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1 cartebollate Periodico di informazione della II Casa di reclusione di Milano-Bollate novembre-dicembre numero 6/2011 il nuovo DOSSIER giustizia in tilt Stop all affollamento carceri Bulli & pupe paga papà? p.4 Per le vittime quale risarcimento di David Gianetti Vogliamo pari opportunità p.9 Essere donna a Bollate di Caterina Mista La rottamazione della Smuraglia p.10 Detenuti a rischio disoccupazione di Habib H mam Condannata alla libertà p.14 La pena del fine-pena di Carla Molteni

2 sommario novembre - dicembre numero 6/2011 in copertina: fotografia di federica neeff una class action contro l affollamento Editoriale Un autobus che può lasciarti a piedi p. 3 Se un ragazzo sbaglia la colpa è dei genitori? 4 Il lato oscuro dell adolescenza 5 Lavoro Disoccupazione nelle carceri sicurezza a rischio 6 Il cuoco, il giardiniere, la sarta e il centralinista 7 L attività grazie alla quale ho cambiato la mia vita 8 Il libero accesso che piace a Tremonti 10 Libia Migliai di profughi in fuga: Europa dove sei? 11 Anche in carcere è Id al-adha 12 Dolce come il cioccolato con un pizzico di sale 13 Ammalarsi per scommessa 14 Dossier Una class action contro il sovraffollamento 15 Detenuto: scarto o risorsa? 16 Sette proposte a costo zero 17 Non clemenza ma reinserimento e sicurezza sociale 18 Se la giustizia viaggia a due velocità 19 Ergastolo, l Italia è molto lontana dall Europa 20 Procedure più semplici e giustizia più rapida 21 Anche in carcere vogliamo pari opportunità 22 Rosina, 72 anni, condannata alla libertà 23 Il rancio? Una vera pena aggiuntiva 24 Poesia 25 Calcio Italiani, serbi, albanesi e cileni con maglia giallo-nera 26 La stagione inizia alla grande 27 Dove ti porterei Il fascino di una terra stregata 28 In breve Una domenica particolare 31 Il cielo in una stanza approda a San Vittore 31 Recita che ti passa! 31 Gigione e le storie tese cartebollate

3 editoriale Il nuovo cartebollate via C. Belgioioso Milano Un autobus che può lasciarti a piedi... Le centinaia di associazioni, fondazioni, piccole istituzioni a disposizione di chi vuole essere utile a un detenuto anche fuori di galera costituiscono un mondo variegato e articolato con mille diramazioni, richiami e collegamenti che è doveroso conoscere meglio; per questo, mentalmente travestita in uno dei detenuti della redazione di cartebollate, sono andata a fare un giro nei siti indicati da Tuttobollate, corposo e esauriente vademecum realizzato dall Associazione Contigua e dalla Cooperativa Articolo 3. L universo della solidarietà e supporto al carcere è vasto e articolato, ci tiene a far sapere cosa si pensa e si dice di lui, è attivo nell avviare a corsi di formazione chiunque decida di intraprendere il percorso del volontariato dentro o fuori dal carcere, raccoglie articoli in rassegne stampa sul carcere e via dicendo. Comprensibilmente tutti sottolineano che è cosa buona e giusta, doverosa e persino salutare sostenerne economicamente l attività e indicano come farlo in modo che più chiaro non potrebbe essere. Forse mi aspettavo qualcosa di diverso, di più accogliente, forse non sapevo nemmeno bene cosa cercavo, sta di fatto che infilatami nei panni scomodi di chi esce di galera e non sa dove sbattere la testa pensavo di trovare in apertura di ciascun sito un pulsantone con scritto più o meno sei un detenuto e hai bisogno di noi? clicca qui. Romantica? forse. Saltabeccando ho avuto la sensazione che c è un gran parlarsi addosso, un autoincensarsi, ma forse dipende dal fatto che il web troppo scritto respinge. Ecco, telegraficamente, le mie impressioni sito per sito: Sesta opera san Fedele: bello, quasi elegante, facile da girare e pieno di scritti, fin troppo a mio parere. Il bivacco: più rustico e forse scritto di più, storia e statuto dell Associazione e una mostra di manufatti dei detenuti di Opera. Il girasole: nella stessa via di San Vittore, ha anche news e video, fornisce link di altre associazioni di supporto. Il detenuto in cerca di aiuto può solo scrivere mail. In home page l invito a devolvere a loro il 5 x A & I: professionale, molto scritto anche questo. Il progetto Punto e a capo, indicato in Tuttobollate offre solo telefono e fax, oltre all indirizzo e al nome di un responsabile. Il ciao: acronimo di Centro Informazione Ascolto Orientamento (ma su Tuttobollate i puntini non ci sono, da google sono usciti ciao a milioni) è di orientamento, ha una gran bella home page della quale è cliccabile solo l indirizzo mail; sperando si trattasse di un blocco temporaneo ci ho riprovato più volte facendo fiasco regolarmente. Incontro e presenza: promuove il reinserimento lavorativo e sociale di detenuti e ex-detenuti dei carceri dell area milanese di San Vittore, Monza, Bollate, Opera e dell Istituto minorile C. Beccaria recita l home page pulita e lineare, grigio chiaro e blu fa un po ufficio. Spazio aperto servizi: notizie in home page e un po di cronaca, tanti link, dati, colori, nomi con mail e numeri di telefono di riferimento. Bambinisenzasbarre: ricco, graficamente più vivace, quaderni pubblicazioni ricerche, l invito a fare il servizio civile con e per loro, neanche qui il pulsante per detenuto che ha bisogno di aiuto o mamma detenuta a fine pena in difficoltà. Sicuramente quello che ho visto in questo piccolo tour richiede e merita approfondimenti, ho fatto come in una città sconosciuta con poco tempo per conoscerla: un giro turistico su uno di quei pullman colorati scoperti. Se voglio saperne di più devo approfondire e qui, nella galassia della solidarietà, l impressione è che non si possa far altro che scendere e farsela a piedi Silvia Palombi - Redazione Sandra Ariota Edgardo Bertulli Elena Casula Ferdinant Deda Fabio Galli Romano Gallotta (impaginazione) Francesco Garaffoni David Gianetti Habib H mam Carmelo Impusino Mohamed Lamaani Antonio Lasalandra Enrico Lazzara Claudia Maddoloni Paolo Mascari Rosario Mascari Caterina Mista Carla Molteni Federica Neeff (art director) Remi N Diaye (fotoreporter) Silvia Palombi Andrea Pasini Susanna Ripamonti (direttrice responsabile) Francesco Rossi Luigi Ruocco Stefano Sorrentino Lella Veglia Sosteneteci con una donazione minima annuale di 20 euro e riceverete a casa i 6 numeri del giornale. Per farlo potete andare sul nostro sito cliccare su donazioni e seguire il percorso indicato. Oppure fate un bonifico intestato a Amici di cartebollate su IT 22 C bic barcitmmbko indicando il vostro indirizzo. In entrambi i casi mandate una mail a indicando nome cognome e indirizzo a cui inviare il giornale. Ha collaborato a questo numero Maddalena Capalbi Noureddin Hachimi Davide Lessi Edoardo Malvenuti Nino Spera gruppo carcere Mario Cuminetti onlus via Tadino Milano Comitato editoriale Nicola De Rienzo Renato Mele Franco Moro Visconti Maria Chiara Setti Registrazione Tribunale di Milano n. 862 del 13/11/2005 Questo numero del Nuovo cartebollate è stato chiuso in redazione alle ore 18 dell 11/11/2011 Stampato da Lasergraph srl cartebollate 3

4 FORUM Incontro con Roberta Ghidelli, assistente sociale che si occupa di minori Se un ragazzo sbaglia la colpa è dei genitori? È giusto che a pagare per il reato commesso da un ragazzo sia la famiglia? A suggerirci la domanda è stata la recente sentenza della Cassazione su uno dei tanti episodi di bullismo, consumato nell aprile del 2002 a Crescenzago, alla periferia di Milano, da una coppia di ragazzine quindicenni, arrestate con l accusa di aver picchiato e rapinato una 13enne, colpevole, secondo loro, di averle guardate troppo a lungo. La vittima della violenza se l era cavata con una prognosi di 15 giorni e il procedimento penale al Tribunale dei Minorenni si era chiuso con l estinzione dei reati ascritti per esito positivo della messa alla prova (ex art.28 DPR 448/88). Il processo civile, invece, si è concluso solo il 14 settembre scorso con la condanna per i genitori a pagare una multa di 50mila euro (per la precisione, ,53 più 804,66 per le spese, 2.261,51 per i diritti e per onorari) a titolo di risarcimento: se quei soldi non saranno versati, le case di famiglia finiranno all asta. La motivazione è che le due adolescenti non avrebbero ricevuto un adeguata educazione familiare, tanto da non comprendere fino in fondo la gravità e le conseguenze negative dei propri comportamenti, neanche di fronte all autorità. Tra i redattori di CarteBollate la sentenza ha subito acceso la discussione: un po perché molti, fuori dal carcere, hanno figli e nipoti minorenni in balìa di quartieri difficili e cattive compagnie; un po perché, dietro le sbarre, basta un nulla per rivedere i propri vissuti, quei percorsi affondati in un infanzia spesso difficile che forse potevano svolgersi diversamente se solo la famiglia fosse intervenuta in un certo modo o l ambiente e le circostanze fossero stati diversi. D altra parte, anche tra i liberi, chi non ha mai commesso un furtarello da ragazzo? Un invisibile soglia separa l inizio di una carriera criminale da una trasgressione adolescenziale. Il futuro Vallanzasca che rubava all edicolante il suo primo pacchetto di figurine non era ancora diverso dal ragazzino che entrava nella cartoleria di Enrico uno dei redattori a portargli via le matite. In quel caso, ricorda il collega, 4 cartebollate «la collaborazione della famiglia una famiglia normalissima è stata fondamentale per la piega che poteva prendere il percorso del ragazzo». Il disagio di due adolescenti, infine, può anche non essere sentito come cosa aliena da un adulto che non ha risolto il disagio del suo delitto, ospite infantilizzato di un istituzione totale che anziché sciogliere certi nodi della psiche li rende ancora più fitti. Cuori, nervi e visceri scoperti, insomma. Tanto che s è pensato di invitare a un dibattito in redazione Roberta Ghidelli, assistente sociale alle dipendenze del ministero della Giustizia che si occupa proprio di minori. «Il mio lavoro premette è valutare la capacità del ragazzo di assumersi la responsabilità emotiva, etica e morale dei propri atti». Per questa valutazione la messa alla prova è fondamentale. Interviene Enrico: «Dovrebbero mettere alla prova i minori liberi o in comunità e anche gli adulti in articolo 21 lui è uno di quelli che in quella simulazione di esperienza reale non possono sperimentarsi veramente, tornando in contatto per esempio con le persone che conoscono. Ci si sente come un palombaro in un acquario, non ci si bagna». L assistente non è d accordo: «No, non è vero, a volte ci si bagna perché si trasgredisce». Ma torniamo al tema del dibattito, la responsabilità della famiglia nella devianza del minore. «Per molte famiglie normali, senza precedenti di reato, prendersi la colpa non sempre equivale a mettersi in discussione», spiega la dottoressa Ghidelli. «Il nostro lavoro è proprio aiutarle a capire che cosa non ha funzionato e ad andare avanti senza per questo rimuovere quanto successo. E comunque senza dimenticare che il tragitto deviante dei minori non ha mai un unica causa». Il risarcimento è contemplato nel procedimento penale per minorenni? «No, sono previste la mediazione penale e un attività di riparazione, che non è risarcimento. La parte lesa può solo essere presente all udienza, ma non può costituirsi parte civile presso il Tribunale per i minorenni. L orientamento di fondo della giurisprudenza minorile suggerisce per gli operatori un attitudine comunicativa; secondo il codice di procedura penale per i minorenni, il comportamento di chi delinque è un modo per comunicare un messaggio di disagio, ma da alcuni anni il Tribunale ordinario ha ritenuto di accogliere le richieste di risarcimento a norma del codice civile che prevede per i genitori una colpa in educando, diversa da quella in vigilando». In sostanza i genitori possono non aver trasmesso i valori o non aver capito che i figli non li avevano interiorizzati? «Secondo me c è una responsabilità quasi oggettiva, anche perché l onere della prova è altissimo: i genitori dovrebbero dimostrare il contrario di quanto oggettivamente palesato, cioè che hanno saputo educare i loro figli». Ma se una famiglia non ha mezzi come può risarcire? «Il risarcimento chiesto può essere un quinto dello stipendio o il sequestro cautelativo dell appartamento di famiglia». E cosa comporta questa monetizzazione del danno? «Nelle situazioni che conosco direttamente ha determinato un interruzione del percorso, la messa alla prova salta. In caso di violenza, il ragazzo dovrebbe incontrare la parte lesa per una mediazione penale, ma una richiesta di risarcimento così onerosa blocca qualunque possibilità di contatto e questo è molto negativo soprattutto per la vittima che spesso ha bisogno di risposte, vuole sapere il perché della violenza subita». Certo, dipende dalla discrezionalità del federica neeff

