IL CREDITO COOPERATIVO DI FRONTE ALLE SFIDE DELLA CRISI SILVIO GOGLIO 1

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1 IL CREDITO COOPERATIVO DI FRONTE ALLE SFIDE DELLA CRISI TRENTO 17 GIUGNO 2009 SILVIO GOGLIO 1 1. Il nuovo contesto bancario. Il sistema finanziario europeo ed italiano ha subito profondi cambiamenti negli ultimi due decenni. Se consideriamo il settore bancario, che ne rimane la struttura dominante, è stato praticamente ridisegnato da fenomeni quali: il processo di deregulation ed il ridimensionamento del ruolo dello Stato, la crescente integrazione europea, una lunga serie di fusioni ed acquisizioni (M&A), ad ogni livello dimensionale e per ogni tipologia bancaria. Per quanto riguarda l integrazione europea, va sottolineato che: il mercato bancario continuerà ad essere segmentato, con differenti gradi di concorrenza, e che i benefici derivanti dall integrazione si distribuiranno in modo diseguale; l impatto sulle banche tenderà ad essere differente a seconda delle dimensioni: minore per le maggiori, in quanto già coinvolte nella concorrenza internazionale, maggiori per le medie, sottoposte ad un maggiore livello di competizione, e con le banche locali che potrebbero soffrire ancor di più, per lo meno inizialmente; il trend di M&A e di partecipazioni incrociate porterà ad un ammorbidirsi della concorrenza; le categorie più penalizzate saranno quelle più deboli (depositanti a basso reddito e prenditori poco garantiti). Venendo ai processi di M&A, essi vanno visti innanzi tutto come risposte alle forze che hanno portato ai cambiamenti nelle strutture di mercato: per le grandi banche riflettono esigenze di riposizionamento; per le banche di dimensioni minori riflettono esigenze di 1 Dipartimento di Economia, Università degli studi di Trento. 1

2 economie si scala e di difesa preventiva contro eventuali takeovers. D altro canto M&A hanno alcuni importanti effetti esterni, tra i quali creare nuovi spazi ed opportunità per nuovi entranti o per piccole banche già presenti sul mercato, dati i processi di riposizionamento degli istituti maggiori. Le banche sorte da M&A possono infatti incorrere in diseconomie di scala nei confronti delle PMI, delle famiglie e dei depositanti minori: in particolare dei clienti, prestatori e debitori, maggiormente dipendenti dai rapporti relazionali. Statisticamente M&A che coinvolgono grandi banche portano a ridurre i prestiti a PMI; il contrario quelli tra piccole banche. Diviene quindi evidente il pericolo di un ritiro (de-marketing) del sistema bancario commerciale da alcuni settori della popolazione, dalle aree e dalle attività periferiche (non solo imprese, ma anche donne, giovani, anziani, disoccupati, lavoro non specializzato). Le istituzioni bancarie più ortodosse non hanno infatti una configurazione spaziale per servire mercati locali o se ne ritirano in seguito ai processi di ristrutturazione resi necessari dalle loro strategie di razionalizzazione dei costi. Anche quando presenti a livello locale tendono a seguire politiche di prestito più garantite (risulta che le grandi banche concedono spesso prestiti alle PMI a tassi inferiori, ma solo se i prestiti sono standardizzabili.). Il prestito di relazione si rivela incompatibile alle politiche di credito standardizzato, basate su dati facilmente osservabili, verificabili e trasmettibili. Molti potenziali clienti locali sono scartati perché non possiedono una storia di credito, non hanno collaterali sufficienti e chiedono prestiti di piccola entità non profittevoli. Concludendo, la crescita nei livelli di concentrazione e nelle quote del mercato bancario, le nuove strategie espansive nonché i processi di razionalizzazione volti ad un rafforzamento competitivo lasciano spazi finanziari scoperti, preda potenziale di prestatori locali non istituzionalizzati e controllabili. 2. La crisi finanziaria. Nel corso delle trasformazioni strutturali sopra ricordate il contesto bancario italiano è stato scosso, anche se in misura minore che in altri paesi, dalla recente crisi finanziaria mondiale, in gran parte conseguenza della cattiva 2

