BREVE GUIDA TECNICO GIURIDICO ALLE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO

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1 BREVE GUIDA TECNICO GIURIDICO ALLE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO

2 La guida è curata da: Alfredo Amodeo Mariella Gioiello, Manuela Lia - 2 -

3 INDICE PREMESSA pag. 4 PARTE PRIMA: INQUADRAMENTO GIURIDICO DELLE DIVERSE REALTA ASSOCIATIVE DI TERZO SETTORE pag. 5 PARTE SECONDA: ADEMPIMENTI GIURIDICI DELLE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO pag. 22 PARTE TERZA: IL REGISTRO REGIONALE DEL VOLONTARIATO pag. 33 PARTE QUARTA: GLI ASPETTI FISCALI DELLE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO pag. 35 PARTE QUINTA: LA NORMATIVA pag. 42 PARTE SESTA: STRUMENTI pag. 99 BIBLIOGRAFIA pag

4 PREMESSA Chiunque abbia il compito di gestire un organizzazione di volontariato e, più in generale di terzo settore, si scontra con la difficoltà di rispondere ad una molteplicità di adempimenti amministrativi e fiscali previsti da una normativa che, negli ultimi anni, si è notevolmente arricchita, oltre a presentarsi particolarmente complessa da un punto di vista strettamente tecnico. Basta ricordare, solamente, che alla regolamentazione delle organizzazioni di volontariato prevista dalla Legge 266/91, si è venuto aggiungendo la previsione delle associazioni di promozione sociale con la legge 383/00 e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale. Da questo punto di vista, in Campania, la mancata attivazione dei Centri di Servizio per il Volontariato ha complicato non poco la vita alle diverse espressione della solidarietà organizzata che non hanno potuto usufruire del sostegno tecnico di queste agenzie previste dalla Legge quadro. Una generale assenza di informazione e l incertezza interpretativa hanno reso problematica il percorso delle associazioni che debbono dare seguito, nella loro quotidiana interlocuzione con le istituzioni pubbliche, ad una notevole mole di adempimenti amministrativi. La guida, che qui viene presentata, vuole, quindi, essere uno strumento agile di orientamento, in grado di fornire le informazioni basilari e la modulistica tipo degli atti fondamentali per la costituzione e la gestione quotidiana di una organizzazione

5 PARTE PRIMA: INQUADRAMENTO GIURIDICO DELLE DIVERSE REALTA ASSOCIATIVE DI TERZO SETTORE ASSOCIAZIONE La libertà di associazione è riconosciuta dall art. 18 della Costituzione, che stabilisce che <<i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale>>. Le associazioni sono parte della categoria degli enti morali e la loro forma è regolata all interno del Titolo II del Codice Civile art La materia dell associazionismo è regolata, inoltre, da altre norme di carattere particolare presenti in alcune leggi speciali (in deroga alle normativa generale). Che introducono e regolano alcune forme particolari: la legge 266/91 sulle organizzazioni di volontariato, la legge 383/2000 sulle associazione di promozione sociale; la legge 49/1987 sulle organizzazioni non governative. Gli elementi essenziali di un associazione sono le persone e lo scopo. Con il primo si indica la collettività di individui che, associandosi, definisce uno scopo comune sulla base del quale si viene a costituire l ente associativo. Il fine ideale (mission) è, invece, ciò che connota la volontà dei partecipanti e qualifica l organismo quale formazione sociale. A conferma della natura essenziale di questi due elementi si ricorda che sia il completo venir meno dell elemento personale, sia il raggiungimento dello scopo determinano l estinzione dell associazione. La principale fonte giuridica che regola la vita di un Associazione è lo statuto e/o l atto costitutivo dell Ente. La fonte principale è perciò un atto tra privati che ha natura di contratto. Si tratta di un accordo con il quale le parti esprimono la volontà di realizzare un interesse comune a tutti coloro che partecipano all associazione. Il contratto rappresenta un ulteriore elemento, che deriva direttamente dagli elementi essenziali (persone e scopo) e rappresenta l atto che sancisce il vincolo giuridico che lega i soggetti. Il contratto fa si che l associazione possa essere intesa come una formazione sociale, organizzata in forma stabile e collettiva. Il contratto di associazione è perciò il riferimento principale, e in certi casi esclusivo, per determinare diritti e doveri degli Associati. Tutte le associazioni, si dividono in due specie: associazioni riconosciute e non riconosciute. Le differenze tra le due le due forme giuridiche base si sono andate assottigliando nel tempo. Ad oggi, con le modifiche al Libro I, Titolo II, apportate - 5 -

