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2 LA GESTIONE DEI RIFIUTI PREMESSA Pag 1 A. ASSETTO DELLA MATERIA. RIFERIMENTI Pag. 2 B. IL DANNO E LA SICUREZZA AMBIENTALI Pag.3 C. IL PROBLEMA: CENNI DI SITUAZIONE Pag. 5 D. POSSIBILI LINEE D'AZIONE Pag. 18-2

3 PREMESSA La gestione dei rifiuti rappresenta un'importante "voce di costo" per la collettività ed al tempo stesso costituisce una considerevole fonte di profitto per gli addetti al settore. Essa assurge a parametro essenziale della politica ecologica e sanitaria delle autorità competenti, su cui incidono significativamente sia il progresso tecnologico sia la normativa internazionale di riferimento. La redditività "dell'affare rifiuti" è appetita da numerosi soggetti, istituzionali e non, i quali, eludendo o violando la normativa vigente, hanno creato un mercato illegale, con servizi a basso costo, che ha amplificato il volume dei profitti a danno dell'ambiente e del tessuto economico. Tanto, negli anni, ha attratto l'attenzione di soggetti anche riconducibili a strutture criminali, divenendo campo d'azione anche di organizzazioni di tipo mafioso. Tale profilo, le cui peculiari connotazioni risultano in continua evoluzione, costituisce obbiettivo integrato d'intelligence, siccome fortemente correlato agli ambiti dell'economia nazionale ed alle linee d'azione della grande criminalità. m - 3

4 A. ASSETTO DELLA MATERIA. RIFERIMENTI Fino a pochi anni orsono la materia veniva definita con il termine "smaltimento dei rifiuti" mentre dal 1997 è stato introdotto il concetto innovativo di "gestione dei rifiuti". La legislazione sui rifiuti ha subito una profonda modificazione, a seguito dell'emanazione del decreto legislativo 5 febbraio 1997 n.22 (decreto Ronchi) che abbandona la "logica dell'emergenza" della precedente normativa, adottando i seguenti criteri cardine: - modernizza il pregresso orientamento, ispirato all'eliminazione dei rifiuti mediante lo smaltimento in discarica ; - si impernia sul concetto di "gestione dei rifiuti", uniformandosi alle direttive comunitarie, intendendo con esso: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, nonché il controllo delle discariche e degli impianti di smaltimento. Quindi attualmente lo smaltimento costituisce solo la fase residuale della gestione dei rifiuti (deposito, discarica, trattamento, biodegradazione, incenerimento) mentre in precedenza conglobava le attività di gestione; - si prefìgge lo sviluppo di iniziative volte al recupero ed al riciclaggio dei rifiuti; - prevede una nuova classificazione dei rifiuti, che assume un'importanza fondamentale soprattutto in sede sanzionatoria. I rifiuti sono classificati in apposite tabelle, sulla base dei seguenti parametri: secondo l'origine, distinguendo gli urbani, dagli speciali (derivanti da attività agricole, industriali, edili, artigianali, di recupero e smaltimento di rifiuti, sanitarie, i macchinari obsoleti); secondo le caratteristiche di pericolosità, suddividendoli in pericolosi e non pericolosi.

5 - focalizza i compiti della pubblica amministrazione che, per conseguire un elevato livello di tutela ambientale, deve assumere iniziative dirette a: favorire la prevenzione e la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti; effettuare la raccolta differenziata; redigere appositi piani; assicurare la periodicità dei controlli; regolamentare il recupero e lo smaltimento dei rifiuti in modo tale da evitare procedimenti pregiudizievoli per l'ambiente. E' di tutta evidenza lo spettro di penetrabilità di tale sistema, da parte di soggetti portatori di condotte ed interessi illeciti. B.IL DANNO E LA SICUREZZA AMBIENTALI L'inquinamento è il danno ambientale causato dall'illecita gestione dei rifiuti, origine di conseguenze molteplici e subdole, la cui individuazione deve essere necessariamente tempestiva. Esso non è riferibile solo al territorio ma ricade sulle attività economiche, la salute pubblica, la qualità della vita, l'occupazione e la libera concorrenza. Le cause sono: il profitto illecito, l'ignoranza degli effetti inquinanti, la facile esecuzione materiale della prassi abusiva, lo scarso allarme sociale. Il pericolo del danno ambientale dipende dai seguenti fattori: - potenziale di contaminazione del rifiuto stesso; - illegale gestione dei rifiuti da parte degli addetti al settore; - esasperata ricerca di minimizzare i costi da parte dei produttori di rifiuti, specie del settore industriale;

