Tutti i film per la scuola CINEMA, TELEVISIONE E LINGUAGGI MULTIMEDIALI NELLA SCUOLA

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1 CINEMA, TELEVISIONE E LINGUAGGI MULTIMEDIALI NELLA SCUOLA Poste italiane SpA. Sped. in a.p. 70% - DCRB-Roma - Anno XXX - nuova serie - Periodico bimestrale - Supplemento al n. 107/108 della rivista il Ragazzo Selvaggio 107/108 SETTEMBRE-DICEMBRE 2014 Supplemento Tutti i film per la scuola

2 TUTTI I FILM DELL ANNO PER LA SCUOLA SOMMARIO EDITORIALE 01 Carlo Tagliabue anni schiavo pagina 5 Belle & Sébastien 02 A proposito di Davis / A spasso con i dinosauri 03 The Act of Killing / The Amazing Spider-Man 2 - Il potere di Electo 04 Anita B. / Anni felici 05 Belle & Sébastien / Bling Ring 06 C era una volta a New York / Il capitale umano 07 Capitan Harlock / Captain Phillips - Attacco in mare aperto 08 Il castello magico / Cattivissimo Me 2 09 La città incantata / The Congress 10 I corpi estranei / Dallas Buyers Club 11 Disconnect / Father and Son 12 Foxfire - Ragazze cattive / Frozen - Il regno del ghiaccio 13 Fuoriscena / Giraffada pagina 6 C era una volta a New York 14 Godzilla / Grand Budapest Hotel 15 Gravity / Hannah Arendt 16 Ida / In grazia di Dio 17 Incompresa / Un insolito naufrago nel tranquillo mare d Oriente 18 Jersey Boys / Jimmy P. 19 Khumba - Cercasi strisce disperatamente / The Lego Movie 20 Lei / Locke 21 La mafia uccide solo d estate / Maleficent 22 Maps to the Stars / La mia classe 23 Monuments Men / Mr. Peabody e Sherman 24 National Gallery / Il passato 25 Peppa, vacanze al sole e altre storie / Philomena 26 Piccola patria / La prima neve pagina 5 Bling Ring 27 Principessa Mononoke / Pulce non c è 28 Saving Mr. Banks / Smetto quando voglio 29 Snowpiercer / I sogni segreti di Walter Mitty 30 Solo gli amanti sopravvivono / Still Life 31 Storia di una ladra di libri / Il Sud è niente 32 Tutto sua madre / Vado a scuola 33 La vita di Adele / X-Men - Giorni di un futuro passato pagina 10 Dallas Buyers Club AUTORI SCHEDE m.a. f.b. p.c. t.c. l.c. c.d. d.d.g. a.f. m.gn. g.g. e.g. s.g. l.g. a.l. m.m. Matteo Angaroni Franco Brega Patrizia Canova Tullia Castagnidoli Luisa Ceretto Carla Delmiglio Davide Di Giorgio Anna Fellegara Marzia Gandolfi Giuseppe Gariazzo Elio Girlanda Silvio Grasselli Leonardo Gregorio Alessandro Leone Minua Manca a.ma. m.mo. a.m. g.p. m.g.r. s.s. f.s. a.s. c.t. f.v. c.m.v. pagina 11 Father and Son Angela Mastrolonardo Michele Moccia Alessandra Montesanto Grazia Paganelli Maria Grazia Roccato Silvia Savoldelli Francesca Savino Andreina Sirena Carlo Tagliabue Flavio Vergerio Cecilia M. Voi pagina 9 La città incantata In copertina: Maleficent di Robert Stromberg Usa 2014.

3 DAI 16 ANNI EDITORIALE N onostante le ristrettezze economiche abbiamo voluto mantenere anche quest anno l appuntamento con l Annuario dei Film per la Scuola (Stagione 2013/2014), un servizio ai lettori che proponiamo da una diecina d anni. Come l anno passato lo mettiamo a disposizione degli interessati solo in versione digitale (PDF), supplemento al numero della Rivista 107/108. È scaricabile gratuitamente dal Sito del Centro Studi Cinematografici. Oltre ai titoli e ai temi cui fanno riferimento i film scelti - i quali confermano come il cinema sia ancor oggi uno strumento particolarmente utile per riflettere in ambito educativo su argomenti importanti e attuali - ricordiamo che nel corso dell annata sono tornati in sala molti ANNUARIO anni schiavo 12 Years a Slave Nel 1841, prima della guerra di Secessione, Solomon Northup, talentuoso violinista di colore, vive libero nella contea di Saratoga con la moglie Anne e i figli Margaret e Alonso. Ingannato da due falsi agenti di spettacolo, viene rapito, privato dei documenti e portato in Louisiana dove rimarrà in schiavitù fino al 1853, cambiando per tre volte padrone e lavorando principalmente nella piantagione di cotone del perfido schiavista Edwin Epps. Nel dodicesimo anno della sua terribile odissea l incontro casuale con l abolizionista canadese Samuel Bass rappresenta per lui la salvezza. Tornato a casa, ritrova la moglie e i figli adulti. Prima dei titoli di coda veniamo a conoscenza delle sue inutili battaglie legali contro i rapitori e dell impegno abolizionista che contraddistinse gli anni successivi alla sua drammatica esperienza da cui trasse il libro autobiografico 12 Years a Slave. r. Steve McQueen or. Usa 2013 distr. Bim dur. 133 La storia descrive il passaggio dalla libertà alla schiavitù di Solomon Northup, che vive un esperienza ancora più drammatica, la differenza tra lui e chi non ha mai conosciuto una vita normale. Una consapevolezza terribile che lo pone di fronte a difficili scelte, a contraddizioni che lacerano l anima: la crisi di identità (è costretto a cambiare nome), il tradimento, la brutalità dei rapporti, l aggrapparsi alla fede per non soc- film cosiddetti classici che possono essere opportunamente visti e discussi nella scuola o in altri ambienti culturali. Tra i più interessanti, che abbiamo schedato nelle pagine della nostra rivista da gennaio ad agosto, ricordiamo: Ninotchka di Ernst Lubitsch, Il delitto perfetto di Alfred Hitchcock, La febbre dell oro di Charlie Chaplin, Roma città aperta di Roberto Rossellini, La grande illusione di Jean Renoir, Hiroshima mon amour di Alain Resnais, Chinatown di Roman Polanski, Per un pugno di dollari di Sergio Leone. L 8 dicembre arriverà anche Tempi moderni di Charlie Chaplin. CARLO TAGLIABUE combere. Con una sceneggiatura solida ma tradizionale il regista non tralascia alcune sequenze di duro impatto: il piano sequenza della tentata impiccagione di Solomon, immersa in un silenzio assordante rotto dal fruscio dei piedi inerti dell uomo sul terreno, mentre intorno si svolge la normale vita di lavoro. O le carni lacerate dalla frusta sulla nuda schiena della schiava Patsey. Ma tutto il film è percorso da uno sguardo insistente su una violenza sottile e crudele, sullo strazio dei corpi e delle anime, una sofferenza insopportabile perché vera, perché accaduta. Anche l ambiente esterno presenta aspetti insoliti: c è qualcosa di inquietante nel rigoglio delle piantagioni, una prigione a cielo aperto dove, assenti gli animali, gli schiavi fanno anche il lavoro del bestiame. La natura non può dare alcuna gioia. Ma non per questo è meno bella, nei profili dei salici, nelle anse dei canali, nei campi di cotone, nel verde intrico delle canne, dove gli schiavi lavorano incessantemente, accompagnandosi con le loro struggenti canzoni. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 104, p.18 e 19. m.m. 1

4 DAI 14 ANNI A proposito di Davis Inside Llewyn Davis Greenwich Village, Llewyn Davis è un giovane musicista folk che ha inciso un disco ma non riesce a essere incisivo nella vita. Afflitto da una sfortuna cosmica e perduto dentro un rigoroso inverno newyorkese, con un gatto rosso e l inseparabile chitarra in mano, Llewyn dorme dove può e quasi sempre sui divani di amici occasionali. Stanco di barcamenarsi tra il manager e la sorella, i Cafè del Village e un ex amante incinta, che lo vorrebbe morto e si mette col tipo d uomo che lui detesta di più (il cantante carrierista ), accetta un passaggio per Chicago. Deciso a procurarsi l occasione che può cambiargli la vita, fa un audizione con l impresario musicale Bud Grossman. Ma il nostro (anti)eroe non ha veramente alcuna speranza, tutto il mondo lo disprezza e lo congeda (la sua metà artistica si è suicidata dal ponte sbagliato), condannandolo a un erranza che lo ricondurrà al punto di partenza. r. Joel ed Ethan Coen or. Usa 2013 distr. Lucky Red dur. 105 Nella New York del 1961 si muove un musicista folk di indubbio talento e sfacciata sfortuna che va ad allungare la fila dei loser dei Coen. Lo spettatore lo conosce sul retro del Gaslight Cafè, dove si fa picchiare e comincia la sua odissea in compagnia di una chitarra e di un gatto rosso. Llewyn e Gatto espandono la loro odissea oltre i confini della città e dentro la parte più surreale del film, desaturata in una gamma di grigi bruni e verdi smorzati. Un viaggio verso il Midwest raggelato che gli dirà (ancora) picche e lo restituirà ai fumosi locali del Village, bistrattato e sopraffatto da una relazione irrisolta col successo. Perché non c è crescita verticale nel cinema dei Coen, che non aspira a una consequenzialità evolutiva ma all espansione orizzontale rivolta all infinito. Liberamente ispirato al memoir di Dave Van Ronk (The Mayor of MacDougal Street), folk singer degli anni Sessanta, A proposito di Davis ricostruisce luoghi, atmosfere, rivalità e condizioni metereologiche del Village bohémien, prima del folk di Bob Dylan. Costruito come una canzone, strofa, refrain, strofa, refrain, la commedia esistenziale e (musicale) dei Coen ci racconta la settimana di un uomo condannato a errare dentro un limbo di talento senza successo. I registi mettono in scena il suo percorso con fluidità, emozionando, divertendo, confondendo le carte e restituendo con straordinaria acutezza una scena musicale mossa nell ombra e sotto cieli gelati. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 104, p. 14 e 15. m.gn. DAGLI 8 ANNI A spasso con i dinosauri Un ragazzino disinteressato a un dentone di gorgosauro cambierà idea quando un uccellino, un Alexornis, gli racconterà l incredibile storia di Patchi, un pachyrinosauro vissuto 70 milioni di anni fa. È fragile, ma sa lottare già dal nido. Durante Il lungo inverno s incamminerà con la famiglia, migliaia di dinosauri e la giovane femmina Ginepro nella prima migrazione verso sud. Dovrà affrontare pericoli ambientali, feroci predatori, le logiche di branco per conquistare il dominio e il diritto alla riproduzione. Separato da tutti, dovrà crescere in fretta e imparare che non basta la forza fisica per sopravvivere. Dopo una serie di avventure, ritroverà Ginepro e il fratello,con cui avrà un ultimo scontro per conquistare la femmina e diventare capo del branco. E il ragazzino dell inizio correrà d ora in poi al museo per fantasticare su ciò che resta dei dominatori del pianeta. r. Neil Nightingale, Barry Cook or. Usa/ Gran Bretagna/Australia 2013 distr. 20th Century Fox dur. 87 Da una serie televisiva BBC di successo un film dalla natura non definibile, da ammirare per l impianto visivo, il supporto scientifico e il chiarissimo obiettivo didattico, ma povero di emotività, troppo semplice nell impianto narrativo per catturare un pubblico più ampio di quello infantile. È una classica storia di formazione inserita in un contesto documentario, una contaminazione tra i due generi che può rafforzare l efficacia educativa, attraverso la prassi dell insegnare divertendo, ma può anche essere un punto di debolezza nei confronti del prodotto film. Narrazione e divulgazione si snodano in un contesto che non perde mai di vista un livello impressionante di realismo che garantisce l effetto immersione nel Cretaceo dell Alaska. Fondali ripresi dal vivo, computer grafica, animazione, supportati dalle più recenti scoperte paleontologiche. Le diverse specie sono presentate ciascuna da cartelli descrittivi. Un livello realistico e scientifico raffinati. Tante nozioni organizzate in una vicenda che tuttavia non colpisce per originalità. Quattro personaggi affrontano tremende avventure, in cui a volte il dramma e la paura ancestrale prendono il sopravvento. Un ironia costante nel dialogo, trovate umoristiche per alleggerire, portano avanti una vicenda saldamente ancorata alla realtà animale. Prevale il carattere documentario, l intento educativo di un film, che con leggerezza vuole accendere la curiosità, spingere i bambini al museo. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n.104, p.34. ca.de. 2