3 governance delle trasformazioni stesse, o della incapacità (o non volontà?) di istituire nuove forme di governance adeguate al nuovo contesto. In generale possiamo ricondurre le origini della crisi a: gli squilibri commerciali e finanziari globali, la passata politica monetaria USA ed all eccesso di liquidità, l aumentata propensione al rischio degli investitori, le aspettative crescenti, e non sempre solide,sui valori mobiliari e immobiliari, ed alle conseguenti bolle speculative. Non va tuttavia sottovalutato il forte impatto negativo di una lunga serie di innovazioni finanziarie, tese a dare maggiore elasticità al sistema creditizio, ma a costo della sua minore trasparenza, tra le quali vanno ricordate: cartolarizzazioni, disintermediazione finanziaria, strutturazione dei titoli di credito, riduzione del rischio degli istituti finanziari, concessioni di prestiti bancari con poca prudenza, scarsa informazione su posizioni debitorie, esplosione di attività fuori bilancio delle banche, comportamento disinvolto e conflitti di interesse da parte delle agenzie di rating, presenza di molti operatori finanziari non soggetti a controlli delle autorità. Queste innovazioni hanno creato una crescente incertezza che è sfociata in una generalizzata crisi di fiducia, sullo stesso mercato interbancario, mettendo così in ginocchio l economia mondiale. 3. Il ruolo del credito cooperativo. Sia le trasformazioni strutturali che la crisi finanziaria aprono nuove opportunità per le banche locali in generale e per il sistema delle BCC in particolare. Storicamente si rileva che le cooperative finanziarie emergono in mercati bancari socialmente e/o spazialmente segmentati. Recenti ricerche mostrano negli USA che l aumento di concentrazione nelle banche commerciali porta ad un 3

4 incremento di partecipazione nel credito cooperativo. La combinazione di legame comunitario, responsabilità condivisa e mobilizzazione dei risparmi locali permette non solo di ridurre le asimmetrie informative e risolvere i problemi di diseconomie di scala legati a prestiti di piccola entità, ma di ricostituire e rafforzare il rapporto fiduciario verso il sistema bancario. Diviene quindi più facile per le BCC: 1. raggiungere clienti che le banche commerciali e di ampie dimensione sono portate a trascurare; 2. allargare l insieme di progetti locali normalmente giudicati troppo rischiosi perché carenti di informazioni standard; 3. preservare la fiducia dei piccoli risparmiatori verso il sistema bancario. D altro canto il nuovo quadro che si è venuto a determinare pone contemporaneamente importanti sfide alle BCC, obbligandole ad una profonda riflessione sulle strategie da adottare, in generale e nel loro rapporto con il territorio, sul loro operare con soci e clienti nella pratica quotidiana, sulla loro aderenza con i propri principi sociali costitutivi. La questione che va attentamente valutata è se le BCC posseggano le caratteristiche per un nuovo e efficiente ruolo nel mercato bancario locale, se possono, e come, traslare i loro aspetti costitutivi in un moderno ambiente bancario competitivo. In altre parole, davanti alle necessarie ristrutturazioni che anche il credito cooperativo deve affrontare per dare risposte adeguate alle richieste sempre più sofisticate che anche una clientela più periferica esprime, ci si deve chiedere quanto a lungo le banche locali e nello specifico le BCC possono continuare a godere della loro posizione competitiva sul territorio, grazie ai vantaggi nel processo di monitoraggio dovuti ai minori costi nel recuperare informazione soft (cioè non facilmente quantificabile). Davanti alle potenzialità descritte si ergono infatti molte possibili fonti di fallimento: 1. la difficoltà nel diversificare il portafoglio prestiti, specialmente se le attività produttive locali sono relativamente omogenee o dipendenti da un settore; 2. la crescente necessità, al crescere delle dimensioni della banca, di un management più sofisticato; 3. il rischio di corruzione, collusione o familismo nel management e nei consigli di amministrazione; 4