6 4 - grado di "contaminazione criminale" di una determinata area geografica; - applicazione locale della normativa che disciplina la materia ambientale; - efficacia dell'azione svolta dalla pubblica amministrazione a tutela l'ambiente e dai costi sostenibili dalla società. Un altro prioritario aspetto di pericolosità è originato dalla presunzione che, una volta effettuato "lo smaltimento", il potenziale nocivo dei rifiuti si esaurisca. Infatti, tutti gli impianti di smaltimento esigono periodiche e onerose revisioni che, qualora male eseguite, in termini di ispezione, manutenzione e di bonifica del sito ove sono ubicati, lasciano invariato il danno ambientale. Peraltro il danno ambientale, sotto il profilo economico: - influenza le dinamiche imprenditoriali ed occupazionali, - emargina le società che agiscono in regime di legalità; - innesca procedure di concorrenza sleale; - inibisce la nascita di nuove iniziative imprenditoriali giovanili; - costringe gli operatori onesti, in taluni casi, a ricorrere all'illecito per garantirsi la competitività. 6

7 5 C. IL PROBLEMA. CENNI DI SITUAZIONE Il SISDE, dall'anno 1994, ha iniziato ad occuparsi della materia, compiendo un cammino in quest'ambito inesplorato. I primi passi sono stati mossi verso la conoscenza di base del fenomeno e della normativa vigente, per poi passare all'acquisizione di informazioni fiduciarie e all'analisi settoriale. La ricerca informativa è stata indirizzata in particolare verso: - le discariche abusive di rifiuti pericolosi e speciali 1 ; - i traffici di rifiuti radioattivi 2 ; - le "triangolazioni" estere. L'allocazione dell'illecito è concentrato nel meridione, fatto che evidenzia una direttrice nord-sud del traffico avente come obbiettivo primario il trasporto degli speciali e dei pericolosi in luoghi non abilitati al loro smaltimento. I mezzi impiegati per realizzare concretamente gli illeciti sono molto variegati ed a volte originali, ma per quanto riguarda i rifiuti pericolosi e speciali, essi vengono comunemente: 1 Sono una categoria più inquinante e quantitativamente maggiore rispetto agli urbani. Su di essi si incentra principalmente l'attività illecita in relazione al profitto. La quasi totalità delle discariche autorizzate al loro smaltimento è localizzata nel Sud dell'italia, sebbene la produzione di questa tipologia di rifiuti è residuale rispetto a quella delle industrie ubicate nel Nord. In Italia è elevata la differenza quantitativa fra la produzione e lo smaltimento di rifiuti pericolosi e speciali, cosicché un enorme volume di rifiuti sparisce nel nulla 2 Sono rifiuti derivanti dalla produzione di energia atomica e da alcuni rifiuti ospedalieri. Sono caratterizzati da una notevole eterogeneità, determinata da fattori estremamente variabili quali ad esempio il tipo e l'energia di radiazione emessa, la concentrazione del rifiuto ed il tempo di dimezzamento dei radionuclidi. 3 Un'impresa lombarda denominata Petrol Drago, anni addietro, ha sfruttato commercialmente una discarica per lo smaltimento dei rifiuti tossico nocivi, pur non essendo in possesso delle previste autorizzazioni, in quanto millantava di essere proprietaria di un brevetto in grado di trasformare i rifiuti in 7

