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1 Alberto Beneduce e il sistema finanziario internazionale tra le due guerre di LORENZO IASELLI * 1. La formazione giovanile di Alberto Beneduce La figura e l opera di Alberto Beneduce 1 vengono naturalmente richiamate, dalla storiografia finanziaria italiana, nell ambito dell analisi sull intervento pubblico in economia. L economista casertano fu, infatti, il principale promotore dello sviluppo degli enti finanziari parastatali che, organizzati sul modello della società anonima, furono espressione di una burocrazia parallela a quella ministeriale, contraddistinta da snellezza amministrativa e autonomia di gestione e di bilancio. Inoltre, Beneduce, divenuto l interlocutore privilegiato di Mussolini in tema di politica economica e finanziaria, fu l artefice del processo di affermazione * Lorenzo Iaselli è dottore di ricerca in Storia Economica presso la Facoltà di Economia dell Università Federico II di Napoli. Questo contributo, che rappresenta una versione aggiornata della ricerca premiata con la menzione speciale in occasione della II edizione del Premio Alberto Beneduce, organizzato dalla Provincia di Caserta nel 2005, è stato presentato in occasione del V Seminario del Centro Interuniversitario di Ricerca per la Storia Finanziaria Italiana (CIRSFI), Concorrenza e concentrazione bancaria in prospettiva storica, Cassino, ottobre Per un profilo biografico di Beneduce si veda F. Bonelli (a cura di), Alberto Beneduce ( ), in A. Mortara (a cura di), I protagonisti dell intervento pubblico in Italia, Angeli, Milano, 1984, pp , che aggiornava la voce corrispondente in Dizionario biografico degli italiani, vol. VIII, Istituto per la Enciclopedia italiana, Roma, 1966 e il profilo comparso in Economia pubblica, 1971, n 3. Si veda inoltre C. Padovani, Alberto Beneduce, in AA.VV., La società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali nell opera dei suoi presidenti ( ), Bologna, Zanichelli, 1962, pp Si veda inoltre L.Iaselli, Alberto Beneduce: un grand commis tra socialismo e fascismo, in Archivio Storico di Terra di Lavoro, 1/2008, pp

2 del capitalismo di Stato in Italia, culminato nel 1933 con la nascita dell Istituto per la Ricostruzione Industriale, e della separazione tra credito ordinario e credito speciale, ratificata dalla riforma bancaria del Tra gli aspetti meno indagati dell opera di Beneduce vi è, senza dubbio, quello relativo alla sua intensa attività internazionale, che s intrecciò, a partire dall immediato primo dopoguerra, con i numerosi incarichi economici e politici ricoperti in Italia. Beneduce, infatti, rappresentò l Italia nelle principali conferenze e- conomiche internazionali convocate negli anni tra le due guerre e ottenne numerosi ed ampi apprezzamenti da parte della comunità finanziaria internazionale del tempo; la solida preparazione economica e statistica di cui disponeva gli consentì, in particolare, di individuare i principali elementi di debolezza del sistema finanziario internazionale nato dalle ceneri del gold standard, e di patrocinare la collaborazione tra le banche centrali e la liberalizzazione degli scambi come necessari rimedi alla crisi strutturale del sistema. Introducendo l analisi sull esperienza internazionale di Alberto Beneduce, sembra opportuno richiamare i tratti fondamentali della formazione giovanile dell economista casertano, nella convinzione che le principali posizioni assunte in tema di politica finanziaria e monetaria internazionale affondino le radici nel background politico ed accademico maturato nei primi anni del ventesimo secolo. Conseguita la laurea in matematica a Napoli nel 1902, Beneduce due anni più tardi vinse il concorso presso la Direzione Generale di Statistica del Ministero dell Agricoltura Industria e Commercio, dove si sarebbe specializzato in studi attuariali, elaborando diversi contributi innovativi in tema di emigrazione, demografia, tavole di mortalità della popolazione italiana. 2 2 Nel corso di tale periodo il giovane statistico casertano ebbe modo di lavorare a stretto contatto con un ambiente molto stimolante dal punto di vista scientifico e culturale: in questi anni possono infatti collocarsi gli incontri con Giovanni Montemartini, Riccardo Bachi, Giorgio Mortara, Maffeo Pantaleoni, Benvenuto Griziotti. Tra i principali contributi scientifici di Beneduce si ricordano Confronti internazionali circa la nuzialità, natalità e mortalità (1907); Capitali sottratti all Italia dall emigrazione all estero, in Giornale degli Economisti, XXIX, 1904; Della natalità. Studio di demografia comparata, in Giornale degli Economisti, XXXV, Si veda più ampiamente V. Federici, Contributi di Beneduce agli studi statistici e demografici, in AA.VV., Alberto Beneduce e i problemi dell economia italiana del suo tempo, Edindustria, Roma, 1985, pp. 216 e ss. Come ricorda Bonelli, i meriti scientifici gli valsero la libera docenza all Università di Genova e l ingresso nel comitato di 12

3 La formazione matematico-statistica è, dunque, senza dubbio un primo elemento ricorrente di tutta la futura attività di Beneduce, che privilegiò sempre un approccio statistico e quantitativo nell analisi delle questioni macroeconomiche e monetarie. I meriti tecnici dimostrati nei primi anni dell impiego pubblico consentirono a Beneduce di guadagnare la stima e la considerazione di Francesco Saverio Nitti, 3 con cui progettò la nascita e lo sviluppo dei primi enti economici parastatali (l Istituto Nazionale delle Assicurazioni nel 1912; l Istituto Nazionale Cambi con l Estero con r.d.l. n.1956 del 11/12/1917; l Opera Nazionale Combattenti con r.d.l. n.10/12/1917), e di Luigi Luzzatti, con cui collaborò, in occasione dell ultimo incarico istituzionale dello statista veneziano (Ministro del Tesoro del gabinetto Nitti dal 14/3/1920 al 21/5/1920) ad un progetto finalizzato alla compressione della spesa pubblica e al riordino dell amministrazione dello Stato 4. Dal pensiero di Nitti e Luzzatti, il giovane Alberto Beneduce direzione del Giornale degli economisti, insieme a Giovanni Montemartini e Giorgio Mortara, conosciuto già alla Direzione Generale di Statistica, che pure fu una personalità importantissima nella formazione scientifica di Beneduce. Il Giornale degli economisti nel 1910 si trasformò in Giornale degli economisti e rivista di statistica. F. Bonelli (a cura di), Alberto Beneduce ( ), in A. Mortara (a cura di), cit., pp E significativo sottolineare che la Direzione Generale di Statistica fu trasferita dal Ministero dell Industria al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale in concomitanza con l istituzione di quest ultimo (r.d.l. 3/6/1920 n.700), alla cui guida fu posto pochi mesi dopo proprio Alberto Beneduce. Sui rapporti fra Beneduce e Montemartini si veda V. Gallotta, Beneduce e Montemartini, in AA.VV., Alberto Beneduce e i problemi dell economia italiana del suo tempo. cit. Sulla figura di Montemartini si veda anche A. Cardini, Marginalismo, liberismo e socialismo: Giovanni Montemartini, in M. Guidi e L. Michelini (a cura di), Marginalismo e socialismo nell Italia liberale , Milano, Feltrinelli, 2001, pp , nonché il profilo biografico a cura di D. Da Empoli, Giovanni Montemartini ( ), in A. Mortara (a cura di), cit., pp Il primo incontro tra Nitti e Beneduce è tuttavia retrodatabile, in base alla citazione di Francesco Barbagallo, agli anni in cui lo statista lucano, professore di Economia Politica all Università di Napoli, formò intorno a sé un gruppo di giovani studiosi di ideologia socialista. F. Barbagallo, Francesco Saverio Nitti, Torino, UTET, 1984, p.62. Il riferimento è richiamato anche dallo storico casertano A. Ianniello, Il giovane Alberto Beneduce, in Atti della Conferenza tenuta a Caserta il 30 aprile 1994 in occasione del cinquantenario della morte di Alberto Beneduce, Caserta, 1995, p Beneduce aveva precedentemente promosso la costituzione della Commissione Centrale per la Riforma dei Servizi Pubblici avvenuta con r.d.l. 18/9/1919. Sui rapporti fra Nitti e Beneduce si veda L. De Rosa, I rapporti fra Beneduce e Nitti, in AA.VV., Alberto Beneduce e i problemi dell economia italiana del suo tempo, cit., p.190 e ss, nonché la voce dello stesso De Rosa, Francesco Saverio Nitti, in A. Mortara (a cura di), cit., pp ; S. Potito, Il primo Beneduce, , Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2004; G. Barone, Mez- 13

