SONO ORMAI PASSATE parecchie settimane dall insediamento

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1 LE NUOVE MISURE FISCALI Taglio del cuneo fiscale, riduzione dell Irap e maggiore tassazione delle rendite finanziarie. Questi i tre maggiori interventi del nuovo premier, ma quale effettivo impatto avranno sull economia, sull occupazione e sulle finanze pubbliche? Emilio Rossi SONO ORMAI PASSATE parecchie settimane dall insediamento del governo Renzi. Da allora il dibattito è aperto sulla velocità e sulla fattibilità delle misure proposte, al di là del merito di quanto messo in cantiere. L avvicinarsi delle elezioni europee ha aggiunto un elemento di incertezza sulla realizzabilità degli interventi, da alcuni visti unicamente come funzionali alla propaganda elettorale. Per valutare correttamente l impatto del pacchetto di misure proposte occorre prima di tutto inquadrarlo nella situazione economica italiana complessiva. Il quadro economico italiano Dopo un 2012 con una performance economica tra le peggiori del Dopoguerra, il 2013 ha mostrato di nuovo dati decisamente negativi, anche se con alcuni indicatori in leggero miglioramento nell ultimo trimestre. Come si vede dalla tabella, a preoccupare particolarmente sono stati i dati relativi alla domanda interna (consumi privati, consumi pubblici, investimenti) e all occupazione, mentre le esportazioni sono rimaste invariate in termini reali, con perdita sulle quote di mercato mondiale (da 3,2% a 3,1%). La combinazione di queste performance ha prodotto una decrescita del Pil in termini reali (-1,8%), che combinato con una variazione dei prezzi molto moderata ha causato per il secondo anno consecutivo una variazione negativa del Pil nominale, rilevante ai fini del calcolo del rapporto deficit/pil. Dal lato delle finanze pubbliche, il rapporto deficit/pil si è attestato sul 3%, nonostante un surplus primario, differenza tra entrate e spese al netto degli interessi sul debito, dell 1,7% (stima Oxford Economics). Il combinato disposto di Pil nominale negativo e deficit pubblico ancora significativo ha comportato un ulteriore impennata nel rapporto debito pubblico/pil, ormai superiore al 130%. Al quadro macroeconomico decisamente negativo del 2013 si aggiunge l impossibilità di effettuare politiche monetarie espansive, appannaggio esclusivo della Bce. 12

2 Una prima ovvia considerazione è che i dati ci dicono che anche chi disponesse (o lasci intendere di disporre) di bacchetta magica avrebbe difficoltà a ribaltare questa situazione nel giro di pochi mesi o anche di un paio di anni. Piuttosto, dai numeri (ossia dalla realtà dei fatti) deriva evidente la necessità di far partire immediatamente un progetto di mediolungo termine che, tramite l avvio del rilancio della domanda interna e del recupero della competitività delle imprese, consenta un rapido recupero della fiducia di consumatori e imprenditori e un miglioramento progressivo dei livelli occupazionali. Il tutto nell ambito di un percorso equi- Dopo un 2012 con una performance economica tra le peggiori del Dopoguerra, il 2013 ha mostrato alcuni indicatori in leggero miglioramento ANDAMENTO ECONOMIA ITALIA (dati percentuali) Pil Consumi privati Investimenti Consumi pubblici Esportazioni beni e servizi Importazioni beni e servizi Produzione industriale Tasso di disoccupazione Inflazione Saldo conto corrente (% Pil) Bilancio pubblico (% Pil) Tasso di cambio (EUR/USD) Fonte: Previsioni Oxford Economics su dati storici Istat e Banca d Italia 13

