LINEE GUIDA PER LA DEFINIZIONE E ATTUAZIONE DI UNA STRATEGIA DI RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI GAS SERRA DA PARTE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

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1 LINEE GUIDA PER LA DEFINIZIONE E ATTUAZIONE DI UNA STRATEGIA DI RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI GAS SERRA DA PARTE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI luglio 2011

2 2 Gruppo di Lavoro per la redazione delle Linee Guida Enrico Cancila, Alessandro Bosso, Fabrizio Tollari, Astrid Franceschetti (ERVET) Fabio Iraldo (IEFE Università Bocconi e Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa) Sabrina Melandri, Tania Molteni, Andrea Fontanella, Alessia De Stefani (IEFE - Università Bocconi) Michela Gallo, Adriana Del Borghi, Felice Alfieri (CESISP Centro Interuniversitario per lo Sviluppo della Sostenibilità dei Prodotti) Rodolfo Pasinetti, Chiara Lazzari (Ambiente Italia istituto di ricerche) Supporto per la realizzazione Il documento è stato elaborato nell ambito del CTS Comitato Tecnico-Scientifico della Rete CARTESIO (Cluster, Aree Territoriali e Sistemi d Impresa Omogenei) ed ha usufruito del contributo tecnico e finanziario delle Regioni componenti la Rete e del Comune di Milano.

3 Indice INTRODUZIONE INVENTARIO TERRITORIALE SCENARIO DI BASE (BUSINESS AS USUAL, BAU) E OBIETTIVI STRATEGICI PIANIFICAZIONE DEFINIZIONE DEI PROGETTI VALUTAZIONE DEI COSTI E DEI BENEFICI ECONOMICI, AMBIENTALI E SOCIALI DELLE MISURE DI RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI GHG MONITORAGGIO VALIDAZIONE E VERIFICA DEI PROGETTI, RICONOSCIMENTO DELLE QUOTE DI RIDUZIONE E VALORIZZAZIONE ECONOMICA GLOSSARIO APPENDICI

4 INTRODUZIONE Proporre un approccio metodologico per impostare efficacemente le strategie regionali e locali per la riduzione delle emissioni di gas serra, risulta oggi non solo utile per molti attori delle politiche ambientali e territoriali, ma urgente per rispondere tempestivamente ad alcuni indirizzi comunitari innovativi. Temi quali la valutazione degli effetti integrati delle scelte di programmazione e pianificazione sul cambiamento climatico, dei possibili strumenti idonei per il supporto alle decisioni (inventari, piani clima, indicatori per la valutazione), della valutazione e rendicontazione dell efficacia delle politiche e della valorizzazione (anche economica) dei progetti di riduzione delle emissioni di gas climalteranti sono oggi in cima alle agende della politica territoriale e della ricerca. La proposta contenuta nelle presenti Linee Guida mira ad offrire alle pubbliche amministrazioni e agli enti locali una via praticabile per rispondere operativamente ai più recenti indirizzi emanati a livello comunitario in tema di lotta ai cambiamenti climatici, anticipandone le inevitabili ripercussioni di più lungo periodo sul modo di fare le politiche locali per il clima. Il cosiddetto Pacchetto Clima della Commissione Europea fornisce precise indicazioni agli stati membri, che a loro volta necessitano del contributo attivo di Regioni ed Enti Locali per raggiungere pienamente gli obiettivi nazionali. Nel 2009 due atti comunitari hanno affrontato il tema dei cambiamenti climatici fornendo indicazioni sul possibile ruolo della pubblica amministrazione: - la Comunicazione della Commissione Europea n. 147 del 1 aprile 2009 Libro Bianco sull adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d'azione europeo - la Direttiva CE n. 29 del 23 aprile 2009 che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra Il libro bianco sottolinea l importanza di affrontare le questioni climatiche nell'ambito di ciascuna politica settoriale (es. energia, urbanistica, rifiuti, ecc.) e dell opportunità che le misure settoriali interagiscano tra loro. Inoltre evidenzia l importanza della valutazione degli impatti climatici, auspicandone l applicazione sia nelle procedure di VAS e di VIA che in fase di valutazione degli investimenti pubblici e privati. Con la Direttiva 29/2009/CE l Unione Europea ha esplicitamente consentito l adozione di misure di attuazione per il rilascio di quote o crediti riguardanti progetti gestiti dagli Stati membri e finalizzati a ridurre le emissioni di gas a effetto serra non disciplinate dal sistema comunitario, suggerendo di fatto lo sviluppo di sistemi interni di scambio e valorizzazione di quote di riduzione volontaria non riconducibili all ambito di applicazione dell ETS (Emissioni Trading Scheme). Oltre a ciò, la stessa Direttiva ha previsto la possibilità che, nella logica del burden sharing sugli obiettivi di riduzione, vengano definiti da parte di entità sub-federali o regionali sistemi obbligatori di scambio delle emissioni di gas a effetto serra, rispetto ai quali si ritiene opportuno garantire il coordinamento amministrativo e tecnico riguardo alle quote di emissione del sistema comunitario. La Comunicazione Europa Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva del 3 marzo 2010 ribadisce gli obiettivi di riduzione delle emissioni serra del 20% al 2020 a livello comunitario e suggerisce che i traguardi dell'ue siano tradotti in obiettivi e percorsi nazionali onde rispecchiare la situazione attuale di ciascuno Stato membro e il livello di ambizione che è in grado di raggiungere nell'ambito di uno sforzo globale su scala UE per conseguire questi traguardi. 4

5 Inoltre viene posta enfasi sul fatto che la lotta al cambiamento climatico riguarda tutti i comparti dell'economia, non solo quelli ad alta intensità di emissioni. Esprime l importanza di potenziare il quadro per l'uso degli strumenti basati sul mercato (scambio di quote di emissione, revisione della fiscalità energetica, quadro per gli aiuti di Stato, promozione di un maggiore uso degli appalti pubblici verdi, ecc.). Si suggerisce di utilizzare il contributo delle politiche comunitarie, quali quelle di coesione, agricola, di sviluppo rurale e marittima, per affrontare il cambiamento climatico. Agli Stati membri viene chiesto di utilizzare strumenti basati sul mercato, come incentivi fiscali e appalti, per adeguare i metodi di produzione e di consumo. Alla luce delle considerazioni appena esposte, e con un ottica più ampia rispetto agli obiettivi comunitari, si ritiene di poter suggerire la lettura di queste Linee Guida come proposta di strumenti operativi utili all attuazione di un approccio territoriale e strategico per la lotta ai cambiamenti climatici. E opportuno sottolineare che le presenti Linee Guida sono mirate alla costruzione di una strategia locale per la riduzione delle emissioni serra, vale a dire che sono rivolte a fornire indicazioni operative per l attuazione di politiche di mitigazione, mentre non affrontano il tema delle politiche di adattamento. Le strategie di adattamento rappresentano misure complementari alle strategie di riduzione e, ragionevolmente, vanno elaborate nella fase di pianificazione (cap. 3) in maniera coordinata. 5 La costruzione di una strategia di riduzione delle emissioni serra è evidentemente collegata alle politiche energetiche locali. Pertanto le presenti linee guida possono costituire un utile riferimento anche per i comuni che avendo sottoscritto il Patto dei sindaci (iniziativa promossa dalla Commissione Europea) 1 sono chiamati a predisporre un Piano di Azione per l Energia Sostenibile (PAES). Gli operatori delle pubbliche amministrazioni e degli enti locali coinvolti nell applicazione delle politiche per il clima sono invitati ad utilizzare le presenti Linee Guida e a sperimentare l approccio proposto. Il documento è liberamente accessibile a tutti gli interessati; l utilizzo della metodologia proposta nell ambito di progetti ed esperienze locali può essere segnalato menzionando il presente documento e indicando la fonte di riferimento (ad es.: riportando il sito web su cui sono disponibili: Va infine tenuto presente che le presenti Linee Guida costituiscono un documento vivo, ovvero ambiscono ad essere un riferimento metodologico per quanto possibile condiviso e applicato dai possibili destinatari. Per questa ragione i redattori, in nome e per conto della Rete CARTESIO, si impegnano ad arricchire ed integrare il documento sulla base delle osservazioni e delle proposte che i lettori interessati e gli sperimentatori dell approccio sono invitati a trasmettere al seguente indirizzo mail: Allo stesso indirizzo mail si prega di comunicare la decisione di adottare la metodologia nell ambito di progetti o esperienze operative. 1 L iniziativa viene descritta più in dettaglio nel paragrafo conclusivo di questo capitolo introduttivo.

6 Obiettivi e approccio delle Linee Guida L elaborazione del presente documento, e le conseguenti azioni per la sua diffusione e promozione presso gli enti locali e le pubbliche amministrazioni interessate, hanno i seguenti obiettivi: a) Offrire un supporto per la definizione di una strategia complessiva da parte di pubbliche amministrazioni di diverso livello, al fine di attuare efficacemente iniziative di riduzione delle emissioni GHG, in coerenza con il proprio ruolo e ambito di governance territoriale e in modo tale da poter garantire un impegno complessivo e credibile in questo ambito; b) Fornire esemplificazioni e idee sulla possibile impostazione della strategia, in modo che questa possa fare affidamento su una fotografia iniziale della situazione delle emissioni GHG sul territorio e seguirne le evoluzioni migliorative, raggiunte grazie alle iniziative intraprese; c) Definire le modalità di attuazione delle strategie adottate attraverso la realizzazione di piani, programmi e progetti e la costituzione dei corrispondenti strumenti di supporto. d) Costruire scenari credibili, condivisi e praticabili sulla possibile valorizzazione economica delle riduzioni effettivamente conseguite nelle emissioni GHG, supportando gli operatori delle politiche climatiche (nazionali, regionali e locali) nella definizione e nella scelta fra le opportunità a disposizione (o da creare) sulla base di voci di costo e beneficio ipotizzabili e da trasferire nell ambito specifico di azione della pubblica amministrazione o dell ente interessato. 6 Sotto il profilo metodologico, è importante premettere che le Linee guida si basano sui seguenti criteri operativi: a) valorizzazione delle soluzioni e degli strumenti già esistenti e disponibili (ad esempio metodi di contabilizzazione delle emissioni GHG, standard di validazione dei crediti, metodi di valutazione ambientale strategica), sfruttando le sinergie possibili e fornendo indicazioni su come integrarli in una strategia complessiva; b) integrazione degli strumenti e delle soluzioni già disponibili al fine di renderle maggiormente coerenti fra loro (e quindi integrabili) e colmare gap metodologici e di applicazione pratica degli strumenti e soluzioni, soprattutto con suggerimenti relativi a fonti informative complementari, approcci correttivi o modalità alternative praticabili; c) approccio graduale e progressivamente estendibile, che consenta alle pubbliche amministrazioni ed enti pubblici interessati di muovere con la propria strategia da un settore di attività (es.: mobilità, politiche dell edilizia pubblica, ecc.), concentrando su questo l applicazione del percorso suggerito dalle Linee Guida, per poi trasferire lo stesso approccio ad altri settori di potenziale interesse; d) approccio modulare, che consenta alle pubbliche amministrazioni o enti destinatari delle Linee guida di avvalersi dei suggerimenti metodologici e delle indicazioni operative fornite step by step e poter decidere di concentrarsi sulla realizzazione di alcuni degli step previsti, laddove ciò non vada a discapito della coerenza e della credibilità della strategia stessa (es.: realizzazione del solo inventario territoriale del piano clima, nel caso si disponga già di un quadro emissivo sufficientemente aggiornato). Unica eccezione è rappresentata dal riconoscimento delle quote di riduzione di gas serra (proposta nel cap. 6), che

7 richiede la realizzazione a monte dell intero processo (analisi, pianificazione, progettazione e monitoraggio); e) approccio trasversale, necessario a garantire che i contenuti delle Linee Guida siano applicabili da diversi tipologie di amministrazioni ed enti, ciascuno secondo il proprio ruolo istituzionale e le proprie specificità (es.: Comuni, Province, Regioni), favorendo l integrazione delle politiche di riduzione delle emissioni serra ai diversi livelli territoriali; f) attenzione specifica alle opportunità di valorizzazione economica delle quote di riduzione dei gas serra, unendo alle possibilità attualmente già accessibili (es.: mercato dei crediti di tipo VER, Voluntary Emission Reduction, trattati in appendice) uno scenario di valorizzazione prospettabile per il futuro (si veda l intero cap. 6), nel tentativo di offrire ai destinatari delle Linee Guida un ventaglio di soluzioni oggi percorribili e suggerire future iniziative di architettura istituzionale anche a livello nazionale (es.: proposta di un sistema di scambio dei crediti fra Regioni o fra operatori pubblici, ipotesi di integrazione e mutuo riconoscimento con il mercato ETS, ecc); g) interpretazione del concetto di valorizzazione economica in senso esteso, includendovi la necessità di fornire ai destinatari delle Linee Guida dei riferimenti metodologici in grado di supportarli nella stima dei benefici (nonché del possibile payback) legati alla realizzazione di una strategia di riduzione delle emissioni GHG. 7

8 Struttura delle Linee Guida Le presenti Linee Guida adottano la logica espositiva del ciclo di Deming: plan do check act, arricchito da un ulteriore sezione dedicata alla valorizzazione dei risultati ottenuti. L ordine dei capitoli segue la logica delle fasi che consentono la costruzione di una strategia di riduzione delle emissioni di gas serra. Di seguito si riportano i contenuti generali: - Inventario territoriale delle emissioni serra Costruzione di inventari regionali o locali sviluppati partendo da metodologie consolidate. - Scenario Business as Usual e definizione degli obiettivi strategici Costruzione dello scenario di riferimento rispetto al quale definire gli obiettivi da perseguire per la riduzione dei gas climalteranti 8 Questi primi due passaggi sono fondamentali per la definizione in un ambito territoriale di specifici obiettivi di riduzione basati su una fotografia degli elementi informativi certi relativi al territorio e al suo sviluppo prospettico. - Pianificazione Inserimento degli obiettivi in apposito piano clima e/o in piani settoriali, fornendo indirizzi per la costruzione di scenari previsionali, collegati agli obiettivi. - Definizione dei progetti da sviluppare Sviluppo delle misure dei piani e dei progetti di riduzione dei gas climalteranti (e attuazione di tali misure), con indicazioni sulle regole per la definizione delle baseline di progetto e sui requisiti degli stessi progetti, anche ai fini di una possibile valorizzazione economica. Questi due passaggi sottolineano gli elementi di pianificazione suddividendoli idealmente in due gradi di dettaglio. Da un lato le misure dei piani, più generali ed ampie, dall altro i progetti (più tesi ad una definizione puntuale e tecnica degli interventi che si desidera attuare). - Monitoraggio Valutazione ex ante di tutte le misure, nonché in itinere, dei progetti di riduzione e dei loro risultati rispetto alla baseline, e valutazione ex-post dell efficacia delle misure dei piani. Il monitoraggio avviene sulla base dei due livelli descritti, con il livello più specifico di progetto che è essenziale per la verifica dell attendibilità delle stime più grossolane. - Sistema di verifica Verifica e proposta di un eventuale sistema di validazione dei risultati conseguiti dai progetti di riduzione delle emissioni, ai fini della rendicontazione o della possibile valorizzazione (anche in chiave di ritorno economico, diretto o indiretto). - Valorizzazione dei risultati Riconoscimento di quote di riduzione delle emissioni ai fini della rendicontazione dei progetti, a fini di ottenimento privilegiato di finanziamenti pubblici o, infine, ai fini di un eventuale ritorno economico su un mercato attivabile su scala nazionale.

9 Il Patto dei Sindaci Il Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors) è un'iniziativa della Commissione europea, lanciata nel gennaio 2008 nell ambito della Settimana europea dell energia sostenibile, che assegna un ruolo chiave alle città nella lotta al cambiamento climatico tramite l'attuazione di politiche locali in materia di energia. L iniziativa è su base volontaria e le città che vi aderiscono si impegnano a raggiungere gli obiettivi della politica energetica comunitaria in termini di riduzione delle emissioni dei gas serra. Gli obiettivi dell'ue sono delineati nel pacchetto comunitario sul clima e sull'energia che impegna gli Stati membri a tagliare le proprie emissioni di CO2 di almeno il 20% entro il I sindaci firmatari contribuiscono a raggiungere questo traguardo attraverso la sottoscrizione di un vincolo formale che prevede la predisposizione e l'attuazione di specifici Piani d'azione per l'energia Sostenibile, che traducono l impegno formale in misure e progetti concreti. Le città aderenti accettano di elaborare un inventario delle proprie emissioni e di preparare regolarmente delle relazioni sullo stato di attuazione dei propri Piani d'azione, accettano inoltre l'esclusione dal Patto nel caso in cui non riescano a conformarsi alle sue disposizioni. Si impegnano altresì ad assegnare risorse umane sufficienti alle azioni previste, a incoraggiare le comunità del proprio territorio a partecipare all'attuazione del Piano d'azione, a organizzare giornate locali per l'energia e a svolgere attività di networking con altre città. Attualmente in Italia hanno sottoscritto l impegno 571 Comuni 2. 9 I Piani d'azione per l'energia Sostenibile (PAES) I comuni che sottoscrivono il Patto dei Sindaci si impegnano ad inviare il proprio Piano d'azione per l'energia Sostenibile entro l'anno successivo alla data di adesione formale. Tale Piano rappresenta il documento volto a dimostrare in che modo l'amministrazione comunale intende raggiungere gli obiettivi di riduzione della CO2 entro il I Piani d'azione includono iniziative nei seguenti settori: edilizia (sia nuove costruzioni che ristrutturazioni) infrastrutture urbane, essenzialmente per la distribuzione dell energia (teleriscaldamento, illuminazione pubblica, reti elettriche intelligenti ecc.) pianificazione urbana e territoriale fonti di energia rinnovabile politiche per il trasporto pubblico e privato e mobilità urbana acquisti/forniture pubblici coinvolgimento dei cittadini e, più in generale, partecipazione della società civile comportamenti sostenibili in fatto di energia da parte di cittadini, consumatori e aziende. Un requisito richiesto dal Patto è quello della condivisione dei PAES con gli stakeholder, per assicurare maggiori possibilità di continuità nel lungo periodo, ed aumentare le probabilità di successo delle azioni previste e quindi il raggiungimento degli obiettivi stabiliti. La Commissione Europea non fornisce metodologie uniche o vincolanti per l attuazione di quanto richiesto dal Patto (il Joint Research Centre JRC ha predisposto un Guidebook 2 Situazione aggiornata a giugno 2010

10 How to develop a Sustainable Energy Action Plan (SEAP) che costituisce un riferimento, ma non si propone come esclusivo), pertanto le Amministrazioni Comunali hanno la possibilità seguire altri approcci. Le Linee Guida Cartesio possono costituire un idoneo strumento di supporto, dal momento che la definizione di una strategia locale per il clima rappresenta un approccio metodologico coerente con lo sviluppo delle attività previste dal Covenant. I Piani d'azione per l'energia Sostenibile e i Piani Clima I Piani d'azione per l'energia Sostenibile (PAES) e i Piani Clima sono due strumenti di pianificazione che presentano delle differenze, ma non sono in antitesi anzi risultano pienamente compatibili e integrabili. Le principali differenze consistono nei settori emissivi considerati, nelle frequenze dell aggiornamento, nell attività di reporting, Le differenze non sono dunque sostanziali: si tratta essenzialmente di alcune attività specifiche o supplementari rispetto ad un normale iter di pianificazione e programmazione. La completa integrazione dei due strumenti si raggiunge facilmente prevedendo a priori, nel percorso di elaborazione di un Piano Clima, quanto richiesto dall adesione al Patto. 10 Vista la valenza e la diffusione dell iniziativa, per facilitare l integrazione dei due strumenti, le Linee Guida Cartesio illustrano, attraverso dei riquadri specifici posti alla fine di ogni capitolo di riferimento, le indicazioni per una corretta implementazione di quanto previsto dal Covenant 3. 3 Lle indicazioni fanno riferimento a quanto riportato nelle Parti I (The SEAP process, stp-by-step towards the 20% target by 2020) e II (Baseline emission inventory) del Guidebook sviluppato dal Joint Research Centre. Nei box esplicativi le Linee Guida Cartesio vengono indicate con LLGG Cartesio e il Guidebook del JRC con LLGG JRC.

11 1. INVENTARIO TERRITORIALE Un inventario territoriale delle emissioni in atmosfera è definito come una serie organizzata di dati relativi alla quantità di inquinanti introdotti in atmosfera da sorgenti naturali e/o attività antropiche, così come specificato nel DM del 20/05/91 Criteri per l elaborazione dei piani regionali per il risanamento e la tutela della qualità dell aria. La realizzazione dei primi inventari di emissioni in atmosfera risale agli anni 70, ad opera dell Environmental Protection Agency (EPA) degli Stati Uniti. In ambito europeo, nel 1985 è stato lanciato il progetto CORINAIR (CoORdination-Information-AIR), finalizzato all'armonizzazione, alla raccolta e all'organizzazione delle informazioni coerenti sulle emissioni di inquinanti in atmosfera nella comunità europea. L obiettivo del progetto era quello di realizzare un prototipo di inventario delle emissioni in atmosfera di SOx (ossidi di zolfo), NOx (ossidi di azoto) e COV (composti organici volativi), a cui sono poi stati aggiunti NH3 (ammoniaca) e CO (monossido di carbonio), nella versione del 90, e PM10 (polveri inquinanti minori di 10 micron), HM (metalli pesanti) e POP (inquinanti organici persistenti), nella versione del 94. Una delle criticità del metodo CORINAR, così come di altre metodologie che si sono sviluppate in seguito, è che sono nate principalmente per analizzare inquinanti di tipo locale. Benché oggi CORINAIR tenga in considerazione inquinanti globali quali CO2, CH4 e N2O, la metodologia mantiene una struttura più adatta alla gestione di inquinanti locali. 11 Il presente documento è rivolto agli Enti Locali che intendono definire una strategia al fine di attuare efficacemente iniziative di riduzione delle emissioni di GHG. Come inventario territoriale si intende dunque una serie organizzata di dati relativi alle emissioni di gas ad effetto serra (CO2, CH4, N2O) prodotte e rimosse annualmente, all interno dell ambito territoriale di riferimento, da attività non soggette alla direttiva dell Emission Trading (2003/87/CE), ovvero ricomprese nei seguenti settori: Trasporti; Edilizia; Servizi; Agricoltura; Gestione rifiuti; Piccoli impianti industriali. L esclusione dall inventario dei settori industriali soggetti alla Direttiva ETS (termoelettrico, raffinazione, produzione di cemento, acciaio, carta, ceramica e vetro) deriva dalla necessità di evitare una doppia contabilizzazione delle emissioni o riduzioni in quegli ambiti già regolamentati da una direttiva europea. La realizzazione di un inventario delle emissioni può rivelarsi utile sotto molteplici punti di vista: fini conoscitivi un inventario fornisce un dettagliato quadro conoscitivo del territorio di cui l amministrazione locale è responsabile; fini valutativi l inventario permette di valutare: 1. le criticità del territorio; 2. la situazione dell area oggetto dell inventario, in termini di inquinamento da GHG, rispetto ad altre realtà territoriali; 3. l efficacia di piani o progetti nel ridurre le emissioni;

12 fini informativi l inventario è uno strumento di comunicazione verso gli stakeholder dell amministrazione locale relativamente all inquinamento da emissioni in atmosfera; supporto alle decisioni l inventario, definendo il contesto emissivo di una specifica realtà territoriale, è propedeutico alla definizione di scenari di evoluzione delle emissioni e dunque alla pianificazione di strategie di riduzione di queste. Un inventario deve perciò contenere informazioni riguardo a: 1. Quadro di riferimento dell inventario: - confini territoriali/di responsabilità dell Ente Locale; - anno di riferimento; - metodologia utilizzata; 2. Inquadramento geografico dell area oggetto dell inventario; 3. Inquadramento socio-economico del territorio; 4. Inquinanti trattati (CO2, CH4 e N2O); 5. Ambiti settoriali inclusi; 6. Fonti di emissione presenti sul territorio; 7. Misurazioni e/o stima delle emissioni per ciascuna fonte; 8. Emissioni totali e bilancio dei gas serra. 12 Nel presente lavoro, indirizzato ad Enti Locali Italiani, si tiene come riferimento la metodologia per la compilazione di inventari di emissione sviluppata all'interno del progetto CORINAIR, essendo ad oggi la più utilizzata nel nostro Paese soprattutto a livello regionale, come emerge dalla raccolta dati della rete SINA (Sistema Informativo Nazionale Ambientale). Preparazione alla realizzazione di un inventario Ancora prima di procedere alla realizzazione dell inventario è necessario conoscere e/o stabilire: Obiettivo dell inventario e risultati attesi; Scadenza temporale di realizzazione; Risorse economiche disponibili; Materiale ed informazioni esistenti; Competenze esistenti e/o richieste; Solo avendo ben definiti questi elementi è possibile pianificare l inventario. L impegno richiesto in termini di risorse economiche, tempo, personale sarà tanto maggiore quanto più dettagliate saranno le informazioni che si vorranno ottenere, e viceversa. Tutto questo senza scordare tempi e risorse effettivamente disponibili, che condizioneranno la scelta verso certi approcci metodologici, piuttosto che altri. Calcolo/stima delle emissioni A livello ideale, una metodologia di realizzazione di un inventario prevedrebbe una specifica quantificazione, tramite misurazioni dirette, di tutte le emissioni delle diverse tipologie di sorgenti per l area e il periodo di interesse. Questo è possibile in casi particolari, ad esempio per impianti industriali che dispongano di sistemi di misurazione in continuo delle emissioni in atmosfera e che comunicano i dati periodicamente agli enti competenti. Tuttavia nella pratica questo approccio è poco utilizzabile, in quanto gli inventari generalmente riguardano territori estremamente vasti (ad esempio un intera provincia) e alcune tipologie di emissioni (ad esempio emissioni di attività agricole) che

13 per loro stessa natura sono difficilmente quantificabili attraverso dati puntuali rilevati con misurazioni sul campo o basati su dataset esistenti. Dove non è possibile effettuare una quantificazione diretta delle emissioni è dunque necessario ricorrere ad un approccio che effettui la stima delle emissioni, sulla base di una relazione fra l attività della sorgente e l emissione. A livello generale la relazione può essere ricondotta alla seguente formula: Ei = A * FEi dove: o o o Ei = emissione dell inquinante i (ton/anno), ovvero la quantità di sostanza inquinante i (espressa in ton) generata ed immessa in atmosfera a seguito di una determina attività; A = indicatore dell attività, ovvero il parametro che meglio descrive l attività che genera un emissione, a cui è associabile un inquinante, rapportato all unità di tempo (generalmente l anno). Si può ad esempio trattare di unità di prodotto per il settore industriale ed agricolo, così come di combustibile utilizzato in caso di generazione di elettricità (quantità prodotta /anno, consumo di combustibile/anno, ecc); FEi = fattore di emissione dell inquinante i (g/unità di prodotto, g/unità di combustibile consumato,ecc), ovvero la quantità di sostanza inquinante immessa in atmosfera per ogni unità di indicatore d attività. 13 Esempio 1: Stima delle emissioni di CO 2 da produzione di energia elettrica da centrale termoelettrica a gas naturale A= TJ FE CO2 = 56,1 t/tj (valore IPCC, 2006) E CO2 = TJ * 56,1 t/tj = Gg CO 2 Esempio 2: Stima delle emissioni di gas serra da consumo di energia elettrica importata A= MWh FE CO2 eq. = 0,42 t CO2 eq. /MWh (valore mix energetico nazionale, 2006) E CO2 eq. = MWh * 0,42 t CO2 eq. /MWh = t CO 2 eq. (fonte: Progetto REGES, Progetto per la Verifica e la Certificazione della Riduzione delle Emissioni di Gas ad Effetto Serra per il Territorio della Provincia di Siena Fonti di emissione Per una corretta gestione delle informazioni e dei dati che andranno a comporre l inventario, è utile innanzitutto procedere ad una classificazione delle tipologie di emissione. Questa può essere fatta sulla base di tre criteri: Posizione geografica rispetto ai confini di responsabilità dell Ente; Capacità di gestione ed influenza da parte dell Ente responsabile dell emissione;

14 Forma fisica della fonte di emissione. Ciò che più interessa ai fini dell inventario territoriale è la classificazione delle fonti sulla base della loro localizzazione geografica in: interne, cioè emesse da tutti gli attori territoriali all interno dei confini che identificano l area di responsabilità dell Ente Locale; esterne, cioè imputabili alle attività degli attori territoriali (es:comunità di cittadini, imprese, ecc.) le cui fonti di emissione risulta esterna ai confini territoriali (esempi: energia importata per consumi interni, smaltimento dei rifiuti prodotti internamente ma smaltiti esternamente). Questa suddivisione corrisponde in parte a quella proposta dall ICLEI per la Community- Scale, ovvero le emissioni prodotte dall intera comunità che insiste sul territorio di cui l Ente Locale è responsabile. 14 LINEE GUIDA CARTESIO PROTOCOLLO ICLEI Emissioni Interne Community-Scale Scope 1 Emissioni Esterne Community-Scale Scope 2 and 3 emissions La seconda tipologia di classificazione delle fonti, sulla base della capacità di gestione ed influenza, può essere effettuata solo su quelle emissioni che sono direttamente o indirettamente legate alle attività svolte dall Ente Locale. Queste, benché importanti, possono tuttavia essere considerate una sottocategoria delle emissioni interne ed esterne. Una classificazione delle emissioni sulla base della capacità di gestione dell Ente non è dunque da considerarsi prioritaria nella realizzazione di un inventario, ma può rivelarsi utile per effettuare un focus sulle performace dell amministrazione locale. Una possibile classificazione, rifacendosi alla definizione della Norma ISO 14064, è la seguente: emissioni dirette, ovvero da sorgenti di proprietà o controllate dall organizzazione (nel nostro caso l amministrazione locale), e sui cui questo può dunque esercitare un controllo diretto (ad es: emissioni prodotte da personale dell Ente nell ambito dello svolgimento delle proprie attività lavorative); emissioni indirette da consumo energetico: Emissioni di GHG derivanti dalla produzione di elettricità, calore o vapore importati e consumati dall organizzazione (ad es: consumo energetico per l illuminazione, il riscaldamento degli uffici e la produzione di acqua calda sanitaria); altre emissioni indirette: emissioni, diverse dalle emissioni indirette da consumo energetico, che sono conseguenza delle attività di un organizzazione, ma che scaturisce da sorgenti di gas serra di proprietà o controllate da altre organizzazioni (ad es: emissione prodotte dal servizio di trasporto rifiuti gestito da terzi). La classificazione ISO corrisponde a quella prevista dall International Local Government GHG Emissions Analysis Protocol dell ICLEI (International Council for Local Environmental Initiatives) per le emissioni legate alle Government Operations., ovvero le attività dell amministrazione locale.

