Si è fatto uomo. Con l uomo: da Nola a Firenze

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1 anno XXIX numero 10 Dicembre 2014 P.Arturo: chiusa la fase diocesana del processo di canonizzazione di I. Manganiello ISSR, premiata una tesi Su Franz Rosenzweig di M. Parisi Il vescovo Depalma incontra gli studenti di A. Lanzieri Notte Bianca a Boscoreale di A. Di Martino Con l uomo: da Nola a Firenze Inserto su Sinodo diocesano e Convegno Ecclesiale di Firenze Si è fatto uomo Un numero per riflettere, a partire dalla Sacra Scrittura, sull umanità di Gesù Cristo e vivere con maggiore consapevolezza non solo il vicino Natale ma anche l avvicinarsi del V Convegno Ecclesiale Nazionale il cui tema sarà In Gesù Cristo il nuovo umanesimo

2 Tra Nola e Firenze: il filo rosso del 2015 di Marco Iasevoli Natale: un cuore che incarna la logica di Dio Un capolavoro di giornata di Mimmo Panico La Terza Pagina Le premesse pastorali del Sinodo universale sulla famiglia, del Convegno ecclesiale di Firenze e - nel nostro particolare - del Sinodo diocesano sono le stesse: avvicinare la Chiesa agli uomini e alle donne di oggi cosí come sono, senza giudicarli ma accogliendoli fraternamente. É importante cogliere il collegamento tra questi tre grandi eventi di Chiesa, che altrimenti potrebbero apparire come un illogico accavallamento di date e adempimenti. Si potrebbe dire che al centro di tutti e tre i momenti c é una fotografia, anzi un album zeppo di fotografie che ritrae le nostre famiglie non quando sono in posa, ma quando sono alle prese con le fatiche del vivere. Foto di giovani in cerca di futuro e ancore. Foto di adulti spaesati, di bambini troppo soli. Foto di parrocchie e comunitá che a volte sembrano muri di gomma rispetto ai problemi concreti. E foto di vita buona e bella, di testimoni lieti e coraggiosi. Ecco, questo materiale fotografico tratto dalla realtá (da tutta la realtà) é il minimo comune denominatore che accomuna questi tre importanti eventi di Chiesa. E alla fine dell album c é una domanda, anzi un corpo di domande: cosa possiamo fare? Quale discernimento puó portarci a cambiare? Quali percorsi interiori possono risvegliare nei sacerdoti, nei religiosi, nei laici impegnati l amore e la passione per l uomo e per l umano? Volendo scrivere una traiettoria concettuale, potremmo riassumere cosí: il Convegno nazionale di Firenze - appuntamento che cade a metá del decennio - proverá a riscrivere le categorie dell umano nel terzo millennio, a riflettere su cosa ci renda davvero uomini oggi, a spingere la Chiesa verso un di piú di umanitá che la renda simpatica al popolo di Dio. Il Sinodo ordinario dei vescovi, parallelamente, ci impone di avviare questo lavoro di riumanizzazione dalla famiglia, polmone oggi davvero in grave pericolo sia per i modelli culturali sia per imponenti questioni sociali ed economiche (e come Chiesa dobbiamo saper prendere in carico sia la questione culturale sia la questione sociale). Concludendo questa mappa concettuale, Convegno ecclesiale e Sinodo sulla famiglia ricadranno ampiamente nel Sinodo diocesano, che di fatto ha come scopo fondamentale quello di disegnare una Chiesa di Nola che media per il nostro territorio i grandi scenari universali e nazionali, una Chiesa di Nola sostanzialmente protesa, piegata, curvata sulle persone. Anzi, possiamo dire che la circolaritá é giá ben attiva. É sufficiente leggere i testi per notare che l approccio e i contenuti si richiamano: l uomo al centro, la Chiesa che umilmente bussa alla sua porta con parole di accoglienza, amore e misericordia. Ma non dobbiamo aspettare che si consumino questi tre eventi per iniziare a cambiare. Sarebbe ipocrita attendere i documenti per prendere una nuova direzione. Si può iniziare oggi. Ad esempio vivendo un Natale dal sapore meno artificiale, vivendolo all insegna di una profonda riumanizzazione delle nostre relazioni a partire dalla famiglia e dalla comunità cristiana. In qualche modo, il messaggio del vescovo per il Natale 2015 è anche il viatico migliore ad uno straordinario ed impegnativo anno di Chiesa. in Dialogo mensile della Chiesa di Nola Redazione: via San Felice n Nola (Na) Autorizzazione del tribunale di Napoli n del 7 marzo 1985 Direttore responsabile: Marco Iasevoli Condirettore: Luigi Mucerino In redazione:alfonso Lanzieri [ Mariangela Parisi [ Mariano Messinese, Antonio Averaimo, Vincenzo Formisano Stampa: Giannini Presservice via San Felice, Nola (Na) Chiuso in redazione il 16 Rettifica In merito all articolo Restituire i bar alle persone pubblicato a pag. 4 del n.9/ Novembre 2014 di indialogo, va precisato che gli slotmob sono organizzati dal Movimento slotmob: cittadini mobilitati contro il gioco d azzardo, il cui slogan è Un bar senza slot ha più spazio per le persone (www.nexteconomia.org) Natale Un tempo ad annunciarne l arrivo era il suono delle zampogne, il profumo delle caldarroste, il freddo pungente, l acre fumo dei camini, e i pastori di terracotta che, delicatamente risvegliati dal letargo estivo, ricomparivano sul presepe. In quel tempo Adeste fideles e Tu scendi dalle stelle, Astro del ciel e In notte placida ancora non avevano ceduto il passo a Jingle Bells, e le Lacrime napulitane scendevano a profusione quando Assuntulella chiagneva chiedendo del papà emigrato. I bambini, poi, in quel tempo facevano anche i buoni propositi consegnati alle letterine da mettere sotto il piatto di papà nel giorno della festa In quel tempo si soleva dire nasce il Bambino, ed era chiaro come il sole chi fosse quel bambino nominato con tanto rispetto da sembrare pronunciato con la maiuscola. Atteso dai bambini (con la b minuscola) che credevano a Babbo Natale, e dagli adulti che volevano convincere i bambini della realtà di Babbo Natale (forse per giustificare un regalo che solo allora si poteva fare), il Natale di quel Bambino era l Evento (con la E maiuscola), che nel ricordo della Santa Nascita riuniva le famiglie, prima al cenone della vigilia di poche portate e molti convitati e subito dopo nella parrocchia per la santa Messa di mezzanotte, dove il Bambino (sempre quello con la B maiuscola) nasceva in quel freddo e gelo uguale a quello sperimentato anche dai fedeli in Chiesa. I semplici, poi, usavano dire che Natale era festa terribile Il vestito incignato per l occasione da chi conosce il sacrificio ed evita lo spreco; le scarpe nuove di chi sa la difficoltà dell addizione perché sperimenta quotidianamente la sottrazione; i profumi del cibo condito dall appetito di un anno d attesa; ecco, tutte queste cose facevano la differenza tra una festa qualsiasi e quella festa terribile, che, per l appunto, era il Natale! Cambiano, però, i tempi, e cambiano i gusti E oggi, in questo tempo in cui gli zampognari sono solo folklore, le caldarroste si vendono a carati come l oro, la cafonaggine impera, l effetto-serra ha cambiato il clima, oggi, dunque, a ricordarci che sta pe trasì Natale sembrano essere ormai rimaste solo le vetrine zeppe di merci insolite, ancorché inutili, e l immancabile tormentone televisivo su come si spenderà la tredicesima. In questo tempo che è, sì, anch esso tempo di crisi, ma da opulenza; di libertà ma con licenza di libertinare; di progressi scientifici e presunte conquiste civili; di viaggi spaziali verso pianeti lontani e d incapacità a incontrare il vicino di casa; di mirabilie telematiche e di difficoltà di comunicazione personale; di grandi assembramenti e di sconcertanti solitudini; in questo tempo, insomma, c è ancora chi ritiene che Natale possa essere un evento. A condizione che l economia migliori e il commercio riparta; che gli immigrati sbarchino anche su altre coste; che il Papa e i Vescovi non s ingeriscano negli affari di coscienza; che le melensaggini televisive aumentino gl indici d ascolto; che lo Stato ripulisca le strade dai barbone; che mafiosi e camorristi si ammazzino solo tra loro; che l indice Dow Jones balzi in avanti favorendo gli speculatori Insomma, ci deve essere sempre qualche condizione. Eh sì, i tempi cambiano. Ma il Natale cambia? Anche se non si vincerà la lotteria di Capodanno, anche se il conto in banca non si accrescerà, anche se non si comprerà la barca dei sogni, anche se non si farà la settimana bianca, Natale non sarà mai solo un 25 dicembre, un giorno cioè da archiviare come ogni pagina d agenda. Ieri, oggi, sempre, e senza tante condizioni, Natale resta il dono di Dio agli uomini e la scommessa di Dio sugli uomini cominciata non un qualsiasi 25 dicembre di un anno qualsiasi ma quando, nella pienezza del tempo, Dio stesso concepì quel capolavoro di giornata venuta dal fondo dei secoli a comunicare l impegno per una rivoluzione pacifica che si completerà quando la generosità degli uomini, disposti ormai ad accumulare solo tesori in cielo, avrà sconfitto la miseria; quando egoismo sarà ormai solo una parola desueta; quando, distrutte, le armi taceranno per sempre; quando a svuotare i negozi saranno state sorella solidarietà e madama carità; quando in giro per il mondo non ci saranno più emigrati ed immigrati in cerca di un lavoro ma solo turisti; quando non ci saranno più delinquenti d ogni risma perché ormai instaurata la repubblica del bene; quando visiteremo Marte m subito dopo aver fatto compagnia al nostro vicino triste, ammalato, depresso, noioso; quando barbone sarà solo uno che porta la barba; quando, insomma, il Bambino, nato allora nella sperduta Betlemme di Giuda e deposto in una mangiatoia, avrà trovato infine alloggio nel cuore d ogni uomo

