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1 incontri11 ok.qxt_numero zero.qxd 11/06/12 21:22 Pagina 1 Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale - D. L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46 art. 1, comma 1, DCB ROMA Prezzo copia 0,20 ( Anno II nuova edizione - numero 11 - luglio 2012 IDEE & FATTI Ricostruire l Italia Lavoro Esternalizzazioni, ormai è un vero e proprio dumping sociale Unicredit Un assemblea fiume, il ruolo dell Associazione dei piccoli azionisti Il caso Bpm Una storia già scritta. La battaglia di DirCredito contro la conservazione

2 PERSONE segui in diretta il rinnovo dei contratti nazionali CCNL BCC CCNL Esattoriali EDO MANGIAROTTI: SCHERMA D ORO E stato lui a trasformare la scherma in uno sport noto solo nei circoli aristocratici, a farlo diventare popolare a scatenare la passione, il tifo. Tutti lo chiamavano Edo, quando invocavano il suo nome, quando ne scandivano le vittorie. Più semplice che gridare Edoardo. E morto a 93 anni, senza mai abbandonare il mondo della scherma. Il più grande campione che il mondo ricordi. Con spada e fioretto ha vinto 13 titolo mondiali, 8 argenti e 5 bronzi, 13 medaglie olimpiche, 6 ori, 5 argenti, 2 bronzi, 3 Universiadi. VALENTINA VEZZALI: BANDIERA OLIMPICA Il Presidente della Repubblica le consegna il tricolore. Sarà lei a portare la bandiera italiana alla sfilata di apertura delle Olimpiadi di Londra. E l unica schermitrice al mondo ad essersi aggiudicata, una dopo l altra, 3 medaglie d oro olimpiche. Ha vinto 6 titoli mondiali, 5 europei, 14 nazionali, 12 a squadre. E la fiorettista ancora numero uno al mondo. All annuncio del Coni non è riuscita a mascherare commozione e entusiasmo. So di rappresentare ha detto un Paese di uomini e donne che non si arrendono mai. ALEX DEL PIERO: INGRATITUDINE FIAT Se ne va dopo 19 anni di Juventus. Lascia il calcio, quello italiano dice lui, perché intende ancora giocare, ma la Fiat non lo vuole più. 290 reti, un titolo mondiale, 91 presenze in nazionale con 27 reti ha seguito la squadra anche quando è scesa in B. Dalla Fiat nessuno segno di gratitudine. Solo la presentazione dei nuovi occhiali prodotti da Italia indipendent di Lapo Elkan, figlio di una Agnelli. Anche nella sua uscita di scena, un giro di campo, volto molto teso, commozione visibile, Alex detto Pinturicchio per le sue pennellate, ha dato una lezione di dignità. 2 incontri

3 L EDITORIALE Ora serve un colpo di reni di MAURIZIO ARENA Difficile in questi momenti commentare con serenità quello che sta avvenendo nel nostro Paese, al terremoto finanziario di cui, per alcuni, siamo, insieme a Grecia e Spagna, i responsabili, per altri, le vittime e i capri espiatori si è aggiunto il terremoto geologico dell Emilia Romagna inaspettato e devastante. La crisi, la recessione, la sfiducia non solo nell economia, ma anche nei valori che stanno alla base della nostra società si fa sempre più profonda. Occorre uno scatto d orgoglio, un vero e proprio colpo di reni che ci consenta di riacquistare il senso della misura e di ristabilire una linea netta di demarcazione tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, ciò che è lecito e ciò che è illecito. Bisogna trovare il coraggio di guardare negli occhi la crisi e comprendere che, al di là delle responsabilità vere o presunte che i capi dei governi si attribuiscono l un l altro, in fondo per nascondere la propria inadeguatezza, essa è in parte frutto di un modo di vivere che negli ultimi anni abbiamo archiviato, considerando obsoleti, valori come la solidarietà, la giustizia, l onestà d intelletto e d azione. Oggi il nostro Paese è letteralmente ostaggio dell egoismo e della rigidità di nazioni come la Germania che, da un lato ci considerano come zavorre di cui disfarsi al più presto, dall altro si approcciano a noi come si fa con degli scolaretti indisciplinati su cui si sperimentano metodi educativi che tanto male hanno fatto all Europa e ai popoli che l abitavano meno di cento anni fa. Il tutto avviene senza che i nostri precettori si rendano conto che, volenti o nolenti siamo tutti legati da un filo, nemmeno tanto invisibile, che ci riserva, anche se in modi e tempi diversi un destino che andrà inevitabilmente condiviso. Nessuno può pensare di rimanere immune da un epidemia che sta investendo anche quelle economie emergenti che, solo pochi mesi fa, sembravano avere il vento in poppa, nessuno può pensare di salvarsi da solo e magari di farlo a scapito di altri. Ci piaccia o no l Europa è un dato di fatto da cui non si può prescindere diventa quindi imperativo, così come ci hanno mostrato i terremotati emiliani e prima di loro quelli aquilani non perdersi d animo e guardare avanti, riscoprendo l importanza della coesione e della giustizia sociale e insegnando noi qualcosa ai nostri connazionali europei che vivono in Germania che soli si può temporaneamente sopravvivere, ma che solo uniti si vince. Segretario Generale Se il Paese non è capace di discutere di ALESSANDRO CARDULLI U n Paese sempre più incapace di discutere. Invece del confronto l invettiva, l offesa, la violenza verbale e non solo. Lo stesso Presidente della Repubblica che gode della fiducia della quasi totalità degli italiani, certo si può criticare, si può essere in disaccordo ed esprimerlo, ma non si può prenderlo a bersaglio, magari per cercare di strappare qualche voto. Ci sono dei limiti che non si possono superare altrimenti si sfregia la democrazia, si mette a rischio la convivenza, la coesione sociale, la solidarietà. Appunto ciò che Giorgio Napolitano ricorda molto spesso agli italiani. Se è vero che, lo dice un ministro del governo, circa 28 milioni di italiani pagano un prezzo molto alto per la crisi, se, lo dice una indagine del Censis, dati i tagli alla Sanità circa 9 milioni di persone non godono più della assistenza pubblica. Non sono nababbi o evasori, non hanno nessuno che paghi loro vacanze negli alberghi extralusso, in fantastiche isole. La recessione morde. E a rischio il nostro vecchio continente. L Europa potrebbe sciogliersi come neve al sole. Ci vorrebbe davvero un confronto a tutto campo, fra le forze politiche, quelle sociali, il mondo della cultura, con una grande partecipazione dei cittadini, per pensare all oggi, guardando il futuro. Non ci vorrebbe molto. Solo ricominciare a discutere. incontri 3 L OSSERVATORIO

4 SOMMARIO SINDACATO La sfida dell Europa sociale I sindacati nel mondo globale PAGINA 7 ECONOMIA Primo: mettere in sicurezza il sistema del credito PAGINE 8 E 9 SINDACATO Orari di lavoro, il duro confronto in commissione Abi PAGINA 15 SINDACATO Azionariato dei dipendenti, audizione in Europa PAGINE 22 E 23 CULTURA Arriva in libreria l ultimo Camilleri In toscana torna il festival Inequilibrio PAGINE 24 E 25 Anno II nuova edizione numero 11 LUGLIO 2012 Editore: DirCredito Direttore responsabile: Alessandro Cardulli Vice Direttore: Cristina Attuati Comitato di Direzione: Maurizio Arena, Tullio Cotini, Alessandro Cardulli, Cristina Attuati Commissione Comunicazione: Cristina Attuati, Fabio Angioletti, Dante Columbro, Renzo Francabandera, Giulio Pomar, Dante Sbarbati 4 incontri ( IDEE & FATTI Hanno collaborato: Guido Antolini, Maria Grazia Bianchi, Silvio Brocchieri, Agostino Cassara, Tiziano Coco, Armando Della Bella, Elisabetta Giustiniani, Cristiana Giustizieri, Michele Paolo Pastore, Antonino Scaini Grafica: Tiziana Gugliandolo Stampa: spedalgraf stampa srl via Casilina Roma Redazione: via Nazionale Roma Reg. Trib. Roma n 441/2005 Iscritto al Roc n chiuso in tipografia: il 13 giugno 2012

