BENI CULTURALI PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO Assessorato alla Cultura Servizio Beni Culturali

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1 PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO Assessorato alla Cultura Servizio Beni Culturali Ufficio Beni storico-artistici Ufficio Beni monumentali ed architettonici Ufficio Beni archeologici BENI CULTURALI 2003

2 SOMMARIO 4 Ufficio Beni storicoartistici 20 Ufficio Beni monumentali ed architettonici 44 Ufficio Beni archeologici - 1 -

3 In prima di copertina: Impaginazione: Trento, Duomo, altare maggiore Francesco Oradini, Angelo, 1743 Flavia Merz - Servizio Beni Culturali Stampa: Centro duplicazioni P.A.T

4 INTRODUZIONE Anche a conclusione di quest anno raccogliamo in questa piccola pubblicazione una serie di notizie circa le principali attività, nel campo della conservazione e della valorizzazione dei beni culturali, intraprese dal Servizio beni culturali. Il volumetto è volto a tutti coloro che a vario titolo sono interessati a questi temi, in primo luogo le Amministrazioni locali, oltre a professionisti, ricercatori, studenti o semplici appassionati della storia e dell arte trentina. Il documento, che ha semplice carattere divulgativo, vuole essere un modo per l Amministrazione Provinciale di essere sempre più aperta e trasparente nei confronti del cittadino. Numerosi gli interventi di cui troviamo notizia nelle pagine che seguono, sia nelle attività di recupero del patrimonio architettonico di proprietà della Provincia Autonoma e di terzi, sia nel restauro di beni mobili e superfici affrescate, che nel campo della tutela dei ritrovamenti archeologici. Come si potrà vedere significative sono state poi anche quest anno le iniziative ostensive e di valorizzazione dei beni culturali trentini. Fra tutti, significativi da ricordare due importanti traguardi, raggiunti dopo anni di lavoro, quali le aperture al pubblico della Sezione Archeologica del Museo Civico di Riva del Garda e del Museo Retico di San Zeno. Altrettanto importante a conclusione di un iter di studi che ha coinvolto numerosi ricercatori, la pubblicazione del prestigioso volume Scultura in Trentino Il Seicento e il Settecento. Un particolare impegno è stato richiesto per il lavoro di revisione generale dei criteri per il rilascio dei contributi nel campo del recupero dei beni culturali, con la ricerca di uno snellimento delle procedure e soprattutto di un articolazione più ampia e sofisticata delle possibilità di intervento, in modo da poter rispondere in maniera più attenta alle numerose e svariate istanze della cittadinanza. Altrettanto significativa l approvazione da parte della Giunta Provinciale il 26 settembre 2003, a conclusione di un lungo lavoro di approfondimenti, del documento Direttive ed indirizzi per un programma di recupero e valorizzazione del patrimonio storico della Prima Guerra Mondiale. Un tentativo di operare in maniera organica, e per la prima volta sinergica, fra Enti, Amministrazioni pubbliche e privati in un settore culturale, per certi versi, ancora non completamente esplorato. Il momento di maggior riscontro per il settore è stato comunque, l approvazione da parte del Consiglio Provinciale, del nuovo Testo legislativo in materia di beni culturali. La nuova legge provinciale 17 febbraio 2003, n 1, a distanza di venticinque anni dall emanazione del primo testo provinciale in materia, propone un intervento complessivo ed organico nel campo dei beni culturali al fine di innovare, razionalizzare, migliorare e semplificare l organizzazione amministrativa, in relazione ai principi introdotti con L.P. 3 aprile 1997, n. 7 e al parallelo evolversi della legislazione statale di tutela, che ha trovato un nuovo assetto con il Testo Unico approvato con Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n La nuova normativa ha ripensato radicalmente anche la fisionomia strutturale del settore, facendogli assumere coerenza funzionale autonoma a livello di Dipartimento, e proponendo la creazione di tre soprintendenze in luogo del Servizio Beni Culturali, più una in luogo dell attuale Servizio Beni librari e archivistici

