Intro. Compost c/o Matteo Casari C.P Genova

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2 Intro Redazione Matteo Casari Daniele Guasco Simone Madrau Matteo Marsano Giulio Olivieri Cesare Pezzoni Anna Positano Collaboratori El Pelandro Giacomo Bagni Davide Chicco Marco Giorcelli Carlotta Queirazza Paolo Sala Grafica e Impaginazione Matteo Casari Contatti Compost c/o Matteo Casari C.P Genova Pubblicazione NON periodica, amatoriale, destinata alla distribuzione gratuita, fotocopiata in proprio e senza alcuna pretesa di completezza. Questa pubblicazione è una produzione Disorder Drama. Un sincero ringraziamento al collettivo del Laboratorio Sociale Occupato Autogestito Buridda, senza cui non saremmo riusciti ad arrivare qui. Se interessati a collaborare, con parole o disegni, contattateci Arrivederci a CMPST #8 - [ ] 2 CMPST #7[ ] Da qualche tempo a questa parte sia Compost che la stessa Disorder Drama hanno una loro pagina su MySpace [rispettivamente: e www. myspace.com/disorderdrama]. Se lo scopo della prima è quello di promuovere l uscita dei nuovi numeri e dare contemporaneamente spazio ai vostri suggerimenti e ai commenti sugli articoli [quindi magari diteci qualcosa che non sia solo grazie per l add o bravi, continuate così ], lo scopo della seconda è quello di promuovere le serate Disorder Drama puntando non tanto e non solo ai fedelissimi ma anche selezionando i profili di persone nuove e potenzialmente interessate. Da blogger, e quindi per natura in controtendenza con le prese di posizione anti-web2.0 portate avanti su questa fanzine, mi sono auto-accollato la gestione di queste due pagine. Ne sono scaturiti in breve tempo alcuni ragionamenti sia tecnici che passatemi il termine filosofici, che voglio credere ovvi non solo per me, ma che guardandomi intorno sembrano non trovare grossi riscontri, almeno all atto pratico. Parto dai primi, che probabilmente annoieranno molti e per le quali mi scuso, ma che sento di rivolgere a chiunque faccia promozione ai propri eventi su MySpace: incollare una locandina sui profili ha senso e ha un riscontro [minimo, infinitesimale, ma ce l ha] se insieme ad essa vengano linkate almeno le pagine dei gruppi presentati nella locandina e qualcosa che sia ascoltabile subito, già all interno del commento [dal download dell mp3 all embed del video da YouTube]. Diversamente, e a meno che non abbiate per le mani gruppi effettivamente noti, non è altro che una grossa perdita di tempo. Fatevene una ragione. Come dico spesso, come mi è riconosciuto, nei tarocchi di Compost la mia carta è quella dell Entusiasta. Lo ero ai tempi del secondo editoriale di Compost, quando in queste cose mi trovavo da pochissimo. E a quasi un anno di distanza sento ancora di esserlo, così che forse qualcuno mi troverà anche Ingenuo. Sarà. Concordo di più con quanti mi dicono che l entusiasmo sia necessario. E sono convinto che troppo spesso i mugugni, non solo dall esterno ma anche dall interno della scena, siano ingiustificati. Intendiamoci: nessuno vuole sfatare certi luoghi comuni per i quali svegliare Genova sia un impresa vicina all utopia. Ciò che dico è che forse converrebbe smettere di creare nuovi progetti che, per buoni che siano, saranno apprezzati dai soliti noti, preoccupandosi piuttosto di concentrare le proprie energie e il proprio tempo verso un processo di maggiore informazione e quindi di ampliamento del pubblico qualcosa che vada naturalmente ben oltre quattro comunicati o due locandine in croce con dei nomi sconosciuti sopra, magari inviate ai colleghi o ai compagni di corso ah non so perché tra due giorni ho l esame, se riesco passo. Questa specie di appello, però, non è indirizzato ai vari Casari, Gelli e Ragnini, su cui anzi trovo ingiusto far gravare sempre il peso di qualsiasi cosa si organizzi e cui al massimo chiedo di non mollare con il discorso ufficio stampa, comune o individuale che sia: rimango dell idea che non sia solo una cosa utile ma assolutamente necessaria. Ma non è solo questo, manca un parlare davvero chiaro, un far capire a chi ha le basi per capire ma non sa, a chi non crede che esista. Servono meno gruppi nuovi e più gente disposta a lavorare nei dietro le quinte, in ambiti specifici come questo. Non si tratta di rompere le

3 palle alla gente, si tratta di giocare con intelligenza e perché no - furbizia sui loro gusti e sulla loro eventuale curiosità per avvicinarli alle cose che succedono a pochi metri da casa loro. Mi rendo conto che sia abbastanza facile pensare: a me basta che vada a un concerto e mi diverta, chi se ne frega se intorno ho quattro persone o quattromila. Liberissimi di pensarlo, a patto che poi non ci si lamenti se i locali chiudono, se chi organizza i concerti è spesso tentato di mollare lasciando potenzialmente vuoti enormi nei fine settimana dal vivo, ecc. Osservazione banale ma a cui mi pare pensino in pochi: tutto ruota intorno alle persone. Il pubblico significa soldi. I soldi convincono chi ha i mezzi per farlo a investire sulla musica dal vivo. Locali, quindi, ma anche sponsor e istituzioni. Confrontando la nostra situazione con quella di chi vive in altre città, mi rendo conto che Genova nel 2008 rispetto alla media nazionale se la passa meglio di quanto non si mugugni. Questo però non mi tranquillizza affatto. Anzi mi mangio le mani. Evidentemente c è un contrasto forte tra qualità delle proposte e attenzioni esterne verso queste ultime. Tutto questo rende ai miei occhi la mancanza di investimenti ancora più fastidiosa, la freddezza degli abitanti avvilente, l indifferenza dei grossi circuiti locali irritante, l indisponenza dei grandi vecchi di cui diceva Mat nel numero scorso sconfortante, la cronica assenza ai concerti di personaggi che del benessere della scena avrebbero tutto l interesse a preoccuparsi insensata, con l intolleranza dei vari Alfredi a fare da proverbiale ciliegina sulla torta. I locali continuano a vivere più con i dj set che con i concerti che li precedono. Nel frattempo i genovesi che ascoltano i Mogwai, per pochi che siano, rimangono pur sempre di più di quelli che conoscono gli Hermitage o i Dresda. Val la pena lamentarsi di una situazione solo quando per essa è stato fatto tutto il possibile: e qui tutto il possibile è ancora lungi dall essere fatto. di Simone Madrau Le foto di copertina di questo numero sono di Marco Domenicucci Anche questo numero è stato reso possibile dai contributi avanzati dal Benefit del 24/01/08 al Laboratorio Buridda con Port-Royal, Contesti Scomodi feat. Bobby Soul, Fabio Zuffanti e Hipurforderai, oltrechè dalle offerte raccolte. Disponibile anche un Pay Pal sul sito! News Tante uscite discografiche in questa prima metà del 2008!!! - E uscito il disco degli Stalker, disponibile su Produzioni Sante di Como. - Anche Marsiglia records si sveglia dal torpore invernale e tira fuori il disco di debutto delle Mange-Tout e quello dei Kramers: entrambi i dischi sono disponibili in cdr ai concerti dei gruppi o in download libero sul sito - In arrivo in stampa vera e propria anche il primo disco, finalmente, dei 2 Novembre! A settembre nei negozi, ma già disponibile al Santo Rock Festival. - A metà estate sarà anche fuori il debutto degli Eat The Rabbit. E Green Fog nasconde nel cappello grandi cose... - On line e in free download anche l EP dei Numero6 con l ormai già mitico duetto con Will Oldham / Palace / Bonnie Prince Billy! - Il 14 Giugno trasmetterà per 24h sperimentali on line una radio nata dalla collaborazione tra Disorder Drama e Ass. Liska. - Seguite il sito disorderdrama.org per più news! Via San Vincenzo 20r Via Torti 27r Piazza Truogoli di S. Brigida 29r Compravendita Usato Cd, Dvd, Vinile Via San Vincenzo 28r Visita il sito internet aggiornato giornalmente con recensioni, commenti, forum e iniziative! volùmia è un associazione culturale musicale senza fini di lucro riconosciuta. volùmia è una sala prove. volùmia organizza eventi live. qui si fa musica. per informazioni: News volùmia 3 CMPST #7[ ]

