LA PIETRA E IL FIORE. I NOSTRI PRIMI DIECI ANNI

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1 LA PIETRA E IL FIORE. I NOSTRI PRIMI DIECI ANNI I brani che seguono sono il frutto del ricordo, della fantasia, dell esperienza di alcune persone che hanno partecipato ai soggiorni estivi. Tutto ha inizio verso il 1983, quando si pensò che le persone portatrici di handicap hanno diritto a dieci giorni di vacanza all anno. E' stato un lavoro di "cesello", se così si può dire, perché si dovevano "svegliare" mentalità, soprattutto politiche, sino a quel momento chiuse ed arroccate sul fatto che un discorso di vacanze per disabili era troppo impegnativo e che quindi si dovesse risolvere solamente nella cerchia familiare. Ed invece eccoci a festeggiare il 10 anno di vacanze per disabili, sovvenzionate dal Comune. Credo però che il 10 anno sia stato il periodo durante il quale ognuno di noi si sia dovuto misurare realmente con le difficoltà che il progetto di responsabilità poteva rappresentare. Noi, come persone disabili, non sapevamo come tenere a freno la gioia. Ci veniva data, per la prima volta, la possibilità di stare fuori casa per 10 giorni senza la presenza dei genitori. Avvenimento!! Nonostante la gioia però qualche segno di malinconia non abbiamo saputo nasconderlo. Ed ecco la partenza. In questo caso i più preoccupati sono i genitori. "Mi raccomando, prendi questo... alla sera ricordati di... i soldi quando arrivi dalli alla signorina... telefona." Quando però la macchina si mette in moto, si entra come per incanto in un altro mondo. Un mondo dove con poco ci si diverte! Si organizzano balli - feste - giochi. Non bisogna però lasciarsi prendere da tutta l'euforia descritta sino a questo momento, perché come in ogni gruppo che si rispetti, ci sono anche momenti di "capriccio" - "puntiglio". In questo frangente che si fa? Il più delle volte il pensiero è: "E solo l'inizio. figuriamoci alla fine!". Ci si può poi divertire facendo foto di quella situazione "critica". Quasi sempre dopo la fotografia tutto passa e ritorna la serenità per finire in bellezza le vacanze. Dieci giorni da non dimenticare stefania C'ero anch'io quando il gruppo del Centro Sociale si è entusiasmato ed ha iniziato questa avventura che da allora si è non solo mantenuta, ma consolidata e potenziata. C'ero, ma sicuramente non avevo colto l'importanza che l'iniziativa avrebbe assunto in tutti questi anni per tantissimi motivi, forse facilmente riassumibili in un'unica frase: è una vacanza "con"... e non una vacanza "per"... Direi che questa differenza sostanziale ha determinato il "come" si svolgono i soggiorni estivi con tutte le particolarità che li contraddistinguono (scelta albergo rapporto volontari utenti - scelta volontari) ed è su questa particolare e non scontata impostazione che mi vorrei soffermare. Fare una vacanza insieme, non è portare o assistere gli handicappati, ma avere voglia di stare tutti insieme e di volerci stare il meglio possibile. E' una sfumatura (!?) essenziale che i ragazzi percepiscono e che si manifesta chiaramente nel desiderio e nella gioia di ritrovarsi durante l'anno e nell'ansiosa attesa del soggiorno successivo, Quando l'incontro è sempre uno degli argomenti preferiti su cui

2 discorrere. Questa impostazione, inoltre, influenza favorevolmente i.. nuovi arrivati "i giovani volontari che non sono esperti nel settore e per molti dei quali si concretizza il primo contatto con l 'handicap ma che hanno voglia di provare (... e scusa se è poco, direbbe Leonardo) e l'ambiente esterno (il personale e gli altri ospiti dell'albergo e dintorni) che spesso vivono tali situazioni con imbarazzo o paura e quindi con un probabile rifiuto. Ecco direi che qui si attua l'integrazione sociale, con semplicità, senza neppure trascurare i particolari più insignificanti e con spontaneità, senza però lasciare niente al caso. Lavorando sul "campo" mi rendo sempre più conto di quanto ci sia ancora da fare, di come non sia scontato nulla e di quanto sia importante far vivere un'esperienza non da "addetti all'assistenza" ma da tutti, perché possa essere trasmessa ed incidere sulla realtà. Come diceva Daniele, sono piccoli passi ma solidi sicuramente. maria - C'era una volta... (così cominciano tutte le favole... ed anche questa) un luogo in una terra lontana dove le persone nascevano con le ruote. - Ogni tanto qualcuno veniva alla luce con qualche problema od aveva un incidente, le ruote non giravano più ed allora la comunità li forniva di ausilii, due aste pieghevoli che venivano chiamate gambe! - Non erano ausilii molto belli. Volete mettere l'armonia "rotonda" della ruota rispetto a quelle due specie di bastoni? Oddio, ve ne erano alcune che si dicevano "belle gambe", specie nelle donne, ma comunque c'erano anche stupende ruote! - All' inizio della storia gli sfortunati che non potevano usare le ruote erano costretti a muoversi con difficoltà, ma gli altri si erano subito attrezzati per rendere la loro vita migliore possibile. Ci fu in particolare uno scienziato, un certo Prof. Gerolamo Gradini che dopo approfonditi studi inventò la "scala" proprio per rendere più facile la vita di questi sfortunati "disabili". - Ed allora si scatenò la fantasia degli inventori, si stava entrando anche lì nella fantastica "economia di mercato" (altra invenzione di uno scienziato dell'epoca, un certo Carlo Soldoni) e nacquero così scale a pioli, a chiocciola, ad elica, gli scaloni monumentali e via di seguito e tutto ciò per facilitare la vita ai disabili che avevano le ruote che non funzionavano. - Le USL fornivano però solo scale a rampa normale e per questo molte associazioni di disabili protestavano perché dicevano che così si attuava una discriminazione! - Ma comunque tutti vivevano felici e contenti anche perché un notissimo architetto, certo Siltoff (forse un oriundo caucasico) riempiva di interesse la gente con divertenti conferenze su scale e scalette. a favore di tutti quelli a cui non giravano le ruote. - Ma c'era qualcuno che sussurrava sommessamente che era a lui che giravano male le ruotine del cervello! - Ma che non si sappia... É un permaloso! silvano Il mio incontro con il mondo degli "altri" è risultato nella sostanza sorprendentemente semplice nonostante le perplessità, le ansie, le apprensioni, le domande, la novità. Daniele mi ha introdotto. senza neanche troppo preavviso e preparazione, nel caos giocoso dei soggiorni estivi. Ritenevo, iniziando, che il mio compito - in una logica di ruoli stabiliti - fosse quello di "dare" (cosa poi?!).