5 SINDACATO Esternalizzare, ora ci si mette anche la pubblicità di CRISTINA ATTUATI Verrebbe proprio da dire che ormai siamo alla frutta. Nel bel pieno di una crisi economica planetaria, caratterizzata da continui scambi di accuse tra il presidente Obama ed i leader europei, compresa l inossidabile Angela Merkel, che rende difficile capire chi sia il vero responsabile mentre la recessione sembra essere infinita così come senza fine è lo sciame sismico che scuote e terrorizza l Emilia Romagna, uno dei gangli produttivi del nostro Paese, accade l inimmaginabile. Infatti, tra un richiamo alla sobrietà dei cittadini, sempre i soliti, che non hanno più lacrime da versare, un appello alla responsabilità di una classe politica che in termini di credibilità è ormai alla canna del gas ed un auspicio, che però sembra sempre rimanere solo tale, alla crescita, da alcune settimane, un azienda specializzata nella creazione di siti internet e della relativa indicizzazione sui motori di ricerca, ha deciso di farsi pubblicità attraverso uno slogan tanto shoccante quanto emblematico dell epoca folle che stiamo vivendo. La frase pubblicitaria, forse efficace in termini di marketing, ma sicuramente eccepibile in termini di buon gusto recita: Licenzia un dipendente, assumi una web agency. Al danno si aggiunge poi la beffa nel momento in cui l amministratore dell azienda promotrice delle discutibile operazione di immagine tenta di giustificarsi con chi gli chiede conto dell iniziativa commentando candidamente: Che colpa abbiamo se costiamo meno di un dipendente? Ha presente quanto costa a un azienda assumere un web master, un web designer, un seo? Noi ammortizziamo tutto proponendo un costo irrisorio e con tutte queste figure contemporaneamente. Si tratta di un caso isolato? Speriamo, tuttavia è d obbligo una riflessione sia di merito che di metodo. Sembra ormai infatti che ciò che qualche anno fa veniva definito come il comune senso del pudore sia stato letteralmente travolto dalla necessità non tanto di fare economia e quindi di creare valore collettivo, azione costruttiva che non può prescindere dal sostegno dell occupazione e dalla valorizzazione del lavoro umano, quanto dall obbligo di fare soldi costi quel che costi. Denari guadagnati sulla pelle dei più deboli e, certamente, non impiegati per far crescere la società. E un nuovo modo di vivere? No, è un modo certo per morire, prima dentro, svendendo la propria umanità e poi fuori distruggendo le prospettive di un Paese e quindi uccidendone il futuro. La presunzione, purtroppo così diffusa, che quello che fino ad ora si è fatto insieme possa essere fatto più velocemente e meglio da soli è alla base della crisi non solo economica, ma anche di valori e di principi che sta mettendo a rischio la nostra tenuta. L abitudine consolidata di appaltare ogni tipo di attività all'esterno, adducendo come giustificazione l eccessiva onerosità del costo del lavoro penalizza due volte l Italia, infatti, da un lato non oppone alcuna resistenza alla concorrenza sleale di alcuni Paesi che limitano fortemente i diritti e le garanzie della forza lavoro che impiegano, dall altro scoraggia le imprese a formare internamente figure professionali che invece possono essere reperite sottocosto sul mercato internazionale. Un azione suicida di dumping sociale in piena regola che contribuisce a precarizzare e a depauperare il nostro capitale umano, rendendo il nostro percorso di uscita dalla crisi sempre più scosceso. Responsabile Comunicazione Dumping sociale Appalti esterni, una campagna che incita al licenziamento. Concorrenza sleale che porta anche a un impoverimento del nostro capitale umano incontri 5

6 SINDACATO Banche, un circolo vizioso fra crisi e debito sovrano I nodi La relazione del governatore di Bankitalia, la crisi spagnola, un sistema troppo legato a spericolate politiche finanziarie 6 incontri di ALESSANDRO CARDULLI Parlando dell alto costo del lavoro nelle banche, il Governatore di Bankitalia, alla sua prima uscita, afferma che soprattutto è dovuto alle remunerazioni degli amministratori e dell alta dirigenza. Pone anche il problema della riduzione del numero dei componenti degli organismi amministrativi. Quando Maurizio Arena, segretario generale di Dicredito, ha letto le agenzie di stampa che riportavano una ampia sintesi della relazione di Ignazio Visco si è lasciato scappare poteva dirlo prima, mentre stavamo facendo la trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro. Acqua passata, ma il problema resta anche alla luce di ristrutturazioni aziendali che ormai sono la caratteristica del settore. Non ci pare che nei piani aziendali si prendano in considerazione gli ammonimenti e le indicazioni di Visco relativi al ruolo stesso delle banche, al lavoro dei giovani, ad una riorganizzazione che punti all efficienza, ad un aumento della produttività che non si ottiene allungando l orario di lavoro. Cose che stanno alla base dell azione, del Dircredito che rappresenta dirigenti, quadri, alte professionalità che pagano il prezzo più alto, in termini di professionalità in primo luogo, ma anche di stipendi, di lavoro, in un settore destinato a cambiamenti nel profondo della organizzazione del lavoro. Sempre Visco, richiama spesso le forze politiche, le istituzioni, chi ci governa, le forze sociali, sostenendo che la recessione morde, la ripresa non è vicina, anzi la situazione si aggrava. Bankitalia, in sintonia l Ocse, segnala un nuovo calo del Pil, mentre nella media dell Eurozona aumenta seppur di poco. Così come l Ufficio studi di Confindustria segnala una continua caduta della produzione con un -9,2%, un record negativo, l Inps dice che la disoccupazione cresce e le ore di cassa integrazione volano. Dall Europa i dati che riguardano la situazione delle banche segnano profondo rosso. La Spagna ha chiesto l intervento per far fronte alla crisi del settore creditizio ottenendo circa 100 miliardi. In cambio il Paese commissariato e, buon per gli spagnoli, se non è stato richiesto un piano lacrime e sangue come per la Grecia. Sia Monti che il direttore generale della Banca d Italia, Saccomanni, parlano di un circolo vizioso che si è creato in Europa tra la crisi delle banche e del debito sovrano. Va spezzato, dicono. Ma come? A fine giugno si attendono risultati concreti dal Consiglio Ue. Non è la prima volta che si attendono e non arrivano. In Italia poi c è qualche problema in più. Riguarda amministratori di istituti di credito, indagati, rinviati a giudizio che minano la nostra credibilità. Se poi andiamo nelle segrete stanze vaticane basta leggere il memoriale del defenestrato presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi. Se ne trovano di cotte e di crude. Problemi, tanti e gravi, che caricano sul sindacato non solo le responsabilità che gli sono proprie, la tutela dei lavoratori, ma anche quella di affrontare con decisione il nodo della politica creditizia, degli istituti che la gestiscono, nel groviglio dei processi di finanziarizzazione dell economia che rende tutto più difficile. Un salto di qualità non solo necessario, ma indispensabile. Sempre più il destino dei bancari è legato infatti ad un cambio di passo della politica creditizia travolta da quella finanziaria, più redditizia, non per il Paese, spesso molto spericolata. Troppo spericolata.

