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1 UNIVERSITA DEGLI STUDI DI PADOVA DIPARTIMENTO DI SCIENZE ECONOMICHE E AZIENDALI M. FANNO CORSO DI LAUREA IN ECONOMIA E COMMERCIO PROVA FINALE L INCIDENZA DELLE SOFFERENZE SULLA PRODUTTIVITA DELLE BANCHE: IL CASO BCC DEL TREVIGIANO RELATORE: CH. MA PROF. SSA CINZIA BALDAN LAUREANDA: PAOLA CONTE MATRICOLA N EC ANNO ACCADEMICO

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3 Alla mia nonna

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5 INDICE pag. Introduzione 7 1. LE SOFFERENZE BANCARIE 1.1 Definizione Alcune considerazioni riguardo il deterioramento degli impieghi bancari Le differenze tra sofferenze e le altre partite anomale Lo stato di insolvenza Il rischio di insolvenza L AFFIDAMENTO DELLA CLIENTELA 2.1 I fidi bancari Le fasi della concessione di credito Relationship banking Valutazione del merito di credito La Centrale dei Rischi I Rating LA PRODUTTIVITÀ 3.1 La produttività in ambito bancario Gli indicatori di produttività CASE STUDY: LA BCC DEL TREVIGIANO 4.1 Introduzione: descrizione della banca Politica degli affidamenti La struttura e la composizione del portafoglio La raccolta a breve da clientela Dati di conto economico Indicatori 54 Osservazioni Conclusive 56 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 58 5

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7 Introduzione Negli ultimi anni i margini di profitto degli istituti di credito sono sensibilmente diminuiti a causa dell accentuarsi del fenomeno delle sofferenze bancarie che ha avuto ripercussioni sull attività bancaria di numerosi paesi industrializzati, tra cui l Italia. L obiettivo di questo lavoro è quello di fornire una panoramica per capire che impatto hanno la qualità del credito e nello specifico le sofferenze bancarie sulla produttività degli istituti di credito e nei bilanci della BCC del Trevigiano. Nel primo capitolo, si è cercato di dare una definizione del concetto di sofferenza bancaria, individuando anche i segnali premonitori interni ed esterni al rapporto banca-impresa, e di distinguere i diversi tipi di anomalia che si generano dallo stato di difficoltà in cui versa l impresa affidata. Da quanto approfondito emerge che le sofferenze sono originate dallo stato di insolvenza in cui si trovano le aziende; ecco dunque l importanza di valutare il rischio di insolvenza da parte degli istituti di credito. Dopo l analisi descrittiva del fenomeno di sofferenza bancaria, nel secondo capitolo, vengono trattati gli strumenti e le procedure necessarie alla banca nell affidamento alla clientela. Ad inizio capitolo è stato fatto un breve accenno sul fido bancario per poi passare agli aspetti tecnici delle fasi di concessione del credito. È utile l acquisizione di informazioni qualitative (relationship banking) dell azienda richiedente credito e in modo particolare nella valutazione del merito di credito che consiste nello stabilire la capacità di rimborso. La Centrale dei Rischi si propone come mezzo in grado di accrescere la capacità di valutazione e di controllo della clientela. Il rating fornisce un informazione aggiornata sulla solvibilità dei soggetti beneficiari di un finanziamento e quindi un giudizio sulla capacità e sulla volontà di un soggetto economico di adempiere gli impegni assunti. Nel terzo capitolo si è cercato di dare una definizione di produttività in ambito bancario e quindi di input e output nel processo di produzione delle banche secondo diversi approcci. Si è ritenuto opportuno infine ricondurre l analisi della produttività bancaria in analisi della redditività poiché concetti molto simili. Nell ultima parte di questo capitolo sono esposti quattro indicatori di produttività opportunamente selezionati: ROE, ROA, contribuzione gestione denaro e cost income. 7

8 Il quarto capitolo si riferisce al caso di studio della BCC del Trevigiano ed inizia con una breve presentazione di questa banca di credito cooperativo con l analisi della politica degli affidamenti e della struttura e composizione del portafoglio. Dopo alcune considerazioni sugli impieghi e sulla raccolta a breve da clientela, la parte finale del lavoro esamina i dati di conto economico che contribuiscono al calcolo degli indicatori individuati nel capitolo precedente e applicati al caso della BCC del Trevigiano per condurre l analisi della produttività della banca. I dati mostrano un netto peggioramento della qualità dei crediti a causa anche di una sostenuta recessione del ciclo economico; l incidenza delle sofferenze sugli impieghi bancari è aumentata in maniera rilevante. 8