3 Invece mi sono ritrovata a "ricevere": tanto affetto soprattutto, per me che (per carattere, per formazione, per situazioni di vita, per forza anche) avevo sempre negato una dimensione di affettuosità palpabile, fatta di gesti, di contatto, di espressione visiva, di spensieratezza, ma anche di crisi da superare. E ho ricevuto anche una percezione diversa del tempo: il mondo non è fatto solo di frenetico rincorrere impegni, appuntamenti, scadenze. Esiste una dimensione delicata e fantasiosa dello stare insieme, svestendo i soliti abiti della normalità quotidiana. Quei dieci giorni, seppure nelle difficoltà che sorgono, nelle tensioni, nelle tentazioni che a volte mi assalgono di rinunciare per stanchezza, stress, inadeguatezza, rappresentano anche una strada per esplorare in modo diverso i rapporti che nascono tra persone, tutte uguali, tutti insieme. daniela FRAMMENTI : Rosamaria è una signora. Osserva, con leggera distrazione, le persone e il mondo intorno, solo fingendo poco interesse. In realtà da in cima alla sua altezza non perde una battuta, un frullo, un gesto e ogni tanto si accende improvvisa la risata breve, sonora. Rosamaria è una signora: saluta sempre con delicata educazione, baciando sulle guance, ricordando il nome e pronunciandolo nella sua lingua. Gli amici allora diventano Angelita, Marquito, Tizianita... E tutto comincia a volare, a profumare: la farfalla è mariposa, il papavero amàpola. Dentro una nuvola di profumo, che guarda ritto, come se dovesse partire, c'è Rudy, dal sorriso leggero e perenne. Tiene il capo un po' reclinato, per osservare nascosto, e risponde educato; "he' s a gentleman, I think". Qualche volta con i suoi grandi occhi parte per cosmiche lontananze: la fuga appare come distrazione: "to dream, perhaps". Ma è per poco: tutto deve essere filmato, fermato, elencato: è un modo per restare, per comunicare con il mondo e i suoi abitanti. Anche una cartolina diventa terra di conquista. - Oggi siamo stati al lago. Era molto bello, c'erano Luigi, Francesco, Aldo, Marina, Marianna, Oscar... lo con la videocamera EX 425 Super ho ripreso Marina che bagnava il maglione, i pantaloni, le scarpe, la schiena di Aldo. Aldo si è arrabbiato ma per scherzo. Siamo rientrati in albergo alle 19,15... Rudy è gentile, ascolta la musica da una piccola radio; saluta e ringrazia, chiede il permesso ogni volta. Ogni volta come se dovesse partire. Gli brillano gli occhi mentre cammina con gli altri. C'è un paese, Baiardo, che è una specie di terra promessa, luogo dello spirito; Lorenzo lo indica forte, puntando il dito in ogni direzione, su richiesta degli amici. Ma lui non è di un paese, di una città: è di tutto il mondo, è di ogni espressione umana: lui appartiene alla civiltà, a quanto non bisogna perdere. Lorenzo è un uomo bambino: gioca perennemente con i leoni, le tigri, i maiali, le tàtare. Il fascino di un camion, di una ruspa gliela si legge sul volto: immagina la terra che si muove, si sposta, prende forma. È l'insostenibile leggerezza degli eventi che si fa sostanza, si fa vita. Farlo felice è rispondere al gioco, diventare sceriffo, regalargli gli occhiali da sole, un cappello a visiera, gridargli che è una testa di mucca. E far finta di essere morti scatena la sua tenerezza: no, è malato, sta "normendo"... - Si china sugli amici, li abbraccia, li accarezza. E levarsi d'improvviso urlando qualcosa, vuol dire sentire il suo "gra-grazie". Sei la pietra ed il fiore, Lorenzo. Sei una parte di noi. E la mamma arriva domani, sicuro.

