Capitolo 7 L amministrazione centrale

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "Capitolo 7 L amministrazione centrale"

Transcript

1 Parte terza Organi dell esecuzione penitenziaria Capitolo 7 L amministrazione centrale Sommario 1. L amministrazione centrale L organizzazione centrale Segue: Normativa in materia di organizzazione dipartimentale Segue: Qualifiche del personale dipartimentale Segue: Divisione del lavoro nel dipartimento e criteri per le nomine Segue: Le attribuzioni degli organi centrali del Dipartimento L Istituto superiore di studi penitenziari La giustizia minorile. 1. L amministrazione centrale Prima della riforma introdotta con la L. 15 dicembre 1990, n. 395, che disciplina il nuovo «Ordinamento del Corpo di Polizia penitenziaria», l Amministrazione penitenziaria, a livello centrale, faceva capo alla Direzione generale per gli istituti di prevenzione e pena del Ministero di Grazia e Giustizia, ai cui vertici era posto, come direttore generale, un magistrato di cassazione. Le articolazioni interne della Direzione generale prendevano il nome di «Uffici» ed erano affidate anch esse a personale di magistratura. Dalla Direzione generale dipendevano poi, in base al decentramento dei servizi attuato con D.P.R. 28 giugno 1955, n. 1538, i Centri di rieducazione dei minorenni e gli (uffici degli) Ispettori distrettuali per adulti. Questi ultimi erano funzionari dell Amministrazione penitenziaria con qualifica di ispettore generale (dirigente superiore) la cui circoscrizione coincideva con il territorio di uno o più Distretti di Corte d Appello: in tale ambito gli Ispettori svolgevano funzioni di vigilanza, controllo e di amministrazione attiva, secondo quanto specificato negli artt del D.P.R. 1538/1955. Il personale civile dell Amministrazione penitenziaria, e segnatamente i funzionari preposti ai vari servizi od istituti, dipendevano da Autorità giudiziarie (erano dunque «eterodiretti») sotto più profili: a) funzionalmente e gerarchicamente, dai magistrati dirigenti della Direzione generale e dagli uffici costituiti presso il Ministero; b) gerarchicamente, dai Procuratori generali della Repubblica e dai Procuratori della Repubblica presso i Tribunali e presso i Tribunali dei minorenni. La legge istitutiva del Corpo di polizia penitenziaria (L. 395/1990), senza alterare del tutto il sistema sopra delineato, ha introdotto alcune radicali innovazioni, quali: la soppressione della Direzione generale per gli Istituti di prevenzione e pena, trasformata secondo il più ampio ed articolato modello organizzatorio del «Dipartimento» (art. 30, comma 6); la previsione dell accesso, per i funzionari amministrativi, al grado di dirigente generale, con possibilità di assumere la Direzione generale o la Vice-Direzione generale del Dipartimento (art. 30, comma 2-4);

2 92 Parte terza Organi dell esecuzione penitenziaria la soppressione degli Ispettorati distrettuali, trasformati in Provveditorati regionali, e il trasferimento a questi ultimi delle funzioni amministrative concernenti il personale dell Amministrazione già demandate ai Procuratori generali e ai Procuratori della Repubblica (art. 32). Con la L , n. 154, si è verificato un netto cambiamento della carriera dirigenziale penitenziaria. L art.1, detta i principi e i criteri direttivi che il Governo deve seguire nell adozione della norma delegata (D.Lgs. 63/2006); l art. 2, riconosce il rapporto d impiego come rapporto di diritto pubblico al personale direttivo e dirigenziale dell amministrazione penitenziaria; l art. 3, abolisce i Centri di servizio sociale, sostituendoli con gli Uffici locali di esecuzione penale esterna. Si è dato in seguito attuazione alla legge-delega, con il D.Lgs , n. 63, il quale in particolare, prevede: l unitarietà della carriera dirigenziale penitenziaria, articolata su tre ruoli (dirigente di istituto penitenziario, dir. di ospedale psichiatrico, dir. dell esecuzione penale esterna); la valutazione comparativa come metodo per il conferimento degli incarichi superiori; le modalità per la nomina alla qualifica dirigente generale; la facoltà del Ministro della Giustizia di scegliere i titolari delle funzioni apicali e dirigenziali del Ministero; la definizione degli aspetti giuridici ed economici del rapporto d impiego mediante il procedimento negoziale, che coinvolge anche: la retribuzione di posizione, correlata alle posizioni funzionali ricoperte (graduate con apposito decreto ministeriale) ed agli incarichi/responsabilità; la retribuzione di risultato, connessa con i risultati conseguiti con le risorse a disposizione. 2. L organizzazione centrale Il Dipartimento, come modulo organizzatorio, costituisce una novità assoluta per il Ministero della Giustizia ed ha pochi precedenti nella pubblica Amministrazione. L art. 30 della L. 395/1990 istituisce il Dipartimento dell Amministrazione penitenziaria (D.A.P.) nell ambito del Ministero della Giustizia, per provvedere, secondo le direttive e gli ordini del Ministro, ai seguenti compiti: a) attuazione della politica dell ordine e della sicurezza degli istituti e servizi penitenziari e del trattamento dei detenuti e degli internati, nonché dei condannati ed internati ammessi a fruire delle misure alternative alla detenzione; b) coordinamento tecnico-operativo, direzione e amministrazione del personale penitenziario, nonché coordinamento tecnico-operativo del predetto personale e dei collaboratori esterni dell Amministrazione;

3 Capitolo 7 L amministrazione centrale 93 c) direzione e gestione dei supporti tecnici, per le esigenze generali del Dipartimento medesimo. Non esiste un Amministrazione penitenziaria distinta dal Dipartimento dell Amministrazione penitenziaria, poiché le due strutture si identificano. Il Corpo di Polizia penitenziaria è una struttura posta al servizio del Dipartimento, per la realizzazione dei fini istituzionali di questo nel campo dell esecuzione delle pene e delle misure di sicurezza e del trattamento dei detenuti e degli internati. Dell organizzazione centrale fa parte quantunque in posizione autonoma rispetto al Dipartimento l Ufficio centrale per la giustizia minorile, istituito dall art. 2, D.L. 29 gennaio 1992, n. 36 (conv. in L. 29 febbraio 1992, n. 213) al posto del già operante Ufficio per la giustizia minorile. L Ufficio centrale esercita tutte le funzioni in materia di minori del Ministero della Giustizia e svolge la propria attività in diretto collegamento (e, ovviamente, in rapporto di dipendenza gerarchica) con il Ministro Guardasigilli. La norma, che sancisce l autonomia e l importanza della materia minorile nell ambito della funzione penitenziaria, ha peraltro carattere transitorio, essendo destinata a valere «fino alla riforma dell ordinamento dello stesso Ministero (di Grazia e Giustizia)». 3. Segue: Normativa in materia di organizzazione dipartimentale Il comma 4 del citato art. 30, nel delegare il Governo ad emanare, entro sei mesi dall entrata in vigore della riforma, uno o più decreti legislativi per l organizzazione del Dipartimento, indicava i seguenti princìpi e criteri direttivi: verifica delle attribuzioni che, per specifiche ragioni, devono essere affidate agli organi centrali e decentramento delle altre; disciplina della gestione a livello decentrato, dei rapporti con gli enti locali, le Regioni e il Servizio Sanitario Nazionale, dei settori della documentazione e dello studio, nonché della formazione e dell aggiornamento del personale penitenziario; determinazione, con decreto ministeriale, degli uffici centrali del Dipartimento secondo modelli che assicurino ad ogni organismo omogeneità di attribuzioni, con particolare riferimento all istituzione di un ufficio unico per il personale, e con il riconoscimento di autonomia organizzativa e funzionale adeguata alle aree specifiche di intervento; analisi delle funzioni dirigenziali (attive, ispettive, di consulenza e di studio) e previsione della loro attribuzione, in un quadro complessivo di pari dignità, a dirigenti amministrativi e a magistrati, con previsione per i primi, della qualifica di dirigente generale; previsione dell attribuzione a magistrati degli incarichi per i quali appaia opportuno utilizzare la loro particolare formazione ed esperienza, tenuto conto della natura intrinseca di ciascuna attività ovvero della diretta connessione della stessa con l esercizio della giurisdizione e con l ordine giudiziario; disciplina degli incarichi ministeriali e delle condizioni per il conferimento, anche mediante determinazione della loro durata e dei limiti di permanenza al Dipartimento. Il D.P.R , n. 55, il D.M e, da ultimo il D.M (pubblicato sul Bollettino Ufficiale Ministero Giustizia del ) individuano nell ambito del Dipartimento dell Amministrazione penitenziaria i seguenti uffici dirigenziali con le competenze per ciascuno di seguito indicate: a) Ufficio del Capo del Dipartimento dell amministrazione penitenziaria: questa struttura è costituita dall insieme degli uffici di staff che nei diversi settori d intervento coaudivano il Capo dipartimento nello svolgimento delle sue attività istituzionali.

4 94 Parte terza Organi dell esecuzione penitenziaria Presso tale ufficio, sono istituiti: Ufficio dell organizzazione e delle relazioni; Ufficio studi, ricerche, legislazione e rapporti internazionali; Ufficio per l attività ispettiva e del controllo; Ufficio del contenzioso; Ufficio per le relazioni sindacali; Ufficio rapporti con le regioni; Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automatizzato statistica ed automazione di supporto dipartimentale; Ufficio per la sicurezza personale e della vigilanza (USPEV); Gruppo operativo mobile (GOM); Servizio di vigilanza sull igiene e la sicurezza dell amministrazione della giustizia (VISAG); Ufficio stampa e relazioni esterne; Ufficio del cerimoniale e di rappresentanza; Centro amministrativo Giuseppe Altavista; Ente di assistenza; Cassa delle ammende. b) Direzione generale del Personale e della Formazione: si occupa della gestione e della formazione del personale appartenente ai diversi comparti del lavoro. Ha, inoltre, competenze di analisi, di studio, di programmazione, di direzione, di gestione e di controllo. La Direzione si struttura in 5 uffici dirigenziali: organizzazione e relazioni; personale amministrativo e tecnico di ruolo e non di ruolo; personale del Corpo di polizia penitenziaria; formazione; sicurezza e coordinamento delle traduzioni e dei piantonamenti. c) Direzione generale detenuti e trattamento: ha competenze di analisi, di studio, di programmazione, di direzione, di gestione e di controllo. Essa si articola in sei uffici dirigenziali: organizzazione e relazioni; detenuti media sicurezza; detenuti alta sicurezza; servizi sanitari; osservazione e trattamento; misure di sicurezza. d) Direzione generale dell esecuzione penale esterna: ha competenze di analisi, di studio, di programmazione, di direzione e di controllo. Essa è costituita dagli Uffici: studi, analisi e programmazione; attuazione dei provvedimenti di giustizia. e) Direzione generale delle risorse materiali, dei beni e dei servizi: è suddivisa in quattro Uffici: organizzazione e relazioni;