15 ISO PROTOCOLLO ICLEI Emissioni Dirette Government Operations Scope 1 emissions Emissioni Indirette da Consumo Government Operations Scope 2 Energetico emissions Altre Emissioni Indirette Government Operations Scope 3 emissions Infine, sulla base della forma fisica della fonte di emissione, queste possono essere suddivise nelle seguenti categorie: 15 diffuse, ovvero distribuite sul territorio; puntuali, ossia fonti di inquinamento localizzabili geograficamente; lineari, ovvero assimilabili a linee in cui si concentrano le fonti emissive, come ad esempio le strade; Anche quest ultima definizione, benché valida, risulta di utile solo ad una migliore qualificazione delle fonti ricomprese in un inventario territoriale delle emissioni di gas serra. La maggior parte di queste (ricordando che le emissioni del settore industriale ed energetico sono per lo più comprese nel sistema ETS, e quindi da non considerarsi) derivano dal settore civile e dal traffico veicolare, responsabili di un inquinamento di tipo diffuso. Considerando inoltre che i gas serra sono inquinanti globali, la posizione geografica e la forma fisica sono informazioni accessorie, ma ancora una volta preme sottolineare che, ai fini dell inventario, ciò che interessa e che la fonte sia interna od esterna ai confini di competenza dell Ente Locale. Ambiti settoriali Al fine della realizzazione di un inventario può risultare efficace suddividere le emissioni in ambiti settoriali, che raggruppino fonti di emissioni simili tra loro per origine. Nell ambito del progetto CORINAIR è stata sviluppata la nomenclatura SNAP (Selected Nomenclature for Air Pollution) per le sorgenti emissive, giunta alla versione riferita all'anno 1997, che individua 11 macrosettori: centrali elettriche pubbliche, cogenerazione e teleriscaldamento; impianti di combustione non industriali (commercio, residenziale, agricoltura); combustione nell'industria; processi produttivi; estrazione e distribuzione di combustibili fossili; uso di solventi; trasporto su strada; altre sorgenti mobili e macchinari; trattamento e smaltimento rifiuti; agricoltura; altre sorgenti e assorbimenti. Tuttavia non sempre questa classificazione risulta adatta per strutturare successivamente un Piano Clima o progetti specifici di riduzione, in particolare per alcune tipologie di dati. In alcuni casi risulta essere troppo dettagliata, in altri non ha disaggregazioni utili alla

16 realtà in esame (es. non ci sono emissioni riferibili a TPL, tipologia autobus inserita nel settore dei veicoli pesanti, nessuna specifica per bus pubblici o privati, ecc), il che impedisce una successiva identificazione e monitoraggio di specifici obiettivi e misure di riduzione. Per realizzare un inventario di emissioni di GHG, a livello indicativo i principali ambiti settoriali da individuare possono essere: consumi energetici di edifici ad uso residenziale; consumi energetici di edifici ad uso commerciale; consumi energetici di edifici ad uso industriale; emissioni da uso del suolo (agricoltura e/o zootecnia); assorbimenti da uso del suolo; trasporti (pubblici, privati); gestione dello smaltimento rifiuti; produzione di energia elettrica e/o termica non compresa nel sistema ETS. 16 Altri ambiti settoriali specifici, legati a peculiarità del territorio, dovranno essere eventualmente identificati da chi realizza l inventario, in modo da ottenere un quadro per quanto possibile esaustivo. La suddivisione delle emissioni di ambiti settoriali ha lo scopo di identificare le key categories (come raccomandato anche nella metodologia IPCC), ovvero quelle categorie di fonti di emissione che hanno un influenza significativa sull inventario del territorio in esame, sul totale delle emissioni generate. Aver individuato le key categories per l amministrazione locale significa: potere scegliere l approccio migliore da utilizzare in fase di realizzazione dell inventario (approcci top-down e bottom-up, descritti nel paragrafo seguente); focalizzare le possibili aree di miglioramento, e dunque decidere come agire per ridurne gli impatti in termini di emissioni di GHG. Approcci top-down e bottom-up Per la stima delle emissioni sono spesso utilizzati due differenti approcci, uno denominato top-down, l altro bottom-up. La stima "top-down" è una metodologia che parte dai valori di emissioni annue calcolati a livello nazionale, spesso all interno del progetto europeo CORINAIR, e dettagliate in diverse attività secondo i specifici codici SNAP 97, per disaggregarli a livello spaziale e temporale. L approccio "bottom-up" parte da dati locali a livello comunale o, dove possibile, dall oggetto specifico dell emissione (quale può essere il tracciato della strada o la locazione dell industria) e con queste informazioni e gli specifici fattori di emissione stima le emissioni orarie direttamente a livello locale. Proponiamo di seguito una descrizione dei due possibili approcci alla stima delle emissioni. L inventario strutturato secondo l approccio top-down Il problema fondamentale di strutturare un inventario secondo un approccio top-down è quello della disponibilità dei dati. Spesso ci si trova nella condizione di non disporre di informazioni sulle fonti di emissione oppure di disporne, ma riferite ad ambiti territoriali più vasti, a scale temporali differenti o ad anni diversi da quello preso a riferimento per l inventario. La difficoltà consiste dunque nel rapportare i dati disponibili, tra loro disomogenei, alla situazione territoriale e spaziale dell inventario, secondo opportuni criteri di proporzionalità e coerenza.

17 La situazione più comune è quella in cui gli unici dati reperibili sono i totali nazionali (a volte sono disponibili anche informazioni a livello regionale o provinciale, ma raramente a livello comunale) e dunque si rende necessario individuare opportune variabili che consentano di relazionare l area di cui si dispone di informazioni con l area oggetto dell inventario per poter disaggregare i dati alla scala territoriale di interesse. A titolo esemplificativo, possibili variabili per la disaggregazione dei valori di emissione sono: Emissioni da consumi energetici di edifici/produzione energia Combustibile utilizzato; Emissioni da produzione industriale Quantità di prodotto/settore; Numero di addetti per tipologia merceologica di aziende; Emissioni da trasporto Percentuale di tratti stradali appartenenti al territorio; Popolazione residente; Consumo di combustibile; Emissioni da attività di trattamento rifiuti Popolazione residente; capacità impianti di combustione (ton combuste/anno); ton rifiuti stoccati in discarica; Emissioni da attività agricole Quantità di prodotto agricolo; Superficie coltivata; quantità fertilizzati utilizzata; 17 Disponendo dei valori di emissione (E) di un area vasta e delle variabili per la disaggregazione (V), è possibile stimare le emissioni nell area di interesse mediante la formula: Dove: Ek = Vk/Vt * Et Ek = valore emissivo della sorgente in esame nell area k, oggetto dell inventario Et = valore emissivo totale noto nell area più vasta t Vk = valore della variabile che caratterizza il territorio a livello dell area k Vt = valore della variabile che caratterizza il territorio a livello dell area vasta t Per quanto riguarda il caso italiano, un utile guida per la disaggregazione delle emissioni secondo un approccio top-down è La disaggregazione a livello provinciale dell inventario nazionale delle emissioni, pubblicato da APAT nel 2004, che illustrata l attività svolta per disaggregare su base provinciale le emissioni di inquinanti e dei gas serra stimati nell inventario CORINAIR su base nazionale

18 Esempio: Calcolo dell emissione di N 2 O dall uso di fertilizzanti su terreni con arature nel Comune di Dovera (CR) dati: k = area in esame = Comune di Dovera t = area vasta = Provincia di Cremona V = variabile per la disaggregazione = superficie terreni con arature (ettati) E CR, N2O = 263 kg/anno V CR = ettari V Dovera = ettari 18 E Dovera, N2O = V Dovera / V CR * E CR, N2O = / * 263 = 1,71 kg/anno (Fonte: Inventario INEMAR, Regione Lombardia) Nel caso invece in cui si disponga di dati di emissione riferiti a scale temporali differenti da quella di interesse, l approccio più semplice per considerare questa variazione utilizza semplici coefficienti (24 per l emissione oraria, 7 per la variazione giornaliera in una settimana, 12 per la modulazione mensile) che consentono facilmente di ricavare l emissione annua partendo da quella oraria, giornaliera o mensile e viceversa. Sicuramente la criticità dell approccio top-down risiede nell affidabilità delle stime di emissione così ottenute, dipendente in primo luogo dalla variabile scelta per la disaggregazione delle emissioni, che deve essere quanto più rappresentativa della sorgente emissiva, così da consentire una giusta ripartizione delle emissioni. Inoltre non è da sottovalutare il grado di precisione degli inventari cui si fa riferimento, che tende inevitabilmente a diminuire all aumentare dell estensione dell area ricompresa nell inventario. Può dunque accadere che sorgenti emissive particolarmente significative per la realtà in esame non lo siano ad esempio per un inventario nazionale, da cui si attinge il dato da disaggregare, e che quindi in questo non siano state correttamente stimate. Questo vale essenzialmente per sorgenti emissive puntuali o lineari, che in linea generale vanno identificate e misurate caso per caso. L approccio top-down per la stima delle emissioni può dunque essere così schematizzato: 1. Identificazione delle fonti di emissione presenti all interno dell ambito territoriale di competenza dell Ente Locale; 2. Ricerca dei dati emissivi disponibili sulle fonti di emissione individuate, spesso reperibili su scala spaziale più ampia o su scala temporale differente; 3. Scelta dei criteri di disaggregazione che meglio rappresentano la sorgente emissiva e che meglio correlano le realtà da relazionare; 4. Stima delle emissioni, mediante le opportune variabili di disaggregazione, da utilizzarsi con le dovute cautele a seconda del grado di affidabilità dei dati. Laddove non sia possibile reperire dati su fonti di emissioni particolarmente significative per il territorio, o nel caso in cui mediante il processo di disaggregazione il dato finale risulti

19 poco preciso ed affidabile, si rende necessario procede con un approccio di tipo bottom-up, come descritto nel seguente paragrafo. L inventario strutturato secondo l approccio bottom-up e misto L approccio bottom-up, quando e se possibile, rappresenta la scelta ideale nella realizzazione di un inventario perché permette di ottenere informazioni estremamente dettagliate e precise relativamente al territorio in esame. La teoria prevede infatti che si parta dalla fonte specifica dell emissione per giungere al dato complessivo territoriale, ovvero esattamente l opposto di quanto avviene operando mediante un approccio topdown. Le diverse tipologie di emissioni possono essere quantificate, sulla base della loro natura, mediante: 19 misurazioni dirette; stime da dati raccolti tramite appositi censimenti; stime attraverso opportuni indicatori e fattori di emissione. Nella pratica, nella maggior parte dei casi non si effettuano misurazioni dirette presso le singole fonti puntuali di emissione, ma si opererà mediante stime e/o dati complessivi di attività (consumi di carburante, km percorsi, ton di rifiuti, ecc. ) riferiti ai diversi ambiti settoriali identificati, e da questi si calcolano le emissioni mediante gli opportuni fattori di emissioni (secondo la formula riportata a pagina 11). I limiti di questo approccio risiedono in primo luogo negli alti costi e tempi di realizzazione, legati all elevata mole di dati ed informazioni da raccogliere ed analizzare. Inoltre non meno importante è il problema legato alla non comparabilità dei dati. Essendo i valori di emissione calcolati direttamente dall Ente, mediante una propria metodologia e partendo dalle specifiche sorgenti emissive, questi saranno difficilmente confrontabili con dati di emissione riferiti ad altri ambiti territoriali. Inoltre l Ente dovrà provvedere annualmente a tenere aggiornati i dati mediante l utilizzo della stessa metodologia, per assicurare che i dati sia confrontabili nel tempo. Nella realtà, strutturare totalmente un inventario secondo l approccio bottom-up può risultare estremamente dispendioso in termini di risorse e tempi di realizzo. D altro canto, utilizzare unicamente l approccio top-down significa realizzare un inventario troppo poco preciso e affidabile nella rappresentazione di una piccola realtà territoriale, e dunque di scarsa utilità quale punto di partenza per la pianificazione a livello locale di interventi di riduzione delle emissioni. La scelta ideale risiede nel ricorrere ad un approccio misto, procedere mediante l approccio bottom-up per i settori di particolare rilevanza per l area in esame, lasciando l approccio top-down per i restanti settori. Raccolta dati L inquadramento dei dati utili al fine della compilazione di un inventario e la loro raccolta è spesso una fase complessa, considerata la numerosità di informazioni richieste e dei soggetti che detengo le informazioni, nonché i tempi tecnici necessari alla loro raccolta o misurazione diretta. Per prima cosa è opportuno delineare lo scenario di applicazione dell inventario, ovvero definire:

20 l area di responsabilità dell Ente Locale; l anno di riferimento dell inventario; le attività da includere/escludere: nell inventario vanno tenute in considerazioni solo le emissioni generate nei settori non soggetti alla direttiva dell Emission Trading (settori non-ets); tipologia di approccio per la stima delle emissioni: top-down, bottom-up o misto; disponibilità o meno di software specifici per il calcolo delle emissioni A questo punto è possibile procedere alla raccolta dei dati necessari alla stesura dell inventario, ovvero: localizzazione delle fonti di emissione; fattori di emissione (FE) per approccio bottom-up; indicatori di attività (A) per approccio bottom-up; emissioni da disaggregare per approccio top-down; variabili per la disaggregazione spaziale e temporale delle emissioni per approccio top-down. 20 Il censimento delle fonti di emissione è propedeutico alla realizzazione di un inventario e consiste nell attività di raccolta di dati, stime o misure, relativi alla quantità di inquinante introdotto in atmosfera da ciascuna fonte di emissione, al fine di identificare le sorgenti presenti sul territorio. Il primo problema che ci si trova ad affrontare è dove reperire le informazioni. É importante precisare che per garantire la riproducibilità dei calcoli e la coerenza dei dati in inventari realizzati o da realizzarsi in serie storica, è necessario porre attenzione alla scelta delle fonti dei dati di attività, dei fattori di emissione e della metodologia di stima scelta, così che siano trasparenti e facilmente aggiornabili. Per quanto concerne le emissioni dirette ed indirette, l Ente Locale deve intraprendere un precorso simile a quello previsto per la realizzazione di un analisi ambientale iniziale o di una relazione sullo stato dell ambiente, ovvero individuare quelle che sono le fonti di emissioni connesse allo svolgimento delle proprie attività e di organizzazione che operano per essa. Per fare questo è necessario indagare tutti gli ambiti connessi all attività svolta ed i servizi forniti, raccogliendo informazioni presso le proprie strutture e i fornitori di beni e servizi. Risulta sicuramente più complesso il processo di raccolta dati su tutte le emissioni interne ed esterne, ovvero quelle riferite all intera area di responsabilità dell Ente. Come primo passo è necessario individuare se esistono documenti che già raccolgono, almeno in parte, le informazioni di cui si necessita, ed i soggetti che possono detenerle. Possibili fonti solo: Relazione sullo Stato dell Ambiente (RSA); Studi condotti dall Agenzia Regionale per la Protezione dell Ambiente (ARPA); Pubblicazioni sul tema ambientale da parte di istituti di ricerca; Studi e pubblicazioni delle associazioni imprenditoriali e camere di commercio; Dati ISTAT; Dati registro delle imprese e albo artigiani Autorizzazioni alle emissioni (settore processi industriali) Autorizzazione Integrata Ambientale (settore processi industriali) Gestore rifiuti di ATO

21 Corpo Forestale Camera di commercio Pubblicazioni Unione Petrolifera Bilancio Energetico Nazionale, Ministero dello Sviluppo Economico Bollettino Petrolifero, Ministero dello Sviluppo Economico, Pubblicazioni SNAM Rete Gas Gestore Trasporti Pubblici Ambiti Settoriali Consumi/produzioni energetiche da uso residenziale, commerciale ed industriale Fonti Informative Relazione sullo stato dell Ambiente (RSA) Studi ARPA Dati ISTAT Piani Energetici Autorizzazioni alle emissioni Pubblicazioni SNAM Reta Gas Pubblicazioni Unione Petrolifera Bilancio Energetico Nazionale, Ministero dello Sviluppo Economico Bollettino Petrolifero, Ministero dello Sviluppo Economico 21 Consumi da uso del suolo Relazione sullo stato dell Ambiente (RSA) Studi ARPA Corpo Forestale Trasporti Relazione sullo stato dell Ambiente (RSA) Studi ARPA Dati ISTAT Agenzia Trasporti Pubblici Gestione smaltimento rifiuti Relazione sullo stato dell Ambiente (RSA) Studi ARPA Dati ISTAT Gestore Rifiuti Indicatori di attività Anche gli indicatori di attività, come i fattori di emissione, possono rappresentare un elemento di criticità, soprattutto nella realizzazione di inventari a scala locale dove spesso mancano dati disaggregati territorialmente. O si procede ad una misurazione diretta degli indicatori o è necessario ricorrere ad una disaggregazione di dati disponibili, che inevitabilmente porta all introduzione di un errore. A titolo esemplificativo, alcuni indicatori di attività sono:

22 Emissione da processi di combustione consumo di combustibile; Processi produttivi quantità di bene prodotto; Agricoltura quantità di fertilizzate utilizzato superficie per tipo coltivazione (reperibile da censimento decennale ISTAT); Allevamento quantità di capi (reperibile presso le Regione se non, quasi sempre, a livello Comunale); Trattamento rifiuti quantità rifiuti incenerita, trattata o depositata in discarica (reperibili presso Regioni o Provincie); Per alcuni settori, come ad esempio il traffico veicolare, la presenza di un elevato numero di parametri che influenzano le emissioni (tipologia di veicolo, combustibile impiegato, anno di immatricolazione) comporta l adozione di algoritmi di calcolo abbastanza complessi, generalmente implementati all interno di modelli matematici specifici, come ad esempio la metodologia COPERT. 22 Fattori di Emissione La scelta dei fattori di emissione rappresenta una delle criticità maggiori nella stima delle emissioni. La condizione ottimale sarebbe quella di disporre di fattori di emissione specifici per la realtà locale in esame. Laddove questi non siano disponibili per la mancanza di studi di settore a livello di interesse (Regionale, Provinciale o Comunale), si attinge alla documentazione internazionale o nazionale disponibile: EMEP/CORINAIR Emission Inventory Guidebook (EEA, 2007) Compilation of Air Pollutant Emission Factors (1995 e successivi aggiornamenti, EPA) Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories (IPCC, 2006) Manuale dei fattori di Emissione Nazionali (ANPA, 2002) Per quanto concerne l Italia, è disponibile on-line all indirizzo un database che raccoglie i fattori di emissione selezionati per l inventario delle emissioni nazionale, utilizzabili anche per la stima delle emissioni negli inventari locali, organizzati secondo l impostazione SNAP97 delle sorgenti emissive. I fattori di emissione si possono spesso trovare già inseriti all interno di software o strumenti di calcolo che consentono di ottenere con relativa semplicità i livelli di emissione degli inquinanti, disponendo unicamente degli indicatori di attività. Vanno tuttavia usate cautele nell utilizzo di tali software, relative soprattutto alla necessità di garantire la trasparenza degli algoritmi utilizzati, l adeguatezza e l aggiornamento dei fattori di emissione, la corretta specificità geografica e temporale degli indicatori, ecc. Alcuni di questi software sono: - SIRENA (Sistema Informativo Regionale ENergia e Ambiente), realizzato dalla regione Lombardia quale strumento per raccogliere le informazioni relative al sistema energetico regionale; - INEMAR (INventario EMissioni ARia), è un database progettato per realizzare l'inventario delle emissioni in atmosfera, ovvero stimare le emissioni a livello comunale dei diversi inquinanti, per ogni attività della classificazione Corinair e tipo di combustibile;

23 - FIRE (Factor Information Retrieval) Data System, programma che contine i fattori di emission stimati dall EPA (Environmental Protection Angency); - ECO2-Regio IT, strumento per il calcolo delle emissioni territoriali di CO2 in fase di sviluppo da parte di Alleanza per il Clima Italia assieme ad un gruppo di enti locali e territoriali (Comuni di Bolzano, Gubbio, Jesi, Modena, Reggio Emilia, Schio e le Province di Ancona e Roma). Lo strumento si basa sul software online messo a punto da Ecospeed, spin-off dell università di Zurigo (www.climatealliance.it). - AIRES: Un modello per l Analisi Integrata per la Riduzione dell Effetto Serra (1998), Ambiente Italia Ministero dell Ambiente. In caso di adesione al Patto dei Sindaci 23 Gli Enti che hanno sottoscritto il Patto sono tenuti ad elaborare un inventario base delle emissioni (BEI) entro l anno successivo all adesione. Nell inventario devono essere conteggiate obbligatoriamente le emissioni derivanti dall uso e consumo di energia (consumo di energia degli edifici, delle infrastrutture di servizio pubblico, delle attività economiche, dei trasporti, e degli impianti di produzione /trasformazione di energia) e volontariamente le emissioni originate da altre attività. È obbligatorio il calcolo delle emissioni di CO 2 e volontario quello di CH 4 e N 2O. In questo caso le LLGG Cartesio sono più inclusive rispetto a quanto previsto dal Covenant, non sono quindi necessari particolari adattamenti. Entrambi gli strumenti escludono le attività soggette ad ETS, ed includono nell inventario tutte le fonti emissive (interne ed esterne) che dipendono dalle attività svolte nel territorio di competenza dell Autorità locale. Le LLGG del JRC per la stima delle emissioni presentano due metodologie: quella Standard dell IPCC, basata sul contenuto di carbonio di ciascuna fonte emissiva e quella basata sulla valutazione del ciclo di vita così come proposto dall European Reference Life Cycle Database (ELCD). L autorità locale può comunque scegliere altri approcci e strumenti che considera appropriati, ma che devono comunque risultare conciliabili con le indicazioni delle LLGG JRC. In questo caso è possibile orientarsi, senza particolari problemi, sulle indicazioni delle LLGG Cartesio in quanto la metodologia consigliata CORINAIR / INEMAR è perfettamente compatibile con quanto previsto dall IPCC. È necessario scegliere come anno base di riferimento il 1990, o comunque il primo anno più vicino al 90 per il quale siano disponibili dati completi e affidabili. L approccio consigliato per le stime e quello bottom-up, poiché dovendo esaminare le emissioni a livello comunale le stime basate sulle medie nazionali non sono considerate appropriate, in particolare nel monitoraggio delle emissioni gli andamenti non farebbero emergere i contributi del singolo comune. Le stime possono essere calcolate con le formule proposte dalle LLGG Cartesio; per quanto riguarda i fattori di emissione è consigliabile utilzzare quelli dell IPCC, o meglio ancora, se disponibili, dei fattori emissivi locali che risultino comunque in linea con quanto definito dall IPCC. Riguardo le modalità di raccolta dei dati è possibile seguire le indicazioni delle presenti linee guida. Il processo di raccolta e le fonti dei dati devono essere ben documentati e resi disponibili pubblicamente, affinché l elaborazione dell inventario sia trasparente e chiara a tutti gli stakeholder. L aggiornamento dell inventario è raccomandato ogni anno e obbligatorio almeno ogni 4 anni. Se si aderisce al Patto occorre altresì compilare il modulo (template) fornito con il Guidebook JRC, con i dati relativi alle emissioni. Modulo SEAP (Piano d'azione per l'energia sostenibile) INVENTARIO DI BASE DELLE EMISSIONI 1) Anno di inventario I firmatari del patto che calcolano le emissioni di CO2 pro capite devono indicare qui il numero di abitanti nell'anno di inventario: 2) Fattori di emissione Barrare la casella corrispondente: Fattori di emissione standard in linea con i principi IPCC Fattori LCA (valutazione del ciclo di vita) Unità di misura delle emissioni Barrare la casella corrispondente: Emissioni di CO2 Emissioni equivalenti di CO2 3) Risultati principali dell'inventario di base delle emissioni? Istruzioni? Fattori di emissione Legenda dei colori e dei simboli: le celle verdi sono campi obbligatori i campi grigi non sono modificabili A. Consumo energetico finale Si segnala che per la separazione dei decimali si usa il punto [.]. Non è consentito l'uso di separatori per le migliaia. CONSUMO ENERGETICO FINALE [MWh] Combustibili fossili Energie rinnovabili Categoria Olio da Altri Energia Elettricità Calore/freddo Altre Energia Totale Gas naturale Gas liquido riscaldamen Diesel Benzina Lignite Carbone combustibili Oli vegetali Biocarburanti solare biomasse geotermica to fossili termica EDIFICI, ATTREZZATURE/IMPIANTI E INDUSTRIE Edifici, attrezzature/impianti comunali 0 Edifici, attrezzature/impianti terziari (non comunali) 0 Edifici residenziali 0 Illuminazione pubblica comunale 0 Industrie (escluse le industrie contemplate nel Sistema europeo di 0 scambio delle quote di emissione ETS) Totale parziale edifici, attrezzature/impianti e industrie TRASPORTI Parco auto comunale 0 Trasporti pubblici 0 Trasporti privati e commerciali 0 Totale parziale trasporti Totale (Eventuali) acquisti di elettricità verde certificata da parte del comune [MWh]: Fattore di emissione di CO2 per gli acquisti di elettricità verde certificata (approccio LCA): Modulo da compilare con i dati sulle emissioni

24 LLGG JRC raccomandano inoltre di redigere un Rapporto per ogni aggiornamento dell inventario includendo le seguenti informazioni: i confini geografici dell ente la scelta dell approccio dei fattori di emissione l unità scelta per il monitoraggio (CO 2 o CO 2 equivalente) le scelte fatte riguardo l inclusione di sorgenti emissive e settori volontari l idenficazione degli impianti locali di produzione di energia elettrica l idenficazione degli impianti locali di riscaldamento/raffrescamento i metodi di raccolta dei dati i fattori di emissioni utilizzati e le loro fonti le considerazioni effettuate i riferimenti utilizzati le informazioni realtive a qualsiasi cambiamento fatto riguardo gli approcci, le metodologie, le fonti dei dati, etc, rispetto all inventario precdente eventuali spiegazioni che possano aiutare a capire ed interpretare l inventario nomi e contatti delle persone che hanno fornito informazioni per l inventario. 24

25 2. SCENARIO DI BASE (Business As Usual, BAU) E OBIETTIVI STRATEGICI La costruzione dello scenario di riferimento rappresenta un esercizio di previsione finalizzato a stimare l'evoluzione nel tempo delle emissioni di gas serra in assenza di politiche locali di mitigazione dei cambiamenti climatici, dati il contesto socioeconomico, territoriale e ambientale dell area di responsabilità dell Amministrazione Locale. Lo scenario BAU serve, infatti, sia come fonte informativa relativamente alle emissioni totali di GHG di una specifica realtà territoriale, sia come riferimento per il calcolo delle riduzioni di emissione associate ad un intervento dell Amministrazione Locale, che devono dimostrare di essere addizionali rispetto a quelle che sarebbero avvenute in assenza di specifici piani, misure o progetti di riduzione. Il criterio dell addizionalità, uno dei requisiti fondamentali dei progetti di riduzione previsti nell ambito del Protocollo di Kyoto, prevede che si dimostri che le emissioni reali associate ad un intervento di riduzione siano minori di quelle che si sarebbe avute in assenza dell intervento stesso, ovvero in una situazione di business-as-usual. E importante precisare che può non essere facile definire cosa includere o meno nello scenario BAU. Non sempre infatti è possibile valutare in che misura azioni di riduzione delle emissioni intraprese prima o contemporaneamente all approvazione di un Piano Clima (o di piani settoriali con specifici obiettivi di riduzione) sarebbero state effettivamente implementate in assenza di una politica dell Ente con precisi obiettivi di riduzione dell inquinamento da GHG. Una possibilità è quella di escludere dallo scenario BAU (e dunque includere nel Piano Clima) tutte quelle misure, anche attivate in precedenza, ma che sono state specificamente intraprese per perseguire obiettivi ambientali di riduzione delle emissioni, o che comunque contengono forti implicazioni ambientali. In ogni caso va tenuto presente che, quale che sia la suddivisione delle azioni di riduzione tra scenario BAU e scenario previsionale di Piano che si sceglie di adottare, in linea di principio questa non ha comunque effetti sull entità dell obiettivo generale di riduzione. Escludere dal BAU le azioni di riduzione già intraprese risulterà in un maggiore impegno di riduzione da parte dell Ente il quale, per far fronte a questo, potrà però contare sulle azioni già intraprese che rientreranno nel Piano Clima. Viceversa, includere le azioni già intraprese nello scenario BAU, alleggerisce gli impegni di riduzione da parte dell Ente. In linea generale, uno scenario BAU deve essere stabilito: 25 o o o o in riferimento all intera realtà territoriale di competenza dell Ente Locale, o relativamente ad un settore cui un piano, misura o progetto fa riferimento; in modo trasparente rispetto alla scelta degli approcci, assunzioni, metodologie, parametri, fonti dei dati; tenendo in considerazione le politiche settoriali e/o regionali e nazionali rilevanti in materia di cambiamenti climatici; considerando opportuni fattori di incertezza ed utilizzando assunzioni conservative. La prima cosa da fare nel realizzare uno scenario BAU è delimitare il sistema da studiare e definire lo stato dell ambiente che verrà considerato come punto di partenza per l elaborazione dello scenario. È dunque necessario definire un anno zero rispetto al quale valutare l evoluzione temporale dello scenario. Questo potrà coincidere con anni di riferimento indicati a livello internazionale (es: 1990 per il Protocollo di Kyoto, 2005 per la Direttiva ) oppure con l anno di elaborazione dell inventario, e dunque dello

26 scenario. Quest ultima alternativa è preferibile perché assicura la totale disponibilità dei dati emissivi, cosa che può risultare più difficile nel caso si scelga un anno zero passato. Oltre all anno zero, è importante definire l orizzonte temporale dello scenario di riferimento, scelta delicata per diversi motivi, tra cui: o o o o orizzonti temporali molto lontani conferiscono alla previsione livelli assai elevati di incertezza; orizzonti temporali troppo vicini potrebbero non coprire la durate delle misure di riduzione previste in Piani Clima o Piani settoriali; non tutti gli attuali strumenti di pianificazione hanno un orizzonte di vita predeterminato; il contesto economico e tecnologico varia in modo molto rapido e introduce fattori di incertezza sempre nuovi. 26 La scelta ottimale è dunque quella di definire scenari con orizzonti temporali compresi tra i anni ed eventualmente svolgere una verifica intermedia sull andamento reale delle variabili utilizzate per stimare le emissioni. Una simile verifica sarebbe particolarmente opportuna nel caso in cui dovessero verificarsi, nel corso dell implementazione del Piano Clima, eventi o condizioni non prevedibili al momento della definizione dello scenario BAU e suscettibili di influenzare in modo significativo il trend emissivo: una modifica sostanziale nell andamento atteso delle emissioni potrebbe, infatti, incidere sui potenziali di riduzione stimati per le misure del Piano e potrebbe quindi rendere necessaria una revisione delle stesse misure, per consentire di ottenere riduzioni coerenti con l obiettivo del Piano. Stabiliti dunque i confini spazio-temporali dello scenario e disponendo di informazioni sui livelli di emissione, già contenuti nell inventario territoriale, il passo successivo è quello di studiare i comportamenti del sistema e analizzarne l evoluzione passata, così da poterne prevedere quella futura. A grandi linee si può dire che la dinamica delle emissioni di CO2 è determinata principalmente dal volume delle attività umane, intese come tutte le attività afferenti alla vita quotidiana dei cittadini: abitare, muoversi, lavorare, divertirsi, consumare. Al crescere del numero di abitanti che necessitano di determinati servizi energetici, quali il riscaldamento in casa e negli uffici, il trasporto pubblico o privato, l uso di elettricità per lo svago, la gestione domestica o il lavoro, aumenta la pressione esercitata sul consumo di determinate risorse. Il consumo crescente di energia, elettrica e termica, implica la combustione di fonti fossili e dunque il rilascio in atmosfera di anidride carbonica. Tutti questi fattori di origine antropica che sono cause primarie delle emissioni, e dunque ne terminano i trend, sono le driving force territoriali: o o o o o o o andamento della popolazione (abitanti); andamento dei consumi energetici (kwh per finalità d uso quali residenziale, commerciale, ecc); domanda di mobilità (km percorsi per tipologia di veicolo); produzione dei rifiuti (tonnellate per abitante prodotte, riciclate, smaltite, ecc); andamento del settore industriale (ton di prodotto per settore, n. di addetti per tipologia attività); andamento del settore terziario (n addetti per settore o tipologia di attività) andamento del settore agricolo (superficie coltivata per prodotto tipico).

