unisci e persevera Atti del Convegno Il Passato che verrà. L importanza dei Musei e degli Archivi Storici per le Imprese Ultracentenarie

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1 unisci e persevera Atti del Convegno Il Passato che verrà. L importanza dei Musei e degli Archivi Storici per le Imprese Ultracentenarie Firenze, 3 novembre 2011 Sala Ferri, Gabinetto G.P. Vieusseux, Palazzo Strozzi 1

2 Saluto della Dott.ssa Caterina del Vivo Responsabile Archivio Storico Gabinetto G.P. Vieusseux di Firenze Si tratta di un incontro un po particolare, quello in programma oggi alla Sala Ferri del Gabinetto G.P. Vieusseux. Questo convegno mette a confronto due concettualità, due realtà abbastanza diverse ossia imprese storiche ed archivi storici - che il più delle volte non vengono tra loro associate. Per chi è addetto a lavori di tipo archivistico, in realtà, archivi e imprese negli ultimi tempi hanno avuto più di un occasione di essere accostati. Anche come ANAI (Associazione Nazionale Archivistica Italiana). abbiamo avuto l occasione di tenere alcuni incontri e di organizzare aggiornamenti professionali su questa materia. Questa di stasera al Vieusseux vuole essere un introduzione anche per chi non ha tanta consuetudine con gli archivi ma ce l ha con il mondo delle imprese. È per questo che il Gabinetto Vieusseux è molto lieto di ospitare l evento. Da parte mia, vi porgo il saluto del Prof. Enzo Cheli, della Dott.ssa Gloria Manghetti, rispettivamente Presidente e Direttrice del Gabinetto G.P. Vieusseux, e, da parte mia, quello dell ANAI Toscana. L organizzatore di tutta la serata è il Presidente dell Unione Imprese Storiche Toscane, per cui dobbiamo a lui l aver voluto questi contatti e la presenza di tre relatori come la Dott.ssa Diana Toccafondi (Sovraintendente Archivistica per la Toscana), il Prof. Giuntini e il Prof. Roggi, che in particolare si occupano di storia dell economia e delle imprese. Lascio la parola al Presidente Franco Torrini, prima di entrare nel merito di quello che è l argomento che ci aiuterà a comprendere quali sono i legami tra il mondo degli archivi - e anche dei musei - e il mondo delle imprese. E quanto questi legami siano stretti. 2

3 Saluto di Franco Torrini Presidente della Unione Imprese Storiche Toscane Gentili ospiti e rappresentanti delle imprese ultracentenarie qui presenti, ci troviamo oggi nella Sala Ferri, ospiti del Gabinetto Vieusseux. Una scelta che riveste molti significati. Il convegno che sta per avere inizio è frutto della ideazione e dell organizzazione curata dal nostro segretario generale Marco Massetani, con la collaborazione della dottoressa Caterina Del Vivo. L archivio storico del gabinetto Vieusseux è stato di recente ammesso alla nostra speciale sezione Musei e Archivi Storici quale membro effettivo della nostra Unione perché rappresenta una vivda testimonianza di una impresa, quella di di Giovanpietro Vieusseux, commerciante ginevrino che a Firenze ha operato nel campo dell editoria e della cultura tra il 1820 e il Un secolo di attività imprenditoriale fino al 1919, un patrimonio di valori arrivato fino a noi attraverso una traccia di radici che ritroviamo nel Gabinetto Vieusseux, che oggi è centro di una cultura cosmopolita e aperta alle nuove generazioni. Direi che è un tipico esempio di perfusione di un solo insieme tra economia e cultura. Questo convegno intitolato Il Passato che verrà è una splendida occasione per sfuggire alla linea grigia che oggi divide il passato dal futuro. Leonardo diceva: l acqua che tocca i fiumi è l ultima di quella che andò e la prima di quella che viene : così fuggevole ma anche così dinamico è il presente per la storia, e mi riferisco alle imprese ultracentenarie toscane e italiane che rappresentano una indistruttibile storia di lavoro, di meriti sociali e civili e che di fatto sono le sopravvissute nel distratto panorama di un mondo, di una umanità in rapida evoluzione, forse involuzione, che brucia sul tavolo del presente le sue radici e le sue identità in un omaggio alla incolta smania di crescere e di rincorrere il futuro. Il futuro secondo la filosofia che scaturisce da questa Unione non è altro che un obiettivo da raggiungere senza tralasciare niente delle esperienze e dei valori etici che provengono dal passato di ognuna delle imprese associate. I nostri valori etici, il contenuto del nostro codice etico sono il motore non certo nascosto del convegno di oggi, dove viene preso in esame la preservazione e la conservazione delle tradizioni imprenditoriali, attraverso la gestione di un archivio storico o di un museo in grado di raccogliere appunto le testimonianze di un passato che verrà. 3

