Rapporto Un iniziativa sostenuta da Pfizer ed Eli Lilly Italia

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2 Un iniziativa sostenuta da Pfizer ed Eli Lilly Italia Rapporto 2012 Con il contributo di Amgen Dompé e Bristol-Myers Squibb Si ringrazia Farmindustria e IAPG 2012 The European House-Ambrosetti S.p.A. TUTTI I DIRITTI RISERVATI. Questo documento è stato ideato e preparato da The European House-Ambrosetti S.p.A. Nessuna parte di esso può essere riprodotta, memorizzata in un sistema di ricerca automatica, o trasmessa in qualsiasi forma o tramite qualsiasi supporto - elettronico, meccanico, fotocopiatura, registrazione od altro senza l'autorizzazione scritta della The European House-Ambrosetti S.p.A.

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4 PREMESSA Nell anno trascorso dall ultima edizione del Forum Meridiano Sanità molti cambiamenti hanno interessato l Italia, tra cui la nascita di un Governo tecnico, una radicale riforma del sistema pensionistico, numerosi interventi e manovre economiche resi necessari dai vincoli di finanza pubblica e dalla crisi economica, aggravata dalla instabilità monetaria che ha interessato l Eurozona. L Italia oggi è al terzo posto per rapporto Debito/PIL tra le economie avanzate e non ci sono prospettive di crescita economica nel breve (il ritorno della crescita del PIL è atteso solo nel 2014 per un modesto 0,4%). In questo scenario si sono sviluppate le riflessioni di questa edizione di Meridiano Sanità, su una voce di spesa, la sanità, che assume un peso molto rilevante nei conti pubblici e che, soprattutto negli ultimi anni, è già stata sottoposta a tagli consistenti. Non va però dimenticato che la sanità rappresenta anche un importante ammortizzatore sociale in un Paese, come l Italia, in cui circa il 25% della popolazione vive a rischio di povertà o di esclusione sociale e il tasso di disoccupazione tra i giovani è del 36%, nonchè un settore ad alta intensità di conoscenze e innovazione, soprattutto con riferimento all industria farmaceutica. La domanda di salute e quindi il fabbisogno sanitario nei prossimi anni è destinata a crescere, spinta da fattori di tipo socio-demografico, epidemiologico e tecnologico. Le dinamiche più importanti sono quelle legate all invecchiamento demografico e alle cronicità. Nel 2050 più di un terzo della popolazione italiana avrà più di 65 anni: si tratta della quota di popolazione che già oggi assorbe circa il 50% della spesa sanitaria. Aumenterà la prevalenza di alcune malattie croniche come diabete, tumori, malattie cardiovascolari e malattie neurodegenerative e saranno necessarie sempre maggiori risorse per garantire ai cittadini le migliori cure. I costi per sviluppare un nuovo farmaco sono già passati da 800 milioni di dollari a più di 1,3 miliardi di dollari negli ultimi 10 anni. Il modello previsionale della spesa sanitaria pubblica di Meridiano Sanità indica una crescita attesa del rapporto spesa su PIL fino al 9,7% nel 2050, anche senza considerare variazioni nel quadro epidemiologico della popolazione, che certamente sarà interessato dall aumento della prevalenza di molte patologie croniche. In questo scenario di cambiamento il fabbisogno di salute e quindi le risorse da destinare alla sanità sono destinate inevitabilmente a crescere. Inoltre, la situazione attuale evidenzia una spesa sanitaria pro capite in Italia inferiore del 20% rispetto alla spesa di Germania, Francia e Regno Unito e considerando le più recenti previsioni di crescita di PIL questo divario è destinato ad aumentare ancora nei prossimi anni. Le manovre attuate negli ultimi due anni hanno portato ad un drastico taglio dei finanziamenti della spesa sanitaria e non ci sono previsioni ottimistiche circa una maggiore disponibilità di risorse pubbliche nel futuro. Certamente esistono ancora delle aree di inefficienza e sprechi che possono essere aggredite, ma certamente non possono rappresentare una fonte di finanziamento sufficiente a coprire il nostro gap di risorse. La domanda che ci poniamo è, quindi, come possiamo intervenire per evitare di minare l esistenza stessa del nostro Servizio Sanitario Nazionale? 3

