Il nuovo accordo di Basilea

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1 Slides tratte da: Andrea Resti Andrea Sironi Rischio e valore nelle banche Misura, regolamentazione, gestione Egea, 2008

2 AGENDA Il primo pilastro: l approccio standard Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni Il secondo pilastro Il terzo pilastro Pregi e limiti di Basilea II L impatto di Basilea II Conclusioni Esercizi 2

3 Riforma dell accordo del 1988, ritenuto troppo semplificato Il processo di revisione dell accordo è iniziato nel 1999 e si è concluso nel giugno del 2004, con la versione finale 3 PILASTRI Ruolo più significativo ai modelli interni per la misura del rischio di credito e del rischio operativo 1. Nuove regole di calcolo dei requisiti patrimoniali 2. Supervisione sulle banche per assicurare l adozione di adeguati sistemi di misura e controllo dei rischi e per valutare l adeguatezza dei requisiti patrimoniali 3. Rafforzamento della disciplina esercitata dal mercato dei capitali, per punire le banche troppo rischiose (aumento del costo del debito, rifiuto a richieste di finanziamento) Necessaria una corretta informazione 3

4 Basilea II è una vera e propria riscrittura dell accordo del 1988 Obiettivi: solvibilità del sistema bancario promuovere condizioni competitive uniformi Già presenti nell accordo del 1988 promuovere un sistema di requisiti patrimoniali maggiormente sensibili al grado di rischio effettivo dei portafogli bancari Nonostante sia stato concepito per le banche operanti a livello internazionale, in alcuni paesi è valido anche per banche domestiche (ad esempio nell Unione Europea con le direttive 2006/48 e 2006/49) Le autorità di vigilanza USA hanno invitato le proprie banche ad operatività internazionale ad adottare esclusivamente il metodo dei rating interni avanzati 4

5 L accordo è entrato in vigore alla fine del 2006 (fine del 2007 in Italia) Nei primi 3 anni il requisito patrimoniale di ogni banca non potrà scendere al di sotto di una percentuale del patrimonio minimo calcolato secondo le regole del 1988: floor al 95%, 90% e 80% per il 2007, 2008 e 2009 Il Comitato si è inoltre riservato di calibrare meglio i requisiti una volta entrati in vigore 5

6 Il primo pilastro: approccio standard al rischio di credito Rischi considerati nell accordo del 2004: rischio di credito, rischio di mercato (tecniche invariate rispetto al 1996) e rischio operativo Rischio di credito: forte cesura con il passato, valutazione dell intrinseca rischiosità La ponderazione dei crediti approccio basato sui rating interni, o IRB approccio standard: la rischiosità dell emittente è valutata da istituzioni esterne L ammontare di capitale richiesto su un prestito può variare da 1,6 a 12 centesimi per euro (prima era fissato a 8), in base al rating ottenuto da agenzie esterne per la valutazione del merito di credito (ECAI) Devono essere riconosciute dall autorità di vigilanza e devono sottostare ad alcuni requisiti minimi 6

7 AAA AAA- AA+ AA AA- A+ A A- BBB+ BBB BBB- BB+ BB BB- B+ B B- Sotto B- Senza rating Scaduti Rischio e valore nelle banche Il primo pilastro: approccio standard al rischio di credito La ponderazione dei crediti Possibili rating assegnati alla controparte A rating migliori si associano pesi minori nel calcolo dei risk-weighted assets Imprese 20% 50% 100% 150% 100% Soggetti sovrani 0% 20% 50% 100% 150% 100% Banche 20% 50% 100% 150% 50% Banche (Paese di residenza)/enti 20% 50% 100% 150% 100% pubblici Retail 75% Mutui ipotecari su immobili residenziali Mutui ipotecari su immobili non residenziali Classi di prenditori identificate da Basilea II 150% 35% 100% Da 100% a 50%, a scelta delle Autorità di vigilanza nazionali 150% Un prestito di 100 euro ad un impresa non finanziaria con rating AAA si traduce in 20 euro di risk-weighted assets, requisito patrimoniale di 20 8% = 1,6 euro 7

8 Il primo pilastro: approccio standard al rischio di credito La ponderazione dei crediti Le esposizioni verso imprese sprovviste di rating vengono di norma ponderate al 100% I prestiti scaduti vengono normalmente ponderati al 150%, dato che un ritardato pagamento è indice di difficoltà da parte del debitore Le esposizioni verso banche possono essere ponderate sulla base del rating della banca o del rating del Paese in cui la banca ha sede Tutte le istituzioni creditizie del medesimo Stato ricevono uguale ponderazione I crediti retail non hanno rating, ma vista la diversificazione ottengono una ponderazione del 75%, nel caso di ipoteca sulla prima abitazione il coefficiente si riduce al 35% (se l ipoteca è su altri immobili, la riduzione può essere decisa dalle singole autorità) Operazioni di securitization: consistenti requisiti patrimoniali per le banche che investono nelle tranche junior o equity 8

9 Il primo pilastro: approccio standard al rischio di credito Garanzie reali L approccio standard consente di ridurre il requisito di capitale in presenza di garanzie reali Due approcci: Approccio semplificato (simple), che si applica ad un preciso elenco di garanzie reali di tipo finanziario (contante, oro, titoli di debito, alcuni tipi di azioni e fondi comuni) Approccio integrale (comprehensive) che vale anche per tutte le altre azioni quotate 9