7 SINDACATO La sfida dell Europa sociale La trasformazione delle imprese e delle relazioni industriali impone ai sindacati una dimensione diversa di FABIO ANGIOLETTI Nell attuale fase di profondi cambiamenti imposti da una crisi economica che è altresì crisi del modello sociale, anche il movimento sindacale deve interrogarsi rispetto ai processi che sono in atto: il tema delle disuguaglianze, questione congenita a questa recessione, piuttosto che il primato del mercato sul lavoro, trasposizione del mito della flessibilità in mera condizione di precarietà. L odierna decadenza è il compiersi di un cambiamento incominciato sostanzialmente verso la fine degli anni Settanta, caratterizzati da grandi manifestazioni di lotta, di contrattazione, di protagonismo sindacale, di riforme, di costruzione del welfare, che avevano creato nei dirigenti sindacali l idea che si potesse continuare indefinitamente così. In realtà, al contrario, già allora cominciava a manifestarsi una progressiva riduzione dell esperienza sindacale nella sua attività fondamentale: la tutela contrattuale. Sindacalizzazione, copertura contrattuale, andamento dei salari e della conflittualità testimoniano che da trent anni siamo in una fase di sostanziale ripiegamento: la sindacalizzazione è senza dubbio diminuita in quasi tutti i paesi, la percentuale di copertura da contratti collettivi si è ridotta, i salari non sono aumentati negli ultimi vent anni (tanto che il criterio di valutazione del rinnovo dei contratti nazionali si riduce al mantenimento o meno del potere di acquisto delle retribuzioni, nei settori privati la conflittualità, sia prima che durante l attuale periodo di crisi, si è molto ridotta, anche se, è bene specificare, che non è questo requisito a fare la qualità di un sindacato. Il rapporto di lavoro, l impiego, la regolamentazione, la remunerazione, la formazione, la normatività del rapporto di lavoro non sono più centrali nell attuale cultura sociale e politica; ecco perché, mai come oggi, il sindacato deve anche possedere un qualcosa in più: offrire dei valori, perseguire degli ideali, essere un punto di riferimento. Un sindacato moderno ed al passo coi tempi deve accettare e convivere con un modello sociale il cui funzionamento è basato sulla possibilità di accumulare e concentrare ricchezza per poterla sfruttare come mezzo produttivo, intervenendo per modificare e migliorare le condizioni di lavoro di un sistema economico misto, in cui lo Stato garantisca la redistribuzione e controlli il mercato, attuando la convergenza tra gli interessi privati e l interesse sociale. La progressiva abolizione delle barriere commerciali, l'aumento dei flussi internazionali dei fattori della produzione, l'affermazione delle multinazionali nello scenario dell'economia mondiale in una parola, la globalizzazione hanno comportato una crescente delocalizzazione della produzione ed un aumento della concorrenza tra i lavoratori, aumentandone di pari passo il senso di precarietà e d insicurezza. Per superare questa nuova forma di disagio collettivo e battere la crisi è indispensabile che il sindacato formuli nuove politiche sociali, macroeconomiche e dell occupazione che, in analogia a quanto avvenuto per i mercati, superino la dimensione nazionale. La sfida dell Europa sociale è proprio questa: la declinazione di nuove forme di rappresentanza e tutela che garantiscano ai lavoratori ed alle loro famiglie condizioni di vita e di lavoro sempre migliori, protezione sociale, pari opportunità e la totale partecipazione alle decisioni che li riguardano Commissione Comunicazione Global Nuove forme di rappresentanza e di tutela che garantiscano i lavoratori di fronte ai cambiamenti dei mercati incontri 7

8 ECONOMIA Banche, servono più regole sul credito per uscire dalla crisi di MICHELE PAOLO PASTORE Le recenti crisi nascono da bolle speculative propagatesi sui mercati internazionali attraverso il canale del credito. La crisi finanziaria si è ripercossa a sua volta sull economia reale con effetti critici su crescita e lavoro. Entrando nel merito possiamo affermare che, con l introduzione dell accordo di Basilea 2, la banca premia le imprese con rating migliore (e minor rischio e, viceversa, penalizza quelle con rating peggiori. In fasi di espansione economica il sistema finanziario tende ad ampliare il credito concesso alla clientela e, in fasi recessive, ne riduce l erogazione peggiorando il margine di manovra finanziario delle imprese. L accordo di Basilea 2 rientra all interno di un perimetro internazionale che trova riscontro in regole univoche e applicabili ovunque in modo uniforme. A nostro avviso l applicabilità dell Accordo alle singole nazioni deve poi trovare definizione in un sistema di equilibri e contrappesi in funzione delle specificità locali. In Italia il processo di valutazione ed erogazione del credito, come sopra definito, può funzionare solo con un sistema giudiziario che, da una parte presenti procedure di recupero e di tutela del credito tempestive, dall altro si rifaccia ad una legge fallimentare che promuova il recupero piuttosto che l uscita dal mercato da parte delle aziende in difficoltà. Altro aspetto è la possibilità di accedere a mercati dei capitali efficienti e alternativi a quello bancario: Private Equity, Venture Capital e Project Financing. L inserimento di appositi scudi ed incentivi, per favorire l incremento del patrimonio delle imprese a presidio delle potenziali perdi- > I NUMERI CONSUMI Alla ricerca quasi ossessiva del risparmio e delle promozioni. La crisi cambia la abitudini al supermercato: gli italiani fanno economia e così nei primi quattro mesi del 2012 sono cresciuti del 73% gli acquisti di offerte speciali, rispetto alla media dello scorso anno. Questo il risultato di un rapporto-flash del Centro studi Unimpresa, che ha condotto un analisi a campione tra i commercianti associati. CARTA La proposta viene dal Politecnico di Milano: secondo le stime presentate stamane dal professor Alessandro Perego dalla completa digitalizzazione dei processi si potrebbe ottenere un risparmio superiore a 200 miliardi di euro l anno. Per non parlare del beneficio del risparmio di carta: risultano dematerializzabili 600 miliardi di fogli, corrispondenti a 45 miliardi di documenti. Guardando alla sola Pubblica amministrazione (visto che un intervento omogeneo di questo tipo sulle aziende private appare più complicato si calcola che il risparmio potrebbe arrivare a 43 miliardi di euro l anno. RETRIBUZIONI Nel mese di aprile l indice delle retribuzioni contrattuali orarie registra un incremento dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell 1,4% rispetto ad aprile Lo comunica l Istat precisando che, nella media del periodo gennaio-aprile 2012, l indice è cresciuto, rispetto al corrispondente periodo dell anno precedente, dell 1,4%. ECOMMERCE Il commercio elettronico italiano resiste alla crisi mostrando margini di crescita interessanti anche per il Gli utenti attivi online da aprile 2011 sono cresciuti dell 11% raggiungendo quota dieci milioni negli ultimi tre mesi del 2012 per un giro d affari di otto miliardi di euro. 8 incontri

9 ECONOMIA > te di periodo, rientra nell ambito delle politiche fiscali necessarie ad equilibrare il sistema finanziario. Ultimo elemento, non esaustivo comunque dell argomento, è il potenziamento del ruolo dei facilitatori, Confidi, Sace e società di assicurazione del credito. La storia della finanza mondiale è costellata di eclatanti default e bolle speculative, da Lehman Brothers alle recenti tensioni relative al debito sovrano di Grecia, Irlanda, Spagna, Portogallo e Italia. Al verificarsi sempre meno occasionale di questi eventi, emerge soprattutto la mancanza di controlli, l enormità dei rischi assunti dal sistema bancario, la facilità con cui questi vengono assunti, la dimensione degli importi in gioco e, da ultimo, gli effetti sull economia reale. Gli interventi attualmente in atto, messi in piedi dalle autorità di vigilanza, per evitare ulteriori situazioni di crisi vanno verso la richiesta di maggiori patrimoni di vigilanza da parte delle banche (Basilea 3, soluzione controproducente e dilatoria: controproducente per gli effetti negativi sul mercato del credito dovuto al maggior assorbimento di capitali richiesti al sistema bancario a scapito delle imprese; dilatoria, in quanto rinvia i problemi in attesa di nuovi, ma, in un futuro più o meno prossimo, di importo decisamente più importante. I principali effetti distorsivi sono da attribuire all adozione del modello di banca universale (adottato in Italia nel 1992 sulla scorta del recepimento di una Direttiva UE e alla possibilità di utilizzare, per la finanza derivata, contratti OTC (Over The Counter, cioè al di fuori di mercati regolamentati e quindi controllati. Pur senza necessariamente tornare al rigido schema previsto dalla legge bancaria del 1936, occorre distinguere tra Istituti a Medio Lungo Termine e Istituti a Breve Termine. La separazione comporta non solo una maggiore specializzazione e focalizzazione sul proprio mercato di riferimento, ma obbliga le banca alla ricerca di fonti allineate alle scadenze (duration delle operazioni poste in essere sul proprio portafoglio clienti. Elemento quest ultimo necessario ad evitare possibili cristallizzazioni degli attivi delle banche. Particolare attenzione e cautela richiede inoltre il discorso sulla finanza derivata. E opportuno innanzi tutto notare come un contratto derivato sia un gioco a somma zero, ovvero un contratto in cui se una delle parti guadagna, la controparte subisce una perdita di pari importo. Ad oggi tali tipi di contratto possono essere negoziati secondo due modalità: tramite mercato regolamentato o Otc. Nel primo caso l operatore deve versare alla clearing house un deposito cauzionale (margin pari ad una percentuale del contratto sottostante. Nel momento in cui la perdita erode completamente il deposito, la clearing house provvede d iniziativa a chiudere il contratto. Nel secondo caso, il rischio viene inquadrato in apposite linee di credito bilaterali il cui valore viene adeguato durante la vita del contratto: non c è possibilità di chiusura automatica nè possibilità di controllo dei rischi complessivi, da parte di un autorità terza, in tempi brevi e tempestivi. Obbligare il mercato ad operare solo tramite mercati regolamentati significa aumentare il controllo, avere percezione dei rischi complessivi e soprattutto evitare situazioni endemiche in caso di eventi ingestibili: al raggiungimento di determinate soglie i contratti verrebbero direttamente nettati e chiusi dalla clearing house. Infine, dobbiamo segnalare come il gigantismo dei principali istituti di credito incida negativamente sulla possibilità di bloccare situazioni di contagio. In tal senso sarebbe auspicabile una maggiore parcellizzazione delle quote di mercato con conseguente frazionamento e minor rischio sistemico. Sarebbe possibile evitare i salvataggi delle banche in difficoltà, salvo prevedere il mantenimento di appositi fondi comuni di garanzia a tutela dei depositi della clientela. Porre in sicurezza il sistema bancario nel suo complesso è quindi il pre requisito indispensabile per tornare ad occuparci di ripresa, crescita e opportunità di lavoro, ma questo è un altro discorso. Segreteria provinciale Torino-Vercelli Le proposte Mettere in sicurezza il sistema è il prerequisito per tornare a occuparci di ripresa, crescita e opportunità di occupazione incontri 9