5 Premessa Meridiano Sanità 2012 individua tre aree di intervento che devono svilupparsi poi in linee di azione concrete: 1) rivedere le scelte di allocazione delle risorse pubbliche attraverso una ridefinizione dell assetto organizzativo del Servizio Sanitario Nazionale; 2) eliminare le disparità che penalizzano l Italia nel confronto Europeo in termini di accessibilità delle cure e ridurre le forti disomogeneità regionali presenti nel nostro Paese; 3) rafforzare la sanità integrativa in modo tale da rendere il finanziamento del sistema socio-sanitario più flessibile. Oltre a questi importanti cantieri di lavoro restano aperte altre questioni quali la rimodulazione dei LEA, ripresa anche dal decreto Balduzzi - che dovrebbe attuarsi a nostro avviso anche in funzione delle priorità che un sistema sanitario ha il dovere di individuare - il divario in termini di strutture e risorse tra Nord e Sud del Paese e le criticità del federalismo in sanità. Infine, eliminare le inefficienze, riorganizzare per processi, utilizzare al meglio le risorse private sono certamente azioni da perseguire, ma non sono sufficienti se non si attua una strategia di rilancio della crescita del sistema economico del nostro Paese, che deve partire dai settori ad alta intensità di ricerca e sviluppo e di valore, quale è la filiera del farmaco. Desideriamo esprimere la nostra gratitudine a Eli Lilly, Pfizer, Amgen Dompé e Bristol-Myers Squibb e alle associazioni Farmindustria e IAPG che sostengono Meridiano Sanità. Un ringraziamento particolare va anche ai nostri Advisor, Isabella Mastrobuono e Federico Spandonaro per averci accompagnato in questi mesi di attività e a Americo Cicchetti e Grazia Labate per i preziosi contributi forniti. Infine, desidero ringraziare il Gruppo di Lavoro The European House Ambrosetti composto da Andrea Beretta Zanoni, Daniela Bianco, Emiliano Briante, Michele Castelli, Brian Terracciano e Stefania Valentin. Valerio De Molli Managing Partner The European House-Ambrosetti 4

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7 1 Lo scenario di riferimento 6

8 INDICE 1 LO SCENARIO DI RIFERIMENTO Il quadro economico-finanziario Trend demografici ed epidemiologici L evoluzione demografica Il tasso di mortalità e il quadro delle principali patologie e cause di morte 23 2 I NUMERI DELLA SANITÀ IN ITALIA I costi del S.S.N La spesa sanitaria (pubblica e privata) in Italia: dinamiche e articolazione per destinazione Spesa per i farmaci L evoluzione della spesa sanitaria: il modello previsionale di Meridiano Sanità I driver della spesa sanitaria e la costruzione di un modello previsionale I risultati del modello previsionale Il focus sui driver della crescita della spesa sanitaria Ipotesi di variazione del quadro epidemiologico: il caso del diabete Ipotesi di variazione del quadro epidemiologico: il caso dell obesità 50 3 LE DINAMICHE REGIONALI DELLA SPESA SANITARIA Variabilità regionale della spesa sanitaria Regioni in crisi strutturale Regioni e spesa farmaceutica 61 4 SCELTE DI RIDEFINIZIONE DELL ASSETTO ORGANIZZATIVO DEL SISTEMA SANITARIO Le modalità di attuazione del processo di deospedalizzazione Trasferimento di prestazioni dal day hospital all assistenza specialistica ambulatoriale Il day service ambulatoriale Trasferimento di prestazioni chirurgiche all assistenza specialistica ambulatoriale L impatto del processo di deospedalizzazione 80 7

