Kaire NO SLOT, SI PARTY! 11 Dallo sviluppo sostenibile 1,00 MISSIONI SOCIETA

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1 Il setti ma na le di informazione della Ch ies a di Ischia 4 gennaio SEGUIAMO L editoriale del Direttore Lorenzo Russo BUON 2014 Il 2013 è ormai alle spalle. E - stato un anno importante per la Chiesa ischitana perché ha potuto contare su due vescovi!: il nuovo Pastore, Mons. Pietro Lagnese e il suo predecessore, Padre Filippo Strofaldi, dimissionario per motivi di salute, e ritornato alla Casa del Padre pochi mesi or sono. Ma è stato un anno storico anche per la Chiesa universale: Benedetto XVI, per motivi di salute, fa un passo indietro e gli succede Papa Francesco: un Papa che da particolare attenzione agli ultimi. E il 2013 è stato un anno difficile e lungo, soprattutto per chi ha sofferto di più, come tanti disoccupati. Stiamo vivendo un periodo di emigrazione dove anche molti ischitani hanno dovuto lasciare la propria terra, alla ricerca di un posto di lavoro. Dobbiamo rialzarci con le nostre forze, ma non ce la facciamo per una grave carestia di capitali morali. Il mondo è cambiato veramente, e soffriamo tutti per mancanza di pensiero (Paolo VI). Eppure non c è spina senza rosa! Bisogna ricominciare e andare avanti: saper dire un grazie, serio e a volte costoso, è una risorsa straordinaria per continuare a sperare e a camminare. Come scrive l economista L.Bruni, per il 2013 bisogna innanzitutto ringraziare gli imprenditori, quelli seri, che sanno costruire benessere e lavoro e che pagano le tasse: ce ne sono tanti (anche se non si direbbe), e bisogna dirgli grazie per il coraggio e i rischi a cui sempre si espongono. Grazie poi ai tanti amministratori pubblici onesti, che non mollano quando avrebbero molte ragioni per farlo. Agli insegnanti, che, nonostante i problemi della scuola italiana, continuano ad amare i nostri figli. E un grazie speciale va alle famiglie e agli anziani, che continuano a trasmetterci quella fede e quei valori che ancora ci tengono uniti. Se oggi vogliamo vivere e far vivere, dobbiamo raccontarci più storie di vita vera, trovare insieme nuove ragioni di speranza, ed è quello che vogliamo fare anche con Kaire. Buon 2014 a tutti. FRANCESCO Il messaggio del Papa in occasione della giornata per la Pace Kaire Il NO SLOT, SI PARTY! ECONOMIA 11 Dallo sviluppo sostenibile al benessere equo e sostenibile 7 Il SOCIETA Progetto Policoro: la sua storia e gli sviluppi ad Ischia per combattere la disoccupazione LA STORIA SIAMO NOI Riscopriamo il pontificato di Paolo VI durante le proteste dei sessantottini 8 La MISSIONI storia di Don Antonio, da Campagnano all'australia numero 2 lo troverai, a partire da Sabato 11 Gennaio 2014, presso la tua parrocchia 1,00 Dopo l ultimo slotmob isolano vi raccontiamo l esperienza di un padre di famiglia che è riuscito a vincere la dipendenza da gioco. a pag. 9 ISOLA VERDE I metodi per vivere "green" Ricicliamo gli avanzi di cibo delle feste natalizie ANNO 0 NUMERO 1 QUEL CHE PASSA IL... La ricetta degli struffoli napoletani di Tonia ferrandino

2 2 Kaire IN PRIMO PIANO 4 gennaio ESSERE VOCE DI CHI NON HA VOCE IL GIORNALE PER LA GENTE E PER IL TERRITORIO ISOLANO a cronaca di queste setti- mette in evidenza lo Lmane smarrimento che si sta vivendo nel nostro Paese e anche la diversità di vedute nel giudizio. Non entro qui nel merito delle vicende che tanto appassionano i cittadini italiani e in particolare gli ischitani. Una questione, comunque, mi pare valga la pena sottolineare. Quale ruolo deve giocare il settimanale della Chiesa di Ischia, di fronte a queste vicende isolane e nazionali? Si deve occupare di politica o deve interessarsi solo di questioni ecclesiali? Non starò qui a dilungarmi sulla ininterrotta tradizione in cui anche il nostro settimanale è inserito a pieno titolo, che data alla fine del I cattolici, dopo il non expedit di papa Pio IX, una volta usciti dalla politica si impegnarono nel sociale. In particolare diedero vita alle Casse rurali, alle cooperative e a centinaia di giornali, quotidiani e settimanali che da allora danno voce al Paese reale. Per rispondere ad alcune sollecitazioni che mi sembrano un po stonate, utilizzerò le parole che papa Benedetto XVI ha detto ai direttori dei 180 periodici diocesani ricevuti in udienza privata il 25 novembre Il settimanale di informazione della Chiesa di Ischia Proprietario ed editore COOP. SOCIALE KAIROS ONLUS 2006, a 40 anni dalla fondazione della Fisc, la Federazione nazionale che li raggruppa. Continuate, cari amici, a fare delle vostre testate una rete di collegamento che faciliti le relazioni e l incontro tra i singoli cittadini e le istituzioni, tra le associazioni, i diversi gruppi sociali, le parrocchie e i movimenti ecclesiali. Continuate ad essere giornali della gente e tra la gente, palestre di confronto e di dibattito leale fra opinioni diverse, così da favorire un autentico dialogo, indispensabile per la crescita della comunità civile ed ecclesiale. È un servizio questo che voi potete svolgere anche in campo sociale e politico. Se infatti il legittimo pluralismo delle scelte politiche non ha nulla a che fare con una diaspora culturale dei cattolici, i vostri settimanali possono rappresentare alcuni significativi luoghi d incontro e di attento discernimento per i fedeli laici in campo sociale e politico, al fine di dialogare e trovare convergenze e obiettivi di azione condivisa al servizio del Vangelo e del bene comune. Più chiaro di così! Per concludere, posso aggiungere che noi ogni sette giorni ci limiteremo a cercare di leggere la Via delle Terme 76/R Ischia (Na) Codice fiscale e P.Iva: Rea Reg.Pref. nr del 05/03/2003 Albo Nazionale Società Cooperative Nr.A del 24/03/05 Sezione Cooperative a Mutualità Prevalente Categoria Cooperative Sociali Tel Fax pec: nostra realtà locale, quella nazionale e internazionale alla luce dell esperienza di fede, mettendoci sempre alla ricerca della verità. Altri intenti non abbiamo. Non teniamo la parte né di Silvio Rossi (nome di fantasia) né quella di chi gli è contro. Ci limitiamo a giudicare i fatti, come aveva chiesto di fare papa Ratzinger ricevendo in casa sua i direttori della stampa cattolica, per favorire l incontro e il discernimento. Non ci appartengono le categorie destra, sinistra, comunisti e non, credenti e non credenti. Forse fanno parte del bagaglio di chi vuole per forza vederci schierati. Ai tifosi, si sa, non si può chiedere di essere obiettivi. Noi, per quanto possiamo,vorremmo sempre schierarci dalla parte dell uomo, di tutto l uomo, di ogni uomo, a partire dagli ultimi e dai più indifesi, da chi, vicino a noi, chiede un aiuto e non sa più a chi rivolgersi. Vorremmo dare voce a chi Registrazione al Tribunale di Napoli richiesta Direttore responsabile: Dott. Lorenzo Russo Direttore Ufficio Diocesano di Ischia per le Comunicazioni Sociali: Don Carlo Candido Copy-Editing & Pre-Press: Dott.ssa Maria Funiciello per Coop. Sociale Kairos Onlus non ce l ha. Vorremmo essere collaboratori della nostra società isolana nel costruire la fraternità che, come ha ricordato Papa Francesco nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace è fondamento e via per la pace. Papa Francesco nel messaggio per la Pace afferma che un autentico spirito di fraternità vince l egoismo individuale che contrasta la possibilità delle persone di vivere in libertà e in armonia tra di loro. Tale egoismo si sviluppa socialmente sia nelle molte forme di corruzione, oggi così capillarmente diffuse, sia nella formazione delle organizzazioni criminali.... Nel suo messaggio il santo Padre sottolinea alcune forme di corruzione, che purtroppo a ben vedere non risparmiano neanche la nostra isola verde: Penso al dramma lacerante della droga, sulla quale si lucra in spregio a leggi morali e civili; alla devastazione delle risorse naturali e all inquinamento in atto; alla tragedia dello sfruttamento del lavoro; penso alla prostituzione che ogni giorno miete vittime IL SANTO DELLA SETTIMANA a cura di Francesco Schiano 7 gennaio San Raimondo de Penafort il terzo generale dei Domenicani, dopo Domenico E di Guzman e Giordano di Sassonia. Ma le cariche quando le accetta addosso a lui durano sempre poco, e quasi sembrano interruzioni forzate e temporanee di un modello di vita al quale tornerà sempre, nella sua lunga esistenza: preghiera, studio e predicazione. Figlio di signori catalani, ha cominciato gli studi a Barcellona e li ha terminati a Bologna, dov è stato anche insegnante. Qui ha conosciuto il patrizio genovese Sinibaldo Fieschi, poi papa Innocenzo IV e il capuano Pier delle Vigne. Torna Kaire a Barcellona, dov è nominato canonico della cattedrale. Ma nel 1222 si apre in città un convento dell Ordine dei Predicatori, fondato pochi anni prima da san Domenico. E lui lascia il canonicato per farsi domenicano. Nel 1223 aiuta il futuro santo Pietro Nolasco, a fondare l Ordine dei Mercedari per il riscatto degli schiavi, e qualche anno dopo accompagna il cardinale Giovanni d Abbeville a Roma. Qui Gregorio IX nota la profondità della sua dottrina giuridica e gli affida un difficile compito: raccogliere e ordinare tutte le decretali, ossia gli atti emanati via via dai pontefici in materia dogmatica e disciplinare, rispondendo a quesiti o intervenendo su situazioni specifiche: una massa enorme di testi più e meno importanti, un miscuglio plurisecolare di decisioni, da perderci la testa. Raimondo riesce a dare un ordine e una completezza mai raggiunti prima, e quindi una pronta utilità. A lavoro finito, nel 1234, il Papa gli offre in ricompensa l arcivescovado di Tarragona. Ma lui non accetta: è frate domenicano e frate rimane. Nel 1238, però, sono i suoi confratelli a volerlo generale dell Ordine. Inizia per lui un periodo faticosissimo di viaggi, sempre a piedi, attraverso l Europa, da un convento all altro, da un problema all altro. Un attività che lo sfianca, costringendolo infine a lasciare l incarico. Torna, ormai settantenne, alla sua vera vita: preghiera, studio, formazione dei nuovi predicatori nell Ordine che si va espandendo in Europa. Un Ordine per sua natura missionario e che perciò, pensa Raimondo, si deve dotare di tutti gli strumenti culturali indispensabili per avvicinare, interessare, convincere. Occorrono testi idonei alla discussione con persone colte di altre fedi; e lui lavora Redazione: Via delle Terme 76/R Ischia Progetto Grafico: Nuvolagrafica.it Tipografia: Centro Offset Meridionale srl Via Nuova Poggioreale nr Napoli (Na) innocenti, soprattutto tra i più giovani rubando loro il futuro; ai reati e agli abusi contro i minori, alla tragedia spesso inascoltata dei migranti sui quali si specula indegnamente nell illegalità L uomo, però, si può convertire e non bisogna mai disperare della possibilità di cambiare vita. Desidererei che questo fosse un messaggio di fiducia per tutti La fraternità ha bisogno di essere scoperta, amata, sperimentata, annunciata e testimoniata Ciò comporta tessere una relazionalità fraterna, improntata alla reciprocità, al perdono, al dono totale di sé, secondo l ampiezza e la profondità dell amore di Dio : «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,34-35). Purtroppo, e ne sono consapevole, non sempre ci riusciremo. Di certo,comunque, ce la mettiamo tutta per fare al meglio quello che ci viene chiesto e in cui crediamo fino in fondo. Auguri a tutti di un luminoso anno nuovo. Vostro don Carlo (direttore ufficio diocesano per le comunicazioni sociali) per parte sua a prepa rarli, spingendo inoltre il confratello Tommaso d Aquino a scrivere per questo scopo la famosa Summa contra Gentiles. Inoltre, bisogna conoscere da vicino la cultura di coloro ai quali si vuole annunciare Cristo e Raimondo istituisce una scuola di ebraico a Murcia, in Spagna, e una di arabo a Tunisi. Frate Raimondo muore infatti a Barcellona ormai centenario. Sarà canonizzato nel 1601 da Clemente VIII. Per inserzioni promozionali e contributi: Tel Fax oppure per Il settimanale è stampato utilizzando inchiostri vegetali non inquinanti presso uno stabilimento le cui attività prelevano una quantità di energia minore di quella prodotta dal proprio impianto fotovoltaico (a ridotta emissione CO2). A partire dal 2014 verrà utilizzata carta riciclata.