27 A seconda delle informazioni a disposizione dell Ente, è possibile scomporre le driving forces in una o più variabili, per raggiungere un livello di dettaglio dell informazione adeguato allo scopo. Ovviamente il livello di dettaglio sarà minore nel caso di uno scenario relativo ad un intero ambito territoriale, maggiore se si affronta la costruzione di uno scenario per uno specifico settore. A titolo esemplificativo, possibili variabili della driving force produzione di rifiuti saranno: o rifiuti prodotti pro capite; o quantitativo rifiuti recuperati da riciclaggio; o quantitativo rifiuti smaltiti in discarica; o quantitativo rifiuti termovalorizzati. Per la driving force consumi energetici le variabili saranno: 27 o o o o o o o o consumi energetici pro capite; produzione di energia elettrica da fonti fossili: petrolio; carbone; gas naturale; produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili; produzione di energia termica da fonti fossili: metano; gasolio; produzione di energia termica da fonti rinnovabili; domanda di energia per attività produttive (suddivisa per combustibile); domanda di energia per usi civili (suddivisa per combustibile); domanda di energia per trasporti (suddivisa per veicolo): Benzina; Gasolio; GPL, metano, altro. Essendo difficile sviluppare modelli previsionali che tengano conto di tutte le variabili che condizionano i trend emissivi, per ogni ambito territoriale o settore sarà opportuno individuare quelle driving force e rispettive variabili che maggiormente influenzano le emissioni GHG, o di cui comunque si dispone di informazioni in serie storica. Una volta individuate le driving force e le rispettive variabili è necessario fare delle previsioni sulla loro evoluzione nel tempo, per poter valutare le emissioni di CO2 ad esse associate. Per fare ciò vanno prese in considerazione politiche, leggi, indirizzi e nuove tecnologie che hanno (ed avranno nell orizzonte temporale dello scenario) un influenza significativa sull andamento delle driving force. A titolo esemplificativo alcuni riferimenti da tenere in considerazione sono: o o o o o o o normativa in campo ambientale e di cambiamenti climatici; Piano di Governo del Territorio (PGT); Pianificazione ambientale di settore (es. aria, acqua, rifiuti, ecc.); Piano Energetico; Piano della Mobilità; pianificazione/programmazione di altri enti con competenze sul medesimo territorio (Comunità Montane, Autorità di Bacino, Parchi, ecc.); Programmi di sviluppo socio-economico delle aree;

28 o politiche e orientamenti finanziari; Piani e Programmi dovranno essere quelli prodotti dall Ente responsabile dell area in esame, così come quelli prodotti ad un livello sovraordinato (andando dal livello comunale fino a quello nazionale). In alcuni di questi documenti è possibile che, oltre ad informazioni in merito all andamento delle driving force, siano disponibili scenari di riferimento già sviluppati a livello di specifici settori o variabili. Per fare dunque una previsione dell andamento futuro delle driving force è per prima cosa necessario disporre di informazioni in serie storica da cui calcolare il trend passato di crescita della variabile, che verosimilmente non si discosterà molto dal trend di crescita futura in una situazione business-as-usual. Sulla base di un trend passato è infatti possibile, mediante una semplice interpolazione lineare, ottenere una stima degli andamenti futuri della variabile considerata. Questo trend andrà tuttavia corretto tenendo conto di politiche, normative e piani vigenti o già pianificati che vanno o andranno ad incidere in modo significativo sulle driving force delle emissioni. 28 È importante ricordare che lo scenario di riferimento considera l'andamento più probabile delle principali variabili individuate in assenza di politiche locali di mitigazione. Nel caso l Amministrazione Locale lo ritenga opportuno al fine di tener conto dell'incertezza delle previsioni, può essere utile stimare per le variabili considerate, non solo l'andamento più probabile nel tempo, ma anche i massimi scostamenti possibili da tale andamento. Gli scostamenti possono essere di segno negativo o di segno positivo rispetto all'andamento più probabile e assumono il significato, per la variabile considerata, di indicatori di uno scenario ottimista e di uno scenario pessimista. Rispetto a tali scostamenti dovrà essere effettuata, nella valutazione di piani e misure, l'analisi di sensitività. Questa analisi consiste dunque del verificare, mediante il modello realizzato per costruire lo scenario BAU, se l'assunzione degli andamenti ottimistici o pessimistici della variabile modifica sostanzialmente o meno i risultati di riduzione attesi. Nel caso una o più variabili risultino particolarmente significative nel determinare il trend emissivo, e l incertezza ad essa associata risulti elevata, è consigliabile operare in modo conservativo nella scelta dei dati da utilizzare nella realizzazione dello scenario BAU. Nell Appendice A delle presenti Linee Guida sono riportati esempi di costruzione di Scenario BAU in un Piano Clima di un Comune rappresentativo di una città europea e nel Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti della Provincia di Bologna. Tutto il materiale raccolto e consultato per la realizzazione delle Scenario BAU può rivelarsi utile anche in fasi successive della strategia di riduzione delle emissioni di gas serra, quali il monitoraggio, il reporting sul livello di attuazione delle politiche di riduzione e la realizzazione di baseline di progetto per la valutazione dell addizionalità (vedi cap. 4). Può dunque essere utile provvedere ad una sistematizzazione organica della documentazione raccolta tramite la realizzazione di una banca dati specifica relativa alle politiche mirate alla riduzione dei gas serra che interessano il territorio di competenza dell Amministrazione Locale. La documentazione includerà come minimo: o Principale normativa relativa ai gas serra, quale: il Protocollo di Kyoto, gli accordi internazionali Post-Kyoto, il Pacchetto Clima Energia, la legislazione comunitaria, nazionale e regionale, ecc;

29 o o I Piani di Settore che possono avere rilevanza relativamente alle emissioni climalteranti: Piano Clima, piani energetici, piani mobilità e trasporti, piani territoriali ed urbanistici, piani di gestione dei rifiuti, piani di sviluppo rurale, piani forestali, piani delle opere pubbliche, piani per le attività estrattive, programmi operativi dei fondi strutturali europei piani per il commercio e l artigianato; Progetti avviati o finanziati dall Ente Locale sul proprio territorio; progetti avviati all interno del territorio di competenza tramite Programmi Europei e di Cooperazione Internazionale in cui vi è il contributo dell Ente Locale; progetti realizzati nel territorio regionale derivanti dall attuazione di programmi nazionali. La documentazione può essere classificata in base a diversi parametri, che possono poi essere utilizzati come criteri di ricerca all interno della stessa banca dati: 29 o o o o o o tipologia: norme, piani/programmi, misure, interventi, progetti; ambito di riferimento: internazionale, europeo, nazionale, regionale, provinciale o comunale; natura degli obiettivi: cogenti, volontari, di indirizzo, di agevolazione economica, fiscale, ecc.. tempi di attuazione/realizzazione; localizzazione territoriale; inquadramento settoriale/tematico; Sarebbe opportuno che ogni documento venisse corredato da una specifica scheda che riepilogasse le caratteristiche del documento sopra elencate ed una descrizione sintetica che focalizzi i principali contenuti ed aspetti rilevanti, così da facilitare l immediata interpretazione delle finalità del documento da parte degli utilizzatori. Disponendo del database realizzato e con l ausilio di una cartografia del territorio in ambiente GIS potrebbe rivelarsi utile effettuare una georeferenziazione di norme, piani misure e progetti che insistono sul territorio. Questo, aggiunto alla classificazione secondo i criteri sopra elencati, consentirebbe di effettuare, con opportuni filtri, una ricerca di normativa esistente e progetti attivi in specifici ambiti settoriali e aree geografiche, cosa che ad esempio potrebbe rivelarsi particolarmente utile in fase di realizzazione una baseline di progetto. È importante tener presente che, benché in precedenza si sia detto che includere o meno azioni nello scenario BAU o nel Piano Clima non comporti differenze significative al fine dell obiettivo generale di riduzione, questa suddivisione di azioni tra scenario o piano può invece risultare di notevole importanza se l Amministrazione Locale mira ad una valorizzazione economica delle azioni di riduzione. Tutte le misure e azioni inserite nel Piano Clima sono potenzialmente valorizzabili, secondo le modalità descritte successivamente (Cap. 6), ed è dunque opportuno valutare con attenzione caso per caso gli obiettivi alla base delle azioni già intraprese, e la loro contemporaneità o meno con la decisione dell Amministrazione Locale di inserire obiettivi di riduzione nella propria politica. A tal proposito, sempre nell ottica di una valorizzazione economica delle azioni previste nel piano, può essere consigliato realizzare un BAU con un maggior dettaglio e precisione nelle misure e stime, rispetto a quanto si farebbe altrimenti, così che questo possa essere un utile fonte di informazioni in fase di realizzazione delle baseline per i progetti valorizzabili.

30 Obiettivi strategici Una volta completato lo scenario BAU, l Amministrazione Locale ha tutti gli elementi per definire le proprie priorità e, dunque, una strategia di riduzione delle emissioni, sia a livello settoriale che a livello di Piano Clima. Per fare ciò è necessario definire un obiettivo strategico, ovvero identificare in maniera quantitativa (numero/percentuale di riduzione) il target che l Ente Locale si pone di raggiungere nel medio/lungo periodo. La definizione degli obiettivi strategici può avvenire: o o quale risposta alle criticità evidenziate nell inventario territoriale; quale recepimento o imposizione a scala locale di obiettivi sovraordinati (comunitari, nazionali, regionali). 30 Nel primo caso gli obiettivi strategici vengono individuati a seguito della definizione dall inventario territoriale e della realizzazione di uno scenario BAU, e valutate le reali potenzialità di riduzioni delle emissioni del territorio. Nel secondo caso l Ente, una volta elaborati l inventario e lo scenario BAU, valuterà le effettive potenzialità di riduzione rispetto all obiettivo strategico. A titolo di esempio, nel caso del Comune di Milano, la città ha recepito come obiettivo di riduzione quanto stabilito dalla Covenant of Mayors, ovvero una riduzione delle emissioni al 2020 del 20%, rispetto ai valori 2005, attraverso un Piano di Azione per l Energia Sostenibile, che nel caso di Milano sarà parte integrante del Piano Clima. L impegno preso dal Comune di Milano è molto ambizioso e superiore a quanto richiesto dalla Commissione Europea all Italia del 2020, che consiste in un obiettivo di riduzione del 20% riferito alle emissioni del 1990 e non del In questo caso la definizione dell obiettivo di riduzione è avvenuta quale recepimento di un obiettivo sovraordinato, e la realizzazione dell inventario territoriale e dello scenario BAU sono stati step successivi, propedeutici alla definizione di un Piano Clima che consentisse di capire dove e come agire per raggiungere l obiettivo posto. Una situazione diversa è, ad esempio, quella del Comune di Modena. Nell ambito del Piano Energetico Comunale, sono state quantificate le emissioni di gas serra nel Comune secondo un principio di responsabilità, ovvero contabilizzando nel bilancio le emissioni derivanti dagli usi finali dell energia attribuibili ad attività localizzate nell area di responsabilità dell Amministrazione Locale, sia che siano state prodotte all interno dell area stessa, sia oltre i suoi confini. A fronte di un aumento netto al 2000 dell 8,8% complessivo (settori energetico, trasporti, zootecnico, rifiuti, verde e forestazione urbana) delle emissioni, rispetto al 1990, l Amministrazione ha ritenuto ambizioso un obiettivo di riduzione dell 1% al 2010 delle emissioni di gas serra rispetto al valore 1990, da raggiungere tramite interventi di risparmio energetico e produzione di energia e/o servizi attraverso tecnologie e sistemi alternativi a minore impatto ambientale. Quale che sia il metodo di definizione dell obiettivo, questo deve essere coerente con tutti i livelli di pianificazione dell ente e normative vigenti e le strategie previste per raggiungerlo devono essere considerate nella pianificazione successiva ad esse. In ogni caso, a livello generale, gli obiettivi strategici dovrebbero: o essere quantificati e, dove possibile, tradotti in traguardi, ovvero in obiettivi particolareggiati e/o step intermedi finalizzati al raggiungimento degli obiettivi stessi: la quantificazione e l articolazione in traguardi consentono, da un lato, di avere indicatori misurabili dei risultati conseguiti e, dall altro, di avere riferimenti per

31 o o o o verificare lo stato di avanzamento delle azioni intraprese al fine di ridurre le emissioni di GHG; essere realistici, ovvero coerenti con i risultati dell inventario e dello scenario, e ne deve essere valutata la fattibilità tecnico-economica; essere quantificabili, misurabili e verificabili; essere coerenti con la politica dell Ente ed eventuali obiettivi già esistenti ad un livello sovraordinato. essere declinati per settore, dove possibile. A questo livello è sufficiente che gli obiettivi facciano riferimento solo al totale delle emissioni da ridurre a livello di ambito territoriale ed, eventualmente, essere scomposti per le principali driving force individuate. La definizione di obiettivi per driving force e rispettive variabili di dettaglio dovrà essere invece sicuramente presente ed articolata dei Piani Settoriali e nel Piano Clima, che conterranno indicazioni sulle misure settoriali necessarie a conseguire l obiettivo strategico. 31 Nel caso in cui non sia possibile (o non sia ritenuta una soluzione idonea) sviluppare un Piano Clima, gli obiettivi di riduzione delle emissioni serra andranno inseriti all interno dei pertinenti Piani di Settore. In questo caso, evidentemente, gli obiettivi di riduzione delle emissioni dovranno essere coerenti con gli obiettivi settoriali (ad es. legati alla riduzione della produzione di rifiuti, alla riqualificazione e la conservazione del patrimonio forestale o al miglioramento della qualità delle urbanizzazioni) e potranno contribuire parzialmente agli obiettivi complessivi della strategia locale per la lotta ai cambiamenti climatici. In questo scenario, dovrà essere l insieme dei piani settoriali a perseguire l obiettivo sovraordinato (quale ad esempio l obiettivo Kyoto o l obiettivo ), a differenza di quanto accade con un Piano Clima che può recepire al suo interno l obiettivo complessivo. Non tutti i settori avranno lo spesso peso nel contribuire al raggiungimento dell obiettivo di riduzione complessivo: Piani Settoriali quali quello Energetico, della Mobilità o Edilizio avranno sicuramente un peso più rilevante rispetto ad altri Piani, vista la potenzialità dei settori nel contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra. Un modo di declinare gli obiettivi sui GHG nei piani di settore può consistere, ad esempio, nel recepire gli obiettivi di sostenibilità contenuti nella VAS collegati a misure di riduzione delle emissioni serra. Gli obiettivi di riduzione, per essere realmente efficaci, devono trovare una coerenza anche negli strumenti attuativi dei piani nei quali vengono stabiliti. E altrettanto evidente che, nel caso di Piani Clima o di piani del medesimo settore articolati ad una diversa scala territoriale (regionale, provinciale, comunale), è importante garantire una coerenza nei diversi obiettivi di riduzione adottati. Come detto, lo strumento di supporto a questo tipo di processo può essere la stessa analisi di coerenza prevista nell ambito della Valutazione Ambientale Strategica del piano.

32 Esempio 1: Gli Obiettivi nel Piano Forestale della Regione Sardegna Primo macro-obiettivo: tutela dell ambiente Obiettivo: Lotta ai cambiamenti climatici ed energia rinnovabile L obiettivo è finalizzato, attraverso l accrescimento del patrimonio boschivo e la gestione selvicolturale attiva, ad aumentare il livello di carbonio fissato dalle piante e l utilizzo di biomassa legnosa per scopi energetici. L uso del legno quale fonte energetica può avere significative ripercussioni sulla politica ambientale ed energetica della regione in un ottica di potenziamento della produzione di energia rinnovabile (energia elettrica, energia termica). Secondo gli obiettivi del Piano Energetico Regionale la produzione energetica da biomassa legnosa dovrà crescere significativamente fino raggiungere nel 2010 quota 135 MWe (tra il 6.7% e il 7.5% della produzione energetica regionale) attraverso il contributo della gestione forestale dei boschi esistenti (40 MWe) e la biomassa relativa a nuove colture agricole arboree ed erbacee (95 MWe). La prospettiva di potenziare la produzione energetica attraverso l utilizzo di biomasse dovrà basarsi su una sempre più stretta strategia unitaria negli indirizzi delle politiche ambientale, forestale, agricola ed energetica, attraverso la definizione di un programma regionale per le biomasse che valuti l effettiva disponibilità di materiale e la reale possibilità del suo impiego ai fini della produzione energetica. Per quanto concerne l accrescimento dei livelli di fissazione del carbonio, in linea con quanto previsto dagli artt. 3.3 e 3.4 del Protocollo di Kyoto, le misure propongono la previsione di rimboschimenti dedicati e l opportuna gestione selvicolturale dei boschi esistenti. 32 (Fonte: Piano Forestale Ambientale Regionale Regione Sardegna) Esempio 2: Gli Obiettivi nel Piano della Mobilità della Provincia di Bologna OBIETTIVI GENERALI PMP: Reinternalizzare i costi del trasporto Favorire la diversione modale e l intermodalità Perseguire una mobilità ambientalmente e paesaggisticamente sostenibile Garantire l accessibilità al territorio e la mobilità dei cittadini Perseguire la fattibilità degli interventi previsti: OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE E TERRITORIALE Obiettivi generali di carattere ambientale: Riduzione delle emissioni dei gas serra del 6,5% rispetto al 1990, nel periodo tra il 2008 e il 2012 Obiettivi specifici: Riduzione dei consumi energetici nel settore dei trasporti mediante: Potenziamento delle alternative alla mobilità privata; Diffusione di autoveicoli a basso consumo; Adozione delle celle a combustibile per l autotrazione elettrica; Trasferimento trasporto passeggeri e merci da strada a ferrovia/cabotaggio Analisi di coerenza (Fonte: Piano della Mobilità Provinciale, Relazione Illustrativa e Valsat Provincia di Bologna)

33 Nell Appendice B delle presenti Linee Guida è riportato inoltre l esempio degli obiettivi strategici definti nel Piano Energetico della Regione Emilia Romagna. Un elemento essenziale nella definizione e nel perseguimento degli obiettivi strategici è il coinvolgimento della direzione dell Amministrazione Locale. L impegno di chi dirige è essenziale perché siano forniti mezzi adeguati e siano assegnati responsabilità e poteri ben definiti per il raggiungimento degli obiettivi. É ovviamente importante la condivisione e la diffusione degli obiettivi anche a livello del personale e, soprattutto, di quei dipendenti per i quali è previsto un coinvolgimento diretto nell implementazione della strategia di riduzione delle emissioni. A livello generale, la diffusione degli obiettivi a tutte le funzioni dell Ente è essenziale perché è necessario che essi siano coerenti con tutte le attività dell Ente, indipendentemente che gli obiettivi vengano recepiti a livello settoriale o a livello di Piano Clima. Una volta definito l inventario, lo scenario BAU e l obiettivo strategico si dispone di tutti gli elementi per l elaborazione di un Piano Clima o di misure di riduzione delle emissioni da integrare nei Piani si settore. 33 In caso di adesione al Patto dei Sindaci Gli Enti che hanno sottoscritto il Patto sono tenuti a fare una autovalutazione della loro condizione di partenza (Baseline review) che illustri la situazione in ambito energetico e di emissioni GHG allo stato zero. La Baseline review fa una ricognizione di tutte le più importanti normative e politiche, dei piani e degli strumenti vigenti che influiscono sulla gestione energetica. Analizza e confronta, tra gli altri, i dati dell inventario, i dati sui consumi dei vari settori e le relative cause, i dati sulla gestione dell energia, le informazioni sulle iniziative attuate e sulla capacità di gestione di queste problematiche da parte dell autorità locale. Stabilisce inoltre gli indicatori per il monitoraggio. Le Amministrazioni che predispongono lo Scenario di base, così come raccomandato dalle LLGG Cartesio, valutano già tutti i dati sopraelencati, per cui devono solamente esplicitare le informazioni aggiuntive richieste dalla Baseline review, in particolare quelle relative alla gestione dell energia, alle iniziative già intraprese e alla attuale capacità gestionale dell Ente. Per analizzare la capacità di gestione delle questioni riguardanti energia e clima, le LLGG JRC consigliano la conduzione di una analisi SWOT della Baseline review. Tale analisi è ritenuta importante e di aiuto anche nella fase di scelta delle azioni e delle misure da intraprendere. In questo caso i risultati dello scenario BaU possono essere utilizzati per la valutazione delle effettive potenzialità dell Ente nel ridurre le emissioni del territorio. Il percorso delineato dalle LLGG Cartesio prevede in più la costruzione di scenari previsionali, che per la Baseline review viene solamente suggerita. Per quanto riguarda la visione strategica l autorità locale deve stabilire una visione di lungo periodo per un futuro di energia sostenibile, che preveda come minino di ridurre del 20% la CO 2 al 2020 rispetto al Una volta decisa la visione, si devono stabilire gli obiettivi e i target specifici per raggiungerla. Gli obiettivi/target devono essere SMART Specific, Measurable, Achievable, Realistic, and Time-bound (specifici, misurabili, raggiungibili, realistici e con un limite temporale), e collegati agli indicatori. Le LLGG JRC raccomandano che siano definiti obiettivi al 2020 per i diversi settori considerati, ma che siano definiti altresì deigli target intermedi almeno ogni 4 anni. I target possono essere sia in termini assoluti che pro-capite. Anche in questo caso c è corrispondenza fra i due percorsi, le uniche differenze consistono nel prefissare la riduzione delle emissioni GHG (almeno il 20% entro il 2020), e nello stabilire tempi precisi per i target intermedi (almeno ogni 4 anni).

34 3. PIANIFICAZIONE La pianificazione rappresenta il cuore del processo di elaborazione ed attuazione di una strategia locale per la lotta ai cambiamenti climatici, dal momento che delinea soluzioni ritagliate per il contesto locale, individuando specifici settori di intervento, idonei strumenti e soggetti attuatori/responsabili. Una buona pratica consiste nella costruzione di una strategia locale sulle emissioni serra da parte degli Enti, che può trovare attuazione tramite diversi strumenti: dal Piano Clima all inserimento di obiettivi di riduzione nei piani di settore. Il Piano Clima è un piano trasversale alle diverse politiche di un ente locale che propone misure e progetti mirati sia alla riduzione delle emissioni climalteranti nel territorio amministrato sia alle soluzioni di adattamento ai cambiamenti climatici. I Piani settoriali sono numerosi e non tutti hanno riflessi evidenti in termini di contributo ai cambiamenti climatici. Ai fini della presente Linea Guida, per Piani di settore si intendono quei piani che possono avere rilevanza relativamente alle emissioni climalteranti e riguardanti i seguenti temi: - piani energetici; - piani mobilità e trasporti; - piani territoriali ed urbanistici; - piani di gestione dei rifiuti; - piani di sviluppo rurale; - piani forestali; - piani delle opere pubbliche; - piani per le attività estrattive; - programmi operativi dei fondi strutturali europei; - piani per il commercio e l artigianato. Sia il Piano Clima che i Piani settoriali possono essere definiti a scale territoriali diverse: regionale, provinciale, comunale. La medesima tipologia di piano presenta caratteristiche differenti a seconda della scala alla quale viene applicato, in virtù sia delle dimensioni del cluster (e pertanto del territorio di riferimento e dei soggetti coinvolti) sia delle competenze della pertinente Amministrazione Pubblica. 34 Il Piano Clima e i Piani di Settore non rappresentano un alternativa, ma strumenti complementari per l applicazione di una strategia locale per la riduzione delle emissioni di gas serra. Entrambe le soluzioni (procedere tramite un piano clima oppure per piani di settore) possono risultare efficaci. La preferenza dipende dalle condizioni locali e dalle possibilità dell amministrazione. In tutti e due gli approcci esistono punti di forza e di debolezza. Nel caso del Piano Clima, le principali difficoltà risiedono nel fatto che (a differenza dei piani di settore) si tratta di un piano di carattere volontario e che, agendo in maniera trasversale, richiede un forte commitment. Esso infatti dovrà prevedere misure che si attueranno tramite politiche settoriali. Per contro, l esistenza di un piano generale garantisce l integrazione delle misure. L approccio per piani settoriali, invece, richiede un grosso sforzo in termini di coordinamento e di consenso, oltre al fatto che i piani vengono redatti in tempi diversi (improbabile il caso in cui tutti i piani settoriali siano da aggiornare contemporaneamente). L elemento forte è dato dal fatto che il piano di settore è strumento vincolante e consolidato.

35 Struttura del Piano Sia che si tratti di un piano clima sia che si tratti di un piano di settore, gli elementi di base necessari alla pianificazione di azioni mirate alla riduzione dell effetto serra sono i seguenti: - Stato del clima locale; - Quadro emissivo di riferimento (rif. Cap. 1); - Costruzione dello scenario BAU relativo alle emissioni territoriali di GHG (rif. Cap. 2); - Determinazione degli obiettivi (rif. Cap. 2); - Elaborazione di scenari strategici previsionali, aventi come riferimento l obiettivo strategico o la distanza da esso; - Dettaglio delle misure e dei progetti individuati per il perseguimento dell obiettivo strategico (rif. Cap. 4); - Monitoraggio delle azioni di piano e del raggiungimento degli obiettivi (rif. Cap. 5); Questi elementi devono essere contenuti all interno dei documenti che compongono un piano, che possono essere diversi da Regione a Regione (es. Relazione di Piano, Norme di Attuazione, Valutazione Ambientale Strategica). 35 Il Piano Clima può essere realizzato a scala regionale, provinciale o comunale, mentre i piani settoriali possono essere diversi a seconda del cluster considerato. Nella tabella seguente si riportano i piani di settore pertinenti le diverse scale: Regione Provincia Comune Piano territoriale Piano territoriale di coordinamento Piano urbanistico Piano energetico Piano energetico Piano energetico Piano forestale Piano di gestione dei rifiuti Piano urbano del traffico Piano trasporti Piano della mobilità Piano delle opere pubbliche Piano paesistico Piano di gestione della qualità dell aria Piano del verde pubblico Piano di sviluppo rurale Piano delle attività estrattive Piano di tutela delle acque Piano di assestamento forestale Piano del commercio e dell artigianato Piano del commercio e dell artigianato Programma operativo fondi FESR Programma attuativo fondi FAS Documento unitario di programmazione Piano di azione ambientale La maggioranza dei piani di settore non prevedono l allocazione di risorse economiche (anche se esistono eccezioni), che viceversa sono generalmente individuate nei programmi. Nel caso dei programmi regionali per l assegnazione dei fondi strutturali europei, ad esempio, la destinazione di risorse finanziarie costituisce il focus del programma, mentre un piano territoriale di coordinamento provinciale definisce le linee di sviluppo (conservazione e trasformazione) di un territorio, ma senza trattare gli aspetti economici. Il Piano Clima potrebbe contenere anche indicazioni di natura economica.

36 E opportuno che il Piano Clima (o le misure facenti capo ad una strategia di mitigazione dei cambiamenti climatici inserite nei piani settoriali) sia costruito anche attraverso un processo che prevede il coinvolgimento dei soggetti esterni all amministrazione che operano sul territorio. Si tratta: - sia dei soggetti le cui attività influenzano la produzione di emissioni di gas serra (o delle relative organizzazioni di rappresentanza) e che quindi devono poter collaborare all attuazione delle misure connesse con il proprio ruolo o il proprio impatto ambientale per permettere il raggiungimento dei risultati attesi. Ad esempio: produttori e distributori di energia, aziende di trasporto pubblico e privato, utilities, imprese industriali e/o connesse associazioni di settore, agenzie di sviluppo o per l energia, istituti di credito, ecc., ma anche i singoli cittadini. - sia dei soggetti che sono interessati agli effetti delle politiche di mitigazione, in primo luogo la comunità locale di riferimento, nei cui confronti la pubblica amministrazione potrà sviluppare opportune forme di informazione sul piano clima. Il Piano potrà quindi essere costruito in modo più o meno partecipato. La partecipazione potrà essere realizzata con diversi possibili scopi: dal coinvolgimento dei soggetti a titolo informativo (ed eventualmente formativo) a quello con finalità consultive (i cui risultati vengono tenuti in considerazione per l identificazione delle misure da introdurre nel piano), fino ad arrivare a strumenti tendenzialmente permanenti di dialogo, confronto e monitoraggio con i soggetti coinvolti direttamente nelle azioni. Quest ultima ipotesi, seppur impegnativa, fornisce la possibilità di un fattivo coinvolgimento degli attori e il mantenimento di una utile attività di animazione del piano clima. 36 Stato del clima locale Un Piano Clima contiene un analisi dello stato del clima locale, che comprende una serie storica delle condizioni di piovosità (e nevosità) e di temperatura, con approfondimenti sui dati medi e sugli eventi eccezionali. Tale analisi consente di individuare le modificazioni climatiche in atto e la previsione di scenari futuri. Contestualmente alle modifiche sul clima possono essere previsti gli effetti di tali modifiche, vale a dire gli impatti sull uomo e sull ambiente (es. aumento dei periodi siccitosi, aumento della temperatura, aumento dell intensità dei fenomeni piovosi e quindi delle alluvioni, aumento delle temperature, regressione dei ghiacciai). Trattandosi di un analisi del clima, la scala di osservazione può ragionevolmente non corrispondere al cluster di riferimento per il piano. O meglio, se ne discosta spostandosi dalla scala regionale a quella comunale, dal momento che non ha senso parlare di condizioni climatiche a livello di singolo comune, o comunque di un territorio troppo piccolo. In questo caso l analisi dello stato del clima va estesa ad un territorio più ampio rispetto al campo di applicazione del piano. La descrizione delle condizioni climatiche locali difficilmente trova spazio nei piani di settore, ma la valutazione dell impatto climatico (vale a dire la stima degli effetti sul clima delle scelte di piano) può costituire una parte della Valutazione Ambientale Strategica, per lo meno per i piani maggiormente impattanti in termini di emissioni di gas serra (es. piani energetici). L analisi dello stato del clima locale e la previsione dei futuri cambiamenti rappresenta un riferimento indispensabile per la definizione delle politiche di adattamento.