8 - classificati, per mezzo di false certificazioni ; - caricati, in orari notturni, su mezzi di trasporto non autorizzati, per eludere ogni tipo di controllo; - conseguentemente celati, spediti, e smaltiti in discarica abusiva. Si è rilevato che l'illecita gestione dei rifiuti viene svolta, quasi sempre, attraverso la complicità di più soggetti, seguendo due distinti sistemi: - il "produttore disonesto" di rifiuti entra in contatto con una delle società denominate "commerciali" 5, la quale richiede un prezzo del 30-50% inferiore a quello medio di mercato, che può essere notevolmente ridotto, qualora il rapporto di "collaborazione" si consolidi; - il "produttore onesto" viene truffato poiché si affida ad una ditta che richiede un prezzo equo di mercato, mentre i rifiuti vengono smaltiti fraudolentemente, con la complicità di uno o più soggetti, appartenenti al circuito (la commerciale, l'autotrasportatore, la ditta di stoccaggio etc), che si spartiscono il ricavato. petrolio per mezzo di un impianto speciale. Successivamente ha convertito l'impianto per la rigenerazione di oli esausti e ne ha acquistato un altro in Veneto per la raffinazione illegale del gasolio in benzina. 4 Particolare attenzione viene rivolta alle false attestazioni che dovrebbero fotografare la vita del rifiuto come ad esempio i registri di carico e scarico (dei produttori, degli autotrasportatori, delle discariche) che non riportano alcuna traccia scritta delle operazioni illecite effettuate o dai quali sono rilevabili operazioni fittizie, grazie alla complicità di personaggi insospettabili del settore pubblico e privato ed al sistema delle tangenti. Di sovente un carico di rifiuti pericolosi viene trasformato in speciali sugli stessi automezzi adibiti al trasporto. A tal fine vengono utilizzati vari tipi di diluenti come l'acqua o altri tipi di materiali, come la segatura, che abbassano il grado di tossicità. Effettuata l'operazione, il carico può così essere inviato presso discariche autorizzate allo smaltimento di rifiuti speciali, che hanno un costo nettamente minore rispetto a quello dei pericolosi. 5 Esse svolgono attività d'intermediazione e di servizi collaterali nel settore, che abbraccia tutte le attività di gestione dei rifiuti e che consente di fornire alla clientela un prodotto finito. Inoltre esercitano la loro influenza da una posizione apicale della struttura gestione rifiuti, grazie alla quale: - distorcono il funzionamento della libera concorrenza, imponendo il loro margine di guadagno soprattutto alle piccole società, ad esempio di autotrasporto o che producono rifiuti; - obbligano qualunque operatore alla loro "intermediazione"; - pur non essendo autorizzate, svolgono di fatto tutte le attività inerenti alla gestione dei rifiuti, lavorando per conto terzi o facendo lavorare al loro interno ex funzionari dell'asl.

9 7 L'analisi incrociata dei dati permette, potenzialmente, di individuare gli indici di anomalia del sistema e di sviluppare specifici approfondimenti in direzione di quei circuiti societari che: - producono rifiuti pericolosi o pur producendoli, li classificano in maniera inesatta per eludere la normativa vigente; - offrono i propri servizi (trasporto, stoccaggio, smaltimento, riciclaggio) a prezzi nettamente inferiori a quelli di mercato; - rilasciano attestazioni certificanti la regolarità dello smaltimento pur non essendo autorizzate; - presentano emergenti profitti, a fronte di prestazioni esigue, in ambiti territoriali a forte incidenza criminale. Da oltre un decennio la criminalità organizzata si è inserita fortemente nella gestione dei rifiuti specie nelle regioni meridionali, operando attraverso società di comodo ed adottando metodologie tipicamente imprenditoriali proiettatesi, in progressione crescente, in altre aree del territorio nazionale. Tale processo si è opportunamente adeguato alle innovazioni apportate, in materia, dal decreto Ronchi e dal regime sanzionatorio 6, evidenziando una nuova tendenza, la quale, variamente: - si ispira, in alcuni casi, alla tecnica "mordi e fuggi", cioè disperdendo i rifiuti direttamente per strada o in mare; - prevede l'utilizzo di piccole discariche, di strutture industriali in disuso, di cave minerarie abbandonate ; - privilegia i traffici di rifiuti meno ingombranti rispetto ai rifiuti solidi urbani, ma più redditizi, come i rifiuti ospedalieri, le scorie di 6 La Legge 23 marzo 2001 ha introdotto il reato di organizzazione di traffico illecito di rifiuti. 9