5 magistrato, ma a Milano le richieste risarcitorie non sono una cosa eccezionale. A prescindere da questa sentenza nel procedimento per minori viene comunque preso in considerazione il diritto della parte offesa, la vittima. «Purtroppo, nei casi di violenza sessuale numerosi spesso mancano figure e servizi in grado di prendersi carico del minorenne offeso. Per le vittime è importante cessare dal sentirsi vittime: a questo servono i percorsi di mediazione». Soprattutto con i minori, due diritti, entrambi legittimi, il recupero del minore e la riparazione della vittima, finiscono per entrare in collisione; anche il minore che delinque può essere fragile quanto la sua vittima? «Non bisogna dimenticare l incapacità che molti ragazzi hanno di cogliere la sofferenza negli altri. Vittime, anche questi piccoli carnefici, di mancanza di attenzione e relazione, dell incapacità di comunicare i propri sentimenti da parte di molti genitori e l ascolto della vittima può aiutarli a capire i sentimenti degli altri, a empatizzare. Inoltre la mediazione penale e sociale aiuta la vittima a stare meglio e a uscire dalla sua dimensione di vittima, cosa che non avviene con la richiesta di risarcimento del Tribunale civile, quando sono i genitori a dover provare di aver educato bene i figli». Ma siamo sicuri che la colpa è sempre della famiglia? Prende la parola Benedetto Mascari mezza famiglia finita in carcere: «In casa alcuni argomenti come il sesso erano un tabù, è vero, ma i valori si possono esprimere anche con gli esempi». Un delitto sessuale per lui è qualcosa di impensabile, mentre il bullismo, che «esiste da sempre, in tante situazioni», forse dipende dall educazione ricevuta. Ma quanto conta il carattere del ragazzo? Caterina, mamma napoletana, aggiunge: «Ci sono famiglie di delinquenti con dei campioni e tante buone famiglie con figli che tendono a nascondersi, mostrando una doppia personalità, a scuola e in casa». «Vero. Quando la famiglia non consente questa trasgressione il ragazzo la porta fuori», conferma l assistente. E dalla trasgressione si ritorna al danno. Elena: «Il risarcimento può servire a una riduzione della pena? Con quale criterio si stabilisce il suo valore?». «Dipende dai casi, ma oltre a quello economico il suo valore è determinato dalle tabelle degli assicuratori c è un risarcimento morale. Anche la mediazione può avere un valore strumentale, ma naturalmente è un percorso più difficile. Con i minori interviene la figura professionale del mediatore, un facilitatore che incontra le parti, senza gli avvocati, e dopo una serie di colloqui separati, quando queste sono pronte, le fa incontrare, vincendo imbarazzi, sentimenti di rabbia, silenzi». Sul risarcimento economico Franco Garaffoni non ha peli sulla lingua: «Nel civile non può diventare una forma di impunità per i ricchi?». La risposta non può che essere affermativa: «Le pene pecuniarie tradizionalmente sono viste nel codice civile come discriminanti». A cura di David Gianetti BULLISMO La carriera di un bambino irrequieto Il lato oscuro dell adolescenza La notizia, uscita in settembre su quotidiani e telegiornali, che il tribunale aveva disposto il sequestro della casa dei genitori di due minorenni, per risarcire una loro compagna, vittima di atti di bulismo, ha destato polemiche e riflessioni. Il dilemma shakespeariano è d obbligo: essere o non essere responsabili di tutto quello che i propri figli, specie se minori, fanno? Ho vissuto sulla mia pelle gli effetti di un infanzia e adolescenza passate tra l assenza, l indifferenza, l incapacità e l impossibilità dei miei genitori di fornirmi gli strumenti culturali che mi avrebbero aiutato a vivere e dunque ritengo di avere voce in capitolo sui temi che trattano i comportamenti nocivi degli adolescenti, così come degli elementi degradanti e devianti che li conducono ad attuare scelte azzardate e azioni malsane, troppe volte dalle conseguenze irrimediabili. Dovete sapere che prima di essere quel che sono ora (un detenuto da circa 13 anni, immesso in un percorso di reinserimento, ma soprattutto una persona consapevole) sono stato un bambino irrequieto, poi un bullo e poi ancora un criminale. Mi piace l idea di prendere d esempio i comportamenti istintivi animali, dove le madri si prendono cura dei loro cuccioli fino alla certezza della loro autonomia, attuando una costante e progressiva interazione fatta di insegnamenti fondamentali per la loro esistenza. Ma noi siamo esseri umani, e come tali ci differenziamo dagli animali proprio per la nostra capacità evolutiva dovuta ad un più alto intelletto. Eppure questo intelletto a molti adolescenti non basta ad avere buon senso, così come non basta ai genitori per renderli consapevoli della necessità di educare. Credo che molti genitori non tengano conto o minimizzino le frustrazioni che possono affliggere gli adolescenti, con la loro voglia di esplodere, emergere e distinguersi agli occhi degli stessi coetanei e della società, e non sanno che i loro figli, apparentemente vivaci, svegli e così normali potrebbero avere una specie di doppia identità, un conflitto tra l essere e l apparire, o peggio ancora, nascondere un vero e proprio lato oscuro che a loro non racconteranno mai, poiché è troppo personale e di difficile comprensione e accettazione. Un lato oscuro condivisibile solo con i propri coetanei, con gli amici, la compagnia, o con dei perfetti sconosciuti, magari incontrati su internet. Un lato oscuro che contiene quella voglia di fare quelle esperienze che in un modo o nell altro si devono fare o conoscere quasi obbligatoriamente, troppe volte in una sorta di impulso adolescenziale che può varcare la soglia dei limiti imposti da etiche, moralità, buon senso, entrando così nei territori della trasgressione. Penso che il problema stia proprio in questo passaggio, nel fatto che molti genitori non sanno riconoscere i campanelli d allarme, ma ancor prima, non sono realmente presenti e capaci di interagire nella crescita dei figli. Non sanno aiutarli a comprendere, prevenire e limitare i danni di situazioni nocive che purtroppo esistono nella società, quasi come una normalità. Una normalità che magari si preferisce non vedere e accettare, vivendola con distacco e indifferenza, ma che gli adolescenti si trovano ad affrontare quasi inevitabilmente in modo attivo o passivo, con il rischio di non saperla gestire o addirittura di lasciarsi travolgere. Comprendo che è difficile per un genitore toccare con i propri figli adolescenti argomenti poco piacevoli, imbarazzanti o complicati, magari del quale si ha cartebollate 5

6 Lavoro TAGLI La rottamazione della legge Smuraglia Disoccupazione nelle carceri sicurezza sociale a rischio continua da pagina 5 Una lettera del ministero annuncia il taglio dei fondi alla legge Smuraglia, che prevede sgravi fiscali e contributivi concessi alle imprese che assumono lavoratori detenuti o che svolgono attività formative nei confronti dei detenuti all interno del carcere. Una doccia fredda che ha spinto Lorenzo Porzano, rappresentante delle ditte che lavorano in carcere, a intraprendere uno sciopero della fame finché non avrà risposte da Roma. Quello di Porzano vuole essere un segnale forte, che si inserisce sulla scia dello sciopero della fame intrapreso a livello nazionale per il sovraffollamento delle carceri. Lo scorso 16 giugno il Dipartimento dell amministrazione penitenziaria (Dap) ha inviato una nota alle cooperative sociali che impiegano detenuti ed ex detenuti (Direttive per l applicazione della Legge n 193/2000) comunicando che i fondi della legge Smuraglia sarebbero terminati. La legge Smuraglia pre- una visione e un informazione superficiale, inadeguata se non addirittura nulla. Si commette l errore di pensare che la devianza minorile sia una scelta volontaria, non tenendo conto che un adolescente cresce con delle visioni e informazioni spesso elaborate con eccesso di presunzione, magari influenzato dal leader di turno che sostiene e spinge l amico a non esser da meno nel trasgredire. Non si può poi non tener conto dell influenza che droga e alcol hanno sui comportamenti dei giovani. Sotto gli effetti dello sballo, un adulto perde il controllo, figuratevi un adolescente. Quello che l intelletto non gli dice se non in modo superficiale, confuso, quasi non fosse una realtà, è l inevitabilità delle conseguenze lente o fulminee che in quel contesto si possono produrre. E quando parlo di conseguenze intendo psicologiche e fisiche, oltre che materiali ed economiche, penso alle convinzioni sbagliate che si fortificano, a Paghi chi ha portato il Paese e l Europa nel baratro tutto quello che si perde tralasciando la salute, gli affetti, gli studi, gli hobby e professioni, entrando in uno stile senza regole. È questo insieme di circostanze che può trasformare il bullismo in un anticamera del crimine vero e proprio, il salto di livello è breve. Credo che i figli vadano aiutati a comprendere e gestire meglio la vita e la società che li circonda, e questo può avvenire solamente con maggior intelligenza da parte dei genitori. Credo che un genitore debba investire più tempo sui propri figli, costi pure un calo delle ore lavorative e del bilancio economico familiare. Gli adolescenti a caccia di esperienze devono sapere che quello che all inizio può sembrare una sensazione unica, nel tempo muterà e farà emergere la sua vera natura nociva, a volte in modo irreversibile. Bisognerebbe spiegare ai figli che tutte quelle sensazioni adrenaliniche e i divertimenti appaganti, quella forte volontà di liberarsi dal deprimente vede sgravi contributivi per le cooperative e le imprese che assumono persone detenute a cui va ad aggiungersi l agevolazione fiscale nella misura dell 80%. Nel solo 2010, a esempio, hanno trovato un regolare contratto di lavoro presso cooperative sociali 518 persone recluse, mentre 348 hanno lavorato presso aziende private. Dal 1 luglio, in modo improvviso e unilaterale, tutto questo non può più accadere, poiché è stato deciso di non concedere più tali agevolazioni. Questo significa che migliaia di persone detenute rimarranno senza lavoro e che le cooperative sociali che si sono fino a ora occupate del loro reinserimento sociale andranno in crisi. Una decisione, ci sembra, totalmente in linea e perfettamente coerente con il quadro di tagli che il governo sta attuando per rispettare il Patto di stabilità dell Unione Europea. Il laboratorio politico Alternativa crede che questa scelta, come le altre che seguiranno, porterà sempre più il peso di questa crisi sui lavoratori e sul ceto medio. «Occorre dire con chiarezza che noi non vogliamo pagare questo prezzo sociale perché non siamo noi, ilavoratori, ad avere provocato il disastro», dichiara Marino Badiale, segretario di Alternativa «Paghino i grandi banchieri e le classi politiche e dirigenti che hanno portato il Paese e l Europa nel baratro. Non paghiamo perché, in ogni caso, pagare non serve per andare in un altra direzione, cioè dove siano difesi gli interessi delle grandi masse popolari». Per queste ragioni Alternativa aderisce all appello dell Associazione Antigone perché questa decisione, dannosa e pericolosa, sia rivista immediatamente: «Basterebbe sottolinea nell appello Patrizio Gonnella, Presidente nazionale di Antigone assegnare alle cooperative i soldi stanziati per la costruzione di metà di un nuovo padiglione penitenziale per garantire lavoro ai detenuti e più sicurezza, o reinvestire i circa 5 milioni di euro della Cassa delle ammende, destinati un anno fa alla realizzazione di un agenzia per il reinserimento lavorativo dei detenuti gestita dalla Fondazione per il rinnovamento dello spirito». Habib H mam senso di frustrazione dovuto alla voglia di emergere, del sentirsi partecipe e del realizzarsi, si possono raggiungere senza sorpassare i limiti, senza commettere atti sconsiderati e dannosi. Bisogna ricercare, valutare e attuare con loro delle alternative all apatia mentale, alla droga, al bullismo, al disagio, alle frustrazioni e prendere con loro quelle giuste e adeguate posizioni, senza che, se incapaci, impossibilitati o non all altezza della situazione si abbia paura di chiedere aiuto alle istituzioni competenti, quali pedagoghi, psicologi, assistenti sociali o insegnanti. Un genitore non può declinare le responsabilità rispetto agli errori dei figli adolescenti, deve necessariamente chiedersi dive ha sbagliato suo figlio e dove ha sbagliato lui. Ovviamente altro è monetizzare una cattiva educazione. È mai possibile che il buon senso per essere o non essere tale molte volte debba divenire sentenza o legge? Carmelo Impusino 6 cartebollate

