LA COMUNICAZIONE NEI LEADERS MEETINGS

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1 Università degli studi di Modena e Reggio Emilia FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA CORSO DI LAUREA IN LINGUE E CULTURE EUROPEE LA COMUNICAZIONE NEI LEADERS MEETINGS Prova finale di: Isabella Macchetti Relatore: Chiar.mo prof. Claudio Baraldi Correlatore: prof. Laura Gavioli Anno Accademico

2 Indice Indice 1 Introduzione 5 1. Nozioni generali di teoria: la comunicazione Cos è la comunicazione I sistemi sociali9 1.3 La società differenziata per funzioni La globalizzazione La società multiculturale La comunicazione Interculturale Alcuni concetti fondamentali nella comunicazione interculturale Il dialogo Il linguaggio verbale e non verbale Il contesto Incertezza e ansia Il conflitto La comunicazione interpersonale Conclusione Children s International Summer Villages Cos è il CISV Cenni di Storia La struttura del CISV Gli obiettivi I programmi Approfondimento sul Villaggio Anton s Village Metodologia dell analisi Introduzione I leaders meetings La video-osservazione Le trascrizioni L analisi conversazionale Cos è l analisi conversazionale Le basi teoriche dell analisi conversazionale Alcuni componenti basilari dell analisi conversazionale Quale funzione ha l analisi conversazionale per la ricerca La questione della leadership Conclusione 70 1

3 4. Analisi della comunicazione Premesse generali all analisi Il dialogo nei leaders meetings Il gruppo leaders e i ruoli al suo interno Staff come moderatori Staff in una posizione di controllo Staff come dispensatori di ricompense e punizioni Staff come esperti Staff come mediatori culturali e linguistici Ruolo degli altri adulti Membri con esperienza CISV vs nuove leve Citazioni di esperienze passate Spiegazioni delle attività Istruzione degli altri leaders Reazione dei membri inesperti Come emergono le differenze culturali nella comunicazione Individualismo e personalizzazione La gestione dei conflitti Lo staff evita il conflitto I suggerimenti per porre fine alle discussioni Il cambiamento di argomento Il compromesso Il metodo del voto Conclusione 129 Conclusioni 131 Riassunto 136 Summary 137 Appendice 138 Bibliografia 139 2

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6 Introduzione Al giorno d oggi termini come società moderna, globalizzazione, multiculturalità, interculturalità sono sempre più utilizzati, per via dei cambiamenti socioculturali avvenuti nel corso della storia in tutti gli ambiti della società, da quello istituzionale, a quello economico, fino a quello dei rapporti interpersonali. I sempre più frequenti contatti tra culture differenti in tutti questi ambiti sollevano quindi problematiche relazionali tra gli individui, i quali devono gestire attraverso la comunicazione e l interazione con gli altri la diversità non solo personale, ma anche culturale. Per questo motivo emerge il concetto di comunicazione interculturale, una comunicazione basata sulle differenze culturali tra i partecipanti alle interazioni, e vengono delineate le caratteristiche che essa deve avere affinché la comunicazione sia efficace. All interno della società si sviluppano studi in diverse discipline, che si prefiggono di spiegare i cambiamenti avvenuti nei diversi ambiti, di descrivere la società moderna e di delineare i processi che la caratterizzano. Inoltre si moltiplicano le organizzazioni, gli enti, le associazioni che si occupano dell incontro tra culture diverse e che promuovono la comunicazione interculturale, l incontro tra culture e la gestione della diversità. Questo lavoro si basa sulla ricerca da me svolta in ambito di tirocinio proprio all interno di un associazione simile, il CISV, Children s International Summer Villages, un organizzazione internazionale non-governativa e basata sul lavoro volontario, che promuove l educazione alla pace, l amicizia transculturale e la comunicazione interculturale a livello internazionale. Per fare questo il 5

7 CISV organizza programmi per individui di tutte le fasce d età, ma in particolare per ragazzi, partendo dai bambini di undici anni in molti stati del mondo. Il programma in cui è stata svolta la ricerca oggetto di questa tesi è il Villaggio, che è il progetto più rappresentativo dell organizzazione, e vede come protagonisti quarantotto bambini provenienti da dodici nazioni diverse, dodici leaders, accompagnatori adulti delle delegazioni dei vari paesi, quattro o cinque membri dello staff, adulti appartenenti al paese in cui si svolge il programma, e sei ragazzi di sedici o diciassette anni, i Junior Counsellors, che fungono da collegamento tra gli adulti ed i bambini, i quali dovranno vivere insieme per un periodo di vent otto o ventuno giorni, cooperando e comunicando per il successo del progetto. In particolare la ricerca qui presentata si prefigge di analizzare la comunicazione tra gli adulti partecipanti al Villaggio nell ambito dei leaders meetings, cioè le riunioni giornaliere volte all organizzazione del campo, alla programmazione delle attività indirizzate ai bambini e alla discussione e risoluzione di eventuali problemi. Nello svolgimento di questo lavoro cercherò innanzitutto di delineare da un punto di vista sociologico il quadro della società in cui viviamo e di chiarire i termini sopraccitati di società moderna, globalizzazione, multiculturalità e presenterò i principali concetti sociologici, fondamentali per la mia ricerca, quali comunicazione, comunicazione interculturale e comunicazione interpersonale e le loro caratteristiche. In seguito approfondirò la descrizione del CISV, al fine di rendere chiari il funzionamento e la filosofia dell organizzazione, soffermandomi su quali obbiettivi essa si pone di raggiungere attraverso i programmi internazionali che organizza, con particolare attenzione per il Villaggio. Infine, dopo aver spiegato i metodi da me utilizzati per compiere la ricerca e l analisi, esaminerò la comunicazione tenutasi tra gli adulti durante i leaders meetings, puntando l attenzione sulla rilevanza di differenze culturali e di differenze personali, ovvero sulla presenza di comunicazione interculturale o interpersonale e su quali processi comunicativi si creino all interno di queste riunioni. Scopo di questa ricerca è mettere in luce le dinamiche comunicative che si realizzano in una situazione di lavoro di gruppo in ambito internazionale, che implica quindi l organizzazione e la gestione del Villaggio e la responsabilità del successo del programma, combinate all incontro tra le diverse culture. La ricerca si propone in particolare di individuare le caratteristiche della comunicazione che si produce durante i leaders meetings, per comprendere come tali riunioni vengano gestite e quali siano i possibili accorgimenti per renderli più efficaci. 6