4 Questo è l esempio che Vieusseux ci ha lasciato e dal quale non solo le imprese storiche, ma anche le istituzioni e i centri del potere economico interagenti sui nostri territori, potrebbero e dovrebbero prendere spunto per le loro proiezioni nel tempo futuro. Noi non chiediamo niente a nessuno ma un grave errore sarebbe che per questo tali centri non riuscissero ad esprimere la capacità di comprendere e di perseguire in piena armonia con la nostra azione ogni iniziativa che tenda alla salvaguardia e alla valorizzazione della memoria. Si dice che c è tempo per ogni cosa. Ebbene, oggi con le drammatiche notizie che ci affliggono e che cancellano irrimediabilmente anni di vita e di lavoro per quelle imprese travolte dalle negative circostanze, è tempo di pensare al futuro con la visione di ciò che abbiamo lasciato alle spalle: l impresa ultracentenaria quindi indietro verso il futuro, non certo una visione retro-riflessa ma un coraggioso impegno di traghettare la propria storia, la propria identità con spiccato senso culturale verso il futuro, senza per questo perdere di vista il presente. Un presente insidioso ed anche odioso, comunque diseducativo per molti giovani che dovranno domani portare avanti le storie ultracentenarie delle imprese italiane e che quindi ci vede spettatori non del tutto passivi per quanto a noi di competenza. Un impegno quindi che vorremmo avesse una forte connotazione culturale anche se è giunto il momento di prendere in esame anche gli aspetti economici senza i quali non c è sopravvivenza. Un confine ben delimitato ma che non può escludere la rispettiva interdipendenza che esiste fra cultura e economia. Non a caso siamo qui a prendere un impegno che rappresenta il prossimo obiettivo dell Unione Imprese Storiche Toscane, pronta ad allargare la propria azione su tutto il territorio nazionale senza invadere il terreno di nessun altra organizzazione esistente, pronti a offrire la nostra collaborazione, sapendo che possiamo dare molto pur con la cadenza e la velocità dei nostri passi. Al momento oltre 8000 anni di complessiva longevità risiedono e caratterizzano la nostra unione con le sue 33 imprese storiche toscane. Se riusciamo a mettere su altri 8000 anni di storie italiane siamo in grado di dare stabilità e quindi massa critica alla comune azione di salvaguardia e valorizzazione della nostra esistenza. Ho adesso l onore di introdurre la Dott.ssa Diana Toccafondi, sovrintendente archivistica toscana. 4

5 La responsabile dell Archivio Storico del Gabinetto G.P. Vieusseux Caterina Del Vivo e il Presidente dell Unione Imprese Storiche Toscane Franco Torrini Gli ospiti intervenuti al Convegno nella Sala Ferri del Gabinetto G.P. Vieusseux 5

6 Intervento della Dott.ssa Diana Toccafondi Sovrintendente Archivistica della Toscana Grazie dell invito rivoltomi. E sempre un piacere quando si può partecipare a certe occasioni in cui elementi diversi del nostro vivere civile si confrontano, cercano di unirsi, misurano le cose che li legano, mentre spesso è sembrato che imprese, economia e cultura fossero mondi che stavano su piani diversi. Vorrei partire da due concetti fondamentali. Il primo che anche il Presidente Franco Torrini ha già accennato nel suo intervento - è il concetto di responsabilità culturale dell impresa. È un concetto abbastanza recente, o meglio definito in questi termini recentemente. Dico questo perché all interno della discussione che ha caratterizzato gli ultimi anni - nel momento in cui gli archivi, e chi si occupava di archivi si è posto il problema della salvaguardia di questo materiale, non solo della salvaguardia ma anche della valorizzazione, da parte dell impresa contemporaneamente, anche per effetto di contatti reciproci - è nato propria questa consapevolezza della responsabilità culturale dell impresa. L impresa è chiaramente un attore economico, ma l essere attori economici è un concetto più ampio, pervasivo, che abbraccia sicuramente la dimensione sociale e culturale. Il progetto d impresa è un progetto che modifica la realtà sociale, che organizza fattori produttivi, che mobilita le forme, le risorse umane, che si relaziona con la dimensione anche istituzionale e politica del vivere. È stata definita una complessa avventura collettiva, in realtà tramontata proprio per effetto di tutta una serie di trasformazioni. Alla concezione dell imprenditore come figura isolata, come attore solitario, negli ultimi anni si è sempre messo più in risalto la dimensione dinamica e relazionale interrelata nei fattori che entrano in gioco nell impresa. Proprio rileggendo quella che è la carta costituzionale di un associazione di musei di imprese nata nel una di quelle che raccolgono a livello nazionale più soggetti privati che musei impresa e rileggendo quelli che erano i punti fondamentali della carta stessa, mi sono venuti in mente i mercanti medievali. Alla fine noi abbiamo bisogno di scriverle queste cose, dal momento che loro già le praticavano concretamente. Questi mercanti erano uomini capaci di relazionarsi con un mondo in trasformazione, di produrre profitto, beni, ma di produrre anche cultura, di investire in cultura, e soprattutto di relazionarsi alle differenze delle culture, alle lingue, ai mercati. Insomma, erano persone che hanno trasportato verso la modernità. E stato l uomo economico mercantile medievale a 6