7 IMPRESA-CARCERE Così si lavora nelle aziende di Bollate Il cuoco, il giardiniere, la sarta e il centralinista Un antico detto dice: Il lavoro nobilita l uomo, ma questa opportunità, nelle 206 carceri italiane, è offerta solo al 20 per cento dei 70mila detenuti, generalmente in modo discontinuo e prevalentemente per attività non professionalizzanti. Il lavoro per la pubblica amministrazione è infatti quello che occupa la maggior parte dei detenuti: stando ai dati del ministero della Giustizia sono infatti 12mila le persone recluse addette alle pulizie, alla cucina, alla contabilità, alla manutenzione dei fabbricati o alla distribuzione della spesa di vettovagliamento. Altri 2000 lavorano presso aziende che operano all interno delle carceri e circa 500 sono ammessi al lavoro esterno. Di questi, 75 sono a Bollate. Nella II Casa di Reclusione di Milano (Bollate) ci sono anche parecchie opportunità di lavoro presso aziende e cooperative che consentono di imparare un mestiere spendibile anche Il lavoro nobilita l uomo ma solo il 20% dei detenuti ne può usufruire foto di Remi N diaye all esterno, visto che il lavoro dovrebbe essere alla base di un recupero del condannato. E vediamo quali sono queste imprese. SST srl: azienda ramificata in diversi settori, occupa circa sessanta reclusi a rotazione, con turni dalle otto di mattino alle ventidue. Tre civili occupano i turni con il call center, che lavora per H3G, Ikea, Fastweb, aziende che usufruiscono di tale servizio con i propri abbonati e clienti. C è poi il laboratorio di riparazione della telefonia per Samsung e Alcatel e di premontaggi delle caldaie Bitron, che occupano circa quaranta reclusi di cui due donne, nove civili, due responsabili. Cooperativa Estia: responsabile Capato Michelina, si occupa del teatro all interno dell istituto con spettacoli ed eventi all esterno e conduce anche un laboratorio di falegnameria che principalmente fa mobili e suppellettili destinati al mercato interno ed esterno. Out Sider: responsabile Vito Messana, call center per Telecom 1254; altre digitalizzazioni, data entry, le multe del Comune di Milano, occupa venti reclusi. Promotop: fabbrica degli appuntamenti, ovvero call center che fissa appuntamenti per agenti di vendita o direttori commerciali. Occupa circa dieci detenuti; inoltre c è in prova un servizio con la Cattolica Assicurazione. Cooperativa Alice: responsabile Luisa Della Morte, si occupa di sartoria ed è approdata in questa Casa di Reclusione dal Carcere di San Vittore nel momento stesso in cui è stato aperto il reparto femminile, anche loro fanno arredamento sartoriale e sartoria per alcune aziende leader del settore; nel passato ha lavorato per Alvaro Martini, Miuccia cartebollate 7

8 Lavoro L INTERVISTA La bella storia di Santo Tucci, il ladro dell arcobaleno L attività grazie alla quale ho cambiato la mia vita Santo Tucci ha 54 anni e 38 li ha passati in carcere. Un incontro fortunato ha cambiato il corso della sua vita e la qualità della sua detenzione: quello con Patrizia Brancaleone, maestra d arte del vetro, e con Alessandra Genola, operatrice volontaria nel carcere di Voghera. Racconta che restò affascinato dallo splendore di una bellissima spilla di vetro che Patrizia portava Fu l inizio, l occasione insperata di un lungo percorso che lo farà diventare maestro dell arte vetraria. Oggi all interno del carcere insegna e ha creato una cooperativa, coinvolgendo altri detenuti. Santo, cosa ti ha permesso di dare una svolta alla tua vita in carcere? La cosa più importante è stata il lavoro e il recupero di me stesso, l autostima e l incontro con gli altri, quindi, diciamo, un percorso interiore. E poi l intesa positiva con l istituzione penitenziaria, con la magistratura di Sorveglianza e con i tanti volontari che operano tra le mura del carcere. Parlaci dell importanza del lavoro. In carcere il tempo della pena e dell attesa è un tempo sospeso e spesso rischia di diventare un altra condanna per chi è qui dentro. Pensare a un progetto che dia senso alla pena è importante. Lavorare e confrontarsi con gli altri è, oltre che un esigenza storicizzata del cammino sociale dell uomo, un profondo bisogno di conferma personale, soprattutto oggi, che molti dei valori tradizionali stanno perdendosi, lasciandoci smarriti e senza punti di riferimento. Tutti sappiamo quanto sia necessario, in un luogo di pena, lavorare per costruire un ponte con il territorio per accorciare le distanze con la società. Ed è proprio in questo impegno e in questa volontà comune di portare avanti degli obiettivi e delle idee che si sono sviluppati che si è confermato nel tempo il mio lavoro con gli altri. Questo mi ha permesso di integrarmi senza difficoltà nel territorio trovando disponibilità e collaborazione. Decisiva è stata la disponibilità della Provincia di Milano, che mi ha assegnato foto di Remi N diaye continua da pagina 7 Prada e ha creato i vestiti di scena per le veline di Striscia la notizia. Cascina Bollate: responsabile Susanna Magistretti, serre per piante e fiori, vivai con piante che difficilmente si trovano nei vivai più commerciali. Si occupa di allestimento di giardini e terrazzi, prevalentemente per clienti privati. La cooperativa esiste da quattro anni, ha sei lavoranti reclusi e parecchi esterni che ruotano attorno come volontari o come collaboratori. Da quest anno ha creato un orto all interno di un reparto producendo ortaggi vari con l occupazione di sei/otto detenuti, vendendo tali prodotti ai gruppi di acquisto solidale (GAS) e anche a chi vive o lavora nel carcere. ABC, catering, la sapienza in tavola: responsabile: Silvia Polleri, con esperienza nel sociale in Africa e alla clinica Humanitaria. La cooperativa è nata per volontà non solo dalla titolare ma anche dall ex direttrice Lucia Castellano e di un volontario, Franco Cecconi, che finanziò di tasca propria l acquisto di tovaglie, piatti, bicchieri, posate e prodotti alimentari per cucinare e preparare i primi servizi; nell arco di breve tempo si è fatta conoscere lavorando con clienti prestigiosi e dal 2006 si occupa anche delle cucine interne, facendo i pasti per tre reparti su otto. Il lavoro dei suoi soci è regolamentato dall articolo 21, beneficio dell ordinamento penitenziario che aiuta i reclusi per il loro reinserimento e che consente l uscita lavorativa all esterno. Abc ha vinto la gara di appalto per gli anni 2005/8 con il Tribunale di Milano per l allestimento delle colazioni di lavoro, incontri e formazioni magistrati. Annovera tra i suoi clienti quasi tutte le università milanesi, il NABA (nuova accademia di belle arti), l Archivio di Stato, la Sovrintendenza Beni Artistici e Culturali, Accademy of European Law, il Centro Culturale San Fedele, il Rotary Club, i sindacati, l Ordine degli avvocati, enti locali quali Comune di Milano, Lodi, Bollate, Baranzate, Crema, la Provincia di Milano, la Regione Lombardia e diversi istituti bancari, il Museo Diocesano con cui è stato stipulato un contratto 2010/2012, l Accademia Italiana della Cucina, IKEA, EXPO 2015, oltre ai molti eventi privati. Arte e cuoio: lavorazione di pellame per la confezione di borse, cinture, sandali, souvenir e oggetti artigianali in pelle fatti esclusivamente a mano. I clienti sono i reclusi stessi e ci lavorano due titolari detenuti con alcuni volontari. Cooperativa Salto oltre il muro: responsabile Claudio Villa, si occupa di cavalli. Ha creato nell arco di pochi anni un vero e proprio maneggio con tanto di stalle e paddock, ci sono dieci cavalli, si fanno corsi di artiere ai quali partecipano a rotazione una decina di detenuti. Non si tratta di un attività retribuita ma di formazione professionale. Il passo: lavorazione del vetro, lampade, oggettistica e tutto quello che può essere fatto con il vetro. A questa attività dedichiamo un articolo nella pagina accanto, con l intervista al suo ideatore, Santo Tucci. Antonio Lasalandra 8 cartebollate