9 Indice 4.5 Il percorso di deospedalizzazione nella Regione Lombardia Trasferimento di prestazioni chirurgiche dall ospedale all ambulatorio Trasferimento di attività di day hospital diagnostico a livello ambulatoriale Introduzione delle MAC (macro attività ambulatoriale ad alta integrazione e complessità di tipo non chirurgico) Posti letto per cure sub acute L impatto del processo di deospedalizzazione in Regione Lombardia Il riordino delle cure primarie nella Regione Veneto Le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) Forme associative evolute La filiera assistenziale L EVOLUZIONE DEI MODELLI SANITARI EUROPEI E LE FORME DI ASSISTENZA INTEGRATIVA La spesa sanitaria nei principali Paesi OECD Patti di stabilità e interventi sulla spesa sanitaria nei Paesi Europei I sistemi sanitari Europei: un laboratorio in progress Il ruolo della sanità integrativa in Europa La sanità integrativa in Italia: lo stato dell arte e le prospettive di sviluppo I fondi sanitari integrativi e la mutualità volontaria: la normativa di riferimento I numeri della sanità integrativa in Italia Il ruolo della sanità integrativa in Italia LE DINAMICHE DI CAMBIAMENTO DEL SETTORE FARMACEUTICO Lo scenario mondiale L industria farmaceutica in Italia LE PROPOSTE DI MERIDIANO SANITÀ Bibliografia 8

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12 1 LO SCENARIO DI RIFERIMENTO 1.1 IL QUADRO ECONOMICO-FINANZIARIO Nei dodici mesi che sono trascorsi dalla precedente edizione di Meridiano Sanità, la situazione economica mondiale non è migliorata. La crisi dell eurozona si è ulteriormente deteriorata, anche a causa del circolo vizioso che si è creato tra la situazione delle banche, del debito sovrano e dell economia reale che ha portato a livelli record i costi del finanziamento dei titoli di stato e il conseguente premio sul rischio 1. Le stime per il 2012 indicano che l Italia presenta il terzo rapporto Debito/PIL nei Paesi avanzati: 126%. Figura 1 Rapporto Debito/PIL nei Paesi avanzati, stime 2012, 2014 e 2017 Fonte: rielaborazione The European House-Ambrosetti su dati IMF WEO ottobre, 2012 L evoluzione dell indebitamento è sostanzialmente legata a due determinanti: l andamento del saldo (avanzo o disavanzo) primario, ossia la differenza tra entrate ed uscite (escludendo la spesa per interessi) e la spesa per interessi che dipende dallo stock di debito. Tra le principali economie avanzate, l Italia è anche uno dei Paesi con la pressione fiscale più elevata. Il rapporto entrate/pil nel 2011 ammontava al 46% contro il 36,8% del Regno Unito o il 31,4% degli Stati Uniti. Un elevata tassazione ha effetti distorsivi sui comportamenti degli agenti economici, in quanto disincentiva il lavoro e rende le imprese meno competitive a livello internazionale. Allo stesso tempo, un livello di tassazione troppo elevato può portare al paradosso di ridurre il gettito fiscale (curva di Laffer), in quanto l economia tende a contrarsi e l evasione fiscale viene incentivata. 1 Rapporto FMI, luglio

13 1 Lo scenario di riferimento Figura 2 Entrate in percentuale del PIL in un campione di Paesi Fonte: rielaborazione The European House-Ambrosetti su dati IMF WEO, ottobre 2012 Le analisi condotte dalla Ricerca Ambrosetti-Club Come ridurre il Debito Pubblico italiano: il piano d azione dimostrano che la continua crescita del rapporto debito/pil negli ultimi 20 anni è strettamente legata all ingente spesa per interessi connessi alla dimensione dello stock del debito. Figura 3 Andamento del rapporto Debito/PIL italiano Fonte: The European House-Ambrosetti su dati Bankitalia, Eurostat e Istat,