5 Capitolo 7 L amministrazione centrale 95 contratti di lavori, forniture e servizi; armamento, casermaggio, vestiario, automobilistico, navale e delle telecomunicazioni; tecnico per l edilizia penitenziaria e residenziale di servizio. Alle dipendenze funzionali della Direzione opera, inoltre, il Servizio approvvigionamento e distribuzione del vestiario (SADAV). f) Direzione generale per il bilancio e la contabilità: ha competenze di analisi, di studio, di programmazione, di direzione e di controllo. Si articola in due uffici dirigenziali: formazione e gestione del bilancio; adempimenti contabili. Da ultimo, il D.M. 27 settembre 2007 ha delineato l attuale struttura dirigenziale del Dipartimento. L amministrazione penitenziaria centrale è organizzata per aree omogenee di competenze, attraverso unità organizzative anche di livello di dirigenza generale. Gli uffici di diretta collaborazione del capo del Dipartimento si articolano nei seguenti uffici: 1. Ufficio dell organizzazione e delle relazioni che comprende la Segreteria affari generali, l Ufficio relazioni con il pubblico, il Fondo Sociale Europeo, le Attività di coordinamento istituzionale ed il Controllo di gestione; 2. Ufficio rapporti con le regioni; 3. Ufficio studi, ricerche, legislazione e rapporti internazionali; 4. Ufficio per l attività ispettiva e del controllo; 5. Ufficio del contenzioso; 6. Gruppo operativo mobile; 7. Ufficio per la sicurezza personale e della vigilanza; 8. Ufficio per le relazioni sindacali; 9. Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automatizzato statistica ed automazione di supporto dipartimentale. La direzione dell ufficio, per la sua particolare complessità, è affidata ad un dirigente con specifica professionalità ed esperienza nel settore; 10. Servizio di vigilanza sull igiene e sicurezza dell amministrazione della giustizia. La responsabilità della direzione è affidata ad un dirigente, mentre l area riferita alle specifiche competenze gestionali è affidata ad un dirigente con adeguate attitudini professionali; 11. Ufficio del cerimoniale e di rappresentanza dell amministrazione penitenziaria; 12. Ufficio stampa e relazioni esterne; 13. Centro amministrativo «G. Altavista». Presso l ufficio del capo del Dipartimento operano, altresì, l Ente di assistenza e la Cassa delle ammende. 4. Segue: Qualifiche del personale dipartimentale Al Dipartimento è posto il Capo del Dipartimanto scelto tra i magistrati di Cassazione con funzioni direttive superiori o tra i dirigenti generali di pari qualifica.

6 96 Parte terza Organi dell esecuzione penitenziaria Il procedimento di nomina è quello previsto per i massimi gradi della burocrazia statale: proposta del Ministro competente (nella fattispecie, il Ministro di Giustizia), deliberazione del Consiglio dei Ministri e decreto del Presidente della Repubblica. La novità di gran lunga più importante consiste nella previsione per cui per il posto in questione possa essere designato, oltre che un magistrato, un dirigente generale, vale a dire un funzionario tratto verosimilmente dai ranghi dell Amministrazione penitenziaria. Ricordiamo, tuttavia, che la nomina a dirigente generale può essere conferita anche a soggetti estranei all Amministrazione dello Stato (art. 25, D.P.R. 30 giugno 1972, n. 748), sicché, in ipotesi, il Governo potrebbe scegliere qualsiasi cittadino italiano fornito dei requisiti richiesti dalla legge. In ogni caso, la disposizione in parola rileva per aver ovviato, almeno in parte, alla anomalia che escludeva i funzionari amministrativi, in via di principio, dagli uffici direttivi dell organo centrale. Una figura del tutto nuova è quella del Vice Capo del Dipartimento, nominato dal Ministro di Giustizia, su proposta del Capo del Dipartimento, tra i magistrati di Cassazione o tra i dirigenti generali, per l espletamento delle funzioni vicarie. 5. Segue: Divisione del lavoro nel dipartimento e criteri per le nomine La delega ha ricevuto attuazione con il D.Lgs. 30 ottobre 1992, n Risulta così superata la disposizione transitoria (art. 30, comma 5, L. 395/1990), secondo cui fino alla emanazione dei decreti delegati alla direzione degli uffici dipartimentali dell Amministrazione penitenziaria potevano essere nominati magistrati con qualifica non inferiore a magistrato di tribunale, ovvero funzionari amministrativi dirigenti o appartenenti alla ex carriera direttiva. La normativa delegata stabilisce, in primo luogo, che alla funzione di Direttore di ufficio centrale del Dipartimento o di ufficio equiparato sono preposti, con decreto del Ministro di Giustizia e su proposta del Capo del Dipartimento dell Amministrazione penitenziaria, dirigenti generali dell Amministrazione medesima e magistrati collocati fuori del ruolo organico della magistratura (art. 1, comma 1). Gli incarichi in questione sono conferiti ai dirigenti e ai magistrati «in base alla particolare esperienza ed alla particolare preparazione acquisite nel corso dell esercizio delle loro precedenti funzioni». Ad alcuni uffici centrali, «per la particolare natura dell attività svolta e per le specifiche esigenze di raccordo con la funzione giurisdizionale e con l ordine giudiziario», sono preposti, in qualità di direttori e di addetti, magistrati collocati fuori del ruolo organico della magistratura, nominati dal Ministro su proposta del Capo del Dipartimento dell Amministrazione penitenziaria, «nei limiti delle dotazioni del personale di magistratura addetto al Ministero della Giustizia» (art. 2 comma 1). Gli uffici centrali riservati ai magistrati (come direttori e, se addetti, come vice-direttori o direttori di divisione) sono: quelli a cui sono affidate attribuzioni in materia di detenuti, internati e trattamento degli stessi;

7 Capitolo 7 L amministrazione centrale 97 quelli svolgenti attività di legislazione, studio e ricerche; quelli competenti in materia di banche dati relative ai detenuti, agli internati ed alle persone sottoposte a misure privative o limitative della libertà. La nomina a Dirigente Generale dell Amministrazione penitenziaria (n. 5 posti di qualifica) è conferita a personale scelto tra i dirigenti dell Amministrazione stessa (art. 4), secondo l «iter» procedimentale di cui al citato art. 25 del D.P.R. 748/1972, ossia con decreto del Capo dello Stato, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri e dietro proposta del Ministro della Giustizia. Oggetto di specifica previsione è la permanenza negli incarichi dipartimentali, che, per dirigenti superiori, primi dirigenti e magistrati addetti, non può avere durata superiore a cinque anni. Peraltro, per esigenze di servizio, l incarico può venire rinnovato per una sola volta, su proposta del Capo del Dipartimento dell Amministrazione penitenziaria (art. 5). 6. Segue: Le attribuzioni degli organi centrali del Dipartimento Con il D.Lgs. 444/1992, sono state individuate le attribuzioni degli organi centrali del Dipartimento dell Amministrazione penitenziaria, nonché le attribuzioni spettanti, in attuazione del principio del decentramento funzionale, ai Provveditorati regionali. Peraltro, in materia di competenze degli organi centrali dipartimentali, il Legislatore delegato si è limitato ad una previsione molto ampia e generica, conferendo ai predetti «tutte le competenze di carattere generale e quelle di rilevanza nazionale ed internazionale» e rinviando, per il resto, ad emanandi decreti ministeriali. Il decreto detta altresì alcune disposizioni essenziali in tema di organizzazione degli organi centrali: una segreteria posta alle dirette dipendenze del Direttore generale; uffici centrali «organizzati secondo criteri di omogeneità, di competenza organizzativa e funzionale adeguata alle aree specifiche di intervento». Quanto alle aree di intervento, queste sono relative a: personale; formazione e aggiornamento del personale; ispettorato; detenuti e trattamento dei detenuti; beni e servizi; studi, ricerche, legislazione e automazione.

8 98 Parte terza Organi dell esecuzione penitenziaria 7. L istituto superiore di studi penitenziari La specificità della funzione penitenziaria, che richiede agli operatori del settore, e massimamente al personale investito di responsabilità direttive, un elevato livello di professionalità (vale a dire preparazione culturale e sensibilità verso la «materia prima» oggetto della funzione, rappresentata da esseri umani privati della libertà per volontà di legge), ha suggerito al Legislatore delegante l istituzione di un organismo «ad hoc» (art. 17, comma 1, L. 395/1990). La delega ha ricevuto attuazione con il D.Lgs. 446/1992, che ha istituito una Scuola nazionale per la formazione, l aggiornamento e la specializzazione del personale appartenente ai quadri direttivi dell Amministrazione penitenziaria, denominata «Istituto superiore di studi penitenziari» (ISSP), con sede a Roma, e posta alle dipendenze del Dipartimento (art. 1). L Istituto superiore di studi penitenziari ha, nell ambito delle scuole di formazione del personale direttivo delle forze di polizia, un precedente nell Istituto superiore di polizia, di cui all art. 58 della L. 1 aprile 1981, n. 121, e sostituisce, per i funzionari dell Amministrazione penitenziaria, la Scuola superiore della Pubblica Amministrazione di Caserta. L Istituto, oltre ai corsi biennali di formazione per la nomina a direttore penitenziario, cura la formazione iniziale, l aggiornamento e la specializzazione dei funzionari e svolge attività di indagine sulle problematiche penitenziarie, assumendo le opportune iniziative sul piano didattico e scientifico (art. 2). A capo della struttura è posto, come direttore, un dirigente generale dell Amministrazione penitenziaria, nominato con decreto del Ministro guardasigilli, su proposta del Capo del Dipartimento (art. 3). L Istituto, articolato in tre Divisioni (art. 4), è composto, oltre che dal direttore (organo individuale), da tre organi collegiali (art. 5), che sono: 1. il Consiglio di direzione; 2. il Collegio dei docenti; 3. il Consiglio di istituto. Mentre il Collegio dei docenti è organo consultivo del direttore dell Istituto e il Consiglio di istituto è organo di collaborazione tra docenti e frequentatori dei corsi, particolare importanza riveste il Consiglio di direzione, a cui spetta di decidere le linee operative generali dell Istituto e di provvedere alla formulazione dei programmi e dei metodi di insegnamento, nonché alla scelta dei docenti. Il D.Lgs. 446/1992 ha istituito, inoltre, l Albo dei docenti dell Istituto Superiore di studi penitenziari (art. 9) e dettato specifiche disposizioni per i corsi di formazione dei vincitori dei concorsi pubblici (durata del corso: sei mesi) e del concorso riservato (durata del corso: due anni). Per quanto concerne, in specie, i vincitori del concorso riservato ai dipendenti appartenenti alla ex carriera di concetto, è previsto che essi siano nominati allievi direttori di istituto penitenziario in prova ed ammessi a frequentare il corso biennale, durante il quale sono posti in aspettativa