37 Costruzione del quadro di riferimento A seconda della struttura del piano, il quadro emissivo può rientrare in diversi documenti che lo compongono. L analisi di contesto, infatti, può essere contenuta all interno della Relazione di piano, in un Quadro conoscitivo (che è un documento separato) oppure nel Rapporto ambientale della VAS. Questo dipende dal tipo di piano e dalla Regione considerata. Nel Piano clima, ad esempio, il quadro territoriale delle emissioni fa parte integrante del piano stesso. I piani e programmi industriali e finanziari, generalmente, non sono corredati da analisi territoriali approfondite (l analisi di contesto è focalizzata su un inquadramento di tipo socio-economico). Piani urbanistici e ambientali sono di solito accompagnati da quadri conoscitivi corposi. Elemento di omogeneità tra tutti gli strumenti di pianificazione e omogeneizzazione, a livello nazionale, può essere rappresentato, pur con qualche differenza da regione a regione (sostanzialmente di processo ma non di sostanza), dalla Valutazione Ambientale Strategica, a cui tutti i piani citati sono soggetti. Un modo per contestualizzare le specificità del piano di settore al tema dei gas serra può essere ben rappresentato proprio dalla VAS. Nel Rapporto Ambientale occorre riportare il quadro emissivo legato all analisi di contesto (es. emissioni da biogas nelle discariche o da termovalorizzatori nel caso di un piano rifiuti o le emissioni da spandimento fanghi in agricoltura in un piano di sviluppo rurale). 37 Nella costruzione del quadro di riferimento trova spazio anche l individuazione dei piani sovraordinati o di pari livello che influenzano il piano in esame anche sotto il profilo delle emissioni serra. Occorre quindi individuare l elenco di tali piani e programmi, enucleandone gli obiettivi. Questa attività rappresenta il presupposto per un analisi di coerenza esterna. L analisi di coerenza (che va estesa alle misure e non limitata ai soli obiettivi) costituisce uno strumento di supporto: - all integrazione nel caso dei piani settoriali; - al coordinamento nel caso del Piano Clima. Gli obiettivi del piano Gli obiettivi strategici, rappresentano e quantificano le finalità della strategia locale per la lotta ai cambiamenti climatici. Come già esposto nel cap. 2 (cui si rimanda), mentre un Piano Clima può recepire interamente un obiettivo sovraordinato, ad esempio, mutuandolo da obiettivi nazionali o comunitari, nel caso di Piani Settoriali questi potranno perseguire un obiettivo complessivo solo nel loro insieme, individuando quali sono le riduzioni conseguibili in ogni settore come parziale contributo a tale obiettivo. Gli scenari di piano Gli scenari previsionali di un Piano Clima descrivono uno sviluppo nel tempo delle emissioni serra del territorio, sulla base dell attuazione delle misure del Piano. Gli scenari possono essere complessivi (es. emissioni di CO2 nel territorio) o (preferibilmente) differenziati per settore (es. emissioni derivanti da rifiuti, attività produttive, agricoltura, produzione di energia, etc.).

38 Generalmente vengono costruiti prendendo come riferimento gli obiettivi previsti dal piano (es. -6,5% al 2012 o -20% al 2020) e dimensionando poi le misure e i progetti per consentire la prestazione necessaria a raggiungere tali obiettivi. La prestazione ambientale è rappresentata dal gap di emissioni serra rispetto allo scenario BAU. Nel caso dei piani di settore, gli scenari previsionali vengono costruiti in maniera analoga, avendo come riferimento i pertinenti obiettivi tematici. La Valutazione Ambientale Strategica costituisce strumento di supporto dal momento che valuta gli effetti ambientali derivanti da scelte di piano connesse a scenari alternativi. E pertanto possibile dedicare i necessari approfondimenti agli effetti di piano che incidono sulla CO2. Gli scenari previsionali, generalmente, sono almeno tre (compreso lo scenario BaU). Contestualmente alla costruzione degli scenari si procede alla valutazione ex ante (cap. 5) degli effetti di piano. In sostanza, la stima delle emissioni serra pertinenti i diversi scenari va fatta utilizzando i medesimi indicatori che costituiranno il sistema di monitoraggio in itinere ed ex post. 38 Per alcuni esempi di definizione di scenario previsionali si veda l Appendice C del presente documento. Come per lo scenario BAU, anche per gli scenari previsionali assume particolare rilievo la dimensione temporale del piano, anche in considerazione di possibili aggiornamenti e, soprattutto, varianti. Nella costruzione degli scenari previsionali occorre che l anno zero e l orizzonte temporale coincidano con quelli definiti per lo scenario BAU del piano cui fanno riferimento. Come detto nel capitolo precente, la scelta ottimale è definire scenari con orizzonti temporali compresi tra i anni. Tale orizzonte, generalmente, supera quello di validità di un Piano di settore. Quindi, per Piani Settoriali che prevedono orizzonti temporali superiori al loro periodo di validità, è opportuno mantenere lo stesso tempo zero anche nelle versioni successive del Piano (aggiornamenti, varianti, ecc.) nell arco temporale cui ci si è prefissati un obiettivo di riduzione. Le azioni di piano Una volta definiti gli scenari previsionali e la stima delle emissioni serra collegate, l amministrazione locale procede alla selezione di uno scenario e alla definizione del pacchetto di azioni necessarie al raggiungimento degli obiettivi strategici. Un Piano Clima è generalmente composto da politiche di mitigazione, che si concretizzano in misure per la riduzione delle emissioni serra, e politiche di adattamento, che si concretizzano in misure che tengono conto dei cambiamenti climatici in corso. Come anticipato nell introduzione, le presenti Linee Guida non approfondiscono il tema dell adattamento, ma si concentrano sulle politiche di riduzione, maggiormente connesse con i meccanismi e le opportunità di valorizzazione economica dei risultati. Il Piano Clima e i piani di settore forniscono strategie che si sviluppano su un periodo medio-lungo e, nella maggioranza dei casi, si rifanno a programmi attuativi delle misure e dei progetti. Per misura si intende una categoria di progetti finalizzati al raggiungimento di uno specifico obiettivo e per progetto l insieme delle attività di tipo strutturale, tecnico o gestionale mirate al raggiungimento degli obiettivi delle misure del piano.

39 Le misure vanno definite sulla base degli obiettivi strategici del piano. Esse possono affrontare singoli tematismi (es. riduzione delle emissioni serra derivanti da traffico veicolare), e quindi direttamente esportabili all approccio dei piani di settore, oppure essere di tipo trasversale (es. riduzione delle emissioni serra nel settore industriale, che possono essere ottenute agendo sulle tecnologie a basso consumo energetico nei processi produttivi, sull utilizzo di impianti termici alimentati da fonti rinnovabili, sull adozione di tecniche costruttive mirate all eco-efficienza dell involucro edilizio), nel qual caso occorre una sorta di spacchettamento per ottenere il medesimo risultato tramite l approccio settoriale. Per ogni misura è possibile stimare il potenziale di riduzione complessivo (nel caso di misure trasversali il potenziale di riduzione sarà una sommatoria di singole riduzioni). Ogni misura quindi contribuirà in parte al raggiungimento dell obiettivo strategico. 39 Secondo l approccio proposto nelle presenti Linee Guida le misure possono essere declinate in progetti riconducibili primariamente a due livelli di intervento, secondo le seguenti definizioni: progetti specifici, ovvero quei progetti che riguardano interventi di natura tecnica o tecnologica e che si configurano come realizzazione di strutture, infrastrutture o impianti che comportano la riduzione delle emissioni di GHG rispetto alle tecniche e tecnologie in uso precedentemente (es.: impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili) progetti quadro, ovvero insiemi di interventi di natura tecnica, gestionale od organizzativa, che possono comprendere progetti specifici di diversa natura e sono concepiti come misure di policy o atti di pianificazione che regolamentano le azioni e le scelte di altri soggetti (es.: i cittadini, gli esercizi commerciali, i gestori delle linee di trasporto urbano, ecc.) a cui viene richiesto di adottare comportamenti o di realizzare iniziative che portino alla riduzione delle emissioni di GHG rispetto al passato (es.: regolamenti edilizi, misure di regolazione della viabilità, programmi innovativi di raccolta, trattamento e recupero dei rifiuti, ecc.). In questa categoria rientrano anche i macro-progetti derivanti dall aggregazione coordinata di diversi progetti specifici (nella terminologia internazionale talora definiti bundle projects ). E a livello delle misure che, nel caso di sovrapposizione territoriale (regionale, provinciale, comunale) di Piani Clima o di Piani del medesimo settore, occorre un approccio integrato e sinergico da parte delle amministrazioni procedenti. Nel caso di piani differiti temporalmente l analisi di coerenza della VAS può costituire un utile supporto, mentre nel caso di aggiornamento o elaborazione contemporanei, sarebbe opportuno un confronto tra i diversi enti, al fine di coordinare sforzi e risorse. Alle misure e ai progetti vanno associate: - responsabilità; - tempi; - risorse; - traguardi; - indicatori di monitoraggio. Una buona pratica è rappresentata dalla redazione, per ogni progetto, di una scheda descrittiva. Tale scheda viene spesso chiamata scheda di azione. Un esempio di scheda può contenere i seguenti campi:

40 - nome del progetto/azione; - analisi del contesto di riferimento; - obiettivo strategico; - obiettivo operativo; - descrizione (modalità attuative); - soggetti attuatori; - cronoprogramma; - azioni di piano collegate (sinergiche per il raggiungimento dell obiettivo). In particolare, le schede di un Piano Clima dovrebbero essere articolate secondo i seguenti campi: descrizione della misura; calcolo del potenziale di riduzione associato alla misura; eventuali sovrapposizioni con altre misure; ipotesi di implementazione (indicazioni generali di tempistica, di risorse e di responsabilità); analisi dei costi e dei benefici economici, ambientali e sociali che comprendano valutazioni quantitative e qualitative; indicatori di monitoraggio. 40 Esempio 1: Scheda sulla REVISIONE DEL REGOLAMENTO URBANISTICO EDILIZIO del Piano Energetico del Comune di Modena Soggetto promotore Obiettivo specifico Target Azioni previste Strumenti attuativi Partners coinvolti Indicatori dei risultati ottenuti Titolo Azione n 1: Revisione del Regolamento Urbanistico Edilizio (RUE) Comune di Modena (Fonte: Piano Energetico Comunale Comune di Modena) Revisionare l attuale RUE la fine di introdurre criteri per il contenimento dei consumi energetici nei processi di programmazione e progettazione urbanistica ed edilizia. Il complesso del processo urbanistico ed edilizio nel territorio comunale (operatori, professionisti, organizzazioni, utenti ) Definizione di criteri per il contenimento dei consumi energetici nei processi di nuova costruzione e ristrutturazione edilizia e urbanistica. Trasformazione di alcuni requisiti connessi al risparmio energetico da raccomandati a cogenti Inserimento nel RUE dei requisiti volontari in sostituzione di quelli raccomandati. Ridefinizione dei valori prestazionali degli edifici in tema di risparmio energetico per le nuove costruzioni e per le ristrutturazioni significative degli edifici Revisione dell attuale regolamento urbanistico edilizio Tecnici di settore, imprese edili, società e/o studi di progettazione, ordini professionali, HERA, Promo, Bioecolab, Numero di requisiti cogenti e volontari introdotti all interno del RUE Nell Appendice D delle presenti Linee Guida sono riportate gli esempi delle schede di azione del Piano energetico della Regione Friuli Venezia Giulia, dello schema di Piano Clima della Regione Marche e del Piano energetico della Provincia di Forlì-Cesena.

41 Il monitoraggio Durante l elaborazione delle misure e dei progetti è necessario individuare appositi indicatori di monitoraggio (cap. 5). Il sistema di monitoraggio dovrà comprendere: - indicatori di obiettivo (che consentono la valutazione del raggiungimento degli obiettivi strategici); - indicatori di risultato (connessi alla realizzazione dell azione e che consentano la valutazione dell obiettivo operativo); Il set di indicatori selezionati dovrà contenere gli indicatori utilizzati per la valutazione ex ante e la costruzione degli scenari di piano. Di seguito si riporta uno schema riassuntivo di come le diverse fasi della Valutazione Ambientale Strategica possano supportare la declinazione della strategia locale per il clima all interno dei piani. 41 Rapporto Ambientale VAS Piano clima/di settore Analisi di contesto Inventario territoriale emissioni serra Analisi delle alternative Scenario BaU e scenari previsionali Analisi di coerenza (tra settori e livelli territoriali) Obiettivi strategici e scenario di piano Valutazione ex ante effetti ambientali scelte di piano Stima emissioni CO2 connesse alle misure Indicatori per il monitoraggio ambientale Piano di monitoraggio

42 In caso di adesione al Patto dei Sindaci I comuni che hanno sottoscritto il Patto devono predisporre un Piano d azione per l energia sostenibile (PAES) entro un anno dalla formale ratifica. Il Piano deve essere obbligatoriamente approvato dal Consiglio comunale. Al fine di concretizzare gli impegni del Covenant, i firmatari devono assegnare ai settori competenti sufficienti risorse finanziarie ed umane. Le Amministrazioni dovrebbero allocare le necessarie risorse finanziare nel bilancio annuale, e quando possibile impegnarsi ad assegnare le dovute risorse nei futuri bilanci (da 3 a 5 anni). Il PAES può essere considerato una parte di un eventuale Piano Clima o comunque della Strategia d azione per la riduzione dei GHG di cui l Amminstrazione si vuole dotare. I contenuti e la struttura dei due strumenti sono comparabili. È comunque da prevedere l approvazione dei Piani da parte del Consiglio e l allocazione annuale delle risorse finanziarie necessarie. Durante il processo di sviluppo (redazione e attuazione) del Piano d azione è previsto il coinvolgimento degli stakeholder. La fase partecipativa è uno degli impegni sottoscritti nel Patto: il coinvolgimento di tutti gli attori interessati è considerato essenziale per il successo del Piano. È raccomandata anche la realizzazione di una campagna di comunicazione. È dunque necessario programmare un attività di convolgimento delle parti interessate, almeno per le azioni riguardanti gli aspetti energetici. 42 La priorità del PAES è la riduzione del consumo finale di energia i settori target sono quindi l edilizia, l utilizzo di apparecchiature e di impianti e il trasporto in particolar modo quello pubblico. Nelle LLGG Cartesio vengono considerati tutti i settori emissivi, non ci sono quindi particolari indicazioni, si raccomanda solamente un particolare focus sul settore energetico. Per quanto riguarda la scelta delle azioni/misure le LLGG del JRC raccomandano di: identificare tutte le buone pratiche di successo già esistenti; fare una lista di tutte le possibili azioni realizzabili che possono contribuire al raggiungimento di un dato obiettivo; stabilire le priorità fissando dei criteri di scelta (es. investimento richiesto, risparmio intermini di energia, benefic in termini di occupazione, etc), dando dei pesi ad ogni criterio e valutando ogni criterio, misura per misura, in modo da ottenere un punteggio per ciascuna misura; effettuare una analisi costi e benefici sia quantitativi che qualitativi; effettuare una analisi di rischio su ogni singola azione, in modo da identificare le possibili cause di fallimento in fase di realizzazione. I rischi possono essere - legati al progetto (superamento dei costi o dei tempi previsti, dispute contrattuali, ritardi dovuti a procedure di appalto ) - procedurali e gestionali (approvazione di budget inadeguati, ritardi per l oettnimeto dei permessi, cambiamenti normativi, mancanza di controllo del progetto ) - tecnici (progettazione inadeguata, prestazioni ninori di quelle previste, costi più elevati di quelli attesi ) - legati al contraente/appaltatore (stime inadeguate, problemi finanziari, ritardi, difficoltà di controllo dei subappaltatori ) - legati al mercato (aumenti di salario, carenza di personale tecnico, mancanza di materiali e di equipaggiamento ) Le azioni possono essere a breve termine (3-5 anni) e a lungo termine (al 2020). Le azioni dovrebbero avere il più largo consenso politico e degli stakeholder, in modo da non compromettere (anche in caso di cambio di leadership politica), la loro realizzazione. Per ogni singola azione/misura occorre specificare: il traguardo la tempistica (data d inizio e di conclusione) il settore dell ente e le persone responsabili della realizzazione il budget e le modalità di finanziamento le modalità di monitoraggio. Le politiche energetiche che possono essere adottate e le azioni che possono essere attuate da un ente locale riguardano i seguenti settori: - Edilizia - Trasporto - Risorse d energia rinnovabili e distribuzione dell energia

43 - Acquisti/forniture pubblici - Pianificazione urbanistica - Tecnologie per l informazione e la comunicazione. La scelta e la programmazione delle azioni, così come delineate dalle presenti lineee guida, sono comparabili con quanto raccomandato dal JRC. Il PAES deve essere revisionato ogni due anni, con monitoraggi regolari sulle singole azioni. La revisione segue il principio del Plan, Do, Check, Act. I firmatari del Patto sono tenuti a redigere almeno ogni due anni, alternativamente: - un Action Report senza inventario (dopo 2, 6, 10, anni), con una analisi sullo stato d attuazione del PAES e informazioni su eventuali misure correttive o preventive; - un Implementation Report con inventario di monitoraggio delle emissioni aggiornato (dopo 4, 8, 12, anni), con informazioni anche quantitative sulle misure attuate e i loro impatti sul consumo di energia e sulle emissioni di CO 2, una analisi sullo stato d attuazione del PAES e sulle eventuali misure correttive o preventive. I due rapporti devono essere stilati secondo i modelli forniti dalla Commissione Europea. Nel programmare il percorso di realizzazione del Piano clima o della Strategia d azione per la riduzione dei GHG, l Ammnistrazione dovrà prevedere la redazione e l aggiornamento dei suddetti report. 43

44 4. DEFINIZIONE DEI PROGETTI Nel più ampio ambito della pianificazione, le pubbliche amministrazioni hanno la possibilità di fissare specifici obiettivi di abbattimento delle emissioni di gas serra in diversi settori di attività quali i trasporti, la gestione dei rifiuti, la gestione delle foreste, il consumo e la produzione di energia. Il raggiungimento di questi obiettivi passa quindi anche attraverso la realizzazione di progetti, cioè di una serie di attività di tipo strutturale, tecnico e gestionale finalizzata al raggiungimento degli obiettivi stessi. Come vedremo, alla realizzazione di questi progetti e al conseguimento dei relativi obiettivi in termini di riduzione delle emissioni di GHG sono legate le opportunità di valorizzazione economica proposte dalle presenti Linee Guida. Al fine di poter accedere ai benefici economici descritti nel successivo capitolo 7, oltre ad una corretta ed efficace pianificazione, le amministrazioni pubbliche sono chiamate alla definizione di progetti che, in linea di principio, devono poter: - portare a riduzioni reali, misurabili, verificabili e permanenti delle emissioni di gas serra; - contribuire effettivamente alle riduzioni delle emissioni rispetto allo scenario di riferimento ottenute attraverso la realizzazione di un Piano Clima (o di altri atti di pianificazione in grado di perseguire tali riduzioni). 44 Secondo quanto proposto nell approccio delle presenti Linee Guida, i progetti possono riguardare sia attività interne che esterne alle strutture fisiche in cui operano i dipendenti dell amministrazione e alla sfera di attività sotto il controllo gestionale diretto dell amministrazione stessa. Le pubbliche amministrazioni hanno infatti la possibilità di incidere sia sulle emissioni dirette, sostituendo, per esempio, le caldaie presenti nei propri immobili con altre più efficienti o regolando temperature e tempi di funzionamento; installando, invece, impianti di produzione di energia rinnovabile possono agire sulle emissioni indirette da consumo elettrico ; possono inoltre ridurre le emissioni indirette, introducendo, ad esempio, attraverso i regolamenti edilizi, standard che impongano una maggiore efficienza energetica. Il progetto rappresenta dunque l ultimo livello del processo di pianificazione descritto nel capitolo precedente, in cui vengono definite in maniera dettagliata tutte le attività che verranno realizzate per poter conseguire gli obiettivi generali del piano e incidere in modo efficace sui livelli di emissione quantificati e valutati attraverso l inventario territoriale. Come precedentemente chiarito, i piani si compongono di misure, le quali sono composte a loro volta da progetti quadro e progetti specifici già definiti nel capitolo 3. Entrambe queste tipologie di progetti possono candidarsi al riconoscimento delle quote di riduzione secondo quanto previsto nel capitolo 7. Va chiarito fin da ora che, sebbene tutti i piani si tradurranno in misure e tutte le misure, inevitabilmente, dovranno tradursi in attività operative che ne consentano l effettiva realizzazione, non tutti queste attività potranno però avere le caratteristiche necessarie ad ottenere la valorizzazione economica proposta dalle presenti Linee Guida. Si è ritenuto, infatti, che per poter essere convalidati come progetti (sia quadro che specifici ) che consentono la reale riduzione di emissioni di gas serra, i progetti debbano sottostare ad alcuni requisiti vincolanti relativi alla misurabilità, concretezza, trasparenza e

45 robustezza metodologica delle modalità con cui vengono attuati e dei risultati che possono raggiungere. Di seguito vengono quindi specificati i requisiti che i progetti debbono possedere per poter essere considerati nell ambito delle azioni di valorizzazione economica descritte nel successivo capitolo 7. Nel momento in cui una pubblica amministrazione attiva uno o più progetti per i quali intende ottenere il riconoscimento delle corrispondenti quote di riduzione, essa deve definire i dettagli tecnici, le risorse economiche, i tempi e le responsabilità correlate alla loro realizzazione. Tutte queste informazioni devono essere incluse in un Documento di Progetto, che includerà come minimo: - una descrizione dettagliata dello scenario di baseline del progetto stesso; - una spiegazione dell azione di progetto, ovvero l intervento che avrà come risultato l abbattimento delle emissioni di gas serra, ed un inquadramento nell ambito del Piano Clima (o di altro atto di pianificazione) alla cui attuazione il progetto e funzionale; - una descrizione dettagliata delle attività tecniche del progetto, che comprenda una valutazione preventiva delle riduzioni realizzabili; - il piano di monitoraggio delle emissioni, nonché le relative modalità di monitoraggio e reporting del progetto; - le risorse economiche destinate alla realizzazione del progetto e le fonti di finanziamento da cui esso attinge; - le responsabilità correlati alla fase di realizzazione e gli attori coinvolti; - la tempistica di progetto, ovvero la data d inizio del progetto, la sua vita utile, la durata dell eventuale fase di allestimento, la frequenza delle attività di monitoraggio; - metodologie, strumenti e standard valutativi: definizione degli strumenti utilizzati per l attuazione del progetto; definizione degli standard di stima e valutazione delle emissioni, ex-ante ed ex-post; definizione degli standard di stima dell impatto ambientale del progetto (leakage); definizione delle metodologie di calcolo della baseline di progetto; - impatto ambientale, o Leakage: il documento di progetto deve chiarire se, e in che misura, l implementazione del progetto stesso avrà un impatto ambientale (in termini di emissioni di gas serra, ad esempio). Il Leakage va sottratto al valore del progetto, in termini di abbattimento delle emissioni. - Modalità di coinvolgimento degli stakeholder: infine, occorre indicare in che modo il progetto, la sua realizzazione e i suoi effetti sono stati condivisi a livello locale con gli stakeholder interessati (anche ai fini dell accettabilità del progetto stesso), con quali procedure sono stati raccolti i commenti e le esigenze in merito, e in quali termini questi ultimi elementi sono stati presi in considerazione. 45 L Appendice E delle presenti Linee Guida contiene un esempio di possibile format utilizzabile per la compilazione di un Documento di Progetto (DDP) in linea con l approccio proposto. Nell Appendice F sono contenuti esempi di Progetti per la riduzione delle emissioni di gas serra realizzabili da un Ente Locale per abbattere le proprie emissioni di gas serra e compilati in accordo con il format di DDP proposto.

46 L amministrazione interessata ad ottenere il riconoscimento delle quote di riduzione delle emissioni legate ad uno o più progetti dovrà inoltre dotarsi di opportune procedure o modalità operative che permettano di valutare e dimostrare la validità tecnica del progetto e la correttezza del calcolo delle riduzioni realizzabili. Particolare attenzione merita la cosiddetta baseline del progetto, che deve essere considerata un elemento essenziale per valutare le reali riduzioni attuate e spesso risulta più difficile da valutare rispetto alle stesse emissioni di progetto. Essa rappresenta, in termini di emissioni, quello che sarebbe accaduto in termini di evoluzione dello scenario futuro, in assenza del progetto stesso, ovvero in un possibile scenario di progetto opzione zero, nel caso in cui si fosse deciso di non realizzare le azioni e gli interventi previsti dal progetto e di continuare con le modalità precedenti (es.: di produzione energetica, di gestione della mobilità, ecc.). Le riduzioni realizzate attraverso i progetti devono essere calcolate come differenza tra emissioni di baseline ed il livello di emissioni conseguibile attraverso la realizzazione del progetto. 46 Altro elemento essenziale è il sistema di monitoraggio e le relative procedure, descritte nel Documento di Progetto, che devono permettere di acquisire, registrare e conservare i dati utili a valutare le progressive riduzioni di emissioni nel tempo, secondo quanto stabilito dal progetto stesso. Il sistema di monitoraggio utilizzato durante il progetto deve essere coerente con quello descritto preventivamente nel Documento di Progetto. Periodicamente, secondo intervalli di tempo stabiliti internamente, la pubblica amministrazione dovrà verificare lo stato di avanzamento del progetto e le riduzioni di emissioni realizzate rispetto alla baseline nel periodo di riferimento scelto. Le caratteristiche descritte finora sono comuni a tutte le tipologie di progetti per la riduzione delle emissioni di gas serra, ivi inclusi i progetti che possono dare luogo all acquisizione di crediti volontari, secondo quanto previsto da standard volontari internazionali. Nell ambito delle presenti Linee Guida, si è deciso di stabilire alcuni requisiti specifici a fondamento della possibile convalida e riconoscimento delle riduzioni di emissioni effettivamente conseguite da una pubblica amministrazione, nella prospettiva di rendicontarle correttamente e in modo omogeneo al livello governativo nazionale e di accedere ad opportunità di valorizzazione economica. I requisiti rappresentano una rielaborazione di alcuni dei più noti standard internazionali, letti nella logica dell adeguamento alle esigenze di un sistema italiano di convalida e riconoscimento delle quote di emissione. Questi requisiti costituiscono una sorta di minimo comune denominatore fra i diversi standard, dei quali possono costituire un primo livello di conformità, da cui muovere per orientarsi all acquisizione di crediti volontari spendibili sui mercati internazionali. I requisiti delineati nel seguito rappresentano pertanto le regole del gioco su cui basare un sistema di rendicontazione, verifica, riconoscimento e valorizzazione economica delle quote di riduzione volontarie delle emissioni GHG per le pubbliche amministrazioni a livello nazionale, che verrà descritto nel capitolo 7. Al fine di poter essere riconosciute come quote di riduzione (quali contributi al perseguimento degli obiettivi nazionali) nell ambito del sistema proposto dalle presenti

47 Linee Guida, i progetti di riduzione delle emissioni di gas serra proposti dagli Enti Locali e dalle Amministrazioni pubbliche italiane devono soddisfare alcuni criteri di eleggibilità. Tali requisiti devono essere considerati come un criterio minimo di accesso al sistema di riconoscimento e, conseguentemente, ai registri regionali a cui le quote di riduzione potranno avere ufficialmente accesso. E essenziale specificare che non verranno attribuite quote di riduzione delle emissioni ai progetti di riduzione indiretta o ai progetti di compensazione delle stesse (quali ad esempio progetti CDM condotti nei PVS o simili). I requisiti proposti sono concepiti per assicurare che tutti i progetti di abbattimento delle emissioni diano luogo a quote di riduzione riconosciute ed inserite in opportuni registri regionali (si veda oltre) abbiano caratteristiche tali da garantire la certezza e credibilità dei risultati ottenuti, ovvero siano: 47 Reali Definizione: una riduzione delle emissioni è reale se i suoi benefici in termini ambientali sono quantificabili e verificabili. Requisiti: si richiede che la riduzione delle emissioni sia concreta, misurabile e verificabile, e sia precedente al riconoscimento delle quote di riduzione. Non verranno riconosciute e registrate quote sulla base della sola previsione di abbattimento delle emissioni. Permanenti: Definizione: il beneficio ambientale derivante dal progetto deve poter perdurare per tutta la vita utile del progetto. Requisiti: gli effetti in termini di riduzione delle emissioni di gas serra non devono essere temporanei o transitori, non devono essere reversibili e non devono essere annullati da altre emissioni legate al mantenimento delle pratiche o alla manutenzione delle tecnologie previste dal progetto nel tempo. Attribuibili: Definizione: le quote di riduzione delle emissioni riconosciute al progetto devono essere riconducibili senza ambiguità al promotore (o ai promotori) del progetto stesso. Requisiti: il riconoscimento di quote di riduzione al progetto richiede adeguata documentazione a supporto del fatto che il progetto sia stato realizzato con le risorse economiche del promotore (o con il co-finanzimento di altri promotori che potranno essere titolari di una percentuale delle quote di riduzione proporzionale al proprio contributo) ovvero (quando il progetto non richiede un finanziamento ad hoc o vi è un oggettiva difficoltà nell individuare soggetti finanziatori o quantificare il finanziamento ex-ante) che il progetto sia inequivocabilmente determinato dall emanazione di una norma o di un atto di regolamentazione da parte del soggetto titolare e vada oltre la legislazione vigente. Ciò vale soprattutto nel caso di progetti quadro, quali ad esempio azioni di policy o atti di regolamentazione che si rivolgono alla collettività o a macro-categorie di cittadini (per approfondimenti si veda il paragrafo 6). Addizionali Definizione: i test di addizionalità sono condotti per assicurare che il progetto sia in aggiunta alle riduzioni e/o abbattimenti delle emissioni che avrebbero comunque avuto luogo in assenza del progetto e/o senza l incentivo economico dovuto al sistema di riconoscimento e valorizzazione economica delle quote proposto.