4 mutuò, tra l altro, l idea di una stretta connessione tra questione sociale e riforma agraria; 5 il ricorso allo strumento della cooperazione per mobilitare capitali e risorse nelle campagne; la necessità di sganciare definitivamente le dinamiche di crescita economica nazionale dall agricoltura e dall industria marittima per concentrare gli sforzi su uno sviluppo del paese in senso industriale; la centralità del problema della sostituzione dell elettricità al vapore nel contesto di tale sviluppo industriale; 6 l idea di un intervento pubblico in economia sostenitore ma non prevaricatore dell iniziativa privata, contraddistinto da criteri di produttività ed efficienza. Il rapporto di collaborazione con Nitti, come sottolineato da un recente contributo di De Ianni, 7 fu importante ma non esclusivo nella formazione giovanile dell economista casertano. Sin dai primi anni dell impiego ministeriale, infatti, Beneduce, attraverso l adesione al socialismo riformista di Leonida Bissolati, maturò un pensiero progressista fortemente illuminato, che nell immediato primo dopoguerra lo portò a sostenere il coinvolgimento delle masse lavoratrici nel programma di sviluppo economico del paese e il reinserimento degli ex-combattenti nella vita produttiva della nazione, da attuarsi attraverso vari strumenti politici ed economici, quali l Opera Nazionale Combattenti 8, il credito zogiorno e modernizzazione: elettricità, irrigazione e bonifica nell'italia contemporanea, Torino, Einaudi, 1986; G. Melis, Due modelli di amministrazione tra liberalismo e fascismo: burocrazie tradizionali e nuovi apparati, Ministero per i beni culturali e ambientali, Roma, Su Luigi Luzzatti, oltre alla voce Luigi Luzzatti (a cura di P. Pecorari e P.L. Ballini) in Dizionario Biografico degli Italiani, LXVI, Roma, Istituto dell Enciclopedia Italiana, 2006, pp , si veda P. Pecorari, Economia e riformismo: studi su Giuseppe Toniolo e Luigi Luzzatti, Milano, Jaka book, 1986 e Luigi Luzzatti e le origini dello statalismo economico nell Italia della destra storica, Padova, Si veda in tal senso A. Pitzalis, L intervento pubblico in economia. Esperienze teoricopratiche in Italia nei primi tre decenni del Novecento, Paper presentato al IX Convegno nazionale AISPE, Padova, 15-17/6/ Francesco Saverio Nitti aveva già espresso compiutamente tale teoria nei primi anni del Novecento, rimarcando le potenzialità industriali del settore elettrico e l ampiezza delle risorse idrauliche dell Italia. Si veda al riguardo F.S. Nitti, La conquista della forza. L elettricità a buon mercato. La nazionalizzazione delle forze idrauliche, Roma Si veda inoltre V. Castronovo (a cura di) La Storia Economica, in Storia d Italia Einaudi, Vol. VII, Da contadini ad operai, Il sole 24ore, Milano, 2005, pp.234 e ss. 7 N. De Ianni, Il viaggio breve. Beneduce dal socialismo al fascismo, in Rivista di storia finanziaria, n.14, 2005, pp L Opera Nazionale Combattenti fu istituita con D.l. 10/12/1917. Strutturata secondo il modello di ente economico parastatale, fu dotata di un capitale sociale di 300 milioni di lire, 14

5 cooperativo 9, una copertura assicurativa gratuita per le classi meno abbienti 10, la legge sulla disoccupazione. 11 sottoscritti in gran parte dal Tesoro. Gli scopi lungimiranti che ispirarono la creazione dell ente furono, come sottolineato da Barone, disattesi prima a causa del radicalizzarsi dei conflitti sociali nelle campagne e, poi, dalla transizione politica al fascismo, che svuotò l istituzione delle originarie attribuzioni, rendendolo un tipico ente burocratico di regime con l approvazione del nuovo statuto del Si veda al riguardo G. Barone, Mezzogiorno e modernizzazione. cit., pp. 49 e ss. L ONC fu concepita da Francesco Saverio Nitti e da Beneduce come un ente parastatale finalizzato al reinserimento sociale e produttivo dei contadini ex-combattenti: l ente avrebbe agevolato il processo di bonifica delle terre e quello della riorganizzazione produttiva delle stesse, dando un notevole contributo alla lotta contro la disoccupazione. Il r.d.l. 16/1/1919 n.55, che definì i profili operativi dell ente, prefigurò l ONC come un istituto giuridico destinato a sviluppare un efficiente azione agraria, finanziaria e sociale: il disegno prefigurò un intervento statale agile ed efficace, fin dalla fase dell esproprio, per la riorganizzazione di vaste zone erbifere, boscose o dominate dal latifondo e per la successiva cessione di queste terre ai contadini. Il progetto prevedeva inoltre l esercizio, da parte di cooperative di contadini ex-combattenti, di aziende medio-grandi: solo con strutture di grandi dimensioni, nelle idee dei fondatori dell ente, si sarebbe potuto produrre e vendere a costi competitivi, rilanciando l agricoltura, soprattutto nel Mezzogiorno. 9 Beneduce individuò nell Istituto Nazionale di Credito per la Cooperazione l organismo adatto al supporto finanziario del movimento cooperativo: un supporto non incondizionato, ma fondato, come sostenne, sulla fiducia che meritano la bontà dell iniziativa, la rettitudine e la capacità delle persone che sono chiamate ad attuarla. Tramite un apposita commissione, poi, il Ministro Beneduce studiò la possibilità di creare, assistere e sostenere nuove forme di attività economica fondate sulla solidarietà e sulla capacità della forzalavoro. Archivio Storico della Banca d Italia (d ora in poi: ASBI), Beneduce, cart.323, Discorso del Ministro Beneduce al Consiglio di amministrazione dell Istituto Nazionale di Credito per la Cooperazione, Convinto sostenitore dello sviluppo delle cooperative di produzione e lavoro, studiò le caratteristiche tecniche e finanziarie, le deficienze nel rendimento economico e le eventuali agevolazioni di credito o esenzioni fiscali concedibili ad ogni singolo ente cooperativo già operante in Italia, battendosi per la destinazione di un terzo delle cospicue risorse finanziarie di cui fu dotato l Istituto allo sviluppo di iniziative cooperativistiche nel Mezzogiorno, dove, pure tramite l ONC e i primi progetti del Consorzio di Credito per le Imprese di Pubblica Utilità (Crediop), avrebbe voluto operare una sistematica trasformazione economica e sociale. 10 In collaborazione con Stringher, Beneduce introdusse, con i d.l. 30/12/1917 e 7/3/1918, l assicurazione gratuita per i combattenti. Tale copertura assicurativa fu articolata in due tipologie di polizze. La prima, rivolta alle persone designate dall assicurato per morte, ferite o malattie contratte da quest ultimo in guerra; la seconda (c.d. assicurazione mista a trent anni), in cui il premio veniva liquidato alla persona designata alla morte dell assicurato (anche se avvenuta dopo la guerra) o all assicurato stesso se ancora in vita. 11 La legge sulla disoccupazione (n del 20/8/1921) previde lo stanziamento di 500 milioni di lire da attribuire a Province e Comuni per accelerare la costruzione e l organizzazione di opere pubbliche; Beneduce si adoperò per garantire agilità nelle procedure di assegnazione dei mutui, la cui contrattazione veniva decentrata a livello provinciale e comunale. L. De Rosa, Banche e lavori pubblici in Italia tra le due guerre: il Consorzio di 15