4 Non so quanto tempo è che lo chiamano Conte. Ma è sicuro per il portamento lievemente altero e per la battuta sovente precisa e bruciante. Sergio attraversa la vita come fosse un enorme Palazzo reale: la gente intorno che brulica ad organizzare le ore e a mantenere rispettabili le sale, gli arazzi, le vetrate, i giardini. Lui invitato a Corte, a giocare distratto e educato i giochi degli altri. Si ferma ogni tanto, lo sguardo chiaro perso nella fissità, e allora potrebbe essere qualsiasi cosa: coscienza, memoria, violenza, tenerezza, buio. Poi ritorna, quasi subito, ad attraversare la vita, salutando con forza baroni e visconti, immaginando ostinato che viva per sempre la sua Contessina. Gli occhi grandi, enormi lumi che illuminano gli sguardi. Vincenzina non parla, o meglio, non pronuncia frasi comprensibili ma grovigli di suoni e di parole. Lei non parla con verbi e aggettivi ma con l intensità dello sguardo penetra il mondo, arriva là dove non arrivano neanche i discorsi complessi. Fa i capricci, ogni tanto, Vincenza, e si ferma dov'è, si pianta ostinata a guardare chi c'è. E vuole attenzione, vuole un abbraccio. Poi piega la testa e gli occhi di cerbiatta sono quasi d'acqua. Corri Teo, corri! Che le gambe macinano strada e i muscoli si tendono e si rilasciano. Sei libero, Teo, e se anche il movimento non è elegante, se anche il corpo scricchiola, tu fagliela vedere! Teo corre avanti e indietro sulle strade di pietra della montagna, poi viene con il fiatone, a chiedere se è bravo, se ce l ha fatta. Ti dice che è contento di essere lì, in vacanza con gli altri, ma ogni lieve dolore è un piccolo dramma: è la testa che duole, è il braccio, no, è la pancia, lancinanti fitte che prendono sotto lo stomaco. Che caldo! É contento di avere gli amici ma, nel fondo, nascosto anche a lui, c'è un groppo, un magone, un'assenza: forse manca la casa, di sicuro la mamma; e allora il rovello profondo diventa dolore, un'ansia raccolta, il fisico male. Per fortuna c'è il viso sereno di tante ragazze, gli occhi incantati. l'abbraccio avvincente. Ed il dubbio rimane: sto bene, oppure voglio tornare. Il sorriso con lentezza, decolla: corri Teo, corri, tante strade ci sono da correre. Ho promesso ad un amico di rivederci nell'aldilà: siccome ad occhio e croce, tutte e due siamo un po' peccatori e un po' bravini, ci si dovrebbe vedere in Purgatorio, là dove si va ad espiare per una migliore destinazione. E qui viene il bello. L'amico vive in carrozzella da tanti anni e si fa spingere e tirare da malcapitati amici e conoscenti, approfittando del fatto di averne molti. Che io ricordi, con lui siamo stati a visitar castelli in cima a picchi e montagnole, abbiamo guadato torrenti di montagna, ci siamo arrampicati in centri storici dalle viuzze ripide e dalle scale alte e abbiamo, ahimè, superato muretti anche solo diciamolo - per il piacere di lottare e sconfiggere le barriere. Lui imperterrito, in carrozzella, noi a sudar intorno. Lui, una cosa sola con la carrozzella, pazzerello e determinato quanto basta, io a trafficare con pedane e impennate fino a dimenticarmi la differenza tra le ruote e le gambe. E l'amicizia cresce, allora, e la fatica è già conquista. Deve essere successo in qualche posto complicato per le ruote e per le gambe che è scaturita una promessa, che in quel momento è suonata come una specie di rivendicazione: ci rivedremo in Purgatorio, caro Marco, ma là, sta certo, io mi siedo e tu spingi... e ne vedrai delle belle.

5 Probabilmente imparerò a star seduto in carrozzella, perché quando mi ci siedo adesso, tu dici che non sembro normale, che non ho la misura. Probabilmente capiremo insieme che, sulle gambe o sulle ruote il viaggio comporta più o meno le stesse difficoltà e le stesse soddisfazioni. lo mi siederò e tu spingerai. E dovrai sudare, caro Marco, e io dovrò fidarmi di chi mi spinge, come fai tu adesso. E scambiandoci i ruoli poi, confonderemo l'amicizia che diventerà una, e l'altra sarà a disposizione di chi vorrà. Sta a vedere che ci divertiremo anche ad espiare. beppe 1989, Fraconalto: le serate a soggetto furono la ventata nuova delle nostre vacanze; non più solo canzoni cantate in coro con l'accompagnamento della chitarra, ma coinvolgimento in giochi a squadre, canti e balli per tutti, nessuno escluso! L'albergo situato lontano dal centro abitato favorì questo clima da "villaggio turistico"; la giornata trascorreva come sempre con passeggiate, escursioni, gite e la sera ci si ritrovava tutti insieme per giocare, tanto che dopo le prime sere gli altri ospiti dell'albergo si univano a noi curiosi di sapere che cosa avremmo escogitato. Così, utilizzando un po' della esperienza scout di Daniela, di volta in volta organizzavamo squadre che si sfidavano in giochi, canti, e perché no, anche danze! Tra le più riuscite si può ricordare la serata in onore del Bicentenario della Rivoluzione Francese, il 14 luglio: iniziammo con una "Marsigliese" alla chitarra in un francese "quasi perfetto", proseguimmo con la "Presa della Pastiglia" a ricordare la ben più famosa "Presa della Bastiglia", che consisteva in un gioco a coppie nel quale una caramella, la "Pastiglia", doveva essere trasportata su un cucchiaio tenuto in bocca e consegnata ad un altra coppia che, unita per la caviglia, doveva effettuare il percorso contrario e depositarla in un piatto. Queste serate hanno così avuto il pregio di coinvolgere tutti in attività divertenti, di far dimenticare, per qualche ora almeno, soprattutto ai volontari i ruoli di tutti i giorni, scoprendo che ci si poteva divertire inciampando in un "tacco-punta" (quadriglia francese) o storpiando la strofa di una canzone. Al termine del soggiorno ci sembrò carino comporre una canzone che avesse per protagonisti tutti noi; la cantammo la sera prima della partenza e ci divertimmo nel riconoscerci nelle strofe. Riportiamo qui di seguito il testo: (Sulle note della Bamba) Un bel giorno a Fraconalto arrivammo tutti noi che più belli non ce n'è da Leonardo a Pepè. E tra tutte la più bella è di certo Raffaella e c'è poi la caramella che si chiama Gisella. Ritornello. Fraconalto (4 v.) E poi Fabio in vacanza bacia tutti belli e brutti da Nicola a Toffolutti e ci son i vegetariani poverini poverini sono ormai dei formaggini non son proprio abbuffini. Ritornello... Tra Mirella e Norina non si sa chi è più carina e se invece vuoi andar piano devi scegliere Adriano. Con Miriana e Filidea ci verrà la buona idea di passare la vacanza passeggiando per la stanza. Ritornello Con Leonardo e Pepé di problemi non ce n"è. Maristella ed Anita ci invitano alla gita e c'è poi Luigi Ivaldi uomo dai principi saldi sempre molto impacciato