48 Requisiti: le presenti Linee Guida richiedono che ogni progetto che non usi già uno standard di certificazione approvato superi due test di addizionalità: Surplus legislativo: non deve esistere legge, regolamento, statuto o altra forma di vincolo legale, in vigore al momento presente o in procinto di essere implementato, che preveda o richieda l abbattimento delle emissioni proposto dal progetto. Non vengono considerati vincolanti a questi fini altri accordi volontari eventualmente sottoscritti. Ostacoli all implementazione: il progetto deve consentire di superare tali ostacoli. Si definisce ostacolo al progetto ogni fattore, o considerazione, che renda difficoltosa l implementazione della pratica o attività proposta o l adozione della tecnologia prevista dal progetto. E richiesta la presenza di almeno uno tra i seguenti fattori di vincolo, perché il progetto possa essere considerato addizionale. 48 1) Vincolo Finanziario: Il progetto deve fronteggiare delle restrizioni di capitale di rischio o di credito, che l incentivo economico dovuto al riconoscimento delle quote di riduzione potrebbe alleviare; ovvero ci si può ragionevolmente attendere che il sistema delle quote sia il principale motore dell implementazione del progetto; ovvero che il sistema delle quote sia un elemento fondamentale per la continuazione del progetto successiva alla sua implementazione. 2) Vincolo Tecnologico: La motivazione principale per l implementazione della tecnologia in questione è la sua capacità di ridurre le emissioni di gas serra, o comunque di migliorare la performance ambientale dell Ente o dell Amministrazione. Inoltre uno degli obiettivi del progetto, alla data di avvio, deve essere esplicitamente l abbattimento delle emissioni. 3) Vincolo Istituzionale: L abbattimento delle emissioni in questione deve affrontare significativi ostacoli di natura culturale, sociale, od organizzativa. Il progetto dovrà favorire la rimozione di tali vincoli. 4) Vincolo dell Innovazione: Il progetto in esame (es.: pratica o tecnologia prevista) deve avere carattere di innovatività e quindi contribuire in misura rilevante a rimuovere ostacoli al miglioramento delle pratiche diffuse nel settore o territorio di riferimento. In pratica, il progetto non deve avere ampia diffusione all interno dello stesso ambito settoriale o territoriale. Il livello diffusione è determinato dal tasso di incidenza della pratica/tecnologia proposta dal progetto nel settore o in una specifica area geografica. Il grado di penetrazione della tecnologia in un area o in un settore sarà tanto più basso, quanto più ci saranno tecnologie/metodologie alternative già disponibili all interno della stessa area geografica. Se il progetto soddisfa i criteri di eleggibilità del Surplus Legislativo, ed inoltre dimostra di superare almeno uno dei test sugli Ostacoli all Implementazione (Vincoli Finanziari, Tecnologici, Istituzionali e dell Innovazione) allora esso è da considerarsi addizionale. Dal punto di vista metodologico, lo sviluppo di un progetto secondo l approccio proposto dalle presenti Linee Guida segue i principi generali dettati dalla norma ISO e si articola in due fasi, una progettuale e una realizzativa, a loro volta suddivise in diverse attività.

49 Fase progettuale Attività 1 - Idea progettuale e valutazione Il primo passo necessario per la realizzazione di un progetto riguarda la valutazione dell'idea progettuale. È necessario verificare se l'idea di progetto può, in linea di principio, rispettare i requisiti fondamentali richiesti dal Protocollo di Kyoto. Durante la progettazione, una volta scelto l ambito di intervento e sviluppata l idea progettuale, è necessario controllare che esistano gli elementi di eleggibilità per il progetto (ovvero i requisiti sopra riportati). Attività 2 - Documento di progetto L amministrazione promotrice prepara il documento di progetto, secondo le modalità e riportando i contenuti sopra indicati). Per la definizione della baseline ed il piano di monitoraggio si può utilizzare una delle metodologie semplificate sviluppate dall UNFCCC per i progetti di piccole dimensioni, detti small-scale projects (http://cdm.unfccc.int/methodologies/sscmethodologies/ approved.html), oppure si può proporre una nuova metodologia. Una volta terminata la Fase Progettuale, lo sviluppo del progetto prosegue con l attuazione della Fase Realizzativa. 49 Fase realizzativa: Attività 1- Realizzazione progetto Il proponente mette in opera il progetto in accordo con quanto dichiarato nel documento di progetto, realizzando le strutture e gli interventi previsti, acquisendo i macchinari e le tecnologie adatti allo scopo, implementando i sistemi di monitoraggio e misura validati in fase progettuale. Il sistema di monitoraggio e le relative procedure, adottate in fase di realizzazione del progetto, devono permettere di acquisire, registrare e conservare i dati utili in accordo con la metodologia di monitoraggio prescelta e precedentemente validata. Per un approfondimento delle modalità di monitoraggio dei progetti si rimanda al successivo paragrafo 5, specificamente dedicato a questo tema.

50 5. VALUTAZIONE DEI COSTI E DEI BENEFICI ECONOMICI, AMBIENTALI E SOCIALI DELLE MISURE DI RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI GHG Introduzione Questo capitolo ha lo scopo di fornire alcune indicazioni per valutare i costi e i benefici, a livello economico ma non solo, delle misure e dei progetti di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra. L approccio proposto muove dalla considerazione dei cosiddetti co-effetti di tali misure e progetti, ovvero gli effetti non circoscrivibili ai soli benefici ambientali diretti della riduzione delle emissioni, ma legati in senso più esteso, da un lato, alle ripercussioni economiche di tali misure (ad es. in termini di costi di adattamento evitati) e, dall altro, alle conseguenze indotte su altri media ambientali (es.: inquinanti locali), che a propria volta possono generare benefici (monetizzabili o meno) per la collettività. Considerare i co-effetti delle misure di mitigazione previste nell ambito di una strategia consente di integrare le considerazioni sui costi delle politiche di mitigazione ed avere una visione completa delle implicazioni di tali politiche a livello locale. A titolo di esempio, la quantificazione economica dei benefici ambientali e sanitari legati all inquinamento dell aria costituisce oggetto di numerose analisi e mostra che tali benefici coprono una percentuale significativa dei costi diretti delle politiche di mitigazione (Hallegatte, citando IPCC, 2007). Una visione integrata fondata sull approccio dei co-effetti (declinati in cobenefici e co-costi), consente inoltre di definire, ed implementare, in modo congiunto politiche locali attinenti a diverse finalità, per ottimizzarne gli effetti fin dalla fase di loro pianificazione. Una valutazione accurata dei costi e dei benefici economici a livello locale, che comprenda anche l analisi delle componenti ambientali e sociali, necessiterebbe l applicazione di un modello dedicato, quale ad esempio il modello tecnico-economico MARKAL, utilizzato dall ENEA per il sistema energetico italiano (Gargiulo e Gracceva, 2009). Le applicazioni di tali modelli alla realtà delle amministrazioni locali di governo del territorio sono ancora ridotte e suscettibili di livelli di incertezza elevata. 50 In assenza di un modello dedicato, si può adottare un approccio di analisi costi-benefici secondo la prospettiva locale, coerente con la metodologia utilizzata dall Agenzia internazionale per l energia e dalla società di consulenza McKinsey per il livello globale e nazionale. La stessa metodologia consente di costruire delle curve di abbattimento, volte a quantificare i costi (al netto dei benefici) di una serie di leve di riduzione di gas serra. Tale approccio si basa sulla quantificazione degli extra-costi associati all implementazione di ogni misura/progetto. In questo approccio, infatti, i costi addizionali generati dalle singole azioni di abbattimento sono espressi come costi marginali rispetto allo scenario BaU (si può considerare l ipotesi di includere o meno eventuali incentivi erogati a livello nazionale, regionale o locale), e sono inoltre espressi al netto dei benefici conseguibili dall azione, ad esempio in termini di risparmio di energia, di miglioramento della qualità della vita, ecc. A seconda dei costi e dei benefici che vengono considerati nel calcolo, la curva di abbattimento si potrà riferire alla comunità interessata nel suo complesso (amministrazione comunale, commercianti, privati cittadini, aziende di trasporto, ecc) oppure alla singola amministrazione locale.

51 L approccio degli extra-costi (di cui viene proposto un esempio nel seguito) può tuttavia rivelarsi limitativa nei casi in cui un amministrazione di governo del territorio voglia quantificare anche i costi e i benefici sociali, ovvero originati per l intera collettività. In questi casi, particolarmente avanzati nello scenario nazionale, l amministrazione può trarre spunto da alcuni approcci ormai consolidati in letteratura mirati alla valutazione monetaria dei costi e dei benefici esterni (le cosiddette esternalità ambientali ). Sebbene lo scopo di queste linee guida non sia quello di esporre in modo esauriente la teoria economica sulla valutazione economica delle esternalità ambientali, è possibile fornire al lettore interessato alcuni elementi di orientamento sull impostazione metodologica che si può utilizzare. Un approfondimento sulla valutazione delle esternalità ambientali 51 Per poter quantificare i costi e i benefici ambientali esterni è necessario attribuire un valore economico ai beni o ai servizi ambientali e sociali, in quanto ad essi spesso non sono associati prezzi di mercato. La teoria economica ha sviluppato alcune tecniche in base alle quali possono essere quantificati tali valori. Prima di tutto, è bene tenere in considerazione che non è possibile stimare il valore primario (o intrinseco) di un determinato bene ambientale, in quanto normalmente non si hanno sufficienti informazioni per poter valorizzare l esistenza di quel bene. Per questo motivo la teoria economica si è concentrata nella stima del solo valore secondario di tale bene, cioè del beneficio o del costo che il bene ambientale (o sociale) genera in quanto fornitore di un servizio per i bisogni umani. E quindi opportuno tenere in considerazione che la stima del valore economico di un bene ambientale è inevitabilmente una sottostima del valore intrinseco. L approccio dei servizi forniti dagli ecosistemi costituisce una priorità per la Commissione Europea, che ne sta promuovendo lo sviluppo come strumento di supporto al policy making, soprattutto a livello locale. Va inoltre sottolineato che, nelle principali metodologie in uso, si fa normalmente riferimento al valore economico di un bene riferendosi solo alla generazione di individui che la utilizza (o non la utilizza) attualmente. Quindi, sebbene un aspetto particolarmente rilevante dei costi e benefici ambientali sia quello di trasferirsi spesso alle generazioni future, nella valutazione economica di cui parla la teoria economica le generazioni future non vengono considerate. Deve essere inoltre chiaro che in aggiunta a queste limitazioni, la valutazione economica monetaria dei beni ambientali che non hanno un mercato può essere più o meno imperfetta, a seconda del bene in questione e del contesto ambientale ed economico cui esso si riferisce; ciò nonostante, una valutazione formulata in maniera esplicita a beneficio dei decisori pubblici è sempre meglio della ipotesi nulla, ovvero quella di non compiere alcuna valutazione e, quindi, attribuire al bene ambientale valore nullo o completamente arbitrario. Non c è un'unica terminologia per la classificazione del Valore Economico Totale (VET) di un bene ambientale che può essere migliorato o compromesso da politiche pubbliche. Gli economisti convergono sulla definizione di VET sulla base dell interazione che esiste tra soggetto umano e bene ambientale che deve essere valutato. Si distinguono inizialmente i valori d uso dai valori che non si riferiscono all uso. I primi sono quelli che fanno riferimento all effettivo utilizzo dell ambiente. Essi si suddividono a loro volta in valori d uso indiretto, valore d opzione d uso, valore ereditario (tale valore si può riferire sia al valore

52 d uso sia ai valori non d uso delle generazioni future). I valori non d uso si riferiscono a valori non strumentali che appartengono alla natura reale delle cose, ma che non sono associati ad un uso effettivo o all opzione di usare un bene. I valori non d uso sono il riflesso delle preferenze individuali che includono la preoccupazione, l attenzione e il rispetto per l esistenza delle specie non umane. Essi si differenziano in valori ereditari e valori di esistenza. La somma dei valori d uso e quelli di non uso risulta essere il valore secondario di un dato bene ambientale e quindi nell interpretazione della maggior parte degli economisti essa risulta coincidere con il VET. Ma come si può procedere ad assegnare ad un bene ambientale un valore monetario? Uno dei modi per procedere alla valutazione monetaria dell ambiente si basa sulla distinzione tra approcci che valutano un bene mediante una curva di domanda (approcci delle curve di domanda) e quelli che non utilizzano tali concetti (approcci senza curve di domanda). Considerando gli approcci senza curva di domanda si possono distinguere almeno tre metodi diversi: Metodo della risposta alla dose: tale approccio richiede di conoscere dati che colleghino le reazioni fisiologiche umane, animali e vegetali a determinate condizioni ambientali (tipico esempio è il danno sulla salute dovuto all inquinamento, oppure i danni alle colture). In molti casi è possibile stimare i danni in termini di prezzo di mercato, se varia una produzione agricola, o di prezzi ombra. Questo metodo può essere utilizzato per stimare, ad esempio, i benefici che possono indirettamente derivare al settore agricolo da misure e progetti che favoriscano la diffusione di fonti energetiche rinnovabili che siano in grado di diminuire l impatto ambientale anche sul contesto locale o che contribuiscano alla risoluzione di problemi ambientali del settore agricolo (si pensi all abbattimento dei costi sociali dello smaltimento di scarti agricoli nel caso della realizzazione di un impianto a biomasse che si alimenti di tali scarti). All opposto, si potrebbero considerare i costi legati allo sviluppo di fonti rinnovabili laddove queste comportino usi contesi del territorio rispetto alla destinazione agricola (sottrazione di terreni per il fotovoltaico a terra o coltivazione di biomasse per la produzione di energia). L utilizzo di questo metodo diventa più complesso se è necessario stimare i danni sanitari sugli esseri umani, anche se spesso si ricorre alla quantificazione del valore di incremento del rischio di malattia o di morte delle persone colpite. Tecnica del costo di sostituzione: considera il costo del ripristino di un bene danneggiato e utilizza questo costo come misura del beneficio del ripristino. Questa metodologia non risulta particolarmente difficile da applicare, anche perché presuppone che il lavoro di ripristino debba essere svolto perché imposto da altri vincoli (esempio in presenza di uno standard di qualità dell acqua), i costi di raggiungimento di tali standard costituiscono il valore economico del beneficio associati alla realizzazione dell obiettivo. Questo metodo, anche se non complesso, non risulta particolarmente adatto alle esigenze di stima delle politiche di riduzione dei gas serra, di rado connesse a tali vincoli. Metodo del costo opportunità: vengono stimati i benefici delle attività che provocano il degrado ambientale per stabile quanto dovrebbero essere elevati i benefici ambientali per rendere lo sviluppo di tali attività non conveniente. Anche questa metodologia non risulta adatta alla nostra applicazione. 52 Per quanto riguarda, invece, gli approcci con curva di domanda, si possono citare i metodi delle preferenze espresse che comprendono ad esempio la cosiddetta

53 valutazione del costo contingente, oppure i metodi delle preferenze rivelate (non direttamente ma attraverso acquisti individuali di beni di mercato). Di questa ultima categoria fanno parte: Il metodo del costo di viaggio: essenzialmente considera i costi che si affrontano per andare a visitare luoghi di ricreazione e quindi darne un valore in base ai costi del carburante o del biglietto di un mezzo di trasporto pubblico. Anche questo metodo poco si adatta all applicazione a misure di mitigazione in ambito urbano. Il metodo di valutazione edonica: tenta di valutare i servizi ambientali la cui presenza influisce direttamente su determinati prezzi di mercato (in particolare ci si riferisce al mercato immobiliare). Questo tipo di metodo potrebbe essere utilizzato per alcune misure di mitigazione in ambito urbanistico, anche se non è facile calcolare la giusta correlazione tra prezzo di un abitazione e qualità dell ambiente circostante separando l effetto di altri fattori che esercitano influenza sul prezzo, quali: la dimensione, l accessibilità, ecc. 53 Il metodo di valutazione contingente (MVC) si basa invece su una richiesta ben precisa ai singoli individui di attribuire un valore ai beni ambientali tramite interviste ad hoc. Ad ogni individuo viene chiesta la propria disponibilità a pagare (DAP) per la salvaguardia di quel bene. Una volta ottenute le risposte da un campione significativo di individui si può procedere a calcolare la DAP media degli individui e moltiplicare per il numero totale di persone che beneficerebbero di quel dato bene. Il metodo MVC risulta essere diretto ed ha il vantaggio di poter essere applicato a qualsiasi bene o servizio ambientale, ma presenta numerose problematiche relative alla veridicità delle preferenze espresse dal campione intervistato. Le preferenze espresse dipendono da numerosi fattori, tra cui gli impliciti suggerimenti degli intervistatori quali cifre iniziali da cui partire, oppure la differenza di richiesta tra Quanto siete disposti a pagare (DAP) per ricevere questo bene ambientale? e Quanto siete disposti ad accettare (DAA) per rinunciare a questo bene ambientale? che può indicare valori molto diversi (di solito DAA è molto più alta di DAP). Senza addentrarsi nelle specifiche problematiche è bene tenere conto che questo tipo di valutazione, pur consentendo una grande flessibilità e completezza dei dati risulta all atto pratico abbastanza onerosa da poter svolgere ad hoc per un Piano Clima, anche se potrebbe essere un metodo da utilizzare durante il coinvolgimento degli stakeholder per la definizione del Piano stesso. L applicazione del metodo della quantificazione A prescindere dallo spettro di costi che si intende considerare, il percorso metodologico da seguire nell identificazione dei costi (e quindi, specularmente, dei potenziali risparmi) per poi procedere alla valutazione è del tutto analoga. Le voci di costo potranno comprendere: - costi e benefici diretti: sono quelli più facilmente individuabili e calcolabili (i.e. costi di investimento e di esercizio necessari alla realizzazione di infrastrutture, tecnologie o tecniche utili alla misura/progetto di riduzione delle emissioni, risparmi di costi energetici: elettricità, acqua, carburanti); - costi e benefici indiretti: sono quelli più complessi da individuare e da quantificare. Questi ultimi comprendono a loro volta: costi e benefici ambientali: sono quelli che incidono sui comparti ambientali tipici dell ambiente urbano; alcuni sono facilmente quantificabili (i.e. peggioramento/miglioramento di alcune componenti ambientali, quali aria,

54 acqua, suolo, dovuto alla misura/progetto), altri necessitano una stima tramite l utilizzo di metodi di valutazione monetaria esposti in precedenza; costi e benefici sociali: sono quelli che sono dovuti agli impatti ambientali delle misure/progetti che hanno conseguenze sulla salute e sulla qualità della vita dei cittadini, anche in questo caso è necessario ricorrere ai metodi di valutazione monetaria precedentemente esposti. In una prospettiva di costi del solo ente locale saranno selezionati solo i costi e i benefici a carico dell ente locale per misure che vadano ad incidere solo sul patrimonio e sui servizi gestiti dall ente stesso. Nelle curve di abbattimento (sia per la prospettiva della comunità che per quella dell ente locale), Il costo medio di abbattimento per tonnellata di emissione ( /tco2) è rappresentato dal costo differenziale dell azione e lo scenario BAU, rapportato al potenziale di abbattimento delle emissioni identificato per quella misura. Un indicazione di costo medio di abbattimento negativo identifica quindi un azione che consente di ottenere risparmi annuali superiori agli extra-costi di implementazione. E quindi possibile ottenere un ranking delle misure di abbattimento in ordine crescente di costi per facilitare le scelte di policy dell ente locale su quali misure/progetti implementare o no e in quali tempi e con quali risorse. 54 Non sempre è possibile quantificare e monetizzare tutti gli effetti, siano essi positivi o negativi, ma risulta comunque necessario all ente locale conoscere anche solo in termini qualitativi tutti i possibili effetti di una misura e stimare anche se con un elevato livello di incertezza se questi effetti hanno un incidenza rilevante o meno sulla comunità. Nel riquadro finale viene riportato un esempio di calcolo riferito al caso del Comune di Milano. R2 - Nuove abitazioni con interventi di efficienza energetica Azione identificata: interventi infrastrutturali per isolamento delle superfici esterne nuovi edifici Potenziale di abbattimento: 97 ktco2 Costo medio di abbattimento: - 89 /tco2 Il costo associato all edificazione di nuove abitazioni con elevati criteri di efficienza energetica è stato stimato a partire dai dati contenuti nello studio svolto da ARPA Lombardia (Zabot, 2004), facendo riferimento in particolare alla tipologia edilizia edificio a torre 4. Gli edifici residenziali presenti nel Comune di Milano si situano in media in una classe di efficienza energetica di tipo F. Nell ambito della misura R2, il Piano clima prevede che nuove abitazioni proposte nel PGT vengano edificate secondo criteri corrispondenti alla classe B (come già esposto nella scheda misure R2). Nello studio ARPA si stima che gli extra-costi legati alla costruzione di un edificio in classe di efficienza energetica B rispetto ad una classe di efficienza E ammontino a circa 0,9% dei costi di costruzione. Ritenendo che l extra-costo necessario per costruire un edificio in classe E rispetto alla classe F sia analogo all extra-costo necessario per il passaggio da un edificazione in classe E in classe D (0,1% del costo di costruzione), si è valutato così il costo complessivo per il passaggio dalla classe F alla classe B pari all 1% del costo di costruzione. Per scelta conservativa, si è considerato un costo base di costruzione più elevato rispetto al rapporto ARPA (1.200 /m2 in luogo di /m2) e di ipotizzare un extra costo del 2%, stimando l extra costo pari a circa 24 /m2. Il risparmio energetico conseguibile da un abitazione edificata in classe B rispetto alla classe E è stimato nel rapporto pari a 3,74 /m2 anno, che con ipotesi analoga ai costi, è stato calcolato pari a circa 4,50 /m2 all anno per l edificazione 4 Lo studio stima gli extra-costi di costruzione di edifici residenziali in classi energetiche elevate per quattro tipologie: edificio a torre, edificio in linea, villetta a schiera, villetta. Si è ritenuto che la tipologia a torre sia la più rappresentativa della maggior parte delle future edificazioni che verranno realizzate nel territorio comunale milanese.

55 in classe B rispetto alla classe F. Il costo per unità abitativa al netto di tale risparmio è stato calcolato in base alla superficie media delle abitazioni a Milano (80 m2) e moltiplicato per il numero target di abitazioni oggetto della misura nel periodo Si veda Tabella 6-8 per i calcoli. Rapportando la differenza tra costi e benefici al potenziale di riduzione stimato per questa misura si ottiene un costo medio di abbattimento pari a -89 /tco2. Tabella 0-1: Quantificazione dei benefici e dei costi della misura R2 Costo costruzione al m2 ( ) Extra-costo passaggio classe F - B (%) 2 Extra-costo passaggio classe F - B ( /m2) 24 Risparmio gas metano pass. F - B ( /m2 anno) 4,5 Superficie media abitazioni Milano (m2) 80 Extra costo intervento - 1 abitazione - annualizzato 10 anni ( ) 192 Risparmio annuo - 1 abitazione ( ) 361 Costi annui nuove abitazioni ( ) Benefici annui nuove abitazioni ( ) Fonte: Elaborazioni IEFE-Avanzi Per quanto riguarda la compatibilità con i requisiti previsti dalla linee guida JRC per il Patto dei Sindaci, si fa riferimento alle considerazioni riportate nel Capitolo 3 relativamente all analisi costi-benefici in sede di scelta delle azioni/misure.

56 6. MONITORAGGIO Il processo di monitoraggio è necessario per seguire i progressi verso i target definiti, a partire dalla situazione presente. In particolare, il monitoraggio è necessario per: precisare gli obiettivi quantitativi che rappresentano i risultati di miglioramento verso la riduzione delle emissioni, in quanto tali obiettivi devono rappresentare una situazione realistica e raggiungibile in un ben determinato periodo di tempo; seguire i progressi verso i suddetti obiettivi, a iniziare dalla situazione presente, in modo da stabilire la proporzione delle azioni pianificate e capire lo stato reale delle emissioni; apportare le dovute correzioni nel caso in cui la realtà non si muova secondo quanto desiderato. 56 Come si è visto nel processo di piano, si devono specificare dei campi di intervento e dei target quantitativi da raggiungere nell ambito della strategia. Ad ogni campo di intervento e target associato, possono corrispondere sia progetti (progetti quadro e progetti specifici), sia strumenti necessari per la loro implementazione. Il processo di monitoraggio deve considerare sia i progetti che gli strumenti. I progetti sono descritti rispetto a parametri quantitativi, mentre gli strumenti sono descritti considerando le loro fasi di sviluppo. Il sistema di monitoraggio è fondato su: 1) una valutazione preventiva o ex ante realizzata a livello di misure (di fatto, contestuale e propedeutica alla costruzione degli scenari di piano); 2) una valutazione in itinere collegata all attuazione dei progetti di riduzione delle emissioni serra; 3) una valutazione consuntiva o ex post realizzata a livello di misure. 25 La valutazione ex ante risulta fortemente correlata alla costruzione degli scenari previsionali di piano. La valutazione dei soli progetti di riduzione, ovviamente, non consente di monitorare il quadro complessivo delle emissioni collegate all attuazione dei piani; occorre, pertanto, attivare un sistema di feedback tra pianificatori e attuatori mirato al monitoraggio delle emissioni serra derivanti dall attuazione delle misure. Risulta quindi necessario prevedere anche un aggiornamento periodico dell inventario territoriale, che consente un analisi comparata con i risultati del monitoraggio dei piani. In questo modo si procede ad una valutazione prestazionale preventiva dell attuazione del piano, che dovrà essere collegata alla valutazione a consuntivo. Di seguito si riporta uno schema esemplificativo del sistema di monitoraggio descritto.

57 PIANO CLIMA MISURA 1 MONITORAGGIO Valutazione Ex-Ante (misurazione della CO2 evitata con ampi margini di errore focalizzata sugli obiettivi e determinata sulla base di assunzioni tecniche da definire a seconda delle azioni previste dalla misura) progetto 1 progetto 2 progetto i-esimo progetto monitoraggio della CO2 evitata dei progetti effettuata basandosi su baseline e documenti di progetto Valutazione Ex-Post (misurazione con margini di errore moderati costruita da un funzionale pesato dei progetti) 57 MISURA MISURA MISURA X Predisposizione del piano di monitoraggio Per poter implementare un Piano Clima o i piani settoriali descritti nella parte di pianificazione, il sistema di monitoraggio deve essere delineato contestualmente alla pianificazione delle misure di riduzione. A questo scopo deve essere prodotto un piano di monitoraggio che conterrà i dettagli della metodologia che l Ente utilizzerà per monitorare lo stato di attuazione del proprio piano clima (e dei corrispondenti piani settoriali) e dei propri specifici progetti. La procedura di monitoraggio deve prendere in considerazione: che cosa monitorare; come monitorare; quando monitorare. Il monitoraggio deve essere correlato al processo di definizione dell inventario delle emissioni, che può essere considerato un monitoraggio al tempo zero. Come regola generale, si deve lavorare sui seguenti due step: - Monitoraggio dei singoli progetti e strumenti; - Monitoraggio del bilancio delle emissioni dell intera area. Il monitoraggio di progetti e strumenti deve essere realizzato attraverso la definizione e lo sviluppo di indicatori specifici (qualitativi e quantitativi).

58 La frequenza del monitoraggio dipenderà dai progetti che si intendono sviluppare (durata, complessità, ecc.). Il monitoraggio deve essere appropriato alle necessità dell Ente e deve facilitare l analisi delle emissioni, le loro variazioni nel tempo, il raggiungimento dei target, ecc.. Questo significa che le emissioni devono essere verificate e valutate con una frequenza tale da consentire di rilevare, analizzare e rettificare eventuali deviazioni rispetto a quanto atteso. L Ente dovrà quindi tenere traccia di tutte le deviazioni delle emissioni rispetto a quanto previsto, includendo cause e correzioni. Il Piano di monitoraggio dovrà inoltre definire ruoli e responsabilità nell esecuzione del monitoraggio stesso. 58 Il Piano di monitoraggio dovrà essere verificato da un ente terzo unitamente alla verifica dell inventario dell anno di riferimento, della predisposizione dello scenario BAU e della pianificazione delle misure previste per raggiungere l obiettivo di riduzione, qualora si intenda usufruire della valorizzazione economica delle quote di riduzione. Monitoraggio dei progetti Nell ottica dei piani e programmi descritti precedentemente, le misure sono costituite da progetti quadro oppure da progetti specifici. Ricordiamo che fanno parte della prima categoria quei progetti per i quali le emissioni in gioco hanno una rilevanza quantitativa prevalentemente relazionata alla loro numerosità e diffusione, più che al valore associabile ad ogni progetto singolo. Può trattarsi, ad esempio, della ristrutturazione, in chiave energetica, di tutti gli edifici scolastici, oppure del passaggio dalla mobilità privata verso quella pubblica per una certa categoria di persone. Viceversa, fanno parte della seconda categoria iniziative progettuali con caratteristiche proprie ben definite ed, eventualmente, con rilevanti caratteristiche quantitative in termini di emissioni in gioco. Può trattarsi, ad esempio, della realizzazione di un impianto multimegawatt di produzione di energia da fonti rinnovabili, oppure di una nuova linea di trasporto pubblico. In alcuni casi le tecnologie messe in campo e gli effetti di queste possono essere gli stessi. Ad esempio si può realizzare un unico impianto fotovoltaico da un megawatt oppure realizzarne diffusamente una notevole quantità per raggiungere lo stesso valore complessivo di potenza installata. Il monitoraggio di un progetto viene effettuato una volta che il progetto stesso è stato realizzato ed è divenuto pienamente operativo. Una volta realizzato il progetto, quindi, è necessario attuare il piano di monitoraggio delle emissioni, monitorando la riduzione delle emissioni effettivamente ottenuta e gli eventuali indicatori di sviluppo sostenibile. Nel caso in cui si voglia usufruire, per un determinato progetto, della valorizzazione economica delle quote di riduzione, il monitoraggio deve essere effettuato continuativamente durante tutto il crediting period, ovvero l arco temporale approvato in fase di validazione del progetto, durante il quale si suppone di poter dare origine alle quote di riduzione.