14 La forte instabilità politica del quindicennio , durante il quale si sono succeduti 14 governi, è stata una delle cause principali della forte accumulazione di debito in quegli anni, per cercare di tenere insieme maggioranze molto eterogenee. Tuttavia, le risorse non sembrano essere allocate in modo da rispondere alle dirette esigenze dei cittadini, in quanto, tra i Paesi dell Area Euro, l Italia è il Paese con la spesa pubblica primaria, al netto della spesa per pensioni, più bassa in percentuale del PIL (32,4% contro il 48,3% della Danimarca). In termini di composizione la spesa italiana tende a concentrarsi sulla protezione sociale, come nella maggior parte delle economie avanzate (esclusi gli Stati Uniti). L Italia vanta il primato per la spesa per l Amministrazione Generale, risulta in media per quanto riguarda l Ordine Pubblico e decisamente sotto media rispetto ad Istruzione e Sanità. All interno della spesa previdenziale, l Italia registra la quota più bassa di spesa destinata alla disoccupazione. Figura 4 Composizione della spesa previdenziale pro capite (valori in Euro) Fonte: rielaborazione The European House-Ambrosetti su dati Eurostat, 2012 Per completare lo scenario economico-finanziario della situazione dell Europa e dell Italia è utile considerare le previsioni di crescita economica dei prossimi anni. Nel 2012 il PIL dell eurozona subirà una contrazione pari allo -0,4%; in Italia si prevede una recessione ben più accentuata pari al -2,3%. 13

15 1 Lo scenario di riferimento Le previsioni per il 2013 e il 2014 indicano una crescita del PIL dell eurozona pari allo 0,2% e all 1,2%. All interno di questo contesto, si prevede che il PIL italiano cali dello 0,7% nel 2013 e cresca dello 0,5% nel Figura 5 Previsioni di crescita del PIL, Fonte: rielaborazione The European House-Ambrosetti su dati IMF WEO, ottobre 2012 Anche per il tasso di disoccupazione dell eurozona si prevede un aumento dall 11,2 all 11,5% ; l Italia passerà dal 10,6% all 11,1%. Figura 6 Previsioni sull andamento del tasso di disoccupazione, Fonte: rielaborazione The European House-Ambrosetti su dati IMF WEO, ottobre Fonte: IMF WEO, ottobre

16 L incertezza politica ed economica sul futuro dell eurozona ha colpito in modo particolarmente duro l Italia, costretta ad interventi volti a garantire il rispetto degli obblighi comunitari ed a realizzare gli obiettivi di finanza pubblica. Alle necessarie azioni di contenimento della spesa pubblica (Spending Review) e riforma del welfare sono stati affiancati gli strumenti previsti dal Decreto Balduzzi, dal Decredo Sviluppo e dal Disegno di Legge Stabilità. Tuttavia, effetti apprezzabili dal punto di vista della crescita economica non potranno registrarsi nel breve periodo. In questo contesto di grande incertezza e altrettanta interdipendenza dei fenomeni mondiali, si inseriscono le riflessioni sulla spesa sanitaria, nella consapevolezza che la sanità, una voce importante della spesa pubblica, rappresenta anche un ammortizzatore sociale, in un Paese in cui sono 8,3 milioni i cittadini che vivono in povertà, quasi 15 milioni i cittadini a rischio di povertà o esclusione sociale (pari al 24,7% della popolazione contro il 21,2% dell area Euro) 3 e il tasso di disoccupazione giovanile, fra i giovani di 15 e 24 anni, è pari 36,2% 4. La sanità è inoltre un comparto che vede la presenza di settori industriali ad alto valore aggiunto, occupazione qualificata e attività di R&S che possono essere motore di sviluppo per il Paese, che deve riprendere a crescere. 1.2 TREND DEMOGRAFICI ED EPIDEMIOLOGICI L evoluzione demografica La struttura e la dinamica demografica della popolazione 5 rappresentano elementi essenziali per la valutazione del livello generale di salute di un Paese e delle sue possibili dinamiche future. L evoluzione demografica è caratterizzata da trend di lungo periodo che generano impatti significativi sul quadro epidemiologico, sulla domanda di salute della popolazione e, conseguentemente, sull offerta di un sistema sanitario (quali prestazioni servizi e modalità di organizzazione). L invecchiamento della popolazione rappresenta senza dubbio un fenomeno di ampia portata ed una questione ineludibile che un sistema sanitario oggi, e sempre più in futuro, dovrà fronteggiare. Il fenomeno si sostanzia in una crescita del peso percentuale della fascia di popolazione di età pari o superiore ai 65 anni rispetto al totale della popolazione stessa ed in particolare rispetto alla fascia compresa tra 0 e 14 anni. La figura seguente che riporta la composizione della popolazione per fasce di età dei principali Paesi europei, evidenzia chiaramente come la popolazione over 64 italiana sia, insieme a quella tedesca, la più elevata in Europa. 3 Fonte: Poveri di diritti - XI Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia, Caritas-Fondazione Zancan, Fonte: Bollettino I.Stat, 2 luglio Per dinamica demografica si intende l evoluzione delle componenti naturali come le nascite e le morti e sociali in primis l immigrazione che modificano la consistenza e la struttura di una popolazione 15