5 DAI 16 ANNI The Act of Killing Il giovane Joshua Oppenheimer cerca i protagonisti della repressione anticomunista che tra il 1965 e il 1966 investì l Indonesia dopo il fallimento di un colpo di stato. Oppenheimer segue tre dei più efferati assassini al soldo dell esercito, tuttora ritenuti eroi nazionali e ancora coinvolti in violenze e collusioni con i politici al governo e con l esercito; li segue mentre si inoltrano in un dispositivo di reviviscenza e rimemorazione (reenactment) che li condurrà verso esiti tutt altro che prevedibili. I tre sono invitati a partecipare da interpreti protagonisti a una sorta di mini-kolossal cinematografico che ufficialmente deve ricostruire, tra realismo truculento e metafora grottesca, i riti di sangue compiuti senza freno dalle milizie anticomuniste. Lungo il percorso il documentarista segue le vite dei tre raccogliendone routine familiari, racconti memoriali - per lo più aneddoti tragici - e vita pubblica. r. Joshua Oppenheimer or. Danimarca/ Norvegia/Gran Bretagna 2012 distr. I. Wonder Pictures dur. 115 Padrini e coproduttori del film sono Errol Morris e Werner Herzog. Nessuna meraviglia dunque che il giovane regista stabilisca con gli aguzzini suoi protagonisti un rapporto di reciproca fiducia e che poi lo gestisca con tanta scaltrezza e lucidità. Nessuna meraviglia neppure che il giovane apprendista dimostri una così esatta consapevolezza nell uso della macchina cinema e un talento tanto vivace quanto rigoroso nella trasfigurazione del mondo. Il film è un testo denso e intenso che può e deve esser letto a più livelli: sul piano narrativo e visivo Oppenheimer costruisce una piccola epopea paradossale e grandguignolesca, una ricostruzione del passato impastata con le pratiche del teatro contemporaneo e con la comunicazione televisiva (ma che gronda di riferimenti espliciti e diretti al cinema di genere del passato, dal musical al noir), una tragedia grottesca in cui un epos rovesciato e corrotto fa da specchio al diario di squallori esistenziali quotidiani. A innervare questo edificio vasto e articolato c è poi una riflessione che si fa proprio mentre il cinema modifica la realtà, la rimastica, la costringe a uno spostamento: il cinema invita e decide la ripetizione ossessiva, la ricostruzione minuziosa, il ricordo, e li riproduce, li registra e li monta in una struttura che non si limita a serie cumulativa ma che funziona come intreccio che mentre raccoglie e aumenta la tensione emotiva lungo una successione lineare, tesse relazioni e rimandi tra i materiali che sceglie e riscrive. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 101/102, p. 30. s.g. DAI 12 ANNI The Amazing Spider-Man 2 Il potere di Electro The Amazing Spider-Man 2 Peter Parker comunica a Gwen di voler troncare la loro relazione. Intanto Max Dillon, progettista della Oscorp, resta vittima di un incidente sul lavoro, che lo rende Electro. Spider-Man riesce però a fare in modo che sia rinchiuso nel Ravencroft Institute. Poi Peter incontra Harry Osborn, suo vecchio amico, che guida la Oscorp dopo la morte del padre. Harry ha la malattia di suo padre ed è convinto di poter guarire grazie al sangue di Spider-Man. Quando Peter rifiuta di donarglielo, preoccupato delle conseguenze che potrebbero essere mortali per l amico, Harry libera Electro, recupera dalla Oscorp il siero degli esperimenti di genetica del Dottor Parker e se lo inietta diventando Goblin. Spider-Man deve battersi contro Electro e contro Harry/ Goblin e riesce a sconfiggerli senza evitare però che nello scontro perda la vita Gwen. r. Marc Webb or. Usa 2014 distr. Sony Pictures dur. 140 Il nuovo The Amazing Spider-Man 2 Il potere di Electro si apre come un film di fantasmi e di ombre da dissolvere e di cui liberarsi per continuare a vivere, per potersi dare un identità o per poter abbracciare una volta per tutte la propria nello stesso mutamento del corpo. Marc Webb filma le inquietudini e le passioni di Peter guardando al cinema, alle sue immagini (imagines: fantasmi, ombre), e se ci si prova a raccontare di fantasmi e di ombre non può essere altrimenti, basterebbe entrare nella camera di Peter che, da sola, è anche un omaggio al cinema, per rivivere quel senso di invisibilità e il desiderio di voler, e volersi, vedere di più, come sembra raccontarci il poster di Blow-up di Michelangelo Antonioni. Poi i colori si incupiscono e riprende il furore della battaglia e della morte che aveva chiuso il precedente film. E quando tutto sembra essersi risolto la prova si fa ancora più dura nello scontro di Peter/Spider-Man contro Harry/Goblin dentro la torre, tra gli ingranaggi del grande orologio che sembra, anch esso, metaforicamente uno spettro, quello del tempo che, di lì a poco, lascerà che si consumi il dramma della morte di Gwen. E un nuovo velo di ombre si stende sulla storia e sembra arrestare il passare del tempo e delle stagioni, come nella sequenza di Peter fermo davanti alla tomba di Gwen, oscurità che sembra voler avvolgere ogni atto di eroismo a venire. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 105, p. 4. m.mo. 3

6 DAI 16 ANNI Anita B. Sopravvissuta ad Auschwitz dove ha assistito alla morte dei genitori, Anita viene ospitata dagli unici parenti rimasti in un villaggio della Cecoslovacchia. Si tratta della zia Monika, sorella del padre, che vive con il marito Aron, il figlioletto Roby e il fratello di Aron, il giovane Eli. La ragazza è accolta con freddezza, le viene proibito di parlare dell esperienza trascorsa nel lager e di uscire di casa, perché priva di documenti. Nel paese i Cechi non vedono di buon occhio né gli Ebrei, avversati dal neo-regime comunista, né gli Ungheresi come la famiglia di Anita, considerati collaborazionisti dei nazisti. Anita tuttavia desidera mantenere viva la memoria del suo passato e, per trovare sollievo, lo racconta di nascosto con disegni e brevi storie a Roby, seppur troppo piccolo per capire. Attratta da Eli, oscuro e affascinante, inizia una storia d amore fatta di passione e diffidenza. r. R. Faenza or. Italia/Ungheria 2013 distr. Good Films dur. 88 Roberto Faenza riprende il racconto dove l aveva lasciato ai tempi di Jona che visse nella balena. A vent anni di distanza, troviamo la sedicenne Anita che va incontro, piena di speranza e voglia di vivere, al futuro che la attende in una famiglia, la sua, che dovrebbe amarla. Quello che trova è un altro inferno, sottile e trattenuto, ma non meno crudele di quello al quale è scampata. Sceneggiato dal regista insieme all autrice del libro, realmente sfuggita ai campi, e al marito Nelo Risi, psichiatra e fratello di Dino, il film si concentra sulle dinamiche psicologiche del ritorno alla normalità. Il fatto è che di normale non c è più nulla, dopo che i confini dell Europa sono stati ridisegnati e nuovi oppressori, i Russi, si fanno avanti. Questo spiega la figura ben tratteggiata di Eli, ragazzo sconvolto, privato di un identità, che vive nella paura e la manifesta con l aggressività e la repressione. Anita lo adora, lo segue, lo supplica, ma dovrà rendersi conto, nel suo personale viaggio di scoperta di sè, che questo non è amore. La strenua volontà di ricordare assume allora un preciso valore di formazione: attraverso il ricordo della deportazione Anita comprende la necessità di sottrarsi a ogni forma di violenza, di sfruttamento, di sopraffazione. Un impegno lodevole del cineasta torinese che si prodiga da tempo nel favorire la piena coscienza di quella Giornata della Memoria che, con un certo scandalo, suscita ancora polemiche. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 104, p 31. c.m.v. DAI 16 ANNI Anni felici 1974, Roma. Guido insegna all Accademia di Belle Arti ed è lui stesso artista, con una forte attrattiva per i movimenti avanguardisti. Nel suo studio, però, crea oggetti di design che vende alle gallerie d avanguardia, senza disdegnare la compagnia delle sue modelle. Sua moglie Serena, figlia di una solida famiglia di commercianti, lo ama appassionatamente ma, insicura per la gelosia, lo opprime facendolo spesso sentire incompreso e intrappolato. I loro figli, Dario e Paolo, rispettivamente di dieci e cinque anni, sono i testimoni involontari della loro irresistibile attrazione fisica, ma anche dei loro disastri, dei tradimenti, delle eterne trattative amorose. Quando Guido è chiamato per una performance alla Triennale di Milano, Serena stringe amicizia con la gallerista del marito che la invita ad andare con lei in Francia per una vacanza con un gruppo di femministe. Uscirà trasformata da questa esperienza, e così anche il suo modo di stare con Guido. r. Daniele Luchetti or. Italia/Francia 2013 distr. 01 dur. 106 Il titolo avrebbe dovuto essere Storia mitologica della mia famiglia, con l intenzione dichiarata di raccontare una storia autobiografica nei modi e nelle forme, non solo nei dettagli narrativi e nella caratterizzazione dei personaggi, anche e soprattutto nello sguardo. Nel delineare la storia di un estate nella vita di Guido e Serena il regista adotta il punto di vista del figlio maggiore Dario, di dieci anni, che osserva e segue da vicino le turbolenze di una coppia in rapida trasformazione, con tutte le sfumature di uno sguardo bambino, che sa cogliere i particolari con candore, sempre al confine, però, con irriverenza e saggezza. 1974, l anno del referendum per abrogare la legge che quattro anni prima aveva istituito il divorzio. Un momento storico importante, in cui il paese era attraversato da istanze vitali tali da alimentare un fervente dibattito attorno all arte contemporanea, ma anche all interno delle consuetudini famigliari e di coppia, all improvviso più aperte e libere. Tuttavia, il personaggio che dà al film l impronta più forte è quello di Serena. È lei che più di tutti ha saputo analizzare la realtà, assimilare i fermenti della modernità sociale e farli propri, anche a costo di sacrificare i valori della tradizione. Seguendo Serena ci rendiamo conto di quanto il femminile in questo film rappresenti la tavola su cui dipingere, la materia da plasmare e l ossatura di una costruzione che, proprio in virtù di questo centro, non ha bisogno di specificazioni. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 101/102, p.10 e 11. g.p. 4

