Emissioni di gas serra, mutamenti climatici, futuro dell agricoltura

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1 Emissioni di gas serra, mutamenti climatici, futuro dell agricoltura Il dibattito scientifico sui mutamenti del clima è stato caratterizzato, soprattutto a partire dagli Anni Settanta del secolo scorso, dalla contrapposizione fra chi attribuiva il riscaldamento del Pianeta alla variabilità climatica naturale e chi invece lo attribuiva alle crescenti emissioni di gas serra derivanti dalle attività produttive e civili dell uomo. Tali gas, accumulandosi nell atmosfera in quantità sempre più rilevanti, trattengono la radiazione solare in prossimità della superficie terrestre determinando l aumento delle temperature medie al suolo e del mare. Per quantificare l effetto serra prodotto da gas con diversa capacità di trattenere la radiazione solare, la quantità di emissioni di gas serra si esprime con l unità di misura tonnellate di CO 2 equivalenti, calcolate moltiplicando la quantità reale del gas per il proprio GWP (global warming potential - potenziale di riscaldamento globale). Il GWP dell anidride carbonica è uguale a 1, del metano è uguale a 25 e del protossido di azoto è uguale a 298. Conseguenze del riscaldamento del Pianeta Dall aumento delle temperature derivano, anche per effetto dell arretramento dei ghiacciai e del conseguente innalzamento del livello del mare, diversi pericolosi mutamenti del clima che si concretizzano nella maggior frequenza di: - ondate di calore, - periodi di intensa siccità, - alluvioni, - eventi meteorologici estremi. Questi fenomeni determinano, da una parte il rischio desertificazione per territori sempre più estesi, dall altra esondazioni di corsi d acqua, allagamenti, frane, danni alle coltivazioni, agli allevamenti, ai sistemi di comunicazione, agli insediamenti produttivi e residenziali. Secondo ormai condivise conclusioni scientifiche, per contenere entro limiti accettabili i mutamenti climatici, è necessario che il riscaldamento del Pianeta non superi +2 C rispetto alle condizioni dell epoca preindustriale (riferimento: l anno 1880). Oltre tale soglia, sono prevedibili mutamenti climatici irreversibili e potenzialmente catastrofici. Un recente studio, promosso dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, stima che in Italia, già nel decennio , i danni riconducibili al mutamento del clima causati alla sola agricoltura ammontino a 14 miliardi di euro. Per l economia mondiale, secondo uno studio dell Economist Intelligence Unit ("The cost of inaction" 2015), a fine secolo, il costo dei mutamenti climatici, anche limitando il riscaldamento planetario entro i programmati 2 C rispetto all epoca preindustriale, ammonterebbe a miliardi di dollari sugli investimenti finanziari e miliardi di dollari per gli interventi pubblici di contenimento; con un riscaldamento di 5 C, il costo salirebbe a 7.200, miliardi di dollari. Gli accordi internazionali Il Summit della Terra (Conferenza sull'ambiente e sullo Sviluppo, organizzata dalle Nazioni Unite), tenuto a Rio de Janeiro nel 1992, ha confermato la validità della tesi che attribuisce il riscaldamento del Pianeta all azione antropica, ponendo le premesse per programmi di contenimento delle emissioni dei principali gas serra attraverso la sottoscrizione della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (United Nations Framework Convention on Climate Change - UNFCCC). 1