9 Capitolo 7 L amministrazione centrale 99 e mantengono il precedente trattamento economico (art. 12). Il corso biennale si articola in insegnamenti ed esami sulle singole materie del piano di studio, nonché in un esame finale, il cui superamento fa conseguire all allievo la qualifica di direttore di istituto penitenziario (art. 14). Gli esami sostenuti nelle discipline universitarie previste nel piano di studio sono riconosciuti a condizione che si sia superato il corso biennale ai fini della laurea in giurisprudenza, scienze politiche, economia e commercio, sociologia e psicologia. Il conseguimento del diploma di laurea è subordinato, ovviamente, al superamento di determinati esami integrativi (art. 15). Le attività istituzionali dell Istituto superiore di studi penitenziari, alla luce delle modifiche normative anzidette, possono così riassumersi: formazione iniziale, di aggiornamento e di specializzazione per dirigenti amministrativi e tecnici dell Amministrazione penitenziaria; formazione iniziale, di aggiornamento e di specializzazione per direttivi e dirigenti del Corpo di Polizia penitenziaria; formazione iniziale e di aggiornamento per funzionari di area «C»; formazione interprofessionale ed integrata anche con operatori dei servizi della comunità locale; formazione a distanza; attività di indagine sulle problematiche penitenziarie; attività di valorizzazione delle esperienze nel settore penitenziario ed approfondimento della cultura giuridica penitenziaria; attività di elaborazione di modelli operativi e sviluppo di metodologie e modelli di organizzazione del trattamento penitenziario per detenuti ed internati, gestione di progetti-obiettivo con finanziamenti del Fondo Nazionale per la lotta alla droga e del Fondo Sociale Europeo. 8. La giustizia minorile A) Premessa Va necessariamente premesso che l organizzazione degli istituti rieducativi è tutt oggi «in fieri», da un lato lo è ancora per il passaggio delle competenze amministrative ai Comuni ex D.P.R 616/1977 (successivamente è stato emanato il T.U. D.Lgs. 267/2000), da un altro lato, per i recenti mutamenti apportati alla materia dal codice di procedura penale minorile e dalle disposizioni di attuazione dello stesso. La nuova normativa infatti ha eliminato molti dei preesisenti istituti, sostituendoli con altri ed ha chiamato spesso in causa, nello svolgimento delle molteplici attività nei vari settori a favore dei minori, sia i servizi per l amministrazione della giustizia, derivazione del ministero della giustizia, sia i servizi locali sollecitati più volte ad una stretta collaborazione con i primi. Si può facilmente intuire quindi come questo primo periodo successivo all entrata in vigore del codice e delle sue disposizioni di attuazione sia d «assestamento» dovuto alla necessaria individuazione delle rispettive competenze ed alla creazione ed organizzazione degli istituti destinati ad accogliere i minori. Dal 1984 presso il Mini-

10 100 Parte terza Organi dell esecuzione penitenziaria stero di grazia e giustizia è istituito un Ufficio per la giustizia minorile, al quale sono attribuite tutte le competenze in materia minorile. B) Centri per la giustizia minorile La disposizione dell art. 6 D.P.R. 448/1988, riconosce il nesso funzionale che deve intercorrere tra l attività giudiziaria e le attività assistenziali minorili, stabilendo che l autorità giudiziaria in ogni stato e grado del procedimento si avvale dei servizi minorili dell amministrazione della giustizia, nonché dei servizi di assistenza istituiti dagli enti locali. I servizi minorili costituiscono i referenti necessari dell attività del giudice e svolgono, quindi, un ruolo processuale definibile in termini di mediazione giudiziaria; fornendo, per un verso, agli organi giudiziari i parametri valutativi necessari alle determinazioni che coinvolgono le esigenze educative e la personalità del giovane, per un altro verso, offrendo al minore gli elementi per assumere decisioni rilevanti sia sotto il profilo sociale che processuale. Si garantisce, così, al minore, non solo il diritto alla difesa per gli aspetti relativi al fatto-reato, ma anche il diritto all assistenza per i profili attinenti alle esigenze educative ed alla personalità. L art. 7 delle disposizioni di attuazione (D.Lgs. 272/1989) del codice disciplinante il processo minorile dispone che i centri di rieducazione per i minorenni, dipendenti dal ministero della giustizia assumono la denominazione di centri per la giustizia minorile, con competenza regionale. A seconda poi delle diverse esigenze nel territorio presso altre città capoluogo di provincia possono essere costituite sezioni distaccate, come pure con decreto del ministro della Giustizia possono essere accorpati in un unico centro i servizi ubicati nell ambito di più regioni. Alla direzione del centro spettano non solo le attribuzioni previste dalla legge per la direzione del centro di rieducazione per minorenni, ma anche funzioni tecniche di programmazione, di coordinamento dell attività dei vari servizi facenti parte dei centri, di cui si dirà più tardi, e di collegamento con gli enti locali. Proprio per la delicatezza e l importanza di tali compiti alle direzioni dei centri per la giustizia minorile, degli istituti e dei servizi minorili sono preposti funzionari che abbiano già svolto attività significative nel settore minorile o che siano comunque dotati di specifiche attitudini e preparazione. Per un completo espletamento delle attività tecniche, i centri possono usufruire dell assegnazione di personale di servizio sociale e dell area pedagogica. I suddetti centri possono inoltre avvalersi della preziosa collaborazione di sedi scientifiche e di consulenti esterni. Di ogni centro per la giustizia minorile fanno parte una serie di servizi indicati espressamente nell art. 8 (D.Lgs. 272/1989) ed ubicati nel territorio di competenza. Essi sono: a) Gli uffici di servizio sociale per minori. Previsti dall art. 1 del R.D.L. 1404/1934 (modificato dalla legge 25 luglio 1956, n. 888) furono istituiti, per la prima volta, con circolare del Ministero di Grazia e Giustizia n. 3935/2405 dell 8 febbraio Con legge 16 luglio 1962, n intitolata «Ordinamento degli Uffici di servizio sociale e istituzione dei ruoli del personale del predetto servizio» sono stati costituiti presso ogni capoluogo

11 Capitolo 7 L amministrazione centrale 101 del distretto di Corte d Appello o di sezione di Corte d Appello, gli Uffici di Servizio Sociale per minorenni. La stessa legge ha inoltre istituito i ruoli del personale delle carriere direttive e di concetto stabilendone in concreto il numero, le qualifiche e le attribuzioni, i rapporti gerarchici, il modo di accesso e la progressione nelle carriere. Le attribuzioni degli uffici di servizio sociale si desumono dagli artt. 1, 25, 27, 28, 29 della legge 25 luglio 1956, n. 888 e dell art. 2 della legge 16 luglio 1962, n Dall esame dei testi citati si ricava che le attribuzioni dell ufficio di servizio sociale per minorenni riguardano: a) inchieste e trattamenti psicologico-sociali ed ogni altra attività diagnostica e rieducativa, nell ambito dei centri di rieducazione per minorenni ed in relazione a provvedimenti penali, civili e amministrativi emessi dall autorità giudiziaria; b) incarichi di studi e di inchieste sociologiche aventi attinenza con la prevenzione della delinquenza minorile; c) iniziative di misure rieducative, su minori irregolari per condotta o per carattere; d) compiti particolari per la libertà assistita (l ufficio di servizio sociale deve controllare la condotta del libero assistito, aiutarlo a superare le difficoltà, mettendosi in relazione con la famiglia e con gli altri ambienti di vita e riferendo al componente del Tribunale designato); e) la cura dei rapporti del minore internato con la famiglia e con gli altri ambienti di vita, informando dei risultati il Tribunale per i minorenni. b) Gli istituti penali per i minorenni. Le norme di attuazione del nuovo codice hanno soppresso l Istituto di osservazione (per i minori in custodia cautelare) e la Prigione-scuola (per l esecuzione della pena detentiva) prevedendone la sostituzione con l Istituto Penale Minorile (I.P.M.). L Istituto Penale Minorile assolve principalmente funzioni esecutive della pena e della custodia cautelare, nei casi in cui non sia stato possibile attivare la concessione di altre misure non detentive. L organizzazione ed il funzionamento dell istituto trovano la loro disciplina nelle norme dell Ordinamento Penitenziario e nella circ. del 19 gennaio 1995, che rappresenta l unico documento specifico sulla detenzione minorile, e che ne traccia il modello organizzativo e il quadro operativo di riferimento. L esigenza è di individuare una guida di riferimento che consenta di razionalizzare e rendere omogenee sul territorio nazionale modalità operative già in uso, ma anche di riconoscere la necessità di differenziazioni sulla base di un evidente cambiamento nella visione complessiva della delinquenza giovanile. Nel delineare tale modello organizzativogestionale la circolare prende in considerazione diversi profili che attengono all utenza, alle finalità istituzionali, all organizzazione interna e all organizzazione delle attività. Gli I.P.M. sono preposti a due funzioni: l esecuzione della pena e l esecuzione della misura cautelare. Si tratta di funzioni diverse che si rivolgono a utenze diverse e che devono svolgersi possibilmente anche in locali separati. Gli ingressi in istituto per l esecuzione della misura cautelare detentiva riguardano i ragazzi tra i 14 e i 18 anni sulla base di provvedimenti disposti dal magistrato a seguito di arresto o fermo, di violazione della misura cautelare del collocamento in comunità per un periodo non superiore ad un mese o anche di custodia cautelare a seguito della celebrazione del processo di primo e secondo grado. La seconda funzione assicurata dagli I.P.M. è quella dell esecuzione delle pene ed interessa oltre a ragazzi della fascia d età tra 14 e 18 anni, anche quelli della fascia dei giovani adulti tra 18 e 21 anni, sempre che la pena in espiazione si riferisca a reati commessi nella minore età. All interno degli istituti è possibile l esecuzione, ma in locali separati, delle misure della semilibertà e della semidetenzione. Il Magistrato di Sorveglianza, che siede presso il Tribunale per i minorenni competente per territorio, ha il compito di vigilare sullo svolgimento dei vari servizi dell Istituto e sul trattamento dei detenuti ai sensi dell art. 5 del D.P.R. 230/2000.