8 1. Nozioni generali di teoria: la comunicazione. Cos è la comunicazione La comunicazione è il tema centrale di questa ricerca ed è opportuno definire cosa si intende con questo termine, come si crea la comunicazione e quali sono le sue conseguenze. Il concetto di comunicazione nasce nella seconda metà del XX secolo nell ambito degli studi sulla trasmissione dell informazione, ma si afferma rapidamente in molti campi, dagli studi sui mass media, agli studi sui problemi psichiatrici, fino ai campi linguistico, economico, politico e sanitario. In campo sociologico, invece, il concetto di comunicazione si afferma solo con la teoria dei sistemi sociali, vale a dire negli ultimi due decenni del 900. Per comunicazione intendiamo un processo mediante il quale gli individui entrano in contatto con altri individui. Il processo comunicativo prevede quindi che i partecipanti alla comunicazione stessa, di volta in volta, parlino o ascoltino. Il messaggio creato nella comunicazione può essere verbale, cioè si compie l azione di parlare rivolgendosi ad altri partecipanti, o non verbale, che comprende gesti, mimica facciale, movimenti, ma anche modo di vestire o di pettinarsi. Si parla quindi di azione comunicativa per indicare ogni azione rivolta esplicitamente o implicitamente ad altri partecipanti (Baraldi, 2003, p. 22). Anche l azione di per sé non è sufficiente, poiché, affinché la comunicazione si realizzi, è necessario che i partecipanti comprendano il messaggio emesso, cioè diano un significato al messaggio verbale, a quello non verbale e al senso e i motivi dell azione. In sintesi la comunicazione si realizza nel coordinamento tra azione comunicativa e comprensione in 7

9 un unico evento, durante il quale viene prodotta l informazione, cioè ciò di cui si parla, che compresa dagli interlocutori, diventa una costruzione sociale che può variare a seconda dei partecipanti alla comunicazione o del contesto, e dunque non oggettiva. Parlare di comunicazione al singolare è impossibile, poiché per sapere se la comunicazione è avvenuta è necessario comunicare nuovamente. Si parla quindi di un processo formato da una sequenza di comunicazioni, in cui ogni azione comunicativa è originata da quella precedente e non può essere ne controllato ne determinato dall esterno. Da questo si conclude che il processo comunicativo è autopoietico, ovvero che contiene al suo interno ciò che gli permette di riprodursi autonomamente. Il processo autopoietico di comunicazione determina un sistema sociale, ma perché la riproduzione abbia luogo, deve essere assicurato dalla formazione di strutture (Luhmann, 1990, p. 288). Queste strutture dei sistemi sociali producono una selezione delle comunicazioni ammesse, che le rendono pertinenti all interno del processo comunicativo, e sono formate da forme culturali che selezionano le componenti fondamentali delle comunicazioni, orientando: a. l informazione, cioè i contenuti e i temi della comunicazione; b. i fondamenti dell azione e della comprensione, cioè gli aspetti che riguardano i partecipanti; c. i risultati, cioè gli effetti osservabili nell immediato; d. le conseguenze, cioè gli effetti prevedibili per il futuro (Baraldi, 2003, pp ). La comunicazione è basata sull orientamento di queste forme, che valutando i collegamenti tra le singole comunicazioni, permettono che i processi comunicativi si svolgano con successo. Per selezionare in modo sistematico e non casuale queste forme di comunicazione bisogna analizzare alcune loro caratteristiche fondamentali, o componenti, che gli attribuiscono un significato. Il trattamento dei contenuti della comunicazione, o informazione, è strutturato dalla codificazione. Codificazione significa una relazione tra un valore positivo e un valore negativo che opera la selezione delle informazioni. Ad esempio in campo scientifico la verità scientifica è data dal codice vero/falso, o in un organizzazione il significato del potere e dato dal codice superiore/inferiore. Il trattamento dei partecipanti è dato da tre diverse forme. In primo luogo la forma dei contributi, che riguarda sia come i partecipanti si presentano, sia come vengono considerati. I partecipanti possono essere trattati come persone, se i contributi sono specifici, unici e autonomi, o come ruoli, se i contributi sono generalizzati, riproducibili ed eteronomi. In secondo luogo troviamo i modi di selezione, forma della comunicazione che tratta i modi di agire ed esperire dei partecipanti nell atto comunicativo. In terzo luogo la simbolizzazione del corpo, per cui ai corpi viene attribuita una selettività specifica. In alcuni casi il corpo è legato alla selezione stessa dei partecipanti, si pensi al modo di vestire o alla condotta sessuale, e in altri casi, invece, esso viene considerato 8