6 dal DPR. 361/00, la differenza fondamentale rimane il riconoscimento della qualità di persona giuridica. Le associazioni riconosciute ottengono, con il riconoscimento, la possibilità di agire in proprio e di acquisire autonomia patrimoniale; cioè, nel caso in cui l associazione abbia contratto obbligazioni patrimoniali, la stessa risponde esclusivamente con il proprio patrimonio. Situazione diversa si configura invece per le associazioni non riconosciute che rispondono delle obbligazioni sia con il proprio patrimonio (definito, non a caso, fondo comune) sia con i beni personali degli amministratori e di chi abbia agito in nome e per conto dell associazione. Nei due casi si parla rispettivamente di autonomia patrimoniale perfetta per le prime e di autonomia patrimoniale imperfetta per le seconde. Nel caso in cui si decida di dar vita ad un associazione riconosciuta la costituzione dovrà essere solenne: atto costitutivo e statuto dovranno rivestire la forma dell atto pubblico: <<L atto pubblico è il documento redatto, con le richieste formalità, da un notaio o da altro pubblico ufficiale nel luogo dove l atto è formato>> (art. 2699). Una volta redatti atto costitutivo e statuto è necessario presentare la domanda al fine di ottenere il riconoscimento. Le associazioni la cui attività vada oltre l ambito regionale acquisteranno la personalità giuridica attraverso l iscrizione nel Registro delle Persone Giuridiche istituito presso le Prefetture, mentre quelle operanti nelle materie attribuite alla competenza delle Regioni dall art. 14 del D.P.R. 616/77 e le cui finalità statutarie si esauriscono nell ambito di una sola Regione otterranno la personalità giuridica con l iscrizione nel Registro delle Persone Giuridiche istituito presso la Regione. ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE La classificazione delle Associazione di promozione sociale (APS) come categoria autonoma nell ambito del Terzo settore non sempre appare chiara, soprattutto in relazione alle organizzazioni di volontariato con le quali condividono alcune caratteristiche formali e sostanziali. Si può affermare che la peculiarità di queste organizzazioni è rintracciabile nella mutualità ovvero in un gruppo di cittadini che si associano per la realizzazione di azioni collettive volte a perseguire, prioritariamente, uno scopo di utilità sociale nei confronti dei soci. Le APS sono disciplinate dalla Legge 383/02 che ne attribuisce la qualifica in presenza di tre distinti requisiti. Requisito soggettivo: Sono da considerarsi APS tutti i soggetti associativi - 6 -

7 siano essi associazioni riconosciute o non riconosciute, i movimenti, i gruppi e i loro coordinamenti o federazioni (art. 2 coma 1). Si tratta, in altre parole, di una condizione omnicomprensiva residuale, essendo sufficiente l identità di ente di diritto privato, senza la necessaria titolarità della personalità giuridica. Sono escluse, invece, espressamente i partiti politici, le organizzazioni sindacali, e le associazioni professionali e di categoria che hanno come finalità la tutela esclusiva di interessi economici degli associati, oltre a quelle che prevedono discriminazioni di qualsiasi natura in relazione all'ammissione degli associati. Requisito oggettivo (art. 2 comma 1): le APS devono svolgere <<attività di utilità sociale a favore di associati e di terzi, senza finalità di lucro e nel pieno rispetto della libertà e dignità degli associati>>. Alle APS si richiede il compimento di attività dirette all innalzamento della qualità della vita degli associati, senza quindi che gli stessi destinatari vertano necessariamente in uno stato di svantaggio di qualsivoglia natura (presupposto indispensabile per le organizzazioni di volontariato, preposte a funzioni di solidarietà sociale). Altro aspetto, insito nella natura di ente non commerciale, è l assenza dello scopo di lucro, qui inteso non come divieto di esercizio di attività commerciali, ma, con riguardo all ambito soggettivo, quale impedimento alla distribuzione, anche indiretta, degli utili tra i soci. Tra le risorse economiche si prevedono espressamente, oltre a quote associative, donazioni e contributi pubblici, i <<proventi della cessioni di beni e servizi agli associati e a terzi anche attraverso lo svolgimento di attività economiche di natura commerciale, artigianale o agricola, svolte in maniera ausiliaria e sussidiaria e comunque finalizzate al raggiungimento degli obiettivi istituzionali>> (art. 4). Requisito statutario (art. 3): In teoria per la costituzione di una APS è sufficiente sottoscrivere uno statuto, anche in forma di mera scrittura privata che contenga gli elementi previsti dall art. 3: la denominazione; l oggetto sociale; l attribuzione della rappresentanza legale dell associazione; l assenza di fini di lucro e previsione della non distribuzione dei proventi delle attività fra gli associati; l obbligo di reinvestire l eventuale avanzo di gestione a favore di attività istituzionali statutariamente previste; le norme sull ordinamento interno ispirato a principi di democrazia e di uguaglianza degli associati, con la previsione dell elettività delle cariche associative; i criteri per l ammissione e l esclusione degli associati ed i loro diritti e obblighi; obbligo di redazione di rendiconti economico-finanziari, nonché modalità di approvazione degli stessi da parte degli organi statutari; modalità di scioglimento dell associazione; l obbligo di - 7 -

