LA POLITICA EUROPEA SUI RIFIUTI

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1 A cura di Maria Carla Palermo LA POLITICA EUROPEA SUI RIFIUTI CONTESTO GENERALE La produzione totale annua di rifiuti nell UE ammonta a 2,6 miliardi (2008) che equivalgono a circa 5,3 tonnellate di rifiuti prodotti per ogni cittadino dell Unione. Questo quantitativo cresce a un tasso superiore rispetto a quello del PIL dell UE e solo circa la metà del totale viene recuperata, riciclata e riutilizzata o incenerita mentre l altra metà viene collocata direttamente in discarica L Agenzia Europea dell ambiente (AEA) ha individuato i principali flussi di rifiuti nell Ue: 1)rifiuti di costruzione e demolizione (33%) 2)rifiuti dell Industria estrattiva (25%) 3)rifiuti dell industria manifatturiera (13%) 4)rifiuti domestici (8%) Al fine di incoraggiare il recupero dei rifiuti e di preservare le risorse naturali, l Unione Europea propone un quadro giuridico articolato in una serie di direttive e regolamenti volti a controllarne tutto il ciclo, dalla produzione allo smaltimento, soffermando la propria attenzione su misure in materia di prevenzione e riduzione degli impatti ambientali della produzione e della gestione dei rifiuti. 1

2 La riduzione dei rifiuti è per l UE una sfida molto importante e il corpus normativo deve essere accompagnato dallo sviluppo di soluzioni ecologicamente ed economicamente sostenibili. REGOLAMENTAZIONE DELL UE I principali atti normativi di carattere generale in materia di rifiuti possono essere sintetizzati in due diverse macro-aree: Gestione e prevenzione dei rifiuti: a) Direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/CE del 19Novembre 2008 b) Regolamento 1013/2006 del 14 Giugno 2006, relativo alle spedizioni dei rifiuti Trattamento e smaltimento dei rifiuti c) Direttiva 2000/76/CE del 4 Dicembre del 2000, sull incenerimento dei rifiuti d) Direttiva 1999/31/ CE del 26 Aprile 1999, sul collocamento in discarica dei rifiuti. A) QUALI SONO GLI OBIETTIVI DELLA DIRETTIVA EUROPEA QUADRO SUI RIFIUTI? Introduzione L attuale direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/CE) è stata adottata a seguito della strategia tematica sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti, e, dal dicembre 2010, ha abrogato la precedente direttiva quadro sui rifiuti (75/442/CEE codificata 2006/12/CE), la direttiva relativa ai rifiuti pericolosi (91/689/CEE) e la direttiva concernente l eliminazione degli oli usati (75/439/CEE). Essa ha lo scopo di riformare e semplificare la politica dell UE in materia di rifiuti, definendo un nuovo quadro e nuovi obiettivi con un accento sulla prevenzione. Impone agli Stati membri di elaborare programmi nazionali di prevenzione dei rifiuti e prevede una gerarchia dei rifiuti. Sono esclusi dall ambito di applicazione di questa direttiva gli effluenti gassosi, i rifiuti radioattivi, materiali esplosivi in disuso, acque di scarico, sottoprodotti di origine animale, carcasse di animali morti per cause differenti dalla macellazione e rifiuti derivanti dalle risorse minerali. 2

