STORIA DELLA FONDAZIONE AD OFFIDA DELLA CHIESA E DELLA CANONICA DEI SS. FILIPPO E BASSO NEL CONTESTO DEGLI ANNI A CAVALLO DEI SECOLI XVIII E XIX

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1 STORIA DELLA FONDAZIONE AD OFFIDA DELLA CHIESA E DELLA CANONICA DEI SS. FILIPPO E BASSO NEL CONTESTO DEGLI ANNI A CAVALLO DEI SECOLI XVIII E XIX Storia desunta dalla memoria scritta dopo l inaugurazione della Chiesa di S. Filippo e Basso in Contrada Ciafone ad Offida (10 settembre 1805) da Don Nicola Capriotti Cappellano Vicario della Cura di S. Basso. Trascrizione del manoscritto e rielaborazione del testo originale a cura di Don Elio Nevigari e Corrado Speranza Supporto e collaborazione di Don Giuseppe Capecci per il reperimento della documentazione originale. Maggio 2013

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3 Il documento che si presenta è stato generato dall affioramento nell archivio della parrocchia della Madonna del Rosario di Offida di un manoscritto risalente ai primi anni del secolo XIX redatto dal cappellano don Nicola Capriotti. L attuale parrocchia della Madonna del Rosario sorta negli ultimi decenni nella frazione di Borgo Miriam è l erede della storica parrocchia dei SS. Filippo e Basso nella Contrada Ciafone. Per le caratteristiche che il manoscritto di don Capriotti presenta esso appare essere una sorta di appunto stilato nella probabile intenzione del suo autore di una successiva revisione atta a produrre una pubblicazione illustrante le vicende che nell ultimo decennio del XVIII secolo si svilupparono nell area di Offida per la costruzione di una nuova chiesa (appunto la suddetta chiesa dei SS. Filippo e Basso) in sostituzione della antica piccola chiesa, dedicata a San Basso (ora ridotta ad un rudere v. figg. 1 e 2). Questa revisione in realtà non fu poi mai operata né da don Capriotti né da altri ed il documento che ora si presenta va pertanto visto in linea da una parte con la primitiva lodevole intenzione dell autore e dall altra con la esigenza di inquadrare le problematiche locali nel complesso scenario dei cambiamenti globali che in quegli anni stava subendo l intera Europa. 3

4 Introduzione Sommario Il contesto storico del Piceno nel ventennio a cavallo della fine del XVIII secolo pag. 7 Parte prima Manoscritto di don Capriotti nella versione originale fedelmente trascritta pag. 34 Parte seconda Manoscritto di don Capriotti rielaborato al fine di una più agevole lettura pag. 94 Appendice pag.128 La figura del cardinale Giovanni Andrea Archetti La delegazione apostolica di Ascoli La insorgenza nelle Marche Cappellani vicari e primo parroco nella cura di S.Basso Problematiche economiche connesse con la costruzione del nuovo complesso nella Contrada Ciafone ad Offida Note esplicative 4