9 1. LE SOFFERENZE BANCARIE 1.1 Definizione. Nella terminologia di vigilanza si definiscono sofferenze bancarie gli affidamenti (per cassa 1 e di firma 2 ) nei confronti di soggetti in stato di insolvenza (anche non accertato giudizialmente) o in situazioni sostanzialmente equiparabili, indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita e dall esistenza di eventuali garanzie (reali o personali), fornite dal prenditore, come presidio del credito ricevuto. Il termine sofferenze indica, pertanto, nel linguaggio bancario, i crediti, affidati al contenzioso, cioè agli uffici legali, di cui si teme il mancato buon fine oltre che crediti vantati nei confronti dei clienti che versano in gravi e non transitorie difficoltà economiche e finanziarie. La definizione precedentemente riportata fa riferimento alla nozione di sofferenze lorde. La Banca d Italia ha inoltre individuato le sofferenze al valore di realizzo, o sofferenze bancarie nette in quanto esposizioni al netto delle svalutazioni contabilizzate. Le istruzioni per la compilazione delle segnalazioni obbligatorie enunciano dettagliatamente i criteri per il calcolo dell importo da comunicare specificando che deve essere segnalato al netto di eventuali rimborsi e al lordo delle svalutazioni e dei passaggi a perdita eventualmente effettuati; detto importo include gli interessi e le spese per il recupero dei crediti. È rimandata alla prudente gestione delle singole banche, la scelta se un soggetto debba essere considerato o meno in sofferenza. Si tratta dunque di una stima soggettiva della reale esposizione al rischio di credito lasciata alla valutazione dell intermediario. Da quanto esposto si può quindi rilevare che l Organo di Vigilanza (d ora in poi OdV ) ha basato il posizionamento dei crediti a sofferenza sulla base di un giudizio che non dipende soltanto dall inadempimento del singolo rapporto contrattuale, né dalla presenza o meno di garanzie, ma soprattutto dalla acquisita consapevolezza che il debitore è ormai incapace di assolvere con regolarità alle proprie obbligazioni, indipendentemente dalla circostanza che 1 Fido per cassa : si riferisce alla possibilità dell affidato di utilizzare il credito per il tramite del conto corrente bancario, cioè di utilizzare il prestito ottenuto come mezzo di pagamento. Se nella gestione corrente un'azienda presenta esigenze di liquidità può ricorrere ad una soluzione del tipo fido per cassa [P. BIFFIS, 2009]. 2 Fido di firma : comprende le accettazioni, gli impegni di pagamento, i crediti documentari, gli avvalli, le fideiussioni e le altre garanzie rilasciate dagli intermediari, con le quali essi si impegnano a far fronte ad eventuali inadempimenti di obbligazioni assunte dalla clientela nei confronti di terzi. Essi sono ripartiti in due categorie a seconda che le garanzie assistano operazioni di natura commerciale o di natura finanziaria. Non consentono la movimentazione di conti correnti da parte della clientela, se non in casi particolari. Essi non possono, cioè, venire utilizzati come mezzi di pagamento da parte dei clienti che li hanno ottenuti [P. BIFFIS, 2009]. 9

