focus / 3 PER UNA FINANZA AMICA DELLA PERSONA

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1 91 PER UNA FINANZA AMICA DELLA PERSONA Simona Beretta UNIVERSITÀ CATTOLICA DI MILANO Il momento di crisi profonda che stiamo attraversando da qualche anno merita di essere colto come un occasione privilegiata di giudizio (che crisi sarebbe, senza giudizio?), capace di trasformare e maturare sia la prassi della finanza e dei suoi operatori, sia il modo in cui la si insegna e in cui se ne parla nella vita quotidiana. Ma un giudizio adeguato richiede uno sguardo rinnovato alla natura della finanza, teso a coglierne realisticamente tutte le dimensioni. Parlare di etica della finanza, di responsabilità sociale delle istituzioni finanziarie, di regolamentazione della finanza da parte delle autorità preposte senza aver toccato la radice, la natura dell oggetto di cui si sta trattando, condannerebbe le migliori intenzioni di rinnovamento etico a rimanere pure intenzioni, scarsamente efficaci nel tenere sotto controllo la gravità della situazione e insufficienti, da sole, a spingere nella direzioni di una buona riforma della politica finanziaria. Cogliere il potenziale di cambiamento insito nella crisi, dunque, comincia dalla decisione di dove orientare lo sguardo in questi momenti difficili: verso la difesa dei propri interessi, legittimi ma pur sempre particolari, sperando di tornare al più presto al business as usual oppure almeno come tentativo verso la costruzione di una buona finanza, impegnando tutta la nostra ragione e la nostra passione per il bene di tutti. 1. Non un etica qualsiasi La dottrina sociale della Chiesa non sforna buoni pensieri rassicuranti, ma è una lama che incide in profondità: giudica, purifica e lancia nel rischio della costruzione. L economia infatti ha bisogno dell etica per il suo corretto funzionamento; non di un etica qualsiasi, bensì di un etica amica della persona Occorre adoperarsi l osservazione è qui essenziale! non solamente perché nascano settori o segmenti «etici» dell economia o della finanza, ma perché l intera economia e l intera finanza siano etiche e lo siano non per un etichettatura dall esterno, ma per il rispetto di esigenze intrinseche alla loro stessa natura. (Caritas in veritate 45, corsivo in originale). Il buon senso comune basta a condannare gli eccessi della speculazione, i comportamenti egoistici di quegli operatori che riescono a procurarsi cospicui guadagni proprio dalle fasi di instabilità, l iniquità di andamenti finanziari che colpiscono negativamente i risparmi delle famiglie e arrivano a precludere le possibilità si sopravvivenza dei più poveri. Ma occorre conoscere le esigenze intrinseche della finanza per passare dalla denuncia, che trova facile ascolto specie quando semplicisticamente mette a nudo le colpe degli altri, dei famigerati speculatori, alla costruzione. Ragione e amore sono chiamate in causa nel costruire relazioni e istituzioni finanziarie più giuste e più stabili per il bene di quel noi-tutti, formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale (Caritas in veritate 7). Passare dalla denuncia alla costruzione esige dunque un lavoro culturale, per cogliere le esigenze intrinseche alla natura della finanza. Occorre recuperare la dimensione antropologica di ogni agire economico, reale e finanziario, il quale come sappiamo bene dalla nostra quotidiana esperienza si dipana nel tempo e nell incertezza, dentro relazioni di interdipendenza sia locale, sia globale. L intera economia e l intera finanza, come l intera azione politica, sono frutto non di focus / 3

2 92 focus / 3 ( 1 ) Un tentativo di approfondimento, con applicazioni al finanziamento della cooperazione allo sviluppo e al sistema finanziario italiano, si trova in SIMONA BERETTA e LORENZO CAPRIO, Per una finanza amica della persona. Sviluppo locale e globale, Centro di Ateneo per la Dottrina Sociale della Chiesa, Università Cattolica del Sacro Cuore, Mimeo meccanismi ma di libere decisioni, azioni e interazioni umane. Certo, a guardare i libri e gli articoli che ne parlano, è chiaro che rimane molta strada da fare per un approccio interdisciplinare alla finanza, all altezza della sfida etica che abbiamo di fronte. La Dottrina sociale della Chiesa ci mette su quella strada. Un etica amica della persona poggia consapevolezza della nostra originale dipendenza e della nostra grandezza, che si fonda sulla creazione dell uomo ad immagine di Dio (Gn 1,27), un dato da