3 4 gennaio 2014 LA VOCE DI PIETRO Kaire 3 I sindaci dell isola ospiti a casa del vescovo 21 dicembre 2013 Sabato il vescovo ha aperto le porte di casa ai sindaci dell'isola d'ischia ed ai rappresentanti della pastorale sociale e lavoro insieme a don Gaetano Pugliese ed Antonio Pisani. L'atmosfera che si respirava non aveva alcunché di formale, anzi, l'impressione è stata quella di assistere ad un incontro tra vecchi amici. In tutti gli interventi sono emerse le difficoltà che affliggono la popolazione isolana: la precarietà del lavoro, gli abbattimenti delle abitazioni, la dipendenza dalle droghe, dall'alcol e dal gioco d'azzardo. I sindaci hanno espresso all'unanimità l'importanza della chiesa nella formazione dei giovani, ricordando che una volta, andare in parrocchia era una necessità, perché ci si incontrava con gli amici e si trascorreva del tempo insieme. Oggi questa sana esigenza purtroppo si è persa e sperano che la chiesa ritorni ad essere il punto di riferimento per le nuove generazioni. Per farlo è necessario un lavoro di sinergia tra l'amministrazione pubblica e la comunità cristiana. Dall incontro è emerso che c'è bisogno di una maggiore apertura da ambo le parti per la creazione di iniziative che coinvolgano la collettività e che cerchino di risolvere i problemi di tutti. "Mi piace tanto questo incontro e l'ho voluto qui, a casa e non negli uffici di curia, - ha affermato il vescovo Lagnese - perché fosse l'incontro di una famiglia ed il segno di questa chiesa che vuole uscire per dialogare e collaborare per il bene comune. Sento e condivido molto ciò che avete detto. Se noi preti non stiamo fra la gente, veniamo meno alla nostra missione, che è quella di portare la parola di Gesù. La chiesa prega sempre per coloro che governano e questa preghiera non dovrebbe mai mancare durante una liturgia. Nel quarto capitolo dell'evangelii Gaudium, il Papa parla di umiltà sociale, che noi tutti siamo chiamati a scoprire; in questo senso la crisi, per quanto sia drammatica, potrebbe diventare una benedizione che ci faccia capire il bisogno che abbiamo gli uni degli altri per lavorare e migliorare la situazione. Come diocesi vorremmo promuovere un osservatorio sulle povertà isolane e riattivare la Caritas diocesana, grande segno di attenzione della chiesa verso coloro che vivono il disagio sociale". AGENDA DEL VESCOVO Settimana dal 5 al 12 Gennaio 2014 Domenica 5 Gennaio Ore Incontro Festa promosso dall Ufficio di Pastorale Familiare, dall Associazione Gabbiani con le Ass. Isole d Amore, il Filo Erba e Ass. Disabili Isola d Ischia presso la Parrocchia di Gesù Buon Pastore - Ischia. Lunedì 6 Gennaio Ore 10,00: Cattedrale - Santa Messa del l Epifania. Ore 10,00: Forio Parrocchia San Vito: Santa Messa a conclusione delle solenni Quarant Ore. Ore Incontro Festa promosso dall Ufficio di Pastorale Familiare,. Martedì 7 Gennaio Ore 09,30: Ritiro del Clero. Ore 18.00: Incontro con la Commissione diocesana per l Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso. Ore 18.45: Incontro con i cresimandi della Parrocchia di Sant Antonio abate in Ischia. Mercoledì 8 Gennaio Ore 19.00: Incontro con i cresimandi della Parrocchia di Santa Maria del Carmine in Serrara Fontana. Sabato 11 Gennaio Ore 18,30: Celebrazione della Cresima nella Parrocchia di Sant Antonio abate in Ischia (Chiesa S. Domenico). Domenica 12 Gennaio Ore 18,00: Celebrazione della Cresima nella Parrocchia di Santa Maria del Carmine in Serrara Fontana Il presepe vivente di Campagnano Migliaia di visitatori, tra isolani e turisti. Il vescovo, mons.lagnese, accompagnato da un gruppo di amici di Vitulazio, dopo aver salutato il popolo in chiesa, ha visitato i vari angoli del presepe e le antiche botteghe dei vari artigiani che, con antichi utensili, procedevano ne l proprio lavoro. In qualche bottega il vescovo si è anche improvvisato falegname tagliando la legna, o lavorando il ferro dal fabbro. Alla fine del percorso, Mons Lagnese ha raggiunto la grotta della natività, dove ha impartito la benedizione.(foto Giovan Giuseppe Lubrano) Pranzo a Villa Joseph Il 25 dicembre il vescovo ha pranzato presso la casa di riposo villa Joseph di Casamicciola Terme, insieme agli anziani che frequentano la casa e ad alcuni lor familiari. Al pranzo natalizio hanno partecipato anche le suore dell istituto di Casamicciola con i loro ragazzi e alcune famiglie invitate dalla Caritas. Un tavolata di 120 persone. Mons.Lagnese ha voluto salutare innanzitutto gli anziani presenti ai piani s uperiori e impossibilitati a partecipare al pranzo perché allettati. Poi, con stupore dei presenti, ha indossato il camice da cucina e ha servito il pranzo a tutti i presenti, in un clima di gioia e di famiglia. Festa della Santa Famiglia nella Chiesa di S. Maria di Montevergine a Forio - Santa Messa. Il vescovo, Mons.Pietro Lagnese, domenica 29 dicembre, ha fatto visita alla Parrocchia di Santa Maria di Montevergine ed ha celebrato la Santa Messa nel Santuario di San Francesco di Paola, nel Decanato di Forio. Ad accoglierlo, il parroco Don Beato Scotti, il diacono Luigi Saviano e tutte le famiglie ed i fedeli della parrocchia. Il primo ingresso in parrocchia del Vescovo è stato accompagnato da un grande applauso e dalle note del Christus Vincit. Il parroco ha manifestato la gratitudine della comunità al suo Pastore. Dopo la messa le famiglie si sono trattenute sul sagrato per un momento di festa

4 4 Kaire SEGUIAMO FRANCESCO 4 gennaio FRATERNITA, FONDAMENTO E VIA PER LA PACE Pubblichiamo una prima parte del riassunto del messaggio del Santo Padre Francesco per la celebrazione mondiale della Pace del 1 gennaio 2014 I n questo mio primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, desidero rivolgere a tutti, singoli e popoli, l augurio di un esistenza colma di gioia e di speranza. Nel cuore di ogni uomo e di ogni donna alberga, infatti, il desiderio di una vita piena, alla quale appartiene un anelito insopprimibile alla fraternità, che sospinge verso la comunione con gli altri, nei quali troviamo non nemici o concorrenti, ma fratelli da accogliere ed abbracciare. Infatti, la fraternità è una dimensione essenziale dell uomo, il quale è un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalità ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello; senza di essa diventa impossibile la costruzione di una società giusta, di una pace solida e duratura. E occorre subito ricordare che la fraternità si comincia ad imparare solitamente in seno alla famiglia, soprattutto grazie ai ruoli responsabili e complementari di tutti i suoi membri, in particolare del padre e della madre. La famiglia è la sorgente di ogni fraternità, e perciò è anche il fondamento e la via primaria della pace, poiché, per vocazione, dovrebbe contagiare il mondo con il suo amore. Il numero sempre crescente di interconnessioni e di comunicazioni che avviluppano il nostro pianeta rende più palpabile la consapevolezza dell unità e della condivisione di un comune destino tra le Nazioni della terra. Nei dinamismi della storia, pur nella diversità delle etnie, delle società e delle culture, vediamo seminata così la vocazione a formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri. Tale vocazione è però ancor oggi spesso contrastata e smentita nei fatti, in un mondo caratterizzato da quella globalizzazione dell indifferenza che ci fa lentamente abituare alla sofferenza dell altro, chiudendoci in noi stessi. In tante parti del mondo, sembra non conoscere sosta la grave lesione dei diritti umani fondamentali, soprattutto del diritto alla vita e di quello alla libertà di religione. Il tragico fenomeno del traffico degli esseri umani, sulla cui vita e disperazione speculano persone senza scrupoli, ne rappresenta un inquietante esempio. Alle guerre fatte di scontri armati si aggiungono guerre meno visibili, ma non meno crudeli, che si combattono in campo economico e finanziario con mezzi altrettanto distruttivi di vite, di famiglie, di imprese. La globalizzazione, come ha affermato Benedetto XVI, ci rende vicini, ma non ci rende fratelli. Inoltre, le molte situazioni di sperequazione, di povertà e di ingiustizia, segnalano non solo una profonda carenza di fraternità, ma anche l assenza di una cultura della solidarietà. Le nuove ideologie, caratterizzate da diffuso individualismo, egocentrismo e consumismo materialistico, indeboliscono i legami sociali, alimentando quella mentalità dello scarto, che induce al disprezzo e all abbandono dei più deboli, di coloro che vengono considerati inutili. Così la convivenza umana diventa sempre più simile a un mero do ut des pragmatico ed egoista. In pari tempo appare chiaro che anche le etiche contemporanee risultano incapaci di produrre vincoli autentici di fraternità, poiché una fraternità priva del riferimento ad un Padre comune, quale suo fondamento ultimo, non riesce a sussistere. Una vera fraternità tra gli uomini suppone ed esige una paternità trascendente. A partire dal riconoscimento di questa paternità, si consolida la fraternità tra gli uomini, ovvero quel farsi prossimo che si prende cura dell altro. «Dov è tuo fratello?» (Gen 4,9) Per comprendere meglio questa vocazione dell uomo alla fraternità, per riconoscere più adeguatamente gli ostacoli che si frappongono alla sua realizzazione e individuare le vie per il loro superamento, è fondamentale farsi guidare dalla conoscenza del disegno di Dio, quale è presentato in maniera eminente nella Sacra Scrittura. Secondo il racconto delle origini, tutti gli uomini derivano da genitori comuni, da Adamo ed Eva, coppia creata da Dio a sua immagine e somiglianza (cfr Gen 1,26), da cui nascono Caino e Abele. Nella vicenda della famiglia primigenia leggiamo la genesi della società, l evoluzione delle relazioni tra le persone e i popoli. Abele è pastore, Caino è contadino. La loro identità profonda e, insieme, la loro vocazione, è quella di essere fratelli, pur nella diversità della loro attività e cultura, del loro modo di rapportarsi con Dio e con il creato. Ma l uccisione di Abele da parte di Caino attesta tragicamente il rigetto radicale della vocazione ad essere fratelli. La loro vicenda (cfr Gen 4,1-16) evidenzia il difficile compito a cui tutti gli uomini sono chiamati, di vivere uniti, prendendosi cura l uno dell altro. Caino, non accettando la predilezione di Dio per Abele, che gli offriva il meglio del suo gregge «il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta» (Gen 4,4-5) uccide per invidia Abele. In questo modo rifiuta di riconoscersi fratello, di relazionarsi positivamente con lui, di vivere davanti a Dio, assumendo le proprie responsabilità di cura e di protezione dell altro. Alla domanda «Dov è tuo fratello?», con la quale Dio interpella Caino, chiedendogli conto del suo operato, egli risponde: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?» (Gen 4,9). Poi, ci dice la Genesi, «Caino si allontanò dal Signore» (4,16). Occorre interrogarsi sui motivi profondi che hanno indotto Caino a misconoscere il vincolo di fraternità e, assieme, il vincolo di reciprocità e di comunione che lo legava a suo fratello Abele. Dio stesso denuncia e rimprovera a Caino una contiguità con il male: «il peccato è accovacciato alla tua porta» (Gen 4,7). Caino, tuttavia, si rifiuta di opporsi al male e decide di alzare ugualmente la sua «mano contro il fratello Abele» (Gen 4,8), disprezzando il progetto di Dio. Egli frustra così la sua originaria vocazione ad essere figlio di Dio e a vivere la fraternità. Il racconto di Caino e Abele insegna che l umanità porta inscritta in sé una vocazione alla fraternità, ma anche la possibilità drammatica del suo tradimento. Lo testimonia l egoismo quotidiano, che è alla base di tante guerre e tante ingiustizie: molti uomini e donne muoiono infatti per mano di fratelli e di sorelle che non sanno riconoscersi tali, cioè come esseri fatti per la reciprocità, per la comunione e per il dono. «E voi siete tutti fratelli» (Mt 23,8) Sorge spontanea la domanda: gli uomini e le donne di questo mondo potranno mai corrispondere pienamente all anelito di fraternità, impresso in loro da Dio Padre? Riusciranno con le loro sole forze a vincere l indifferenza, l egoismo e l odio, ad accettare le legittime differenze che caratterizzano i fratelli e le sorelle? Parafrasando le sue parole, potremmo così sintetizzare la risposta che ci dà il Signore Gesù: poiché vi è un solo Padre, che è Dio, voi siete tutti fratelli (cfr Mt 23,8-9). La radice della fraternità è contenuta nella paternità di Dio. Non si tratta di una paternità generica, indistinta e storicamente inefficace, bensì dell amore personale, puntuale e straordinariamente concreto di Dio per ciascun uomo (cfr Mt 6,25-30). Una paternità, dunque, efficacemente generatrice di fraternità, perché l amore di Dio, quando è accolto, diventa il più formidabile agente di trasformazione dell esistenza e dei rapporti con l altro, aprendo gli uomini alla solidarietà e alla condivisione operosa. In particolare, la fraternità umana è rigenerata in e da Gesù Cristo con la sua morte e risurrezione. La croce è il luogo definitivo di fondazione della fraternità, che gli uomini non sono in grado di generare da soli. Gesù Cristo, che ha assunto la natura umana per redimerla, amando il Padre fino alla morte e alla morte di croce (cfr Fil 2,8), mediante la sua risurrezione ci costituisce come umanità nuova, in piena comunione con la volontà di Dio, con il suo progetto, che comprende la piena realizzazione della vocazione alla fraternità. Gesù riprende dal principio il progetto del Padre, riconoscendogli il primato su ogni cosa. Ma il Cristo, con il suo abbandono alla morte per amore del Padre, diventa principio nuovo e definitivo di tutti noi, chiamati a riconoscerci in Lui come fratelli perché figli dello stesso Padre. Egli è l Alleanza stessa, lo spazio personale della riconciliazione dell uomo con Dio e dei fratelli tra loro. Nella morte in croce di Gesù c è anche il superamento della separazione tra popoli, tra il popolo dell Alleanza e il popolo dei Gentili, privo di speranza perché fino a quel momento rimasto estraneo ai patti della Promessa. Come si legge nella Lettera agli Efesini, Gesù Cristo è colui che in sé riconcilia tutti gli uomini. Egli è la pace, poiché dei due popoli ne ha fatto uno solo, abbattendo il muro di separazione che li divideva, ovvero l inimicizia. Egli ha creato in se stesso un solo popolo, un solo uomo nuovo, una sola nuova umanità (cfr 2,14-16). Chi accetta la vita di Cristo e vive in Lui, riconosce Dio come Padre e a Lui dona totalmente se stesso, amandolo sopra ogni cosa. L uomo riconciliato vede in Dio il Padre di tutti e, per conseguenza, è sollecitato a vivere una fraternità aperta a tutti. In Cristo, l altro è accolto e amato come figlio o figlia di Dio, come fratello o sorella, non come un estraneo, tantomeno come un antagonista o addirittura un nemico. Nella famiglia di Dio, dove tutti sono figli di uno stesso Padre, e perché innestati in Cristo, figli nel Figlio, non vi sono vite di scarto. Tutti godono di un eguale ed intangibile dignità. Tutti sono amati da Dio, tutti sono stati riscattati dal sangue di Cristo, morto in croce e risorto per ognuno. È questa la ragione per cui non si può rimanere indifferenti davanti alla sorte dei fratelli.