6 da "danzille e canzoncille". Ritornello... E ci son Pat e Daniela tonde come una mela sempre pronte ad organizzare le serate per giocare. Alla "fine del soggiorno manca solo un altro giorno fra i saluti e i bagagli salutiam la compagnia. Ritornello daniela e patrizia TRUDY LA ROSSA Nessuno poteva sospettarlo, eppure Trudy stava pensando per la prima volta in vita sua di ribellarsi e avventurarsi per nuove vie. Già da parecchio tempo aveva adocchiato un' altra sedia a rotelle di nome Carlos; avevano parlato insieme poche volte, ma già le sue pedaline vibravano ogni volta che lo vedeva e si accorgeva di perdere a poco a poco il poggiatesta. A onor del vero Carlos, un esemplare arrivato da poco dalla Spagna, era proprio quel che si dice un bel tipo: colorito bruno, pelle liscia, dalle sfavillanti cromature e dotato di un imponente schienale. Anche Carlos d'altra parte non era insensibile alle ruote mozzafiato di Trudy e al suo fascino scozzese. Fu facile quindi per lei attirare la sua attenzione. Con meticolosa cura si fece gonfiare le ruote, lucidare le pedaline e riguardare i freni, tutto per essere pronta al più importante appuntamento della sua vita. Trudy aspettò impaziente di scorgere il bel Carlos per parecchio tempo, ma le ore passavano senza che del gagliardo spagnolo si intravedesse l'ombra. Fu un pomeriggio lunghissimo, tanto lungo che Trudy presa da uno sconforto cominciò a chiudere gli occhi e a sognare e vide Carlos, finalmente, ma ahimè al suo fianco non era più lei ma una modernissima fuori serie giapponese dotata di comandi elettronici, specchietti retrovisori, fari anti-nebbia e motorino-turbo 16 valvole. Evidentemente lui aveva scordato l'appuntamento e ora passeggiava come se niente fosse con la sua ultima conquista, a Trudy non restava altro che piangere; mai avrebbe immaginato che la sua fiducia avrebbe potuto essere così calpestata... Era tanto presa da quel terribile incubo che nella realtà, Trudy non si accorse dell'arrivo dell'amato; o forse non se ne avvide perché nello stato in cui Carlos si presentò era proprio irriconoscibile. Il suo ritardo infatti non era dovuto a niente di tutto quello che Trudy aveva immaginato, egli aveva semplicemente bucato una gomma! Il poverino aveva attraversato la città zoppicando pur di raggiungere la sua Trudy che evidentemente amava con tutta la sua carrozzeria e che mai avrebbe ingannato. Con le gomme a terra, ancora ansimando per la fatica sostenuta Carlos abbracciò il suo amore che subito trasalendo aprì gli occhi e in un istante capì di essersi sbagliata; forse aveva veramente ragione chi un giorno disse: "La speranza è l'ultima dea". mariella Quando partii per il mio primo soggiorno, notai che tutti gli utenti erano tranquilli e sereni mentre io avevo un sacco di paura. Non sapevo cosa dire e cosa non dire, cosa fare con i ragazzi e come farlo: dovevo mostrarmi deciso e severo o accondiscendente, dovevo scherzare spensieratamente o vi erano battute da non fare assolutamente? Oggi so che questi problemi erano dovuti al fatto che per me, all'inizio, gli utenti dei soggiorni erano dei "diversi": ancora non potevo sapere che l'unica cosa da fare era essere spontaneo, semplicemente me stesso. Così passai il

7 mio primo giorno ad osservare il mio compagno di camera Roberto cercando di cogliere chissà quali segni della sua diversità; cominciai un piccolo diario sul quale annotai sciocchezze del tipo: "forse Roberto ha paura del chiuso, dovrò stare attento che... ", ecc. Ero partito per il soggiorno perché ero convinto di non avere pregiudizi verso gli handicappati ed invece le mie barriere mentali non mi lasciavano libero di divertirmi come in qualsiasi altra vacanza tra amici. La mia prima conquista di quei giorni magici è stato strappare il velo dell'inconfessabile preoccupazione che mi portavo dentro: il timore di trovarmi a disagio di fronte alle malformazioni fisiche o alle eventuali mutilazioni degli utenti. Al contrario, nei momenti di gioia condivisi con loro fu questione d'istinto stringerci, toccarci, abbracciarci dimenticando l'esteriore. Mi resi conto di aver raggiunto la seconda tappa di quell'esperienza quando cominciai a scherzare con le ragazze ed i ragazzi handicappati dei loro stessi problemi, in questo imitando proprio loro, che, ad esempio, non mancano di dirsi: "ma sei matta, ma sei matto" (parola, quest'ultima, che io lì consideravo tabù). In poche parole: dovevo solo capire che l'affetto che ci univa bastava ad evitare pesanti equivoci e suggeriva le battute ed i modi più opportuni. La vittoria più bella ed inattesa mi aspettava agli ultimi giorni, quando cominciai a confondere volontari ed utenti! La situazione si era alla fine ribaltata: per ricostruire mentalmente i due gruppi dovevo fermarmi a riflettere con calma. Senza dubbio quanti hanno provato o proveranno simili sensazioni sentiranno - come me in quei momenti - di aver inferto una dura "mazzata" ai propri pregiudizi. Ma come ogni cosa che strappa un paraocchi, questa mazzata non è indolore e quando si torna, storditi dalla città, confusi per il brusco cambiamento, mentre si cammina istintivamente solo su quei pochi marciapiedi non ostruiti dalle auto, la si sente nel cuore. tullio IL PAESE CHE HO VISTO C'è un paese che non ha porte, né case, né strade, né posto sulla cartina. Ma c'è, io lo conosco, ci sono stata... É un paese fatto di volti e di sguardi, di voci e colori, di un filo sottile ma forte che avvolge e accarezza chi va a visitarlo. La vita al paese è quella di sempre: il lavoro, i problemi, qualcuno che parte, qualcuno che arriva ma sempre nell'aria quel filo sottile... No, no, non è fantasia, l'ho visto quel filo, passava, correva veloce o più lento da pensiero a pensiero, da una mano a una guancia, si dipanava leggero tra risate e silenzi senza mai addormentarsi. C'è un paese che non ha porte, né case, né strade, né posto sulla cartina. Ma è bello! Sicuro! lo, quasi quasi ci torno... e tu, cosa aspetti a partire? tiziana