cui discende l inviolabile dignità della persona umana, come anche il trascendente valore delle norme morali naturali. (Caritas in veritate 45). L economia e la finanza sono strumenti, sempre imperfetti, per migliorare le condizioni della vita umana. Tutti gli esseri umani hanno in comune la tensione allo sviluppo, a fare, conoscere e avere di più, per essere di più (Populorum progressio, 6). Eppure la natura umana è ferita : vorrebbe il bene, ma cede facilmente al male. «Ignorare che l uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell educazione, della politica, dell azione sociale e dei costumi» La convinzione di essere autosufficiente e di riuscire a eliminare il male presente nella storia solo con la propria azione ha indotto l uomo a far coincidere la felicità e la salvezza con forme immanenti di benessere materiale e di azione sociale. A lungo andare, queste convinzioni hanno portato a sistemi economici, sociali e politici che non sono stati in grado di assicurare la giustizia che promettevano.. (Caritas in veritate 34). Sarebbe dunque vano illudersi che nuove forme di regolamentazione finanziaria possano bastare ad assicurare buoni comportamenti, realizzando quella giustizia a cui aspiriamo; d altro lato, neanche il più intenso sforzo etico potrebbe stabilmente assicurare giustizia: la presunzione di essere all altezza dei nostri desideri di bene, infatti, finirebbe per tradirci. Una finanza amica della persona è l esito di un soggetto umano sempre in cammino, speranza (che) incoraggia la ragione e le dà la forza di orientare la volontà. (ibidem) La natura della finanza: una questione di ragione tutta intera La finanza è una particolare forma di commercio, un scambio intertemporale di potere d acquisto reale (prestito oggi, restituzione domani). Producendo i suoi effetti nel tempo, necessita di accordi su come gestire le conseguenze della inevitabile incertezza del futuro, ripartendone costi e benefici fra le parti. La distinzione fra economia reale e finanza, quando diventa separazione o addirittura contrapposizione, impedisce di capire la natura della finanza: ogni patto finanziario è una interazione economica che produce effetti reali; una relazione complessa anche quando è semplicissima, impastata di cooperazione e di conflitto in ogni sua fase (negoziazione, definizione dei termini contrattuali, svolgimento, conclusione naturale del contratto o crisi). Per arrivare a un patto finanziario, occorre fiducia tra le parti: una fiducia vera, spessa, fra persone impegnate in una relazione durevole; oppure una fiducia surrogata, ottenuta attraverso qualche meccanismo istituzionale. Ma i surrogati della fiducia sono assai pericolosi! La crisi attuale esemplifica bene le conseguenze negative del ricorso a forme meccanicistiche di fiducia. I risparmiatori avevano delegato le loro scelte di portafoglio agli investitori istituzionali, fidandosi in automatico della loro capacità di giudizio e prestando attenzione, sostanzialmente, solo al profilo dei rendimenti. Le remunerazioni dei manager erano proporzionate ai risultati finanziari ottenuti, sulla fiducia che fossero sostenibili nel tempo. Tali risultati erano calcolati col mark to market, ossia sulla fiducia che i mercati finanziari fossero capaci di attribuire il prezzo corretto alle attività finanziare. In assenza di una trama di relazioni fiduciarie dirette, ci si fidava delle agenzie di rating, che prima hanno contribuito a diffondere un ingiusti-

3 93 ficato senso di sicurezza, ora moltiplicano i sentimenti di sfiducia. Oltre ad esigere fiducia, la natura della finanza è intrinsecamente interdipendente. Quando una rete di rapporti oggettivi di debito e credito è costruita sulla disconnessione relazionale eretta a sistema e su forme meccanicistiche di fiducia, tale rete non può che essere terribilmente fragile. La grande distanza fra il punto di origine di un rapporto finanziario e i detentori finali di oneri e benefici incerti per natura può dare l illusione di essere indipendenti da quale che accade altrove, ma di illusione si tratta. La distanza geografica, ma soprattutto la distanza relazionale, rendono le crisi difficilissime da gestire. La realtà non si smentisce: alla fine, si mostra per quello che è. Anche la natura della finanza, nella crisi, si è mostra più chiaramente per quello che è: uno spazio interdipendente la cui qualità dipende dalla qualità e dallo spessore delle relazioni che lo abitano. La crisi finanziaria ha documentato la fragilità di un intero sistema di relazioni focus / 3