2 Nel 1997, il Protocollo di Kyoto (III Conferenza delle Parti aderenti alla UNFCCC - COP3) sul contrasto ai cambiamenti climatici, ha stabilito, per i Paesi industrializzati aderenti, percentuali di riduzione delle emissioni dei principali gas serra (tabella 1) calcolate sulla media del periodo rispetto al 1990; l Italia si è impegnata a una riduzione del 6,5%. Tabella 1 - Gas serra considerati dal Protocollo di Kyoto Anidride carbonica CO 2 Metano CH 4 Protossido di azoto N 2 O Perfluorocarburi PFC Idrofluorocarburi HFC Esafluoruro di zolfo SF 6 Il Protocollo è entrato in vigore nel febbraio 2005 quando, con la ratifica della Russia, ha raggiunto il previsto minimo di 55 nazioni aderenti, in rappresentanza di almeno il 55% (con la Russia si arrivò al 63,7%) delle emissioni globali di gas-serra. Successive Conferenze delle Parti hanno cercato, con alterne fortune, di fare il punto sui risultati raggiunti e di stabilire un nuovo, più diffuso e vincolante impegno per la riduzione dell emissione di gas serra. Tali obiettivi si sono riproposti anche in occasione della COP21, conclusa recentemente a Parigi, dove i 180 Paesi responsabili del 100% delle emissioni globali di gas serra, hanno sottoscritto l impegno di contribuire ad un percorso di riduzione delle emissioni in modo che il riscaldamento del Pianeta resti al disotto di +2 C (rispetto all epoca preindustriale) e possibilmente non oltre +1,5 C. Evoluzione delle emissioni di gas serra e del riscaldamento globale L andamento delle emissioni di gas serra a livello planetario del periodo registra una crescita costante, con una recente accelerazione fra il 2000 e il 2010 (tabella 2). Tabella 2 - Stima delle emissioni globali di gas serra (miliardi di tonnellate di CO 2 equivalenti ) Emissioni Variazione % , , , ,5 Fonte: IPCC Andamento ugualmente crescente si evidenzia per il riscaldamento del clima che, a livello globale, ha segnato nel 2012 già +0,8 C rispetto al 1880 (epoca preindustriale); e, nello stesso intervallo temporale, +1,4 C in un area ad economia sviluppata come quella dell Unione Europea (tabella 3). Tabella 3 - Stima del riscaldamento climatico in epoca recente Globale ,85 C UE ,40 C Globale ,09 C Globale ,65 C Fonti: WMO, UNEP, IPCC 2

3 Ormai accreditate simulazioni scientifiche prevedono che, proseguendo di questo passo le emissioni di gas serra, alla fine del XXI secolo il riscaldamento globale potrebbe raggiungere un incremento, rispetto all epoca preindustriale, compreso fra i 3,7 e i 4,8 C, ben superiore al citato limite di relativa sicurezza fissato in +2 C. Si stima che, per contenere il riscaldamento del clima entro la soglia di +2 C, le emissioni di gas serra dovranno essere abbattute del 40-50% entro il 2050 e pressoché azzerate entro il Secondo stime della FAO (2011), le emissioni a livello globale di gas serra da parte dell agricoltura ammonterebbe a 5,3 miliardi di tonnellate equivalenti di CO 2, pari a circa l 11,5% delle emissioni totali, registrando un raddoppio negli ultimi 50 anni, e suscettibili di un ulteriore incremento del 30% entro il Per l energia utilizzata dall agricoltura si stimano ulteriori emissioni di 785 milioni di tonnellate equivalenti di CO 2, con un aumento del 75% rispetto al Le emissioni di gas serra nell Unione Europea L Unione Europea produce circa l 11% delle emissioni mondiali di gas serra. Nel 2012 l UE ha raggiunto una riduzione delle emissioni di gas serra, rispetto ai livelli del 1990, del 19%; è dunque già molto vicina al traguardo del 20% stabilito dalla stessa UE per il Entro il 2030 la riduzione programmata, rispetto al 1990, è del 40%; si ipotizza di raggiungere una percentuale almeno doppia entro il 2050; per il 2100, l obiettivo è emissioni zero. L attuale livello delle emissioni di gas serra da parte dell agricoltura comunitaria è pari al 10,5% del totale. Nel periodo tali emissioni agricole sono state ridotte del 24%. Emissioni e assorbimenti di gas serra in Italia In Italia, fra il 1994 e il 2004, le emissioni di gas serra sono cresciute di circa il 15%; nel periodo successivo la tendenza si è invertita, registrando una riduzione prossima al 25%. Il confronto fra i livelli di emissioni del 1990 e del 2013 evidenzia una riduzione del 16,1%, sostanzialmente in linea con l obiettivo -20% previsto dall UE entro il 2020 (tabella 4). Tabella 4 - Italia: emissioni di gas serra, esclusi assorbimenti dovuti a uso del suolo, cambio di uso del suolo e selvicoltura (milioni di tonnellate di CO 2 equivalenti) , , , , , , , ,3 Var. % 2013/ ,1% Considerando l anidride carbonica sottratta all atmosfera da foreste, prati e pascoli, l emissione netta di gas serra del nostro Paese evidenzia un andamento ancor più favorevole, con una riduzione del 21,6% fra il 1990 e il 2013 (tabella 5). 3