8 IN TRAPPOLA? Capitolo I Ecco, finalmente mi sono svegliato. Devo aver dormito a lungo e ho una tremenda voglia di andare in bagno. Riesco con difficoltà a mettere a fuoco gli oggetti e... le persone. Quante persone attorno a me! C' è perfino la zia Maria, sarà dal Natale di cinque anni fa che non me la ritrovo tra i piedi. E questi chi sono? Da come son vestiti sembrerebbero dei dottori, e che facce! Ma un momento... Dove diavolo mi trovo? Questa non è la mia camera, dov'è la bocca di Marilyn Monroe, le labbra che ogni mattina mi mandano un bacio da sopra la porta? Questa è una stanza d'ospedale. Perché sono qui proprio non lo so, e perché tutti sono così tristi? Andiamo, questo è uno scherzo, sì sì proprio uno scherzo e io, stupido, ci sono cascato. Ora mi alzo e li scaravento tutti fuori. Ehi! Ma cosa mi succede? Le mie gambe sono pesantissime, si muovono, ma sono pesanti e lo stesso le braccia, la testa, le mani, tutto. Le parole sono impastate, quasi non le capisco, faccio una grande fatica. Riesco a farmi coraggio e chiedo il motivo di tutto ciò. Mia madre scoppia a piangere e mio padre anche. Non è tanto la mamma, che piange facilmente, ma è mio padre che mi preoccupa: non l 'ho mai visto piangere, nemmeno ai funerali dei suoi genitori. É un dottore che rompe il silenzio e tutto veloce, meno di 60 secondi, senti: "Hai avuto un brutto incidente, sei stato in coma ed è probabile che i tuoi movimenti d'ora in avanti siano più lenti e le tue capacità intellettuali limitate. Non so se hai capito il mio discorso, l'importante era dirtelo". E di nuovo il buio. Capitolo II L'ho capito sì, dottore, il tuo fottutissimo discorso. Con poche parole mi hai fatto capire che la mia vita subirà una svolta, una svolta seria. Il piede posato male, il colpo con la testa sul duro cemento, una frazione di secondo e puff, la mia vita subisce una "svolta". Al diavolo. Dottore, l'unica cosa che non ho capito è perché continuo a ragionare con la mia testa, a fare discorsi logici mentre la gente lì fuori mi tratta come un bambino di tre anni. É come se la mia mente fosse intrappolata nel corpo di un bambino, un bambino che non vuole decidersi a crescere. Dottore, lascia stare, non riusciresti a darmi una soluzione. Capitolo III Ormai è passato un anno e tutto è ancora così incredibile! Penso spesso di essere nel (bel) mezzo di un incubo, un triste sogno che ogni mattina al risveglio non mi vuole abbandonare. Sapete, non è facile giocherellare con la mente quando le mani e gli occhi non ti danno un aiuto. Vorrei scrivere racconti, risolvere problemi, leggere tanti libri, ma devo arrangiarmi con la mente e niente altro. Così un libro lo immagino, ci costruisco una storia partendo dal titolo e basta. I libri già letti invece cerco di ricordarli con precisione ed è come se li leggessi un'altra volta. É un buon esercizio, questo, per tenere la memoria in forma. Ultimamente sto "rileggendo" Delitto e castigo di Dostoyevskij, ma non riesco a ricordare come accidenti finisce: se Raskòlnikov viene smascherato, dal titolo si direbbe di sì, ma ciò che più mi preme è sapere se finirà bene la storia con Sònia. Ci riuscirò, basta avere pazienza, ed io ne ho da vendere. Capitolo IV Oggi la mamma mi ha spiegato che presto partirò con un gruppo di persone, tanti amici con i quali passerò dieci giorni in montagna, in hotel e tutto quanto.

9 È un po' nervosa. lo invece sono curioso. Prima viaggiavo spesso e nei viaggi cercavo e trovavo esperienze indimenticabili e ora sono sicuro che dieci giorni lontano da casa con gente mai vista prima, non potranno che essere un'ottima avventura. Capitolo V Ci siamo, finalmente è arrivato il momento. La mia roba è già sul furgone e non mi rimane che salutare i miei. Sono momenti sempre tristi, ma bisogna pensare a cosa ci aspetta, alla nostra vacanza. In macchina con me c'è Tommy, il ragazzo down attento a tutto ciò che succede e con un'esperienza carica di saggezza. Si vede che è una persona in gamba. Al posto di guida c'è una ragazza niente male, che incomincia subito a fare un gran "bordello", cantando canzoni, ridendo e scherzando, bene affiancata dall'altro accompagnatore, un po' più grande di età, ma anch' egli con una gran voglia di fare. Accidenti sarà dura stargli dietro. L'albergo è buono, tutto presto mi sarà familiare: l'ascensore, la sala da pranzo, il personale, la mia camera, il mio accompagnatore. So già che starò bene, perché è una cosa che si capisce in un istante, osservando le persone attorno a me, palpando l'atmosfera carica di amicizia. É uno spasso vedere cosa riescono a fare gli accompagnatori per farci divertire e cosa ancora più sensazionale è vedere che ci stanno riuscendo. Anche la persona che mi racchiude si diverte. Tutto è reso più facile dai ragazzi che come me svolgono il ruolo di utenti. Così spontanei, naturali, con una voglia enorme di vivere e far "casino". Mi ritrovo, senza sapere come, a far cose mai fatte. Ridere, "ballare", "correre" su di un prato, un prato verde e soffice, dietro ad un pallone che viaggia veloce tra le gambe dei miei amici. Tutti sono felici. Per noi è inevitabile, per loro naturale; ogni cosa è intrisa di naturalezza. Non pensavo che offrire il proprio aiuto a persone bisognose risultasse così semplice. Capitolo VI E tutto d'un tratto, a pranzo, scoppio a ridere, non riesco a fermarmi; voi mi guardate stupiti e cominciate a sorridere, ignari: no, non lo saprete mai il motivo! In un lampo si è ricostruita dentro la mia testa la scena finale del libro, il libro incompiuto da mesi. Tutto così semplice, tutto così chiaro. Ragazzi, continuate così, non immaginate il bene che, ora dopo ora, giorno dopo giorno, costruite intorno a noi. Non fermatevi mai. E questo è tutto. michele Giulia e Francesca. Due ragazze portatrici di handicap, due amiche con le quali ho trascorso giorni indimenticabili. Le ho accompagnate per quattro anni ai soggiorni estivi del Centro. Sono stata con loro giorno e notte. Ho diviso gioie e dolori. Credevo di avere dato tanto, ma quando ho tirato le somme di questa mia esperienza, mi sono resa conto che era molto di più quello che avevo ricevuto. Mi hanno donato un'amicizia, un affetto, un amore che è difficile trovare tra le persone, cosiddette "normali". E, ogni anno, al rientro dal soggiorno, mi sono sentita ricaricata, felice, serena.. Per due anni sono stata con Giulia, l'ho assistita, l'ho aiutata. Le ho offerto la mia amicizia e mi sono sentita ricambiata. Difficoltà di rapporti? Nessuna. E' affettuosa, mi abbraccia, mi coccola. Mi fa sentire importante. Sia con Giulia che con Francesca si è instaurato un rapporto molto dolce. I soggiorni estivi sono stati per me un'esperienza nuova. Dieci giorni di vacanza in montagna, ogni anno, nei quali ho tempo di riflettere e leggere dentro di me. E per

