TECNICHE DI MOVIMENTAZIONE DEL PAZIENTE NEL DIPARTIMENTO DI NEUROSCIENZE. Fkt. Erba Riccardo Fkt. Brambilla Marco Fkt. Piovella Nicoletta

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1 TECNICHE DI MOVIMENTAZIONE DEL PAZIENTE NEL DIPARTIMENTO DI NEUROSCIENZE Fkt. Erba Riccardo Fkt. Brambilla Marco Fkt. Piovella Nicoletta

2 Anatomia funzionale del rachide 33 Vertebre; 5 parti; Tipi di curve (cifosi e lordosi); Funzione di sostegno e protezione;

3 Unità funzionale del rachide

4 Rachide cervicale 7 vertebre, Molto mobile: 50% C0 C1; Funzione di sostegno della testa; Rapporti importanti con: arteria vertebrale, recettori vestibolari, vie respiratorie, faringe, esofago, sistema nervoso; Importante correlazione con i movimenti dell arto superiore.

5 Rachide dorsale 12 vertebre; Si articola con le coste; Importante funzione di protezione del midollo spinale e organi interni; Cifosi;

6 Rachide Lombare 5 vertebre; Lordosi; Parte più soggetta a sovraccarico e degenerazione (molto mobile, funzione di sostegno del peso); Importante correlazione con i movimenti degli AAII

7 Rachide Lombare

8 Sacro 5 vertebre fuse; Nervo sciatico; «Cifosi»; Ossa iliache; Coccige;

9 Sacro

10 Alterazioni delle curve

11 Movimenti del rachide e del disco

12 Movimenti del rachide e del disco

13 Muscolatura Buon controllo della muscolatura addominale: trasverso e obliqui; Influenza degli arti inferiori: TFL, ischiocrurali, ileopsoas;

14 La Lombalgia Dal lat. lumbi, lombi; dal gr. algos, dolore. Manifestazione dolorosa a carico della regione lombare; può essere dovuta ad un trauma o anche ad uno sforzo fatto nel tentativo di sollevare da terra un oggetto, oppure ad una affezione reumatica delle masse muscolari, oppure ancora ad un artrosi della colonna lombare. La sintomatologia è rappresentata da dolore più o meno intenso, localizzato alla regione lombare, che si accentua in determinate posizioni o con certi movimenti. (da U. Delfino, Dizionario dei Termini Vietata Medici, la copia ed. Piccin)

15 Principali patologie del rachide Contratture muscolari; Degenerazione discale o articolare; Protrusione discale; Ernia discale; Stenosi del canale; Spondilolisi e spondilolistesi;

16 Ernia - Protrusione Normale Protrusione Ernie

17 Patologie del rachide Red Flag Tumori; Spondilodiscite; Malattie reumatiche; Cedimenti vertebrali e fratture; Aneurisma aorto addominale

18 Fattori di rischio lombalgia Costituzionali: Patrimonio genetico (Nachemson,1996) Dimensione del canale spinale; Età: > rischio tra i 25 e i 55 anni (media 42) Sesso: > rischio nel sesso maschile Statura: > rischio nelle persone alte Posturali ( Marty, 1984) Atteggiamento rilassato; Alterazione della lordosi fisiologica (iperlordosi, rettilineizzazione ecc.) Squilibrio frontale (asimmetria del bacino, scoliosi);

19 Fattori di rischio lombalgia Stile di vita: Fumo (Deyo,1989; Troussier, 1994); Sedentarietà e sovrappeso (Battiè, 1989; Troussier, 1994); Alcune attività ricreative (giardinaggio, bricolage, ecc.); Alcune attività sportive che possono causare microtraumatismi ripetuti come contraccolpi, rotazioni forzate (golf, tennis), flessioni ed estensioni ripetute; Alcuni fattori psicologici, connessi al disagio personale o professionale; Occupazionali: Postura seduta protratta: la guida di automezzi; Postura eretta protratta, soprattutto se associata a flessione del tronco; La movimentazione dei carichi e frequenti sollevamenti, particolarmente se in flessione e rotazione contemporanee; Particolari condizioni della vita (gravidanza);

20 Lombalgia come malattia professionale Prevalenza dal 50% al 70% della popolazione; In Italia occupa il secondo posto tra le patologie e tra le cause di invalidità civile; È la principale causa di inabilità lavorativa in persone con meno di 45 anni di età;

21 La lombalgia come malattia professionale

22 La lombalgia come malattia professionale

23 Fattori di rischio professionali Movimentazione di carichi molto frequente; Mantenimento posture incongrue; Ambiente di lavoro a volte non adeguato; Turni di lavoro eccessivi e numero inadeguato del personale; Predominanza personale di sesso femminile; Scarsa conoscenza delle manovre di movimentazione carichi (70% infermieri non istruito);

24 Movimentazione dei carichi Viene svolta frequentemente durante l attività lavorativa; Non è eliminabile; È possibile ridurre il rischio di sviluppare patologie muscolo-scheletriche;

25 Movimentazione dei carichi Che cos è l ergonomia? E la scienza che studia l interazione tra l uomo e i diversi sistemi, e applica i principi che assicurano il benessere dell uomo.

