PROGETTO DI COLTIVAZIONE E RIPRISTINO AMBIENTALE DELLA CAVA "SBASSO-CONFINE" NEI COMUNI DI SERAVEZZA E STAZZEMA (LU)

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1 PROGETTO DI COLTIVAZIONE E RIPRISTINO AMBIENTALE DELLA CAVA "SBASSO-CONFINE" NEI COMUNI DI SERAVEZZA E STAZZEMA (LU) RELAZIONE GEOSTRUTTURALE E VERIFICHE DI STABILITA ai sensi della L.R. 78/98 IL PROPONENTE DEMETRA ITALIA SRL Il Legale Rappresentante Attilio Bencaster IL PROGETTISTA Dr. Geol. Sergio Matteoli Geofield srl COLLABORATORI Dr. Geol. Elisa Livi Dr. Geol. Giuseppe Nirta Dr. Geol. Diego Furesi CODICE ELABORATO SCALA REVISIONE NO. DATA C _ 1.0EL

2 Sommario 1. PREMESSA CARATTERIZZAZIONE FISICO-MECCANICA DELLA ROCCIA INTATTA CARATTERIZZAZIONE DELLE DISCONTINUITÀ VERIFICHE DI STABILITÀ CINEMATICHE CONCLUSIONI PRESCRIZIONI E MISURE DI SICUREZZA ALLEGATI: Tabella sintesi fratture Elaborati grafici verifiche cinematiche Disegni di sistema reti TECCO e SPIDER della ditta Geobrugg 2

3 1. PREMESSA Gli ammassi rocciosi costituenti i fronti di cava di cave di lapidei ornamentali ed i fronti naturali e/o artificiali prossimi ad essi sono costituiti da un insieme fisco di blocchi di roccia intatta separati tra loro da discontinuità fisiche di varia natura (joint, superfici di stratificazione, ). Per definire le caratteristiche geomeccaniche di un ammasso roccioso e descrivere il suo comportamento allo scavo devono essere definite sia le caratteristiche meccaniche della roccia intatta, sia le caratteristiche geometriche e meccaniche delle discontinuità presenti al suo interno. In particolare gli ammassi rocciosi superficiali o a modesta profondità, quali quelli di scarpate e fronti di cava, manifestano un comportamento tenso-deformativo influenzato in modo determinate dalla presenza di discontinuità, che rappresentano un punto di estrema debolezza nell ammasso costituente il fronte. Le caratteristiche geometriche e meccaniche delle discontinuità risultano quindi di fondamentale importanza nell analisi di stabilità di fronti di scavo in roccia. 2. CARATTERIZZAZIONE FISICO-MECCANICA DELLA ROCCIA INTATTA I litotipi interessati dalla coltivazione hanno buone caratteristiche fisico-meccaniche e tecniche, che consentono l utilizzo per svariati usi, sia decorativi che strutturali. Per le caratteristiche geomeccaniche della roccia intatta si è fatto riferimento alle proprietà meccaniche del materiale merceologicamente indicato come Marmo Bardiglio Cappella (tab I), contenuti nel database ISICENTRY dell Internazionale Marmi e Macchine di Carrara SpA (http://www.isicentry.immcarrara.com/portale/portale.asp): 3 Scheda materiale Denominazione commerciale: Denominazione scientifica: Località cava: Regione cava: Nazione cava: Descrizione: BARDIGLIO CAPPELLA marmo Seravezza Toscana Italy Marmo di colore grigio scuro, a grana fine, con venature di colore bianco-grigie chiare non uniformi. Il colore scuro è dovuto alla presenza di pirite microcristallina.