10 Il primo pilastro: approccio standard al rischio di credito Garanzie reali Metodo semplificato Metodo integrale Porzione di esposizione coperta da una garanzia reale viene ponderata con il coefficiente della garanzia (non quello del debitore) Nessun requisito patrimoniale è richiesto sulla porzione coperta dalla garanzia, il valore della garanzia deve essere ridotto di un haircut che riflette il rischio di mercato delle garanzie Gli haircut sono stati stimati dal Comitato con modelli VaR, sono quindi più severi per azioni e obbligazioni con elevata duration Sono incrementati in base ai giorni necessari per ricalcolare il valore di mercato della garanzia o per richiedere al debitore un integrazione 10

11 Il primo pilastro: approccio standard al rischio di credito Garanzie reali Collateral Rating Vita residua Haircut Contante (nella stessa divisa) 0.0% Titoli di Stato Da AAA a AA- Entro 1 anno 0.5% Da 5 anni 2.0% Oltre 5 anni 4.0% Da A+ a BBB- Entro 1 anno 1.0% Da 5 anni 3.0% Oltre 5 anni 6.0% Da BB+ a BB- Qualsiasi 15.0% Obbligazioni societarie Da AAA a AA- Entro 1 anno 1.0% Da 5 anni 4.0% Oltre 5 anni 8.0% Da A+ a BBB- e obbligazioni bancarie prive di rating Entro 1 anno 2.0% Da 5 anni 6.0% Oltre 5 anni 12.0% Azioni incluse nei principali indici e oro 15.0% Altre azioni quotate 25.0% 11

12 Il primo pilastro: approccio standard al rischio di credito Garanzie personali Strumenti di attenuazione del rischio: derivati creditizi e garanzie personali, sostituzione del coefficiente del garante con quello del debitore principale In caso di garanzie personali la banca va incontro a perdite solo in caso di default congiunto di garante e debitore principale Si tiene conto di questo solo nel metodo dei rating interni 12

13 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni I fattori di rischio Fattore PD LGD EAD Vita residua o maturity (M) Granularità Correlazione Fattori di rischio presenti nel metodo dei rating interni Significato Probabilità di Default (inteso in senso ampio di passaggio a credito deteriorato) Tasso unitario di perdita in caso di insolvenza Esposizione della banca al momento del Default Vita residua del credito Tendenza a erogare pochi, grandi crediti oppure molte piccole esposizioni Tendenza dei diversi debitori a fallire insieme 13

14 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni I fattori di rischio Fattore PD LGD EAD Vita residua o maturity (M) Granularità Correlazione Fattori di rischio presenti nel metodo dei rating interni Caratteristiche Calcolata su un orizzonte temporale di 12 mesi, ma tenendo conto di possibili deterioramenti congiunturali Calcolato tenendo conto dei costi di recupero del contenzioso e del valore finanziario del tempo Calcolata tenendo conto dei margini disponibili su linee di credito per cassa e per firma Calcolata come duration, cioè tenendo conto dei rimborsi previsti prima della scadenza finale Non calcolata, ma fissata a priori (si suppone sia infinita) Non calcolata, ma fissata a priori (valori diversi per diverse tipologie di clientela) 14

15 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni I fattori di rischio Le banche possono essere ammesse ad utilizzare due approcci Approccio avanzato (advanced) si misurano con metodologie proprie, tutti e quattro i profili di rischio Approccio di base (foundation), si stima con le metodologie interne soltanto la PD dei debitori, si usano valori prefissati dalle Autorità per LGD, EAD e maturity Le banche possono stimare con le proprio metodologie interne gli input, ma il modello per il rischio di credito deciso dall autorità non può essere sostituito I modelli interni per la misura del rischio di credito sono ancora troppo giovani: Carenza e scarsa affidabilità dei dati in input (in particolare le correlazioni fra debitori) Impossibilità di validare ex post gli output dei modelli a causa dell orizzonte temporale prolungato 15

16 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni I fattori di rischio Fattori di rischio: chi stima che cosa? Fattore PD LGD EAD Vita residua o maturity (M) Granularità Correlazione Soggetto abilitato alla stima La banca, se in possesso di un sistema di rating interni validato dalle Autorità. Le Autorità, oppure la banca, se in possesso di un sistema di rating avanzato validato dalle Autorità Le Autorità 16

17 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni I requisiti minimi del sistema di rating interno I procedimenti di stima del rischio devono differenziare adeguatamente tra livelli di rischio diversi: La rischiosità di un cliente (misurata dalla PD) deve essere tenuta distinta da quella dei singoli prestiti che gli sono stati erogati (misurata da EAD e LGD) PD dei clienti: vanno documentate le principali caratteristiche dei sistemi di misurazione come le varie classi di merito della scala di rating (almeno 7) e i criteri di assegnazione ad una certa classe Non viene specificato dall accordo come deve essere costruito il sistema di rating della PD, ma viene data una definizione di default (non vengono precisati gli indicatori da usare come input ma il Comitato specifica che gli algoritmi statistici possono essere usati solo come base primaria ) 17