5 UFFICIO BENI STORICO ARTISTICI Attività di tutela e restauro Trento, Castello del Buonconsiglio, Camera delle Udienze, Gerolamo Romanino, Putto, affreschi, L'attività di tutela e restauro dell'ufficio Beni Storico-Artistici si esplica sia in lavori interamente compiuti dai restauratori interni del Laboratorio facente parte dell'ufficio stesso, sia in lavori "in diretta amministrazione", ovvero condotti da funzionari e tecnici interni ma eseguiti materialmente da ditte di restauro esterne in base alle urgenze conservative che vengono riscontrate dai funzionari nei vari sopralluoghi effettuati nel territorio. Questo tipo di attività, che si colloca a fianco di quella promossa direttamente dai proprietari di beni di interesse storico-artistico con il supporto di contributi provinciali, va considerata preziosa, dal momento che diviene occasione di approfondimento e sperimentazione di tecniche e metodologie via via più aggiornate, consentendo il recupero di beni artistici in stato conservativo particolarmente problematico, il cui risanamento richiede un apporto tecnico pluridisciplinare e contemporaneamente una collaborazione ed un raccordo con altri organismi pubblici di restauro. Per quanto riguarda i cantieri inerenti cicli affrescati, condotti in diretta amministrazione, va sottolineata l'importanza degli interventi programmati dall'ufficio Beni Storico- Artistici per valorizzare e salvaguardare le preziose testimonianze pittoriche cinquecentesche che ornano le sale al primo piano del Castello del Buonconsiglio e che si sono concretizzati nel restauro della Camera del Torrion da basso, affrescata da Marcello Fogolino, concluso nel 2002, e nell'avvio, nel mese di novembre di quest'anno, del restauro del ciclo affrescato nella Stua della famea da Dosso Dossi. Nell'ambito di questo ambizioso programma è giunto a conclusione nel corso del 2003 il restauro del ciclo affrescato della Camera delle Udienze, dipinto da Girolamo Romanino tra il 1531 e il I temi raffigurati nella Camera delle Udienze entro finte nicchie con partiture architettoniche rappresentano Bernardo Cles con il segretario Antonio Quetta (parete orientale), Carlo V e il fratello Ferdinando I (parete occidentale), Massimiliano I, Filippo il Bello e Carlo il Temerario (parete settentrionale) e tre imperatori romani (parete meridionale). Nei pennacchi angolari sono invece dipinti gli stemmi, sorretti da putti festanti, di Carlo V, di Ferdinando I, del Principato vescovile di Trento e quello cardinalizio di Bernardo Cles. Nel soffitto, entro tre ovali, spiccano la Fortuna e altre due figure femminili, forse raffiguranti la Prudenza e la Giustizia, ovvero le virtù che più contribuiscono alla conduzione avveduta del governo con la giusta dose di fortuna. Nella visione d'insieme l'apparato decorativo in stucco, di derivazione classica, suddivide in modo armonico le superfici dipinte con le effigi dei più potenti - 4 -

6 regnanti del tempo e degli imperatori romani, dalle otto figure ignude realizzate a rilievo entro losanga, che rappresentano i Quattro Elementi ed i Temperamenti. Restauro a cura della ditta "Salvoni Adriano - Restauro dipinti" di Rudiano (Bs) - Direttore lavori dott. Claudio Strocchi, assistente lavori geom. Claudio Vicenzi, supervisione tecnica restauratore Roberto Perini. Inoltre, in collegamento con l'iniziativa espositiva intitolata Gli incanti dell'arte. Dieci anni di acquisizioni al Castello del Buonconsiglio, sono state restaurate alcune opere entrate recentemente nelle collezioni museali e bisognose di essere recuperate ad una situazione di maggiore leggibilità. In particolare sono i dipinti di: Giovanni Battista Lampi (attr.), Ritratto della contessa Antonia Alberti Poja e Ritratto del conte Leopoldo