4 Normativa Parametro U.M. Valore Fonte Carico di rottura a compressione kg/cm Marmi Italiani: guida tecnica. Vol 1. Istituto Commercio Estero. Roma: Vallardi, Carico unitario di rottura a flessione kg/cm Marmi Italiani: guida tecnica. Vol 1. Istituto Commercio Estero. Roma: Vallardi, Modulo di elasticità lineare (Young's) kg/cm Marmi Italiani: guida tecnica. Vol 1. Istituto Commercio Estero. Roma: Vallardi, Carico di rottura a compressione dopo kg/cm Marmi Italiani: guida tecnica. Vol 1. Istituto Commercio Estero. Roma: Vallardi, cicli di gelività Dilatazione lineare termica mm/ml C 0,0039 Coefficiente di imbibizione d'acqua % 0,12 R.D. 2232/39 Peso per unità di volume kg/m Marmi Italiani: guida tecnica. Vol 1. Istituto Commercio Estero. Roma: Vallardi, R.D. 2232/39 Resistenza all'urto cm 50 Marmi Italiani: guida tecnica. Vol 1. Istituto Commercio Estero. Roma: Vallardi, Resistenza all'abrasione mm 0,31 Marmi Italiani: guida tecnica. Vol 1. Istituto Commercio Estero. Roma: Vallardi, Carico di rottura a compressione kg/cm Marmi Italiani: guida tecnica. Vol 1. Istituto Commercio Estero. Roma: Vallardi, Carico di rottura a compressione dopo kg/cm Marmi Italiani: guida tecnica. Vol 1. Istituto Commercio Estero. Roma: Vallardi, cicli di gelività Dilatazione lineare termica mm/ml C 0,0054 R.D. 2232/39 Coefficiente di imbibizione d'acqua % in peso 0,187 Marmi Italiani: guida tecnica. Vol 1. Istituto Commercio Estero. Roma: Vallardi, R.D. 2232/39 Peso per unità di volume kg/m Marmi Italiani: guida tecnica. Vol 1. Istituto Commercio Estero. Roma: Vallardi, R.D. 2232/39 Resistenza all'urto cm 32 Marmi Italiani: guida tecnica. Vol 1. Istituto Commercio Estero. Roma: Vallardi, Carico di rottura a trazione indiretta kg/cm mediante flessione Usura per attrito radente 0,49 R.D. 2232/39 Modulo di elasticità kg/cm Marmi Italiani: guida tecnica. Vol 1. Istituto Commercio Estero. Roma: Vallardi, Tab. 1 Scheda delle caratteristiche fisico-meccaniche del marmo Bardiglio Cappella 4 3. CARATTERIZZAZIONE DELLE DISCONTINUITÀ Al fine di definire le caratteristiche geometriche e meccaniche delle discontinuità è stato condotto uno specifico rilevamento geostrutturale-geomeccanico di campagna, attraverso n.8 stendimenti eseguiti in corrispondenza dei fronti di cava esistenti e delle pareti naturali presenti in prossimità di essi. I fronti sono caratterizzati da orientazioni diverse, in modo da consentire il rilievo di tutti i sistemi presenti. L ubicazione degli stendimenti condotti è visibile in Tav. B1; gli stendimenti hanno le seguenti caratteristiche riassuntive: N stendimento dip direction/dip Tipo di affioramento Lunghezza (m) St1 45/50 fronte di scavo 4,0 St2 70/90 fronte di scavo 45,0 St3 210/70 fronte di scavo 12,0 St3bis 210/70 fronte di scavo 16,0 St4 150/87 fronte di scavo 18,0 St5 75/90 fronte di scavo 18,0 St6 230/70 fronte di scavo 15,0 St7 210/67 fronte di scavo 23,0 St8 132/90 fronte di scavo 27,5

5 Relativamente all orientazione delle discontinuità presenti di seguito si riporta la proiezione stereografica dei poli delle discontinuità, con le corrispondenti curve di isodensità ed i sistemi di discontinuità riconosciuti: Stendimento St1 Stendimento St2 5 Stendimento St3+3bis Stendimento St4 Stendimento St5 Stendimento St6

6 Stendimento St7 Stendimento St8 K1 80/57 K2 328/69 K3 267/62 K4 155/83 K5 360/53 K6 26/11 Totale stendimenti 6 Totale stendimenti Fig. 1 Proiezione stereografica dei poli delle discontinuità relative agli stendimenti condotti e diagramma a rosa. Il rilievo delle orientazioni delle discontinuità evidenzia la presenza di n.6 sistemi di discontinuità principali di cui due coniugati andamento NE-SW sub-verticali o ad alta indicazione (K2, K4), due coniugati ad andamento NNW-SSE con inclinazione media (K1, K3), uno ad andamento E-W con inclinazione media (K5) ed uno ad andamento NW-SE a bassa inclinazione (K6). I sistemi K1 e K3 sono paralleli alla direzione assiale delle pieghe, mentre i sistemi K2 e K4 sono perpendicolari ad essa.