10 ECONOMIA Quando il Pil diminuisce, le pensioni si fermano I dati Ecco come l andamento del Prodotto interno lordo influisce sul nostro futuro. In attesa della crescita, regolamentare meglio la previdenza complementare 10 incontri di SILVIO BROCCHIERI Lo stretto legame che intercorre tra Prodotto interno lordo (Pil e pensioni sembra muoversi inosservato, eppure solo l incremento del primo consentirà l effetto crescita di quel montante che deciderà della qualità della nostra vita futura, da pensionati. Cominciamo con il considerare che il Pil reale è calcolato a prezzi costanti riferiti ad un certo anno preso come base di calcolo (attualmente Istat 1995 e che il Pil nominale è calcolato a prezzi correnti; che il montante contributivo è la somma di tutti i contributi versati durante l intera vita lavorativa, capitalizzati ad un tasso pari alla media mobile su 5 anni del tasso di crescita nominale del Pil. Al fine di determinare il montante contributivo, il tasso di capitalizzazione dei contributi versati utilizzato (33% della retribuzione lorda per i lavoratori dipendenti è pari alla variazione media quinquennale del Pil nominale determinata dall Istat, valore attualmente più favorevole rispetto al Pil reale in quanto, essendo calcolato a prezzi correnti, tiene in considerazione anche la variazione dei prezzi, ovvero dell inflazione. Le variazioni, essendo determinate attraverso una media mobile quinquennale, allo stato sono attenuate, ma in un momento di crisi come quello attuale la rivaluta- UN ESEMPIO Stipendio di Euro lordi, tasso inflazione 2%, PIL reale 1,5%, quindi PIL nominale 3,5% (2% +1,5%. Dopo 35 anni di contribuzione il montante su cui riconvertire la pensione ammonterà a circa Euro , ma se il PIL reale non crescesse e, quindi, la rivalutazione fosse affidata alla sola inflazione, il montante finale ammonterebbe a soli Euro ; come si può notare il decremento è quantificabile in Euro (-22,77%. zione si avvicina sempre di più allo zero (fino agli anni 2000 il coefficiente era superiore al 5%, ma nel 2010 la rivalutazione è scesa all 1,8%. Detta così potrebbe sembrare che il capitale si rivaluti per il solo effetto inflattivo, ma in termini reali il capitale o montante finale cresce al crescere del Pil; in altre parole la componente prezzi consente di recuperare l inflazione comunque minore rispetto a quella percepita e realmente applicata dalla dinamica dell aumento costante dei prezzi al consumo ma è la crescita reale del Paese a determinare la rivalutazione del montante, facendo sì che al momento del pensionamento il capitale non sia solo la semplice sommatoria dei contributi versati. Appare evidente come il Pil incida, in termini reali, sull andamento futuro delle pensioni, soprattutto in un periodo di crisi come quello odierno nel quale, per far quadrare i conti si innalza l età pensionabile, si cambia definitivamente il metodo di calcolo da retributivo a contributivo, si intacca l articolo 18, ma non si pensa a come far crescere il Paese, in termini economici ed occupazionali. Il Pil diminuisce, le pensioni si fermano. Per altri motivi, ma anche e soprattutto per questo, la crescita del Prodotto interno lordo, per i lavoratori, assume un aspetto di fondamentale importanza. Non resta, quindi, in assenza di una nuova ed efficace politica occupazionale e tantomeno di sviluppo e di ripresa economica, che sperare nell attuazione sempre più opportuna e rilevante di un ulteriore regolamentazione delle forme di previdenza pensionistica complementare, apportando al D.lgs 252/05 che le disciplina quelle modifiche migliorative attualmente all attenzione degli organismi preposti (Covip, ministero del Lavoro.

11 ECONOMIA L Istat certifica: in tre anni centomila dirigenti in meno di GIULIO POMAR C è un mente dato recente- pubblicato dall Istat sul quale sembra opportuno soffermasi: quello che registra negli ultimi tre anni in Italia il calo di oltre il 20% dei dirigenti (settore pubblico e privato. Non una riduzione, quindi, ma un vero e proprio tracollo, soprattutto se confrontato alla complessiva contrazione della forza lavoro del Paese nello stesso periodo (-1,9%. Qualche riflessione al riguardo. Prima di tutto sul destino, quasi drammatico, dei dirigenti espulsi. Ancora giovani, ma in un età già critica, quasi sempre intorno ai cinquanta, per ritrovare una appropriata collocazione, per molti di loro, sprovvisti di tutele previdenziali, assistenziali e assicurative, si prospetta infatti quasi sempre un futuro incertissimo se non drammatico, nel quale le migliori prospettive (sempre problematiche sono quelle di trovare un nuovo lavoro con una qualifica inferiore o fornire invece collaborazioni precarie in veste di consulenti. Detto ciò risulta importante soffermarsi su ciò che tale fenomeno esprime. In contrasto con l esigenza di superare le contingenze drammatiche che viviamo, invece di far leva proprio sulla classe dirigente formata negli anni, da cui sarebbe più che lecito attendersi soluzioni ed intuizioni efficaci per superare le difficoltà, si assiste invece alla materiale e progressiva eliminazione della stessa o, nel migliore dei casi, all emarginazione di chi vi appartiene verso compiti subalterni che ne limitano non solo l apporto, ma anche la motivazione. Essa non rappresenta più l asse portante del sistema, ed i dirigenti si trovano invece, peggio che in un incubo, nell impossibilità non solo di dare il proprio fattivo contributo, ma anche di reagire come vorrebbero, trovandosi troppo spesso persino espulsi proprio da quel contesto professionale in cui ritenevano, dopo tanto impegno, di potere svolgere una funzione essenziale. Si parla di oltre dirigenti bruciati in tre anni, ad esclusivo beneficio di multinazionali sempre più anonime e sempre più alla ricerca di riduzioni dei costi operativi. Delocalizzare le produzioni, esternalizzare i servizi, concentrare in un numero sempre più esiguo di mani, non parlo volutamente di cervelli, le leve del comando sono le linee più seguite, ma non necessariamente le più efficaci, dato che non se ne riscontrano i particolari vantaggi, stando almeno ai risultati sin qui ottenuti. Liberati dai contributi e dalle esperienze più pregnanti che, al contrario, si sarebbero certamente rivelate fondamentali, il sistema, ormai acefalo, più che dimagrito è divenuto anoressico. Commissione Comunicazione Concentrazione Le leve del comando finiscono in poche mani, altro che dimagrimento ormai il sistema è diventato anoressico incontri 11