4 Tabella 5 - Italia: emissioni di gas serra, compresi assorbimenti dovuti a uso del suolo, cambio di uso del suolo e selvicoltura (milioni di tonnellate di CO2 equivalenti) Emissione netta , , , , , ,59 Var. % -21,60% 90/13 % Ma, nonostante la riduzione delle emissioni di gas serra degli ultimi anni, nel 2014, in Italia, il riscaldamento medio del clima ha raggiunto per la prima volta +1,45 C rispetto alla media del periodo , un valore pressoché doppio rispetto alla media globale. La composizione delle emissioni di gas serra per settore di attività (tabella 6) vedono al primo posto le industrie energetiche (26,2%), seguite dai trasporti (24%) e dalle attività residenziali e di servizio (17,5%). Il peso percentuale delle emissioni prodotte dai combustibili fossili è del 80,7%. Tabella 6 - Composizione delle emissioni di gas serra per settore di attività (2013) Settori Peso % Variaz. % Industrie energetiche 26,2-16,5 Trasporti (energia) 24,0 +0,7 Residenziali e servizi (energia) 17,5 +10,6 Industria manifatturiera (energia) 11,3-43,2 Agricoltura (processi) 7,0-14,9 Industria manifatturiera 6,3-28,6 Rifiuti 3,5-21,5 Agricoltura e pesca (energia) 1,7-18,4 Altro 2,5-33,2 TOTALE ,1 La composizione delle emissioni di gas serra per tipo di sostanza (tabella 7) evidenzia una netta prevalenza dell anidride carbonica (81% nel 2013) derivante soprattutto dall impiego dei combustibili fossili. Seguono: metano (11%), protossido di azoto (4%) e fluoruranti (3%). 4

5 Tabella 7 - Composizione delle emissioni di gas serra per tipo di sostanza (milioni di tonnellate di CO2 equivalenti) Anidride carbonica 427,51 442,30 393,00 326,51 Metano 55,64 55,97 47,00 44,27 Protossido di azoto 27,44 29,64 19,37 19,14 Fluoruranti 3,76 4,07 11,65 13,67 Totale 514,35 531,98 471,02 403,59 Emissioni e assorbimenti di gas serra dell agricoltura italiana La riduzione delle emissioni di gas serra prodotte dalle attività agrozootecniche (confronto ) è del 14,9%. L incidenza delle emissioni dell agricoltura sulle emissioni totali (tabella 8) varia, nel periodo , fra il 7,2% e il 5,8% (7% nel 2013), valore sensibilmente inferiore rispetto al 10,5% dell Unione Europea. Tabella 8 - Italia: emissioni di gas serra provenienti da attività agricole, esclusi assorbimenti dovuti a uso del suolo, cambio di uso del suolo e selvicoltura (milioni di tonnellate di CO 2 equivalenti) Anni 1990 Attività agricole 36,2 di cui CH 4 21,6 di cui N 2 O 14,2 di cui CO 2 0,5 Totali 521,1 Incidenza % 6, , ,6 0,6 504,8 7, ,6 20,9 14,2 0,5 553,7 6, ,7 19,3 13,8 0,6 580,9 5, ,1 11,5 0,4 506,5 6, ,5 19,1 12 0,4 494,3 6, ,9 18,9 12,5 0,6 468,9 6, ,8 18,7 11,7 0,5 437,3 7 Var. % 2013/ ,90% -13,40% -17,60% - -16,10% - CH 4 =metano; N 2 O=protossido di azoto; CO 2 =anidride carbonica Tuttavia la conduzione delle superfici agroforestali produce, grazie alla fotosintesi clorofilliana, un assorbimento di anidride carbonica che, a partire dal 2005, supera le emissioni di gas serra del settore (tabella 9), oltre a garantire risorse fondamentali per la vita umana come l ossigenazione dell aria e la produzione di cibo. Inoltre si deve all attività agricola un contributo importante alla migliore permeabilità del suolo e alla regimazione delle acque meteoriche sul territorio, per il contenimento dei fenomeni di dissesto idrogeologico. Tabella 9 - Italia: assorbimenti di CO2 da foreste, prati e pascoli, bilancio fra emissioni e assorbimento di gas serra (milioni di tonnellate di CO 2 equivalenti) Totale emissioni di gas serra dell agricoltura 36,20 36,21 35,62 33,12 30,96 31,48 31,91 30,79 Totale assorbimenti CO2-16,97-35,27-30,72-40,44-43,83-40,72-36,03-43,39 di cui foreste -20,75-33,75-28,57-37,58-39,06-34,99-30,34-37,24 di cui prati e pascoli 3,78-1,52-2,15-2,86-4,77-5,73-5,69-6,15 Emissione netta +19,23 +0,94 +4,90-7,32-12,87-9,24-4,12-12,60 5