7 trasformare quello che i giuristi chiamano l ordine della stabilità del Medioevo nell ordine della mobilità che è l ordine che caratterizza la modernità. Non solo produttori di beni e produttori di cultura, ma anche produttori di nuovi istituti giuridici, di nuove istituzioni, di organizzazioni. Basti pensare a tutto quello che è stato la nascita degli istituti che poi hanno istituito il grande apparato del diritto privato e poi anche del diritto pubblico: è da qui che essi nascono, da una serie di consuetudini in cui si struttura la sfera privata e pubblica dell uomo economico medievale. Questa produzione, questa capacità di produrre cultura in senso vasto è quindi qualcosa che accompagna tutta la nostra storia passata attraverso la produzione di beni ed oggetti, di segni materiali ma anche di valori. Oggi, quando tante volte, anche nei nostri convegni di addetti ai lavori, ci troviamo a confrontarci con queste parole, il linguaggio è assolutamente condiviso. Noi comprendiamo che quando diciamo che l economia, così come la cultura, produce segni materiali e questi segni materiali sono valori, alla fine non facciamo altro che ridefinire il concetto di bene culturale. Un concetto vastissimo, che la legislazione ha cercato di definire, ma che di fatto - nella pratica corrente di chi si occupa della salvaguardia dei beni culturali - ha un accezione che tende ad allargarsi sempre di più. E questo giustamente. Perché per esempio, nei casi degli archivi di impresa o dei beni che le imprese producono, se uno si domanda che cosa è cultura nella produzione di un bene di un impresa, dal nostro punto di vista gli archivi, la documentazione sono beni dal momento che gli archivi sono documenti. E tuttavia anche gli oggetti sono documenti, anche i beni che vengono prodotti sono documenti, perché sono una testimonianza di un qualcosa in cui si aggrega intelligenza, capacità produttiva, imprenditoria, capacità di relazione. Forse proprio occupandomi di archivi di impresa, ho potuto notare come pian piano si stava stemperando la distinzione tra documento e oggetto, perché nello stesso momento, proprio mentre si affrontano questi mondi complessi di testimonianze, ci rendiamo conto che anche il documento è un oggetto materiale, così come l oggetto materiale è un documento: da qui il fatto - e non è un caso che proprio nel mondo delle imprese si sia sviluppata questa sorta di gemmazione tra archivio e museo. L impresa acquista consapevolezza che per testimoniare il proprio passato, e quindi anche proiettarsi verso un futuro, ha bisogno di mostrare quello che ha fatto, ma nello stesso tempo ha anche bisogno di riutilizzare tante volte quello che ha fatto per rinnovarlo e quindi dare a ciò nuova vita. Ecco perché nelle imprese archivi e musei sono non solo luoghi di testimonianza del passato, ma anche di 7

8 proiezione futura, di riutilizzo, capaci di attrarre e di applicare all impresa stessa un valore in più. Questo concetto di valore ci porta all altro concetto fondamentale, che accompagna la storia dei beni culturali: il concetto di valorizzazione. Cos è che l impresa valorizza come produttrice di cultura? Valorizza il lavoro, perché uno dei risultati maggiori che viene dalla consapevolezza dell imprenditore è proprio il fatto di rendersi conto che quello che egli sta producendo ha un valore. E ciò non rappresenta solo un valore monetizzabile bensì anche un valore nel futuro, ha una dignità che va al di là di quello che si commisura e si brucia nel presente. Ho avuto certe volte la sensazione che per le imprese - una volta lasciata la testimonianza architettonica ciò sia sufficiente. E invece no, perché tutto questo va documentato: chi racconterà chi ha prodotto e quanto è costato farlo. o come quel costo si è relazionato con un altro mondo che in quel momento magari era in crisi, o ancora perché un oggetto di ottima qualità ha iniziato a diventare di qualità peggiore? Tutto questo non si racconta senza documenti. La consapevolezza della necessità di documentare tutto questo ha mosso negli ultimi anni le imprese che operano nella tutela dei beni culturali, e l associazione archivisti toscani è stata in questo pioniera. Già negli anni 70 fu fatto un censimento degli archivi di impresa in Toscana. Purtroppo è diventato sempre più difficile tenere questo archivio aggiornato, perché il mondo si trasforma con una tale velocità che stare dietro a queste trasformazioni è veramente difficile. Quello dell impresa è un mondo del quale nessun ente o istituzione può garantirne la sopravvivenza della testimonianza, se l impresa stessa non è consapevole di questa importanza. Una tutela che non può arrivare per un imposizione dall esterno: se c è una collaborazione è perché esiste una consapevolezza: ecco perché un associazione come quella della Unione Imprese Storiche Toscane riveste un importanza fondamentale. Qui non c è da lavorare, questa consapevolezza fa parte del corredo dell impresa stessa, ed è quello che ne garantisce la sopravvivenza. Recentemente la direzione generale per gli archivi ha dato vita a un portale degli archivi di impresa, una forma di networking, per far conoscere e mettere in relazione queste imprese tra loro. Sono stati creati otto grandi luoghi simbolo, definiti sulla carta dello sviluppo delle imprese in Italia dall 800 fino ad oggi, selezionando una sessantina di imprese tra le più importanti. Questo portale, che è stato presentato nel giugno dell anno scorso. è stato accompagnato anche da una mostra all Archivio Centrale dello Stato, che raccontava lo sviluppo delle imprese in particolare dal dopoguerra in poi. 8