10 8 fonderia, i solventi chimici, i fanghi di depurazione, i materiali contaminati da sostanze radioattive ed i rifiuti pericolosi in genere. L'efficienza del servizio reso alla collettività, dall'apparato che si occupa della gestione di rifiuti, rischia di essere abbattuta dalla capacità di strutture illegali di: - gestire il controllo del settore attraverso autonome prestazioni (prestanome, amministratori), mezzi (discariche, terreni, laghi artificiali) e società di comodo; - assumere, nel "mercato", il monopolio/oligopolio del sistema complessivo di gestione, attraendo "de facto"finanziamentied attività imprenditoriali d'indotto. La paventata egemonia mafiosa nel settore, con particolare riferimento al Sud del Paese, essendo strettamente collegata al controllo del territorio, impone strutturali approfondimenti informativi, in via di sviluppo, in ordine a: - ascrivibilità episodica o sistematica degli illeciti, a strutture criminali di specifica matrice; - elezione di tali illeciti a campo d'azione prioritario, da parte di tali organizzazioni, attraverso processi e progettualità di lungo periodo; - verifica di eventuali indici di globalizzazione degli ambiti attualmente gestiti da soggetti di sicuro riferimento criminale. Le risultanze di tale processo informativo consentirebbero di connettere puntualmente la "minaccia" alle strategie operative della grande criminalità. La regione con maggior incidenza di reati ambientali è la Campania seguita dalla Sicilia, Calabria e Puglia.

11 Le organizzazioni camorriste, dedite a tale attività, hanno: - proiettato la loro operatività, tramite prestanome, in altre regioni quali l'abruzzo e il basso Lazio, attente a limitare perdite economiche a causa dell'installazione di impianti di riciclaggio dei rifiuti, nelle aree di diretto riferimento; - incrementato il volume di traffico illecito di rifiuti e l'infiltrazione in pubblici appalti, relativi alla realizzazione di opere di bonifica di siti contaminati. Particolarmente attivi risultano i clan CASALESI 8, LAGO, MALLARDO e NUVOLETTA. -t In Sicilia talune imprese di settore, con sede a Trapani, Agrigento e Caltanissetta sono rappresentate da amministratori indiziati di appartenere ad associazioni mafiose. Nel gennaio 2003 si è conclusa l'operazione "Mar Rosso" della Guardia di Finanza di Siracusa, riguardante lo stabilimento della Enichem, sito a Priolo (SR), ed un traffico illecito di ingenti quantità di rifiuti pericolosi. In Calabria la cosca MANCUSO risulta interessata alla costruzione e gestione delle discariche per i rifiuti urbani nella provincia di Vibo Valenzia, così come a Reggio Calabria è percepibile un crescente interesse imprenditoriale in direzione della realizzazione di servizi ed opere attinenti allo stoccaggio e smaltimento. Tale interesse, assunto come prioritario da 7 L'operazione CASSIOPEA, condotta dai Carabinieri del N.O.E., oggi C.T.A., nel periodo , che ha individuato un'organizzazione criminale operante in tutta la provincia di Caserta che ha smaltito illegalmente, in 4 anni, quasi un milione di tonnellate di rifiuti di ogni tipo. 8 I1 riferimento è all'arresto eseguito dalla Squadra Mobile di Caserta nei confronti di CERCI Gaetano, referente per il clan dei CASALESI, titolare di numerose società sequestrate, quali la Irte S.r.l. e altre. Le società non svolgevano alcuna attività concreta nel settore dei rifiuti, ma si occupavano di intermediazioni tra i trasportatori e le discariche lucrando una percentuale sull'attività di trasporto e smaltimento imposta ai camionisti, che non potevano scaricare i rifiuti pericolosi, provenienti dal nord Italia, senza l'assenso dell'organizzazione. I proventi dell'intermediazione venivano, poi corrisposti a BIDOGNETTI Francesco e a SCHIAVONE Francesco!