Martini, olio su tela, cm 78,5x60,5 (ciascuno), 1780 ca.; Francesco Marchetti, Ritratto del principe vescovo Francesco Alberti Poja, olio su tela, cm 91,5x73,5, databile ; Ignoto, Ritratto di Maria de' Medici, olio su tela, cm 54,9x49,5 e Ritratto di Luigi XIII, olio su tela, cm 50,5x46, terzo quarto del secolo XVII; Michelangelo Unterperger, Assunzione di Maria, olio su tela, cm 93,5x47,5, databile al 1751; Louis Dorigny, Testa virile, affresco, cm 26,4x20,2, Testa femminile, affresco, cm 19,2x26,5; Testa femminile, affresco, cm 21,5x21,5. Restauro a cura della ditta AREA di M.P. Tamanini e C. Chinellato - Direzione lavori dott. Elvio Mich, assistenza lavori geom. Claudio Vicenzi, supervisione tecnica restauratore Roberto Perini. Altrettanto sottoposti a restauro sono i due importanti pezzi di mobilio recentemente acquisiti per il Castello del Buonconsiglio: Manifattura tedesca, cassone nuziale, cm 67x176x73,5, seconda metà XVI secolo; Manifattura dell'italia settentrionale, stipo monetiere, XVII-XIX secolo; Restauro a cura della ditta L'Ebanista s.r.l. di V.Kettmaier, Trento - Direttore lavori dott. Elvio Mich. Assistente lavori geom. Claudio Vicenzi - supervisione tecnica restauratore Roberto Perini Parimenti significativi sono stati nel corso del 2003 i numerosi interventi di restauro, condotti in diretta amministrazione dai funzionari dell'ufficio nel territorio provinciale, tra i quali vanno ricordati, in una breve e sommaria elencazione, i seguenti: Cembra, chiesa di S. Pietro Ignoto artista sudtirolese, Cristo crocefisso, i dolenti, Maria e san Giovanni evangelista, gli Apostoli e i santi Pietro e Paolo, statue lignee, circa. Le sculture furono eseguite come elementi figurativi per un altare cinquecentesco presumibilmente rimosso a seguito della Visita pastorale del 1842, e la loro esecuzione è ipoteticamente riferibile agli anni , ossia poco dopo la riedificazione della chiesa di S. Pietro. Le caratteristiche stilistiche, la fattura dell'intaglio e la policromia adottata, che accentuano il carattere espressionistico delle figure, consentono di ascrivere questi manufatti all'ambiente culturale atesino, influenzato dalla cultura artistica tedesca tardogotica. Cembra, chiesa di S. Pietro, intagliatore sudtirolese, Vergine dolente, legno intagliato policromo e dorato, L'intervento di restauro ha consentito il recupero ottimale della cromia originaria, con la rimozione della spessa patina di sporco e sostanze oleose che ne alteravano l'aspetto - 5 -

7 e soprattutto ne compromettevano la materia pittorica antica. Al fine di consentirne una visione corretta e soprattutto garantirne la salvaguardia, nel rispetto delle attuali esigenze di culto, per la loro ricollocazione sono state scelte la parete settentrionale e quella di fondo dell'abside. In tal modo le sette sculture pervenute, opportunamente ancorate a supporti metallici disposti a diverse altezze, nobilitano l'area cultuale. L'intervento di restauro e la conseguente valorizzazione attuati dall'ufficio Beni Storico-Artistici, sono il degno completamento dei lavori di recupero degli affreschi che ornano le pareti interne dell'edificio sacro, anch'essi espressamente finanziati con un contributo dell'ufficio Beni Storico- Artistici del Servizio Beni Culturali. Restauro a cura della ditta Chiara Mariotto di Besenello. Direttore lavori di progettazione ed esecuzione dott. Claudio Strocchi, assistente lavori geom. Sergio Chini, supervisione tecnica restauratori Francesca Raffaelli- Roberto Perini. nel 1817 e fu subito sostituito da uno nuovo; le portelle superstiti, probabilmente verso il 1820, vennero trasferite nell'ubicazione attuale, nella chiesa di S. Maria Maggiore. Trento, chiesa di S. Maria Maggiore Giovanni Maria Falconetto (Verona Padova 1535), I santi Pietro e Paolo; Angelo annunciante e Vergine annunciata, , già nel Duomo di Trento. Nel 1506 il Capitolo della cattedrale di Trento intraprese la costruzione di un nuovo