8 devoluzione del patrimonio residuo, a fini di utilità sociale, in caso di scioglimento, cessazione o estinzione. Tra le altre disposizioni della Legge è previsto che le APS <<si avvalgono prevalentemente delle attività prestate in forma volontaria, libera e gratuita dai propri associati per il perseguimento dei fini istituzionali>> (art. 18), tuttavia è ammessa la possibilità di retribuire lavoro dipendente e autonomo anche ricorrendo ai propri associati. Non è previsto alcun trattamento esplicito per quanto riguarda il regime fiscale il DL. 460/97 non riconosce automaticamente a questo soggetto lo status di Organizzazioni non lucrative di utilità sociale come avviene invece per le organizzazioni di volontariato e le cooperative sociali (vedi di seguito, quanto riportato per le ONLUS). Le APS vanno, quindi, inquadrate nel regime degli enti non commerciali, ma possono diventare ONLUS nel caso posseggano alcuni requisiti di carattere organizzativo e gestionale e operino in determinati settori di attività. Ad ogni modo se l associazione intende ottenere questo status, per beneficiare di esenzioni e agevolazioni fiscali, è necessario che si costituisca almeno con scrittura autenticata presso l ufficio del registro. La legge istituisce, infine, l Osservatorio nazionale, il Registro nazionale e prevede dei registri regionali ai quali è necessario essere iscritti per poter godere delle agevolazioni della legge e per poter stipulare convenzioni con enti pubblici, come già previsto per gli organismi di volontariato. Al Registro nazionale possono iscriversi le associazioni o le federazioni di associazioni che risultino operanti in almeno cinque regioni ed almeno venti province. CENTRI DI SERVIZIO DEL VOLONTARIATO I Centri di Servizio (CSV) sono previsti dall art. 15 della Legge 266/91, laddove si stabilisce che gli enti di credito e le casse di risparmio debbano prevedere negli statuti la devoluzione di una quota dei proventi per la costituzione di fondi speciali presso le Regioni al fine di istituire agenzie, a disposizione delle organizzazioni di volontariato e da queste gestite, per sostenerne e qualificarne le attività. Il DM. 8 ottobre 1997 ha ribadito i compiti dei CSV, che possono così essere sintetizzati: approntare strumenti e iniziative per la crescita della cultura della solidarietà, promuovere nuove iniziative di volontariato e rafforzare quelle esistenti; offrire consulenza e assistenza qualificata nonché strumenti per la progettazione, l'avvio e la realizzazione di specifiche attività; assumere iniziative di formazione e qualificazione nei confronti dei volontari; offrire - 8 -

9 informazioni, notizie, documentazione e dati sulle attività del volontariato a livello locale e nazionale. COOPERATIVA SOCIALE COMITATO La cooperativa sociale è un particolare soggetto d impresa, disciplinato dalla Legge 381/91. Attualmente è l unica forma di impresa privata a finalità sociale consentita dalla normativa nazionale. La sua peculiarità è data dal fatto di <<perseguire l'interesse generale della comunità alla promozione umana ed all'integrazione sociale dei cittadini>> (art. 1), attraverso l offerta di servizi socio-sanitari ed educativi (cooperative di tipo A) e la promozione di occasioni di inserimento lavorativo per le persone svantaggiate (cooperative di tipo B). Le cooperative sociali di tipo B, in particolare, possono svolgere qualsiasi attività di impresa (agricola, industriale, artigianale, commerciale, di servizi) purché si impegnino a destinare una parte dei posti di lavoro così creati (almeno il 30%) a persone in condizione di svantaggio sociale: invalidi fisici, psichici e sensoriali, ex degenti di istituti psichiatrici, soggetti in trattamento psichiatrico, tossicodipendenti, alcolisti, minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiare e condannati ammessi alle misure alternative alla detenzione (art. 4). Una cooperativa sociale, quindi, a differenza delle imprese con fine di lucro, organizza le proprie risorse per il perseguimento di scopi sociali ovvero per soddisfare un bisogno collettivo. L elemento mutualistico, proprio della forma cooperativa, si concretizza nel lavoro assicurato ai propri soci. L adozione della qualifica di Comitato rinvia alla presenza dei seguenti tre requisiti. Requisito soggettivo: La forma giuridica di Comitato è riferibile ad ogni ente di diritto privato, anche privo della personalità giuridica. Nella maggioranza dei casi questi enti sono destinati a promuovere raccolte pubbliche di fondi, per il perseguimento di uno scopo non lucrativo. Requisito oggettivo: Il Comitato si caratterizza per una durata temporanea. Trattandosi di organizzazione di tipo associativo, si estingue nel caso del venir meno della pluralità dei componenti, al raggiungimento dello scopo prefisso o a fronte della impossibilità di realizzarlo. Il Comitato presenta elementi correlabili tanto all associazione non riconosciuta (capacità parziale), quanto alla Fondazione (vincolo di destinazione del fondo comune pubblicamente raccolto, prevalenza dell aspetto patrimoniale su quello personale)