17 1 Lo scenario di riferimento Figura 7 Composizione della popolazione per fasce di età, 2011 Fonte: rielaborazione The European House-Ambrosetti su dati Eurostat e Istat, 2012 Un altra tendenza generale è rappresentata dall aumento dell aspettativa di vita. In Italia l aspettativa di vita alla nascita nel 1920 si attestava intorno ai 54 anni, mentre chi nasce oggi si prevede possa vivere mediamente fino ad oltre 80 anni. È inoltre ragionevole ritenere che il trend di crescita dell aspettativa di vita alla nascita prosegua anche nei prossimi decenni, grazie ai progressi nel campo della medicina, alla prevenzione, all aumento dell istruzione e l adozione di stili di vita salutari che hanno permesso di conseguire successi determinanti per la riduzione dei rischi di morte anche nelle età avanzate della vita. Inoltre, negli ultimi 30 anni si è registrata una riduzione della distanza in termini di sopravvivenza tra uomini e donne. La speranza di vita alla nascita in Italia risulta essere pari a 84 anni per le donne ed a 79 anni per gli uomini, facendo registrare un aumento più veloce per questi ultimi. Il vantaggio femminile che alla nascita nel 1990 era di circa 6 anni, si riduce a 5 anni circa nel 2009 continuando una tendenza che si è instaurata dal 1979, quando il vantaggio di sopravvivenza delle donne raggiunse il suo massimo pari a 6,8 anni 6. Dando uno sguardo alla situazione europea, il caso più eclatante risulta essere quello della Germania: in meno di vent anni la popolazione maschile ha aumentato la sua aspettativa di vita di 6 anni, mentre quella femminile di 5. 6 Rapporto Osservasalute 2011, ISTAT 16

18 Figura 8 Aspettativa di vita alla nascita, Fonte: rielaborazione The European House-Ambrosetti su dati eurostat, 2012 Secondo recenti stime 7, in Italia dal 2005 al 2050 l aspettativa di vita alla nascita crescerà ulteriormente fino a raggiungere rispettivamente 87,9 anni per le femmine e 82,1 per i maschi. Si tratta di valori superiori a quelli mediamente stimati per i Paesi più sviluppati 8, che nel 2050 sono stimati pari a 85,4 anni per le femmine e a 79,4 per i maschi. Un altro fenomeno demografico che possiamo osservare a livello europeo, è la tendenziale crescita della popolazione. Escludendo la Germania, infatti, secondo le previsioni, la popolazione dei Paesi europei è destinata a crescere con un tasso annuo di crescita media al 2050 pari allo 0,3%. 7 Population Division of the Department of Economic and Social Affairs of the United Nations Secretariat, World Population Prospects: The 2006 Revision and World Urbanization Prospects: The 2005 Revision, 8 ottobre Media tra tutti i Paesi dell Europa, Nord America, Australia, Nuova Zelanda e Giappone 17