7 I sistemi di discontinuità individuati possono essere in parte ricondotti ai sistemi, indicati nel gergo locale dei cavatori, come secondo e contro ; il secondo corrisponde alle discontinuità che hanno orientazione circa E-W e inclinazione prossima alla verticale o molto elevata (K2, K4), mentre il contro corrisponde a discontinuità ad andamento circa N-S (K1, K3). I dati evidenziano, all interno di ciascun sistema, una variabilità nelle orientazioni e nelle inclinazioni che rendono conto dell andamento ondulato dei piani di fratturazione osservabile sui fronti di cava. A livello generale nell area estrattiva si riconoscono due discontinuità principali di ordine maggiore che sono ben evidenti sul fronte di cava principale; è ipotizzabile che in corrispondenza di tali discontinuità siano state sedi di movimento con rigetti di modesta entità. Tali discontinuità hanno andamento circa ENE-WSW e inclinazione elevata fino a sub-verticale, appartenenti quindi al sistema K4. Per ogni discontinuità misurata lungo gli stendimenti sono state rilevate le caratteristiche che ne controllano il comportamento meccanico, in coerenza a quanto indicato dalle linee guida ISRM 1. I parametri che sono stati rilevati sono i seguenti: persistenza apertura rugosità alterazione riempimento condizioni idrauliche Per quanto riguarda la rugosità delle discontinuità, dal momento che le discontinuità che risultano avere maggiore importanza nei fenomeni di stabilità sono spesso quelle caratterizzate da elevata persistenza, è stato fatto riferimento non solo alla rugosità a piccola scala, ma anche a quella a grande scala, attribuendo un JRC rappresentativo di 1,0 m di discontinuità, secondo le indicazioni di Barton 2. Relativamente al fronte di scavo interessato dallo stendimento è stato preso in considerazione il fatto che esso fosse rappresentato da un fronte naturale o da un fronte di scavo disturbato dalla metodologia di abbattimento utilizzata (esplosivo). 7 1 INTERNATIONAL SOCIETY FOR ROCK MECHANICS COMMISSION ON STANDARDIZATION OF LABORATORY AND FIELD TESTS (1978) Suggested methods for the quantitative description of discontinuities in rock masses. INTERNATIONAL SOCIETY FOR ROCK MECHANICS CLASSIFICATION OF ROCKS AND ROCK MASSES (1981) Basic geotechnical description (BGD) of rock masses. 2 Barton N. (1987) Predicting the behaviour of underground opening in rock. Manuel Rocha Memorial Lecture, Lisbon. NGI Publication 172, Also Geotecnia 53, July 1988.

8 I dati rilevati per ciascuna discontinuità sono stati elaborati accorpandoli per ogni singolo set di discontinuità, in modo da indagare la distribuzione di frequenza dei diversi fattori che caratterizzano le discontinuità ed in particolare quelli che ne controllano la resistenza. In riferimento al grado di alterazione delle discontinuità, osservando l istogramma (fig. 2) di sintesi dei dati rilevati si osserva che la classe più rappresentata in generale risulta essere quella delle fratture fresche, che non presentano segni di alterazione, ad eccezione di alcune lievi decolorazioni delle pareti; la seconda classe più rappresentata è quella delle discontinuità leggermente alterate, caratterizzate da una decolorazione totale del materiale accompagnato da una diminuzione delle caratteristiche geomeccaniche di resistenza. Circa il 20% delle discontinuità presenta caratteristiche di moderata alterazione, con presenza di porzioni di roccia decomposta e/o disintegrata. Osservando le distribuzioni del grado di alterazione nei singoli sistemi si evidenzia che il K3 e il K6 mostrano in linea generale condizioni di alterazione meno spinta, con oltre il 65% delle fratture che risultano non alterate; il sistema K2 e K5 mostrano in linea generale condizioni di alterazione più spinta con oltre l 80% delle discontinuità che risultano leggermente o moderatamente alterate. In riferimento alla rugosità delle discontinuità (fig. 3), osservando l istogramma di sintesi dei dati rilevati si osserva che le classi più rappresentate in generale (oltre il 50% dei dati in totale) risultano essere quelle dell intervallo di JRC 0,4-0,9, rappresentativa di discontinuità piane lisce, e dell intervallo 8,0-9,0 rappresentativa di discontinuità ondulate rugose; la seconda classe più rappresentata (circa il 40% dei dati) è quella delle discontinuità con valori di JRC 1,9-2,3 rappresentativa di discontinuità piane rugose e 6,0-8,0 rappresentativa di discontinuità ondulate lisce. I restanto valori si distribuiscono nelle restanti classi di JRC. Osservando le distribuzioni della rugosità nei singoli sistemi si evidenzia che il set K2 e il K5 mostrano in linea generale condizioni di maggiore rugosità con oltre il 60% delle discontinuità che risultano avere un JRC 8. In riferimento alla persistenza delle discontinuità, osservando l istogramma di sintesi dei dati rilevati (fig. 4) si osserva che le classi più rappresentate in generale quelle di persistenza bassa (1-3m) e media (3-10m); sono rare le discontinuità con persistenza bassa e molto elevata. Osservando le distribuzioni della persistenza nei singoli sistemi si evidenzia che le discontinuità del sistema K4 presentano una persistenza maggiore delle altre famiglie di discontinuità, con oltre il 44% dei dati che ricade nella classe elevata, rappresentativa di discontinuità di persistenza pari a 10-20m. Le due discontinuità principali, che interessano il fronte di cava principale appartengono, infatti, a questo sistema. 8