10 Requisito statutario: Tenuta ferma l osservanza delle norme previste delle eventuali leggi di riferimento, lo statuto deve riportare i principi di democraticità, trasparenza, non distribuzione degli utili e di devoluzione del patrimonio. FONDAZIONE Le Fondazioni risultano espressamente citate nel Capo II (Delle Associazioni e delle Fondazioni), Titolo II (Delle persone giuridiche), Libro I (Delle persone e della famiglia) del Codice civile. In ipotesi di ulteriore acquisizione della qualifica di ONLUS, esse appaiono disciplinate, anche, dal D.L. 460/97. Altre fonti normative di riferimento verranno ad emergere in relazione alla specifica materia trattata dal singolo ente. I requisiti per l acquisizione della qualifica di fondazione sono sostanzialmente tre. Requisito soggettivo: E un organizzazione privata senza fine di lucro, dotata di personalità giuridica, che nasce con lo scopo di patrocinare attività sociali, religiose, educative e, più in generale, attività volte al benessere di una comunità. Requisito oggettivo: A differenza delle associazioni, per le quali è necessario che partecipino alla costituzione due o più soggetti, una Fondazione può essere istituita anche da una sola persona. In essa, infatti, l elemento principale è quello patrimoniale con la subordinazione di quello personale. La fase costitutiva, nella quale il fondatore devolve e vincola i propri beni per il perseguimento di uno scopo di pubblica utilità, mantiene una netta separazione dalla fase gestionale, nella quale gli amministratori destinano il patrimonio vincolato alla realizzazione dello scopo definito. La carenza dell aspetto personale si concretizza, anche, nella probabile assenza di una base assembleare e nell assegnazione dei compiti di governo ad un solo organo (consiglio di amministrazione), formato da una o più persone designate dal fondatore o da terzi delegati. In relazione a ciò le fondazioni possono definirsi autogovernate, ma mancanti della caratteristica della democraticità. Requisito statutario: I documenti devono dichiarare scopo sociale, entità del patrimonio e relativo vincolo di destinazione. Le fondazioni devono essere riconosciute, a livello centrale, dal Ministero cui compete la materia di riferimento, dalla Regione di appartenenza o dal Ministero dell Interno nel caso di fondazioni socio-assistenziali. Le Fondazioni possono essere operative o di erogazione: le prime organizzano e gestiscono direttamente i propri programmi. Le seconde erogano finanziamenti, sostenendo persone, enti o progetti. E questo il caso delle Fondazioni di natura bancaria chiamate dalla Legge 266/91 a

11 sostenere il mondo del volontariato attraverso il finanziamento dei Centri di Servizio. ISTITUZIONI PUBBLICHE DI ASSISTENZA E BENEFICENZA MUTUALITÀ NON A SCOPO DI LUCRO Le Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB) hanno tradizionalmente perseguito l opera di assistenza ai poveri, agli anziani, agli infermi. Ancora oggi, operando sotto il controllo e la vigilanza delle Regioni, rappresentano i principali soggetti erogatori di servizi socio-assistenziali, soprattutto nella gestione di servizi residenziali (ospedali, case di riposo, ricoveri, collegi, asili). Sorte inizialmente su impulso privato, le IPAB furono riconosciute come soggetti pubblici dalla Legge n. 6972/1890 e ricondotte ad un regime pubblicistico con la previsione di un ruolo da parte dello Stato in sede di vigilanza e tutela. Nonostante ciò furono conservati elementi privatistici, incentrati sul rispetto della volontà dei fondatori e delle norme statutarie, e sulla possibilità, nel perseguimento dei fini statutari, di utilizzare negozi di diritto privato. La Legge quadro nazionale sulla realizzazione del sistema integrato di sistemi e servizi sociali (Legge 328/00), prevedendo l integrazione delle IPAB nella programmazione regionale dei servizi di welfare, ha reso necessaria la trasformazione in associazioni o fondazioni di diritto privato per quegli organismi non in grado di conservare la personalità di diritto pubblico nel rispetto dell atto di fondazione e dello statuto. Con mutualità si intende l azione di reciproco aiuto: il soccorrersi e l assistersi a vicenda. Il settore delle mutue identifica, quindi, una comunità o un gruppo riconosciuto che costruisce e offre ai suoi membri sostegno o tutela anche materiale Sotto l aspetto più specificatamente giuridico/fiscale l ordinamento italiano identifica come mutualistiche quelle azioni che un insieme di persone scambiano tra di loro. Il concetto di mutualità, da questo punto di vista, richiama quello di assistenza e non quello di beneficenza. Attualmente vi fa riferimento il settore dell associazionismo di promozione sociale, la cooperazione, le esperienze di auto-aiuto. E forse la definizione più utilizzata dai sistemi di rilevazione statistica nazionali e internazionali per inquadrare il mondo delle