12 10 alcuni "locali" rischia di alimentare conflittualità areali, nel quadro di più vasta instabilità causata dall'avvento di altre grandi opere edili. In tale ambito, peraltro, nel corso del 2002 è stata sviluppata dal SISDE un' attività informativa riguardante gli interessi economici e criminali della cosca DE STEFANO-TEGANO nel settore dei rifiuti. In particolare sono emerse infiltrazioni mafiose nella gestione della discarica di Fiumara (RC) ed il coinvolgimento di soggetti collegati al gruppo criminale e della società SERVIZI AMBIENTALI S.p.a. Qui di seguito un sintetico schema, frutto di acquisizioni infoinvestigative, relative a manifeste influenze di gruppi criminali nel "sistema rifiuti". matrice criminale "gruppo" Area geografica 'Ndrangheta Araniti Provincia di Reggio Calabria 'Ndrangheta Zavattieri Melito P.to Salvo (RC) 'Ndrangheta Molè-Piromalli Gioia Tauro (RC) Cosa nostra Pulvirenti Provincia di Catania Cosa nostra Di Falco Palma di Montechiaro (AG) Cosa nostra Virga Provincia di Trapani Camorra Marfella Napoli Camorra Moccia-Maione Provincia di Napoli Camorra Pesacane Provincia di Napoli Camorra Nuvoletta Napoli-Caserta Camorra Schiavone Provincia di Caserta Camorra Grimaldi Provincia di Caserta Sacra corona unita Vincenti Surbo (LE) 12

13 11 Per quanto concerne i rifiuti radioattivi, è indispensabile affrontare il "problema sicurezza" degli ex impianti di produzione e della destinazione finale delle scorie. Dal 1987 l'italia ha rinunciato all'uso massivo della ed. energia nucleare. In Europa e nel resto del mondo, esistono, peraltro, numerose centrali nucleari in funzione o dismesse, le quali rendono attuale il pericolo della contaminazione radioattiva attraverso: - materiali "irradiati" (macchinari per la produzione di energia); - siti ove vengono conservate le scorie; - rifiuti radioattivi derivanti dall'uso pacifico dell'energia nucleare. Spesso la potenziale contaminazione dei materiali ferrosi importati è sottovalutata anche dalle stesse aziende si occupano delle movimentazioni, aventi come destinazione finale il nostro Paese. Tale aspetto impone l'effettuazione di un censimento definitivo delle sostanze radioattive presenti in Italia, necessario per l'adozione di efficaci soluzioni del problema "dell'eredità nucleare" 9. Ciò affinché lo smantellamento degli impianti dismessi e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi avvengano in totale sicurezza. Tali siti, peraltro, potrebbero - in epoca di tensione- costituire obbiettivo per eventuali: atti terroristici ("colpi di mano") finalizzati ad acquisire materiale di risulta; atti di sabotaggio finalizzati alla fuoriuscita di materiale radioattivo in smaltimento. Il Governo ha recentemente deliberato lo "stato di emergenza" nei territori occupati da centrali nucleari al fine di garantire la sicurezza degli impianti in relazione allo smaltimento e stoccaggio dei rifiuti radioattivi. ^ ^

