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1 I Pellicani

2 In copertina: Caravaggio, Sette opere di misericordia ( ) 2012 Lindau s.r.l. corso Re Umberto Torino Prima edizione: ottobre 2012 ISBN

3 Bruno Fasani IL BENE DEL FARE Le opere di misericordia per un mondo indifferente

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5 IL BENE DEL FARE

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7 Introduzione Sto leggendo a piccoli «sorsi», così come è necessario fare quando si vuol metabolizzare un messaggio, un libro di singolare originalità e profondità, che mi ha attratto per il suo titolo: Abbiamo perso i sensi? 1. L autore è Amedeo Cencini, esperto come pochi dell animo umano e del vivere da cristiani. Ciò che mi ha colpito fin da subito è stata la diagnosi del male del nostro tempo, quello che tutti chiamano con nomi differenti, senza mai guardarlo in faccia per quello che è, ossia un anestesia dei sensi che ci impedisce di vedere e di sentire ciò che passa nella vita e nel cuore degli altri. Sostiene Pierangelo Sequeri, teologo, scrittore e musicista: Abbiamo gli occhi pieni di immagini e diventiamo sempre più miopi, siamo completamente avvolti di suoni e non sentiamo più niente. Il profumo delle cose è un vago ricordo, assumiamo sostanze che rendono l olfatto inservibile. Tocchiamo tutto e non riusciamo più a essere toccati da niente. L intimità della gioia, l intimità del dolore, nostro e altrui, li conosciamo soltanto come eccipiente dello spot che ci deve vendere qualcosa. 2

8 8 IL BENE DEL FARE Gli fa eco Pietro Pisarra: Abbiamo perso i sensi, li abbiamo persi quasi senza accorgercene, quando tutto attorno a noi sembrava indicare il loro trionfo: culto del corpo, esaltazione della sensualità, in una frenesia di consumi, di viaggi, di esperienze [ ] Li abbiamo persi. Dei sensi, quelli veri, restano soltanto delle pallide maschere. Inondati di immagini, storditi dal rumore, abbruttiti dalla volgarità e dalla banalità, anestetizzati da deodoranti e profumi, intontiti dai tranquillanti, ci siamo trovati, da un giorno all altro con una sfilza di protesi sofisticate, cellulari, palmari, microscopiche macchine fotografiche [ ] e sempre più insensibili. Estranei al dolore del mondo e, tuttavia, pronti a versare una lacrima di compassione quando la morte si fa spettacolo. 3 Progressivamente, senza rendercene conto, come in una metastasi che avanza silenziosa e violenta, siamo diventati indifferenti. Vediamo il male e la sofferenza, ma non ne veniamo toccati. Quando qualche tempo fa mi proposero di commentare le opere di misericordia, in un primo momento ebbi l impressione di un ritorno al passato, una rivisitazione delle pratiche care alla Devotio moderna, tanto in auge tra le nonne dei secoli scorsi. Quante volte ci siamo sentiti dire, in toni solenni come le loro gonne lunghe e avvolgenti, che bisogna sopportare con pazienza le persone moleste? E se dare un piatto di minestra o un tozzo di pane ai poveri che giravano di paese in paese e dormivano nelle stalle, era fatto consueto e pacificamente praticato, più difficile diventava seguire il percorso delle opere di misericordia spirituali, che richiedevano discernimento e intelligente delicatezza.

9 INTRODUZIONE 9 Eppure, ce le insegnavano quali principi fondanti della vita cristiana e la pratica di impararle a memoria faceva sedimentare in noi, pian piano, un sentire che aspettava soltanto d essere applicato al verificarsi delle varie circostanze. È stata, quindi, una piacevole riscoperta percorrerle una a una con l occhio nuovo di chi vive in tempi così diversi rispetto a quelli della loro formulazione originaria. Farlo ha significato, soprattutto, riportare alla coscienza e all evidenza alcune considerazioni di fondo. Ne ho individuate almeno tre, che ritengo importanti: 1. Le opere di misericordia ci aiutano a capire che il limite della creatura umana, benché si esprima con modalità diverse, è patrimonio comune a tutti i tempi e a tutte le culture. 2. Ci spingono a fare nostra la convinzione che il segreto della gioia stia nell uscire da noi stessi per andare incontro agli altri. 3. Infine, ci ricordano la dimensione sociale del soffrire, per la quale è necessaria una risposta dello Stato, ma prima ancora da parte del vicino. Indubbiamente, ci potrà sembrare superato il linguaggio con il quale sono espresse alcune di queste opere di misericordia. Se dar da mangiare a chi ha fame conserva una sua evidentissima e moderna attualità, sono di ben più ardua comprensione oggi le esortazioni a dar da bere agli assetati, a vestire chi è nudo e a consigliare i dubbiosi, i peccatori o gli ignoranti. E come accogliere l invito a visitare i carcerati, all interno di una cultura che oscilla tra il perdonismo a buon mercato e la demonizzazione dello sbattere in carcere e buttare via la chiave? Tuttavia, basta risvegliarsi dall anestesia per vedere quale galassia di malesseri si nasconda dietro le situazioni che