10 autonomamente dalla selezione dei partecipanti, si pensi alla postura, la sudorazione, i movimenti delle mani. I risultati della comunicazione sono trattati da una sola componente, quella delle forme di aspettative, la quale però si suddivide in tre forme fondamentali: aspettative normative, quando ci si aspetta che le aspettative comuni alla società rimangano stabili, aspettative cognitive, quando ci si aspetta un cambiamento delle aspettative generalizzate, e aspettative affettive, quando ci si aspetta l auto-espressione dei partecipanti, cioè aspettative espresse in modo unico e specifico invece che aspettative generalizzate. Infine le conseguenze vengono osservate dalle forme di trattamento del futuro, che si pongono il problema di rilevare se dalla comunicazione emergono conseguenze negative, definite danni. I danni possono essere a loro volta suddivisi in due categorie: i rischi e i pericoli. I rischi si hanno quando si osserva che la comunicazione può comportare dei danni e si può intervenire per limitarli, quindi i partecipanti sono ritenuti responsabili. I pericoli, invece, si hanno quando i danni sono osservati come provocati da fattori esterni e non si ritiene di poter fare nulla per modificare la situazione, quindi i partecipanti sono ritenuti vittime. Nel caso in cui non si osservi la possibilità di conseguenze negative, la comunicazione tratta il futuro come sicurezza. Una forma di comunicazione è data dall insieme di tutte queste sei componenti, ma codificazione, forme dei contributi e forme di aspettative sono le tre componenti primarie, che pongono le basi per osservare l informazione, l azione, la comprensione e i risultati della comunicazione. 1.2 I sistemi sociali Nel paragrafo precedente abbiamo utilizzato l espressione sistemi sociali ed è quindi utile approfondire cosa si intende con questo concetto. Il sociologo tedesco Niklas Luhmann nella sua opera Sistemi Sociali. Fondamenti di una teoria generale sostiene che i sistemi sociali sono sistemi di comunicazione, o meglio di azione e comunicazione contemporaneamente, poiché i due concetti non possono esistere separatamente. Questi sistemi sociali vengono definiti osservando le comunicazioni al loro interno. Contrariamente a quanto era sostenuto dagli studi umanistici del passato, infatti, Luhmann afferma che gli individui non sono parte del sistema sociale, bensì è la comunicazione alle quali partecipano che ne fa parte, per cui uno stesso individuo partecipa a più sistemi sociali, come la famiglia, la politica, l economia. 9

11 Come abbiamo visto nel paragrafo precedente le forme di comunicazione sono le strutture dei sistemi sociali e ci consentono di osservarne i confini, i quali svolgono la duplice funzione di separare e collegare fra loro il sistema e l ambiente che lo circonda, cioè gli altri sistemi sociali (Luhmann, 1990, p. 100), e permettono di selezionare le comunicazioni pertinenti e rilevanti per quel determinato sistema. Ogni sistema sociale possiede una struttura fondamentale, data da una forma di comunicazione primaria che la caratterizza e che compie questa selezione, nonostante in ciascun sistema sociale possano esistere altre forme di comunicazione meno rilevanti. Esempi possono essere la forma dell amore nel sistema sociale della famiglia o la forma del denaro nel sistema sociale dell economia. Le componenti delle forme di comunicazione fanno parte della cultura prodotta in una società (Baraldi, 2003). Definire in modo chiaro cosa si intende con il termine cultura è arduo, poiché è un concetto dinamico, ampio e analizzabile da molte prospettive, tanto che è stato oggetto di interesse per numerosi studiosi di varie discipline, ognuno dei quali ne ha dato una propria accezione. Negli anni 50 Kroeber e Kluckhohn riportarono in una loro opera ben 163 definizioni del termine. Una definizione di cultura, per quanto riguarda l ambito che stiamo trattando è: un insieme di simboli e categorie concettuali con cui si descrive la realtà. Questa definizione può far credere che la cultura sia soggettiva e diversa per ogni individuo, come in parte è, si parla infatti di cultura soggettiva. Non bisogna però tralasciare l importanza della cultura normativa (Ting-Toomey, 1999), o come la definisce Kymlicka cultura sociale (Kymlicka, 1995). Con queste accezioni la definizione di cultura considera tre punti importanti. Innanzitutto il termine cultura comprende un insieme di conoscenze, di realtà condivise e di norme che costituiscono l insieme dei significati in una data società. Secondariamente questi significati vengono trasmessi tra i membri di un gruppo e di generazione in generazione. Infine la cultura facilita la capacità dei membri di una società a sopravvivere e integrarsi con l ambiente che li circonda. In definitiva la cultura può essere definita come un complesso insieme di concetti, composto da tradizioni, valori, norme, simboli e significati, condivisi, anche se con gradi differenti o particolarità personalizzate, da tutti i membri di una comunità (Ting-Toomey, 1999). Ogni individuo usa simboli e concetti diversi per descrivere ciò che lo circonda e sono l insieme di conoscenze che gli sono state insegnate, trasmesse e con le quali è cresciuto nella sua società di appartenenza. Focalizzandoci sul rapporto tra cultura e i processi di comunicazione possiamo affermare, come visto, che le forme di comunicazione sono forme culturali, cioè le componenti della cultura che orientano le comunicazioni e consentono il trattamento dei contenuti, del modo di partecipare, dei risultati e delle conseguenze possibili (Baraldi, 2003). 10