organo, che venne realizzato nel corso di due anni. Della decorazione pittorica venne incaricato il veronese Giovanni Maria Falconetto che aveva raggiunto notevole prestigio a Verona per la profonda cultura antiquaria derivatagli da un lungo soggiorno a Roma e per la sua abilità come pittore prospettico. Dell'organo, che il Falconetto dipinse e dorò in tutte le sue parti, assistito dal fratello Gian Antonio, si sono salvate solo le portelle, che chiudevano lo strumento sul lato anteriore. La loro esecuzione coincise con l'incoronazione imperiale a Trento, nel 1508, di Massimiliano d'asburgo ad opera del principe vescovo Giorgio Neydeck ( ). L'antico organo del Duomo venne demolito Trento, chiesa di S. Maria Maggiore, Giovanni Maria Falconetto, Angelo annunciante (particolare durante il restauro), tempera su tela, A portelle chiuse l'organo mostrava i santi Pietro e Paolo sotto un grande arco poggiante su piedritti ornati da candelabre con motivi a grottesca. I lati interni delle portelle erano visibili solo quando l'organo era in funzione, con le ante aperte, e raffigurano l'angelo annunciante e la Madonna annunciata. Restauro a cura della ditta L. Gianotti - Salorno. Direttore lavori dott. Ezio Chiniassistente lavori geom. Sergio Chini, supervisione tecnica restauratore Roberto Perini. Tonadico, chiesa cimiteriale dei Ss. Vittore e Corona Ruprecht Potsch e Philip Diemer (?), altare a portelle, legno policromo e dorato, primi decenni del XVI secolo. Realizzata da un artista vicino alla bottega - 6 -

8 brissinese di Ruprecht Potsch, l'opera si è rivelata, grazie al restauro, di particolare qualità non solo artistica ma anche compositiva, per la ricchezza dei materiali costitutivi e le tecniche esecutive rilevate. Lo scrigno centrale ospita le sculture della Vergine col Bambino in trono, S. Vittore e S. Corona, quest'ultima rifacimento del XIX secolo. Sulle portelle restano soltanto i rilievi interni raffiguranti S. Caterina e S. Barbara. Meglio conservata la predella, con rilievo centrale recante la Natività, chiuso Tonadico, chiesa dei Ss. Vittore e Corona, bottega di Ruprecht Potsch e Philip Diemer, altare a portelle, legno policromo e dorato, primo quarto del XVI secolo nello scrigno da portelle dipinte, recanti esternamente due santi vescovi e internamente S. Sebastiano e S. Rocco. Assieme all'altare è stato recuperato un prezioso dipinto ad olio su tela raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Silvestro, Zenone, Santo papa e Salomè con la testa del Battista, dipinta nella prima metà del Seicento da un pittore vicino al veneto Francesco Frigimelica. Il restauro ha offerto l'occasione per approfondire le studio delle tecniche artistiche e dei materiali utilizzati dagli artisti tramite comparazione dei dati ottenuti da indagini al microscopio, macrofotografie, analisi chimiche, stratigrafiche e all'infrarosso. Restauro a cura della ditta L.A.R.A. di Cristino e Roberto Gervasi - Denno - Direttore lavori dott.ssa Raffaella Colbacchini - assistente lavori geom. Sergio Chini, supervisione tecnica restauratore Francesca Raffaelli. Vigo di Ton, Castel Thun Quattro slitte, fine XIX- inizio XX secolo È terminato il restauro delle quattro slitte destinate ad essere trainate da cavalli. In particolare si tratta di una slitta Vittoria con attacco per cavallo singolo alla domatrice, per pariglia o per quattro cavalli, di una slitta Spider con attacco per pariglia o per singolo cavallo, e di una slitta Phaeton con attacco per pariglia di cavalli, risalenti al periodo tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo e fabbricate da Alexander Ranacher (documentato a Villabassa/Niderdorf nel 1903). Ad esse si aggiunge la slitta Spider con seduta tandem e attacco a pariglia di cavalli e per cavallo singolo della fine del XIX - inizio XX secolo, costruita da un fabbricante di veicoli di ambito tirolese od austriaco. A questo restauro seguirà il recupero ancora più impegnativo