LINEE GUIDA. Centri di Ascolto

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1 LINEE GUIDA Centri di Ascolto

2 1. LA COMUNITA CRISTIANA CHE ASCOLTA A. L ascolto come dimensione della comunità cristiana L ascolto è l atteggiamento fondamentale che ogni comunità deve assumere per far spazio alle domande dei poveri, organizzandosi per incontrare e accogliere chi si trova in situazione di bisogno. La radice di questa attitudine si trova già nell Antico Testamento laddove si afferma con forza che Dio ascolta il grido del povero e il popolo è invitato ad ascoltare la voce di Dio che si manifesta soprattutto attraverso i profeti e gli eventi della storia. (cfr. Es, 3,9) Nell angoscia ho invocato il Signore, ho gridato al mio Dio, Egli ha ascoltato dal suo tempio la mia voce; il mio grido è giunto ai suoi orecchi. (2 Sam 22,7) Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera quando a te gridavo aiuto (Salmo 30) Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo libera da tutte le sue angosce (Salmo 33) poiché il Signore ascolta i poveri e non disprezza i suoi che sono prigionieri (Salmo 68) Nei vangeli Gesù ascolta il grido dei poveri, espresso e inespresso, perché Lui sa leggere nel profondo dei cuori. Le prime comunità hanno fatto di questo atteggiamento un tratto distintivo della loro esperienza lo sapete, fratelli miei carissimi: sia ognuno pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all ira (Gc 1,19) Qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta. E se sappiamo che ci ascolta in quello che gli chiediamo, sappiamo di avere già quello che gli abbiamo chiesto (I Gv 5, 14-15). E questo atteggiamento deve costituire un modello anche per le nostre comunità che si affacciano al Duemila, nello spirito del prologo della Gaudium et Spes, quando sollecita tutti i cristiani a farsi carico delle gioie e delle angosce degli uomini di oggi, soprattutto dei poveri. Pertanto il Centro di Ascolto (Centro di Ascolto) è lo strumento che la comunità cristiana si dà per ascoltare in modo attivo coloro che si trovano in difficoltà, nella consapevolezza che in essi Dio stesso ci interpella. Dalla comunità il Centro di Ascolto riceve il mandato dell ascolto dei poveri e ad essa riporta le richieste dei poveri, ricoprendo un ruolo pastorale e non confondendosi con un segretariato sociale, un associazione di volontariato o un ente di servizi. Perché ciò si realizzi, ogni comunità ecclesiale dovrebbe creare momenti di riflessione e di scambio per far circolare il patrimonio di esperienze che provengono dall incontro con persone in difficoltà, anche con il supporto dei Centro di Ascolto esistenti. Questa dimensione pastorale vissuta dagli operatori del Centro di Ascolto può caratterizzarsi come un ministero di fatto all interno della comunità ecclesiale? Come favorire il rapporto circolare tra comunità ecclesiale e Centro di Ascolto (la comunità che dà origine ad una realtà di ascolto che è sua espressione e che a lei in qualche modo ritorna)? b. Il Centro di Ascolto espressione della comunità cristiana Il Centro di Ascolto è espressione della comunità cristiana, frutto di un preciso progetto pastorale, se la comunità è cresciuta alla luce del Vangelo della Carità e ha assunto l istituzione del Centro di Ascolto in modo consapevole e maturo a livello

