forma più elementare, la dimora delle classi più umili della società (fig. 15). In Grecia questo tipo planimetrico si diffonde Fig Gocciolatoio a protome leonina (Museo Civico di Foggia). Fig Antefissa di tipo etrusco-campano con testa femminile, da Arpi (Museo Civico di Foggia). Fig Antefissa di tipo magno-greco con Gorgonéion. (Museo Civico di Foggia). Fig Planimetria Lavello, loc. Casino della casa absidata. (LISENO 2007)

10 SALTERNUM Fig Ordona. Planimetria della casa a pianta quadrangolare. (LISENO 2007). Fig Ordona. Planimetria della casa a pianta rettangolare. (IKER 1995). verso la fine dell VIII sec. a. C. 25. In realtà, la sola planimetria non ci può fornire indicazioni sulla condizione economica dei proprietari. In Grecia, per esempio, esistevano oikoi di piccole dimensioni che appartenevano a personaggi ricchi. Non esiste, dunque, una tipologia abitativa propria di un unico gruppo sociale, ma l attribuzione è data dal complesso di elementi che insieme alla pianta caratterizzano l abitazione. Le dimensioni di tali strutture abitative, che ritroviamo ad Ordona, a Canosa, a Banzi, a Canne, Lavello e Minervino, vanno dai 30 mq circa ai 75 mq circa e sono tutte datate in un arco cronologico compreso tra la fine del V ed il IV sec. a. C. Tra le strutture analizzate, la tipologia planimetrica più diffusa è quella a pianta rettangolare, preceduta o meno da vestibolo, che ritroviamo in quasi tutti i centri dauni considerati (fig. 16). Esse sono datate tra la fine del V e la fine del IV sec. a. C. e hanno dimensioni che vanno dai 9 mq ai 230 mq circa. L unico edificio a pianta subcircolare è quello di Canosa, loc. Costantinopoli, datato intorno al IV sec. a. C., interpretato come vano per le abluzioni, ma non è possibile ricostruire le precise dimensioni. Un altra tipologia individuata tra gli edifici considerati è quella a pianta complessa, con ambienti che si affacciano su un cortile scoperto (fig. 17). Essa si riscontra ad Ascoli Satriano in loc. Serpente, a Banzi in loc. Mancamasone, a Canne in loc. Fontanella, a Canosa in loc. Toppicelli, a Lavello in locc. Alicandro e Gravetta. La maggior parte di tali strutture sono state interpretate come abitazioni di carattere produttivo, non solo residenziale, in cui si svolgevano mansioni specifiche. Le strutture sono datate tra IV e III sec. a. C. e hanno un estensione che va dai 130 mq ai 400 mq. Come si può notare, si possono trovare strutture abitative di ampie metrature che fanno pensare alla presenza di gruppi rilevanti che, all interno di una compagine disorganica strutturalmente, tende ad emergere e ad acquisire un elevato controllo sul resto della comunità che resta legata a forme di economia primaria, con forme abitative semplici, che ancora ben rispondono alle esigenze della società di cui sono espressione 26. A questo proposito, emblematico è il caso del centro di Arpi, dove a partire dal è stata esplorata una superficie di circa 780 mq di una casa che doveva essere molto più estesa. L edificio di cui è possibile individuare il settore residenziale e un settore dei servizi, presentava un ricco apparato decorativo parietale e pavimentale risalente alla fine del IV-III sec. a. C. che ha permesso di datare la seconda fase costruttiva della casa 28. La complessa articolazione planimetrica ben testimonia l alto livello sociale raggiunto dai suoi abitanti. Alcuni vani interpretati come vani di rappresentanza e di residenza, presentano ricchi pavimenti in ciottoli e in tessere irregolari che rivelano una qualità artistica nella quale l apporto ellenico è fondamentale. A Sud, infatti, è stata riconosciuta un area scoperta dalla quale, attraverso un accesso monumentale fiancheggiato da due lesene con cornici con kyma