9 Visitando questa mostra, che era costituita di oggetti oltre che di documenti e di brevetti, veniva un po la stretta al cuore pensando quanta capacità di impresa, di invenzione, di invettiva, quanta capacità di pensare al futuro c è stata nel secondo dopoguerra e quanta poca ce ne sia adesso. Quante occasioni perse, quante cose lasciate andare, quanti brevetti spariti e passati all estero! Riattivare questo deposito di memorie che sono continuamente linfa vitale è assolutamente necessario, anche grazie alle relazioni tra associazioni d imprese e mondo della conservazione e della tutela dei beni culturali. In particolare mi ha colpito che nel titolo della serata si sia voluto giocare su questa relazione inversa tra passato e presente. Il futuro è il passato, il cuore antico del nostro presente. Rovesciamo la metafora, dunque. In effetti anche quando si parla di beni culturali preferisco la parola che viene dall inglese heritage, che significa eredità che passa di mano in mano, alla parola che viene dal francese patromoine, che è il patrimonio nel senso più di possesso, di qualcosa che sta fermo. Noi dobbiamo trasformare le nostre capacità di lavoro, che viene dalle impresa, la nostra capacità di valorizzazione e anche di conservazione dei beni culturali da patrimonio a heritage, da qualcosa che è fermo in una eredità, in una visione ereditaria. In questi giorni sono anche un po stanca, dal momento che stiamo vivendo come Sovrintendenza la tragedia della Lunigiana, dove stiamo cercando disperatamente di salvare un patrimonio che si sta perdendo:una biblioteca completamente distrutta, un archivio sepolto sotto il fango. Va salvato tutto, perché tutto può diventare antico, sempre nell ottica per cui il passato può diventare presente e quindi futuro. L alluvione mi è sembrata una metafora. Ed anche lo sforzo di tutti i giovani venuti dalle scuole a cercare di dare una mano, vorrei che fosse una metafora della capacità di proiezione futura che questa società saprà ancora offrire. Grazie. 9

10 Intervento del Prof. Andrea Giuntini Docente di Storia Economica presso l Università di Modena e Reggio Emilia Dirò alcune cose soprattutto dal mio punto di vista, ovvero da quello dello storico economico e dello storico d impresa. Dirò poche cose soprattutto in termini di ricostruzione di una disciplina, di nascita di una disciplina. e di rafforzamento di una disciplina che è la storia d impresa. Un avventura intellettuale - questa parola è già stata utilizzata dalla dottoressa Diana Toccafondi - particolarmente intrigante, affascinante, che ha preso corpo una quarantina di anni fa. Mi faccio vanto del fatto di come la Sovrintendenza della Toscana sia stata fra le prime in Italia ad affrontare la questione degli archivi d impresa, in parte stimolata dall esistenza di una serie di imprese storiche che presto hanno cominciato a dimostrate questo tipo di sensibilità, in parte per uno spirito di novità, per un proposito di scavare laddove qualcuno ancora non aveva scavato, cioè nell ambito degli archivi d impresa. Nel il frutto del censimento che era stato avviato qualche anno prima, prendeva le forme di un primo inventario, che tra l altro è stato il primo in Italia. Erano gli anni in cui esisteva una Commissione presso il CNR che lavorava proprio sugli archivi d impresa e sulla storia d impresa e dunque anche sui musei d impresa, intesi in quel contesto di gemmazione che la dottoressa sottolineava; sono anni particolari, anni di particolare vivacità, perché esisteva un terreno estremamente fertile come quelle delle imprese italiane e c era tanto da fare. Sul quale si poteva inventare, si poteva progettare. In effetti tra gli anni 80 e 90 questa disciplina - e la connessa sensibilità nei confronti degli archivi e musei - fa passi avanti estremamente significativi, che rendono le forme sia di giornate di studio, di iniziative, seminari, convegni. sia dei primi censimenti che seguirono quello toscano. Censimenti presso le imprese industriali che inconsapevolmente nascondevano dei tesori che sono stati riportati alla luce e fatti riemergere, e a cui è stata data vita, una luce che gli archivi di impresa devono possedere. I risultati sono stati anche in termini di varo di una serie di iniziative di storia di impresa che si basavano sulla possibilità di sfruttare il nuovo patrimonio archivistico, partendo dalle imprese private con i grandi esempi della Fiat e della Pirelli, per venire poi alle grandi imprese e non soltanto private. All inizio degli anni Novanta iniziarono a venir fuori i primi manuali, i primi lavori organici che - sia in termini di progettualità sia in termini 10

