UFFICIO COMUNICAZIONE/URP Direttore Dr Sandro Cortese. Rassegna Stampa. 23, 24 e 25 giugno A cura dell Ufficio Comunicazione/URP

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1 UFFICIO COMUNICAZIONE/URP Direttore Dr Sandro Cortese Rassegna Stampa 23, 24 e 25 giugno 2012 A cura dell Ufficio Comunicazione/URP

2 M m W W MJH<m w il w a iwism W^^^? iflmi (ai glj M! J WM ^8 *^ fml 88$ j 5 1 J8 8Bs H flf fsjj WS jfjff ff ^ffjj ffflì 38 j SSP J85 M$f{ 9«j lis SII UMl ffff l«j BUf ^j^sjg J jjjjsj BÉB BaS pj «Ss S& J ^ ^ B ^MWji, 88» BaBi ssm api itftf* IH jf'" '^ 8S StBil Sis Bs 88ta ia8 S 8 lab W S B ÌÌ88S jirf^^ Mffnf Bfnf Imi Imi SU Ì8f Ufi ira 888 irfjflfnlni ^jbl^ip^ 8a ass Slip BB& lag L ex direttore sanitario Tarabbo replica al segretario deea Osai Curiosi situazione? io e i miei collaboratori abbiamo fatto miracoli. Spero che tutti se ne rendano conto ll ili Alle "osservazioni" ribatte punto su punto. Spiega, precisa, replica. Attacca. Mario Tarabborivendica,dopo averlo fatto con una apposita conferenza stampa, il molo e le decisioni da lui assunte in questo periodo in cui è stato alla guida dell'azienda sanitaria in qualità di direttore sanitario. Lui è un ufficiale di Marina, un ammiraglio. Non è un dettaglio di poco conto. Perché il giorno dopo la sua chiacchierata con i giornalisti, la Cisal, con il segretario aggiunto Filippo Curiosi, lo aveva punzecchiato su alcuni argomenti. Tarabbo, oggi, ne approfitta per replicare e chiarire qualche aspetto che forse era passato inosservato. L'ammiraglio si definisce «un animale in -via di estinzione»; e alla domanda su cosa abbia fatto in quindici mesi, non esita a rispondere: «Miracoli». Andando con ordine. A Curiosi che gli diceva che «non è positivo che un alto dirigente aziendale lasci il campo per un sopraggiunto invito a ricoprire altro incarico», risponde: «Ontosi non può ignorare che il sottoscritto, in quanto militare, dai propri superiori non riceve inviti ma ordini che, in quanto tali, generalmente, non ammettono discussioni». Quanto alla sua nomina, da parte della commissione straordinaria, Tarabbo aggiunge: «La commissione ha richiesto al ministero degli Interni di valutare la possibilità di ricercare un dirigente medico militare che potesse offrire garanzie di estraneità all'ambiente e, nello stesso tempo, di esperienza e, se mi si consente, di onestà intellettuale. Il ministero della Difesa haritenutodi trovare nella mia persona queste qualità che ho messo al servizio dell'azienda». Alla domanda di Curiosi («con quale animo, vista la sua inesperienza sul piano della organizzazione aziendale ospedaliera, abbia potuto accettare la nomina?») risponde così: «Lo imito a leggere il mio curriculum vitae che,ritengo, tenuto conto di quanto afferma, deve assolutamente ignorare...». Sulla scarsa collaborazione conia stampa, afferma con sarcasmo: «E' vero, forse gli incontri con la stampa non sono stati così frequenti quanto quelli della Cisal e dei suoi rappresentanti, ma se le conseguenze che ne sono discese hanno portato l'asp nelle condizioni in cui si trova, il sottoscritto ha preferito lavorare e non parlare». Tarabbo ne ha anche sulla questione del personale: «Ho elogiato quel personale che 'tira un carro che diventa ogni giorno più pesante". E, grazie a Dio, nell'asp di Vito tal genere di persone ancora esiste. Davanti a questa gente, giù il cappello! Non intendo, invece, assolutamente equiparare a questo l'altro, quello che vive alla giornata, che sfrutta le pieghe delle normative per eludere gli obblighi edi doveri, che si rivolge agli avvocati ed ai Tribunali per contestare spostamenti di luogo di lavoro dovuti alle carenze organiche che all'improvviso si vengono a creare, spostamenti che superano di poche centinaia di metri il 'limite" fissato». Infine, al segretario della Cisal che sosteneva che «non è dato sapere cosa abbiafattoper migliorarela sanità vibonese», Mario Tarabbo risponde «con una sola parola: miracoli. E sì - aggiunge - per quindici mesi il sottoscritto edi suoi collaboratori, cui va tutta la sua su' ma, hanno fatto miracoli per continuare ad offrire un livello di assistenza decente su tutto il territorio della provincia. Chi scrive -rimarcal'ex ds - è un animale probabilmente in via di estinzione. Se esiste una legge, emessa da una qualsiasi autorità,ritieneche vada applicata erispettata.volendorifarsi ad un lessico militare, il direttore sanitario aziendale è un tattico che va alla guerra con le truppe che ha a disposizione. Ad altri spetta la strategia. Ebbene signor Curiosi - conclude Tarabbo -, in coscienza, la mia guerra l'ho vinta. Spero che lei e le altre organizzazioni sindacali, preso atto della situazione, vogliate dare al mio successo- ISTITUZIONALE ASP VIBO Pag. 1

3 re, chiunque sia, l'appoggio che merita affinché possa conquistare la sua vittoria che, in ogni caso, sarebbe la vittoria di Vibo». (gjnaz.) BOTTA E RISPOSTA Da sinistra, l'ormai ex direttore sanitario aziendale, Mario Tarabbo, la sede dell'asp, e il segretario aggiunto della Osa!, Filippo Curiosi ti: 5 MIlHh l'ora di Vibo Vibo pronte aeuirasioiie salenti I ISTITUZIONALE ASP VIBO Pag. 2