11 SARA ROTUNDI dorico in stucco, si accedeva ad un altra corte. Da qui, si accedeva ad un andrón (400 x 415) orientato a Sud-Est, pavimentato con un mosaico in opus segmentatum con un émblema con delfini (cm 184 x 220) convergenti verso una palmetta e verso una testa di bue, e una soglia (cm 110 x 140) con rosetta a sei petali bianchi su fondo nero inscritta un cerchio delimitato da una fascia a tessere nere e palmette angolari (fig. 18). Le pareti erano dipinte con fregi marmorizzati, mentre sull architrave correva un anthémion inciso sullo stucco bianco. Di grande rilievo è anche il grande fregio di stucco bianco che ornava l esterno di un accesso all andrón, decorato con una successione di palmette ottenute con una fine incisione 29 (fig.19). Altri ambienti si riconoscono ad Est. Un grande vano (cm 520 x 520), probabilmente l esedra, orientato a Nord-Est, presentava uno splendido mosaico in opus segmentatum (cm 400 x 450) detto dei Grifi e delle Pantere poiché presentava quattro riquadri campiti da due coppie di pantere e di leoni o grifi alternati su fondo bianco e nero con una testa di bue originata dal loro accostamento (fig. 20). L ambiente era preceduto da tre basi di colonne, di cui solo due sono state rinvenute. Un altro vano (cm 520 x 465) ad esso retrostante era pavimentato con un mosaico a ciottoli fluviali policromi (in situ; cm 480 x 250) decorato da cornici con motivi a meandri e serie di rosette e palmette angolari che comprendono un campo ricco di animali, domestici, selvatici e fantastici (fig. 21). È stato accertato che il patrimonio figurativo di questi mosaici deriva dalla Grecia settentrionale, attraverso la circolazione di cartoni o un diretto coinvolgimento nella impostazione del pavimento, così come lascia pensare il mosaico dei grifi e delle pantere. I confronti tra l ambiente ellenico, in particolare quello macedone, e la Daunia, derivano quasi sicuramente da un contatto molto stretto con il mondo macedone-epirota 30, nello specifico, si ricordi la spedizione di Alessandro il Molosso che, intorno al 333 a. C., ebbe un forte controllo dei porti adriatici 31, conquistò Siponto e il porto di Arpi, dove venivano imbarcati i cereali prodotti nel territorio della metropoli daunia 32. Fig Ascoli, loc. Serpente. Planimetria della casa con più ambienti. (FABBRI,OSANNA 2002). Fig Arpi, loc. Montarozzi, scavi Andrón mosaicato con delfini. (MAZZEI 2004b). Fig Arpi, loc.montarozzi. Frammento di stucco con motivi a palmette. (MAZZEI 2000). Fig Arpi, loc. Montarozzi. scavi Mosaico denominato dei grifi e delle pantere. (Museo Civico di Foggia), (MAZZEI 2004b)

12 SALTERNUM Fig Arpi, loc. Montarozzi. Mosaico a ciottoli in situ (MAZZEI 1995a). Fig. 22a - Arpi, loc. Montarozzi. Frammento di lastra del fregio fittile. (MAZZEI 1997). Ma il quadro culturale arpano risulta essere molto più complesso, come, più in generale, quello della Daunia centro-settentrionale, non estraneo agli influssi provenienti dal mondo etrusco-campano, con Capua in particolare 33. Lo dimostra il ritrovamento di una lastra di fregio fittile, con una scena di danza, nella quale si conservano due figure femminili, ritrovate in due posti differenti, e che faceva parte del materiale di reimpiego della casa ellenistica (fig. 22 a,b). Infatti, una lastra era stata utilizzata come zeppa della porta di una tomba a grotticella; l altra era inserita nel muro di fondo di una grande fornace appartenente all impianto della casa ellenistica. Nonostante i differenti luoghi di ritrovamento, le due lastre sembrano combaciare 34. I dati acquisiti inducono a riferire questo piccolo fregio di sapore arcaico proprio all ispirazione del centro capuano. Ma come è noto, l adozione di un sistema decorativo architettonico segnala le scelte politi- co-culturali di una comunità. E il caso di Arpi, per la presenza di antefisse nimbate 35, insieme all acroterio a protome equina (fig. 23), come già nel santuario del Regio Tratturo di Tiati 36, consolida la possibilità