6 Prima della guerra Beneduce aveva assunto una posizione di rilievo nella massoneria italiana, dove i socialisti riformisti, insieme ai democratici e ai liberali, erano la forza politica maggiormente rappresentata. Entrato a far parte, nel 1912, della giunta esecutiva del Grande Oriente Italiano, con una delega ad occuparsi delle questioni politiche ed economiche, 12 il giovane Beneduce patrocinò la diffusione delle forze democratiche e progressiste e il coinvolgimento delle classi operaie nella vita politica del paese, sostenendo i temi della diffusione dell istruzione popolare, della riforma dei tributi locali, del problema agricolo e delle pensioni operaie. 13 Negli stessi anni, Alberto Beneduce affiancò all attività politica ed economica quella accademica: conseguita, infatti, la libera docenza universitaria nel 1910, quattro anni più tardi ottenne la cattedra in statistica presso l Università di Genova, occupandosi prevalentemente dell insegnamento di matematica attuariale, scienze dell assicurazione, statistica economica e finanziaria, economia politica. Attraverso l analisi del ricco materiale archivistico conservato nel fondo Beneduce alla Banca d Italia, alcuni contributi storiografici 14 hanno delineato i tratti fondamentali del contributo teorico del casertano in tema di principi e credito per le opere pubbliche, Milano 1979; P. Ciocca, G. Toniolo, Storia economica d Italia, Roma-Bari, Laterza, Con Leonida Bissolati, Beneduce condivise la scelta interventista e si batté per una riforma elettorale in senso proporzionale che avesse assicurato una più estesa rappresentanza a quelle classi sociali che maggiormente avevano sopportato il peso del conflitto. Il suffragio universale maschile fu introdotto in Italia dal governo Giolitti con la legge n.666 del 30/6/1912. La legge 1985 del 16/12/1918 ampliò la base elettorale riducendo l età necessaria per esprimere il voto da trenta a ventuno anni. Sulla scelta interventista di Beneduce si veda S. Potito, Il primo Beneduce , Napoli, Edizioni Scientifiche, 2004; N.De Ianni, Il viaggio breve. Beneduce dal socialismo al fascismo, in Rivista di storia finanziaria, n.14, 2005, pp Tale incarico fu condiviso, tra gli altri, con Teodoro Mayer, che venti anni più tardi Beneduce avrebbe chiamato alla guida dell Istituto Mobiliare Italiano. Mayer, fondatore del giornale Il Piccolo e illustre esponente del capitale finanziario triestino, fu nominato Senatore del Regno nel Sul ruolo di Beneduce all interno della massoneria si veda F. Conti, Storia della massoneria italiana dal Risorgimento al fascismo, Il Mulino, Bologna, 2006, p.225 e p A. Pitzalis, L intervento pubblico in economia. cit; A. De Nitto, Fra le vicissitudini di una pubblica amministrazione: la statistica e Alberto Beneduce; V. Gallotta, Beneduce e Montemartini; N. Federici, Contributi di Beneduce agli studi statistici e demografici, in A- A.VV., Alberto Beneduce e i problemi dell economia italiana del suo tempo. Atti della giornata di studi per la celebrazione del cinquantesimo anniversario dell istituzione dell IRI, Caserta, 11/11/1983, Roma, Edindustria, 1985; 16

7 tecnica delle assicurazioni, di intervento dello Stato in economia, di e- quilibrio economico generale. In particolare, nelle lezioni universitarie e negli articoli scientifici pubblicati in quel periodo, si evince una particolare visione innovatrice di equilibrio economico che, partendo dalla teoria tradizionale di Vilfredo Pareto, sviluppa una concezione dinamica di equilibrio, fondata sull idea di naturale instabilità della realtà economica e di progresso sociale inteso come passaggio da uno stadio di equilibrio ad un altro migliore, contraddistinto da un minore livello di rischio ed incertezza. 15 Nel passaggio tra stadi di equilibrio progressivi, una funzione essenziale, per Beneduce, deve essere svolta dalle istituzioni politiche, dunque, in primis, dallo Stato, e dalla larga applicazione del principio della mutualità, la cui diffusione tra le masse popolari costituisce e- lemento di maggiore stabilità nella vita sociale ed economica, condizione questa, che a parità di tutte le altre, è fonte di prosperità collettiva 16. Nel primo dopoguerra, Beneduce s inserì nell opposizione tra socialisti massimalisti (poi riunitisi nel 1921 nel Partito Comunista Italiano) e socialisti riformisti schierandosi coi secondi, ma il suo fu un socialismo atipico: produttivista, operoso ed efficiente. L attività politica di Beneduce in questo periodo fu molto intensa: rivestì infatti, durante gli anni dei governi liberali, numerose cariche istituzionali: rappresentò come deputato la provincia di Caserta nella XXV e XXVI legislatura ( ) e nel 1921 fu Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale nel governo di Ivanoe Bonomi. Nella breve ma intensa esperienza politica si occupò dunque, prevalentemente, di credito, di finanziamenti all industria, di legislazione sociale e organizzazione del lavoro: il leitmotiv della sua opera in questi anni appare soprattutto la finalità sociale 15 Si veda in particolare A. Beneduce, Il problema del rischio nella vita economica, in Giornale degli economisti e rivista di statistica, serie 3, agosto 1915, pp.85-93; ASBI, Beneduce, cart.141, fasc.7, Principi e tecnica delle assicurazioni. Tali teorie sarebbero state espresse ancora più compiutamente in una lezione tenuta all Istituto Superiore di scienze economiche e commerciali di Roma nel febbraio 1925 e nella conferenza tenuta alla Università Bocconi di Milano nel 1925 sul Problema del rischio nella vita economica. ASBI, Beneduce, cart.137, fasc Lo spunto è tratto da un ciclo di lezioni tenuto da Beneduce all Università Bocconi di Milano tra il 1914 e il In particolare si veda ASBI, Beneduce, cart.141, fasc.7, Principi e tecnica delle assicurazioni. Una sintesi di tali contributi fu pubblicata dal Giornale degli economisti: A. Beneduce, Il principio mutualistico delle assicurazioni, in Giornale degli economisti e rivista di statistica, serie 3, gennaio 1914, pp