delle carrozze, inaugurando così un fronte poco esplorato riguardante la cura per una classe di oggetti del tutto particolare, dove le arti applicate declinano gli esiti della ricerca e della sapienza tecnica. Si tratta di opere funzionali, che tendono tuttavia ad assumere anche la valenza di oggetti di prestigio e di rappresentanza dinastica, come documentano le livree decorate con i colori araldici della famiglia Thun, i decori figurati realizzati con la tecnica della "lacca povera" e quelli plastici delle aggressive teste di animali in fusione metallica poste sui terminali sagomati dei pattini. Restauro a cura della ditta Voltolini Restauri snc di Vigolo Vattaro - Direttore lavori arch. Giovanni Dellantonio, assistente lavori geom. Sergio Chini, supervisione tecnica restauratore Roberto Perini. Vigo di Ton, Castel Thun, slitta Spider - decorazione sul parabrezza, finexix - inizi XX secolo - 7 -

9 Vigo di Ton, Castel Thun È attualmente in fase avanzata di svolgimento il restauro, finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (proventi derivanti dal Gioco del Lotto, piano triennale ), della quadreria di Castel Thun. L'intervento riguarda 139 dipinti ed è suddiviso in due perizie: a) manutenzione (54 dipinti con le rispettive cornici); b) restauro (75 dipinti con le rispettive cornici). Villa Lagarina, chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta L'intervento di restauro ha riguardato le pale d'altare della parrocchiale (sei tele) e un dipinto della sagrestia. Risultati di particolare rilievo sono emersi dal restauro della pala di Sant'Antonio da Padova, opera giovanile e qualitativamente alta di Antonio Gresta, e dal restauro della grande tela dell'assunta di Nicolò Dorigati ( ), opera fondamentale nel lungo percorso creativo del pittore trentino allievo di Carlo Cignani, che ha rivelato inoltre caratteristiche tecnico-esecutive di grande interesse e rarità. Restauro a cura della ditta Egidio Arlango di Vicenza - Direttore lavori dott. Elvio Mich, assistente lavori geom. Claudio Vicenzi, supervisione tecnica restauratore Roberto Perini. Vigo di Ton, Castel Thun, Faustino Pernici, Aia con contadini, olio su tela, 1834 Mentre il restauro è ancora in corso, l'intervento di manutenzione si è da poco concluso con ottimi risultati: tra le opere, che comprendono ritratti di membri della famiglia Thun e soprattutto vedute, si possono citare un raro e notevole esempio del paesaggista bresciano Faustino Pernici, Aia con contadini al lavoro (1835), il Paesaggio della campagna romana con personaggi in costume popolare di Johann Nepomuk Schödelberger, il Paesaggio montano con ruderi di Heinrich Heinlein e la Veduta del golfo di Palermo (1845) di Andreas Achenbach; fra i ritratti un inedito di Eugenio Prati. Manutenzione a cura della ditta L.A.R.A. di Gervasi Cristino e Roberto - Denno (per la manutenzione); restauro della ditta Gianmario Finadri di Mezzolombardo - Direttore lavori dott. Elvio Mich, assistente lavori geom. Claudio Vicenzi, supervisione tecnica restauratore Roberto Perini. Villa Lagarina, chiesa di S. Maria Assunta, Nicolò Dorigati, Assunzione della Vergine (particolre), olio su tela, Villa Lagarina, chiesa parrocchiale di S.Maria Assunta, cappella di S. Ruperto Arsenio Mascagni, 21 dipinti su rame, 1629 Il restauro si collega alle manifestazioni indette da Provincia Autonoma di Trento, Museo Diocesano Tridentino e Comune di Villa Lagarina per celebrare il 350 anniversario della morte di Paride Lodron, figura eminente nella storia del Seicento sia per il Trentino che per la città di Salisburgo. Dal 1619 fino alla morte nel 1653 egli fu infatti principe vescovo di Salisburgo, dove si distinse per la sua capacità politica che consentì al principato di evitare i disastri della Guerra dei Trent'Anni, ma anche per la sua - 8 -