12 102 Parte terza Organi dell esecuzione penitenziaria La struttura organizzativa degli I.P.M. è definita da tre aree funzionali: l area tecnico-pedagogica che comprende educatori, consulenti, animatori ed è coordinata dall educatore più alto in grado e più anziano; l area della sicurezza che attiene alla vigilanza e alla tutela della sicurezza dei ragazzi e della struttura e l area amministrativo-contabile che svolge attività amministrativa relativa al complessivo funzionamento della struttura e del personale. Secondo le disposizioni della circolare ogni istituto dovrebbe essere organizzato in gruppi composti da ragazzi. Ogni gruppo dovrebbe far capo a due educatori che costituiscono i referenti diretti per ogni esperienza del minore, e da sei unità di polizia penitenziaria che partecipano alle attività di osservazione e trattamento dei minori. Le modalità di svolgimento della vita all interno dell istituto sono definite dal regolamento interno che contiene le regole di riferimento, le prassi codificate e formalmente riconosciute, cui tutti, operatori e ragazzi, devono attenersi. Il regolamento rappresenta la normativa interna dell istituto; esso deve necessariamente essere predisposto e viene ratificato con un ordine di servizio del direttore. La circolare individua in modo generale gli ambiti che il regolamento dovrà definire nei particolari (es. colloqui, perquisizioni, pasti, attività di studio e di lavoro, organizzazione e gestione delle sezioni di isolamento destinate ai ragazzi esclusi dalle attività in comune). In mancanza di un unico regolamento specificamente pensato dal legislatore per gli istituti penali minorili, il regolamento interno rappresenta l unica norma di riferimento e deve essere conforme con quanto disposto in generale dal regolamento in uso negli istituti penali per adulti. La parte della circolare che definisce l organizzazione delle attività, definisce la formazione scolastica e quella professionale. Per i minori in custodia cautelare possono essere organizzate attività di pre-orientamento formativo, che si caratterizzano come brevi esperienze di impegno lavorativo, affidate a cooperative o artigiani, e finalizzate all individuazione di attitudini e potenzialità individuali. L organizzazione delle attività scolastiche e professionali dovrebbe tendere a sviluppare le integrazioni con la comunità esterna in modo da diminuire le distanze tra il carcere e il territorio e coinvolgere quest ultimo in un ruolo più responsabile nei confronti dei minori in carcere. c) I centri di prima accoglienza. Tali centri ospitano i minorenni arrestati o fermati, accompagnati dalla polizia giudiziaria, fino all udienza di convalida. I centri di prima accoglienza devono assicurare la permanenza dei minori per il tempo necessario alla loro consegna all esercente la potestà o all affidatario o a persona da questi incaricata. Il termine massimo per cui il minore può essere trattenuto è di dodici ore. I Centri non debbono caratterizzarsi come strutture di tipo carcerario e ove possibile devono essere situati presso gli uffici giudiziari minorili ed in nessun caso possono trovarsi all interno di istituti penitenziari. d) Le comunità. In forza del D.P.R , n. 448 i centri per la giustizia minorile stipulano convenzioni con comunità pubbliche e private, associazioni e cooperative che operino in campo adolescenziale e che siano riconosciute o autorizzate dalla regione competente per territorio; possono inoltre organizzare proprie comunità, anche in gestione mista con gli enti locali. Il comma 2 dell art. 10 ha fissato alcuni criteri guida ai quali deve rispondere l organizzazione e la gestione delle comunità: organizzazione di tipo familiare che prevede la presenza anche di minori non sottoposti a procedimento penale e capienza non superiore alle 10 unità, in modo che siano garantiti, anche col supporto di progetti educativi personalizzati, una conduzione ed un clima, significativi sul piano educativo; utilizzazione di operatori professionali delle diverse discipline; collaborazione di tutte le istituzioni interessate ed utilizzazione delle risorse del territorio. Tali strutture sono destinate ad accogliere i minorenni a cui è stata applicata la misura cautelare del collocamento in comunità o la misura di sicurezza del riformatorio giudiziario (artt. 18, 18bis, 22, 36 e 37, D.P.R. 448/1988).

13 Capitolo 7 L amministrazione centrale 103 È prevista inoltre la possibilità che operatori dei servizi minorili dell amministrazione della giustizia siano distaccati presso comunità e strutture pubbliche o convenzionate per lo svolgimento di compiti di collaborazione interdisciplinare. e) Gli istituti di semilibertà con servizi diurni per misure cautelari, sostitutive ed alternative. È espressamente previsto che gli istituti di semilibertà e di semidetenzione siano organizzati e gestiti in modo da assicurare una effettiva integrazione con la comunità esterna (art. 11 disp. att. c.p.p.m.) ed inoltre che nelle attività scolastiche, di formazione lavoro e di tempo libero siano valorizzate le risorse del territorio in collaborazione con i servizi degli enti locali. Negli istituti di semilibertà vengono ricoverati i minori in espiazione di pena ammessi alla misura alternativa della detenzione in semilibertà (art. 50, L. 354/1975); nei secondi (Istituti di semidetenzione) i minori a cui è stata irrogata la sanzione sostitutiva della semidetenzione.

14 104 Parte terza Organi dell esecuzione penitenziaria Questionario 1. Secondo quale schema organizzativo è strutturata l amministrazione centrale dell amministrazione penitenziaria? (par. 2) 2. Quali sono i compiti del dipartimento dell amministrazione penitenziaria? (par. 2) 3. Quali sono le attività dell Istituto superiore di studi penitenziari? (par. 7) 4. Cosa sono gli IPM? (par. 8) 5. Chi ospita i centri di prima accoglienza? (par. 8) 6. Nell ambito del dipartimento dell amministrazione penitenziaria, a chi spettano le attività in materia d esecuzione penale esterna? (par. 3) 7. Come si concretizza il decentramento sull amministrazione penitenziaria? (par. 2) 8. Quale qualifica deve avere il Capo del Dipartimento dell amministrazione penitenziaria? (par. 4) 9. Come viene nominato il Capo del Dipartimento dell amministrazione penitenziaria? (par. 4) 10. Quali sono i servizi minorili della giustizia, attraverso i quali ogni Centro per la giustizia minorile opera sul territorio? (par. 8)

Art. 71 Nomina e funzioni dei magistrati onorari della procura della Repubblica presso il tribunale ordinario.

Art. 71 Nomina e funzioni dei magistrati onorari della procura della Repubblica presso il tribunale ordinario. REGIO DECRETO 30 gennaio 1941 n. 12 ( indice ) (modificato e aggiornato dalle seguenti leggi: R.D.L. n. 734/43, L. n. 72/46, L. n. 478/46, R.D.Lgs. n. 511/46, L. n. 1370/47, L. n. 1794/52, L. n. 1441/56,L.

Dettagli

BREVI OSSERVAZIONI sul LAVORO DI PUBBLICA UTILITÀ

BREVI OSSERVAZIONI sul LAVORO DI PUBBLICA UTILITÀ BREVI OSSERVAZIONI sul LAVORO DI PUBBLICA UTILITÀ Tra le modifiche introdotte nell agosto 2010 all art. 186, C.d.S., vi è anche l inserimento del nuovo comma 9 bis, che prevede l applicazione del lavoro

Dettagli

TESTO COORDINATO DEL REGOLAMENTO DI ORGANIZZAZIONE DELL AMMINISTRAZIONE REGIONALE E DEGLI ENTI REGIONALI

TESTO COORDINATO DEL REGOLAMENTO DI ORGANIZZAZIONE DELL AMMINISTRAZIONE REGIONALE E DEGLI ENTI REGIONALI TESTO COORDINATO DEL REGOLAMENTO DI ORGANIZZAZIONE DELL AMMINISTRAZIONE REGIONALE E DEGLI ENTI REGIONALI A cura della Direzione Generale Servizio organizzazione, formazione, valutazione e relazioni sindacali

Dettagli

Decreto di attribuzione di posizioni organizzative ai responsabili di settore IL SINDACO

Decreto di attribuzione di posizioni organizzative ai responsabili di settore IL SINDACO Taviano Città dei Fiori (Lecce Italy) Decreto sindacale 02 lì 22 gennaio 2014 Decreto di attribuzione di posizioni organizzative ai responsabili di settore IL SINDACO VISTA la legge 191/98, recante modifiche

Dettagli

ESECUZIONE DI PENE DETENTIVE. PROBLEMATICHE RELATIVE AL DECRETO DI SOSPENSIONE PER LE PENE DETENTIVE BREVI

ESECUZIONE DI PENE DETENTIVE. PROBLEMATICHE RELATIVE AL DECRETO DI SOSPENSIONE PER LE PENE DETENTIVE BREVI 1 ESECUZIONE DI PENE DETENTIVE. PROBLEMATICHE RELATIVE AL DECRETO DI SOSPENSIONE PER LE PENE DETENTIVE BREVI. LINEAMENTI DELLE MISURE ALTERNATIVE ALLE PENE DETENTIVE BREVI Dott. Umberto Valboa Il pubblico

Dettagli

Commissione indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l Integrità delle amministrazioni pubbliche Autorità Nazionale Anticorruzione

Commissione indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l Integrità delle amministrazioni pubbliche Autorità Nazionale Anticorruzione Commissione indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l Integrità delle amministrazioni pubbliche Autorità Nazionale Anticorruzione Delibera n.12/2013: Requisiti e procedimento per la nomina dei

Dettagli

Articolo 55 D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 Elettorato passivo

Articolo 55 D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 Elettorato passivo ALL. 1) Articolo 55 D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 Elettorato passivo 1. Sono eleggibili a sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale e circoscrizionale gli elettori di un qualsiasi

Dettagli

Pensione più lavoro part-time, i criteri nel pubblico impiego

Pensione più lavoro part-time, i criteri nel pubblico impiego Il decreto spiega tutte le possibilità e i limiti dell'eventuale cumulo Pensione più lavoro part-time, i criteri nel pubblico impiego (Dm Funzione pubblica 331 del 29.7.1997) da CittadinoLex del 12/9/2002

Dettagli

COMUNE DI ORBETELLO (Provincia di Grosseto)

COMUNE DI ORBETELLO (Provincia di Grosseto) COMUNE DI ORBETELLO (Provincia di Grosseto) REGOLAMENTO DI ISTITUZIONE DELLE POSIZIONI ORGANIZZATIVE Art. 1 - Area delle posizione organizzative 1. Nel rispetto dei criteri generali contenuti nelle disposizioni

Dettagli

ART. 1 Premessa. ART. 2 - Presupposti per il conferimento degli incarichi

ART. 1 Premessa. ART. 2 - Presupposti per il conferimento degli incarichi Allegato al Decreto del Direttore Generale n. 53.. del 04/02/14 REGOLAMENTO PER L ASSUNZIONE A TEMPO DETERMINATO EX ART. 15 SEPTIES DEL D.LGS. 502/92 AREA DIRIGENZA MEDICA E VETERINARIA E AREA DIRIGENZA

Dettagli

OGGETTO STRUTTURE SEMPLICI DIPARTIMENTALI E STRUTTURE SEMPLICI

OGGETTO STRUTTURE SEMPLICI DIPARTIMENTALI E STRUTTURE SEMPLICI 1 OGGETTO STRUTTURE SEMPLICI DIPARTIMENTALI E STRUTTURE SEMPLICI QUESITO (posto in data 31 luglio 2013) pongo un quesito relativo alla organizzazione gerarchica delle strutture operative semplici e semplici

Dettagli

Regolamento di Accesso agli atti amministrativi

Regolamento di Accesso agli atti amministrativi ISTITUTO COMPRENSIVO DANTE ALIGHIERI 20027 RESCALDINA (Milano) Via Matteotti, 2 - (0331) 57.61.34 - Fax (0331) 57.91.63 - E-MAIL ic.alighieri@libero.it - Sito Web : www.alighierirescaldina.it Regolamento

Dettagli

Gabinetto dell On. le Ministro. Organismo Indipendente di Valutazione. Presidente del Consiglio Superiore dei LL.PP.

