I ricavi ed i costi di produzione

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1 I ricavi ed i costi di produzione Supponiamo che le imprese cerchino di operare secondo comportamenti efficienti, cioè comportamenti che raggiungono i fini desiderati con mezzi minimi (o, che è la stessa cosa, che raggiungono il massimo risultato possibile dati i mezzi disponibili). Coerentemente con questa impostazione, possiamo allora ritenere che l'obiettivo finale dell'impresa sia quello di rendere massima la differenza fra quanto riesce a ottenere dalla vendita dei propri prodotti, i ricavi, e quanto essa deve pagare per avere la disponibilità dei fattori produttivi necessari, i costi. Si assume allora, in genere, che l'impresa abbia l'obiettivo di massimizzare profitto, cosi definito: profitto = ricavi totali costi totali Abbiamo detto "si assume" perché molti economisti hanno fatto rilevare che ritenere il profitto il vero e unico obiettivo dell'impresa può essere riduttivo. Da un lato si sottolinea che spesso gli imprenditori non cercano di raggiungere proprio il massimo profitto, ma si accontentano soltanto di un livello di profitto che ritengono soddisfacente, poiché sarebbe estremamente complicato, nella complessa gestione di un'impresa, sapere se il livello di profitto che si è raggiunto, ritenuto comunque accettabile, sia effettivamente il massimo raggiungibile. Dall'altro si sostiene che vi sarebbero altri obiettivi possibili per l'impresa, e in particolare la massimizzazione della crescita, cioè delle vendite, per poter avere un maggiore potere di mercato. E stato però fatto osservare da altri economisti che questi obiettivi alternativi rappresenterebbero degli strumenti intermedi, necessari per il raggiungimento del risultato finale, che rimarrebbe comunque la massimizzazione del profitto (dato che un'impresa che privilegia l'obiettivo della crescita di norma, nel lungo periodo, conseguirà anche profitti più elevati). Anche se nei casi concreti non è possibile verificare che il profitto ottenuto dall'impresa sia davvero il massimo possibile, è però ragionevole pensare che esso rappresenti comunque l'obiettivo degli sforzi di chi conduce l'impresa. Dato che, come abbiamo visto, il profitto è dato dalla differenza fra ricavi totali e costi totali, per conseguire questo obiettivo l'imprenditore dovrà produrre quella quantità di output in corrispondenza della quale tale differenza è massima. Occorre però fare una precisazione. Nei costi di produzione è già compreso per convenzione un piccolo margine di profitto ( il profitto normale), che remunera il capitale proprio dell impresa e l attività direttiva svolta dall imprenditore. A rigore quello che nella

2 formula precedente, secondo l'uso comune, abbiamo definito come profitto andrebbe inteso come extraprofitto ( o profitto economico), cioè quella parte di profitto che eccede i profitti normali, mentre l'obiettivo dell'impresa sarebbe quello di massimizzare l'extraprofitto. Abbiamo già presupposto in modo intuitivo quali possano essere i costi dell'impresa quando abbiamo cercato di comprendere come avviene la scelta dei fattori produttivi. I costi sono le spese che l'impresa deve sostenere per procurarsi i fattori produttivi necessari alla produzione. I costi d'impresa possono essere anzitutto suddivisi in: costi fissi; costi variabili. Costi fissi. I costi fissi comprendono tutte quelle spese che non variano al variare della produzione e devono essere sostenuti dall'impresa anche quando le quantità prodotte sono molto basse o addirittura nulle: affitto dei locali in cui si svolge l'attività di impresa, spese di sorveglianza, di riscaldamento, di illuminazione ecc. Costi variabili. I costi variabili comprendono tutte quelle spese che variano al variare della quantità prodotta (cioè crescono all'aumentare della quantità prodotta): spesa per l'acquisto di materie prime, per consumi elettrici, costo della manodopera ecc. Prendiamo il caso di un'impresa alberghiera. In un periodo di bassa stagione, in cui non ha alcun cliente (cioè la sua produzione di servizio alberghiero è zero) l'impresa sopporta comunque dei costi dovuti all'affitto dei locali, alla loro manutenzione ordinaria, ai servizi di sorveglianza, alle spese fisse per l'allacciamento alle reti elettrica, telefonica ecc. Questa parte dei costi (che rappresentano i costi fissi) è ugualmente da sostenere anche quando I'albergo sia al completo in alta stagione, e quando la produzione di servizio alberghiero sia molto alta. In questo periodo l'impresa dovrà inoltre far fronte alle spese addizionali per i servizi di cucina, di pulizia delle camere, di lavanderia ecc., che variano al variare del numero di ospiti, quindi della quantità di servizio alberghiero prodotta (e che rappresentano i costi variabili). Analogamente un'impresa che produce ferri da stiro dovrà sostenere, indipendentemente dalla quantità prodotta, dei costi fissi (affitto dei locali dove si svolge la produzione, riscaldamento, illuminazione, sorveglianza ecc.); inoltre sosterrà dei costi variabili, che cresceranno all'aumentare della produzione, dato che per produrre piu ferri da stiro dovrà acquistare una maggiore quantità di acciaio e di cavo elettrico, dovrà assumere un maggior numero di lavoratori e quindi pagare più salari ecc.