4 94 regolamentazioni prudenziali, di codici etici di comportamento da parte degli operatori finanziari, di fissazione di tetti massimi alle remunerazioni dei manager, di destinazione dei una quota dei profitti ad iniziative benefiche, di altre forme di responsabilità sociale delle imprese finanziarie ) significa illudersi. Nessuna decisione finanziaria si esaurisce in una questione pratico-procedurale: decidere in condizioni di interdipendenza, sulla base di valutazioni fiduciarie, richiede l impegno della ragione tutta intera e della libertà di aderire al bene. Quando un decisore finanziario sceglie di limitarsi a usare la ragione strumentale, calcolanzoom sottili, che dietro l anonimato dei mercati e dei surrogati della fiducia nascondeva una interdipendenza oggettiva che lega inestricabilmente mercato e stato. Forse si può dire che la radice antropologica della crisi si trova proprio nella determinazione, tanto diffusa quanto perversa, a censurare la questione della verità di cosa sia la finanza e a trascurare l importanza delle virtù, che dicono della qualità sostanziale delle relazioni. Censurare il problema sostanziale delle virtù e pensare che l etica della finanza sia innanzitutto un problema di buone pratiche (che riguarderebbe l adozione di DINAMICHE DI RISCHIO NELLA MICROFINANZA: UN CAMBIAMENTO DELLA MISSION VERSO INVESTIMENTI SOCIALMENTE IRRESPONSABILI? * La povertà è una questione complessa che richiede una visione d insieme la microfinanza è una soluzione solo parziale * Questo articolo è un adattamento da R. MORO VISCONTI, The Poverty Traps and Microfinance: from Financial Inclusion to Sustainable Development, Stuttgart La povertà non coincide con la semplice ineguaglianza ed è connessa con le condizioni svantaggiate a causa della posizione sociale e della mancanza di attività con cui acquisire e mantenere un set minimo di possibilità di base come l alimentazione, l istruzione, il vestiario, l abitazione, l accesso ai servizi sanitari di base che impedisce ai poveri di partecipare pienamente al mercato del lavoro e del credito. Da qui l importanza della microfinanza. Per comprendere le cause della povertà bisogna fare riferimento a molti fattori e servono svariate analisi collegate tra loro date le molte sfaccettature del fenomeno. Serve un approccio olistico e incentrato sul povero, ricordando sempre che strategie di sviluppo a senso unico non funzionano. Dopo l esperienza pionieristica della Grameen Bank, circa 30 anni fa, la microfinanza è entrata nell età adulta e migliaia di istituzioni di microfinanza (MFIs) competono tra loro in un mercato in cui la domanda di servizi finanziari per i più poveri a differenza dell offerta è potenzialmente illimitata. Se da un lato il successo della microfinanza è andato oltre ogni aspettativa, rilevanti problemi sono ancora sul tappeto e la strada verso l obiettivo ottimale della massimizzazione del supporto per i più poveri combinato con la sostenibilità finanziaria è ancora piena di ostacoli. La microfinanza può aiutare a ridurre la povertà, pur non essendo una soluzione adatta a tutti o una bacchetta magica per il suo completo sradicamento, anche perché non ogni povero è un potenziale imprenditore in attesa di venire scoperto e con il desiderio di essere finanziato. Il profumo seducente del denaro Con il suo profumo seducente, il denaro simbolizza il possesso e la sua accumulazione misura la ricchezza materiale. La percezione del valore del denaro cambia notevolmente nei diversi contesti culturali e nei diversi luoghi, anche se l avidità è un tratto caratteristico della natura umana e il denaro ne è la tangibile icona. Il denaro può corrompere gli ideali e alletta gli attori della microfinanza fino al punto da far loro abbandonare la tensione alla mission. Nasce la tentazione, a cui difficilmente si resiste, di guadagnare di più, abbandonando i clienti poveri in favore dei più ricchi, aumentando l economia di scala mediante un cambiamento di paradigma che dimentica lo sviluppo nella sua completezza, anche mediante un cambiamento del mix degli stakeholders. Secondo l enciclica Caritas in veritate (n. 40): «Bisogna evitare che il motivo dell impiego delle risorse finanziarie sia speculativo e ceda alla tentazione di cercare solo profitto di breve termine, e non anche la sostenibilità dell impresa a lungo ter-