11 di concrete indicazioni sul come operare - cominciano a cambiare l atmosfera, a rendere sempre più dinamico questo contesto. Tutto questo evidentemente in parallelo rispetto alla maturazione progressiva del concetto di conservazione dei beni culturali che finalmente approda anche all impresa. Come è stato detto recentemente quando si parla di archivi di impresa, di storia d impresa, è giusto fare riferimento a tutti gli attori dell impresa, intesi in maniera dinamica, organica. Non solo l imprenditore, ma anche tutte le altre forze vive che all interno dell impresa operano. Dunque, qualunque tipo di lavoratore, quella pluralità di attori che in maniera paritaria, dal punto di vista della disciplina, offrivano un contributo in termini di carte, di documenti ma anche in termini di fotografie, di oggetti che sono andati appunto a riempire i musei d impresa. Dunque, una progressiva autonomizzazione sia della disciplina sia del portato più visibile e sempre più fruibile che erano appunto gli archivi e i musei. Fra le acquisizioni scientifiche più importanti di questi anni parliamo degli inizi degli anni 90 - ricordo per esempio una corposa storia dell industria elettrica italiana che - opera collettiva di decine di studiosi - ha portato alla sistemazione progressiva di una serie di archivi di un settore, evidentemente strategico. Archivi inizialmente sparsi per tutta la penisola e poi lentamente riunificati in un grande archivio che oggi si trova a Napoli. Penso alla storia dell Ansaldo, altra grande storia di una grande impresa e altro esempio importante di un archivio storico che fra i primi è stato sistemato e aperto al pubblico e dunque reso fruibile per gli studiosi. Erano gli anni in cui si creava l archivio storico della Fiat e il museo; gli anni in cui anche presso una grande istituzione economica pubblica come l IRI si cominciava a ragionare in termini di archivi d impresa, in maniera diversa rispetto a quanto era stato fatto in precedenza, perché di carte ne sono state perse tante. Racconto una cosa sulla quale non avevo riflettuto e che ho letto da qualche parte. Il periodo è relativo a quando, intorno alla fine degli anni 70 inizio anni 80, cominciano ad arrivare i primi elaboratori di dati, i calcolatori, che ancora avevano delle dimensioni cospicue. Spesso per accoglierli bisognava trovare spazio, e se si doveva rinunciare a qualcosa, a buttare via qualcosa per fare spazio, si rinunciava alle carte naturalmente. Anche simbolicamente, era il futuro che prendeva il posto del passato. Un altro aspetto che in questa rassegna deve essere tenuto in considerazione sono i rapporti che si sono venuti a creare in termini di progettualità, di promozione, di reciproca incentivazione anche con 11

12 gli enti locali. Quante volte sono state le biblioteche comunali, gli archivi comunali non necessariamente di taglia grande, che si sono fatti promotori nonché protagonisti del recupero, della sistemazione e della salvaguardia di certi archivi di impresa che su base locale erano importanti? Mi riferisco ad archivi che avevano segnato la storia di quella comunità, stabilendo poi in una prospettiva duratura, che ancora oggi resiste e dà dei frutti interessanti, una serie di reciproci vantaggi e di mutua collaborazione. Un aspetto che in questa prospettiva dinamica rende gli enti locali un dato essenziale, dal momento che proprio dagli enti pubblici provenivano quelle competenze che spesso in impresa non c erano. Oggi gli archivi stanno sempre più dentro la visione integrata della realtà aziendale, diventano un biglietto da visita che garantisce sicuramente una maggiore credibilità all azienda. Termino queste brevi considerazioni mutuando due parole da chi ha lavorato in questo settore degli archivi storici. Mi riferisco a Tommaso Fanfani che parlava degli archivi di impresa e dei musei di impresa come sorgente di idee. Sono convinto che ancora questo circuito virtuoso fra pubblico e privato, fra competenze pubbliche e private, possa portare novità e idee che ci servono per garantire ai nostri figli un futuro migliore. Grazie. 12

13 Intervento del Prof. Piero Roggi Ordinario di Storia del Pensiero Economico presso l Università di Firenze Si legge nel Vangelo che nessuno può servire a due padroni, perlomeno a due padroni contemporaneamente. Così, visto che il mio mestiere è quello di fare lo storico del pensiero economico e della teoria economica, al fine di prepararmi a questo incontro mi sono trovato di fronte ad un dilemma: avrei dovuto trattare l argomento da economista o sarebbe stato meglio trattarlo da storico? Per non finire come fece l asino di Buridano che morì indeciso tra bere e mangiare ho deciso di infilarmi questa volta il costume di economista e ho fatto questa scelta per differenziare un po il prodotto, visto che in questa sala sono numerosi i custodi della memoria e del passato. Per rispettare l impegno assunto ho bisogno tuttavia della vostra indulgenza e anche della vostra comprensione: le cose che affermo in certi passaggi sono molto tecniche, mentre in altri passaggi il discorso potrà apparirvi provocatorio, addirittura sgradito. Ordinerò le cose che ho da dirvi in tre parti distinte. Chiarirò in una prima parte come lavora il sistema economico; in una seconda parte mi occuperò non del sistema economico nel suo complesso ma delle molecole, quelle piccole parti cioè le imprese cercando di mettere a fuoco. ciò che contraddistingue le cosiddette imprese storiche dalle altre; nella parte finale accennerò ad alcune politiche necessarie per la difesa delle imprese storiche. Sono presenti in questa sala competenze diverse. Ci sono storici illustri, archivisti a livello istituzionale e studiosi della vita economica, quelli che studiano la micro cellula del sistema, cioè gli aziendalisti, e coloro che ragionano in maniera più ampia, cioè gli economisti. L oggetto di studio è sempre lo stesso: l impresa storica. Gli archivisti e gli storici hanno per compito quello di custodire la memoria del passato; gli aziendalisti e gli economisti di preservare la vita presente degli organismi economici. Io non voglio ripetere quello che diceva Nietzsche, ovvero che preservare la memoria, cioè la storia, è un lusso della mente estraneo alla porzione della vita e alla lotta per la sopravvivenza. E nemmeno voglio ripetere con lui, che viveva in un periodo di grandi abusi, che la storia dello storicismo abbia guastato addirittura lo spirito animale del sopravvivere. Una troppa propensione per la storia rende il popolo fiacco e imbelle, affermava Nietzsche. Un concetto che in qualche modo diventa un 13