4 N * J 1* * 1 * uovi ubpeuau d rkuuo VJ%IXJ \JCMJAJL 5UllC/vJ.Ì t. XVJLUA J. LI CATANZARO Sbloccare l'impasse che mette a liscinola realizzazione dei quattro nuovi ospedali in Calabria: pressing di Scopefliti, che ha scritto ai premier Monti per superare la situazione di stallo. Nuovi ospedali, Scopelliti in pressing su Monti 77 * ILI V f^'jljl I 11 " 11 il 0 Yì'ì(5TJlilTfW k ** KììiflPPilY'f* I lyììymikkf* I MTfìflOllft fìffol K.iWWfìillifìfffì CATANZARO Sbloccare le procedure. Il presidente della Regione Peppe Scopelliti ha scritto al premier Monti sollecitando il governo a rimuovere lo stop che sta mettendo a rischio la realizzazione dei nuovi ospedali in Calabria. Prendendo spunto da una manifestazione nella Sibaritide il governatore afferma: «La realizzazione dei quattro nuovi ospedali della Piana di Gioia Tauro, della sibaritide, di Vibo Valentia e di Catanzaro rappresenta una tappa imprescindibile del difficile percorso di miglioramento dell'offerta sanitaria in tutto il territorio regionale. Le circostanze che alla scadenza del 31 dicembre scorso, hanno rallentato il rinnovo dello stato di emergenza sanitaria nella Regione Calabria, determinate dall'introduzione di un preventivo controllo di legittimità dei provvedimenti commissariali da parte della Corte dei Conti e l'entrata in \igore del di 59/2012 di riordino della Protezione civile, poi sono evidentemente esterne e la nostra stessa strattura si è trovata costretta a subire un immeritato freno alle proprie attività per il cui riavvio stiamo impegnando risolse pari a quelle elargite finora senza riserva. L'evidente necessità di continuare a garantire tutti i presupposti necessari a favorire il prosieguo del percorso positivamente intrapreso - rimarca il presidente della Regione - evitando di vanificarne irreversibilmente gli importanti risultati finora conseguiti, mi ha spinto a scrivere al presidente del Consiglio Monti richiedendo l'imprescindibile sostegno nel voler adottare ogni possibile iniziativa volta a superare il blocco delle attività commissariali, ancor più inammissibile se - prosegue il governatore calabrese - rapportato alla tangibile necessità di conseguire gli obiettivi programmati di cui la Calabria ha estremo bisogno». Scopelliti inoltre annuncia che stessa sollecitazione ha inviato al capo della Protezione civile Gabrielli «al fine di concordare, in linea con le recenti disposizioni in materia di ProCiv che di fatto prevedono l'impossibilità di prorogare uno stato di emergenza già dichiarato se non per un periodo massimo di quaranta giorni, l'avvio di un rapido ed efficiente percorso di transizione al regime ordinario». Quindi il governatore ricorda «l'emendamento alla legge di conversione decreto 59/2012, attualmente in discussione, presentato dall'onorevole Dima che, in attesa del transito al regime ordinario, potrebbe aprire il campo a un'accelerazione del riavvio delle procedure. L'attenzione che le forze sociali stanno dimostrando di riporre sulla questione è giusta e quanto mai opportuna. Ben vengano - conclude il presidente della Regione Calabria - iniziative che, al pari della nostra attività, si concentrano e sostengono obiettivi importanti e \itali per la comunità calabrese». Oggi, intanto, Scopelliti effettuerà insieme all'assessore ai Lavori pubblici Pi- SANITÀ CALABRIA Pag. 3

5 no Gentile un nuovo sopralluogo alla Cittadella regionale per verificare l'avanzamento dei lavori, (r. r.) SANITÀ CALABRIA Pag. 4

6 piano di rientro regionale nasconde uco finanziano» UT 1*1 * "1 1 IT" 1".. wiitìfìiì fiofiiiìinfi li fu n ifìiifij*0 ili un myttfwo L? \Ai J\JfJb \AMZ/i tamji IAJVLMJ W I i vlmmjbì I \À/I ts \M/ Ubi li >O\!J1J%AJI t> M. <J<J i-i 99 1 Ti 1" * I * I* f* * piano che assicuri la tutela reale della salute dei cittadino. Gli annunci, i proclami sui tagli hanno carattere strumentale, demagogico ed incidono sulla pelle dei cittadini: sono tutte falsità. Non si è intervenuti laddove ce n'era davvero bisogno. Nessuno speipero, tra consulenze, nomine e primariati, è stato arginato, si è pensato solo a eliminare risorse, senza considerare la possibilità di una riorganizzazione razionale e \irtuosa del sistema. Non è più possibile accettare che i cittadini calabresi siano costretti a prendere i cosiddetti treni delle speranza per curarsi fuori dai confini della Calabria. Non intendo certo denigrare il personale sanitario calabrese, perché ci sono professionisti che non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi della altre regioni quanto ad efficienza. Tuttavia ci sono molti primari che sono diventati tali esclusivamente per gli aiuti politici ricevuti». Indica poi la ria d'usci KPfniPKfvfiffì fifi II fi nfìli tipfi fipi phpnfplikifii tagli settore IH L'onorevole sanitario deve ritornare Il lancia le accuse nelle mani di IH swifa. sanità tecnici esperti, in modo da in un dibattito sottrarlo all'invasivo e deturpante potere della politica. Il altunical Mai più nomine dei direttori «Cara politica, giù le mani generali, già questo sarebbe dalla sanità». Usa le maniere forti e bandisce i mezzi ter vedere le nomine di direttori un grosso risultato. E' grave mini, il deputato di Futuro e generali poco preparati di Libertà Angela Napoli, per aziende provinciali, decise da denunciare la paccottiglia di qualche assessore regionale malaffare e corruzione che attanaglia un settore letteralmente "sequestrato" dalla di Reggio Calabria o vicino politicamente a determinati politica dei clientelismi. partirti. Prima che sia troppo tardi, dobbiamo trovare il coraggio di de «Siamo sotto la cappa di un fantomatico piano di rientro - dichiara la "futurista" nunciare il malaffare in intervenuta alle serate della sanità e di allontanare de Notte bianca dell'unical alla presentazione del libro di Sabato e Badatoti - predisposto finitivamen te la politica per sanare un buco finanziario che in realtà non è stato da questo ancora quantificato. Piano che comunque non potrebbe attuarsi chiudendo questo o quel presidio ospedaliero senza una programmazione adeguata, senza le riconversioni di cui beneficerebbero alcune strutture, ma solo in base a scandalose preferenze campanilistiche. Serve un settore». Ed infine, l'attacco: «Considerato il fallimento della sua politica emergenziale, chiedo con forza le immediate dimissioni del presidente della Regione Scopelliti, dalla carica di commissario per l'emergenza sanitaria». FRANCESCO TRICOLI SANITÀ CALABRIA Pag. 5