di individuare in Capua il riferimento più vicino. Non solo, dunque, scelte o contatti individuali determinarono l importazione del singolo oggetto, ma si verificarono partecipazioni più complessive e consapevoli delle comunità daunie al modello di architettura cultuale dettato in quei decenni dall area campana. Il ritrovamento delle decorazioni di Arpi apre una nuova analisi sullo studio della pittura parietale di primo ellenismo, che supera l esclusivo ambito del documento funerario e figurato e prende in considerazione anche i documenti relativi alla sfera domestica o pubblica e le decorazioni parietali più semplici. Infatti, la pittura strutturale e/o a zone 37, sembra quella più diffusa in Puglia a partire dal III sec. a. C., soprattutto in ambito funerario: sempre ad Arpi, la ritroviamo nell ipogeo della Medusa, a Canosa, negli interni degli ipogei Lagrasta I e Barbarossa, ma anche a Ruvo, Rudiae, Gravina, Egnazia, Messagne e Taranto 38. Bisogna considerare che, certamente, l aristocrazia arpana di quel tempo, nelle costruzioni individuali, come tombe o case, ricalcava in versione minore, ma in buona fedeltà, modelli greci, per la cui realizzazione, come per i mosaici delle case di Montarozzi, non è da escludere la partecipazione di artigiani ellenici. È certo che non diversa doveva essere la situazione nei centri vicini ad Arpi, come a Salapia, Canosa o Lavello, dove è attestata l esistenza di élite locali profondamente ellenizzate, che, a partire dalla metà del IV sec. a. C., contribuirono in gran parte alla realizzazione di case monumentali per le loro residenze, con decorazioni, per quello che è giunto sino a noi, di altissimo livello (fig. 24). M. D. Marin così descriveva la decorazione della parete dell atrio della villa di S. Vito a Salapia (fig. 25): dal basso verso l alto, zoccolo (bianco, grigio, azzurro), ortostati (rosso, giallo, verde, viola, bruno con riquadri marmorizzati), corsi orizzontali, motivo a meandro, filari oriz

13 SARA ROTUNDI zontali, semicolonnine. Essa, forse, doveva terminare con una cornice aggettante con dentelli o con un fregio dorico in stucco. Questo tipo di decorazione parietale imita la disposizione architettonica della superficie del muro. Molti esempi di essa si trovano, oltre che nelle case di Delo, anche nelle tombe di Alessandria oscillanti fra III e inizi II sec. a. C., in particolare nella Necropoli di Moustafa Pacha 39, e in tombe ellenistiche della Russia meridionale 40, e in tombe apule del III sec. a. C. La villa, precisamente, mostra una decorazione a zone già nella fase più evoluta, quando è presente, nella parte superiore del muro, l imitazione della struttura isodoma mediante linee incise, rilievo e policromia. Essa, dunque, non può non proporsi come una tappa eccezionale nello sviluppo della pittura parietale che confluirà nel primo stile, ma la decorazione delle pareti della villa di Salapia è ancora interamente mutuata dai sistemi strutturali ellenistici, come in particolare è dall ambiente alessandrino che deriva il motivo dell imitazione dei marmi variegati. Raccogliendo i dati relativi alle strutture indagate, si è articolato un quadro di insieme sulle caratteristiche strutturali, planimetriche e funzionali di tali abitazioni: se attraverso il tempo si notano cambiamenti nelle caratteristiche generali delle case, specie per ciò che riguarda la pianta, diverso è quanto si può dire per le tecniche edilizie. Esse, a partire dalle prime costruzioni in muratura, intorno al VI a. C., rimangono sostanzialmente le stesse. Così, ad una più articolata organizzazione planimetrica di un abitazione, con due o più ambienti nel IV o III a. C., non corrisponde un evoluzione della tecnica di costruzione rispetto all epoca precedente. Dunque, è evidente da queste considerazioni che la Daunia, nel periodo preso in considerazione, risulta essere