3 Gerarchia dei Rifiuti Per garantire una maggiore protezione dell ambiente e per salvaguardare la salute umana, sono stati previsti obblighi per gli Stati membri di adottare misure idonee per il trattamento dei rifiuti sulla base della seguente gerarchia: - Prevenzione: l insieme di tutte le misure adottate prima che un materiale, una sostanza o un prodotto sia diventato un rifiuto. - Preparazione per il riutilizzo: operazioni di controllo, pulizia, riparazione attraverso cui prodotti o componenti dei prodotti diventati rifiuto sono preparati in modo da poter essere reimpiegati senza altro pretrattamento. - Riciclaggio: qualsiasi operazione di recupero attraverso cui i materiali di rifiuto sono ritrattati per ottenere prodotti, materiali e sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. - Recupero: qualsiasi operazione il cui principale risultato sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile o recupero di altro genere (recupero di energia). -Smaltimento: qualora i rifiuti non possono essere riciclati o riusati, essi dovrebbero essere inceneriti in modo sicuro, lasciando quindi lo smaltimento in discarica come soluzione di ultima istanza alla quale fare ricorso in caso del tutto eccezionali. Sia l incenerimento che lo smaltimento nelle discariche, a causa dell elevata possibilità di generare impatti ambientali di grande portata, richiedono, comunque, controlli attenti e continui così come stabilito dalla Direttiva 1999/31/ CE e dalladirettiva 2000/76/CE (vedi punto c) e d) ). Prevenzione dei rifiuti Una buona gestione dei rifiuti inizia principalmente con la prevenzione. Il rifiuto migliore é quello che non viene prodotto. Seguendo questa logica l UE ha inserito la prevenzione nella produzione di rifiuti tra le proprie iniziative ambientali. Per supportare questa azione la Commissione Europea aveva già lanciato nel 2005 una strategia tematica sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti (COM (2005)0666). Questa strategia affrontava il tema dei sostanziali effetti negativi dei rifiuti sull ambiente e a tal fine definiva nuove possibilità di gestione dei rifiuti tese a diminuire la quantità di rifiuti smaltiti nelle discariche e a migliorare sia quantitativamente che qualitativamente il riciclaggio con l introduzione del concetto di analisi di ciclo di vita nelle politiche collegate ai rifiuti. 3

4 La prevenzione nella produzione dei rifiuti veniva collegata al miglioramento nei sistemi di produzione industriali e alla crescita della consapevolezza dei consumatori nel richiedere al mercato prodotti più verdi e meno pesanti. Si intendeva, infatti, considerare i rifiuti non solo come una fonte di inquinamento ma come una potenziale risorsa da sfruttare e mira a garantire una maggiore efficienza ed efficacia ed una riduzione dei costi e degli ostacoli alla realizzazione delle attività di riciclaggio, nonché una riduzione dell inquinamento provocato dai rifiuti. La direttiva quadro, ha ripreso al suo interno i principi e gli obiettivi generali della strategia del 2005 e ha introdotto, inoltre, nuove disposizioni intese a intensificare al massimo gli sforzi di prevenzione. Si sono stabilite una serie di normative in materia di riciclaggio con l introduzione di un obiettivo del 50% per i rifiuti urbani quali, carta, plastica, metalli e vetro. Le campagne di sensibilizzazione rivestono un ruolo di primaria importanza nella prevenzione dei rifiuti. Riciclando di più e meglio conferendo meno rifiuti in discarica e aumentando il compostaggio e il recupero di energia dai rifiuti si possono ottenere benefici notevoli sotto il profilo ambientale, economico e sociale. Gestione dei Rifiuti La direttiva stabilisce alcuni principi fondamentali che gli Stati membri devono seguire: - Principio di Prevenzione: evitare per quanto possibile la produzione dei rifiuti - Responsabilità à del produttore e principio del chi inquina paga : chi produce rifiuti e contamina l ambiente deve pagare interamente il costo di queste operazioni. -Principio di Precauzione: prevedere i problemi potenziali -Principio di Prossimità: smaltire i rifiuti il più vicino possibile al punto di produzione. Ogni produttore o altro detentore dei rifiuti ha l obbligo di provvedere personalmente al loro trattamento oppure consegnarli ad un ente pubblico o un impresa privata qualificata. Qualsiasi ente o impresa che intende compiere il trattamento dei rifiuti deve ottenere un autorizzazione dall autorità competente che determina il tipo e la quantità dei rifiuti trattati e il metodo da utilizzare, e l operazione di monitoraggio e di controllo. 4