5 Introduzione Il contesto storico del Piceno nel ventennio a cavallo della fine del XVIII secolo Lo scenario europeo del ventennio a cavallo della fine del XVIII secolo in cui va inserita la storia della costruzione del Complesso dei SS. Filippo e Basso nella contrada Ciafone del territorio di Offida non sembra in alcun modo avvertito dall autore del manoscritto ritrovato nell archivio della attuale Parrocchia della Madonna del Rosario di Borgo Miriam. Esso risulta preso totalmente dalla narrazione delle difficoltà economiche e da quella delle polemiche locali che nacquero una volta deciso lo spostamento della cura a sud del fosso Fiobbo dall originario sito posto a settentrione dello stesso fosso ma ciò non deve meravigliare tenuto conto dell orizzonte culturale molto circoscritto della società rurale del Piceno di quel tempo. Questa caratteristica del documento di don Capriotti ha costituito il naturale spunto per predisporre la presente introduzione di tale documento finalizzata a dare, sia pure in termini sintetici, il quadro generale dell Italia (ed in particolare dell area dello Stato Pontificio) di quel periodo. Va anche detto che le caratteristiche sintattiche e linguistiche del documento in questione hanno suggerito dopo una sua trascrizione letterale (Parte prima) una sua rielaborazione linguistica (Parte seconda) atta a renderne agevole la lettura nella nostra epoca. E da rimarcare che nella memoria storica della popolazione si è forse già perso il quadro della società locale della fine del 700 pur mostrando la stessa popolazione una toccante affezione alla Chiesa dei SS. Filippo e Basso ora restaurata, recuperata al culto, vincolata dallo Stato Italiano in base alla legge 1089/39 per il suo valore storico-artistico e resa disponibile dalla attuale proprietà alla diocesi di Ascoli Piceno e quindi alla parrocchia della Madonna del Rosario. Il 29 febbraio dell anno bisestile 1792 su meditata disposizione del vescovo mons. Leonardi (che decedeva nel giugno successivo) veniva dunque posta la prima pietra della nuova chiesa su un colle della Contrada Ciafone ad oriente dell abitato di Offida (colle allora denominato Monte Cocci e che ha successivamente assunto il motivato toponimo di S.Filippo v. fig. 3). L avvio della costruzione, sulla base di un progetto dell architetto Pietro Maggi, si imbatté subito peraltro nella opposizione di quanti avevano la loro dimora in prossimità della chiesetta di S. Basso fino ad allora sede della cura omonima e tradizionale luogo di sepoltura. La decisione di monsignor Leonardi nasceva peraltro dall essere quella antica 5

6 chiesa troppo piccola e troppo decentrata per la maggioranza della popolazione che coltivando la campagna abitava la vasta contrada. Le diatribe locali si estesero nel tempo fino a sovrapporsi, senza che il fatto fosse ovviamente rilevabile in loco, ad altri avvenimenti di ben diversa scala. Sei mesi dopo l ordine di mons Leonardi infatti, il 20 settembre 1792, ad una apparente siderale distanza dal Piceno, veniva a Valmy combattuta vittoriosamente dalla Francia la battaglia che con il suo intrinseco significato politico più che militare avrebbe modificato l atteggiamento della Francia stessa nei confronti della coalizione di tutti gli altri stati d Europa ad essa ostili dopo l esplodere nel 1789 della sua rivoluzione ed avrebbe avviato il processo di espansione delle idee della società moderna in tutta Europa. Sia pure con gravissime problematiche interne connesse alla reazione in alcune aree del Paese (Vandea, Lione) ed ai conseguenti spietati provvedimenti assunti da Parigi per arginare ogni possibile tentativo di recupero del passato (periodo del Terrore), può dirsi che dopo la battaglia di Valmy fermo restando il fatto che per Parigi il fronte principale dell assedio che stava subendo appariva essere quello del Reno, una serie di fatti portò nella seconda metà degli anni 90 del secolo XVIII a far assurgere a primaria importanza il fronte italiano con conseguenze che si vissero in tutta la penisola ivi compresa l area del Piceno nello Stato Pontificio. Come già detto nel manoscritto Capriotti le sopraddette vicende della Francia non paiono essere percepite dalla società locale essendo questa immersa nel torpore della sua ruralità. La mancata immediata nomina del successore di mons. Leonardi tuttavia suggerisce l ipotesi dell affioramento di preoccupazioni nella curia romana il cui livello di informazione su quanto stava accadendo in Europa non era ovviamente paragonabile a quello di un area periferica (come quella picena). Il vicariato che sopravvenne non fu pertanto breve e fu affidato al canonico Antonio Lenti, di nobile famiglia di Ascoli, il quale, secondo lo stesso don Capriotti, appariva essere più portato alla meditazione che alla gestione dei problemi della diocesi. Accadde così che esso, indubbiamente sollecitato da qualche personaggio di Offida, il 4 agosto 1792 dispose la interruzione dei lavori di costruzione della nuova chiesa. L apertura nel 1793 del fronte italiano da parte della Francia con l impiego di una armata di ridotte dimensioni (poco più di uomini, pochissimi in confronto ai del fronte del Reno contrapposti alle truppe austriache e prussiane) doveva avere nel disegno strategico del Direttorio a Parigi solo una funzione di disturbo a supporto indiretto delle armate del Reno. Il destino volle però che il comando dell armata del fronte italiano passasse nel 1796 al giovane generale Bonaparte il quale, nonostante l inferiorità 6