9 Le discontinuità del sistema K6, K5 e K1 sono caratterizzati da una persistenza minore, con il 40-50% di discontinuità che risultano caratterizzate da persistenza bassa (1-3) o più raramente molto bassa (>1). % Set K1 grado di alterazione Fresco Legg. Alt. Mod. Alt. n.d Set K2 grado di alterazione Fresco Legg. Alt. Mod. Alt. n.d. 70 Set K3 grado di alterazione 35 Set K4 grado di alterazione Fresco Legg. Alt. Mod. Alt. n.d. 0 Fresco Legg. Alt. Mod. Alt. n.d Set K5 grado di alterazione 70 Set K6 grado di alterazione Fresco Legg. Alt. Mod. Alt. n.d. 0 Fresco Legg. Alt. Mod. Alt. n.d Fratture totali grado di alterazione Fresco Legg. Alt. Mod. Alt. n.d. Fig.2 Istogrammi relativi al grado di alterazione dei sistemi di discontinuità

10 Set K1 JRC 0-0,4 0,4-0,9 0,9-1,9 1,9-2,3 2,3-6,0 6,0-8,0 8, , Set K2 JRC 0-0,4 0,4-0,9 0,9-1,9 1,9-2,3 2,3-6,0 6,0-8,0 8, , Set K3 JRC 0-0,4 0,4-0,9 0,9-1,9 1,9-2,3 2,3-6,0 6,0-8,0 8, , Set K4 JRC 0-0,4 0,4-0,9 0,9-1,9 1,9-2,3 2,3-6,0 6,0-8,0 8, , Set K5 JRC 0-0,4 0,4-0,9 0,9-1,9 1,9-2,3 2,3-6,0 6,0-8,0 8, , Set K6 JRC 0-0,4 0,4-0,9 0,9-1,9 1,9-2,3 2,3-6,0 6,0-8,0 8, , Fratture totali JRC 0-0,4 0,4-0,9 0,9-1,9 1,9-2,3 2,3-6,0 6,0-8,0 8, ,0-11 Fig. 3 Istogrammi relativi alla rugosità (JRC, 1m) dei sistemi di discontinuità

11 Set K1 persistenza molto bassa bassa media elevata molto elavata Set K2 persistenza molto bassa bassa media elevata molto elavata 60 Set K3 persistenza 50 set K4 persistenza molto bassa bassa media elevata molto elavata 0 molto bassa bassa media elevata molto elavata % Set K5 persistenza molto bassa bassa media elevata molto elavata Fratture totali persistenza molto bassa bassa media elevata molto elevata Set K6 persistenza molto bassa bassa media elevata molto elavata Fig. 4 Istogrammi relativi alla persistenza dei sistemi di discontinuità 11

12 Per stimare la resistenza al taglio lungo le discontinuità ed in particolare l angolo di attrito da utilizzarsi nelle verifiche di stabilità cinematica, si è fatto riferimento alle relazioni empiriche fornite dal criterio di Barton 3, che definisce la resistenza al taglio lungo le discontinuità, come segue: = n *tan[jrc*log 10 *(JCS/ n )+ b ] dove: n : sforzo normale JRC: coefficiente di rugosità delle superfici di discontinuità JCS: resistenza a compressione delle superfici di discontinuità b : angolo di attrito di base Il criterio di rottura di Barton è un criterio non lineare, che consente di valutare un angolo di attrito di picco medio, all interno di un intervallo tensionale entro per cui possa essere ritenuto valido un criterio rettilineo, tramite la formula seguente: P = b JRC* log 10 *(JCS/ max ) dove: P : angolo di attrito di picco medio b : angolo di attrito di base JRC: coefficiente di rugosità delle superfici di discontinuità JCS: resistenza a compressione delle superfici di discontinuità max = *h max = peso di volume h max = massima altezza fronte 12 Il valore di angolo di attrito di base può essere ricavato da dati di letteratura, derivati da prove di tilt-test e da prove di taglio di laboratorio 4, ed è considerato cautelativamente pari a 35. Il valore di JRC, dai dati derivanti dai rilievi di campagna, risulta variabile da un minimo di 0.4 ad un massimo di 11, con un valore medio di 5 e modale di Barton N.R. (1973) Review of a new shear strength criterion for rock joints. Engineering Geology, 7, Barton N.R. (1976) Recent experiences with the Q-system of tunnel support design. Pro.Symp. on Exploration for Rock Engineering, Johannesburg, Ed. Bieniawski, Balkema, Rotterdam, Barton N.R. & Choubey (1977) The shera strength of rock joints in theory and practice. Rock Mechanics, 10, Barton N.R. & Bandis S.C. (1990) Review of predictive capabilities of JRC-JCS model in engineering practice. In: Rock joints, Proc.Int. Symp. On Rock joints, Loen, Norway, es7ds. N.Barton and O.Stephansson, , Balkema, Rotterdam. 4 Rutthapol Kemthong (2006) - Determination of rock joint shear strength based on rock physical properties. Thesis Submitted in Partial Fulfillment of the Requirements for the Degree of Master of Engineering in Geotechnology Suranaree University of Technology Academic. G. Grasselli, P. Egger (2003) - Constitutive law for the shear strength of rock joints based on three-dimensional surface parameters. International Journal of Rock Mechanics & Mining Sciences 40 (2003)