5 Lo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti altamente pericolosi devono essere eseguiti in condizioni tali da non essere miscelati con altri rifiuti pericolosi e devono essere etichettati secondo le normative internazionali ed europee. B) POSSONO ESSERE I RIFIUTI SPEDITI ALL INTENRO DELL UE? Il regolamento CE 1013/2006 istituisce un sistema di sorveglianza e di controllo per il movimento di rifiuti all interno dell Unione con lo scopo di rafforzare, semplificare e precisare le procedure di controllo delle spedizione dei rifiuti, in entrata e in uscita, per ridurre il rischio che vi siano spedizioni non controllate. Esiste una classificazione tra spedizione di rifiuti non pericolosi e quelli altamente pericolosi. I primi non sono soggetti ad obblighi di notifica preventiva mentre i secondi si, ed anche ad autorizzazioni preventive scritte. Particolare attenzione viene dedicata al fenomeno della spedizione illegale di rifiuti pericolosi i quali spesso vengono abbandonati in discariche abusive o trattati in maniera inadeguata causando problemi ambientali e sanitari. Obiettivo del regolamento è di sostenere e garantire il controllo delle esportazioni e provvedere alle ispezioni da parte degli Stati membri i quali saranno chiamati a valutare i rischi derivanti dai flussi di rifiuti e dalle spedizioni illegali alquanto frequenti. Garantendo il rispetto delle leggi ed eseguendo i dovuti controlli delle spedizioni dei rifiuti non solo si eviteranno gravi ripercussioni sull ambiente e la salute causata dai rifiuti spediti illegalmente, ma si otterranno notevoli risparmi di costi. L assenza di procedure d ispezione possono pregiudicare il buon funzionamento del mercato interno per quanto concerne la spedizione dei rifiuti, inoltre per poter garantire un corretto funzionamento del mercato è necessario che la spedizione rifiuti si svolga in maniera efficiente in tutta l UE. C) E POSSIBILE INCENERIRE I RIFIUTI? DIRETTIVA La direttiva 2000/76 CE dispone misure intese a prevenire la riduzione dell inquinamento dell atmosfera, dell acqua e del terreno provocato dall incenerimento e dai relativi rischi per la salute umana. Per limitare tali rischi l UE impone misure rigorose e prescrizioni tecniche per gli impianti d incenerimento e di co-incenerimento dei rifiuti. 5

6 Impianto d incenerimento: si intende qualsiasi unità e attrezzatura tecnica fissa o mobile destinata al trattamento termico dei rifiuti con o senza recupero del calore prodotto dalla combustione. In questa definizione sono inclusi l incenerimento mediante ossidazione dei rifiuti nonché altri procedimenti di trattamento termico, quali ad esempio i procedimenti del plasma, sempre che le sostanze risultanti dal trattamento siano successivamente incenerite. Impianto di co-incenerimento: si intende qualsiasi impianto fisso o mobile la cui funzione principale consiste nella produzione di energia o di prodotti materiali e che utilizza rifiuti come combustibile normale o accessorio o in cui i rifiuti sono sottoposti a un trattamento termico a fini di smaltimento. Sono esclusi dal campo di applicazione della presente direttiva gli impianti sperimentali volti a migliorare il processo d incenerimento che trattano meno di 50 tonnellate di rifiuti all anno nonché gli impianti che trattano i seguenti rifiuti: - rifiuti vegetali derivanti da attività agricole e forestali; - rifiuti derivanti dalle industrie alimentari di trasformazioni, se l energia termica generata é recuperata; -rifiuti radioattivi; -rifiuti di sughero; -rifiuti animali; -alcuni rifiuti di legno; - rifiuti derivanti dalla prospezione e dallo sfruttamento delle risorse petrolifere e di gas negli impianti offshore e inceneriti a bordo di quest ultimi. Per svolgere attività d incenerimento e di co-incenerimento, gli impianti devono possedere un autorizzazione rilasciata dall autorità competente secondo i criteri definiti nella presente direttiva che fanno riferimento alle categorie e alle quantità dei rifiuti che possono essere trattati oltre a specificare la procedure di campionamento e misurazione degli inquinanti atmosferici e delle acque utilizzate. Il gestore dell impianto d incenerimento/co-incenerimento deve adottare tutte le misure necessarie riguardo alla consegna e alla ricezione dei rifiuti per evitare o limitare gli effetti che possono danneggiare l ambiente, in particolare l inquinamento dell aria, del suolo, delle acque sotterranee i rischi per la salute umana. Prima dell accettazione dei rifiuti pericolosi nell impianto di incenerimento e co-incenerimento, il gestore dell impianto deve disporre dei 6