4 Cronache Vere Fare parte di questo mondo non era solo un hobby, un passatempo. Era uno stile di vita. Alan Lads Intervista con Gianni Tama Trambusti di Giacomo Bagni FACCE BIANCHE Classe 1964, si fa chiamare Tama per via della sua adorazione per l hardware della omonima casa giapponese e perché un batterista con il suo cognome risulterebbe poco credibile. Resoconto quasi fedele (quasi perché, pur cercando di rimanere aderente a cosa mi è stato detto, ho dovuto tagliuzzare e incollare frasi buttate qua e la per dare un filo logico all articolo) del monologo visto da Gianni Trambusti, batterista degli Alan Lads nei scintillanti anni 80, ora al soldo dei Melamara. Incontro Gianni in Piazza de Ferrari. Ho giusto il tempo di sedermi in un folkloristico tendone birreria dalle parti dell Acquario, prima che i suoi racconti mi catapultino allo Psyco, storico locale di Totò Miggiano, in cui, nei primi anni 80, si riunivano le anime della scena musicale genovese. E stato il locale che più ha interpretato quel movimento. Molto piccolino, molto trendy, accesso limitato. Si era venuta a creare intorno allo Psyco un aggregazione di persone che ascoltavano lo stesso tipo di musica. Persone che avevano in comune una certa sensibilità al messaggio artistico, fosse esso di tipo musicale o altro. Fare parte di questo mondo non era solo un hobby, un passatempo. Era uno stile di vita. 4 CMPST #7[ ] Uno stile di vita che Gianni riassume cosi. Lo slogan era siamo marci. Faccia bianca. Possibilmente violenti. Solitamente drogati (pare andasse sniffare colla da falegname da un sacchetto). Era chiaramente uno modo di essere che sottoindeva una forma di disaddamento sociale, però produceva artisticamente. Ed è quello che conta secondo me. Tra i maggiori personaggi dell epoca ce n è uno, di cui non farò il nome (comunque facilmente intuibile), che rappresentava il modello estremo di quanto detto sopra (e ne sta pagando le scontate conseguenze). Lui era il maestro della tecnica del sacchetto. Aspirava talmente tanto che spes- Gianni La musica era una religione. Ognuno aveva un suo gruppo e, ovviamente, si andava sempre ai concerti degli altri.

5 Cronache Vere Alan Lads Alan Lads La storia degli Alan Lads inizia nel lontano 1979 con il nome di Rams. Nell 80 la band esordisce live nella mitica manifestazione Ma Che Colpa Abbiamo Noi alla Sala Chiamata del Porto, accolta dal consueto caloroso muro di sputi dei punk nostrani dell epoca. Tra un concerto e l altro due dei membri originali (Gino Del Corona e Nino Poli) abbandonano il gruppo che, ormai assunto il suo nome definitivo di Alan Lads, rimane cosi formato da tre elementi: Claudio Guidetti al basso e alla voce, Antonello Olivieri alla chitarra e ovviamente Gianni Tama Trambusti alla batteria. Il gruppo, nonostante la giovane età dei componenti (tutti diciassettenni), guadagna in poco tempo notevole fama nella scena new-wave genovese e nazionale, tanto da meritarsi svariati articoli sulla stampa (Rockerilla, Buongiorno e tanti altri), apparizioni su palchi di tutto rispetto (tra cui una data all Acquasola come spalla di Carmen Russo davanti a tremila persone) e una bella sfilza di apparizione televisive e radiofoniche. Amanti del sound inglese di qualche anno prima, gli Alan Lads erano considerati una sorta di Police locali e, nella scena genovese dell epoca, erano certamente tra i gruppi tecnicamente più dotati. La loro storia si interrompe nell 83 dopo un apparizione in playback al Palasport, organizzata da Vittorio De Scalzi per pubblicizzare un loro album in registrazione (e che non è mai uscito). Scioltosi il gruppo si dividono le strade dei nostri moschettieri e, mentre Antonello abbandona la musica e Gianni continua a suonare nei gruppi locali, Claudio riesce a sfondare nel scintillante mondo della musica leggera. Dopo anni di collaborazione con Branduardi riesce infatti a fare il colpo grosso scrivendo Più Bella Cosa per Ramazzotti. Da li in poi è un escalation di successi (tra i tanti Senza Pietà della Oxa e Torno Subito di Pezzali) e di collaborazioni con musicisti famosi (Ramazzotti, di cui è direttore artistico per il tuor mondiale del 2004, in primis). Oggi Claudio vive di musica. E forse in parte il merito è anche degli Alan Lads. 5 CMPST #7[ ]

6 Cronache Vere Oggi questa idea di creare una scena compatta, pur nelle sue differenze, si è un po persa. so doveva sputarla. Era un provocatore assoluto. Non poteva più entrare dove c era la Rai perché aveva fracassato una telecamera che costava milioni. Quando avevano aperto l Officina nella chiesa sconsacrata in Corso Quadrio puoi immaginare che cosa potesse fare con un tabernacolo e un altare a sua disposizione. E sicuramente una persona con una grande versatura artistica, con una visione molto ruvida, violenta della vita. E in effetti la sua di vita se l è consumata a una velocità tre volte più forte di quella degli altri. Per questo è (quasi) finita prima. Tra un aneddoto e l altro sulle poco edificanti cose che succedevano sulle scale dello Psyco (era al secondo piano di una palazzina e vorrei conoscere chi abitava negli altri appartamenti. Dei santi probabilmente.) arriviamo a definire quello che, secondo me, è il nocciolo della questione. Il gruppo che gravitava intorno allo Psyco era infatti riuscito a creare un movimento musicale (ma non solo) riconoscibile e riconosciuto, che, pur rifacendosi a precisi canoni importati dall Inghilterra, aveva in sè una forte componente di originalità autoctona. La musica era una religione. Ognuno aveva un suo gruppo e, ovviamente, si andava sempre ai concerti degli altri. Ci si influenzava a vicenda. Oggi questa idea di creare una scena compatta, pur nelle sue differenze, si è un po persa. Un gruppo fa country-western, un altro fa punk e un 6 CMPST #7[ ] Melamara terzo musica latino-americana. E magari la stessa persona suona in tutti e tre i gruppi. Se da un lato è una cosa bellissima per la varietà della proposta, l inevitabile contrappasso è che non si riesca più a creare una tendenza, un movimento in cui potersi riconoscere. Continuando a chiaccherare viene fuori come, secondo Gianni, le grandi differenze nel modo di vivere la musica tra gli anni ottanta e oggi siano dovute alla sempre crescente facilità di accedere ad essa, sia come produttore, che come fruitore. Oggi qualunque giovane che vuol cominciare a suonare, riesce facilmente a trovare a poco uno strumento simile ad uno professionale. Una volta lo strumento era distinguente. Trovare e comprare un basso che suonasse bene costava fatica e un sacco soldi. Come tutte le cose difficili questo creava una barriera iniziale alle persona non motivate, a quelle molto motivate invece finiva per dare una ulteriore spinta in avanti. Infatti il gruppo che investiva di più sulla strumentazione finiva per essere più visibile, più ricordato. Discorso analogo si può fare per i dischi. Ai no-

7 stri tempi il disco era una specie di Sancta Sanctorum. Costava tanto (come oggi in fondo) ed era l unico modo in cui si poteva sentire della musica. Quando qualcuno comprava un disco nuovo si passavano i pomeriggi a casa sua a sentirlo. Seduti. In silenzio. Oggi invece si brucia tutto subito. Si scarica il disco e, sentite due canzoni, lo si archivia per non sentirlo mai più. Il valore della musica era dato anche dalla relativa difficoltà di fruirne. Con i cd prima e internet poi si è distrutto questo valore. L argomento successivo viene da se. Un classicone di Compost e di ogni discussione che si rispetti sulla musica genovese. Locali e pubblico. Ai tempi probabilmente c erano più possibilità di suonare e di far suonare nomi anche grossi come, ad esempio, i Damned. Se i Totò Miggiano non fossero stati umiliati e massacrati ogni volta che hanno fatto un errore, forse oggi ci sarebbe qualcosa di più. E mancato e continua a mancare l appoggio del Comune, delle Istituzioni. Inoltre c è stata una grossa involuzione di pubblico. Sarà stato per l esistenza di una scena più compatta o per la minor possibilità di vedere un gruppo suonare (oggi bastano youtube e cinque minuti), ma i concerti erano considerati un evento, un qualcosa a cui non si poteva mancare. Ora non è più cosi. Per fare un esempio un Gianni Serino all Albatros non avrebbe fatto venti paganti. Chiaramente anche allora i concerti che richiamavano tanta gente erano quelli di artisti mediocri strapassati in radio come, per fare un nome, Carmen Russo, ma in generale mi sembra ci fosse più fame di musica dal vivo. A proposito del concerto di Carmen Russo, so che avete aperto un suo concerto all Acquasola... Abbiamo suonato davanti a tre-quattromila persone. E li ho fatto una delle più grandi cappelle della mia storia musicale. Ci eravamo messi per entrare uno per uno. Io dovevo arrivare da dietro il tendone. Entro, inciampo e casco sulla batteria tirando giù tutto. Per fortuna sono riuscito ad iniziare il pezzo in qualche modo, mentre un anima pia mi infilava lo sgabello sotto il sedere. Diciamo che me la sono cavata. Gianni Cronache Vere Tra uno spassoso aneddoto e l altro, una giunonica cameriera ci scaccia dal tendonebirreria e concludiamo la chiaccherata nello studio di registrazione di Gianni in pieno centro storico, dove mi fa sentire qualche (bella) traccia che sta registrando con i Melamara (il cui bassista, Saverio Farina, ci ha fatto da accompagnatore per tutta la serata). Stiamo riregistrando un sacco di pezzi nel mio studio (n.d.r. Gianni è entrato nel gruppo a fine 2007) e chissà che non si riesca a far uscire qualcosa. Stiamo anche provando a suonare un po di più dal vivo, perché secondo me la dimensione live è fondamentale per un gruppo. Tra l altro i Melamara, rifacendosi ad un genere orecchiabile come può essere il cantautorato italiano, possono accontentare uno spettro decisamente ampio di spettatori rispetto alle cose che facevo ad esempio con gli Alan Lads. Siamo anche disponibili a suonare in posti inusuali, come potrebbe essere un paesino dell entroterra ligure, a patto di essere considerati l attrazione della serata e non la spalla di un dj che mette unz-unz a tutto spiano nel banchetto di fronte al palco. Capito? I Melamara cercano date...fatevi sotto! Trovate ancora info e molte scansioni di articoli molto interessanti su 7 CMPST #7[ ]