19 1 Lo scenario di riferimento Figura 9 Trend demografici europei, (popolazione in milioni di persone) Fonte: rielaborazione The European House-Ambrosetti su dati eurostat, 2012 La crescita della popolazione in Italia è determinata, in buona sostanza, dall effetto combinato di: un generalizzato incremento della vita media e dell aspettativa di vita degli individui; un saldo migratorio con l estero positivo che si attesta su un valore nazionale pari a 6,2%, confermando come le regioni del Nord e del Centro siano nettamente più interessate dal fenomeno. A questo scopo risulta utile dare uno sguardo alla piramide per genere ed età della popolazione residente del nostro Paese. Da un primo sguardo appare evidente come il processo di invecchiamento della popolazione sia piuttosto avanzato: la quota dei giovani sul totale della popolazione è, difatti, estremamente contenuta, mentre il peso assoluto e relativo della popolazione anziana è consistente. Si nota anche una presenza, non trascurabile, di residenti stranieri nelle età giovanili e centrali. Per quanto riguarda il rapporto tra generi (ossia il rapporto tra il numero di uomini e quello di donne) si evidenzia come, nelle età più avanzate, questo sia fortemente sbilanciato a favore delle donne, che godono, infatti, di una sopravvivenza più elevata. La forma della piramide per genere ed età non solo, come si è visto, dà un quadro accurato (ed al tempo stesso sintetico) della struttura della popolazione, ma permette anche di delineare con buona approssimazione quale sarà la struttura della popolazione nel prossimo futuro. Infatti, è facilmente prevedibile che si assisterà ad un ulteriore aumento del peso relativo ed assoluto della popolazione anziana dovuto allo slittamento verso l alto (ossia all invecchiamento) delle coorti assai numerose che oggi si trovano nelle classi di età centrali. 18

20 Figura 10 Piramide per genere ed età della popolazione residente in Italia, 2011 Fonte: rielaborazione The European House-Ambrosetti su dati eurostat, 2012 Al tempo stesso, possiamo supporre che nel futuro prossimo non si registrerà un numero di nascite e/o flussi migratori imponenti tali da contrastare il rapido processo di invecchiamento che si sta delineando, visto che le nuove generazioni (ossia coloro che dovrebbero dar luogo a tali nascite) sono numericamente esigue. Andando ad approfondire ulteriormente il caso italiano, possiamo notare che gli ultra 64enni nel 2011 rappresentavano circa il 20,6% dell intera popolazione (pari a circa 12,6 milioni di persone), mentre la fascia di giovani tra 0 e 14 anni raggiungeva solo il 14,0% (pari a circa 8,6 milioni). Nel 2050 si prevede che la fetta di popolazione over 64 anni in Italia crescerà ulteriormente e sarà pari a circa il 33,1% del totale, a svantaggio soprattutto della popolazione attiva (15-64 anni), mentre calerà solo lievemente il peso della popolazione in età 0-14 anni. In altre parole, nel 2050 si prevede che più di un terzo della popolazione italiana (pari a circa 21 milioni di persone) avrà un età pari o superiore ai 65 anni. 19

21 1 Lo scenario di riferimento Figura 11 Popolazione in Italia per fasce di età, 2011 e 2050 Fonte: rielaborazione The European House-Ambrosetti su dati Previsioni nazionali demografiche Istat, 2012 Figura 12 Proiezioni sulla composizione della popolazione per fasce di età in Italia, (percentuale sul totale della popolazione) Fonte: rielaborazione The European House-Ambrosetti su dati Istat,