3 Gli interventi proposti senza dubbio tengono d occhio le elezioni europee di maggio, ma vanno anche incontro all esigenza reale di rilanciare consumi e fiducia librato dei conti pubblici, con la riduzione delle tasse finanziate da minor spesa improduttiva. Su questi punti il consenso è ormai consolidato da parecchi anni (eccetto per i possessori di bacchetta magica). Anche i governi Monti e Letta hanno riconosciuto questi punti come linee guida del loro operato, limitato tuttavia dal- la necessità di barcamenarsi tra gli obiettivi di consenso elettorale delle numerose forze politiche che appoggiavano i loro governi. Un programma ambizioso a medio termine Il 12 marzo scorso Matteo Renzi ha lanciato la prima parte del suo programma economico, da realizzare entro pochi mesi. In questo primo gruppo di riforme, la priorità è stata data alla politica fiscale, con una riduzione delle imposte sui redditi e dell imposta sulle società pari a circa 12 miliardi complessivi nel corso di un intero anno, in parte compensati da tagli alla spesa pubblica e da un aumento dell imposta sul reddito degli strumenti finanziari emessi da società private. Il cuore del provvedimento annunciato è costituito dai dieci miliardi destinati ai lavoratori dipendenti, in modo che da maggio quelli tra di loro che guadagnino meno di euro al mese pagherebbero circa 80 euro in meno di tasse al mese. Inoltre, il provvedimento annunciato prevede una leggera riduzione dell Irap di circa il 10% (ossia 2,5 miliardi su base annua) a favore delle imprese. Queste due misure contribuirebbero a ridurre il cuneo tra i costi salariali sostenuti dai datori di lavoro e la retribuzione percepita dai dipendenti. Renzi ha anche annunciato una serie di altre riforme di natura più strutturale (soprattutto sul mercato del lavoro) che dovrebbero essere attuate nel corso dell anno, ma senza fornire dettagli concreti. Nella sua conferenza stampa, ha anche annunciato che la pubblica amministrazione pagherà 68 miliardi di arretrati (oltre il 4% del Pil) entro la metà dell anno, anche qui senza spiegare in che modo questo sarà finanziato. Positivi, ma limitati, effetti sull economia Se da un lato gli interventi proposti tengono senza dubbio d occhio le elezioni europee di maggio, dall altro vanno incontro all esigenza reale di rilanciare consumi e fiducia. È lecito dunque chiedersi quale impatto potranno avere queste misure sull economia, sull occupazione e sulle finanze pubbliche. Con l ausilio del modello economico italiano di Oxford Econo- 14

4 mics (parte del modello globale), abbiamo cercato di quantificare l impatto delle sole modifiche fiscali (tagli delle imposte sulle società e sul reddito nonché misure a compensazione parziale di queste minori entrate fiscali), dato che non si hanno ancora abbastanza dettagli sulle altre misure per poterne valutare gli effetti (che peraltro saranno prevalentemente di lungo termine). Peraltro, anche la stima delle dimensioni dei tagli alla spesa del governo non è immediata. Secondo una relazione presentata al Parlamento dal commissario alla spesa Cottarelli, un ex funzionario del Fmi, i tagli per quest anno ammonterebbero solo a circa 3 miliardi, mentre il presidente del Consiglio ha dichiarato che la spesa pubblica potrebbe essere tagliata di 7 miliardi. Nella nostra quantificazione abbiamo deciso di utilizzare la stima più prudente (3 miliardi), implicitamente lasciando che il modello valutasse l impatto negativo sul deficit pubblico. I risultati ottenuti indicano che gli effetti combinati sull economia di queste misure fiscali saranno positivi, ma alquanto limitati. Ove le misure venissero promulgate nella dimensione annunciata, l impatto positivo sul Pil nel 2014 e nel 2015 sarebbe rispettivamente di circa lo 0,1% e dello 0,2% rispetto all ipotesi di assenza di tali misure, spingendo la crescita annua del Pil fino a circa 0,5% quest anno (dallo 0,4% precedentemente previsto da Oxford Economics) e 1,3% nel 2015 (come riportato nella tabella, che incorpora tale impatto). L aumento del Pil sarà guidato dai consumi; si stima che il livello di spesa dei consumatori nel 2015 sarà superiore dello 0,4% a quanto precedentemente previsto, anche se continuerà a ridursi nel 2014 dello 0,2% (da -0,6% nella previsione precedente). Tuttavia, l impatto più forte sui consumi sarà percepito nel 2015, quando torneranno finalmente a crescere, anche se a ritmi contenuti (+0,9%). A fronte di un impatto così limitato sull attività economica, non si riscontrano invece miglioramenti apprezzabili sul piano occupazionale, problema che potrà essere risolto in maniera duratura solo con riforme strutturali del mercato del lavoro. Impatto sul Pil: circa lo 0,2% al 2015 Vari sono i fattori che spiegano un impatto sull economia del Paese così limitato. Innanzitutto, la ridotta dimensione dell intervento stesso che, al di là dell effetto annuncio, vale solo lo 0,6% del Pil di Sembra molto probabile che il meccanismo di restituzione preveda un ruolo attivo della Cassa depositi e prestiti, considerata anche dalla Ue fuori dal perimetro dello Stato riduzione complessiva delle tasse, considerato che viene effettuato anche un aumento dell aliquota sulle rendite finanziarie. Inoltre, la parziale compensazione con tagli di spesa riduce la dimensione espansiva del pacchetto a circa lo 0,4% del Pil. A questi fattori dimensionali occorre poi aggiungere che una parte seppur ridotta delle risorse destinate a consumatori e imprese sarà utilizzata per risparmi o aumento di profitti invece che a consumi o investimenti. Per finire, una parte della domanda interna aggiuntiva sarà orientata all acquisto di beni importati. L utilizzo di un modello consente di valutare contemporaneamente tutti questi effetti moltiplicativi, compresi quelli positivi sul 15