7 Da Catanzaro appelli al ministro Profumo. Contestato l'arrivo della "Sapienza" a Cosenza E intanto continua la guerra per Medicina Professioni sanitarie In arrivo all'asp due corsi L'UNIVERSITÀ della Calabria non era nata, quarantanni or sono, per formare avvocati e medici. Nella sua offerta formativa non comparivano né il corso di laurea in Giurisprudenza, né quello in Medicina e e chirurgia. Poi la storia ha conosciuto un corso diverso e nel 2001 ad Arcavacata aprivabattenti il corso di Diritto ed ecomonica, che ha portato poi alla laurea di Giurisprudenza. Non mancarono allora le polemiche con Catanzaro. Copione simile per Medicina. La facoltà di Farmacia guidata da Sebastiano Andò culla questo sogno ormai da anni e le istituzioni cosentine l'hanno sostenuta a suon di mozioni ed ordini delgiorno. Anchequi scatenando il derby con Catanzaro. La guerra è scoppiata poi nelle scorse settimane. Oggetto del contendere è sempre Medicina, ma stavolta - nonostante la confusione alimentata dallapolitica - l'unical non c'entra nulla. Semmai, quello che si prefigura, è l'attivazione di corsi distaccati de "La Sapienza" a Cosenza. Proprio il capoluogo di provincia che da anni corteggia l'unical per spostare gli studenti nel centro storico, scontrandosi però con il modello campus. Tutto parte da una convenzione firmata dalla giunta regionale e dall'ateneo romano, suproposta dell'asp di Cosenza e con ibuoni auspici del senatore Tonino Gentile. L'accordo prevede la delocalizzazione dei corsi di laurea in Infermieristica pediatrica (20 posti) e Tecniche della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro (10 posti), le cui attività didattiche e di tirocinio saranno condotte presso l'asp e l'azienda ospedaliera di Cosenza. Il protocollo è stato però accompagnato dalle congratulazioni del senatore Gentile che definiva l'attivazione dei due corsi di laurea delle professioni sanitarie come primo passo per l'apertura di Medicina a Cosenza. Apriti cielo. Catanzaroèinsortaelapolemica non accenna a placarsi. Mario Tassone, deputato Udc, sièrivoltoal ministrodell'istruzione Francesco Profumo perchiederechiarimenti.ilprotocollosarebbe «in contrasto sia con la norma che prevede il divieto per le università di attivare nuove sedi fino al 2012, sia con quanto previsto dal decreto ministeriale 50/2010 che prevede la "riduzione della disseminazione territoriale di sedi didattiche non coerenti col bacino d'utenza"». Poi è arrivato anche il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo, che ha scritto pure lui al ministro Profumo chiedendo una riunione con i tre rettori calabresi, il governatore e i sindaci delle tre città che ospitano gli atenei, per scongiurare «una guerra di campanile». Per Abramo l'iniziativa «appare anomala e probabilmente assunta al di fuori delle competenze strette dell'asp, con una spesa che difficilmente potrà essere giustificata all'interno del Piano di rientro della sanità, stante lasuapalese inutilità». m.f.f. RIPRODUZIONE RISERVATA L'Asp di Cosenza, protagonista dell'accordo SANITÀ CALABRIA Pag. 7

8 Il» "I ^ "I * "I»»»»» 1 1*1 Qf"*h11*\ f^ e*h f~^ 11 f^i^ìtntniqqjini~ì QI JÌ I^I^TYITTIi QQJIn JIT I~Ì -< W-:, «! i :Ì?Ì La sede della Fondazione Campanella Betty Cafabretta CATANZARO È corsa contro il tempo nella sanità calabrese. Si avvicina la nuova riunione del Tavolo interministeriale "Massicci" per la verifica degli adempimenti regionali e la Calabria ha necessità di dimostrare che ha fatto tutti i "compiti a casa". I "controllori" del tavolo romano sono stati chiari nell'ultimo confronto, svoltosi il 4 aprile: «L'insieme delle gravi disfunzioni, illustrate durante la riunione - si legge nel resoconto ufficiale della seduta - potrebbe, se non tempestivamente corrette, generare criticità tali da determinare i presupposti per l'avvio della procedura di cui all'art. 2 comma 84 della legge 191/2009». Si tratta della norma secondo cui qualora il presidente della Regione, nominato commissario ad acta per la redazione e l'attuazione del piano di rientro, non adempia in tutto o in parte agli obblighi, anche temporali, derivanti dal piano stesso, il Consiglio dei ministri, in attuazione dell'articolo 120 della Costituzione, adotta tutti gli atti necessari ai fini della sua attuazione. «Nei casi di riscontrata difficoltà in sede di verifica e monitoraggio dell'attuazione del piano, nei tempi o nella dimensione finanziaria indicata, il Consiglio dei ministri - recita il comma - sentita la Regione interessata, nomina uno o più commissari ad acta di qualificate e comprovate professionalità ed esperienza in materia di gestione sanitaria per F'adozione e l'attuazione degli atti indicati nel piano e non realizzati». Ilrischio,in sostanza, è che Fattuale gestione commissariale che fa capo al governatore Giuseppe Scopelliti venga esautorata da un nuovo commissario o organismo commissariale. Il 4 aprile, infatti, sono emersi «ritardi nella ridefinizione delle reti assistenziali» previste dal decreto 18/2010 che è un po' il compendio del piano di rientro e in particolare è stato evidenziato che «la Regione ha adottato solo parzialmente i provvedimenti attuativi del decreto». Tra le criticità sono state inoltre indicate: la parziale implementazione della rete territoriale e la mancata definizione della rete di emergenza; l'assetto giuridico definitivo della Fondazione Tommaso Campanella che a Catanzaro gestisce il polo oncologico di Germaneto in regime di struttura privata; la necessità di una revisione delle linee guida sugli atti aziendali, la mancatarimozionedei provvedimenti commissariali in contrasto con il piano di rientro; la gestione del personale ed ilrispettodel blocco del turnover. Quella del centro oncologico Campanella è una situazione al limite visto che la Fondazione che lo gestisce è entrata in aperto conflitto con la Regione che è uno dei due soci, insieme all'università di Catanzaro, della Fondazione stessa: l'ente assistenziale infatti ha proposto un duplice ricorso al Tar Calabria per impugnare il decreto commissariale 26/2012 con il quale sono stati attribuiti alla Fondazione 35 posti letto a fronte dei 78 precedentemente assegnati. Ma al di là del fronte giudiziario c'è dal "Massicci" una reiterata richiesta di risolvere il caso e a luglio il rischio è che vengano prese decisioni drastiche. Dalla riunione del 4 aprile è emersa anche la necessità di un inasprimento fiscale in Calabria, dovuto proprio al disavanzo sanitario. Le cifre infatti dicono che «il debito al 31 dicembre 2007 ha un'esigenza di copertura ricompresa nell'intervallo di min di euro. Il disavanzo non coperto per gli anni 2008 e 2009 è paria 150,587mln di euro. Il disavanzo non coperto relativo all'anno 2011 èparia35,488 min di euro. Pertanto - fanno sapere i tecnici ministeriali - si sono realizzate le condizioni per l'applicazione degli automatismi fiscali previsti vale a dire l'ulteriore incremento delle aliquote fiscali di Irap e addizionale regionale all'irpef per Fanno d'imposta in corso, rispettivamente nelle misure di 0,15 e 0,30 punti». Scattano anche «l'applicazione del blocco automatico del turn over del personale del servizio sanitario regionale fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in corso» e «il divieto di effettuare spese non obbligatorie per il medesimo periodo». < SANITÀ CALABRIA Pag. 8