10 attività di mecenate, con la conclusione dell'edificazione della cattedrale di Salisburgo. Nel corso del 2002 era stato condotto il restauro dei dipinti murali di Arsenio Mascagni all'interno della Sagrestia (ditta Lilia Gianotti). Si è successivamente portato a compimento il risanamento dei 21 dipinti su rame, anch'essi opera del Mascagni, all'interno della cappella, terminato nella primavera del Dopo il restauro degli otto grandi rami nella cupola, con le immagini delle Beatitudini, è stato portato a termine Claudio Vicenzi, supervisione tecnica restauratore Roberto Perini. Lodrone, chiesa parrocchiale dell'annunziata Legate alla committenza Lodron, in particolare di Carlo Ferdinando Lodron, sono le pale d'altare e altre tele (sei in totale) nella chiesa di Lodrone, opere documentate di Nicolò Dorigati (1723) e di Gasparantonio Baroni. L'intervento di restauro, determinato dalle condizione conservative precarie di queste opere, si situa all'interno del recupero di testimonianze lodroniane nel territorio trentino e di un programma di "percorsi" che consentano di apprezzare il ruolo di importanti committenti rivestito dai membri di questa famiglia. Restauro a cura della ditta Lilia Gianotti di Roverè della Luna - Direttori lavori dott. Ezio Chini e dott. Elvio Mich, assistente lavori geom. Sergio Chini, supervisione tecnica restauratore Roberto Perini. Villa Lagarina, chiesa di S. Maria Assunta, cappella di S. Ruperto, Arsenio Mascagni, Nicolò Lodron, (particolare), olio su rame, 1629 quello dei dipinti nel presbiterio e quello sui rami nella parte bassa dell'aula: fra questi assume particolare rilievo il Ritratto dei genitori di Paride Lodron, Nicolò e Dorotea Welsperg, che ha rivelato, dopo la pulitura, una qualità altissima. In parallelo l'ufficio Beni Monumentali si è occupato del restauro degli stucchi della cappella, eseguito di Claudio Molin con la direzione lavori dell'arch. Giorgio Michelotti. Restauro a cura della ditta Gianmario Finadri di Mezzolombardo - Direttore lavori dott. Ezio Chini, Assistente lavori geom. Trento, chiesa di S. Apollinare Sono stati restaurati e ricollocati nella chiesa di S. Apollinare a Trento tre dipinti su tavola raffiguranti rispettivamente S. Apollinare, Imago pietatis e san Giovanni Trento, chiesa di S. Apollinare, Imago pietatis, tempera su tavola, inizi del XVI secolo - 9 -

11 Nepomuceno. I primi due, eseguiti da un artista di formazione tedesca del XVI secolo, costituivano un tempo un'unica tavola dipinta su fronte e retro e segata in sezione nel Settecento. Il vescovo titolare della chiesa domina ancor oggi l'altare maggiore, mentre l'imago pietatis, pur presentato secondo una variente iconografica inconsueta, è posta in controfacciata, sopra l'ingresso principale della chiesa. Entrambe le immagini recano sullo sfondo vedute della zona del Doss Trento e Piedicastello lungo il fiume Adige. La terza tavola che orna l'altare laterale destro della chiesa e raffigura san Giovanni Nepomuceno venne dipinta nel XVIII secolo. Restauro a cura di Chiara Mariotto - Besenello - Direttori lavori dott. Ezio Chini e dott.ssa Raffaella Colbacchini, assistente lavori geom. Sergio Chini, supervisione tecnica restauratore Roberto Perini. Recupero del cannone Skoda 10.4cm modello 1915 presso le pendici orientali della Punta Botteri, in alta Val Nardis / gruppo Adamello-Presanella Le eccezionali condizioni climatiche verificatesi nel corso della primavera e nei primi mesi dell'estate del 2003, con aria secca e temperature medie molto elevate anche in quota e zero termico spesso al di sopra dei 4500m s.l.m., hanno causato un drastico scioglimento del ghiacciaio. L'area interessata dall'affioramento della postazione d'artiglieria del cannone, a 3171m di quota e inclinata di circa 45, era già del tutto priva di neve e, inoltre, erano in atto diversi movimenti di crollo da parte di massi, anche di grandi dimensioni, che, precipitando dalla cresta sovrastante, avrebbero seriamente compromesso la conservazione del pezzo, a meno che non si fosse intervenuti con celerità per mettere in sicurezza il