Gabinetto dell On. le Ministro. Organismo Indipendente di Valutazione. Presidente del Consiglio Superiore dei LL.PP. Dipartimento per le Infrastrutture, gli affari generali ed il personale Direzione generale del personale e degli affari generali Divisione 4 Ufficio Ispettivo e Disciplina Via Nomentana, 2 00161 Roma tel.06.4412.3285

Dettagli

REGOLAMENTO PER GLI AFFIDAMENTI E I CONTRATTI PER ESIGENZE DIDATTICHE, ANCHE INTEGRATIVE, AI SENSI DELLA LEGGE 240/2010. Art. 1 Ambito di applicazione

REGOLAMENTO PER GLI AFFIDAMENTI E I CONTRATTI PER ESIGENZE DIDATTICHE, ANCHE INTEGRATIVE, AI SENSI DELLA LEGGE 240/2010. Art. 1 Ambito di applicazione REGOLAMENTO PER GLI AFFIDAMENTI E I CONTRATTI PER ESIGENZE DIDATTICHE, ANCHE INTEGRATIVE, AI SENSI DELLA LEGGE 240/2010 Art. 1 Ambito di applicazione L Università, in applicazione del D.M. 242/98 ed ai

Dettagli

SEZIONE I LEGGI E REGOLAMENTI REGIONALI 12.4.2006 - BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE TOSCANA - N. 11

SEZIONE I LEGGI E REGOLAMENTI REGIONALI 12.4.2006 - BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE TOSCANA - N. 11 SEZIONE I 12.4.2006 - BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE TOSCANA - N. 11 LEGGI E REGOLAMENTI REGIONALI LEGGE REGIONALE 3 aprile 2006, n. 12 Norme in materia di polizia comunale. IL CONSIGLIO REGIONALE

Dettagli

REGOLAMENTO PER IL CONFERIMENTO DEGLI INSEGNAMENTI NEI CORSI DI STUDIO DELL OFFERTA FORMATIVA. Titolo I Norme comuni

REGOLAMENTO PER IL CONFERIMENTO DEGLI INSEGNAMENTI NEI CORSI DI STUDIO DELL OFFERTA FORMATIVA. Titolo I Norme comuni REGOLAMENTO PER IL CONFERIMENTO DEGLI INSEGNAMENTI NEI CORSI DI STUDIO DELL OFFERTA FORMATIVA Titolo I Norme comuni Art. 1 Oggetto e finalità del Regolamento 1. Il presente regolamento disciplina il conferimento

Dettagli

Protocollo d intesa. tra. Ministero della Giustizia. Autorità garante per l'infanzia e l adolescenza. Bambinisenzasbarre ONLUS

Protocollo d intesa. tra. Ministero della Giustizia. Autorità garante per l'infanzia e l adolescenza. Bambinisenzasbarre ONLUS Protocollo d intesa tra Ministero della Giustizia Autorità garante per l'infanzia e l adolescenza e Bambinisenzasbarre ONLUS IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA L'AUTORITÀ GARANTE PER L'INFANZIA E L ADOLESCENZA

Dettagli

La sanzione prevista per chi ha commesso un reato è LA PENA. Essa può essere pecuniaria (tipo multa, denaro) o detentiva (reclusione in carcere).

La sanzione prevista per chi ha commesso un reato è LA PENA. Essa può essere pecuniaria (tipo multa, denaro) o detentiva (reclusione in carcere). Breve percorso sulla Magistratura La Magistratura La funzione giurisdizionale è la funzione dello stato diretta all applicazione delle norme giuridiche per la risoluzione delle controverse tra cittadini

Dettagli

Capo 1. Art.1 - (Definizione dell istituto dell indennità di posizione della categoria EP)

Capo 1. Art.1 - (Definizione dell istituto dell indennità di posizione della categoria EP) REGOLAMENTO DISCIPLINANTE L APPLICAZIONE DEGLI ARTT.75 CONFERIMENTO E REVOCA DI INCARICHI AL PERSONALE DELLA CATEGORIA EP E 76 RETRIBUZIONE DI POSIZIONE E RETRIBUZIONE DI RISULTATO DEL CCNL 16.10.2008

Dettagli

Bozza di Regolamento sul rapporto di lavoro a tempo parziale

Bozza di Regolamento sul rapporto di lavoro a tempo parziale Bozza di Regolamento sul rapporto di lavoro a tempo parziale Art. 1 Personale avente diritto I rapporti di lavoro a tempo parziale possono essere attivati nei confronti dei dipendenti comunali a tempo

Dettagli

LO PSICOLOGO NEL SISTEMA DI TRATTAMENTO DELLA DELINQUENZA MINORILE. ITALIA E FRANCIA A CONFRONTO

LO PSICOLOGO NEL SISTEMA DI TRATTAMENTO DELLA DELINQUENZA MINORILE. ITALIA E FRANCIA A CONFRONTO UNIVERSITA DEGLI STUDI DI PADOVA FACOLTA DI PSICOLOGIA INDIRIZZO DI PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO E DELL EDUCAZIONE LO PSICOLOGO NEL SISTEMA DI TRATTAMENTO DELLA DELINQUENZA MINORILE. ITALIA E FRANCIA A CONFRONTO

Dettagli

REGOLAMENTO DI ATENEO SUL RECLUTAMENTO DEI RICERCATORI A TEMPO DETERMINATO

REGOLAMENTO DI ATENEO SUL RECLUTAMENTO DEI RICERCATORI A TEMPO DETERMINATO UNIVERSITA DEGLI STUDI DI SASSARI REGOLAMENTO DI ATENEO SUL RECLUTAMENTO DEI RICERCATORI A TEMPO DETERMINATO Testo approvato definitivamente dal Senato Accademico e dal Consiglio di Amministrazione rispettivamente

Dettagli

1. Quali sono gli estremi per l iscrizione all Albo Nazionale Gestori Ambientali?

1. Quali sono gli estremi per l iscrizione all Albo Nazionale Gestori Ambientali? Domanda: Risposta (a cura di Maurizio Santoloci): Oggi un impresa edile che trasporta in proprio i rifiuti non pericolosi con proprio mezzo al contrario di quanto accadeva nella previdente disciplina deve

Dettagli

HEALTH MANAGEMENT ISTITUTO DI MANAGEMENT SANITARIO FIRENZE www.health-management.it

HEALTH MANAGEMENT ISTITUTO DI MANAGEMENT SANITARIO FIRENZE www.health-management.it 1 OGGETTO ANZIANITÀ DI SERVIZIO QUESITO (posto in data 11 luglio 2013) Sono Dirigente Medico di primo livello dal marzo del 2006 e di ruolo, senza interruzioni di servizio, dal luglio 2007. Mi hanno già

Dettagli

C O M U N E DI M O L I T E R N O

C O M U N E DI M O L I T E R N O C O M U N E DI M O L I T E R N O (Provincia di Potenza) REGOLAMENTO SUI CONTROLLI INTERNI Approvato con delibera consiliare n.05 del 6/02/2013 modificato con delibera consiliare n. 54 del 30/11/2013 Indice

Dettagli

CONSIGLIO DELL ORDINE DI TORINO Domande frequenti sul tirocinio forense

CONSIGLIO DELL ORDINE DI TORINO Domande frequenti sul tirocinio forense Sezione generale 1. Il Consiglio dell Ordine degli Avvocati di Torino ha adottato un regolamento specifico per i praticanti avvocati? Il Consiglio dell Ordine degli Avvocati di Torino ha approvato con

Dettagli

PROVINCIA DI REGGIO EMILIA

PROVINCIA DI REGGIO EMILIA PROVINCIA DI REGGIO EMILIA REGOLAMENTO PER IL CONSEGUIMENTO DELL IDONEITA PROFESSIONALE PER L ESERCIZIO DELL ATTIVITA DI CONSULENZA PER LA CIRCOLAZIONE DEI MEZZI DI TRASPORTO - Approvato con deliberazione

Dettagli

CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE PRESSO IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE PRESSO IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA REGOLAMENTO 16 luglio 2014, n. 6 Regolamento per la formazione continua IL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE nella seduta del 16 luglio 2014 visto l art. 11 della legge 31 dicembre 2012, n. 247, rubricato Formazione

Dettagli

DIPARTIMENTO DI SCIENZE NEUROLOGICHE E PSICHIATRICHE Eugenio Ferrari

DIPARTIMENTO DI SCIENZE NEUROLOGICHE E PSICHIATRICHE Eugenio Ferrari Decreto Direttoriale n. 51 del 20.06.2011 SELEZIONE PUBBLICA, PER TITOLI E COLLOQUIO, PER IL CONFERIMENTO DI UN INCARICO INDIVIDUALE CON CONTRATTO DI COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA VISTA DEL

Dettagli

LEGGE REGIONALE 10 marzo 2014, n. 8

LEGGE REGIONALE 10 marzo 2014, n. 8 9306 LEGGE REGIONALE 10 marzo 2014, n. 8 Norme per la sicurezza, la qualità e il benessere sul lavoro. IL CONSIGLIO REGIONALE HA APPROVATO IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE PROMULGA LA SEGUENTE LEGGE:

Dettagli

DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIO- NALE 3 giugno 2010, n. 1309

DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIO- NALE 3 giugno 2010, n. 1309 18120 Bollettino Ufficiale della Regione Puglia - n. 104 del 16-06-2010 vista la dichiarazione posta in calce al presente provvedimento da parte dei Dirigenti responsabili per competenza in materia che