13 Per la resistenza a compressione della roccia intatta consideriamo che i valori indicati per le pietre ornamentali provengono da prove di laboratorio condotte su provini cubici di dimensioni 70x70x70mm (come previsto dalla legislazione italiana), che sovrastimano, rispetto a prove di laboratorio condotte su provini cilindrici (con rapporto altezza diametro pari a 2), il valore di resistenza a compressione di circa 30-40MPa 5. Il valore di resistenza a compressione della roccia intatta da prendere come riferimento per la stima del JCS è cautelativamente 95MPa. Seguendo le linee guida ISRM, si considera che per discontinuità fresche il valore di c risulti uguale a quello della roccia intatta, per discontinuità leggermente alterate o moderatamente alterate sia pari a ½ c e nel caso di discontinuità fortemente alterate o completamente alterate risulti pari a 0.1 c. In riferimento alle caratteristiche delle discontinuità rilevate e sopra descritte, il valore di JCS è assunto quindi variabile nell intervello 47,5-95MPa rispettivamente per discontinuità fresche e leggermente o moderatamente alterate. Il valore dello sforzo normale è stato calcolato facendo riferimento allo spessore sovrastante le fratture potenzialmente interessate da instabilità, che risulta avere un valore massimo pari a circa 35m; il valore del peso di volume della roccia intatta è stato assunto pari a 2,693 t/m 3. Il valore dell angolo di attrito, calcolato tramite il criterio di Barton, facendo riferimento agli intervalli di variabilità dei parametri sopra indicati, risulta variabile nell intervallo P =35,7-46. Nelle verifiche di stabilità cinematiche si farà riferimento a tale intervallo di valori VERIFICHE DI STABILITÀ CINEMATICHE Le analisi di stabilità cinematiche sono condotte attraverso l utilizzazione delle proiezioni stereografiche e consentono di verificare la possibilità cinematica di sviluppo di vari meccanismi di instabilità 6. Lo scopo delle analisi cinematiche è quello di individuare se, per determinati rapporti geometrici del fronte di scavo e del reticolo delle discontinuità, il fenomeno di instabilità indagato risulta cinematicamente possibile, ovvero se esistono le possibilità di sviluppo di meccanismo di movimento cinematicamente ammissibili. Le analisi cinematiche richiedono l assunzione di alcune ipotesi semplificate di base: 5 Coli M., Livi E., Berry P., Bandini A., Jia X. (2010) Studies for rockburst prediction in the Carrara Marble (Italy). 5th International Symposium on In-situ Rock Stress. 6 Hoek E. & Bray J.W. (1981) Rock Slope Engineering. 3 rd Ed. Inst. Of Mining and Metallurgy, London, 358 pp. Goodman R.E. (1989 Introduction to Rock Mechanics. John Wiley & Sons Ltd., New York, 562 pp. Markland J.T. (1972) A useful technique for estimating the stability of rock slopes when the rigid wedge sliding type of failure is expected. Imperial College RockMechanics Research Report, 19, 10 pp. Hudson J.A. & Harrison J.P. (1997) Engineering Rock Mechanics: am introduction to the principles. Pergamon, 440 pp.