9 uno spazio che mi consente di portare fuori dal carcere la mia professione. Ho potuto costituire assieme a dei volontari anche una cooperativa sociale e ho trasformato il locale in un laboratorio artistico, dove esercito la mia attività lavorativa in regime di Art.21 da ormai tre anni. Quindi la tua esperienza lavorativa è stata determinante per il tuo riscatto? L esperienza lavorativa all interno del carcere è un mezzo importante per crescere e maturare nella consapevolezza di nuove assunzioni di responsabilità. E ciò che mi permette di intravvedere, attraverso un progetto in movimento, traguardi che stimolano la voglia di diventarne protagonista attivo del mio stesso percorso educativo. Il mio è stato sicuramente un lavoro paziente, un tassello alla volta, che mi ha aiutato a crescere e mi ha fatto capire come importante sia il dolore, quello che si porta dentro da tanto tempo, al quale non so assegnare un nome giusto, voglio dire che è stata importante l esperienza del dolore. Le scelte di cambiamento non sono mai facili, soprattutto in un luogo di pena. L elemento fondamentale di questo nuovo stile di vita per me è stato ri-sperimentare e prendere coscienza della propria relazionalità, in altre parole del proprio modo di esserci, acquistando consapevolezza dei contenuti rimossi e repressi, al fine di staccarmi e abbandonare le parti sofferenti e bloccate e intraprendere un cammino personale di crescita e di maturità. Questo ha cambiato profondamente la mia vita dentro e fuori dal carcere. Il carcere con i suoi molteplici contorcimenti forse è addirittura irrappresentabile se non si tocca con mano. Mi piace quindi significare, con il mio lavoro, un tragitto diverso, un cammino, sì, difficile, ma più vicino alle attese reali. Un progetto che possa consentire un effettivo reinserimento sociale. Quali sono adesso i tuoi progetti? Resta uno dei miei primi obiettivi l avvio di una scuola della lavorazione artistica del vetro. L idea di creare una cooperativa dentro il carcere come è nata? Occorreva dare un corpo giuridico alla mia attività per poter commercializzare i prodotti e creare lavoro anche per altri compagni di pena. E stata una scelta coraggiosa, ma sono certo che anche altri possono farcela, bisogna che qualcuno incominci a fare il primo passo basta volerlo. Occorre fare delle scelte ed essere consapevoli di cosa veramente si vuole fare della propria vita. Certo, in carcere a causa della scarsità di finanziamenti, di operatori specializzati, di richiesta e offerta di lavoro, c è il rischio che ogni sforzo resti lettera morta e poco importano i pochi casi ben riusciti a fronte dei tanti fallimenti. Un detenuto costa alla società tantissimo, eppure il degrado e l inefficacia trattamentale rendono il più delle volte questa spesa terribilmente superflua. Si dovrebbe incominciare a lavorare di più per cambiare la cultura del lavoro dentro il carcere per poi pensare a costituire aziende che occupano più persone. Da quanti anni svolgi questo lavoro? Sono passati vent anni da quando ho iniziato, non ho mai smesso perché ormai tutto questo fa parte della mia vita. Il vetro con il suo splendore mi ha catturato sin da subito. Per me è come una magia. Adoro il mio lavoro. Quali sono le tue opere alle quali più ti senti legato? Sono tantissime le creazioni che in tanti anni ho realizzato: tanto per citarne qualcuna, le vetrate della cappella del carcere di Opera, le vetrate della chiesa di San Rocco a Voghera e quelle della chiesa di Sant Arialdo. Poi c è Amina una statua in vetro a dimensione umana che è una lampada: l opera è stata ispirata dalla storia di Amina Lawer, la donna nigeriana accusata di adulterio, condannata alla lapidazione e poi assolta, anche a seguito della mobilitazione dell opinione pubblica internazionale, che continua a simboleggiare le condizioni di maltrattamento e discriminazione cui sono ancora soggette milioni di donne in tutto il mondo. Questa opera l ho donata al Comune di Roma che si era fatto promotore dell iniziativa contro la pena di morte (all epoca il Sindaco era Walter Veltroni). Attualmente si trova esposta in Campidoglio. A.L. cartebollate 9

10 Lavoro CORPORAZIONI Quali ricadute sull occupazione? Il libero accesso alle professioni che piace a Tremonti Molti iscritti agli ordini professionali temono di perdere le loro poltrone, l ansia e la paura sono determinate dalle dichiarazioni rilasciate dal ministro dell Economia Giulio Tremonti, il quale ha fatto capire che non si può frenare il libero accesso alle professioni, come viene imposto dagli organismi corporativi di categoria, che così facendo difendono i fatturati dei loro iscritti. Il rafforzamento delle politiche economiche e di bilancio dei 27 Stati membri nel nuovo semestre europeo ha fatto sì che l Ue invitasse Roma con una specifica raccomandazione su questo punto, liberalizzando l accesso alle professioni e alle attività di servizio, così l orientamento del nostro governo è in qualche modo stimolato. Le barriere regolatorie vengono considerate da Bruxelles molto negative, sia per lo sviluppo che per l occupazione, ostacolando di fatto l ingresso nel mercato del lavoro; il nostro Paese ora non ha più la possibilità di mantenere certi privilegi, fiscali e previdenziali, precedentemente concessi dai partiti ad alcune categorie, benefici che hanno contribuito all incremento del deficit e del debito pubblico. La speculazione, sotto l occhio attento di Bruxelles, ha iniziato ad attaccare i titoli di Stato italiani, considerando che la maggior quantità è in possesso delle principali banche nazionali, il risanamento dei conti pubblici deve necessariamente essere condotto anche attraverso liberalizzazioni in grado di rilanciare sia l occupazione che la crescita. L alternativa è forse finire come la Grecia? Auguriamoci di no! L emergenza disoccupazione è visibile in ogni settore, l Italia secondo dati Eurostat ha un occupazione pari al 61% nella fascia tra i 20 ed i 64 anni, siamo quindi collocati sul fondo della classifica UE, solo Malta e Ungheria stanno peggio. Stando ai dati Istat del giugno 2011 c è un accenno di ripresa: il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) è calato al 27,8%, segnando un ribasso di 0,4 punti percentuali rispetto a maggio Il numero complessivo dei disoccupati è sceso a 2 milioni, registrando un calo rispetto al mese precedente 10 cartebollate Molti giovani stanno scappando verso altri paesi dello 0,3% (-7 mila unità), con un calo della componente maschile e un aumento di quella femminile. Su base annua il numero di disoccupati diminuisce del 3,9% (-81 mila unità). Il numero di donne disoccupate, invece, aumenta dell 1,7% (+16 mila unità) rispetto al mese precedente e diminuisce dell 1% su base annua. Paesi come Olanda, Danimarca e Svezia hanno liberalizzato l accesso alle professioni e al mondo del lavoro così da ritrovarsi ai primi posti, mentre nel nostro Belpaese la fascia dei giovani nella realtà occupazionale è palesemente drammatica, per non parlare delle donne o della fascia tra i 54 e 64 anni. La liberalizzazione delle professioni avrebbe una ricaduta sull occupazione? Molti ordini professionali sono palesemente inutili e corporativi: l Ordine dei Giornalisti ha un ruolo importante per il controllo della deontologia dei propri iscritti, ma tra i suoi iscritti ha parecchie persone che non esercitano la professione, come politici di mestiere, portaborse, addetti vari in retribuzione a società quali banche enti pubblici o privati. Il suo scioglimento, di cui ciclicamente si parla, certamente non allargherebbe l accesso alla professione, già oggi gli organi di informazione si avvalgono di collaboratori sottopagati e il fatto che siano giornalisti professionisti o giovani alle prime armi non cambia le retribuzioni e le possibilità di contrattualizzazione. Ormai da qualche anno anche il mondo dell avvocatura vive una crisi strutturale, tanto che il fatturato da dati ufficiali è in calo, riconoscendo che ci sono circa avvocati che non si iscrivono alla cassa forense perché dichiarano un fatturato annuo inferiore a euro, 750 euro mensili contro una soglia di povertà di euro mensili. Il mercato è fatto di domanda e offerta e in questo momento l offerta di lavoro è in molti casi sovrabbondante rispetto alla domanda, anche a causa delle politiche occupazionali restrittive, discriminatorie e ingessate che caratterizzano il nostro ordinamento. Illudersi di poter creare dei posti di lavoro ben retribuiti e senza conseguenze per la produttività grazie a grida manzoniane è tipico dei politici, immersi nella loro presunzione fatale di poter dirigere l economia e nella concreta ambizione di accaparrarsi qualche voto in più. Il libero accesso alle professioni forse darebbe spazio all imprenditorialità professionale dei singoli, in modo particolare dei neolaureati, costretti a stage mal retribuiti o peggio ancora gratuiti senza che si prospetti loro un avvenire professionale certo.se l Europa tende a proseguire su questa strada, non possiamo certo essere noi i soliti ad andare controcorrente. Molti giovani (e non solo) stanno scappando verso altri Paesi, anche la vicina Spagna, segnata da una profonda crisi economica non disdegna di accoglierli. Riflettiamo, per troppo tempo siamo rimasti chiusi in noi stessi difendendo corporazioni ormai obsolete che continuano, incuranti, a bloccare lo sviluppo economico di un Paese che si deve scuotere e che deve con forza uscire da questa pesante crisi. Francesco Rossi

11 Esteri LIBIA La denuncia di Amnesty International Migliaia di profughi in fuga: Europa dove sei? All alba del 25 ottobre la sabbia del deserto libico ha ricoperto il corpo di Muammar Gheddafi, cinque giorni dopo la sua morte. La Libia adesso dovrebbe essere un paese libero, ma la sua storia senza Gheddafi è ancora tutta da scrivere. Deve fare i conti con il proprio passato e con gli strascichi di una violenta guerra civile e la sepoltura del colonnello non è neppure l iniziuo di un lungo processo di riappacificazione. Se la comunità internazionale chiede a gran voce rispetto dei diritti umani e accertamento di quanto è davvero accaduto nelle ultime ore di vita del dittatore, i libici percepiscono il clamore che viene dall estero come un ingerenza e mostrano ben poca riprovazione verso chi ha infierito sul tiranno. Parte dell accanimento viene anche dalla voglia di esorcizzare il timore che l era di Gheddafi non sia finita e che ciò che resta della famiglia possa riorganizzare i gruppi di sbandati. Nei campi prefabbricati alla periferia di Tripoli da settimane vivono i 35mila abitanti di Tawargha, fedeli al rais fino all ultimo istante. Sono stati rinchiusi qui col divieto di tornare alle loro case. Fra loro molte donne e bambini. All inizio ci hanno dato una lista di persone racconta questa donna se le avessimo consegnate ci avrebbero liberato. Noi abbiamo visto la nostra città distrutta, le nostre case distrutte. Stiamo soffrendo, vogliamo che i ribelli rispettino i diritti umani. Un rapporto di Human rights watch denuncia abusi in questo campo. Ti picchiano finché non confessi reati che non hai commesso dice quest uomo che sostiene di essere stato torturato con le scosse elettriche.tawargha era la base della gran parte dell esercito di Gheddafi, comprese le famigerate brigate del figlio Khamis. Per gli uomini del Cnt fra questi fedelissimi ci sono persone accusate di aver commesso gravi crimini durante l assedio di Misurata, massacri, saccheggi, stupri. Il futuro di queste persone è ancora tutto da chiarire. Di Gheddafi resta il suo ultimo messaggio, una registrazione audio trasmessa dalla televisione siriana Arraì (che in arabo significa : il parere), per bollare come una «farsa» quanto sta accadendo nel Paese nord-africano. «Quello che sta succedendo in Libia è una farsa che può avere luogo soltanto grazie alle incursioni aeree della Nato, le cui bombe però non dureranno all infinito», aveva ammonito Gheddafi. «Non rallegratevi», è il monito rivolto alle potenze occidentali, «e non pensate che un regime possa essere rovesciato, e un altro imposto con l ausilio degli attacchi aerei e navali. Il sistema politico libico è un sistema fondato sul potere del popolo ed è impossibile che sia rimosso». Il messaggio dell ex leader della Jamahiriyah (Repubblica) era arrivato mente le milizie del Consiglio Nazionale Transitorio sferravano l ultimo attacco, espugnando la località costiera di as- Sultan, situata appena una trentina di chilometri verso Sirte, la città natale di Gheddafi, verso cui avevano costretto a ripiegare le residue forze fedeli al vecchio regime. Nel deserto della Cirenaica sud-orientale gli insorti avevano inoltre catturato il generale lealista Belqassem al-abaaj, già capo dei servizi d intelligence di Gheddafi per la regione di Cufra. L alto ufficiale era stato bloccato insieme alla sua famiglia a un centinaio di chilometri dall oasi di Sabha, 600 chilometri a sud-est di Tripoli. Stavano tentando di fuggire a bordo di cinque fuoristrada. Abaaj, ricercato da tempo dal Cnt, era il comandante delle forze mercenarie nella Libia meridionale: è accusato di ripetute atrocità contro i civili. Dagli Usa, dove si sono svolti i lavori dell annuale sessione ordinaria dell Assemblea Generale dell Onu, l auspicio del presidente americano, Barack Obama, è che la transizione porti a elezioni libere in Libia. Oggi, i libici scrivono un nuovo capitolo nella vita della loro nazione. Dopo quattro decenni di tenebre sono le sue parole possono camminare per le strade, liberi ma libertà e democrazia sono traguardi tutti da costruire in un Paese in cui i diritti umani continuano ad essere calpestati e anche l Europa deve fare la sua parte. Amnesty International ha criticato duramente l Unione Europea, responsabile di non aver affrontato l emergenza dei rifugiati ai confini libici. «Abbiamo assistito a una pessima risposta alla piaga dei rifugiati alle porte dell Europa», ha denunciato. «Ciò è particolarmente eclatante in considerazione del fatto che alcuni Paesi europei, partecipando alla missione Nato in Libia, sono stati parte del conflitto che rappresenta una delle cause principali dello spostamento non volontario delle persone». Nel marzo scorso Amnesty, dalle colonne del Corriere della sera denunciava: in fila anche per ore per avere un pezzo di pane al confine di Ras Ajedir tra la Libia e la Tunisia. Da allora non molto è cambiato per i rifugiati in fuga dalla guerra civile. Migliaia di persone sono cartebollate 11