8 Import Io tendenzialmente non sono affatto moralista e non rinnego nulla anzi, lo rivendico. Andrea Liberovici - Teatro Del Suono Intervista con Andrea Liberovici di Matteo Casari I SISTEMI CONCRETI DEL FARE Su Compost cerchiamo di indagare un periodo genovese che copre circa un trentennio, l ultimo. Questo lasso di tempo è interessan- è stato affatto semplice entrare in co- parole vere e proprie... Detto ciò non te in quanto riesce a mostrare alcune evoluzioni nella produzione municazione col il mondo al di fuori del artistica dei soggetti intervistati. Insieme ad altri che hanno mosso mio, ma nello stesso tempo mi ha fornito una ricchezza interiore, d immagini, musica, incontri di cui sono molto grato e i primi passi alla fine degli anni Settanta, anche Liberovici è riuscito a scrivere tante pagine, molto diverse, del suo personale diario evolutivo. Proviamo a metterle insieme e a ricostruire questo percorso. che sento essere il mio tesoro più importante. Cerchiamo di contestualizzarti un po. Sei nato a Genova? Ti senti Genovese? Che rapporto hai con la città? Sono nato a Torino, ma a due anni sono andato a vivere a Venezia dove sono cresciuto fino, circa, ai 20 anni facendo il Conservatorio, violino, viola e composizione senza diplomarmi perchè ero piuttosto incazzoso e ribelle all epoca e non sopportavo che il Conservatorio (ma già il nome la dice lunga) non comprendesse la musica contemporanea intesa non soltanto come quella accademica ma anche come quella popolare. Poi sono venuto a Genova dove ho frequentato la Scuola del Teatro Stabile e dove mi sono diplomato in recitazione. Da allora vivo qui anche se sono spesso, ed oserei dire per fortuna malgrado l amore che 8 CMPST #7[ ] ho per Genova, in giro. Che importanza riveste essere figlio d arte? In che tipo di ambiente sei cresciuto? Partecipavi alla vita culturale della città alla fine degli anni Settanta, o eri altrove? Ma essere figlio d arte non è di per se una garanzia, anzi, generalmente i figli d arte sono, come si dice in gergo, dei veri cani e perdipiù presuntuosissimi... Io non so se sono cane o meno, credo di no (quindi sono presuntuosissimo?)... Essere figlio d arte mi ha formato profondamente... Nel senso che non potrei non fare quello che faccio. L alfabeto primo che ho appreso è quello della musica e del teatro... Con questi linguaggi si comunicava in casa molto più che con le Leviamoci subito il dente. Per molti, scoprirti colorato cantore dei primi anni 80 nella trasmissione Cocktail d Amore, condotta da Amanda Lear, è stato uno choc. In effetti, dalle tue biografie, quel periodo non è quasi citato. E tutto da buttare? Non salveresti niente? Eppure in rete si sprecano i paragoni con gente come Faust O e il primo Cattaneo. Ci sono almeno due dischi (Oro del 78 e Liberovici dell 80) citati, ma paiono introvabili. Non torneresti mai sul palco a suonare un po di quel materiale? Io tendenzialmente non sono affatto moralista e non rinnego nulla anzi, lo rivendico. Chi critica come trash, kitch ecc. quel mio momento lo capisco ma mi chiedo anche chi di voi (quelli che

9 criticano) a 14 anni ha composto, musica, parole di due album? Chi di voi ha inciso in modo professionale due album suonando chitarra, violino, viola, tastiere e cantando? Poi me ne sono andato, da quell ambiente, perchè le logiche commerciali non mi appartenevano proprio ed il kitch o trash di quel momento, di cui mi rendo perfettamente conto, derivavano dallo snervante compromesso fra chi mi voleva far diventare un piccolo Luis Miguel da mandare a Sanremo ed io che sempre a 14 anni me ne scappavo di casa per andare a Londra a sentire i Sex Pistols e a frequentare l ambiente musicale di quel periodo. Mi sono divertito con Amanda Lear a Cocktail D Amore, lei è veramente simpatica e mi sono rivisto per la prima volta dopo più di 30 anni... L effetto? Nessun giudizio artistico di cui vergognarmi...zero... Solo una grande tenerezza. Andrea Liberovici - I Figli Dell Uranio Nonostante queste espressioni hai una formazione accademica, avendo frequentato i Conservatori di Venezia e Torino. Consigli per i ragazzi che affrontano il Conservatorio? Dove sbattere la testa usciti di lì? Tu che ti occupi anche di interazioni con computer, live electronics e simili, cosa pensi del nuovo corso in Musica e Nuove Tecnologie del Conservatorio di Genova? E del NIME - New Interfaces Music Expression? Un congresso che non solo allinea la città con le ricerche più avanzate ma addirittura la pone all avanguardia nei territori dell eccellenza musicale. Consiglio il Conservatorio per chiunque debba e voglia imparare le tecniche di uno strumento. Non lo consiglio a chi desidera fare il compositore. Il compositore è un percorso estremamente personale ed intimo che va fatto in autonomia, con il proprio spirito di ricerca, curiosità, studio. Preferisco dei compositori naive a dei compositori che mi fanno capire quanto hanno studiato armonia e contrappunto. La composizione non credo si possa insegnare ma soltanto suggerire. Non so come s insegni al Conservatorio di Genova non avendolo mai frequentato, ma credo che l unico modo per suggerire la composizione sia quello di far analizzare tutte le musiche senza gerarchie... Sarà il compositore a trarne le conseguenza. Debussy diceva: L arte fa le regole ma le regole non fanno l arte e sono totalmente d accordo. Per quanto riguarda la cattedra di musica e nuove tecnologie che credo tenga il prof Doati io stimo molto la sua musica per cui credo sia buona, come stimo e reclamizzo ogni volta che ne ho occasione Antonio Camurri che organizza il NIME. Quello che posso dire è partecipiamo tutti... Numerosi! Import Un teatro che non sempre debba collocarsi in uno spazio teatrale e servitore di un testo di parola... La scrittura, la scrittura odierna, è una scrittura inevitabilmente multipla. Le tue produzioni vanno un po in controtendenza rispetto alle solite vie genovesi di promozione. Punti molto anche sull interazione con grandi nomi ad effetto (penso ai Figli dell Uranio con Greenaway). Ciò ti garantisce una certa visibilità, guadagnata sul campo, su media locali che, troppo spesso, dimenticano la cultura? Seguo realmente ciò che mi accade senza cercare troppo di determinarlo... Ho avuto la fortuna di fare degli incontri importanti con grandi personalità ed altri altrettanto importanti, forse per certi aspetti ancor di più, con personalità sconosciute. Cerco, ma è una lotta comunque sempre molto dura, di seguire solo le cose che m interessano e che abbiano un senso per la mia ricerca. Il tuo percorso ti ha portato alle musiche per il teatro e, quindi ad una forma di teatro in cui videoarte e suono escono dalla scenografia per diventare protagonisti essi stessi. Il tuo rapporto con l arte contemporanea? Vuoi parlarci dell attività del tuo Teatro del Suono? Ne approfitto per fare un poco di pubblicità, proprio in questi giorni, sta andando on line il sito in cui ci sono tutti i progetti da me realizzati in questi ultimi 12 anni e anche il sito con gli stessi 9 CMPST #7[ ]