18 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni I requisiti minimi del sistema di rating interno Definizione di default per la stima della PD Un debitore è in default se ricorre almeno una fra due condizioni Condizione soggettiva: la banca ritiene improbabile che il debitore adempia in pieno alle sue obbligazioni. Condizione oggettiva: la controparte è in ritardo di più di 90 giorni su almeno una delle sue obbligazioni Per LGD, EAD e maturity è necessario distinguere tra banche ammesse all approccio avanzato o all approccio base Approccio base: LGD 45% per le esposizioni non subordinate e non garantite, 75% per i prestiti subordinati, con garanzie reali la LGD può essere ridotta fino a 0%, se l esposizione è coperta dalla garanzia a meno dell haircut 18

19 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni I requisiti minimi del sistema di rating interno EAD 100% dell esposizione corrente, più il 75% di eventuali margini disponibili su linee di credito non prontamente revocabili, le esposizioni di firma sono trasformate in equivalenti creditizi per cassa Maturity Convenzionalmente fissata a 2,5 anni per tutti i crediti Approccio avanzato: LGD e EAD possono essere stimate internamente se i modelli utilizzati sono solidi sul piano concettuale e coerenti con l esperienza passata La LGD deve essere misurata in senso economico piuttosto che contabile (inclusione costi amministrativi, valore finanziario del tempo) Le banche devono tenere conto delle condizioni del ciclo economico nello stimare la LGD, riflettendo la correlazione tra PD e LGD (in recessione la PD sale e la LGD scende) 19

20 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni I requisiti minimi del sistema di rating interno Per la Maturity si utilizza la formula della duration con tasso di interesse a zero, troncando il risultato a 5 anni Altri requisiti: riguardo l interazione tra sistema di rating e processo di valutazione, erogazione e gestione degli impieghi Il sistema di rating deve svolgere un ruolo essenziale nell autorizzazione dei fidi, nella gestione del rischio, nell allocazione interna di capitale e nelle funzioni di governo societario. Requisito appropriato: l affinamento di un modello avviene solo attraverso la sua quotidiana applicazione 20

21 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni I requisiti minimi del sistema di rating interno Le banche devono anche disporre di unità indipendenti di controllo del rischio di credito che hanno la responsabilità della scelta, realizzazione, revisione e performance finale dei sistemi di rating Separazione netta tra gestori di relazione (che vendono crediti ai clienti) e gestori di rischio L audit interno o un altro soggetto indipendente devono rivedere una volta l anno il sistema di rating della banca e il suo funzionamento Tutti gli aspetti sostanziali del processo di rating devono essere approvati dal CDA e dall alta dirigenza 21

22 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni Dal sistema di rating al capitale minimo obbligatorio Nell approccio dei rating interni il requisito patrimoniale è determinato in base a un modello complesso Consideriamo un portafoglio con un elevato numero di piccoli prestiti Fallimento: se il valore delle attività di un debitore cade al di sotto di una certa soglia al termine di un certo orizzonte temporale La variazione del valore delle attività che si verificherà nel prossimo anno, o Asset Value Return (AVR) è data da: fattore che risponde al ciclo macroeconomico 2 Zi w Z 1 w i fattore che dipende soltanto dal rischio individuale del titolare del prestito Un w elevato indica una maggior esposizione al ciclo, W ridotto significa che le caratteristiche idiosincratiche prevalgono (maggior indipendenza dei prenditori) 22

23 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni Dal sistema di rating al capitale minimo obbligatorio Se Z e i seguono una distribuzione normale standard, anche Z i è distribuito secondo una normale standard Correlazione tra asset value returns: Il debitore i diviene insolvente se e solo se 2 Z, Z w Più elevata è la dipendenza dal ciclo macroeconomico, più alta sarà la correlazione Indichiamo ora con p i = PD la probabilità di default non condizionale (non dipendente dal valore di Z) N( )=p p i =N i Zi =N 1 p i i j default point n Z i Z i 23

24 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni Dal sistema di rating al capitale minimo obbligatorio Supponiamo di conoscere l andamento della congiuntura macroeconomica nel prossimo anno (Z*), allora: 2 Zi w Z * 1 w i l azienda i diverrà insolvente se: 2 Zi w Z * 1 w i cioè i 1 N pi w Z wz * 1 w 1 w 2 2 * i segue una normale distribuzione standard quindi la PD per il debitore i, condizionata a Z=Z*, sarà: 1 N pi w Z * pi Z Z* N f ( Z; pi, w) 2 1 w 24

25 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni Dal sistema di rating al capitale minimo obbligatorio Essendo il portafoglio infinitamente granulare, la percentuale di insolvenze effettivamente registrata quando Z=Z* sarà esattamente pari a questa probabilità di default condizionata La probabilità mostrata nell equazione della slide 22 rappresenta la perdita che il nostro portafoglio crediti dovrà effettivamente sopportare se il fattore macroeconomico assume valore Z*. Z non è costante ma segue una distribuzione normale standard, dove l x-esimo percentile è dato da Z N( Z ) x x i 25

26 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni Dal sistema di rating al capitale minimo obbligatorio Valore di perdita L che verrà superato soltanto nel x% dei casi: 1 1 ( ;, ) N pi w N x L f Z (,, ) x pi w pi Z Z N g x p x i w 2 1 w Ammontare di capitale e riserve necessario per fronteggiare l 1-x% di tutte le possibili perdite Finora è stato imposto LGD = 100%, correggendo invece in base all effettiva LGD si ottiene: 1 1 N PD w N x L LGD g( x, PD, w) LGD N 2 1 w 26