5 quest anno e con il conseguente rischio di rientrare nella procedura per i disavanzi eccessivi, secondo l art. 126 del trattato sul funzionamento dell Unione europea. Tuttavia, il deterioramento della posizione di bilancio potrebbe essere compensato da un ulteriore riduzione della spesa. Nell area del deficit pubblico resta poi da capire in che modo verrà finanziata la restituzione dei debiti delle amministrazioni pubbliche verso le imprese che, come detto, vale circa il 4% del Pil. Sembra molto probabile che il meccanismo di restituzione preveda un ruolo attivo della Cassa depositi e prestiti (Cdp), considerata anche dalla Ue fuori dal perimetro dello Stato, nonostante quest ultimo ne possieda l 80%. Tuttavia, un operazione del 4% del Pil fatta da Cdp sarebbe difficile da spiegare alla Ue e soprattutto alle agenzie di rating. Il ruolo di Cdp sarà probabilmente limitato alla garanzia dei crediti verso lo Stato che le imprese sconteranno presso gli istituti bancari (con inevitabile declassamento del rating di Cdp). Il meccanismo rimane da definire e appare di soluzione complessa, ma ove realizzato si tradurrebbe in un impatto molto più significativo di quello relativo alle misure fiscali presentate il 12 marzo. Il Paese ha bisogno urgente di profonde riforme strutturali per risollevare la competitività e il trend di crescita del prodotto potenziale in modo significativo, unica via per risolvere il problema della disoccupazione in modo duraturo reddito e sulla fiducia. Il risultato è che l impatto complessivo a regime delle misure indicate è di circa lo 0,2% del Pil. La simulazione effettuata ci conferma anche che queste politiche avranno un effetto negativo sul bilancio pubblico, quantificato in un disavanzo pari al 3,2% del Pil per Sos Italia: riforme strutturali urgenti per il futuro Le iniziative recentemente annunciate, in particolare l abbassamento della pressione fiscale, sono positive per l economia italiana, anche se di impatto poco significativo. Tuttavia, pur considerato che le problematiche sul tappeto sono risolvibili solo nell arco di parecchi anni, il Paese ha bisogno urgente di profonde riforme strutturali per risollevare la competitività e il trend di crescita del prodotto potenziale in modo significativo, unico modo per risolvere il problema della disoccupazione in modo duraturo. Il presidente del Consiglio Renzi ha promesso di concentrarsi sulle riforme strutturali, comprese quelle istituzionali, del mercato del lavoro e una più ampia riforma fiscale. È su queste che si gioca non solo la credibilità del suo governo ma soprattutto il futuro del Paese e l avvenire della prossima generazione. 16

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