5 4 gennaio 2014 Kaire 5 SEGUIAMO FRANCESCO FRATERNITA, PREMESSA PER SCONFIGGERE LA POVERTA La fraternità, fondamento e via per la pace Ciò premesso, è facile comprendere che la fraternità è fondamento e via per la pace. Le Encicliche sociali dei miei Predecessori offrono un valido aiuto in tal senso. Sarebbe sufficiente rifarsi alle definizioni di pace della Populorum progressio di Paolo VI o della Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II. Dalla prima ricaviamo che lo sviluppo integrale dei popoli è il nuovo nome della pace. Dalla seconda, che la pace è opus solidaritatis. Paolo VI afferma che non soltanto le persone, ma anche le Nazioni debbono incontrarsi in uno spirito di fraternità. E spiega: «In questa comprensione e amicizia vicendevoli, in questa comunione sacra noi dobbiamo [ ] lavorare assieme per edificare l avvenire comune dell umanità». Questo dovere riguarda in primo luogo i più favoriti. I loro obblighi sono radicati nella fraternità umana e soprannaturale e si presentano sotto un triplice aspetto: il dovere di solidarietà, che esige che le Nazioni ricche aiutino quelle meno progredite; il dovere di giustizia sociale, che richiede il ricomponimento in termini più corretti delle relazioni difettose tra popoli forti e popoli deboli; il dovere di carità universale, che im- plica la promozione di un mondo più umano per tutti, un mondo nel quale tutti abbiano qualcosa da dare e da ricevere, senza che il progresso degli uni costituisca un ostacolo allo sviluppo degli altri. Così, se si considera la pace come opus solidaritatis, allo stesso modo, non si può pensare che la fraternità non ne sia il fondamento precipuo. La pace, afferma Giovanni Paolo II, è un bene indivisibile. O è bene di tutti o non lo è di nessuno. Essa può essere realmente conquistata e fruita, come miglior qualità della vita e come sviluppo più umano e sostenibile, solo se si attiva, da parte di tutti, «una determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune». Ciò implica di non farsi guidare dalla «brama del profitto» e dalla «sete del potere». Occorre avere la disponibilità a «perdersi a favore dell altro invece di sfruttarlo, e a servirlo invece di opprimerlo per il proprio tornaconto. [ ] L altro persona, popolo o Nazione [non va visto] come uno strumento qualsiasi, per sfruttare a basso costo la sua capacità di lavoro e la resistenza fisica, abbandonandolo poi quando non serve più, ma come un nostro simile, un aiuto». La solidarietà cristiana presuppone che il prossimo sia amato non solo come «un essere umano con i suoi diritti e la sua fondamentale eguaglianza davanti a tutti, ma [come] viva immagine di Dio Padre, riscattata dal sangue di Gesù Cristo e posta sotto l azione permanente dello Spirito Santo», come un altro fratello. «Allora la coscienza della paternità comune di Dio, della fraternità di tutti gli uomini in Cristo, figli nel Figlio, della presenza e dell azione vivificante dello Spirito Santo, conferirà rammenta Giovanni Paolo II al nostro sguardo sul mondo come un nuovo criterio per interpretarlo», per trasformarlo. Fraternità, premessa per sconfiggere la povertà Nella Caritas in veritate il mio Predecessore ricordava al mondo come la mancanza di fraternità tra i popoli e gli uomini sia una causa importante della povertà. In molte società sperimentiamo una profonda povertà relazionale dovuta alla carenza di solide relazioni familiari e comunitarie. Assistiamo con preoccupazione alla crescita di diversi tipi di disagio, di emarginazione, di solitudine e di varie forme di dipendenza patologica. Una simile povertà può essere superata solo attraverso la riscoperta e la valorizzazione di rapporti fraterni in seno alle famiglie e alle comunità, attraverso la condivisione delle gioie e dei dolori, delle difficoltà e dei successi che accompagnano la vita delle persone. Inoltre, se da un lato si riscontra una riduzione della povertà assoluta, dall altro lato non possiamo non riconoscere una grave crescita della povertà relativa, cioè di diseguaglianze tra persone e gruppi che convivono in una determinata regione o in un determinato contesto storico-culturale. In tal senso, servono anche politiche efficaci che promuovano il principio della fraternità, assicurando alle persone - eguali nella loro dignità e nei loro diritti fondamentali - di accedere ai capitali, ai servizi, alle risorse educative, sanitarie, tecnologiche affinché ciascuno abbia l opportunità di esprimere e di realizzare il suo progetto di vita, e possa svilupparsi in pienezza come persona. Si ravvisa anche la necessità di politiche che servano ad attenuare una eccessiva sperequazione del reddito. Non dobbiamo dimenticare l insegnamento della Chiesa sulla cosiddetta ipoteca sociale, in base alla quale se è lecito, come dice san Tommaso d Aquino, anzi necessario «che l uomo abbia la proprietà dei beni»[12], quanto all uso, li «possiede non solo come propri, ma anche come comuni, nel senso che possono giovare non unicamente a lui ma anche agli altri». Infine, vi è un ulteriore modo di promuovere la fraternità - e così sconfiggere la povertà - che dev essere alla base di tutti gli altri. È il distacco di chi sceglie di vivere stili di vita sobri ed essenziali, di chi, condividendo le proprie ricchezze, riesce così a sperimentare la comunione fraterna con gli altri. Ciò è fondamentale per seguire Gesù Cristo ed essere veramente cristiani. È il caso non solo delle persone consacrate che professano voto di povertà, ma anche di tante famiglie e tanti cittadini responsabili, che credono fermamente che sia la relazione fraterna con il prossimo a costituire il bene più prezioso. La riscoperta della fraternità nell economia Le gravi crisi finanziarie ed economiche contemporanee - che trovano la loro origine nel progressivo allontanamento dell uomo da Dio e dal prossimo, nella ricerca avida di beni materiali, da un lato, e nel depauperamento delle relazioni interpersonali e comunitarie dall altro - hanno spinto molti a ricercare la soddisfazione, la felicità e la sicurezza nel consumo e nel guadagno oltre ogni logica di una sana economia. Già nel 1979 Giovanni Paolo II avvertiva l esistenza di «un reale e percettibile pericolo che, mentre progredisce enormemente il dominio da parte dell uomo sul mondo delle cose, di questo suo dominio egli perda i fili essenziali, e in vari modi la sua umanità sia sottomessa a quel mondo, ed egli stesso divenga oggetto di multiforme, anche se spesso non direttamente percettibile, manipolazione, mediante tutta l organizzazione della vita comunitaria, mediante il sistema di produzione, mediante la pressione dei mezzi di comunicazione sociale». Il succedersi delle crisi economiche deve portare agli opportuni ripensamenti dei modelli di sviluppo economico e a un cambiamento negli stili di vita. La crisi odierna, pur con il suo grave retaggio per la vita delle persone, può essere anche un occasione propizia per recuperare le virtù della prudenza, della temperanza, della giustizia e della fortezza. Esse ci possono aiutare a superare i momenti difficili e a riscoprire i vincoli fraterni che ci legano gli uni agli altri, nella fiducia profonda che l uomo ha bisogno ed è capace di qualcosa in più rispetto alla massimizzazione del proprio interesse individuale. Soprattutto tali virtù sono necessarie per costruire e mantenere una società a misura della dignità umana. Dal Vaticano, 8 dicembre 2013 FRANCISCUS

6 6 Kaire 4 gennaio 2014 DALLE FAMIGLIE L AFFIDO FAMILIARE: LA STORIA DI UNA FAMIGLIA ISCHITANA di Lina e Antonio Siamo Lina Balestrieri ed Antonio Cutaneo, siamo sposati da 33 anni. Durante il fidanzamento parlavamo spesso del desiderio reciproco di voler adottare, dopo le nozze, un bimbo orfano. Fu così che dopo la nascita della nostra seconda figlia, cominciammo ad informarci sulle pratiche necessarie per l'adozione ma per vari motivi finimmo per scoraggiarci. D'altra parte, non volevamo prendere in considerazione l'affido familiare, eravamo spaventati all'idea di doverci separare, una volta finito il tempo dell'affidamento, dai bambini che avremmo accolti, accuditi e amati come figli. Ma ignoravamo che il Padre aveva sulla nostra famiglia uno straordinario progetto d'amore. La Sua prima mossa fu di chiamarci a cominciare un cammino di fede. Il continuo contatto con la Parola, ci rivelava giorno dopo giorno un Dio misericordioso. Il Suo Amore gratuito e colmo di tenerezza cominciò pian piano a trasformare il nostro cuore. Il sentimento egoistico di un amore invischiato in umani attaccamenti, si trasformò in desiderio di essere amore donato. Conoscemmo e comprendemmo la grazia dell apertura alla vita in tutti i suoi aspetti, accettammo di essere "genitori a tempo determinato" e promettemmo al Signore di realizzare quel disegno che da sempre aveva fatto per noi. Durante un incontro in parrocchia conoscemmo famiglie che già facevano questo tipo di esperienza ed accettammo di provare ad aprirci all affido. Iniziammo così con un bambino scampato alla morte durante la guerra in Bosnia, con non poche difficoltà a causa della lingua e delle diverse abitudini, ma fu una bellissima esperienza e scoprimmo con gioia, che anche le nostre figlie erano contente, quindi non potevamo fare a meno di continuare. Il Signore intanto preparava cose grandi e meravigliose per noi facendoci scegliere di accogliere bambini in difficoltà e diversamente abili, coloro che ancor più difficilmente trovavano accoglienza. In tutto abbiamo avuto 13 esperienze di affido di cui due, superando mille ostacoli, si sono trasformate in adozioni, ed oggi abbiamo sei figli. Il Signore, attraverso la Provvidenza non ci ha mai fatto mancare il necessario, abbiamo sperimentato ciò che sempre ci diceva il nostro parroco Don Luigi Trofa: Se non c è la vera precarietà la provvidenza non può manifestarsi. Oggi, guardando indietro possiamo affermare che la potenza di Dio si è sempre manifestata, dandoci ciò di cui avevamo bisogno sotto tutti gli aspetti: aprendoci le porte quando tutto sembrava impossibile, proprio come aprì il mare per il suo popolo durante la fuga dall'egitto. Ormai non abbiamo più l età per essere genitori affidatari ma, in questo tempo la nuova chiamata è far conoscere, sostenere ed incoraggiare le coppie che come noi desiderano fare questa scelta, ma che non sanno da dove cominciare per intraprendere questo difficile, tortuoso ma meraviglioso viaggio!!! COLLABORIAMO INSIEME Per inviare al nostro settimanale articoli o lettere (soltanto per quelle di cui si richiede la pubblicazione) si dovrà utilizzare esclusivamente l indirizzo di posta Non sarà preso in considerazione il materiale cartaceo. I file dovranno essere inviati in formato.doc e lo spazio a disposizione non dovrà superare le 3800 battute spazi inclusi. Sarà cura della redazione, inoltre, apporre eventuali tagli o non considerare adatti gli articoli. Le fotografie (in alta risoluzione) dovranno pervenire sempre allegate via mail