8 dell attività politica. 17 Nei mesi degli scioperi e delle occupazioni delle fabbriche, il socialismo riformista di Alberto Beneduce esaltò il ruolo sociale del proletariato, tendendo a ridimensionare ed organizzare in vie legali le sue forme di protesta, anche tramite la tutela degli istituti che abilitano i lavoratori organizzati a partecipare alla gestione aziendale (rappresentanze operaie nei consigli d amministrazione) e il rafforzamento del potere contrattuale delle stesse organizzazioni dei lavoratori. Nello stesso periodo, il progetto politico del deputato casertano mirò a diffondere in agricoltura un sistema di affittanza collettiva e di quotizzazione cooperativa, finanziato da capitali pubblici, da contrapporre al modello latifondista diffuso al Sud, con la finalità più ampia della pacificazione sociale nelle campagne e dello sviluppo economico del Mezzogiorno. 18 Il ricorso al vasto materiale di ricerca offerto dalle riviste locali del tempo nella ricostruzione degli anni della formazione giovanile e 17 Tra gli organismi di cui egli fece parte in questo periodo è opportuno citare, oltre all Opera Nazionale per i Combattenti (ONC), il Comitato per i Trattati di Commercio, la Cassa Nazionale di Previdenza per l invalidità e la vecchiaia degli operai, il Consiglio Superiore per la Previdenza e le Assicurazioni Sociali, il Consiglio Nazionale del Lavoro, la Commissione d indagine per l industria. Il Consiglio Nazionale del Lavoro avrebbe rivestito il ruolo essenziale di organo tecnico integratore del potere legislativo, senza che per questo il potere istituzionale di Governo e Parlamento potesse risultarne menomato; in particolare Beneduce illustrò la possibilità che il Consiglio apportasse tutti gli sviluppi e le formule tecniche ai disegni di legge in tema di lavoro elaborati in via generale dal Parlamento, con evidente vantaggio in termini di risparmio di discussioni e interventi da parte di parlamentari su questioni squisitamente tecniche. Atti Parlamentari, XXVI legislatura, sessione , Istituzione del Consiglio Nazionale del Lavoro (16/2/1922), contenuto anche in ASBI, Beneduce, cart.323. Beneduce apportò alla proposta di legge anche alcune clausole che limitavano la possibilità di eccesso di potere del Consiglio nell ambito dell esercizio di questa speciale opera legislativa, di natura tecnica, effettuata per delegazione del Parlamento. Beneduce favorì inoltre la costituzione di una Commissione sull industria, poi da lui stesso presieduta, col compito di presentare un rapporto sulla situazione dell industria italiana e di indicare i provvedimenti più opportuni per agevolare la ripresa produttiva del paese. Come sottolineato da Gabriele De Rosa, il deputato casertano fu tra i pochi a comprendere come la crisi del dopoguerra non fosse dipendente solo da fenomeni congiunturali, ma fosse dovuta all arretratezza delle strutture economiche ed alla confusione tra credito industriale e credito ordinario. G. De Rosa, Il risanamento bancario e la convenzione tra l IRI e il Banco di Roma, in Giornata di studio su Alberto Beneduce, Roma 1983, p G. Barone, Mezzogiorno e modernizzazione. Elettricità, irrigazione e bonifica nell Italia contemporanea, Torino, Einaudi, 1986; S. Potito, Il primo Beneduce L. De Rosa, Banche e lavori pubblici in Italia tra le due guerre: il Consorzio di credito per le opere pubbliche, Milano 1979; V. Castronovo (a cura di) La Storia Economica, in Storia d Italia Einaudi, Vol. VII, Da contadini ad operai, Il sole 24ore, Milano, 2005, pp.234 e ss. 18

9 dell esperienza politica di Alberto Beneduce offre elementi di riflessione molto rilevanti. In tale materiale 19 si rinvengono, peraltro, delle concezioni tipiche dell istanza meridionalistica, estremamente pragmatica ed innovativa, che sarà portata avanti da Beneduce soprattutto negli anni Trenta, alla guida dell IRI e della Bastogi. 20 Negli stessi anni Beneduce maturò le prime esperienze in consessi internazionali ed espresse in più occasioni le sue idee in tema di politica estera. Nel 1916, partecipò alla Conferenza Monetaria Internazionale di Parigi, sostenendo il progetto di collaborazione tra banche centrali patrocinato da Luigi Luzzatti; 21 durante la Conferenza di pace di Versailles, nel 1919, si occupò, oltre che di questioni finanziarie, del problema jugoslavo, patrocinando, insieme all irredentista Alessandro Dudan 22, l italianità di Fiume e della Dalmazia; prese parte alla conferenza inter- 19 Si tratta di articoli tratti da numerose testate, conservate prevalentemente presso l Archivio di Stato di Caserta e la Biblioteca della Società casertana di Storia Patria, oltre che presso il fondo Beneduce alla Banca d Italia. Tra le principali, si ricordano L Ora Nuova (organo del partito socialista); Terra di Lavoro (giornale vicina alle forze liberali, poi testata filofascista dopo il 1922); L Unione di Terra di Lavoro (d ispirazione democratica) e L Azione democratica, testata pubblicata nella tipografia del fratello di Beneduce, Ernesto, personaggio molto importante nel periodo di impegno politico in Terra di Lavoro. 20 In particolare, è possibile ricostruire adeguatamente i tratti fondamentali del progetto politico della coalizione beneduciana: il frequente richiamo al recupero del morale dei combattenti e all elevazione sociale della condizione del contadino tramite il lavoro, posavano le basi su una rigida e scientifica organizzazione dei fattori della produzione e dei mezzi di finanziamento, nonché sul rispetto dei principali criteri di economicità ed efficienza, in un ideale binomio tra l istanza sociale e l istanza produttivista patrocinate da Beneduce; la necessità che la pubblica amministrazione rendesse i suoi organi, ormai logorati e anemizzati dal lungo periodo di scarsa sensibilità ai problemi del lavoro e dell economia nazionale, idonei ad accelerare la ripresa delle attività produttive del paese. Si veda Istituzione del Consiglio Nazionale del lavoro (16/2/1922), in ASBI, Beneduce, cart.323. Le critiche fondamentali di Beneduce vertevano sulla cattiva utilizzazione delle materie prime, sulla mancata coordinazione tra l azione delle aziende industriali italiane, sull enorme spesa sostenuta per la loro organizzazione commerciale e, soprattutto, sulla politica industriale dello Stato, che aveva favorito e sovvenzionato il dannoso intreccio tra banca e industria instauratosi durante la prima guerra mondiale, a discapito del più conveniente assetto della produzione nazionale. Fin da questi anni, inoltre, Beneduce dovette avvertire la pericolosità della confusione tra credito d esercizio e credito per immobilizzi, i danni delle eccessive sovvenzioni statali e la grave carenza di investitori e capitali di rischio nel mercato finanziario italiano. 21 Sul punto si veda M. De Cecco, L Italia e il sistema finanziario internazionale , Collana Storica della Banca d Italia, Documenti, Roma-Bari, Laterza, Nato a Spalato nel 1883, Alessandro Dudan fu tenace assertore dell italianità della Dalmazia e autore di numerose monografie e iniziative propagandistiche nell immediato primo dopoguerra. Nel 1929 fu nominato Presidente dell Istituto Poligrafico dello Stato e nel 1934 Senatore del Regno. 19