12 continua da pagina 11 Esteri in stato di totale abbandono. Amnesty accusa l Europa di aver voltato le spalle ai profughi africani e di non essersi attivata per il reinsediamento a circa rifugiati che versano in condizioni drammatiche, lungo il confine libicoegiziano e libico-tunisino e che andrebbero incontro alla persecuzione o alla guerra se rinviati nei Paesi di origine». «Pur essendo la protezione dei civili la ragion d essere dichiarata dell intervento della Nato in Libia si legge in una nota dell organizzazione internazionale gli tati dell Unione europea e la Nato non hanno adottato tutte le misure necessarie per garantire ai civili in fuga dalla Libia di mettersi in salvo. Da quando è iniziata la guerra in Libia, prosegue Amnesty - molte persone hanno dovuto affrontare viaggi pericolosi, a volte fatali, attraversando il mar Mediterraneo verso le coste europee. Pur avendo ricevuto in questi mesi soltanto il 2 per cento dei richiedenti asilo, rifugiati e migranti fuggiti dalla Libia, gli stati dell Unione europea non hanno esitato a parlare di un afflusso di massa, causato dall instabilità nell Africa del Nord e hanno continuato a perseguire politiche di controllo delle frontiere a spese dei diritti umani. «C è un abisso tra la sofferenza dei rifugiati alle porte dell`europa e la risposta data dall`unione europea» ha dichiarato Nicolas Beger, direttore dell ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee. «Un fallimento evidente, considerato il fatto che alcuni Paesi europei, partecipando alle operazioni della Nato in Libia, hanno preso parte a quel conflitto che è stato uno dei principali motivi dello spostamento non volontario di quelle persone. I ministri degli Interni dell Unione europea devono affrontare urgentemente la questione». Australia, Canada e Usa hanno espresso disponibilità a reinsediare alcuni dei rifugiati. Per quanto riguarda l`unione europea, la disponibilità è stata offerta solo da otto Paesi e riguarda meno di 700 persone» spiega l organizzazione. Amnesty International chiede alla comunità internazionale, e in particolare agli Stati dell`unione Europea, di condividere le responsabilità della crisi in corso per reinsediare i rifugiati in fuga Habib H mam PASQUA MUSULMANA Celebrata come ogni anno la festa del sacrificio Anche in carcere è Id al-adha dalla Libia. I paesi disponibili ai reinsediamenti dovrebbero lasciare da parte le quote annuali per affrontare questa situazione. La sezione italiana di Amnesty International, ha preso parte alla marcia per la pace Perugia-Assisi, sfilando dietro allo striscione 1500 morti nel Mediterraneo. Europa dove sei? per ricordare le persone decedute nel mar Mediterraneo, in fuga dalla Libia. Ma la questione non riguarda solo i libici. Un migliaio di persone fa sapere Amnesty tra cui cittadini eritrei, etiopi, iracheni, ivoriani, palestinesi, somali e sudanesi, si trova abbandonato al posto di frontiera egiziano di Saloum. La maggior parte dorme sotto ripari di fortuna fatti di plastica e coperte; i bambini e le donne sotto due tendoni. Nel campo di Choucha, nel deserto della Tunisia, si trovano circa 3800 rifugiati e richiedenti asilo. Anche questo è un problema di democrazia, di libertà, di rispetto dei diritti umani e qui l Europa non ha titoli per dare lezioni, ma è direttamente responsabile. Anche in carcere la comunità musulmana ha da poco celebrato Id aladha, la la festa del sacrificio, che è una delle più importanti celebrazioni religiose. La Pasqua musulmana consiste nel sacrificio di un agnello come ricorda anche l episodio del profeta Abramo, che invece di sacrificare il figlio, venne graziato da Dio che gli offrì in sacrificio l agnello. La Pasqua, oltre ad essere il ricordo di questo episodio, è molto di più, ad esempio il ricongiungimento dei parenti vicini e lontani, oppure la riappacificazione di due famiglie in litigio, questo perché è una grande festa religiosa musulmana. Il popolo musulmano si riunisce in questa festa come nel Ramadan, quelli che non hanno niente vengono aiutati dagli altri fratelli e ai bambini vengono acquistati nuovi vestiti per un giorno così importante e sacro. Al sacrificio dell agnello segue la preghiera sacra e in Marocco l usanza è quella di aspet- 12 cartebollate tare il Re, che lo compie per primo. La Pasqua musulmana ricorre due mesi e dieci giorni dopo la fine del Ramadan, come stabilito dal calendario Arabo che è differente da quello Occidentale. Dopo il rituale del sacrificio tutti assieme si festeggia mangiando il tipico piatto che sono gli spiedini alla griglia, mentre il resto dell agnello, che nel frattempo è rimasto appeso e coperto da un lenzuolo bianco, sarà tagliato il giorno seguente. Dopo aver mangiato ci si reca a trovare i propri parenti e amici, per augurare una buona Pasqua, scambiandosi parti di agnello come da tradizione, mentre ai bambini vengono donati soldi per dar loro modo di fare un ulteriore festa con i propri coetanei; così avviene da generazioni fino ai giorni nostri. Questo è il senso dello spirito della Id al-adha musulmana, festa piena di valori affettivi, che non morirà mai e che viene vissuta anche dagli stranieri in Italia, ma senza il calore che si trova nell essere vicino ai propri familiari e amici. Per i carcerati la festa del Sacrificio è una occasione per unirsi attorno ad una tradizione, ma non sempre per loro è possibile organizzare questo evento come avviene invece qui a Bollate dove noi abbiamo sempre avuto una grande collaborazione da parte della direzione, della polizia penitenziaria e da tutti gli operatori e volontari, che con il loro sostegno ci permettono di festeggiare. No u r e d d i n Ha c h i m i

13 GRANDI CHEF Ricette raffinate da cucinare anche in famiglia Dolce come il cioccolato con un pizzico di sale Non è semplice scrivere di cucina senza farsi prendere da un insieme di gusti, sapori, ricordi e tutto quanto ti riporta inevitabilmente a ciò che vorresti fare, inventare o sperimentare. Questa volta partiamo dalla Spagna, da lui, dallo chef per eccellenza, dallo chef per grazia divina, da Ferran Adrià, cinquantenne supertifoso di Messi e compagnia, appassionato di flamenco e scatenato fan di Quentin Tarantino, già, di lui si è raccontato molto a volte esagerando, maestro, genio, il Leonardo da Vinci della gastronomia. A 18 anni andò a lavare i piatti e pelare patate a Ibiza, giusto per pagarsi le vacanze e come lui stesso dice se non l avessi fatto oggi non sarei diventato quello che sono. Insomma una superstar internazionale celebrata ma anche criticata: pensate, un grande chef che è innamorato del nostro vitello tonnato, pochi lo sanno! Persino l università di Harvard lo ha invitato a tenere corsi come lecturer, conferenziere ospite, il colosso delle telecomunicazioni Telefonica l ha ingaggiato come testimonial, infine a Hollywood pensano a un film sulla sua vita. Oggi, dopo aver chiuso il suo mitico El Bulli a un tiro dalla Costa Brava, locale dove per pranzare e cenare c era una lunga attesa, ha deciso di dedicarsi alla cucina meno sofisticata, più pratica, quella dei comuni mortali, quindi piatti più semplici, in fondo la buona cucina si fa anche in casa, risparmiando, scegliendo ingredienti semplici e di qualità nel negozio o nel mercatino di fiducia e dedicando estro e invenzione negli abbinamenti degli ingredienti. Un esempio banale, preparate il pane con cioccolato e olio d oliva, uno dei dolci più diffusi in Catalogna, facile: grattugiate grossolanamente il cioccolato fondente, mettete il pane casereccio a fette nel forno e preriscaldato a 160 gradi, una volta tostato ricoprite il pane abbrustolito con i piccoli pezzi di cioccolato, versate qualche goccia di olio extravergine per esempio un Alois Lageder olio d eccellenza fruttato, alcune scaglie di sale marino ed ecco che il dessert di Barcellona è pronto per essere gustato. Adrià quindi ha deciso di prendere i E NOI INVECE... Menù del Ristorante 1 stella via C.Belgioioso, Bollate Milano ANTIPASTO: mozzarella e prosciutto crudo ( mozzarella della casa, prosciutto crudo Olio extra vergine. origano) Zeppoline fritte (farina, lievito di birra, sale. olio di semi) Bruschette (pane della casa, pomodorini, olio, aglio, prezzemolo) PRIMO PIATTO: Pasta fresca (uova, farina) Tagliatelle alla crema di noci e radicchio. ( radicchio, gheriglio di noci, olio extra vergine, aglio, prezzemolo e pepe) SECONDO PIATTO: Arrosto della nonna (arrosto arrotolato, brodo di dado, burro, olio, aromi) CONTORNO: Insalatina mista Patate al forno FRUTTA : Macedonia della casa con frutta di stagione e yogurt (frutta, yogurt,cannella). DOLCE: Profiterol (Bignè, crema al cioccolato con cacao) CAFFE Totale costo pranzo Euro 4,50 a persona N:B Gli ingredienti che non passa la casanza si possono trovare tranquillamente nel mod. spesa n. 72 Buon appetito! cartebollate 13