7 4 gennaio 2014 Kaire 7 DALLE FAMIGLIE IL PROGETTO POLICORO: LE SUE RADICI, I NOSTRI FRUTTI Dal 26 Novembre al 1 dicembre 2013 ad Assisi il Progetto Policoro ha festeggiato i suoi primi 18 anni. Erano presenti gli animatori di comunità di tutte le 119 Diocesi di Italia aderenti al Progetto, tra cui anche Ischia. LA STORIA. Il Progetto Policoro è il sogno di don Mario Operti per i giovani disoccupati del Sud. Nasce, infatti, perché la Chiesa non può non farsi partecipe del drammatico problema della disoccupazione che affligge, ormai, tutto il Paese. In questi anni, la Chiesa continua a dare ai giovani la stessa risposta data da Pietro allo storpio seduto alla Porta Bella del Tempio di Gerusalemme: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!» (At 3,6). AD ISCHIA. Sull isola il Progetto Policoro è presente sin dal 2000 ed ha favorito la nascita di una associazione di volontariato, un panificio e due cooperative sociali, la coop. Sociale Arkè, che eroga servizi socio assistenziali e la coop. Sociale Kairos, la cui mission è favorire l inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. Nel rispondere al desiderio del vescovo, di avere un settimanale che raccontasse la vita della diocesi, Kairos ha creato la testata Kaire. Compito primario dell Animatore di comunità, che rappresenta il progetto nella sua Diocesi, è quello di favorire una nuova cultura del lavoro, fatta di fiducia, di relazioni, di reciprocità, di legalità e di responsabilità. Destinatari di questa nuova cultura sono soprattutto i giovani che si affacciano al mondo del lavoro. L animatore di comunità si rende disponibile ad accompagnare i giovani interessati, attraverso percorsi di formazione e di orientamento, ad affrontare il problema del lavoro in un ottica di autoimprenditorialità e cooperazione. L intento è quello di dare delle informazioni precise, che vadano aldilà del sentito dire, e possano costituire degli strumenti d ausilio validi nelle scelte scolastiche e lavorative, che costituiscono uno dei principali momenti di smarrimento per un giovane. ORARIO SPORTELLO POLICORO È possibile incontrare l animatore di comunità presso il Centro Servizi Diocesano in via Seminario, 27 ad Ischia Ponte il mercoledì dalle alle e presso la Biblioteca Antoniana di Ischia il giovedì dalle alle Per info e contatti LA FAMIGLIA PRESA IN RETE: PARTONO GLI INCONTRI DEL PROGETTO CRESCE.RETE Le famiglie non agiscono da sole nell educazione e crescita dei propri figli: insieme alle altre agenzie educative, scuola ed istituzioni, rappresentano un tassello dei tanti pezzi del puzzle che è la nostra società. Per fare un buon lavoro c è bisogno che i pezzi vadano ad incastro. Affinché tutto funzioni a dovere quindi questi soggetti devono lavorare insieme. Bisogna collaborare per fronteggiare le nuove e vecchie problematiche ideando soluzioni efficaci. Rendere possibile e continuo questo incontro, favorire l aggiornamento ed il confronto, stimolare la discussione e fornire supporto di esperti mediatori, questi solo alcuni degli obbiettivi che il progetto Cresce.Rete si propone di raggiungere. Il progetto finanziato da Fondazione con il Sud ed ideato dall Associazione Gabbiani Onlus in partenariato con l Associazione I.Sole d Amore e con la Coop. Sociale Arkè onlus, propone infatti diversi percorsi che appaiono però paralleli e sinergici. L idea è quella di realizzare non solo interventi di tipo assistenziale ma proporre iniziative che favoriscano nel tempo l autonomia e il rafforzamento dei servizi, creando un ponte comunicativo tra parti importanti del discorso sociale. Parti che sono già di fatto impegnate a risolvere le medesime problematiche e migliorare le condizione di vita dei minori. Un primo percorso seminariale, intitolato BES, DSA, Disabilità una bussola per alunni, scuola e famiglia, che è rivolto ai genitori, insegnanti, educatori etc, prevede l intervento di diversi esperti del settore che forniranno informazioni su importanti tematiche legate al disagio ed alla disabilità. Particolare attenzione sarà dedicata alle nuove tematiche dell agenda scolastica, BES (Bisogni Educativi Speciali), DSA (Disturbi Specifici di Apprendi mento), che necessitano di essere affrontate per fare chiarezza e favorire il lavoro di ognuno. Tutto il percorso sarà curato dalle sociologhe Sara Mancini ed Orsola Lanfreschi, ideatrici del progetto, che condurranno all interno dei percorsi seminariali, momenti di confronto e focus group per favorire la comunicazione e lo scambio di esperienza. Un altro appuntamento dal tema: Educare, ovvero voler bene, volere il bene, volerlo bene, comunicarlo bene è rivolto ai genitori che intendono approfondire la conoscenza, gli atteggiamenti, e la metodologia legati al mestiere di educare. Ogni educatore riceve, in misura diversa, una specifica formazione all arte dell educare, mentre i genitori sembrano esclusi da tale attenzione e sensibilità, quasi che si possa essere genitori per nascita o per grazia afferma il prof. Domenico Bellantoni, docente dell università La Sapienza di Roma ed esperto sulle tematiche educative a cui è affidato il percorso. Soprattutto - dichiara Pasquale Arcamone, Presidente dell Ass. Gabbiani Onlus - è l'emergenza educativa di cui tanto si parla che ci spinge a riflettere sul difficile ruolo educativo dei genitori. La scuola per genitori è stata ideata in collaborazione con l Ufficio di Pastorale Familiare della Diocesi di Ischia. Oltre a questi incontri il progetto Cresce.Rete prevede altri appuntamenti legati alla sensibilizzazione e formazione del volontariato ed alla partecipazione a momenti ludici e ricreativi per le famiglie al fine di offrire uno spazio di gioco e condivisione con i propri figli. Insomma la famiglia è proprio stretta in rete grazie a questa importante iniziativa. Una rete di solidarietà solida e ben costruita, come quella dei nostri pescatori che pazientemente la realizzavano con le proprie mani. In questo caso le mani saranno tutti i cittadini che parteciperanno a costruirla. E se la rete sarà salda la pesca non potrà che essere fruttuosa! QUALCHE APPUNTA- MENTO. Ufficio Diocesano Migrantes e Caritas Sabato 11 gennaio 2014 ore a Lacco Ameno presso la sala convegno dell hotel terme Augusto ci sarà l incontro con la Dott.ssa Chiara Castellani, missionaria laica in Congo che presenterà il libro Rita Levi Montalcini: aggiungere vita ai giorni edizioni Longanesi. Per info contattare Don Gioacchino Castaldi Festa per le Famiglie L Ufficio di Pastorale Familiare della Diocesi di Ischia, isieme alle Associazioni I.Sole d amore, ADI, Il Filo d Erba e alla Coop. Sociale Arkè, invitano a partecipate all Incontro Festa per le famiglie dei diversamente abili isolani. Parteciperà S.E. Mons. Pietro Lagnese, vescovo di Ischia. Domenica 5 gennaio 2014 ore Sala Parrocchiale Gesù Buon Pastore Ischia.

8 8 Kaire LE MISSIONI 4 gennaio ESPERIENZA VOCAZIONALE ANTONIO SCALA di iniziare a scrivere la mia esperienza Prima voglio comunicarvi che sono stato ordinato sacerdote il 18 Novembre 2011 nella Cattedrale di Perth, in Australia ed ora sono vice parroco in una parrocchia della Diocesi di Perth. Dalla collina di Campagnano all Australia. Non per mio merito ma per l'amore e la misericordia di Dio. Senza di Lui non sarei mai riuscito a lasciare l'isola di Ischia. Avevo solo 13 anni quando mio padre mori, cosi per molti anni ho pensato che Dio era stato molto ingiusto con me e con la mia famiglia. Dopo la morte di papà lasciai la scuola: non avevo terminato nemmeno la seconda media. Iniziai così a lavorare. A dire la verità, la scuola non mi è mai piaciuta. Non ero infatti uno studente modello. Mi allontanai anche dalla chiesa, perché ero arrabbiato con Dio e per molti anni non andavo nemmeno alle messe domenicali. Avevo giurato che non sarei entrato più in una chiesa cattolica per tutto il resto della mia vita. Credevo in Dio a modo mio, non credevo nella chiesa e non volevo sentir parlare di preti. Iniziai quindi a lavorare come cameriere (ero appena tredicenne), poi feci il muratore per alcuni anni e il mio ultimo lavoro è stato il giardiniere. In questi anni senza Gesù Cristo e lontano dalla chiesa, mi lasciai andare a tante false gioie. Alcuni testimoni di Geova tentarono di convertirmi alla loro religione, venivano a farmi visita quasi ogni domenica, dicendomi che solo seguendo la loro religione potevo trovare la vita vera. Uno di loro mi compro perfino una Bibbia. Mi dicevano che era importante leggere e studiare la Bibbia, cosi tutti i giorni, dopo il lavoro, leggevo alcune pagine. E man mano che leggevo, scoprivo chi era Gesù e cosa aveva fatto per noi. Nello stesso periodo anche un gruppo di evangelici mi ripeteva che la verità era solo nella loro religione. Avevo una grande confusione in testa. Così un giorno chiesi a Dio in preghiera di aiutarmi. Volevo sapere davvero chi fosse e soprattutto dove trovare la verità in tutto ciò che vivevo. Con questa preghiera mi trovai per "caso" nella mia parrocchia (a Campagnano, nel comune di Ischia) con un gruppo di giovani della pastorale giovanile. Questi giovani venivano in parrocchia una volta al mese per incontrare altri giovani. Son capitato per caso ad uno di questi incontri, invitato da uno di loro. Allora avevo 29 anni. E così ricominciai a frequentare la parrocchia. Di seguito sentii il desiderio di cresimarmi (non lo avevo fatto prima perché non ci credevo). Era il In parrocchia si tenevano regolarmente le catechesi per adulti del cammino Neocatecumenale. Mi invitarono a partecipare e ad ascoltarle e la mia vita, pian piano inizio a cambiare. Dio stava facendo un lavoro in me senza che io me ne accorgessi. Iniziai così a frequentare il cammino Neocatecumenale. Dopo due anni in comunità andai ad accompagnare un caro amico al centro vocazionale di Napoli perché voleva partire per fare un'esperienza d'itineranza. I suoi genitori, preoccupati per questo figlio e per sue scelte, mi chiesero se potevo accompagnarlo visto che eravamo molto amici. Andai con lui e rimasi lì per tre anni. Il mio amico invece ritornò ad Ischia perché aveva conosciuto una ragazza, oggi sua moglie. Dopo tre anni di centro vocazionale mi mandarono a Porto San Giorgio per essere mandato in uno dei seminari diocesani Redemptoris Mater. Fui sorteggiato per quello di Perth Australia. E così mi chiesero se accettavo di andare a Perth per iniziare il mio seminario. La risposta non si fece attendere. Dissi di si senza sapere nemmeno dove si trovava Perth. E così lasciai Ischia nel mese di gennaio 2003 senza conoscere l Inglese ma con tanta paura. Avevo però sola fiducia che tutto quello che stava succedendo nella mia vita non poteva che essere un opera di Dio. Fu quella l unica sola forza che mi ha permesso di lasciare la mia famiglia, i miei amici, la mia isola e tutto quello che mi era più caro. Ormai sono quasi 11 anni che vivo in Australia, e posso dirvi che Dio mi ha donato tante benedizioni, ma anche tante prove. Ma con il suo aiuto sono diventate esperienze di crescita per la mia vita. Antonio Il Vangelo della gioia Maria e la comunità Commento del Vangelo di domenica 5 gennaio. GV 1-1,18 E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi a cura di Don Ignazio Schinella comunità convocata in La preghiera dalla Parola di Dio, che è il vero tocco delle campane che raduna in Chiesa, della seconda domenica di Natale è l inizio del Vangelo secondo Giovanni. Il cosiddetto prologo, vera e propria ouverture di tutto il racconto di fede del vangelo, in cui vi è la testimonianza di Giovanni, di Maria e della comunità giovannea. In un volo di aquila, animale con cui la tradizione esprime la fi gura e il lavoro lirico e contemplativo di questo vangelo, siamo rapiti nel cuore stesso di Dio, che ci viene rivelato come Parola o come Amore. Perché la Parola si intesse nel dialogo tra persone, E la vita è frutto di questa Parola feconda, perché rivela agli uomini che la loro identità è quella di essere costituiti figli di Dio e perciò fratelli, per essere, insieme, il pastore dell essere. Per la comunità cristiana di oggi è la stessa ventura della comunità che diede origine a questo cantico liturgico, che chiama tutta la comunità cristiana sentirsi ed essere perché tale è costituita dall Amore il soggetto storico e liturgico di tutto il vangelo e della sua gioia, Tale gioia dell Amore che esce e discende fino a farsi visibile, udibile, palpabile, intende guarire tutti noi da «quella tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata» (Evangelii gaudium, 2). Tale annuncio di gioia non è affidato all iniziativa del singolo, ma alla comunità intera. Infatti, la sorpresa del brano al è l insorgenza del noi ecclesiale, che si mantiene costante fino al termine del Prologo: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e: noi vedemmo la sua gloria, gloria come di un unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità». In questa coralità della Chiesa, che annuncia il vangelo della Vita apparso in umanità, è compresa la presenza di Maria partecipe dell assemblea liturgica di allora e presente nell assemblea liturgica di oggi. «Dalla sua pienezza noi tutti continua il testo evangelico ricevemmo grazia su grazia»- Il testo esprime la relazione tra Cristo e noi suoi fratelli, ovvero la dignità di figlio di cui è ripiena l umanità di Cristo, la grazia della figliolanza divina che si riversa su tutti facendoci diventare anche noi figli di Dio, prima fra tute la Vergine Maria in Luca Gabriele la chiamerà la piena di grazia -- Perché riceve grazia su grazia. Tanto più che la grazia fattasi bambino nel grembo di Maria donava alla Madre la sua partecipazione di relazione filiale unica nei riguardi dell unico Padre.