7 dati di carattere amministrativo sul processo produttivo, sulla composizione fisica e chimica dei rifiuti e sulle loro caratteristiche di pericolosità. Per alcuni tipi di rifiuti, di solito quelli più pericolosi, come possono essere quelli ospedalieri, è previsto un campionamento per un analisi preventiva prima dello smaltimento. Per garantire la combustione completa dei rifiuti, la direttiva stabilisce l obbligo per tutti gli impianti di mantenere il gas derivante dall incenerimento e dal co-incenerimento ad una temperatura minima di 850 C per almeno due secondi. Se sono inceneriti rifiuti pericolosi contenti oltre l 1% di sostanze organiche alogenate, espresse in cloro, la temperatura é portata almeno 1100 C per almeno due secondi. L energia termica generata dal processo d incenerimento deve essere recuperata nella misura del possibile. I residui derivanti dal processo d incenerimento e di co-incenerimento devono essere riciclati nella misura del possibile. D) ESISTE UNA NORMATIVA EUROPEA SULLE DISCARICHE? Con la presente direttiva l UE prevede severe prescrizioni tecniche, al fine di prevenire e ridurre, per quanto possibile, le ripercussioni negative sull ambiente derivanti dalle discariche dei rifiuti. La direttiva inoltre specifica le diverse categorie di rifiuti e si applica a tutte le discariche definite come area di smaltimento dei rifiuti adibita al deposito degli stessi sulla terra. Le discariche vengono classificate in tre categorie: 1) discariche per i rifiuti pericolosi; 2)discariche per i rifiuti non pericolosi; 3)discariche per rifiuti inerti che non subiscono nessuna trasformazione fisica, chimica e biologica significativa. La presente direttiva inoltre, prevede una procedura uniforme di ammissione dei rifiuti allo scopo di evitare qualsiasi pericolo : a) i rifiuti devono essere trattati prima di procedere alla discarica; b) i rifiuti pericolosi che corrispondono ai criteri della presente direttiva devono essere destinati ad una discarica per rifiuti pericolosi; c) le discariche per rifiuti non pericolosi devono essere utilizzati per i rifiuti urbani e per i rifiuti non pericolosi e le discariche per i rifiuti inerti sono riservati esclusivamente ai rifiuti inerti. 7

8 Sono esclusi dall ambito di applicazione della presente direttiva lo spandimento di fanghi, l uso dei rifiuti inerti in lavori di accrescimento e ricostituzione delle discariche. La direttiva inoltre prevede una procedura per la concessione dell autorizzazione di concedere la discarica e tale autorizzazione deve contenere le seguenti informazioni : l identità del richiedente e del gestore se sono diversi, la descrizione dei tipi e dei quantitativi totali dei rifiuti da depositare, la capacità prevista dal luogo di smaltimento, la descrizione del sito ivi comprese le caratteristiche idrogeologiche e geologiche, i metodi previsti per la prevenzione e la riduzione dell inquinamento; il piano previsto per la prevenzione, il controllo e il monitoraggio; la garanzia finanziaria del richiedente; il piano per la chiusura e la gestione successiva alla chiusura e ove occorra una valutazione dell impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati. FOCUS ITALIA E RIFIUTI In Italia si producono ogni anno circa 185 milioni di tonnellate di rifiuti; di questi, meno di un quinto (35 milioni di tonnellate) sono rifiuti urbani, alla cui definizione corrisponde un settore che vale circa 9 miliardi di euro ed occupa persone. Ancora lontano dall obiettivo programmatico (fissato per il 2012 ) del 65% di raccolta differenziata, il comparto dei rifiuti urbani è già di fronte alle nuove sfide poste dalla più recente normativa comunitaria, che sposta il focus dalla differenziazione all effettivo riciclo e recupero: entro il 2020 dovrà essere recuperato il 50% in peso di carta, metalli, plastica e vetro. La dotazione tecnologica a supporto della gestione appare generalmente inadeguata e comunque lontana dalla realtà europea: ancora oggi il 50% dei rifiuti urbani finisce in discarica, contro il 33% della media europea; la valorizzazione energetica riguarda il 12% contro la media europea del 23%; il 38% è avviato a riciclo, compostaggio e trattamento meccanico-biologico, contro la media europea del 44%. In Italia operano 52 impianti di termovalorizzazione dei rifiuti urbani (incenerimento con recupero energetico in forma di elettricità e teleriscaldamento) e circa 250 discariche: nonostante il tributo ambientale che grava sullo smaltimento in discarica, questa soluzione è ancora competitiva, al contrario di quanto accade in altri paesi confrontabili, dove alla discarica si ricorre come ultimo rimedio in presenza di elevati costi differenziali. 8