14 DIPENDENZE Un gioco che diventa ragione di vita Ammalarsi per scommessa Scommettere. La scommessa è una passione, è adrenalina allo stato puro, è una emozione che ti prende a livello fisico e psicologico. Decifrare lo scommettitore è complicato. Chi scommette porta dentro di sé un alternanza di sensazioni, è un po bambino e adulto nello stesso tempo. Chi non ha scommesso almeno una volta in vita sua? Non importa su cosa o chi, l importante è appropriarsi dell idea che un avvenimento sia e si svolga come noi abbiamo pensato, scommettendo su quella previsione. Sì, perché tutti da bambini abbiamo anche se in modo platonico, scommesso su ogni cosa. Lo scommettitore vero pensa e ripensa tutto il giorno e anche la notte, non riposa, deve sempre tenere la propria mente attiva e pensare alla scommessa migliore, alla miglior quota per poter dire: sì ho vinto e sono io il professore. Tutte le volte che lo scommettitore vince diventa nel suo pensare il migliore di tutti, si identifica in un vincente che non può sbagliare. Qualsiasi sia la scommessa, potere esibire il tagliando vincente lo appaga nel suo ego interiore come non mai. Scommettere per un giocatore diventa con il tempo un lavoro che occupa tutta la giornata. Gli scommettitori che sono appassionati di ippica fino dal mattino diventano frequentatori delle agenzie. Seguono con passione e impegno ogni corsa e sono a conoscenza di tutti i risultati dei cavalli in gara nella giornata. Sullo stesso piano dello scommettitore si colloca l allenatore del cavallo. Egli con molta passione e professionalità convive con il proprio sogno, nella speranza che il suo cavallo diventi un campione. È a tutti gli effetti uno scommettitore pure lui. Se chi scommette sulla corsa punta sulla propria competenza, sulla propria passione e vive l emozione della vittoria come un affermazione delle proprie conoscenze, l allenatore dall altra parte della staccionata corre fisicamente insieme al proprio cavallo, scommette di conseguenza sul proprio lavoro e vive sensazioni forse superiori al giocatore, sentendosi alla fine vincitore pure lui. La scommessa ippica rappresenta solo una piccola parte del tempo che il giocatore dedica alla sua passione, qualsiasi sia lo sport e ovunque si possa scommettere egli è presente, la sua natura lo porta a seguire ogni avvenimento sportivo e su di esso scommette. La ricerca della vittoria, la ricerca di sentirsi appagato nella sua capacità di essere il migliore e poter guadagnare soldi con le sue previsioni lo rende, a suoi occhi, infallibile, e di conseguenza egli si sente una persona appagata e sicura di sé. Ma egli perde di conseguenza ogni senso della realtà, vive il suo mondo, quello delle scommesse, come unico e perfetto, venendone assorbito totalmente. È a questo punto che anche un gioco, iniziato come semplice passatempo o diversivo innocente, può diventare un altra cosa: dipendenza. Questo perfido virus che penetra inesorabilmente nella vita del giocatore rappresenta l inizio della fine. Dal gioco si passa velocemente alla malattia e non sapere di essere ammalato rende il virus inattaccabile. Tutto cambia, il rapporto con il denaro, il proprio lavoro, i propri affetti, le amicizie vengono anche loro attaccate dalla malattia del giocatore e in breve tempo quella che era una vita appagante e piena di successi diventa una vita allo sbando, senza punti di riferimento se non solo e ancora il gioco, la scommessa. Benedetto Mascari. continua da pagina menù più gettonati del suo staff, tipo verdure arrosto, tagliatelle alla carbonara, polenta, gazpacho, uova in camicia (meglio ricordare che se sono fresche galleggiano nel pentolino, se affondano sono vecchie, da buttare) con qualcosa di più ricercato, quaglie con cuscus, arrosto di maiale alla messicana, zuppa di miso con vongole, salsicce con sugo di pomodoro, e li ha racchiusi nel suo libro Il Pranzo in Famiglia, in uscita. Questo fa pensare a un Ferran Adrià diverso, a portata di mano, quindi mai visto e assaggiato. Infine il suo El Bulli non è veramente chiuso, lo sta solo trasformando e chissà, forse lo ritroveremo ancora tra i suoi rinnovati fornelli, forse per farlo funzionare solo su invito per pochi fortunati e selezionati buongustai ai quali proporre magari il suo menù 31 insalata Waldorf, zuppa con filini e cozze, crema di melone e menta con pompelmo rosa. Ora diamo luce al nostro bel Paese e ai nostri chef pluristellati ed emergenti. Dal mese di settembre Andrea Aprea, partenopeo scuola Heston Blumenthal, è al Park Hyatt, uno dei più fascinosi hotel di Milano. Passiamo a Francesco Passalacqua, ristorante Pane e Acqua: è un cuoco langarolo che orchestra lauti pasti aperti da un pane da sballo e giocati con materie prime della sua terra. Pensate: nel suo ristorante troverete sedie tutte diverse ai tavoli e, cosa strana, si possono pure comprare. Ora provate a cimentarvi con questa ricetta: l arrosto di maiale alla messicana (per due persone): ponete in un recipiente succo d arancia 50 ml, un pizzico di origano e uno di cumino, 2 cucchiaini di vino bianco, 60 gr di pasta di achiote (pianta messicana); frullate, poi incidete la spalla, conditela con sale e pepe, disponetela in una teglia rivestita di alluminio, irroratela con la marinata e con cipolla bianca a tocchetti. Marinate per 30 minuti, preriscaldate a 200 gradi il forno e infornate, dopo aver avvolto la carne in alluminio, cuocete per 4 ore. Una volta pronta, servite con tortillas calde. Un ultimo indirizzo a Marina del Cantone (NA) alla Taverna del Capitano dove Alfonso Caputo guarda a vista la sua brigata: un cuoco di razza e pescatore d istinto non si limita a utilizzare le fantastiche materie prime del circondario, ci mette del suo con pasta trafilata e l estro del momento, persino la polpa di riccio che esce dalla caffettiera. Qualche notizia sui vini, proprio in queste settimane escono le guide dei vini Gambero Rosso, Duemilavini, l Espresso, Slow Wine e Veronelli, vi segnalo questi: Barolo Monfortino riserva 2004 cantina Giacomo Conterno, primitivo di Manduria 2009 cantina Gianfranco Fino, Brunello di Montalcino 2006 cantina La Cerbaiola-Salvioni. Sarà un annata da ricordare, la produzione è scesa del 5% ma le cantine si aspettano un prodotto superiore, come nei tempi migliori. Vi ricordate dello Chardonnay? Bene, segnatevi questa etichetta, Gaja & Rey di Angelo Gaja ha il merito di essere stato tra i primissimi, se non il primo, Chardonnay di altissima classe presente sempre nei grandi pranzi italiani. Francesco Rossi 14 cartebollate

15 DOSSIER giustizia in tilt Costerebbe quasi 5 milioni di euro allo Stato Italiano Una class action contro il sovraffollamento Dove è finita l ipotesi di class action contro lo Stato, che i Radicali avevano ipotizzato all indomani della sentenza Souleimanovic? Dopo la decisione della Corte Europea che condannava l Italia al pagamento di una multa di mille euro per risarcire un detenuto costretto a vivere in cella, in uno spazio non regolamentare (inferiore a 7 metri quadrati a persona) proprio il partito di Marco Pannella aveva ipotizzato un azione di massa per denunciare la situazione di illegalità delle carceri italiane. Un anno fa ci avevano provato i detenuti siciliani, che si erano rivolti alla Corte europea di Strasburgo denunciando la situazione nelle carceri e chiedendo un risarcimento danni per le condizioni «disumane» in cui sono costretti a vivere. Nel ricorso cinquanta reclusi, assistiti da un avvocato, raccontano la loro vita fra topi, scarafaggi, celle anguste e senza riscaldamento. Ma questo stesso racconto potrebbe essere fatto in molte patrie galere. Luigi Tarantino ha condannato il ministero della Giustizia al risarcimento simbolico di 220 euro nei confronti del detenuto Slimani Abdelaziz. La motivazione fa riferimento alla non osservanza delle norme imposte dalla Comunità Europea e della legge che disciplina le condizioni di detenzione carcerarie e della Convenzione sui diritti dell uomo. Intanto una sentenza Italiana anticipa la Corte Europea, con l ordinanza n 17/10 del giudice di sorveglianza di Lecce. In particolare Slimani lamentava che lo spazio pro capite a disposizione per lui e per i suoi due compagni era di 3,39 mq a testa dai quali bisogna togliere la spazio di letti e arredi. In questa angustia dovevano restare per circa 19 ore al giorno, senza un minimo di privacy e senza nessuna tutela della dignità personale. La sentenza di Lecce fa inoltre riferimento all inosservanza della Carta dei diritti umani dei detenuti, all assoluta mancanza d igiene e alla sovrapposizione di 3 letti a castello fino ad arrivare a 50 centimetri dal soffitto, col rischio, per chi vi deve dormire, di gravi infortuni qualora durante la notte dovesse cadere. Di fatto il giudice Tarantino si è attenuto agli standard decisi dal Comitato Europeo per la prevenzione della tortura e di ogni forma di trattamento inumano e degradante, che stabiliscono che in cella singola si deve disporre di almeno 7 metri quadri di spazio utile, mentre in cella multipla lo spazio non deve essere inferiore ai 4 metri quadri per ogni detenuto. Ovviamente la sentenza emessa dal giudice Tarantino crea un precedente per ciò che riguarda i ricorsi da parte dei detenuti, che fino a oggi avevano come riferimento solo la sentenza della Corte Europea dei diritti dell uomo del 16 luglio 2009 riferita al detenuto bosniaco Souleimanovic, re- cartebollate 15