3 Si è fatto uomo diatezza quanto sia straordinario il legame che si intesse tra il Signore e l umanità: la radice rhm da cui viene il verbo riham, avere misericordia, indica infatti, nelle lingue semitiche, il ventre materno. Anche la tenerezza paterna di Dio si radica profondamente nella sua profonda vicinanza al popolo, che Egli guarda come una madre che ha generato (in Dt 32,6 viene appunto definito il padre che ti ha creato, che ti ha fatto e ti ha costituito ), ha allevato, accompagnato e preservato con amore ( Lo circondò, lo allevò, lo custodì come la pupilla del suo occhio, Dt 32,10). È un amore viscerale, profondo e appassionato, che lega il Signore all uomo, e lo spinge a venirgli incontro, per sollevarlo dalle sue cadute, per liberarlo dai suoi carcerieri, fino ad annunciare, per bocca del profeta Zaccaria: Rallégrati, esulta, figlia di Sion, perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te (Zac 2,14). Egli viene a prendere stabile dimora in mezzo al suo popolo con l incarnazione, per effetto della quale il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14). La vita di Gesù sarà proprio il segno di questa straordinaria e paterna vicinanza del Padre che freme di compassione (Os 11,8) per l umanità. Vedendo le folle si commosse, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore (Mt 9,36): nella commozione del Cristo per il disorientamento della storia si legge in trasparenza lo sguardo del Dio d Israele, che scende a prendere parte al destino del suo popolo, che sceglie di stare al suo fianco per guidarlo, come un pastore, alla salvezza. L affetto paterno e, oserei dire, materno del Signore, che il popolo ha sperimentato nelle vicende, gloriose e dolorose, dell Antico Testamento, diviene il cuore di carne di Gesù Cristo che batte all unisono con quello dell umanità, per insegnare che, per il Dio come per l uomo non c è: un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici (Gv 15,13). L umanità del Signore attraverso i testi dell Antico Testamento Il Dio vicino di Marco A. Napolitano Se dovessimo cercare una definizione nella quale racchiudere a mo di compendio la descrizione di Dio che emerge dalla lettura dell Antico Testamento, non potremmo trovarne una più profonda di questa che sgorga dalle labbra del salmista, quasi al termine del Salmo 119: Tu, Signore, sei vicino (Sal 119,151). È una definizione che alle nostre orecchie abituate in genere ad associare a Dio attributi quali la santità, l imperscrutabilità, l onnipotenza, potrebbe sembrare stranamente poco esaustiva, eppure tutte le pagine della Scrittura, dal Pentateuco, agli scritti sapienziali e profetici, sono percorse, più o meno esplicitamente, dallo stupore per questa vicinanza inaudita del tre volte Santo al popolo che è suo e che Egli ama con amore geloso (Is 26,11). Di fronte alla terra promessa, al termine del cammino dell Esodo, spesso incerto e avventuroso, ma nel quale Israele ha sperimentato sensibilmente la vicinanza di un Dio che li aveva condotti su ali di aquile (Es 19,4), Mosè, esortando il popolo all obbedienza alla Legge di Dio, domanda: quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? (Dt 4,7). Il popolo eletto avverte sensibilmente una sua speciale vicinanza al Signore, un rapporto immediato con quel Dio che fin dall inizio del libro dell Esodo ha volto lo sguardo e teso l orecchio alle sofferenze del suo popolo e, con provvida paternità è sceso per liberarlo dal potere dell Egitto (cfr. Es 3,8). Il Dio che ci descrive l Antico Testamento, non è dunque un sovrano lontano, dispotico e terribile, come i re e gli dei del Vicino Oriente antico, non è uno di quelli dei quali si parla nel Salmo 135, con una punta d ironia: gli idoli delle nazioni sono argento e oro, opera delle mani dell uomo (Sal 135,15). A questi dei, spiega il salmista, è inutile volgersi, perché hanno orecchi e non odono; non c è respiro nella loro bocca (Sal 135,17): essi non possono ascoltare le preghiere del popolo né, tantomeno, compiere le azioni prodigiose che Israele aveva visto verificarsi sotto i propri occhi nella liberazione dall Egitto, l evento che ha segnato la memoria storica del popolo eletto e lo ha costituito per sempre come la nazione che Dio ha scelto per essere il suo popolo di sua proprietà fra tutti i popoli che sono sulla terra (Dt 7,6). Il Dio d Israele, invece, è il San- to che si fa vicino, l Altissimo che diventa Redentore: io vengo in tuo aiuto oracolo del Signore, tuo redentore è il Santo d Israele (Is 41,14). Proprio l accostamento tra santità e redenzione disegna i tratti dell inaudita vicinanza del Dio biblico: egli è il Santo, cioè colui che è separato, altissimo, fuori dall ambito dello spazio e del tempo (come indica la radice ebraica qdš, da cui proviene il termine per santità ), ma, contemporaneamente, egli è per il popolo il Redentore, ovvero, in ebraico, il gō ēl. La figura del gō ēl era ben conosciuta nell antico Israele: nel caso in cui qualcuno fosse caduto in miseria e avesse dovuto vendere una sua parte di proprietà, il suo parente più prossimo aveva il dovere e il privilegio di intervenire in suo favore per riscattare (gā al) quanto era stato forzatamente ceduto (cfr., ad esempio, Lev 25,25). Quando allora nella Bibbia Dio viene definito il gō ēl di Israele, questa immagine non vuole evocare tanto la figura del sovrano che concede benignamente la libertà o la salvezza al suo suddito, quanto l immagine del congiunto più stretto del popolo, che non solo ha il diritto, ma anche il dovere di liberarlo dalle schiavitù a cui Israele è sottoposto, quand anche queste catene fossero la conseguenza dell infedeltà all alleanza con Dio. Ed è in questo ossimoro tra assoluta separazione e vicinanza parentale che si adombra il mistero di quel Dio che solo nella vita e nell opera di Gesù di Nazareth sarà definitivamente chiarito: Gesù è il gō ēl, il redentore dell umanità, colui che condivide con noi la carne e il sangue, il Dio Altissimo e Santo che sceglie di imparentarsi con l uomo per riscattarlo dalla sua misera condizione, sollevandolo dai suoi limiti, dalle sue fragilità perché ha intessuto con lui un rapporto di familiarità, anzi di profonda intimità, che spesso nella Scrittura, assume i tratti della tenerezza paterna e materna. Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono (Sal 103,3): Israele sperimenta la paternità di Dio, che lo sostiene e lo corregge, lo ferisce e lo cura, come si legge in un oracolo del profeta Geremia: Non è un figlio carissimo per me Èfraim, il mio bambino prediletto? Ogni volta che lo minaccio, me ne ricordo sempre con affetto. Per questo il mio cuore si commuove per lui e sento per lui profonda tenerezza (Ger 31,20). La tenerezza paterna del Dio d Israele per il suo popolo si esprime, in ebraico, con un termine, che dice con imme

4 06 mensile della Chiesa di Nola L umanità di Gesù attraverso alcune pericopi del Vangelo di Marco Uomo con gli uomini di Fernando Russoo Gesù, come recita il Concilio di Calcedonia, è consustanziale al Padre, secondo la divinità (nella ripresa Nicena) e consustanziale a noi, secondo l umanità. Questa seconda sottolineatura vuol dire che la sua umanità è perfetta, contro ogni tipo di eresia che voleva sminuirla. Ovviamente, l incubo di eresie, ravvisabili in inutili spiritualismi, rischia ancora oggi di rendere offuscato questo aspetto fondamentale della nostra fede. Prendiamo, dunque, a prestito alcune pericopi del Vangelo di Marco, dove emerge in modo abbastanza chiaro questa realtà cristologica, anche se il discorso è ampio e potrebbe tranquillamente abbracciare i quattro Vangeli. Nella prima moltiplicazione dei pani, in Mc 6,30ss, è detto letteralmente che Gesù si commosse profondamente al vedere le folle, perché erano come pecore senza pastore. Il verbo greco che renderebbe l italiano Commosse è un aoristo passivo del verbo medio Splanknìzomai, che nel greco del Nuovo Testamento è Apax Legòmenon. Attraverso questa forma verbale, coniata quasi ex abrupto in ambito neotestamentario si vorrebbe sottolineare quel movimento viscerale (splankna=viscere) che genera la commozione e, quindi, un movimento che parte dall interno e permette a Gesù di coinvolgersi con l umanità sbandata, senza un punto di riferimento, fino alla commozione. La commozione è una reazione umana. Nel caso della pericope e, quindi, di Gesù è una commozione che reca in sé un movimento di spinta verso una situazione che richiede un intervento. Forse, la stessa compassione che spinge il Samaritano a soccorrere l uomo incappato nei briganti, derubato e lasciato tramortito in mezzo alla strada (Lc 10,29-37) Nella pericope della donna, proveniente dalla Siria, invece, Gesù rifiuta la guarigione di sua figlia (Mc 7,24-30). La motivazione al diniego potrebbe sembrare assurda. Lei è letteralmente un cane, che non ha diritto al cibo dei figli, in quanto pagana e, quindi, non depositaria del messaggio che Gesù stesso è venuto a rendere pubblico. La domanda sorge spontanea. Può Gesù di Nazareth rifiutarsi di guarire una persona, apostrofandola addirittura a quel modo? In realtà, la precisazione cane non è una mancanza di rispetto nei confronti della persona, ma una dichiarazione ironica, protesa a lasciare emergere la grande fede di una donna, che per il mondo giudaico era a priori lontana da Dio, perché avvezza alle pratiche pagane. È la risposta della donna, che appunto non rigetta l appellativo di cane, che dimostra una fede autentica in Cristo, una fede che sa affidarsi con umiltà a Colui che può risanare e ri-creare. Un altra pericope ambigua dal punto di vista esegetico risulta proprio il cieco di Betsaida (Mc 8,22-26), laddove Gesù sembra essere in difficoltà nella guarigione del cieco. Il testo si presta ad alcune legittime domande. Come mai Gesù non compie il miracolo pubblicamente, ma prende in disparte il cieco? Perché una guarigione che in altri punti dei Vangeli necessita di un solo tocco o una parola, nella presente pericope, invece, necessita di due tempi? Sarebbe semplicistico risolvere la cosa dal punto esegetico attribuendo la difficoltà del miracolo alla mancanza di fede del cieco. Infatti, dopo che Gesù ha spalmato saliva e fango sui suoi occhi, gli domanda cosa vede. Le immagini sfocate fanno comprendere che il miracolo è avvenuto quasi a metà e necessiterebbe, dunque, di un secondo intervento, costituito nell imposizione delle mani. Alla fine e solo alla fine Marco precisa E vedeva a distanza ogni cosa Si è fatto uomo Come mai, dunque, Gesù manifesta solo in questa situazione una estrema difficoltà? In realtà, bisogna tenere conto di un aspetto fondamentale. I Vangeli sono racconti. Raccontano fatti veri, relativamente alla persona e al ministero di Cristo. Ogni Evangelista tesse la trama del suo Vangelo, secondo un preciso piano teologico. In realtà il brano del cieco di Betsaida andrebbe letto insieme alla Confessione di Pietro, che lo segue immediatamente (Mc 8,27-30) e al discorso dei pani (Mc 8,14-21). Nel discorso dei pani i discepoli non comprendono cosa intenda Gesù per Lievito dei farisei e pensano di non avere preso con sé il pane. Essi hanno il cuore indurito. Nella confessione di Pietro, invece, è Pietro stesso a dimostrare di essere capace di una confessione tanto alta, relativamente alla identità di Gesù. Quando, poi, Gesù annunzia la passione, Pietro è il primo a dire che non deve morire, meritandosi l appellativo di Satana. La vera difficoltà di Cristo, dunque, non scaturisce dalla sua umanità o da una diminuzione della divinità stessa. La vera difficoltà di Gesù è nell incapacità a comprendere dei discepoli stessi. Sono loro, con a capo Pietro, che credono di vedere, ma non vedono. Sono loro i veri ciechi, che si affannano così tanto e che hanno bisogno di un ulteriore intervento di Gesù, perché la visione delle cose sia finalmente chiara. Non è semplice, dunque, parlare di umanità di Cristo, guardando dunque ai Vangeli. Il dato certo è che non necessariamente umanità di Cristo vuol dire limite come potremmo pensare, quando guardiamo alla nostra umanità. Umanità di Cristo vuol dire, quindi, comunione con noi nella sofferenza e nel coinvolgimento con la nostra storia. Questa umanità è nobilitata e resa perfetta dalla sua divinità. 07

5 In Diocesi Un ostensione con i giovani e con le persone che soffrono. Così l Arcivescovo Nosiglia vuole caratterizzare l ostensione solenne che, dal 19 aprile al 24 giugno 2015, chiamerà nuovamente a raccolta il «popolo della Sindone», per vedere e pregare davanti a quell Immagine che ricorda con tanta forza espressiva la Passione e la morte di Gesù Cristo. Perché i giovani, perché i malati? L ostensione del 2015 è stata concessa da Papa Francesco per la coincidenza con i 200 anni dalla nascita di san Giovanni Bosco, fondatore della famiglia salesiana: un «giubileo» che richiamerà a Torino da ogni parte del mondo i giovani (e i meno giovani) che hanno frequentato scuole, oratori e campi sportivi nel nome di don Bosco. Lo stesso Francesco sarà a Torino il 21 giugno: l ha annunciato nell udienza in piazza San Pietro il 5 novembre scorso. Per lui il viaggio sarà anche un «ritorno alle radici»: da Torino e dalle colline del Monferrato la famiglia Bergoglio partì, come tanti altri emigranti piemontesi, alla volta dell Argentina. Quanto ai malati, il collegamento con la Sindone è diretto: chi conosce la sofferenza, sul proprio corpo o nello spirito, chi vive accanto a persone ammalate sperimenta nel profondo il mistero del dolore; e anche per questo è tanto più aperto a «riconoscere» e cercare di alleviare la sofferenza altrui, per quanto possibile. L attenzione al mondo della malattia porta alla ragione autentica, vera dell ostensione: contemplare il Volto del Signore per uscire a «servire i fratelli». È il senso del motto che il Custode Nosiglia ha scelto per questa esposizione: «l Amore più grande». Le parole di Gesù in Giovanni 15 ricordano che non c è amore più grande di chi dà la vita. E dunque proprio per questo rendono manifesto l amore di Dio per noi, che abbiamo ricevuto la vita di Dio in Cristo. Ma l «amore più grande» ci invita, ci spinge a riconoscere il Signore nei fratelli nei poveri, nei bisognosi, nei sofferenti. L ostensione della Sindone, celebrazione e pellegrinaggio religioso, spirituale, momento forte di vita della Chiesa, è anche una grande occasione per Torino e per il suo territorio: per farsi conoscere, proporre un accoglienza che, negli ultimi anni, è cresciuta in quantità e qualità. Saranno soprattutto i giorni vicini a quelli della visita di Francesco a mostrare un «volto nuovo» di Torino, quando verranno migliaia di giovani per incontrare il Papa. Come nelle ostensioni più recenti (dal 1998 in poi) Torino e il Piemonte si sono mobilitati per organizzare l ostensione. Nel Comitato organizzatore siedono, insieme alla diocesi, la Città, la Provincia di Torino, la Regione Piemonte, con le due fondazioni bancarie (San Paolo e CRT), i Salesiani e la Direzione regionale per i Beni artistici. La coincidenza con l Expo di Milano dovrebbe favorire il flusso di visitatori anche su Torino. Si vuole realizzare un ostensione che garantisca a tutti la possibilità di vedere la Sindone e di conoscere meglio le realtà ecclesiali e non solo di Torino e del suo territorio. Per questo, come in passato, la visita alla Sindone è completamente gratuita, pur essendo obbligatoria la prenotazione (anch essa gratuita). Si prenota esclusivamente via Internet, attraverso il sito ufficiale della Sindone, Durante i giorni lavorativi è attivo un servizio telefonico di informazione, al numero (le tariffe dipendono dal proprio gestore telefonico). Un uomo ammalato di Gesù Lo scorso 9 novembre chiusa la fase diocesana del processo di canonizzazione di p. Arturo D Onofrio Ecco il nostro sì 8 dicembre: Festa dell Adesione per l Azione Cattolica Rinnovare con arte Inaugurata a Torre Annunziata una cooperativa nata grazie al supporto del Progetto Policoro diocesano Quando l alunno è protagonista L Istituto Vescovile Paritario di Nola allarga la sua offerta formativa Tu vuoi seguire Gesù? A Cicciano la Festa dei Giovani della Consulta di pastorale giovanile del II decanato Oltre la tolleranza Premiata una dissertazione di Laurea Magistrale in Scienze Religiose sostenuta presso l ISSR di Nola Con lo sguardo dei più giovani Il Vescovo di Nola incontra gli studenti Comunicatore ignaziano P. Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha incontrato il clero nolano 08 09