26 Movimentazione dei carichi In questo caso, ci dice come sollevare o spostare un peso correttamente, quali posizioni evitare, di quali fattori di rischio tenere conto.

27 Fattori di rischio Mentre si solleva un carico: Carico: Pesante Ingombrante Difficile da afferrare In equilibrio instabile Obbliga inclinazione o rotazione di tronco Oppositivo Ambiente: Spazio ristretto Pavimento scivoloso o instabile Poca possibilità di aggiustamenti Attività: Frequente o ripetuta Ritmo non modulabile Distanze troppo grandi Lavoratore: Inidoneità fisica Abbigliamento non idoneo Scarsa formazione

28 Movimentazione dei carichi 110 kg 70 kg 90 kg 150 kg 180 kg 110 kg

29 Movimentazione dei carichi 120 kg 212 kg 340 kg 30 kg 15 kg 120 kg 150 kg 75 kg

30 Movimentazione dei carichi Prendere un paziente di 80 Kg che cade genera un carico tra L3 e L4 di 1300Kg (un carico è rischioso sopra i 340 Kg)

31 Movimentazione dei carichi L eccessiva flessione lombare o rotazione durante le manovre di movimentazione aumentano la compressione sul disco vertebrale

32 Movimentazione dei carichi La distanza del carico dal corpo dell operatore influisce sulla compressione discale

33 Movimentazione dei carichi Quindi, è buona cosa durante le operazioni di movimentazione pazienti piegare le ginocchia e le anche e tenere la schiena dritta e il paziente vicino; Cercare di muoversi lentamente senza strappi; Utilizzare gli arti inferiori con base d appoggio larga, non la schiena o eccessivamente gli arti superiori; Cercare di prendere l abitudine sia con carichi leggeri che pesanti nel lavoro come nella vita quotidiana; l esercizio e la ripetizione di un movimento volontario lo rendono automatico.

34 Paziente neurologico Lesione del SNC: Alterazioni anatomiche e neurofisiologiche; Alterazioni funzionali; Segni clinici: Deficit motorio; Deficit sensitivo; Deficit cognitivo-comportamentale.

35 Deficit motorio Plegia/paresi; Debolezza muscolare; Fatica neuromuscolare;

36 Deficit sensitivo Tattile; Termica; Dolorifica; Propriocettiva;

37 Deficit Motorio + Deficit sensitivo Deficit controllo muscolare (difficoltà nell'esecuzione del gesto; Deficit controllo posturale: deficit mantenimento postura e alterazioni delle reazioni posturali; Alterazioni del tono;

38 Alterazioni del tono muscolare Tono muscolare: reazione del muscolo allo stiramento passivo. Sono dovute a un alterato controllo sensoriale conseguente ad una lesione del motoneurone superiore che si manifesta come una contrazione involontaria continua o intermittente del muscolo (Burridge 2005). Oppure come un assenza di risposta muscolare allo stiramento.

39 Alterazioni del tono muscolare IPERTONO: risposa abnorme allo stiramento di un muscolo a cui spesso si associa un cambiamento della proprietà intrinseche del muscolo stesso. Influenzato da: posizionamenti, fatica, velocità di stiramento, spine irritative, componenti emotive, deficit sensitivi, difficoltà del compito.

40 Alterazioni del tono muscolare IPOTONO: assenza o riduzione della risposta del muscolo al suo stiramento. Caratteristico in fase acuta. Strutture capsulo legamentose più vulnerabili a traumatismi (SPALLA+++)

41 Alterazioni del tono muscolare

42 Deficit neuropsicologici Afasie; Aprassie; Sindrome frontale; Neglect; Deficit di apprendimento;

43 Neuroplasticità Dopo la lesione si ha una RIORGANIZZAZIONE del SNC: Miglioramento condizioni cliniche; Stimoli ambientali; Come l individuo tenta di muoversi; «L uso di strategie comportamentali efficaci può tradursi in un miglioramento delle abilità motorie» (Kwakkel et al. 2004)

44 Neuroplasticità È la capacità adattativa del sistema nervoso e la sua abilità di modificare la sua intrinseca organizzazione strutturale e funzionale. È l elemento chiave del recupero funzionale.