7 DAGLI 8 ANNI Belle & Sébastien Ambientata a St. Martin, piccolo paese dell alta Savoia, nel giugno 1943, la vicenda racconta la storia dell amicizia segreta fra Sébastien, un ragazzo orfano che vive presso il nonno César ed è accudito dalla nipote di lui, Angelina, e la femmina di un cane pastore tedesco, sfuggita alle sevizie di un padrone crudele, a cui i valligiani danno la caccia, credendola responsabile di malefatte. La relazione fra Sébastien e Belle nasce da rispetto e affetto e crea un alleanza capace di aiuto reciproco. Non è Belle a sgozzare le pecore, ma un branco di lupi, che essa allontana. In paese i nazisti sequestrano i viveri e danno la caccia agli ebrei intenzionati a varcare il confine con la Svizzera. Sarà nel corso di una di queste spedizioni, la notte di Natale del 1943, che Sébastien, confortato dalla devota fedeltà di Belle, raggiungerà la maturità e l autonomia. r. Nicolas Vanier, or. Francia 2013 distr. Notorius Pictures dur. 98 Fin dall incipit il film presenta i temi fondamentali: la vita, la libertà, la relazione con la natura, il rapporto uomo/animale e uomo/uomo, la stigmatizzazione e il rifiuto della violenza che nasce da violenza subita, il rispetto dell ambiente, l opposizione vita/morte e il rischio che la scommessa in favore della vita comporta. Fra le modalità espressive adottate figurano parallelismi, analogie e simbologie; la natura stessa, mostrata in splendide immagini lungo l arco di varie stagioni, nella sua generosa e molteplice capacità di rifugio e di accoglienza, ha carattere materno. Il maestoso volo di un aquila che ruota ad ampi giri sulle cime scoscese delle Alpi e che apre il film, espressione del libero espandersi della vita all interno di una natura incontaminata, tornerà più volte lungo il testo a significare libertà e vitalità. L America e la Svizzera al di là delle cime innevate delle Alpi simboleggiano la vita vagheggiata come possibile, libera oltre il confine e si oppongono alla realtà locale, in cui uomini e animali sono braccati a morte. L orologio dotato di bussola che viene utilizzato nella traversata del ghiacciaio è segno materiale della guida interiore nell itinerario di formazione del piccolo, che attraverso mille difficoltà, confidando solo sul proprio sentire, confortato dalla presenza di Belle, riesce a trovare la strada della propria crescita. Splendido nelle immagini, il film avverte anche che l apparenza inganna e invita a liberarsi dagli stereotipi in ogni relazione. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 104, p. 10 e 11. m.g.r. DAI 14 ANNI Bling Ring Marc e Rebecca sono due adolescenti che vivono in un quartiere benestante di Los Angeles e diventano amici inseparabili al liceo Indian Hills, frequentato da ragazzi ricchi e problematici. Una sera Rebecca coinvolge Marc in uno dei suoi passatempi notturni, il controllo auto, che consiste nel provare ad aprire gli sportelli delle auto lussuose parcheggiate nel quartiere nella speranza di trovarne aperta qualcuna, e rubare soldi e borsette dimenticate. Dal controllo auto al furto nelle case il passo è breve: i due prima entrano nella villa di un amico di Marc, che sanno essere in vacanza con la famiglia; poi iniziano a setacciare social network, siti e riviste di gossip per scoprire quando i personaggi famosi sono fuori, trovano l indirizzo su Google e si introducono nelle loro ville. Quando ai due ladri si uniscono anche le amiche di Rebecca il gruppo finisce per farsi prendere la mano e viene scoperto. r. Sofia Coppola or. Usa 2013 distr. Lucky Red dur. 90 Sofia Coppola, giunta al suo quinto lungometraggio, conferma la propria attenzione per il mondo dell adolescenza; dopo Il giardino delle vergini suicide e la giovane Scarlett Johansson in crisi esistenziale in Lost in Translation, dopo il coloratissimo ritratto di Maria Antonietta e la struggente solitudine di Cleo, protagonista di Somewhere, questa volta l autrice figlia d arte sceglie di raccontare la storia, ispirata a fatti realmente accaduti, di una banda di ladruncoli ossessionati dalle celebrità e dai social network. Cambiando i nomi veri e modificando in parte gli eventi, ma costruendo la sceneggiatura attraverso le trascrizioni delle interviste e degli interrogatori, la regista compie un interessante rovesciamento di prospettiva rispetto ai luoghi comuni del cinema di sempre: la mitica collina di Hollywood e le principesche dimore di Malibù vengono riviste infatti attraverso lo sguardo di un indifferente gioventù attratta verso il nulla. Il punto forte del film è il tocco lieve della regista: la sfrontata noncuranza delle possibili conseguenze delle azioni da parte dei ragazzi, la mancanza di rimorsi e l ossessione per soldi e fama sono raccontati senza mai giudicare i protagonisti, come se la Coppola, il cui sguardo sembra sospeso tra pietà e ironia, si limitasse a mostrare, sempre un passo indietro, questi piccoli criminali, costretti, dopotutto, a muoversi in un luccicante vuoto di valori, senza mai incontrare un adulto capace di schiudere loro altri orizzonti. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 101/102, p. 27. f.s. 5

8 DAI 16 ANNI DAI 16 ANNI C era una volta a New York The Immigrant New York, Ewa e Magda Cybulski arrivano a Ellis Island dalla Polonia. Divisa dalla sorella, trattenuta in quarantena per sospetta tubercolosi, e respinta dal marito della zia (già a New York), Ewa si ritrova sola. Caduta nella rete di Bruno, dai modi gentili ma sfruttatore senza scrupoli di ragazze sprovvedute, è costretta a lavorare in spettacolini di terz ordine e poi a prostituirsi. Tuttavia Bruno s innamora della ragazza e la coinvolge nella sua passione, fatta di lacrime e sangue, stenti e attacchi di gelosia. Addirittura l uomo, tra pentimenti e confessioni in chiesa, medita di poterla salvare dall inferno che le ha procurato. Invece la donna, pur mortificata dai sensi di colpa, s è impegnata solo a guadagnare tanto, pur di ricongiungersi con la sorella. L incontro con Orlando, cugino di Bruno, affascinante prestigiatore dal destino tragico di cui s innamora, l aiuterà a fuggire e a rifarsi una nuova vita. Il capitale umano Un racconto in cui si confrontano i membri di due famiglie: Fabrizio e Carla Bernaschi, benestanti, col figlio Massimiliano; Dino Ossola e la compagna Roberta Morelli, medioborghesi arricchiti, con la figlia Serena. In Brianza, un cameriere in bicicletta è investito da un Suv: la polizia bussa alla porta dei protagonisti e tre di loro esprimono il proprio punto di vista sull accaduto, facendo emergere le miserie morali di un Italia in crisi. Dino, immobiliarista fallito, dichiara il falso pur di migliorare la propria condizione economica; Carla, moglie e madre, è appiattita dai ruoli sociali e sepolta sotto l ipocrisia; Serena, fidanzata di Massimiliano, come lui assorbe in sé il fallimento educativo dei genitori. È la più sospettata del gruppo riguardo all incidente, ma ripete di non sapere chi fosse al volante del fuoristrada. Il finale è amaro: il sorriso della ragazza non lascia molto spazio alla speranza e alla redenzione. r. James Gray or. Usa 2013 distr. Bim dur. 120 Il film conferma le doti di originalità drammaturgica dell autore, nipote d immigrati ucraini giunti a Ellis Island proprio negli anni rievocati dal film, oltre al suo interesse per i temi dell integrazione degli immigrati e della fuga dalla famiglia come del triangolo amoroso, ma ne segnala qualche limite. Con una dedica del film alla madre, Gray appare coinvolto biograficamente in un opera Una sceneggiatura che ha l impianto di un romanzo: quattro capitoli, un finale, storie che si intersecano e costruiscono la narrazione. Un film ben sceneggiato quest ultima opera di Paolo Virzì. Anche il titolo, Il capitale umano, è originale e utile a svelare il significato - o meglio la sua mancanza - che si dà oggi alla vita umana. Dino, Carla e Serena sono i tre narratori, emblema, con gli altri, di un itar. Paolo Virzì or. Italia/Francia 2014 distr. 01 Distribution dur. 109 troppo personale per poterci offrire uno sguardo lucido sull altra faccia dell american dream. Così, tra convenzioni di genere ribaltate (il villain che cerca di redimersi; anzi, che, migliorando per amore, finisce come una vera eroina melodrammatica per peggiorare la sua vita), il punto di vista femminile, come nella tradizione del mélo americano Anni 30/40, e i rimandi espliciti a Ladri di biciclette e Sciuscià, oltre alla ricostruzione degli autocromi d inizio Novecento, il film è opera visivamente corretta. Come avviene con i rimandi alle opere di George Bellows, famoso per le sue vedute realistiche della New York d inizio secolo scorso, e ai quadri di Everett Shinn sul music-hall a Manhattan, fino alle Polaroid quadricromatiche di nudi dell architetto Carlo Mollino e al lavoro di Bresson per Il diario di un curato di campagna). Tuttavia, nonostante la prova di fedeltà da parte di collaboratori, il film fa emergere un elaborazione troppo raffinata di scrittura, a scapito di un sincero e pieno coinvolgimento dello spettatore. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 103, p. 20. e.g. lietta misera, debole e corrotta. Dino è capace di svendere tutto pur di ottenere lo status sociale da sempre desiderato; Carla è la donna-ombra del marito, idealista e insicura; Serena e Massimiliano sono la riproduzione di genitori e di esempi fallimentari. Ma protagonista del film è anche il fuoristrada, che è il motore di una trama sempre più disperata e disperante. Non serve possedere un Suv per dimostrare di essere persone perbene. Essere perbene significa essere onesti con gli altri, soprattutto con se stessi e in questo racconto pochi lo sono. Virzì sceglie il registro del noir per criticare quello che siamo o siamo diventati. Solo Roberta la compagna-psicologa di Dino, riesce a esprimere un po di umanità ed è, infatti, lei a portare in grembo due gemelli che, forse, faranno ancora in tempo a salvarsi. Il film ha un respiro cupo ma universale, che parla di disonestà, di desertificazione emotiva e valoriale, di una mentalità mafiosa che induce le persone a comportarsi con prepotenza. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 103, p. 28. a.m. 6