9 Al di fuori del circuito della gestione municipale resta la parte preponderante della produzione: i cosiddettirifiuti speciali (tutti quelli diversi dagli urbani), difficili da valutare in termini di fatturato ed occupazione, formano un mercato autonomo di gestione e smaltimento, esposto alle influenze della zona grigia dell illegalità economica ed ambientale. In ragione delle ricorrenti crisi, in gran parte dell Italia centro-meridionale (Calabria, Campania, Lazio, Puglia, Sicilia) la gestione dei rifiuti urbani è stata a più riprese commissariata, con costi sociali ed economici (questi ultimi stimati a circa 2 miliardi, corrispondenti ai soli costi diretti delle gestioni commissariali) largamente superiori a quelli che si sarebbero registrati con l approntamento delle infrastrutture richieste da una gestione ordinata e previdente. I RIFIUTI DI PLASTICA Introduzione La plastica é uno dei materiali più comuni nella nostra vita quotidiana. É usata per una vasta gamma di scopi perché economica, versatile, leggera e resistente e tali caratteristiche intrinseche creano problematiche nella gestione dei rifiuti. La plastica è un materiale a buon mercato e si è diffusa in modo esponenziale negli ultimi anni e rifiuti di plastica tendono ad aumentare in maniera costante. La durabilità della plastica è problematica anche sotto il profilo dello smaltimento incontrollato, poiché questo materiale può rimanere intatto nell ambiente per periodi molto lunghi, provocando una serie di danni per l ambiente costiero e marino e per le forme di vita acquatiche nell oceano e nei mari di tutto il mondo, costituiti da materiali che sono stati deliberatamente abbandonati e perduti accidentalmente sulle coste e nel mare. Le principali fonti di rifiuti di plastica nell ambiente marino di origine terrestre sono: reti fognarie, discariche abusive, attività industriali, cosmetici, trasporti inadeguati e rifiuti legati al turismo. La plastica inoltre, è altamente pericolosa in quanto contiene additivi chimici come pertubatori endocrini, sostanze cancerogene e sostante tossiche le quali una volta liberate nell ambiente possono provocare il suo inquinamento, inoltre, gli inquinanti organici come i pesticidi presenti nelle acque possono arrecare una serie di danni entrando nella catena alimentare tramite la fauna marina che 9

10 influisce nella plastica e possono attaccare i tessuti epidermici con effetti cancerogeni e danneggiare la salute delle persone. Nonostante la plastica sia un materiale altamente riciclabile, allo stato attuale solo una quantità minima di rifiuti di plastica viene effettivamente riciclata. Una percentuale di riciclaggio più alto potrebbe contribuire alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e delle importazioni di materie prime e combustibili fossili. L adozione di misure specifiche per il riciclaggio della plastica possono giovare anche alla competitività, oltre a creare opportunità economiche e posti di lavoro. Per affrontare il problema alla radice, la Commissione Europea ha presentato un Libro Verde su una Strategia Europea per i rifiuti di plastica nell ambiente che, riconosce il ruolo importante che la plastica svolge nella nostra società e nei processi industriali, illustrando allo stesso tempo le sfide in materia di gestione dei rifiuti che il suo crescente impiego comporta. Il Libro Verde indica inoltre, i vantaggi economici derivanti da tassi più elevati di riciclaggio della plastica. Rafforzare gli obiettivi di riciclaggio e promuovere la raccolta differenziata dei rifiuti di plastica che sarà obbligatoria a partire dal 2015, sono modi per raggiungere questo incremento. Inoltre la Commissione porge la propria attenzione sullo smaltimento incontrollato dei rifiuti e adotta tale strategia per raggiungere un obiettivo di lungo termine, cioè diventare una società fondata sul riciclaggio che evita la produzione dei rifiuti e utilizza i rifiuti come risorse. La commissione, inoltre, ha proposto delle iniziative per rendere più efficacie la legislazione dell Unione Europea in materia di rifiuti e creare le basi per una crescita sostenibile. Nonostante il crescente impatto ambientale, i rifiuti di plastica non sono trattati in maniera specifica dalla normativa UE. Solo la direttiva 94/62/CE sugli imballaggi ha stabilito un obiettivo di riciclaggio specifico per gli imballaggi di plastica. La direttiva quadro sui rifiuti, ossia la direttiva 2008/98/CE, stabilisce un obiettivo di riciclaggio generale per i rifiuti domestici che si applica anche ai rifiuti di plastica. Gestione dei rifiuti di plastica ed uso efficiente delle risorse Logiche più sostenibili nella produzione della plastica e una gestione migliore dei rifiuti attraverso un maggiore ricorso al riciclaggio potrebbe garantire un uso più efficiente delle risorse impiegate. Tale approccio porterebbe ad una riduzione delle importazioni di materie prime e delle emissioni di gas a effetto serra con un notevole risparmio in termini di risorse. In una prospettiva 10