7 numerica delle forze di cui disponeva, sbaragliò prima i piemontesi e poi ripetutamente gli austriaci avviando un terremoto politico esteso a tutta la penisola. Può essere di interesse ricordare che il 2 febbraio del 1797 le truppe francesi e quelle della Repubblica Cispadana (creata da Bonaparte nel 1796), da tempo raccolte nelle Legazioni pontificie (Bologna, Ferrara, Ravenna, Imola e Faenza), ebbero a Faenza, presso il fiume Senio, uno scontro che durò poche ore con un corpo armato pontificio che si sbandò rapidamente (per cui la presa di centri urbani importanti delle Marche settentrionali, compresa Ancona, fu assai semplice per i francesi ed i cispadani). Subito dopo il 19 febbraio 1797 Bonaparte firmò a Tolentino un trattato con i rappresentanti del Papa in cui oltre al pagamento di una elevata penalità in danaro, lo Stato Pontificio perdeva il territorio di Avignone (peraltro già acquisito dalla Repubblica Francese) e doveva accettare lo stabilirsi di un presidio militare francese e cispadano ad Ancona. Al trattato di Tolentino nell area marchigiana seguirono disordini popolari con caratteristiche che anticipavano la cosiddetta insorgenza degli anni successivi (1798 e 1799) estesi a buona parte dello Stato Pontificio. Va comunque detto che molti dei disordini popolari della successiva insorgenza furono determinati da una caratteristica dominante delle truppe della Repubblica Francese e della Repubblica Cispadana (divenuta poi Repubblica Cisalpina): queste erano nel complesso poco numerose e con caratteristiche tipiche da combattimento e non di occupazione. Ciò ebbe come conseguenza che il dare seguito da una parte alle direttive di Parigi in merito alla requisizione di opere d arte e dall altra all invito rivolto ai militari da Bonaparte all inizio della campagna a non avere eccessivi scrupoli nel prelevare il prelevabile dalle popolazioni locali portò al fatto che piccoli gruppi di soldati si trovarono spesso senza il controllo di ufficiali ad autogestirsi in centri urbani piccoli o piccolissimi dello Stato Pontificio. Questo fatto portò a superare spesso il limite ragionevole delle appropriazioni da parte dei singoli e ad offendere, in termini che la presenza di ufficiali non avrebbe consentito, i sentimenti religiosi popolari in profanazioni che potevano essere evitate. Questi ultimi comportamenti si univano di norma ad altri come le erezioni degli alberi della libertà, l abbattimento dei simboli pontifici, l obbligo della coccarda che fanno pensare quanto meno ad un non perfetto collegamento con il comando di Bonaparte che, a parte la lucidità delle decisioni in campo militare, aveva già dato dimostrazione di un intelligente atteggiamento politico nelle problematiche generate dalla campagna d Italia. In ogni caso essi alimentarono il malcontento degli strati più semplici della popolazione spingendo questi a reazioni spesso irrazionali comunque non sufficienti a determinare una diversa gestione delle truppe di occupazione che si 7