6 10 mensile della Chiesa di Nola Lo scorso 9 novembre chiusa la fase diocesana del processo di canonizzazione di p. Arturo D Onofrio Un uomo ammalato di Gesù di Joletta Manganiello Abbiamo bisogno di uomini profetici che in questo nostro deserto siano capaci di far sgorgare ancora l acqua. Se manca questa Chiesa viva, che incarna Gesù, tutto è inutile. Dove c è un profeta c è un sogno che comincia. Noi abbiamo incontrato un testimone: Padre Arturo. Straordinarie le parole pronunciate dal vescovo di Nola, mons. Beniamino Depalma, lo scorso 9 novembre, nel Santuario Basilica dedicato alla Vergine Consolatrice del Carpinello di Visciano, gremito per la cerimonia di chiusura della prima fase, quella diocesana, del Processo di Canonizzazione del Servo di Dio Padre Arturo D Onofrio, avviato il 3 novembre del Ai piedi dell altare c erano tre plichi contenenti i documenti raccolti e vagliati, che alla fine della cerimonia religiosa sono stati sigillati per essere trasferiti presso la Santa Sede e sottoposti allo studio della Commissione per le Cause dei Santi. Importanti le parole del Vescovo di Nola che ha parlato dell esigenza di creare una chiesa non di pietra ma di uomini, una comunità di uomini e donne che diventano la presenza di Gesù in mezzo alla gente, un popolo di testimoni che hanno incontrato Cristo, hanno assimilato i suoi gesti e sono in grado mostrarli agli altri. Padre Arturo - ha spiegato Padre Beniamino durante l omelia - non avrebbe gradito spettacolarizzazioni ma la sua vita vuole interrogarci, contagiarci, appassionarci di quel Vangelo di Gesù che per lui è diventato la più bella malattia. Padre Arturo si è ammalato di Gesù e non è più guarito, solo così si spiega la sua vita. Padre Arturo ha dato tutto a Dio, non è mai stato triste, angosciato, mai preoccupato, ma è stato un uomo felice, serio, tranquillo, pieno di fiducia, con lo sguardo su Dio, su Gesù; un uomo eccezionale, non per le opere ma per la vita di tutti i giorni vissuta in modo straordinario. La sua bellezza è stata quella di vivere l ordinario in modo straordinario. Qualunque sarà il percorso verso la sua canonizzazione a noi interessa soltanto aver incontrato un uomo che ci ha fatto vedere il Vangelo vissuto. Il suo sguardo e il suo sorriso donavano tanta serenità e pace e tutto questo basta affinché Dio lo presenti come modello di vita a tutta la Chiesa. Padre Arturo ci ha fatto comprendere che incontrare Dio è stupendo, la vita con Dio è meravigliosa e noi siamo venuti per ricevere la sua eredità, la sua esperienza come impegnati. Alla fine della celebrazione, alla quale hanno preso parte anche don Aniello Verdicchio e padre Nunzio D Elia - rispettivamente postulatore diocesano e regionale della causa di beatificazione del Servo di Dio - nonché padre Egidio Pittiglio, superiore generale dei Missionari della Divina Redenzione, il vescovo ha rivolto un appello contro la ludopatia: una sfida nel nome di Padre Arturo, l uomo che si è fatto interprete delle povertà del nostro territorio e del mondo. La prima fase del processo di canonizzazione di J.M. in Diocesi Padre Vito Terrin, Superiore generale emerito della Congregazione dei Missionari della Divina Redenzione, ha seguito in prima persona la fase istruttoria del processo di canonizzazione del Servo di Dio Padre Arturo D Onofrio. Nel 2006, al termine della visita pastorale, il vescovo di Nola, propose padre Arturo quale modello da imitare e ne promosse il processo di canonizzazione cominciato nel Una scelta quella del vescovo che ha attivato la comunità viscianese messasi alla ricerca di tutto il materiale utile al processo: diari, quaderni di omelie, riflessioni, pensieri e tanti appunti. Ma il lavoro intenso è continuato. Anche quelli dal 2012 al data di chiusura della fase diocesana del processo - sono stati anni di intenso lavoro da parte della comunità dei Missionari della Divina redenzione; si è proceduto alla trascrizione del contenuto dei diari, allo sbobinamento degli interventi, delle omelie, alla indicizzazione dei circa 50 libri pubblicati e degli articoli per la rivista della Piccola opera della Redenzione, della documentazione relativa alle tre fondazioni (la Piccola opera della redenzione come ente Morale e le Congregazioni dei Missionari della Divina redenzione e delle piccole Apostole della Redenzione), di tutte le circolari scritte da Padre Arturo ai suoi sacerdoti e alle suore, della corrispondenza epistolare con il Vescovo di Tortona, già Vescovo di Nola, Mons. Melchiori e il suo segretario, quella con Don Calabria, oggi San Giovanni Calabria, con Madre Anna Vitiello (più di 200 lettere), superiora generale delle Piccole Apostole della Redenzione, e con Padre Nicola Ariano (più di 300 lettere). In questi anni sono state costituite le due commissioni per il processo, quella storica e quella teologica, che hanno preso in esame tutto il materiale. Da questo lavoro unito alle più di settanta audizioni di suore, sacerdoti, laici, vescovi, effettuati da don Nunzio D Elia,postulatore regionale della Causa di beatificazione, si è giunti alla conclusione della sufficiente validità del materiale per poter procedere. Lo scorso 3 novembre il vescovo ha presieduto la solenne celebrazione di chiusura del processo nella sua fase diocesana, sigillando le scatole contenenti tutto il materiale con le rispettive relazioni, quella storica redatta da Ulderico Parente, e quella teologica redatta da Don Nunzio D Elia. L 11 dicembre, poi, i plichi sigillati sono stati consegnati a Roma al Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le cause dei Santi. Aver preso parte a questa fase di inizio del processo di beatificazione del Fondatore mi ha fatto riscoprire un Padre Arturo che non conoscevo, è come se avessi contemplato un grande edificio ma poi ho scoperto i progetti, e i calcoli per realizzarlo. Penso che ciascuno di noi abbia capito cosa gli abbia permesso di costruire la Piccola Opera. Una grandiosa struttura spirituale. 11

7 8 dicembre: Festa dell Adesione per l Azione Cattolica ECCO IL NOSTRO Sì di Alfonso Lanzieri in Diocesi Inaugurata a Torre Annunziata una cooperativa nata grazie al supporto del Progetto Policoro Rinnovare con arte di Giuseppina Orefice L 8 dicembre scorso l Azione Cattolica ha celebrato la tradizionale festa dell adesione, uno dei momenti più importanti per la vita dell associazione. Nel giorno in cui tutta la chiesa celebra liturgicamente la Solennità dell Immacolata Concezione, infatti, i membri di AC rinnovano il loro sì all associazione e quindi all impegno nella Chiesa e nel mondo, sull esempio del sì di Maria. La riconferma della propria adesione avviene attraverso un momento simbolico importante: la consegna della nuova tessera annuale a ciascun membro parrocchiale durante la celebrazione eucaristica. Il parroco e il presidente parrocchiale, insieme, chiamano ciascun socio per nome a ritirare la nuova tessera: il proprio impegno così è pubblico, il sì è esposto al rischio e alla bellezza dell essere inserito sempre in un orizzonte più ampio, quello delle relazioni, nel quale si è chiamati a gio- carsi, nel bene e nel male. L Ac non vuole essere una devozione individualistica, un ideale da coltivare nella propria sfera privata: è un sì a sporcarsi le mani nella realtà concreta in stretta collaborazione con la Chiesa e i suoi pastori. Ricevere la tessera dalle mani del parroco, allora, è il segno di un investimento: il singolo socio dice apertamente di volere, ancora una volta, investire la propria esistenza nel servizio e nella promozione umana dell altro come e dove sarà necessario; l associazione e la Chiesa pure investono perché affidano al singolo aderente un pezzetto di mondo, ora più grande ora più piccolo, nel quale far fruttificare il Regno di Dio. La tessera oltre a simboleggiare un impegno e un appartenenza pubblici, vuole anche dire che ogni socio contribuisce alla vita dell associazione (anche a livello economico) nell ottica di una vera e fattiva corresponsabilità. Esercizi spirituali per gli adulti di Azione Cattolica di Carmela Coppola Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi fratelli più piccoli, l avete fatto a me (Mt 25,40). Questa frase è tratta dal brano del vangelo su cui circa 30 adulti di A.C. hanno meditato e riflettuto, durante gli Esercizi Spirituali del settore adulti diocesano, grazie all aiuto di don Aniello Tortora e don Aniello Verdicchio, rispettivamente assistente e vice assistente di settore, dal 21 al 23 Novembre presso Casa del Clero, a Nola. Abituati alla vita di tutti i giorni, frenetica, senza un attimo di respiro, abbiamo perso il sapore del silenzio, in una quotidianità dove le parole sono indispensabili, ogni momento sembra necessitare di spiegazioni. Nelle meditazioni che ci sono state proposte abbiamo però potuto riappropriarci delle enormi ricchezze del silenzio. Il silenzio è mitezza, quando non rispondi alle offese. Il silenzio è misericordia quando non riveli le colpe dei fratelli, quando perdoni senza indagare nel passato, quando il tuo cuore non condanna, ma perdona. Il silenzio è pazienza quando soffri senza lamentarti, quando non cerchi consolazione dagli uomini, ma consoli, quando non intervieni, ma attendi che il seme germogli lentamente. Il Silenzio è umiltà quando taci per lasciare emergere i fratelli, quando accogli nel segreto i doni di Dio, quando lasci che il tuo agire sia interpretato male e non opponi resistenza all arroganza, quando lasci agli altri la gloria e il merito dell impresa. Il silenzio è fede quando ti fermi a contemplare il volto del prossimo, quando ascolti la presenza di Dio nella bufera, quando taci, perchè sia Dio a parlare, quando non cerchi comprensione perchè ti basta essere conosciuto da Lui. Il silenzio è adorazione quando t immergi nella volontà di Dio. Il silenzio è amore quando guardi te stesso e il prossimo attraverso gli occhi di Dio. Catechesi attraverso l arte Lo scorso venerdì 28 novembre, alle ore 20, presso la parrocchia Santa Maria di Costantinopoli a Somma Vesuviana (zona Rione Trieste ) si è tenuta la Catechesi attraverso l arte, appuntamento di spiritualità per i giovani di Azione Cattolica in preparazione al Natale. Giunta alla sua quarta edizione, la Catechesi attraverso l arte vuole essere un momento nel quale unire spiritualità e cultura, attingendo a piene mani dall immenso patrimonio artistico della tradizione cristiana, che la Chiesa ha sempre valorizzato per la sua capacità di saper trasmettere in modo efficace i contenuti della fede. La serata ha visto una folta partecipazione di giovani provenienti da un numero molto alto di parrocchie. La catechesi è stata tenuta da Don Luigi Vitale, assistente del settore giovani diocesano di Azione Cattolica ed esperto di arte e architettura sacra, che ha parlato della figura di San Giuseppe presentando all uditorio una estesa carrellata di opere d arte nelle quali il Santo è stato ritratto. Don Luigi, attraverso la lettura delle immagini, ha fatto emergere le varie interpretazioni che gli artisti hanno dato del padre putativo di Gesù, tratteggiando in tal modo le caratteristiche e i significati che la comunità cristiana ha attribuito a San Giuseppe lungo la storia. Un percorso interessante e ricco di suggestione, una modalità di annuncio cristiano che mira a parlare alla persona nella sua totalità, non soltanto quindi alla sfera logico-razionale, ma pure a quella affettiva e simbolica. re ed imbianchino si sono messi insieme per offrire alla propria Comunità un nuovo modo di pensare al lavoro, condividendo esperienze, competenze e mettendosi in gioco per creare nuove economie per il territorio. Padre Beniamino nella Basilica Maria SS.ma della Neve ha celebrato la Santa Messa, mentre, a seguire nei locali adiacenti al Santuario, ex orfanotrofio, una tavola rotonda ha presentato ai convenuti la cooperativa da poco costituita fortemente voluta da mons. Raffaele Russo, parroco anche della parrocchia San Francesco di Paola e decano (VIII decanato), che per mostrare la concretezza e il sostegno della chiesa torrese ha messo a disposizione alcuni locali parrocchiali che serviranno come uffici amministrativi dell impresa. Rinnovare con Arte nasce dopo due anni di lavoro di accompagnamento travagliato e impegnativo portato avanti dell équipe del Progetto Policoro della Diocesi di Nola e sostenuto da Confcooperative della provincia di Napoli, filiera della formazione per il Progetto Policoro non solo della nostra diocesi, ma di tutta la provincia napoletana. Tutt oggi la guida competente del dott. Claudio Esposito vicepresidente Confcooperative di Napoli sta offrendo all impresa torrese, la possibilità di mettere in circolo l esperienza maturata in questi anni di formazione anche negli ambienti carcerari, come sottolineato dal vicepresidente intervenuto all inaugurazione. Hanno preso parte alla tavola rotonda del 23 novembre il sindaco Astarita e l assessore alla cultura di Torre Annunziata, che hanno mostrato interesse e fiducia per i progetti della coo- Il tasso di disoccupazione negli ultimi mesi aumenta ancora. La crisi sembra non volerne sapere, non lascia spazio alla crescita e allo sviluppo economico. Mancano misure politiche mirate ed adeguate, mancano gli aiuti necessari perché si possa ancora investire in Italia, manca la solidarietà economica tra le parti, ciascuno si adopera per mantenere saldo e coeso il suo mercato, e intanto la camorra continua ad offrire lavoro a buon mercato, seppure nero e sudicio. Questo è quanto sentiamo dai notiziari e dai talk show, questa è la realtà a cui siamo stati abituati e che ci ripetiamo di continuo per convincerci che non si può cambiare, non si può migliorare, non si può portare fuori da questo buco nero della crisi il saper fare, il lavoro onesto e pulito, il lavoro che dona dignità all uomo restituendogli il valore di figlio, padre e marito. Il lavoro è per l uomo, la fatica e il sacrificio gli consentono di conquistare un posto degno nella vita della città; invece, il caos generato dal precariato senza fine, dalla disoccupazione e dall inoccupazione toglie la speranza, soffoca e disorienta, annebbia le menti e impedisce la vista di ciò che si può realizzare nonostante la crisi, nonostante i limiti umani. Ecco perché le belle notizie devono viaggiare più veloci, le buone prassi possono diventare uno sprono per tanti altri progetti e generare virtuose sinergie. La speranza è alimentata da piccoli segni che nei territori possono fare la differenza. Il 23 novembre è stata inaugurata a Torre Annunziata una cooperativa di arti e di mestieri Rinnovare con arte : alcuni maestri artigiani torresi falegname, fabbro, vetraio, muratore, giardinieperativa; don Antonio Carbone responsabile dell istituto salesiano di Torre che ha fatto presente il valore del 23 novembre per la città di Torre essendo girono del ricordo del sacrificio di Raffaele Pastore, imprenditore anti-racket e ha sottolineato quanto sia importante per il territorio l applicazione del sistema preventivo di don Bosco; il dott. Michele del Gaudio responsabile del presidio di Libera inaugurato nella stessa giornata; don Giuseppe Autorino, tutor del Progetto Policoro della Diocesi di Nola, che ha ricordato l esperienza di accompagnamento del Progetto Policoro e l importanza della cooperazione; il Presidente della Cooperativa Luciano Donadio, ex allievo cooperatore salesiano, che ha definito la cooperativa un seme per lo sviluppo della città e ha ribadito i buoni propositi dei soci. Al nostro Vescovo sono state affidate le conclusioni: ha ricordato che il sud Italia è stato abituato per troppo tempo a dipendenze di ogni genere e a ricevere per carità ciò che gli spettava per giustizia e diritto. Ma soprattutto ha evidenziato che solo il coraggio di sognare una realtà migliore ha consentito agli uomini e alle donne del passato di attuare grandi trasformazioni, quei sogni devono sostenere anche l oggi per guardare con speranza al futuro. Alla Nostra Chiesa, ora, non resta che osservare il lavoro che con responsabilità la cooperativa dovrà svolgere nel tempo. Il Progetto Policoro diocesano sarà sempre disponibile ad accompagnare i soci nei percorsi che li vedranno protagonisti della loro storia professionale e compagni di viaggio di questa bella avventura cooperativa per essere segno di una chiesa vicina e in rete