9 La struttura per le attività trasfinsinuai è di natura eawraileniale i il li/arli I 1 fi ili II 1.N I I 11 % «fi ili 11.\*i I I V I 11" ^ o r"^a *»* gg ^. g &" "* s i l i B" ^ ^i -HI ^^» "Sri g %/ s ^ i l i s i g " B % s ^ w j l 1 1 XJKJK«> \J±%j\J\»* JL JLJL JL L V* C? U, LA C-i VIUV v i l l i / \»* J. \.v*«jiav/a J.J. CATANZARO» Con proprio decreto il Presidente della Giunta regionale, nella qualità di Commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario, ha istituito presso il dipartimento Tutela della Salute e Politiche sanitarie la struttura regionale di coordinamento delle attività trasfusionali denominata Centro regionale sangue. La struttura era già stata istituita con legge regionale nel luglio dello scorso anno, ma il Consiglio dei Ministri aveva impugnato la norma davanti alla Corte Costituzionale che successivamente ne ha dichiarato l'illegittimità. Il commissario Scopelliti ha pertanto provveduto alla nuova decretazione partendo questa volta dal recepimento dell'accordo tra Governo e Regioni sulle "Caratteristiche e funzioni delle Strutture regionali di coordinamento (Src) per le attività trasfusionali" e istruendo di conseguenza la struttura regionale di coordinamento per le attività trasfusionali (Src), il cui ruolo è sovraziendale. La struttura del Centro regionale sangue sarà composta da: un direttore della Struttura (individuato nella figura del dirigente del Settore Area Lea, o da un suo delegato) ; un dirigente medico inforzaaldipartimento Tutela della Salute (è stato individuato nella persona della dottoressa Liliana Rizzo); un funzionario in forza al Dipartimento Tutela della Salute con funzioni di segreteria e coordinamento operativo (individuato nella persona dell'avvocato Domenico Gullà); un amministrativo in forza al Dipartimento Tutela della Salute (individuato nella persona del dottor Raffaele Giglio). Per le attività di propria competenza, la Struttura si avvarrà di un Comitato consultivo composto da: tre direttori-responsabili dei Servizi trasfusionali delle tre Aziende Ospedaliere di Catanzaro (Pugliese-Ciaccio), Reggio Calabria e Cosenza; due direttori-responsabili dei Servizi trasfusionali delle Aziende sanitarie provinciali di Crotone e Vibo Valentia; un rappresentante per ciascuna delle Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue (Avis, Fidas e Fratres) che hanno sottoscritto la convenzione con la Regione; altre figure interessate. ^ SANITÀ CALABRIA Pag. 9

10 In arrivo il decreto che modifica i criteri di calcolo dell'isee, l'indicatore della ricchezza delle famiglie Una stretta per il welfere Accesso ai servizi: cresce la rilevanza di patrimoni e beni di lusso Il nuovo Isee cambia le regole per accedere alle prestazioni di welfare. H ministero del Lavoro sta mettendo a punto il decreto che attua le indicazioni dellamanovra salva-italia per stringere il cerchio intorno ai finti poveri. Si amplia il catalogo dei patrimoni mobiliari e immobiliari che il cittadino deve dichiarare per calcolare l'indicatore della situazione economica. Andranno denunciati anche auto, barche e moto di lusso per favorire i controlli. Nel calcolo del reddito, i lavoratori dipendenti avranno uno "sconto" del 20%, fino a un massimo di 2mila euro, che non spetta invece agli autonomi. Il nuovo indicatore farà più attenzione a chi è rimasto senza lavoro e non sarà utilizzato per le detrazioni e le deduzioni fiscali. Spese sanitarie più selettive La sfida è garantire equità anche con meno risorse disponibili Paolo Del Bufalo Barbara Gobbi Dagli asili al diritto alla maternità di base, dal sostegno al nucleo familiare all'assistenza domiciliare. Il nuovo Isee deciderà sull'accesso a molte prestazioni sociali, comprese quelle relative a disabilità e non autosufficienza che si propongono come due capitoli-chiave nella riscrittura dell'indicatore economico. In effetti, nella bozza di testo del ministero del Welfare, le «prestazioni agevolate di natura sociosanitaria» rivolte a persone con limitazione dell'autonomia sono addirittura oggetto di una trattazione a parte. Due le principali novità rispetto all'isee oggi in vigore: la considerazione, per la stima della condizione reddituale, del nucleo familiare del beneficiario - compresi per determinate condizioni i figli non conviventi, che "valgono" una componente aggiuntiva - e il conteggio nel patrimonio dell'interessato delle donazioni recenti (fatte nei tre anni precedenti) di immobili a favore di persone tenute agli alimenti nei suoi confronti. Misure che sintetizzano l'obiettivo del ministero: mettere a punto strategie mirate di selezione dei beneficiari delle prestazioni, in un'ottica di equità e in un quadro di scarsità delle risorse disponibli. E, inoltre, porre un argine alle "furbizie" che oggi azzerano il reddito del potenziale beneficiario alla vigilia della richiesta di prestazioni. Più in generale, la condizione di disabilità incide sul calcolo del reddito: all'ammontare complessivo andranno sottratte le spese sanitarie fino a 6mila euro e le spese o franchigie riferite al nucleo familiare e modulate per le differenti ipotesi in cui esso comprenda persone con disabilità media, grave o non autosufficienti. Le perplessità Tutto bene, quindi? Non proprio, almeno stando alle simulazioni realizzate a caldo dagli esperti della Fish, la Federazione italiana per il superamento dell'handicap. Simulazioni che puntano il dito contro la «madre di tutte le iniquità»: e cioè la decisione di includere nell'indicatore della situazione reddituale anche «trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito e buoni spendibili per l'acquisto di servizi se denominati in euro, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche». Una scelta che, combinata con l'eliminazione dalla scala di equivalenza del parametro aggiuntivo di 0,50, attualmente previsto nel caso di presenza nel nucleo di una persona con disabilità grave o non autosufficiente, comporterebbe effetti distorsivi, a svantaggio proprio dei disabili più gravi e dei non autosufficienti. Gli enti locali L'inclusione di prestazioni "monetarie" nel calcolo del reddito mette in allerta anche i Comuni, posti di fatto davanti a un bivio: penalizzare famiglie oggi incluse - paradossalmente le più bisognose - oppure alzare la soglia di accesso ai servizi ampliando la platea dei beneficiari e accollandosi, in definitiva, maggiori esborsi. Regioni, municipi, sindacati confederali e associazioni di tutela promuovono il nuovo decreto su due aspetti: il meccanismo di controlli co-gestito per via telematica da Inps e agenzia delle Entrate e l'introduzione dell 'Isee "corrente" che consente aggiornamenti in caso di variazioni superiori al 25% dell'indicatore del reddito. Le partite aperte In ballo c'è l'equità, da declinare in modo omogeneo da Nord a Sud Italia. Per questo, malgrado le Regioni siano contrarie, il ministero tiene duro sulla scelta di "blindare" l'applicazione dell'isee che diventa il livello essenziale delle prestazioni sociali. LEGISLAZ.& POLITICA SANITARIA LEGISLAZ.&POLITICA SANITARIA Pag. 10