12 Con il termine forme culturali intendiamo un insieme di simboli, cioè unità che condensano una molteplicità di significati, che si producono nella comunicazione, ma che, al contrario di quest ultima, si sedimentano e vengono riprodotti, diventando la base delle strutture delle comunicazioni. L amore e il denaro citati poco fa come forme di comunicazione sono quindi sia forme culturali, sia basi per le strutture sociali. L insieme di tutte le comunicazioni porta alla creazione di un sistema sociale complessivo, definibile col termine società. Una società, che è quindi l insieme di tutti i sistemi sociali o delle comunicazioni (Luhmann, De Giorgi, 1992), ha una struttura fondamentale, che è la forma della sua differenziazione primaria, formata dalla differenziazione dei sistemi sociali più rilevanti che la compongono, cioè dalle forme di comunicazione più rilevanti. Osservando la storia delle società umane si può notare che le forme di differenziazione sviluppatesi finora sono poche. In particolare si possono elencare quattro diverse forme di differenziazione: 1. Differenziazione segmentaria, caratterizzata dall uguaglianza dei sistemi sociali all interno della società, i quali vengono distinti in base alla discendenza, o in base alle comunità di abitazioni, oppure per una combinazione di questi due criteri. 2. Differenziazione centro e periferia, nella quale viene ammessa una disuguaglianza tra un centro ricco e una periferia povera. 3. Differenziazione stratificatoria, ovvero contraddistinta dalla disuguaglianza di rango tra i sistemi sociali, cioè tra nobili e popolo comune. 4. Differenziazione funzionale, caratterizzata sia dall uguaglianza, sia dalla disuguaglianza dei sistemi sociali (Luhmann, Da Giorgi, 1992). Quest ultima forma della differenziazione e ritenuta la forma della società moderna, vale quindi la pena soffermarcisi in modo particolare, per comprendere come si è formata e quali forme culturali la caratterizzano. 1.3 La società differenziata per funzioni Definiamo la società moderna attraverso la forma della differenziazione per funzioni. Ad un certo punto della storia la comunicazione come processo autopoietico dei sistemi sociali comincia a comprendere se stessa e raggiunge una chiusura a partire dalla quale per la politica conta solo la politica, per l arte solo l arte, e così via (Luhmann, De Giorgi, 1992, p. 291). In particolare in Europa a partire dal XVII secolo si sono prodotti una serie di cambiamenti socioculturali che hanno 11

13 portato al declino delle altre forme di differenziazione e alla creazione di nuove forme di comunicazione rilevanti. Le scoperte scientifiche e tecnologiche, la rivoluzione industriale che ha valorizzato il denaro e le prestazioni individuali, la promozione della democrazia da parte delle rivoluzioni americana e francese e la crescente importanza che ha assunto l amore nelle relazioni tra gli individui sono tutti fattori che hanno contribuito al cambiamento della società e alla creazione di questa nuova struttura societaria, definita appunto società differenziata per funzioni. Questo tipo di società si trova oggi non solo in Europa, ma in gran parte del mondo, poiché l occidente ha tentato di esportare il proprio modello di società, attraverso il colonialismo e l economia capitalista, in atre zone del mondo, spesso con successo. Questa società viene definita differenziata per funzioni, perché i diversi sistemi sociali si differenziano in base alla funzione che svolgono all interno dell intero sistema (Luhmann, De Giorgi, 1992), in altre parole la società è formata da diversi sistemi parziali di funzione, ognuno autonomo e indipendente dagli altri, ma ognuno con uguale importanza nella società complessiva. I principali sistemi di funzione formatisi tra il XVII e il XIX secolo sono il sistema giuridico, il sistema economico, il sistema della scienza, il sistema religioso, le famiglie, il sistema dell educazione, i sistemi dei mass media, della sanità e dell arte. All interno di ogni sistema la comunicazione prevede forme di comunicazione differenti, quindi la società è data dell insieme delle forme di comunicazione rilevanti dei diversi sistemi. La complessità sociale, partendo da questi presupposti, aumenta notevolmente, poiché ogni sistema tratta lo stesso argomento in modo diverso. In più i sistemi sono sì autonomi, ma anche interdipendenti rispetto agli altri, ad esempio nel sistema politico si fanno leggi che vengono rispettate da tutti o si celebrano matrimoni contratti per amore, e ogni sistema di funzione è ulteriormente suddiviso al suo interno in molti sistemi di comunicazione. Il numero di forme culturali rilevanti all interno della società differenziata per funzioni è quindi elevatissimo, ma le componenti fondamentali che caratterizzano la comunicazione si possono riassumere in quattro concetti: 1. La codificazione multipla; 2. La centralità delle aspettative cognitive; 3. Il trattamento individualizzato dei partecipanti; 4. La propensione al rischio e all azione strategica (Baraldi, 2003). Queste quattro componenti corrispondono a quattro forme culturali, rispettivamente pluralismo culturale, modernismo, individualismo e passione per il rischio, che si sono affermate sempre di più nella società e che, unitamente ad una quinta forma culturale sviluppatasi successivamente, la personalizzazione, hanno concorso a creare quella che comunemente viene chiamata cultura 12