8 L Istituto Vescovile Paritario di Nola allarga la sua offerta formativa Quando l alunno è protagonista di Ciro Tufano 14 lità di fruire della consultazione di un vasto ed unico patrimonio librario, conservato nella Biblioteca S. Paolino, che conta ben 60 mila volumi; nella sezione storica si conservata una copia lucchese dell enciclopedia di Diderot, risalente al 1758, e ad altri numerosi testi, tutti originali, del XVI e XVII secolo. Il lavoro dei docenti si avvale delle nuove frontiere della comunicazione, per una didattica che non risulti mai noiosa e sempre al passo con i tempi. A supporto di tale didattica vi sono: un aula per audiovisivi, un laboratorio informatico e linguistico con possibilità di accesso ad internet, un laboratorio di scienze, chimica e fisica, una sala per conferenze, per performance musicali e teatrali, un auditorium. Una palestra, un cam- Le novità per l anno scolastico 2015/2016 sono i nuovi laboratori multimediali e una nuova offerta formativa. Sì, l Istituto Vescovile si rinnova e dal prossimo anno amplia la propria offerta formativa, insieme ai Liceo Classico e Scientifico, infatti, aprirà le porte al Liceo Linguistico e al Liceo Scientifico Sportivo. Collocato alle pendici della collina di Castelcicala di Nola, all interno di un oasi di verde e di pace, l Istituto Vescovile offre un progetto di scuola dove l alunno è protagonista. All interno dell Istituto si conserva un interessante lapidarium di epoca romana, oltre al Cippus Abellanus, importante e famoso reperto in lingua osca, risalente al II secolo a. C. Gli studenti hanno la possibipo di calcetto, una sala giochi e vasti giardini, che garantiscono agli alunni momenti ricreativi e sportivi. Una ricca e variegata offerta formativa, dunque, che dal prossimo anno scolastico 2015/2016 verrà ampliata come dicevamo - dall istituzione di due nuovi licei. Gli alunni iscritti al biennio potranno usufruire della formula day college, con refezione in sede e orario di lezione dal lunedì al venerdì dalle 8, 30 alle 16, 30. La possibilità di estendere il programma didattico anche alle ore pomeridiane, permette ai docenti di dar spazio anche ad attività di approfondimento personale e collettivo, oltre che di tutorato. Principi evangelici e flessibilità della didattica, consentono di modulare l offerta formativa rispetto alle peculiarità di ogni singolo studente, elaborando di volta in volta programmi personalizzati che tengano conto del profilo esistenziale e dell itinerario umano e scolastico di ogni singolo alunno. Professionalità, impegno e passione per il proprio lavoro, fanno dei nostri insegnanti dei validi tutor, in grado di contribuire alla crescita culturale oltre che morale dei nostri alunni. Personale qualificato, quindi, con ampia esperienza nell insegnamento anche universitario, fa sì che i nostri studenti possano non solo ambire ad affermarsi come uomini e donne istruiti, ma anche come persone, dotate di senso critico, libere dal conformismo ed animate da spirito di cooperazione e solidarietà, che li renda in grado di affrontare la vita, anche quando la scuola sarà solo un lontano ricordo.

9 La traccia di lavoro del sinodo diocesano e quella per il convegno di Firenze a confronto Cammini incrociati di Pina De Simone C è una sorprendente sintonia tra il cammino sinodale della nostra chiesa diocesana e il percorso proposto in vista del convegno decennale che la Chiesa italiana celebrerà a Firenze nel novembre 2015 il cui tema è In Gesù Cristo il nuovo umanesimo. Si tratta di riformulare l antico e sempre nuovo annuncio del senso dell umano che deriva dalla fede in Cristo Gesù, perché dia forma alla vita aprendola ad una più grande speranza, e l attenzione è posta immediatamente sulla necessità di un discernimento comunitario che diventi sempre più lo stile della comunità ecclesiale. Esattamente come è nell itinerario che stiamo già seguendo in quanto chiesa diocesana! Nella presentazione della traccia di lavoro Mons. Nosiglia sottolinea come vi sia un bisogno di discernimento comunitario di fronte alle sfide Il V Convegno Ecclesiale Nazionale si svolgerà a Firenze dal 9 al 13 novembre del mondo contemporaneo e insieme a questo la voglia di camminare insieme, di assaporare il gusto dell essere Chiesa qui e oggi. La traccia, sottolinea ancora Nosiglia, non è un documento, ma intende essere un testo aperto che vuole stimolare un coinvolgimento diffuso. L obiettivo non è formulare teorie astratte o offrire programmi e schemi pastorali precostituiti, quanto piuttosto attivare un lavoro collegiale per cercare insieme vie nuove per affrontare le sfide. Anche nel sinodo diocesano non ci siamo preoccupati di fornire ricette pastorali precostituite per rispondere alle esigenze dell oggi ma abbiamo messo in moto un processo di conversione missionaria che spingendoci a interrogarci su questo tempo ( Come mai questo tempo non sapete valutarlo? ) ci fa riflettere sul nostro modo di essere Chiesa e su quanto questo tempo ci attraversi con le sue contraddizioni e ci coinvolga con le sue attese e i tanti fermenti di bene che non cessa di esprimere. La prima e fondamentale esigenza che abbiamo posto è stata quella dell ascolto È richiesto un cambiamento di sguardo. Anche nella traccia per Firenze si invita a leggere i segni dei tempi a far nostro lo sguardo amorevole di Gesù, sottolineando che una conoscenza che diventa amore è la vera sfida a cui siamo chiamati. Tra le cinque vie verso l umanità nuova indicate nell ultima parte della traccia, la prima è uscire. Il rischio di un inerzia strutturale, della semplice ripetizione di ciò a cui siamo abituati - vi si legge - è sempre in agguato. Gli obiettivi che come comunità ci diamo devono essere invece il frutto di un discernimento La traccia di lavoro del Sinodo della Chiesa di Nola è disponibile su operato dalla stessa comunità. Occorre aprirci all ascolto delle parole dei contemporanei, che risuonano anche nei nostri cuori (...) ascoltare lo smarrimento della gente, (...) raccogliere, curare (...) dare luce ai tanti gesti di buona umanità che pure in contesti così difficili sono presenti, disseminati nelle pieghe del quotidiano. Offrire strumenti che diano lucidità ma soprattutto serenità di lettura, convinti che, anche oggi, i sentieri che Dio apre per noi sono visibili e praticati. Uscire per annunciare perché la gente ha bisogno di parole e gesti che, partendo da noi, indirizzino lo sguardo e i desideri a Dio. Questo secondo verbo richiama il quinto punto del nostro documento sinodale Per una Chiesa che serve. Quale infatti maggiore servizio si può offrire all umanità se non l annuncio del Vangelo della misericordia? Un annuncio che deve essere testimonianza perché, si scrive ancora nella traccia di Firenze, la fede genera una testimonianza annunciata non meno di una testimonianza vissuta. È a partire da questa forma e questo stile testimoniali che occorre verificare la nostra proposta della fede in un contesto pluriculturale e plurireligioso oltre che mediatico e digitale. Una testimonianza data non attraverso un eccesso di attivismo, ma un attenzione rivolta al fratello, considerandolo come un unica cosa con se stesso. Una Chiesa dunque capace di comunione - il punto 4 della traccia sinodale - in quanto intenta ad abitare ed educare, altri due verbi indicati dal documento di riflessione del convegno di Firenze. Abitare con uno stile che è quello di una Chiesa povera per i poveri ovvero non aggiungere qualche gesto di attenzione, ma ripensare insieme, se occorre, i nostri stessi modi dell abitare, del trascorrere il tempo libero, del festeggiare, del condividere. Per questo l impegno deve essere quello di educare a scelte responsabili contrastando l assimilazione passiva di modelli ampiamente divulgati e di superarne l inconsistenza, promuovendo la capacità di pensare e l esercizio critico della ragione. Ma è la vita sacramentale e di preghiera che ci permette di esprimere quel sempre maior di Dio nell uomo è infatti attraverso la capacità di rendere lode - punto 3 del nostro Instrumentum laboris - che le comunità cristiane sono nutrite e trasformate nella fede perché la potenza dei sacramenti assume la nostra condizione umana e la presenta come offerta gradita a Dio, restituendocela trasfigurata e capace di condivisione e di solidarietà. Trasfigurare è il quinto verbo indicato nella traccia per il convegno ecclesiale di Firenze il cui cammino, incrociando così profondamente il cammino sinodale della nostra Chiesa diocesana, ci ricorda l orizzonte più ampio in cui ci muoviamo. Quello di una Chiesa tutta sinodale, della Chiesa del Concilio, popolo di Dio in cammino per le strade del mondo e i sentieri della storia. Una Chiesa che risponde alla missione affidatale dal Signore Gesù, annunciare il Vangelo fino agli estremi confini, solo se mette al centro le persone e la loro vita concreta: ogni persona. Solo se si fa luogo di incontro in cui si possano intrecciare e vivere relazioni di autentica umanità. Annunciare il Vangelo è annunciare una pienezza di vita attesa e donata, una pienezza di umanità che ci è data nella sovrabbondanza del dono oltre ogni nostro desiderio. L umanità di Cristo ci rivela a noi stessi, ci conduce alla verità e alla bellezza della nostra umanità. È nel volto di Cristo che scopriamo il nostro volto, ma è dall insieme dei volti concreti, di bambini e anziani, di persone serene o sofferenti, di cittadini italiani e di immigrati venuti da lontano che emerge la bellezza del volto di Gesù (...) perché egli ne raccoglie in unità i lineamenti come pure le cicatrici (traccia Firenze, p.17). A questi volti dobbiamo imparare rivolgere il nostro sguardo per contemplare veramente il volto di Cristo, è delle loro vite, specie di quelle più fragili, che dobbiamo prenderci cura per riconoscere e onorare la carne di Cristo. L invito è allora a non lasciarsi andare all inerzia, a non cedere alla tentazione dell autosufficienza, ma a lasciarsi condurre dalla sapienza dello Spirito che è fonte inesauribile di creatività, e a spezzare ogni autoreferenzialità per imparare a procedere insieme perché nessuno basta a se stesso. In fondo è questa la sfida più grande, la sfida del nuovo umanesimo in Cristo Gesù per la Chiesa e per il mondo. Ed è la sfida anche del nostro sinodo diocesano.