11 orientata all efficienza nell uso delle risorse è particolarmente importante prevenire che i rifiuti di plastica siano smaltiti nelle discariche. Smaltire la plastica nelle discariche chiaramente equivale a uno spreco di risorse. La plastica andrebbe piuttosto riciclata o usata per il recupero energetico. Lo smaltimento dei rifiuti é molto diffuso in diversi stati membri in quanto non vi sono alternative valide e non vi sono strumenti economici efficaci. La fase di riciclaggio inizia infatti, con la progettazione dei prodotti e può diventare uno degli strumenti idonei che può garantire un uso efficiente delle risorse. Tassi di riciclaggio bassi e l esportazione di rifiuti di plastica per il successivo trattamento in paesi terzi rappresentano un importante perdita di risorse non rinnovabili e di posti di lavoro in Europa. E emerso da uno studio recente che il riciclaggio della plastica e le economie di materiale hanno contribuito a ridurre i cambiamenti climatici, l esaurimento dello sostanze abiotiche e l ecotossicità acquatica delle acque dolci. La plastica è una delle principali fonti d inquinamento marino e per affrontare tale problema é necessario intervenire sul piano internazionale. Tale esigenza é stata riconosciuta alla Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile nel giugno Le risoluzioni dell ONU, gli accordi globali sull ambiente e le decisioni delle agenzie internazionali più recenti hanno attirato l attenzione sul problema a livello internazionale. La quinta Conferenza Internazionale sui rifiuti marini di Honolulu potrebbe costituire il primo passo verso una strategia globale e verso piani di azione sull inquinamento marino da plastica. Dalla conferenza é convenuto che i sistemi di gestione dei rifiuti poco sviluppati in molti paesi del mondo rappresentano un problema rilevante in quanto incidono sul passaggio dei rifiuti di plastica della terra ferma all ambiente marino. La gerarchia dei rifiuti nella gestione dei rifiuti di plastica Di norma il riciclaggio della plastica é un opzione da preferire al recupero energetico e allo smaltimento nelle discariche anche se attualmente tale soluzione risulta essere quella maggiormente utilizzata infatti il ricorso allo smaltimento é diffuso in molti paesi dell Unione Europea in quanto non vi sono alternative valide. Nonostante il fatto che dal punto di vista del ciclo di vita non tutti i rifiuti si presterebbero al riciclaggio, non ci sono ragioni di ordine tecnico per cui la plastica dovrebbe essere smaltita in discarica piuttosto che essere riciclata o sfruttata ai fini del recupero energetico. 11

12 Inoltre notiamo che in alcuni Stati membri nei quali il livello di smaltimento dei rifiuti é inferiore al 5% come avviene in Germania, nei Paesi Bassi, in Svezia, in Danimarca raggiungono percentuali di recupero dei rifiuti di plastica del 80% e il 100% detto ciò ad un ricorso inferiore allo smaltimento corrisponde un aumento del ricorso al recupero dei rifiuti di plastica mentre in altri stati membri che registrano un elevato tasso di recupero e che hanno introdotto un divieto per le discariche evidenziano livelli più contenuti di riciclaggio circa il 28%. Il rapporto tra livelli di riciclaggio della plastica e quelli relativi al recupero dei rifiuti di plastica potrebbe essere migliorato mediante l adozione di misure relative alla raccolta differenzia, alla cernita e al recupero dei materiali. Nell UE in media quasi il 50% di tutta la plastica, in prevalenza sotto forma di imballaggi viene smaltita in discarica e in molti stati il tasso elevato di smaltimento nelle discariche é riconducibile all assenza diffusa della raccolta differenziata dei rifiuti e dalla mancanza di alternative. La plastica smaltita nelle discariche non garantisce un uso efficiente delle risorse. Iniziative su base volontaria Tali iniziative potrebbero contribuire notevolmente a contrastare il problema dei rifiuti di plastica nell ambiente. Un target facilmente raggiungibile sarebbe dato dai rifiuti di imballaggi di plastica in quanto costituiscono il 63% totale dei rifiuti di plastica generati. L elaborazione degli orientamenti sostenibili cui dovrebbe attenersi i produttori sugli imballaggi costituiscono un passo fondamentale in quanto tale iniziativa potrebbe prevedere la fissazione di parametri volti a misurare la sostenibilità degli imballaggi, migliori tecniche disponibili per i produttori di imballaggi di plastica, campagne di informazioni che sensibilizzano i consumatori sui rischi della plastica e del corretto smaltimento nonché l organizzazione della raccolta differenziata. ATTRIBUIRE IL GIUSTO VALORE ALLA PLASTICA La plastica è percepita come un materiale privo di valore e tale percezione rischia di favorire l inquinamento dei rifiuti ma la plastica é un materiale altamente complesso e tecnologico e i consumatori dovrebbero attribuire un valore per incentivare il riciclaggio e il riutilizzo. 12