27 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni Dal sistema di rating al capitale minimo obbligatorio I parametri x e w svolgono un ruolo cruciale nella determinazione del requisito patrimoniale Quanto più piccolo è x, tanto più il modello è severo : il Comitato di Basilea ha fissato x=0,1%, dunque capitale e riserve prescritti possono non essere sufficienti in un caso su mille È possibile dimostrare che valori crescenti di w generano, a parità di PD e LGD, un requisito patrimoniale via via più elevato. quanto più i prestiti sono sensibili a Z, tanto più essi tendono a risultare insolventi in maniera congiunta, rendendo più probabili situazioni di rischio estremo 27

28 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni Dal sistema di rating al capitale minimo obbligatorio È probabile che: i prestiti di taglia più piccola siano più esposti a rischi di tipo individuale i debitori meno affidabili siano tali per effetto di rischi idiosincratici, cioè diversificabili Il Comitato di Basilea non ha scelto un unico valore di ma ha proceduto per sottoportafogli I valori del crescono man mano che si passa dalle esposizioni verso soggetti di taglia minore ai prestiti a grandi controparti 28

29 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni Dal sistema di rating al capitale minimo obbligatorio Sottoportafoglio Asset correlation ( ) v. Figura slide 30 Esposizioni rotative retail 4% qualificate Crediti retail garantiti da ipoteca 15% su immobili residenziali Esposizioni retail generiche, 3%-16% a seconda della PD incluse le piccole imprese Esposizioni verso imprese, soggetti sovrani e banche Esposizioni verso imprese di media dimensione Finanziamenti di immobili commerciali ad elevata volatilità Sottoportafogli e valori di, metodo dei rating interni 12-24% a seconda della PD Come sopra, ma con uno sconto fino al 4% se il fatturato non supera 5 milioni di euro 12%-30% a seconda della PD 29

30 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni Dal sistema di rating al capitale minimo obbligatorio 35% 30% 25% 20% Immobili commerciali ad alta volatilità Imprese, banche, Stati sovrani, Valori di per diversi sottoportafogli e diverse PD 15% Mutui ipotecari su immobili residenziali 10% 5% Esposizioni al dettaglio generiche Esposizioni al dettaglio rotative qualificate Imprese con fatturato di 5 milioni di euro 0% 0% 2% 4% 6% 8% 10% PD 30

31 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni Dal sistema di rating al capitale minimo obbligatorio Nel 2001 la prima proposta del Comitato prevedeva un asset correlation del 20% per imprese, banche e Stati sovrani e dell 8% per il portafoglio retail La scelta del 20% per le imprese era frutto di analisi svolte presso le principali banche internazionali e sui dati delle imprese quotate Questa scelta fu criticata dalle banche dell Europa continentale, con riferimento alle imprese di minori dimensioni su cui si concentra gran parte delle esposizioni delle banche europee Le banche tedesche, giapponesi e italiane convinsero il comitato ad adottare la soluzione della tabella di slide 29 le piccole e medie imprese sono meno correlate al ciclo economico rispetto alle grandi imprese 31

32 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni Dal sistema di rating al capitale minimo obbligatorio Sostituendo i valori di PD e LGD e nella seconda formula della slide 26 si ottiene un indicazione sul fabbisogno unitario di capitale Per arrivare alla formula completa è necessario tenere conto della distinzione tra perdite attese e inattese e dell effetto della vita residua Perdite attese e inattese La copertura patrimoniale suggerita dalla formula di slide 26 fronteggia tutte le possibili perdite tranne lo 0,1% di situazioni peggiori La copertura include le perdite attese (expected losses, EL) e una certa misura di perdite inattese (unexpected losses, UL), che si verificano in caso di scenari estremi L EL UL 32

33 Densità di probabilità Rischio e valore nelle banche Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni Dal sistema di rating al capitale minimo obbligatorio EL UL 0,1% Perdite future EL dovrebbe essere considerata come un costo di produzione e spesata in conto economico e accantonata come riserva, mentre UL deve essere coperta dal capitale degli azionisti L = EL + UL (v. equazione [10]) 33

34 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni Dal sistema di rating al capitale minimo obbligatorio Perdita attesa: EL PD LGD Perdita inattesa: 0,1% 1 1 N PD w N UL LGD N PD LGD 2 1 w L accordo del 2004 (metodo dei rating interni), prevede che EL sia coperta da accantonamenti a riserva e da capitale se gli accantonamenti non sono sufficienti, mentre la perdita inattesa deve essere coperta con capitale In precedenza, l Accordo prevedeva solo un requisito patrimoniale generico, che coprisse entrambe le tipologie di perdite 34

35 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni Dal sistema di rating al capitale minimo obbligatorio L effetto della vita residua e il fattore di scala È necessario considerare l impatto esercitato sul rischio dalla vita residua del prestito (rischio di downgrading) UL va ricalcolata moltiplicandola per un maturity adjustment factor: b 1 ( M 2,5)( ln PD) 2 1 1,5 ( ln PD) 11,852% 5,478% Il fattore b è pari a uno quando la durata M = un anno; durate più lunghe comportano un aumento della UL e del requisito di capitale. L aumento è piu significativo per i detentori di alta qualità, più esposti al rischio di downgrading 2 35