12 organizzazioni non profit. Guardando alle modalità è necessario mettere in rilievo che le organizzazioni non profit si definiscono sulla base di un divieto di lucro soggettivo inteso come vincolo di non distribuzione degli utili tanto in forma diretta (divisione delle risorse) quanto in forma indiretta o del patrimonio (beni e servizi resi come contropartita a un aderente). Analogo discorso vale per eventuali avanzi di gestione, fondi, riserve o capitali che debbono essere impiegati esclusivamente per la realizzazione di attività istituzionali e di quelle direttamente connesse. E universalmente ammessa anche la possibilità di esercitare attività commerciali purché coerenti con le finalità istituzionali dell organizzazione. Tale impostazione è ripresa dal DL. 460/97 che ha riformato in Italia la disciplina tributaria degli enti non commerciali. ORGANIZZAZIONE DI VOLONTARIATO Le organizzazione di volontariato (ODV) costituiscono una particolare tipologia di associazioni disciplinata dalla Legge 266/91. Per la configurazione di ODV si richiede la presenza di tre fondamentali requisiti. Requisito soggettivo: L assunzione del significato di ODV è potenzialmente ascrivibile ad ogni entità associativa liberamente costituita, sia quando risulti dotata di personalità giuridica sia quando risulti priva del relativo riconoscimento: ad entrambe si applicherà la normativa comune del codice civile e quella speciale prevista dalla Legge 266/91. Rimangono, tuttavia, esclusi i soggetti di diritto privato che, pur nel compimento di attività di natura solidaristica, non garantiscono al proprio interno l elemento della democraticità della struttura. E questo, generalmente, il caso delle Fondazioni. Requisito oggettivo: Sulla base dell art. 3 è considerata ODV ogni organismo che si avvalga in modo determinante e prevalente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti al fine di svolgere un attività improntata a fini di solidarietà. Requisito statutario: L articolo 3 comma 3 della Legge 266/91, dispone che <<negli accordi degli aderenti, nell atto costituivo o nello statuto, oltre a quanto disposto nel codice civile per le diverse forme giuridiche che l organizzazione assume, devono essere espressamente previsti: l'assenza di fini di lucro (tanto soggettivo come divieto di distribuzione, anche indiretta, di utili ai soci, quanto oggettivo come assenza, per definizione, di attività commerciale occasionale o abituale, fatta eccezione per le circoscritte operazioni commerciali e produttive marginali); la democraticità della struttura; l elettività e la

13 ORGANIZZAZIONE NON GOVERNATIVA gratuità delle cariche elettive; la gratuità delle prestazioni fornite dagli aderenti; i criteri di ammissione ed esclusione; gli obblighi e doveri di questi ultimi: l obbligo di formazione del bilancio dal quale devono risultare i beni, i contribuiti o i lasciti ricevuti, nonché le modalità di approvazione dello stesso da parte dell'assemblea degli aderenti. La legge 266/91 all articolo 5 comma 2 prevede che le ODV, iscritte negli appositi registri per il volontariato, anche se hanno scelto la forma dell associazione non riconosciuta, <<possono acquistare beni mobili registrati e beni immobili occorrenti per lo svolgimento della propria attività... [inoltre].possono anche accettare donazioni e, con beneficio d inventario, lasciti testamentari, destinando i beni ricevuti e le loro rendite esclusivamente al conseguimento delle finalità previste dagli accordi, dall atto costitutivo e dallo statuto>>. Le Organizzazioni non governative (ONG) sono enti privati di vario tipo che operano, con diverse modalità, nel campo della cooperazione allo sviluppo e della solidarietà internazionale. La disciplina della loro attività è data dalla Legge 49/87 che prevede la concessione, da parte del Ministero degli Affari esteri, dell idoneità. Tale riconoscimento, tuttavia, non condiziona la possibilità di operare sul campo, ma è funzionale, esclusivamente, alla possibilità di accedere a finanziamenti pubblici. La domanda per il riconoscimento può essere presentata da organizzazioni costituite da almeno tre anni e deve essere corredata da atto costitutivo e statuto, da cui risultino nomi e domicilio dei soci e del legale rappresentante, bilanci analitici degli ultimi tre anni accompagnati da relazioni che comprovino l esperienza acquisita nel campo della cooperazione con i paesi in via di sviluppo, dalla dichiarazione del legale rappresentante in cui si affermi che l organizzazione non persegue fini di lucro, che destina, quindi, tutti i proventi all attività istituzionale e che non ostacolerà i controlli periodici della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo. Il riconoscimento viene concesso, al termine di un complesso iter procedurale, con decreto del Ministero degli Affari Esteri ed è subordinato al possesso dei requisiti stabiliti dall art. 28 della Legge n. 49/1987. In particolare è richiesto che le organizzazioni debbano essere costituite sotto forma di associazioni, riconosciute o non riconosciute, fondazioni o comitati. Abbiano come fine istituzionale quello di svolgere attività di cooperazione allo sviluppo, in favore delle popolazioni del terzo mondo. Non perseguano finalità di lucro e prevedano