10 siano o meno iniziate azioni mirate, giudiziali e non, nei suoi confronti. Il passaggio allo status a sofferenza implica una valutazione da parte dell intermediario della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un solo ritardo di quest ultimo nel pagamento del debito. A questo stadio, giungono le partite incagliate che evolvono negativamente e che si accompagnano anche a fatti amministrativi che denotano difficoltà finanziarie irreversibili come azioni esecutive promosse da terzi o cessazione dell attività. Si tratta di un passaggio amministrativo nel senso che esso deve produrre l effetto contabile della svalutazione dei crediti relativi in base alle previsioni di perdita connesse con la situazione di solvibilità dei singoli debitori [BIFFIS, 2009]. L importo di tali svalutazioni va segnalato fino al momento in cui intervenga un evento estintivo dei crediti, quali: il venir meno del corrispondente diritto della banca (nell ipotesi di rimborso o di cessione pro-soluto del credito); quando i competenti organi aziendali abbiano, con specifica delibera, preso definitivamente atto dell irrecuperabilità del credito, o di quota parte dello stesso, oppure abbiano rinunciato agli atti di recupero per motivi di convenienza economica; quando sono in atto procedure concorsuali anche se non ancora chiuse o terminate e sia stata assunta la delibera anzidetta. La pressante esigenza di avere criteri valutativi più precisi e oggettivi ha indotto la Banca d Italia a pensare e disporre una disciplina più idonea, introducendo tra l altro la nozione di sofferenza «rettificata», per tener conto di discordanze di giudizio o di possibili sviste da parte delle banche segnalanti, intesa come l esposizione complessiva di un affidato qualora sia segnalata: a) in sofferenza dall unica banca che ha erogato il credito; b) in sofferenza da una banca e tra gli sconfinamenti dell unica altra banca esposta; c) in sofferenza da una banca e l importo della sofferenza sia almeno il 70 per cento dell esposizione complessiva ovvero vi siano sconfinamenti pari o superiori al 10 per cento; d) in sofferenza da almeno due banche per importi pari o superiori al 10 per cento dell utilizzato complessivo per cassa. Attraverso l utilizzo di questo aggregato, il debitore che viene qualificato come debitore in sofferenza rettificata, è tale rispetto all intero sistema creditizio. 10

11 In questo modo si giunge ad una classificazione dei prenditori di fondi oggettiva e univoca, che permette di compiere una stima più precisa del grado di rischio associato all attività di prestito. Questo aggregato mette in evidenza, rispetto all intero sistema creditizio, una situazione di difficoltà finanziaria e reddituale da cui discende l incapacità del prenditore a far fronte agli impegni assunti. La segnalazione di una posizione di rischio tra le sofferenze non è più dovuta quando: viene a cessare lo stato di insolvenza o la situazione ad esso equiparabile; il credito viene rimborsato dal debitore o da terzi anche a seguito di accordo transattivo liberatorio, di concordato preventivo o di concordato fallimentare remissorio; rimborsi parziali del credito comportano una corrispondente riduzione dell importo segnalato; il credito viene ceduto a terzi; i componenti organi aziendali con specifica delibera hanno preso definitivamente atto della irrecuperabilità dell intero credito oppure hanno rinunciato ad avviare o proseguire gli atti di recupero. Il pagamento del debito e/o la cessazione dello stato di insolvenza o della situazione ad esso equiparabile non comportano la cancellazione delle segnalazioni a sofferenza relative alle rilevazioni pregresse. 1.2 Alcune considerazioni riguardo il deterioramento degli impieghi bancari. È parere concorde degli esperti che l aggravarsi delle condizioni di realizzabilità dei crediti debba essere ascrivibile, in primo luogo, all andamento dell economia. In altri termini, la fase di recessione economica globale sarebbe la causa principale dell incremento delle sofferenze. In realtà, attribuire quest ultimo fenomeno esclusivamente al degrado della generale situazione economica può essere considerato fin troppo scontato. Se è indubbio, infatti, che il deterioramento della qualità degli attivi bancari costituisce una caratteristica fisiologica della recente fase recessiva internazionale, comune ai diversi sistemi bancari, è possibile rilevare come il fenomeno delle sofferenze bancarie in Italia sia ricollegabile ad un insieme di elementi strutturali peculiari del nostro sistema produttivo, finanziario e creditizio. In sostanza, tra gli elementi distintivi propri del nostro sistema che hanno contribuito alla notevole crescita delle sofferenze possiamo annoverare: l insufficienza di capitali di rischio da parte delle imprese, un comportamento generalizzato di accondiscendenza finanziaria (caso 11