16 DOSSIER VOLONTARIATO Lavoro socialmente utile per dare un senso alla pena Detenuto: scarto o risorsa? La differenza tra una condanna intelligente, costruttiva, con un concreto senso della pena, del risarcimento e riscatto sociale, e una condanna non intelligente, insensata, controproducente quanto inutile, dal forte sapore della vendetta sociale? Media e senso comune rivelano una percezione superficiale della realtà penale. Si sente parlare sempre di certezza della pena, ma mai del suo significato etico e costituzionale. Affermazioni fatte in modo irragionevole, adirato, vendicativo, mentre hanno poco ascolto quelle persone senza potere decisionale che conoscono la realtà e si adoperano per portarla all attenzione, nel vano tentativo di migliorare l esecuzione penale e il sistema carcerario italiano. Il vero problema parte dall alto, da coloro che hanno voce in capitolo e potere decisionale, e hanno fatto del mondo penitenziario la loro professione. Sono persone che spesso hanno timore a fare cambiamenti, o forse anche solo a crederli possibili, e così, in nome della sicurezza, si limitano a perpetuare quei percorsi standard tramandati da anni e anni di routine, ritenendoli immuni dai rischi di fallimento. Se guardiamo la società e i luoghi dove necessita una maggiore presenza umana (parchi e luoghi pubblici, ospizi, mense, dormitori, centri di accoglienza, canili, comunità) noi detenuti possiamo sostenere fermamente che siamo una risorsa! Quando il detenuto viene considerato risorsa vuol dire che ha affrontato un percorso tale da poter essere introdotto nei benefici (lavoro esterno, permessi, semilibertà, affidamento). Questo percorso viene dettato dall Ordinamento Penitenziario, dalla relazione degli educatori e dalla sintesi personale che dichiara il detenuto idoneo o meno alle alternative. Le persone che ottengono la possibilità di essere immesse in un vero e proprio programma lavorativo, lo fanno direttamente alle dipendenze di aziende esterne o grazie all assegnazione di una borsa lavoro a tempo determinato erogata da un Comune. Uscire a lavorare a tempo pieno impegna in modo non indifferente chi vi accede e tante volte l unico giorno non lavorativo è la domenica, che utilizza per svolgere faccende domestiche e personali, oltre a consolidare i rapporti familiari. Questo esclude il fatto che un detenuto che lavora all esterno del carcere possa mettersi a disposizione per opere di volontariato, vanificando il senso stesso delle parole: risorsa, volontariato, risarcimento, riscatto. Non tutti i detenuti una volta arrestati dovrebbero subito uscire per svolgere lavori socialmente utili, poiché so bene che esistono reali problemi legati alla pericolosità individuale e al pericolo di fuga. Ma nelle carceri ci sono molte persone con una pena lieve, con bassa pericolosità sociale e ancora più esiguo pericolo di fuga, oppure persone prossime ai benefici, degne di fiducia e volenterose di mettersi in gioco. La legge prevede la possibilità di svolgere lavori socialmente utili, in alternativa al carcere, ma questa misura è utilizzata in modo molto limitato. Potrebbe essere invece un reale percorso rieducativo, che consenta al detenuto di dare senso alla pena e alla società di apprezzarlo come risorsa. Il tutto potrebbe sembrare troppo pericoloso, oneroso, impegnativo e di difficile gestione, ma anche questo è solo l ennesimo preconcetto negativo. Carmelo Impusino continua da pagina 15 Rebibbia a Roma. Il ricorso esposto da Slimani risale al giugno 2010 ed è stato formalmente accolto il 9 giugno Ricordiamo che le nostre carceri al 31 agosto contavano detenuti a fronte di una capienza regolamentare di posti, quindi detenuti in più. Se si dovessero risarcire tutti i detenuti ristretti in condizioni che non rispecchiano le normative, come accaduto nel caso leccese, lo Stato italiano si vedrebbe costretto a sborsare almeno euro per detenzioni inumane. Attualmente nelle carceri italiane non solo si sconta la pena, ma si vive una vera e propria tortura, una degradazione tale che sempre più spesso si trasforma in perdita della voglia di vivere, che porta molti detenuti e poliziotti a scegliere il suicidio come unica strada per smettere di soffrire. I dati ci indicano che a oggi, i suicidi di detenuti nelle carceri sono 47, senza contare i tentati suicidi sventati dagli agenti o dai compagni di cella, uno sterminio che va assolutamente fermato. A poco è servito il richiamo della massima autorità dello Stato, nonché garante della Costituzione, Giorgio Napolitano, che ha definito incivile un popolo che non agisce immediatamente dove vi è un emergenza umanitaria grave come quella in cui versano oggi le carceri italiane, dichiarando l urgenza di trovare al più presto una soluzione per riportare almeno in uno stato di legalità le carceri, non solo causa di sofferenza per chi vi è recluso, ma anche di umiliazione collettiva agli occhi del resto del mondo. Il risarcimento ottenuto con la sentenza emessa dal giudice Luigi Tarantino sancisce che la situazione è inaccettabile e sottolinea l improcrastinabilità di una riforma della giustizia che ormai è giunta al collasso. Le strutture in cui si consumano vicende come quella denunciata sono presenti in tutto il territorio italiano. Aldo Di Giacomo, segretario regionale del Sappe Marche (sindacato degli agenti di polizia penitenziaria) denuncia la situazione riguardante il carcere di Montacuto, dove i detenuti sono stipati in stanze senza gabinetti, costretti a dormire nelle sale ricreative e obbligati a fare i loro bisogni in qualche angolo o contenitore. Nella sezione femminile del carcere di Pesaro e Ancona, fa presente Di Giacomo, le detenute sono spesso sorvegliate da agenti di sesso maschile per carenza di personale, mettendo in situazioni umilianti e inconcepibili sia il personale che le detenute. Le recenti decisioni da parte della Corte Costituzionale tedesca e della Corte Suprema statunitense contro lo Stato della California hanno imposto misure immediate ed estreme per il sovraffollamento. Nello specifico, alle carceri tedesche è stato imposto di non accettare detenuti oltre la soglia legale di capienza delle strutture, mentre in California è stata decisa la liberazione di circa detenuti. Fa b i o Galli 16 cartebollate

17 SOVRAFFOLLAMENTO Basterebbero poche norme per risolvere il problema Sette proposte a costo zero A fronte dell attuale sovraffollamento carcerario e dell evidente inefficacia delle misure introdotte con il Piano carceri, dell assenza di segnali positivi dalla politica che facciano sperare nella disponibilità di discutere di amnistia, è forse arrivato il momento di parlare chiaro. La condizione carceraria è una vergogna morale e uno spreco, in una società che da molti anni ha smesso di scommettere sulla capacità costituzionale di reintegrare il detenuto, ma soprattutto non è in grado di evitare la recidiva di chi esce dal carcere. Anche lo sciopero della fame e della sete di Marco Pannella non ha scalfito l ostinata inerzia del governo, mentre sarebbe possibile intervenire, a costo zero, per affrontare in modo efficace i problemi delle carceri italiane, con una serie di misure di cui per altro da tempo si parla e che da sole consentirebbero di ridurre sensibilmente il numero dei detenuti, anche senza ricorrere all amnistia o all indulto. La condizione carceraria è una vergogna morale e uno spreco ma soprattutto non è in grado di evitare la recidiva di chi esce dal carcere Nello specifico si propone: 1Limite all utilizzo della custodia cautelare. L utilizzo della misura della custodia cautelare deve essere effettuato solo e soltanto in casi eccezionali, quando ogni altra misura risulti assolutamente inadeguata. E per reati la cui pena edittale prevista dal codice penale sia rilevante. 2Abrogazione della discussa legge ex-cirielli. La legge ex-cirielli, diventata famosa come legge salva-previti ha di fatto inventato la disciplina del recidivo reiterato che in realtà penalizza la stragrande maggioranza dei detenuti condannati per reati sociali, spesso dovuti alla loro condizione di tossicodipendenti o di immigrati irregolari. Oggi, con l applicazione di questa legge, un furto aggravato, che mediamente era punito con 9-10 mesi, porta a una condanna di tre anni e 4 mesi. 3Modifica della legge Fini-Giovanardi sulle sostanze stupefacenti. Superamento del carcere per i tossicodipendenti, la dipendenza è un problema sanitario e come tale va considerato. Restituire alle comunità, attraverso un programma stabilito dal SERT, i detenuti certificati come dipendenti da alcool e sostanze stupefacenti, evitando il passaggio dalla Magistratura di sorveglianza e di conseguenza dalla discrezionalità del magistrato. La depenalizzazione totale dell uso personale. La rimozione del limite a due concessioni dell affidamento terapeutico oggi in vigore grazie alla ex-cirielli. 4Maggiore e più rapida applicazione delle misure alternative. L applicazione delle misure alternative al carcere è l unico strumento idoneo a garantire il recupero del detenuto e a evitare il rischio della recidiva. Se si considera che circa il 60% dei detenuti definitivi ha una pena o un residuo pena inferiore a tre anni, l utilizzo razionale delle misure alternative alla detenzione consentirebbe di evitare il carcere e di liberare migliaia di detenuti. Vanno anche sostenute proposte che prevedano una sistematica concessione delle misure alternative nell ultimo periodo di detenzione per favorire un rientro accompagnato nella società delle persone a fine pena e garantire così una maggiore sicurezza sociale. 5Introduzione della messa alla prova anche per gli adulti. Estendere l istituto della sospensione del procedimento con la messa alla prova dell imputato adulto può risultare efficace nel contrasto di fenomeni di microcriminalità, a esempio per i reati, che oggi sono in aumento, commessi durante la guida di un mezzo, sotto l effetto di alcol o droghe. Per questa tipologia di reati, una messa alla prova in un centro traumatologico, in un ospedale, potrebbe essere più costruttiva del carcere. 6Portare da 3 mesi a 4 mesi l istituto della liberazione anticipata. Tutti i detenuti che osservano una buona condotta e non infrangono le regole del regime detentivo hanno attualmente diritto a uno sconto di pena pari a 3 mesi all anno. Se questo beneficio previsto dall articolo 54 O.P fosse ulteriormente incentivato, questo rappresenterebbe un atto di presenza dell istituzione e di controllo sulla popolazione dei detenuti. 7Abolizione delle pene detentive brevi. La si chiami depenalizzazione o come si voglia, oggi non ha senso che un giudice infligga una pena di 1 anno di carcere, questo detenuto sarà lasciato in balia di stesso, steso su una branda, a contatto con delinquenti professionali, senza nessuna possibilità di trovare il tempo, da parte delle istituzioni, di lavorare su di lui e permettergli un analisi critica di quanto commesso. Si ottiene il risultato contrario, uscirà un uomo arrabbiato con tutto e tutti e con qualche nozione criminale in più. Francesco Garaffoni cartebollate 17

18 DOSSIER SCIOPERO Solidarietà dal nostro inferno paradisiaco Non clemenza ma reinserimento e sicurezza sociale Scusate l evidente ossimoro del titolo, ma nell istituto di Bollate lo viviamo un po come condizione generale; ci riteniamo fortunati di esserne ospiti. In altre parole, siamo fortunati a essere carcerati. Se sarà pur vero che al peggio non c è mai fine, di contro, tra due mali sarà meglio il minore. Breve premessa per evidenziare una contraddizione di cui nostro malgrado beneficiamo e che viviamo per essere reclusi in un istituto che si prefigge, e ci riesce, di rispettare il dettato costituzionale in termini di espiazione delle pene. Nella maggior parte dei restanti istituti, si fatica a rispettare il minimo sindacale per definirli civili, e conformi ai diritti umani. Quindi dal nostro inferno paradisiaco ci siamo trovati in difficoltà ad aderire all iniziativa promossa dal Partito Radicale il 14 agosto scorso, Amnistia per la Giustizia. In qualità di quale rappresentanza aderire?...essere solidali significa condividere e senza dubbio condividiamo le idee e la lotta di quel vecchio leone che è Marco Panella e del suo Partito. Ma in determinate questioni la forma diviene sostanza e lo sciopero a oltranza che Marco Panella continua portare avanti ne è massima espressione. La forma pacifica è la sostanza dell obiettivo giusto e democratico che si è prefisso di raggiungere. A noi detenuti, sia fortunati che sfortunati, è stato chiesto di attuare lo sciopero della fame e della sete per quella giornata, il 14 di agosto, per richiamare l attenzione su un problema che riguarda noi tutti. Abbiamo aderito?... I dati arrivati in redazione dicono che tutta la popolazione di Bollate, o quasi, ha aderito all unanimità: 1017! ( 117 al 1 reparto, 206 al 2, 154 al 3, 100 al 4, 46 al 5, 50 al Femminile, 344 al 7 ). La verità è che a prescindere da quale sia il nostro inferno, non riusciamo più a essere umanamente coinvolti non siamo più disposti a metterci in gioco, a rischiare per qualcosa in cui crediamo veramente Un ultraottantenne quale è Marco Panella avrebbe un esercito di oltre scioperanti per poter vincere la sua battaglia i cui benefici, paradossalmente, sono diretti proprio a noi, le persone che gli dovrebbero dimostrare solidarietà Su questo giornale abbiamo scritto che noi detenuti di Bollate in occasione delle Olimpiadi Estive abbiamo solidarizzato con i nostri compagni detenuti, che vivono realtà drammatiche, dimostrando che è possibile una detenzione civile e umana.però, veramente, l argomento ci mette in imbarazzo, sappiamo che Bollate è percepita come una specie di prigione dorata, dove tutti i detenuti vorrebbero essere trasferiti. In effetti l importanza di Bollate, per tutti i detenuti italiani, sta proprio nel fatto che è la prova concreta che si può fare carcere non solo in modo più umano, ma anche in modo più efficace, abbattendo i livelli di recidiva, cosa che implica un impegno attivo da parte di tutti noi, che siamo reclusi in questo penitenziario. Alle istituzioni, più che benedetti atti di clemenza forse dovremmo chiedere proprio questo, una detenzione che abbia un senso e che dia un futuro a chi la vive. Non è frutto di un illuminazione cerebrale affermare che nessun atto di clemenza nel passato sia stato risolutivo del problema il vero problema è la stoltezza e la schizofrenia nel gestire l intero sistema Giustizia. Dirò solo che chi ha responsabilità istituzionali dovrebbe costantemente cercare il raggiungimento di un effettiva, e non artificiosa, armonia sociale. Pertanto, la continua richiesta di un atto di clemenza per risolvere il problema del sovraffollamento carcerario dovrebbe tranquillamente essere spiegato alla collettività, con la semplice ammissione di non aver fatto assolutamente niente per cambiare le cose dopo la concessione dell ultimo indulto. Il momento attuale che si vive in carcere è la conseguenza di una politica cieca e menefreghista nei confronti dei detenuti, che è pur vero che sono chiamati alla espiazione di quanto commesso, ma è vero anche che l attuale condizione in cui vivono non è indirizzata al recupero del reo, ne alla sicurezza del cittadino. Palazzo Marino - Parte la nuova commissione carceri Nomina del garante e San Vittore le priorità Al via a Palazzo Marino i lavori della nuova sottocommissione Carceri che si è riunita per la prima volta il 3 novembre scorso e ha eletto presidente il consigliere Lamberto Bertolè e vicepresidente il consigliere Mirko Mazzali. Nel corso della seduta - fanno sapere Bertolè, Marco Cormio e Mazzali - abbiamo cominciato ad individuare le nostre priorità di lavoro. Per prima cosa lavoreremo perché la nostra città si doti di un Garante dei diritti dei detenuti, come ormai moltissime città italiane hanno fatto. Sarà uno dei primi impegni della commissione. Si tratta inoltre - aggiungono i consiglieri - di riprendere i rapporti con l Osservatorio Carcere e Territorio, perché il Comune ha il dovere di riprendere un dialogo con le molte realtà che da anni lavorano e si impegnano a favore del reinserimento Ferdinant Deda sociale dei detenuti, di fare regia tra le molte risorse presenti sul territorio per rendere più efficace e capillare l azione di molti. Infine, annunciano dovremo anche confrontarci con gli operatori e occuparci delle loro condizioni di vita, pensiamo agli alloggi e alle loro condizioni di lavoro. Crediamo che le condizioni del carcere di San Vittore, fra tutte, meritino una particolare attenzione, perché da troppo tempo insostenibili. La nuova commissione sarà un importante elemento di raccordo per connettere carcere e territorio: un organismo che non sostituisce quelli già esistenti ma che, si spera, riuscirà a coordinare le diverse risorse presenti a Milano che operano sul fronte del carcere, ma che spesso rischiano di disperdere gli sforzi. 18 cartebollate