10 Import Credo ci sia l urgenza di pensare ad un laboratorio aperto sulle nuove tecnologie e l arte in generale... contenuti. Reclamizzo questi due siti non perchè io abbia qualcosa da vendere ma perchè mi piacerebbe molto che diventassero un punto di riferimento per scambiare idee, informazioni, contenuti con chi è sensibile a questo tipo di ricerche fra teatro musica video tecnologie in città...per cui, come dire, aspetto contatti dai tuoi lettori. In secondo luogo, per rispondere alla tua domanda, credo da sempre, che il teatro, sia la somma di tutte le discipline artistiche... L ultima installazione di Bill Viola vista alla Biennale di Venezia era, benchè video, un vero e proprio saggio di grandissimo teatro e grande musica... Ecco questo significa per me il teatro... Un teatro che non sempre debba collocarsi in uno spazio teatrale e servitore di un testo di parola... La scrittura, la scrittura odierna, è una scrittura inevitabilmente multipla. Edoardo Sanguineti. Un capitolo a parte della tua carriera. Che rapporto hai con il poeta? Quale con l uomo? Quale con il professore? Sanguineti è per me amico poeta e professore... Spesso lo chiamo prof, a volte gli do del lei, a volte parliamo di politica, poesia e a volte del mio bassotto. È una persona straordinaria che ammiro e a cui voglio sinceramente bene. Lunga vita al Prof.!!! Cosa ne pensi della candidatura di 10 CMPST #7[ ] Liberovici con Patti Smith Sanguineti alle ultime primarie per la poltrona di Sindaco? L ho appoggiata durante le primarie. Non so, qualora fosse stato scelto ed eletto, se gli avrebbe fatto, personalmente, bene. E sono dubbi che gli ho espresso con tutta sincerità. Penso che fare il sindaco, ovvero l amministratore, sia un ruolo troppo noioso per una persona creativa come lui. È stata, comunque, importante per segnalare ai partiti maggiori l esistenza e consistenza di un approccio di sinistra alle cose. Non dovevi avere anche tu un ruolo politico nell attuale organigramma alla guida del Comune? Consulente per la Cultura? Non abbiamo più neanche l Assessorato! In questi anni, prima della giunta Vincenzi, mi sono state varie volte fatte delle proposte di responsabilità che ho sempre accolto, come atto di stima nei miei confronti ma che allo stesso tempo ho rifiutato. Non credo, almeno per ora, che questa sia la mia strada. Quando posso e me si da l occasione, ho sempre espresso le mie idee e portato magari

11 un contributo... In modo sempre non istituzionale ma semplicemente creativo. Non amo il potere ma poter fare delle cose. Durante un confronto con te a Mentelocale, Sergio Maifredi (candidato di Forza Italia per la cultura dello sconfitto Enrico Musso), aveva detto: Ho messo in conto di non lavorare più a Genova. È questa la sfida, metterci la faccia, perché dall altra parte invece non si fanno prigionieri. Credi anche tu che in città lo schieramento politico aiuti ad innalzarsi, a trovare una posizione che garantisca intoccabilità culturale? E, viceversa, ove lo schieramento sia quello sbagliato, puoi fare baracca e burattini e levare le tende? Amo fare baracca e burattini... Come l ebreo errante della tradizione ebraica...non credo all arte di stato e soprattutto lo stato dell arte mi sembra messo proprio male, in generale, in tutta Italia. Detto ciò chiaramente, ci sono istituzioni che anche se timidamente, delle aperture le fanno, ed in queste aperture cerco d inserire progetti ed idee. L intoccabilità culturale mi sembra un ossimoro... La cultura, se è cultura, non può che essere toccabile, contaminata, in movimento ed in trasformazione. Ricordo male o a Villa Croce mettesti su una installazione con lettori Cd e registrazioni di discorsi dei principali leader europei, all interno di qualche collettiva? Che rapporto hai con l Europa? Mi pare che le tue opere girino abbondantemente anche al di fuori dei confini patrii Si avevo fatto un installazione usando le voci dei dittatori del G8. Con l Europa ho un buon rapporto, giro molto e faccio vari progetti. Consiglio a chiunque faccia un lavoro creativo di mandare mail in giro alle istituzioni europee ecc. Generalmente rispondono e danno delle chances lavorative Durante un incontro del Forum della creatività, sei intervenuto citando due progetti interessanti che ti hanno visto partecipe. Ce ne parli un po? Il bando per il festival del teatro, vinto poi da Napoli, e l importanza di fare sistema tra realtà simili. La costruzione di un teatro (l Officina?) e il ruolo delle politiche che danno e levano senza ragioni plausibili. Fare sistema credo sia l unica possibilità concreta che abbiamo per rinnovare il panorama cittadino dal punto di vista culturale, anche per questo spero che il mio sito, come quelli di altri, diventino delle piattaforme su cui discutere, elaborare progetti e proposte. Credo ci sia l urgenza di pensare ad un laboratorio aperto sulle nuove tecnologie e l arte in generale... Ci avevo provato qualche anno fa con il sindaco Pericu, poi i soliti veti incrociati cittadini hanno fatto si che un lavoro di circa 8 anni di progettazione sia svanito nel nulla. Chi vuole dare un occhiata al progetto lo può trovare sul sito del teatrodelsuono. Sicuramente, e questo è stato un mio errore, se non fossi stato solo ma se questa idea fosse stata supportata da un consenso forte da parte di chi avrebbe dovuto usufruirne (ovvero il mondo giovanile) Andrea, primi anni 80 Import probabilmente le cose sarebbero andate in modo diverso. Credo nell autodeterminazione ma anche molto nell unità fra chi ha una visione simile. Per questa ragione continuo a pensare che sia importante conoscerci e contarci e dopodichè proporre. Progetti per il futuro, soprattutto se interessano Genova? Sono sempre interessato a Genova e molti genovesi, per mia fortuna, amano ed apprezzano il mio lavoro e ricerca. Nell immediato non ho progetti in città se non quello di provare a creare, insieme, un gruppo in cui si condividano degli obiettivi di rinnovamento culturale della città. Più info sulle attività di Andrea h t t p : / / w w w. l i b e r o v i c i. i t 11 CMPST #7[ ]

12 Produzioni Parafrasando i Led Zeppelin, essere nel rock e come essere in una societa segreta, anche se gli anni, i decenni, passano quando ci si reincontra ci si riconosce subito. Atelier Nouveau - Pocket Rockets - The Family Intervista con Giorgio Lanteri di Davide Chicco LA FAMIGLIA Eccoci qui con Giorgio degli Atelier Nouveau, gruppo oramai da molti anni impegnato nella galassia dell elettronica, formato dal genovese Giorgio e dal britannico Craig. Orsù dunque raccontaci, come / dove vi siete conosciuti tu e Craig? Com è nata l idea di formare un gruppo? Allora, io e Craig ci siamo conosciuti - se non ricordo male nel lontano 1998 al lavoro, quello vero che serve a pagare mutuo e bollette. Mi avevano parlato di questo nuovo collega proveniente dal Sudafrica che abitava da solo e aveva l hobby della musica, e se ero interessato a consigliargli qualche negozio, fare due chiacchiere, etc. Dopo poco ci siamo trovati a strimpellare nel mio salotto sopra ai demo che lui aveva registrato da solo su un microscopico Roland Composer da taschino. Ricordo che all epoca lui era in palla con i Radiohead, quindi le primissime cose avevano un certo sapore pseudo prog, che ben si confaceva comunque al suonare seduti su un divano... Quando poi è subentrata la voglia di suonare davvero allora ecco che è subito saltato fuori con prepotenza il comune passato punk di entrambi, e da lì poi è venuto tutto il resto. 12 CMPST #7[ ] Giorgio gestisce anche un etichetta discografica, la Family, che negli anni ha fatto uscire nomi del tipo di Hyperbubble, Antoine Bif, Loopy. Com è nato questo progetto? Le etichette sono due, in verità, The Family Records, specializzata in musica elettronica di vario tipo, dal synth pop alla minimal, dal chillout alla techno, seppure con un originaria predilezione per l electro e la neonata, The Family Beatz, specializzati in generi comunque danzerecci, ma di matrice elettrica, come hip hop, funk, reggae, etc. Non so sinceramente con che criterio abbiate selezionato i nomi da menzionare... ma citerei piuttosto Martin Degville, cantante dei Sigue Sigue Sputnik, o artisti comunque già abbastanza conosciuti nell ambito della musica dance, come Itrema, recentemente recensito sulla bibbia Mixmag, o Sagittarius, già passato parecchie volte sulla BBC... ma diciamo più genericamente che sulle cento e più releases uscite nell ultimo anno il numero di artisti validi e promettenti supera di gran lunga quello delle sole prese (e purtroppo propinate al pubblico...). I ferraresi Freak Invaderz e il torinese Devote aka 6884, per esempio, sconosciuti ai più, hanno venduto vagonate di downloads e sono stati piratati un casino in Russia e zone limitrofe... aggiungo con una malcelata punta di orgoglio che anche noi Atelier Nouveau abbiamo avuto questo onore. Qui si va nel perverso, immagino, perché non pensavo che essere piratati e vedere quindi potenziali guadagni sfumare potesse dare questa soddisfazione! Parlaci della scelta di creare un etichetta digitale. È stata una decisione forzata? Oppure un lucido progetto alternativo? Il tutto è nato dal fatto che in realtà stavo letteralmente ossessionando il titolare di un altra etichetta, The Flame Recordings, con la quale avevamo firmato un contratto per un 12. A suon di consigli e opinioni su come avrebbe dovuto essere gestita l uscita del suddetto 12 un giorno mi è stato proposto di lasciare il mondo e, soprattutto, The Flame Recordings e il suo titolare, così come stavano prima e di infondere invece la mia prorompente energia creativa e il mio contagioso entusiasmo in un etichetta nuova, in società con lui. Mi è sembrata una proposta interessante, tenuto anche conto del fatto che le differenze fra etichette digitali e etichette fisiche sono, per me, tutte a vantaggio delle prime, almeno quando sei tu a gestirle.