9 DAI 14 ANNI DAI 12 ANNI Capitan Harlock Dopo aver colonizzato lo spazio, l umanità ha cercato di tornare sulla Terra, ma le autorità hanno dichiarato il pianeta sacro e inviolabile. A contrastare il regime della Gaia Sanction è Capitan Harlock, il coraggioso pirata dello spazio. La storia ha inizio quando il giovane Yama riesce a farsi arruolare nell equipaggio di Harlock, apparentemente per servirlo, ma di fatto per eliminarlo, come ordinatogli dalla Gaia Sanction. Il pirata dichiara di voler salvare l universo facendo tornare indietro il tempo, ma in realtà la Terra è stata compromessa da un suo errore e ora il suo vero intento è distruggere la struttura stessa della realtà per cancellare le sue colpe e gli sbagli dell umanità. Starà a Yama convincerlo circa le decisioni giuste da prendere: impresa complicata anche dal fatto che il comandante delle truppe terrestri è Ezra, il fratello maggiore dello stesso Yama. I due campioni devono proteggerla. Captain Phillips Attacco in mare aperto Captain Phillips Aprile La nave americana Maersk Alabama, partita da Salalah (Oman) carica di aiuti umanitari destinati all Africa, viene avvicinata da due barche di pescatori somali. Il comandante della nave, Richard Phillips, chiesta protezione, adotta varie strategie per dissuaderli (aumenta la velocità della nave, mette in servizio gli idranti, fa chiudere i cancelli in tutti i ponti e nasconde la ciurma nel luogo più basso e nascosto, la sala macchine). I pirati, riusciti a salire a bordo, cercano i marinai e prendono in ostaggio il capitano, offertosi in cambio della ciurma. Attaccati da navi ed elicotteri americani, essi cercano di fuggire verso la costa su una scialuppa di plastica col capitano come ostaggio, ripromettendosi un forte riscatto, ma vengono bloccati dal capillare intervento dei Navy Seals. Il fatto, realmente accaduto, è stato narrato dal capitano stesso nel libro Il dovere di un capitano. r. S. Aramaki or. Giappone 2013 distr. Lucky Red dur. 115 Harlock del 2013 si pone in discontinuità rispetto all originale: sulle L pagine del fumetto di Leiji Matsumoto (e nella serie tv trasmessa dalla Rai alla fine degli anni Settanta) serpeggiava infatti una malinconia profonda, capace allo stesso tempo di tenere insieme l utopia di quei decenni dove si bramava lo spazio come possibile nuova frontiera dell umanità, e quel senso di innocenza r. Paul Greengrass or. Usa 2013 distr. Warner Bros. Pictures Italia dur. 134 La sceneggiatura stringata, immagini spettacolari, la magistrale prestazione di Tom Hanks, accanto al cast di attori africani non professionisti, capaci di interpretare la propria parte con naturalezza, esprimendo, accanto alla sovraeccitata ferocia, l angoscia di una costrizione psicologica, culturale e sociale, un montaggio serrato, una regia asciutta fanno di questo film un thriller capace di far palpitare lo spettatore. perduta tipico di chi già capiva la deriva verso cui andava il mondo. Per Shinji Aramaki l innocenza è ormai perduta, la spinta verso la nuova frontiera è ripiegata in un ritorno a casa che pure non smette di produrre conflitti e malcontenti, ma stavolta Harlock non è l unico baluardo dei vecchi principi utopici: al contrario è egli stesso la causa del problema, e la sua missione non è ammantata dall idealismo, ma dal nichilismo di chi vuole cancellare lo spazio e il tempo. La missione del pirata, basata sulla possibilità di rifondare il proprio universo, diventa così l autentico principio ispiratore di un progetto che guarda al passato ma cerca di proiettarsi in un futuro dove l unione di classicismo e modernità produca dinamiche di grande respiro, ma anche personaggi tridimensionali, animati da passioni forti. La maschera rimane dunque come sfondo, direttrice ma non unico baluardo, e come tale può infine anche passare di mano per far restare il racconto nei consueti binari, mentre la ricombinazione degli elementi continua. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 103, p. 30. d.d.g. Illustra un effetto collaterale dell economia globale. Due universi si oppongono, due opposte visioni del mondo: da un lato il mondo occidentale capitalistico, ricco di mezzi; dall altro la prospettiva disperata del terzo mondo. Tale contrapposizione si concreta nel faccia a faccia fra il capitano Phillips e Muse, il capo dei pirati, il cui rapporto di inimicizia e sfida si vena di sotterranea stima e in qualche momento perfino di confidenza e quasi fiducia, per cui più che l assalto alla nave dei ricchi da parte dei poveri è la relazione fra i due a rivelare gli squilibri del mondo, all interno dei quali entrambi sono prigionieri. Nonostante una sorta di nostalgia per una simpatetica intesa, il film mostra l impossibilità per entrambi di oltrepassare il confine, venendo a una soluzione pacifica. La soluzione infatti e la vittoria saranno di quella parte in gioco che, nonostante le apparenze, è la più forte, il mondo occidentale, realizzate dall intervento violento dei Navy Seals. E Muse, ingannato, perverrà in America in manette. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 103, p. 21. m.g.r. 7

10 DAI 6 ANNI ANNUARIO Il castello magico Le manoir magique Un gattino viene abbandonato e inseguito da un feroce doberman. Il primo riparo che trova è in una vecchia abitazione che anche i cani temono: si dice sia infestata dagli spiriti. In realtà il proprietario è Lawrence, un illusionista che vive con alcuni animali e dei giocattoli animati. Il micio suscita subito antipatia nel grosso coniglio Jack e nell aggressiva topolina Maggie, viene invece accolto con affetto da Lawrence che lo chiama Tuono perché è arrivato in una notte di tempesta. Ben presto tutti gli animali dovranno vincere la loro diffidenza verso il gattino, riconoscendolo come leader, perché dovranno fronteggiare una comune minaccia. Il nemico è Daniel, nipote del mago, cinico agente immobiliare intenzionato a vendere la casa e a sbattere lo zio in ospizio. Urge scoraggiare eventuali acquirenti e il modo migliore per farlo è terrorizzarli come solo gli abitanti dei castelli magici sanno fare r. Ben Stassen, Jeremy Degruson or. Belgio 2013 distr. Notorius Pictures dur. 90 Ben Stassen e Jeremy Degruson dirigono un opera con la struttura delle fiabe tradizionali, una grafica accurata e accattivante, una fotografia dai colori caldi e accesi, scene d azione dotate di ritmo concitato. Essendo il film destinato a un target infantile, la vicenda è scorrevole, diretta e divertente ma, oltre a una connotazione educativa, ha momenti dotati di una lieve componente horror che li rende affascinanti anche per un pubblico adulto. Tutta la prima parte è girata con inquadrature soggettive attraverso il punto di vista del protagonista. Il coprotagonista umano, Lawrence, è un buffo prestigiatore d altri tempi; tiene spettacoli negli ospedali per i bambini malati e ha sempre un incantesimo pronto per far sorridere anche i più scettici. Tutto il film è immerso in un universo di animali parlanti e giochi vecchia maniera, di quelli che ormai sembrano far parte dell antiquariato e del collezionismo, verso cui la pellicola nutre un evidente e condivisibile nostalgia. Spiccano alcune sequenze spettacolari, come la corsa di Lawrence in bicicletta, i tentativi di demolire la casa, gli interventi di Tuono e degli altri abitanti per contrastarli. Nel corso della vicenda inoltre prendono risalto, senza enfasi né forzature, oltre al dovere dell accoglienza, il valore dell amicizia e della solidarietà, con una declinazione davvero europea totalmente aliena dal chiasso e dall ossessione del successo che caratterizza i prodotti d animazione d oltreoceano. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 106, p. 63. s.s. DAGLI 8 ANNI Cattivissimo Me 2 Desplicable Me 2 Gru non è più cattivissimo. Abbandonato il crimine, adesso è una specie di imprenditore con tre figlie adottive di cui occuparsi: Margo, Edith e Agnes. Il laboratorio segreto dei Minion è stato trasformato in fabbrica e di essa si occupa il dottor Nefario insieme ai diligenti, ma spesso anche pasticcioni, esseri giallastri. Però Nefario non riesce a rinunciare alla cattiveria, per cui decide di trasferirsi e di lavorare per un altro padrone. Quando Gru viene contattato dalla Lega Anti-Cattivi che gli chiede aiuto per smascherare un supercriminale, che vorrebbe impadronirsi del mondo, rifiuta per occuparsi della famiglia. L avvenente e bizzarra Lucy gli fa ben presto cambiare idea. La resa dei conti con il supercattivone Edoardo arriverà solo dopo numerose avventure che coinvolgeranno l intera famiglia di Gru, affiancato da Lucy. Tra loro sboccerà l amore. r. Pierre Coffin, Chris Renaud or. Usa 2013 distr. Universal Pictures dur. 94 Il sogno di conquistare la luna è lontano: Mr. Gru adesso è buonissimo e, per questo, ha forse perso un po di fascino. La sua megalomania è stata addomesticata dalla paternità e le sue giornate si consumano tra infanzia e marmellate prodotte industrialmente dai Minion, soliti buffi soldatini tuttofare. Per Gru la normalità è una chance di riscatto sociale. Così la trasformazione azzera il contrasto che costruiva uno dei più accattivanti personaggi animati su grande schermo degli ultimi anni. Il secondo capitolo di Cattivissimo Me si pone come sequel naturale in un universo speciale, dominato dalla presenza straordinaria di altri cattivi, meno sorprendenti e poetici, comunque in grado di rivaleggiare per ambizione con il vecchio alter-ego del nuovo Gru. Eduardo, che pare un wrestler latino, non punta alla luna ma a una più prosaica conquista del mondo. Si ripropone quindi il conflitto tra bene e male, dove la posta in gioco è la pace collettiva e l armonia familiare. Sarà per questo che la missione proposta a Gru per sabotare il piano di conquista di Eduardo diventa l occasione per affiancargli un quarto personaggio femminile: non solo una spalla che rovescia in tutto le caratteristiche di Gru (fisiche e psicologiche), ma soprattutto un potenziale tassello che completi il quadro di una famiglia moderna. Il racconto fiorisce da uno spunto banale con un intreccio ben congegnato, capace di offrire il giusto spazio a ogni personaggio. L empatia è spontanea, merito di dialoghi efficaci e di un animazione fluida. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n , p. 32. a.l. 8

11 DAI 10 ANNI La città incantata Sen to Chihiro no kamikakushi Una famiglia trasloca in campagna con dispiacere della figlia Chihiro che porta con sé un mazzo di fiori e un biglietto, regali di addio degli amici. Guidando verso la nuova casa, il padre sbaglia strada e si trova all ingresso di un tunnel che li costringe a lasciare l auto e ad attraversarlo a piedi. Al di là si stendono vasti prati e un villaggio abbandonato. Attratti dal profumo di cibo, i tre trovano un ristorante deserto, pieno di succulenti piatti a disposizione. In attesa che arrivi qualcuno i genitori iniziano a mangiare, mentre Chihiro si allontana per le vie solitarie; incontra Haku, un ragazzo dai poteri magici che la invita ad andarsene prima di notte. Quando la bambina torna al ristorante, scopre che i genitori sono stati trasformati in maiali. Spaventata, fugge per riattraversare il tunnel, ma il fiume ha isolato il villaggio che, con il buio, si sta popolando di spiriti. r. H. Miyazaki or. Giappone 2001 distr. Lucky Red dur. 125 Non si può restare indifferenti a questo mondo a colori vivaci, animato in digitale, ma con tratti a mano, ricco di dettagli di fiori, di foglie, di stoffe, di nastri; illuminato da file di lampioncini di carta rossa; popolato da creature bizzarre, a volte amichevoli, a volte ostili, abitanti di un passato mitico che torna a interpellare le coscienze: lo spirito di un fiume che è stato prosciugato dall edili- zia selvaggia non trova più la strada di casa. Ricorda solo una bambina piccola che ha salvato dall annegamento anni prima; e ora lei, più grande ma ancora piena di entusiasmo, gli salverà a sua volta la vita restituendogli un identità. È un girotondo di scene accuratissime questo capolavoro di animazione che, con un nuovo doppiaggio e una nuova distribuzione, è tornato nelle sale per tre giornate speciali. Vincendo i pregiudizi che di solito penalizzano i cartoni ai festival, La città incantata vinse nel 2002 l Orso d Oro a Berlino e l Oscar nel 2003, segnando la consacrazione del suo autore. Mette in scena un Giappone ricco e disincantato che incontra e si scontra con il suo stesso passato e con l antica spiritualità. Il titolo originale del film significa infatti La sparizione di Sen e Chihiro ad opera dei Kami. I Kami sono gli spiriti della religiosità shintoista che appartengono a varie entità naturali un tempo adorate come divinità. Il modernismo forzato della cultura nipponica contemporanea non li riconosce più come sacri. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 106, p. 32. c.m.v. DAI 16 ANNI The Congress A 44 anni Robin Wright è un attrice in declino che vive ritirata con i figli. L agente di Robin, preoccupato per la carriera di entrambi, le propone l offerta della Miramount: sottoporsi alla scannerizzazione della propria immagine per trasformarla in personaggio digitale. Pianto, riso e mimica saranno utilizzati dalla casa di produzione per realizzare film in serie nei quali gli attori non invecchiano mai. L eterna giovinezza, la fama e il denaro in un unico contratto; in cambio, l impegno a non recitare più. Robin firma l accordo della durata di vent anni. Vent anni dopo, al Congresso per annunciare la fusione della Miramount con un colosso farmaceutico, si presenta una Wright sessantenne per rinnovare o rifiutare il contratto in scadenza. Vivrà l incredibile esperienza di vedersi trasformata in disegno animato in una realtà parallela che è il prodotto dei desideri delle menti individuali. r. Ari Folman or. Usa 2013 distr. Wider Films dur. 122 In Valzer con Bashir, terzo film di Folman, i ricordi di giovane soldato durante la Guerra del Libano del 1982, le paure, i vuoti di memoria si trasferiscono sui personaggi, scarni volti in cerca del filo logico delle proprie azioni. L animazione, paragonata al sogno, permette di mostrarci l interiorità meglio di quanto avrebbero potuto fare attori in carne e ossa. La via che sceglie per The Congress è simile. Le sequenze animate illustrano un futuro prossimo - il popolato da reincarnazioni : ciascuno sceglie di essere chi desidera: Gesù, Buddha, Clint Eastwood, Marylin Monroe. E poi danzatrici, soubrette, steward in livrea. Il paradiso artificiale è ottenuto ingerendo una fiala che trasforma gli uomini in cartoon; i personaggi hanno i tratti sperimentali dei Fratelli Fleischer, creatori, tra gli anni Venti e Trenta, di Betty Boop, Braccio di Ferro e Superman. Non è un futuro del tutto negativo, come spesso narra la fantascienza, perché si vive a contatto con la natura o in metropoli colorate, sospese in un eterno Carnevale. La gente sta insieme assistendo ai film dei propri eroi sempre giovani. Le tematiche messe in scena da Folman sono complesse e sembra che, in questa sua realtà animata, ci sia spazio per tutto. La distopia di The Congress risiede infatti in un alienazione visiva che cattura lo spettatore e che costituisce il fulcro della realtà virtuale e digitale dalla quale, è d obbligo far notare, non si torna indietro. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 106, p. 10 e 11. c.m.v. 9