14 l ammasso roccioso è considerato diviso in blocchi di roccia tridimensionali, rigidi e separati da discontinuità piane e infinitamente persistenti i blocchi sono sottoposti alla sola forza peso; non sono prese in considerazione eventuali sollecitazioni aggiuntive come quelle introdotte dalle pressioni idrauliche o da eventuali accelerazioni sismiche la resistenza al taglio lungo le discontinuità è puramente attritiva ed espressa da un angolo di attrito; il parametro geomeccanico più significativo per tali analisi è l angolo di attrito. Le analisi stereografiche sono basate su tecniche grafiche che utilizzano la proiezione stereografica come strumento per rappresentare i poli delle discontinuità e le loro intersezioni e per individuare le aree critiche per i diversi cinematismi. Le costruzioni grafiche, specifiche per ogni cinematismo, rispettano le condizioni geometriche cinematiche necessarie per lo sviluppo di ogni cinematismo e consentono di individuare le aree di instabilità dei poli delle discontinuità e delle loro intersezioni. Le verifiche di stabilità cinematiche sono state condotte utilizzando il software Dips Rocscience inc. e il software DipAnalyst Kinematic Analysis Software for Rock Slopes creato da Yonathan Admassu della Kent State University Ashtabula, Ohio, USA (http://www.dipanalyst.com/default.html). Il software è stato sviluppato per l esecuzione delle verifiche cinematiche di stabilità dei fronti in roccia, utilizzando le proiezioni stereografiche e consente di verificare la stabilità rispetto al meccanismo dello scivolamento planare, di cunei e del ribaltamento. Il programma DipAnalyst consente di applicare un approccio quantitativo per le analisi cinematiche, attraverso la definizione di failure indices, calcolati per ogni meccanismo di stabilità come il rapporto fra il numero di discontinuità che causa la data instabilità ( o il numero di intersezioni nel caso dello scivolamento di cunei) e il numero totale di discontinuità (o di linee di intersezione). Il programma consente inoltre delle semplici analisi di sensitività sui parametri che maggiormente influenzano la stabilità del fronte: angolo di attrito delle discontinuità, dip e dip direction del fronte. Tutte le analisi sono state condotte facendo riferimento all intero numero di discontinuità rilevato nei diversi stendimenti condotti; gli stendimenti sono stati condotti su fronti con orientazioni diverse, si ritiene quindi che l insieme delle discontinuità rilevate sia maggiormente rappresentativa delle discontinuità di un solo stendimento. I fronti che sono stati oggetto di analisi sono: il fronte principale, dopo la fase di messa in sicurezza, i fronti generati dall escavazione e il taglio della strada;; essi hanno le seguenti orientazioni: 14

15 N Fronte Dip direction/dip 1 Scarpata esistente/ inviluppo gradoni di scavo 210/70 2 Alzata gradoni di scavo 210/90 3 Fronte principale dopo messa in sicurezza 56/75 4 Fronte principale inviluppo gradoni di scavo 56/71 5 Fronte principale alzata gradoni di scavo 56/90 6 Inviluppo gradoni di scavo 326/71 7 Alzata gradoni di scavo 326/90 8 Taglio strada di accesso 203/90 Di seguito si riportano i risultati delle verifiche condotte: Fronte 1 (210/70): Scivolamento planare I fenomeni di scivolamento planare per questo fronte sono possibili per le discontinuità appartenenti al sistema K3, in particolare per quelle meno inclinate e ad orientazione NNW- SSE. Le probabilità di instabilità per questo cinematismo risultano essere medio-basse, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato. Ribaltamenti flessurale Per questo fronte non si verificano le condizioni cinematiche per il ribaltamento flessurale di lastre di roccia; le probabilità di instabilità per questo cinematismo risultano quindi essere nulle, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato. Ribaltamento di blocchi di roccia Le condizioni cinematiche dei piani basali per il solo ribaltamento di blocchi di roccia si verificano soltanto per alcune discontinuità del sistema K6, ad orientazione NNW-SSE; i cinematismi legati a meccanismi di ribaltamento associato a scivolamento si verificano soltanto per alcune discontinuità del sistema K3, ad orientazione NNW-SSE. Le condizioni cinematiche per le intersezioni dei piani delle discontinuità che individuano i blocchi di roccia soggetti a ribaltamento risultano essere verificate, in particolare per le intersezioni dei sistemi K5, K1 e K2, in modo tale da rendere cinematicamente possibili i fenomeni di instabilità in esame. Scivolamento di cunei La probabilità che si sviluppino cinematismi per scivolamento di cunei rocciosi risulta elevata, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato, in particolare per le intersezioni del sistema K3 e K4. 15