10 10 IL BENE DEL FARE esse descrivono. Quanta gente nel mondo non ha ancora diritto al bene primario dell acqua? Quante speculazioni e affari loschi si consumano quotidianamente nel gioco degli appalti e dei servizi legati alla rete distributiva di questo bene? E quanti dubbi e ignoranza si nascondono dietro quello che chiamiamo stress della vita, spesso attutito con il ricorso agli psicofarmaci, ad alcol, droghe di vario genere, slot machines fino a spingere al suicidio come forma estrema di fuga? Sofferenze che ci interpellano, chiedendoci di acutizzare lo sguardo per poterle scorgere, interpretare e, se possibile, guarire. Non si tratta, peraltro, di improvvisarsi salvatori, quasi a trasformarsi in una sorta di protezione civile sociale. L importante è prendere coscienza che solo dalla capacità di far comunione con il limite altrui è possibile far scaturire la gioia, ossia stare bene. Scriveva il pensatore danese Søren Kierkegaard: «La porta della felicità si apre verso l esterno: chi tenta di forzarla in senso contrario finisce per chiuderla sempre di più» 4. È un insegnamento che vale non solo per chi ha il dono della fede, ma per ogni persona. È soltanto respirando l ossigeno della relazione con gli altri che la «stanza» della vita prende aria e luce, diventando viva per davvero. Lo vediamo bene anche nelle persone che invecchiano. Quando rimangono aperte alla relazione, interessandosi a ciò che succede intorno, diventano piacevoli punti di riferimento per tutti. Chi, al contrario, si chiude in un brontolio di rassegnato rifiuto, finisce per diventare insopportabile a se stesso e agli altri. Ora, l illusione del nostro tempo è quella di confondere il brusio dei messaggi con la capacità di comunicare. Niente di più sbagliato. Anzi, c è il rischio che il rumore non con-

11 INTRODUZIONE 11 senta di cogliere la solitudine reale, profonda dell uomo contemporaneo. Quando si confonde lo stare bene con il piacere e il sentirsi bene, vuol dire che la porta che si sta chiudendo verso l interno. Piacere e sentirsi bene sono fattori soggettivi, che le persone cercano in se stesse e che possono finire da un momento all altro per le cause più disparate. E, soprattutto, sono un insulto alle parole del filosofo e a quelle del Vangelo, quando ci invitano a cercare all esterno la nostra felicità. Il percorso delle opere di misericordia è una straordinaria pedagogia del cuore, soprattutto per educare le nuove generazioni a realizzare la loro vocazione a una umanità in pienezza. Infine, non va scordato che le situazioni che fanno appello alla nostra misericordia costituiscono una vera e propria questione sociale. Ne abbiamo coscienza guardando ai tanti disagi che aspettano risposta. Quasi sempre ci limitiamo, non senza una certa ipocrita indifferenza, a reclamare l intervento del servizio pubblico o comunque degli altri, e non ci rendiamo conto di quanto ci coinvolgano da vicino. Sentiamo di persone anziane che muoiono in solitudine senza che nessuno sia presente. E subito lì a chiederci dove fossero i parenti, gli assistenti sociali Veniamo a sapere di famiglie che vivono nella difficoltà, spesso nella violenza, nell ignoranza che abbruttisce. E il ritornello è sempre lo stesso. Ci raccontano di giovani che crescono schiacciati dal peso di diventare grandi. Ed eccoci lì a fare discorsi sui massimi sistemi, per incolpare Chiesa, la scuola o i genitori. Riprendere in mano le opere di misericordia, tornare a insegnarle, a parlarne dentro le famiglie, a farne oggetto di catechesi vuol dire gettare un cono di luce su ciò che passa

12 12 IL BENE DEL FARE nel cuore del nostro prossimo, ma prima ancora significa illuminare quella parte di noi stessi che non ama essere disturbata nel torpore dell indifferenza. Se salviamo gli altri, salviamo noi stessi. Che poi, altro non è che il messaggio dell unico Maestro. Solo chi perde la vita per amore la troverà. 1 Amedeo Cencini, Abbiamo perso i sensi?, Alla ricerca della sensibilità credente, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) Pierangelo Sequeri, La bellezza di Dio e i suoi segni, «Avvenire», 18 novembre Pietro Pisarra, Il giardino delle delizie, Sensi e spiritualità, AVE, Roma Søren Kierkegaard, Aut Aut, in Opere, Sansoni, Firenze 1972, p. 10.