12 ANNUARIO DAI 16 ANNI I corpi estranei Antonio arriva a Milano col figlio di pochi mesi per sottoporlo a un delicato intervento chirurgico. In ospedale incontra Jaber (15 anni), di origine tunisina, che assiste un amico. Jaber cerca di stabilire una relazione con Antonio, ma questi è diffidente, non ha simpatia per gli arabi ed evita ogni approccio. Accetta l aiuto del giovane solo quando deve sostituire la batteria della macchina. La permanenza in ospedale si protrae e Antonio è irrequieto. Le telefonate a casa e le preghiere nella cappella non gli riempiono le giornate né lo calmano. Per occupare il tempo e racimolare qualche soldo inizia a lavorare di notte al mercato generale di frutta e verdura a fianco di extracomunitari. Ma sembra che nulla possa scalfire la corazza dell uomo che si muove silenzioso, mantiene un atteggiamento urticante con tutti. Solo quando apprende che di lì a pochi giorni potrà lasciare l ospedale per ritornare col bimbo a casa, avviene in lui una leggera apertura. r. Mirko Locatelli or. Italia 2013 distr. Strani Film in collaborazione con Mariposa Cinematografica dur. 102 Al secondo lungometraggio Locatelli conferma la capacità di indagare l animo umano con tocco lieve. Non è un film facile questo perché si svolge in spazi chiusi, non luoghi che sottolineano la precarietà e la sospensione temporale. Ma non è un film sul dolore o la malattia. Quest ultima c è, ma rimane sullo sfondo. È un film sull integrazione, l accettazione dell altro e di conseguenza sulla conoscenza di sé. Antonio è un uomo chiuso in se stesso e nei pregiudizi, non riesce a interagire con il prossimo, ancor meno se si tratta di extracomunitari. È impermeabile al dolore altrui, non vuole contaminazioni. Locatelli non lo giudica. Si fa testimone delle sue difficoltà. Lo riprende spesso nella macchina ferma, perennemente sintonizzato sulle frequenze di Isoradio, quasi alla ricerca di una direzione da prendere. Parimenti ci mostra gli extracomunitari come sensibili compagni di viaggio, desiderosi di rendersi utili. Però non ne fa l apologia. I suoi non sono stranieri scevri da difetti. Azzeccatissimo il titolo scelto dal regista perché può suggerire diverse letture. Corpo estraneo è il corpo che a nostra insaputa si ammala, lo straniero che ci sembra così diverso da noi, il figlio che dobbiamo imparare ad accettare, accudire e amare. Corpo estraneo infine siamo noi stessi, quando, guardandoci con sufficiente distacco, ci rendiamo conto di quante distorsioni dobbiamo correggere per scegliere il giusto percorso. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 105, p. 19. f.b., t.c. DAI 16 ANNI Dallas Buyers Club Ron Woodroof è un elettricista appassionato di rodeo senza una fissa relazione sentimentale e abituato a rapporti occasionali. È il 1985 quando scopre di aver contratto l HIV, all epoca denominato malattia delle checche. I medici gli danno trenta giorni di vita; gli amici lo allontanano, convinti che lui abbia sempre nascosto loro la sua omosessualità. Per reazione, dopo l iniziale scoramento, decide di non arrendersi a un destino che pare segnato. L AZT, sperimentato su larga scala da una grossa industria farmaceutica, si rivela tossico. Per questo Ron si reca in Messico, dove un mix di altri farmaci è testato con successo su un gran numero di pazienti. Sulla falsariga di un gruppo di gay californiani, crea un associazione che permette ai tesserati di accedere ai farmaci non autorizzati dal governo statunitense. Ron trova nuovi amici, tra cui Rayon, trans tossicodipendente cui si lega in maniera fraterna. r. Jean-Marc Vallée or. Usa 2013 distr. Good Films dur. 117 La storia, con qualche concessione drammaturgica, è vera. Negli anni 80, quando si diffondevano notizie sul virus dell HIV e sull AIDS, la sperimentazione non seguì strade sinergiche in tutto il mondo ma, come spesso accade, le lobby farmaceutiche si scatenarono imponendo ai governi le proprie soluzioni ipotetiche e i test su migliaia di malati. Forte di un attenzione alla ricostruzione storica e all atmosfera dell epoca (Oscar ai costumi), la sceneggiatura bilancia pesi e misure, costruendo il racconto intorno a Ron, quasi sempre centrale in ogni segmento della vicenda, pura energia vitale, che cresce a ogni giorno guadagnato dopo la certezza dei medici di una fine prossima e senza scampo. La parabola dell eroe sgradevole che scopre una sensibilità mai emersa è così servita, all americana diremmo, ma non per questo scontata negli snodi narrativi. Mai banale o, peggio, patetico, Ron non diventa un missionario generoso, ma si limita a coinvolgere nella sua lotta chi è nelle sue stesse condizioni, cercando di sopravvivere con il contrabbando. Non offre nulla gratuitamente, non compie una trasformazione poco credibile per intercessione della morte. Col mondo gay non ha nulla a che fare, ma passa dal rifiuto alla tolleranza, nel senso di vivi e lascia vivere, riconoscendo comunque l umanità dietro ciò che viene superficialmente etichettata come anomalia. Rayon, in particolare, smette di essere checca, a vantaggio di un rapporto che sa di adozione. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 104, p. 12 e 13. a.l. 10

13 DAI 14 ANNI Disconnect Il film segue le vicende di personaggi imprigionati nella rete e nelle trappole che si nascondono nelle chat, nei siti di incontri e nei social network. Tre storie che si intrecciano casualmente e che hanno lo stesso comun denominatore. Un investigatore privato, rimasto vedovo, assume atteggiamenti autoritari nei confronti del figlio, spingendolo a comportamenti scorretti nei confronti di un compagno di scuola timido e introverso. Una giornalista televisiva, dopo aver scoperto una video chat per adulti, contatta uno dei ragazzi coinvolti e lo convince a farsi intervistare e diventare il protagonista di un reportage che riscuote molto successo. Infine, una coppia in crisi cade vittima di un hacker che clona le carte di credito dei due e li deruba di tutti i risparmi. Sono questi i protagonisti di una storia composita, i cui personaggi sono accomunati fra loro dall illusione della rete. r. Henry Alex Rubin or. Usa 2012 distr. Filmauro dur. 115 Quanto siamo dipendenti da internet e da tutte le forme di comunicazione che ci offre? La domanda se la pone Henry Alex Rubin che con Disconnect ha voluto osservare i vizi di una forma di socialità ormai dilagante, e i rischi e le distrazioni che non ci dovremmo permettere. Cortocircuiti imprevedibili ma irreversibili. Errori di comunicazione, vuoti di senso di uno stare sovraesposti al contatto indiretto. L ossessione della comunicazione a senso unico è dilagante e finisce per estromettere gli individui dalla vita reale, isolandoli e relegandoli nella solitudine. Con abilità e senso della misura, Rubin organizza il film a partire da una struttura corale che si svela e si compone via via. In una città quasi sempre notturna, i personaggi escono lentamente allo scoperto, spiati dalla macchina da presa di un regista che sceglie un immagine sporca, sgranata e irregolare. Il principio formale che condiziona il percorso narrativo sembra seguire una sorta di morale secondo cui ogni gesto ha le sue conseguenze. Basta poco per far cambiare una vita. Un semplice tasto e tutto sarà diverso. E non in meglio. Il nodo cruciale si dibatte tra realtà e verità. Nell abbracciare i sui protagonisti, Rubin riesce a sottolineare le distanze, ma mette anche in rilievo gli elementi di contatto, le vicinanze di uomini e donne troppo distratti dalla comunicazione per riuscire a vederli. E non è un caso che nei diversi finali con cui il film si conclude a vincere siano per la prima volta fisicità e solitudine. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 104, p. 8 e 9. g.p. DAI 16 ANNI Father and Son Due famiglie giapponesi, una di estrazione borghese e una di umili origini, vengono convocate in ospedale dove apprendono che i rispettivi bambini non sono in realtà i loro figli biologici. Scambiati alla nascita, Keita e Ryusei hanno sei anni e una storia diversa dietro le piccole spalle. Keita è figlio unico di una madre remissiva e di un padre ambizioso, che cerca nel figlio la conferma di sé e dei propri successi, Ryusei è il primo di due fratelli, che crescono spensierati in una famiglia frugale e lontana dagli stereotipi borghesi. Persuasi dagli avvocati e dall amministrazione ospedaliera a regolarizzare la loro situazione, le famiglie decidono per un inversione riparatoria. Ricominceranno da sei, sei anni che pesano come macigni e che li definiranno, e ridefiniranno i loro valori. r. Hirokazu Kore-eda or. Giappone,2013 distr. Bim dur. 120 Sospeso tra sorriso e dramma, Father and Son infila la strada della poesia e filma con tenerezza lo sguardo che i bambini pongono sugli adulti. Perché Keita e Ryusei sono testimoni a carico, miti e quasi muti ma qualificati ad attestare le prove di colpevolezza dei grandi. È il loro punto di vista che annulla le falsità chic e le verità volgari che agitano i rispettivi genitori, ciascuno disperato alla sua maniera. Midori Nonomiya è divorata dal senso di colpa per non aver capito che il bambino che allevava non era il suo, Yukari Saiki è decisa a lottare per tenersi il bambino che ha cresciuto, Yudai Saiki, sembra approfittare della situazione fantasticando su eventuali risarcimenti finanziari, prima di opporre la sua fondamentale onestà all avidità di Ryota Nonomiya, quasi sollevato da una scoperta che convalida la delusione che sentiva per il figlio. Kore-eda affronta la costellazione di gravose questioni sociali con tatto e delicatezza, attraverso una messa in scena precisa, minuziosa e paziente, che si prende tutto il tempo per immergerci nel cuore delle famiglie. L autore descrive il loro quotidiano, il loro ambiente sociale, i loro comportamenti, i loro gesti, ovvero la posizione che gli individui occupano nello spazio sociale e che determina il loro punto di vista. Premio della Giuria al festival di Cannes 2013, Father and Son è una lezione di modernità, che consegna un messaggio rivoluzionario: i bambini più felici e compiuti sono quelli che riconosciamo e non quelli che (ri)produciamo. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 105, p. 10 e 11. m.gn. 11