3 pastorale. In questo modo il Centro di Ascolto diventa lo strumento che sollecita la corresponsabilità di tutta la comunità e non il luogo della sua delega; non esonera cioè gli altri cristiani dal dovere dell ascolto, dell accoglienza e della testimonianza, ma è espressione visibile e concreta di un coinvolgimento comunitario ed insieme stimolo a ulteriore impegno. Il Centro di Ascolto, pertanto, non esaurisce il suo compito nell ascoltare e accompagnare le persone in stato di bisogno, ma deve essere in stretto collegamento con la comunità cristiana a diversi livelli (parrocchiale, zonale, diocesano), curando, in modo particolare, il rapporto con il Consiglio Pastorale e la Caritas del livello territoriale competente. Se questo rapporto non funziona, si determina l inaridirsi del collegamento con la comunità cristiana e, di conseguenza, il venir meno delle caratteristiche pastorali del Centro di Ascolto. In che modo impegnare la comunità cristiana a motivare, indirizzare, sostenere il Centro di Ascolto, là dove questo non avviene per vari motivi (dimensione della comunità non a misura d uomo, delega o altro)? Quali e quante risorse (finanziarie, umane ) la comunità ecclesiale deve destinare per l attività del Centro di Ascolto? Quale identità giuridica del Centro di Ascolto? Quale il ruolo pastorale delle figure professionali presenti nel Centro di Ascolto? 2. Lo stile del Centro di Ascolto: dall assistenzialismo alla promozione Il Centro di Ascolto deve essere promotore di processi di cambiamento e responsabilizzazione, perché il territorio diventi comunità capace di esprimere solidarietà nella giustizia. Se questo è vero nei confronti della società, non è meno vero nei confronti delle persone che vengono accolte e ascoltate. Accogliere e ascoltare, infatti, significa avere chiara l unicità della persona, essere consapevoli che la persona è qualcosa di più della somma dei suoi problemi, è portatrice di risorse anche nei momenti di solitudine, di abbandono e di sofferenza. Questa unicità, queste risorse vanno scoperte, ri-conosciute e messe in rete con tutte quelle del territorio. Tutto ciò spinge a superare l assistenzialismo; riconoscere la dignità e la responsabilità di ogni singola persona, rendendola soggetto del progetto che la riguarda, significa lavorare con lo stile della promozione. Per realizzare questo obiettivo il Centro di Ascolto si è dato alcuni strumenti: a) accoglienza e ascolto L ascolto è il primo servizio che si deve al prossimo ed è uno degli elementi caratterizzanti il Centro di Ascolto. L ascolto deve essere, però, luogo della relazione di aiuto nel senso che chi ascolta e chi è ascoltato vengono coinvolti, con ruoli diversi, in un progetto che, ricercando le soluzioni più adeguate, punta a un processo di liberazione della persona dal bisogno; b) Orientamento Quando ci si trova in difficoltà, il non essere pienamente consapevoli del proprio bisogno e il non conoscere e non saper usufruire dei servizi presenti sul territorio costituisce un grave limite. Orientamento allora significa: aiutare a rileggere il bisogno espresso nell ottica delle reali esigenze informare sulle effettive risorse del territorio (nomi e indirizzi di luoghi, servizi, opportunità) c) Accompagnamento Chi è in difficoltà sperimenta la mancanza di punti di riferimento e di interlocutori che restituiscano la speranza di un cambiamento. Accompagnamento allora è:

4 guardare alla persona non come a una pratica da evadere ma una storia da assumere mettere in contatto con i servizi presenti sul territorio, verificando che si facciano veramente carico della situazione e denunciandone le eventuali inadempienze attivare tutte le risorse possibili a cominciare da quelle della persona accolta Aspetti su cui riflettere e approfondire * Dal momento che, spesso, il bisogno espresso nasconde esigenze più profonde e significative, come valutare il bisogno reale? * le persone in difficoltà hanno bisogno di ri-conoscimento: come è possibile accogliere e ascoltare senza fretta? come aiutare il povero a liberarsi dalla cronicità del bisogno? Ci sono limiti davanti ai quali arrendersi? 3. Il Centro di Ascolto incontra il territorio Parlare di territorio (che, nella prospettiva del legame tra le persone, è meglio chiamare comunità) significa tener conto dell elemento spaziale e di quello relazionale (insieme dei rapporti che si sviluppano tra le persone). Il Centro di Ascolto raggiunge i suoi obiettivi se collabora positivamente con tutte le forze presenti sul territorio, cioè se non si pone come un isola, ma come un ponte tra la persona in difficoltà e le risorse presenti. Il Centro di Ascolto ha la capacità di tessere relazioni sul territorio nella misura in cui promuove dialogo, conoscenza reciproca e una rete di solidarietà autentica. Di qui la necessità da parte degli operatori di conoscere in modo adeguato il territorio in cui la persona concretamente vive e stabilisce rapporti interpersonali. Lo slogan di riferimento potrebbe essere: conoscere per agire : la complessità dei fenomeni e dei problemi che quotidianamente si incontrano, infatti, richiede un analisi approfondita e, più in generale, una capacità di lettura che preceda l intervento diretto. La lettura del territorio, che è un sistema complesso di forze sociali, politiche, economiche, culturali e religiose, non è semplice, anche perché la realtà è in costante evoluzione, ma necessaria per: rilevare le situazioni e l evoluzione del bisogno presente nella comunità; conoscere in modo aggiornato i servizi pubblici e privati esistenti; orientare e organizzare le energie disponibili, per evitare dispersione e sovrapposizione di persone, strumenti, progetti, servizi; progettare nuovi servizi per risposte ai bisogni più urgenti. Tale lavoro non è patrimonio esclusivo di chi opera nel Centro di Ascolto ma deve diventare oggetto di riflessione e coinvolgimento da parte di tutta la comunità. Pertanto il Centro di Ascolto deve impegnarsi per la diffusione e l elaborazione dei dati in suo possesso, adoperandosi, tra l altro, per la creazione degli Osservatori delle Povertà e Risorse laddove non siano presenti in diocesi. È evidente che la presenza di ambedue le realtà, Centro di Ascolto e Osservatorio Diocesano delle Povertà e Risorse, con i rispettivi compiti, diventa occasione di crescita significativa per la comunità;. Infatti, permette al Centro di Ascolto di essere pienamente antenna che ha la capacità di rilevare ogni forma di povertà e disagio e perciò può essere utilizzato come punto privilegiato di raccolta dei dati, che diventano oggetto di elaborazione da parte dell Osservatorio, in vista dell animazione pastorale. In riferimento agli operatori: Come integrare le risposte del Centro di Ascolto con quelle del territorio, per favorire la