14 giustificazionismo: si capisce tutto, si giustifica tutto, non si reagisce e non si lotta più per la vita. Io sono invece convinto che la memoria identitaria, ma anche la storia individuale per ogni singola azienda, costituisca una possibilità aggiuntiva della sua attività economica. La storia è comunque magistra vitae, un racconto se non altro che scongiura il ripetersi degli errori del passato. Quello che voglio dire è che lo storico conserva la memoria, mentre il compito dello studioso di materie economiche è quello di conservare la vita degli organismi economici che devono durare nel tempo. Questa è una premessa. E se noi supponiamo corretta questa premessa, l argomento che devo aggredire in questo momento è come lavora il sistema economico. Il sistema economico è una macchina meravigliosa, che risolve da sé tre problemi fondamentali tipici di qualsiasi aggregato umano: che cosa si deve produrre; come si deve produrre efficacemente; a chi si deve destinare il prodotto una volta prodotto, ovvero come si fa a spartire la ricchezza. La prima questione viene risolta dai consumatori perché hanno un sistema facile, hanno nel portafoglio una serie di voti che sono le banconote. I prezzi sono sensibili alle banconote e fanno dei piccoli saltellini in avanti, e quelli che salgono di più devono essere prodotti. Sono i consumatori a decidere le cose che dobbiamo produrre. La terza questione, ovvero a chi si deve distribuire la ricchezza, è una questione che ha a che fare con la giustizia, coi mercati ma soprattutto con la politica. Guardando la televisione si capisce subito chi è che paga la crisi, a chi si deve distribuire la ricchezza. Ma è soprattutto la seconda questione quella che ci interessa stasera, come produrre efficacemente. Bisogna sapere che le risorse di un aggregato umano non sono illimitate ma sono limitate. Noi non viviamo nel paradiso terrestre, nell eden dove basta esprimere un bisogno che subito arriva una disponibilità prospera. Noi siamo attanagliati dall insufficienza economica, dalla scarsità, vogliamo tornare nel paradiso terrestre. C è stato un momento in cui questa corrispondenza tra bisogni e risorse si è interrotto e dal quel momento siamo andati giù nel mondo della scarsità e allora per vivere nella scarsità ci vogliono due cose importanti. La prima è una lista delle cose essenziali da consumare prioritariamente. Siccome esiste scarsità, non si può produrre tutto e allora si rende necessaria la lista delle cose più importanti. Ma ci serve soprattutto una seconda lista di persone scelte, selezionate dall intera società che utilizzino le risorse con scrupolosa parsimonia, che non sciupino niente di questo deposito scarso di ricchezze da 14

15 impiegare per produrre. Queste persone sono un gruppetto che la società elegge e sceglie per depositare quel tesoretto. Questo è come funziona il sistema economico, che è una specie di galassia, di universo. Ora cerchiamo di concentrarci sui singoli pianeti cioè sulle imprese. Come vengono al mondo le imprese storiche? Che cos è esattamente un impresa storica? Quali punti di forza e di debolezza ha questo organismo particolare quale l impresa storica? E soprattutto, come si presenta all esame di sopravvivenza questo singolare organismo economico? Il primo interrogativo riguarda dove e come nascono le imprese storiche. C è un motivo per cui nascono, o perlomeno noi cercheremo di capire quale è questo motivo. Ogni possessore di ricchezza liquida, disponibilità liquida, è sempre di fronte a un dilemma: è meglio investire nell azienda di altri, dando i soldi in azioni, dando liquidità a imprenditori che non siamo noi? Questa scelta sarò perseguita quando il Paese nel quale l imprenditore vuole investire è un paese che protegge efficacemente il diritto del prestatore a riavere indietro quanto egli stesso ha prestato, e qualora questo investitore si fidi delle istituzioni economiche di quel Paese. E meglio investire nell impresa altrui oppure in quella della propria famiglia? Questo possessore di capitale liquido seguirà questa seconda via soltanto quando le garanzie del Paese non ci sono oppure sono molto deboli; quando non è sicuro di riavere indietro quello che ha investito; quando lui stesso diffida delle regole di questo Paese. Guardate come si fidano gli investitori internazionali della Grecia. Di quel Paese non si fidano. Quando un paese non garantisce la restituzione di un prestito a quelle imprese, l imprenditore che ha liquidità si rifugia in uno spazio ristretto del suo provato economico, l impresa familiare. Siamo di fronte a un conflitto tra due sentimenti di fiducia, uno verso l esterno e l altro verso l interno. Se prevale la fiducia verso l esterno, la dinastia familiare non nasce; se prevale la fiducia verso l interno questa dinastia familiare, che poi diventerà impresa storica, sarà partorita. Nei paesi con robusta protezione per gli investitori con capitale liquido, le dinastie, cioè le imprese familiari storiche, stentano a formarsi. L Inghilterra dell 800 non le fece nascere, in Germania nello stesso periodo molte ne nacquero. Veniamo al secondo interrogativo: che cos è un impresa storica? Per capire la fisiologia interna dell impresa storica bisogna familiarizzarsi con un concetto difficile, cioè il rapporto tra due mentalità diverse: la mentalità imprenditoriale - che chiameremo di continuità statica - dove le cose vanno bene così sono e non vanno cambiate, e una mentalità imprenditoriale di rinnovamento dinamico, dove non si segue la linea della conservazione ma si rinnova continuamente. Se a 15