10 nazionale di Londra nel febbraio 1920, occupandosi della tutela degli interessi economici e politici dell Italia in Anatolia e nel bacino adriatico; negli stessi mesi, fu nominato dal governo Orlando rappresentante italiano nella Commissione Finanziaria Internazionale per il riassetto dell Austria, incarico che fu confermato, nel novembre del 1922, anche dal governo Mussolini. Nei suoi principali interventi in tema di politica estera, 23 il deputato casertano sottolineò la necessità dell aiuto del credito internazionale per risollevare le sorti dell economia nazionale e, più in generale, della collaborazione economica e politica tra le varie nazioni come condizione essenziale e duratura di prosperità degli stati e dei popoli. 24 Il grande dinamismo dimostrato alla guida del Ministero del lavoro e della previdenza sociale si scontrò, come detto, con la scarsità di risorse finanziarie del dicastero e, in generale, con la fragilità politica dei governi liberali. Dimessosi nel febbraio 1922 dall incarico di Ministro, Beneduce maturò una profonda delusione per la sua esperienza politica. Nel 1924, si limitò a sostenere un opposizione in aula dopo l omicidio di Matteotti (criticando, dunque, l atteggiamento degli aventiniani ), ma, perso ormai il contatto con la sua base elettorale, si avviò definitivamente alla carriera di manager pubblico: presidente del Consorzio di Credito per le Opere Pubbliche (Crediop) dal 1919, Beneduce nel 1924 fu infatti chiamato da Stringher e Volpi a dirigere l Istituto di Credito per le imprese di Pubblica Utilità (ICIPU) e a dirimere le complesse vicende societarie della holding finanziaria Bastogi Si veda ASBI, Beneduce, cart.75, Discorso di Alberto Beneduce alla Camera dei Deputati, 21/12/1920. Il discorso fu molto apprezzato, conferendo al deputato casertano un credito ulteriore presso gli ambienti politici nazionali. Si veda inoltre il Discorso elettorale di Alberto Beneduce tenuto a Caserta il 4/11/1919, pubblicato in Terra di Lavoro, 8/11/ L interferenza tra le attività economiche e politiche delle varie nazioni è tale che noi dobbiamo considerare ancora immerso nelle tenebre del Medio Evo quell uomo politico che concepisse di poter governare il proprio paese senza intendere, vagliare o anche solo orientare l attività delle altre Nazioni. Discorso elettorale tenuto da Alberto Beneduce a Caserta il 4/11/1919, pubblicato in Terra di Lavoro, 8/11/ Per una visione più ampia di tali vicende si rimanda a G. Piluso, Lo speculatore, i banchieri e lo Stato. La Bastogi da Max Bondi ad Alberto Beneduce ( ), in Annali di Storia dell Impresa, vol.7, Si veda anche L. Segreto, Modelli di controllo del capitalismo italiano dalla banca mista a Mediobanca ( ), in Rivista di storia finanziaria, n. 2, gennaio-giugno 1999, p

11 2. Il contributo di Beneduce al dibattito sull introduzione del nuovo ordine monetario internazionale ( ) Dopo la pace di Versailles, il ritorno all oro veniva generalmente considerato il presupposto essenziale per ripristinare un ordine monetario stabile e duraturo. D altro canto, alcuni fattori scoraggiavano il rapido raggiungimento di quell obbiettivo senza un forte sacrificio in termini di deflazione. L ordine monetario internazionale, infatti, era stato profondamente scosso dall alterazione del rapporto tra circolazione monetaria e stock di oro esistente, nonchè dalla cattiva distribuzione del metallo giallo tra i vari paesi industrializzati. In primo luogo il finanziamento delle spese belliche tramite l inflazione e la diminuzione di circa il 30% della produzione di oro intervenuta tra il 1914 e il 1921 rendevano impossibile il ritorno alla convertibilità aurea praticata prima della guerra dai paesi aderenti al gold standard. In secondo luogo, lo spettacolare aumento delle riserve in oro degli Stati Uniti, 26 che si accompagnò al processo di crescita della struttura industriale e produttiva del paese, pose seriamente il problema della nuova leadership finanziaria internazionale, alla luce della notevole sperequazione tra le riserve auree delle principali economie occidentali. Inoltre, l elevata e disomogenea inflazione riscontrata nei vari paesi, i disordini politici e sociali, il problema delle riparazioni di guerra, ostacolavano una rapida risoluzione del problema. Le due maggiori potenze finanziarie mondiali (Stati Uniti e Inghilterra) auspicavano entrambe il ritorno all oro: i primi miravano a riattivare il meccanismo degli scambi commerciali con l Europa, in considerazione dell eccedenza della produzione industriale rispetto alla domanda interna; i secondi per riaffermare quel ruolo di principale piazza internazionale di compensazione tra crediti e debiti che Londra aveva assunto durante il periodo di splendore del gold standard. In Inghilterra era stato elaborato in tal senso, nell immediato dopoguerra, il noto Cunliffe Report, che esaltò i caratteri di autoregolazione e bilanciamento automatico del 26 Le riserve auree degli Stati Uniti, pari a 1,88 miliardi di dollari nel 1914, ascesero a 3 miliardi alla fine della guerra e a oltre 4,5 miliardi nel 1925, rappresentando così quasi la metà delle intere riserve auree mondiali. Si veda in proposito G.G. Migone, Gli Stati Uniti e il fascismo. Alle origini dell egemonia americana in Italia, Feltrinelli, Milano, 1980, p

12 gold standard, che avevano contribuito alla sua affermazione già nel XIX secolo. 27 Il dibattito sulla stabilizzazione monetaria e sulla restaurazione di un ordine monetario internazionale fu argomento dominante fin dal primo dopoguerra, allorché prezzi e cambi entrarono in una fase di oscillazioni ampie ed improvvise. La Società delle Nazioni caldeggiò la convocazione di una conferenza monetaria internazionale, che, riunita a Genova nel 1922, raccomandò ai paesi partecipanti l adozione di un sistema definito gold exchange standard, che affiancava all oro le divise-chiave, direttamente convertibili in metallo giallo, allargando così la base di riferimento per la convertibilità delle banche di emissione. 28 L esigenza di un ritorno a un maggior rigore finanziario era già stata auspicata dalla Conferenza di Bruxelles del 1920, non traducendosi tuttavia in raccomandazioni pratiche di particolare importanza. 29 Alberto Beneduce rappresentò l Italia in qualità di esperto finanziario in entrambe le conferenze, offrendo al dibattito sulle modalità di ritorno all oro un contributo molto 27 Secondo la teoria tradizionale dell aggiustamento automatico della bilancia dei pagamenti, infatti, il sistema aureo a cambi fissi consentiva, ad esempio, ad ogni eccedenza della bilancia commerciale, un riequilibrio automatico dei cambi grazie all inflazione generata dall afflusso di oro dall estero e dalla conseguente perdita di competitività delle esportazioni. Kindleberger ha osservato come ciò avesse storicamente reso poco necessaria la collaborazione tra banche centrali, che si era limitata a sporadici episodi di sostegno reciproco delle valute durante alcune crisi finanziarie. C.P. Kindleberger, introduzione al volume P.Baffi, Le origini della cooperazione tra le banche centrali. L Istituzione della banca dei regolamenti Internazionali, in Collana Storica della Banca d Italia, Saggi e ricerche, vol. I, Roma- Bari, Laterza, Le divise rappresentavano sin dal 1913 un aliquota ridotta delle riserve delle banche centrali (circa il 13%). Con l introduzione del gold exchange standard il dollaro e la sterlina (uniche due divise convertibili) giunsero a rappresentare oltre il 40% delle riserve ufficiali di alcuni istituti di emissione. 29 La Conferenza di Bruxelles fu convocata dalla Società delle Nazioni dal 24 settembre al 8 ottobre 1920 per stabilire un programma comune di ricostruzione finanziaria dell Europa. Il comitato organizzatore, presieduto dal francese Jean Monnet, annoverava Alberto Beneduce (Italia), Josè Maria Gonzales (Spagna), Carl Ter Meulen (Olanda) e Walter Layton (Inghilterra). Gli stati aderenti furono 39. La Conferenza Monetaria di Genova, organizzata dal Consiglio Supremo della Società delle Nazioni nell aprile-maggio 1922, raccolse la partecipazione di 34 nazioni, tra le quali figurò anche la Russia. A capo della delegazione italiana, che comprendeva anche Beneduce, fu posto Giuseppe Bianchini, presidente dell Associazione Bancaria Italiana. Le principali prescrizioni per il ristabilimento di un ordine economico espresse nelle due conferenze furono: la necessità del pareggio del bilancio statale e dell equilibrio tra importazioni e esportazioni e tra redditi e consumi nei vari Stati. M. De Cecco, L Italia e il sistema finanziario internazionale ( ), Collana Storica della Banca d Italia, Documenti, VI, Roma-Bari, Laterza