12 molto frequente nelle banche di credito cooperativo) che ha permesso o addirittura favorito il sovra indebitamento delle aziende, nonché la prassi del frazionamento dei rischi mediante affidamenti multipli. È nota la scarsità di capitali delle nostre imprese, la quale ha portato il sistema creditizio a concedere una sorta di anticipazione di liquidità, proprio sottoforma di prestiti e quindi di indebitamento delle aziende stesse, al fine di colmare dette carenze. È risaputo che nel nostro paese c è un mercato dei capitali poco sviluppato, che può essere classificato come mercato inefficiente, perciò il sistema produttivo si deve rivolgere agli istituti di credito per recuperare risorse finanziarie, diversamente da quanto accade nei paesi, dove il numero di società di capitali, in cui i fondi vengono reperiti per il tramite degli azionisti è maggiore. Relativamente all atteggiamento generalizzato di accondiscendenza finanziaria, occorre sottolineare come esso abbia permesso e addirittura favorito il sovra indebitamento delle imprese che, facendo insistentemente leva sul sistema bancario, sono riuscite ad ottenere dallo stesso risorse aggiuntive sempre meno commisurate alle rispettive potenzialità economicopatrimoniali. Si è, in pratica, giunti a concedere credito in misura sproporzionata alle capacità espresse dai prenditori dei fondi, con un conseguente rapporto banca-impresa non fisiologico ed una sempre più evidente difficoltà per le imprese di rimborsare i prestiti ottenuti. Se invece prendiamo in esame le cause delle sofferenze bancarie legate al credito concesso ai privati, possiamo ricondurle ad una crisi del mercato del lavoro, determinata a sua volta da una crisi pressoché generalizzata del sistema produttivo. Infatti, come una famiglia che ha poche disponibilità liquide non immette nel mercato moneta mediante i suoi consumi, a maggior ragione se il lavoro scarseggia e di conseguenza il reddito si abbassa, il consumatore tipo fatica ad assolvere ai propri impegni verso la banca. L andamento delle sofferenze è sicuramente subordinato alle caratteristiche dei prenditori, che naturalmente possono divenire più problematiche per oscillazioni del ciclo economico, per carenze strutturali, di territorio o di settore. Il problema delle sofferenze, quindi, condiziona la redditività bancaria e può essere affrontato solo con efficienti sistemi di valutazione dei fidi sia nel momento della loro concessione sia nei successivi momenti periodici di controllo degli affidamenti accordati. 12

13 1.3 Le differenze tra sofferenze e altre partite anomale. I crediti in sofferenza non sono altro che una tipologia delle partite anomale, si possono infatti identificare tre categorie di prestiti che devono essere distinti dalle partite che includono al loro interno gli impieghi cosiddetti «vivi»: i crediti incagliati, i crediti in sofferenza e i dubbi esiti. Nel linguaggio corrente spesso si utilizza la locuzione «impieghi vivi» per indicare i prestiti in essere con andamento «normale», nel senso di «non preoccupante»; si usa la locuzione partite anomale per indicare i prestiti che, invece, hanno un andamento «anormale», nel senso che presenta non trascurabili elementi e profili di preoccupazione [BIFFIS, 2005]. Le esposizioni iniziano ad essere anomale quando non vengono adempiuti gli obblighi contrattuali, il che accade dopo 30 giorni dalla scadenza contrattuale del prestito cioè «quando si supera il normale periodo di grazia previsto per le operazioni della specie dalla prassi bancaria (30 giorni)». 3 Volendo effettuare una graduatoria della qualità dei crediti, si possono individuare al primo posto i crediti giudicati completamente recuperabili, poi i crediti verso i clienti che si trovano in momentanea difficoltà (crediti incagliati), successivamente i crediti verso clienti in stato di insolvenza per cause non transitorie (le sofferenze) e infine i crediti che si stimano in tutto o in parte persi (dubbi esiti). I prestiti vivi sono quelli che non presentano alcuna anomalia nel momento in cui ne viene fatta la valutazione, sono prestiti in regolare ammortamento o affidamenti con un corretto utilizzo. Si ritiene che le imprese affidate si trovino in una situazione finanziaria ed economica tale da permettere loro il rispetto degli impegni assunti, senza rischi legati alla liquidità e redditività aziendale. Le posizioni incagliate, secondo la Circolare B.I. 217/1996, sono rappresentate dalle esposizioni nei confronti di soggetti in temporanea situazione di obiettiva difficoltà, che si prevede possa essere rimossa in un ragionevole periodo di tempo. Nel momento in cui questa situazione di temporanea difficoltà diviene permanente si ha il passaggio del credito da una posizione incagliata ad una posizione in sofferenza. Le sofferenze, come già detto, sono affidamenti che hanno come contropartita clienti in stato di insolvenza o in situazioni equiparabili. Si tratta di crediti la cui riscossione non è certa e il relativo importo è soggetto all invio di una segnalazione alla Centrale dei Rischi entro tre giorni lavorativi dalla data in cui si è registrato l evento significativo che ne ha determinato il cambio di status. 3 Banca d Italia, Manuale per la compilazione della matrice dei conti. 13