14 DAI 16 ANNI ANNUARIO Foxfire Ragazze cattive Foxfire Stato di New York, anni 50. Un gruppo di ragazze quindicenni crea una loggia segreta, chiamata Foxfire, nella quale si entra con un patto di sangue, il tatuaggio di una fiamma che arde che le ragazze si fanno tatuare sulla schiena. Decidono di andare a vivere insieme ma, col passar del tempo le regole che sorreggono il gruppo diventano più ferree e, anche per un interpretazione confusa dell ideologia comunista, l agire si fa più violento, la gang più criminale. Legs è la più carismatica, sfrontata e senza freni; è lei che decide il destino degli altri (e il proprio). Le fa da contraltare Maddy, più timida e riflessiva. Entrambe chiedono giustizia e uguaglianza: ma la prima sceglie la strada del Male e l altra quella del Bene. Legs verrà giudicata da un tribunale e si ritroverà, per l ennesima volta, sola; l amica, invece, diventerà una donna che otterrà stima e rispetto senza puntare la pistola r. Laurent Cantet or. Francia/Canada/Gran Bretagna 2012 distr. Teodora Film dur. 143 Cantet, con questo film torna a esplorare l universo adolescenziale con la sua rabbia mal incanalata, la sua confusione di ideali e le contraddizioni affettive tipiche di quell età. Decide di ambientare la storia negli anni 50, l epoca del perbenismo e delle famiglie intatte, e di spostarla dalla vecchia e acculturata Europa all America del capitalismo e degli affari. E i riferimenti all attualità sono evidenti. Il vecchio socialista predica alle ragazze: Si parla troppo di felicità in America, la felicità sfugge via, la felicità è solo nel movimento : ed è vero. La felicità è quella chimera o utopia inseguita dalle giovani protagoniste che prima la individuano nel liberarsi dai soprusi al maschile, poi la interpretano come faccio quello che voglio e, infine, la identificano con il potere sulla vita degli altri, scivolando in un pericoloso delirio di onnipotenza. I corpi delle ragazze cattive sono sempre in movimento per esprimere l inquietudine costante che non permette loro di riflettere e il bisogno di agire per avere l impressione di fare qualcosa per cambiare il mondo. L uso della cinepresa a mano e di una fotografia sporca immerge le protagoniste in un inferno buio, dove si sono perse le coordinate dell etica e della morale. Una metafora di quel tunnel esistenziale in cui è caduto un Occidente alle prese con la ricerca del Dio-Denaro, in un sistema di valori rovesciati come suggerisce la sequenza dell industriale bigotto. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 101/102, p. 21. a.m. DAGLI 8 ANNI Frozen Il regno di ghiaccio Nell antica Scandinavia, le sorelle Elsa e Anna sono molto legate fra loro: la maggiore possiede il potere di congelare ogni cosa con un semplice tocco, che si rivela però un dono incontrollabile e dunque pericoloso per chi le sta vicino. Ciononostante, dopo la morte dei genitori, Elsa diventa la nuova regina del regno, ma in questo modo deve mostrarsi al popolo, rivelando il suo potere. Il paese viene così ricoperto dal gelo e la colpa dell accaduto fa apparire la regina un mostro agli occhi dei sudditi: perciò Elsa fugge sulle montagne e Anna la insegue per aiutarla. Nella sua impresa, Anna viene soccorsa dal venditore di ghiaccio Kristoff e dal pupazzo di neve Olaf, cui Elsa stessa ha dato vita. Nel frattempo il regno viene retto dal principe Hans delle isole del Sud, apparentemente innamorato di Anna e deciso a tutto pur di aiutarla, ma in realtà interessato unicamente al potere come un mostro. r. Chris Buck e Jennifer Lee or. Usa 2013 distr. Walt Disney Pictures dur. 108 Frozen dimostra di voler innovare nel segno della tradizione disneyana, con una storia vagamente ispirata a un classico letterario, la protagonista Anna che attinge da celebri modelli femminili del passato (Biancaneve o Rapunzel) e una struttura narrativa con una classica cifra musical. Al contempo, però, Frozen si pone nei confronti del passato in una prospettiva critica, senza timori reverenziali. Ne sia prova il fatto che manca un antagonista di rilievo e l intreccio si articola sulla dicotomia che oppone Anna alla sorella Elsa. Lo fa, però, senza attribuire alla seconda lo status di cattiva della situazione, ma unicamente quello di vittima suo malgrado del suo potere. Il male, insomma, non deriva tanto dai sentimenti negativi di cui si fanno portatrici soprattutto le figure maschili, ma diventa una sfumatura di un più complesso spettro emozionale tutto interno alle figure femminili. Da questo punto di vista Frozen compie una scelta coraggiosa perché abbraccia un punto di vista totalmente femminilizzato e sceglie protagonista e antagonista all interno della stessa fazione di genere. Si palesa dunque l intento metanarrativo di un opera che vuole anche essere tributo e riflessione su una tradizione che sulle donne ha sempre puntato, attraverso figure quali Biancaneve, Alice, Belle o Mulan e che è stata in tal modo capace di comprendere le trasformazioni in atto nella società occidentale, spesso anticipandole. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 103, p. 12 e 13. d.d.g. 12

15 DAI 14 ANNI Fuoriscena Il documentario racconta un intero anno scolastico presso l Accademia Teatro alla Scala di Milano, scuola riconosciuta a livello internazionale, unica a formare tutte le figure professionali del Teatro dell Arte. La frequentano ragazzi provenienti da tutto il mondo che sognano di diventare ballerini, cantanti lirici, scenografi, costumisti. I registi li seguono dalla domanda di ammissione e, dopo la severa competente selezione, alle quotidiane fatiche: lezioni di ballo, canto, scenografia, preparazione di costumi, ma anche di italiano e di lingue straniere. Coinvolti emotivamente nel percorso della loro formazione li accompagnano tra ansie, speranze, paure, desideri fino alle prove in scena e al debutto al Piccolo Teatro o alla Scala stessa. Racconto corale, che mette in evidenza alcuni personaggi, simboli emblematici dell impegno e dell amore per l arte di tutti. r. Massimo Donati, Alessandro Leone or. Italia 2013 distr. GA&A dur. 82 Per la prima volta una cinepresa ha varcato la soglia dell Accademia del Teatro alla Scala, tempio sacro dedicato alla ricerca della perfezione nell Arte. Hanno osato avvicinarsi i due giovani registi Donati e Leone con grande rispetto. Non hanno imposto la loro presenza. Per alcuni mesi, senza macchina, hanno solo osservato cercando di capire, di farsi accettare, di confondersi tra allievi e docenti. Hanno raggiunto una tale empatia con l ambiente da mimetizzarsi con esso tanto da rendersi quasi invisibili. Questo ha permesso loro di fotografare la realtà senza dover inventare storie e scene perché era già storia quella che si svolgeva davanti ai loro occhi. Per raccontare hanno evitato una voce fuori campo per far posto all ascolto del cicaleccio dei ragazzi nei momenti di pausa o durante le telefonate alle famiglie lontane, facendo emergere la loro vita privata e la loro ferrea volontà di riuscire senza competizione, ma con reciproca amicizia e collaborazione. Emozionante l intervento del famoso baritono Bruson aldilà delle doti vocali e della tecnica si raggiungono le vette dell arte quando si sa comunicare e commuovere chi ascolta. È l obiettivo dell Accademia, vera protagonista del film. Il documentario è stato presentato al Festival di Torino e ha ricevuto il premio speciale Nastro d Argento perché emoziona e sorprende raccontando dietro le quinte un Accademia che trasforma la passione e il talento in un eccellenza della Cultura italiana nel mondo. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 105 p. 24. a.f. DAI 10 ANNI Giraffada Yacine è il veterinario dello zoo di Qalqilya in Cisgiordania. La cittadina sorge presso il muro che divide i territori della cosidetta West Bank palestinese da Israele. Ziad, il figlio di Yacine, nutre un profondo amore per le due giraffe dello zoo, Rita e Brownie: trascorre con loro intere giornate, le accudisce e le nutre. Una notte, durante un raid aereo, Brownie viene colpita e muore. Rita inizia a lasciarsi morire, rifiutando il nutrimento. Yacine deve assolutamente trovare un nuovo compagno per Rita, ma l unico modo per procurarsi un altra giraffa è trafugarla da uno zoo in Israele. Pertanto Yacine, insieme a Ziad e Laura - giornalista francese invaghita del veterinario intraprende un pericoloso viaggio al di là del muro. Il suo piano è di rapire una giraffa maschio nello zoo dove lavora un suo amico e di portarla a Rita. Dopo due giorni rocamboleschi i tre riescono a passare il confine con la giraffa Romeo e a ritornare a casa. r. Rani Massalha or. Italia/Francia/ Germania/Palestina 2014 distr. Visionaria dur. 85 Tema dominante del film è il rapporto padre-figlio. Per Ziad avviene il passaggio dall infanzia a una prospettiva più matura: se all inizio il padre è visto come un piccolo dio, capace di fare miracoli, questa fiducia nei poteri del genitore viene distrutta allorché Yacine non riesce a salvare la vita a Brownie. La reazione di Ziad è violenta, arriva persino a gridare ti odio al padre: è la fine dell infanzia e delle sue illusioni. Ma poi vedrà quanto l amore di un padre sia capace di fare miracoli, benché in un accezione diversa. Quanto sappia mettersi in gioco completamente. Yacine finirà in carcere. Giraffada non ci regala un lieto fine, ma Yacine ci ricorda quanto leggiamo in un passo del Vangelo di Giovanni (15.13): Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Il regista ha detto: Ogni moderna fiaba che si rispetti non può che arricchirsi di senso ed emozioni dalla presenza di animali: in questo caso sono due giraffe - animali bellissimi, esotici, delicati -, esposte anche loro alla follia e alla violenza umana. Anzi esposte ancor più tragicamente perché tali follie e violenze non possono comprendere. E così le disavventure della coppia di giraffe diventano una metafora delle disavventure di noi umani. Così la vulnerabilità delle giraffe è la nostra vulnerabilità, portata all estremo: non hanno voce per parlare, vivono in gabbie con sbarre ben visibili (ma il muro palestinese non è forse una gabbia?). Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 107/108, p. 18. a.s. 13