22 Andando ad analizzare a livello regionale la fascia degli over 64 in Italia, la popolazione con 74 anni ed oltre (ossia i molto anziani ) costituisce il 10% del totale della popolazione, ma è possibile scorgere notevoli differenze geografiche. La Liguria è la regione con la struttura per età più sbilanciata verso le classi di età maggiori rispetto alle altre regioni (tale quota della popolazione rappresenta il 14% del totale), ma valori elevati vengono riscontrati anche in Umbria (12,2%), Molise (12,1%), Toscana (12%) e Marche (11,9%). I valori relativamente più contenuti si registrano invece in Campania (7,8%), in Puglia (9%), in Trentino Alto Adige (9,1%) ed in Sardegna (9,2%). Anche con riferimento a questo indicatore la crescita relativa maggiore (ossia la variazione nel periodo ) è avvenuta in quelle realtà territoriali dove la quota di over 75 anni era relativamente più contenuta rispetto al valore nazionale. La forte disparità nella composizione della popolazione delle diverse regioni italiane si può notare soprattutto facendo un confronto tra i due estremi: Liguria e Campania. Nella prima, infatti, la popolazione che supera i 65 anni di età è pari al 26,7%, più di sei punti percentuali sopra la media italiana, mentre la seconda si discosta dalla media di quasi quattro punti percentuali. Figura 13 Popolazione con età pari o superiore ai 65 anni, 2011 Fonte: rielaborazione The European House-Ambrosetti su dati Istat, 2012 Il progressivo invecchiamento della popolazione, come accennato precedentemente, ha senza dubbio forti impatti sul sistema economico e sociosanitario di un Paese, specialmente se la popolazione anziana non risulta essere in buona salute. 21

23 1 Lo scenario di riferimento Un altro dato significativo che impatta sulla struttura socio-demografica della popolazione è il progressivo aumento dei nuclei monofamiliari, vale a dire le persone che vivono sole. Il fenomeno è decisamente in crescita in Italia, sia per quanto riguarda le persone più anziane che quelle più giovani. Il concetto di famiglia come struttura di supporto sociale informale sta venendo meno e, conseguentemente, questo comporta la necessità di un maggior ruolo del sistema socio-sanitario. Questi impatti sono dovuti principalmente ai nuclei monofamiliari formati da persone anziane. A livello nazionale, più di un anziano ogni quattro vive in un nucleo monocomponente. Inoltre, la quota di anziani che vivono soli è in aumento: questi rappresentavano, nel 2009, il 28,3% della popolazione con 65 anni ed oltre, contro il 27,8% del Figura 14 Popolazione over 64 che vive sola, in percentuale degli over 64, 2009 Fonte: rielaborazione The European House-Ambrosetti su dati Istat, Health for All-Italia, 2012 A livello territoriale, è in Liguria che la quota di anziani che vivono soli ha raggiunto, nel 2009, il suo valore massimo (34,1%), mentre valori superiori al 30% vengono registrati anche in Piemonte, Valle d Aosta, Lazio e Sicilia. Il valore più contenuto è registrato nelle Marche (22,9%), seguono la Toscana (23,8%), l Abruzzo (25%) ed il Veneto (25,2%). Oltre alle differenze territoriali appena illustrate, appaiono particolarmente rilevanti le differenze di genere. A livello nazionale, infatti, solo il 15,1% (nel 2008 tale dato era pari a 14,5%) degli uomini di 65 anni ed oltre vive solo, mentre tale percentuale è decisamente più elevata, e pari al 38% contro il 37,5% del 2008, se si considera il corrispettivo contingente femminile. 22