13 Dar da mangiare agli affamati «Qualunque cosa avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l avrete fatto a me.» La Chiesa ha visto nelle «opere di misericordia» il messaggio che costituisce il parametro del giudizio finale. È questo il codice stradale per il paradiso. Rispettare queste regole è l unico modo per ottenere la patente per l eternità. Capita spesso di sentire la gente dire, quasi sempre in buona fede, che una religione vale un altra. Segno di un relativismo diffuso, figlio di una cultura dove le opinioni hanno preso il posto delle verità. Tante opinioni in libera uscita, la cui autorevolezza sovente si fonda più sulla notorietà di chi le esprime, che sulla loro coerente credibilità. L unica verità, ormai, è quella di non possederne alcuna. Che ogni religione si equivalga è vero sul piano soggettivo e ogni credente merita profondo rispetto, a prescindere dalla confessione di appartenenza. Oggettivamente parlando le cose sono, in realtà, un tantino diverse. La differenza tra un appartenenza religiosa e un altra si coglie piuttosto dalle ricadute sociali che ogni credo produce sui suoi seguaci. Quando penso ai miei amici indiani, che ammiro e stimo con profondo affetto, sono sempre stupito e amareggiato dalla loro rassegnazione, prezzo da pagare, a loro di-

14 14 IL BENE DEL FARE re, per espiare gli errori di una vita precedente. E mi chiedo: dov è finito il principio della responsabilità personale, per cui ognuno risponde solo di se stesso? O quando penso agli amici islamici non posso fare a meno di guardare alla rigidità di un insegnamento che antepone i diritti di Dio a quelli della persona. Un Dio così esigente e autoreferenziale che legittima la punizione della creatura fino alle forme più dure ed estreme. Una frase lapidaria Ed è allora che il rifugiarmi davanti al crocefisso mi rivela un amore specialissimo, senza misura, così rispettoso da lasciarmi libero anche di rifiutarlo, purché la mia libertà e la mia dignità siano comunque salvaguardate. Ed è in questo scenario che mi appare tutta la grandezza della rivelazione cristiana. Ne ebbi un sentimento e una coscienza fortissimi la prima volta che visitai a Calcutta la Casa Kalighat per i morenti, di Madre Teresa. Fu lì, in quel plastico confronto tra due modi di servire l uomo a partire da due diverse percezioni di fede, che intuii il genio cristiano e pregai, per la prima volta nella vita e con coscienza nuova, la preghiera imparata sulle ginocchia dei miei genitori: «Ti adoro, mio Dio e Ti ringrazio di avermi creato e fatto cristiano». Nessun sentimento di superbia spirituale. Semplicemente un atto di riconoscenza che si traduceva in appello a una accresciuta responsabilità davanti alle persone che avrei incontrato. Lì mi risultò evidente il senso di Dio venuto nella storia perché a ogni persona fosse riconosciuta la dignità di Dio. Gesù ha riassunto tutto questo in alcuni passaggi del

15 DAR DA MANGIARE AGLI AFFAMATI 15 suo insegnamento che costituiscono autentiche pietre miliari per la vita dei credenti. Tra queste una frase lapidaria sembra far sintesi del suo insegnamento: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (Mt 25,40). Gesù si identifica con la creatura al punto da istituire una nuova forma di culto. Alla pratica formale dei luoghi e dei tempi, sostituisce la liturgia dell amore vissuta nella ferialità dei rapporti umani. Potremmo chiederci a titolo di esame di coscienza: vuoi sapere quanto ami Dio? Pensa alla persona che ami di meno. Lì c è la misura della tua fede. Un messaggio così radicale da costituire il parametro del giudizio finale: avevo fame, sete, ero nudo, straniero, carcerato, malato È questo il codice stradale per il paradiso. Rispettare queste regole è l unico modo per ottenere la patente per l eternità. Le opere di misericordia La Chiesa ha visto in queste regole il manifesto del mandato ricevuto dal Signore e lo ha allargato a tutta la dimensione dell esistenza, non solo a quella materiale, ma anche a quella spirituale, catalogandone i cardini essenziali in quell elenco che va sotto il nome di opere di misericordia corporali e spirituali. Definizione che sa di antico e che forse evapora nel sentire dei dotti e dei sapienti secondo la carne, ma che conserva l attualità della vita, perché la povertà appartiene alla natura e non alla cultura. Gesù ha messo al primo posto, in questo impegno d amore, il dovere di provvedere il cibo a chi ha fame. Si tratta di un imperativo radicale, perché il diritto al nutrimento