6 La quota principale delle emissioni di gas serra derivanti dalle attività agrozootecniche (tabella 10) proviene dal metano (60,6% nel 2013), prodotto soprattutto dagli allevamenti di ruminanti, dal trattamento delle deiezioni degli animali e dalla coltivazione del riso. Seguono il protossido di azoto (38% nel 2013), prodotto dalla trasformazione microbica dei fertilizzanti azotati, e, in misura nettamente inferiore (1,4% nel 2013), l anidride carbonica. Tabella 10 - Italia: principali emissioni di gas serra dell agricoltura (milioni di tonnellate di CO 2 equivalenti) Metano (CH 4 ) Agricoltura 21,58 20,95 19,1 18,67 di cui fermentazione enterica 15,75 15,55 13,72 13,86 di cui deiezioni animali 3,94 3,74 3,55 3,15 di cui coltivazione del riso 1,89 1,66 1,83 1,66 Protossido di azoto (N 2 O) Agricoltura 14,16 14,15 11,51 11,65 di cui deiezioni animali 1,83 1,69 1,52 1,34 di cui coltivazioni 12,33 12,46 9,99 10,31 In linea generale, la riduzione delle emissioni di gas serra provenienti dall agricoltura italiana (tabella 11) è soprattutto conseguenza di: - diminuzione della Superficie Agricola Utilizzata (-17,4% nel 2013 rispetto al 1990); - aumento della SAU investita in coltivazioni biologiche (nel 2013 pari a circa 44 volte la superficie investita nel 1990); - diminuzione dei capi allevati, in particolare bovini (-30,4% nel 2013 rispetto al 1990). Tabella 11 - Variazione dei principali indicatori agrozootecnici rilevanti per l emissione di gas serra Variazione % 1990/2013 SAU (ha x 1000) ,4 Agricoltura biologica (ha x 1000) 29, Capi bovini (x 1000) ,4 Fonte: Istat Conclusioni Nonostante alcuni risultati positivi registrati nell ultimo decennio, l argine ai mutamenti globali del clima provocati dalle emissioni di gas serra stenta ad assumere dimensioni adeguate ai gravi ed incombenti rischi per la vivibilità del Pianeta. Da una parte, i paesi sviluppati mostrano crescente consapevolezza del problema, danno impulso alla ricerca e all applicazione di tecnologie verdi per ridurre le emissioni di gas serra ed avviare modelli di sviluppo sostenibile. Dall altra parte, i paesi in via di sviluppo antepongono gli obiettivi di crescita dell industrializzazione e del benessere al contenimento del riscaldamento climatico, rinviando l adozione di severe misure per la riduzione delle emissioni di gas serra. Queste diverse condizioni e prospettive spiegano la difficoltà di raggiungere un accordo planetario che acceleri la riduzione delle emissioni di gas serra e freni il riscaldamento del Pianeta, ormai prossimo a 6

7 superare il livello di guardia. Tuttavia l accordo raggiunto nei giorni scorsi a Parigi in occasione della COP21, rappresenta indubbiamente uno storico passo avanti che mette d accordo, intorno ad un comune obiettivo, paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo. L agricoltura è il settore dell economia più esposto alle conseguenze dei mutamenti climatici, e tuttavia è anche chiamata a contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra adottando tecniche di coltivazione e di allevamento sempre più attente alla sostenibilità ambientale. Ma la crescita della domanda di cibo determinata dall incremento della popolazione mondiale, dalla necessità di sconfiggere la malnutrizione e dalla diffusione del benessere, richiede incrementi di produttività difficilmente raggiungibili attenuando la pressione sull ambiente, tanto più se non sarà drasticamente frenata la sottrazione di suolo coltivabile da parte dell urbanizzazione e delle altre attività economiche. D altra parte l agricoltura, opportunamente sostenuta da scelte politiche che finalmente ne riconoscano la priorità strategica, può anche esprimere potenzialità importanti nella produzione di energia rinnovabile (solare, eolica) e da biomasse, innanzitutto per la propria autosufficienza; e nella adozione di soluzioni tecnologiche di precisione che limitino l impiego di risorse (acqua, prodotti chimici, energia) senza compromettere l obiettivo irrinunciabile della crescita di produttività. Le valutazioni generali anzidette valgono tanto più per l Italia, in ragione della sua posizione geografica e morfologia territoriale, che la rendono particolarmente esposta alle conseguenze dei cambiamenti del clima. E valgono soprattutto per l agricoltura italiana che ha perduto, negli ultimi cinquant anni, quasi un terzo della superficie coltivabile (nel periodo , SAU -30%), per lo più ad alto potenziale produttivo perché soprattutto in zone di pianura e bassa collina, a vantaggio di settori economici ad elevato impatto ambientale. 7

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