14 moderna. Vale la pena soffermarsi su ognuno di questi punti per capire le caratteristiche fondamentali della società differenziata per funzioni. Il pluralismo culturale come forma di codificazione dei contenuti comunicativi è la logica conseguenza del discorso sulla differenziazione della società in sistemi funzionali separati, ognuno con le proprie forme di comunicazione rilevanti e i propri codici, ma tutti ugualmente importanti per la società nel suo complesso. Il pluralismo culturale è quindi la possibilità di immettere nella comunicazione molteplici contenuti culturali e il suo fondamento è l elevata quantità di codici che di volta in volta possono orientare la comunicazione. Il modernismo è una componente basilare della società moderna che riguarda la volontà di conoscenza e di cambiamento. Esso afferma appunto il primato del cambiamento rispetto alla stabilità e quindi delle aspettative cognitive rispetto a quelle normative. Il modernismo trova la sua massima espressione nella scienza, ma anche nell educazione, più vicina a tutti gli individui e in grado di fornire le basi per l apprendimento e quindi per il cambiamento, che diventa un aspettativa generalizzata della società. Concetto fondamentale della cultura modernista è di conseguenza lo sviluppo, che deve riguardare sia gli individui, i quali devono essere formati in funzione delle necessità della società, sia alle tecnologie, create per migliorare l ambiente esterno. L individualismo è l idea secondo la quale l individuo non è più conforme agli altri del gruppo di cui è membro, bensì diventa responsabile delle proprie scelte di partecipazione alla comunicazione, autonomo. Con l individualismo quindi l individuo acquista un valore sociale e si ha una valorizzazione dell Io rispetto agli altri Io, ovvero una differenza tra i partecipanti alla comunicazione. Nella società si ha la combinazione di modernismo e individualismo, in quanto le aspettative cognitive partono dall idea che gli individui possano apprendere e cambiare, sviluppando quindi diversità. Questa diversità viene espressa tramite le azioni che le persone compiono, dette prestazioni. Attraverso le prestazioni gli individui dimostrano il proprio valore, ma affinché questo avvenga devono essere messe a confronto tramite uno standard di riferimento, formato da aspettative generalizzate, che devono essere seguite da tutti e che quindi creano dei ruoli definiti a cui l individuo si deve adattare per essere accettato dal sistema sociale in cui si trova. Ogni sistema sociale, infatti, ha i propri standard di riferimento e crea di conseguenza ruoli specifici che devono essere assunti dalle persone per poter essere inclusi. Dalla creazione dei ruoli sociali si forma un paradosso, denominato paradosso della diversità standardizzata, dal quale emerge che l individuo è rilevante nella società come figura autonoma solo se segue delle condizioni generalizzate poste dall esterno a cui tutti devono adattarsi. La propensione al rischio risulta inevitabile in una società che si basa sulla volontà di apprendimento e cambiamento e sull autonomia individuale. La società differenziata per funzioni è 13