59 I principali aspetti del monitoraggio consistono nelle seguenti attività: garantire che i sistemi di monitoraggio e le procedure adottate siano conformi ai sistemi di monitoraggio e alle procedure descritte nel piano di monitoraggio precedentemente definito; fornire tutti i dati a supporto dell effettiva e dimostrabile riduzione delle emissioni di gas serra; assicurare che i dati relativi alle emissioni di gas ad effetto serra siano sufficientemente supportati da evidenze, quali ad esempio le registrazioni di monitoraggio; garantire la rispondenza alla metodologia di monitoraggio applicata al progetto validato; dare evidenza che il progetto sia in atto e sia completamente funzionante, che tutti gli eventuali sistemi di misura e acquisizione dati siano operativi, che tutta la strumentazione sia funzionante e sottoposta alla necessaria manutenzione e taratura; assicurare che tutte le responsabilità siano definite e che tutti i soggetti coinvolti nel monitoraggio siano stati individuati e formati; tenere conto dei rilievi ed eventuali non conformità dei rapporti di validazione e/o di verifica precedenti. 59 Se il monitoraggio dei progetti specifici va eseguito singolarmente per ogni progetto, per quanto riguarda i progetti quadro, data la loro numerosità, risulterebbe alquanto complesso e oneroso procedere alla valutazione dei singoli progetti che li compongono e può quindi essere più efficace procedere ad un monitoraggio su base statistica attraverso la definizione e l analisi di opportuni indicatori. Definizione degli indicatori Le modalità di monitoraggio di piani e programmi si attuano attraverso l adozione di appositi indicatori in grado di misurare gli effetti derivanti dalle scelte di piano in termini di emissioni di CO2 (evitate o causate). E opportuno prevedere l adozione degli stessi indicatori utilizzati nel predisporre le misure, ma si può valutare l ipotesi di introdurre ulteriori dati o indicatori che ne dettaglino con maggior precisione le emissioni. La selezione degli indicatori dovrebbe derivare da un compromesso tra un approccio rigoroso dal punto di vista tecnico e la misurabilità dei dati, in particolare tenendo conto della scala di azione del piano (regionale, locale) e dei passaggi intermedi che regolano l attuazione delle misure. Un possibile approccio è rappresentato dal ricondurre a valori quantitativi di CO2 altri indicatori maggiormente collegati alla specificità del piano. A livello generale, le misure che influenzano le emissioni climalteranti possono essere ricondotti alle seguenti categorie: - misure che riguardano le urbanizzazioni e disciplinano l edilizia; - misure che riguardano la realizzazione di infrastrutture viarie; - misure che riguardano la mobilità e il trasporto pubblico; - misure che interessano la produzione e l uso di energia (compreso il risparmio energetico e le fonti rinnovabili); - misure che disciplinano l uso del suolo in agricoltura; - misure di forestazione.

60 Un Piano Clima, ad esempio, prevederà misure volte a: - promuovere la produzione di energia da fonti rinnovabili; - promuovere l uso di autoveicoli alimentati da combustibili a minore/assente contenuto in carbonio; - adottare soluzioni tecniche (es. edilizia, impianti) che aumentino l efficienza energetica e riducano i consumi (di energia termica ed elettrica); - creazione di carbon sink. Esempio: FABBISOGNI TERMICI DELL EDILIZIA RESIDENZIALE ESISTENTE Il settore dell edilizia residenziale esistente è chiaramente tra quelli che più influenzano le emissioni a livello locale e sul quale è prioritaria l azione dello stesso Ente locale, anche in considerazione delle notevoli possibilità di risparmio energetico collegate agli interventi sulle strutture edilizie. Le possibilità di maggiori efficienze negli edifici esistenti fanno riferimento a scenari di intervento nell ambito dei quali si prospetti la riqualificazione energetica di parte del patrimonio edilizio. In generale si possono identificare tre tipologie di intervento: involucro edilizio, impianti termici e shift di vettore energetico. Gli indicatori di monitoraggio sono essenzialmente di due tipi: numero di interventi nella direzione indicata caratteristiche prestazionali dell intervento 60 Si possono ipotizzare due livelli di dettaglio nella definizione delle previsioni di consumo/emissioni. Il primo livello fa riferimento all identificazione di un indicatore quale il consumo per unità di superficie riscaldata (kwh/m2). Tale valore può essere ottenuto rapportando i consumi energetici complessivi nel settore residenziale (da bilancio energetico) con il numero totale di abitazioni e la loro superficie media (dati ISTAT o di altra fonte comunale). Il secondo livello di dettaglio consiste nel prevedere interventi sulle singole componenti edilizie (coperture, pareti opache, strutture vetrate, basamenti), caratterizzate da determinati valori di trasmittanza come indicatori. In forza di tali interventi, si giungerà a una riduzione del consumo specifico precedentemente definito. La relazione tra gli interventi sulle trasmittanze dei singoli elementi e i consumi dipende dalla geometria dell edificato ed è quindi necessario realizzare un modello di questo. L intervento può fare riferimento a una percentuale annuale x di abitazioni convolte nei diversi interventi passando da valori iniziali di trasmittanza a nuovi valori (inferiori) di trasmittanza. In base a queste percentuali e alla tipologia degli edifici interessati, si risale al nuovo consumo specifico, tornando al caso anteriore. Per quanto riguarda gli impianti termici, è possibile individuare una percentuale annua x di abitazioni per le quali si ha un rinnovo degli impianti aventi una efficienza superiore all efficienza media degli impianti presenti. In base alla nuova efficienza complessiva, si arriverà ad una riduzione complessiva dei consumi e, quindi, delle emissioni. Riguardo allo spostamento dei vettori energetici, vi è una differenza delle emissioni in riferimento alle emissioni specifiche dei diversi vettori. Esempio: FABBISOGNO TERMICO NEI COMPLESSI RESIDENZIALI DI NUOVA COSTRUZIONE Nel caso dell edilizia di nuova edificazione, l indicatore principale può essere sicuramente identificato nel consumo per unità di superficie riscaldata (kwh/m2). Tale indice è ormai il riferimento per le norme nazionali e regionali riguardanti le prestazioni edilizie (ex d.lgs. 192/05) e la certificazione energetica. Quindi, una volta definito il valore prestazionale a cui devono sottostare gli edifici di nuova costruzione, le emissioni specifiche possono essere determinate in base a quanto definito nell esempio precedente e il valore complessivo delle emissioni sarà determinato dal prodotto di tale valore per il numero di metri quadrati realizzati con tali specifiche costruttive.

61 Esempio: FABBISOGNO DI COMBUSTIBILI PER TRASPORTO Nel caso dei trasporti privati, l indicatore principale può essere identificato nel consumo di carburante del veicolo per chilometro percorso. E possibile orientare l acquisto di veicoli a minor consumo energetico mediante un programma di differenziazione tariffaria per le soste o per gli accessi. Monitorando le nuove immatricolazioni è possibile stimare il numero di veicoli acquistati aventi consumi inferiori rispetto ai consumi dei veicoli mediamente immatricolati negli anni precedenti. Analisi degli indicatori L attività di monitoraggio dei progetti quadro si concretizza nel tenere traccia dell evoluzione temporale degli indicatori precedentemente definiti e di quantificare, attraverso questi, le emissioni di gas climalteranti coinvolte. E opportuno che la registrazione della suddetta evoluzione temporale avvenga in forma continua, intervallata da resoconti finali in dipendenza dell orizzonte temporale della particolare azione. Il monitoraggio degli interventi è caratteristico delle possibilità dell ente locale di tenere sotto controllo gli interventi stessi. 61 Esempio: PROGRAMMA DI INSTALLAZIONE DI PANNELLI SOLARI TERMICI Si ipotizzi la realizzazione di un programma di installazione di 1000 metri quadrati all anno di collettori solari termici nel settore residenziale con i quali si prevede la riduzione di un determinato quantitativo di tonnellate di CO2. E necessario, prima di tutto, tenere traccia di tali installazioni per valutare se, in termini numerici, ciò che era stato previsto corrisponde all evoluzione reale. Successivamente si stima la riduzione delle emissioni prevista. Calcolo delle emissioni attraverso gli indicatori Il passaggio dagli indicatori alle emissioni avviene applicando opportuni coefficienti di emissione, analogamente a quanto fatto per la stima delle emissioni nell inventario territoriale. Esempio: INTERVENTI SULL EDIFICATO ESISTENTE L intervento può fare riferimento alla percentuale annuale x di abitazioni sulle quali si interviene passando da un valore iniziale di consumo specifico a un nuovo valore (inferiore) di consumo specifico. Utilizzando il consumo specifico come indicatore (kwh/m2), il passaggio alle emissioni avviene considerando che questo corrisponde a 203 g di CO2 nel caso in cui il combustibile sia il metano e a 270 g di CO2 nel caso in cui il combustibile sia il gasolio. Il valore finale delle emissioni all anno t corrispondente all intero edificato residenziale, sarà quindi stimato considerando la media pesata tra la percentuale (tx) di abitazioni sulle quali si è intervenuto e la percentuale (100-tx) di abitazioni che non hanno subito modifiche. Accuratezza delle misure Un ulteriore riflessione va fatta riguardo all accuratezza e completezza dei dati a disposizione per la realizzazione del monitoraggio.

62 E d altra parte evidente che la misurabilità dell effetto dei progetti attuati è direttamente proporzionale alla portata, in termini quantitativi, dei progetti stessi. Monitoraggio degli strumenti Uno dei fattori che influenzano i risultati reali derivanti dall attuazione dei diversi progetti riguarda gli strumenti messi in atto al fine di realizzare i progetti stessi. In effetti i progetti, soprattutto i progetti quadro caratterizzati da ampia diffusione sul territorio, devono essere supportati da opportuni strumenti che ne consentano la fattibilità. Questri strumenti possono essere di diversa natura: di tipo premiale (incentivi economici), regolamentare, organizzativo, ecc. E quindi evidente che il monitoraggio dei risultati derivanti dai progetti, deve essere accompagnato dal monitoraggio degli strumenti messi in atto con lo stesso fine, per valutare le fasi della loro evoluzione e gli eventuali fattori che ne hanno impedito il corretto sviluppo. 62 Rapporti di monitoraggio e comunicazione I rapporti di monitoraggio dovrebbero contenere, come minimo, le seguenti informazioni: identificazione del responsabile del progetto; ubicazione e caratteristiche del/i sito/i coinvolto/i nel progetto; descrizione del progetto; indicazione della metodologia di riferimento che è stata utilizzata nel progetto; scala dimensionale del progetto in termini di emissioni; sistema e procedure di monitoraggio utilizzati; periodo (data inizio e data fine) a cui si riferisce il monitoraggio e nel quale, eventualmente, si presuppone siano stati maturati i crediti per i quali si richiede il rilascio corrispondente, in accordo con la data di inizio del periodo di credito (crediting period) prescelto e validato. E necessario garantire che le riduzioni delle emissioni così raggiunte e monitorate, siano riportate in una maniera completa ed accurata. Nel caso di richiesta di valorizzazione economica delle quote maturate, le emissioni dovranno essere verificate e certificate da una parte terza indipendente; si dovranno quindi fornire a supporto tutte le evidenze oggettive necessarie, quali ad esempio le registrazioni legate alle attività di monitoraggio. Conseguenti alla fase di realizzazione e monitoraggio del progetto infatti, vi sono anche la verifica della corretta realizzazione del progetto in accordo con quanto precedentemente definito nel Documento di Progetto validato e la certificazione ed il rilascio delle quote corrispondenti all effettiva riduzione delle emissioni, come descritte nei paragrafi seguenti. Le attività di monitoraggio devono essere accompagnate da un processo di comunicazione finalizzato alla condivisione dei progressi nell implementazione dei piani. La comunicazione potrà vedere come destinatari sia gli attori eventualmente coinvolti in modo diretto nella realizzazione del piano, sia la comunità locale di riferimento, soprattutto se coinvolta in fase di consultazione per la costruzione del piano o l elaborazione dei progetti. Verifica della riduzione delle emissioni

63 I progetti attuati ad un certo anno ti contribuiscono alla determinazione delle variazioni delle emissioni rispetto all anno di riferimento t0. All anno ti, le emissioni totali evitate, i, dalla messa in atto dei diversi progetti corrispondo alla somma delle emissioni evitate, allo stesso anno, da parte di ogni singolo progetto n, in: i = n in Attraverso tale calcolo è possibile quantificare il contributo di ogni singolo progetto alla riduzione complessiva e valutare, quindi, l eventuale ammontare delle quote di riduzione valorizzabili economicamente, %_i, rispetto al totale delle riduzioni effettuate. Risulta a questo punto importante confrontare il valore delle riduzioni i, verificate all anno ti, con le previsioni di riduzione 0, fatte nell anno di riferimento t0. Il valore delle emissioni complessive del territorio all anno ti potrà essere calcolato, in prima approssimazione, sottraendo dalle previsioni delle emissioni dello scenario BAU la quota i. E evidente, però, che lo scenario BAU previsto all anno t0. potrebbe essere differente da ciò che è realmente successo all anno ti. Può quindi risultare utile aggiornare lo scenario BAU con le stesse modalità con cui era stato costruito originariamente (si veda capitolo 2), ma utilizzando indici anch essi aggiornati. 63 Avendo a disposizione, all anno ti, la riduzione delle emissioni, i, derivanti dall attuazione di determinati progetti e le emissioni derivanti dal nuovo scenario BAU, EBAU_i, è possibile stimare le emissioni complessive Ei: Ei = EBAU_i - i Revisione degli obiettivi del Piano Clima La necessità di monitorare gli effetti dei progetti inseriti in determinati piani o programmi deriva dal fatto che quanto indicato nelle previsioni di piano deve trovare una corrispondenza nella realtà. Nel caso in cui vi sia discordanza è doveroso analizzarne le cause. Queste possono essere essenzialmente di due tipi. Da un lato possono derivare da una errata stima del numero di iniziative previste (es. numero di metri quadrati di pannelli solari, numero di abitazioni che riducono i propri consumi energetici), dall altro possono derivare da una errata stima delle riduzioni specifiche di CO2 (ad esempio riduzione delle emissioni per metro quadrato di abitazione ristrutturata). E quindi importante: identificare e analizzare i fattori che possono bloccare o rallentare la realizzazione delle azioni; identificare gli strumenti adatti a superare le barriere; verificare la disponibilità dei suddetti strumenti e le procedure necessarie alla loro attivazione. In base alla verifica riguardante la riduzione delle emissioni, potrà essere quindi necessario rivedere gli obiettivi che ci si era posti.

64 Nei grafici seguenti si visualizzano i principali elementi descritti. In particolare, il primo grafico mette in evidenza le emissioni corrispondenti allo scenario BAU e allo scenario obiettivo come previsti nell anno di riferimento t0. A queste si aggiungono le ipotesi di riduzione previste a seguito dell attuazione di determinati progetti all anno ti e l indicazione della percentuale eventualmente valorizzabile economicamente. E 64 E BAU_0 0 %_0 E obiettivo_0 E storico t 0 t i t f Il secondo grafico, viceversa, mette in evidenza le emissioni corrispondenti allo scenario BAU e allo scenario obiettivo aggiornati all anno ti. A queste si aggiungono le riduzioni delle emissioni verificate allo stesso anno ti a seguito dell attuazione di determinati progetti e l indicazione della percentuale eventualmente valorizzabile economicamente. E E BAU_0 E BAU_i i %_i E obiettivo_0 E storico E obiettivo_i t 0 t i t f

65 In caso di adesione al Patto dei Sindaci I comuni che hanno sottoscritto il Patto devono sottoporre il PAES ad un regolare monitoraggio, secondo un processo di miglioramento continuo e quindi con l eventuale necessità di adeguamenti. Vengono suggeriti alcuni indicatori di monitoraggio per valutare i progressi e le prestazioni del Piano nei vari settori: Trasporti n di passeggeri del trasporto pubblico all anno Km di piste ciclabili Km di strade pedonali/km di strade comunali N di veicoli che passano in un determinato punto (scegliendo una strada rappresentativa del traffico) all anno/al mese Consumo di energia del parco mezzi dell amministrazione Consumo di energia derivante da combustibili rinnovabili dei parchi mezzi pubblici % di popolazione che vive entro i 400 m dal servizio degli autobus Media dei Km di code da traffico Tonnellate di combustibili fossili e biocombustibili vendute in alcune stazioni di servizio (selezionate per rappresentatività) Edilizia % di abitazioni con etichetta energetica A/B/C Consumo totale di energia negli edifici pubblici Supercie totale di collettori solari Consumo totale di energia elettrica nell edilizia residenziale Consumo totale di gas nell edilizia residenziale Produzione locale di energia Energia elettrica prodotta da impianti locali Coinvolgimento del settore privato N di aziende che si occupano di servizi energetici, efficienza energetica e energie rinnovabili Coinvolgimento dei cittadini N di cittadini che partecipano ad eventi sull efficienza energetica e sulle fonti di energia rinnovabili. Anche per il monitoraggio è prevista la redazione di documenti specifici. L attività di monitoraggio, così come prevista dalle Linee Guida Cartesio, è esaustiva di quanto richiesto dall adesione al Patto dei Sindaci. Occorre solamente adeguarsi alla attività di reporting richiesta. È possibile utilizzare gli indicatori suggeriti dal JRC per il monitoraggio degli obiettivi operativi del Piano. 65

66 7. VALIDAZIONE E VERIFICA DEI PROGETTI, RICONOSCIMENTO DELLE QUOTE DI RIDUZIONE E VALORIZZAZIONE ECONOMICA Il percorso di definizione e attuazione di politiche e iniziative a favore della riduzione delle emissioni di gas serra da parte delle amministrazioni pubbliche, delineato nelle presenti Linee Guida, si conclude con la proposta di un sistema di riconoscimento e di valorizzazione economica di quote di riduzione, acquisite come risultato delle politiche attuate. Il sistema di riconoscimento si basa sulla possibilità di premiare le amministrazioni che siano in grado di dimostrare il raggiungimento degli obiettivi prefissati nella riduzione delle emissioni sul territorio governato, sia attraverso un riconoscimento ufficiale delle quote di emissioni che sono state effettivamente ridotte, sia attraverso la proposta di alcuni possibili meccanismi per la valorizzazione economica dell impegno sostenuto dagli enti e dalle amministrazioni eccellenti. 66 Il sistema si articola su due livelli di verifica e di riconoscimento, a cui le amministrazioni possono decidere di sottoporsi nella misura in cui vogliano avere accesso alle opportunità appena menzionate: la valutazione e verifica del livello di attuazione e del progressivo sviluppo nel raggiungimento degli obiettivi della pianificazione; la convalida delle quote di riduzione di emissioni attraverso la realizzazione di progetti nell ambito dei piani definiti dall amministrazione per la riduzione delle emissioni. Verifica della pianificazione Il primo livello di verifica è funzionale a garantire l accesso al secondo livello e determina la misura in cui l amministrazione può godere dei benefici economici legati alle quote di riduzione. Si ritiene, infatti, che per poter fruire di benefici economici un ente o un amministrazione pubblica debba in primo luogo dimostrare di essere in grado di attuare effettivamente i piani (i.e.: Piano Clima o piani settoriali orientati alla riduzione dei GHG) e di raggiungere progressivamente gli obiettivi generali che si era prefissata nell ambito della pianificazione. E pertanto condizione necessaria per poter valorizzare le quote di riduzione assegnate ai progetti (con apposita procedura descritta al punto successivo), che l ente o l amministrazione dimostri di: aver realizzato azioni, interventi, atti normativi e/o investimenti adeguati ad una efficace attuazione del piano, così come definito e approvato dallo stesso ente o amministrazione, e delle misure in esso previste; avere effettivamente perseguito gli obiettivi generali di riduzione fissati nel Piano ed essere in linea con il loro progressivo raggiungimento. La verifica del conseguimento dei risultati sopra indicati avviene a cura dello stesso verificatore che verrà chiamato a convalidare le quote di riduzione emergenti dai singoli progetti dell amministrazione, che dovrà considerare l esito positivo di tale verifica come un pre-requisito per poter procedere all ulteriore verifica sui progetti.

67 Questa verifica, ad opera del verificatore selezionato dall amministrazione (o ente) interessato, dovrà basarsi sui seguenti elementi di giudizio: corretta effettuazione dell inventario territoriale rispetto alle indicazioni metodologiche delle presenti Linee Guida; corretta ed efficace misurazione ed aggiornamento periodico di indicatori chiave relativi alle principali grandezze identificate nell ambito dell inventario, monitorate periodicamente per valutare lo svilupparsi dello scenario di riferimento e la sua verosimiglianza; corretta applicazione delle modalità di monitoraggio dei Piani e dei programmi definiti e in corso di attuazione da parte dell ente o dell amministrazione per il perseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra sul territorio di competenza. 67 Sulla base dei precedenti elementi di giudizio, il verificatore dovrà quindi accertarsi che l ente stia progressivamente conseguendo i risultati attesi in termini di: perseguimento di obiettivi territoriali di riduzione delle emissioni, misurato ad esempio attraverso la comparazione degli indicatori chiave dell inventario territoriale e i valori da essi assunti nel corso dello sviluppo del piano (es.: differenza fra i valori emissivi dell inventario e quelli registrati nel corso di una sua periodica revisione, ovvero: miglioramento del livello delle emissioni di gas serra misurato da indicatori chiave periodicamente calcolati dall ente); livello di attuazione delle misure previste nel piano e nei programmi oggetto della verifica, attraverso l esame di documentazione rilevante al fine di comprovare lo stato di avanzamento degli stessi (es.: esiti del piano di monitoraggio, percentuali di spese e investimenti effettivamente attuati dall ente, relazioni alla giunta o ad altri organi dell ente sull avanzamento dei lavori o degli interventi pianificati, ecc.). Soltanto gli enti e le amministrazioni che riusciranno a dimostrare di aver attuato il piano in misura coerente con quanto originariamente previsto (e in una logica di implementazione graduale, per quanto il piano stesso ha stabilito nel periodo in esame), e di essere in linea con il perseguimento dei relativi obiettivi, potranno ottenere la possibilità di immettere su un mercato nazionale creato ad hoc le quote di riduzione legate ai progetti realizzati. Ciascun ente o amministrazione che sarà in grado di superare con successo questa prima fase di verifica sui piani / programmi, potrà valorizzare su tale mercato le quote di riduzione che verranno riconosciute ai propri progetti specifici e progetti quadro, secondo la procedura descritta nel seguito. Per quanto riguarda l entità delle quote di riduzione acquisite che potranno essere effettivamente cedute sul mercato da parte dell ente o dell amministrazione che le avrà maturate, in cambio di un controvalore economico, le presenti Linee Guida considerano due scenari: SCENARIO 1: si ipotizza che il Governo Nazionale, anche su sollecitazione degli organismi internazionali che richiedono una rendicontazione credibile e documentata del raggiungimento di obiettivi di policy (es.: obiettivi relativi alla quota di domestic measures prevista dalle negoziazioni sul protocollo di Kyoto, ovvero raggiungimento degli obiettivi di copertura del 20% del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili previsto dal cosiddetto Pacchetto della Commissione Europea), proceda ad una ripartizione degli impegni (burden sharing), assegnando alle Regioni obiettivi

68 specifici, sulla base di criteri da definire. Si ipotizza altresì che le Regioni possano decidere, a propria volta, di calare a cascata questi obiettivi sugli enti territoriali sotto-ordinati (Province, Comuni, Circondari, Comunità Montane, ecc.), applicando gli stessi criteri. In alternativa, in assenza di una ripartizione condotta a livello governativo, la rete delle regioni aderenti provvede a condividere principi e criteri con cui definire gli obiettivi di riduzione delle singole regioni, generando e sottoscrivendo in questo modo un burden sharing interregionale cui poter fare riferimento. SCENARIO 2: si ipotizza che non si addivenga in tempi ragionevolmente brevi all attuazione di un burden sharing, così come prefigurato nello scenario precedente, e che gli enti locali e le pubbliche amministrazioni procedano quindi volontariamente alla fissazione di propri obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra. Le quote di riduzione che verranno riconosciute agli enti e alle amministrazioni su progetti specifici e progetti quadro potranno quindi essere vendute dai titolari sul mercato nazionale proposto dalle presenti Linee Guida, in misura diversa nei due scenari previsti: 68 nello scenario 1, potranno essere vendute soltanto le quote (riconosciute secondo quanto previsto dal paragrafo successivo) che eccederanno l obiettivo che doveva essere raggiunto secondo quanto previsto dal burden sharing. A titolo esemplificativo: si supponga che un ente avesse come obiettivo la riduzione delle emissioni di gas serra di t di CO2 equivalenti rispetto ai livelli dell anno base. Se l ente ha raggiunto una riduzione di t di CO2 eq, potrà immettere (e vendere) sul mercato nazionale soltanto quote (corrispondenti a t di CO2 eq eccedenti l obiettivo di riduzione previsto dal burden sharing), appurato naturalmente che lo stesso ente sia titolare di quote su progetti quadro o specifici opportunamente validati e verificati. Nello scenario 2, potrà essere venduta soltanto una percentuale predefinita delle emissioni ridotte complessivamente sul territorio e dimostrabili attraverso il monitoraggio (e grazie al calcolo degli indicatori che l ente adotta a questo fine). A titolo esemplificativo si supponga che un ente abbia ridotto le emissioni di gas serra di t di CO2 equivalenti rispetto ai livelli dell anno base. Se si decidesse di consentire agli enti di vendere il 50% delle riduzioni ottenute su base complessiva, l ente potrebbe immettere sul mercato nazionale delle quote di riduzione quote. Anche in questo caso, per poter procedere alla vendita, l ente dovrebbe dimostrare di aver acquisito la titolarità di quote su progetti quadro o specifici opportunamente validati e verificati, secondo quanto indicato di seguito. In conclusione, si riporta nella figura seguente una schematizzazione del processo di validazione e verifica che verrebbe seguito a seconda dello scenario che si svilupperà su scala nazionale.

69 BURDEN SHARING REGIONALE MECCANISMO VOLONTARIO Obiettivi: Fissati a priori da un Ente Sovraordinato Obiettivi: Decisi su base volontaria dall Ente. 69 Strumenti: Piani; misure; progetti quadro; progetti specifici. Strumenti: Piani; misure; progetti quadro; progetti specifici. VALIDAZIONE: Propedeutica alla valorizzazione. Registrazione dei progetti ammissibili. VALIDAZIONE: Propedeutica alla valorizzazione. Registrazione dei progetti ammissibili. IMPLEMENTAZIONE IMPLEMENTAZIONE VERIFICA: Certificazione degli obiettivi raggiunti. VERIFICA: Certificazione degli obiettivi raggiunti. VALORIZZAZIONE: Si possono vendere le quote di riduzione che: Siano documentate da progetti verificati. Siano in eccesso rispetto agli obiettivi fissati dal Burden Sharing. VALORIZZAZIONE: Si possono vendere le quote di riduzione che: Siano documentate da progetti verificati. Nei limiti del 50% del totale delle riduzioni ottenute dall implementazione del piano.

70 Verifica dei progetti e riconoscimento delle quote di riduzione Una volta accertata la capacità da parte dell ente di superare la prima fase di valutazione, relativa all efficacia della pianificazione, sarà possibile valorizzare sotto il profilo economico le eventuali quote di riduzione acquisite grazie alla realizzazione di progetti. Va innanzitutto specificato che gli enti e le amministrazioni interessate potranno in ogni caso (a prescindere dall attuazione del piano) sottoporsi a verifica e far convalidare e riconoscere le quote di riduzione ottenute dai propri progetti specifici e quadro. Gli enti e le amministrazioni potranno però vendere sul mercato nazionale soltanto le quote corrispondenti alle tonnellate ridotte se rispetteranno le condizioni nei due scenari delineati al punto precedente. 70 Le presenti Linee Guida prevedono un sistema di riconoscimento che venga istituito e gestito da un organismo composto dal Ministero dell Ambiente e da un network di Regioni interessate a partecipare al mercato di scambio delle quote di riduzione (d ora in avanti denominato soggetto gestore ). Il soggetto gestore del sistema riceve da parte degli enti e amministrazioni interessate le domande di registrazione delle quote di riduzione che hanno ottenuto il riconoscimento secondo le modalità di seguito indicate in un registro nazionale (composto dall unione di registri regionali detenuti e gestiti dalle Regioni che aderiscono al sistema e fanno parte dello stesso soggetto gestore ). Per ottenere il riconoscimento e l inserimento nel registro delle quote di riduzione, un ente deve procedere secondo i passaggi seguenti. Se l ente ha definito uno o più progetti secondo le indicazioni contenute nel capitolo 4 delle presenti Linee Guida e conformi ai requisiti di ammissibilità ivi previsti, può sottoporsi ad un processo valutativo per ottenere il riconoscimento delle corrispondenti quote di riduzione. Il processo si compone di due momenti: la validazione del progetto si prefigge di accrescere la certezza che il progetto produrrà la quantità stimata di riduzione delle emissioni, attraverso una successiva verifica del progetto stesso; la verifica si prefigge di valutare i risultati relativi alla realizzazione del processo. In particolare devono essere validate tutte le asserzioni presenti nel Documento di Progetto e periodicamente devono essere verificate le riduzioni di emissioni realizzate. Nell Appendice G delle presenti LLGG sono contenute, a titolo esemplificativo, le verifiche dei Progetti (contenuti in Appendice F) rispetto ai criteri fissati nel Capitolo 4, al fine di assicurarne la certezza e credibilità dei risultati. Una volta completata la Fase Progettuale e redatto il Documento di Progetto, questo deve quindi essere sottoposto a Validazione. Il sistema proposto dalle presenti Linee Guida prevede che il Validatore sia una Terza Parte Indipendente. La scelta della tipologia di Terze Parti Indipendenti da accreditare

71 come validatori e verificatori dello schema proposto potrà essere compiuta dal Soggetto Gestore. In questa sede ci limitiamo a notare che la scelta comporterà alcune implicazioni in termini di credibilità e di costi per il sistema e, in particolare, per gli enti e le amministrazioni che vorranno accedere al sistema. A questo fine, accanto all utilizzo di validatori già riconosciuti a livello internazionale (quali ad esempio un ente accreditato come DOE - Designated Operational Entity dall UNFCCC o un ente indipendente accreditato come AIE - Accredited Independent Entity per le attività rilevanti dell UNFCCC) potrebbe essere previsto un accreditamento di soggetti senza fini di lucro cui sia connaturata la terziarietà rispetto ai soggetti sopra indicati (ad es.: centri di ricerca, agenzie di sviluppo, università, NGOs). In questo caso il sistema di accreditamento dovrà prevedere una qualifica di questi enti sulla base della dimostrazione della propria competenza in questo ambito. 71 Sarà il Soggetto Gestore a farsi carico dell accreditamento e della sorveglianza dei Validatori. I progetti vengono validati rispetto ai requisiti essenziali definiti nel capitolo 4 e il Validatore rende pubblico il proprio giudizio attraverso un Report di Validazione. Gli enti proponenti di progetto nel richiedere la validazione del proprio progetto ad un Validatore, forniscono tutti le informazioni relative al progetto, quali ad esempio: Identificazione di tutti i soggetti partecipanti al progetto; ubicazione e indirizzo del/i sito/i coinvolto/i nel progetto; descrizione dell attività di progetto; descrizione della metodologia applicata, delle procedure di calcolo utilizzate, della baseline presa a riferimento, della dimostrazione dei criteri di addizionalità; quantificazione della riduzione delle emissioni o dello stoccaggio di anidride carbonica prodotto dal progetto; scala dimensionale del progetto in termini di CO2eq. Gli enti proponenti di progetto devono rendere disponibile al validatore la seguente documentazione: copia del documento di progetto; informazioni riguardanti la consultazione pubblica del Progetto e il finanziamento pubblico, ove applicabile; copia della Valutazione di Impatto Ambientale, ove applicabile; copia del piano di monitoraggio procedure di controllo gestionale, attribuzione di responsabilità, acquisizione dati e gestione degli strumenti di misura, archiviazione delle registrazioni; elenco delle leggi e standard normativi applicabili al progetto proposto; evidenza di ogni certificazione applicabile al Sistema di Gestione dell attività di progetto, ove applicabile. Come supporto al processo di validazione possono essere utilizzati strumenti di valutazione quali, ad esempio, la checklist riportata nell Appendice H del presente documento. Il Validatore notifica la valutazione positiva al Soggetto Gestore per permettere la registrazione formale del progetto nel Registro della Regione nel cui territorio l ente è localizzato e, automaticamente, nel Registro Nazionale che assembla tutti i registri delle