5 95 ( 2 ) Si veda A. SCOLA, Buone ragioni per la vita in comune. Religione, politica, economia, Mondadori, Milano ( 3 ) P. DE GRAUWE, Improving the Governance of the Eurosystem, in BERETTA S., ZOBOLI R., Global Governance in a Plural World, Vita e Pensiero, Milano te, per perseguire un obiettivo semplificato (ad esempio, massimizzare il valore corrente di un dato portafoglio utilizzando, direttamente o per il tramite di un intermediario, un sistema esperto ), sta decidendo pro tempore di somigliare a un computer. Ma quando questo modo d agire diventa la procedura normale, come se le routine fossero non solo necessarie, ma anche sufficienti per raggiungere una buona decisione, le crisi finanziarie diventano inevitabili. La prima sfida etica per una buona finanza è che la ragion pratica prenda le distanze dalle sue forme mutilate, ristrette, banalizzate, dominate dalle tecniche e dalle procedure; occorre recuperare l orizzonte pieno della ragione economica fatta di intelligente passione per la realtà 2. Occorre altrettanto recuperare il respiro pieno della ragione politica, che rischia altrimenti di appiattirsi sulla realpolitik di brevissimo periodo, riducendo a una questione giuridico-procedurale la gestione della crisi finanziaria. E tipico, specie in Europa, contare in modo meccanicistico sul rafforzamento della regolamentazione finanziaria come se fosse un rimedio sufficiente a prevenire le crisi 3. E certamente necessario aggiornare periodicamente il sistema delle regolamentazioni agli sviluppi della realtà (nuovi attori, mine, il suo puntuale servizio all economia reale e l attenzione alla promozione, in modo adeguato ed opportuno, di iniziative economiche anche in Paesi bisognosi di sviluppo». Le MFIs responsabili, che sanno unire ragione e sentimento, sanno bene che un aumento dell affarismo e l abbandono della mission hanno un impatto diretto sui clienti più vulnerabili, con il risultato di trascurare le donne. Il delicato equilibrio tra supporto ai poveri e sostenibilità finanziaria è fortemente influenzato dal potenziale cambiamento di paradigma: la cupidigia favorisce la sostenibilità finanziaria delle MFIs ma l eccessivo aiuto può minare la loro possibilità di sopravvivenza. La questione fondamentale è come le istituzioni di micro finanza vivono la mission di raggiungere i poveri, tenendo presente che l aumento di profittabilità tende a peggiorare gli aiuti forniti. Mohamad Yunus ricorda che in ogni schema di credito accade che i clienti meno poveri tendono ad escludere quelli più poveri: senza sussidi, almeno temporanei, non c è confronto. Le istituzioni finanziarie alternative hanno un doppio limite: oltre ai loro obiettivi finanziari esse hanno anche gli obiettivi di sviluppo o sociali. Ambedue le prestazioni, finanziaria e sociale, sono importanti e sono tra loro complementari: da un lato, senza la sostenibilità finanziaria, le MFIs prosciugano le loro risorse e possono anche morire, a meno che non siano artificialmente tenute in vita da donatori, mentre dall altro lato se gli obiettivi sociali vengono abbandonati, le MFIs perdono la loro anima e diventano qualcosa d altro. Come diceva Aristotele: dare via il denaro è facile e tutti ne sono capaci. Ma decidere a chi darlo, in che misura darne, quando, per quale scopo e come, non è né facile né tutti ne sono capaci. La tentazione di abbandonare gli obiettivi sociali Anche se le MFIs hanno solidi ideali e una mission strategica, i loro obiettivi sociali, messi sotto stress dalle sfide del contesto, possono facilmente farsi attirare dalle seduzioni commerciali. La tentazione di abbandonare gli obiettivi sociali, orientando I fondi verso obiettivi maggiormente lucrativi, rappresenta una costante minaccia per i poveri, abituati ad essere trascurati. La chiave per evitare le tentazioni di riorientare la mission consiste in uno sforzo sinergico di tutti gli stakeholders nel conservare i principi fondanti le MFI s, adattandoli alle sfide e ai cambiamenti, ma senza cambiare la loro sostanza fondamentale. Un riorientamento della mission avviene quando le MFI abbandonano i clienti poveri e tende ad aumentare quan-