11 Più diretto al settore sanitario c'è poi l'eventuale impiego dell'indicatore per pesare la ripartizione dei ticket. Una misura che dal Welfare escludono per ora categoricamente, ma che fa gola a Regioni e Governo, indaffarati a trovare nuovi meccanismi di equità per mettere insieme i due miliardi in più di compartecipazioni previsti a partire dal Nelle prime bozze del nuovo Patto per la salute circolate a inizio anno, infatti, le Regioni avevano inserito l'ipotesi di forme specifiche di contribuzione legate all'erogazione di protesi, ausili per diabetici, alimenti per celiaci, in relazione alla fascia di appartenenza Isee. Per il momento la partita del "patto" resta in sospeso fino a ottobre, quando con tutta probabilità il nuovo Isee avrà già visto la luce. Dentro 0 fuori Le situazioni in cui l'utilizzo dell'isee è necessario, discrezionale o escluso LE PRESTAZIONI NAZIONALI. 1 Carta acquisti ' Assegno per nucleifamiliari con almeno tre figli minorenni 1 Assegno di maternità per le madri prive di altra garanzia assicurativa 1 Fornitura gratuita o semigratuita dei libri di testo 1 Borse di studio 1 Prestazioni relative aldirittoallo studio universitario 1 Bonuselettrico 1 Agevolazione perilca none telefonico...e I SERVIZI LOCALI FOTOGRAMMA Asili nido e altri servizi socio-educativi per l'infanzia Mense scolastiche Servizi socio-sanitari domiciliari Servizi socio-sanitàridiurni residenziali Altre prestazioni economiche assistenziali (per esempio redditodi cittadinanza, minimo vitale, assistenza straordinaria) QUANDO L'UTILIZZO E DISCREZIONALE Ese nzione ticket sanità ri (per esempioin Sicilia) Agevolazione sulle tasse università rie Contributo peni pagamento dei canoni di locazione Agevolazioni sui canoni di locazione in edilizia residenziale pubblica Agevolazione per biglietti o abbonamenti ai trasporti locali Servizi di scuola bus Agevolazioni peri tributi locali (cornei rifiuti solidi urbani) Graduatorie perii pubblicoimpiego LE PRESTAZIONI NON SOGGETTE ALL'INDICATORE Integrazione al tratta mento minimo pensionistico Assegnoepensionesociale Maggiorazionesociale peri titolari di pensione di importo modesto che non hannoaltri redditi o ne hanno ma in misura molto limitata Pensione di invalidità civile LEGISLAZ.& POLITICA SANITARIA LEGISLAZ.&POLITICA SANITARIA Pag. 11

12 Sanità, nel mirino di Bondi spese per 35 miliardi Primi esami sulla spending review al Consiglio dei ministri ROMA Trentacinque miliardi di euro. A tanto ammonta la spesa sanitaria legata all'acquisto di beni e servizi entrata nel mirino del Commissario alla spending review, Enrico Bondi, ormai prossimo a consegnare al governo le proposte per i primi interventi concreti di risparmio, potenzialmente molto elevati pur senza pregiudicare la qualità del servizio sanitario offerto ai cittadini, ai quali costa a testa euro l'anno. Il piano Bondi per la sanità dovrebbe essere approvato la prossima settimana, anche se non si esclude che possa fare un primo passaggio al Consiglio dei ministri di domani. Insieme all'approvazione del ddl sulla riforma del mercato del lavoro, che Monti ha chiesto espressamente al Parlamento, il via libera al primo intervento di spending review sarebbe certamente un buon risultato da portare al vertice Uè di Bruxelles. Solo restando alla Sanità (il piano Bondi abbraccia gli acquisti di tutta la pubblica amministrazione) i margini di intervento rivelati dalla Relazione generale sull'economia del 2011, appena pubblicata dal Tesoro, appaiono ampi. La spesa delle Asl per l'acquisto di forniture e servizi, pari a poco più di 34 miliardi di euro, è cresciuta nel 2011 del 3% nonostante la spesa sanitaria complessiva sia aumentata, in termini omogenei rispetto al 2010, di appena lo 0,1%. E dentro a quel comparto ci sono voci che continuano a crescere fuori linea. L'acquisto di prodotti medicali di euro a cittadino Il servizio sanitario offerto costa a ogni cittadino italiano euro l'anno consumo assorbe 15 miliardi di euro (+2,4% dopo il +4,7% dell'anno precedente). Poi ci sono i servizi «non sanitari» appaltati all'esterno: la spesa per i servizi di lavanderia, mensa, pulizie e riscaldamento, l'anno scorso, è cresciuta del 4,2%, mentre quella per manutenzioni e riparazioni è salita del 2,8%. A dimostrazione che un intervento deciso di razionalizzazione può portare grandi risultati, ci sono i dati sulla spesa farmaceutica, che nel giro di un anno è crollata da 13,3 a 9,9 miliardi di euro. Grazie alla reintroduzione della quota a carico dei cittadini, che ha scoraggiato l'acquisto di farmaci, ma anche al monitoraggio sull'appropriatezza delle prescrizioni, alla distribuzione diretta, che nelle regioni in crisi ha «saltato» il canale delle farmacie, alla partecipazione dei produttori al ripiano degli sforamenti di spesa. Il piano Bondi dovrebbe essere, in ogni caso, il piatto forte di questa prima tornata di interventi legati alla revisione della spesa pubblica. Prossimo al traguardo è anche il pacchetto del ministro Filippo Patroni Griffi sulla pubblica amministrazione, che prevederebbe anche la riduzione della pianta organica del personale con il ricorso alla «disponibilità» (una sorte di Cassa integrazione). E in arrivo ci sono anche i tagli demandati ai singoli ministeri sul proprio bilancio (l'economia, cioè lo stesso Monti, ha già deciso il taglio del personale del 10% e dei dirigenti del 20%). Mario Sensini Il pacchetto di riforma del mercato del lavoro presentato dal ministro del Welfare Elsa Fornero è atteso al via con un voto di fiducia entro giovedì Il primo decreto sulla spending review, affidato al consulente del governo Enrico Bondi, atteso per i primi di luglio, potrebbe essere esaminato già domani dal Consiglio dei ministri LEGISLAZ.&POLITICA SANITARIA Pag. 12