16 preponderare è la mentalità imprenditoriale di continuità statica l impresa non dura, prima o poi muore, non si tramanda. Se sulla continuità statica domina lo spirito di rinnovamento, l impresa familiare dura e si trasmette di padre in figlio. Il micro organismo economico, cioè l impresa, può perdurare solo se si rinnova, attingendo magari a quella determinazione che inutilizzata poltrisce nella memoria identitaria. Ecco l elemento importante della memoria identitaria. E uno stimolo alla determinazione di fare, come se si attingesse da una tanica di benzina di riserva che sta nel bagagliaio quando la benzina è finita. L identità storica può essere pensata metaforicamente così, come un qualcosa che da energia quando la macchina per vecchiaia vorrebbe tacere. Così si spiega il fatto che la memoria identitaria, il lavoro degli archivisti, costituisce un fattore produttivo che deve essere pagato dalla società, perché è quella tanica di benzina che ti permette di ripartire. Questa è la vostra funzione sociale, culturale ed economica. Qui non si parla soltanto di cultura, qui si parla di sopravvivenza degli organismi viventi. Eccoci al terzo argomento: quali sono i punti di forza di un impresa storica e quali sono le sue debolezze? I punti di forza sono una forte determinazione, l onore per la tradizione che va riscoperto in cantina qualora ce ne sia bisogno, una tradizione percepita talvolta come una vera religione civile. Il secondo punto di forza è che c è la possibilità nell impresa storica di contare sulla fiducia intrafamiliare e quindi risparmiare i costi di controllo per controllare i manager che non sono della famiglia. Il terzo punto di forza è la possibilità che ha l impresa storica di forti connessioni con la politica, perché la politica in certi casi si fa protettrice economica delle imprese storiche. Accanto ai punti di forza vi sono però anche punti di debolezza. La prima debolezza è che i possibili candidati al rinnovamento, cioè gli eredi, quasi sempre sono in diaspora oppure a giro per il Mondo, oppure non stanno mai lì a curare i propri affari: Tenere un figlio nella propria azienda è più difficile, come direbbero a Firenze, che mettere il sale sulla coda dell uccellino. È noto che la Fiat fu costretta ad impegnare Vittorio Valletta per colmare quella indisponibilità iniziale di Giovanni Agnelli. Un altro difetto fondamentale è il nepotismo, perché non sempre gli eredi sono dei buoni manager, e il nepotismo inoltre scoraggia anche i manager extrafamiliari. Se la regola è quella di avanzare in base a ciò che si fa, uno che viene da fuori non può vedersi scavalcare da un altro solo per il cognome che porta. C è anche un altra questione importante, cioè la prima genitura, perché spesso vale questo criterio per cui chi è primo figlio deve essere eletto. Ma a volte succede che questo personaggio non sia all altezza del compito. La prima genitura genera anche conflitto di tipo psicologico tra fratelli e sorelle ma anche conflitti ereditari. Infine c è 16

17 un altro difetto: una propensione nelle imprese storiche ad accumulare sul tesoretto di famiglia invece che sull azienda. Si creano dei meccanismi collaterali in cui si vanno a investire i profitti talvolta sottraendo la ricapitalizzazione dell impresa stessa. L impresa storica familiare ha molti punti di forza ma anche infiniti punti di debolezza e in tal modo, caricata com è di queste zavorre, deve pur presentarsi al tribunale della sopravvivenza. Se si chiama storica vuol dire che dura nel tempo ma è un tempo di esami eterni: l impresa dura perché passa continuamente a esami di verifica. Veniamo all ultimo dei nostri interrogativi, come si presenta l impresa storica all esame di sopravvivenza? Forse c è da supportare una valutazione di idoneità, come per chi fa l esame di maturità a scuola? Non è così per fortuna, anche se non è detto che la commissione giudicatrice per la sopravvivenza sia più indulgente di quella delle scuole. La sola magistratura della quale occorre accaparrarsi il riconoscimento per un impresa che vuole durare nel tempo è quella dei creditori: se sono soddisfatti l esame è superato, se sono perplessi ti rimandano a ottobre, e se sono disperati ti spediscono al giudizio di una magistratura ulteriore, che è quella legalmente formale: la magistratura fallimentare. L impresa storica in sintesi ricorda tanto un saltatore con l asta che può farcela oppure no a superare l asticella: la storia delle imprese è una necropoli di saltatori che hanno mancato di superare l asticella, di fare il salto più importante. C è addirittura una celebre teoria economica formulata da un economista inglese dell 800, Adam Marshall, che sostiene addirittura che il crepuscolo della dinastia economica familiare sia un fenomeno socialmente fisiologico, un accadimento ineludibile. C è un meccanismo per cui afferma Marshall - dopo la terza generazione tutto si disfa. Secondo questa dottrina la prima generazione è quella dei pionieri che risparmiano e accumulano; la seconda generazione perfeziona l opera dei fondatori perché spronata dagli stessi valori che hanno visto vivere in casa: la terza generazione, allevata nel dolce far niente, predilige lo spirito di proprietà a quello di intrapresa, si ritrae dagli affari, si gode la vita, e vivacchia riscuotendo affitti o staccando cedole delle azione avute in eredità. Concludiamo con quest ultimo interrogativo: per passare l esame di efficienza, cioè l esame di sopravvivenza a cui l impresa storica è comunque quotidianamente sottoposta, la memoria storica può servire oppure no? Il sistema economico allontana gli inefficienti, non conosce le buone maniere, è maleducato, perfino brutale e la storia non gli ispira nessun particolare affetto e premura. Poniamoci 17