9 4 gennaio 2014 Kaire 9 INTORNO A NOI LA STORIA DI CHI E RIUSCITO A VINCERE LA DIPENDENZA DA GIOCO chiamo Stefano (nome a caso) frequento Mi l'associazione di Giocatori Anonimi di Napoli da due anni e nove mesi, l'unico requisito per farne parte è il solo desiderio di smettere di giocare. Non si pagano quote o tasse perché siamo autonomi mediante i nostri piccoli contributi. La maggior parte di noi giocatori non era disposta ad ammettere di avere un problema reale con il gioco. Mia moglie, tante volte mi diceva che ero malato ma io le rispondevo che la malata era lei. L'idea che in qualche modo o in qualche giorno potevo controllare il gioco era la grande mia ossessione. Il persistere di questa illusione è stupefacente. Io l'ho inseguita fino alle soglie della prigione, della pazzia e della morte. Ho imparato e mi sono convinto fin nel più profondo di me stesso che sono un giocatore compulsivo. Questo è stato il primo passo del mio recupero. L'illusione di essere simile agli altri giocatori o che presto lo sarei diventato, l'ho stroncata. Ho perso la capacità di controllare il mio gioco. So di certo che nessun vero giocatore compulsivo riacquista il controllo da solo. Ora lo so e l'ho capito grazie all'assidua frequenza all'associazione Giocatori Anonimi. Ho ascoltato le tante esperienze concrete di altri giocatori che hanno perso a causa del gioco case, figli, mogli e danaro. Le tragedie che si ascoltano attraverso le tante esperienze vissute realmente e non a chiacchiere non possono lasciarti indifferente, la mia esperienza era nulla a confronto e li in quella stanza mi sono sentito uno schifo ma nello stesso tempo potevo dire tutto liberamente, potevo piangere e potevo anche stare zitto, nessuno mi mi ha mai giudicato. Mi sono convinto che ero in una morsa di una malattia progressiva. Lungo un considerevole periodo di tempo stavo sempre peggio, mai meglio. Elencare quello che ho combinato nella mia malattia mi fa male, dico solo che essere giudicati dai propri figli non più come padre ma come un estraneo è la cosa più squallida che possa capitarti, io questo squallore l'ho vissuto e solo oggi mi rendo conto di quanto sia meraviglioso che i propri figli ti fanno partecipe dei loro problemi. Ho una moglie meravigliosa che non mi ha abbandonato, anzi per portarmi in questa associazione ha avuto tanta tanta pazienza perché io non ammettevo di essere malato ed ero molto restìo ad andare due giorni a settimana a Napoli. Ho avuto la fortuna che il nostro matrimonio avesse come fulcro Gesù, dove mia moglie si è aggrappata schiodandolo dalla croce pregando. In quell'immagine di sofferenza mia moglie ha trovato la forza, sola e senza potersi confidare con nessuno è riuscita a trovare uno spiraglio di salvezza. Oggi, vivo la mia famiglia, oggi vivo la parola di Dio, apprezzo il sole, la luna e le cose belle che ha creato Dio nella consapevolezza che Dio mi ama così come sono anche quando commettevo le cose più schifose. Sono e resterò un giocatore compulsivo, ma oggi tengo a bada il gioco grazie alla cura dell'associazione Giocatori Anonimi e ho scoperto concretamente la parola di Dio. Stefano, giocatore compulsivo NO SLOT, SI PARTY a 16. Eh già, sull'isola d'ischia c'è stato il Esiamo sedicesimo Slotmob. Domenica 22 dicembre è stata l'occasione per premiare un altro bar che ha detto NO alle slot: lo storico Bar Cocò del borgo antico di Ischia Ponte. Tante le persone coinvolte per l'evento, forse 500, che nelle tre ore e mezza dell'evento hanno potuto approfondire il tema legato alla dipendenza da gioco, al vuoto normativo e alle negligenze attuali del Parlamento, ai problemi e alle possibili soluzioni per aiutare chi 'dipende' da questo vizio. Sono state raccolte 271 firme di adesione al manifesto Noslot. Anche il vescovo della diocesi di Ischia, Mons.Pietro Lagnese è stato uno dei primi firmatari della giornata. Molte le famiglie giunte da varie parti dell'isola. I bambini hanno potuto divertirsi con l'animazione dall'associazione Abracadabra e la presenza di qualche personaggio dei car toni in costume. Uno dei momenti più emozionanti è stato l'arrivo di una cinquantina di ciclisti di un'associazione locale che hanno fatto la foto con la locandina e firmato l'adesione al manifesto del movimento Noslot. Hanno partecipato all'evento il presidente del consiglio comunale di Ischia Gianluca Trani, alcune testate giornalistiche locali, l'associazione Legambiente, alcuni membri del partito rifondazione comunista, l'associazione giochi di natale, i rappresentanti d'istituto del liceo accompagnati da alcuni compagni di scuola e varie componenti del forum delle associazioni di Ischia e Procida che è stato ufficialmente il promotore dell'iniziativa. Sono stati letteralmente presi d'assalto le scacchiere, il bigliardino, cioè i giochi alternativi che hanno incuriosito giovani, meno giovani ma anche molti turisti che passeggiavano lungo il pontile in riva al mare. Se sei un giocatore compulsivo o hai qualche parente o amico che soffre di questa dipendenza, e vuoi avere maggiori informazioni sui Giocatori anonimi ricevere assistenza o aderire al comitato noslot, chiama al numero oppure al numero verde o invia una mail a A cura del Forum del Terzo Settore di Ischia e Procida. C ERANO UNA VOLTA LE AGORA DEI SOGNI di Stefano Paoletti Vecchie poltrone scucite, polvere, pavimenti incrostati, piccioni svolazzanti e squittio di topi.questa è una delle scene frequenti che si consuma all interno di mura ingiallite in numerosi locali italiani in disuso. Ecco che il cinema Astor, dove sono nati mille amori, si trasforma in sala bingo e slot machines ed il fenomeno del gioco si spande lento ed inesorabile come fosse uno smog, una febbre (legale?). E non è l unico!!! C è una signora anziana che tutti i giorni si gioca un patrimonio, il libero professionista che preso dall esasperazione prende a picconate quella slot machine che non voleva pagare e che gli ha portato via gli affetti più cari. C è la storia dei giovani che, invece di emozionarsi davanti al grande schermo, sono stati piegati dalla malavita a spacciare per procurarsi il denaro. Una vera dipendenza, fatta di numeri, gratta e vinci e dalle slot che ha portato ad una stima di 700mila giocatori patologici in Italia e ad un giro d affari stimato in 86 milioni di euro. L anno scorso più di 8000 persone hanno chiesto aiuto nei Serd, servizi di dipendenze della Asl. Tristi primati al quale si aggiunge quello della città di Pavia. Città del nord che finisce sulla copertina internazionale del New York Times come capitale del gioco d azzardo. II celebre giornale americano snocciola i dati del record: una slot ogni 104 abitanti che si accompagna a un altro dato, i pavesi sono quelli che in Italia spendono di più come puntata massima (2900 euro). Come uscirne? Proprio lì dove si consumano i dati più allarmanti. Pavia, infatti, è il primo centro del movimento no slot che sulla linea dei giovani ragazzi di Addiopizzo ha deciso di attaccare adesivi promozionali alle vetrine dei locali che dicono no all azzardo. Un plauso va al sindaco di Pavia ed al vescovo Mons. Giovanni Giudici in prima linea per debellare il fenomeno della ludopatia. Piace pensare che un domani tutti i cinema storici ed i locali che sono stati riconvertiti in sale d azzardo possano ritornare, di diritto, alla collettività grazie all intervento d imprenditori capaci e trasparenti diventando centri d aggregazione e scambio come bibliocaffè, cinema e teatri.

10 10 Kaire ECONOMIA 4 gennaio CGIA: NEL 2013 MENO TASSE PER 250 EURO la Cgia di Mestre (associazione artigiani e piccole Seconda imprese Mestre), rispetto all anno precedente, nel 2013 un giovane operaio senza familiari a carico beneficia di un risparmio fiscale di 15 euro. Per una famiglia bireddito con un figlio a carico, invece, il peso delle tasse diminuisce di 178 euro, mentre sale a 250 euro lo sgravio per una famiglia monoreddito con due figli a carico. Nel 2014, almeno per i primi due casi, la situazione è destinata a migliorare, grazie alla riduzione del cuneo fiscale approvato dal Governo Letta con la legge di Stabilità. Se per il giovane operaio la contrazione rispetto al 2013 sarà di 111 euro, per la coppia con un figlio salirà a 183 euro. Solo nel caso della famiglia monoreddito con un livello retributivo medio alto, le tasse sono destinate ad aumentare. Rispetto a quest'anno, nel 2014 pagherà 164 euro in più. "Con l'abolizione dell'imu sulla prima casa e con l'incremento delle detrazioni Irpef per i figli a carico - dichiara il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - nel 2013 queste misure hanno assunto una dimensione economica superiore a tutti gli aumenti registrati nel corso dell'anno. Grazie a ciò, le famiglie hanno potuto godere di una riduzione del carico fiscale rispetto al Con il taglio del cuneo che premierà solo i lavoratori dipendenti, dal 2014 i risparmi saranno più pesanti per i livelli retributivi più bassi, mentre tenderanno a ridursi man mano che cresce il reddito" Il beneficio, però, dovrebbe ammortizzarsi con l'introduzione della Tasi, all'aggravio dell'iva e al ritocco all'insù delle addizionali e dei carburanti Nel 2013 il fisco è pesato meno sulle famiglie. A sorpresa meno tasse fino a 250 euro. I benefici variano in base alla tipologia di gruppi familiari. Nel 2014, almeno per i primi due casi, trend destinato a migliorare. UNA SOCIETÀ POVERA E SCIAPA DA RINVIGORIRE a cura di Lorenzo Russo società che appare Una «sciapa» e infelice, ma che è in cerca di connettività: è la fotografia dell'italia, scattata dal Censis, il Centro studi investimenti sociali che con i suoi approfondimenti ci aiuta a capire e a scoprire il nostro Paese, nel 47 Rapporto sulla situazione sociale dell'italia. Il Censis ci fa notare che oggi la società ha bisogno e voglia di tornare a respirare per reagire a fattori di stallo, legati alla politica italiana che hanno caratterizzato l'anno Nel progressivo vuoto di classe politica e di leadership collettiva, i soggetti della vita quotidiana rischiano di restare in una condizione di incertezza senza prospettive di élite. Una nota, apparentemente positiva, è che il crollo atteso da molti non c'è stato. Negli anni della crisi abbiamo avuto il dominio di un solo processo, che ha impegnato ogni soggetto economico e sociale: la sopravvivenza. C'è stata la reazione di adattamento continuato (spesso il puro galleggiamento) delle imprese e delle famiglie. Quale realtà sociale abbiamo di fronte, dopo la sopravvivenza? Oggi viviamo in una società più «sciapa», abbiamo dimenticato il consiglio antico di essere «sale». Siamo senza fermento, circola troppa indolenza, furbizia generalizzata, disabitudine al lavoro, immoralismo diffuso, crescente evasione fiscale, disinteresse per le tematiche di governo del sistema, passiva accettazione della impressiva comunicazione di massa. E quindi siamo «malcontenti», quasi infelici, perché viviamo un grande, inatteso ampliamento delle diseguaglianze sociali. Si è rotto il «grande lago del ceto medio», storico perno della agiatezza e della coesione sociale. Troppa gente non cresce, ma declina nella scala sociale. Da ciò nasce uno scontento rancoroso, che non viene da motivi identitari, ma dalla crisi delle precedenti collocazioni sociali di individui e ceti. Però la speranza è l'ultima a morire, anche per il Censis, e quindi dal rapporto emergono comunque alcune dinamiche "interessanti", quattro processi "ancora allo stadio di lenta emersione" che potrebbero permettere al Paese di andare oltre la mera sopravvivenza: il consolidarsi di una sempre più attiva imprenditorialità femminile, la faticosa affermazione degli immigrati, ancora una volta attraverso l'imprenditoria, la difesa del territorio inteso come sintesi della vita sociale ed economica, l'italia "orizzontale" che vive e opera all'estero, sempre più protagonista "nella grande platea della globalizzazione". Le scommesse possibili si rivolgono a molti settori produttivi del nostro Paese che non sfruttano appieno le possibilità di sviluppo che avrebbero. Si pensi ad esempio al terziario, che ha un'incidenza pari al 73,7% del Pil, contro il 79% della Francia e il 77,9% del Regno Unito. Anche la cultura offre opportunità non sfruttate, se si considera che il numero dei lavoratori italiani del settore ( ), è meno della metà di quelli del Regno Unito, , e della Germania, L'edilizia potrebbe conoscere a breve una ripresa, dal momento che dal 2007 al 2012 le compravendite di abitazioni sono calate del 45%, e solo il 53% delle famiglie che lo desideravano sono riuscite ad acquistare una casa. E infine molta attenzione è puntata ai grandi eventi internazionali: il più importante è l'expo di Milano, che aprirà i battenti il 1 maggio 2014, e che dovrebbe portare in Italia 20 milioni di visitatori nell'arco di sei mesi