5 reciproca crescita e promozione? Quale rapporto e quale integrazione con l Osservatorio diocesano delle povertà e delle risorse? Come attivarsi nel caso che l Osservatorio non esista? In riferimento alle istituzioni: Come instaurare un rapporto che eviti atteggiamenti di delega da parte di operatori pubblici o di isolamento e/o concorrenza da parte del Centro di Ascolto per favorire, invece, una reale corresponsabilità tra gli operatori coinvolti? Quali strumenti di formazione per facilitare i rapporti con le istituzioni pubbliche? 4. Insieme si progetta: Il lavoro in équipe e per progetti È uno stile di lavoro connaturato all identità e alla natura del Centro di Ascolto che facilita il passaggio dalla semplice risposta ad un bisogno espresso, alla promozione e alla sensibilizzazione della comunità cristiana e della società civile; dall assistenza alla promozione della persona, considerandola protagonista nella risoluzione dei suoi problemi. Concretamente il lavorare in équipe presuppone: definire ruoli e competenze degli operatori, valorizzando tutte le risorse personali, perché non si creino operatori di serie A e di serie B, ma a ciascuno sia riconosciuto il proprio contributo. avere un compito ben preciso in funzione dei servizi che il Centro di Ascolto è chiamato a garantire e in base alla propria preparazione e disponibilità; questo comporta incontrarsi, poi, con una certa frequenza per confrontare le esperienze; progettare e verificare insieme l attività, fare percorsi comuni di formazione; individuare un coordinatore del progetto personalizzato il quale ha una buona preparazione, esperienze e disponibilità di tempo. Lavorare per progetti significa riconoscere che è importante dare risposte personalizzate per promuovere l autonomia della persona nella ricerca della risposta ai propri bisogni. In concreto, significa fare un analisi della situazione, darsi un obiettivo realistico e dei tempi per raggiungerlo, ricercare le risorse, darsi degli obiettivi intermedi rispetto a quello finale. Perché questo tipo di lavoro risulti efficace è necessario: accompagnare le persone conoscere il territorio coinvolgere la comunità e tutte le altre realtà che si occupano delle stesse problematiche, lavorare insieme e stimolarle affinché facciano sorgere risposte nuove e sempre più adeguate ai bisogni delle persone non accettare la delega verificare il progetto ed eventualmente modificarlo. Come è possibile, in una realtà complessa e articolata come quella del Centro di Ascolto, far chiarezza sui ruoli e sulle competenze degli operatori volontari? Come lo stile della gradualità può diventare elemento centrale nell azione del Centro di Ascolto? 5. Costruiamo la rete Il Centro di Ascolto opera facendo propria la logica del lavoro di rete 1. nell approccio alle diverse persone che ad esso si rivolgono 2 nel modo di porsi rispetto alle altre realtà presenti sul territorio. Puntare all obiettivo dell ascolto implica guardare alla persona nella sua globalità (non in funzione dei bisogni espressi) e, dunque, affrontare il rapporto della persona con il suo