Dettagli

CODICE FISCALE: DNG LDA 65R17 F205S PARTITA IVA: 12131140159 Corso Matteotti, 56 20081 ABBIATEGRASSO (MI) Tel/Fax: 02.94.60.85.56

CODICE FISCALE: DNG LDA 65R17 F205S PARTITA IVA: 12131140159 Corso Matteotti, 56 20081 ABBIATEGRASSO (MI) Tel/Fax: 02.94.60.85.56 Cosa devo fare per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro se assumo il primo dipendente/collaboratore? Come datore di lavoro devo: 1. valutare i rischi a cui andrà incontro questa persona compiendo il

Dettagli

Testo Unico dell apprendistato

Testo Unico dell apprendistato Testo Unico dell apprendistato Art. 1 Definizione 1. L apprendistato è un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani. 2. Il contratto di apprendistato

Dettagli

COMUNE DI ALSENO Provincia di Piacenza

COMUNE DI ALSENO Provincia di Piacenza COMUNE DI ALSENO Provincia di Piacenza REGOLAMENTO SULL ORDINAMENTO DEGLI UFFICI E DEI SERVIZI Approvato con deliberazione di G.C. n. 232 in data 30.09.1998 Modificato con deliberazione di G.C. n. 102

Dettagli

Forme e termini del procedimento disciplinare nel pubblico impiego

Forme e termini del procedimento disciplinare nel pubblico impiego Forme e termini del procedimento disciplinare nel pubblico impiego La riforma Brunetta, introdotta dal D.Lgs. 150/09, ha modificato profondamente il sistema disciplinare nel pubblico impiego, intervenendo

Dettagli

IL DIRETTORE. Data 20.03.2015. Protocollo 7481-VII.1. Rep. DDIP n. 169. Settore Amministrazione e contabilità. Oggetto 1/10

IL DIRETTORE. Data 20.03.2015. Protocollo 7481-VII.1. Rep. DDIP n. 169. Settore Amministrazione e contabilità. Oggetto 1/10 Protocollo 7481-VII.1 Data 20.03.2015 Rep. DDIP n. 169 Settore Amministrazione e contabilità Responsabile Maria De Benedittis Oggetto Procedura selettiva pubblica per titoli e colloquio per la stipula

Dettagli

SULL ORDINAMENTO DEGLI UFFICI E DEI SERVIZI. Ultimo aggiornamento 13 gennaio 2015

SULL ORDINAMENTO DEGLI UFFICI E DEI SERVIZI. Ultimo aggiornamento 13 gennaio 2015 COMUNE DI VICENZA REGOLAMENTO SULL ORDINAMENTO DEGLI UFFICI E DEI SERVIZI Ultimo aggiornamento 13 gennaio 2015 Comune di Vicenza - a cura del Settore Risorse Umane, Segreteria 1 Generale e Organizzazione

Dettagli

L abuso edilizio minore

L abuso edilizio minore L abuso edilizio minore L abuso edilizio minore di cui all art. 34 del D.P.R. 380/2001. L applicazione della sanzione pecuniaria non sana l abuso: effetti penali, civili e urbanistici. Brunello De Rosa

Dettagli

Regolamento per l attribuzione a professori e ricercatori dell incentivo di cui all art. 29, comma 19, della Legge 240/2010

Regolamento per l attribuzione a professori e ricercatori dell incentivo di cui all art. 29, comma 19, della Legge 240/2010 Regolamento per l attribuzione a professori e ricercatori dell incentivo di cui all art. 29, comma 19, della Legge 240/2010 Art. 1 - Oggetto 1. Il presente regolamento disciplina i procedimenti di selezione,

Dettagli

R.D. 30 gennaio 1941, n. 12. Ordinamento giudiziario.

R.D. 30 gennaio 1941, n. 12. Ordinamento giudiziario. R.D. 30 gennaio 1941, n. 12. Ordinamento giudiziario. 1. È approvato l'unito testo dell'«ordinamento giudiziario», allegato al presente decreto e visto d'ordine nostro dal Ministro guardasigilli e dal

Dettagli

Il Consiglio di Istituto

Il Consiglio di Istituto Prot. n. 442/C10a del 03/02/2015 Regolamento per la Disciplina degli incarichi agli Esperti Esterni approvato con delibera n.7 del 9 ottobre 2013- verbale n.2 Visti gli artt.8 e 9 del DPR n275 del 8/3/99

Dettagli

Modello di organizzazione, gestione e controllo ex d.lgs. 231/01 PARTE SPECIALE- REATI SOCIETARI. Art. 25 Duodecies Impiego di cittadini di paesi

Modello di organizzazione, gestione e controllo ex d.lgs. 231/01 PARTE SPECIALE- REATI SOCIETARI. Art. 25 Duodecies Impiego di cittadini di paesi Modello di organizzazione, gestione e controllo ex d.lgs. 231/01 PARTE SPECIALE- REATI SOCIETARI. Art. 25 Duodecies Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare Adozione con delibera

Dettagli

PER IMPRESE/SOCIETA. Presentata dall Impresa

PER IMPRESE/SOCIETA. Presentata dall Impresa PER IMPRESE/SOCIETA DOMANDA DI PARTECIPAZIONE ALL AUTORITÀ NAZIONALE ANTICORRUZIONE Via M.Minghetti 10 00187 Roma CIG 6253408B85 GARA EUROPEA A PROCEDURA APERTA PER L AFFIDAMENTO DEI SERVIZI CONCERNENTI

Dettagli

AVVISO PER IL CONFERIMENTO DI INCARICHI DI COLLABORAZIONE A NORMA DELL ARTICOLO 7 COMMA 6, D.LGS N. 165 DEL 30.03.2001 E SS.MM.II.

AVVISO PER IL CONFERIMENTO DI INCARICHI DI COLLABORAZIONE A NORMA DELL ARTICOLO 7 COMMA 6, D.LGS N. 165 DEL 30.03.2001 E SS.MM.II. AVVISO PER IL CONFERIMENTO DI INCARICHI DI COLLABORAZIONE A NORMA DELL ARTICOLO 7 COMMA 6, D.LGS N. 165 DEL 30.03.2001 E SS.MM.II. In esecuzione della deliberazione del Direttore generale n. 765 del 30.04.2013,

Dettagli

Modalità di iscrizione nel registro delle imprese e nel REA dei soggetti esercitanti l attività di mediatore disciplinata dalla legge 3 febbraio

Modalità di iscrizione nel registro delle imprese e nel REA dei soggetti esercitanti l attività di mediatore disciplinata dalla legge 3 febbraio Modalità di iscrizione nel registro delle imprese e nel REA dei soggetti esercitanti l attività di mediatore disciplinata dalla legge 3 febbraio 1989, n. 39, in attuazione degli articoli 73 e 80 del decreto

Dettagli

GTECH S.p.A. REGOLAMENTO DELL ORGANISMO DI VIGILANZA. ex D.Lgs. n. 231/2001

GTECH S.p.A. REGOLAMENTO DELL ORGANISMO DI VIGILANZA. ex D.Lgs. n. 231/2001 GTECH S.p.A. REGOLAMENTO DELL ORGANISMO DI VIGILANZA ex D.Lgs. n. 231/2001 Approvato dal consiglio di amministrazione in data 31 luglio 2014 INDICE ARTICOLO 1 - SCOPO ED AMBITO DI APPLICAZIONE... 3 ARTICOLO

Dettagli

Parte I. VISTA la L.R. 2 marzo 1996 n. 12 e sue successive

Parte I. VISTA la L.R. 2 marzo 1996 n. 12 e sue successive Parte I N. 19 - BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE BASILICATA - 19-6-2012 4849 Contenzioso n. 160 - Tribunale di Potenza - Procedimento penale n. 3608/08 - R.G.N.R. n. 485/09 R.G.GIP - Costituzione in

Dettagli

REGOLAMENTO PER IL RECLUTAMENTO DEI RICERCATORI A TEMPO DETERMINATO

REGOLAMENTO PER IL RECLUTAMENTO DEI RICERCATORI A TEMPO DETERMINATO Art. 1 - Finalità e ambito di applicazione Il presente Regolamento, emanato ai sensi della legge 9 maggio 1989, n. 168, disciplina, in armonia con i principi generali stabiliti dalla Carta Europea dei

Dettagli

Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca

Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca IL DIRETTORE GENERALE VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, con il quale è stato approvato il testo unico delle disposizioni concernenti lo Statuto degli impiegati civili

Dettagli

Servizio Amministrativo di Supporto alle Autorità Indipendenti Via Michele Iacobucci, 4 L Aquila

Servizio Amministrativo di Supporto alle Autorità Indipendenti Via Michele Iacobucci, 4 L Aquila Modello B) REGIONE ABRUZZO CONSIGLIO REGIONALE Servizio Amministrativo di Supporto alle Autorità Indipendenti Via Michele Iacobucci, 4 L Aquila acquisito di materiale di cancelleria per l Ufficio amministrativo

Dettagli

CONVENZIONI. L art. 2, commi 569, 573 e 574, L. 24 dicembre 2007, n. 244 (Legge finanziaria 2008) prevede che:

CONVENZIONI. L art. 2, commi 569, 573 e 574, L. 24 dicembre 2007, n. 244 (Legge finanziaria 2008) prevede che: Prospetto esplicativo riguardante i requisiti soggettivi per l abilitazione ai servizi del Programma per la Razionalizzazione negli Acquisti della Pubblica Amministrazione CONVENZIONI L art. 26, commi

Dettagli

LEGGE 27 LUGLIO, N.212. "Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente"

LEGGE 27 LUGLIO, N.212. Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente LEGGE 27 LUGLIO, N.212 "Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000 Art. 1. (Princìpi generali) 1. Le disposizioni della

Dettagli

(1) Pubblicato nella Gazz. Uff. 5 settembre 1934, n. 208 e convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 27 maggio 1935, n. 835.