14 Alla fine di questa scala qualitativa del credito, si trovano i dubbi esiti che rappresentano l ultimo stadio di deterioramento del credito. Questi sono costituiti dalle esposizioni nei confronti di soggetti che non sono più in grado di rimborsare il proprio credito e si ritiene che il recupero degli stessi preveda perdite future. L insieme di queste posizioni patologiche di credito va a formare l aggregato delle partite anomale. Le banche e le autorità di vigilanza mostrano una crescente attenzione verso i crediti anomali al fine di migliorare la bontà del credito e di conseguenza cercare di ridurre i rischi del proprio portafoglio prestiti. L insorgenza di anomalie nella qualità del credito bancario viene disciplinata soprattutto in funzione delle valutazioni ai fini di bilancio e di vigilanza. Le anomalie costituiscono, infatti, un grave problema dal momento che è obbligatorio assoggettare i crediti a svalutazioni analitiche e sono necessarie disponibilità di utili lordi da accantonare con conseguente riduzione degli stessi. I costi di svalutazione hanno un riflesso peggiorativo a conto economico nel bilancio compromettendo la redditività delle banche. Le partite anomale inoltre comprimono il valore dell attivo e incidono sulla consistenza dei coefficienti minimi patrimoniali di cui le banche devono disporre. 1.4 Lo stato di insolvenza Dalla definizione di sofferenze bancarie precedentemente riportata, emerge che l elemento qualificante di una posizione a sofferenza va individuato nella presenza di uno stato di insolvenza (default) del cliente affidato. Per stato di insolvenza, in giurisprudenza, si intende la situazione di oggettiva incapacità non transitoria ad adempiere regolarmente le proprie obbligazioni, determinata dalla mancanza dei mezzi necessari per effettuare i pagamenti dovuti e dall impossibilità di procurarsi tali mezzi altrove. La situazione di insolvenza è, dunque, una situazione del patrimonio dell imprenditore che non gli permette di soddisfare regolarmente i propri debiti. La forma principale di manifestazione dello stato di insolvenza è data da reiterati inadempimenti, che oggettivamente costituiscono un grave e serio indizio di difficoltà finanziarie. È insolvente l imprenditore che può pagare solo parzialmente i suoi debiti e anche l imprenditore che può adempiere a tutti i suoi debiti, ma solo in un momento successivo alla scadenza degli stessi. 14

15 Al contrario, non è causa di insolvenza il riscadenziamento dei crediti e la concessione di proroghe, dilazioni, rinnovi o ampliamenti di linee di credito. Tali modifiche non devono dipendere dal deterioramento delle condizioni economico-finanziarie del debitore, ovvero non devono dare luogo ad una perdita. 4 Lo stato di insolvenza va tenuto distinto dall inadempimento, che consiste nella mancata esatta prestazione di quanto dovuto e si riferisce sempre e soltanto ad una singola e ben individuata obbligazione. L insolvenza invece ha una portata generale, relativa a tutti i creditori. Secondo l agenzia di rating Standard & Poor s, si ha default quando vengono meno la capacità o la volontà del debitore di tener fede agli impegni finanziari relativi ad un obbligazione rispettandone i termini originari, più precisamente: quando un pagamento di interessi e/o capitale è dovuto ma non viene effettuato; in caso di richiesta spontanea di accesso a una procedura concorsuale; a seguito di un offerta di ristrutturazione del debito che ne riduce chiaramente il valore. La definizione appena riportata, per quanto autorevole, ha un valore meramente esemplificativo. In realtà, ogni istituzione finanziaria è libera di adottare dei criteri propri. Una definizione di default ampia e prudenziale consente di intercettare per tempo le possibili patologie creditizie, ma si presta a interpretazioni soggettive che possono pregiudicarne l applicazione in tutte le divisioni e dipendenze della banca. D altra parte, una definizione più ristretta rischia di fotografare con ritardo, o di non cogliere per niente, eventuali fenomeni di dissesto e di crisi finanziaria; ad esempio, una caratterizzazione basata esclusivamente sull esistenza di una procedura concorsuale in atto finirebbe per classificare come sane anche imprese manifestamente incapaci di fronteggiare i pagamenti correnti, o che hanno già avanzato alla banca un espressa richiesta di ristrutturazione del debito. In ogni caso è utile esplicitare con chiarezza e portare a conoscenza di tutti gli analisti della banca, la definizione di default, onde evitare il pericolo che strutture diverse, all interno dello stesso intermediario, applichino criteri differenti per valutare se una controparte vada considerata o meno insolvente. In termini generici, possiamo affermare che lo stato di insolvenza segnala una particolare situazione di disequilibrio finanziario e patrimoniale dell affidato: situazione che non 4 Banca d Italia, Manuale per la compilazione della matrice dei conti. 15