una realtà particolarmente complessa, punto di incontro di varie culture, ricca di apporti esterni e differenti, anche se si dimostra una realtà non ancora ben definita a causa, in particolare, dei pochi scavi sistematici effettuati nella regione e, non da ultimo, il problema dello scavo clandestino che da sempre colpisce, in particolar modo, questa regione e le sue ricchezze. Fig. 22b - Arpi, loc. Montarozzi. Ricostruzione grafica del fregio fittile (MAZZEI 1997). Fig. 23 s- Arpi. Protome fittile di cavallo (MAZZEI 2000). Fig Salapia. Villa di S.Vito. Frammento del fregio fittile del compluvium (GIAMPIETRO 1975). Fig Salapia. Resti della villa di S.Vito (FOTO DA WEB)

14 SALTERNUM NOTE 1 In particolare, l intervento romano in Daunia investe entità politiche già di per sé avviate a profonde trasformazioni e ne favorisce lo sviluppo, accelerando e comunque condizionando decisamente la formazione dei centri urbani, la definizione dei loro rapporti col territorio circostante, la delimitazione delle aree di influenza di ciascuno di essi GRELLE 1993, pp In generale, sull urbanizzazione dei centri dauni cfr VOLPE 1990, pp Sui processi che investono la società daunia tra la fine del IV-inizi III sec. a. C., nel confronto con i Sanniti e con i Romani, LEPORE 1963, 107 sgg. Formazione e consolidamento dei centri urbani sono analizzati da DE JULIIS 1988, pp. 142 ss. 2 VITRUVIO, De Arch. 2, 8. 3 La casa è stata datata alla seconda metà del IV sec. a. C. L utilizzo di un tetto in materiali leggeri può essere collegato ad un problema culturale, ovvero a modalità di trasformazione da leggersi in rottura con il passato. Ciò significa che è possibile che i cambiamenti non siano sempre improvvisi, ma che accanto a strutture di un certo rilievo, sia continuato l uso delle capanne o si siano affiancate realizzazioni che, a elementi innovativi, univano i caratteri delle precedenti abitazioni cfr LISENO 2007, pp , In alternativa, si potrebbe ipotizzare che l impiego di una copertura leggera sia da ricollegare ad una diversa condizione economica e sociale: MAZZEI 1996, p. 350; MAZZEI cds. 4 STOOP 1983, pp. 22 e 47, LISENO 2007, p IKER 1995, pp Tale termine non è attestato prima del DE VOS et ALII 1993, citato da ROTTOLI 1996, definisce tale modalità di costruire equivalente al termine parietes fornacei di PLINIO, Nat. Hist. 35, p La composizione di fango, paglia/fieno è chiamata torchis, (ROTTOLI 1996, p. 161). 8 Per la tecnica in pisé cfr. ADAM 1988, pp È possibile che tale tecnica sia stata utilizzata per alcune strutture di Ordona del V sec. a. C. Se così fosse, è attestato l impiego antico di questa tecnica. 9 VITRUVIO, De Arch. 2, 1, MAZZEI 1995a, pp , ; EAD. 2000, 51; EAD. 2002, 74; EAD. 2004a, MAZZEI 1987, pp , tav. XXX, 1-2; EAD. 1988a, , figg. 7-8; FABBRI et ALII 2002, MAZZEI 2003, pp , figg TAGLIENTE 1991, p. 21, Tav. CII. 14 FABBRI et ALII 2002, fig ÖSTENBERG 1975, p. 40, fig. 250; BARRA BAGNASCO 1990, pp. 74; 79. Una tegola con opàion e sportello è stata rinvenuta in edificio di Monte Sannace (LISENO 2007, p. 82) e nella «casa dei pythoi» a Serra di Vaglio: (GRECO 1991, pp. 55; 61). 16 Le terrecotte venivano posizionate nella parte terminale della travatura lignea dei tetti a e, dunque, sensibile all umidità prodotta dalle intemperie. 