13 NUOVE SFIDE MEDIANTE L UTILIZZO DI MATERIALI INNOVATIVI L uso di materiali innovativi come i nanomateriali presenti nelle bottiglie PET o negli imballaggi in genere consentono che la penetrazione selettiva dei gas negli imballaggi di alimenti potrebbero fare emergere nuovi rischi. L approccio dell UE é volto a valutare caso per il caso il rischio dei singoli nanomateriali. Anche l uso di macroplastiche vergini costituiscono delle preoccupazioni LE BIOPLASTICHE É difficile immaginare il mondo moderno senza la plastica, tuttavia questo materiale così versatile entra spesso in conflitto con la crescente propensione ad adottare stili di vita a basso impatto ambientale, che portano alla ricerca di materiali alternativi più ecosostenibili. Una delle soluzione più promettenti risiede nelle bioplastiche. Dato che le bioplastiche non sono immediatamente distinguibili dalle plastiche tradizionali é opportuno adottare un meccanismo che le identifichi tramite opportuna etichettatura, assicurandone la qualità. Il 99% del mercato é dominato dalle plastiche a base di petrolio, ma vi é un mercato in espansione per le bioplastiche prodotte con risorse rinnovabili. La bioplastica é ricavata da materiale organico come mais, frumento e ha il pregio di scomparire letteralmente sotto l azione degli agenti naturali presenti nella terra e nell atmosfera e si dissolve senza lasciare residui inquinanti e può essere usata per diversi utilizzi di uso quotidiano e può sostituirsi agli oggetti di plastica di uso comune. Un aumento della produzione di bioplastiche a un livello paragonabile a quello delle plastiche convenzionali potrebbe avere un impatto negativo sulla produzione delle culture per alimenti provocando risvolti negativi sulle economie in vie di sviluppo. Gruppo S&D: posizione su rifiuti e sacchetti di plastica La posizione del gruppo socialista all interno del Parlamento è sempre stata molto chiara ha richiesto più volte di limitarne l utilizzo sia per gli imballaggi sia nei prodotti. Il 16 aprile in seduta plenaria il Parlamento europeo ha chiuso la prima lettura sulla proposta di direttiva sugli imballaggi e il riuso degli imballaggi di plastica e il gruppo S&D ha avuto un ruolo centrale nello svolgimento dei negoziati con le altre forze politiche che ha portato a chiare e a migliorare la proposta della Commissione europea. Il ruolo del gruppo è stato 13

14 determinante per definire tre categorie di sacchetti di plastica: molto leggero, leggero e riutilizzabile, riuscendo anche a inserire un obiettivo di riduzione del 50% rispetto al consumo medio in Europa riferito al 2010, nei tre anni successivi all entrata in vigore della direttiva. Tale percentuale arriverà all 80% nei 5 anni successivi. Al fine di scoraggiare l uso di sacchetti di plastica monouso a questi sarà applicata una sorta di tassa. E stato quindi iniziato, grazie all azione svolta dal gruppo S&D un azione che porterà man mano alla riduzione progressiva nell utilizzo dei sacchetti di plastica monouso che si sono contraddistinti per l elevato tasso di tossicità. 14

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