8 muovevano secondo l ordine di Parigi, in gravi difficoltà economiche, di requisire il requisibile (in particolare oggetti di valore ed opere d arte) considerate le difficoltà economiche del Direttorio per le quali può essere illuminante la vendita in quel periodo di tutto il mobilio della reggia di Versailles. Nell ottobre 1797 si giungeva comunque alla firma di un trattato di pace tra Repubblica Francese e coalizione ad essa avversaria (Pace di Campoformio) che regolava la situazione a cui si era giunti. Alla Francia veniva riconosciuto il possesso dei territori in riva sinistra del Reno e, per quanto riguarda il territorio italiano, veniva istituzionalizzata l esistenza della Repubblica Cisalpina (inglobante le Legazioni pontificie della Romagna) che l Arciducato di Austria riconosceva ufficialmente acquisendo in cambio il territorio della soppressa Repubblica di Venezia. Successivamente ad Ancona (dove permaneva il presidio franco-cisalpino) il 19 novembre 1797 nasceva la Repubblica Anconetana che il 7 marzo del successivo 1798 veniva assorbita dalla Repubblica Romana costituita il 17 febbraio dello stesso anno a seguito dell intervento delle truppe francesi a Roma dopo alcuni incidenti intorno all ambasciata di Francia a Palazzo Corsini. Tali truppe erano comandate dal generale Berthier succeduto in Italia a Bonaparte rientrato nel frattempo in Francia in vista della campagna antinglese in Egitto. Precedentemente agli avvenimenti del 1797 e 1798 ora accennati e probabilmente in verosimile previsione degli stessi, il 28 maggio 1795 la curia romana, dopo il vicariato Lenti, nominò vescovo della diocesi ascolana Giovanni Andrea Archetti, porporato di grandissimo prestigio (fig. 4). Questi aveva avuto in precedenza un attività diplomatica di alto livello sia in Polonia come Nunzio presso la corte polacca sia, successivamente, come Nunzio Speciale, a Pietroburgo dove, in un rapporto diretto con Caterina di Russia (fig. 5), dovette risolvere alcuni delicati problemi (riguardanti l Ordine dei Gesuiti e l istituzione di una diocesi cattolica a Mohylew). Su tali problemi la zarina aveva in precedenza avuto ingerenze che l Archetti cercò di smorzare in modo intelligente acquisendo una particolare stima nella sovrana che richiese per lui con un suo personale appello al papa il cappello cardinalizio (impostogli poi nel 1784 dal re di Polonia Stanislao Poniatowski). L Archetti giunse ad Ascoli ai primi di ottobre del 1795 iniziando un mandato vescovile per il quale gli avvenimenti politici non gli consentirono peraltro né un governo tranquillo né una presenza continua nella diocesi (nell Appendice del presente documento è delineata la figura di questo cardinale che ha costituito l oggetto della tesi di laurea presso la Pontificia Università Gregoriana di don Elio Nevigari responsabile dell archivio della 8

9 Diocesi di Ascoli Piceno e docente dell ISR). Nel giugno del 1795 il cardinale Archetti visitò Offida rendendosi conto della precaria situazione della Cura di S. Basso e dando quindi ordine, con atteggiamento totalmente diverso da quello del vicario Lenti, di riprendere la costruzione della chiesa sul monte Cocci. Nel successivo periodo (quindi a campagna d Italia conclusa) il cardinale Archetti ebbe come vicario nella diocesi di Ascoli monsignor Francesco Saverio Castiglioni (il futuro Pio VIII), prevosto della cattedrale di Cingoli. La costituzione di tale vicariato si spiega con il fatto che il 18 marzo 1798 il comando francese dell area marchigiana (insediato ad Ancona) fece trasferire Archetti a Roma per spostarlo poi insieme ad altri cardinali, in una sorta di sequestro, a Civitavecchia in un convento di domenicani. La presenza delle truppe di Berthier a Roma suscitava allarme nei sovrani di Napoli (in particolare nella regina Maria Carolina sorella di Maria Antonietta di Francia) che nel successivo maggio 1798 si affrettavano a stipulare una alleanza con Russia ed Inghilterra. L impero austriaco da parte sua inviava a Napoli il generale Mack che assumeva il comando delle truppe del Regno muovendo poi nel novembre 1798 verso Roma nel frattempo evacuata dai francesi. A Civitavecchia Archetti rimase per poco tempo dato che, tenendo conto dell abbandono di Roma ora detto da parte dei francesi, egli si spostò prima a Gaeta, poi a Napoli, al cui Regno apparteneva, fra l altro, una parte della diocesi ascolana. La reazione dei francesi non si fece peraltro attendere e nel successivo dicembre 1798 truppe al comando del generale Championnet rientravano a Roma abbandonata velocemente dai napoletani marciando poi su Napoli mentre nel Piceno reparti francesi e cisalpini cercavano di riprendere il controllo della situazione. Ad Ascoli veniva rialzato l albero della libertà, in precedenza abbattuto dai napoletani a piazza Arringo, nell angolo a sud-ovest della piazza del popolo in cui dal XVI secolo era la statua bronzea del pontefice Gregorio XIII che venne abbattuta (il basamento del monumento è ora conservato nel cortile del municipio in piazza Arringo v. fig. 6). Nel disordine globale, per quello che può riguardare le Marche, truppe napoletane sconfinavano varcando il Tronto insieme a bande di briganti capeggiate da un popolano analfabeta (tale Giuseppe Costantini) soprannominato Sciabolone che già da tempo alimentavano il caos dell area del Piceno. Per inquadrare il livello di tale caos può giovare ricordare l episodio verificatosi nel gennaio 1799 in un centro importante come Ascoli, 9