17 DE JULIIS 1984, p. 152; ID. 1985, MAZZEI 1981, pp ; EAD. 1988b, pp ; EAD. 2003, pp MAZZEI 2003, p. 263; per Arpi: cfr MAZZEI 1981, tav. IX, 2; X, 2; XI, 1; per Lucera Ibidem, tav. VIII, 1-2; IX, 1; X, 1; per Ordona IKER 1995, fig. 29; per S. Paolo MAZZEI 2003, figg Il tipo consueto in Daunia ha però il nimbo strigilato o baccellato visibilmente ridotto nelle sue dimensioni rispetto al modello originale, mentre le varianti si colgono più facilmente nel particolare dei volti iscritti nel nimbo e delle decorazioni della base: MAZZEI 1981, pp ; EAD. 2003, Su tale itinerario si veda COLONNA 1974, p. 301; MAZZEI 1981, p Per Lavello cfr TAGLIENTE 1991; Per Ascoli Satriano, FAB- BRI et ALII 2002, fig. 34; per Ordona IKER 1995, fig. 28. Per S. Paolo cfr MAZZEI 2003, fig MAZZEI 1981, Per un ottima descrizione della pianta absidata, si veda PESANDO 1989, p. 18 ss. 25 PESANDO 1989, pp. 45; RUSSO TAGLIENTE 1992, pp Diverso è il caso di Ordona, maggiormente isolata dal mondo esterno, con forme di economia agricola e pastorale, dove non risulta l emergere di alcun gruppo elitario prima della fine del V sec. a. C. 27 Soprintendenza Archeologica della Puglia 1992, 1994, 1995, 1997 M. Mazzei. MAZZEI 1992; EAD. 1994a; EAD. 1995a; EAD. 1995b, pp ; EAD. 2000, pp ; EAD. 2004a, pp Una fase precedente risale agli inizi del IV sec. a. C., che a sua volta si impostò su un area funeraria del VI-V sec. a. C. ubicata sicuramente nelle vicinanze di un luogo di culto tardoarcaico: MAZZEI 1997, pp MAZZEI 2000, p MAZZEI 2002, pp EAD. 2004a, pp LIVIO, 8, 24, 4. In generale si fa riferimento a LOMBARDO 1987, IUST. 12, 2, 5. In generale, sui rapporti con il mondo macedone-epirota: MAZZEI, LIPPOLIS 1984, ; MAZZEI 2004a, ; GRELLE 1995, Su Capua BONGHI JOVINO 1990, 47, Ead. 1965, e BEDELLO TATA 1990, MAZZEI 2000, 41; EAD In generale, sulle antefisse cfr MAZZEI Si tratta di elementi architettonici importanti per avanzare l ipotesi nei pressi dell area della casa-palazzo di Arpi dell esistenza di un edificio religioso di tipo etrusco-campano, simile a quello ubicato lungo il Regio Tratturo L Aquila-Foggia presso l antica Tiati (MAZZEI 1994b). Protome equina da Arpi: Ead. 1997, 158, Ead. 2000, 50; per l acroterio a protome equina da Tiati: Ead. 1985, ; ANTONACCI SANPAO- LO La questione tradizionale dello stile strutturale ha riguardato a lungo l origine del cosiddetto Primo Stile, che secondo V. Bruno, nel 1969, risale all ambito greco. Infatti, esemplari greci risalgono al V sec. a. C. in tombe di Olinto e nell agorà di Atene e al IV nelle case di Olinto e nell heròon di Samotracia, fino a conoscere una più diffusa attestazione in Grecia, nella Russia meridionale e ad Alessandria (MAZZEI 1995a, p. 198). La denominazione di decorazione parietale a zone si deve a Thiersh 1904, che per primo individuò, a proposito della tomba di Sidi Gaber, l esistenza di un sistema decorativo anteriore al cosiddetto I stile pompeiano Thiersh Per l ipogeo della Medusa, Arpi: MAZZEI 1995a, ; per ipogei Lagrasta I e Barbarossa, Canosa: TINE BERTOCCHI 1964; MAZZEI 1995a, 184 nn. 20, 22; CASSANO 1996; Ruvo: tb. 10; Egnazia: tb. 12 e 15; Taranto: tb. 37; Rudiae: tb. 72; per Messagne: COCCHIARO ANDRIANI 1958, p. 208, fig ROSTOVTZEFF 1919, pp. 144 ss

15 SARA ROTUNDI ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE ADAM 1988 ADAM J. P., L arte di costruire presso i Romani. Materiali e tecniche, Milano ANDRIANI 1958 ANDRIANI A., A.V. Alessandria, in Enciclopedia dell arte antica classica e orientale, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, ANTONACCI SANPAOLO 1999 ANTONACCI SANPAOLO E., L archeologia del culto tra Tiati e Lucera: le forme del simbolismo nella stipe del Belvedere, in ANTO- NACCI SANPAOLO E. (a cura di), Lucera. Topografia Storica, Archeologia, Arte, Bari BARRA BAGNASCO 1990 BARRA BAGNASCO M., Edilizia privata in Magna Grecia: modelli abitativi dall età arcaica all ellenismo, in PUGLIESE CARRATEL- LI G. (a cura di), Magna Grecia. Arte e Artigianato, Milano 1990, pp BEDELLO TATA 1990 BEDELLO TATA M., Capua preromana. Terrecotte votive. IV. Oscilla, thymiateria, arulae, Firenze 1990, pp BONGHI JOVINO 1965 BONGHI JOVINO M., Capua preromana. Terracotte votive. I. 