19 PROCESSI Carcere sì, ma solo per i più poveri Se la giustizia viaggia a due velocità Esiste la giustizia in Italia? In ogni aula di tribunale italiano, alle spalle della corte esiste una dicitura che riporta testualmente: la legge è uguale tutti. L applicazione della legge, però, non è conforme a quanto si legge entrando in tribunale. Il problema principale deriva proprio da quelle testuali parole, nel senso che troppo spesso nel nostro Paese la giustizia penalizza i deboli e favorisce i ricchi e i potenti. Perché se un emarginato sociale ruba in un supermercato per fame finisce in carcere, mentre se un ricco truffa miliardi, in carcere difficilmente ci finisce e nel caso ci finisca nel giro di poco tempo uscirà ai domiciliari, mentre l emarginato ai domiciliari difficilmente ci andrà anche perché spesso non ha una casa o una rete familiare che lo sostenga. Questo è l esempio più semplice. Ogni anno in questo Paese vanno in prescrizione dai ai processi. Questo problema è dovuto alla lentezza e all intasamento della macchina giudiziaria, ma ci sono anche casi ben noti di imputati che, avendo i mezzi per farlo, possono avvalersi di avvocati di grosso calibro, abili nello scovare cavilli processuali che consentono l allungamento dei processi, così da raggiungere i termini di legge per godere della prescrizione. In altri termini la loro strategia difensiva è quella di difendersi dal processo e non nel processo. Dall altra parte ci sono imputati che non potendosi avvalere di una difesa agguerrita spesso non possono neppure accedere ai successivi gradi di giudizio e i loro processi non giungeranno mai alla prescrizione. Ci sono poi tutti quei cittadini che aspettano giustizia, che per colpa del sovraccarico di processi che si accatastano sulle scrivanie dei magistrati, impedendo agli stessi di svolgere il loro lavoro in tempi accettabili, rallentando il corso della giustizia, vedranno vanificate tutte le loro attese. Se vogliamo analizzare in profondità il sistema giustizia non possiamo prescindere dall importanza della stampa e dei media in generale. Telegiornali e trasmissioni pomeridiane travisano la realtà creando un informazione non veritiera. Un fatto di attualità che evidenzia la cattiva informazione da parte dei media e dei politici è il caso della mancata estradizione dell ex terrorista dei P.A.C Cesare Battisti. Su questo caso l informazione è stata strumentalizzata e indirizzata esclusivamente a uso politico creando disinformazione. Quando in Italia c era il governo Prodi e ministro di Giustizia Clemente Mastella, il Brasile negò l estradizione di Battisti perché la sua giurisdizione non contempla la possibilità di estradare detenuti con una pena, l ergastolo, non contemplata nel proprio ordinamento giudiziario. Il ministro Mastella propose in commissione Giustizia di cambiare il vecchio codice Rocco, con quello preparato dalla commissione Pisapia, così da poter commutare la pena dell ergastolo (fine pena mai) inflitta dalla giustizia italiana a Battisti in anni 30. Poi con la caduta del governo Prodi e successivamente con l avvento del nuovo governo Berlusconi, della proposta di riforma del codice penale non se ne fece più nulla, e tutto il lavoro fatto dalla commissione Pisapia, è rimasto accantonato in qualche cassetto del ministero di Giustizia. Parliamo della vicenda Battisti per rilanciare una riflessione sull abolizione dell ergastolo e più in generale sulla riforma del codice penale, che risale al ventennio fascista. La commissione guidata da Pisapia, che doveva riformare il vecchio codice Rocco, ha finito da tempo il suo lavoro, il dibattito sul nuovo codice due anni fa era stato messo in calendario alla Camera, ma le perturbazioni della politica hanno fatto slittare a data da definirsi il dibattito. Ci sarebbero tante altre problematiche da elencare, che determinano il collasso della giustizia in Italia, come la lungaggine dei processi, l eccessivo uso dell obbligatorietà dell azione penale, ma quello di cui ci sarebbe realmente bisogno sarebbe la tanto sospirata e invocata, da tutti gli organi competenti, magistrati, giudici e avvocati, riforma epocale della giustizia, tanto sponsorizzata dal governo ma mai affrontata seriamente, una riforma che fino a ora ha prodotto solo effetti dannosi per il sistema penale, leggi ad personam per i colletti bianchi e ingiustizia sociale. Luigi Ruocco cartebollate 19

20 DOSSIER FINE PENA MAI I dubbi dei giuristi sulla sua costituzionalità Ergastolo, l Italia è molto lontana dall Europa In Italia, a differenza degli altri Paesi europei, si è rimasti molto indietro, basti pensare che il codice penale vigente è datato 1930, nonostante con il passare degli anni vi siano state apportate alcune modifiche, tuttavia rimane un codice poco all avanguardia rispetto alla maggior parte dei Paesi europei. Nella maggior parte dei Paesi europei: Norvegia, Portogallo, Spagna, Slovenia, Croazia, Bosnia, Serbia, Albania, Polonia e Ungheria l ergastolo è stato abolito, compiendo un grande passo in avanti a livello di civiltà. In altri Paesi europei, pur essendo rimasta la parola ergastolo, sono state introdotte delle modifiche legislative che hanno fissato un tetto massimo dopo il quale, valutando sempre la personalità di ogni singolo detenuto, si viene scarcerati: in Irlanda dopo 7 anni; in Olanda dopo 14 anni; in Norvegia, dai 12 ai 21; in Austria, Germania, Svizzera, Francia dopo 15 anni; in Grecia dopo 20 anni; in Belgio dopo 10/14 anni; a Cipro dopo 10 anni; in Danimarca dopo 10/12 anni. In Italia, esiste un fine pena riportato sul definitivo che è: 9999 o fine pena mai. Questo significa che un condannato alla pena dell ergastolo rimarrà in balìa dello Stato, non sapendo, anzi rimanendo con il dubbio: chissà se uscirò? C è da dire che nell ordinamento penitenziario italiano esiste una norma chiamata libertà condizionale che 20 cartebollate C è chi sostiene che l ergastolo sia in contrasto con l art. 27 della Costituzione italiana prevede che i condannati all ergastolo, dopo aver espiato almeno 26 anni, possono accedere a tale beneficio, passando attraverso una camera di consiglio, dove la corte valuterà tutta una serie di aspetti, la relazione comportamentale del detenuto, la sua partecipazione attiva all opera di rieducazione, il risarcimento alla parte lesa eccetera. Purtroppo, pur essendo prevista tale norma nell ordinamento penitenziario, non vi è alcuna certezza che il detenuto possa accedere a questo beneficio. Primo perché questa norma non viene applicata con automatismo, in quanto dovendo passare dal paletto della camera di consiglio, il detenuto si troverà dinanzi a una corte che si avvarrà dello strumento della discrezionalità, non per niente le percentuali degli ergastolani che hanno richiesto tale beneficio e lo hanno ottenuto sono bassissime. A tutti quelli che non sono rientrati in quelle bassissime percentuali, non resta niente altro da fare che ritentarci, sperando di essere più fortunato la volta successiva. In Italia esiste poi l ergastolo ostativo. Questa variante dell ergastolo è generalmente utilizzata come deterrente in relazione alla lotta contro la criminalità organizzata e viene indirizzata esclusivamente all ottenimento della collaborazione del detenuto. L ergastolo ostativo a differenza dell ergastolo normale non lascia nessuno spiraglio di speranza ai condannati. I detenuti che scontano questa pena sono esclusi da qualsiasi beneficio, a meno che non inizino a collaborare con la giustizia. Questo unico sbocco per i condannati all ergastolo ostativo non tiene conto della possibilità che un detenuto di questi possa essere stato condannato da innocente e, di conseguenza, non abbia nulla da dire per discolparsi o per collaborare. Non tiene neanche conto di chi non vuole usare il pentimento come mezzo per uscire dalle fitte maglie della giustizia italiana. C è chi sostiene che l ergastolo sia in contrasto con l art. 27 della Costituzione italiana, che come è noto afferma che la pena debba tendere alla rieducazione del condannato, ovviamente finalizzata al suo reinserimento sociale. Se questo obiettivo viene meno perché la pena non ha un termine, l ergastolo può ritenersi incostituzionale? La risposta dei giuristi a questo quesito è che proprio l istituto della libertà condizionale garantisce la costituzionalità dell ergastolo, ma sono argomenti da prendere con le molle. In particolare l ergastolo ostativo, oltre che violare la Costituzione italiana, viola anche gli art. 3, 6 e 7 della Convenzione europea sui diritti dell uomo. L unica speranza per questi detenuti è che l Italia prenda esempio dagli altri Paesi europei compiendo quel passo di civiltà che oltre 1500 detenuti e i loro rispettivi familiari e amici aspettano e sognano tutte le notti da molti anni. Luigi Ruocco

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