10 mentre era addirittura in corso l offensiva francese su Napoli, dell uccisione del conte Orazio Saladini sospettato di essere filogiacobino dalla banda Sciabolone. La lapide riportata nella fig. 7, risalente ad anni successivi, può far pensare ad uno svolgimento del tragico fatto di sangue diverso da quanto in realtà avvenne. Altro episodio avvenuto quasi contemporaneamente a quello ora citato fu lo scontro a Ponte d Arli tra bande di briganti ed un reparto di un centinaio di uomini (al comando di un ufficiale superiore cisalpino). Al suddetto scontro seguirono poi trattative condotte tra i briganti e il generale Jean D'Argoubert, anche tramite alcuni uomini di chiesa invitati come negoziatori, che portarono ad un accordo (sottoscritto a Mozzano il 5 febbraio 1799 di efficacia effimera e che dimostra per lo meno la insufficienza delle truppe di occupazione) che prevedeva che i briganti avrebbero rispettato l'autorità dei comandi militari francesi e cisalpini mentre D'Argoubet, concedendo a quelli il perdono e l'amnistia, s'impegnava a garantire la libertà di culto e a non compiere requisizioni e rappresaglie. Da Napoli, dove il 22 gennaio 1799 con il sussidio dei francesi veniva proclamata la Repubblica Partenopea, i sovrani fuoriuscivano portandosi in Sicilia sotto la protezione della flotta inglese al comando dell ammiraglio Nelson. Questo scenario generale non può non essere tenuto presente nel leggere il documento di don Capriotti, sebbene questo sia focalizzato sulle diatribe locali (prima che Archetti ponesse fine ad esse) e sui problemi economici generati dal costo dei lavori di costruzione della nuova chiesa. Solo ad un certo punto del manoscritto pervenutoci don Capriotti esprime un suo eloquente angosciato giudizio negativo sulle innovazioni della sciagurata repubblica di Francia (giudizio presumibilmente connesso con i tentativi di riorganizzazione amministrativa riguardante anche aspetti economici, sociali e religiosi avviati nel territorio della effimera Repubblica Romana). Nell ambito di tale quadro va aggiunto il seguito convulso che si ebbe nel 1799 per la ripresa delle ostilità della coalizione antifrancese che portò in Italia, a fianco delle truppe austriache, un importante armata russa al comando del generale Suvarov. Ciò determinò il ritiro verso settentrione delle truppe francesi e l arrivo a Napoli della variegata moltitudine sanfedista al seguito del cardinale Ruffo cui seguì l inevitabile collasso della repubblica partenopea. Merita di essere evidenziato il comportamento umano ed equilibrato che ebbe in quelle circostanze Ruffo che, al fine di smorzare le contrapposizioni, il 23 giugno 1799 sottoscrisse un accordo con il vertice repubblicano rifugiato nel forte di S. Elmo a Napoli. L accordo, che consentiva a chi lo desiderava tra quelli che si erano schierati con la repubblica di lasciare liberamente Napoli fu ostentatamente violato da Nelson, nonostante la decisa e manifesta 10