36 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni Dal sistema di rating al capitale minimo obbligatorio L effetto della vita residua e il fattore di scala Ad esempio se PD = 1%, e la vita residua è 3 anni: b 1 (3 2,5)(11,852% 5, 478% ln1%) 1 1,5 (11,852% 5, 478% ln1%) 2 2 1,346 UL dev essere incrementata del 35% circa Requisito di capitale in senso stretto (UL*=b UL): 0,1% N PD w N 1 1 * UL b LGD N PD LGD 2 1 w 36

37 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni Dal sistema di rating al capitale minimo obbligatorio L effetto della vita residua e il fattore di scala Per evitare che l utilizzo del metodo dei rating interni riduca eccessivamente il capitale delle banche, il Comitato di Basilea si riserva di inserire nel calcolo del requisito di capitale finale (UL ** ), un fattore di scala s, pari per ora a 1,06 0,1% N PD w N 1 1 ** UL s b LGD N PD LGD 2 1 w requisito di capitale finale 37

38 Il primo pilastro: l approccio basato sui rating interni Dal sistema di rating al capitale minimo obbligatorio ESEMPIO: prestito a tre anni, EAD = euro, effettuato ad un impresa con PD = 1% e fatturato di 5 milioni di euro, LGD = 45% perdita attesa assoluta (in euro): EL EAD PD LGD EAD 1% 45% ** N PD w N 0,1% perdita inattesa assoluta: UL EAD s b LGD N PD LGD EAD Nel nostro caso = w 2 : circa15,3% UL ** EAD 1 w il fabbisogno patrimoniale in senso stretto è quindi pari a circa il 6,6% 1% 39,1% N 0,1% w = all incirca 39,1% 1 1 N 1,06 1,346 45% N 1% 45% ,3% ,1 euro 38

39 Il secondo pilastro: un nuovo ruolo per l autorità di vigilanza Il primo pilastro non modella la concentrazione e la correlazione tra crediti, non copre alcuni rischi (ad esempio il rischio di tasso) e la sua efficacia dipende dalle soluzioni organizzative messe in atto L attività di supervisione dell autorità di vigilanza è fondamentale per tener conto degli specifici profili di rischio dei singoli istituti Il secondo pilastro ruota attorno a 4 principi: 1. Le banche devono disporre di un sistema di processi e tecniche per determinare e mantenere l adeguatezza patrimoniale complessiva in rapporto al rischio 2. Le autorità di vigilanza devono valutare processi, tecniche e strategie adottati dalla banche 3. Le autorità di vigilanza si attendono che le banche operino con un patrimonio superiore ai coefficienti minimi e possono richiedere una dotazione di capitale aggiuntiva. 39

40 Il secondo pilastro: un nuovo ruolo per l autorità di vigilanza Il secondo pilastro ruota attorno a 4 principi (segue): 4. Le autorità di vigilanza devono intervenire tempestivamente per evitare che il capitale scenda al di sotto del minimo Rapidi rimedi secondo quanto previsto dalla Banca d Italia Vanno inoltre verificati: Ad esempio: obbligo di detenere patrimonio di vigilanza superiore al livello indicato dal primo pilastro e divieto di effettuare certe operazioni (ad es. distribuire utili) la conformità con i requisiti previsti nel primo pilastro; il presidio dei rischi rientranti nel primo pilastro, ma quantificati in modo troppo semplificato alcuni fattori interni alla banca, ma non considerati nel primo pilastro (come rischio di tasso sul banking book) l effetto sui rischi di alcuni fattori esterni alla banca 40

41 Il secondo pilastro: un nuovo ruolo per l autorità di vigilanza Rischio di tasso sul banking book Effetto del ciclo sul rischio le autorità di vigilanza si concentrano soprattutto sulle cosiddette banche anomale o outliers e hanno il potere di imporre a livello nazionale un requisito minimo obbligatorio le banche condividono con le autorità i risultati degli stress-testing, che simulano l effetto su PD, LGD ed EAD di una moderata recessione Il secondo pilastro indica che il rischio cui è esposta una banca dipende anche da aspetti qualitativi come l assetto organizzativo, la qualità dei processi di controllo e del management 41

42 Il terzo pilastro: la disciplina di mercato I requisiti patrimoniali per le banche sono necessari perchè le banche sono imprese speciali: presentano un elevato grado di opacità sono finanziate da soggetti (depositanti) incapaci di valutare adeguatamente il rischio svolgono un ruolo rilevante nel sistema economico I creditori delle banche sono poco efficaci nel monitoraggio del grado di rischio Tuttavia, il loro contributo può essere positivo per l attività di vigilanza sulle banche Il terzo pilastro vuole rafforzare la disciplina di mercato nei confronti delle banche Vengono imposti severi criteri di trasparenza (disclosure) 42

43 Terzo pilastro: gli obblighi informativi Le istituzioni finanziarie devono diffondere solo le informazioni rilevanti Principali dati da rendere noti al pubblico: entità e composizione del patrimonio e degli attivi a rischio; distribuzione delle esposizioni creditizie tra le diverse fasce di PD e il tasso di default registrato su ogni classe di rating; sistemi di misura e controllo del rischio adottati; pratiche contabili adottate; criteri di allocazione del capitale all interno della banca. Le informazioni devono essere diffuse ogni sei mesi in linea di massima 43