10 Le tappe del Sinodo: periodo d Avvento di Mariangela Parisi Nel periodo d Avvento, il vescovo di Nola, mons. Beniamino Depalma ha fortemente voluto incontrare le comunità parrocchiali impegnate del cammino di discernimento sinodale. Incontri seguiti alla consegna delle riflessioni sulla prima parte della Traccia sinodale, dedicata al tempo che viviamo. «Sono felice che il mio invito sia stato accolto - ha sottolineato il vescovo - e che le comunità siano state presenti in Cattedrale sebbene il giorno scelto fosse il sabato. Per me era importante che vivessimo il tempo d Avvento ricordando che la preghiera è la grande forza che accompagna la Chiesa nel suo cammino, che facessimo nostre le parole di San Giovanni Climaco Chi prega ha in mano il motore della storia. Era importante che lo facessimo insieme, Pastore e comunità». Testo scelto per la riflessione, le lettere alle Chiese dell Asia dell Apocalisse giovannea, «un testo - ha aggiunto mons. Depalma utile per comprendere come oggi la Chiesa deve vivere la fedeltà al Signore, annunziando la forza della Pasqua, la vittoria del progetto di Dio, senza cadere in culture idolatriche, senza cedere al compromesso con il mondo. Le parole di Giovanni alle Chiese dell Asia di allora, sono il messaggio alla Chiesa di sempre. In questo tempo di paura abbiamo bisogno di una grande speranza. Il libro dell Apocalisse è la rivelazione del progetto di Dio che vince sempre sul male e sugli alleati del male». Date Quaresima 21/02 V Decanato 28/02 VI Decanato 07/03 VII Decanato 14/03 VIII Decanato Sabati : Incontri di spiritualità dei gruppi sinodali con il Vescovo Verifica Diario di Bordo Questo tempo (da 1a a 1b) Date 25/11 - Seminario - I Zona pastorale 26/11 - Brusciano S. Sebastiano - II Zona Pastorale 27/11 - Torre Annunziata - III Zona pastorale Per una Chiesa che ascolta (2) Date 27/01 - Seminario -I Zona pastorale 28/01 - Brusciano S. Sebastiano - II Zona Pastorale 29/01 - Torre Annunziata - III Zona pastorale Per una Chiesa che rende lode (3) Date 03/03 - Seminario -I Zona pastorale 04/03 - Brusciano S. Sebastiano - II Zona Pastorale 05/03 - Torre Annunziata - III Zona pastorale Per una Chiesa capace di comunione (4) Date 05/05 - Seminario -I Zona pastorale 06/05 - Brusciano S. Sebastiano - II Zona Pastorale 07/05 - Torre Annunziata - III Zona pastorale Per una Chiesa che serve (5) Consegna senza incontro zonale entro la Festa di S. Paolino A Cicciano la Festa dei Giovani della Consulta di pastorale giovanile del II decanato Tu vuoi seguire Gesù? di Giuseppina Orefice La presenza e il contributo di Padre Beniamino negli incontri della Consulta di Pastorale Giovanile, dello scorso anno, ha fatto emergere il desiderio e al contempo il bisogno di creare consulte territoriali per decanato per meglio consolidare i gruppi giovanili che partecipano alle attività diocesane. Il secondo decanato si è subito messo in moto e dopo diversi incontri tenutisi a Cicciano e a Mugnano del Cardinale è nata una proposta: una festa per i giovani del Decanato. Sono stati invitati a partecipare non solo i ragazzi che abitualmente frequentano le parrocchie del decanato, ma i biglietti per la festa sono stati distribuiti nelle V delle scuole superiori di Cicciano, Comiziano, Mugnano e Avella per avvicinare più giovani, provenienti anche, da esperienze di vita e di fede diverse. La Festa dei Giovani 2014 si è tenuta il 2 dicembre a Cicciano, al Tiffany nel segno della gratuità, del divertimento, della comicità e della fraternità. Una festa che non ha disatteso le aspettative dei tanti ragazzi presenti. La voice d eccezione, Maurizio Viviani, e il dj Nicola Morelli, hanno saputo coinvolgere i presenti e animare i diversi momenti della serata. Mimmo Foresta, special guest della festa, comico e intrattenitore, show man talentuoso ha donato divertimento puro e spensierato mettendo in campo le sue doti canore e imitative. Intanto, in un angolo della sala, a ciclo continuo venivano proiettati video sull amore contagioso, sul Progetto Policoro e sull esistenza di Dio, con la possibilità di seguirli anche in modalità audio con le cuffie. A seguire la testimonianza/ annuncio del direttore della Pastorale Giovanile, don Mariano Amato, che ha sottolineato l opportunità di rendere continua e infinita la gioia della serata restando vicini a Gesù, nostro amico. Don Giuseppe Autorino ha poi introdotto la proiezione di un vi- in Diocesi deo particolarmente comunicativo e travolgente che chiedeva per i tanti doni ricevuti da Dio, in particolare amore e vita eterna, di seguirlo. Poi, largo alle danze e festa fino a tardi. I membri della Consulta di Pastorale Giovanile del II decanato hanno distribuito un segnalibroinvito con il prossimo appuntamento fissato per il 13 febbraio 2014 ore 20:00 in piazza Cardinale, a Mugnano. La sala della Domus, suggestiva per le decorazioni natalizie che regalavano un atmosfera dolce e accogliente, ha ospitato anche sette sagome di persone in movimento, ognuna di un colore dell arcobaleno per ricordarci che sebbene diversi per abilità e personalità siamo tutti figli della luce di Dio, i sette colori dell arcobaleno infatti, mescolati tutti insieme senza discontinuità formano la luce bianca. Tanti i riscontri positivi manifestati fin da subito dai ragazzi che hanno partecipato alla festa e hanno lasciato i propri contatti. I ringraziamenti della Consulta al Tiffany per la piena disponibilità e collaborazione donata, a don Gennaro e i seminaristi e ai tanti che hanno offerto prelibatezze e leccornie per il buffet. Un ringraziamento speciale oltre ai ragazzi e ai sacerdoti del II decanato che hanno partecipato alla festa, va anche alle Suore Alcantarine di Cicciano, a don Giuseppe, don Umberto e don Filippo per l impegno che insieme ai ragazzi della Consulta Antonio, Giovanni, Carla, Maria Grazia, Michela, Gerry, Alfonso e Pina, si è trasformato in festa, all insegna della gioia e dello stare bene insieme. 15