11 contrarietà del cardinale. E da ritenere che la città di Napoli stia ancora pagando lo sterminio nel 1799 di gran parte della sua intellighenzia determinato dalla decisione di Nelson (120 impiccati tra cui l ammiraglio Caracciolo e la intellettuale Eleonora Fonseca Pimentel). Nel mutato scenario italiano i francesi dovevano abbandonare l area dello Stato Pontificio restando in loro mano solo Ancona che peraltro venne cinta d assedio da truppe austriache affiancate da bande di insorgenti (al comando dell ex ufficiale cisalpino La Hoz che perse la vita nell assedio) e con il porto bloccato da una flotta turca. L assedio fu duro e lungo tenuto conto della resistenza delle truppe francesi e cisalpine (comandate dal generale Monnier) e si concluse nel novembre 1799 con un accordo in base al quale le truppe assediate poterono lasciare la città che veniva presa dagli austriaci. Va aggiunto che la memoria popolare locale registra ancora in alcuni suoi strati una simpatia per il personaggio Sciabolone (visto in una incredibile analogia come una sorta di partigiano della Resistenza durante la seconda guerra mondiale. V. fig. 7). Tale simpatia non può peraltro che poggiare su una non conoscenza delle atrocità commesse dal personaggio (v. figg. 8 e 9) i cui seguaci si scontrarono non solo con le esigue truppe francesi ma anche con diversi reparti italiani della Repubblica Cisalpina con la bandiera tricolore. La genesi della banda di Sciabolone e della analoga banda sotto il comando di tale De Donatis (ex sacerdote) è meritevole di essere studiata dato che l enorme numero degli armati che le costituivano non appare rientrante nelle spontanee dinamiche popolari della insorgenza. Nel disordine di quei giorni vanno dunque ricordate le stragi che nel luglio 1799 si registrarono ad Acquaviva (cioè nel territorio vicino al Colle Cocci su cui, sia pure con lentezza, continuavano i lavori di costruzione della nuova chiesa) delle quali il manoscritto di don Capriotti non riporta menzione. Ad Acquaviva furono trucidate venti persone tra cui quattro donne e forse, per rispetto ad esse, le istituzioni locali potrebbero oggi in qualche modo far riaffiorare nella comunità i loro nomi. Solo uno di questi risulta nel toponimo di un belvedere comunale ad Acquaviva (è quello di Rosa Piattelli uccisa con un colpo di archibugio dopo una fiera risposta da essa data ai briganti che l avevano assalita in casa). Va aggiunto a questo punto che morto Pio VI il 29 agosto 1799, prigioniero a Valence in Francia, l'archetti prese parte al conclave, che si riunì (1 dic marzo 1800) a Venezia, ed in cui lo stesso cardinale fu tra i proposti per il pontificato. Fra i primi atti del nuovo papa (Pio VII) fu la investitura di Archetti a vescovo della diocesi Sabina con sede a Poggio Mirteto (2 apr. 1800), il che non impedì allo stesso di conservare la diocesi di 11

12 Ascoli dove rientrò dopo aver accompagnato Pio VII da Venezia a Roma. A dimostrazione del prestigio di cui il cardinale Archetti godeva, nel giugno 1805 egli venne addirittura proposto direttamente da Napoleone, con cui s'incontrò a Brescia, come vescovo di quella città (in cui egli era nato nel 1731) senza peraltro che egli accettasse la proposta. Esso era ancora vescovo di Ascoli quando il 10 settembre 1805 fu inaugurata la chiesa dei SS. Filippo e Basso (v. figg. 10, 11, 12, 13) realizzata per la sua decisa presa di posizione contro le miserevoli diatribe locali. In precedenza a maggio del 1801 esso aveva inaugurato la Chiesa della Collegiata (v. fig. 14). Nella lapide posta all interno di tale chiesa (v. fig. 15) vengono ricordati in connessione con la citazione della zarina, anche gli avvenimenti che avevano visto l Archetti protagonista alla corte russa. La sua morte sopravvenne il 5 novembre successivo. Nel 1808 ci fu un nuovo intervento della Francia che portò (v. fig. 16) la parte orientale (comprensiva delle Marche) dello Stato Pontificio ad essere inclusa nel napoleonico Regno Italico e la parte occidentale (con Roma) nell Impero Francese. Successivamente, dopo il Congresso di Vienna, gli stati italiani assunsero la configurazione precedente l unità d Italia (v. fig. 17). Per concludere si può esporre qualche idea sulla società dell entroterra piceno alla fine del secolo XVIII : essa appare caratterizzata da una economia rurale che si autoalimenta solo localmente. I nomi che don Capriotti fa nel suo documento e che non sono quelli appartenenti a rappresentanti del clero sono tutti di gente del posto che si propone come acquirente o venditore di fondi agricoli. Manca totalmente nel manoscritto il riferimento ad una classe borghese a parte i numerosi notai sia di Ascoli che di Offida di volta in volta incaricati di stilare gli atti di compravendita di terreni (c è peraltro la eccezione costituita dall architetto Pietro Maggi di origine ticinese). Fra i rappresentanti del clero occorre citare, come personaggi illuminati, i due fratelli Cipolletti (Carlo priore di S. Maria della Rocca e Paolo cappuccino gestore della costruzione del nuovo ospedale di Offida e quindi interlocutore di Maggi incaricato del progetto). In ogni caso figura dominante di livello certo non locale fu quella del cardinale Archetti. Da tutta altra direzione (l attività del complesso di musica da camera dei Solisti Piceni ) è stata rimessa in luce la presenza nell area del Piceno di musicisti di qualità come Sieber e Galeazzi vissuti nel periodo della costruzione della Chiesa dei SS. Filippo e Basso che sembra esaltare le contraddizioni di quel periodo. 12