6 contesto (reti familiari, amicali, lavorative, di vicinato, di quartiere ecc..) nei suoi aspetti positivi e problematici, talora (es. con persone immigrate o senza dimora) anche nell apparente assenza di tale contesto. Accompagnare la persona nella soluzione dei suoi problemi, inoltre, significa aiutarla a riscoprire sia le proprie potenzialità che le risorse presenti nella comunità; nel contempo, diventando partecipi della sua storia, entrando in relazione con lei e ponendola in relazione con altri, è possibile costituire la base di nuove reti di sostegno. In tale ottica, il Centro di Ascolto si muove valorizzando il ruolo e le possibilità di intervento delle cosiddette reti informali (famiglia, amicizie, aggregazioni sociali, comunità ecclesiale ecc..), coinvolgendole dove sono presenti, promuovendole dove sono carenti e preoccupandosi di metterle in relazione con la rete formale dei servizi presenti sul territorio. Se si guarda a un determinato territorio, poi, il Centro di Ascolto costituisce uno dei nodi della rete formale dei servizi, una delle opportunità esistenti di far fronte ai bisogni delle persone e di sensibilizzare l intera comunità a farsi carico dei suo membri più deboli e in difficoltà. Per questo il Centro di Ascolto deve sviluppare la sua specificità (ascolto, orientamento, accompagnamento) e coltivare le proprie competenze (essere antenna dei bisogni) in spirito di effettiva collaborazione con le altre realtà, organizzate e non, che sono presenti all interno della comunità. Pensarsi come una delle risorse, che realizza i suoi obiettivi nella misura in cui si pone in relazione, in rete, con le altre, costituisce un atteggiamento fondamentale in chi intende avviare un esperienza di Centro di Ascolto. Ciò significa dedicare tempo sia alla conoscenza di quanto esiste sul territorio (in tal senso è fondamentale il legame con l Osservatorio delle povertà e delle risorse), sia all acquisizione e messa in circolo di metodologie e prassi che permettano di lavorare insieme, in sinergia. Quali difficoltà si possono incontrare nel costruire una rete significativa in un dato territorio? mancata conoscenza degli attori sociali presenti e del loro modo di operare; reciproca diffidenza tra operatori di servizi diversi (dell ente pubblico, del settore noprofit, del privato) e tra gli operatori e gli altri soggetti (familiari, volontariato informale, comunità cristiana ecc..); difficoltà a scambiarsi le informazioni, a lavorare insieme, a vari livelli, ponendo la persona al centro di ogni intervento (es. mancata integrazione tra sociale e sanitario); difficoltà a progettare insieme, a elaborare una strategia comune di fronte a problematiche comuni. Proprio perché il lavoro di rete è di difficile attuazione, il Centro di Ascolto rischia di travalicare il proprio compito, di esercitare funzioni che spettano ad altri, di favorire un atteggiamento di delega da parte della comunità ecclesiale e civile? Il Centro di Ascolto rischia di saltare il coinvolgimento di altri soggetti perché è troppo difficile o genera conflittualità o richiede troppo tempo e pazienza ecc.? Se questo è vero, come individuare una persona che si faccia carico di questo compito, fornendole opportunità di formazione in tal senso? Come impegnarsi per creare una sinergia almeno all interno della comunità ecclesiale facendo chiarezza tra Caritas, Centro di Ascolto, gruppi di volontariato, associazionismo ecc. e costruendo un progetto comune nel quale ognuno abbia un suo compito? 6. La formazione per l operatore del Centro di Ascolto 1. per essere dei buoni operatori bisogna essere formati Spesso si è tentati di credere che la buona volontà, una generica attitudine a fare del bene o, magari, l essere professionisti (avvocato, psicologo, medico ) sia sufficiente per essere dei buoni operatori di Centro di Ascolto.