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17 MARCO AMBROGI Centuriazione e coloni nel Vallo di Diano Dall Applicazione della Legge Agraria del 131 a.c. al periodo tardo-romano - Prime ipotesi di ricerca - N il iucundius vidi Valle mea Dianense, la citazione epigrafica, dal sapore sentimentale e gaio, fu espressa da Domenico Pica dall alto del Monte Rascini a Sant Arsenio, ove sorge il santuario della Beata Vergine del Carmelo, in una tersa giornata di sole, in cui la plaga lucana del Vallo di Diano appariva in tutta la sua bellezza. Da quell alto monte, la vallata si delinea geometrica e regolare, divisa nei diversi appezzamenti di terreno dai multiformi colori, segnata dalle tracce della storia e intrisa di tanti episodi delle vicende cronologiche d Italia, più o meno significative. Con un po d attenzione, alle pendici della vasta plaga, ove il fondovalle del fiume Tanagro si lega alle due catene montuose degli Alburni e della Maddalena, si possono ancora scorgere le tracce di un operazione sociale di forte spessore dell età repubblicana romana, che si formalizzò inizialmente in pochi territori della penisola italiana, tra cui appunto la vallata dianense. Le prime forme di assetto del territorio e di assegnazione di lotti di terreno agrario vanno sotto il nome di centuriazione e costituiscono una delle principali valenze socioeconomiche dell aspetto gestionale del territorio, operate nel mondo romano. Questa sintesi storico-analitica intende analizzare quelle assegnazioni di terreno operate nel Vallo di Diano (allora Campus Atinas) e nella contigua bassa Valle del Tanagro e delinearne gli aspetti concreti e visibili, attraverso la cartografia, relativi alle linee storiche del prima, durante e dopo l operazione agraria ed al reale riconoscimento dei segni presenti attualmente sul territorio, atti a ricostruire, almeno in parte, l assetto centuriato romano in questa parte della Tertio Regio, Lucania et Bruttium del mondo romano. Il Vallo di Diano dal Monte Carmelo di Sant'Arsenio. Il principio delle operazioni di centuriazione (disegno dell'autore)

18 SALTERNUM Uno sguardo alla Valle del Tanagro in età romana Dopo secoli di amministrazione territoriale greco-lucana, il Vallo di Diano e i territori contermini si presentavano, alle soglie della romanizzazione, con un assetto urbano e agrario del tutto particolare: una serie di città, una volta costituenti la Dodecapoli Lucana, cinte da pagi e vici, piccole borgate sorte dalla terra, lontane dai centri da cui dipendevano; un assetto molto simile al Vallo di Diano odierno, con i suoi paesi posti in alto e le loro frazioni a valle. Ponte San Cono a Buccino (da una stampa del '700). Con la dominazione romana gli antichi centri divennero prefetture ed il territorio fu diviso amministrativamente tra Volcei (attuale Buccino) a Nord, Atina (Atena Lucana) e Cosilinum (nei pressi di Padula) nel versante orientale del Vallo di Diano e Tegianum 1 (Teggiano) in quello occidentale. Nella convalle del Bussento, l antica Sontia lucana vegliava il passo verso il mare e la colonia di Buxentum. La cura di queste città avveniva tramite la nomina di prefetti incaricati dell amministrazione dei singoli centri, una sorta di deduzione coloniale da Roma, pur se questi erano civitates federatae (ostili ai Romani durante le guerre civili). All azione militare di Roma seguì quella economica, con la costruzione delle strade, dei fori e con il riassetto del territorio mediante la centuriazione. Non tutto il Vallo di Diano fu però pianificato territorialmente. Infatti la centuriatio agrorum avvenne su lunghe strisce di terreno percorse dalla via, mentre il centro del fondovalle rimaneva acquitrinoso per più mesi durante l anno. Al centro della politica agraria di amministrazione delle conquiste di Roma nel Vallo di Diano, venne realizzato un foro nell attuale sito di San Pietro di Polla, che costituì oltre ad un punto di transito facilmente accessibile dalle campagne, anche un interesse per il passeggero che vi trovava conforto e sosta in una delle sue cauponae disposte lungo la via. Nella