13 Fig. 1 Rovine della chiesetta di S.Basso 13

14 Fig. 2 Rovine della chiesetta di S.Basso 14

15 Fig. 3 Vista attuale del monte Cocci con il complesso dei SS. Filippo e Basso 15

16 Fig. 4 Ritratto del cardinale Archetti 16

17 Fig. 5 Ritratto della Zarina Caterina 17

18 Fig. 6 Basamento della statua di Gregorio XIII 18

19 Fig. 7 Lapide nel cortile di Palazzo Saladini che ricorda la morte del conte Orazio Saladini 19

20 Fig. 8 Figura di brigante dell epoca di Sciabolone (Giuseppe Costantini) 20

21 Fig. 9 Lapide posta a S.Maria a Corte sulla facciata della casa natale di Giuseppe Costantini 21

22 Fig. 10 Vista d insieme del complesso dei SS. Filippo e Basso 22

23 Fig. 11 Facciata della chiesa dei SS. Filippo e Basso 23

24 Fig. 12 Interno della chiesa dei SS. Filippo e Basso 24

25 Fig. 13 Interno della chiesa dei SS. Filippo e Basso 25

26 Fig. 14 Chiesa della Collegiata ad Offida 26

27 Fig. 15 Lapide posta all interno della Collegiata a ricordo della inaugurazione della basilica da parte del cardinale Archetti nel

28 Fig. 16 Stati italiani nell era napoleonica ( ) 28

29 Fig. 17 Stati italiani dopo il Congresso di Vienna 29

30 Parte prima Manoscritto di don Capriotti nella versione originale fedelmente trascritta AVVERTENZE AVVERTENZA 1 Al fine di facilitare la comprensione del testo (che così come scritto da don Capriotti non presenta alcuna soluzione di continuità) questo è stato suddiviso in paragrafi ciascuno con un proprio titolo. AVVERTENZA 2 Nel testo trascritto è riportata la indicazione delle pagine del manoscritto. AVVERTENZA 3 Il richiamo a note esplicative (riportate in Appendice e distinte da quelle originali del manoscritto collocate a piè pagina) è stato inserito nel testo trascritto al fine di chiarire il significato di termini particolari usati dall autore. Tali note sono indicate con l acronimo N.E. (Nota Esplicativa) seguito da un numero progressivo. AVVERTENZA 4 I punti del manoscritto in cui si parla dell arch. Pietro Maggi sono alle pagine 29, 46, 62 del manoscritto stesso. AVVERTENZA 5 L assegnazione del titolo di S. Filippo alla nuova chiesa della Cura di S. Basso è a pagine 75 del manoscritto. 30