13 Curiosi: «Mario Tarabbo è in ritardo sui tempi» La Cisal sì scadui contro Vex direttore sanitario dptt'asn Perla Cisal si dichiara «perplessa» dalle dichiarazioni rilasciate dall'ex direttore sanitario aziendale dell'asp, Mario Tarabbo, alla vigilia di lasciare l'incarico. Per Filippo Cintosi, in verità, «avrebbe fatto meglio a non farla, almeno a giudicare dal contenuto dede sue dichiarazioni, spesso proiettate dalla postazione di censore». Per il segretario provinciale della Cisal, intanto, «non è positivo che un alto dirigente aziendale lascia il campo per un sopraggiunto imito a ricoprire altro incarico». Curiosi poi riprende un interrogativo che lui stesso si è posto più volte, per domandarsi «come abbia potuto la Commissione straordinaria nominare direttore sanitario aziendale un contrammiraglio?» Oggi il suo interrogativo è rivolto direttamente a Mario Tarabbo, per chiedergli «con quale animo, vista la sua inesperienza sul piano della organizzazione aziendale ospedaliera, abbia potuto accettare la nomina? Così come mi incuriosisce il fatto che durante la sua gestione alla guida della parte sanitaria dell'asp non abbia avuto alcun contatto con la stampa per esprimere, quantomeno, le sue difficoltà, i disagi e gli ostacoli incontrati durante il suo percorso e che ha illustrato abbastanza dettagliatamente nel corso dell'incontro di qualche giorno fa». Cintosi ricorda anche che Tarabbo «del vetusto ospedale e dei suoi problemi non ne ha mai parlato. Idem dei disservizi e delle lacune emerse durante la sua gestione. Oggi lo ha fatto, naturalmente con ritardo. Tira i conti elogiando i sacrifici del personale e chi non lo avrebbe fatto al momento del congedo?) e attaccando la politica per le sue "strane idee" su come rendersi utile ad ima comunità in materia di impegno socio sanitario. Certo - chiosa il sindacalista - chi gli è stato più vicino lo ha aiutato non poco a rimarcare i veri problemi della sanità vibonese. Ai quali, sia chiaro, è stato offerto il massimo impegno, ma che purtroppo non è bastato a superare le difficoltà emerse. Mario Tarabbo, nel corso del suo intervento con i giornalisti, ha evidenziato una certa assenza della politica. Ma c'è ne era bisogno?». Per Cintosi, al riguardo, «l'indifferenza e l'apatia della politica verso la grave problematica che affligge la sanità vibonese è di sempre. Eppure c'è un consigliere regionale, Nazzareno Salerno, che è presidente della Commissione sanità che ha fatto ben poco per invitare la giunta Scopelliti ad occuparsi, se volete in via anche straordinari a ed il caso lo meritava, della condizione in cui sopravvive l'asp di Vibo Valentia». Ritornando a Mario Tarabbo, «cui, alla fine, è toccato l'ingrato compito di mandare avanti la baracca, guardando ai "comandamenti" del Piano di rientro imposto dalla Regione Calabria», Filippo Curtosi chiarisce, in conclusione, che, dal suo punto di vista, «non è dato sapere cosa abbia fatto per migliorare la condizione della sanità vibonese». ISTITUZIONALE ASP VIBO Pag. 1

14 La Cisal: «Asp, ma cosa ha fatto Mario Tarabbo?» Polemica nota del segretario provinciale Curiosi sull'operato dell'ex diretto sanitario difrancescoprestia UNA conferenza stampa che lascia a dir poco perplessi. Così Filippo Curtosi, segretario provinciale aggiunto della Cisal, bolla l'incontro avuto con i giornalisti dall'orma! ex direttore sanitario aziendale dell'asp, Mario Tarabbo del quale vengono censurate, in particolare, alcune dichiarazioni. «Non è positivo - afferma Curtosi - che un alto dirigente aziendale lasci il campo per ricoprire altro incarico. Evidentemente fino a quando gli è convenuto di guidare il delicato settore dell'asp non haavutoremore,poi,dallaseraallamattina, decidechedeveandare ad occuparsi di altro». Fin dall'arrivo di Tarabbo la Cisal si è chiesta «in base a quali titoli la commissione straordinaria che guida l'asp nominare direttore sanitario aziendale un contrammiraglio». Ed oggi chiede all'interessato «conqualeanimo, vistalasua inesperienzasulpianodellaorganizzazione aziendale ospedaliera, abbia potuto accettare la nomina» Viene poi rilevato, negativamente, il fatto che durante la sua gestione egli non abbia avuto alcun contatto con la stampa per esprimere, quantomeno, le sue difficoltà, i disagi e gli ostacoli incontrati durante il suo percorso, argomenti che illustrato con doviziadiparticolarinelcorsodelrecente incontro con i giornalisti. «Del vetusto Jazzolino e dei suoi problemi Tarabbo nonhamaiparlato sulla stampa; dei disservizi e delle lacune emerse durante la sua gestione non ha mai parlato. Lo ha fatto l'altro ieri, con ritardo». Il segretario aggiunto della Cisal ricorda poi gli attacchi, mossi dall'ex dg nel citato incontro, alla politica «per le sue "strane idee" su come rendersi utile ad una comunità in materia di impegno sociosanitario. Davvero un bel personaggio questo Mario Tarabbo. Ma non avrebbe fatto meglio a fare il contrammiraglio visto che di organizzazione sanitaria, soprattutto ospedaliera, ha dimostrato di masticarne davvero poco?», nonostante chi gli è stato più vicino lo abbia «aiutato non poco nel fargli rilevare i veri problemi della sanità vibonese». Ciò però non è bastato a superare le difficoltà. o un a, i Lctuuu tu pun Liei in inuia ui sanità la Cisal sembra concordare un po' con l'ammiraglio romano: «L'indifferenzael'apatiadellapoliticaversoinumerosiegraviproblemi della nostra sanità è una costante. Eppure c'è un consigliere regionale, Nazzareno Salerno, presidente della Commissione sanità, che ha fatto ben poco per invitare la giunta Scopelliti ad occuparsi (anche in via straordinaria visto che il caso lo meritava) della condizione in cui si trova l'asp vibonese». Probabilmente le morti di Federica Monteleone, Eva Ruscio, del primario angiologo Costanzo Catuogno «e tutti gli eventi drammatici che si sono succeduti negli anni e che ognuno di noi conosce non sono bastati per richiamare la politica ad un più concreto impegno». A Tarabbo, alla fine, è toccato l'ingrato compito di mandare avanti la baracca, guardando ai diktat del Piano di rientro imposto dalla Regione. Ebbene, conclude Curtosi: «Cos'ha fatto egli per migliorare lasanità vibonese? Nonèdatosapere, standoalmeno, a quanto da lui affermato nella ricordataconferenzastampa». RIPRODUZIONE RISERVATA ISTITUZIONALE ASP VIBO Pag. 2

15 Ad aggiudicarsi la finale la squadra Adet La sfida sul "campo" che fa salire sul podio i valori della donazione i" WìliinBi Jf^ '; La squadra dell'adet che si è aggiudicata il triangolare In porta sono arrivati per ben 11 volte, contro il solo gol messo a segno dagli avversari. Una partita scoppiettante per la squadra dell'adet (Associazione emodializzati) che quest'anno si è aggiudicata il triangolare di calcio, disputato con le formazioni dell'aido, dell'admo e dell'asp. Domenica scorsa, allo stadio "Luigi Razza", ad arrivare in finale sono state le squadre dell'adet e dell'asp. Ma gli atleti dell'adet - allenati da Franco Nesci, tesoriere dell'associazione e da Pietro Farfaglia, segretario - non hanno dato tregua ai calciatori dell'asp battendoli 11-1 e portando a casa il trofeo, dopo anni in cui la squadra si piazzava al secondo posto. Nella stessa giornata del triangolare, organizzato per promuovere la cultura della donazione di organi e tessuti, il messaggio è stato veicolato dall'adet (presieduta da Maria Destito) anche al Vibo Center dove uno stand è stato allestito dai volontari dell'associazione i quali hanno raccolto numerose dichiarazioni di volontà. Un'occasione, insomma, per condividere un messaggio di vita anche attraverso il divertimento e l'agonismo. Per ricordare il valore della donazione; un'offerta per dare speranza. Piccoli gesti che cambiano la vita e che sono scesi in campo a dimostrazione che insieme si può fare la differenza. A parte gol, vittorie e sconfitte. Perchè chi dona è sempre vincente. Una sfida che chiama giornalmente a mettersi in gioco. Per se stessi e per gli altri. < Quartetto dedito a coltivare cannabis li. ISTITUZIONALE ASP VIBO Pag. 3