3 Costi totali. La somma dei costi fissi e dei costi variabili costituisce per l impresa i costi totali. Costi totali = costi fissi + costi variabili Procediamo ora analizzando un caso concreto: quello di un impresa che produce barche a vela (tabella 1: i dati sono in migliaia di euro). Dati in colonna 2 i costi fissi e dati in colonna 3 costi variabili la colonna 4 riporta TABELLA 1 COSTI Quantita Costi fissi Costi variabili Costi totali Costi marginali Costi medi (1) (2) (3) (4) (5) (6) , , , , , , , ,50 RICAVI Quantità Prezzo unitario Ricavi totali Costi totali Profitti Ricavi marginale ( 7 ) (8) (9) (10) (11) (12) ,20 66, ,60 22, ,40 85, , , ,50 139, ,50 3,50 i costi totali. La colonna 6 riporta i costi medi, che non sono altro che i costi totali divisi per la quantità prodotta e rappresentano la parte di costo totale necessaria a produrre (in media) una barca a vela. Costo medio = costi totali quantità prodotta Quando produce 8 barche a vela la nostra impresa sostiene un costo totale di euro. In media (il costo di ognuna delle otto barche prodotte (costo medio) risulterà dalla divisione

4 183/8 = 22,90 migliaia di euro. Infine nella colonna 5 sono riportati i costi marginali, che rappresentano i costi addizionali necessari a ottenere una barca a vela in più, e sono calcolati: costo marginale = incremento dei costi totali incremento della quantità prodotta Se si produce 6 barche a vela la nostra impresa sostiene un costo totale di euro; se invece decide di produrre anche la settima il costo totale sale a euro. L aumento di un unità prodotta comporta dunque un aumento del costo totale pare a euro. Nella colonna 8 della tabella 1 è riportato il prezzo di vendita in relazione a ciascuna quantità prodotta; si tratta della curva di domanda cui si trova di fronte l'impresa e che mette in relazione la quantità domandata al prezzo. Se moltiplichiamo prezzo di vendita per le corrispondenti quantità vendute otterremo i ricavi totali dell'impresa: ricavi totali = prezzo vendita x quantità venduta Cosi come abbiamo fatto precedentemente per i costi, anche in questo caso è possibile individuare una curva dei ricavi marginali, che rappresenta i ricavi addizionali ottenibili con la vendita di una barca a vela in più Ricavo marginale = incremento di ricavo totale incremento della quantità L'andamento della curva dei ricavi totali è rappresentato nella figura 6, dove si vede anche che all'aumentare della quantità prodotta i ricavi addizionali sono via via decrescenti poiché, per poter vendere di piu, l'impresa deve abbassare it prezzo di vendita ottenendo ricavi proporzionalmente minori. Siamo ormai a un passo dalla soluzione del problema che ci eravamo posti, che, ricordiamo, consisteva nell'individuare la quantità che verrà prodotta dall'impresa, ossia la quantità alla quale it profitto è massimo. Proviamo a sovrapporre le due curve dei costi totali e dei ricavi totali come nella figura 6 sulla base della definizione di profitto; sappiamo che esso è dato dalla differenza fra le due curve, cioè graficamente dalla loro distanza. Osserviamo che vi sarà un intervallo nel quale questa differenza è positiva (i profitti sono maggiori di zero) e in particolare in un punto la differenza è massima e corrisponde a euro. A questo punto corrisponderà la quantità che massimizza il profitto (6 barche). Se guardiamo l'andamento dei costi e dei ricavi marginali nella tabella 3 osserviamo che in corrispondenza di questa quantità i costi marginali e i ricavi marginali sono estremamente vicini fra loro; questo fatto è molto importante perché rappresenta il risultato che cercavamo.

5 Alla domanda quanto produrre? La risposta è: quella quantità in corrispondenza della quale i costi e i ricavi marginali sono uguali. Se infatti l impresa si spingesse oltre, nel nostro caso producendo 7 barche a vela, andrebbe incontro a costi addizionali superiori ai ricavi, e avrebbe quindi una diminuzione dell utile; ma analogamente, se l impresa si arrestasse prima di quel livello, producendo 5 barche a vela, dove cioè i costi marginali sono inferiori ai ricavi marginali, perderebbe il profitto conseguibile sulle unità ulteriori.

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