16 Fronte 2 (210/90): Scivolamento planare I fenomeni di scivolamento planare per questo fronte sono possibili per le discontinuità appartenenti al sistema K3 e K4. Le probabilità di instabilità per questo cinematismo risultano essere medie, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato; per fronti con stessa orientazione e pendenze minori di circa 70 (fronte 1) la probabilità di instabilità per questo cinematismo risulta molto minori. Ribaltamenti flessurale Per questo fronte non si verificano le condizioni cinematiche per il ribaltamento flessurale di lastre di roccia; le probabilità di instabilità per questo cinematismo risultano quindi essere nulle, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato. Ribaltamento di blocchi di roccia Le condizioni cinematiche dei piani basali per il solo ribaltamento di blocchi di roccia si verificano soltanto per alcune discontinuità del sistema K6, ad orientazione NNW-SSE; i cinematismi legati a meccanismi di ribaltamento associato a scivolamento si verificano soltanto per alcune discontinuità del sistema K3, ad orientazione NNW-SSE. Le condizioni cinematiche per le intersezioni dei piani delle discontinuità che individuano i blocchi di roccia soggetti a ribaltamento risultano essere verificate, in particolare per le intersezioni dei sistemi K5, K1 e K2, in modo tale da rendere cinematicamente possibili i fenomeni di instabilità in esame. Scivolamento di cunei La probabilità che si sviluppino cinematismi per scivolamento di cunei rocciosi risulta elevata, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato, in particolare per le intersezioni del sistema K3 e K4. 16 Fronte 3 e 4 (56/75 e 56/71): Scivolamento planare I fenomeni di scivolamento planare per i fronti ad orientazione circa NW-SE sono possibili per le discontinuità appartenenti al sistema K1 e K5. Le probabilità di instabilità per questo cinematismo risultano essere medio-alte, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato. Per discontinuità caratterizzate da angoli di attrito minori si ha maggiore probabilità di sviluppo di questi cinematismi.

17 Ribaltamenti flessurale Per i fronti ad orientazione circa NW-SE si verificano le condizioni cinematiche per il ribaltamento flessurale di lastre di roccia soltanto per alcune discontinuità del sistema K3; le probabilità di instabilità per questo cinematismo risultano quindi essere basse, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato. Ribaltamento di blocchi di roccia Le condizioni cinematiche dei piani basali per il solo ribaltamento di blocchi di roccia si verificano soltanto per alcune discontinuità del sistema K6, ad orientazione NW-SE e nel caso di valori di angolo di attrito maggiore anche discontinuità del sistema K1; i cinematismi legati a meccanismi di ribaltamento associato a scivolamento si verificano soltanto per le discontinuità del sistema K1. Le condizioni cinematiche per le intersezioni dei piani delle discontinuità che individuano i blocchi di roccia soggetti a ribaltamento risultano essere verificate, in particolare per le intersezioni dei sistemi K3, K4 e K2, K3, in modo tale da rendere cinematicamente possibili i fenomeni di instabilità in esame. Scivolamento di cunei La probabilità che si sviluppino cinematismi per scivolamento di cunei rocciosi risulta elevata, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato, in particolare per le intersezioni del sistema K1, K2 e K5 e K1, K4. 17 Fronte 5 (56/90): Scivolamento planare I fenomeni di scivolamento planare per i fronti ad orientazione circa NW-SE sono possibili per le discontinuità appartenenti al sistema K1, K5 e K2. Le probabilità di instabilità per questo cinematismo risultano essere medio-alte, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato. Per discontinuità caratterizzate da angoli di attrito minori si ha maggiore probabilità di sviluppo di questi cinematismi; per fronti con stessa orientazione e pendenze minori la probabilità di instabilità per questo cinematismo risulta diminuire sensibilmente. Ribaltamenti flessurale Per i fronti ad orientazione circa NW-SE si verificano le condizioni cinematiche per il ribaltamento flessurale di lastre di roccia soltanto per alcune discontinuità del sistema K3; le probabilità di instabilità per questo cinematismo risultano quindi essere medio-basse, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato.