16 Regole più severe per le visite a pagamento Solo bancomat o assegni per le parcelle dei medici che lavorano in strutture private NOWiTA SGRADITA Obolo extra del 2% destinato a ridurre le liste di attesa PAOLO RUSSO Rf'M \ Le liste d'attesa chilometriche mettono il turbo al business dell'attività libero-professionale dei medici mentre il Governo si appresta a varare un "decretone" sanità che proroga fino al 30 novembre prossimo la possibilità di visitare a pagamento anche fuori degli ospedali. Un dietrofront rispetto a quanto deciso pochi mesi fa dal Parlamento, che aveva decretato lo stop alla cosiddetta intramoenia nelle cliniche e negli studi privati a partire dal 30 giugno. Il provvedimento che riaccende il semaforo verde alle visite dei medici ospedalieri nel privato dovrebbe essere varato martedì o mercoledì prossimi parallelamente al Decreto sulla Spending review. E sarà un decreto omnibus, con la proroga dei contratti per i precari di asl e ospedali e norme per mettere un freno al boom delle cause sanitarie, limitandole solo ai casi di colpa grave o dolo. Ma la polpa è sull'attività libero professionale dei camici bianchi. I dati del Ministero della salute dicono che la cosiddetta "intramoenia" frutta oltre un miliardo e cento milioni l'anno e che ai medici ospedalieri rende come un altro stipendio: in media 75 mila euro l'anno. Dalle prime informazioni che si stanno raccogliendo al dicastero di Renato Balduzzi risulta che ad "arrotondare" con le visite a pagamento siano meno della metà dei medici. Ma quelli che ne fanno un vero business sono una minoranza molto più esigua, quasi tutti appartenenti all'elite dei Primari, che sono poi i responsabili dell'andamento dei reparti. Quindi in buona misura anche delle liste d'attesa. Proprio quelle che secondo recentissimi dati del Censis spingono un italiano su dieci a rivolgersi privatamente a un medico pubblico. Per l'esattezza il 56,4% di chi si fa visitare in "intramoenia". Ed è una scorciatoia sempre più cara. "Dai primi dati raccolti - spiega Francesco Maietta, responsabile politiche sociali del Censis - rileviamo una maggiorazione delle tariffe, che l'intramoenia avrebbe invece dovuto calmierare". Del resto se ne sono accorti per primi gli assistiti che in quasi la metà dei casi hanno dichiarato di pagare una parcella troppo alta. Nel frattempo il "decretone" sanità proroga fino al 30 novembre prossimo la possibilità per i medici pubblici di visitare anche in clinica e studi privati. Poi cambieranno le regole. Dopo il 30 novembre le Regioni, fatta una ricognizione sugli spazi disponibili nelle strutture pubbliche, decideranno se acquistare o affittare "spazi ambulatoriali esterni". Ma dove questi spazi non saranno trovati, cosa non improbabile viste le ristrettezze di bilancio, le Regioni potranno continuare ad autorizzare l'attività anche negli studi privati, compresi quelli dove lavorano medici che svolgono attività libero professionale per proprio conto, senza alcun raccordo con asl e ospedali come è invece previsto per "l'intramoenia". «Una novità che equivale a un liberi tutti», commenta il responsabile della Cgil medici Massimo Cozza, per il quale «ci saranno meno garanzie di trasparenza e di qualità dell'assistenza, visto che nelle strutture private sono più difficili i controlli sia rispetto alla appropriatezza clinica e diagnostica che agli adempimenti fiscali». E almeno su quest'ultimo aspetto i dati dell'agenzia delle entrate sembra dargli ragione, visto che in media il 40% dei medici pubblici che lavorano privatamente non emettono fattura ed intascano anche la parte (minima) della tariffa che dovrebbe andare alla Asl. Il tutto mentre percepiscono una tutt'altro che trascurabile indennità di esclusiva. Per porre freno al fenomeno il decreto Balduzzi alza però delle barriere, vietando il cash e prevedendo solo pagamenti in moneta elettronica o assegni, da intestare alla asl anziché al medico. Inoltre gli studi privati dovranno lavorare "in rete" con l'azienda pubblica e dovranno essere fissate delle tariffe minime e massime per ciascuna prestazione. Novità meno gradita agli assistiti: un obolo del 2% sulla parcella, che dovrà essere destinato alla riduzione delle liste d'attesa. LEGISLAZ.&POLITICA SANITARIA Pag. 4

17 le cifre miliardi Fanno Secondo il ministero è la cifra che rende complessivamente ai medici italiani l'attività intramoenia, quella esercitata nelle cliniche private mila euro ranno Il provento medio per ogni medico che esercita l'intramoenia, in pratica uno stipendio che si aggiunge a quello pagato dallo Stato LEGISLAZ.&POLITICA SANITARIA Pag. 5

18 Dopo due giorni terminati i lavori di smantellamento del tetto del capannone distrutto da un incendio Lavori di smartei amerto e bonficauell'am arto sui tetto dei caparrane incendiato Piscopio "sorvegliato speciale" si appresta a tornare alla normalità. Dopo due giorni di "isolamento", infatti, ieri si sono concluse le operazioni di smantellamento dell'amianto che ricopriva il tetto del capannone in via Giampiero nella piccola frazione che, dodici giorni fa, era stato distrutto dalle fiamme. Un'operazione che il proprietario della stessa struttura ha fatto effettuare da una ditta di Reggio Calabria, a lavoro ormai da oltre due giorni, durante i quali il Sindaco aveva anche predisposto la chiusura della strada e il divieto di circolazione per i cittadini. Un allarme partito, comunque, già dallo scorso 13 giugno, quando il settore ambiente di palazzo "Luigi Razza" aveva provveduto a di- ramare l'ordinanza di «allettamento per possibilità di aero dispersione di fibre di amianto», a seguito dell'incendio verificatosi nella notte del 10 giugno, a cui era seguita la denuncia degli stessi cittadini, sgomberati dalle proprie case per precauzione. Insomma, una mobilitazione generale che in questi giorni ha portato sul posto oltre al personale dell'azienda sanitaria per i controlli - e sarà la stessa Asp a dover emettere parere favorevole per il rientro - dei tecnici dell'arpacal che continuano a svolgere servizio di monitoraggio dell'aria e dei terreni in tutta la frazione. Controlli che, comunque, sembrerebbero essersi allargati anche fuori dalla frazione, nei comuni limitrofi. Perchè se è vero che il vento non ha barriere, proprio nei giorni seguenti le "raffiche" non avevano risparmiato la zona. Insomma, prevenire è meglio che curare, e l'allarme amianto continua ad essere sotto la "lente". $ (s.m.) ISTITUZIONALE ASP VIBO Pag. 1