14 l obbligo di destinare ogni provento, anche derivante da attività commerciali accessorie o da altre forme di autofinanziamento, per i fini istituzionali. Non abbiano rapporti di dipendenza da enti con finalità di lucro, né siano collegate, in alcun modo, agli interessi di enti pubblici o privati, italiani o stranieri aventi scopo di lucro. Diano adeguate garanzie in ordine alla realizzazione delle attività previste, disponendo anche delle strutture e del personale qualificato. Documentino esperienza operativa e capacità organizzativa di almeno tre anni, in rapporto ai Paesi in via di sviluppo, nel settore o nei settori per cui si richiede il riconoscimento di idoneità. Accettino controlli periodici stabiliti dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo anche ai fini del mantenimento della qualifica. Presentino i bilanci analitici relativi all ultimo triennio e documentino la tenuta della contabilità. Si obblighino alla presentazione di una relazione annuale sullo stato di avanzamento dei programmi in corso. Le ONG riconosciute idonee sono considerate ONLUS di diritto e le attività sono da considerarsi, ai fini fiscali, attività di natura non commerciale, pertanto, possono godere del principio del maggior favore. In sostanza l ente può scegliere se applicare la disciplina relativa alle ONLUS (DL. 460/97) o quella dettata dalla normativa speciale (Legge 49/87). ORGANIZZAZIONE NON LUCRATIVA DI UTILITÀ SOCIALE (ONLUS) Organizzazione non lucrativa di utilità sociale (ONLUS) è uno status fiscale introdotto dal DL. 460/97 riguardante la disciplina tributaria degli enti non profit. Con l acronimo ONLUS vengono, quindi, indicate tutte quelle organizzazioni alle quali è riconosciuto un trattamento fiscale uniforme collegato a determinati requisiti previsti nel decreto. Requisito soggettivo: Possono diventare ONLUS le associazioni riconosciute e non riconosciute, i comitati, le fondazioni, le società cooperative, altri enti privati con o senza personalità giuridica. Sono in ogni caso considerate ONLUS le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali (Legge 266/91), le organizzazioni non governative riconosciute idonee ai sensi della Legge 49/87, le Cooperative sociali (Legge 381/91). Mentre non possono mai assumere la qualifica di ONLUS gli enti pubblici (comprese le IPAB), le società commerciali, le fondazioni bancarie, i partiti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni dei datori di lavoro e le associazioni di categoria. Requisito oggettivo: Le organizzazioni che intendono qualificarsi come ONLUS devono obbligatoriamente operare in

15 uno o più dei seguenti undici settori, individuati dall art. 10 del D.L. 460/97: assistenza sociale e socio-sanitaria; assistenza sanitaria; beneficenza; istruzione; formazione; sport dilettantistico; tutela, promozione e valorizzazione delle cose di interesse artistico e storico; tutela e valorizzazione della natura e dell ambiente; promozione della cultura e dell arte; tutela dei diritti civili; ricerca scientifica di particolare interesse sociale. Le ONLUS devono, inoltre, perseguire finalità di solidarietà sociale. Al riguardo, per alcuni settori di attività (assistenza sociale e socio-sanitaria, beneficenza, tutela, promozione e valorizzazione delle cose di interesse artistico e storico, tutela e valorizzazione della natura e dell ambiente, promozione della cultura e dell arte, ricerca scientifica di particolare interesse sociale) le finalità di solidarietà sociale si considerano realizzate in ogni caso. Per i rimanenti settori, invece, queste si considerano realizzate solo qualora l attività sia diretta ad arrecare benefici a persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o a componenti di collettività estere, limitatamente agli aiuti umanitari. Oltre ad operare nei settori appena descritti le ONLUS non devono svolgere attività diverse da quelle menzionate, ad eccezione di quelle direttamente connesse, distribuire utili o avanzi di gestione anche in forma indiretta. Devono, invece, utilizzare utili o avanzi di gestione per la realizzazione delle attività istituzionali e connesse e garantire l effettiva partecipazione e democrazia interna (ad eccezione per le fondazioni e gli enti riconosciuti dalle confessioni religiose). SOLIDARIETÀ Il principio di solidarietà parte dalla concezione secondo la quale la comunità è composta da una molteplicità di persone fra le quali esistono comunanza di obiettivi e di problemi e vincoli di collaborazione. Il termine solidarietà si ritrova nella Carta Costituzionale italiana (articolo 2 secondo comma) <<La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica economica e sociale>>. Attualmente il principio di solidarietà trova la sua declinazione principale nella sfera dell associazionismo sociale e volontario. Per la Commissione Europea (Comunicazione sulla promozione del ruolo delle associazioni e delle fondazioni in Europa): <<Le associazioni e le fondazioni promuovono un sentimento di solidarietà e di cittadinanza e danno un contributo essenziale alla nostra democrazia..(e) l esistenza di un settore delle associazioni e delle fondazioni ben sviluppato è indice della maturità della di un paese>>