15 infatti stata definita da diversi studiosi anche come società del rischio ( Baraldi, 2003, p. 58), che indica che le conseguenze dipendono direttamente dalle azioni degli individui, i quali si assumono la responsabilità di decidere anche in condizioni di incertezza e colgono questa possibilità come una sfida continua, per ottenere vantaggi nei confronti degli altri. Ciò comporta una notevole rilevanza delle azioni strategiche, tese all ottenimento di questi vantaggi rispetto agli altri nel confronto di valore tra i partecipanti. La possibile creazione di rischi porta però al bisogno di protezione e in alcuni casi alla sicurezza, cioè alla supposizione che a determinate azioni non seguano né rischi, né pericoli. La sensazione di sicurezza è però un illusione, dato che non osservare rischi e pericoli non significa che essi non siano prodotti, e crea quindi un ulteriore pericolo, poiché ignorare i rischi può portare alla produzione di conseguenze negative impreviste. La società differenziata per funzioni si è sviluppata partendo da queste quattro forme principali che regolano le comunicazioni, ma per comprendere la società moderna bisogna analizzare anche un altra forma del trattamento dei partecipanti, la personalizzazione, che ha assunto a partire dal XX secolo un notevole valore parallelamente all individualismo. La personalizzazione, è la forma attraverso la quale gli individui vengono trattati come unici, specifici e autonomi e non più solo come ruoli sociali in base a standard e aspettative generalizzate. In altre parole la personalizzazione tratta gli individui come persone, fattore sempre più importante in una società in cui il primato del gruppo non esiste più e quindi i singoli individui non sono più considerati come membri sottomessi alle norme del gruppo stesso. La persona, e quindi la forma della personalizzazione, acquistano importanza proprio perché la società differenziata per funzioni, in cui vige il primato dell Io, richiede all individuo di compiere scelte autonome. È questa forma che consente di assumersi la responsabilità delle proprie scelte e di conseguenza di assumere determinati ruoli sociali. Per poter assumere ruoli sociali come quelli richiesti dalla società, un individuo deve dunque essere considerato capace di scegliere per se stesso e dotato di senso di responsabilità personale (Baraldi, 2003), qualità assicurate dalla personalizzazione. Quest ultima e l individualismo sono entrambe forme culturali basilari della società moderna, ma creano al suo interno un altro paradosso, il paradosso dell eteronomia, che contrappone persone e ruoli. Nella società, infatti, vengono esaltate le caratteristiche di autonomia, di unicità e di intraprendenza delle persone, ma contemporaneamente ad esse viene richiesto di adattarsi e conformarsi ai ruoli sociali generalizzati. Risulta chiaro il modo paradossale in cui vengono trattati i partecipanti: viene loro richiesto di essere persone e al contempo di assumere ruoli sociali. È però impossibile eliminare una delle due forme, poiché i ruoli sociali sono il fondamento dei sistemi sociali della società e la personalizzazione è il mezzo attraverso cui gli individui diventano autonomi e responsabili, quindi in grado di assumere ruoli. Ne deriva quindi una difficile, ma inevitabile convivenza delle due 14

16 forme culturali all interno della società, una sfida per quest ultima è appunto quella di riuscire a creare delle strategie di combinazione tra ruolo e persona. 1.4 La globalizzazione Com è già stato accennato nel precedente capitolo la società differenziata per funzioni ha tentato di esportare le forme culturali che la caratterizzano anche ad altre società in altre aree del mondo. Esportando pluralismo culturale, modernismo, individualismo, propensione al rischio e personalizzazione, emergono però anche le inadeguatezze di queste forme culturali nel trattare i rapporti con culture diverse. La società differenziata per funzioni nata in opposizione alla creazione di differenze tra i gruppi sociali si dimostra invece un moltiplicatore di disuguaglianze, derivate dalla sua forma di comunicazione, la quale crea differenze di valore. In particolare per mezzo dell individualismo, che mette a confronto gli individui in base alle loro prestazioni, si generano inferiorità, esclusione, emarginazione e si creano condizioni di discriminazione, determinate dai pregiudizi verso individui ritenuti non idonei alla società. Questo porta al riemergere dell etnocentrismo, tipico delle società gerarchiche, che crea una distinzione tra un Noi e un Loro, ovvero privilegiati della società differenziata per funzioni e minoranze o gruppi di emarginati, e alla produzione di una nuova forma di comunicazione, l etnocentrismo modernista, così definito perché mantiene una contrapposizione tra valore positivo delle forme culturali della differenziazione per funzioni e valore negativo di tutte le altre forme, ma al contrario dell etnocentrismo crea questa distinzione non sulla base di pregiudizi, bensì sulla base della conoscenza. Avendo il suo fondamento nella conoscenza questa forma di comunicazione viene legittimata dalla società differenziata per funzioni, che torna quindi ad una valorizzazione delle proprie forme culturali e produce conservazione anzi che cambiamento. La società differenziata per funzioni si autoproclama quindi portavoce dell umanità, considerando le sue forme culturali come universali, portando al paradosso secondo il quale il pluralismo di forme culturali non ammette forme che non siano pluraliste. La differenziazione per funzioni si propone come struttura mondiale e cerca di espandere le sue forme, interpretando questa espansione come difesa di una condizione universale di diritto e bisogno. Il primo mezzo attraverso il quale la società differenziata per funzioni tenta di espandersi è il colonialismo, che a partire dal XVII secolo, cioè da quando la differenziazione per funzioni prese piede in Europa, non è più definibile in modo classico come dominio di un gruppo su un altro, bensì diventa l espansione dei sistemi di funzione e della codificazione multipla (Baraldi, 2003). Il 15