14 12 In Italia esistono diverse tipologie di rifiuti radioattivi. Alcune hanno vita media, lunga o lunghissima (da centinaia a migliaia di anni) ed ammontano a circa metri cubi di materiale. Per queste ultime, è previsto uno stoccaggio in un deposito nazionale, la cui realizzazione ed ubicazione pone problemi di sicurezza ambientale per migliaia di anni. Alcune soluzioni, prevedono l'individuazione di centri di deposito internazionali, che sembrano essere ostacolate da ragioni di tipo socio-politico. L'alternativa oggi allo studio è quella di bruciare quegli elementi che hanno vita troppo lunga per garantire la sicurezza ambientale futura. Controllare lo smaltimento dei rifiuti significa principalmente proteggere il nostro territorio dall'invasione di materiali contaminati, provenienti da altri Paesi industrializzati. E' essenziale monitorare, dunque, i flussi leciti ed illeciti di rifiuti, soprattutto pericolosi/ radioattivi, importati in Italia o in transito verso destinazioni europee o altri paesi in via di sviluppo. Tali dinamiche costituiscono il "cuore" del problema, poiché investono aree multinazionali, caratterizzate da discipline poliedriche e spesso non omogenee di trattazione; peraltro la sensibilità alla minaccia non è comunemente avvertita, talché l'opera di contenimento ed intelligence risulta di difficile progressione o, comunque, episodica. Inevitabili, specie per quanto riguarda la migrazione illecita trasnazionale o transcontinentale dei rifiuti tossico-nocivi o nucleari, sono gli accordi ed i contatti tra le varie organizzazioni criminali. 14

15 13 A tal proposito giova tener presente che, operando in regime di apparente legalità, numerose aziende italiane "esportano" il servizio di smaltimento e di riciclaggio di rifiuti all'estero, in particolare nell'est Europa e nell'africa, aree geografiche a rischio, sotto il profilo della sicurezza ambientale. Altre società riconducibili a cittadini italiani acquistano, proprio in quelle zone, discariche o siti per effettuare traffici illeciti di rifiuti di vario genere, impiegando capitali di istituti bancari con sede alle Bahamas, in Svizzera e nelle isole britanniche. Tali traffici sono gestiti al pari di un'attività di import/export, con le proprie rotte terrestri, aeree e marittime, siti di destinazione finale spesso ubicati in località remote ed incontrollate di Paesi in via di sviluppo. Per ciò che riguarda i tossico-nocivi, bisogna distinguere quelli destinati allo smaltimento definitivo (ammasso, incenerimento) da quelli recuperabili (riciclaggio). Entrambi costituiscono una doppia fonte di guadagno illecito per la criminalità che, attraverso il metodo delle "false attestazioni", può trasformare i primi in solidi urbani e non effettuando alcun recupero dei secondi, li disperde tutti nel terreno o in mare. Questa "bomba ecologica", per i suoi effetti contaminanti, è per l'ambiente assolutamente devastante. In realtà, non tutte le attività illecite nel settore dei rifiuti possono essere ricondotte all'azione della criminalità organizzata, in quanto il "settore rifiuti" attira l'attenzione anche di altri soggetti privi di scrupoli che, senza avere alcun rapporto con gruppi delinquenziali, operano illegalmente perché attratti dalla prospettiva di facili e rapidi guadagni. 15