(1) Pubblicato nella Gazz. Uff. 5 settembre 1934, n. 208 e convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 27 maggio 1935, n. 835. R.D.L. 20 luglio 1934, n. 1404 (1). Istituzione e funzionamento del tribunale per i minorenni (2) (3). (1) Pubblicato nella Gazz. Uff. 5 settembre 1934, n. 208 e convertito in legge, con modificazioni,

Dettagli

- Altri servizi generali. QUADRO A Elementi specifici. Gestione Associata in Unione di comuni

- Altri servizi generali. QUADRO A Elementi specifici. Gestione Associata in Unione di comuni generali di amministrazione, di gestione e di controllo - Organi istituzionali, partecipazione e decentramento - Segreteria generale, Personale e Organizzazione - Gestione economica, Finanziaria, Programmazione,

Dettagli

MODELLO-BASE CONVENZIONE-CONTRATTO PER LA REALIZZAZIONE DELL INTERVENTO NUOVI PERCHORSI

MODELLO-BASE CONVENZIONE-CONTRATTO PER LA REALIZZAZIONE DELL INTERVENTO NUOVI PERCHORSI Assessorato alla f amiglia, all Educazione ed ai Giov ani Municipio Roma III U.O. Serv izi Sociali, Educativ i e Scolastici Allegato n. 3 al Bando d Istruttoria Pubblica per l intervento Nuovi PercHorsi

Dettagli

LEGGE 25 gennaio 1962, n. 20

LEGGE 25 gennaio 1962, n. 20 LEGGE 25 gennaio 1962, n. 20 Norme sui procedimenti e giudizi di accusa (Gazzetta Ufficiale 13 febbraio 1962, n. 39) Artt. 1-16 1 1 Articoli abrogati dall art. 9 della legge 10 maggio 1978, n. 170. Si

Dettagli

Procura della Repubblica presso il Tribunale di MILANO

Procura della Repubblica presso il Tribunale di MILANO INFORMAZIONI GENERALI PER LA PERSONA INFORMATA SUI FATTI CITATA A COMPARIRE DAVANTI AL PUBBLICO MINISTERO Il decreto di citazione di persona informata sui fatti, per rendere sommarie informazioni testimoniali

Dettagli

Carcere & Scuola: ne vale la Pena

Carcere & Scuola: ne vale la Pena PROGETTO DI EDUCAZIONE ALLA LEGALITA E CIVILTA Carcere & Scuola: ne vale la Pena Scuola di Alta Formazione in Scienze Criminologiche, Istituto FDE, Mantova Associazione LIBRA Rete per lo Studio e lo Sviluppo

Dettagli

DISEGNO DI LEGGE: Delega al Governo per la riforma della disciplina della cooperazione dell'italia con i Paesi in via di sviluppo.

DISEGNO DI LEGGE: Delega al Governo per la riforma della disciplina della cooperazione dell'italia con i Paesi in via di sviluppo. DISEGNO DI LEGGE: Delega al Governo per la riforma della disciplina della cooperazione dell'italia con i Paesi in via di sviluppo. Consiglio dei Ministri: 05/04/2007 Proponenti: Esteri ART. 1 (Finalità

Dettagli

IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE

IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE COSA CAMBIA CON LA RIFORMA PREVISTA NEL D.LGS DI ATTUAZIONE DELLA LEGGE DELEGA 15/2009. L OBBLIGO DI AFFISSIONE DEL CODICE DISCIPLINARE La pubblicazione sul sito istituzionale

Dettagli

Il Comitato dei Ministri, ai sensi dell'articolo 15.b dello Statuto del Consiglio d'europa,

Il Comitato dei Ministri, ai sensi dell'articolo 15.b dello Statuto del Consiglio d'europa, CONSIGLIO D EUROPA Raccomandazione CM/REC(2014) 3 del Comitato dei Ministri agli Stati Membri relativa ai delinquenti pericolosi (adottata dal Comitato dei Ministri il 19 febbraio 2014 nel corso della

Dettagli

STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO LIV. Legge sulla tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro.

STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO LIV. Legge sulla tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro. STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO LIV Legge sulla tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro. N. LIV Legge sulla tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori nei luoghi

Dettagli

Regolamento per la formazione continua degli Assistenti Sociali

Regolamento per la formazione continua degli Assistenti Sociali Regolamento per la formazione continua degli Assistenti Sociali Approvato nella seduta di Consiglio del 10 gennaio 2014 Del.01/2014 IL CONSIGLIO NAZIONALE DELL ORDINE DEGLI ASSISTENTI SOCIALI CONSIDERATO

Dettagli

Art.1 (Oggetto) Art.2 (Definizioni)

Art.1 (Oggetto) Art.2 (Definizioni) REGOLAMENTO SULLA TUTELA DELLE PERSONE E DI ALTRI SOGGETTI RISPETTO AL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI emanato con decreto direttoriale n.220 dell'8 giugno 2000 pubblicato all'albo Ufficiale della Scuola

Dettagli

PREMESSA QUADRO NORMATIVO

PREMESSA QUADRO NORMATIVO RACCORDI TRA I PERCORSI DEGLI ISTITUTI PROFESSIONALI E I PERCORSI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE: L ACCORDO IN SEDE DI CONFERENZA UNIFICATA DEL 16 DICEMBRE 2010 PREMESSA Il 16 dicembre scorso

Dettagli

COSA OFFRONO I SERVIZI SOCIALI DI UN COMUNE AI CITTADINI? A cura di Paola Bottazzi

COSA OFFRONO I SERVIZI SOCIALI DI UN COMUNE AI CITTADINI? A cura di Paola Bottazzi COSA OFFRONO I SERVIZI SOCIALI DI UN COMUNE AI CITTADINI? A cura di Paola Bottazzi Questo documento vuole essere una sintetica descrizione dei servizi e delle opportunità che i servizi sociali del Comune-tipo

Dettagli

DOCUMENTO APPROVATO DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL 12 DICEMBRE

DOCUMENTO APPROVATO DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL 12 DICEMBRE REGOLAMENTO DI FUNZIONAMENTO DELL ORGANISMO DI VIGILANZA D.LGS 231/01 DI GALA S.P.A. DOCUMENTO APPROVATO DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL 12 DICEMBRE 2013 INDICE ARTICOLO 1 SCOPO E AMBITO DI APPLICAZIONE..3

Dettagli

INDICE TITOLO I PRINCIPI GENERALI... 7. CAPO I - NORME GENERALI D ORGANIZZAZIONE... 7 Art. 1 Oggetto... 7 Art. 2 - Principi e criteri informatori...

INDICE TITOLO I PRINCIPI GENERALI... 7. CAPO I - NORME GENERALI D ORGANIZZAZIONE... 7 Art. 1 Oggetto... 7 Art. 2 - Principi e criteri informatori... INDICE TITOLO I PRINCIPI GENERALI... 7 CAPO I - NORME GENERALI D ORGANIZZAZIONE... 7 Art. 1 Oggetto.... 7 Art. 2 - Principi e criteri informatori.... 7 TITOLO II - STRUTTURA ORGANIZZATIVA E FUNZIONI DI

Dettagli

Legge 7.3.1986, n. 65 Legge quadro sull ordinamento della Polizia Municipale. Art. 1 Servizio di Polizia Municipale

Legge 7.3.1986, n. 65 Legge quadro sull ordinamento della Polizia Municipale. Art. 1 Servizio di Polizia Municipale Legge 7.3.1986, n. 65 Legge quadro sull ordinamento della Polizia Municipale Art. 1 Servizio di Polizia Municipale 1. I comuni svolgono le funzioni di polizia locale. A tal fine, può essere appositamente

Dettagli

LA FORMAZIONE DELLE CLASSI A.S. 2013/2014

LA FORMAZIONE DELLE CLASSI A.S. 2013/2014 LA FORMAZIONE DELLE CLASSI A.S. 2013/2014 CRITERI GENERALI PER LA FORMAZIONE DELLE CLASSI La formazione delle classi e l assegnazione delle risorse di organico deve essere coerente: - con gli interventi

Dettagli

CONTRATTO DI PRESTAZIONE IN REGIME DI COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA

CONTRATTO DI PRESTAZIONE IN REGIME DI COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA CONTRATTO DI PRESTAZIONE IN REGIME DI COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA L'Università degli Studi di Parma con sede in Parma, via Università n. 12 codice fiscale n. 00308780345 rappresentata dal

Dettagli

LA RESPONSABILITÀ IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO

LA RESPONSABILITÀ IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO LA RESPONSABILITÀ IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO I ruoli individuati dal T.U. n. 81/2008 e la delega di funzioni Sicurezza delle Costruzioni Direzione Legislazione Opere Pubbliche INDICE PARTE PRIMA

Dettagli

Ordinamento del personale degli enti locali

Ordinamento del personale degli enti locali Questionario n. 2 Ordinamento del personale degli enti locali 1) Qual è la differenza tra rapporto organico e rapporto di servizio? A) Il rapporto organico non ha natura giuridica, il rapporto di servizio

Dettagli

DISPOSIZIONI DISCIPLINARI CONTRATTUALI PERSONALE NON DIRIGENTE DEL COMPARTO REGIONI E AUTONOMIE LOCALI (estratto C.C.N.L. del 11.04.

DISPOSIZIONI DISCIPLINARI CONTRATTUALI PERSONALE NON DIRIGENTE DEL COMPARTO REGIONI E AUTONOMIE LOCALI (estratto C.C.N.L. del 11.04. ISTITUTO AUTONOMO CASE POPOLARI DELLA PROVINCIA DI FOGGIA DISPOSIZIONI DISCIPLINARI CONTRATTUALI PERSONALE NON DIRIGENTE DEL COMPARTO REGIONI E AUTONOMIE LOCALI (estratto C.C.N.L. del 11.04.2008) TITOLO

Dettagli

Regolamento Centri di Aggregazione Sociale/Ludoteche

Regolamento Centri di Aggregazione Sociale/Ludoteche COMUNE di ORISTANO Provincia di Oristano Assessorato ai Servizi Sociali Regolamento Centri di Aggregazione Sociale/Ludoteche Approvato con Delibera di C.C. n. 38 del 20.05.2014 1 INDICE TITOLO I DISPOSIZIONI

Dettagli

UNIVERSITA DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA DIPARTIMENTO DI BIOLOGIA. (Avviso al pubblico) IL DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DI BIOLOGIA

UNIVERSITA DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA DIPARTIMENTO DI BIOLOGIA. (Avviso al pubblico) IL DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DI BIOLOGIA UNIVERSITA DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA DIPARTIMENTO DI BIOLOGIA Modena, il _ 11.01.2012 Prot. N 9 Pos. N /_ (Avviso al pubblico) IL DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DI BIOLOGIA VISTO il DPR 22 dicembre

Dettagli

REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE DEI CONTI S e z i o n e R e g i o n a l e d i C o n t r o l l o p e r l a L i g u r i a

REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE DEI CONTI S e z i o n e R e g i o n a l e d i C o n t r o l l o p e r l a L i g u r i a Deliberazione n. 52 /2014 REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE DEI CONTI S e z i o n e R e g i o n a l e d i C o n t r o l l o p e r l a L i g u r i a composta dai seguenti magistrati: Ennio COLASANTI Angela PRIA

Dettagli

Ministero degli Affari Esteri

Ministero degli Affari Esteri Ministero degli Affari Esteri ORDINAMENTO DELL'AMMINISTRAZIONE DEGLI AFFARI ESTERI D.P.R. 5 Gennaio 1967, n. 18 e successive modificazioni e integrazioni ORDINAMENTO DELL'AMMINISTRAZIONE DEGLI AFFARI ESTERI

Dettagli

Preambolo LA CAMERA DEI DEPUTATI ED IL SENATO DELLA REPUBBLICA HANNO APPROVATO; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA LA SEGUENTE LEGGE:

Preambolo LA CAMERA DEI DEPUTATI ED IL SENATO DELLA REPUBBLICA HANNO APPROVATO; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA LA SEGUENTE LEGGE: LEGGE 12 MARZO 1968, n. 442 (GU n. 103 del 22/04/1968) ISTITUZIONE DI UNA UNIVERSITÀ STATALE IN CALABRIA. (PUBBLICATA NELLA GAZZETTA UFFICIALE N.103 DEL 22 APRILE 1968) URN: urn:nir:stato:legge:1968-03-12;442

Dettagli

Decreto del Ministro degli affari esteri 30 dicembre 1978, n.4668 bis, Regolamento per il rilascio dei passaporti diplomatici e di servizio.