17 colonialismo prende infatti il nome di colonialismo pluralista. Nel mondo si creano quindi società che combinano le forme culturali della società differenziata per funzioni alle forme culturali delle società gerarchiche, anche se queste ultime sono considerate arretrate, poiché il colonialismo ha una visione eurocentrica o occidentalizzante e cerca di far affermare la cosiddetta società moderna, ovvero le aspettative cognitive, il pluralismo culturale, il valore delle prestazioni legate ai ruoli sociali e la propensione al rischio. Il colonialismo trova il suo culmine alla fine del XIX secolo con l imperialismo, cioè il tentativo di una spartizione politica del mondo da parte di alcune potenze occidentali, con la quale esse arrivano a creare uno standard di civiltà, con il quale valutano le società degne di far parte dell élite culturale mondiale (Baraldi, 2003, p. 101). Con la crisi del colonialismo pluralista e dopo le due guerre mondiali inizia il bipolarismo etnocentrico, cioè la presenza di due modelli di società potenti e contrapposte, che si scontrano per diventare mondiali. Da una parte gli Stati Uniti con la società differenziata per funzioni e dall altra l URSS con il comunismo, cioè una forma collettivistica. La divisione del mondo in due zone sottoposte all influenza di due differenti potenze ha però breve durata, poiché i cambiamenti socioculturali sono troppo rapidi e la struttura collettivista crolla, incapace di opporsi alla società differenziata per funzioni e alle sue forme culturali ormai predominanti. A questa situazione segue una rapida decolonizzazione del mondo e l emergere di tanti stati nazionali autonomi, i quali si trovano nella difficile situazione di organizzare la propria struttura sociale. Le condizioni per l autonomia sono spesso inadeguate, poiché è impensabile tornare alla società precoloniale, ma allo stesso tempo le strutture locali non sono adatte a creare società differenziate per funzioni. Questo crea conflitti e fa emergere ancora di più le diversità culturali, prodotte dalla codificazione multipla e dal modernismo, e le diversità individuali, poiché gli individui vengono considerati in base alle prestazioni e alla persona. Per ovviare a questi problemi gli stati occidentali danno vita a organizzazioni transnazionali con lo scopo di portare avanti politiche di sostegno allo sviluppo per i nuovi stati. Il sostegno allo sviluppo ha però una forte impronta modernista ed è funzionale all ulteriore espansione della società differenziata per funzioni. Tutte queste premesse portano a parlare, intorno agli anni 80 del XX secolo, di globalizzazione. Il termine globalizzazione fu utilizzato per la prima volta dalla rivista The Economist nel 1962 (Bonaglia, Goldstein, 2003), ma in seguito fu ampiamente usato da diversi studiosi e diverse scienze, e gli sono state attribuite una grande varietà di definizioni. Per citarne alcune possiamo dare una definizione molto generale, ovvero che globalizzazione significa legare azioni e sorti di individui, organizzazioni e comunità a quelle di altri individui, organizzazioni e comunità. Quella data da Barman: svalutazione dell ordine in quanto tale, che divide chi possiede 16

18 da chi non ha nulla. Secondo il sociologo Anthony Giddens la globalizzazione è intensificazione delle relazioni su scala mondiale, locale dipende dal globale e viceversa. Martin Khor, esponente del movimento noglobal, la definisce versione attuale del colonialismo o altri che ritengono invece che la globalizzazione significhi l integrazione dei mercati o una forza che contribuisce al progresso (Bonaglia, Goldstein, 2003). L apertura commerciale e lo sviluppo economico su scala mondiale hanno sicuramente un forte peso nella globalizzazione, ma non sono gli unici fattori che portano alla creazione di una società mondiale. Come sostiene Beck nel suo libro Che cos è la globalizzazione, bisogna distinguere tra globalismo, globalità e globalizzazione. Il termine globalismo rappresenta l ideologia del dominio del mercato mondiale, che riduce la multidimensionalità della globalizzazione alla dimensione economicista e considera tutte le altre subordinate. Con globalità invece si intende una società mondiale, senza spazi chiusi e in cui nessuno può essere isolato, per cui si scontrano le diverse forme economiche, politiche, sociali e così via. Infine, per tornare al termine centrale di questo paragrafo, globalizzazione indica il processo secondo il quale gli stati nazionali vengono condizionati da attori transnazionali (Beck, 1999). Il processo di globalizzazione riguarda quindi l estensione, la stabilità e la quantità dei rapporti globali e della loro auto-definizione attraverso i mezzi di comunicazione, così come dai flussi di immagini e dalle forme sociali a livello politico, culturale, economico, finanziario e militare. Questo processo transnazionale sottolinea l intensificarsi di eventi, problemi, conflitti ed esistenze transnazionali, si pensi ad esempio alla diffusione su scala mondiale dell informazione attraverso i mass-media e internet, o al potere delle imprese multinazionali, o ancora alla disuguaglianza globale per cui i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri. Il modello dei mondi separati viene sostituito da una interdipendenza transnazionale e non si hanno più distinzioni esclusive basate sull alternativa secca o/o, che vede società diverse una accanto all altra o una subordinata all altra, bensì distinzioni inclusive, per cui la regola è trovarsi nello stesso spazio tra categorie diverse. Questo metodo di distinzione presenta un concetto mobile e cooperativo di confine, che, come affermava anche Luhmann, collega e limita contemporaneamente. Basandosi sul modello di distinzione inclusiva, come sostiene Ulrich Beck, si può affermare che ogni individuo appartiene a molte cerchie differenti, ma non immobili, e viene da ciò limitato (Beck, 1999). Questo tipo di distinzione, che vede l incrocio tra mondo ed Io, permette che la globalizzazione venga indagata sociologicamente. Un altro studioso, Robertson, si interroga su quale aspetto assuma il mondo nella creazione di modi d essere e di simboli culturali transculturali. Egli sostiene che globalizzazione significhi anche l incontrarsi reciproco di culture locali specifiche, le quali devono adattarsi e ridefinirsi nei loro contenuti. Il locale deve quindi essere visto come un aspetto del globale, facendo emergere il 17