16 DAI 12 ANNI Godzilla Joe Brody è costretto a sacrificare la vita di sua moglie per impedire la contaminazione della città di Janjira dopo l attacco alla centrale nucleare. Nei successivi 15 anni l uomo indaga su quanto è accaduto, certo com è che le cause del disastro siano state nascoste. Insieme a suo figlio Ford scopre così che il responsabile è una creatura preistorica, il MUTO, che si nutre di radiazioni e che ha fatto il suo bozzolo nella zona, costantemente monitorato da una squadra comandata dallo scienziato giapponese Serizawa. Ma il MUTO non è solo: già nel 1954 Godzilla, un altro e più temibile predatore, era stato individuato dalle autorità. Quando il MUTO infine si risveglia, la sua attività esercita un richiamo che riporta in superficie anche Godzilla. Dopo la morte di Joe, Ford deve quindi mettere le sue abilità al servizio dell emergenza globale e ricongiungersi alla famiglia. r. Gareth Edwards or. Usa/Giappone, 2014 distr. Warner Bros dur. 123 In sessant anni di attività, fra grande schermo, tv, libri e fumetti, Godzilla ha continuato a rappresentare un simbolo dell inconscio collettivo e delle paure connaturate alla cognizione che l uomo non è il reale centro dell universo. Così, le imprese dei mostri ritratti nel film chiamano idealmente in causa il disastro nucleare di Fukushima, lo tsunami nel Sud-Est asiatico del 2004, gli attacchi cittadini dell 11 Settembre 2001, in una sorta di compendio dei traumi globali che hanno minato (e allo stesso tempo foraggiato) l immaginario del mondo a cavallo dei due millenni. Ciò che più colpisce però è il doppio passo di una pellicola che da un lato tenta quasi di sabotare l elemento umano per ridare centralità ai giganteschi mostri, solleticando in tal modo la cifra mitica su cui queste storie prosperano. A questo fa da contrappunto una tendenza, poi, a stare su storie piccole, come quella della famiglia Brody, che del film è l autentico cuore pulsante, di cui seguiamo le peripezie, le dinamiche filiali e i sentimenti contrastati, fra separazioni traumatiche e voglia di ricongiungimento. Come a dire che, se da un lato il campo è tutto per i mostri, unici in grado di determinare lo spazio nel quale l uomo possa permettersi di muoversi, dall altro sono i sentimenti a garantire alla martoriata umanità l unica chiave di volta per esserci nel mondo. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 105, p. 5. d.d.g. DAI 14 ANNI Grand Budapest Hotel Uno scrittore trascorre un soggiorno in un albergo fatiscente e conosce il proprietario Zero Moustafa. Questi racconta come sia entrato in possesso dell hotel. Si torna a quando l uomo era garzone in prova e Gustave il concierge del Grand Budapest Hotel, amato dagli ospiti. In particolare da Madame D. che un giorno gli rivela il presentimento che non si rivedranno più. Poco dopo giunge la notizia della morte della donna. Gustave con Zero si reca a darle l estremo saluto. Presente alla lettura del testamento, viene a sapere che Madame D. gli ha lasciato in eredità un famoso dipinto. Approfittando della confusione, porta via il quadro. Nel frattempo le indagini sull assassinio di Madame D. inducono a ritenere che sia lui il colpevole ed è incarcerato. Ma riuscirà a provare la propria innocenza e scoprirà una lettera autografa della compianta che lo nomina erede di tutti i suoi beni, incluso l albergo. r. Wes Anderson or. Usa 2014 distr. 20th Century Fox dur. 100 Anderson ci riporta alle atmosfere a cavallo tra le due guerre. Omaggio a un Europa che ha i colori pastello di un fondale scenografico, in cui l autore ricrea l universo affascinante dei grandi alberghi del periodo. Privilegia figure-simbolo che si confrontano con la Storia, pur senza rinunciare alle stravaganze e a quell inconfondibile misto di ilare serietà e determinazione che ne caratterizza l agire in una trama che si dipana in un noir. Dedicato a Stefan Zweig, autore le cui opere furono bruciate dai nazisti, Grand Budapest Hotel è ispirato a un profondo pacifismo e quel suo prendere posizione contro l ottusità di chi ha obbedito ciecamente al nazismo è un monito nei confronti di ogni dittatura. Ma la vicenda non ha nulla di realistico, i toni sono quelli di una favola surreale a cui il regista imprime un dinamismo inatteso, con colpi di scena a ritmo di slapstick comedy. Grand Budapest Hotel ha una complessità compositiva che si esplica in un gioco di scatole cinesi, dove una vicenda rimanda a un altra avvenuta in epoca precedente, entrambe racchiuse da una cornice che apre e chiude il film. Stilisticamente il cineasta mette in piedi un imagerie coloratissima, a partire dalla composizione di ogni inquadratura, simile a un dipinto in movimento. Costruito come un conte philosophique, il film sottolinea i valori dell amicizia e della parola data, è un avventura visiva al sapore di un Courtesan au chocolat e dal profumo inconfondibile di Air de panache. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 105, p. 6 e 7. l.c. 14

17 DAI 12 ANNI Gravity La Dott.ssa Ryan Stone è per la prima volta nello spazio per lavori di manutenzione al telescopio Hubble. Mentre si trova sul posto la sua navicella viene colpita da uno sciame di detriti causati dall esplosione di un satellite russo. Separata dai compagni e costretta a seguire quanto ha imparato nelle esercitazioni, la donna viene guidata via radio dal pilota Matt Kowalski, che però ben presto muore nell incredibile catena di disastri generati dai detriti. Ogni sforzo di riguadagnare il controllo della situazione sembra vanificato dall incalzare degli eventi, tanto che la sfortunata astronauta sarà costretta dapprima a raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale e poi, da lì, la stazione orbitante cinese Tiangong 1. L avventura diventa per Ryan anche un occasione per riflettere sulle scelte compiute nella sua vita, sui traumi sepolti nel passato e sulla sua reale voglia di vivere. r. Alfonso Cuarón or. Usa/Gran Bretagna 2013 distr. Warner Bros dur. 90 Gravity staziona perennemente fra la vastità e la ristrettezza dello spazio, e fra la pregnanza di dialoghi che fissano punti fermi e gesti che invece evocano l indeterminato. Cuarón imbastisce un complesso spettacolo dove la tecnica usata per riprodurre l assenza di gravità genera nello spettatore una vertigine potentissima; ma lo fa per dare forma a un racconto piccolo e intimo, dove la distruzione spaziale esteriorizza un conflitto interno riconducibile comunque a una sola persona. Lo spazio che noi vediamo riprodotto sullo schermo, per quanto scientificamente esatto nel mostrare l inerzia dei corpi alla deriva, è in realtà un enorme schema metaforico che guarda al cuore di una donna indifesa. Ecco dunque che la sfida più grande che il film si pone è quella di trovare la sintesi fra la meccanica e le regole inderogabili della fisica, e l inafferrabilità dei meccanismi cui è sotteso l animo della gente. La battaglia che Ryan deve affrontare per riuscire a guadagnare la propria salvezza è dunque quella che la porti a riguadagnare una stabilità, sfruttando a proprio vantaggio l assenza di gravità. Per certi aspetti è come se la donna sia costretta a ricreare una propria gravità, ponendosi dunque in una posizione che non sia subalterna al caos che ha generato l avventura, ma che anzi sfrutti lo stesso assumendo un ruolo critico e consapevole rispetto a quanto accade. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 101/102, p. 8 e 9. d.d.g. DAI 16 ANNI Hannah Arendt Scappata dagli orrori della Germania nazista, la filosofa ebrea Hannah Arendt nel 1940 si rifugia con il marito e la madre negli Stati Uniti. Qui diviene tutor universitario, attivista della comunità ebraica di New York, e collabora con alcune testate giornalistiche. Quando il Servizio segreto israeliano rapisce Adolf Eichmann a Buenos Aires e lo porta a Gerusalemme per sottoporlo a giudizio, decide di presenziare al processo in aula. William Shawn, responsabile della rivista New Yorker, si dimostra molto favorevole alla sua partecipazione. Hannah si ritrova così in tribunale a seguire il dibattimento contro il funzionario nazista Adolf Eichmann (responsabile dei trasferimenti degli ebrei nei campi) da cui prenderà spunto per scrivere La banalità del male, un libro che susciterà scandalo e polemiche soprattutto negli Stati Uniti e in Israele dove fu censurato da Ben Gurion fino al r. Margarethe von Trotta or. Germania/Lussemburgo/Francia 2012 distr. Nexo Digital, Ripley s Fi dur. 114 Margarethe von Trotta per il biopic di Hannah Arendt si è documentata sui libri, sulle lettere della giornalista, sulle testimonianze dirette scoprendo una donna affascinante, spiritosa e piacevole, un personaggio complesso e discusso all epoca per i suoi scritti. La pellicola mostra la protagonista nel corso dei quattro anni (dal 1961 al 1964) in cui assiste, scrive e affronta la reazione ai suoi articoli sul criminale di guerra nazista Adolf Eichmann, sostenuta dal marito e da una ristretta cerchia di amici. Osservando il personaggio della Arendt avvertiamo l intensità della sua figura che il film descrive con primissimi piani nel suo affascinante mix di supponenza e vulnerabilità. La regista intreccia il pubblico e il privato di Hannah mostrandoci, attraverso pochi ma importanti flashback, l amore giovanile per il suo maestro-amante Martin Heidegger, seguace del nazismo. I fitti dialoghi con l amica del cuore, la scrittrice Mary McCarty che la difende strenuamente. Quindi moglie affettuosa, innamorata del marito Heinrich, considerato la sua casa. Nella seconda parte del film dedicata al processo, rafforzano le tesi di Hannah immagini di repertorio, dove Eichmann, appare raffreddato e malconcio, inquadrato dalle telecamere di tutto il mondo, un omino che, tremolante, risponde alle domande del Procuratore generale. La Arendt entra nell infuocato tribunale di Gerusalemme aspettandosi di vedere un mostro, ma scopre la sciatta mediocrità di una persona che non coincide con la ferocia delle sue azioni. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 105, p. 8 e 9. m.m. 15

18 DAI 16 ANNI Ida ANNUARIO 1962, Polonia. Anna è una giovane orfana cresciuta in convento. Quando scopre di avere una zia, Wanda, è a un passo dal prendere i voti. La Madre Superiora le consiglia di raggiungere Varsavia per conoscere la sua unica parente ancora in vita, prima di decidere definitivamente quale strada intraprendere. Wanda, sorella della madre defunta, è un magistrato comunista, che in passato ha combattuto con i gruppi della Resistenza. Le rivela che il suo vero nome è Ida, che la sua famiglia ha origini ebree e che durante la guerra fu vittima di persecuzioni, che costarono la vita ai genitori della ragazza. Recatesi nella vecchia fattoria dove la sua famiglia si era nascosta durante la guerra, scoprono che un contadino locale li tradì causandone la morte. Per Ida si apre un capitolo nuovo della sua vita, un viaggio alla scoperta delle sue radici, accompagnata da una donna disillusa, che cela una sofferenza dilaniante r. Pawel Pawlikowski or. Danimarca/ Polonia 2013 distr. Parthénos dur. 80 Iviraggi di grigio e i neri foschi, il formato anacronistico dell inquadratura 1,37:1, il posizionamento delle figure umane all interno del quadro stesso, rendono interessante dal punto di vista linguistico Ida, senza per altro eccedere in estetismi. La retorica di Pawlikowski non è pedante ma efficace nel definire racconto e psicologie. Anna, castigata nell abito monacale, all inizio è quasi marginalizzata all interno dell inquadratura, come a esprimere la condizione esistenziale di questa novizia che pare aver già scelto quale strada percorrere (votarsi a Cristo) senza aver di fatto conosciuto altro fuori dal convento. La comparsa della zia, preludio alla scoperta di una storia familiare inimmaginabile, la trasforma gradualmente. Wanda, dipendente da fumo e alcol, le restituisce il suo vero nome, Ida, e mentre indaga con lei nel tentativo di scoprire dove siano sepolti i suoi genitori, la assedia con proposte di vita audaci. La dialettica che ne scaturisce definisce lentamente un viaggio verticale nelle due donne, mentre la vicenda del rinvenimento delle ossa di madre e padre in una fossa vicina alla loro vecchia casa perde di peso. Lo squallore della dinamica che trasformò un uomo cattolico in criminale, colpevole di aver ucciso i coniugi per impossessarsi della loro casa approfittando dei rastrellamenti ai danni degli ebrei, è un dettaglio in uno scenario terrificante: una pagina vergognosa in un enciclopedia degli orrori quale fu la Polonia conquistata e devastata dalla seconda guerra mondiale. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 105, p. 12 e 13. a.l. DAI 16 ANNI In grazia di Dio Salento, Puglia. Costretta a chiudere l azienda di famiglia a causa dei debiti dovuti all assenza di clienti, Adele si ritrova senza lavoro, senza soldi e senza casa, con una famiglia da mantenere. L anziana madre propone di trasferirsi nell unica proprietà rimasta, una piccola masseria con qualche ettaro di terreno. Loro malgrado, le sorelle Adele e Maria Concetta devono darsi da fare per rimettere in sesto la campagna e l abitazione. Adele baratta i prodotti faticosamente coltivati con la benzina, il cibo, i medicinali, la fornitura di energia elettrica. Ma è sempre più stanca e scontenta delle relazioni familiari, che lasciano a lei tutto il peso della gestione domestica ed economica di quella situazione precaria. È in particolare Ina, sua figlia, a darle le maggiori preoccupazioni che culminano in un duro scontro quando la ragazza, molto mondana e poco studiosa, annuncia di essere incinta. r. Edoardo Winspeare or. Italia 2013 distr. Good Films dur. 127 Tre generazioni stanno strette l una all altra e celano la reciproca insofferenza in nome di un bene comune che possiedono, l azienda tessile alla cui gestione tutti partecipano. Quando i privilegi di città spariscono, divorati da un sistema economico iniquo, in quella periferia di mondo l equilibrio si rompe. Vito, l unico uomo di casa, emigra in Svizzera e lascia la sorella Adele, la più coinvolta nella conduzione dell azienda, a cercare di sbrogliare la matassa di burocrazia che si fa via via più complicata. Tutto deve riprendere dal punto zero: la nonna Salvatrice propone di tornare in campagna, in una piccola casa abbandonata.niente di esaltante, soprattutto agli occhi di Ina che non ne vuole sapere di una vita così: la casa è isolata, i cellulari prendono a stento, ma è l unica possibilità di sopravvivenza. Ci vengono mostrate una serie ben calibrata di riprese di vita all aria aperta, schiette, vere, per nulla idilliache: l alzarsi presto e il coricarsi senza luce, il caldo, la polvere, la fatica di stare chini a zappare, seminare, togliere le erbacce. Inquadrature di viottoli di campagna che conducono al nulla, in un paesaggio splendido e rigoglioso - un uliveto che guarda il mare - ma immobile e povero di umanità. La povertà che le quattro donne vivono riflette la povertà morale dei personaggi, le incomprensioni, la superficialità. Nessuno di loro è del tutto positivo, ciascuno cova un sordo rancore nei confronti degli altri. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 105, p. 14 e 15. c.m.v. 16