7 L esperienza ci insegna, invece, che il mettersi in ascolto di una persona che vive uno stato di disagio (economico, relazionale ecc.) è un fatto assai complesso che esige necessariamente il ritornare fra i banchi di scuola. L operatore del Centro di Ascolto deve quindi vivere, prima dell inizio del servizio e durante lo stesso, un esperienza di formazione che comprenda tutti quegli elementi necessari a svolgere adeguatamente il suo compito. 2. la formazione è La formazione degli operatori è un processo articolato e complesso che implica il recupero e la elaborazione dell esperienza (vissuto) all interno di un cammino di crescita integrale. I veri protagonisti di questo processo sono gli stessi operatori. Le occasioni di formazione non dovranno quindi ridursi ad un elenco interessante di lezioni, condotte da eminenti docenti, ma dovrà essere privilegiata la metodologia dell animazione. La proposta formativa dovrà necessariamente coniugare la riflessione su contenuti fondamentali, per esempio in ordine alla dimensione teologico biblica, con una reale e concreta attenzione all acquisizione di capacità in ordine al saper fare come il rapportarsi in una relazione di aiuto. 3. rendere ragione del servizio Il mettersi a servizio della persona che ha bisogno di aiuto è naturalmente logorante. Al di là della buona volontà di ogni operatore, le continue sollecitazioni provenienti dall incontro quotidiano con la sofferenza, l abbandono, ci spingono frequentemente a trascurare le radici dell impegno. Mettersi in un atteggiamento permanente di ricerca delle motivazioni in una logica di lettura dei segni dei tempi diventa veramente vitale. Ci sembra di poter indicare le seguenti aree come luoghi in cui poter avviare una riflessione seria, permanente e sistematica all interno del gruppo degli operatori del Centro di Ascolto: *spiritualità e *teologia *antropologia e psicologia *contesto socio culturale e dinamiche politico-economiche 4. non solo sui contenuti ma soprattutto sulle capacità Accade che buona parte dei corsi di formazione siano ricchi di riflessioni teologiche, filosofiche ma anche sociali o psicologiche. L operatore così in - formato su tali contenuti viene letteralmente gettato nella realtà del Centro di Ascolto senza poter comprendere come concretamente si vive una relazione di aiuto, o si elabora un progetto di intervento, oppure si coinvolge la comunità su di un problema. La soluzione a questo problema sta nel pensare la formazione con una attenzione specifica allo sviluppo di competenze/capacità (il come). La complessità del servizio che l operatore del Centro di Ascolto è chiamato a svolgere deve prevedere l acquisizione competente, anche se non necessariamente professionale, di capacità che possono aiutare quotidianamente l operatore nell ascolto: capacità di comunicare/ascoltare capacità di una significativa relazione di aiuto capacità di collaborazione con gli altri (gruppo e non solo) capacità di attivare percorsi di soluzioni al problema (progettualità) capacità di lavorare in rete capacità di animare/leggere la comunità 5 come fare formazione Non ci sono itinerari di formazione che vanno bene per tutti in qualsiasi momento; è necessaria un opera di adattamento per ogni realtà grande o piccola di Centro di Ascolto. L obiettivo della formazione è rendere consapevole l operatore del Centro di Ascolto del servizio che si appresta a fare e di aiutarlo nel discernimento in ordine ad esso. In altre parole dobbiamo aiutare le persone a fare le giuste scelte a partire dalle proprie attitudini e/o sensibilità Ci sembra comunque di poter dire che l articolazione di un itinerario formativo implica queste fasi: * analisi del bisogno formativo cioè attento ascolto delle reali aspettative e delle capacità di chi partecipa al percorso di formazione, rispettoso della crescita di ogni persona.

8 * Patto formativo cioè mettersi d accordo tra chi offre formazione ed il gruppo per vivere rispettosamente il cammino di crescita all interno di una dimensione comunitaria. * Progettazione cioè andare al di là della strutturazione di singole lezioni a favore di un sguardo complessivo sull intero itinerario con la consapevolezza comune delle finalità e degli obiettivi. * Verifica cioè prevedere tempi e modalità per valutare i successi e/o i fallimenti della proposta formativa, in particolare dell effettiva capacità di ascoltare, lavorare in rete, animare la comunità, grazie alla individuazione di strumenti adeguati.

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