11 4 gennaio 2014 ECONOMIA Kaire 11 DALLO SVILUPPO SOSTENIBILE AL BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE a cura di Carmela Dontino* sviluppo sostenibile, Lo con i suoi tre pilastri costituiti dall ambiente, società ed economia, deve essere al centro della ripresa e del rilancio del territorio. Volendo definire il nostro territorio occorre porre l accento sull incessante interazione tra l uomo e l ambiente, che definisce nel tempo identità e vocazione dellostesso, connotandolo di profondi significati paesaggistici, artistici, culturali, strutturali, urbanistici, infrastrutturali ecc. Alla luce di essa la valenza ambientale del nostro territorio e le potenzialità che esso esprime devono essere oggetto di interventi di conservazione e valorizzazione visibili nel breve e lungo periodo e leggeri sotto il profilo economico, gestionale e della pratica realizzazione. Per implementare un modello di sviluppo sostenibile nel nostro territorio, il riferimento è, innanzitutto, ai cittadini, che, nella dimensione di insieme della collettività, in un ottica sistemico vitale, rappresentano la proprietà del sistema territorio a cui andrebbero ricondotte le scelte delle azioni di governo. La collettività riesce a sviluppare un orientamento relazionale capace di generare una forza sistemico vitale unitaria espressione di una identità collettiva. La visione del territorio come sistema dinamico di relazioni intersoggettive capaci di sedimentare risorse relazionali, cognitive ed organizzative deve essere alla base della sostenibilità accompagnata da due corollari quali: la non sostituibilità del patrimonio naturale e l importanza data al futuro. Le moderne economie, per sopravvivere, devono riconoscere l importanza economica dell altruismo e del dono, come atto essenzialmente e strutturalmente economico. Il rinnovamento dell economia locale potrebbe seguire il paradigma bioeconomico nei settori trainanti dell economia: il turismo, il commercio e l agricoltura. Tale paradigma include esplicitamente nella rappresentazione di un sistema economico gli aspetti ambientali e sociali del contesto nel quale si sviluppa. Cogliere le relazioni su scala locale tra sviluppo economico, benessere sociale e sostenibilità ambientale è funzionale allo sviluppo di iniziative potenzialmente valide nei settori del turismo (ecoturismo ed agriturismo), commercio (piccole e medie imprese artigianali che utilizzano materie prime locali qualitativamente e geograficamente certificate), agricoltura (non intensiva e a basso consumo di prodotti inquinanti). Ripensare ad una prosperità in termini di crescita sostenibile significa adottare una strategia unica e solidale integrando una serie di interventi quali: restauro di centri storici ed edifici particolari; opere igieniche ed idropotabili, di risanamento dell aria, dell acqua e del suolo; opere di conservazione e restauro ambientale del territorio, comprese le attività agricole; rilancio del turismo e delle attività sportive compatibili; realizzare strutture per l utilizzazione di fonti energetiche a basso impatto ambientale e volte a favorire l uso di energie rinnovabili. Il fine ultimo della prosperità del nostro territorio è il benessere equo e solidale che si collega al corollario dell importanza data al futuro. L importanza data al futuro può essere vista come una reinterpretazione dello stesso imperativo etico evangelico ama il prossimo tuo come te stesso. La prosperità diventa un problema di etica pubblica, cioè di valori condivisi, o meglio ancora un problema di altruismo. In questa prospettiva sarà l interesse dei singoli, volto a creare le condizioni che consentono di dare un significato alla propria vita, a contribuire e realizzare una società in cui sono tenuti in alta considerazione i valori sociali, ambientali, relazionali e culturali. Il Consiglio nazionale dell economia e del lavoro (Cnel) e L Istituto nazionale di statistica (Istat) hanno pubblicato nel corso del 2013 il primo Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (Bes). Da tale rapporto emerge la necessità di sviluppare nuovi indicatori che consentano di misurare i progressi compiuti nell ambito del benessere umano e in materia di sviluppo sostenibile e far valere questi indicatori, invece del PIL, per guidare sia i decisori politici nel disegno delle politiche, sia i comportamenti individuali delle imprese e delle persone. Le crisi degli ultimi anni hanno reso necessario integrare il Prodotto interno lordo come misura dei risultati economici di una collettività, con indicatori di carattere economico, ambientale e sociale che rendano esaustiva la valutazione sullo stato e sul progresso di una società. L Ufficio delle comunicazioni sociali della nostra Diocesi, ad esempio, ha avviato una fase di studio su un indagine diretta sul territorio, attraverso un questionario, somministrato ad un campione di individui ed imprese, rappresentativo della comunità, per valutare la loro percezione rispetto alle dimensioni riconducibili al benessere e che renda una prima valutazione sullo stato e sul progresso della nostra isola. La riflessione su quali siano le misure del benessere dei cittadini potrebbe indirizzare le decisioni politiche verso la creazione di condizioni di sviluppo uguali per tutti senza compromettere la competitività del tessuto imprenditoriale locale. Il rapporto impresa-territorio si snoda in un insieme di strutture da cui si sviluppano le dinamiche vitali di individui, famiglie e organizzazioni nei molteplici contesti dell economia, dell ambiente e della società. Lo stesso territorio è il risultato di un evolvere delle dinamiche degli attori coinvolti nell attività sociale ed economica nel e del territorio. Il grado della partecipazione alla vita di una comunità è espressione di un orientamento relazionale del soggetto che può variare da una logica di mera appartenenza, in cui gli individui prevalgono sull insieme, a una logica corporativa, in cui prende forma un insieme unitario, fino all emergere di una possibile coscienza collettiva, in cui i tratti distintivi dei singoli, sfumano rispetto ad una identità unitaria. Secondo tale prospettiva è possibile leggere il rapporto impresa-territorio come un interazione dinamica tra dimensione individuale e dimensione collettiva di una comunità cercando di comprendere in che modo l azione della componente impresa impatti sul sistema territorio. Sulla base di tale prospettiva è possibile realizzare un sistema di sviluppo territoriale capace di rispettare vincoli di efficienza locale, efficacia di contesto e sostenibilità ambientale. Il sistema territoriale, infatti, è caratterizzato da elementi di dotazione (naturali, culturali, artistici, strutturali, urbanistici, ecc.) ma anche da elementi sistemici (imprese, organizzazioni sociali, individui, enti ed istituzioni). Le linee di azione perseguibili per lo sviluppo sostenibile vanno ricercate e sviluppate identificando le peculiari vocazioni del territorio (turistica, culturale, artistica, agricola)ricercando tecnologie che economizzano l uso di queste risorse su cui basare la strategia di valorizzazione territoriale. Su questi elementi bisogna instaurare rapporti di scambio con altri territori per la creazione di un vantaggio competitivo strumentale allo sviluppo dell isola. Centrale nell azione di governo del territorio è il rafforzamento della conoscenza e del monitoraggio dell ambiente, al fine di conseguire adeguati livelli di consonanza rispetto alle linee di azione progettuale, indirizzando il sistema territoriale verso la promozione dello sviluppo sostenibile e benessere equo e sostenibile. Il nesso tra impresa e territorio diviene il fulcro del nostro benessere ed il nostro futuro, la piena valorizzazione delle nostre risorse rappresenta una leva fondamentale in un approccio di gestione del sistema territoriale volto a perseguire obiettivi di efficienza ed efficacia in una visione ampia di sostenibilità. La sostenibilità diventa l elemento propulsore della crescita e dell occupazione, le piccole e medie imprese del territorio sono il cuore dell economia e del modello sociale, disponendo di un grande potenziale per rigenerarsi, per trasformare le difficoltà economiche in opportunità imprenditoriali, per procedere in tempi brevi agli adattamenti necessari e reinventarsi. Se il territorio è un giacimento di vitalità per l impresa allora la piccola e media impresa deve essere motore di vitalità per il territorio in una prospettiva generale e condivisa di sostenibilità. *Dottore commercialista e revisore contabile Dottore di Ricerca in scienze aziendali Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche_ Università degli Studi di Napoli Federico II

12 12 Kaire LA STORIA SIAMO NOI 4 gennaio a cura di Prof.Domenico Mennella PAPA PAOLO VI ha parlato di Qualcuno Paolo VI come del papa dimenticato. Certamente la figura di Giovanni Battista Montini sembra non avere avuto quella risonanza e quella popolarità che hanno caratterizzato il suo immediato predecessore, Giovanni XXIII, e il suo successore Giovanni Paolo II, salito alla soglia di Pietro dopo la brevissima parentesi rappresentata da Albino Luciani, Giovanni Paolo I. Eppure egli è stato il Papa del Concilio, voluto e ideato da Papa Roncalli ma portato avanti e concluso dallo stesso Paolo VI. Ma chi era Montini e come si inquadra nella tormentata vicenda del suo tempo? Ci limitiamo qui a cogliere un aspetto particolare della sua azione pastorale, quello cioè che si inserisce nel vento di contestazione e di disorientamento che caratterizza un po i quindici anni del suo servizio quale Vescovo di Roma. Chi erano, e che cosa volevano i giovani sessantottini? La loro protesta aveva come bersaglio un po tutti i centri di potere ed era quasi inevitabile che tra gli obiettivi da colpire figurasse anche la Chiesa, intesa come istituzione. Papa Montini ne era ben consapevole. Ma, agli occhi di tanta gente comune e anche di molti addetti ai lavori, è stato ed è ancora considerato come una figura distaccata, a tratti ieratica e sostanzialmente isolata, quasi un Papa solista, in contrapposizione alla figura apparentemente bonaria e popolare di Papa Giovanni XXIII. In realtà le cose non sono così semplici. Intanto un analisi storica più puntuale e circostanziata ci restituisce un immagine di Papa Roncalli tutt altro che ingenua e sprovveduta. La sua stupefacente apertura di vedute era comunque funzionale al di là del temperamento della persona - ad un progetto di consolidamento delle strutture ecclesiastiche oltre che di rilancio a tutto campo dell azione pastorale. Peraltro, non si può ignorare che la stagione dei viaggi nazionali e internazionali fu inaugurata proprio da Montini, anche in omaggio all Apostolo Paolo di cui recava il nome.che cosa si rimproverava dunque a questo Papa così umile e spirituale, così mite e aperto? E presto detto: i progressisti avrebbero voluto che prendesse una posizione decisa in merito a determinati temi scottanti, quali il celibato ecclesiastico o il problema della natalità; i tradizionalisti lo consideravano viceversa nemico giurato del secolare retaggio della Chiesa cattolica. Paolo VI dunque è stato un papa nella bufera: non dimentichiamo che, proprio nel 1968, indisse un Anno della Fede, l ultimo dopo quello che abbiamo appena celebrato. Ciò per ribadire l inderogabilità del dogma e dei fondamenti della cattolicità e del cristianesimo, fondamenti che certe posizioni esasperate dei contestatori tendevano a minare. Ma al tempo stesso compì gesti di eccezionale apertura nel campo sociale e pastorale, quali ad esempio la rinuncia al Triregno, che alienò per dare il ricavato ai poveri, la forte limitazione dell uso della sedia gestatoria, e la pubblicazione dell enciclica PopulorumProgressio, salutata con favore anche in ambienti extracattolici. La svolta drammatica del Pontificato di Papa Montini è rappresentata dall enciclica Humanae Vitae, che vide la luce appunto del In realtà il documento non faceva che ribadire il pensiero della Chiesa a riguardo della paternità responsabile e della contraccezione, ma fu osteggiata in maniera aspra dagli ambienti laicisti, che la considerarono come un attentato alla libertà e un ritorno all oscurantismo di sapore medievale. Qualcuno ingiustamente si richiamò alle speranze suscitate dal Papa buono, Roncalli, contrapponendole arbitrariamente alle posizioni giudicate fondamentaliste del Papa cattivo, Montini. Solo gli ultimi anni del pontificato di Montini, caratterizzati tra l altro dall umanissimo atteggiamento palesato durante la vicenda del rapimento e dall assassinio del suo amico personale Aldo Moro, restituirono in parte agli occhi dell opinione pubblica l immagine di un servitore della Chiesa che aveva in tutti i modi cercato di reggere un timone costantemente in balia delle onde lunghe di una protesta dilagante.non erano ancora maturi i tempi per una riscoperta dell Annuncio e per il lancio di una nuova evangelizzazione, che i Papi successivi hanno proclamato con forza e con decisione, e che costituisce la premessa fondamentale per la realizzazione di una Chiesa veramente e profondamente missionaria, fedele allo spirito del suo Fondatore. E di Montini il monito che ancora oggi risuona con scottante attualità: Non abbiamo bisogno di maestri, ma di testimoni. E lui è stato, senz ombra di dubbio, un testimone del nostro tempo. lo spettacolo dei giovani e delle famiglie della parrocchia Maria SS.Madre della Chiesa a Fiaiano L Atteso il musical che ha emozionato a cura di Giuseppe Galano L Atteso è il musical, tratto dall opera originale di Daniele Ricci, che narra la storia d amore tra Giuseppe, il falegname, e Maria, fanciulla tutta di Dio. Lo spettacolo, di grande atmosfera e partecipazione, ha rappresentato un filo diretto che ha legato cielo e terra in quegli istanti. L opera, è stata realizzata dai giovani della parrocchia e da alcune famiglie, in collaborazione con le allieve della scuola di danza Let s Dance. La mascotte del gruppo di ballo aveva solo 3 anni. Ogni passaggio del Musical ha trasmesso al numeroso pubblico forti emozioni e sentimenti. Sin dalle prime prove si è venuto a creare tra i protagonisti un clima d unità. Ogni gruppo di lavoro era composto da persone fortemente motivate e pronte a donarsi l uno per l altro proprio come avviene in una grande famiglia. Lo scopo è stato quello di trasmettere un messaggio forte: Gesù era realmente presente in mezzo a noi.