16 permette al debitore il corretto rispetto e prosecuzione del rapporto creditizio instaurato con la banca finanziatrice. Si intende una delle seguenti situazioni: alta probabilità che il debitore non adempia per intero l obbligazione (unlikeliness to pay); contabilizzazione di una perdita, anche parziale e anche sul servizio del debito; presenza di procedure concorsuali; ritardo nel pagamento di qualsiasi debito dopo 180 giorni (solo per l Italia) dalla sua scadenza originaria. Lo stato di insolvenza così definito, cioè alla scadenza contrattuale, non consente di determinare l effettiva perdita a carico dell intermediario che ha concesso il finanziamento. Occorre evidentemente attendere il risultato delle azioni di recupero del credito e del realizzo di eventuali garanzie reali (pegno, ipoteca) o personali (fideiussione) che assistono il contratto. Pertanto la perdita definitiva può essere determinata soltanto dopo tempi non brevi dal momento in cui è stata inizialmente accertata la condizione di insolvenza. Secondo le attuali normative regolanti la redazione del bilancio di esercizio degli intermediari creditizi (B.I., Circolare 262/2005), gli amministratori sono tenuti ad accertare al termine dell esercizio il presumibile valore di realizzo dei crediti in essere e a detrarre dal valore di carico di ognuno di essi la perdita presunta, ancor prima che essa possa essere considerata definitiva. Questa perdita in quanto prevedibile e ragionevolmente prevista, viene definita perdita attesa. Le perdite così computate confluiscono nel conto economico come componente negativo del reddito di esercizio, sotto la voce rettifiche di valore. Infine, indipendentemente dall effetto economico, il mancato pagamento totale o parziale, di capitale e interessi alla scadenza prevista determina il venir meno di un entrata di cassa attesa e si configura quindi come elemento di rischio finanziario di durata e di identità ignote ex ante, poiché queste dipendono dalle menzionate azioni di recupero. Il rimborso del capitale e il pagamento degli interessi dipendono sia dalla volontà soggettiva del soggetto contrattualmente obbligato (profilo di «correttezza commerciale»), sia dalla sua capacità oggettiva di pagare, che a evidenza dipende dalla consistenza del flusso di cassa netto disponibile (free cash flow) e/o dalla possibilità di sostituire il finanziamento in scadenza con altre fonti di risorse finanziarie. 1.5 Il rischio d insolvenza Il rischio di controparte o, più precisamente, rischio di insolvenza si configura nella possibilità che la controparte contrattuale, obbligata a dare una certa prestazione (rimborso di un capitale e pagamento di interessi), si riveli di fatto insolvente, cioè si riveli alternativamente non 16

17 disposta a pagare (volontà) o incapace di pagare (impossibilità, eventualmente determinata da fatti esogeni). Il rischio di insolvenza connaturato alle varie tipologie di affidamenti è abbastanza disomogeneo, nel senso che il rischio aumenta o diminuisce in base al tipo di prestito che viene erogato. In primo luogo è opinione comune considerare i crediti di firma a meno elevata rischiosità rispetto a quelli per cassa, in quanto la banca nell immediato non subisce alcun esborso numerario. Nonostante ciò, anche i crediti di firma possono comportare conseguenze negative per la banca; se la controparte per cui ha prestato garanzia risulta inadempiente sorge il rischio di insolvenza per la banca. Specularmente, se il cliente affidato risulta insolvente, l istituto di credito subisce nuovamente gli effetti legati a tale tipologia di rischio. In ogni caso la crescente rischiosità dell attivo dello stato patrimoniale delle banche, le porta nella concessione di un fido ad effettuare accurate valutazioni. Le banche, di conseguenza, prestano particolare attenzione, non solo al processo di erogazione del fido e di scelta della forma tecnica adeguata, ma anche al monitoraggio dell evoluzione del rapporto che l affidato ha con l ente erogante. 17