16 TERZO SETTORE VOLONTARIATO L espressione, utilizzata in Europa a partire dalla metà degli anni 70, configura il proprio referente empirico per negazione, delineando un area di azione autonoma dallo Stato e dal Mercato. Il Terzo settore può essere definito come risposta ai fallimenti dello Stato (come sostiene H. B. Hansmann che li definisce government failure ), ai fallimenti del mercato (come sostiene Burton Weisbrod che li definisce market failure ) o, seguendo un modello interpretativo alternativo ai due precedenti, come approccio altruistico ai vecchi e nuovi problemi delle società contemporanee (come sostiene H. Oleck che lo definisce altruistic approach ). In Italia il Terzo settore è composto da una pluralità di soggetti (volontariato, associazionismo sociale, fondazioni, cooperative sociali). A differenza di altre realtà, soprattutto di cultura anglosassone, nel nostro paese manca una regolazione giuridica omogenea dei soggetti appartenenti a questa area (organizzazioni non profit), essendo stati sviluppati, invece, profili giuridici specifici (associazione di volontariato, cooperativa sociale, associazione di promozione sociale). Facendo riferimento ad una classificazione comunemente accettata a livello internazionale i requisiti, perché una organizzazione possa essere definita di Terzo settore, sono i seguenti: la costituzione formale dell organizzazione (che consente di distinguerla da un gruppo spontaneo); la natura privata; l autonomia di governo; l assenza dello scopo di lucro; il perseguimento di un interesse collettivo (della comunità); l erogazione di servizi di pubblica utilità; l utilizzo nelle attività di una quota di lavoro volontario; il divieto di distribuzione diretta o indiretta di profitti ai membri. A livello internazionale sono, anche, in uso diverse terminologie alternative: non profit sector e indipendent sector (USA), charitable sectorer e voluntary sector (Gran Bretagna), philantropic sector (area culturale anglosassone), économie sociale (area culturale francofona), intermediary sistem (Germania, Olanda), privato sociale (Italia). L attività di volontariato in Italia trova la sua definizione sulla base dell art. 2 comma 1 della Legge 266/91. Quest ultimo recita che un attività per qualificarsi come di volontariato: non deve essere realizzata autonomamente, ma svolta all interno di un organizzazione. Deve configurarsi come prestazione personale e sostanziarsi in un attività spontanea (intenzionalità del volontario, al di fuori di ogni obbligo derivante da contratto o da legge). Deve essere svolta in modo gratuito, rimanendo

17 estranea a qualsiasi fine di lucro (anche indiretto), per perseguire in via esclusiva il fine solidaristico. Con il termine gratuito si fa riferimento, invece, ad un attività svolta senza ottenere od esigere una qualsiasi retribuzione né dall ODV, né dal soggetto beneficiario. Con il termine fine di lucro, anche indiretto dobbiamo ritenere che l azione individuale non debba essere volta a perseguire un qualsiasi vantaggio individuale (ad es. un riconoscimento sociale, l acquisizione di competenze professionali che implichino un maggior peso sul mercato del lavoro). Il termine fine solidaristico, infine, specie dopo l approvazione del DL. 460/97 (ONLUS) e della Legge 383/00 (APS), fa riferimento ad un attività prevalentemente esterna (cioè rivolta in via principale alla comunità e non a soggetti appartenenti all organizzazione) ed in stato di bisogno e svantaggio. Non si può non sottolineare come l interpretazione del fenomeno non sia univoca. Si può citare, in questo senso, come la Commissione Europea in una sua comunicazione utilizzi i termini volontari e volontariato precisando che <<le associazioni e le fondazioni offrono una preziosa formazione anche a numerosi volontari, molti dei quali spesso trovano successivamente lavoro grazie all esperienza e alle conoscenze acquisite durante il periodo di volontariato. Per molti, in particolare per i disoccupati di lungo periodo, il volontariato costituisce un mezzo prezioso per conservare l abitudine al lavoro in un momento in cui potrebbe essere molto difficile mantenere interessi nella propria vita. Il volontariato può offrire opportunità di arricchimento personale mediante esperienze nuove volte ad acquistare capacità sociali che aumentano le possibilità di occupazione ed, inoltre, il sentimento di appartenenza e di cittadinanza dei giovani. Il Servizio Europeo del Volontariato affronta questa tematica e fornisce un esperienza istruttiva basata sulla partecipazione attiva di giovani a un progetto locale. Il volontariato è molto importante anche per le persone anziane in pensione che desiderano continuare ad utilizzare le proprie competenze e a svolgere un ruolo attivo nella società>>