13 significativo: a Bruxelles pose in risalto il superamento della visione del Cunliffe Report (ovvero la stabilità strutturale del tallone aureo), sostenendo come l equilibrio non fosse più la condizione naturale del sistema monetario e auspicando, di contro, la necessità da parte dei governi di individuare le opportune azioni correttive per raggiungere un minore livello d instabilità. Nel nuovo scenario sarebbe stato inoltre fondamentale, più che in passato, il ruolo della cooperazione tra banche centrali per contrastare gli effetti destabilizzanti del gold exchange standard (in primo luogo la pressione esercitata da un paese membro sulle divise chiave in caso di perseguimento di obiettivi di politica economica interna). 30 In riferimento al problema valutario internazionale, Beneduce distinse i movimenti di cambio addebitabili alle straordinarie cause di ordine extra economico, che inevitabilmente condizionavano l economia mondiale, da quelli attribuibili alla effettiva debolezza dei sistemi economici nazionali: soltanto le cause economiche determinavano, nel lungo periodo, il livello del cambio, e su queste cause i governi avrebbero dovuto intervenire, prescindendo, nell immediato, da arbitrarie e fittizie valutazioni di nuove parità rispetto all oro. In tal senso, Beneduce e- spresse il suo disappunto nei confronti di quelle politiche che avessero puntato sull equilibrio commerciale ad ogni costo, cioè a discapito di ogni livello di deflazione: nel discorso tenuto a Bruxelles nel settembre 1920 il delegato italiano pose l attenzione sulla responsabilità dei governi nella fissazione di una parità aurea ristabilita a tassi di cambio troppo elevati, con conseguenze inevitabili in termini di disoccupazione, oneri sociali, crisi delle esportazioni. Tale visione, illustrando l impatto sull equilibrio economico interno della politica finanziaria internazionale di una nazione, costituì una prima fondamentale critica alla teoria monetaria classica, molto simile a quella che stava sviluppando, nello stesso periodo, John Maynard Keynes, che, nel A Tract on monetary reform del 1923 prese decisamente posizione contro la decisione del governo inglese di reintrodurre la parità tra l oro e una sterlina sopravalutata ASBI, Beneduce, cart.109, Azioni necessarie per ridurre gli squilibri internazionali, discorso di Beneduce alla Conferenza di Bruxelles, 29/9/ Keynes sottolineò che quando la stabilità del livello del prezzo interno e la stabilità degli scambi esterni sono incompatibili, la prima è preferibile alla seconda possibilità, anticipando le conseguenze nocive che la stabilizzazione del 1925 ebbe sulla disoccupazione e le esportazioni inglesi, che condussero allo sciopero generale del J.M. Keynes, A 23

14 Anche a Genova la delegazione italiana espresse opinioni favorevoli alla cooperazione tra banche centrali, all abolizione di ogni controllo artificiale sulle operazioni di cambio e alla necessità di riavviare i traffici commerciali proprio quando, al contrario, gli Stati Uniti decretarono una svolta protezionistica dell economia mondiale con l emanazione dell Emergency Tariff Act del 1921 e del Fordney-Mc Cumber Act del 1922, trincerandosi in un isolazionismo economico che sarebbe continuato durante le presidenze Coolidge e Hoover. In tale occasione, Beneduce condivise con Keynes la necessità di tradurre le pur giuste raccomandazioni generali della conferenza in specifici piani d azione; a questo scopo occorreva individuare i mezzi più opportuni per stimolare la produzione e la migliore utilizzazione dei beni prodotti, nell interesse delle economie private e dal punto di vista della pubblica economia. 32 In pratica, la via per la ripresa delle economie nazionali era costituita, secondo il delegato italiano, dalla determinazione, da parte dei governi, di programmi che tenessero conto dell esistenza degli apparati industriali e della forza lavoro concretamente disponibili in ogni nazione e che fossero finalizzati al più efficiente sfruttamento della capacità produttiva di ogni economia. E opportuno sottolineare il contenuto politico dell intervento di Beneduce: gli elementi del riscatto morale della nazione e della collaborazione tra i vari paesi richiamavano fortemente il socialismo riformista di Bissolati. 33 L attenzione verso il problema sociale ritornò nel monito, rivolto alle principali potenze finanziarie, a valorizzare il pieno utilizzo ed occupazione delle risorse umane e degli apparati produttivi presenti nei paesi finanziariamente più deboli e ad abolire le restrizioni commerciali che determinano situazioni di monopolio nello sfruttamento delle materie prime. La posizione di Beneduce rispecchiava le principali esigenze e- Tract on monetary reform, Prometheus Book, Londra, 1924, p.170 (trad. italiana a cura di Piero Sraffa La riforma monetaria, Milano, Feltrinelli, 1978). 32 Keynes partecipò alla Conferenza di Genova non già come delegato del governo inglese, ma come inviato del Corriere della Sera, pubblicando una serie di articoli per il quotidiano italiano sull andamento dei lavori della conferenza. 33 Nelle parole del delegato italiano si ravvisa infatti un significativo richiamo al discorso tenuto da Leonida Bissolati al XIII Congresso del partito socialista italiano (convocato a Reggio Emilia nel 1912), in cui il leader socialista espresse il concetto che le classi lavoratrici non fossero avulse dalla vita della nazione ma elevate, concorrendo allo sviluppo delle energie produttive della stessa. Si veda il resoconto dei risultati del Congresso in Sempre Avanti, 15/07/

15 conomiche dell Italia del tempo: prestiti esteri per la ricostruzione e la riconversione produttiva; materie prime a buon mercato, data la naturale scarsità di petrolio del paese; contrasto della disoccupazione; ripresa degli scambi; graduale ritorno all oro. Com è noto, negli anni successivi le raccomandazioni della conferenza di Genova restarono in gran parte lettera morta, gli stati stabilizzarono le proprie valute spesso sulla base di eventi contingenti, come movimenti monetari speculativi o movimenti di capitali a breve termine. 34 Ciò comportò un alterazione dei rapporti di forza tra le varie economie e un artificiosa valutazione del potere di alcune monete, anche perché spesso i governi cercarono di ancorare il cambio alle vecchie parità prebelliche. Le fragili basi su cui fu costruito il gold exchange standard e la scarsa collaborazione tra banche centrali determinarono la fugace vita del sistema, prolungatasi, di fatto, sino alla svalutazione del puond nel Alberto Beneduce e la stabilizzazione della lira Dopo la prima guerra mondiale l opinione pubblica americana, che si riflesse nella politica isolazionista dei presidenti Coolidge e Harding, era decisamente contraria alla ripresa degli scambi commerciali e alla concessione di prestiti esteri nei confronti di paesi che non avessero ripagato i debiti di guerra. D altra parte, numerosi esponenti delle principali banche private del paese compresero rapidamente che la ricostruzione economica dell Europa avrebbe rappresentato una fondamentale opportunità per la crescita del commercio e della finanza americana e auspicarono il ritorno alla stabilizzazione monetaria degli stati europei 34 D.H. Aldcroft, Da Versailles a Wall Street , Milano, ETAS, 1983, pag Cfr. anche B. Eichengreen, Essays in history of international finance, Cambridge, University press, 1990 e M. De Cecco, Il problema dei debiti internazionali nel periodo tra le due guerre, in Moneta e Credito, Marzo 1985; C.H. Feinstein, P. Temin, G. Toniolo, L economia europea tra le due guerre, Bari 1998; C.P. Kindleberger, Storia della finanza nell Europa occidentale, Bari, Laterza, 1987; A.L. Lewis, Breve storia economica del mondo , Napoli