reperto. Le condizioni di conservazione generali del pezzo e dei suoi accessori apparivano decisamente peggiorate con l'ossidazione delle parti in acciaio, il distacco delle vernici originali, con i danni causati dalla caduta di massi. Viene così messa in moto la complessa macchina organizzativa necessaria per giungere al recupero dell'importante reperto, operazione la cui riuscita imponeva la massima urgenza onde evitare la perdita definitiva del pezzo e dei materiali accessori. Sono stati coinvolti i tecnici del Servizio Beni Culturali e del Servizio Prevenzione Calamità Pubbliche, gli operatori del Centro Audiovisivi del Servizio Attività Culturali della Provincia Autonoma di Trento, alcune Guide Alpine, nonché i responsabili del Commissariato del Governo e del Museo della Guerra di Rovereto e del Museo della Guerra Bianca di Temù, e viene allertato l'ente Parco Adamello Brenta. Data l'impossibilità di provvedere in loco allo smontaggio del pezzo si è reso necessario prevedere l'impiego di un elicottero che fosse in grado di trasportare, a quella quota, l'intero cannone, pesante oltre 32 quintali, ovvero un Superpuma fatto giungere appositamente dalla Svizzera. L'operazione di imbracatura e trasferimento Presanella, Cannone Skoda prima del recupero

12 del cannone al Passo del Tonale per poi proseguire alla volta di Trento si è effettuata tra le ore 7.00 e 7.10 del 12 agosto, continuando poi con il recupero della postazione: sono state così assicurate le travi e le putrelle che sostenevano la piazzola della postazione oltre alle tavole di una seconda piazzola adiacente (queste ancora integre, in quanto non più sollecitate dal peso del relativo pezzo), il vomere dell'affusto, il carro per il trasporto della canna, parti della slitta che fu impiegata per il trasporto sul ghiacciaio della bocca da fuoco, i cunei necessari per assicurare la stabilità al pezzo durante il tiro, le lamiere ondulate che costituivano la copertura della postazione, parti di casse di munizioni, le bombole per l'aria compressa ed altri accessori. Il ritrovamento del cannone e il suo recupero sono eccezionali sia per la rarità del pezzo sia e soprattutto per il fatto che si è potuto documentare l'intero contesto e trasferire al sicuro gran parte dei materiali che costituivano la postazione. La circostanza che si sia potuto mettere in sicurezza il manufatto e tutto il suo materiale di corredo apre la strada alla progettazione di un allestimento che possa conciliare esigenze didattiche, storiche e turistiche attraverso un corretto approccio scientifico alla materia della conservazione e della valorizzazione del patrimonio storico della Prima Guerra Mondiale, patrimonio che solo di recente è stato a pieno titolo riconosciuto, anche istituzionalmente, come oggetto di particolare tutela. Direttori lavori dott.ssa Laura Dal Prà e p.i. Mauro Mazzola, Assistenti lavori geom. Sergio Chini e Claudio Vicenzi. Accanto ai lavori condotti in diretta amministrazione dai funzionari e dai tecnici dell'ufficio Beni Storico-Artistici, una parte rilevante di attività è destinata a seguire gli interventi di restauro effettuati con il contributo provinciale. Tra le decine di lavori che sono eseguiti nell'arco di un anno vanno almeno ricordati i seguenti interventi. I lavori di restauro della chiesa di S. Giuliano a Villa del Bleggio hanno riportato alla luce l'originaria decorazione pittorica cinquecentesca nelle vele dell'abside e il ciclo pittorico delle Storie di san Giuliano, risalente al XV secolo. Altrettanto rilevante è l'intervento di Caltron di Cles, chiesa di S. Lucia, altare maggiore, legno policromo e dorato, XVII secolo restauro dell'altare ligneo secentesco e delle tavole dipinte cinquecentesche, provenienti da un altare a portelle distrutto, della chiesetta di S.Lucia a Caltron. Fra i molti lavori eseguiti e conclusi nel corso dell'anno su autorizzazione e contributo meritano inoltre di essere menzionate le grandi