16 14 Mentre il traffico di droga e di armi lasciano poco spazio ad autonome iniziative, l'illecita gestione dei rifiuti offre notevoli possibilità di guadagno individuali, realizzabili nell'ambito della semplice, rapida ed incontrollabile attività abusiva. In essa incorrono: - gli stessi produttori di rifiuti, che cercano di economizzare o azzerare l'onere dello smaltimento; - gli addetti al settore gestione dei rifiuti, che eliminano i rifiuti in discariche non autorizzate in Italia o all'estero; - gli intermediari, che a latere dell'apparatofinanziario,sono in contatto con tutti gli operatori del settore rifiuti ed attraverso canali creditizi, spesso di matrice estera, gestiscono in proprio l'attività, usufruendo anche dei finanziamenti pubblici e comunitari di settore. La gestione dei rifiuti viene svolta da una molteplicità di aziende specializzate, dotate di apposite attrezzature e macchinari idonei al trasporto, stoccaggio e smaltimento, cui si affianca, sempre più in numero crescente, un altro gruppo di società, alcune delle quali quotate in borsa, che riciclano i rifiuti per produrre energia o materiali riutilizzabili nei cicli di produzione, specie nel settore chimicofarmaceutico ed edilizio. La normativa comunitaria apre nuove prospettive in questo settore, che, attraverso la cosiddetta raccolta differenziata, esalta il valore aggiunto del rifiuto, facendolo diventare vera e propria materia prima, riutilizzabile per produrre altri beni a costi ridottissimi, di cui l'energia occupa sicuramente il primo posto per importanza. Questo scenario presenta le seguenti peculiari caratteristiche: i D

17 15 - dopo sei anni dall'entrata in vigore del decreto Ronchi, il sistema di smaltimento in discarica è rimasto pressoché invariato, in quanto la raccolta differenziata rappresenta uno strumento rilevante solo al Nord. Ben l'82% dei rifiuti viene destinato alle discariche, ma solo il 18% al riciclaggio e il 7% alla "termovalorizazione" (produzione di energia) contro il 20% in Europa; - l'ubicazione delle discariche è disomogenea in quanto è concentrata per il 75 % al Sud ed al Centro; - sono stati brevettati in Italia macchinari mobili, capaci di effettuare singolarmente il riciclaggio di diversi tipi di rifiuti, e di produrre differenti tipi di materie secondarie, ma la loro diffusione è limitata; - esiste la possibilità che i rifiuti pericolosi, attraverso il sistema delle false attestazioni, possano subire un cambio di qualifica in rifiuti riutilizzabili, e sparire nel nulla. In tal modo le organizzazioni criminali avrebbero la possibilità di estendere la loro egemonia anche a questa fase di trattamento. Di conseguenza il settore in argomento presenta ambiti di penetrazione illecita assai ampli, quali quello industriale, delle fonti energetiche alternative, idrico, chimico, edilizio, della manutenzione degli impianti, della bonifica industriale. Tale prospettiva assume rilevanza strategica, poiché racchiude interessi: - dell'imprenditoria rispettosa della legalità, motore del cosiddetto "sviluppo sostenibile", che coniuga il progresso tecnologico alla tutela dell'ambiente; - della criminalità che oppone al mercato legale un altro modello di tipo antitetico, fondato principalmente sull'abbassamento dei costi e 17

18 16 sull'imposizione di "proprie regole" che "contaminano" il tessuto economico-sociale e l'ambiente (competitività intossicata). Anche in questi ambiti, gli spazi saturabili dalla criminalità possono essere : - lo smaltimento di scarti elettronici e il recupero di gas o di altri rifiuti pericolosi da elettrodomestici di ultima generazione come condizionatori, monitor, computer, telefoni cellulari, batterie; - la commercializzazione dell'acqua, soprattutto nelle regioni meridionali, dove marcata è l'inadeguatezza delle risorse idriche e più incisivo è il fenomeno della desertificazione. In tale specifico ambito il SISDE sta assumendo significative conferme ed originali informazioni, proprio in Calabria. Il riciclaggio dei rifiuti è collegato anche a tale problematica, in quanto è allo studio la possibilità di realizzare in impianto, per la dissalazione e/o purificazione delle acque reflue (rifiuti liquidi che causano l'inquinamento delle acque), alimentato da energia ottenibile dallo smaltimento dei rifiuti. - la produzione di energia "non controllata", attraverso il riciclaggio di rifiuti. Nei prossimi anni la produzione dei rifiuti nel nostro Paese è destinata ad aumentare. La gestione dei rifiuti assumerà un valore sempre più strategico per l'imprenditoria criminale che già oggi si presenta sul mercato con..aziende apparentemente in regola, in realtà pronte a sfruttare qualsiasi spiraglio offerto dalle lacune normative, per operare illegalmente e perseguire il massimo profitto, spiralizzando la minaccia. Uno degli aspetti più nebulosi di tutta la problematica in argomento è la stima quantitativa e qualitativa della produzione, nonché la mappatura dei produttori sul territorio nazionale. ^ n