13 Atelier Nouveau - Giorgio e Craig Giusto per citarne due, a me piace scoprire artisti cui nessuno ha mai dato una possibilità in cui vedo un potenziale - e ciò è più facile se non rischi continuamente di andare in bancarotta per farlo - e poi sotto il letto non ho molto posto per tenere i cartoni con i cd invenduti. Quindi... Tu e Craig prima di questo progetto avevate una band punk glam abbastanza conosciuta, i Pocket Rockets, che per parecchi anni s è distinta sulla scena, anzi, la non scena, italiana e genovese. Come andò a finire poi con i Pocket Rockets? Ti mancano i tempi con la band? Ti capita mai di voler tornare a quei tempi? The Pocket Rockets erano la prosecuzione di quelle suonate sul divano di cui si parlava prima. È stato senz altro un periodo divertente, e anche frustrante. Proprio come di solito è questo genere di cose. Ci sono episodi che ricordo davvero con un sorriso, come gli esordi della band segnati da una formazione... diciamo non ottimale, con conseguenti meritatissime stroncature, e poi invece l avere avuto un intero capitolo dedicato in un libro americano, Gigs from hell (di Sleazegrinder, uno dei redattori di Classic Rock), i Dokken che ascoltavano sul tour bus il nostro cd e volevano portarci in tour in Cina, le amicizie sviluppate con alcuni dei miei artisti preferiti americani, come Lizzie Grey (che fondò i London insieme a Nikki Sixx), Tracii Guns (fondatore dei Guns n Roses con Axl Rose, di L.A. Guns e Brides of Destruction) e Richie Ranno degli Starz, i passaggi e le interviste su Rock FM, le recensioni su tutta la stampa del settore italiana, e anche l infausto incidente con Classic Rock. Ci avevano in pratica proposto di acquistare spazi pubblicitari sulla rivista in cambio di una recensione positiva a prescindere. Io lessi quella , mandata a un indirizzo di posta che non leggevo quasi mai, solo dopo... e cioè dopo aver letto sulla rivista una recensione ai limiti del razzismo e dell incarognimento. Da quella volta, essendo rimasto comunque abbonato alla rivista, mi diverto sempre a guardare prima le pubblicità e poi a compararle con le recensioni. Non avete idea di quanto una mezza pagina a colori possa fare... Come andò a finire... andò a finire che mantenere una formazione di un certo livello qualitativo e con una certa omogeneità a Genova è impossibile. Per un certo periodo ciò è successo, poi uno dei chitarristi si è dovuto trasferire a Torino per lavoro. Devo dargli atto di essere anche andato su e giù per le prove per un certo periodo, ma alla fine non ce la faceva proprio più. Il cantante di quella formazione, già non un mostro di affidabilità di per sè, diede sfoggio finale della sua volatilità, appunto, volatilizzandosi... per la seconda volta in pochi anni. Rimasti in tre abbiamo cercato di tenere in vita il gruppo inserendo un elemento pescato quasi a forza dall epic metal ma la cosa non stava in piedi... registrammo un EP di quattro pezzi assieme, ma appena questo amico sentì nuovamente il richiamo delle origini tornò praticamente da dove era venuto. Pochi, disperati, tentativi di defibrillare il progetto morente in formazione a tre, e poi la decisione Produzioni di chiudere. Io e Craig da lì ripartimmo dalle origini, il duo, come Atelier Nouveau. Questa volta, però, seriamente intenzionati a rimanere in due. Peccato, perché nel suo periodo di maggiore compattezza ed efficacia The Pocket Rockets erano un discreto gruppo. Sicuramente non avrebbero comunque combinato un accidente, ma qualche soddisfazione ce la saremmo ancora potuta togliere. Mi mancano quei tempi? Sinceramente non so. Le dinamiche di un gruppo di cinque persone sono sempre faticose. Si possono sopportare, magari a suon di cazzotti e poi di sbronze, quando si hanno 15/25 anni... poi subentra una fase in cui diventa sempre più difficile. Magari fra una trentina d anni, se sarò ancora da queste parti, non mi spiacerebbe di fare parte di un combo rock specializzato in rock classico... tipo quei gruppi jazz che si vedono ora (il rock è effettivamente destinato a fare la fine del jazz, ma questo è un altro discorso). Suonare Chinese Rocks da seduto deve essere divertente quando hai settant anni suonati! Se dovessi desiderare tornare a qualche tempo della mia vita musicale, allora nomino subito gli esordi degli Asphyxia, in cui il bassista (che all epoca non ero io) chiedeva a quello della saletta se per suonare le note bisognava tenere il dito schiacciato sulle corde, e io ero più bravo a scrivere il logo sui muri col Grinta Marker che a suonare la batteria. Si, nel 1980 mi ci troverei davvero bene. Dove si compra il biglietto? Come forse saprai, la nostra fanzine Compost è prevalentemente dedicata alle emozioni ed alle questioni della scena musicale genovese. Tu che fosti giovinetto nei mitici anni 80, come vedi cambiata la città rispetto a quegli anni? Com era la non scena rock in quel periodo? C erano più possibilità, meno spazi oppure cosa? Confrontando la Genova d oggi con quella d allora, cosa rimpiangi e cosa riconsideri? Su queste stesse pagine altri, e ben più no- 13 CMPST #7[ ]

14 Produzioni bili, illustri desaparecidos aspiranti profeti in patria (uso volutamente una definizione data recentemente da altri, al di là che io la condivida o meno) sono passati prima di me e hanno descritto superbamente la situazione dell epoca, chi da un punto di vista, chi magari da un altro. Loro allora erano i veri attori della scena genovese, io ero solo... una mascotte. La città, se è cambiata, è cambiata in meglio. E con questo mi riferisco all aspetto meramente urbanistico. Alcune problematiche sono forse equivalenti nel livello di gravità ma diverse. Ricordo per esempio che non era infrequente incappare in retate anti terrorismo, anche e soprattutto se avevi un giubbotto nero e le spillette. Mi è rimasto particolarmente impresso un posto di blocco della polizia con tanto di volanti poste a imbuto e poliziotti con i mitra spianati e i giubbotti antiproiettili che salivano... sull autobus con cui stavo andando a scuola! C era stata una sparatoria in mattinata e cercavano i responsabili... Ogni tanto qualche appuntato o qualche brigatista rimaneva sotto al piombo avversario. Capitava di maledire quello stronzo della classe a fianco che rubava le autoradio e i motorini, e poi magari di piangerlo la settimana dopo perché la roba che si era comprato col tuo motorino gli era andata di traverso. Allo stadio non era affatto infrequente rischiare qualche coltellata, e per fortuna che quelli che ci andavano con la pistola erano pochi. Di sicuro, comunque, ti beccavi degli scappellotti e dei calci nel culo pure dai tuoi se andavi in gradinata e non rimanevi senza voce cantando tutto il tempo. Altra cosa sicura è che c era comunque anche costantemente puntato sul tuo culo qualche centinaio di testate atomiche, e la sensazione metteva un pochino di angoscia, latente ma costante. C erano due canali della televisione, l unico videogioco disponibile era l infame Pong da attaccare alla presa dell antenna della tv in bianco e nero, ci si ammazzava di seghe fisiche sfogliando 14 CMPST #7[ ] Le Ore procurato dal compagno col fratello più grande e di seghe mentali col mitico Subbuteo. Quando tutto ciò era troppo da sopportare, si prendeva un pallone e si scendeva in strada a sfiancarsi giocando fino all ultimo raggio di luce disponibile usando la serranda di un garage come porta. Per i musicofili la grande libidine era data dalle radio libere, che libere erano veramente, perché ogni speaker metteva quello che gli piaceva, non quello che era pagato per mettere... Uscendo da una pubertà di questo tipo, forse riesce più facile comprendere cosa succedeva, e perché, in quegli anni. L onda lunga del rock n roll e del beat degli anni 60 si era spenta, narcotizzata dagli anni 70 con le sue spade e le sue pistole. Per gli adolescenti c era poco, e quel poco non piaceva molto... era pesante e aveva stufato. Avere l opportunità di partecipare a una cosa nuova ed eccitante proveniente dall estero come il punk e la new wave era adrenalina pura. La differenza non era fra epic metal e thrash metal o fra indie e emo. La differenza era fra il niente e... il nuovo! Le possibilità quando non c erano si inventavano. I concerti (punk!) si tenevano nelle aule magne dei licei, nelle chiese sconsacrate, nelle discoteche, nelle sale mensa dei conventi, negli oratori. Non contava venire pagati, contava esserci, contava provare quell emozione. Era naturale inventarsi cose nuove, venendo da un periodo in cui tutto ciò praticamente non esisteva, e quindi non c erano rimpianti, non c erano diritti acquisiti, non c era gente che si lamentava. Nessuno aveva niente, e chi aveva qualcosa ce l aveva perché se lo era inventato (o lo aveva copiato a man salva dall estero, ma che importa!?!?!) Se devo dire cosa rimpiango di quell epoca, ci sono due cose... diverse ma altrettanto importanti... Una è la purezza, l ingenuità e l entusiasmo di quello che tutti cercavano di fare. L altra, a livello esclusivamente personale, è la sensazione di scoperta, di emozione e anche di appartenenza. The Pocket Rockets All epoca c erano vari gruppi di punks in città. Fra questi i più famosi erano senz altro i Defe Punx, che erano i duri e puri... e poi i più moderati Punks di Brignole, che stazionavano sugli scalini di accesso alla stazione. Io facevo parte di quel gruppo, o meglio, vista l età (15 anni) ne ero, con alcuni altri, la mascotte... l apprendista... Ricordo sempre i racconti e le avventure che ci venivano passate dalle figure di spicco del gruppo... Marco Menduni, ora brillante cronista del Secolo XIX e allora chitarrista prima dei bravissimi Establishment e poi dei Crapping Dogs, suo fratello Alfredo, sempre fraterno e protettivo nei confronti di noi piccoli e Michele, il cantante dei Crapping Dogs, Anna dei 777, la Patti Smith genovese, e poi quel pazzo di Bob, con i suoi mille tic e il suo modo di fare a metà fra Flavor Flav e Sid Vicious! Le fanzines... e i primi vagiti autoprodotti.. Per quello la Mecca era