31 AVVERTENZA 6 Nel testo manoscritto vengono ripetutamente indicate delle collocazioni di documenti nell Archivio della Cura di S. Basso che però mancano dei numeri relativi. PREMESSA 1. I MONACI BENEDETTINI FARFENSI E LA PARROCCHIA DI S. MARIA DELLA ROCCA UNICA PARROCCHIA DI OFFIDA NEL XVIII SECOLO : DISEGNO DI MONS. MARANA VESCOVO DI ASCOLI PER UN NUOVO ASSETTO DELLA PARROCCHIA DI S. MARIA DELLA ROCCA 3. ELEZIONE DI TRE CAPPELLANI CURATI COME COADIUTORI DEL VICARIO CURATO DI S. MARIA DELLA ROCCA : DECRETO DEL VESCOVO LEONARDI PER L ASSEGNAZIONE ALLA CAPPELLANIA DI S. BASSO DEL BENEFICIO DI S. FILIPPO ED ANGELO 5. ATTUAZIONE DEL DECRETO LEONARDI 6. PRIMA SCELTA DEL SITO SU CUI ERIGERE LA CASA DEL CAPPELLANO CURATO DI S. BASSO 7. ALTRA SCELTA DEL SITO A MONTE COCCI. INCARICO ALL ARCHITETTO PIETRO MAGGI PER LA MAPPATURA DELL AREA 8. IL PROBLEMA DEL VINCOLO DI UN PIO LEGATO GRAVANTE SUL SITO SCELTOSUL MONTE COCCI. 9. VENDITA DI UN PRIMO LOTTO DI TERRENI PER PROCEDERE ALL ACQUISTO 10. VENDITA DI ALTRI TERRENI PER REPERIRE ULTERIORI FONDI 11. L ARCHITETTO PIETRO MAGGI REDIGE IL PROGETTO DELLA CHIESA E DELLA CANONICA (NOVEMBRE 1791) : MORTE DEL VESCOVO LEONARDI E NUOVE OSTILITA DA PARTE DI QUANTI CONTINUAVANO AD ESSERE CONTRARI ALLA COSTRUZIONE DELLA NUOVA CHIESA SUL MONTE COCCI 13. ANTONIO LENTI VICARIO CAPITOLARE 14. IL VICARIO LENTI DISPONE LA SOSPENSIONE DEI LAVORI DI COSTRUZIONE DELLA NUOVA CHIESA : ELEZIONE A CAPPELLANO CURATO DI S. BASSO DI DON N. CAPRIOTTI. 31

32 : IL CARDINALE ARCHETTI ELETTO VESCOVO DI ASCOLI. RIPRESA DELLA COSTRUZIONE DELLA NUOVA CHIESA 17. VENDITA DI ALTRI TERRENI PER REPERIRE ALTRI FONDI 18. INAUGURAZIONE DELLA CHIESA (10 SETTEMBRE 1805) PREMESSA Pag. del manoscritto 1 Fra i doveri di chi è chiamato a reggere una parrocchia è certamente quello di procurarsi un esatta e compiuta informazione degli obblighi e pesi che le sono annessi, come ancora delle ragioni e diritti ch egli dovrà mantenere e difendere. Oltre di che, avendo ogni Cura una congrua dotazione, il Parroco ha ordinariamente dei beni da amministrare, dei conti da tenere in buona regola, e spesso ha la necessità di consultare gli avvenimenti passati onde prender norma ai futuri. Per lo che ottima cosa è sempre stata che ogni Parrocchia nel proprio archivio conservasse gli atti della sua prima istituzione, i successivi Decreti che a mano a mano si sono venuti formando dai Vescovi, i facoltativi rescritti ottenuti, gli istrumenti, le Bolle, le Carte tutte che si riferiscono al buon ordinamento della stessa Parrocchia, tanto per la parte spirituale, che per l altra dell amministrazione dei beni temporali. Ma spesso il consultare l archivio non è facile, né breve fatica: avvegnacché lungo è lo svolgere di mano in mano per singolo tutti i documenti suddetti, confusa ed intralciata spesso ne è la dicitura e sempre si presentano in una maniera sì slegata che, chi specialmente non è pratico a trattar interessi, alcuna volta non giunge a comprendere la loro reciproca relazione, né a trovare la notizia desiderata. Pag. del manoscritto 2 A mettere in reciproco rapporto tali scritture, a riempier de voti che spesso si trovano tra le medesime, ispiegando bene, o come meglio si potrebbe, le cause, il come e il quando d ogni cosa, ho molte volte avuto in pensiero, per ciò che risguarda questa mia Parrocchia de SS. Filippo e Basso, compor come una breve storia della medesima, notando in un sol libro, per ordine, secondo i luoghi ed i tempi, tutti gli avvenimenti che la risguardano. Avea io pertanto raccolte delle memorie, e consultato gli atti dell Archivio, e provistomi di molte notizie che mancavano, ma sono stato sempre impedito da varie circostanze di venire a capo del mio disegno. Ora intendendo, che in breve sarà per venir in S. Visita il 32

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