16 16 IL BENE DEL FARE si identifica con il diritto alla vita. Vale sia per i piccoli che per i vecchi, per i paesi ricchi e quelli poveri, per i sani e gli ammalati, per chi ha coscienza e per chi l ha perduta Si tratta cioè di un diritto radicale, non negoziabile. Chi nasce è figlio di Dio e ospite sulla terra. Ed è la stessa terra, prima ancora di ogni imperativo religioso, che è data come dono perché l uomo e tutti gli uomini abbiano da essa nutrimento. Il diritto al cibo appare pertanto come un diritto di giustizia, cui fa da scenario speculare il dovere di dare da mangiare a chi non ne ha. Sono indubbiamente trascorsi i tempi in cui l affamato aveva il profilo romantico del povero che bussava alla porta per un piatto di minestra o di un pagliericcio nella stalle per trascorrere la notte. Oggi la fame si presenta con contorni più macroscopici, capaci di coinvolgere l economia e la politica a livello planetario. Come può tacere la coscienza dei ricchi davanti ai milioni di bambini che muoiono ogni giorno di fame e di stenti? Abbiamo trepidato per i bambini di Haiti, con un ipocrisia simile alle lacrime delle «donne pagate per piangere». Perché questi hanno diritto alla pietà mentre per gli altri c è la condanna del silenzio? Ovviamente non basta delegare alla pietas cristiana di missionari e volontari. Dar da mangiare a chi ha fame diventa un imperativo che grida come il verso sinistro di un rapace notturno sopra le coscienze di tutti. Negli anfratti del disagio Occuparsi dell uomo che ha fame impone anche stili di sobrietà nell uso delle risorse prime. Com è possibile pensare alle tonnellate di cibo dentro ai cassonetti senza avver-

17 DAR DA MANGIARE AGLI AFFAMATI 17 tire il disagio di un giudizio di Dio che raggiunge la bulimia dei nostri consumi? Risorse spesso provenienti dai paesi più poveri, sfruttati da logiche mercantili che ci fanno tappare il naso di fronte all odore acre dell ingiustizia. Sobrietà diventa allora un salutare esercizio dell oralità, inteso come moderazione di tutto ciò che passa attraverso la bocca, e quindi della parola, dell affettività e dell eros, di cui la bocca è icona eloquentissima. E ovviamente del cibo, fonte di vita, eppure sempre più spesso causa di malattie dagli alti costi sociali. Dar da mangiare a chi ha fame ci coinvolge, infine, nella ferialità dei nostri agiati quartieri. È la cronaca prosaica di sbandati che hanno perduto le ragioni per vivere e la dignità per procurarsi da vivere. Quella di tanti, emigranti e non, senza un apparente destino davanti. Quella dei tanti poveri che affollano le mense dei conventi o dei centri di aiuto, portati avanti da un volontariato silenzioso e pieno di carità cristiana, che nessuna aggressiva rivendicazione di laicità prende mai in considerazione come linfa sociale indispensabile. Quella di tanti divorziati, alle prese con le ferite di fallimenti familiari e altre altrettanto dolorose di stipendi sminuzzati in estenuanti contese giudiziarie di coppia, costretti e mendicare un piatto di cibo o un abito di seconda mano presso qualche Caritas diocesana. Quella di tanti anziani chiusi nei dignitosi silenzi di pensioni che abituano a cene frugali e a solitudini popolate solo di memorie. Diventare cibo per l umanità richiede di pensare a chi sta in alto, ma comporta ancor prima di provvedere a chi sta in basso. Negli anfratti del disagio, dove l assistenza sociale non arriverà mai o arriverà troppo tardi. E lì sentire la vocazione a sentirsi parte di una famiglia allargata in cui, prima del bancomat, si metta insieme il cuore.