18 Ribaltamento di blocchi di roccia Le condizioni cinematiche dei piani basali per il solo ribaltamento di blocchi di roccia si verificano soltanto per alcune discontinuità del sistema K6, ad orientazione NW-SE e nel caso di valori di angolo di attrito maggiore anche discontinuità del sistema K1; i cinematismi legati a meccanismi di ribaltamento associato a scivolamento si verificano soltanto per le discontinuità del sistema K1. Le condizioni cinematiche per le intersezioni dei piani delle discontinuità che individuano i blocchi di roccia soggetti a ribaltamento risultano essere verificate, in particolare per le intersezioni dei sistemi K3, K4 e K2, K3, in modo tale da rendere cinematicamente possibili i fenomeni di instabilità in esame. Scivolamento di cunei La probabilità che si sviluppino cinematismi per scivolamento di cunei rocciosi risulta elevata, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato, in particolare per le intersezioni del sistema K1, K2 e K5 e K1, K4. Fronte 6 (326/71): Scivolamento planare I fenomeni di scivolamento planare per i fronti ad orientazione NE-SW sono possibili per le discontinuità appartenenti al sistema K5 e K2 principalmente e solo marginalmente per le discontinuità del sistema K3, in particolare per quelle meno inclinate e ad orientazione NE- SW. La probabilità di instabilità per questo cinematismo risultano essere medio-alte, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato. Ribaltamenti flessurale Per i fronti ad orientazione circa NE-SW si verificano le condizioni cinematiche per il ribaltamento flessurale di lastre di roccia per le discontinuità del sistema K4; le probabilità di instabilità per questo cinematismo risultano quindi essere medie, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato. Ribaltamento di blocchi di roccia Le condizioni cinematiche dei piani basali per il solo ribaltamento di blocchi di roccia si verificano soltanto per alcune discontinuità del sistema K6, ad orientazione NE-SW; i cinematismi legati a meccanismi di ribaltamento associato a scivolamento si verificano soltanto per alcune discontinuità del sistema K2 e K5, a inclinazione media. Le condizioni cinematiche per le intersezioni dei piani delle discontinuità che individuano i blocchi di roccia soggetti a ribaltamento risultano essere verificate, ma meno probabili rispetto agli altri fronti analizzati. 18

19 Scivolamento di cunei La probabilità che si sviluppino cinematismi per scivolamento di cunei rocciosi risulta elevata, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato, in particolare per le intersezioni del sistema K3, K5 e K3, K2. Fronte 7 (326/90): Scivolamento planare I fenomeni di scivolamento planare per i fronti ad orientazione NE-SW sono possibili per le discontinuità appartenenti al sistema K2, K3 e K5. La probabilità di instabilità per questo cinematismo risultano essere medio-alte, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato; per fronti con stessa orientazione e pendenze minori la probabilità di instabilità per questo cinematismo risulta diminuire sensibilmente, in particolare per le condizioni cinematiche del sistema K3. Ribaltamenti flessurale Per i fronti ad orientazione circa NE-SW si verificano le condizioni cinematiche per il ribaltamento flessurale di lastre di roccia per le discontinuità del sistema K4; le probabilità di instabilità per questo cinematismo risultano quindi essere medie, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato. Ribaltamento di blocchi di roccia Le condizioni cinematiche dei piani basali per il solo ribaltamento di blocchi di roccia si verificano soltanto per alcune discontinuità del sistema K6, ad orientazione NE-SW; i cinematismi legati a meccanismi di ribaltamento associato a scivolamento si verificano per alcune discontinuità del sistema K5 e per le discontinuità del sistema K2. Le condizioni cinematiche per le intersezioni dei piani delle discontinuità che individuano i blocchi di roccia soggetti a ribaltamento risultano essere verificate, ma meno probabili rispetto agli altri fronti analizzati. Scivolamento di cunei La probabilità che si sviluppino cinematismi per scivolamento di cunei rocciosi risulta elevata, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato, in particolare per le intersezioni del sistema K3, K5 e K3, K2. 19

20 Fronte 8 (203/85): Scivolamento planare I fenomeni di scivolamento planare per i fronti ad orientazione WNW-ESE sono possibili per le discontinuità appartenenti al sistema K3, in particolare per quelle meno inclinate e ad orientazione NNW-SSE, e per alcune discontinuità a minore inclinazione del sistema K4. Le probabilità di instabilità per questo cinematismo risultano essere medie, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato. Ribaltamenti flessurale Per i fronti ad orientazione WNW-ESE le condizioni cinematiche per il ribaltamento flessurale di lastre di roccia risultano essere basse e interessano il sistema K5, in particolare per le discontinuità caratterizzate da bassi valori dell angolo di attrito;; le probabilità di instabilità per questo cinematismo risultano quindi essere basse, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato. Ribaltamento di blocchi di roccia Le condizioni cinematiche dei piani basali per il solo ribaltamento di blocchi di roccia si verificano soltanto per alcune discontinuità del sistema K6, ad orientazione NNW-SSE; i cinematismi legati a meccanismi di ribaltamento associato a scivolamento si verificano soltanto per alcune discontinuità random. Le condizioni cinematiche per le intersezioni dei piani delle discontinuità che individuano i blocchi di roccia soggetti a ribaltamento risultano essere verificate, in particolare per le intersezioni dei sistemi K5, K1, K2 e K1, K4, in modo tale da rendere cinematicamente possibili i fenomeni di instabilità in esame. Scivolamento di cunei La probabilità che si sviluppino cinematismi per scivolamento di cunei rocciosi risulta elevata, per l intervallo di variabilità di angolo di attrito considerato, in particolare per le intersezioni del sistema K3 e K4. 20

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