13 4 gennaio 2014 LA STORIA SIAMO NOI Kaire 13 ISCHIA UN FUTURO CHE SA DI PASSATO a cura di Melania Di Meglio l Isola Verde, la più grande Ischia, per estensione tra le isole flegree, prescelta sin dall antichità per il suo clima mite oltre che per il mare bello, ha visto nell agricoltura oltre che nella pesca le sue principali fonti di sostentamento prima dello boom turistico che è diventato negli anni la predominante risorsa economica dell'isola, indebolendo e in parte cancellando il passato culturale di una tradizione che andava protetta e salvaguardata e che forse sembra voler ritornare in maniera meno esclusiva e radicale a seguito degli ultimi avvenimenti meglio noti come il caso della Terra dei fuochi. Va ricordato che la coltivazione più antica praticata sulla nostra isola è certamente quella della vite, infatti, secondo quanto si evince da svariate fonti storiche, furono proprio i coloni provenienti dall Eubea, intorno all VIII secolo a.c. a introdurre la coltivazione della vite a ceppo basso e sostegno morto, con potatura breve, già introdotta dai Greci in tutta l area di penetrazione coloniale della Sicilia e dell Italia Meridionale. Nel testo ottocentesco del medico francese J.E. Chevalley de Rivaz, l isola d Ischia veniva definita un vaste vignoble, essendo il vino il prodotto le plus analogue à son sol et à son exposition. Anche sulla coppa di Nestore, ritrovata a Monte Vico (Lacco Ameno), è incisa una frase che inneggia al buon vino locale e testimonia che gli antichi Eubei, che avevano colonizzato l'isola, avevano introdotto la coltivazione della vite e quindi la produzione del "nettare degli Dei". La viticoltura è stata alla base dell'economia isolana per lunghi periodi storici, condizionandone la vita e i costumi degli stessi abitanti, infatti, sin dal 1500 il vino bianco sfuso veniva esportato via mare verso la terraferma ai principali mercati italiani e stranieri fino in Dalmazia, veniva posto in "carrati" trasportati dalle vinaccere (barche a vela). La storia ci dice, altresì, che la vera fonte di sostentamento dell isola era l agricoltura, quella che per posizione geografica e per presenza di tratti collinari coltivabili era praticata nel versante sud, il cosiddetto Marecoppe (Serrara Fontana-Barano). E proprio a Marecoppe che si svolgeva la vera e propria vita dei campi, una vita semplice e regolare: Svegliarsi all alba e ritirarsi al tramonto, stare nella terra l intero giorno, dar da mangiare agli animali, occuparsi dell approvvigionamento e della manutenzione del pozzo, smuovere periodicamente il terreno per garantire che il vigneto respirasse. La giornata lavorativa era divisa in due momenti: la "matinata" (dalle 5 alle 12) e la "serata" (dalle 14 alle 21), garantendo in questo modo ai braccianti di poter servire nello stesso giorno due padroni. Tutto era già scandito e preordinato dalla "marenna", alle 9.00 del mattino, con pane raffermo, insalata di patate, cipolle e pomodori, e la "saccapanna", bevanda realizzata aggiungendo acqua agli scarti della torchiatura dell uva, per dissetarsi; fino al pranzo, o "morsicone", con il privilegio di un buon bicchiere di vino ad accompagnare il solito pane secco e una caciotta di formaggio salato. Si studiavano le stagioni, si capivano i momenti più adatti per la coltivazione di un determinato prodotto, si viveva in maniera semplice e si mangiava sano. Per un lungo periodo, soprattutto nei giovani c è stato un disconoscimento di queste origini contadine, una quasi vergogna di una tradizione legata alla terra, come se essere legati alla terra significasse in un certo qual modo essere sporchi. Dopo gli avvenimenti di questi ultimi tempi, dove non si fa altro che parlare e sentir parlare del sottosuolo campano, di quanto sia bombardato da rifiuti tossici, dopo le immagini di un bel campo di friarielli piantato su scorie radioattive, dopo le parole di un pentito-camorrista che dice di essersi schifato dinanzi a tale barbarie (lui che uccide.) ecco timidamente fare capolino sui social network un richiamo alle origini ho ripreso a coltivare il mio pezzetto di terra. Compaiono sempre in maniera più frequente sulle pagine social network degli ischitani le foto del raccolto e si riaprono gli scenari di una cultura bio dove si sceglie di fare tutto in casa, anche il pane chi può. Coltivare il pezzetto di terra per anni abbandonato, mostrandone il raccolto in foto che ritraggono ortaggi-frutti di stagione è diventato un vezzo, quasi a voler dire io vivo sano, mi voglio bene e mi proteggo. Si ritorna a fare la spesa dal contadino cercando di accaparrasi le primizie e anche il dottorino-professorino nel segreto del suo campo impugna la zappa e si dà da fare. C è un ritorno alle origini e un avvicinamento a ciò che prima si rifuggiva, il tutto grazie alle enormi potenzialità della nostra isola che, seppur maltrattata e cementificata per buona parte dalla speculazione edilizia incontrollata degli anni 70, da sempre Verde, come una madre benigna continua a proteggerci e a salvarci quando serve. E proprio il caso di dire.grazie Ischia. Prendiamoci un po più cura di te tutti!

14 14 Kaire ISCHIA VERDE Ricicliamo gli avanzi di cibo delle feste natalizie le festività natalizie è Durante buona tradizione incontrarsi con parenti e amici intorno ad una tavola imbandita: nel pranzo di Natale così come nel cenone di Capodanno, ma anche durante i giorni che precedono l Epifania. Nonostante la crisi, il settore alimentare nel periodo natalizio è andato a gonfie vele. E si sa, dopo aver riempito la pancia all inverosimile, ci sono sempre molti avanzi di cibo da dover gestire. Lo spreco alimentare in questi giorni tocca le punte più alte dell anno. I numeri del cibo che in Italia viene buttato ogni anno sono altissimi. Ogni persona complessivamente spreca circa 94 kg di cibo: il 45% viene sprecato in casa mentre il restante 55% è generato nella filiera (dai mercati fino alla ristorazione). In pratica si buttano via 12,3 miliardi di euro annui di cibo consumabile. Nelle due settimane di festività natalizie si spreca un decimo del cibo che finisce nel cestino durante tutto il corso dell anno. Riciclare gli sprechi e gli avanzi fa bene soprattutto al proprio portafoglio! Basta semplicemente riscoprire quest abitudine, aggiungere un po' di creatività negli accostamenti ed è fatta. Non è nato forse così il panettone, il dolce tipico del Natale italiano? La legenda narra che il cuoco in servizio alla corte di Ludovico il Moro fu incaricato di preparare un pranzo sontuoso in vista del Natale. Il dolce, dimenticato nel forno, si carbonizzò. Il cuoco Toni, rimasto senza ingredienti, mise insieme quello che rimaneva in dispensa fra gli avanzi (farina, burro, uova, scorza di cedro e uvetta) e fece cuocere il nuovo dolce chiamato pan del Toni. Ecco proprio polpettoni e polpette possono essere la soluzione per smaltire le grandi quantità di carni, verdure e insaccati che rischiano di intasare il frigo per giorni. E se avete un avanzo di spaghetti già cotti o altro tipo di pasta, che fare? Beh, la pizza di maccheroni, è il piatto perfetto per il riciclo, con l aggiunta di uova. Da non dimenticare poi le torte salate, ripiene di verdure e avanzi di carni di tacchino o di manzo. Un altra 4 gennaio STILE DI VITA GREEN valida alternativa è la destinazione alle mense dei poveri, degli orfanelli e degli anziani. Attualmente 1 miliardo di euro di questo cibo avanzato viene recuperato. Secondo la ricerca Dar da mangiare agli affamati. Le eccedenze alimentari come opportunità realizzata dal politecnico di Milano, dalla Fondazione per la sussidiarietà, Nielsen Italia e Edizioni Guerini e Associati, nel nostro Paese si produce una quantità eccessiva di cibo quantificabile in 6 milioni di tonnellate, pari a 13 miliardi di euro. Il contrasto è molto alto se si pensa che nelle mense gratuite destinate ai poveri sono raddoppiate le file. Per mettere in contatto chi spreca il cibo e chi ne ha bisogno, nel belpaese si stanno moltiplicando le food banks e gli enti caritativi che si occupano di fare da legame diretto fra queste due realtà. Secondo il prof.alessandro Perego, curatore della ricerca sulle eccedenze alimentari, se i produttori, le cooperative di agricoltori, la grande distribuzione e le catene di ristoratori riusciranno a stabilire rapporti di collaborazione con intermediari qualificati, sarà possibile recuperare fino al 50% delle eccedenze generate nella filiera agroalimentare. Se a questi enti si aggiungono tutte le persone di buona volontà che vogliono gestire in maniera sostenibile gli avanzi di cibo per i più bisognosi, allora questa percentuale sale vertiginosamente. IL PRESEPE DELL ASSOCIAZIONE GIOVANILE MOVEO DI PANZA FORIO D ISCHIA PUBBLICHIAMO DI SEGUITO LA LET- TERA DI DON VINCENZO AVALLONE ALL ASSOCIAZIONE GIOVANILE MOVEO DI PANZA Cari ragazzi dell Ass. Giovanile Moveo di Panza, dopo avervi visto all opera per più di un mese finalmente ho avuto il piacere di ammirare il vostro Presepe ed eccomi qui a dirvi quello che più mi ha colpito. Innanzi tutto mi è piaciuto l aver ambientato il presepe nel paese in cui viviamo riproducendone tutte le case e le chiese che si affacciano sul centro. Di solito il presepe giustamente viene collocato nell ambiente geografico e storico, ebraico - greco romano in cui Gesù è nato e nel quale si è diffuso il messaggio cristiano. Gesù Cristo infatti è un personaggio storico come ci ha dimostrato Benedetto XVI nei tre volumi di Gesù di Nazareth ma la sua storia supera la nostra, che ha un inizio e una fine. La storia di Gesù Cristo, infatti, pur avendo avuto un inizio e una fine, pur essendo stata circoscritta ad un luogo e ad un tempo ben precisi trascende la storia, la illumina; Gesù Cristo è l antico dei giorni, colui che è, che era, e che viene : Maranatha! Ernesto Renan, poi, autore di una Vita di Cristo (1863) ancora oggi pubblicata, pur non credendo alla divinità di Cristo, credeva talmente alla Sua storicità che portava spesso la sorella ammalata nei Luoghi Santi, perché mettesse i piedi là dove Gesù li aveva poggiati. Negli ultimi tempi alcuni presepi sono stati inseriti nei dolorosi problemi di oggi: personalmente quest anno avrei fatto nascere il bambino Gesù tra i profughi di Lampedusa, ma l aver pensato di far nascere il Bambino nel nostro habitat panzese mi è piaciuto assai: vedere un Dio che si incarna nel proprio paese è raro! La seconda cosa che ho notato è che il presepe dell Ass. Moveo non è opera di una sola persona, fosse anche un artista, ma è frutto di un insiemistica non matematica ma di persone: uno ha guardato e seguito, uno ha inchiodato i tasselli delle case, un altro ha lavorato agli oggetti in miniatura (piccolo è bello!), un altro ha lavorato ai filari di viti che a Panza ben si ambientano; e come sono perfette poi quelle suppellettili che si vedono nelle case! Come sono lavorati bene i cancelli delle due Chiese e come sono legate ad arte le viti ai loro sostegni! Ma non basta fare, bisogna spiegare e far apprezzare il lavoro svolto, ed è bello vedere un ragazzo o una ragazza che con il freddo e nelle ore dove per le strade non si trova un anima viva stanno lì come segnaletica davanti alla bottega del Presepe per invitare ad entrare e spiegare e far apprezzare quel capolavoro! L ultima cosa (the last but not the least!) che mi è piaciuta nel vostro presepe, cari ragazzi della Moveo, era ed è necessaria: il cartellone collocato a sinistra che sintetizza il vero spirito del Natale, perché il presepe è come un sacramentale: come nei sacramenti c è la materia e la forma, (nel Battesimo per esempio la materia è l acqua e la forma è io ti battezzo ) così anche nel presepe deve esserci qualcosa che lega la materia a una forma che dia significato al gesto che compiamo. Concludendo vi dirò quali secondo me sono le parole tratte dal cartellone che danno più significato al Presepe della Moveo. Eccole: oggi tutto si compra ma l Amore non si compra, è gratuito, a Natale si fanno regali intelligenti, ma il regalo più intelligente che puoi fare è riconciliarti con il tuo fratello. Ad majora ragazzi e auguri per tutto! don Vincenzo Avallone