12 ECONOMIA Unicredit, i piccoli azionisti all assemblea Le proposte Una maratona durata dalla mattina fino a tarda sera: il ruolo di Azione Unicredit e le decisioni prese. Tante astensioni e un no secco sui dirigenti 12 incontri di AGOSTINO CASSARÀ La maratona assembleare, iniziata alle 10,30, si è conclusa alle 23 circa. Azione UniCredit, l associazione dei piccoli azionisti della banca, che raccoglie moltissime adesioni soprattutto tra i dipendenti, si è astenuta su tutti i punti all ordine del giorno, tranne che su quello (punto 1 della parte straordinaria relativo a talune modifiche statutarie concernenti l allineamento dello Statuto a norme di legge (cosiddetto quote rosa, il Cda, il collegio sindacale e la rappresentanza legale, cui ha dato il voto favorevole, e su due (punto 13 della parte ordinaria e punto 2 della straordinaria inerenti il sistema incentivante di Gruppo 2012 riservato alle circa posizioni di vertice aziendale, cui ha dato voto contrario. L associazione, tenuto anche conto dei sacrifici richiesti a tutte le categorie di dipendenti, compresi i comuni dirigenti che hanno visto congelata la parte economica del proprio Ccnl per il prossimo triennio (cfr. rinnovo del Ccnl Dirigenti del 29/2/2012 e agli azionisti, sia in termini di corsi depressi delle azioni, sia in termini di sottoscrizione del recente aumento di capitale a pagamento, ha presentato una proposta di deliberazione alternativa a quella prevista, introducendo misure di moderazione ed equità. La proposta, ovviamente, è stata rigettata. Il presidente di Azione Uni- Credit ha motivato la gragnola di astensioni con: a il crollo di valore dell azione UniCredit che da oltre 7 euro nel 2007, corrispondente a oltre 43, tenendo conto del raggruppamento azionario dello scorso anno e dei tre aumenti di capitale tra il 2007 ed oggi, e il prezzo attuale; b le continue ristrutturazioni fusioni cessioni di rami d azienda o presunti tali. Infatti da oltre 10 anni si è scelta la logica del nuovo a tutti i costi. Le procedure di lavoro, l organizzazione, le strutture delle banche di origine, che si erano dimostrate efficienti ed efficaci, anziché essere valorizzate, sono state sostituite. Gli uomini, depositari del sapere aziendale, che meglio interpretavano le procedure, le prassi, i rapporti interni ed esterni delle aziende, che assicuravano la necessaria flessibilità alle rigidità aziendali, presenti pure nel passato, sono stati accantonati od espulsi. La nostra clientela è restata ancorata agli schemi collaudati delle banche di origine, vivendo le nuove modalità come forzature, smarrendosi dentro strutture incomprensibili anche nella denominazione, tutte rigorosamente in inglese, ed avendo spesso come interlocutori il p.c. o il telefono con l home banking o i call center, con le conseguenti rigidità e l assenza di poteri delegati e di discrezionalità, indispensabile per adattarsi alla casistica dei casi concreti; c il panico che serpeggia tra i dipendenti, dopo la cessione di Hr-Ssc, per la volontà dichiarata di proseguire nelle joint venture/esternalizzazioni per ottenere una riduzione dei costi piuttosto che avviare un processo volto all aumento dei ricavi. L associazione ha segnalato la necessità per UniCredit di non ignorare le istanze provenienti dall azionariato diffuso e dalla diretta partecipazione dei dipendenti (artt. 46 e 47 Cost. e di migliorare le modalità di partecipazione dei piccoli azionisti, cui è preclusa la possibilità di presentare candidature, dato che i soggetti legittimati a presentare liste sono i soci che da soli o insieme ad altri rappresentino almeno lo 0,5% del capitale. Presidente Probiviri

13 ECONOMIA Esodati, con il decreto i primi 65mila sono in salvo Stavolta il ministro Elsa Fornero, almeno nel rispetto dei tempi, è stata di parola e, a fine maggio, ha controfirmato con Monti il tanto atteso decreto che regolarizza la posizione dei noti ed ignoti esodati, da lei più volte definiti i primi Ma, questo, non è stato il solo, importantissimo, passo avanti compiuto dalla docente torinese, la quale ha fatto molto di più: qualche giorno prima aveva finalmente ammesso che il numero di 65 mila era carente: Sugli esodati abbiamo sbagliato, per aver dovuto agire in fretta; tutti sbagliano. E, successivamente, nella presentazione del decreto, un pubblico, ulteriore, riconoscimento della situazione: Il Governo è consapevole che questo provvedimento non esaurisce la platea di persone da salvaguardare e si impegna a trovare soluzioni eque e sostenibili per tutti. E una vera e propria promessa ma, essendo senza scadenza, ci si augura non si trascini alle calende greche. Questo decreto garantisce l accesso alla pensione, in base alle vecchie regole ante riforma, solo per esodati i quali, prima del 4 dicembre 2011, erano già in mobilità e in possesso dei requisiti per il pensionamento in corso di maturazione nei tre anni successivi; in questo numero sono ricompresi, fra gli altri, anche soggetti iscritti ai fondi di solidarietà, in maggioranza del settore credito, ai quali il pensionamento viene assicurato con i criteri delle vecchie regole; inoltre, circa persone vi rientrano per gli esodi incentivati. In definitiva, il provvedimento tranquillizza solo della ingente massa di interessati, della quale ancora non si conosce il numero ufficiale e le recenti dichiarazioni della Fornero in proposito non aprono, per ora, alcuno spiraglio di luce sulla situazione. Studieremo il problema. Studieremo, verbo al futuro, ma nel passato cos hanno fatto? Il problema c era da sempre non è nato adesso. Non abbiamo ora né numeri degli altri esodati né accantonamento di risorse. Che non ci fossero le risorse lo si può anche comprendere ma andavano ricercate e trovate per tempo come è stato fatto per diversi altri capitoli di bilancio (oltre che per i fortunati 65 mila. Che non si abbiano ancora i numeri non è assolutamente concepibile, visto che la maggior parte degli interessati sono cassintegrati, dipendenti di aziende in stato di crisi e in mobilità, ancora attivi ma con un accordo di uscita più o meno imminente sottoscritto davanti a rappresentanti dell Ufficio del Lavoro o per accordi sindacali. I numeri, per quanto disomogenei e sparpagliati ma registrati, ci sono eccome, vanno solo aggregati e valutati. Purtroppo questi numeri formano un elenco e, come affermava il cardinale Domenico Tardini, storico Segretario di Stato di Giovanni XXIII, Non dimenticare mai che dietro ad ogni elenco si celano sempre delle persone. Speriamo che la professoressa Fornero, nell operare sui numeri (quando, finalmente glieli forniranno faccia tesoro di questo monito. D.C. L impegno Il ministro Fornero ammette l errore e si impegna a trovare soluzioni eque e sostenibili per tutti incontri 13

14 SINDACATO Bpm, una storia già scritta La coerenza di DirCredito Logiche da cortile Il sindacato ha sempre rappresentato l esigenza del cambiamento contro l illusione della conservazione 14 incontri di CRISTIANA GIUSTIZIERI Io l avevo detto! Questo sarebbe un approccio sbagliato e cercheremo di evitarlo. Tuttavia, nemmeno è possibile concedere a chiunque abbia a disposizione un mezzo di comunicazione aziendale, internet, stampa e televisioni di fare di tutta l erba un fascio. Da anni DirCredito Bpm ha deciso di rendere permanentemente pubbliche le proprie idee, il proprio modo di vedere anche il futuro dell azienda e della cooperativa Banca Popolare di Milano. Il nostro sito internet, all indirizzo è da sempre aperto a tutti; tutti possono verificare la coerenza di quello che stiamo dicendo anche qui, adesso, con quello che sostenevamo nei momenti topici, la cui definizione é stata alla base delle sciagurate esperienze di cui facciamo le spese. Fin dove occorre risalire per comprendere? Noi crediamo, intanto, che necessiti una riflessione sul vorticoso avvicendarsi di presidenti e di direttori generali negli ultimi 20 anni durante i quali, ogni volta, chi ci veniva proposto a nuovo, doveva servire a salvare la cooperativa dal vecchio e dal resto del mondo, prima fra tutte dalle ingerenze di Bankitalia. Da Cesarini a Ponzellini, l unico comune denominatore é stato il loro defenestramento a cura della rappresentanza dei dipendenti soci (negli anni passati con il complice aiuto anche dell associazione pensionati. Le ragioni, sempre fumose, della cacciata nascondevano la pervicace opposizione di costoro a qualsiasi ipotesi di sviluppo della banca che potesse mettere in discussione il peso e gli equilibri interni alla rappresentanza dei dipendenti soci; una rappresentanza, in verità, sempre più formale che sostanziale. Peso ed equilibri calibrati non già nei confronti di altri soci, dipendenti e non, quanto all interno di una ristretta oligarchia. Una difesa di se stessi che ha finito per diffondere l illusione che la difesa della cooperativa passasse solo attraverso la difesa di una nicchia protetta e la designazione (di fatto di quella certa parte di manager la cui mission prevalente era quella di rispondere ai desiderata di chi li aveva nominati. Nelle crociate di volta in volta messe in atto contro un direttore generale o un presidente, DirCredito ha sempre rappresentato un istanza di riflessione sulla validità e consistenza delle motivazioni a sostegno del cambiamento. Fin dalla vicenda che vedeva l ipotesi di partnership con la banca Popolare dell Emilia Romagna, DirCredito si espresse nei termini di una valutazione imprenditoriale, mentre prevalse la solita logica del cortiletto. Queste vicende hanno trascinato la cooperativa in un biennio drammatico: sugli aspetti penali spetta alla magistratura esprimersi; delle responsabilità politiche delle scelte operate devono farsi carico tutti coloro che, in rappresentanza dei dipendenti e dei pensionati soci, hanno determinato l esito assembleare. Accesi i riflettori su Bpm, il cambio del sistema di governance è divenuto una scelta obbligata che, nei fatti, ha ridimensionato il ruolo dei dipendenti soci e della loro rappresentanza istituzionale. Nessuno può più illudersi ed illudere che la tutela e la difesa dei diritti acquisiti dalle lavoratrici e dai lavoratori di Bpm e del gruppo passi attraverso il livello associativo. Oggi occorre una ripresa di ruolo consapevole da parte delle strutture unitarie di rappresentanza sindacale aziendale, uniche fondamenta sulle quali poggiare la ricostruzione di un ruolo attivo dei dipendenti soci nel futuro assetto di governance della cooperativa Banca Popolare di Milano. Segretario responsabile BPM