15 Il cantante di quella formazione, gia non un mostro di affidabilita di per se, diede sfoggio finale della sua volatilita, appunto, v o l a t i l i z z a n d o s i... Liguria Libri e Dischi, in Via XX Settembre, che addirittura metteva le novità genovesi in vetrina! Fra le fanzines ricordo naturalmente Le Silure d Europe, ma anche Scortilla, edita dai componenti dello stesso gruppo. E poi qualche tentativo infantile, puerile e assolutamente derivativo messo assieme dal sottoscritto e dagli altri Asphyxia, prima Boato (2 numeri) e poi Punk Magazine (1 numero)... in città qualche anno dopo si trovava anche l eccellente Mazquerade, prodotta se non ricordo male a Perugia, in assoluto la miglior fanzine che abbia mai letto sotto il profilo strettamente musicale. Tornando alle meraviglie reperibili da Liguria Libri e Dischi, mi ricordo la busta di cellophane trasparente contenente la cassetta autoprodotta dagli Scortilla e un booklet fotocopiato... l ho sempre desiderata ardentemente, uno dei miei oggetti di culto. All epoca non vi riuscii, ma un annetto fa mi sono consolato comprando il bel cd antologico postumo, contenente sia i brani della cassettina che, fra gli altri, un remaster e un video di Fahrenheit 451, lo splendido brano col quale i suddetti parteciparono al Festivalbar del E poi l emozione quando, semi imboscato fra le proposte di un negozio di fotografia di Via San Luca (!), riuscii a trovare il maledettissimo sette pollici rosa, quello - di Rosa Shocking dei Dirty Actions, ultimo a mancare alla mia collezione dopo essermi assicurato gli altri sei della serie Rock 80 pubblicata dalla Cramps, quella degli Area... il vinile trasparente dei milanesi X-Rated, quello giallo fluo dei bolognesi Windopen, quello blu dei romani Take Four Doses, quello giallo scuro delle Kandeggina Gang di Jo Squillo (che suonarono nel levante genovese insieme ai Dirty Actions, se non ricordo male), quello verde degli Skiantos e la loro Fagioli, brano che avrebbe dovuto partecipare al Festival di Sanremo salvo poi venire cassato quasi all ultimo, e quello rosso ciliegia dei milanesi di stanza al Leoncavallo, i Kaos Rock, con i quali se fossi stato meno imbranato (avevo 15 anni!!) avremmo potuto suonare assieme qui a Genova. Ricordo ancora il quasi svenimento quando mi chiamò in interurbana il loro bassista Gianni Muciaccia (da allora e tuttora compagno di Jo Squillo, gossip mode <on>) per vedere se si riusciva a organizzare la cosa!!! In quei giorni a Pordenone i ragazzi del Great Complotto riuscivano a fare la storia (complice però un appartamento sfitto concesso da mammà a uno di loro per le attività del collettivo...), a Bologna l Italian Records metteva su vinile la storia dopo averla iniziata a fare già due o tre anni prima e a Torino un certo Johnson Righeira lavorava sul suo sette pollici italo surf punk Bianca Surf / Photoni e inseriva nel suo demo anche una protoversione di L estate sta finendo (se siete interessati, c è il cd, dal titolo esemplificativo di un certo conflitto generazionale che - bastardo - ci pervade a tutti quanti Johnson Righeira, ex punk ora venduto... acquisto consigliato). Per chi lo trova, per capire tutto ciò c è un numero della rivista Popster - che ora si chiama Rockstar - che urlava in copertina Arrivano le brigate rock! In quella rivista scriveva un altro sognatore... Un impiegato di banca appassionato di musica e di F1 che scelse lo pseudonimo di Red Ronnie. Last, but not least, mi permetto di ricordare con estrema libidine il programma in onda su TiVuEsse ogni domenica pomeriggio alle due, se non erro, chiamato Colpo Secco e condotto da Renato Tortarolo in cui venivano intervistati e registrati in presa video diretta in studio i gruppi genovesi. Fu lì che conobbi Establishment, Scortilla, Sixties... quei filmati sarebbero oro puro se saltassero fuori di nuovo! Produzioni Pensi che il web con tutti i suoi pregi e difetti abbia alterato il modo di comportarsi di musicisti ed appassionati di musica? In meglio o in peggio? Ad esempio, un tempo sembrava una cosa incredibile stampare un album con copertina, mentre oggi con un pc ed un chitarrino ed un microfono, una persona può produrre il suo disco con copertina e venderlo ad un pubblico potenziale di milioni di persone. Questo oltre a dare molte possibilità forse ammazza un po il prodotto secondo te? Trovo questo discorso davvero delicato, perché la giuria... non si è ancora riunita e non ha espresso il suo parere! Posso solo fare alcune riflessioni di prima persona, senza la pretesa che siano quelle giuste o anche solo che vengano condivise. Vedo TRE riflessioni da fare, non necessariamente coerenti fra loro. La prima è che il web è comunicazione. E la comunicazione non è mai un male. Esempio stupido, in occasione di un recente trasloco ho trovato una scatola di lettere che scambiavo all epoca del gruppo mod (The Five Faces) con mods di altre città... a posteriori, se all epoca ci fosse stata l tutta quella corrispondenza sarebbe stata più immediata, senza dover mandare avanti e indietro lettere e aspettare per giorni la risposta... certo, era bella la sorpresa di trovare la busta nella casella postale, magari con dentro adesivi, spillette, etc. ma a conti fatti credo non ci siano comunque paragoni. La seconda, riguardo al tipo che si registra i pezzi con la chitarrina e il pc, è più circostanziata. Parlo con in tasca l esperienza delle etichette digitali. La qualità viene comunque sempre prima di tutto. Il suddetto elemento con chitarrina ha senza dubbio accesso a canali di promozione e distribuzione impensabili fino a qualche tempo fa ma se, come spesso accade, ciò che fa è una cagata, nessuno del pubblico potenziale di milioni di clienti glielo comprerà, di questo statene certi. Non sono affatto pochi quelli che pensano di produrre 15 CMPST #7[ ]