6 96 nuovi strumenti, nuovi contesti geo-politici ), ma purtroppo non è sufficiente! Qui, il compito sia per chi forma gli operatori dell economia e della finanza, sia per chi ne scrive o ne parla al grande pubblico attraverso i mezzi di comunicazione di massa, è molto impegnativo. Parlando e leggendo di finanza, siamo fin troppo abituati all orizzonte angusto del breve periodo (come vanno le borse e le aste dei titoli pubblici ), a sofisticati modelli di disegno contrattuale o di regolamentazione prudenziale, alla gestione tecnica dei rischi delle istituzioni e dei sistemi finanziari (con i risultati deludenti che conosciamo). Invece, anche per buona qualità degli andamenti della finanza quotidiana, contano le sue qualità di medio-lungo termine! Quando il management prudente di un impresa si indebita per sostenere un progetto che fa crescere in dimensione e qualità l impresa stessa, quindi il bene del noi-tutti che partecipano della vita dell impresa (gli stakeholders), l impresa continua a vivere nell incertezza, ma l indebitamento non contribuisce a generare incertezza e instabilità nei mercati finanziari. Contribuisce invece all incertezza e all instabilità sistemica quel manager che, indipendentemente dalla sfera produttiva della sua impresa, si indebita per assumersi rischi puramente finanziari di brevissimo temine, in vista di probabili potenziali profitti, correndo nel contempo il rischio di gigantesche perdite (improbabili ma come si è visto, tutt altro che impossibili). Anche nella finanza pubblica conta il medio-lungo terzoom do le MFI cercano profitti maggiori e i loro costi medi diventano più alti. La centralità del cliente può essere sostituita dalla centralità del prodotto e dalla sua crescita e le MFIs possono essere tentate di abbandonare i loro clienti poveri. Il cambiamento della mission può anche essere una surrettizia risposta all inefficienza. Cattivi managers che non sono in grado di dare un servizio ai poveri possono essere tentati di nascondere i loro errori manageriali dietro l aumento degli investimenti, abbandonando i poveri in vista di guadagni di altro genere in segmenti marginali maggiormente redditizi. Se le MFI diventano più efficienti, è possibile aumentare i prestiti per i clienti più poveri, fornendo loro aiuto in modo sostenibile. La finanza per i poveri può essere sussidiata? Evidenze empiriche mostrano che la fornitura di servizi finanziari ai poveri richiede sussidi per esempio finanziamenti agevolati almeno per lo start up di semplici e spesso informali attività bancarie, che possono progressivamente diventare MFIs regolari, seguendo un graduale percorso virtuoso. I sussidi possono includere garanzie per capacity building, audit, selezione del personale, office building, investimenti, ecc., come pure il finanziamento del passaggio da NGOs a banche autorizzate. Questa è stato anche il caso del famoso paradigma Grameen Bank, che è tuttora sussidiato con tassi di interesse molto bassi. Il sussidio è inevitabile ma è anche un meccanismo di sturt up pericoloso, non solo perché può spogliare ed umiliare I poveri, ma anche perché può danneggiare e distorcere il regolare lavoro della microfinanza per i non-cosìpoveri, con effetti collaterali (corruzione, comportamenti ingannevoli e opportunistici che generano problemi ben noti come mancanza di trasparenza e di meritocrazia ) che danneggiano anche i veri poveri. Anche il capitale sussidiato ha un costo nascosto, dato che gli shareholders che fanno da sponsors devono raccogliere il denaro che poi mettono nella MFI, sopportando costi reali di mercato e il danno per la perdita dei potenziali introiti da investimenti alternativi. L opinione che il capitale collocato in MFIs sponsorizzate non è gravato da costi è sbagliata e ingannevole. La trasformazione in istituzioni profittevoli è meno costosa di quanto potrebbe sembrare, da-

7 97 mine. Un debito pubblico non diventa insostenibile, creando instabilità sistemica, solo quando è tanto, ma soprattutto quando la spesa che l ha reso necessario non aveva uno scopo di investimento per il bene del noi-tutti e non ha rafforzato le basi reali per il progresso del paese progresso indispensabile per poter ripagare il debito nel futuro. La questione di una buona finanza pubblica è dunque un problema etico del tutto rilevante, che c entra con la qualità della spesa e con la qualità della fiscalità. Ad esempio, un debito pubblico emesso per finanziare spese di consumo (spese correnti) ad esclusivo vantaggio della generazione presente, rimane un debito cattivo sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista etico, anche quando fosse di modesta entità. 