19 concetto di glocalizzazione, ovvero una fusione tra globalizzazione e localizzazione (Robertson, 1999). Questo aspetto risponde a una contraddizione formatasi all interno della globalizzazione la quale da una parte promuove l apertura, creando possibilità di incontro e costruendo diversità, ma minaccia le culture locali che sono la base delle diversità stesse, dall altra anela alla conservazione, cioè a preservare la pluralità delle visioni del mondo, ma minaccia l apertura alla diversità (Baraldi, 2003). La globalizzazione porta con sé valori e conseguenze positive, come l espansione nel mondo dei valori liberaldemocratici o dei diritti umani e la cooperazione internazionale, e altre conseguenze al contrario negative, come la distruzione di culture locali o l ulteriore impoverimento delle società povere. Certo è che la società differenziata per funzioni con la globalizzazione e quindi con il contatto sempre maggiore tra culture diverse, ha dovuto creare una nuova forma di comunicazione, che permettesse l interazione tra di esse. Questo perché se da un lato la globalizzazione sembra portare all omologazione delle civiltà umane agli standard della differenziazione per funzioni, dall altro lato spesso si ha una reazione contraria, che porta ad accentuare e rafforzare le identità culturali specifiche. Le rivendicazioni degli individui appartenenti a queste società non omologate fanno sì che la società nell epoca della globalizzazione possa essere considerata una società multiculturale e fa acquisire sempre più importanza alla comunicazione interculturale. 1.5 La società multiculturale L importanza crescente della globalizzazione dagli ultimi decenni del XX secolo mette in rilievo il sempre maggiore bisogno di una struttura sociale mondiale, benché questa struttura, nonostante sia stata spesso auspicata, ancora non abbia trovato una soluzione concreta per la sua attuazione, e che la differenziazione per funzioni non possa strutturare questa società mondiale, che richiederebbe il coordinamento dei segmenti delle diverse società locali, che fino ad oggi ha incontrato ostacoli insormontabili. In altre parole sembra che una struttura stabile mondiale potrebbe realizzarsi solo con la combinazione di segmentazione e coordinamento. I segmenti della società differenziata per funzioni che dovrebbero essere coordinati sono tre. In primo luogo la molteplicità di organizzazioni creatasi all interno dei sistemi di funzione, ad esempio le organizzazioni per il sostegno allo sviluppo o le organizzazioni capitaliste, come le imprese multinazionali. In secondo luogo i gruppi costituiti attraverso l immigrazione, per i quali, vista 18

20 l impossibilità di creare una società monoculturale, bisogna trovare metodi di l integrazione, come politiche d accoglienza, educazione, regolamentazione del lavoro e così via. In terzo luogo i diversi stati, che pongono le basi per le identità etniche. Dal tentativo di coordinamento di queste forme di segmentazione emergono frequenti conflitti e aumenta la probabilità di scontro tra le diverse forme culturali delle diverse società. I tentativi finora prodotti hanno portato alla nascita delle cosiddette codificazioni miste, cioè combinazioni di forme culturali diverse che co-costruiscono gli orientamenti della comunicazione: in particolare tra codificazione multipla e codificazioni gerarchiche (Baraldi, 2003, p. 154). Si possono quindi avere codificazioni miste gerarchiche, quando le forme culturali delle società pluraliste vengono rielaborate sulla base delle gerarchie, oppure codificazioni miste pluraliste, quando pluralismo culturale, modernismo, individualismo e personalizzazione mettono in discussione le forme delle società gerarchiche. Questo tipo di società si è diffuso in molte zone del mondo, creando in ogni luogo una codificazione mista diversa e particolare, ma tutte si possono ricondurre al concetto di società multiculturale. La società multiculturale è vista come una mescolanza di culture ed è composta da nuove forme culturali miste all interno della differenziazione per funzioni. In questo contesto la comunicazione interculturale è l unico mezzo per poter interagire. La mescolanza non va intesa in termini di affiliazione, ovvero di conversione di un individuo a forme culturali diverse dalle sue, ma consolidate per la società in cui si trova, bensì, secondo Wieviorka, come fusione di culture diverse, new mestizaje, che non porta all annullamento delle culture di partenza, ma che crea forme o identità miste, che caratterizzano la condizione di individui multiculturali, meticci, derivati della mescolanza di culture (Wieviorka, 2001). Anche la mescolanza però, creando sensibilità verso le diversità, attraverso la comunicazione interculturale produce un aumento della diversità culturale, e non la sua riduzione. In una società multiculturale si ha una molteplicità di simboli diversi per indicare gli stessi concetti e per parlare degli stessi temi, quindi forme diverse di comunicazione riguardo alla considerazione degli stessi temi, per il trattamento dei partecipanti, per i risultati e per le conseguenze della comunicazione. In sintesi una molteplicità di differenze culturali. Il problema centrale delle società multiculturali e quello di come trattare le differenze culturali nella comunicazione interculturale. Questo problema è stato affrontato prima con l incentivazione della separazione, poi attraverso l integrazione, la quale si sviluppa nella sua forma più integrale, come assimilazione culturale, ovvero una forma che propone i valori dominanti di una società come fondamentali e immodificabili, a cui gli altri devono conformarsi. Un altra forma di integrazione è la fusione, attraverso la quale diverse culture si uniscono e danno origine ad una nuova cultura 19

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