15 SINDACATO Orari di lavoro (inflessibilità in commissione Abi di ARMANDO DELLA BELLA Gli incontri tra le organizzazioni sindacali e la delegazione Abi nell ambito delle paritetiche commissioni tecniche Inquadramenti, Orario di lavoro e Pari Opportunità avviate secondo quanto previsto dal recente accordo di rinnovo ex Ccnl 8 dicembre 2007, prima del recente stop imposto dall Abi, stavano proseguendo in salita. Le difficoltà e le incomprensioni che emergevano al tavolo delle trattative erano numerose e richiedevano continui approfondimenti e sospensive. Uno spettro comunque aleggiava sempre sui convenuti: ogni accordo dichiarava Abi doveva essere raggiunto sempre a costo zero per il sistema. La trattativa in materia di orario di lavoro appariva subito complessa. In tale ambito, secondo Abi, la stabilita facoltà di fissare l'orario di sportello fra le ore 8 e le ore 20 portava ad un nuovo orario che determinava il superamento dei vecchi nastri orario standard ed extra standard, pur nel rispetto del limite del 13% del personale a cui applicare la suddetta flessibilità d orario ed il limite del 10% delle succursali coinvolte nella decisione, nonché al superamento del concetto di succursale speciale (ex art. 97. L Abi riteneva così abbattuto il limite delle 40 ore di orario di sportello previste nel corso della settimana pur nel rispetto dei limiti di orario di lavoro settimanale 37 ore e 30 minuti già previsti per il lavoratore. Inoltre, sempre Abi, prevedeva il superamento delle 4 ore e 30 minuti di orario di sportello oggi definito per i giorni di semifestività (comma 7 art. 101 ex Ccnl Le organizzazioni sindacali ritenevano però imprescindibili alcune priorità quali l affermazione del principio della volontarietà del lavoratore, la contrarietà alla variazione dell orario di intervallo, la necessità di dover riconoscere comunque il buono pasto anche in flessibilità di orario di sportello, il dovuto riconoscimento del riposo compensativo piuttosto che un adeguata indennità per Preposti, Qd e Ap impegnati nella flessibilità anche al sabato mattina, la necessità di evitare un ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro e della qualità della vita e la convenuta valutazione che orario di sportello non voleva dire orario di cassa. Era rigettata la proposta di allungamento dell orario di sportello nella giornata semifestiva. Su tutto però la delegazione sindacale poneva una pregiudiziale: non era accettabile che l orario di lavoro terminasse oltre le ore 22, per il tempo ritenuto necessario per le operazioni di chiusura della cassa. L accordo firmato il 19 gennaio 2012 sostenevano le organizzazioni sindacali prevedeva che il termine dell orario di sportello potesse essere alle ore 20/22 onnicomprensivo, però, di tutte le specifiche attività. In tale ambito DirCredito esprimeva al tavolo della trattativa una ferma posizione a tutela del lavoro di tutti quei colleghi chiamati oggi a ricoprire ruoli di coordinamento e/o responsabilità, specie se operanti in rete commerciale, che, per sicuro senso di responsabilità e del dovere, potrebbero trovarsi ad operare per molte ore al giorno, sabato compreso. Inoltre sempre DirCredito sottolineava che queste novità impatteranno profondamente non solo sulle strutture di rete commerciale ma anche su quelle di Direzione oggi a supporto del lavoro dei punti operativi. 2 Commissione Abi Orari di Lavoro La trattativa Numerose incomprensioni prima dello stop imposto dalle banche. Da DirCredito una ferma posizione per tutelare i colleghi incontri 15

16 L ANALISI Le Marche: fare impresa al tempo della crisi Viaggio in Italia Una regione con forte vocazione imprenditoriale, crescono le aziende anche nel terribile 2011 di MARIA GRAZIA BIANCHI Nel corso del 2011 sono state avviate attività, con un saldo positivo pari a 100. A crescere sono quasi esclusivamente le società di capitale (+946, segno di un sistema produttivo più solido e maturo, anche se l artigianato è parte integrante del tessuto produttivo nella regione. La ripresa dell economia marchigiana è stata incerta: l indagine congiunturale della Banca d Italia rivela che la ripresa degli ordini alla grande industria manifatturiera marchigiana si è affievolita. In base alle informazioni di Unioncamere Marche riferite alle imprese che occupano meno di 500 addetti, la produzione è aumentata in media dell 1,1% rispetto al 2010, con un andamento migliore per le imprese con almeno 50 addetti. Il numero delle imprese è cresciuto con un saldo, in un anno orribile come il 2011, pari a +100 imprese registrate alle Camere di Commercio; da ciò si evince la forte e radicata vocazione imprenditoriale della Regione, dove sono attualmente presenti aziende, una ogni nove abitanti. Anche le esportazioni a prezzi correnti sono aumentate, +11,9% rispetto all anno precedente, trainate dai settori della meccanica (18,4%, dei metalli (16,8% e delle calzature (16,0%. La crescita è stata più contenuta per tessile e abbigliamento (7,8%, mentre il settore degli elettrodomestici ha accusato un calo del 4,9 %; le importazioni sono aumentate del 29,1% nel 2011 rispetto al Nel comparto delle costruzioni la produzione complessiva è calata del 5,5% e la flessione ha interessato sia le opere pubbliche, sia l edilizia abitativa. Per quanto riguarda il settore del credito, nelle Marche sono presenti 70 aziende bancarie per un totale di 1194 sportelli, che occupano circa 8 lavoratori. I finanziamenti erogati da banche e società finanziarie sono aumentati del 4,5%, +6,0 per le imprese manifatturiere. Il flusso di sofferenze di banche e società finanziarie è stato pari al 2,3%, in lieve diminuzione rispetto al 2010, quando l indicatore si era attestato al 2,5%, mentre è rimasto invariato all 1,6% per le famiglie. Strategico il ruolo dei Confidi, per favorire l'accesso al credito per le piccole e medie imprese attraverso l'erogazione della garanzia mutualistica: degna di nota la crescita e la capacità dei Consorzi di garanzia di sostenere le micro e piccole imprese durante la crisi. In base alla Rilevazione sulle forze di lavoro dell Istat, nel 2011 il numero di occupati residenti nelle Marche è diminuito in media dell 1,0% rispetto al 2010 con il calo concentrato nella componente autonoma(-3,2% e in quella maschile (-1,6%. Dal 2010, il tasso di occupazione è sceso di mezzo punto percentuale, al 63,1%, il tasso di disoccupazione è salito al 6,2%. Al fine di creare nuova occupazione soprattutto tra i giovani, utilizzando e valorizzando il contratto di apprendistato, con il riconoscimento di incentivi alle imprese che assumono, è stato attivato,il programma AM- VA ( Apprendistato e Mestieri a Vocazione Artigianale con l obiettivo di superare la precarietà, rilanciando la buona occupazione. AMVA ben si adatta alle peculiarità produttive del territorio marchigiano svolgendo un azione integrata tra imprese, associazioni di categoria e i diversi attori del mercato, pubblici e privati, in una Regione che ha saputo fare e creare impresa durante la difficile crisi di questi anni.d.c. RSA Dircredito Intesa-Sanpaolo 16 incontri