45 Neuroplasticità L intervento del personale sanitario è fondamentale per indirizzare la riorganizzazione del SNC Durata della stimolazione Qualità della stimolazione

46 Posizionamenti e cambi posturali Scopo : Evitare la prolungata compressione della cute nelle zone a rischio; Mantenere in atteggiamento corretto i segmenti corporei; Fornire differenti stimoli sensitivo-motori al paziente; Migliorare la funzionalità respiratoria;

47 Cambi posturali Avvertire il paziente del movimento che stiamo compiendo, invitandolo ad aiutarci quando glielo chiediamo Adottare prese sicure e confortevoli I punti di presa non sono mai distali (mani, braccia, piedi e gambe) ma prossimali al corpo (bacino, tronco, ascelle..)

48 Posizionamento supino Obbligata per traumi al rachide/bacino; Comodo per la maggior parte delle operazioni infermieristiche; Se mantenuta a lungo ha lo svantaggio di stimolare riflessi patologici e fornisce insufficienti stimoli propriocettivi

49 Posizionamento supino Capo: cuscino medio che consenta una lieve flessione cervicale, cuscino fino a C7- D1, allineato rispetto alla linea mediana del corpo. Cingolo scapolare e aass: arti paretici in posizione antideclive, niente in mano; Bacino e aaii: cuscini per extrarotazione anca, archetto, cuscino sotto pianta del piede(?).

50 Decubito laterale fianco paretico Da introdurre precocemente se non vi sono controindicazioni; Il paziente può utilizzare l emilato sano in attività funzionali; Stimolazione tattile-propriocettiva sul lato paretico; Effetto benefico su tono muscolare;

51 Decubito laterale fianco paretico La testa: ben sostenuta, leggermente più in alto del torace; Il tronco: è leggermente ruotato indietro e sostenuto da un cuscino stabile (se possibile sostenere anche i glutei); L arto superiore plegico: è teso in avanti, spalla protratta, giace con un angolo di 90 rispetto al corpo. Il peso del corpo mantiene la scapola protratta e appoggia piatta sul piano del letto. Posizione antalgica; Le gambe: sono sistemate in posizione di passo con la gamba sana appoggiata su un cuscino e con anca e ginocchio flessi. La gamba plegica è posta in posizione di estensione.

52 Decubito laterale fianco sano Il paziente solitamente la gradisce anche se rende difficile svolgere attività funzionali; Se presenti deficit visuospaziali è più stimolato all esplorazione dello spazio controlaterale alla sede di lesione; Più difficile da raggiungere in autonomia; Il paziente si sente più impotente, se l arto plegico è flaccido ha necessità di essere molto ben supportato.

53 Decubito laterale fianco sano La testa: come nella posizione sul alto plegico. Il tronco: è perpendicolare al letto; L arto superiore plegico: dev essere supportato da uno o più cuscini; L arto superiore sano sta nella posizione più comoda per il paziente; L arto inferiore plegico viene portata avanti e completamente sostenuto su un cuscino con alcuni gradi di flessione all anca e del ginocchio.

54 Spostamento laterale nel letto È utile suddividere il «peso» in 3 parti: capo e tronco, bacino, arti inferiori; Utilizzare prese corrette; Igiene posturale; Il paziente deve aiutare; Gli operatori possono facilitarsi il compito utilizzando teli ad alto scorrimento;

55 Spostamento longitudinale nel letto Utilizzare presa crociata; Igiene posturale dell operatore Il paziente deve aiutare; Gli operatori possono facilitarsi il compito utilizzando teli ad alto scorrimento;

56 Supino Seduto Ruotare il paziente sul fianco; Flettere le anche del paziente; Portare gli arti inferiori fuori dal letto; Guidare il tronco in posizione seduta;

57 Supino - seduto Avvicinare il paziente supino al bordo del letto; Portare l arto inferiore paretico fuori dal letto; Controllare l arto superiore paretico; Guidare il paziente in posizione seduta;

58 Trasferimento letto - carrozzina Far appoggiare i piedi del paziente in terra; Bloccare le ginocchia del paziente con le proprie; Mettere l arto superiore paretico in sicurezza; Flettere il tronco del paziente tenendolo vicino al proprio; Sollevare il bacino del paziente e ruotarlo fino a raggiungere la carrozzina;

59 Trasferimento letto - carrozzina Se il trasferimento viene eseguito con 2 operatori: Un operatore ripete le azioni descritte in precedenza; L altro operatore aiuta il trasferimento del bacino;

60 Ausili per facilitare gli spostamenti

61 Postura in carrozzina Cuscino antidecubito; Allineamento: piedi appoggiati sulle pedane, ginocchia a 90, anche a 90 con la parte posteriore della coscia ben appoggiata al cuscino (due dita dal cavo popliteo); Ginocchia divaricate (alla stessa distanza delle anche); Sacro e colonna a contatto dello schienale fino al margine inferiore della scapola;

62 Sistemare il paziente in carrozzina

63

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