72 regioni aderenti al sistema di riconoscimento proposto, corredato del Report di validazione che viene reso pubblico. Una volta completata la Fase Realizzativa del progetto, è necessario che questo sia sottoposto periodicamente a Verifica e Certificazione. La procedura di verifica consiste in una autonoma revisione periodica, da parte dei una Terza Parte Indipendente (il Verificatore di cui sopra), della riduzione delle emissioni effettivamente generata dal progetto durante il periodo che si vuole sottoporre a verifica. Lo scopo del processo di verifica è: verificare che i sistemi di monitoraggio e le procedure attuate siano conformi ai sistemi di monitoraggio e alle procedure descritte nel piano di monitoraggio, già approvato in fase di validazione del progetto; valutare i risultati in termini di riduzione delle emissioni di gas serra, formulando una conclusione con un alto, anche se non assoluto, livello di assicurazione, che tali dati riguardanti le riduzioni di emissioni di gas serra siano liberi da errori significativi; verificare che i dati sulle emissioni di gas serra siano sufficientemente supportati da evidenze oggettive, quali ad esempio le registrazioni relative al monitoraggio. 72 Il Verificatore indipendente redige una relazione di verifica e certifica che le riduzioni di emissioni ottenute sono reali e misurabili. Una volta effettuata la verifica periodica, il Report di Verifica e Certificazione potranno essere resi pubblici sull apposito Registro. Il Report di Verifica e Certificazione costituisce il documento necessario alla formale richiesta al Soggetto Gestore del riconoscimento delle quote di riduzione delle emissioni. A seguito di ogni Verifica periodica e dopo il pagamento di eventuali tariffe di registrazione, ove previste, il Soggetto Gestore provvederà a far riconoscere le quote di riduzione a favore dell ente proponente del progetto. Lo schema proposto dalle presenti Linee Guida prevede che la titolarità delle quote di riduzione sia acquisibile soltanto da soggetti che siano in grado di compiere per intero il percorso proposto (con riferimento soprattutto alla pianificazione) e, quindi, siano enti territoriali o pubbliche amministrazioni dotate di poteri di indirizzo e di governo del territorio. La titolarità delle quote di riduzione sarà pertanto conferita all ente proponente del progetto, fatto salvo che riesca a dimostrare che esse siano a sé attribuibili secondo i requisiti previsti nel capitolo 4. L ente o l amministrazione che si vedrà attribuita la titolarità di quote di riduzione su progetti da essa sviluppati, potrà quindi inserirle nel registro regionale e nazionale e cederle su una piattaforma di scambio, secondo le modalità proposte nel seguito, ricavandone un controvalore economico. Ai fini dell applicazione delle presenti Linee Guida si prevede, in particolare, che la titolarità possa essere stabilita e dimostrata secondo due criteri, a seconda delle tipologie di progetti a cui ci si riferisce: 1) nel caso in cui il progetto è stato realizzato con le risorse economiche dell ente promotore (o con il co-finanziamento di altri promotori) occorre dimostrare che le risorse sono state effettivamente stanziate e poi impiegate dall ente. Nel caso di cofinanziatori, le quote potranno essere suddivise proporzionalmente al loro contributo, oppure l ente proponente dovrà aver cura di ottenere dai co-finanziatori una liberatoria (ad esempio sotto forma di dichiarazione del loro legale rappresentante) che attesti che essi rinunciano a valorizzare economicamente le quote o a

73 rendicontarle nell ambito di altri schemi di crediti volontari; ciò vale soprattutto nel caso di progetti specifici, spesso legati alla realizzazione di impianti di generazione o di soluzioni per l efficienza energetica; 2) quando il progetto non richiede un finanziamento ad hoc, vi è un finanziamento parcellizzato e diffuso (in caso ad esempio di interventi richiesti ai cittadini) o vi è un oggettiva difficoltà nell individuare soggetti finanziatori e/o a quantificare il finanziamento ex-ante, l ente proponente deve dimostrare che il progetto sia inequivocabilmente determinato dall emanazione di una norma o di un atto di regolamentazione da parte sua. Ciò vale soprattutto nel caso di progetti quadro, quali ad esempio azioni di policy o atti di regolamentazione che si rivolgono alla collettività o a macro-categorie di cittadini. 73 Le quote di riduzione delle emissioni, una volta riconosciute, rimarranno valide finché non saranno definitivamente ritirate dal Registro, oppure finché non saranno utilizzati come crediti in un altro programma di riduzione delle emissioni (quali ad esempio gli schemi VER+, VCS o Gold Standard. Per un approfondimento su questi standard volontari di riconoscimenti delle riduzioni di emissioni si veda l appendice I). Ciò al fine di evitare distorsioni derivanti dal cosiddetto double counting, ovvero il fenomeno tale per cui vengono rendicontate (e, peggio, valorizzate economicamente) più volte le stesse quote di riduzione. Nella stessa logica, va da sé naturalmente che non saranno validate e riconosciute dal verificatore quote di riduzione se queste saranno riconducibili a interventi o impianti che ricadono nel campo di applicazione dell Emission Trading Scheme della Commissione Europea, e quindi potrebbero essere compravendute come quote ETS (si pensi ad esempio ad interventi su impianti di produzione di energia elettrica nell ambito di un progetto quadro sulle fonti rinnovabili attuato da un Comune sul proprio territorio). La Validazione e Verifica di una Terza Parte Indipendente e la presenza di un registro sono requisiti fondamentali perché le quote di riduzione siano effettivamente contrattabili su un mercato di tipo volontario e permettono pertanto a soggetti, non sottoposti per vincoli legislativi a limiti di emissione, di compensare le loro emissioni attraverso l acquisto di tali crediti. Nel sistema proposto dalle presenti Linee Guida, il Registro nazionale (e le sezioni regionali che lo compongono) funge anche da piattaforma di scambio delle quote di riduzione, per consentire l acquisto da parte degli enti interessati, ovvero dalle Regioni o dagli organismi nazionali che debbano rispondere a esigenze di rendicontazione credibile e certificata relativa al raggiungimento di obiettivi di riduzione delle emissioni di GHG. Un esempio di come potrebbe essere strutturato il registro Registro Nazionale è contenuto nell Appendice L. La piattaforma di scambio delle quote di riduzione potrebbe essere utilizzata, ad esempio, dal Governo nazionale per fondare la propria rendicontazione relativa alla percentuale di obiettivi stabiliti dal Protocollo di Kyoto da raggiungere attraverso le cosiddette misure nazionali ( domestic measures, ad integrazione delle riduzioni da garantire attraverso l applicazione dell Emission Trading Scheme e dei progetti CDM e JI), oppure nel caso di burden sharing fra le Regioni italiane per il raggiungimento degli obiettivi definiti per il nostro Paese dagli accordi internazionali e dalle prescrizioni dell Unione Europea.

74 La piattaforma, in ogni caso, può essere utilizzata in modo più ampio e generale per trasferire le riduzioni di emissioni di GHG attraverso un mercato nazionale ad aziende ed altri enti che abbiano bisogno (o volontà) di compensare le proprie emissioni (o produrne una riduzione netta) e di dimostrare in modo credibile tale risultato, attraverso un sistema di verifica e riconoscimento che opera sotto l egida istituzionale. Il gestore del sistema si riserva di verificare la coerenza del comportamento e degli impegni complessivi nei confronti delle emissioni serra da parte dell acquirente, nonché l assenza di eventuali conflitti di interesse. Come anticipato, nell ambito del Registro nazionale, e quindi della piattaforma di scambio ad esso correlata, una quota di riduzione corrisponde ad una tonnellata di GHG di emissioni evitate espressa in unità di CO2 equivalente. Il Registro nazionale, pertanto, prevedrà una modalità di attivazione delle quote registrate, che le rende effettivamente compravendibili sulla piattaforma di scambio. Le quote possono essere attivate (e quindi rese disponibili) soltanto quando il Verificatore le certifica secondo le modalità sopra descritte, che ne garantiscono la conformità ai requisiti relativi ai progetti quadro e ai progetti specifici. Inoltre, come abbiamo visto nel paragrafo 6.1, il verificatore dovrà validare in un momento iniziale anche il percorso compiuto dall ente richiedente per quanto concerne l effettuazione dell inventario territoriale, l elaborazione dello scenario BAU rispetto al quale fissare gli obiettivi di riduzione su scala territoriale e la definizione del piano e delle misure finalizzate a conseguirli. Il verificatore, inoltre, tutte le volte che sarà chiamato a certificare nuove quote (maturate da progetti in corso) o a validare nuovi progetti, verificherà che l ente stia attuando il piano in linea con le tempistiche, le modalità e le risorse previste e che l ente stia efficacemente effettuando il monitoraggio come descritto nel capitolo Come sintesi conclusiva, se si considera il tempo t0 come l inizio del percorso da parte dell ente (con l effettuazione dell inventario territoriale), si può vedere nello schema sotto riportato come a ciascuno dei tempi successivi l ente sviluppi le attività ulteriori previste dalla metodologia (definizione dello scenario BAU e fissazione degli obiettivi al tempo t1, elaborazione del Piano Clima o del piano settoriale al tempo t2, ecc.) fino ad arrivare al punto in cui può essere avviata l implementazione dei piani, delle misure e dei progetti). A questo punto, l ente può chiamare un verificatore che validi il percorso effettuato fino al tempo t, compresi i progetti definiti e approvati dall ente fino ad allora (di cui è fornito al verificatore un opportuno Documento di Progetto). Se il percorso e i progetti quadro e specifici superano il test del verificatore e vengono validati, l ente può attivare l implementazione del piano, delle misure e dei progetti riconosciuti. Una volta avviata l implementazione, il verificatore potrà essere chiamato periodicamente per verificare l effettiva maturazione dei progetti (e quindi le quote di emissioni realmente ridotte) e validare eventuali nuovi progetti che l ente decidesse di attivare. In occasione di queste verifiche periodiche (in seguito alle quali viene consentita la registrazione delle quote), il verificatore procede anche ad una verifica del monitoraggio e delle eventuali ritarature o aggiornamenti dell inventario e dello scenario BAU, a cui l ente ritiene di aver elementi sufficienti e motivazioni giustificate per poter (o dover) procedere. Il processo di verifica periodica continua (con cadenza decisa dall ente a seconda dei ritmi di riduzione delle quote e della definizione di nuovi progetti) fino al completamento del piano interessato.

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76 Altre forme di valorizzazione economica delle quote di riduzione Al fine di rafforzare la diffusione di piani, misure e progetti per la riduzione delle emissioni di GHG da parte degli enti territoriali e delle amministrazioni locali, nonché di potenziare lo sviluppo del sistema di riconoscimento delle quote di riduzione illustrato nei paragrafi precedenti, il percorso proposto dalle presenti Linee Guida si arricchisce di possibili proposte integrative, legate a meccanismi premiali nell assegnazione dei fondi pubblici o nell introduzione di misure di flessibilità nel rispetto dei vincoli di bilancio (ad esempio in ottemperanza al patto di stabilità interno). Tali proposte prevedono di utilizzare le quote di riduzione come strumento di incentivo alla realizzazione di progetti di riduzione (opportunamente collegati ai relativi processi di pianificazione e monitoraggio, come modellizzato dalle presenti linee guida) e possono essere sviluppate a livello di rete regionale e a livello nazionale, in quanto condivise con il governo centrale. I meccanismi premiali così prefigurati possono assumere due diverse modalità di funzionamento: 1) Valorizzazione delle quote ottenute da progetti di riduzione realizzati: in questo caso le quote validate e iscritte nel registro regionale costituiscono elemento di ammissibilità o valutazione per l accesso ai meccanismi premiali. Nel caso dei programmi di finanziamento pubblici, la soluzione può fare riferimento: Ai programmi di finanziamento di matrice comunitaria gestiti dal livello nazionale e dalle amministrazioni regionali, di cui possono beneficiare enti di governo del territorio per interventi strutturali e di pianificazione territoriale e, più in generale, per programmi con finalità di politica pubblica (es.: Fondi Strutturali Europei, Fondo Sociale Europeo, ecc.). Ai programmi di finanziamento o ai fondi nazionali atti a finanziare o concedere agevolazioni finanziarie per la realizzazione di progetti connessi con la riduzione delle emissioni serra Ai programmi regionali che prevedono bandi di finanziamento o supporto finanziario agli enti locali (ad esempio il piano regionale di azione ambientale può assumere diverse denominazioni, ma ha la caratteristica comune nelle diverse regioni di poter essere attuato con risorse finanziarie direttamente disponibili, a partire dalle quali costruire bandi di finanziamento o erogare fondi agli enti locali). Per tali programmi la capacità dell ente di utilizzare quote di riduzione già ottenute e iscritte in registro può essere un requisito richiesto per l ammissione ai bandi di finanziamento o per la valutazione dei progetti presentati. Nel caso di vincoli di bilancio degli enti locali, il meccanismo incentivante potrebbe invece prevedere l utilizzo delle quote già acquisite per poter escludere secondo un calcolo proporzionale le spese di investimento relative a nuovi progetti di riduzione delle emissioni dal calcolo del saldo finanziario di bilancio. Le regole e le proporzioni potranno essere stabilite a livello del governo nazionale. Sempre a livello governativo potrà essere stabilito se applicare il meccanismo premiante a tutti gli enti locali o solo a quelli che risulteranno essere in regola con il patto di stabilità all anno di riferimento (che è ad esempio il 2007 per il triennio ). 2) Valorizzazione dei progetti di riduzione realizzabili tramite il riconoscimento delle quote ad essi associate: in questo caso l elemento di ammissibilità o valutazione per l accesso ai meccanismi premiali è costituito dalle quote di riduzione, opportunamente calcolate

77 tramite le metodologie di calcolo riconosciute, che potranno essere ottenute dagli stessi progetti di cui si propone l attuazione. Nel caso dei programmi di finanziamento pubblici, negli stessi casi sopra riportati (comunitari, nazionali o regionali) un criterio di valutazione comune per i progetti potrebbe essere legato alle quote di riduzione assicurate dal progetto stesso. Una regola comune stabilita a livello di rete regionale e/o condivisa con il livello governativo potrebbe prevedere un peso di tale di criterio non inferiore al 10% sul processo complessivo di ammissibilità e/o valutazione previsto per i bandi di finanziamento. Lo stesso criterio potrebbe essere applicato anche a livello di programma, ovvero sul complesso dei progetti che costituiscono un programma attuativo a livello locale degli obiettivi previsti, ad esempio, da un fondo europeo (FESR, FAS, ecc.) o regionale (Piano del commercio e dell artigianato), ed essere calibrato tra un punteggio minimo ed uno massimo, dove al massimo corrisponde la compensazione complessiva del 100% delle maggiori emissioni legate all attuazione del piano tramite i progetti di riduzione le cui quote sono state calcolate. 77 Nel caso dei vincoli di bilancio, la dimostrazione preventiva delle quote di riduzione collegate al progetto o ai progetti potrà servire per determinare, alle condizioni già sopra citate, la possibilità di escludere in via totale o parziale (e per un eventuale massimo stabilito) le spese relative ai progetti dal calcolo del saldo finanziario. Anche in questo caso a livello governativo potrà essere stabilito se applicare il meccanismo premiante a tutti gli enti locali o solo a quelli che risulteranno essere in regola con il patto di stabilità. Di seguito si riporta un esempio di bando a scala regionale che, pur non prevedendo una valorizzazione delle quote di riduzione, propone un approccio analogo per programmi di qualificazione energetica.

78 Esempio: Il bando 500 TEP della regione Emilia-Romagna Uno specifico bando della Regione Emilia-Romagna concede contributi agli enti locali per la realizzazione di programmi di qualificazione energetica in attuazione delle misure 1.1, 1.2, 1.3, 2.1 e 2.2 del piano triennale di intervento del Piano Energetico Regionale. Vi partecipano i comuni (in forma singola o associata) e le province che redigono un programma di qualificazione energetica, che può contenere interventi per il miglioramento dell efficienza energetica degli edifici pubblici o dell illuminazione pubblica, per la costruzione di impianti di generazione da fonti rinnovabili, sistemi di cogenerazione e rigenerazione, reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento. Viene identificato il soggetto titolare del programma, responsabile delle pratiche amministrative che con la Regione e del coordinamento dei soggetti attuatori. Ai fini dell accesso ai contributi regionali il programma deve conseguire un obiettivo di risparmio di energia pari ad almeno 500 tep/a. Il raggiungimento dei requisiti minimi prestazionali previsti deve essere adeguatamente comprovato e illustrato nella relazione tecnica da allegare alla domanda. Uno stesso intervento non può essere contenuto in più programmi pena la decadenza del diritto ad accedere ai contributi regionali. Ulteriori condizioni per l ammissibilità sono che gli enti locali interessati si impegnino formalmente, per quanto rientrante nelle proprie competenze, all adeguamento degli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica nell ottica della promozione degli interventi previsti dal programma e nella semplificazione delle procedure amministrative connesse con l attivazione degli impianti previsti dal programma. La graduatoria per la concessione dei co-finanziamenti viene stilata utilizzando, tra gli altri criteri, l indice dell Indicatore Prestazionale di Sintesi (IPS), che tiene conto dell energia primaria risparmiata all anno rapportata all investimento e del numero delle utenze servite 78 Il bando prevede quindi requisiti di ammissibilità e valutazione legati alle prestazioni del programma di qualificazione e pone una serie di condizioni del tutto coerenti con quanto esposto nelle presenti linee guida. Un analogo bando potrebbe co-finanziare programmi di qualificazione energetica, composti da singoli interventi, con obiettivo minimo stabilito in termini di quote di riduzione ottenute annualmente, richiedendo di presentare in allegato alla domanda apposita documentazione tecnica predisposta con metodologie di calcolo consolidate e forme di convalida stabilite a priori. Condizione aggiuntiva, e di livello superiore, sarebbe la coerenza della pianificazione di competenza rispetto agli obiettivi di riduzione del territorio. Il bando potrebbe prevedere il monitoraggio del programma e la progressiva iscrizione nel registro regionale delle quote di riduzione man mano realizzate. La titolarità delle quote di riduzione realmente ottenute nel corso del tempo potrebbe essere della Regione nella misura della quota co-finanziata e dell ente locale titolare del programma per la quota rimanente

79 8. GLOSSARIO Addizionalità: Un progetto per ottenere crediti di emissioni deve essere addizionale. Un progetto è addizionale quando soddisfa il criterio di eleggibilità del Surplus Legislativo, ed inoltre dimostra di superare almeno uno dei test sugli Ostacoli all Implementazione (Vincoli Finanziari, Tecnologici, Istituzionali e dell Innovazione. Analisi costi-benefici: insieme di tecniche di valutazione dei costi e dei benefici diretti ed indiretti (di tipo economico, sociale ed ambientale) associati ad una misura o progetto; può prevedere l'applicazione di metodi di valutazione monetaria per la stima di costi e benefici relativi a beni o servizi a cui non sono associati prezzi di mercato (es. effetti sulla salute). Nel caso di Piani di riduzione di emissioni promossi da enti pubblici, l'analisi può riguardare i costi e i benefici ricadenti sull'intera comunità ricompresa nell'ambito territoriale di competenza dell'ente locale o essere focalizzata su costi e benefici a carico del singolo ente locale. 79 Baseline: Scenario di riferimento che ragionevolmente rappresenta le emissioni di gas serra che si sarebbero avute in assenza dell'attività progettuale proposta ("business-asusual scenario"). La stima di questo scenario deve essere fatta secondo un approccio conservativo, il che significa scegliere tra più opzioni di calcolo quella che porta a minori riduzioni di emissioni. CER: sono i crediti di emissione maturati tramite la realizzazione di progetti CDM (Clean Develpment Mechanism); meccanismo che consiste nell implementazione di progetti per la riduzione della CO2 nei paesi non indicati nell allegato I al protocollo di Kyoto. Credito di emissione: I crediti di emissione sono misurati in tonnellate di CO2eq (1 credito = 1 tonnellata di CO2eq). Sono scientificamente dimostrati e sono verificati da enti indipendenti. ERU: sono i crediti maturati tramite la realizzazione di progetti JI (Joint Implementation). Questo meccanismo consiste nell implementazione di progetti per la riduzione della CO2 nei paesi indicati nell allegato I al protocollo di Kyoto. Inventario territoriale: strumento che definisce i criteri necessari ad identificare sorgenti e pozzi (puntuali, diffuse, lineari) di gas serra presenti nell ambito territoriale di riferimento e che contabilizza le emissioni prodotte e rimosse dall atmosfera in un determinato lasso temporale (in genere l anno). I dati necessari per stimare le emissioni prodotte e rimosse annualmente sono raccolti ed organizzati per macrosettori, settori ed attività, secondo criteri ed assunzioni che vengono resi espliciti. Le emissioni sono di solito espresse in tonco2eq (che comprendono le emissioni di CO2, CH4, N2O). Le informazioni così raccolte possono costituire la base per fissare obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra a livello territoriale.

80 Misura: categoria di progetti finalizzati al raggiungimento di uno specifico obiettivo che compone un piano/programma. Piano: strumento (territoriale o di settore) utilizzato dagli enti locali mirato a definire l assetto di un ambito spaziale vasto o limitato - a seconda del territorio di pertinenza - nel medio lungo periodo tramite la definizione di obiettivi specifici. E costituito da norme di attuazione o prescrizioni, può imporre vincoli, classificare il territorio (zonizzazione), prevedere interventi. Generalmente non include la copertura economica per la sua attuazione. Programma: strumento operativo di supporto ai governi o alle autorità locali le cui finalità consistono nell allocazione di risorse economiche per il perseguimento di obiettivi strategici di sviluppo. Il programma può essere attuativo di un piano. 80 Progetto: insieme delle attività di tipo strutturale, tecnico o gestionale mirate al raggiungimento degli obiettivi delle misure del piano/programma. I progetti di riduzione delle emissioni serra includono una quantificazione del miglioramento rispetto alla baseline, le responsabilità e i tempi di attuazione. Scenario BAU territoriale: Ipotesi di evoluzione sul medio-lungo periodo delle emissioni di GHG prodotte e rimosse nell ambito territoriale di interesse, in assenza di variazioni nelle politiche locali di mitigazione dei cambiamenti climatici (scenario Business As Usual). La stima delle emissioni future si basa sulla fotografia del contesto emissivo territoriale definito tramite l inventario per un determinato anno di riferimento e su assunzioni in merito all andamento futuro delle principali driving forces delle emissioni a livello territoriale. Esempi di driving forces considerate sono: l andamento della popolazione e di conseguenza l andamento dei consumi energetici, della domanda di mobilità e della produzione dei rifiuti. Scenario previsionale: Ipotesi di evoluzione sul medio lungo periodo delle emissioni di GHG prodotte e rimosse nell ambito territoriale di interesse risultante dall implementazione delle misure di riduzioni previste dal Piano Clima o da singoli piani settoriali. VER: è l acronimo di Verified Emission Reduction. Sono unità di riduzione di emissioni di CO2 derivanti da progetti non ricompresi nei meccanismi flessibili del protocollo di Kyoto e, quindi, non utilizzabili ai fini dell'eu ETS. Sono generalmente contrattati da quei soggetti (privati o pubblici) che intendono ridurre o compensare le proprie emissioni di CO2 anche se non sono inseriti all'interno dell'eu ETS.

81 9. APPENDICI Appendice A Esempi di Costruzione dello Scenario BAU Esempio 1: Lo scenario BaU nel Piano Clima di una Grande Città Europea ( circa) Le emissioni di CO2 di medio-lungo periodo sono strettamente legate all evoluzione della domanda di servizi energetici nei diversi settori. In assenza di un modello previsionale in grado di tenere conto complessivamente di tutte le possibili variabili che condizionano il sistema energetico e delle loro interazioni, per la costruzione dello scenario emissivo tendenziale (BAU) del Piano Clima è stato adottato un approccio di stima per singole componenti. Per ogni settore considerato nello scenario BaU sono stati individuati dei driver per i quali risultassero disponibili informazioni in serie storica oppure sui quali fosse possibile effettuare stime, a partire dalle informazioni contenute nei Piani Settoriali esistenti. Le variabili che sono alla base delle previsioni delle emissioni sono la popolazione e le nuove edificazioni per il settore civile, la domanda elettrica per il settore energia, la domanda di mobilità per il settore trasporti. Di seguito sono presentate le principali assunzioni e ipotesi di calcolo adottate nei diversi settori ed i risultati in termini di proiezione delle emissioni nell orizzonte di Piano (2020). 81 Settore civile La stima dell evoluzione della popolazione residente e delle nuove edificazioni si è basata sulle previsioni di sviluppo insediativo contenute nel Piano regolatore del Comune. Lo sviluppo insediativo risulta particolarmente rilevante in termini di Slp (Superficie lorda di pavimento) previste per le nuove edificazioni, con conseguenti incrementi significativi nel numero di residenti (+10%) e di edifici a scopo abitativo e non abitativo. Slp relative ai nuovi insediamenti previsti al 2015 nel PGT slp (mq) già definiti * ulteriori totale di cui residenza di cui altro Fonte: Piano regolatore o equivalente documento di pianificazione dell ipotetico Comune (*) insediamenti con procedimento di definizione e approvazione già avviato Tenendo conto delle stime di sviluppo insediativo, le emissioni del settore civile sono state calcolate in base al consumo di gas naturale e gasolio necessario al riscaldamento degli ambienti e agli altri usi domestici (produzione di acqua calda sanitaria e cottura cibi), sia nelle abitazioni che negli edifici non residenziali. In primo luogo è stata ricostruita la suddivisione, in termini di Slp, delle abitazioni e degli edifici a destinazione diversa tra i vari combustibili, distinta fra unità esistenti al 2003 e unità aggiuntive rispetto al Per effettuare questa stima è stata formulata l ipotesi che le abitazioni al 2003 fossero ripartite fra i diversi combustibili con le stesse percentuali presenti nel bilancio energetico comunale, così come riportato nella seguente tabella: Ripartizione percentuale degli impianti per combustibile in termini di energia primaria (anno 2003) centr.gas centr.gasolio autonomo gas tlr altro 48,9% 35% 10,8% 1,7% 3,5% Fonte: Relazione sullo Stato dell Ambiente o equivalente documento dell ipotetico Comune

82 Inoltre, al fine di ricostruire la serie storica delle Slp ripartite per combustibile, sono stati ipotizzati gli stessi ratei di sviluppo riscontrati nel periodo per il gasolio e gli altri combustibili. Ratei di sviluppo utilizzati per la costruzione della serie storica delle Slp slp a gasolio slp altro slp teleriscaldamento -0,048-0,230 0,076 fino al 2007 Fonte: Relazione sullo Stato dell Ambiente o equivalente documento dell ipotetico Comune Per quanto riguarda lo sviluppo del teleriscaldamento, sono stati considerati gli impianti di TLR giunti ad un livello avanzato dell iter autorizzativo, a servizio dei nuovi insediamenti. Inoltre sono stati considerati gli interventi di ampliamento degli impianti esistenti e gli ulteriori allacciamenti realizzabili grazie alla saturazione della potenza già disponibile nelle centrali esistenti. Si è ipotizzato che nel periodo l incremento delle abitazioni totali allacciate al teleriscaldamento sia direttamente proporzionale all incremento della potenza nello stesso periodo, dovuto sia a tutti gli ampliamenti previsti per gli impianti esistenti, sia alla costruzione di una parte dei nuovi impianti. Di seguito si riporta la ripartizione delle Slp di superfici abitative e non abitative per combustibile utilizzato e le previsioni di ripartizione al Stima della previsione di superfici abitative ripartite per combustibile utilizzato Slp Abitazioni slp abitazini a slp abitazioni altro slp Abitazioni slp abitazioni a gasolio metano tlr totali Fonte: Piano Clima o Piano settoriale elaborato dall ipotetico Comune

83 Stima della previsione di superfici non residenziali ripartite per combustibile utilizzato Slp Edifici slp edifici slp edifici slp non_resid slp edifici non_resid gasolio non_resid metano non_resid altro tlr totale Fonte: Piano Clima o Piano settoriale elaborato dall ipotetico Comune 83 Infine, è stata calcolata la domanda energetica per unità di superficie al 2005, assumendo costante il fabbisogno medio per appartamento ed escludendo dalle previsioni interventi di efficienza su impianti in dismissione. Il consumo energetico per i diversi combustibili è stato calcolato come il prodotto tra la superficie complessiva (appartamenti + edifici) e il fabbisogno energetico per mq di superficie. I dati così stimati sono stati moltiplicati per i coefficienti emissivi, ottenendo le emissioni totali da riscaldamento al Le emissioni del TLR sono state incluse nel settore Produzione di energia e Rifiuti, pertanto non sono conteggiate nelle emissioni complessive del settore civile. Sono state inoltre calcolate e aggiunte alle emissioni complessive del settore civile le emissioni da altri usi domestici, ipotizzando un consumo domestico pro-capite costante fino al 2020 e pari a 2,8083 GJ/abitante.