18 2. L AFFIDAMENTO DELLA CLIENTELA 2.1 I fidi bancari. Il fido bancario, o affidamento, è definito come l'impegno assunto da una banca a mettere una somma a disposizione del cliente, o di assumere per suo conto un'obbligazione nei confronti di un terzo. Dal punto di vista del cliente, il fido bancario è la somma di tutti i prestiti ottenuti dalle banche con le quali s intrattengono relazioni: un impresa può contrarre affidamenti, indipendenti gli uni dagli altri con più banche e, in questo caso, si parla di fidi multipli; nel caso in cui l impresa ottenga un unico fido da più banche si parla di fidi in pool [BIFFIS, 2009]. In questo modo l azienda moltiplica la sua capacità di indebitamento. Certo è che in un ambiente economico evoluto il ruolo del credito bancario assume un rilievo tale che la maggior parte dei soggetti economici fruisce di una linea di credito: non solo le aziende, ma sempre più spesso anche singoli individui hanno la facoltà di avvalersi di prestiti e trasformarsi in soggetti affidati. Un fido bancario perciò può essere concesso sia ad un privato che ad un'azienda, ma è solitamente quest'ultima la categoria che ricorre maggiormente al credito bancario. L Italia, infatti, è storicamente un Paese nel quale il sistema finanziario è bancocentrico, ossia orientato alle banche piuttosto che al mercato. Nel contesto italiano svolge un ruolo cruciale la particolare struttura delle imprese e quindi: la struttura familiare della proprietà, con conseguente desiderio da parte dell imprenditore di non condividere con altri soci il governo aziendale e i frutti economici che ne derivano; la proprietà e il controllo molto spesso coincidenti; l elevato livello di leva finanziaria (leverage) e la concentrazione del debito sul breve termine, incentivati dall alto livello di tassazione sui redditi d impresa, che determina un costo dopo le imposte del capitale di debito estremamente competitivo rispetto al capitale di rischio; la vicinanza geografica dell impresa alla banca, con rapporti gestiti prevalentemente in filiale. Questi aspetti mettono in evidenza la profonda commistione tra banche e imprese nel sistema finanziario italiano, in cui il risparmio giunge alle imprese attraverso il sistema bancario e le altre istituzioni finanziarie. 18