15 4 gennaio 2014 Kaire QUEL CHE PASSA IL CONVENTO 15 ricetta di Tonia Ferrandino STRUFFOLI NAPOLETANTI Dal greco στρόγγυλος (stróngylos, pron. "strongoulos" o "stroggulos") che significa "di forma tondeggiante". Nonostante la loro tipicità, sembra che gli struffoli non siano stati inventati a Napoli ma che siano stati portati dai greci già ai tempi della Magna Grecia. Peraltro, nella cucina greca esiste ancora una preparazione simile, i loukoumades (ghiottonerie). Un'ipotesi più probabile sull'origine degli struffoli è di derivazione spagnola. Esiste infatti, nella cucina andalusa, un dolce estremamente simile agli struffoli, il piñonate, che differisce dal dolce napoletano solo per la forma delle palline di pasta, che sono più allungate. La parentela tra struffoli e piñonate potrebbe risalire al lunghissimo periodo di vicereame spagnolo a Napoli. Anche l'uso come dolce tipico natalizio sembra essere relativamente recente, in quanto il ricettario del Crisci (1634) ne fa cenno ma non specificamente in relazione al pranzo di Natale. INGREDIENTI: 400 gr farina 3 uova 2 tuorli Buccia grattugiata di un limone 2 cucchiai di zucchero colmi 40 gr burro 1 pizzico di sale Olio per friggere 150 gr zucchero limoncello 300 gr miele Acqua Cedro Scorzette arance candite confettini colorati d argento diavolilli PROCEDIMENTO: Impastate la farina con lo zucchero, le uova, il burro, la buccia grattugiata del limone e il pizzico di sale. Lavoratela bene. Lasciatela riposare per 2 ore. Dividete il composto in più pezzi e formate da questi dei bastoncini di spessore ½ cm che taglierete a dadini, infarinerete leggermente e friggerete pochi per volta in olio bollente abbondante e a calore moderato. Quando saranno appena dorati, sollevateli e poneteli su una carta che assorba l unto. In un tegame largo fate bollire lo zucchero e il miele con 4 cucchiai d acqua e un po di limoncello. Quando lo sciroppo avrà preso un colore dorato abbassate la fiamma al minimo e versatevi all interno gli struffoli con una parte dei canditi, girando delicatamente con un cucchiaio di legno. Rovesciateli subito su un piatto da dolce aggiustando la forma con le mani e decorandoli con canditi, confettini, e diavolilli. ALCUNI APPUNTAMENTI DEL 6 GENNAIO PER L ARRIVO DEI RE MAGI E DELLA BEFANA o Serrara Fontana, centrocittà ore 11:00 alle 13:00 Sfilata Re Magi o S.Angelo, P.zza S.Angelo ore 11:00 alle 13:00. Arrivo Befana o Ischia Ponte Le magie della befana dalle 11:00 alle 13:00 o Forio, I bambini incontrano la befana dalle 12:00 alle 13:30 P.zza S.Leonardo o Forio, h. 15:30 libreria S.Gaetano il dottore delle favole accompagnerà i bambini al chiostro coperto di San Francesco per appuntamento con i mimi favole musica. CHE C ENTRA CON I RE MAGI LA BEFANA? di Filomena Sogliuzzo Intanto il nome befana ci rimanda ad un altra parola: Epifania, dal greco epìfano cioè manifestare. Befana è, infatti, la storpiatura della festa che celebriamo il 6 gennaio per fare memoria e rendere presenti in mezzo a noi la visita dei Re Magi a Gesù Bambino. C è una leggenda che collega la figura della befana a quella dei Magi. I Magi, diretti a Betlemme, non riuscivano a trovare la strada e chiesero informazioni ad una vecchia. La invitarono ad andare con loro, ma lei non volle accompagnarli. Poi si pentì e, dopo aver preparato un cesto di dolci, si mise a cercarli, senza riuscirci. Lungo la strada si fermava ad ogni casa, donando dolci e doni a tutti i bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora gira per il mondo facendo regali per farsi perdonare. Bello l insegnamento di questa romantica favola. La nascita di Gesù Bambino porta in sé la gioia del donare! Noi cosa siamo disposti a fare per essere dono? UTILE DA SAPERE Patente, addio al bollino di rinnovo: ecco le novità in vigore dal 9 gennaio di Andrea Accolla L arrivo del nuovo anno coinciderà con novità burocratiche per gli automobilisti in procinto di rinnovare la patente di guida in scadenza: il documento infatti non verrà più validato attraverso il canonico bollino adesivo, bensì sarà interamente sostituito con tanto di nuova fototessera aggiornata del proprietario. L ordinamento è contenuto nel decreto che entrerà in vigore dal 9 gennaio, prima iniziativa della più ampia rosa di provvedimenti che revisioneranno gradualmente il codice della strada come affermato dal ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Maurizio Lupi, che ha sottolineato come l intervento di piccole riforme sia il modo migliore per avvicinare e facilitare la comunicazione tra cittadini e Stato. Ma saranno davvero solo vantaggi ad emergere dalla riforma in arrivo? Il nuovo percorso prevede come prima tappa la visita medica che certificherà l idoneità del conducente: il medico avrà poi il compito di inserire il risultato del controllo sanitario in un database telematico gestito dalla motorizzazione. Completato l invio, la patente risulterà praticamente rinnovata e l utente dovrà attendere la consegna al proprio domicilio che avverrà tramite posta assicurata nell arco di una decina di giorni. Nell attesa del documento, verrà rilasciato dal medico un attestato provvisorio della validità di 60 giorni che consentirà la guida del proprio mezzo. Ma come e quanto si pagherà per il nuovo rinnovo? Anche in questo caso si deve nuovamente ricorrere alla figura del medico, che per l occasione sarà anche esattore: sarà lui infatti a riscuotere la copia del bollettino dell avvenuto pagamento dei 25 euro, costituiti da diritti della motorizzazione e costo della marca da bollo. Ma attenzione, poiché a questa somma andrà aggiunto il costo della spedizione del nuovo documento (posta assicurata) pari a 7 euro, e il costo della visita medica che può variare da medico a medico. Ci sarà quindi un notevole incremento del prezzo che potrebbe superare i 50 euro totali.

16 Kaire E LA BEFANA VOLO Storie vere isolane di un antica leggenda di Ersilia Patalano Sveglia, sveglia, il lungo letargo durato un anno è terminato.bisogna fare presto tra poco è il 6 gennaio La vecchina, ancora assonnata, apre gli occhi, si stiracchia un pochino e poi corre alla finestra: lì sulla terra è tutto uno scintillio di luci e colori, di musiche e canti natalizi. Allora è vero, bisogna prepararsi!, pensa tra sé. Ma non ha bisogno né del parrucchiere né dell estetista, tanto deve essere brutta. Tuttavia ha deciso di mettersi un paio di calze nuove color rosso fuoco su quelle vecchie pantofole che hanno duemila anni ormai.. Bisogna andare in garage a rispolverare la vecchia scopa sperando che quest anno parta subito Purtroppo non è così, la scopa non ne vuol sapere di alzarsi in volo! Ma dove lo troviamo un meccanico a quest ora: sono le 22,00 del 5 gennaio e i bambini stanno per addormentarsi nei loro lettini per sognare quella favola che si ripete da secoli. Ci riprova la vecchina a mettere in moto la scopa, mette un po di miele nel motore, cioè sui fili di saggina e bruuuummmmm: finalmente si alza nel cielo stellato. Come è bello da quassù guardare la terra: con una sola mano può accarezzare l isola di Ischia, velocemente sfiora l Epomeo, poi scende a valle sulla collina di Campagnano e solca la Baia di Cartaromana. Dopo tanto tempo, ha bisogno di svolazzare un po per sciogliere i muscoli intorpiditi dal lungo sonno. Ad un certo punto si ferma e la sua mente va indietro negli anni. Affiorano ricordi e nostalgie del passato. Ormai Babbo Natale le ha rubato il mestiere, è lui che da qualche anno porta i giocattoli ai bimbi, mentre lei si occupa solo di caramelle e carbonelle. Ecco che sta volando su Via Roma, la cosidetta Villa de Bagni, e ricorda di una bimba che negli anni 70 era intenta a scriverle una lunga letterina: Cara Befana, quest anno mi piacerebbe ricevere Cicciobello che piange, spero di essere stata buona e di poterlo ricevere. Ti ricordi dove abito? Spero di sì. Ti aspetto e ti voglio tanto bene. La sua mamma con un sorriso lesse la lettera di nascosto che la bimba aveva messo a Natale sotto l Albero. Bisogna essere buoni per meritare i doni della Befana diceva con voce amorevole la mamma alla bambina e la piccola rispondeva che avrebbe cercato di esserlo. Innanzitutto aiutami un po in qualche piccola faccenda di casa. Per esempio, vai tu per favore a comprare un po di pane al forno di Cristofaro all inizio della salita di San Pietro che stasera facciamo i panini col capocollo di Umbertino Mangiasuonno, ti va? Sapeva che la piccola Elsa andava matta per il prosciutto e il capocollo della puteca di Mangiasuonno!!!! Poi occorreva un po di frutta e la piccola andava al puosto di Luigella vicino casa, mentre per i detersivi bisognava girare l angolo di Via delle Terme (allora Via Serbatoio) e andare dalla Vaccara che in verità aveva di tutto: lumini,scope e soprattutto baccala e stoccafisso. E ne uscivi portandoti dietro la scia di quel profumo. Quel giorno la bimba mangiò il panino e poi con le amichette sul marciapiedi della trav.de Rivaz ascoltava la musica che proveniva da un jukebox nel bar di fronte. La sera si addormentò felice pensando al suo Cicciobello. La Befana ricorda la scena e asciugandosi una lacrima riparte con la scopa e stavolta volteggia nell aria e si ritrova a Lacco Ameno: qui un altro ricordo le sovviene: la bimba Elsa, avendo trascorso le festività natalizie dalla nonna materna, la sera del 5 gennaio era intenta a giocare con lo zio Raffi quando improvvisamente si udì bussare al vecchio portone. La zia Anna corse ad aprire; lo zio Raffi spaventatissimo si nascose dietro un lettino simulando il timore di incontrare la Befana La bimba lo imitò, si nascose velocemente dietro al comodino entrò allora una vecchina di bassa statura con il volto interamente coperto da foulard, si avvicinò e disse: Per la bambina consegnandole un pacco. Poi scappò via.lo zio Raffi ripresosi dal finto spavento, invitò la piccola ad aprire il pacco e dentro ci trovò quella bambolina che pochi giorni prima aveva visto al mercato dei giocattoli a Forio passeggiando con i suoi zii. Ritornata a scuola raccontò emozionatissima quell incontro, ma le amiche la presero in giro perché dicevano che la Befana non entrava nelle case ma lasciava i doni fuori la porta o nel camino. Qualche amichetta addirittura diceva che Elsa si era inventato tutto perché la Befana non esiste.. Non te la prendere Elsa io esisto e come.non vedi che sto volando nel cielo come una saetta? Intanto si ode il rintocco della mezzanotte provenire dal campanile di una Chiesa. La Befana è pronta per consegnare le sue dolcezze, anche se nel cuore ha un po di amarezza perché il postino non le consegna più le letterine dei bambini, quelle le ha portate tutte a Babbo Natale Ma ora basta con i ricordi e la nostalgia, questa sarà una lunghissima notte per la Befana che vorrà essere vicina a tutti quelli che la cercano ancora. Non vedete che sono qui? dice mentre fa una piroetta nel cielo E domani mattina mentre una nuova alba sorge per l umanità sulla terra, per lei scenderà il buio di un lungo sonno.. Sarà stanca, ma si riaddormenterà felice sognando il prossimo volo.

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