44 Terzo pilastro: le altre condizioni per la disciplina di mercato Affinché la disciplina di mercato funzioni, sono necessarie altre condizioni: Devono esistere creditori non tutelati dalle garanzie pubbliche (ad es. la banca è di proprietà dello stato) Non devono esistere forme di garanzia implicita, (come too big to fail); Il management deve perseguire gli interessi dei propri azionisti Debito subordinato: È stato proposto l obbligo di emettere debito subordinato i creditori subordinati presentano un payoff molto vicino a quello delle autorità di vigilanza Vengono rimborsati dopo gli altri obbligazionisti della banca e hanno una remunerazione fissa che non dipende dalle scommesse della banca È comunque necessario che tutti i creditori non si aspettino un aiuto dello stato in caso di crisi economica 44

45 Terzo pilastro: le altre condizioni per la disciplina di mercato Il management della banca deve perseguire un obiettivo di massimizzazione del valore per i propri azionisti evitando l aumento del cost of funding causato da un aumento del grado di rischio La governance delle banche deve costringere i manager a rispettare l interesse dell azionariato 45

46 Pregi di Basilea II 1. Rende maggiormente flessibile e sensibile al rischio il sistema di coefficienti patrimoniali previsti a fronte del rischio di credito, rispetto all accordo del % 25% 20% 15% IRB di base, EL IRB di base, UL Accordo del 1988 Nuovo approccio standard approccio foundation 10% requisiti patrimoniali sui prestiti a grandi imprese, con diversi regimi regolamentari 5% 0% AAA 0,03% Nel caso dell approccio advanced, la flessibilità sarebbe ancora maggiore. AA 0,07% A 0,10% BBB 0,17% BB 1,08% Classi di rating e corrispondenti PD B 4,95% CCC 19,15% 46

47 Pregi di Basilea II 2.La riforma riconosce i vantaggi, in termini di diversificazione del rischio, dei portafogli costituiti da esposizioni al dettaglio verso individui, famiglie e piccole imprese 30% 25% 20% 15% IRB di base, EL IRB di base, UL Nuovo approccio standard Accordo del 1988 requisiti patrimoniali per le esposizioni al dettaglio (diverse da mutui e prestiti rotativi qualificati) con diversi regimi regolamentari 10% 5% 0% AAA 0,03% AA 0,07% A 0,10% BBB 0,17% BB 1,08% Classi di rating e corrispondenti PD B 4,95% CCC 19,15% 47

48 Pregi di Basilea II 3.Basilea II non si limita a riformare i requisiti patrimoniali (primo pilastro), ma estende ruolo e compiti delle autorità di vigilanza e del mercato ridisegna anche compiti, responsabilità e risorse professionali richiesti alle autorità di vigilanza I tre pilastri sono ugualmente rilevanti e strettamente legati fra loro 4.Approccio evolutivo in materia di rischio di credito Da un vincolo di patrimonializzazione esogeno al riconoscimento parziale dei parametri di rischio stimati internamente Incentivo a passare dagli approcci più semplici a quelli più sofisticati 48

49 Pregi di Basilea II 5.Enfasi dedicata agli aspetti di natura organizzativa e operativa ad esempio un sistema di rating, per essere validato, deve essere concretamente utilizzato per finalità gestionali inoltre responsabilità diretta di funzioni diverse dal risk management, audit e alta direzione 6.Il nuovo Accordo aiuta le banche a sviluppare i propri sistemi di rating in modo consono alla best practice internazionale, ponendole al riparo da possibili errori e ingenuità 49

50 Limiti e problemi di Basilea II 1. Le ponderazioni per il rischio previste per le diverse fasce di rating (rating buckets) nell approccio standard sono relativamente poco differenziate rispetto a quanto emerge dai tassi di insolvenza storici e agli spread delle obbligazioni societarie Il comitato voleva evitare che passando da un sistema flat a uno con molte fasce le banche non prestassero più alle imprese molto rischiose, causando una recessione 2.La concentrazione e la correlazione fra prenditori è misurata dal sistema di rating interni in modo troppo rigido e irrealistico L imposizione di correttivi è stata lasciata alle autorità nazionali Secondo lo schema per grandi blocchi il consumo di capitale associato a un nuovo prestito è indipendente dalla composizione del portafoglio preesistente 50

51 Limiti e problemi di Basilea II 3.Disciplina di mercato: la riforma affronta il problema della trasparenza ma non affronta i problemi legati agli incentivi, per i creditori delle banche, a esercitare un efficace azione di monitoraggio del rischio 4.Accordo sia troppo complesso: è un volume di 333 pagine, che illustra problemi e meccanismi non semplici proponendo molte soluzioni alternative La complessità del tema della misura dei rischi giustifica comunque la lunghezza del testo e la difficoltà degli argomenti 51

52 L impatto di Basilea II in sede di prima applicazione Studi di impatto per verificare le potenziali conseguenze della nuova normativa e coordinati dallo stesso Comitato di Basilea: confronto tra i requisiti del 2004 e del 1998 Lo studio QIS5 si è svolto nel su un campione di 382 banche di 32 paesi. Le banche sono state divise in due gruppi: Gruppo 1: banche di grandi dimensioni, ben diversificate, tier 1 > 3 miliardi di euro e spiccata operatività internazionale Gruppo 2: banche regionali o specializzate, con patrimonio di base < 3 miliardi di euro e la cui attività è concentrata prevalentemente in un solo paese o in specifici comparti di business I risultati vanno valutati con cautela perché l esercizio richiedeva di stimare parametri come la PD, LGD o EAD Al tempo le banche non avevano sufficientemente collaudato i propri sistemi di credit risk management 52