18 QUADRO SINOTTICO DI COMPARAZIONE TRA APS E ODV ASSOCIAZIONI DI PROMOZIONE SOCIALE Legge 383/2000 Enti che perseguono un fine mutualistico e solidaristico (art. 2) Svolgimento di attività di utilità sociale (art. 2) ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO Legge 266/1991 Enti che perseguono un fine solidaristico (art. 2) Svolgimento di attività esclusivamente per fini di solidarietà (art. 2) Assenza di fini di lucro (art. 2) Assenza di fini di lucro (art. 2/3) Attività a favore di terzi e dei soci (art. 2) Attività svolta prevalentemente dai soci in modo personale, libera e gratuita dagli associati (art.18) Vi possono essere soci che in caso di particolare necessità prestano la propria attività a titolo di lavoro autonomo o subordinato (art.18) Atto costitutivo e statuto: forma scritta libera (art. 3), le disposizioni tributarie (art. 87 e 111 TUIR) prevedono atto pubblico o scrittura privata autenticata Responsabilità del socio amministratore: sussidiaria (art. 6) Attività a favore dei terzi Attività svolta prevalentemente dai soci in modo personale, libera e gratuita dagli associati (art. 3) Non vi possono essere soci che instaurano un rapporto patrimoniale con l associazione (art. 2) Atto costitutivo e statuto: forma della scrittura privata registrata o atto pubblico (art. 14 c.c.) Responsabilità del socio amministratore: non sussidiaria ma personale e solidale (art. 38 c.c.) Registro nazionale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri: Registro regionale del volontariato (art. 6)

19 APS che operano da almeno un anno, attività svolta in almeno 5 regioni e almeno 2 province del territorio nazionale (art. 7) Registro nazionale e associazioni complesse: l iscrizione nel registro nazionale dell associazione a carattere nazionale determina l automatica iscrizione dei livelli locali. Non è dunque richiesta l autonomia del livello locale (art. 7) Iscrizione nei registri quale condizione necessaria per stipulare convenzioni e usufruire dei benefici previsti dalla Legge 383/00 (art. 7) I crediti delle associazioni di promozione sociale per i corrispettivi dei servizi prestati e per le cessioni di beni hanno privilegio generale sui beni mobili del debitore ai sensi dell articolo 2751 bis del codice civile (art. 24) Sono ONLUS solo se iscritte nella Anagrafe delle ONLUS secondo le procedure consuete Possono beneficiare delle agevolazioni previste per le associazioni culturali senza scopo di lucro, oltre a quelle espressamente richiamate dalla relativa legge istitutiva Sono non commerciali quelle attività istituzionali effettuate, pur verso corrispettivo, sia se effettuate verso i soci (come le altre associazioni di cui all art. 111, comma 3, TUIR), ma anche verso i familiari degli associati. Le attività a pagamento verso i terzi non possono essere decommercializzate. Le APS possono tuttavia pregiarsi del regime della legge 398/91 Erogazioni liberali: deducibili dal reddito d impresa nei limiti di lire 3 milioni o del 2 % del reddito dichiarato detraibili nella misura Associazioni complesse: l iscrizione al registro del livello locale non è automatica ed è, comunque, subordinata alla verifica della sussistenza anche del requisito dell autonomia delle stesse Iscrizione nei registri quale condizione necessaria per stipulare convenzioni e usufruire dei benefici previsti dalla Legge 266/91 e dalla legge regionale (art. 6) Non si riscontra alcuna previsione di questo tipo nella legge 266/91 Sono ONLUS di diritto Possono beneficiare alternativamente, per ogni imposta, e relativamente ad ogni periodo, del regime fiscale di maggior favore previsto dalla Legge 266/91 o dal DL. 460/97 Sono decommercializzate tutte quelle attività, sia pure commerciali sotto il profilo oggettivo, purché rientrino tra quelle c.d. marginali (requisiti previsti da DM 25 maggio 1995). Non possono svolgere attività a pagamento verso i terzi. Possono avere solo rimborsi spesa o Convenzioni con previsioni di rimborsi spesa Erogazioni liberali: deducibili dal reddito d impresa nei limiti di Lire 4 milioni o del 2% del reddito dichiarato detraibili nella

20 del 19% (persone fisiche) fino al limite massimo di Lire 4 milioni Bollo e registro: non sono previste esenzioni ICI: Sono esenti dal ICI gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all articolo 87, c. 1, lett. c), del testo unico destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all articolo 16, lettera a), della legge 20 maggio 1985, n Art. 7 lett. i) D.lgs. 504/92. misura del 19% (persone fisiche) fino al limite massimo di lire 4 milioni. Bollo e registro: sono esentati gli atti costitutivi nonché tutti gli altri atti connessi allo svolgimento delle attività istituzionali (art. 8) ICI: Sono esenti dal ICI gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all articolo 87, c. 1, lett. c), del testo unico destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all articolo 16, lettera a), della Legge n. 222/

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