17 I CONSIGLI Assegni scoperti, da segnalare alla Cai anche se richiamati? di ANTONINO SCAINI Fra le numerose lettere che ci sono arrivate abbiamo scelto questa che pone un problema di interesse generale sul quale si sono registrate interpretazioni diverse, a partire dalla Banca d Italia, che hanno dato adito a discussioni e pareri differenti. D.: Il richiamo effettuato dalla banca negoziatrice di un assegno che, pervenuto alla banca trattaria, non trova copertura, consente di evitare l iscrizione del traente alla Centrale d allarme interbancaria (Cai? R.: Va detto che, dopo le incertezze dottrinarie dei primi anni e il cauto possibilismo della stessa Abi, la Banca d Italia, con una circolare del 2002, si è espressa in modo negativo sulla base di una interpretazione non del dettato della legge, ma della finalità pubblicistica e sanzionatoria della stessa che sottrarrebbe alla volontà dei singoli (in questo caso il prenditore del titolo che, attraverso la propria banca, decide di annullare o disdettare la presentazione la possibilità di eluderne gli effetti. Che la posizione assunta in proposito dall organo di vigilanza sia discutibile lo si evince ove solo si consideri come la supposta impossibilità di condizionamento da parte dei soggetti interessati alle vicende legate alla circolazione degli assegni non solo non trovi alcun conforme riferimento testuale, ma addirittura venga implicitamente quanto chiaramente contraddetta dalla norma stessa. Ci riferiamo, in particolare, a due punti, di primaria ed essenziale rilevanza. Il primo trovasi nella formula utilizzata all art. 9 (e ripetuta all art. 9bis della Legge n. 386: In caso di mancato pagamento per mancanza di autorizzazione o di provvista. E difficile non riconoscere come, così esprimendosi, il legislatore abbia, da un lato, voluto escludere tutte le altre possibili ragioni che potrebbero causare il mancato pagamento quali, ad esempio, l errore, l inadempimento volontario o il fallimento del trattario o, ancora, un provvedimento giudiziario che renda indisponibile la provvista. E, dall altro, non impedire la possibilità di annullare, attraverso il richiamo del titolo, la presentazione da parte di chi non ne ha più interesse o, addirittura, di chi magari vuol rimediare all errore di averla intempestivamente effettuata rispetto all impegno che si era assunto con il traente. Tanto più nel caso in cui il richiamo pervenga prima dello spirare dei termini di presentazione, cioè in un frangente in cui il ritardato pagamento non produrrebbe comunque alcun onere o conseguenza sul traente. Ma la più inequivocabile prova della contraddizione dell interpretazione di Bankitalia con il senso logico più ancora che letterale della norma trovasi nella possibilità che la legge riconosce proprio al prenditore di impedire l iscrizione e di azzerare la procedura già avviata, con un proprio atto di quietanza. Per l efficacia del quale, si badi bene, è richiesto null altro che l autentica della firma. Così che potrebbe essere rilasciato (ipotesi verosimilmente frequentissima non a fronte di un estinzione, ma di una rateizzazione, transazione, novazione o addirittura remissione del debito! Dulcis in fundo segnaliamo, non senza soddisfazione, come L Autorità Giudiziaria chiamata ad esprimersi sulla questione abbia sin qui tenuto (vedansi per tutte, le Ordinanze dei Tribunali di Firenze in data e Busto Arsizio in data un orientamento opposto a quello della Banca d Italia. Considerato che l interpretazione delle leggi spetta agli organi giudiziari e non a quelli, come Bankitalia, semplicemente incaricati di gestire la CAI, ci sembra di poter considerare molto improbabile, se non inverosimile, che la mancanza di avvio della procedura CAI a seguito di un richiamo da parte dell assegno comporti responsabilità per la banca trattaria. Le obiezioni del cuore Torna la rubrica di Incontri dedicata ai problemi quotidiani del lavoro in banca incontri 17

18 SINDACATO Segretari nazionali, prosegue il viaggio di Incontri Le interviste Mario Chiacchio si occupa di esattoriali, Claudio Galli ha la delega su esodati e pensionati Mario Chiacchio 18 incontri di TIZIANO COCO Con il numero di Incontri di questo mese prosegue la comunicazione sul lavoro svolto, in questo primo anno di attività, dai segretari nazionali. Pubblichiamo le interviste ai Segretari Mario Chiacchio (MC, con delega agli Esattoriali, e Claudio Galli (CG, che ha la delega e la responsabilità della sezione esodati e pensionati. In quale anno si è iscritto al Sindacato? MC: Mi sono iscritto al sindacato nel 1983, lo stesso mese di assunzione. Al tempo, giovane impiegato non ancora quadro direttivo, la scelta ricadde sulla Cgil che abbandonai passando al Sindart oggi DirCredito quando il mio percorso professionale mi indusse a scegliere un sindacato portatore di istanze più vicine ai miei interessi. CG: Al sindacato dal Ruolo nel sindacato MC: Da semplice iscritto ho sempre partecipato alle assemblee sindacali. Sono gli uomini che fanno grande un sindacato e non il sindacato che fa grandi gli uomini. Come semplice iscritto nei confronti delle mobilitazioni ho avuto un atteggiamento critico verso quelle politicizzate che non hanno mai avuto il mio avallo. Oggi come dirigente sindacale in qualità di rappresentante dei lavoratori delle Aziende Esattoriali del DirCredito, evito a priori di dare alle mobilitazioni un target politico. Penso che politica e sindacato sia un sodalizio nefasto. CG: Segretario nazionale Pensionati. A quale progetto hai lavorato nell ultimo anno? MC: Sarebbe più corretto chiedermi qual è il progetto della mia vita sindacale? Svolgere attivamente il ruolo di rappresentante sindacale cercando anche di essere il portavoce di tutti gli iscritti che hanno riposto la loro fiducia in me. In poche parole sottoscrivere regole che tutelino e garantiscano tutti. CG: Alla costituzione del Coordinamento nazionale dei pensionati (CNP. Quali risultati hai ottenuto? MC: La risposta è semplice, la si legge nella conferma della fiducia degli iscritti nelle assemblee. CG: Ho contribuito a far approvare sia lo statuto che il regolamento di questo nuovo organismo. La suddivisione territoriale e l individuazione dei rispettivi referenti ci consentirà inoltre di svolgere un ruolo attivo per il proselitismo nel settore pensionati, fornendo le giuste risposte ai problemi dei nostri rappresentati. In che modo ti avvali della struttura? MC: Ogni mia decisione importante è anticipata da un parere preventivo della struttura. A me stesso lascio l onere e la scelta di decidere. CG: Facendomi supportare a livello logistico ed informatico dalla struttura per la soluzione dei problemi posti dagli iscritti. In che modo la struttura si avvale di te? MC: Penso di essere in debito con essa. Sono più le cose che ricevo di quelle che dono. CG: I quadri sindacali sono il braccio operativo per raggiungere gli scopi definiti a livello centrale, pertanto il nostro contributo consiste nel dare concretezza al raggiungimento di tali obiettivi. Cosa può migliorare del Dir- Credito? MC: Il nemico del meglio è l ottimo! Perché non arrivarci? CG: E difficile individuare singoli interventi per migliorare Dir- Credito. Credo che sia già in atto un tentativo per avvicinare le strutture centrali a quelle periferiche ed il monitoraggio, con forme di coinvolgimento alle strutture >