16 come passo necessario per avviare con decisione un programma di e- spansione del credito all estero. 35 L approvazione del prestito Dawes 36 e il rasserenamento del clima politico europeo seguito alla conferenza di Locarno del 1925, determinarono l avvio di un flusso di prestiti americani all Europa, innescando un meccanismo di fiducia nei risparmiatori statunitensi sulle possibilità di ripresa economica del vecchio continente. In tale quadro s inserirono i negoziati tra i banchieri americani e il governo italiano per avviare la manovra di stabilizzazione della lira, che, dopo la concessione di due revolving credit finalizzati a sostenere il corso della moneta nel gennaio e nel giugno del 1925, si conclusero con il prestito Kingdom of Italy di 100 milioni di dollari, che segnò l inizio della fase di apertura del mercato obbligazionario americano al finanziamento di imprese ed enti pubblici italiani. 37 Mussolini, del resto, fu sempre convinto della necessità del sostegno finanziario americano per lo sviluppo economico del paese e dell opportunità della stabilizzazione della lira ai fini della definitiva le- 35 Sul punto si veda M. Friedman, A. Schwartz, A monetary history of United States , Princeton, New Jersey, 1963, pp.189 e ss.; M. Myers, A financial history of United States, New York, Columbia University Press, 1970, pp.293 e ss.; Sui rapporti tra la finanza Americana e l Italia nel primo dopoguerra si veda G. Falco, L Italia e la politica finanziaria degli Alleati( ), Pisa, Ets, 1983; G. Migone, La stabilizzazione della lira: la finanza americana e Mussolini, in Rivista di storia economica, 1973, 2, pp Il piano Dawes previde la concessione di un prestito estero, la riorganizzazione della banca di emissione tedesca sotto la supervisione alleata e una significativa riduzione delle riparazioni, originariamente quantificate in 132 miliardi di marchi. 37 Il prestito per la stabilizzazione della lira fu accordato il 18/11/1925 da un sindacato di banche guidato dalla Banca Morgan. Le condizioni del prestito, che furono molto onerose per l Italia, furono definite da Beneduce e Giovanni Fummi, rappresentante della banca Morgan in Italia. Il prestito ebbe tuttavia un notevole valore simbolico, seguendo di pochi giorni l accordo per la restituzione del debito di guerra italiano e aprendo la strada ad una serie di operazioni di finanziamento alle principali industrie del paese. Sul punto si veda P.F. Asso, L Italia e i prestiti internazionali L azione della Banca d Italia fra la battaglia della lira e la politica di potenza, in AA.VV. Finanza internazionale, vincolo esterno e cambi , Ricerche per la storia della Banca d Italia, vol. III, Roma-Bari, Laterza, L. Conte, I prestiti esteri, in L De Rosa, Storia dell industria elettrica in Italia. Vol. II, Il potenziamento tecnico e finanziario ( ), Roma-Bari, Laterza, 1993, p.651, M. De Cecco, L Italia e il sistema finanziario internazionale , in Collana Storica della Banca d Italia, Documenti, Vol. VI, Roma-Bari, Laterza, 1993, pp ; ASBI, Rapporti con l estero, cart.18, Resoconto sui prestiti anglo americani alle società italiane. 26

17 gittimazione del regime agli occhi della comunità finanziaria internazionale, dopo l adesione italiana ai programmi di restaurazione finanziaria patrocinati dalla Società delle Nazioni. Il contributo di Alberto Beneduce alla stabilizzazione della lira fu svolto nella doppia veste di presidente dell Istituto di Credito per le Imprese di Pubblica Utilità (ICIPU) e di collaboratore del governo e della Banca d Italia. Sotto il primo aspetto il finanziere casertano partecipò alle trattative, svolte da una delegazione italiana a New York nel novembre 1925, per la sistemazione dei debiti di guerra con gli Stati Uniti e la concessione del prestito di stabilizzazione. 38 Il finanziere casertano, fin dal primo dopoguerra, auspicò una rivalutazione della lira, poiché ritenne fondamentale l adesione della valuta italiana al gold standard nel processo di finanziamento dell industria elettrica con i capitali americani. 39 Del resto Beneduce aveva avviato la collaborazione tecnica col fascismo nella fase di transizione dell economia italiana dal liberismo economico e dallo sviluppo trainato dall industria leggera a una fase di maggiore dirigismo economico contraddistinta dalla volontà di puntare sulle importazioni e sull industria pesante. L afflusso dei capitali americani era ritenuto indispensabile in virtù dell analisi del mercato finanziario italiano che Beneduce aveva già da alcuni anni approfondito in occasione della creazione degli Istituti di Credito Speciale 40. I prestiti americani all industria italiana non solo convogliarono capitali all industria pesante (l industria elettrica raddoppiò la produzione tra il 1921 e il 1929) ma assunsero una funzione de- 38 La delegazione italiana era composta da Giuseppe Volpi di Misurata, Ministro delle Finanze, da Mario Alberti, Direttore Generale del Credito Italiano, da Giacomo De Martino, Ambasciatore italiano a Washington, dall industriale Alberto Pirelli, e da Alberto Beneduce. 39 M. Storaci, G. Tattara (a cura di), The external financing of italian electric companies in the interwar years, Dipartimento di scienze economiche, Università di Venezia, L. Conte, I prestiti esteri, in L De Rosa, Storia dell industria elettrica in Italia. Vol. II, Il potenziamento tecnico e finanziario ( ), Roma-Bari, Laterza, 1993, pp ; G. Migone, Gli Stati Uniti e il fascismo. Alle origini dell egemonia americana in Italia, Feltrinelli, Milano, 1980, pp Si trattava di un mercato finanziario poco sviluppato, contraddistinto dalla tradizionale preferenza del risparmiatore per i titoli di Stato e dalle potenzialità insufficienti per far fronte alle richieste finanziarie delle società elettriche del paese. P.F. Asso, M. De Cecco, Storia del Crediop , Laterza, Roma-Bari, 1994, pp.19-20; G.D. Piluso, Gli istituti di credito speciale, in Storia d Italia Einaudi, Annali, Vol. 15, L Industria, Torino, 1975, pp