raccolta piazza arricchita da aedes publicae l agricoltore vi teneva mercato con le derrate da vendere o acquistare. Con la Lex Palutia-Papiria dell 89 a. C. che concedeva la cittadinanza romana, i centri della Valle del Tanagro divennero Municipia e le vecchie prefetture che amministravano il territorio pubblico scomparvero. Il sistema della divisione centuriata creò un sistema misto di piccoli proprietari accanto ai latifondisti, contro i quali si diresse la rivolta di Spartaco (autunno del 73 a.c.), che, giunto nel Forum Annii, lo saccheggiò e venne seguito da numerosi schiavi provenienti dalla valle. Il restauro di questo borgo fu forse realizzato da Lucio Popilio Lenate al quale venne probabilmente dedicato, contribuendo a far perdere la memoria del pretore Annio, primo suo fondatore, così come la storiografia recente ha dimostrato ampiamente. Nonostante la durezza della politica accentratrice di Roma, la cultura indigena sopravvisse per più secoli: ancora nell anno 89 a. C., infatti, l osco ed il greco comparivano nella lingua parlata e nei documenti ufficiali e furono sostituiti tempo dopo dal solo latino. Per il governo dei centri, sappiamo che a Volcei ed Atina è attestato il quattuorvirato, mentre di questo tipo d amministrazione non si hanno notizie per Cosilinum e Tegianum, pur se le città divennero comunque autonome. Nell età di Nerone la cittadina di Tegianum fu tenuta in grande considerazione dall Imperatore che le conferì il titolo (probabilmente solo onorifico) di colonia, senza importarvi un contingente di ex militi. Per ciò che concerne la Via Consolare, la sua costituzione era di certo non agevole dal punto di vista strutturale: di terra battuta e forse rivestita di basoli solo nell attraversamento dei principali centri, costituì comunque un asse viario dei viaggi brevi, considerando i riferimenti letterari dell epoca, tra i quali quello di scarsa considerazione nei suoi confronti, da parte del

19 MARCO AMBROGI poeta Lucilio, che per un viaggio in Sicilia preferì la via del mare al posto della strada sdrucciolevole e fangosa. L asse fu quindi Via glarea strata ad impianto modesto anche se ebbe l onore di essere percorsa da illustri personaggi, come il celebre oratore Cicerone, che pernottò in casa di parenti ad Atina, nel corso del viaggio di esilio da Roma. La via era comunque ben collegata ad altri assi minori, infatti alle Nares Lucanae (attuale frazione dello Scorzo di Sicignano degli Alburni) vi si innestava lo snodo per Potentia e Grumentum (la via Herculia), mentre altri ramuli la collegavano a Tegianum, Atina e Cosilinum, con transito per Marcellianum. Al sistema viario, restaurato in età dioclezianea ed all epoca di Gioviano, nella seconda metà del IV sec. d. C. (secondo il riferimento epigrafico d un miliario trovato tra Atena e Sala Consilina), facevano da contraltare i numerosi pagi e vici disseminati lungo la via o nei pressi; sono documentati un villaggio (forse Rustillanum) presso l attuale borgata rurale di Sant Antuono di Polla ed i siti di Vicus Mendicoleo e Caesariana. Tra i centri maggiori del Campus Atinas (il Vallo di Diano in età romana), vi fu dunque il Forum Anni (ricordato nell Epistolae, libro III, di Sallustio a proposito della rivolta servile di Spartaco), dipendenza di Volcei, dall aspetto agricolo e boschivo, nel quale era vivo il culto al dio Fauno ed era presente un tempio -nel 1955, durante uno scavo, ne furono ritrovati i gradini del podio- ed il noto mausoleo di Caio Utiano Rufo eretto dalla consorte Insteia Polla, sacerdotessa di Livia Augusta. Il Forum Annii si poneva all imbocco della valle dopo il transito di altri tre pagi dipendenti da Volcei: Naranus, Transamunc (lanus) ed Aequa (ra). La città di Atina, collocata nell itinerario verso Sud successivamente a Forum Annii, possedeva un foro lastricato e numerosi edifici pubblici e di