19 DAI 14 ANNI Incompresa Aria (9 anni), vive stretta tra la sorella maggiore, figlia di primo letto del padre e l altra di poco più giovane, frutto di una precedente relazione della madre. Lei è la figlia della pianista e dell attore, artisti centrati su di sé, incapaci di gesti d amore, saturi di un rapporto giunto al capolinea. Il film, ambientato nel 1984, racconta un anno nella vita di Aria, quando deve fare i conti con il nuovo assetto familiare, dividendosi tra i due genitori separati. Il suo è un faticoso girovagare tra le due abitazioni alla vana ricerca di un focolare dove essere accolta, unica compagnia un gatto nero raccolto per strada. Crede di poter contare sull amica del cuore, ma ne rimarrà delusa. Si rifugia nella scrittura, i suoi temi le fanno guadagnare un pubblico riconoscimento. Ma neanche i successi scolastici sembrano toccare i suoi genitori. Ad Aria non resta che meditare un gesto estremo per conquistare finalmente la loro attenzione. r. Asia Argento or. Italia/Francia 2014 distr. Good Films dur. 106 Il film, pur narrando la tragica storia di un infanzia delusa e oltraggiata, sceglie uno stile a tratti grottesco, surreale, spiazzante, dai toni esasperati. Aria racconta in prima persona il mondo contraddittorio nel quale è costretta a vivere. Abituata al benessere, deve fare i conti con l ammirazione invidiosa dei compagni di scuola e con la certezza che ai privilegi economici non corrisponde un appagamento affettivo. Il film sceglie una strada difficile, in cui gli adulti agli occhi di una bambina arrabbiata, delusa e addolorata, sono maschere mostruose, pietrificate dall insincerità e dall assenza del sentimento. Le due sorelle di Aria non conoscono il piacere della complicità e della condivisione. Entrambe vivono il privilegio di essere le prescelte del padre e della madre. Aria è la pecora nera, ha i capelli corti, è magra, ha un mondo interiore ricco, è sensibile e capace di sguardo critico. Vive divisa tra il mondo dei coetanei e quello degli adulti: è libera. Ingenua e smaliziata, ha bisogno di essere sostenuta e compresa almeno dalla sua amica del cuore, che mette continuamente alla prova fino a sentirsi rifiutata anche da lei. Se gli adulti sono crudeli, pure i bambini lo sono, e uno scherzo di cattivo gusto arriva anche dai compagni di scuola. Il film è stato girato in pellicola per dare alla fotografia una grana che assomigliasse alle istantanee delle Polaroid. La colonna sonora, coinvolgente, si rende interprete degli stati d animo di Aria. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n, 106, p. 8 e 9. a.ma. DAI 14 ANNI Un insolito naufrago nel tranquillo mare d Oriente Le cochon de Gaza Jafaar è un pescatore palestinese che vive con la moglie lungo il muro della Striscia di Gaza. Sorvegliato dai militari israeliani, una mattina pesca un grosso maiale. Poiché l animale è ritenuto impuro dalla religione islamica decide di sbarazzarsene. Ma non ci riesce. Nel frattempo scopre che vicino a lui i coloni ebrei allevano in gran segreto proprio dei maiali per la loro capacità di fiutare gli esplosivi. Lungo il recinto della colonia conosce una giovane russa interessata alla potenzialità riproduttiva del maiale e così pensa di aver trovato la soluzione ai suoi problemi economici e la risposta alle sue preghiere. Quando tutto sembra procedere per il verso giusto, un gruppo di terroristi integralisti lo recluta suo malgrado, mandando in aria l affare e la sua vita. r. Sylvain Estibal or. Francia/Germania/ Belgio 2011 distr. Parthénos dur. 99 Con questa commedia l esordiente Sylvain Estibal, scrittore e giornalista franco-uruguayano, estraneo alle due nazionalità in gioco nel film, invita a riflettere su due fatti. Il primo è che, comunque la si pensi, la questione palestinese ha una rilevanza universale. Il secondo che il dramma di quei territori può essere raccontato anche con ironia e leggerezza, ma non per questo con minore serietà. Jafaar rappresenta l uomo comune, costretto a vivere una vita dove ogni scelta individuale sembra essere vietata. Da quando il maiale è entrato nella sua vita, l unico pensiero è liberarsene. Paradossalmente invece, man mano che la vicenda si dipana, la sua presenza consentirà di trovare dei punti di solidarietà tra le due parti in conflitto. Per la religione islamica il maiale è così impuro che non si può nemmeno toccare. Anche per l ebraismo è lo stesso, gli ebrei li allevano su assi sospese perché non tocchino il suolo sacro; quando il maiale deve camminare su quello palestinese viene dotato di calzini. Virando dal sacro al profano, come elemento comune tra palestinesi e israeliani viene preso l interesse per le telenovelas, che diventano punto di partenza per riflessioni sulla situazione politicosociale. Questo prodotto televisivo appassiona, fa arrabbiare e commuovere uomini e donne, giovani e vecchi in ogni angolo della terra, quindi a buon diritto può trasformarsi in strumento di comunicazione anche a Gaza. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 106, p. 30. s.s. 17

20 DAI 14 ANNI Jersey Boys ANNUARIO New Jersey tra gli anni 50 e i primi anni 70. Anche qui gli italo-americani sono spesso collusi con la mafia e i giovani fanno dentro e fuori la galera. Come Tommy, amico di Frankie, che ha la voce in falsetto. Frankie e Tommy, sciupafemmine scapestrati, decidono di creare una band alla quale si aggiungono Bob, di buona famiglia e bravo compositore, e Nick, figura minore ma essenziale. I quattro hanno un successo strepitoso, diventano i leggendari Four Season: donne, soldi e potere. Ma nel gruppo cominciano a formarsi le prime crepe e Frankie inizia una carriera da solista perché le vicende private dei cattivi ragazzi segnano i volti e le anime: Frankie si sposa troppo presto, muore la sua figlia minore e lui si sentirà responsabile. A questo punto si spezza il difficile, ma forte legame con Tommy che costringe la band a sobbarcarsi un debito contratto con la criminalità organizzata. Il mitico gruppo si scioglie. Resta la musica r. Clint Easwood or. Usa 2014 distr. Warner Bros Italia Dur. 134 Jersey Boys è il racconto della nascita di una band musicale, un racconto biografico, ma è soprattutto il racconto di un epoca, un racconto che diventa universale. L epoca è quella in cui tutti i desideri erano a portata di mano. L epoca di Elvis e di Frank Sinatra: dell alcol, della droga, della vita vissuta al massimo, della gioventù. Ma la giovinezza è una delle fasi dell esistenza: dovrebbero seguire la maturità e la saggezza della vecchiaia. Forse i quattro protagonisti del film sono rimasti eterni Peter Pan in cerca di leggerezza, anche se la vita ha presentato il conto. Interessante l idea di farli parlare in camera, in un dialogo diretto con lo spettatore, per uscire dal personaggio/performer ed essere liberi di raccontarsi da uomini tra gli uomini. Lo stile di Eastwood è riconoscibile nella scelta di una regia e di una composizione delle inquadrature sempre razionale e controllata come a voler contenere tutto l eccesso che quella vita passata portava con sé. Infatti: spenti i riflettori, tolti i lustrini, suonata l ultima nota, cosa resta? Dovrebbero rimanere i valori tanto cari a un uomo dell età del regista, per di più americano fino all osso: la lealtà, l amicizia, l onore, il coraggio. Non una parola in eccesso, un gesto, un azione inutile: tutto è calibrato per farci conoscere da vicino i personaggi e da dentro la band. La sceneggiatura può sembrare banale, ma riesce comunque ad affascinare il pubblico. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n.106, p. 22. a.m. DAI 16 ANNI Jimmy P. Alla fine della seconda guerra mondiale Jimmy Picard, un nativo indiano della tribù dei Blackfoot, inizia a soffrire di terribili mal di testa, attacchi di panico e intermittente cecità. Ricoverato all Ospedale militare per veterani di guerra di Topeka, in Kansas, specializzato in malattie psichiatriche, Jimmy si chiude in se stesso finché non è affidato a Georges Devereux, un antropologo e psicanalista francese, di origini ungheresi, specializzato nello studio delle culture altre da quelle Occidentali, comprese quelle dei nativi americani. Georges è un uomo brillante, pieno di entusiasmo e competenza; troverà in Jimmy un interlocutore di grande umanità, afflitto da un disagio psicosociale che riuscirà a individuare e guarire. Oltre alla dimensione puramente medica, però, si instaura tra i due un rapporto di profonda e solida amicizia. r. Arnaud Desplechin or. Usa/Francia 2013 distr. Bim dur. 114 Il primo film in lingua inglese di Arnaud Desplechin è la vicenda travagliata di una ricerca interiore e di un amicizia. La storia di un uomo silenzioso e intimamente dolente, ispirato alla vita vera di Jimmy Picard, nativo americano il cui dolore nascosto è stato smosso dalla guerra e ora viene ricomposto dal racconto. Non è cambiato il modo di esporre e filmare i sentimenti per il regista: i personaggi ce ne mostrano i cambiamenti sottili attraverso le espressioni del volto o la forma delle parole. Nel lungo dialogo che si estende per tutto il film Jimmy e il dottor Devereux raccontano e vivono grazie alle parole ogni emozione. Devereux chiede al suo paziente la traduzione nella lingua del Blackfoot delle parole più importanti, per imparare e per rendere complice Jimmy della sua stessa vita. C è disequilibrio fecondo, però, nella messa in scena di Desplechin. Nella ripetizione e nella dilatazione dei tempi si individua la necessità del dire e dell essere detto. Salvo poi, fornirci solo indizi sulla vita di Devereux, antropologo di origine ungherese di cui, però, non si può parlare, in fuga dall Europa nonostante abbia francesizzato il suo nome, in polemica con l ordine dei medici in quanto non propriamente medico, e innamorato di una donna che, però, non gli appartiene. I dettagli sono spiegazione per quel che riguarda Jimmy, si infittiscono in una rete di omissioni per quel che riguarda Devereux: osservatore non osservabile, alter ego del regista che proietta nel film immagini di sé. Vedi anche in Il Ragazzo Selvaggio n. 105, p. 21. g.p. 18

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