11 in Diocesi Premiata una dissertazione di L.Magistr. in Scienze Religiose sostenuta presso l ISSR di Nola Oltre la tolleranza di Mariangela Parisi Il Vescovo di Nola incontra gli studenti Con lo sguardo dei più giovani di Alfonso Lanzieri Prove di dialogo tra Ebraismo e Cristianesimo: Franz Rosenzweig. Questo il titolo della tesi di Laurea Magistrale in Scienze Religiose discussa dalla prof. ssa Annamaria Autiero nel marzo dello scorso anno e premiata due settimane fa dalla commissione della Pontificia Facoltà Teologica dell Italia Meridionale chiamata a scegliere le migliori dissertazioni di Dottorato in Teologia, Licenza in Teologia e Laurea Magistrale difese in uno dei centri teologici della propria area territoriale nel periodo settembre luglio Un riconoscimento importante per l istituto Superiore di Scienze Religiose di Nola che per la prima volta ha visto premiato il lavoro di una propria studentessa. Ma anche un premio inaspettato e per questo forse più gradito. Giusto prof.ssa Autiero? «Sì, per carattere tendo a non aspettarmi nulla da ciò che faccio. Ciò che mi muove infatti è prima di tutto la passione. Ma devo dire di essere davvero contenta per questo riconoscimento soprattutto per il pensiero dell autore protagonista del mio lavoro da considerarsi un pioniere nel campo del dialogo tra cristiani ed ebrei ma in generale del dialogo interreligioso». Un pensiero dunque attualissimo, se si pensa alla necessità di una reale comunicazione tra le religioni per arginare le odierne derive fondamentaliste e inumane: «Attualissimo e purtroppo preso in considerazione in ritardo. Rosenzweig, ebreo tedesco in cammino di conversione al cristianesimo, muore nel La sua filosofia, da lui definita NUOVO PENSIERO O FI- LOSOFIA ESPERIENTE, si nutriva di un humus teologico che gli consentirà di proporre un confronto dialogico tra ebraismo e cristianesimo a partire dai tratti comuni che egli fa emergere dalla Scrittura e in particolare dal Nuovo Testamento. Se questo modo di rapportarsi al diverso da sé, in campo religioso, avesse avuto il tempo di maturare nella mentalità comune forse la svolta che poi si avrà con il Vaticano II sarebbe arrivata prima». Si riferisce alla dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le altre religioni Nostra Aetate? «Si, datata 1965, è un documento che non solo pone le basi per il dialogo portato avanti fino ai nostri giorni, ma condanna ogni forma di pregiudizio verso gli ebrei e di discriminazione per religione». Il Vaticano II è dunque attuale e ancora da attuare, e potremmo dire che forte deve essere l impegno dei laici in questo senso per essere uomini nel mondo così come lo era Gesù che non a caso la traccia di riflessione per il prossimo Convegno ecclesiale nazionale ricorda essere una rabbì laico: «l importanza dei laici può essere ben esemplificata dall episodio che è considerato la spinta per l elaborazione della Nostra Aetate. Nel giugno del 1960, grazie a Maria Vingiani, poi fondatrice del Segretariato per le attività ecumeniche, Jules Isaac, intellettuale francese che aveva denunciato la cosiddetta cultura del disprezzo dei cristiani nei confronti del popolo ebraico, incontra Giovanni XXIII in Vaticano. Un incontro che colpì il Papa al punto che questi si adoperò per preparare un testo sui rapporti dei cristiani con gli ebrei. Il lavoro dei laici è fondamentale perché sono i laici ad operare per educare nel quotidiano, sono i laici che possono testimoniare alle nuove generazioni come superare la mera tolleranza del diverso per un accoglienza piena fondata sul dialogo». La possibilità del dialogo deve dunque uscire dall ambito accademico e inondare il quotidiano? «Certo. Rosenzweig amava una frase di S. Francesco: tantum quisque intelligit, quantum operatur (Ciascuno conosce tanto quanto opera). I laici, e dunque gli adulti, sono chiamati a guidare le giovani generazioni verso il pensiero ma allo stesso tempo anche a guidarli perché quel pensiero divenga azione. La riflessione filosofica e teologica deve quindi divenire uno stimolo per essere uomini e donne a servizio dell umanità: proprio come è accaduto per Rozenzweig che non ha mai portato avanti la sua riflessione prescindendo dalla sua vita». Annamaria Autiero è docente di Storia e Filosofia per la Scuola Secondaria di II grado. Laureata in Filosofia presso l Università degli Studi di Napoli Federico II, ha poi conseguito la Laurea Magistrale in scienze religiose nel 2013 discutendo la tesi Prove di dialogo tra Ebraismo e Cristianesimo: Franz Rosenzweig, per la cattedra di Teologia delle Religioni tenuta dal prof. don Francesco Iannone. Nel 2009 aveva terminato il triennio del percorso di studi discutendo la tesi Dio e uomo nel pensiero di Leo Baeck per la cattedra di Filosofia della religione tenuta dalla prof.ssa Giuseppina De Simone. Nelle mattine di sabato 13 e lunedì 15 dicembre scorsi il vescovo di Nola, mons. Beniamino Depalma, ha incontrato due folti gruppi di alunni delle scuole superiori di alcuni istituti del territorio della diocesi. Scopo dei due appuntamenti, promossi dall Ufficio Scuola diocesano, è stato quello di istituire un momento di dialogo e ascolto tra gli studenti e il vescovo. Due incontri frutto anzitutto di una promessa di Padre Beniamino agli studenti. Quest ultimo, infatti, nel suo consueto messaggio di inizio anno scolastico, chiedeva ai ragazzi di dire «come voi giovani vorreste la Chiesa» assicurando poi «che i vostri suggerimenti, le vostre proposte, le vostre critiche non solo offriranno un apporto prezioso al rinnovamento ecclesiale che desideriamo realizzare, ma costituiranno anche il vostro personale contributo per una riflessione più attenta sulle esigenze del nostro territorio». Detto fatto. Da quella provocazione sono arrivate poi le risposte dei ragazzi: i temi principali contenuti in queste ultime hanno costituito gli argomenti di discussione dei due incontri tenutisi presso il Palazzo Vescovile di Nola. Difficile riportare tutti i passaggi delle due dense discussioni. Si trattato di incontri nei quali gli alunni, moderati da Don Virgilio Marone, direttore dell Ufficio Scuola, hanno potuto esporre a mons. Beniamino, senza alcun filtro, tutto ciò che si portavano dentro: i loro desideri sulla Chiesa, quali difetti e incongruenze scorgono in essa, quali aspetti della fede non riescono ad accettare, e ancora il rapporto fede e scienza, i problemi del territorio, solo per citare alcuni punti. Dalle loro parole traspare la tipica voglia di autenticità e integrità che solo lo sguardo puro dei giovanissimi riesce ancora ad esigere fino in fondo dalla realtà e, insieme, la perplessità e in qualche caso la delusione provata quando la Chiesa che hanno incontrato quel prete o quel catechista non è stata in grado di rispecchiare le grandi aspettative che il loro cuore si porta dentro, perché troppo legata a ciò che non è essenziale, troppo appesantita dalle sue strutture, troppo presa dalle sue formalità e dunque troppo distratta per poterli ascoltare e incontrare davvero. Padre Beniamino ha risposto confessando di condividere con gli studenti il desiderio di vedere una chiesa più snella, più umana, più accogliente, meno burocratica, nella quale l istituzione non prevalga sull essenza dell esperienza cristiana. In questo senso però vi posso assicurare ha continuato il vescovo di Nola - che c è uno sforzo di semplificazione affinché le parrocchie non diventino uffici comunali, burocrazia, luoghi nei quali si va solo per la richiesta dei sacramenti. C è lo sforzo, non semplice, per costruire comunità più umane. Qualche volta, è vero, il potere dell istituzione prevale sui rapporti e questo genera fatica nella vita dei laici e anche dei preti. I ragazzi sollevano anche il rapporto Chiesa-città: in un territorio come il nostro, che vede sacche di degrado sociali anche molto profonde, come ha agito la Chiesa? Da un lato dobbiamo ricordare l impegno fattivo per il territorio di tanti cristiani esordisce Padre Beniamino ma dall altro ricordiamo quanto ci sia ancora tanto da fare nella formazione della coscienza sociale delle persone. Spesso abbiamo fatto discorsi moraleggianti e tendenti a mettere troppo in primo piano l aspetto individuale della fede, cioè il rapporto individuale di ciascuno con Dio. Il rapporto individuale va coniugato con la responsabilità per il territorio, per il creato. Altrimenti il risultato è un individualismo religioso che non ha nulla a che fare con la fede evangelica. Soprattutto nel nostro territorio noi paghiamo le conseguenze di una formazione ad una coscienza sociale lacunosa. Tra i temi sui quali i ragazzi hanno chiesto un confronto col vescovo anche nodi particolarmente attuali e spinosi come il matrimonio omosessuale e il sacerdozio femminile, entrambi punti che lasciano trasparire quanto i temi dell affettività, del corretto rapporto tra uomo e donna, della coppia natura / cultura rappresentino oggi un imprescindibile campo di dialogo anche con le nuove generazioni. Due appuntamenti, in conclusione, che hanno voluto mettere la nostra Chiesa di Nola dinanzi alle domande, alle inquietudini e ai desideri degli studenti in un reciproco atteggiamento di umile ascolto, senza il quale non è pensabile nessuna vera crescita e nessun vero rinnovamento

12 In Parrocchia P. Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha incontrato il clero nolano Comunicatore ignaziano di Luigi Mucerino Non gli è toccato questa volta di schermirsi da microfoni e telecamere: Padre Federico Lombardi è stato accolto dal presbiterio nolano in modo leggero e fraterno. L incontro si è svolto, in una delle sale storiche del seminario vescovile rivisitata con arte nuova per la circostanza ed oltre, perché non si avvertisse troppo la distanza dalla sala stampa della Santa Sede. Dal punto di vista iconico l ospite d eccezione è stato del tutto corrispondente alla figura pacata e riflessiva che di continuo vediamo nell orbita di Papa Francesco. Se si eccettua il caloroso saluto del vescovo Mons. Depalma, che ha riproposto le motivazioni dell incontro, l attacco è stato immediato. Nessun accento di autocompiacimento, nessuna battuta che sapesse di inedito. Da provetto gesuita, Padre Lombardi rimane se stesso, non cede a ondeggiamenti, nelle circostanze comuni come nel flusso talora impetuoso delle parole e dei fatti del Papa di oggi. Sicurezza e dedizione al servizio della comunicazione apostolica dentro e fuori sede, in una singolare estensione cronologica che si rapporta alle varie ultime figure di pontefici, che sono riusciti a non assomigliarsi per nulla tra di loro. Una conferma narrativa organica, così in sintesi si può dire della conversazione. Nessuna tematizzazione specifica, ma l indicazione di un cammino nel suo quotidiano snodarsi tra ciò che è episodico e ciò che è fondamentale da parte del successore di Pietro. È importante che di tutto quanto si legge e si vede del Papa si organizzi una tavola di valori e di atteggiamenti, per non rincorrere i soli momenti di passaggio. Papa Bergoglio dispone di una visione organica, in cui si tengono tra di loro esperienza e spiritualità, umanità e fede, preghiera e comunicazione. Se l occasione favorisce l impronta creativa, vista l autonomia della personalità, il sostrato di cultura e di vangelo è profondo e coerente. Interviste, telefonate e visite, sull onda talora dell improvvisazione reale o apparente che sia, si intrecciano con i tempi lunghi della meditazione e dello studio, con i ritmi lenti del confronto di permanente carattere sinodale e soprattutto della preghiera ampiamente vissuta. Per stare ai tempi recenti, pensiamo alle prospettazioni organiche a Strasburgo, ai discorsi in occasione del sinodo, soprattutto teniamo sempre in vista l Evangelii Gaudium. La voce di Padre Lombardi arriva direttamente dal campo, puntualizza quanto ci risulta in gran parte dall informazione scritta e mediatica. Il giudizio iniziale coincide con quello conclusivo: è un Papa vulcanico. Invitato ad incontrarci nell ora del nostro sinodo diocesano, Padre Lombardi non si inserisce dall esterno nella nostra storia particolare, ma non esita a disegnare l immagine di Chiesa verso cui dobbiamo muovere. Ancora una volta il relatore evidenzia di saper essere a fianco senza sporgersi e senza defilarsi. Con discernimento ignaziano. Sarebbe facile indicare le polarità del messaggio di Papa Bergoglio rischiando comunque di semplificare troppo, ma il proprio ci sfugge se non teniamo conto del registro intenso e aperto dei contenuti. Francesco è presenza di attrazione e di urto; va con audacia in ogni direzione, con il codice esclusivo del Vangelo, libero da ciò che non comunica liberazione e vita. L umanità è ferita, il credente si cura risanando gli altri con amore gioioso e sofferto, attraverso il contagio del Risorto. Varrebbe la pena allora da parte nostra affrontare una riflessione comparativa critica tra ciò che andiamo dicendo e operando con quanto il Papa sperimenta e propone dal vivo. Potrebbe farci bene! ACforAIRC Week-end della solidarietà a Pomigliano d Arco (Paciano) Fare la spesa per i poveri XVIII edizione della Giornata nazionale dedicata alla raccolta di generi alimentari per i poveri Maria SS. Liberatrice dai Flagelli: un dicembre speciale 40 compleanno e Notte Bianca al Santuario 18 19