culto, descritti, anche se con particolare enfasi e spirito municipalistico, dallo storico Curto di Atena Lucana 2 al quale comunque si devono molte delle notizie sulla città antica. Su Tegianum abbiamo poche note storiche ed alcune rare testimonianze epigrafiche e scultoree che ci assicurano dell esistenza di un teatro o odèon, di un tempio pagano (attribuito tra- Il Vallo di Diano in età romana (carta dell'autore). La Via Annia ricalcata su una carta dell'igm degli anni '30 del XX secolo. dizionalmente ad Esculapio) e di un circuito di mura con porte, di cui rimane quella dell Annunziata, all ingresso meridionale dell attuale paese. Sulle mura romane possediamo una preziosa testimonianza di un cronista del 600, il frate agostiniano Luca Mandelli di Teggiano, che le descrisse nella sua celebre opera sulla Lucania sconosciuta. Nel territorio dell antico Ager Tegianensis ancora sussistono due ponti di età romana, benché rifatti in età medioevale e moderna, e numerosi siti archeologici di pagi, tra cui quello della località San Marzano (nel comune di San Pietro al Tanagro) che potrebbe

20 SALTERNUM restituire, al vaglio dei resti fortuiti ritrovati negli scorsi anni (monete e frammenti fittili), interessanti testimonianze del suo passato. Nel versante meridionale dell ager sono venute alla luce negli anni passati alcune domus nel territorio di Sassano e di Padula, che dimostrano la straordinaria policentricità del territorio, nonostante l impaludamento costante della plaga dianense in quel punto. Il sito che meglio offre oggi pro- Pianta di Cosilinum lucana e romana. Disegno dell'assetto centuriato romano. spettive archeologiche allettanti è quello di Cosilinum 3, nota in primis da un epigrafe che nomina un Curator rei publicae Cosilinatium e da testimonianze su una torre di età repubblicana costruita da M. Minazio Sabino, di una recinzione di un lucus (boschetto sacro) e della ricostruzione in età imperiale di una porticus Herculis da parte di M. Vehilio Primo (il curator prima nominato). Da Cosilinum dipendeva il sobborgo di Marcellianum posto lungo la Via Consolare, il cui toponimo 4 parrebbe riferirsi all età di Costantino (esattamente al papa Marcello I); più che di un pago dovette trattarsi di un villaggio sparso. Il riassetto del territorio Iniziare un discorso storico sulla centuriazione graccana nel Vallo di Diano equivale innanzitutto a stabilirne la derivazione, almeno in termini topografici, dalla via Regio-Capuam. Un termine fondamentale nell indicazione delle tappe poste lungo l asse viario romano è costituito dal Lapis Pollae, l iscrizione ubicata in località San Pietro di Polla e riportante le principali città site lungo la via e le distanze tra esse. Uno dei primi riferimenti alla via si ritrova nel 1603 in Gruter 5 che colloca l iscrizione presso un osteria (probabilmente la Taverna del Passo) indicandone il ritrovamento possibile in villa S. Petri proxima ossia nel sobborgo di Polla, in località San Pietro 6. Il Mommsen, nella sua monumentale opera (Corpus Inscriptionum Latinarum) sulle iscrizioni latine, raccolse la notizia, di sapore schiettamente campanilistico, sul ritrovamento del Lapis Pollae nel tenimento di Atena, nota che ha ravvivato nei secoli la rivalità sulle origini antiche di questo paese nei confronti di Polla; in realtà l epigrafe rimase murata sulla facciata della casa colonica di Polla (antica Taverna del Passo) fino al 1934, quando l Ente per le Antichità della provincia di Salerno la collocò su un cippo dal profilo schiettamente monumentale, qual ricordo ai passanti 7. La numerazione delle città e le loro distanze presentò comunque delle imperfezioni di calcolo già all origine: alcuni numeri furono infatti modificati direttamente sul posto, ad esempio quelli relativi al calcolo in miglia da Cosentia a

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