16 Produzioni capolavori e poi vendono otto downloads in sei mesi... e tutto si può dire meno che il pubblico, soprattutto quello che addirittura paga, non sia un giudice assolutamente spietato. La terza, circa...l omicidio del prodotto è relativa. Il fatto che ci sia più scelta può senza dubbio comportare una dilatazione nei criteri, nei tempi e nei modi di scelta da parte dell acquirente ma quando poi si arriva alle cose serie... e cioè lo spendere soldi, nessuno compra cose che non gli piacciono veramente. Senza contare che gli strumenti e le fonti che possono aiutare a compiere la scelta, seppure in un catalogo immensamente più grande che in passato, sono più precisi e disponibili in quantità, quindi più o meno le cose si bilanciano. C è maggiore scelta e maggiori strumenti per attuare la scelta giusta secondo i propri gusti. È un male? Forse no, vero? Un altra domanda che assilla noi (finti) indie rockers a Genova è: perché la gente non viene ai concerti. Su un pubblico potenziale di migliaia di persone, alla fine non si capisce come molto spesso, davanti a proposte allettanti, come quelle di DisorderDrama.org o del Checkmate Club, gli astanti si contino sulle dita d una mano. Un problema di mentalità prima che di spazi. Percepisci anche tu questa sensazione sotto la lanterna? La percepivi negli anni 80? Come convincere la gente che è meglio andare ad un concerto che giocare alla Playstation? Nei primissimi anni 80 il concerto, anche se era nell aula magna del Cassini, era un evento, un momento di aggregazione e magari anche un motivo per sperare di prendere un pò di mussa... (solo sperare, eh, sia chiaro..) Era ciò che dicevo prima... ingenuità, scoperta/innovazione ed eccitazione. Ora indubbiamente, a trent anni dal punk, questi tre fattori sono meno presenti. I ragazzi di Disorder Drama, tanto per fare un esempio 16 CMPST #7[ ] che ritengo illuminante e - appunto - da portare ad esempio, fanno il loro lavoro con una professionalità ed una competenza che all epoca era assolutamente impensabile sognare di raggiungere e con almeno altrettanta passione. Ma, e lo sappiamo tutti, gli astanti sono pochi. Di chi è la colpa? La risposta più verosimile è, credo, la meno simpatica da dare: di nessuno. Loro, gli organizzatori, sono assolutamente al di sopra di ogni sospetto. Ciò che fanno è fatto secondo i criteri, praticamente ineccepibili, di cui sopra. Il pubblico potenziale è distratto e ben pasciuto dalla disponibilità e dall offerta di tanta e tale aggregazione e comunicazione fisica e virtuale che venticinque anni fa era, in alcuni casi, realmente fantascienza (videotelefonino? seeeeee... roba da Star Trek... Scotty, beam me up! ), senza contare l offerta di musica attuale su radio, tv e internet (tenendo pure conto che la musica in sé è comunque al momento una commodity meno appetibile di quanto lo fosse ai miei tempi ). Il pubblico di altre epoche, incluso il sottoscritto, non è sempre ricettivo nei confronti delle novità attuali (provate a chiedermi se preferisco i Kiss o gli Slipknot o anche solo i Culture Club ai Tokyo Hotel...), è spesso, o quasi sempre, impegnato dal dover garantire energie/risorse/disponibilità per tutta una serie di responsabilità che prima non c erano e, last but not least, non apprezza il venire tacciato di matusa o, peggio, di pedofilo frequentando locali dove l età media dei presenti è inferiore alla metà dei suoi anni... :) Un altro Daytime dilemma è quello dei finanziamenti pubblici. Molti a Genova si lamentano dalla mattina alla sera di non avere finanziamenti da Comune, Provincia, Regione, come se spettassero loro dei soldi in quanto organizzatori di concerti (alcuni si lamentano senza neppure chiedere... ma questa è un altra storia, chi ha Ma io vengo dal punk, e da un epoca nella quale l unica mano tesa verso le istituzioni era per alzare il dito medio, e non per elemosinare, quindi concedetemi almeno qualche attenuante generica... orecchie per... parappapà, ndr), ignorando quasi completamente il concetto di autofinanziamento, che invece dovrebb essere di regola. Pensi che le istituzioni dovrebbero dare una mano all ambiente musicale? Oppure trovi che gli organizzatori dovrebbero sbattersi e basta, perché nessuno regala niente e l assistenzialismo ha i giorni contati? Oggettivamente parlando, anche qui ho la fortuna di poter citare un esempio illuminante accaduto, mi pare nel 1983, nella nostra città. All epoca la Giunta Comunale, accogliendo le istanze provenienti dalla nutrita folla di musicisti, organizzatori e pubblico della scena genovese (che all epoca rappresentava un più che discreto serbatoio di potenziali voti, in effetti...) decise di iniziare a regalare ai musicisti dei gruppi genovesi dei coupon validi per un ora di sala prove gratis. Bellissimo, no? Allora, vediamo la cosa nel dettaglio... Questi coupon erano nominali per gruppo, e venivano distribuiti uno alla settimana. Un gruppo era mediamente di quattro persone. Quindi il lunedì passava il cantante del gruppo The Broncos a farsene dare uno. Il martedì il chitarrista, dicendo invece che suonava nei Miracles andava a farsene dare un altro. Il mercoledì il bassista dei sedicenti BoomBooms raccoglieva il terzo e perfino il batterista, al giovedì (strano come anche i batteristi a volte riescano a compiere azioni che vanno oltre ai bisogni primari...) riusciva a portarne a casa un altro, in qualche modo. Morale: quattro buoni da un ora disponibili per gruppo (vero) alla settimana Morale pt.ii: il Comune, sorpreso da

17 tale spietatamente coordinato assedio, non riuscì poi a onorare i rimborsi alle sale prova dell epoca e molte di queste (cito per certa quella che frequentavo io, il Pentagramma di Pza delle Vigne) dovettero chiudere, condannando altresì a morte molti dei gruppi che le frequentavano. Morale pt.iii: cui prodest? Soggettivamente parlando, invece, e non necessariamente a seguito di questo episodio, io mi reputo comunque assolutamente contrario a qualsiasi forma di finanziamento da parte degli Enti Pubblici a gruppi o scene musicali, tanto più nel momento in cui questa richiesta parta da questi ultimi. Fare musica dovrebbe essere o una passione, un arte, per cui uno o più soggetti possono farla indipendentemente dalla presenza o dal gradimento di un pubblico (e quindi a maggior ragione dall assistenza data da un Ente Pubblico per favorire questo processo), oppure un attività che, magari nel suo piccolo, si va ad inserire in un mercato. E allora è quel mercato stesso a dettare le regole. Non si pretenda di instaurare una presenza in un libero mercato attraverso l iniezione di denari pubblici, tolti oltretutto a utilizzi che potrebbero essere ben più necessari, se non addirittura vitali, per alcuni cittadini della musica. Se poi si parla di situazioni in cui viene favorito l utilizzo di spazi pubblici inutilizzati o sottoutilizzati per manifestazioni organizzate e finanziate privatamente, allora questa è una faccenda diversa. Cum grano salis, e possibilmente al di fuori di meccanismi di paternalismo politico o, peggio, di voto di scambio, questo potrebbe essere un equo compromesso. Ma mettere su enti, associazioni, cooperative e/o crearsi posizioni di spicco in presunte scene per ergersi a portavoce di qualcuno e battere cassa mi sembra davvero quanto di più lontano da come vedo io il concetto del fare musica... Ma io vengo dal punk, e da un epoca nella quale l unica mano tesa verso le istituzioni era per alzare il dito medio, e non per elemosinare, quindi concedetemi almeno qualche attenuante generica... Dopo tanti anni sei rimasto ancora nell ambiente musicale, cosa che non capita a tutti. Ti capita a volte di sentire o incontrare qualche tu amico ex musicista che ad un certo punto ha detto Basta, vado a fare l impiegato ed ha appeso il chiodo al chiodo? Credi che capiterà anche a te prima o poi? Io, almeno finché le logiche delle multinazionali (e potrebbe essere davvero poco, ahimè...) me lo consentiranno, faccio davvero l impiegato! E vi assicuro che conciliare le due cose, e la famiglia, non è sempre facile. Sono continui compromessi, piccoli e grandi, che bisogna cercare, e naturalmente chi ha lo spirito pervaso dal fare musica non sempre ha la stessa capacità negoziale dell Onu e la pazienza di Madre Teresa di Calcutta, ma d altro canto è anche vero che a nessuno di noi lo ha prescritto il medico di avere questa passione quindi... Sono tanti gli amici che hanno mollato, a partire dal batterista degli Asphyxia/The Five Faces nel lontano allora lo vissi come un vero e proprio tradimento e ci rimasi malissimo, ora sono ovviamente più conciliante. Vivo ogni giorno sulla mia pelle cosa vogliono dire certe responsabilità, e riconosco che ci vuole una certa dose di follia, o di incoscienza, per continuare a perseguire testardamente certe cose in presenza di altre... E poi, parafrasando i Led Zeppelin, essere nel rock è come essere in una società segreta, anche se gli anni, i decenni, passano quando ci si ri-incontra ci si riconosce subito. Gli altri invece, quelli per cui la musica era solo una cosa del momento, ora si staranno gustando qualche altra passione (in fondo ce ne sono sempre di più disponibili, no?) e quindi con loro va bene così. Loro non mancano a me e io senz altro non manco a loro... Un ultima domanda, per chiudere con un Produzioni messaggio d ottimismo: cosa vorresti che venisse scritto sulla tua tomba? :-D Mi viene in mente quella barzelletta che suggerirebbe di mettere Ve l avevo detto che non mi sentivo mica tanto bene... Più realisticamente, e attingendo solo al mio sacco, direi È vissuto inseguendo i suoi sogni. Ma non crediate abbia smesso, ora Più info su Giorgio su h t t p : / / w w w. m y s p a c e. c o m / a t e l i e r n o u v e a u h t t p : / / w w w. m y s p a - c e. c o m / t h e f a m i l y i t 17 CMPST #7[ ]