19 > Claudio Galli più attive, è un segno di attenzione che va nella giusta direzione. In che modo puoi migliorare il DirCredito? MC: Rappresentandolo degnamente e magari anche contribuendo ad ampliare la partecipazione negli organismi nazionali dei dirigenti territoriali. Sono essi la linfa del DirCredito. CG: Ritengo che l impegno a tutto tondo sia una delle condizioni indispensabili per migliorare il Dir- Credito, cosa che spesso per i motivi più svariati non c è e di questo faccio pubblica ammenda. Cosa non cambieresti del DirCredito? MC: Sicuramente la sua capacità di risposta alle reazioni avverse. Il DirCredito tempo per tempo, ed attraverso i suoi Segretari Generali, ha dimostrato una predisposizione al cambiamento ed una voglia di fare che non ha pari nel mondo esterno. CG: L attuale dirigenza. Non lo dico per piaggeria ma semplicemente perché ritengo che l approccio concreto alla soluzione dei problemi sia quello giusto. Anche le iniziative avviate e le pressioni esercitate sulle strutture sono il segnale concreto di una scossa verso una migliore efficienza. Pensi che il tuo lavoro sia correttamente percepito all esterno della struttura? MC: Certo che si! Ne ho conferma giorno per giorno. CG: Suddividerei in due la risposta: per ciò che concerne il mio incarico nazionale, avrei potuto fare di più e meglio; per ciò che riguarda invece la collaborazione fornita alla soluzione dei problemi posti direttamente dagli iscritti, modestamente credo di essere un riferimento credibile, in grado di fornire risposte adeguate alle loro aspettative. Sii sincero, quante volte hai letto Incontri nell ultimo anno? MC: La rivista Incontri è la nostra finestra nel mondo, credete che io sia cosi sciocco da non affacciarmi? CG: Leggo sempre la rivista Incontri nelle parti che ritengo di specifico interesse. E quante volte sei andato sul sito nell ultimo anno? MC: Confesso poche. Perché non pensare in futuro all uso dei feed RSS? In tal modo si ha possibilità di creare informazioni di qualunque tipo che un iscritto potrà vedere molto comodamente, con l aiuto di un lettore apposito, nella stessa pagina, nella stessa finestra, senza dover andare ogni volta nel sito DirCredito. CG: Poche volte, una decina, non di più. Se fosse un vizio, il DirCredito sarebbe MC: Un amante capricciosa. CG: Un salotto al quale, come ogni piacere, è difficile rinunciare. Se fosse una virtù, il DirCredito sarebbe MC: In senso ecclesiastico carità. In senso laico solidarietà. CG: Un ideale in cui credere, al servizio dei colleghi bisognosi di tutela, che di questi tempi, mi sia consentito, non è retorica. Che progetti vorresti che si realizzassero nel prossimo futuro? MC: Lavorare affinché il Dir- Credito sia il catalizzatore di tutti i lavoratori che hanno voglia di crescere professionalmente senza compromessi. CG: Vorrei che fosse visibile lo sforzo da noi compiuto in difesa degli associati. Che voto ti dai per quanto realizzato sino ad ora? MC: Sono molto severo con me stesso, ma penso che un sufficiente l ho guadagnato. Alla mia squadra non posso dare che un bel dieci. CG: Certamente insufficiente per non essere riuscito, a differenza del passato, a dedicare la gran parte delle mie energie alla causa. Coordinamento BNL TERRORISMO C è un residuo di follia che vuol farci ripiombare nel passato. Il Paese è però maturo per reagire. Sono le parole del Segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, pronunciate a margine della commemorazione del professor Massimo D Antona, assassinato dalle Br tredici anni fa. Le realtà della società civile ha proseguito devono sapersi unire e lavorare insieme. Queste forze agiscono nell ombra e da vigliacchi. FORNERO Le dichiarazioni del ministro Fornero sui licenziamenti dei dipendenti pubblici fanno supporre un ignoranza sulla legislazione che regola il pubblico impiego. E quanto dichiara Giovanni Torluccio, segretario generale della Uil-Fpl. "Il Ministro dovrebbe sapere infatti che i dipendenti pubblici hanno i loro contratti bloccati già da tre anni spiega Torluccio e che già da subito il lavoratore in esubero, dopo due anni di mobilità, perde il lavoro. LIRICA E un fatto importante l appello firmato da alcuni dei direttori d orchestra più noti da Claudio Abbado a Daniel Barenboim per il rinnovo del contratto di lavoro nelle fondazioni liriche scaduto nel 2003 e per dare la possibilità ai musicisti che vi lavorano di avere permessi artistici, che ora sono vietati. Sono due punti fondamentali ha detto Giancarlo Albori della Cgil di Milano. E il ministro deve essere attivo per il positivo esito della trattativa. FASTWEB I lavoratori di Fastweb hanno largamente approvato gli accordi sottoscritti dai sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Comunicazioni e dall azienda e che disciplinano la cessione di due rami d azienda a Visiant Next e Huawei: Customer Care & Customer Base Management ceduti a Visiant, con un contratto di appalto di servizio della durata di 7 anni, e quelli di Field Network Creation & Operation che passeranno a Huawei Technologies. Lo comunicano in una nota le organizzazioni sindacali. GLI ALTRI

20 SOCIETA Come cambia il ruolo dei padri nella società di oggi L intervista Maurizio Quilici 24 anni fa ha fondato l Istituto di studi sulla paternità. Un bilancio e un analisi sulla famiglia 20 incontri di DANTE COLUMBRO Era stato davvero un buon profeta Maurizio Quilici, giornalista professionista ex capo redattore all Ansa, quando, 24 anni fa, nel fondare l Isp, Istituto studi sulla paternità, aveva preconizzato che l argomento paternità, con tutti i suoi annessi e connessi, sarebbe diventato ricorrente, impegnativo e di grande interesse comune in funzione dell evoluzione familiare e sociale registrata successivamente. Quest associazione, nata senza scopi di lucro ma con fini scientifici e culturali, si è adeguata ai mutamenti nei tempi del ruolo paterno, ma soprattutto dell habitat naturale nel quale lo stesso esercitava le proprie prerogative: la famiglia. Con l avvento del divorzio, delle separazioni, delle convivenze, l Isp costituisce un utile punto di riferimento non solo per la figura paterna, ma anche per le altre fortemente collegate alla stessa: la madre e i figli. Nel contesto delle pari opportunità, con Quilici abbiamo cercato di fare il punto della situazione esistente nel vasto settore familiare, affettivo e soprattutto sociale nel quale lo stesso opera attivamente. Quali furono le motivazioni che nel 1998 spinsero alla costituzione di un istituto che difendesse i diritti dei padri? Che necessità di tutela potevano avere, visto che la famiglia, nonostante ci fosse il divorzio da 18 anni, era contemplata ancora a regime paternalistico? Come persona, mi era rimasto dentro il bel rapporto che avevo vissuto con i miei genitori; in particolare, la figura paterna mi aveva creato interesse e attenzione verso i temi relativi alla stessa. Come giornalista vedevo la trasformazione in atto del ruolo paterno e queste concause hanno generato in me prima lo stimolo e poi l osservazione, la riflessione, l approfondimento della vita affettiva. Ricordo che non appena l associazione fu pubblicizzata, fu definita il sindacato dei padri perché, all epoca, costituiva un autentica novità. Per quanto la prima finalità dell Isp resti lo studio della paternità, lo stesso, oggi, opera a 180 gradi nel contesto della famiglia vista la simbiosi fra personaggi e ruoli della stessa; all origine eravamo partiti per assumere le difese del padre, ma poi vi siete dovuti allargare anche alle madri e, di conseguenza, ai figli. Le attuali esigenze dei padri sono ben differenti da quelle di un paio di decenni fa: oggi, ad esempio, si parla di effetti biologici, convivenze, matrimoni misti, sottrazioni internazionali di minori ecc. situazioni e questioni prima inimmaginabili. Dei nostri iscritti il 50% sono donne e ciò significa che l Isp si occupa anche dei diritti/doveri delle mogli, madri, conviventi, non solo come indispensabile complemento del ruolo marito/padre. Oggi si parla tanto (forse troppo? dei mariti finiti sul lastrico per gli assegni mensili da passare a moglie e figli e (certamente molto meno di quelli che, invece, pur potendo, non lo fanno, causando non pochi problemi alle controparti. Voi come vedete queste situazioni? Difendete o trovate comunque una giustificazione anche per chi non lo merita? Queste situazioni, comunque deprecabili, nella maggior parte dei casi si riferiscono a mariti separati e risposati i quali considerano solo i figli avuti dalla nuova unione e, per loro, quelli precedenti è come se non esistessero più. L Isp ritiene sia giusto colpire il >

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