19 17 Circa il monitoraggio del settore, la tecnologia informatica assume un "ruolo chiave" per il controllo dell'attività della gestione dei rifiuti. Uno degli aspetti di maggior criticità è infatti rappresentata dalla difficoltà di disporre di dati aggiornati, che consentano di analizzare eventuali anomalie causate da incidenze di tipo micro o macro criminale. Emerge l'esigenza di rendere più compatta la manovra di contrasto prescindendo dall'individuazione del soggetto, persona fisica o società, coinvolti in illeciti di contesto. E' necessario infatti indirizzare la ricerca informativa ad un livello superiore, quello "organizzativo", per scardinare la pianificazione criminale di controllo e gestione, globale o settoriale del settore rifiuti, in micro o macro aree. E' questo un compito arduo ma realizzabile, in quanto le infiltrazioni mafiose o le imprese "deviate" hanno potuto proliferare per una pregressa disattenzione dell'apparato pubblico ed anche per i seguenti motivi, in parte superati: - la facilità di inserimento criminale in qualunque ciclo di attività (dalla costituzione delle società miste, all'associazione temporanea d'impresa, dagli appalti d'opera o di servizi, alla gestione degli impianti di smaltimento); - l'iniziale stato emergenziale di intervento pubblico in questa materia; - la scarsa incisività dei controlli; - la inadeguatezza del precedente sistema sanzionatorio applicato agli illeciti ambientali, che solo attraverso la Legge 23 marzo 2001 ha introdotto il reato di "organizzazione di traffico illecito di rifiuti", previsto dall'art. 53 bis ; 19

20 18 - le indubbie difficoltà di monitoraggio delle attività lecite ed illecite da parte della pubblica amministrazione. D.POSSIBILI LINEE D'AZIONE Il quadro di situazione, comprensivo sia delle risultanze ottenute dagli organismi competenti che dalle assunzioni informative, indica la necessità di strutturare più coerentemente la complessiva manovra di contrasto. Le priorità di tale percorso possono essere così riassunte: - individuazione di eventuali strategie criminali a sostegno delle oggettive acquisizioni sino ad ora ottenute; - esplorazione puntuale di iniziative imprenditoriali dedicate, con particolare riferimento ai circuiti finanziari di supporto; - ulteriore sensibilizzazione del comparto investigativo-giudiziario in direzione di eventi ed indicatori sistematicamente riconducibili al fenomeno in esame; - incremento sistematico della collaborazione internazionale, attraverso la omogeneizzazione delle legislazioni e la valorizzazione dell'"intelligence" dedicata. Nel senso ed in aderenza allo sforzo crescente di altre Istituzioni, il Servizio ha recentemente incrementato la propria azione di ricerca informativa orientando adeguatamente le risorse alfine di: - delineare orginali profili di condotta delle organizzazioni mafiose italiane nel settore di interesse, focalizzandone gli aspetti di incidenza diretta e di collusione con soggetti preposti alla trattazione legittima; - individuare iniziative imprenditoriali, di portata ultranazionale, tese all'elusione della normativa vigente ed alla mimetizzazione di capitali sospetti di finanziamento; 20

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