Decreto del Ministro degli affari esteri 30 dicembre 1978, n.4668 bis, Regolamento per il rilascio dei passaporti diplomatici e di servizio. Decreto del Ministro degli affari esteri 30 dicembre 1978, n.4668 bis, Regolamento per il rilascio dei passaporti diplomatici e di servizio. 1. I passaporti diplomatici e di servizio, di cui all'articolo

Dettagli

LINEE DI RIFORMA DELL ORDINE DEI GIORNALISTI

LINEE DI RIFORMA DELL ORDINE DEI GIORNALISTI LINEE DI RIFORMA DELL ORDINE DEI GIORNALISTI Deliberazione del Consiglio nazionale dell Ordine dei giornalisti 9 luglio 2014 1. Canale unico di accesso alla professione Per esercitare l attività professionale

Dettagli

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali CIRCOLARE N. 36/2013 Roma, 6 settembre 2013 Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Direzione generale per l Attività Ispettiva Prot. 37/0015563 Agli indirizzi in allegato Oggetto: art. 31 del D.L.

Dettagli

CIRCOLARE N. 20/E. Roma, 11 maggio 2015

CIRCOLARE N. 20/E. Roma, 11 maggio 2015 CIRCOLARE N. 20/E Direzione Centrale Normativa Roma, 11 maggio 2015 OGGETTO: Trattamento agli effetti dell IVA dei contributi pubblici relativi alle politiche attive del lavoro e alla formazione professionale

Dettagli

VADEMECUM SUL PART-TIME (RAPPORTO DI LAVORO A TEMPO PARZIALE)

VADEMECUM SUL PART-TIME (RAPPORTO DI LAVORO A TEMPO PARZIALE) Normativa VADEMECUM SUL PART-TIME (RAPPORTO DI LAVORO A TEMPO PARZIALE) a cura di Libero Tassella da Scuola&Scuola, 8/9/2003 Riferimenti normativi: artt. 7,8 legge 29.12.1988, N. 554; artt. 7,8 Dpcm 17.3.1989,

Dettagli

DISCIPLINA IN MATERIA DI LAVORO A TEMPO PARZIALE E DELLE INCOMPATIBILITA

DISCIPLINA IN MATERIA DI LAVORO A TEMPO PARZIALE E DELLE INCOMPATIBILITA Città di Medicina Via Libertà 103 40059 Medicina (BO) Partita I.V.A. 00508891207 Cod. Fisc.00421580374 Tel 0516979111 Fax 0516979222 personale@comune.medicina.bo.it DISCIPLINA IN MATERIA DI LAVORO A TEMPO

Dettagli

CRITERI DI ASSEGNAZIONE DELLE FUNZIONI STRUMENTALI AL P.O.F.

CRITERI DI ASSEGNAZIONE DELLE FUNZIONI STRUMENTALI AL P.O.F. ISTITUTO ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE Giovanni Caboto GAETA CRITERI DI ASSEGNAZIONE DELLE FUNZIONI STRUMENTALI AL P.O.F. A.S. 2013-2014 1. Richiesta per accedere alle Funzioni strumentali al P.O.F.

Dettagli

Settore Sviluppo Socio Economico e Culturale Servizio Pubblica Istruzione Tel. 079679952 Fax 079679991

Settore Sviluppo Socio Economico e Culturale Servizio Pubblica Istruzione Tel. 079679952 Fax 079679991 C 1 I V I T A S E M P L I T Settore Sviluppo Socio Economico e Culturale Servizio Pubblica Istruzione Tel. 079679952 Fax 079679991 SCUOLA CIVICA DI MUSICA DI TEMPIO PAUSANIA In collaborazione con i comuni

Dettagli

CIRCOLARE N. 1/E. Roma, 9 febbraio 2015

CIRCOLARE N. 1/E. Roma, 9 febbraio 2015 CIRCOLARE N. 1/E Direzione Centrale Normativa Roma, 9 febbraio 2015 OGGETTO: IVA. Ambito soggettivo di applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti Articolo 1, comma 629, lettera b), della

Dettagli

Tale comma 6-bis dell art. 92 del codice è stato abrogato in sede di conversione (cfr. infra). www.linobellagamba.it

Tale comma 6-bis dell art. 92 del codice è stato abrogato in sede di conversione (cfr. infra). www.linobellagamba.it Il nuovo incentivo per la progettazione Aggiornamento e tavolo aperto di discussione Lino BELLAGAMBA Prima stesura 4 ottobre 2014 Cfr. D.L. 24 giugno 2014, n. 90, art. 13, comma 1, nella formulazione anteriore

Dettagli

IL MINISTRO DELL ISTRUZIONE, DELL UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA

IL MINISTRO DELL ISTRUZIONE, DELL UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA DECRETO 30 settembre 2011. Criteri e modalità per lo svolgimento dei corsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno, ai sensi degli articoli 5 e 13 del decreto

Dettagli

CITTA DI BARLETTA Medaglia d oro al Valor Militare e al Merito Civile Città della Disfida

CITTA DI BARLETTA Medaglia d oro al Valor Militare e al Merito Civile Città della Disfida ALL. 5 CITTA DI BARLETTA Medaglia d oro al Valor Militare e al Merito Civile Città della Disfida ***** Regolamento sul funzionamento dell Organismo Indipendente di valutazione \ Approvato con deliberazione

Dettagli

Legge Regionale 23 Novembre 2006, n. 20. Istituzione del fondo regionale per la non autosufficienza. (BUR N. 34 del 9 dicembre 2006)

Legge Regionale 23 Novembre 2006, n. 20. Istituzione del fondo regionale per la non autosufficienza. (BUR N. 34 del 9 dicembre 2006) Legge Regionale 23 Novembre 2006, n. 20. Istituzione del fondo regionale per la non autosufficienza. (BUR N. 34 del 9 dicembre 2006) Art.1 (Oggetto e finalità) 1. La Regione con la presente legge, in armonia

Dettagli

COMUNE DI ALTISSIMO Provincia di Vicenza

COMUNE DI ALTISSIMO Provincia di Vicenza COPIA COMUNE DI ALTISSIMO Provincia di Vicenza N. 64 del Reg. Delib. N. 6258 di Prot. Verbale letto approvato e sottoscritto. IL PRESIDENTE f.to Antecini IL SEGRETARIO COMUNALE f.to Scarpari N. 433 REP.

Dettagli

All. 2 REGOLAMENTO SUI DIRITTI, DOVERI E MANCANZE DISCIPLINARI DEGLI STUDENTI. Art. 1-

All. 2 REGOLAMENTO SUI DIRITTI, DOVERI E MANCANZE DISCIPLINARI DEGLI STUDENTI. Art. 1- All. 2 REGOLAMENTO SUI DIRITTI, DOVERI E MANCANZE DISCIPLINARI DEGLI STUDENTI Art. 1- Diritti e doveri degli studenti I diritti e i doveri degli studenti sono disciplinati dagli art. 2 e 3 del D.P.R. 21

Dettagli

LA NON IMPONIBILITÀ IVA DELLE OPERAZIONI CON ORGANISMI COMUNITARI

LA NON IMPONIBILITÀ IVA DELLE OPERAZIONI CON ORGANISMI COMUNITARI LA NON IMPONIBILITÀ IVA DELLE OPERAZIONI CON ORGANISMI COMUNITARI Tratto dalla rivista IPSOA Pratica Fiscale e Professionale n. 8 del 25 febbraio 2008 A cura di Marco Peirolo Gruppo di studio Eutekne L

Dettagli

DISCIPLINA IN MATERIA DI LAVORO A TEMPO PARZIALE

DISCIPLINA IN MATERIA DI LAVORO A TEMPO PARZIALE Comune di Castel San Pietro Terme Provincia di Bologna SERVIZIO RISORSE UMANE DISCIPLINA IN MATERIA DI LAVORO A TEMPO PARZIALE APPROVATO CON DELIBERAZIONE GC. N. 159 IN DATA 4/11/2008 ART. 1 Oggetto Dipendenti

Dettagli

ORGANIZZAZIONE DEI RIPOSI E DURATA DEL LAVORO NOTTURNO

ORGANIZZAZIONE DEI RIPOSI E DURATA DEL LAVORO NOTTURNO Scheda esplicativa per la trattativa decentrata maggio 2009 ORGANIZZAZIONE DEI RIPOSI E DURATA DEL LAVORO NOTTURNO a cura di Giuseppe Montante e Carlo Palermo componenti la Delegazione trattante nazionale

Dettagli

Carta. dei Detenuti e degli Internati

Carta. dei Detenuti e degli Internati MINISTERO DELLA GIUSTIZIA Dipartimento dell Amministrazione Penitenziaria Carta dei Diri i e dei Doveri dei Detenuti e degli Internati Decreto del Ministro della Giustizia del 5 dicembre 2012 Con decreto

Dettagli

Statuto dell Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF)

Statuto dell Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) Statuto dell Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) INDICE Articolo 1 - Finalità e natura dell Ente 2 Articolo 2 - Attività dell INAF 3 Articolo 3 - Principi di organizzazione 5 Articolo 4 - Organi 6

Dettagli

REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE DEI CONTI IN SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA LOMBARDIA

REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE DEI CONTI IN SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA LOMBARDIA Lombardia 300/2014/PAR REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE DEI CONTI IN SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA LOMBARDIA composta dai magistrati: dott. Gianluca Braghò dott. Donato Centrone dott. Andrea Luberti

Dettagli