19 Dimesso con l'ischemìa Inchiesta verso la svolta Pronto soccorso dptt'osnpdnlp rwl mirimi dpua Procura : -"^M{m^^ t, i «già...,; :. Jpf w - ~J #.J[ &** idi «Punta in una direzione ben precisa l'inchiesta aperta dalla Procura di Cosenza sulla morte di Eugenio Gabriele, cinquantenne di Amantea, avvenuta il giorno dopo essere stato dimesso dal pronto soccorso dell'ospedale di Cosenza nonostante avesse un'ischemia in corso. Sembra, infatti, che dall'esame delle cartelle cliniche il sostituto procuratore della Repubblica Antonio Tridico abbia escluso eventuali responsabilità dei medici dell'ospedale di paola, dove il paziente era stato visitato due giorni prima del decesso. L'attenzione degli inquirenti, quindi, si concentra sul pronto soccorso cosentino. L'inchiesta era partita da una querela presentata lunedì scorso dall'avvocato Quartieri per conto dellefigliedella -vittima. I fatti risalgono ala metà del mese scorso. Nella denuncia i medici del pronto soccorso dell'annunziata vengono accusati di aver sottovalutato le condizioni del paziente e di aver agito senza la necessaria perizia quando hanno deciso di mandare a casa una persona per la quale erano stati consigliati risonanza magnetica e tac. Sarebbe stata una negligenza, dunque, a negare al paziente la possibilità di essere salvato. Alla querela dell'avvocato Quintieri sono allegati i verbali dei pronto soccorso di Paola e Cosenza dai quali si evince che aveva un'ischemia incorso. Secondo la denuncia, l'uomo il 15 maggio scorso ha accusato folti dolori allo stomaco, sudorazione, disturbo nell'articolazione delle parole e si era rivolto all'ospedale di Paola. Dopo averlo sottoposto a visita i medici di quella struttura gli avevano diagnosticato un attacco ischemico transitoriarimasto in osservazione alcune ore il paziente aveva poi deciso di tornarsene a casa. Ma nel corso della notte successiva le sue condizioni si erano ulteriormente aggravate ed aveva dovuto tornare in ospedale. Stavolta a Cosenza. Arrivato all'annunziata il paziente aveva raccontato della diagnosi fattagli dai medici del'ospedale di Paola e adi sentirsi molto male. Sottoposto a visita neurologica, lo specialista gli aveva consigliato una risonanza magnetica o una tac da ripetere a distanza di due settimane perché erano presenti delle anomalie compatibili con una lesione irritativa cerebrale. Stranamente il medico del pronto soccorso aveva disatteso le indicazioni del neurologo, diagnosticando una crisi epilettica e prescrivendo i farmaci utili al trattamento di quella patologia. Poche ore più tardi, nonostante i disturbi accusati dal paziente non fossero cessati era stato dimesso e rimandato a casa. Il giorno dopo il tragico epilogo con la morte del paziente. Secondo le figlie di Gabriele una diagnosi più acculata da parte dei medici del pronto soccorso dell'annunziata avrebbe potuto evitare il tragico epilogo. ALESSANDRO BOZZO -it SANITÀ CALABRIA Pag. 2

20 Oggi si scende in piazza per il nuovo ospedale della Sibaritide, sulla cui realizzazione negli ultimi tempi si registra una crescente preoccupazione da più parti. Troppi i ritardi e gli intoppi burocratici che hanno determinato ima vera e propria fase di stallo mentre si inizia anche a temere che la grave crisi economica possa dirottare altrove le risorse già stanziate. Da qui la manifestazione unitaria promossa dalle sigle sindacali Cgil, Osi e Uil per sensibilizzare l'intero territorio, preannunciando anche la volontà di chiedere una proroga per la scadenza delle offerte (ne sono state presentate 4) fissata al 15 luglio. Il tirtto in attesa che venga nominata l'apposita commissione per la \ abitazione delle offerte che al momento, scaduti i poteri commissariali del presidente Scopelliti, non si è in grado di nominare. Per questa mattina, quindi, i sindacati hanno chiamato a raccolta le istituzioni e la società mite in contrada Insiti, presso il sito individuato per la realizzazione della nuova struttura. Tante le adesioni già registrate, tra cui quella del presidente della Provincia di Cosenza Mario Oliverio che condivide pienamente l'iniziativa: «La modifica dell'istituto commissariale in materia di protezione civile che, nei fatti, lia prodotto l'interruzione attuale delle procedure - afferma Oliverio - deve essere superato in tempi brevi e Scopelliti deve assumere immediatamente un'adeguata iniziativa istituzionale tesa a definire il passaggio delle competenze dal sistema commissariale a quello ordinario. Per quanto ci riguarda nei prossimi giorniriattiveremoil tavolo istituzionale siri problemi di viabilità connessi alla nuova struttura ospedaliera. Come Amministrazione Provinciale siamo fortemente impegnati a svolgere un molo di raccordo sull'insieme dei servizi necessari alla nuova infrastruttura». «Siamo in attesa - tuona il circolo di Sei - da circa cinque Nuovo ospedale Questa mattina si scende in piazza anni che questa spinosa situazione si sblocchi e, sulla presupposta realizzazione, l'intero territorio sta pagando, in termini di servizi, un prezzo altissimo: la chiusura di due nosocomi, Trebisace e Cariati, ed il ridimensionamento del presidio coriglianese». L'esponente di Sei Angelo Broccolo, in ima lettera aperta alla Cgil, sottolinea il «disegno concreto entro i Ciri iniqui perimetri viene definita la destinazione d'uso della nostra Terra die proprio a due passi dal nuovo "grande" ospedale vorrebbe ima altrettanto "grande" centrale a carbone, bassorilievo simbolico, che si colloca in mezzo tra le ferriti di zinco sparse nelle viscere nascoste della piana dell'antica Sibari e Cerchiara e le discariche di Bucita e Scala Coeli. E proprio contro queste iniquità è germogliata in questi mesi un'insorgenza di popolo, che ha deciso di resistere contro l'oscuro male della rassegnazione!». E mentre il parlamentare del Pdl Giovanni Dima garantisce la propria partecipazione, piena adesione anche da parte di Rifondazione comunista e della Federazione della sinistra di Corigliano che, evidenziando la situazione esistente sullo.ionio (alle carenze strutturali e organizzative siriescea sopperire solo «con l'abnegazione e la professionalità di operatoti coscienziosi votati all'eroismo») non hannodubbi: «Fintantoché la salute dei cittadini e il sistema Sanità nel suo complesso verranno utilizzati dall'organismo istituzionale regionale, come strumenti per laraccoltadel consenso, in Calabria difficilmente riusciremo a porre al centro dell'agire politico la salute del cittadino e la necessità di creare un sistema efficace ed efficiente, che, attraverso meccanismi di democrazia partecipata, veda istituzioni, associazioni e utenti, insieme imiti in un pattosolidale e nell'assunzione dellerispettiveresponsabilità». Rossella MoHuari SANITÀ CALABRIA Pag. 3

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