18 un ultima considerazione più operativa. Le imprese storiche possono essere sostenute da qualcuno? La risposta è affermativa, sì possono essere aiutate. Ma da chi? Dai medici del sistema economico diciamo regionale, nel nostro caso la Regione Toscana. I politici regionali devono programmare la formazione dei manager: è necessario organizzare corsi, finanziare generosamente il mutamento della generazione, scortare le imprese storiche verso la conquista dei mercati oltreoceano, come facevano gli inglesi dell 800, che affiancavano la marina militare quando si spostavano i convogli della Compagnia delle Indie. Questi stessi politici devono favorire l innovazione tecnica, come facevano i tedeschi del secolo scorso. C è bisogno di una legge regionale per le imprese storiche, una legge che costituisca un pacchetto organico. Questo deve essere l obiettivo della vostra associazione. Un obiettivo che permetta all Unione imprese Storiche Toscane di modificare un po l assetto attuale, di non lusingarsi troppo nella cultura e nella storia, che prenda a cuore le prospettive economiche delle aziende affiliate, che diventi un vero e proprio gruppo di pressione. Alla fine dell 800 in Inghilterra nacque un gruppo di pressione per abolire le leggi sulla protezione del grano: Ci fu una rivolta che durò trent anni. Questo è un gruppo di pressione. Io auguro alla vostra Associazione lo stesso impetuoso successo che riscosse quel movimento. Alla fine di questo discorso un po tortuoso, lasciate che raccolga in quattro punti fondamentali quello che ho detto. Il sistema economico risolve tre grandi problemi sociali, tipici di qualsiasi aggregato umano, ma quello che ci riguarda è l assunzione del secondo problema: come produrre efficacemente. Le imprese storiche familiari hanno caratteristiche proprie, vivono strette nel dilemma tra continuità e rinnovamento; nascono in contesti dove le garanzie delle istituzioni economiche per gli investitori sono deboli; possiedono forti motivazioni etiche per sopravvivere; fruiscono dei costi per il controllo dei manager inferiori rispetto agli altri; fruiscono dei favorevoli rapporti con la politica ma per contrasto soffrono contemporaneamente della diaspora dei propri successori, della demotivazione dei manager extrafamiliari, dei conflitti successori, soffrono anche della confusione tra l arricchimento della famiglia e quello dell impresa. Ancora possono essere soccorse in un momento di sviluppo da una legislazione regionale favorevole e dalle associazioni private come questa, la quale però ai fini lodevolmente culturali aggiunga anche delle finalità economiche ed operative, coltivando soprattutto la competitività internazionale dei loro associati. 18

19 Ecco allora la tesi che mi sento di sostenere stasera: la memoria storica delle vostre imprese familiari è una condizione al tempo stesso necessaria ma non sufficiente per rimanere sul mercato e per sopravvivere nel tempo: Per far questo ci vuole qualcosa di più. Mi rendo conto che quanto ho detto possa aver generato qualche senso di delusione, come se io vi dicessi che la vostra identità economica faticosamente realizzata nel tempo avesse soltanto un valore relativo, non un valore risolutivo. Avete ragione, è così, ma voglio aggiungere una breve esortazione. Ricordatevi in ogni caso che voi siete specialisti di un arte faticosa, quella della sopravvivenza, della lotta per resistere alle ingiurie del tempo. Mi auguro che quanto detto rinnovi il vostro spirito guerriero e dissipi almeno in parte il vostro attardarvi nella memoria, nella storia, nel puro esercizio culturale. A pensarci bene Nietzsche un po di ragione l aveva: la storia è un lusso della mente mentre la lotta per sopravvivere resta un acerba, grezza, e ineludibile necessità. 19

20 Il presidente dell Unione Imprese Storiche Toscane Franco Torrini, la Sovrintendente Archivistica della Toscana Diana Toccafondi, i Professori Piero Roggi e Andrea Giuntini L on. Monica Baldi, la Direttrice della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze Maria Letizia Sebastiani e il Presidente dell Unione Imprese Storiche Toscane Franco Torrini 20

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