3. Finanza e sviluppo: per una finanza davvero amica della persona Non tutta la finanza è vero scambio intertemporale: basta guardare l enorme forbice tra l andamento delle attività di produzione e di investimento e quello delle attività finanziare in essere. Ma tutta la finanza, anche la più creativa e apparentemente autoreferenziale, dipende in ultima analisi dalla solidità di questa finanza reale, orientata allo sviluppo: fare credito perché a chi riceve il prestito investa, ottenga frutti e restituisca al creditore quanto pattuito. Finanza e sviluppo non sono quindi due termini da coniugare a fatica: sono inestricabilmente connessi. Non c è sviluppo senza scelte intertemporali di risparmio ed investimento; non c è stabilità finanziaria senza sviluppo. to che il costo risulta dalla differenza tra i costi di sponsorizzazione e i costi per il capitale orientato al profitto. Comunque il credito non è il solo e nemmeno il principale servizio finanziario di cui I poveri abbisognano. I sussidi possono essere meglio spesi creando un sano contesto finanziario in cui il risparmio faccia da paracaute per chi ottiene i prestiti e da fonte interna di risorse per intermediazioni bancarie locali. Si potrebbe seguire così anche se in scala ridotta il semplice meccanismo di una banca standard che raccolga denaro da depositi e lo amministri mediante prestiti selettivi. La relazione tra donatori (sia individui che NGOs organizzate) e i poveri è molto complessa, non solo per gli evidenti problemi di distribuzione del capitale ma anche per questioni motivazionali e psicologiche, più difficili da misurare e scoprire ma probabilmente anche più importanti. Il cuore dei donatori talvolta supera le loro tasche e una analisi razionale della situazione mostra le conseguenze negative che possono prevalere nonostante le migliori intenzioni, danneggiando I poveri e creando dipendenza effimera. Alcuni donatori pensano di adoperare i sussidi in misura moderata e solo nella fase di sturt up, quando le istituzioni sono troppo giovani e per poter camminare con le proprie gambe. Secondo la Caritas in veritate (n. 45): «Si sviluppa una finanza etica, specialmente mediante il microcredito e, più in generale, la microfinanza. Questi processi suscitano apprezzamento e meritano un ampio sostegno. I loro effetti positivi si fanno sentire anche nelle aree meno sviluppate della terra. E bene, tuttavia, elaborare anche un valido criterio di discernimento, in quanto si nota un certo abuso dell aggettivo etico». E prosegue (n. 65): l esperienza della microfinanza, che affonda le proprie radici nella riflessione e nelle opere degli umanisti civili penso soprattutto alla nascita dei monti di pietà va rafforzata e messa punto». R. Moro Visconti Università cattolica di Milano (traduzione dall inglese di Benedetta Cortese)

8 98 ( 4 ) Nel periodo di euforia finanziaria, il totale dei contratti future sui prodotti agricoli è aumentato significativamente; in particolare la percentuale di contratti firmati da operatori non commerciali sui mercati agricoli future è raddoppiata fra il febbraio 2005 e il febbraio OECD-FAO Agricultural Outlook , La finanza è amica della persona quando sostiene e promuove lo sviluppo umano. Non basta certo la finanza a questo scopo, ma la finanza deve almeno non nuocere! Sappiamo che può nuocere: per esempio, con la prassi di ricorrere ai mercati future dei prodotti agricoli per motivazioni non legate al buon funzionamento degli approvvigionamenti e delle forniture, ma solo per avere uno strumento ulteriore di gestione del rischio e del rendimento di un portafoglio finanziario. Questa prassi ha contribuito in modo determinante all elevata variabilità dei prezzi dei prodotti alimentari 4, variabilità che purtroppo non manca di mietere vittime. Come realizzare dunque una finanza amica della persona? La dignità della persona e le esigenze della giustizia richiedono che, soprattutto oggi, le scelte economiche non facciano aumentare in modo eccessivo e moralmente inaccettabile le differenze di ricchezza e che si continui a perseguire quale priorità l obiettivo dell accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti. A ben vedere, ciò è esigito anche dalla «ragione economica» (CV 32). Le risposte dettagliate possono sono essere date nella concretezza del vivere comune di un noi-tutti tempo e di uno spazio, amati con intelligenza. Ma la risposta sintetica è molto semplice. Si tratta di sostenere il lavoro: il lavoro dei poveri, dei giovani, di chi vuole mettersi alla prova con un idea innovativa, di chi serve e cura le nuove generazioni. focus / 3

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