10 avere la certezza che, il prossimo anno, sarò nuovamente in prima fila con il cuore che batte, per ricominciare. Il primo anno è stata dura. Avevo paura di non farcela di fronte a difficoltà che non conoscevo. Poi mi sono resa conto di trovarmi perfettamente a mio agio. Oggi, dopo quattro anni, sono più facilitata nei contatti con i ragazzi portatori di handicap, ho maturato esperienza e sono riuscita ad allacciare dei rapporti di solidarietà e di amicizia veri. Con i ragazzi del Centro si vive una realtà completamente diversa. Il difficile viene dopo, al momento di reinserirsi nei problemi di tutti i giorni, dove i rapporti con il mondo che ci circonda sono molto più materiali. Ogni anno è un'esperienza nuova. Con i ragazzi del Centro e con gli altri del gruppo con i quali si è instaurato un rapporto di simpatia e di stima reciproca. C'è armonia fra noi e una grande facilità di coabitazione. Credo che la chiave del successo di questa iniziativa sia proprio nella felicità che ci unisce tutti, i ragazzi e noi del gruppo. marilena Il Piccolo Principe mi chiese: - Mi disegni per favore una pecora? - Non so disegnare una pecora risposi, e lui: - Per piacere disegnami una pecora. - lo che avevo fatto un po' di tutto ma non avevo mai disegnato una pecora, dopo vari ridicoli tentativi, disegnai un grande prato e dissi al Piccolo Principe: - Ora arriverà la pecora a brucare l'erba, e poi ne arriveranno molte altre e ci sarà molta allegria e molta vita in quel prato. Il Piccolo Principe mi disse che era proprio ciò che voleva, cioè creare un piccolo angolo, destinato ad ingrandirsi sempre di più, dove tutti potessero sentirsi accettati, ma soprattutto dove persone molto diverse tra loro per idee, handicaps, ideali religiosi, politici ecc. potessero trovare insieme degli argomenti e dei valori comuni a tutti. Quell' omino mi aveva "addomesticato" e credo che sia stato così anche per gli altri ragazzi del gruppo che si era formato. Così partimmo insieme per un bel viaggio nel tempo, tappa fissa annuale: dieci giorni da trascorrere insieme in quel prato, vennero poi chiamati "soggiorni estivi", cosa sono? É difficile spiegare con le parole l'atmosfera che si crea, è come vivere in un'altra dimensione dove è facile lasciarsi trasportare da tutto quello che accade; come si fa a spiegare il desiderio e la scelta di scavalcare un muretto anche con le carrozzelle quando il normale accesso è distante soltanto poche decine di metri? Cose da pazzi! E il Piccolo Principe, guardandoci sorride ironicamente, scatta delle foto, è partecipe insieme a noi e ci mostra quella sua sana vena di follia che ciascuno di noi ha dentro ma tante volte ha paura di condividere con gli altri. Ecco, forse è proprio questa la magia dei soggiorni estivi, la paura viene meno ed è più facile mostrarsi così come siamo, permettendoci di conoscerei più in profondità. Quanta gente ho incontrato e conosciuto, tanti miei amici cari hanno brucato l'erba di quel prato ed altri la brucheranno. Il Piccolo Principe ora è andato via, ho sofferto per la sua partenza perché quando si è "addomesticati" e si "addomestica" è doloroso separarsi, ma quando penso a lui mi vengono in mente la pecora ed il prato, la voglia di vivere e di amare. marco

11 La mia avventura col Centro Sociale è iniziata cinque anni fa a causa di una serie di quelle per così dire, circostanze favorevoli che ti cambiano la vita. É stato un mio amico ad inserirmi piano piano in questo nuovo mondo. Era un momento della mia vita in cui desideravo fare qualcosa nel sociale e così mi è stata offerta questa opportunità. Diciamo che l" esperienza che ho fatto e che sto facendo è la classica perla contenuta in tante scatole. Ogni scatola rappresenta i sentimenti di ognuno di noi che ne facciamo parte: il bene, l altruismo..., ma questa perla è l"amicizia, quella vera. Mi ricordo che il primo anno che partecipavo, un po all esterno, alla vita del Centro Sociale non ho accettato l'offerta di partire per i soggiorni estivi perché non mi sentivo, ma l anno dopo ho avuto il desiderio di conoscere questa esperienza che tante persone in molti momenti mi avevano raccontato. E così sono partita per l avventura del 1989, l anno di Fraconalto. Non scorderò mai tutte le sensazioni che ho provato e le grandi amicizie che proprio lì sono nate. L'ultimo giorno di quella stupenda vacanza ho scritto una lettera ad un mio grande amico che non dimenticherò mai: Daniele. Scrivevo così: "Carissimo Daniele, spero in queste poche righe di poter esprimere tutto quello che provo dentro. Mi sento veramente felice e di questo voglio farti partecipe. Ti ringrazio per avermi coinvolto in questa avventura. Mi sento molto cambiata nel cuore e nella mente. In questa vacanza si sono spalancate tante finestre dentro di me. É vero, non voglio essere complicata, però la gioia che provo nel pensare che non c'è più distinzione fra NOl e gli ALTRI, ma siamo tutti NOl, è indescrivibile. Tante cose sono successe. Ci sono stati momenti difficili, di preoccupazione ma anche momenti in cui abbiamo riso e ci siamo divertiti. Niente potrà mai cancellare il segno positivo lasciato da questa esperienza. Mi sono sentita a casa in mezzo a voi. Forse non sono riuscita a farti comprendere come ti sono stata vicina (e questo vale anche per gli altri), ma ce l'ho messa tutta. Penso di aver tirato fuori tutte le mie energie e ringrazio il Signore di avermele donate. Nello scrivere queste cose provo un po' di commozione, ma è naturale, quando è bello stare tutti insieme e viene il momento del distacco, e poi dieci giorni nonostante tutto sono già un buon numero. Grazie per le incavolature che hai avuto e che tutti noi abbiamo condiviso, per esempio nei confronti dell'albergo. Anche questi sono stati momenti che ci hanno unito e che ci hanno fatto camminare tutti insieme. É stato importante anche l'amicizia che è nata con Donata; mi ha insegnato molte cose e mi ha fatto scendere dal piedistallo che mi ero costruita. Sono contenta che la persona tiepida che era dentro di me si sia risvegliata a contatto con questa esperienza e sia tornata a vivere guardando con occhi veri e non ipocriti cosa voglia veramente dire VIVERE e AMARE. Grazie per l'amicizia e sappi che per me sei una persona su cui contare. Chissà il domani cosa ci riserverà e ho dentro di me la speranza di poter assaporare ancora mille di queste emozioni. Grazie quindi di tutto e arrivederci a presto, ma soprattutto ai prossimi soggiorni estivi nel tuo turno. Con amicizia e stima Maria Monica" Sono passati altri tre soggiorni estivi dopo quel Fraconalto ed io sono ancora presente ogni anno nel primo turno. Alcune persone non sono più venute, ne sono arrivate delle nuove, ma lo spirito è sempre quello: l'amicizia. Ciò che mi ha sempre colpito in tutte queste esperienze è stato trovare persone che sanno vedere