13 Week-end della solidarietà a Pomigliano d Arco (Paciano) ACforAIRC di Luigi Di Mauro XVIII edizione della Giornata nazionale dedicata alla raccolta di generi alimentari per i poveri Fare la spesa per i poveri di Carmela Somma e Francesca Pia Puca in Parrocchia Nelle giornate di sabato 6 e domenica 7 dicembre, nella parrocchia di San Pietro di Pomigliano d Arco, nel rione Paciano, si è svolto un week-end di solidarietà con lo scopo di raccogliere un contributo economico da devolvere all AIRC (Associazione italiana per la ricerca sul cancro). L idea è partita dagli educatori ACR (Azione Cattolica ragazzi), i quali dopo aver dedicato svariate riunione del mese di Novembre al tema della carità, hanno deciso di attuare, per questo importante fondamento cristiano, un evento articolato in due giornate denominato #AC for AIRC e a dispetto del nome dell evento, l organizzazione è riuscita a coinvolgere tutti gli altri gruppi parrocchiali, ed anche membri dell Azione Cattolica di altre parrocchie della città hanno dimostrato un forte un interesse per l iniziativa, partecipando e coinvolgendo i loro gruppi. Entrando nello specifico, nella serata di sabato 6 è stata programmata una cena di beneficenza. L organizzazione era a carico dei soli responsabili dell Azione Cattolica, ma data la trasversalità del tema, la cena ha coinvolto tutta la comunità, creando un clima fraterno e carico di affetto che ha portato ogni singolo partecipante a fare una bella e vera esperienza di chiesa. Tutti hanno dato il loro contributo, nessuno si è risparmiato, chi con poco... chi con tanto...ognuno si è sentito coinvolto pienamente nell evento. Quando la serata stava per iniziare, noi giovani di AC (i promotori dell evento) eravamo un pò in ansia, sapevamo che sarebbe stata dura, nessuno di noi ha esperienza nel ramo alberghiero, e proprio quella sera di prenotati ne avevamo centosettanta! Di fatti fino all ultimo siamo stati lì a cercare tavoli e sedie per tutti. Nonostante ciò la serata ha avuto inizio e tra l ottima cucina, l efficiente servizio di camerieri e un efficace servizio di intrattenimento tra un pasto e l altro, la serata è trascorsa tra sane risate e complimenti che fioccavano. Tra noi c era anche il professor Natale Cennamo, delegato del comitato AIRC Campania, che durante la cena, non solo ci ha offerto i saluti e i ringraziamenti di tutta l associazione, ma ci ha anche ricordato l importanza che ha per le tante persone affette da questo male, che sembra essere sempre di più la malattia del nuovo millennio. Mentre in serata ci siamo deliziati con le migliori leccornie di Pacciano nella mattina del giorno seguente, domenica 7, dopo aver partecipato alla celebrazione eucaristica, per chiudere il weekend dedicato alla solidarietà è stata disputata una partita interparrocchiale (parrocchie di San Pietro, San Francesco e la nostra) di calcio al campo Palmese situato nel quartiere di Paciano, anche lo sport ha dato il suo contributo alla solidarietà! Per sensibilizzare gli spettatori e promuovere l intera organizzazione i giocatori indossavano delle maglie con la scritta #ACforAIRC. Forti sono state le motivazioni umane e spirituali che hanno spinto alla progettazione di questo week-end di solidarietà, alla fine del quale siamo riusciti a devolvere all AIRC circa 600. In particolare nei membri dell AC di Paciano c era la voglia e lo scopo di essere vicini a tutti gli abitanti della zona che sono stati colpiti e lottano contro il cancro e a tutti i loro familiari che li aiutano in questa battaglia. È stato tutto molto bello ed emozionante, ancora incontriamo persone per strada che ci raccontano di come sia stato bello. Beh che dire, è stato un weekend prolungato, molto ma molto pieno...pieno di volti, pieno di persone, pieno di sorrisi, pieno di storie che si sono intrecciate e che insieme hanno un unico grande obiettivo, essere una comunità in cammino sulle orme del Signore. Ogni anno, l ultimo sabato di Novembre l associazione Banco Alimentare Onlus organizza la Giornata della Colletta Alimentare che quest anno è arrivata alle XVIII edizione. Sicuramente il nome ispira di per sé qualcosa di buono, ma cos è concretamente la colletta alimentare? In Italia ci sono persone che soffrono la povertà e la Giornata è un occasione per aiutarle con un gesto molto semplice, alla portata di tutti e che non richiede una grande offerta. Così l abitudine quotidiana di andare a fare la spesa diventa un pretesto per fare del bene: un pacco di pasta, di biscotti, prodotti per neonati e altro ancora che normalmente sarebbe andato nelle nostre dispense diventa dono per chi ne ha più bisogno, per chi non riesce a portare il piatto a tavola per sé e per i propri figli tutti i giorni e spera nell Amore gratuito di chi tutto ciò ha il privilegio di poterselo permettere. Come ha detto Papa Francesco lo scorso anno: Vi invito a fare posto nel vostro cuore a questa urgenza, rispettando questo diritto dato da Dio a tutti di poter aver accesso ad un alimentazione adeguata. Condividiamo quel che abbiamo nella carità cristiana con chi è costretto ad affrontare numerosi ostacoli per soddisfare un bisogno così primario. Invito tutti noi a smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane non abbiano un impatto sulle vite di chi la fame la soffre sulla propria pelle. Il 29 Novembre ciascuno di noi ha avuto la possibilità di poter contribuire a questa iniziativa e tantissimi ragazzi, giovani e adulti hanno lavorato fuori le porte dei supermercati per rendere partecipi i clienti e per raccogliere tutti i prodotti che sono stati donati. Essere fuori al supermercato ha offerto a noi l opportunità concreta di fare qualcosa per l altro. Ognuno ha donato un paio di ore della sua giornata libera a questa iniziativa. Abbiamo iniziato alle 8 di mattina e terminato nel tardo pomeriggio; avevamo il compito di persuadere i clienti del supermercato affinché tra le tante cose che erano intenti a comprare avessero comprato una cosa anche per noi. Eravamo lì un pò spettatori di un mondo che corre verso qualcosa e che non sempre è disponibile ad aiutare o anche solo ad ascoltare. Hanno varcato le soglie del supermercato persone di tutti i tipi: bambini, giovani, anziani, donne, uomini, coppie di fidanzati, famiglie intere, tutti presi dalla loro spesa, dai loro problemi e l altro? nelle nostre vite che posto occupa? Questa è la domanda che ci siamo posti e che in alcuni casi abbiamo posto per cercare di ottenere anche un solo pacco di pasta. La giornata è stata lunga e faticosa quando impotenti davanti a chi decideva di ignorare la nostra richiesta potevamo solo tacere ma, è trascorsa velocemente quando donne e uomini anziani, bambini o famiglie intere, facevano la spesa per le loro case e per quelle dei più poveri e lo portavano a noi con un sorriso smagliante, soddisfatti per aver avuto l opportunità di aiutare. E noi oggi felici del risultato ottenuto, gridiamo un grande GRAZIE, a quei tanti giovani che hanno aiutato, a chi ha comprato qualcosa, a chi ha ignorato le nostre parole permettendo a noi di essere ancor più grintosi e determinati. Ma il grazie più grande va a Lui che nulla pone a caso nelle nostre vite e sempre ci permette di essere strumento nelle Sue mani

14 Maria SANTISSIMA Liberatrice dai Flagelli: un dicembre speciale in Parrocchia Questo mese di dicembre è stato davvero speciale per la comunità parrocchiale del Santuario Maria SS. Liberatrice dai Flagelli di Boscoreale. L 1 dicembre, infatti, è ricorso il 40 anniversario dell erezione a parrocchia del Santuario. Sabato 13, poi, è stata la volta della Notte Bianca al Santuario, appuntamento giunto quest anno alla quarta edizione e che vede coinvolto l intero quartiere in una serata di arte, canti, teatro e tanto divertimento. Nell articolo qui di seguito Ambrogio Vitiello ci parla del giorno dell anniversario parrocchiale e ci racconta in pillole la storia dell immagine di Maria SS Liberatrice dai Flagelli. Nella pagina accanto, invece, il racconto della Notte Bianca nelle parole di Antonietta Di Martino 40 Compleanno di Ambrogio Vitiello Lo scorso 1 dicembre la comunità del Santuario Maria SS. Liberatrice dai Flagelli di Boscoreale ha vissuto un importante appuntamento: ricorrevano, infatti, quarant anni da quando nel 1974 l allora vescovo di Nola, mons. Guerino Grimaldi, erigeva a parrocchia il Santuario. Quest ultimo, sito in via dei Gesuiti, esisteva già da tempo, da quando alla fine dell 800 fu rivenuto il quadro della Madonna Liberatrice nella cappella dei Gesuiti (che in quel luogo ne avevano mantenuto vivo il culto). Prima di diventare parrocchia, il Santuario dipendeva dalla chiesa dell Immacolata Concezione. Proprio nel primo giorno di questo mese di dicembre, quindi, per sottolineare l importante ricorrenza, l attuale parroco don Tommaso Ferraro e la sua comunità hanno voluto vivere una serata di spiritualità e fraternità. Prima, in Santuario, la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Nola mons. Beniamino Depalma, poi nei locali attigui alla parrocchia un momento di festa. La devozione verso la Madonna Liberatrice dai Flagelli nella zona di Boscoreale ove ora sorge il Santuario è molto radicata. Risalirebbe, infatti, secondo alcune fonti, al tardo quattrocento per opera dei padri francescani, i quali avrebbero costruito in onore della Vergine una piccola cappella dove si raccoglievano 22 i pochi contadini della zona nei giorni festivi. Tempo dopo, poco distante da dove, qualche decennio prima, era sorta la cappella intitolata alla Madonna Liberatrice, sorse la chiesa di San Francesco con annesso convento nella contrada che oggi viene chiamata, appunto, San Francesco. La contrada, quindi, dove sorgeva la cappella della Madonna Liberatrice venne denominata più tardi, in contrapposizione a quella vicina di San Francesco, ai Gesuiti, perché questi avevano rimesso a nuovo alcune case coloniche intorno alla cappella. Col sopraggiungere dei Gesuiti, dunque, la cappella fatiscente, fu sostituita con un altra ed un piccolo campanile. In seguito, quando nel 1773, Papa Clemente XIV soppresse la Compagnia di Gesù, i padri si dispersero e la cappella fu dunque abbandonata. Successivamente e siamo verso la fine del 800 il culto alla sacra immagine di Maria Liberatrice dai Flagelli si riaccese. Come? Si racconta che ciò avvenne in seguito ad un prodigioso ritrovamento della sacra effigie da parte dell artigiano Francesco Barbuto. Questi, sorpreso da un forte temporale proprio mentre attraversava presso la contrada ai Gesuiti si nascose nella ex cappellina, ormai ridotta a fienile, nella quale però, trascurata e dimenticata, giaceva la sacra immagine sotto un cumulo di erbacce. Fu poi tra il 1915 e il 1920 che iniziò a farsi strada e poi a concretizzarsi il progetto della costruzione di una chiesa in luogo della cappella. Solo nel 1948 il Vescovo dell epoca, Mons. Michele Camerlengo, chiese ed ottenne con Decreto Presidenziale del 28 settembre 1948 il riconoscimento della personalità giuridica della chiesa Santa Maria Liberatrice dai Flagelli. Il 1965 è un anno importante: Mons. Adolfo Binni, allora vescovo di Nola, vista anche l importante e sempre larga devozione che circondava la Madonna Liberatrice dai Flagelli, decise di avviare una forte ristrutturazione del tempio sacro sede dell immagine sacra e inoltre affidò al Professor Edmondo Chiodini, artista romano, la preparazione e l esecuzione di un nuovo quadro. A lavori ultimati poi, nel 1974, come abbiamo detto, decretò ufficialmente l erezione di una nuova parrocchia nel Comune di Boscoreale, sotto il titolo di Maria S.S. Liberatrice dai Flagelli con sede nell omonimo santuario. Come risulta da questi pochi cenni storici, quindi, la vicenda della sacra immagine mariana venerata nel tempio boschese è lunga e varia e continua ad essere scritta ai nostri giorni sotto la guida del parroco-rettore don Tommaso. Notte Bianca al Santuario di Antonietta Di Martino La speranza è qualcosa con le ali, che dimora nell anima, canta la melodia senza parole e non si ferma mai! Eccoci qui, abbiamo spiccato il volo per il quarto anno consecutivo. Il parroco Don Tommaso Ferraro e noi membri della comunità Maria SS. Liberatrice dai Flagelli siamo stati lieti di presentare l evento Notte Bianca al Santuario lo scorso sabato 13 dicembre, a partire della otto di sera. L appuntamento sta diventando di anno in anno un classico per il nostro quartiere: la festa di tutta la comunità che anticipa il periodo natalizio. In serbo per tutti c è stata una grande serata. A fare da sfondo c è stata musica popolare campana, canti religiosi, teatro e gastronomia (decisamente all altezza della situazione la degustazione di parmigiana di melanzana ). Tutto era al suo posto. I volti di tutti erano luminosi e attivi, ognuno con il proprio ruolo, dal più piccolo al più grande. Tra le pareti riecheggiano ancora le note di canti e di prose da un Va pensiero del coro parrocchiale ad un Quanno nascette ninno del gruppo Stella Vesuviana, gruppo di giovani artisti provenienti dall est vesuviano. Gli sguardi dei bambini, incantati, rimarranno a lungo impressi nella mente di tutti noi. I tanti giovani accorsi poi, hanno reso la serata davvero bella e ricca di armonia. Un nutrito nugolo di adulti ha reso il servizio vigilanza il più sicuro possibile, gioiosi nel loro piccolo di aver dato un contributo alla bella riuscita della festa. La città di Boscoreale anche nella serata di Santa Lucia, ha brillato di luci, colori e speranze. Insomma, a dispetto delle difficoltà che il nostro quartiere vive, questa serata, questo evento, questa festa sono stati ancora una volta la dimostrazione che nonostante tutto qui si va avanti desiderosi di riscatto e il riscatto è stato riempito dai tanti e intensi applausi ( e dall emozione di coloro che hanno presentato la serata dinanzi al pubblico, alcuni dei quali solo da poco entrati a far parte della realtà parrocchiale ). Molto apprezzato inoltre poi il concorso Il mio albero di Natale con quale è stato premiato l albero di Natale meglio allestito del quartiere: giudice d eccezione giudice d eccezione il vicario generale della diocesi di Nola mons. Pasquale D Onofrio. 23

15 È uscito da poche settimane il libro Una Chiesa per gli altri. Il Concilio Vaticano II e le religioni non cristiane di Francesco Iannone. L autore è presbitero della diocesi di Nola. Dopo la Licenza in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, ha conseguito il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell Italia meridionale di Napoli, dove è professore di Teologia Trinitaria. È Direttore dell Istituto Superiore di Scienze Religiose di Nola. In Rubrica «Don Francesco Iannone prende spunto da un ottima descrizione della teologia preconciliare e della ben nota tesi extra ecclesiam nulla salus ; esamina poi in un modo molto dettagliato ed illuminante le enunciazioni del Concilio, usando non solo i suoi atti, ma anche la documentazione ed i fondi disponibili relativi ai suoi protagonisti. Così, in una situazione in cui la generazione dei Padri conciliari si sta esaurendo e svaniscono le memorie immediate, lo studio ci offre un contributo molto prezioso per una informativa sui dibattiti conciliari, il loro fondo teologico e i loro risultati» (dalla Prefazione del card. W. Kasper) è disponibile il nuovo numero di Teologia e Vita, la rivista scientifica dell Istituto Superiore di Scienze Religiose di Nola G. Duns Scoto. In questo numero il lettore troverà gli articoli di Ernesto Borghi, docente di Sacra Scrittura, Gaia De Vecchi, docente di Teologia Morale e di Francesco Manganelli, docente di Sociologia. Chiude il numero il contributo di Anna D Alessio, docente di Pedagogia. Puoi acquistarla o richiedere copia dei numeri precedenti scrivendo a oppure rivolgiti alla segreteria dell Istituto Superiore di Scienze Religiose di Nola o anche all Ufficio per le Comunicazioni Sociali della diocesi. Il santo degli accanttoncelli Padre Ludovico da Casoria, proclamato santo lo scorso 23 novembre, studiò presso il seminario di Nola Tra orizzontale e verticale Il metodo cristologico fondamentale per il dialogo ecumenico 24 25