53 L impatto di Basilea II in sede di prima applicazione Approccio standard Approccio IRB di base Approccio IRB avanzato Approccio più probabile G10*, gruppo 1 1,7-1,3-7,1-6,8 G10, gruppo 2-1,3-12,3-26,7-11,3 CEBS** gruppo 1-0,9-3,2-8,3-7,7 CEBS gruppo 2-3,0-16,6-26,6-15,4 Altri** non-g10 gruppo 1 1,8-16,2-29,0-20,7 Altri non-g10 gruppo 2 38,2 11,4-1,0 19,5 * Include i 13 Paesi membri del Comitato di Basilea (cfr. Appendice A al Capitolo 19); ** Paesi che partecipano ai lavori del Committee of European Banking Supervisors; oltre ai Paesi europei del G10, il gruppo include Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Finlandia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Malta, Norvegia, Polonia e Portogallo ; *** Australia, Bahrain, Brasile, Cile, India, Indonesia, Perù e Singapore Risultati del QIS5, variazione percentuale del requisito patrimoniale rispetto alle regole del

54 L impatto di Basilea II in sede di prima applicazione 4 risultati principali emergono dallo studio: le banche europee risultano leggermente favorite rispetto alla media delle banche del G10 le banche di dimensioni meno elevate (gruppo 2) risultano mediamente favorite l impatto di Basilea II è variabile per le singole banche (si veda la figura della slide successiva) complessivamente il requisito patrimoniale si riduce, soprattutto per l approccio IRB. Per le banche del G10 il requisito aumenta leggermente con l approccio standard. Marcato l incremento per le banche dei paesi non aderenti al G10 e al CEBS 54

55 L impatto di Basilea II in sede di prima applicazione Approccio standard Approccio IRB di base Variazione percentuale del requisito patrimoniale rispetto alle regole del mld di >10 mld di Approccio IRB avanzato capitale 10 mld di >10 mld di Approccio più probabile capitale 10 mld di >10 mld di capitale 10 mld di >10 mld di capitale 55

56 L impatto di Basilea II in sede di prima applicazione La tabella della slide successiva riporta il contributo dei singoli segmenti alla variazione complessiva del requisito patrimoniale L aumento del requisito patrimoniale con l approccio standard è determinato principalmente dal nuovo requisito sul rischio operativo. In assenza di esso, l impatto di Basilea II sul patrimonio obbligatorio sarebbe negativo L approccio IRB conduce a risparmi di capitale sulla quasitotalità dei segmenti del portafoglio impieghi 56

57 L impatto di Basilea II in sede di prima applicazione Contributo alla variazione % del requisito patrimoniale Approccio standardizzato Approccio IRB più probabile G10 G10 CEBS CEBS G10 G10 CEBS CEBS gruppo 1 gruppo 2 gruppo 1 gruppo 2 gruppo 1 gruppo 2 gruppo 1 gruppo 2 All ingrosso, di cui: Grandi imprese Banche Stati sovrani Medie imprese Retail, di cui: Mutui ipotecari Prestiti rotativi Altro Piccole e medie imprese Rischio di mercato Rischio operativo Altro Totale Fonte: (Basel Committee on Banking Supervision 2006). 57

58 L impatto di Basilea II: prociclicità Molte critiche a Basilea II riguardano l evolversi dei nuovi requisiti patrimoniali con il passare del tempo I requisiti patrimoniali, essendo basati sui rating, potrebbero accentuare le fluttuazioni del ciclo economico, minando la stabilità del sistema bancario Prociclicità Una recessione (tassi di insolvenza più elevati e downgrading più frequenti) condurrebbe a un aumento del capitale minimo richiesto alle banche Dato che è difficile raccogliere nuovo patrimonio durante una recessione, per mantenere le proporzioni tra capitale e attivi a rischio le banche concederebbero meno credito all economia si accentuerebbe la recessione 58

59 L impatto di Basilea II: prociclicità In caso di crescita economica, invece, le banche di aumenterebbero oltre misura l offerta di credito all economia In ogni caso qualunque sistema di adeguatezza patrimoniale tende ad essere prociclico In presenza di una recessione i default si fanno più frequenti e richiedono maggiori accantonamenti a riserve e rettifiche di valore Principali fattori da cui dipende la prociclicità: Politiche di accantonamento a riserva (provisioning) Modalità con cui sono disegnati i requisiti patrimoniali Modalità di attribuzione dei rating 59

60 L impatto di Basilea II: prociclicità 1. Prociclicità e disegno dei requisiti patrimoniali : un sistema di coefficienti patrimoniali basato sul rating tende a essere più prociclico di un sistema a ponderazioni fisse Questa maggiore prociclicità dipende da due fattori: 1. Intensità della relazione fra rating e ponderazione per il rischio Ad esempio l approccio standard è cauto nel dettare dotazioni di capitale crescenti al peggiorare del rating, riducendo la prociclicità Nell approccio IRB, un parametro fondamentale è l asset correlation : a valori di più elevati corrisponde un minor beneficio da diversificazione. Con un sistema di variabili come quello dell accordo del 2003 al crescere della PD i benefici della diversificazione aumentano, riducendo l incremento dei requisiti patrimoniali 60