12 al di là delle loro ideologie politiche, di fede,... però accomunate dalla grande volontà di fare qualcosa di concreto per gli altri. C'è sicuramente una grande libertà di spirito. lo definisco il Centro Sociale il mio polmone d'ossigeno. Grazie di tutto. maria monica Salve a tutti! Per prima cosa credo sia meglio che mi presenti: mi chiamo Stefàna ed il mio peggior difetto è la parlantina che troppe volte parte in quarta ubriacando tutti quelli che si trovano nei dintorni. Visto? Cosa vi avevo detto? Ho già cominciato a sparare a zero, ma è più forte di me... Facciamo così, se non vi va di sopportarmi potete anche passare alle pagine successive. Ma se becco qualcuno... Beh, per ora basta con gli scherzi e parliamo di cose serie. Ho cominciato a frequentare il Centro Sociale circa due anni e mezzo fa e vi assicuro che da allora è cambiato parecchio nella mia vita. Come ho cominciato? Grazie al mio ragazzo che un giorno mi dice: "Senti Ste, ho deciso di fare qualche cosa per gli altri, così ho chiamato una mia amica che frequenta il Centro Sociale e mi ha detto di andare oggi alla riunione. lo vado, vieni anche tu?" A dire il vero avevo poco da scegliere, o andavo o me ne stavo da sola. Ma mai come allora sono stata felice di trovarmi di fronte a un "ultimatum" (il termine è un po' troppo forte ma non me ne veniva in mente un altro). Era tanto, tantissimo tempo che mi dicevo che avrei potuto dare una mano a chi è meno fortunato di me, ma, lo sapete tutti, tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. Non sapevo a chi rivolgermi, ero imbarazzata e... pigra. Che sciocca, vero? Eppure forse non sono stata l'unica a trovarmi in quelle condizioni e sono sicura che sono in molti là fuori, ad aver bisogno di una spintarella. E sono anche di più quelli che hanno un bisogno disperato di un po' di affetto o magari semplicemente di un sorriso. E la cosa più straordinaria é accorgersi che sorridere viene spontaneo perché a stare con i ragazzi ci si diverte da morire. Non esagero se vi dico che le mie più belle vacanze sono i soggiorni estivi con il Centro Sociale: credo che riuscire a divertirsi un mondo e contemporaneamente che tutti, nessuno escluso, siano felici, sia il massimo. Almeno per me è così. Vi ho detto che ho cominciato per dare una mano agli altri, ma la prima persona ad aver tratto qualche beneficio da questa esperienza sono io: ho conosciuto un sacco di persone simpaticissime, di amici, e ho trascorso giornate bellissime. Cosa voglio di più? Niente... anzi no, mi piacerebbe che a sentirsi come me fossero sempre più persone. C'è posto per tutti! Potrei, a questo punto, stare per ore a scrivere dei nostri pic-nic, delle nostre feste e delle altre mille cose che si fanno, ma probabilmente vi annoierei e comunque non riuscirei, se non in minima parte a rendere un'idea di quello che si vive in quelle giornate. Bisogna provare per credere. Per cui, rinnovandovi l" invito ad entrare a far parte dei nostri, concludo questa sorta di lettera e vi saluto. UN BACIONE A TUTTI stefàna Lunedì 20 luglio 1992, ore 20 circa. Ho appena lasciato Paolo su, alla collina di Limone, torno a casa dopo aver salutato tutti con un velo di tristezza per l'esperienza già finita. Appena arrivato a casa ho voglia di scrivere subito tutto quanto ho provato durante il soggiorno a Sampeyre, secondo turno, soggiorni estivi Così facendo cercherò di non dimenticare nulla;