16 P. Ludovico da Casoria, proclamato santo il 23 novembre, studiò presso il seminario di Nola Il santo degli accanttoncelli di Antonio Averaimo Il metodo cristologico fondamentale per il dialogo ecumenico Tra orizzontale e verticale di Paolo Di Palo in Rubrica Spese l intera sua vita al servizio del prossimo. Il 23 novembre scorso, nell anno del bicentenario della sua nascita, Padre Ludovico da Casoria, sacerdote francescano, è stato proclamato santo nella solenne celebrazione presieduta da Papa Francesco in piazza San Pietro. Oltre 70mila fedeli hanno partecipato al rito di canonizzazione, che ha elevato alla gloria degli altari altri cinque santi: gli italiani Giovanni Antonio Farina, Nicola da Longobardi, Amato Ronconi, e gli indiani Kuriakose Elias Chavara ed Eufrasia Eluvathingal del Sacro Cuore. «L esempio dei santi italiani - ha detto il Papa durante l Angelus - aiuti il caro popolo italiano a ravvivare lo spirito di collaborazione e di concordia per il bene comune e a guardare con speranza al futuro». A sbloccare l iter previsto dalla Chiesa per la canonizzazione del frate napoletano, è stato il riconoscimento di un miracolo: vent anni fa, grazie alla sua intercessione, una neonata guarì prodigiosamente da una grave malformazione congenita del ginocchio destro. A Padre Ludovico la fama di santità fu riconosciuta già in vita: rappresentò una delle figure religiose più amate e popolari dell Ottocento, non solo a Napoli. Quando morì a Posillipo, nel 1885, i suoi funerali richiamarono una imponente folla di fedeli da tutta la Penisola. Il suo nome originario fu Arcangelo Palmentieri, prese il nome di Ludovico quando, nel 1832, entrò nell Ordine dei Frati Minori Alcantarini. Dopo gli studi presso il seminario di Nola, nel 1837, fu ordinato sacerdote. Ma già si manifestava, in quel periodo, la sua vocazione all aiuto dei bisognosi. In mezzo agli impegni dell insegnamento, 26 si dedicò a una farmacia-infermeria per i frati malati e per i sacerdoti poveri del Terz Ordine. Da qui in poi sarebbe stato un continuo fiorire di opere di carità. A Materdei raccolse dalle strade migliaia di scugnizzi, i famosi «accattoncelli», per poi avviarli ai mestieri tradizionali e alla moderna tipografia. A Posillipo creò l Ospizio Marino per i vecchi pescatori: per padre Ludovico essi non erano «soltanto un tema per le cartoline di Napoli pittoresca, ma una umanità tutta a sé, dipendente dai capricci del mare, e con un destino precario». Con i pescatori c erano i bambini affetti da scrofolosi, una forma particolare di tubercolosi, che in quel posto potevano respirare l aria salubre del mare. Nel 1871, ad Assisi nacque l Istituto Serafico, destinato ad accogliere ciechi e sordomuti. Contemporaneamente, in altre città realizzò convitti per orfani. La sua opera di carità varcò i confini nazionali. Grande fu l impegno del frate di Casoria per riscattare i bambini africani venduti come schiavi, accolti nel convento La Palma allo Scudillo. Ideò il progetto secondo cui i missionari dovessero essere reclutati fra gli stessi indigeni («L Africa deve convertire l Africa», sosteneva). Per gestire e sostenere i vari istituti sorti per orfani, sordomuti, rachitici, sofferenti e poveri in genere, fondò i Frati Bigi (oggi scomparsi) e le Suore Elisabettine Bigie. Fu uno straordinario ispiratore: Bartolo Longo gli deve molto per quanto realizzato a Pompei; Padre Agostino Gemelli, nella sua Accademia di Religione e Scienza, vide il primo seme dell Università Cattolica. Con la canonizzazione di Padre Ludovico prosegue, per la città di Casoria e per l intera Chiesa campana, una stagione luminosa, iniziata con la canonizzazione di Giulia Salzano nel 2010 e che proseguirà ancora, nel corso del 2015, con la proclamazione di un altra santa, Maria Cristina Brando, e la beatificazione di suor Luigia Velotti. «Dialogare»: a livello umano implica conoscenza e applicazione di principi che permettono, ai soggetti interessati, di incanalare correttamente e fruttuosamente gli sforzi che essi attuano per incontrarsi. A livello teologico, occorre definire i criteri che fissino le coordinate entro cui porre le problematiche e sviluppare le argomentazioni. Il punto di riferimento essenziale è la ricerca dell unità. Quanto si può creare centra il cuore della comunità credente nella comune identità cristiana e, al tempo stesso, legittima l esistenza di diverse prospettive al suo interno. Possiamo così individuare i percorsi, enucleati anche dalla Comunità cristiana cattolica, divenuti patrimonio condiviso dell ecumene. Essi possono essere così enunciati: il metodo cristologico, la gerarchia della verità, il rapporto tra contenuto di verità e sua espressione formale, il principio di Lund. Il metodo cristologico. Esso ha il suo punto di partenza nel confronto avvenuto nella Commissione di «Fede e Costituzione», con il passaggio dal metodo comparativo al metodo cristologico. Il metodo comparativo è una comparazione «orizzontale» tra le diverse posizioni delle chiese in ambito dottrinale, per evidenziare aspetti comuni e divergenti. Ma ci si rese conto di orientare la riflessione verso un dinamismo di ricentramento sul fondamento cristologico delle convergenze fra le chiese, in modo da rafforzarne la valenza e rendere il dialogo ecumenico un cammino anche spirituale, di conversione a Cristo. É il metodo «verticale» perché si sostanzia in ritorno diacronico al fulcro della fede. La sua formulazione così è: «Abbiamo visto con chiarezza che non possiamo fare alcun reale passo avanti verso l unità se ci limitiamo a comparare le nostre diverse concezioni della natura della Chiesa e le tradizioni che la incarnano. Ma ancora una volta è emerso chiaramente che più cerchiamo di avvicinarci a Cristo, più ci avviciniamo tra di noi. Dobbiamo quindi superare le nostre divisioni e avanzare verso una comprensione più profonda e più ricca del mistero dell unità, donata da Dio, di Cristo con la sua Chiesa». Se si volesse rendere visivamente questo dinamismo, un principio di geometria ci viene incontro: la distanza tra i punti di una circonferenza diminuisce con il diminuire del raggio della conferenza stessa. Questa analogia ci occorre perché ci aiuta a scoprire il punto di partenza del raggio della circonferenza stessa: è il Cristo; i punti della circonferenza sono le chiese nelle sue diverse espressioni. Più si avvicinano a Cristo, imitandone lo stile di unità e di comunione e sforzandosi di aderire con la propria vita al suo messaggio (minore lunghezza del raggio), più diminuiscono le divergenze (minore distanza tra i punti della conferenza). Applicando questo metodo cristologico in maniera fruttuosa potremo recuperare la verità del metodo verticale. Purtroppo dobbiamo invece affermare che negli ultimi decenni, accogliendo alcune istanze della metodologia contestuale, si ha il ripristino di una dimensione semplicemente orizzontale. Dal punto di vista ecumenico, tali metodologie sono interessanti perché ciascuna tradizione confessionale costituisce in se stessa un contesto di lettura teologica che coniuga, seppure in maniera diversa, la prospettiva diacronica con quella sincronica. Ma le metodologie contestuali, soprattutto quando sono eccessivamente radicali e ideologiche, costituiscono di fatto, un area di convergenza interconfessionale. É probabile al futuro del dialogo ecumenico la richiesta di integrare le diverse prospettive metodologiche, mantenendo come prevalente e irrinunciabile l approccio cristologico. 27

17 Diocesi di Nola Natale 2014 Natale, per diventare più uomini Che cosa ci rende umani? È una domanda alla quale è difficilissimo dare una risposta. Potremmo azzardarne tante: la nostra capacità d amare e di essere in relazione con gli altri i nostri talenti, la razionalità e i sistemi di pensiero con i quali ci applichiamo per affrontare le piccole e grandi vicende della vita. Potremmo scegliere anche risposte più intimiste: ci fa umani il sorriso dolce della persona che ci fa star bene, le dita di un bimbo che stringono le nostre, un grazie detto col cuore, la tenerezza di un anziano che viene curato con rispetto. Così potremmo scegliere risposte di più forte spessore sociale: ci fa umani la tensione al bene comune, la passione per l educazione delle nuove generazioni, l ingegno con il quale costruiamo i luoghi, i tempi e i modi della convivenza civile. Abbiamo anche un altra opportunità, a pensarci bene, ovvero definire l umano a partire dalla lettura della realtà in cui viviamo: e allora possono dire la nostra umanità le fatiche e le gioie dell ordinario, le vecchie e nuove fragilità che ci assalgono, la bellezza delle storie in cui vince la promozione e la difesa della dignità di ogni persona. Tutte queste risposte, in realtà, sono necessarie ma non sufficienti. Ci manca un principio che le unifichi tutte. Un punto di partenza. E per chi crede un origine dell umano c è ed è chiara: è quel preciso istante in cui Dio Padre ha sognato, pensato, voluto e dunque creato l uomo perché fosse al suo fianco, perché averlo con sé, corresponsabile del suo progetto, era, è e sarà cosa molto buona e giusta. Ecco, l umanità ha un principio ordinatore nell atto creatore di Dio: l uomo è tale perché ha una storia da costruire insieme agli altri; l uomo è tale perché dentro di sé è stato gettato il seme della bontà e della giustizia, dal quale deriva tutto il resto; l uomo esprime l infinito e l eterno che il Signore ha seminato in lui quando comprende che il segreto della vita è amare l altro come Dio ci ha amati. Una persona che vive senza la consapevolezza del grande sogno che l ha generato, semplicemente, diventa giorno dopo giorno disumano. E, allo stesso tempo, sono tanti fattori sociali, economici, culturali che provano ad oscurare il sogno di Dio sui suoi figli, disumanizzandoci: i lacci della malavita e dell illegalità, il domìnio cinico del mercato, l assenza del lavoro, la fragilità delle relazioni, la spinta individualista, la trappola del tempo, le città desertificate, le tecnologie alienanti, la perdita della memoria, la rinuncia al senso delle cose, la sfiducia nel futuro. Il tempo del Natale, che ci apprestiamo a vivere, davvero è un occasione proficua per chiederci come essere pienamente umani. Come riappropriarci dell essenziale di noi stessi e delle nostre vite, come renderne testimonianza, come sanare le ferite che tolgono dignità alle persone. Un icona può guidarci in questa ricerca: la Santa famiglia di Nazareth, metafora di un umanità piena che non ha paura di dire sì al progetto di Dio, accoglie il mistero della vita, affronta la croce, gusta la Resurrezione. Ci sia una Sacra famiglia in ogni casa, non solo in questi giorni in cui siamo solito abbellire la casa con il presepe. Sia bene in vista, perché possa essere fonte di ispirazione e di sostegno nei momenti in cui ci sentiamo feriti e sul punto di crollare. Chiedo, con umiltà, anche ai non credenti di tenere in casa questo simbolo di profonda laicità: Maria, Giuseppe e Gesù sono emigranti in fuga, poi una famiglia di onesti e semplici lavoratori, quindi persone che dal vincolo di una relazione profonda e sincera maturano scelte di giustizia e libertà. La Sacra famiglia guidi il nostro cammino, e il cammino della Chiesa. Di una Chiesa che si è messa oggi, senza superbia, sulle tracce dell umanità vera. Per riscoprirsi, essa stessa, più umana. Attraverso il Sinodo diocesano, ora entrato nel vivo, attraverso la prossima decisiva Assemblea ordinaria dei vescovi sulla famiglia, attraverso il Convegno ecclesiale nazionale di Firenze del 2015, vogliamo dire al popolo di Dio che la Chiesa non è distante dagli uomini e dalle donne di questo tempo, non è distante dei problemi ma anzi vi si vuole immergere senza paura e senza presunzione. L uomo ci interessa, ci interessa che ogni persona, come Maria e Giuseppe, abbia la forza di affrontare la vita trasformandola in un canto di gioia. Per noi tutti, credenti e non, la sfida bella del Natale è quella di non accontentarci di un breve momento di emotiva felicità. Mettiamoci alla ricerca delle radici più profonde di noi stessi. Partendo dai gesti più semplici, dalle persone più vicine: riconciliarci con chi si è allontanato, ascoltare chi ha bisogno di condividere le fatiche del vivere, trovare il coraggio di abbracciare chi si sente fragile e solo. Da qui si parte per riprenderci la nostra umanità e realizzare il sogno di Dio su ciascuno dei suoi figli. + Beniamino Depalma

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