19 In relazione al rapporto banca-impresa, da un lato gli imprenditori lamentano la bassa qualità dei servizi bancari e l elevato costo del credito; dall altro, i responsabili delle banche evidenziano la difficoltà di ottenere informazioni attendibili e segnalano come l intento principale degli imprenditori sia quello di indebitarsi con un gran numero di banche per stabilizzare la disponibilità complessiva di fondi e minimizzarne il costo. In letteratura è stato ampiamente evidenziato che la tendenza al pluriaffidamento aumenta al crescere della dimensione dell impresa [FOGLIA ET AL., 1998], e conseguentemente al diminuire delle dimensioni aziendali si riduce il numero di banche con cui gli imprenditori interagiscono, aumentando così la possibilità che la banca di riferimento sia un intermediario locale; le piccole imprese hanno dunque maggiori possibilità di non disperdere i rapporti finanziari con il sistema bancario. Quanto appena detto fa emergere il problema che in Italia la banca sembra troppo piccola rispetto all impresa che affida e per questo l impresa è costretta a ricorrere a più banche. L effetto positivo più evidente del multibanking svolto sulla gestione degli intermediari è la spinta alla diversificazione del portafoglio prestiti e quindi alla riduzione del rischio di credito. In effetti, suddividendo quest ultimo fra più banche in ragione alla quota parte dei finanziamenti che ciascuno concede, si crea una vera e propria collettivizzazione del rischio; soprattutto, si evita di incorrere in perdite rilevanti nel caso di difficoltà dell impresa affidata. Tuttavia, il ricorso alla pratica dei fidi multipli presenta anche degli aspetti negativi da non sottovalutare, soprattutto quando gli enti creditizi non sono in grado di svolgere un ruolo di interlocutori efficienti nei confronti delle aziende. Quando le aziende si rivolgono al sistema bancario, è perché esiste un fabbisogno di mezzi finanziari generato dal fatto che le entrate monetarie derivanti dalla riscossione dei ricavi di vendita non riescono, di solito, a finanziare interamente le uscite connesse al sostenimento dei costi, queste ultime, infatti, precedono in genere il conseguimento dei ricavi, dato che i cicli di produzione iniziano prima che giungano a compimento quelli in precedenza avviati. Il soggetto poi ha la capacità di utilizzare il credito concesso dalle banche, ossia l insieme dei finanziamenti che la banca mette a disposizione del cliente, sotto qualunque forma tecnica: 1. Fidi di cassa ed assimilati: si tratta principalmente del classico scoperto di conto corrente, la linea di credito più utilizzata, e anche la più costosa per il cliente. Il tasso di interesse applicato al finanziamento in conto corrente è elevato, ma gli interessi vengono corrisposti dall azienda finanziata solo sulle somme effettivamente utilizzate. Essa consente di avere un'apertura di credito sul proprio conto corrente, che si manifesta nella possibilità per il cliente di utilizzare in qualsiasi momento e in qualsiasi modo le somme messe a disposizione da parte dell'istituto di credito 19

20 affidante, di norma senza preavviso e senza particolari obblighi di restituzione in termini temporali. I finanziamenti in conto corrente sono dotati di un elevato grado di elasticità; poiché la banca che concede tali finanziamenti, consente all impresa che si avvale di essi, di procedere ad utilizzi nelle fasi ascendenti del fabbisogno, quando l impresa acquisisce i fattori produttivi, e di ridurre o eliminare gli utilizzi attraverso rimborsi realizzati con versamenti in conto corrente nelle fasi discendenti, in cui l impresa riscuote le vendite dei prodotti realizzati. Si tratta di una linea di credito funzionale per l'impresa o il privato che ne beneficia; tuttavia le banche affidanti preferiscono un utilizzo elastico di detta linea di credito e tendono a ridurre o a revocare gli affidamenti caratterizzati da utilizzi pieni e statici. 2. Smobilizzo crediti, definito anche come castelletto bancario: è una categoria piuttosto ampia che riguarda quelle linee di credito che consentono lo smobilizzo di crediti che il soggetto richiedente vanta nei confronti di soggetti terzi. In tale categoria si ravvisano principalmente le seguenti tipologie di affidamento: i fidi c.d. di portafoglio composti da anticipo, sconto e credito effetti, dove si intendono per effetti le ricevute bancarie e le classiche cambiali; l'anticipo fatture, a sua volta articolato in anticipo fatture con cessione e senza cessione del credito. 3. Fidi di firma: si tratta di garanzie prestate dall'istituto di credito a favore di terzi per conto del soggetto richiedente, la forma tecnica più diffusa è sicuramente la fideiussione bancaria. 4. Fidi estero: rientrano in questa categoria tutte quelle linee di credito che consentono di supportare un'azienda nella sua attività commerciale con l'estero. Si evidenziano in tale categoria gli anticipi di fatture all'esportazione, le lettere di credito, i finanziamenti all'importazione. 5. Fidi per derivati: è una categoria che riguarda tutte quelle linee di credito necessarie per supportare l'operatività in derivati (ad es. futures, options, swap). 6. Finanziamenti: si tratta di tutte quelle operazioni di finanziamento a breve, medio o lungo termine caratterizzate dall'erogazione di una somma capitale e dal rimborso effettuato mediante un piano di ammortamento prefissato. I più diffusi in tale categoria sono i mutui ipotecari e chirografari. È necessario poi distinguere fra fido accordato e fido utilizzato : il primo sta a indicare la facoltà del cliente di utilizzare, secondo varie modalità, i fidi ottenuti; il secondo indica invece l esercizio della facoltà [BIFFIS, 2005]. 20

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