13 è difficile però trascrivere tutte quante le sensazioni vissute, le emozioni provate, gli stati d'animo, gli umori. Dovrei scrivere un libro, Miriana però è stata esplicita: " Mi raccomando, solo qualche impressione per ricordare i 10 anni dei soggiorni estivi ", per questo motivo tralascio Pavullo e Fontanigorda. Sono arrivato al centro grazie a quel piccolo grande uomo che fu Daniele. In anni passati quando era mio collega a Ventimiglia, capitava spesso di sentirlo parlare di quei soggiorni con amore, entusiasmo, con rabbia a volte (per episodi simili a quelli vissuti a Sampeyre, dove si è cercato di emarginare il nostro gruppo). Mi ripeteva spesso: "Perché non vieni un'estate a provare questa esperienza?" e il suo sguardo penetrante mi spingeva ad accettare. La sua dialettica riusciva a coinvolgere le persone più disparate per convinzioni etiche, politiche e religiose. Per questo motivo ci trovammo in molti coinvolti da un progetto tra i più importanti tra quelli creati nella nostra zona. Aveva una capacità di attrarre le persone grazie alla sua moralità e forza interiore, che lo rendevano un vulcano di iniziative. L'incidente lo aveva fermato per sempre, però il suo esempio continuava ad esserci e fu dopo quel momento che decisi di presentarmi al Centro dove incontrai persone splendide con le quali ho vissuto queste esperienze indimenticabili. La prima fu Pavullo nel Frignano (Modena); il problema degli handicappati lo conoscevo in modo marginale e mi ci trovai invece coinvolto totalmente. Mi affidarono Paolo, forse per vedere se... resistevo, cerco di ingegnarmi a manovrar lo; la difficoltà iniziale lascia il posto alla disinvoltura. L'allegria ci accompagna nelle nostre gite in torri, musei, castelli, scale a chiocciola da capogiro e infine Silvano e Luigi decidono di portarci a volare e così il gruppo sale a bordo del vecchio "Antonov" ad elica, con le ali a tirante, i due piloti ad ogni partenza ed atterraggio accudiscono alla loro creatura con pompette d'olio e cacciaviti. Una piccola parola sul popolo emiliano, sulla loro umanità immensa, la simpatia ed il riguardo con il quale ci hanno accompagnato durante il soggiorno nella loro regione. Durante un matrimonio gli sposi scendono dal palco e decidono di mescolarsi ai nostri ragazzi; a Sampeyre in una circostanza simile i proprietari riterranno di farci pranzare al piano di sotto per non turbare la cerimonia. Ma è non mia intenzione fare polemica quanto invece di far nascere una coscienza collettiva verso i problemi dei disabili. Prendo così a prestito le considerazioni che Silvano faceva di fronte a fatti così incresciosi: "Cerchiamo di comprendere e di spiegare, per far maturare certe situazioni, che altrimenti potrebbero più facilmente concludersi con un rifiuto. Adoperiamo, come Daniele, l'intelligenza, facciamo sì che maturino molte opportunità, è questo il miglior servizio che possiamo rendere alle nostre idee". Sono d'accordo anche perché queste esperienze (Pavullo, ma anche Fontanigorda e Sampeyre) mi hanno fatto crescere come persona, insegnandomi che mettendo a disposizione una piccola parte della nostra vita possiamo rendere un grosso aiuto ai nostri amici. Un grazie quindi alla memoria di Daniele ed a tutti quelli che hanno condiviso con me queste esperienze esaltanti, che conto di ripetere fino a quando le forze me lo permetteranno e se Paolo non... aumenterà troppo di peso. carlo... ed un 'bel giorno decidi di fare "l'altruista". "L'altruista??" Qualcosa non funziona!!

14 Ti sbattono per prima cosa in una centrifuga comune che rimescola, capovolge ed inverte ogni ruolo: è una baruffa di sentimenti e sensazioni che rende ogni rapporto un rapporto di amicizia. è il "tutto tutti insieme" che si intrufola a gran forza. Ti catapultano poi su un'isola verde dove ti devi sorbire i valori dello stare insieme, da cui la quotidianità cerca diligentemente di proteggerti. Ti trovi immischiata in un corso accelerato di crescita personale. Ti accorgi troppo tardi di essere finita in un covo di pirati malefici, a cui finisci anche per voler bene.... e poi scopri pure che quelle povere, piccole formiche, anche loro, nel loro piccolo, si "arrabbiano" e pure s'innamorano... Insomma, non se ne può più!... di stare senza di voi!!! topodò NON SERVE VOLARE É iniziato tutto grazie ad uno spot pubblicitario. Anzi: è cambiato tutto grazie ad uno spot pubblicitario. Ecco la storia. Primo giorno del mio primo soggiorno estivo: "tristezza acuta". Una tragedia. E che pianti! Questa vacanza non era nulla di quanto mi aspettassi (e sì che avevo fatto mille ipotesi!) Non era... ma questo ve lo dico dopo. Ero già pronta per scappare quando... passa un amico prezioso (Monticone, ci tengo a precisar lo, tanto lo conoscono tutti) e mi lancia un giornale aperto sulla famigerata réclame: "PER FARE VOLONTARIATO NON SERVE VOLARE. BASTA VOLERE" Niente Superman. insomma. La tuta rosso-blu andava immediatamente buttata. Ed io che credevo fosse indispensabile! lo che l'avevo già lustrata per bene, come ogni eroe che si rispetti! lo pensavo che il soggiorno estivo fosse... IL SOGGIORNO ESTIVO ASSOLUTAMENTE: - non è una faticaccia che i volontari accettano di buon grado perché sono tanto belli (sempre per via della tuta) - non é la settimana dell'auto-consolazione stile "Noi Uomini Veri" - non é quanto basta per mettersi a posto con la coscienza - non é neppure l'isola felice o il posto incantato tipo "Mulino Bianco" Il soggiorno estivo è... É. Non si può dire di più. PROVARE PER CREDERE. Non serve essere Superman perché basta molto meno per ricevere tutte le ricchezze che gli altri in quei dieci giorni ti offrono. Tutti nessuno escluso. É meraviglioso. Ho imparato di più in un'ora accanto a Vincenzo che in vent anni di vita. Lui mi ha insegnato l'affetto, l'affetto puro e schietto che non ha bisogno di nullo al tra, tanto meno di parole. E come lui tutti, ma proprio tutti, mi hanno arricchito, ognuno a suo modo. Certo, anche saper far tesoro di tutto questo "bombardamento" di ricchezze e di gioie non è uno

15 scherzo. Anzi! Ma il bello è che siamo tutti insieme, tutti uniti e... L'UNIONE FA LA FORZA E al soggiorno estivo si è forti per davvero. UN SOGGIORNO ESTIVO ALL'ANNO TI LEVA DI TORNO OGNI MALANNO. Non bisogna essere speciali per partecipare. Mi è bastato seppellire la tuta. Senza quella, capita anche di sbagliare. Ma non importa: L essenziale è provarci e ognuno cammina come può. basta camminare (e non volare). Sbagliando ho imparato e gli altri mi hanno resa ricca e felice. Ripeto: PROVARE PER CREDERE E CHI DORME NON PIGLIA PESCI By: "un ex superman frustrato, una normalissima stefania felice"

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