84 Stima della serie storica dei consumi e delle emissioni di CO2 per combustibile nel settore del riscaldamento relativa allo scenario BaU Consumo gas (TJ) Consumo gasolio (TJ) Consumo altri (TJ) Consumo tlr (TJ) ktco2 gas naturale ktco2 gasolio ktco2 altri ktco2 tlr ktco2 totale kg/gj Fonte: Piano Clima o Piano settoriale elaborato dall ipotetico Comune 84 In conclusione, lo scenario emissivo BAU per il settore civile evidenzia un aumento di circa il 4% delle emissioni nel periodo , più contenuto rispetto al consistente aumento della popolazione, anche per effetto della metanizzazione degli edifici riscaldati a gasolio. Per il periodo considerato si stima, infatti, un aumento dei consumi di gas naturale pari al 44% e una riduzione dei consumi di gasolio pari al 52%. Settore energia La dinamica della domanda elettrica è stata utilizzata come variabile fondamentale per stimare il trend futuro delle emissioni nel settore energia. Le previsioni relative alla domanda elettrica sono state effettuate a partire da dati previsionali ufficiali a livello nazionale e regionale, che sono state applicate alla domanda elettrica attuale del Comune in oggetto. Sulla base di previsioni relative al tasso di crescita del PIL pari a 0,9% in media annua fino al 2012 e di 1,4% al 2018, si stima un evoluzione con tasso medio annuo dell 1% della domanda elettrica nello scenario base. In particolare si prevede un tasso medio annuo di sviluppo nel periodo pari a +0,8%, e di 1,2% per gli anni Per la stima della domanda elettrica in ambito comunale sono stati applicati gli stessi tassi di crescita, ipotizzando anche per gli ultimi due anni non inclusi nel modello una crescita dell 1,2%. Si è assunta l ipotesi che nel periodo rimanga costante la ripartizione della copertura del fabbisogno annuo di energia elettrica tra importazione e produzione interna. In particolare, la quota coperta da produzione interna è stata stimata pari al 6,3%. I consumi di energia primaria per l autoproduzione sono stati stimati al 2020 pari a TJ, sulla base delle ipotesi di sviluppo del teleriscaldamento, che determinano un rateo annuale pari a 163 TJ. Sull energia importata, al netto della quota prodotta, è stata applicata una percentuale fissa del 4% di perdite di rete. Si è inoltre considerato che l elettricità prodotta esternamente continui ad essere fornita solo dall attuale fornitore anche al La stima della serie storica delle emissioni di CO2 relative alla produzione di

85 energia esterna ai confini comunali è stata quindi effettuata utilizzando il Fattore di Emissione medio degli impianti dell attuale fornitore, pari a circa 311 gco2/kwh. Le emissioni di CO2 da termovalorizzazione di rifiuti sono state stimate a partire dalla produzione pro capite di rifiuti. In particolare, la media dei valori pro-capite registrati nel periodo , pari a 0,57 t/abitante/annuo, è stata moltiplicata per il numero di residenti previsti al Nello scenario BAU, la quota di RSU che viene termovalorizzata cresce progressivamente, in accordo con le ipotesi di sviluppo del teleriscaldamento, generando un aumento delle emissioni da rifiuti. Stima delle emissioni da rifiuti relativa allo scenario BAU Residenti Produzione RSU Emissioni da rifiuti (fossile) t/anno 439 kgco2/ton Fonte: Piano Clima o Piano settoriale elaborato dall ipotetico Comune 85 I nuovi impianti che serviranno la rete di TLR a partire dal 2010 saranno tutti di potenza superiore ai 20 MW e per questo motivo le emissioni da produzione interna aggiuntiva rientreranno nel conteggio delle emissioni di energia da impianti di produzione ETS. In sintesi, lo scenario BAU per il settore energia evidenzia un aumento di emissioni pari al 26% rispetto al 2005.

86 Scenario BAU delle emissioni dal settore Produzione di energia Consumo energia usi finali (TJ) Autoproduzione (TJ) Energia importata lorda CO2 EE importata (emissioni ombra) CO2 energia autoprodotta CO2 energia autoprodotta ETS CO2 energia autoprodotta non ETS , , , , , , , , , , , , , , , ,2 Fonte: Piano Clima o Piano settoriale elaborato dall ipotetico Comune 86 Settore trasporti Per stimare la domanda di mobilità in ambito comunale, sono stati reperiti dati sugli spostamenti e le percorrenze medie giornaliere interne ai confini comunali e di scambio tra comune e hinterland. Tramite il proprio modello di simulazione della mobilità, che utilizza dati sull origine e la destinazione degli spostamenti nonché dati sui passaggi misurati in numerose arterie stradali cittadine, è stato ricostruito lo scenario della mobilità al Tenendo conto delle principali trasformazioni urbanistiche in atto, o comunque riconducibili a proposte già approvate, nonché delle ipotesi di sviluppo abitativo presente nel Piano regolatore del Comune è stato inoltre ricostruito lo scenario tendenziale della mobilità all anno 2020, prevedendo un offerta invariata di trasporto pubblico. Questo scenario, che si basa sulla previsione di crescita del numero di residenti già descritta per il settore civile, nonché della loro localizzazione, considera un evoluzione della mobilità non bilanciata da significativi interventi sul trasporto pubblico e sul trasporto privato, ed è stato assunto come base di riferimento per l anno La seguente tabella riporta i tassi di crescita degli spostamenti giornalieri in un giorno feriale, per le diverse tipologie di domanda, sia per il trasporto privato (auto-moto-bicicletta) che per il trasporto pubblico, utilizzati per stimare l evoluzione della domanda di mobilità. Previsioni domanda di mobilità ambito urbano SCENARIO ATTUALE SCENARIO TENDENZIALE 2020 A OFFERTA INVARIATA incremento nel periodo incremento annuo (in 15 anni) Ripartizione modale N spostamenti N spostamenti (%) (%) In auto % 1,2% Moto % 0,4% Pubblico % 1,5% Bicicletta + Piedi % 0,8% Totale % 1,2% Fonte: Piano Clima o Piano settoriale elaborato dall ipotetico Comune

87 Sulla base dall evoluzione della domanda di mobilità per tipologia di mezzo, della lunghezza media degli spostamenti ipotizzati per ogni modalità di trasporto e dei fattori di espansione giorno-anno, sono state stimate le percorrenze annue al Le proiezioni effettuate mostrano una netta crescita della domanda di trasporto sia privato che pubblico nella città, crescita derivante da un forte aumento degli spostamenti complessivi. Lunghezza media degli spostamenti e fattori di espansione giorno anno Lunghezza media spostamenti (km/giorno) Fattori di espansione giorno-- >anno Auto 6,5 320 Moto 4,4 320 Pubblico 7,0 300 Bicicletta 3,5 320 Piedi 1,2 320 Fonte: Piano Clima o Piano settoriale elaborato dall ipotetico Comune 87 Spostamenti e percorrenze annue per modo di trasporto nello scenario attuale e nello scenario BAU (in milioni) SCENARIO ATTUALE SCENARIO TENDENZIALE 2020 A OFFERTA INVARIATA Ripartizione modale N spostamenti km percorsi N spostamenti km percorsi In auto Moto Pubblico Bicicletta + Piedi Totale Fonte: Piano Clima o Piano settoriale elaborato dall ipotetico Comune Utilizzando i fattori di emissione medi di CO2 per tipologia di mezzo (in grco2/km), è stato stimato l andamento delle emissioni di CO2 nello scenario BAU I fattori di emissioni medi considerati nello scenario BaU per l anno 2020 corrispondono ai valori del 2005; si è scelto di stimare le riduzioni delle emissioni dovute al miglioramento del fattore di emissione di CO2 degli autoveicoli come effetto delle misure del Piano Clima, in quanto si tratta di riduzioni derivanti da politiche decise per ridurre le emissioni di gas serra, seppur a livello europeo e non solo del Comune. In sintesi, per il settore dei trasporti si evidenzia un aumento delle emissioni pari al 15% nel periodo La figura seguente riporta l andamento temporale delle emissioni di CO2 nel settore trasporti, distinto per combustibile.

88 KtCO2 Emissioni di CO2 da trasporti per combustibile CO2 Gasolio CO2 Benzina CO2 GPL/metano/altri Fonte: Piano Clima o Piano settoriale elaborato dall ipotetico Comune BAU - quadro riassuntivo Dalle stime effettuate settore per settore nella costruzione dello scenario BaU emerge un andamento decisamente crescente delle emissioni di CO2 del Comune al Le emissioni dirette crescono da ktco2 nel 2005 a ktco2 nel 2020 (+8,3%). Le emissioni complessive di CO2, comprensive delle emissioni indirette, aumentano del 14%, da ktco2/anno nel 2005 a ktco2/anno nel Scenario emissivo BAU al 2020 EE importata Energia prodotta Energia prodotta Totale indirette Totale dirette ETS EU-ETS NON EU-ETS Civile Usi di processo Trasporti TOTALE a b c=a+b d e f g h=d+e+f+g i=h+c Fonte: Piano Clima o Piano settoriale elaborato dall ipotetico Comune

89 Esempio 2: Lo scenario BAU nel Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti della Provincia di Bologna* Lo scenario Business As Usual viene sviluppato senza interventi strategici specifici rispetto al Piano vigente e consiste in uno scenario tendenziale che segue l attuale trend di produzione e gestione dei rifiuti. Si presentano di seguito le ipotesi elaborate, per quanto riguarda la produzione e la raccolta differenziata. Il trend relativo alla produzione totale di rifiuti è stato calcolato combinando il trend di aumento della popolazione derivante dall andamento del periodo (pari allo 0,65 % annuo) con quello relativo alla produzione pro-capite nello stesso periodo (pari all 1 %). Il trend previsto viene sintetizzato nella Tabella seguente. Scenario tendenziale: produzione totale prevista per area omogenea in provincia di Bologna Produzione totale (t/anno) Comune di Bologna Comuni dell'area bolognese Comuni dell'area imolese Comuni della Pianura nord-occidentale Comuni della Montagna Totale Scenario tendenziale: trend della percentuale di RD prevista per area omogenea. 89 Da questo scenario relativo alla produzione e raccolta di rifiuti si procede alla stima delle emissioni di CO2 collegate. STIMA DELLE EMISSIONI DEL CICLO DI GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI Al fine di determinare il livello di emissioni in relazione agli scenari considerati sono stati presi a riferimento una serie di modelli di calcolo e di valori unitari di emissioni derivanti da analisi diretta di fonti bibliografiche o da elaborazioni specifiche.

90 L analisi delle emissioni è stata condotta seguendo le diverse fasi di gestione dei Rifiuti Urbani e nello specifico: - Raccolta. In questa fase sono state prese in considerazione le emissioni relative al transito dei veicoli sul territorio per la raccolta dei rifiuti, separandola dalla successiva fase di trasporto dei rifiuti raccolti agli impianti di trattamento; - Trasporto. In questa fase sono state prese in considerazione le emissioni relative al transito dei veicoli per il trasporto dei rifiuti successivamente alla loro raccolta verso gli impianti di trattamento; - Trattamento. In questa fase sono state prese in considerazione le emissioni specifiche delle diverse tipologie di impianti di trattamento. Per quanto riguarda le emissioni climalteranti la fase di trattamento ha preso in considerazione sia gli effetti diretti di emissione delle diverse tipologie impiantistiche che gli effetti indiretti, tenendo conto quindi dei potenziali benefici o incrementi nelle emissioni derivanti ad esempio dalla produzione di energia e/o calore (da incenerimento, da combustione del biogas in discarica) e dai risparmi energetici derivanti dalla fase di riciclaggio rispetto alla produzione diretta da materie prime. La stima delle emissioni dalla fase di raccolta si è resa necessaria considerando le direttive di piano in merito alle modalità di gestione di questa fase, tali da orientare la trasformazione del sistema da un modello preminentemente stradale ad uno basato sulla raccolta domiciliare o porta a porta. Per il calcolo delle emissioni della fase di raccolta e trasporto sono stati ricavati valori unitari (espressi in g/km) per gli inquinanti considerati utilizzando la metodologia COPERT IV per i gas climalteranti (CO2, CH4 e N2O). Come ipotesi generale è stata considerata una pendenza dei percorsi uguale a zero e viaggi sempre a pieno carico su strade extraurbane. Per tutti i mezzi si è ipotizzata una motorizzazione diesel EURO III. 90 Scenario tendenziale (0): emissioni totali dalla fase di raccolta CO2 equivalente Emissioni della fase di trasporto sintesi (tonnellate) Fase di trasporto CO2 scenario tendenziale 0 TRASPORTO primario TRASPORTO secondario TRASPORTO totale Il conferimento di rifiuti in discarica produce significative quantità di metano (CH4). Oltre al metano vengono prodotte anche emissioni di anidride carbonica di origine biogenica (CO2) e altri composti organici volatili cosi come piccoli quantitativi di protossido di azoto (N2O) e monossido di carbonio (CO). Nella determinazione delle emissioni derivanti dallo smaltimento dei rifiuti in discarica ci si e avvalsi del modello di calcolo predisposto dall Intergovernmental Panel on Cilmate Change. E fondamentale premettere che il modello IPCC non include le emissioni di CO2 derivanti dalla decomposizione di biomasse in quanto di origine biogenica e per il quale viene ipotizzato un sostanziale pareggio nelle emissioni considerando che in tempi

91 sufficientemente lunghi questa CO2 venga nuovamente incorporata in biomasse e quindi sottratta dall atmosfera. I flussi di rifiuti che sono stati valuti in questa fase riguardano: 1. Rifiuti avviati in discarica direttamente o non trattati in altre tipologie di impianto per fermi impiantistici; 2. Rifiuti avviati a discarica come scarti del processo di Trattamento Meccanico Biologico (l intero quantitativo di sopravaglio generato dagli attuali impianti di separazione meccanica o lo scarto derivante da ulteriori lavorazioni per la produzione di CDR); 3. Rifiuti avviati a discarica come FOS (Frazione Organica Stabilizzata) generata dal processo di biostabilizzazione successivo al trattamento meccanico attuale o al processo di produzione di CDR previsto. Principali parametri di funzionamento del modello di calcolo IPCC per le emissioni da discarica Contenuto di Carbonio organico per le principali frazioni di rifiuto (percentuale sul peso umido) FORSU 0,095 Verde 0,245 Carta e cartone 0,397 Legno 0,425 Tessili 0,450 Pannolini 0,490 Percentuale di metano nel gas prodotto 0,5 Tipologia di discarica considerata Recupero di metano- percentuale 0,2 Managed - anaerobic 91 I risultati in termini di emissioni, forniti dal modello di calcolo per il CH4, sono stati trasformati in CO2 equivalente utilizzando un fattore di conversione CH4 > CO2 pari a 21. Per il calcolo delle emissioni indirette (evitate con la produzione di energia elettrica dalla combustione del biogas prodotto) sono stati ricavati i quantitativi di metano recuperato come output del modello di calcolo utilizzato. Sono stati inoltre ipotizzati i seguenti parametri per definire il risparmi di emissioni espresse in termini di tonnellate di CO2 equivalente: - Potere calorifico del metano: 55 MJ/kg CH4; - Trasformazione in KW: KW = MJ/3,6 - Valori unitari di emissione da fonti fossili sostituite e mix energetico nazionale - Efficienza elettrica di trasformazione del biogas: 33%. Emissioni di CO2 da conferimento in discarica (dirette + indirette) nello scenario tendenziale (0) tonnellate TOTALE Discarica diretto Discarica post- TMB Discarica (FOS) Mancate emissioni Per il calcolo delle emissioni climalteranti dirette derivanti dal trattamento termico dei rifiuti è stata presa a riferimento la metodologia riportata in un recente studio dell ETC RWM17. In particolare il calcolo è stato basato sulla composizione del rifiuto in ingresso (derivante dalle assunzioni di piano sulla composizione merceologica del rifiuto in ingresso

92 combinate con le ipotesi di intercettazione tramite raccolta differenziata) e sul bilancio di massa del carbonio secondo la seguente formula: kgco2 = kgrur ad incenerimento * fattore di ossidazione del carbonio in inceneritore (0,98) * fattore di conversione da C a CO2 (3,67) * Σ(frazionei (in %) * contenuto in materia seccai * contenuto di carbonioi (g/g di materia secca)) I fattori di emissione utilizzati sono riportati nella successiva Tabella. Tabella Fattori di emissioni utilizzati nel calcolo delle emissioni da incenerimento CONTENUTO DI CARBONIO (gc/g di materia FRAZIONE CONTENUTO DI MATERIA SECCA secca) FORSU 0,25 0,38 Verde 0,50 0,49 Carta e cartone 0,86 0,46 Plastica 1,00 0,75 Legno 0,85 0,50 Tessile 0,90 0,50 Pannolini 0,70 0,70 Inerti e altro 0,90 0,00 92 Il Piano procede inoltre alla stima delle emissioni di CO2 equivalente per le emissioni indirette e quelle relative a altre tipologie di trattamento, differenziate tipologia di materiale. Di seguito si riporta un quadro riassuntivo delle emissioni previste dallo scenario BAU. Sintesi delle emissioni di CO2 nello scenario tendenziale (0) tonnellate Fase di gestione TOTALE INCENERIMENTO RUR emissioni Mancate emissioni TRATTAMENTO RUR INCENERIMENTO CDR emissioni Mancate emissioni DISCARICA Diretto senza pretrattamento Post TMB FOS Mancate emissioni TRATTAMENTO RICICLABILI TRATTAMENTO ORGANICO RACCOLTA TRASPORTO TRASPORTO scarti RUR TOTALE (Fonte: Piano del Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti - Documento Preliminare, Rapporto ambientale VAS - Provincia di Bologna)

93 Appendice B Esempi di definizione degli obiettivi strategici Gli Obiettivi nel Piano Energetico della Regione Emilia Romagna OBIETTIVI GENERALI DEL PER assumere gli obiettivi nazionali di limitazione delle emissioni secondo quanto stabilito dalle Direttive europee 1999/30/CE e 2000/69/CE recepite dallo Stato italiano e di gas ad effetto serra posti dal protocollo di Kyoto del 1998 sui cambiamenti climatici come fondamento della programmazione energetica regionale al fine di contribuire al raggiungimento degli stessi. assumere gli obiettivi della Commissione Europea di limitazione delle emissioni, di risparmio energetico, di diffusione delle fonti rinnovabili come fondamento della programmazione energetica regionale, a partire dalle Direttive emesse, al fine di contribuire al raggiungimento degli stessi; promuovere interventi atti a raggiungere il superamento degli obiettivi stabiliti nel Protocollo di Kyoto, secondo quanto indicato dall Unione Europea, dai rapporti IPCC (International Panel on Climate Change) sui cambiamenti climatici e mitigazioni, e dalla comunità scientifica in genere, allo scopo di prevenire almeno in parte i futuri cambiamenti del sistema climatico terrestre e di ridurre le conseguenze sanitarie delle emissioni inquinanti sulla popolazione. 93 PIANO ENERGETICO REGIONALE: OBIETTIVI AL 2010 E AL 2015 Obiettivi di risparmio energetico al 2010: Risparmio energetico per settore Risparmio di energia (Mtep/a) Riduzione emissioni(tco2/a) Investimenti (milioni di euro) Civile 0, Industria 0, Agricoltura 0, Trasporti 0, Totale 1, Obiettivi di valorizzazione delle fonti rinnovabili al 2010 rispetto al 2000 Fonte Rinnovabile Potenza totale aggiuntiva (MW) Energia producibile (GWh/a) Riduzione emissioni (tco2/a) Investimenti (milioni di euro) Idroelettrico Eolico Biomasse Geotermia Solare termico m Fotovoltaico Totale circa 400 circa circa Complessivamente si delinea un piano di investimenti per oltre 6 miliardi di in grado di produrre al 2010, rispetto allo scenario evolutivo spontaneo del sistema, un risparmio energetico pari a circa 1,9 Mtep/a e una riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra pari a oltre 5 milioni di tonnellate all anno. La possibile modulazione temporale degli obiettivi di risparmio energetico e valorizzazione delle fonti rinnovabili al 2010 è rappresentata nel seguito in termini di riduzione del consumo di fonti convenzionali.

94 Modulazione temporale degli obiettivi di riduzione del consumo di fonti convenzionali 94 Obiettivi di qualificazione del sistema elettrico regionale al 2010/2015 Per quanto riguarda il sistema elettrico regionale, gli obiettivi al 2010 sono riferiti a: 1. l uso razionale dell energia elettrica. Il risultato atteso rispetto all evoluzione tendenziale spontanea è pari ad un risparmio di 1500 GWh/a con minori emissioni pari a circa tco2/a; 2. la valorizzazione delle fonti rinnovabili, per una potenza aggiuntiva da installare pari a circa 400 MW e minori emissioni di CO2 pari a t/a; 3. lo sviluppo della cogenerazione con pieno utilizzo locale dell energia termica prodotta, sia per il calore invernale che per il raffrescamento (trigenerazione) per una potenza aggiuntiva fino a 600 MW e una conseguente riduzione delle emissioni di CO2 pari a t/a, con particolare riferimento all autoproduzione dei sistemi industriali e del sistema civile (cogenerazione di quartieri e/o condomini); 4. la riqualificazione e il ripotenziamento del parco termoelettrico esistente con un risultato atteso di MW di impianti a gas ad alta efficienza ed una riduzione delle emissioni di CO2 pari a circa t/a. (Fonte: Piano Energetico Regionale Regione Emilia-Romagna)

95 Appendice C Esempi di definizione di scenari previsionali Esempio 1: Lo scenario previsionale nel Piano Energetico della Regione Marche Per la valutazione dei fabbisogni di energia e delle possibili coperture da oggi al 2015 si sono utilizzati due scenari che verosimilmente accolgono all interno della loro forbice ogni possibile evoluzione del quadro energetico marchigiano. Il primo scenario, inerziale, è in buona sostanza la prosecuzione dell andamento tendenziale del quadro relativo al decennio scorso. Il secondo scenario, che si definirà virtuoso, ha come presupposto l ottenimento di tutte le misure di contenimento dei consumi ampiamente descritte nel documento sul governo della domanda di energia. Lo scenario inerziale prende a riferimento un andamento del contesto economico, sociale e tecnologico analogo a quello vissuto negli anni 90, da business as usual, e tiene conto delle seguenti variabili per definire i tassi di variazione attesi per i consumi finali relativi alle singoli fonti ed ai singoli settori di utilizzo: consumi energetici per fonte e per impiego nel decennio precedente; parametri macroeconomici nazionali e regionali; parametri demografici; dati strutturali (edilizia, trasporti, etc.); intensità energetiche per settore e per fonte e consumi specifici. La metodologia usata ricalca quella impiegata dall ENEA per analoghe proiezioni. 95 Proiezione dei consumi finali regionali al 2015 scenario inerziale ( i delta sono annuali) Lo scenario virtuoso è essenzialmente basato sull analisi della domanda di energia e dei possibili interventi per il suo governo. Riepilogo dei possibili risparmi energetici al 2015 Energia termica Energia elettrica tep ktep GWh Agricoltura e pesca - 2,4 27,9 Industria 31,9 56,8 660,5 Trasporti 256,8 4,1 47,7 Civile 139,9 64,3 747,7 Interventi in edilizia 66,2 TOTALE 494,8 127, ,8

96 Proiezione dei consumi finali regionali al 2015 scenario virtuoso ( i delta sono annuali) Valutando i delta annuali dello scenario virtuoso rispetto allo scenario inerziale si vede che gli interventi proposti provocano un calo del consumo di energia all incirca pari all 1% annuo. 96 Proiezione dei consumi elettrici finali regionali al 2015 scenari inerziale e virtuoso STIMA DELLE EMISSIONI SERRA Per studiare le emissioni di origine antropica di gas serra è stata applicata la metodologia Corinair. Si è cercato di valutare l andamento tendenziale delle emissioni di gas serra al 2015 nel caso che nessuno degli interventi proposti nel PEAR venga attuato. Per il calcolo si parte dalle emissioni al Le voci riguardanti le emissioni da impieghi energetici vengono incrementate di un fattore annuo che riprende l incremento annuo previsto nello scenario inerziale dei consumi finali regionali. Per tutti gli altri settori il delta considerato è lo stesso usato dal Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio, il quale stima che le emissioni nazionali passeranno dalle Mton CO2eq/anno del 2000 alle Mton CO2eq/anno del 2010, con un incremento medio annuo dello 0,6%. Stima delle emissioni di gas serra nelle Marche al 2015 secondo lo scenario inerziale

97 La tabella che segue riporta la sintesi del confronto tra scenario tendenziale e scenario obiettivo. Riduzione delle emissioni di gas serra nelle Marche per il rispetto dell obiettivo nazionale di Kyoto (- 6,5% rispetto al 1990) Inerziale Scenario Obiettivo (-6,5% rispetto al 1990) Emissione gas serra [kton CO2eq/anno] Riduzione da conseguire [kton CO2eq/anno] Per tutti i macrosettori (Corinair) sui quali il PEAR dà un apporto più significativo, vengono stimate le emissioni di CO2eq Es. Macrosettore 1 - Produzione di energia Riduzione delle emissioni rispetto allo scenario tendenziale per effetto delle misure previste nel PEAR Es. Macrosettore 2 - Combustione non industriale Riduzione delle emissioni per effetto delle misure di risparmio energetico previste nel PEAR Riduzione delle emissioni per effetto delle misure di promozione delle biomasse e del biodiesel

98 Riepilogo della riduzione di emissioni di gas climalteranti al 2015 risultante dalle azioni proposte nel PEAR 98 A fronte di un obiettivo di riduzione di 5,3 milioni di tonnellate all anno di CO2 equivalente le azioni proposte (se opportunamente messe in atto) consentiranno di ridurre le emissioni di una quantità pari a circa 3,5 milioni di tonnellate, la differenza verrà realizzata attraverso il Piano Regionale di Gestione di Rifiuti. (Fonte:PEAR Regione Marche)

99 Esempio 2: Scenari previsionali e di valutazione ex ante nel Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti della Provincia di Bologna Definiti gli obiettivi e le principali linee strategiche, il Piano analizza la situazione di partenza ( Stato di fatto ) e l evoluzione attesa del sistema durante l orizzonte di pianificazione. Nota l evoluzione attesa dei quantitativi di rifiuti e le caratteristiche del sistema impiantistico esistente, il Piano analizza tre possibili scenari di sviluppo futuro, ipotizzando diversi livelli raggiungibili di raccolta differenziata e recupero di materia ed energia ed individuando, per ciascun livello, la necessaria dotazione del territorio provinciale in termini di impianti di recupero/trattamento. Il primo scenario ipotizza il mantenimento dell attuale sistema di gestione rifiuti ( alternativa zero cioè senza un nuovo Piano ovvero alternativa Business As Usual ) mirando a valutarne l evoluzione qualora non fosse prevista alcuna modifica delle pratiche di raccolta e smaltimento in atto. Il secondo scenario ipotizza di procedere gradualmente, a partire dalle attuali modalità di raccolta, fino al raggiungimento di una percentuale del 56 % di raccolta differenziata all anno Il terzo scenario mira alla massimizzazione del recupero di materia passando attraverso la graduale sostituzione dell attuale sistema di raccolta con cassonetti stradali con un servizio porta a porta di raccolta delle varie frazioni, per raggiungere percentuali di raccolta differenziata in linea con gli obiettivi della normativa nazionale, e con un ottimizzazione fino a raggiungere una percentuale di raccolta differenziata pari al 68 % al Il Piano, nella sua fase preliminare, procede a modellizzare l andamento delle principali emissioni climalteranti in funzione delle scelte logistiche, assumendo come invarianti quelle collegate agli scenari impiantistici. Il modello si basa su una serie di ipotesi valide per tutti tre gli scenari: - viene analizzata la fase di trasporto del rifiuto dalla zona di raccolta agli impianti di trattamento smaltimento; - si ipotizza di utilizzare mezzi superiori alle 16 t (di categoria euro 1) considerando una portata utile media di 7 t; nel caso di modalità di raccolta differenziata domiciliarizzata: - distanza media dagli impianti: 30 km (strade urbane: 20%; strade extra-urbane: 75% autostrada: 5%); Modalità di calcolo: a. peso totale di rifiuto prodotto in un dato anno (come da scenari 1, 2, 3) b. n totale di viaggi necessari al trasporto (peso totale/portata utile) c. sulla base della distanza media dagli impianti valutazione delle emissioni (kg/km*viaggio)

100 100 emissioni tot (kg) SCENARIO 1 tendenziale CO 2 (ton) 2.791, , , , , , , , , , ,6 SCENARIO 2 CO 2 (ton) 2.791, , , , , , , , , , ,7 SCENARIO 3 CO 2 (ton) 2.791, , , , , , , , , , ,9 Nel Piano adottato, lo scenario selezionato è una versione modificata dello scenario 2, nominata nel seguito 1A. Gli obiettivi di riduzione della produzione di rifiuti previsti dal Piano sono stati misurati sulla produzione procapite dei rifiuti urbani, valutando poi l effetto sui flussi complessivi combinando questo dato con le proiezioni relative all andamento demografico. Gli obiettivi sono inoltre stati definiti in modo differenziato a seconda delle aree omogenee di raccolta in cui è stato suddiviso il territorio provinciale, definite da Provincia ed ATO nel 2003 e descritte nel quadro conoscitivo. Il calcolo della riduzione del flusso di rifiuti prodotto è stato quindi eseguito considerando la variazione della produzione pro-capite nel periodo Al fine di determinare il livello di emissioni in relazione agli scenari considerati (scenario di piano e scenario tendenziale) sono stati presi a riferimento una serie di modelli di calcolo e di valori unitari di emissioni derivanti da analisi diretta di fonti bibliografiche o da elaborazioni specifiche. L analisi delle emissioni è stata condotta seguendo le diverse fasi di gestione dei Rifiuti Urbani e nello specifico: - Raccolta. In questa fase sono state prese in considerazione le emissioni relative al transito dei veicoli sul territorio per la raccolta dei rifiuti, separandola dalla successiva fase di trasporto dei rifiuti raccolti agli impianti di trattamento.; - Trasporto. In questa fase sono state prese in considerazione le emissioni relative al transito dei veicoli per il trasporto dei rifiuti successivamente alla loro raccolta verso gli impianti di trattamento;

101 - Trattamento. In questa fase sono state prese in considerazione le emissioni specifiche delle diverse tipologie di impianti di trattamento. Per il calcolo delle emissioni sono stati ricavati valori unitari (espressi in g/km) per gli inquinanti considerati utilizzando la metodologia COPERTIV per i gas climalteranti (CO2, CH4 e N2O). Come ipotesi generale è stata considerata una pendenza dei percorsi uguale a zero e viaggi sempre a pieno carico su strade extraurbane. Per tutti i mezzi si è ipotizzata una motorizzazione diesel EURO III. Nel passaggio alla stima delle emissioni complessive a livello provinciale, è stata ipotizzata un evoluzione delle modalità di raccolta nello scenario di piano verso una gestione dell intero territorio provinciale con modalità di raccolta domiciliare entro l anno 2012, nel quale si prevede il raggiungimento degli obiettivi di piano per quanto riguarda la raccolta differenziata. Per lo scenario tendenziale è stato ipotizzato invece di mantenere per tutto l orizzonte di piano una ripartizione delle modalità di raccolta analoga a quella per l anno 2008 nella Tabella Tabella 2.9 Evoluzione delle modalità di raccolta nello scenario di piano, % di RU raccolti per modalità di raccolta Modalità di raccolta domiciliare 4% 28% 52% 76% 100% 100% 100% 100% 100% 100% stradale 96% 72% 48% 24% 0% 0% 0% 0% 0% 0% La Tabella 2.10 e la Tabella 2.11 riportano le stime sulle emissioni complessive per tipologia di emissione considerata previste nello scenario di piano e in quello tendenziale, mentre i grafici successivi evidenziano Tabella 2.10 Scenario di piano: emissioni totali dalla fase di raccolta CO2 equivalente Tabella Scenario tendenziale: emissioni totali dalla fase di raccolta CO2 equivalente Andamento delle emissioni delle fase di raccolta: confronto tra lo scenario di piano (1A) e lo scenario tendenziale (0) Dalla stima effettuata emerge chiaramente un aumento di tutte le emissioni considerate in funzione della tipologia di raccolta e le variazioni tra uno scenario e l altro sono per CO2 + 47,3%.

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