24 1.2.2 Il tasso di mortalità e il quadro delle principali patologie e cause di morte Per quanto attiene al tasso di mortalità della popolazione italiana, i dati definitivi del 2009 mostrano negli uomini un calo generalizzato della mortalità complessiva rispetto al 2008 (da 111,85 per abitanti del 2008 a 110,92 per abitanti del 2009). Andando ad approfondire le analisi si può scoprire che per le fasce di età più giovani si è verificata una sensibile diminuzione della mortalità dovuta al calo di tutte le principali cause di morte, mentre nella fascia di popolazione più anziana si evidenzia un leggero aumento dei rischi di morte, pur in presenza di un ulteriore contrazione della mortalità per malattie del sistema circolatorio e, per gli uomini, dei tumori e delle malattie dell apparato respiratorio. Figura 15 Decessi in Italia per grandi gruppi di cause, 2009 Fonte: rielaborazione The European House-Ambrosetti su dati Istat, 2012 Le principali cause di morte rimangono le malattie cardiovascolari (con circa decessi nel 2009), i tumori (circa decessi), le malattie del sistema respiratorio (circa decessi) e le malattie endocrine, nutrizionali e metaboliche (circa decessi). Inoltre, tra le patologie più rilevanti in età avanzata, di seguito verranno prese in considerazione anche le patologie neurodegenerative e le malattie reumatologiche e osteoarticolari. 23

25 1 Lo scenario di riferimento Malattie cardio e cerebrovascolari Le malattie cardio e cerebrovascolari costituiscono ancora oggi, in Italia, uno dei più importanti problemi di sanità pubblica: esse sono tra le principali cause di morbilità, invalidità e mortalità. Rientrano in questo gruppo le più frequenti patologie di origine arteriosclerotica, in particolare le malattie ischemiche del cuore (infarto acuto del miocardio ed angina pectoris), e le malattie cerebrovascolari (ictus ischemico ed emorragico). Nel nostro Paese, la mortalità per le malattie ischemiche del cuore continua a colpire quasi il doppio degli uomini rispetto alle donne; in particolare, nel 2008, si sono registrati 14,75 decessi (per ) fra gli uomini e 8,22 decessi (per ) fra le donne. È evidente come il tasso di mortalità aumenti per classe di età per entrambi i generi: complessivamente negli uomini il tasso di mortalità per malattie ischemiche passa da 3,31 (per ) nella classe di età anni a 118,08 decessi (per ) negli ultra 75enni, mentre nelle donne il tasso di mortalità cresce da 0,62 (per ) nelle classi di età a 91,48 decessi (per ) nelle ultra 75enni. La prevalenza delle malattie cardio e cerebrovascolari viene stimata nell ambito dell Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare. Nel 2009 la prevalenza aggiustata per età (35-74 anni) di alcune malattie cardio cerebrovascolari in Italia era la seguente: infarto: 1,5% negli uomini e 0,4% nelle donne; ictus: 1,1% negli uomini e 0,8% nelle donne; fibrillazione atriale: 0,8% negli uomini e 0,7% nelle donne; angina pectoris: 3,3% negli uomini e 3,9% nelle donne; ipertrofia ventricolare sinistra: 2,6% negli uomini e 1% nelle donne. E interessante comunque notare come negli ultimi 40 anni, in Italia, la mortalità totale si è più che dimezzata (il tasso standardizzato di mortalità totale si è ridotto del 53% tra il 1970 ed il 2009) ed il contributo delle malattie cardiovascolari è stato quello che più ha influito sul trend in discesa della mortalità. Nonostante la frequenza, queste malattie sono per la gran parte prevenibili attraverso l adozione di comportamenti sani legati allo stile di vita, in particolare attraverso l adozione di una sana alimentazione, attività fisica regolare ed abolizione del fumo di sigaretta; queste abitudini aiutano a ridurre e/o a mantenere i livelli della pressione arteriosa, della colesterolemia, della glicemia a digiuno e dell indice di massa corporea a livelli favorevoli. Così, parallelamente al crescere delle possibilità di trattamento medico e chirurgico della malattia già conclamata, si è venuta affermando la consapevolezza dell importanza di interventi di tipo preventivo, al fine di impedire o ritardare l insorgenza della malattia stessa. I tumori Negli ultimi quarant anni l incidenza dei tumori è aumentata molto rapidamente, passando da nuovi casi nel 1970 a nel

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