61 Requisito patrimoniale (capitale e riserve) Rischio e valore nelle banche L impatto di Basilea II: prociclicità 56% 48% Requisiti patrimoniali e PD 40% 32% 24% 16% 8% , grandi imprese 2003, fatturato 5 mln 0% 0% 5% 10% 15% 20% Probabilità di default riduzione del grado di prociclicità Con la versione del 2003 (poi recepita nel testo finale), l inclinazione della curva si è abbassata, riducendo la reattività del patrimonio al rating 61

62 L impatto di Basilea II: prociclicità 2. I requisiti patrimoniali possono prendere a riferimento solo la perdita inattesa (UL) o anche la perdita attesa (EL+UL) A fronte di un coefficiente patrimoniale prociclico, le banche potrebbero adottare politiche di provisioning anticicliche, aumentando gli accantonamenti a riserva in periodi di forte crescita economica La prociclicità tende a estendersi anche alle riserve. Diviene difficile adottare politiche di provisioning anticicliche il requisito patrimoniale basato sui rating interni viene oggi calibrato sulla sola perdita inattesa, aiutando a ridurre la prociclicità 62

63 L impatto di Basilea II: prociclicità 2.Politiche di provisioning e standard contabili : aumentando gli accantonamenti nelle fasi di crescita, consentono di ridurre gli oneri per il conto economico nelle fasi recessive e riducono la prociclicità dei requisiti patrimoniali Dynamic provisioning: prevede la creazione di accantonamenti proporzionati alla perdita attesa media di lungo periodo delle diverse tipologie di controparte Le banche determinano gli accantonamenti statistici Il totale dei crediti così ponderati (latent losses, LL) viene confrontato con gli accantonamenti a fronte di specifici crediti deteriorati (actual losses, AL) Se LL > AL, il fondo accantonamenti statistici va aumentato fino a tre volte LL Se LL< AL, si può attingere alla differenza dagli accantonamenti statistici Gli LL mitigano l impatto sul conto economico degli AL, riducendo la prociclicità 63

64 L impatto di Basilea II: prociclicità La possibilità/convenienza di adottare simili schemi di provisioning dinamico dipendono dalla la normativa di vigilanza, contabile e fiscale Le autorità di vigilanza sono favorevoli a un provisioning fondato sulle perdite attese (si crea un cuscinetto di protezione dalle perdite future) Le normative fiscali, interessate all entità e all equità del gettito temono le politiche di profit smoothing che potrebbero essere utilizzati per differire nel tempo il prelievo fiscale Le normative contabili sono interessate a salvaguardare la correttezza dei bilanci e preferiscono politiche di accantonamento fondate sulle perdite effettivamente conseguite (lo IAS 39 limita le rettifiche in base alle perdite attese) 64

65 L impatto di Basilea II: prociclicità 3. Modalità di attribuzione dei rating: L approccio point in time riflette le condizioni correnti, è più probabile che il rating vari al variare del ciclo economico (approccio più prociclico) L approccio through the cycle è invece più stabile Molte banche adottano sistemi di rating point in time poiché l approccio through the cycle condurrebbe a valutazioni troppo severe Per limitare l effetto prociclico, l accordo del 2004 ha richiesto alle banche di assegnare il rating con un orizzonte temporale di medio termine, tenendo conto degli effetti di possibili condizioni macroeconomiche avverse Rischio di creare un gap tra i rating regolamentari ed i rating gestionali 65

66 Osservazioni conclusive L accordo del 2004 si basa sui principi di proporzionalità Vengono proposte più alternative metodologiche in modo che ogni intermediario può farsi carico dell approccio più adeguato alle proprie esigenze gradualità Le banche hanno un leggero incentivo a muoversi progressivamente verso le soluzioni più solide e accurate Basilea II è quindi anche uno strumento di ulteriore crescita delle capacità di risk e capital management degli intermediari finanziari. 66

67 L accordo sul capitale del 1988 Esercizi/1 1. Un prestito di 20 milioni di euro ad una società non finanziaria priva di rating è garantito da un identico ammontare di obbligazioni a due anni, prive di rating, emesse da una banca. Qual è, secondo il nuovo Accordo del 2004, il requisito patrimoniale sul prestito? Come cambierebbe se le obbligazioni date in garanzia venissero sostituite da un deposito in contante di 5 milioni? E come cambierebbe se le due garanzie venissero prestate congiuntamente? 67

68 L accordo sul capitale del 1988 Esercizi/2 2. Considerate un mutuo a 10 anni garantito da immobili residenziali, con una EAD di euro e una LGD stimata del 10%. Immaginando che la PD del cliente sia il 2% e usando un fattore di scala pari a 1,06, calcolate il requisito patrimoniale su EL e UL del prestito (suggerimento: nessun maturity adjustment è previsto per le esposizioni retail). 68

69 L accordo sul capitale del 1988 Esercizi/3 3. Considerate le seguenti affermazioni: il modello di VaR creditizio utilizzato dal Comitato di Basilea per derivare la funzione regolamentare nell approccio dei rating interni ipotizza che I. tutte le esposizioni siano infinitamente piccole; II. le correlazioni restino invariate indipendentemente dal settore o dal Paese in cui opera il debitore; III. i tassi di recupero possano essere previsti con certezza; IV. la banca conosca lo stato del ciclo macroeconomico nei successive 12 mesi. 69

70 L accordo sul capitale del 1988 Esercizi/3 Quali sono corrette? a. Solo la I. b. Tutte. c. Tutte tranne la IV. d. La I e la IV. 70

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