tele della parrocchiale di Lavis, ossia i due 'teleri' absidali di Giuseppe Alberti e la pala dell'altare maggiore di Giovanni Pock. Non meno consistente sono stati l'intervento mirato al recupero di una statua lignea e una tavola, conservate nella parrocchiale di Sardagna, e il restauro di tutte le tele ubicate nella chiesetta di S. Rocco a Chiusole, fra le quali eccelle la pala dell'altare maggiore, opera documentata di fra Felice Cignaroli. Un analogo intento di recupero integrale delle testimonianze d'arte mobili ha guidato il progetto di restauro dei beni conservati nelle chiese dell'annunziata e del Suffragio, a Trento (quest'ultimo ancora in corso), che

13 Borgo Sacco, chiesa di S. Giovanni Battista, Gaspare Antonio Baroni Cavalcabò, Angeli, affreschi dell aula, 1749 conservano opere tra '600 e '800 di grande importanza da Obermüller a Baroni, da Lampi a Grigoletti. Si è conclusa inoltre nell'anno in corso la prima fase dei lavori di restauro generale degli apparati decorativi della chiesa di S. Giovanni Battista a Borgo Sacco: già portato a termine nello scorso anno l'intervento sugli affreschi di Gaspare Antonio Baroni Cavalcabò nell'aula e nell'abside (1749), è stato ora completato il recupero del cosiddetto Paradisetto (post 1754), nella cui cupola, attraverso un gioco di luci naturali, acquista più forza e pregnanza il tema dell'esaltazione dell'eucarestia trattato. L'aula si presenta ornata con un tema unitario: un unico enorme affresco raffigura l'esaltazione della Vergine, dello Spirito Santo e di Cristo, circondati dai personaggi dell'antico Testamento, secondo una progressione che dai temi dell'apocalisse e delle storie di Adamo ed Eva sulle pareti dell'ingresso, accompagna il fedele fino all'esaltazione di Dio Padre della zona absidale. Nel corso del prossimo anno verrà avviato il restauro delle decorazioni pittoriche e a stucco delle cappelle laterali sei e settecentesche. Altrettanto impegnativo si è presentato il vaglio del progetto per il restauro del palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme in Cavalese, il cui avvio è previsto nell'anno venturo. Attraverso un dettagliato approfondimento dei dati archivistici si è mirato in particolare alla conservazione dei restauri d'autore novecenteschi, ormai storicizzati e finora scarsamente indagati, al rispetto delle caratteristiche fondamentali delle scelte espositive storicizzate, all'individuazione dei nuovi percorsi museali sulla base delle ricche collezioni della Magnifica. E' ancora in corso di attuazione il restauro di un consistente gruppo di dipinti del Museo Civico di Rovereto, fra cui un importante stacco di affresco proveniente da Palazzo Del Ben a Rovereto, forse addebitabile ad ambito di Francesco Verla (?). Pure significativo risulta il restauro dell'abitazione di Fortunato Depero a Rovereto, ove l'artista installò nei primi anni Venti il laboratorio della casa d'arte, per la produzione di arazzi, cuscini e altri manufatti. Grazie ad un lungo intervento, il cui felice esito è stato possibile anche grazie alla sensibilità dei proprietari, è tornata alla luce la decorazione pittorica del salone, realizzata dall'artista nel 1923 per le sue celebri veglie futuriste: si tratta dell'unico esempio conservatosi di decorazione deperiana, se si eccettua il salone consiliare del Palazzo della Provincia, molto più tardo e restaurato un paio d'anni fa sotto la guida dei funzionari dell'ufficio Beni Storico-Artistici. Sono inoltre conclusi alcuni restauri di opere novecentesche delle collezioni permanenti del MART, tra cui un pezzo forte del Novecento italiano, quale l'autunno di Marussig, e sono in previsione a breve i restauri degli "arazzi" e dei mobili della casa di Fortunato Depero. Rovereto, Museo d Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto - Collezioni della Provincia Autonoma di Trento, Pietro Marussig, L Autunno, olio su tavola,

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