18 terminante per la stabilizzazione della lira, creando la massa di manovra per il cambio nei difficili mesi seguenti il discorso di Pesaro. 41 Complessivamente, nel periodo , l Italia ottenne prestiti esteri per ben 340,4 milioni di dollari e circa 3 milioni di sterline; ne beneficiarono sia il governo (grazie al prestito Kingdom of Italy ), sia enti pubblici 42 sia infine, le principali industrie del paese, in primis quelle appartenenti al comparto elettrico, con oltre 90 milioni di dollari mutuati Grazie alle c.d. prestazioni reciproche le industrie mutuanti cedevano il ricavato dei prestiti in valuta estera al governo in cambio dell impegno del Tesoro a corrispondere alle scadenze dell ammortamento il controvalore al cambio corrente. Il provvedimento meglio noto come prestazioni reciproche è il r.d.l. 14/11/1926 n.1932, col quale il Ministero delle Finanze fu autorizzato a decretare l acquisto (sino alla concorrenza di 100 milioni di dollari) del ricavato delle operazioni di mutuo contratte all estero da società private e finalizzate all incremento della produzione nazionale, con la concessione della garanzia sul rischio di cambio per il rimborso dei prestiti. Tale provvedimento estese all intera platea di società private l agevolazione originariamente prevista per l Istituto di Credito per le Imprese di Pubblica Utilità (ICIPU). Si veda al riguardo A. De Benedetti, L equilibrio difficile. Politica industriale e sviluppo dell impresa elettrica nell Italia Meridionale: la SME , in Rivista di storia economica, 7, 1990, n.2-3, p.182 ; L. Conte, I prestiti esteri, in L. De Rosa (a cura di), Storia dell industria elettrica in Italia. Il potenziamento tecnico e finanziario, Vol. II, Laterza, Roma-Bari, 1993, pp Il Comune di Milano e il Comune di Roma contrassero, nel 1927, due importanti mutui obbligazionari, entrambi dell importo di 30 milioni di dollari, a scadenza venticinquennale. 43 In generale, è stato osservato che i mutui americani all Italia furono piuttosto onerosi, come nel caso del prestito governativo Kingdom of Italy, Gold bonds 7% del La delegazione italiana, reduce dalla positiva conclusione degli accordi sul debito di guerra, subì in tale occasione, da un punto di vista contrattuale, delle condizioni alquanto sfavorevoli: il costo effettivo del prestito fu del 7,48%, il prezzo di emissione fu 94,5, ma ben 4,5 milioni di dollari rappresentarono il ricavato netto del sindacato di emissione, guidato dalla Casa Morgan. Il prestito Morgan non fu un caso isolato: nonostante il fatto che il costo medio dei finanziamenti americani accordati all Italia fosse progressivamente diminuito al 7,44% nel 1926, al 7,10% nel 1927, ed al 6,3% nel 1928, la forza contrattuale italiana rimase sempre piuttosto scarsa. I prestiti effettuati a favore delle industrie italiane, infatti, previdero quasi sempre ipoteche di primo grado sugli impianti della società. Il costo dei finanziamenti a enti e società italiane si collegava altresì alla modesta penetrazione che essi avevano nel pubblico dei risparmiatori americano (le operazioni di maggiore successo ebbero, infatti, l apporto decisivo delle comunità italiane in America). G. Ravenna, delegato del Ministero delle Finanze italiano a New York, elaborò, nel corso del 1928, un indagine sulla diffusione e l apprezzamento dei titoli italiani negoziati in America, dalla quale emerse la persistenza di dubbi circa la solidità della politica italiana da parte di una consistente fetta di risparmiatori americani. Ravenna sottolineò che i nostri titoli non hanno ancora apprezzamento del tutto elevato, come si deduce dal chiaro indice dell alto saggio di capitalizzazione. Tuttavia, l interesse per i titoli italiani venne comunque riscontrato, e Ravenna indicò nell azione metodica e costante di propaganda dei 28

19 Tabella 1. I prestiti americani alle società industriali italiane ( ) Settore industriale Prestiti ottenuti ( ) Automobilistico Meccanico Chimico Idroelettrico Navigazione Minerario Fonte: ASBI, Rapporti con l estero, cart.18, Resoconto sui prestiti anglo americani alle società italiane. A partire dalla primavera del 1926, Beneduce collaborò al processo di stabilizzazione de jure della lira, coadiuvando le istituzioni monetarie e finanziarie del paese nei vari interventi legislativi e valutari propedeutici alla manovra (riduzione della circolazione monetaria, consolidamento del debito fluttuante 44, unificazione dell emissione, indipendenza della Banca d Italia rispetto al potere politico) e partecipando con Bonaldo Stringher alle riunioni di Londra con i governatori della Federal Reserve Bank e della Bank of England, Benjamin Strong e Montagu Norman. In tali occasioni Beneduce svolse un ruolo fondamentale nell illustrare, agli occhi di Norman e Strong, il miglioramento della finanza pubblica italiana e l indipendenza della Banca d Italia dal potere politico, e nel ricucire gli strappi provocati da alcune azioni di politica estera condotte dal regime in quei mesi. 45 In questi colloqui internazionali Beneduce risultò molto apprezzato, oltre che per la preparazione tecnica anche per la comunanza di vedute e di interessi con Bonaldo Stringher, che era molto stimato dagli altri bonds italiani, coordinata tra i vari banchieri americani, il mezzo per ottenere una più ampia distribuzione dei titoli presso i risparmiatori statunitensi. ASBI, Rapporti con l estero, cart.20.lettera di G.Ravenna a Volpi, 3/5/1928, Impressioni di banchieri americani sui bonds italiani. 44 Sull importanza del c.d. Prestito del Littorio per la manovra di stabilizzazione della lira si veda D. Fausto, La politica finanziaria del fascismo, in Ricerche economiche, anno XXVIX, n. 2, 1975, p.190 e ss. 45 La percezione del regime fascista agli occhi dell opinione pubblica e della finanza americana era stata infatti sul punto di essere seriamente compromessa dopo il delitto Matteotti e la spregiudicata politica estera svolta soprattutto nel settore danubiano-balcanico. 29

20 banchieri centrali. 46 Al proposito appaiono significative le parole con cui Benjamin Strong descrisse il delegato italiano nei suoi appunti personali: Di sicuro è una personalità tra le più abili in Italia. E un deciso antifascista ma gode della completa fiducia di Mussolini, e il dittatore lo ha utilizzato con la massima fiducia in numerose questioni difficili e delicate. A causa del suo patriottismo Beneduce è disposto ad affrontare questi impegni, sebbene non sia favorevole ad alcun incarico ufficiale. Mi è stato detto che in qualunque momento avrebbe potuto avere un posto nel governo, se soltanto fosse stato disposto ad accettarlo. 47 Nei negoziati svolti a Londra nel dicembre del 1927, Beneduce e Stringher fugarono i principali dubbi di Strong e Norman al definitivo assenso alla stabilizzazione de iure della lira, 48 dimostrando che l economia italiana aveva ben sopportato tutti i principali aggiustamenti imposti dalla recente politica deflazionistica e rassicurando i banchieri che la possibilità di anticipazioni al governo da parte della Banca d Italia fosse stata decisamente limitata. 49 Beneduce illustrò inoltre le modalità con le quali l istituto di emissione avrebbe sottoposto a controllo le operazioni di prestito estero in seguito alla manovra di stabilizzazione (in particolare le modalità di sterilizzazione dell incremento di circolazione monetaria derivante dall afflusso di capitali esteri) e dimostrò di aver accuratamente tenuto conto dell impatto della stabilizzazione sulle dinamiche di aggiustamento che avrebbero incontrato il mercato immobiliare, i prezzi e i salari del paese Ai colloqui di Londra Beneduce e Stringher furono accompagnati da Giuseppe Nathan, rappresentante a Londra della Banca d Italia, che svolse anche le funzioni di interprete dato che né Stringher, né Beneduce parlavano l inglese in maniera fluente. 47 Memorandum di B. Strong, 26 dicembre 1927, riportato M. De Cecco, L Italia e il sistema finanziario internazionale , in Collana Storica della Banca d Italia, Documenti, Vol. VI, Roma-Bari, Laterza, 1993, p All Italia non fu concesso un prestito per la stabilizzazione bensì una apertura di credito, di natura praticamente solo precauzionale, in linea con quanto era avvenuto per la stabilizzazione del franco belga: l operazione fu sostenuta anche dalle banche private, come auspicato da Norman e Strong, e ammontò a 125 milioni di dollari. Le Banche Centrali (15) vi parteciparono per 75 milioni di dollari, mentre il resto fu coperto dalle più importanti case private, tra cui Morgan, Baring, Hambro e Rotschild. 49 Verbali delle riunioni londinesi per la stabilizzazione italiana, 13 dicembre 1927, in M. De Cecco, L Italia e il sistema finanziario internazionale , in Collana Storica della Banca d Italia, Documenti, Vol. VI, Roma-Bari, Laterza, 1993, p Verbali delle riunioni londinesi per la stabilizzazione italiana, 13 dicembre 1927, in M. De Cecco, L Italia e il sistema finanziario internazionale , in Collana Storica della Banca d Italia, Documenti, Vol. VI, Roma-Bari, Laterza, 1993, p.313. In ASBI, Beneduce, cart. sono 30

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