5 4. i crescenti rischi dovuti al problema di agenzia (principale/agente); 5. le difficoltà al controllo interno dovute all applicazione del principio una testaun voto, con rischi di comportamenti free rider; 6. la possibile perdita di influenza del legame comunitario nel mantenere gli obblighi morali al crescere delle dimensioni; 7. lo sbilanciamento, nel delineare gli obiettivi della banca, a favore del profitto aziendale a scapito dello sviluppo economico e sociale del territorio (efficienza aziendale versus efficienza territoriale); 8. la crescente difficoltà a realizzare conoscenza ed enforcement locali quando membership e asset superano una certa soglia, con conseguente riduzione della capacità di adeguate attività di monitoraggio; 9. la crescente difficoltà ad armonizzare con la crescita i diversi interessi locali, con ripercussioni sull operatività. A fronte di questi possibili rischi si possono avanzare alcune riflessioni. Innanzi tutto è necessario tener presente che il successo passato del credito cooperativo e la sua attuale ripresa di favore poggiano entrambi sull adesione al principio comunitario; in altre parole la fiducia in esso è legata all applicazione di un approccio diverso all intermediazione finanziaria. È quindi necessario lavorare per ristabilire o rafforzare il legame (che spesso il mercato distrugge, come hanno ampiamente mostrato le ultime vicende finanziarie mondiali) tra valori cooperativi, partecipazione dei membri e pratiche commerciali. In secondo luogo non va dimenticato che il credito cooperativo è uno strumento flessibile, non necessariamente legato a fasi di relativa arretratezza o di semplicità del sistema economico e sociale. Si può al riguardo identificare un sentiero evolutivo del credito cooperativo e della sua organizzazione, parallela allo sviluppo dei territori che lo ospitano, che individua il passaggio da una fase nascente ad una di transizione, per giungere ad una matura. In questa ottica è necessario pensare ad un contesto legale ed istituzionale idoneo e funzionale al ruolo, altrimenti scoperto, che il credito cooperativo può svolgere nello sviluppo sociale ed economico di un dato territorio. Il contesto istituzionale attuale (in Italia, ma spesso anche in altri paesi) contiene sia aspetti positivi 5

6 che aspetti inappropriati, cioè un insieme di forze contrastanti sull evoluzione delle BCC in chiave non strettamente commerciale. In particolare il sistema istituzionale deve levare ogni ambiguità sulla differente modo di concepire il fare banca da parte del credito cooperativo, chiarendo vincoli e sostegni. In terzo luogo è necessario sottolineare che alcuni dei problemi ricordati possono essere parzialmente risolti da Istituti di secondo livello (Casse centrali e Federazioni). Le funzioni principali di questi Istituti sono: fornire sbocchi sicuri al surplus di risparmi; fornire fondi di prestito addizionali al bisogno; fornire supervisione e regolazione, garantendo alti standard al sistema delle singole banche; fornire consigli e formazione; offrire protezione ai risparmi attraverso assicurazione; agire come portavoce e avvocato. Importante è ribadire l opportunità di un sistema di un controllo interno al sistema ed alla filosofia della cooperazione, che non escluda ovviamente la generale supervisione della Banca centrale. I vantaggi sono molteplici: i controllori operano solo con cooperative e credito locale (specializzazione); i controllori cercano soluzioni interne allo spirito cooperativo; si evita di considerare il controllo come una mera funzione burocratica; si evita che il possibile controllo alternativo statale diventi uno strumento di indirizzo di politiche economiche e sociali estranee allo spirito cooperativo (indipendenza). È tuttavia necessario far notare che affinché questi Istituti possano svolgere in modo efficiente la propria funzione è fondamentale sapere costruire un moderno rapporto di collaborazione tra essi e le BCC, dove quest ultime prime sappiano dare gli opportuni input conoscitivi e problematici territoriali ai primi ed applicare le soluzioni da essi proposte. In altre parole, la struttura piramidale deve coniugare i vantaggi sia della 6

7 grande dimensione con la capacità di monitorare gli effettivi bisogni della popolazione, capitalizzando a livello centrale le informazioni inside provenienti da una rete decentralizzata, il tutto all interno di una filosofia sociale condivisa. Anche questo tipo di intervento rimanda dunque al bisogno di un forte ripensamento a livello di singola BCC e singola comunità. 7

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