18 Sul Palco Siamo in Liguria, e la gente è sempre un po scettica all inizio, rispetto a queste iniziative... Santo Rock Festival Intervista con Giacomo Boeddu e Michele Cauda di Giulio Olivieri E QUINDI: SANTO SUBITO! L estate è ormai alle porte, i locali han fatto i loro bei concerti di fine stagione e il rocker genovese in teoria finisce per perdere per tre mesi il suo habitat più classico. A salvarlo dalla fame di concerti ecco che arrivano quelle sane abbuffate collettive di musica che sono i festival, ricchi banchetti dal menù vario e appetitoso che lasciano lo spettatore satollo e felice. E il pubblico ha decisamente dimostrato di apprezzare la scelta, così come la band, e come si può immaginare la cosa fa bene a tutte e due le parti: chi viene per sentirsi un po di buona musica scopre gruppi che forse non sarebbe mai andato a vedere, chi viene per suonare ha l occasione di testare la propria musica su spettatori che possono anche non seguire il loro genere e che quindi devono venir conquistati con ogni mezzo. Insomma, un occasione d oro per la scena musicale cittadina, tanto più che la necessità di avere un cast ogni anno diverso spinge chi organizza a dar spazio alle nuove leve, dando così spazio a chi deve ancora farsi le ossa sul palco e ha necessariamente bisogno di mettersi alla prova in manifestazioni importanti. Lunga vita ai festival estivi dunque, e quindi preparate capellini per riparavi dal sole, spray antizanzare, creme per proteggervi dal sole e telo per stendervi sul prato e buon divertimento! 18 CMPST #7[ ] Con una scaletta che comprende una notevole varietà di generi (dall hard all hardcore, dal noise all hiphop, dal punk al funk, dal cantautorato al reggae), il Santo Rock (Villa Serra, a Menasseno Sant Olcese, dal 6 all 8 giugno) si preannuncia uno dei più divertenti (e rinfrescanti, vista la zona) della stagione festivaliera. Scaletta varie, si scriveva, e con headliner come Sadist, Morkobot e Bobby Soul e innumerevoli altre formazioni (per un totale di ventun gruppi divisi sei il 6 giugno, 7 il sette e -chi l avrebbe mai detto?- otto per l 8) direi che c è da uscirne soddisfatti. Compost ha deciso di parlarne con Giacomo Boeddu e Michele Cauda, due componenti dell organizzazione che si occupa dell organizzazione del festival... Beh, innanzi tutto credo sia d obbligo fare un po di storia del festival... Michele: Il Festival nasce prima di tutto dalla mente di Valentina Di Maggio, bassista dei 2 Novembre, e trova come primo sostenitore il fratello Davide, batterista nello stesso gruppo. I due sono da sempre affascinati dalla dalla bellezza del parco di Villa Serra e decidono di tentare di renderlo cornice di un evento musicale: da Sant Olcese, il Santo Rock. Giacomo: Il senso era proprio regalare un contesto alle band della scena genovese, la sfida quella di farlo nel piccolo paese dove abitavano... Nel 2005, in un unica serata si esibirono pochi gruppi. Il pubblico non era molto,

19 La linea che vogliamo mantenere è quella di variare il più possibile i partecipanti al festival. ma il guanto era stato gettato! L anno dopo le sere furono due, il numero dei gruppi aumentò e così il pubblico.. M: E a proposito, tante sono le persone che sin dall inizio hanno creduto in questo progetto e collaborato...cogliamo l occasione per ringraziarle tutte: voi sapete chi siete! G:Anche il loro numero è cresciuto nel tempo... nel 2006 un altro santolcesino, Michele Cauda, basso di Boogamen e Zero Reset, entra a far parte dell organizzazione... M: E da quest anno il team del Santo, come chiamato confidenzialmente dagli amici, ha aggiunto un altro tassello al mosaico: Giacomo Boeddu, voce dei Gandhi s Gunn. Adesso siamo in cinque e viaggiamo a pieno regime, grazie alla suddivisione dei ruoli che ci permette di organizzarci al meglio. G: L organico è completato da Francesco Raimondi, chitarra dei Gandhi s Gunn, che cura tutto il lato tecnico e pratico(assieme a Davide) e garantisce lo svolgimento ottimale delle serate del festival. E il nostro mago del palco,nonché come tutti noi, contributore in prima persona. Tornando alla storia, intanto il festival cresceva, si arriva all edizione dell anno scorso: 23 bands suddivise in tre serate,con un pubblico di circa 1500 persone: l esperienza preziosa dei due anni precedenti inizia a dare succosi frutti! M: Quest anno la sfida si fa ancora più ambiziosa... I nomi in cartellone diventano importanti... sì, il festival cresce... Quali sono le maggiori difficoltà che incontrate? G: La principale difficoltà è quella ovviamente di reperire i finanziamenti: a Sant Olcese molti guardano al festival con favore e ci supportano, ma avremmo bisogno di avere più margine di manovra per quanto riguarda l autofinanziamento o nostro malgrado saremo costretti a cambiare location dal prossimo anno... Sarebbe per noi vitale poter racimolare qualcosa tramite le attività di ristoro,ovvero la distribuzione e vendita di bevande... ma ciò al momento non ci è permesso M: Ricordiamo infatti che il festival non ha grandi sponsor, si regge sulle spalle... beh, nostre!! Nonostante tutto ci teniamo a tenere l ingresso totalmente gratuito, nel rispetto dello spirito dell iniziativa. E i rapporti con gli abitanti della zona come sono? M: Siamo in Liguria, e la gente è sempre un po scettica all inizio, rispetto a queste iniziative... I giovani di Sant Olcese ovviamente sono felici di avere nella propria Villa immersa nella natura alcune serate di movimento! G: I meno giovani sono anche meno contenti...com è lecito aspettarsi, ma per noi è fondamentale il rispetto di tutti, e siamo disponibili ad ascoltare le eventuali rimostranze M: Certamente un po di rumore è inevitabile...dopotutto si tratta di rock!!! Le restrizioni che vogliono imporci sull orario di chiusura finiscono per minare inevitabilmente il livello e la qualità del festival Noi riteniamo che un po di musica per tre giorni all anno non sia così insostenibile insomma, abbiamo le nostre difficoltà, l appoggio per quanto riguarda il parco sarebbe fondamentale! Il programma del festival è sempre stato aperto ad ogni genere musicale, qual è il criterio con cui scegliete i gruppi? G: Si parte dal rock in tutte le sue declinazioni, ma lo scopo è di far suonare chiunque possieda una proposta valida. M: Ciò che è fondamentale è la preparazione e la qualità delle bands, poi ci teniamo a proporre al pubblico la più ampia varietà di suoni! C è qualche band che avreste voluto far Giacomo al mixer luci by Framezero Sul Palco suonare ma che per qualche casino non siete riusciti a chiamare? M: Tutte e nessuna...nel senso che abbiamo contattato diverse band, ma avendo ottenuto da subito una risposta positiva da Sadist, Morkobot e Bobby Soul, la scelta degli headliner si è chiusa subito nel modo migliore. Per quanto riguarda i gruppi della scena ligure e genovese, la linea che vogliamo mantenere è quella di variare il più possibile i partecipanti al festival. G: Il criterio è semplicemente quello di chiamare band da noi ritenute 19 CMPST #7[ ]

20 Sul Palco interessanti,quest anno la scelta si è ampliata tramite una selezione dei demo che i gruppi ci hanno portato al Penelope. Ovviamente non abbiamo potuto soddisfare tutte le richieste ricevute, ringraziamo comunque tutti quelli che hanno dimostrato di credere nel nostro progetto! La grafica del poster è di Kabuto? G: Si le grafiche sono tutte di Kabuto, bassista dei Gandhi s Gunn, che ha curato anche quelle del cd dei 2 Novembre, riteniamo importantissimo curare tutti gli aspetti del festival, inutile dire chele grafiche e lelocandine sono fondamentali. M: Vogliamo che rappresentino per tutti un punto di riferimento in modo da fissare l immagine di quello che siamo e facciamo. L anteprima del Santo Rock a Multedo è stata un ottima idea, come vi siete sentiti dopo il successo dell iniziativa? G: Soddisfatti! Come avrete capito a noi piace l idea di trovare location assolutamente nuove : luoghi poco sfruttati ma con grandi potenzialità. Rischiando contro gli ultimi freddi invernali abbiamo voluto proporre un amarcord della scorsa edizione con band come Vanessa Van Basten, Pornoshock e Fungus... M: Un amarcord e anche un biglietto da visita per la prossima edizione... La risposta della gente è stata fantastica ed ha accresciuto la nostra motivazione a mille! Avete in progetto di replicare l evento? M: Certamente, adesso chi ci ferma più?? G: Abbiamo intenzione di proporre altri eventi estivi al Penelope, e per l inverno stiamo studiando diverse cosette interessanti... Vi terremo informati! La risposta della gente è stata fantastica ed ha accresciuto la nostra motivazione a mille! 20 CMPST #7[ ] L edizione 2007 del Santo Rock - foto di Simone Lezzi Framezero Il festival sarà anche l occasione per presentare il tanto atteso esordio dei 2 Novembre: qualche anticipazione sul disco? M: Sì, e a questo teniamo particolarmente: i 2 Novembre rappresentano molto per Genova e il santo rock, come ideatori del festival e organizzatori instancabili, nonché come una delle band più valide ed amate dell attuale panorama genovese... G: La serata del 7 Giugno vedrà l anteprima dal vivo di Bellorio loro album di esordio, che sarà in distribuzione in tutta Italia da settembre. Ovviamente questo evento rende questa edizione del festival ancora più imperdibile. Volendo riassumere in uno slogan il motivo per cui chi sta leggendo queste righe DEVE sentirsi obbligato a venire al festival cosa direste? Tutti e due: Vi chiedete il perché del loro lungo collo? Al santorock anche i cigni fanno headbanging!!! Stay cigno!!! Più info sul Santo Rock Fest su h t t p : // w w w. m y s p a c e.c o m / santorockfest

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