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19 Dare da bere agli assetati Penso ai cinque milioni di bambini che nel Terzo Mondo muoiono ogni anno per l uso di acque inquinate, o al miliardo di persone che bevono acque sporche dannose per la salute, mentre un italiano su due beve acqua imbottigliata, nonostante sia assodato che dai nostri rubinetti esce acqua di equivalente gradevolezza. Il Vangelo, nelle sue proposte di misericordia, si apre sugli orizzonti universali della fraternità umana. «Dare da bere all assetato», recita la seconda opera di misericordia. Sotto gli occhi mi scorrono immagini diverse. Quella dei miei pronipoti dopo una partita di calcio nel prato vicino a casa. Vocianti e impregnati di spensieratezza e di sudore, lì a chiedere: «C è un po d acqua?». Ma la memoria mi porta anche al capezzale di qualche caro in attesa di tornare a Dio, mentre mani pietose passano sulle labbra gocce d acqua ristoratrice, per mezzo di una garza che ha la valenza di una brocca. Due scene, tra le tante possibili, in cui l acqua assume la valenza di un servizio alla vita, forte e vibrante o sfinita che essa sia. Un messaggio di grande portata simbolica, quasi un sacramento d amore, perché nell acqua si nasconde il mistero della vita, e offrirla è il riflesso dello spirito di servizio e di amore per il prossimo.

20 20 IL BENE DEL FARE Così come il negarla diventa il simbolo dei vertici della crudeltà umana, del male. I resoconti da Auschwitz ci raccontano di prigioniere lasciate senz acqua perché ormai condannate a morire. Scene dantesche di povere creature con le braccia protese al cielo come a catturare una goccia ristoratrice, distrutte dalla febbre della disidratazione e dalla sofferenza provocata dalla morte avanzante nel corpo come un felino predatore. Qualcosa che neppure le culture tribali e guerresche che incontriamo nella Bibbia avrebbero potuto accettare. Dice il Libro dei Proverbi: «Se il tuo nemico [ ] ha sete, dagli acqua da bere» (Pr 25,21). Il tema dell acqua Del resto il tema dell acqua attraversa come un filo rosso tutta la narrazione biblica. Da Agar la schiava, che si mette in disparte per non vedere il piccolo Ismaele morire di sete, fino ai racconti delle grandi migrazioni di Abramo, Isacco e Giacobbe, dovute a carestie per mancanza d acqua. Un crescendo di sofferenze e di astuzie per procurarsi il prezioso bene, come sanno ancor oggi i beduini, maestri geniali nella ricerca e nella conservazione di questo elemento vitale. Una cultura che porterà Gesù a definirsi, davanti a un pozzo di Samaria, acqua viva per le creature. Diventa difficile, per noi occidentali, sentire l eco di questa cultura. Nei supermercati le multinazionali fanno a gara per proporci l abbondanza dei loro prodotti, confezionati nei colori accattivanti di bottiglie da esibire sulle mense o da portarci appresso durante una camminata. Neppure le potabilissime acque del rubinetto vengono proposte più per dissetare. Abbiamo introdotto l idea che ci siano acque

21 DARE DA BERE AGLI ASSETATI 21 di serie A e altre di serie minore. E così la facilità con cui si snobba un prodotto che, per altri meno fortunati della terra costituirebbe una primaria fonte di vita, rasenta i toni di una bestemmia contro il Cielo. Un italiano su due beve acqua imbottigliata, nonostante sia ormai assodato che dai rubinetti esce acqua di equivalente valore e gradevolezza. Il giro frutta alle multinazionali un introito di qualche miliardo di euro. Acqua di tutti, perché proveniente dalla natura, ma che una legge del 1927 ha consentito di cedere ai privati, i quali ci hanno costruito sopra un industria da far venire le vertigini. Imprese finite poi nelle mani di capitali stranieri che ne sfruttano marchio e guadagni. Le acque sono italiane, ma il denaro emigra all estero. Il problema degli sprechi A seguire si impone poi il problema degli sprechi. Nei nostri bagni preziose rubinetterie convogliano litri di acqua purissima, quella stessa che ci avvolge nei riti di abluzioni purificatrici e ristoratrici, che sciacquano il corpo e scivolano veloci sopra le coscienze distratte. Fra l altro, risulta che gli italiani siano fra i maggiori consumatori d acqua al mondo, dopo il Messico e gli Emirati Arabi 1, con un dispendio pro capite che ha i connotati di una evidente ingiustizia. Si spreca acqua per uso alimentare, ma anche per funzioni meno vitali. Acque purissime usate senza risparmio per tirare a specchio le nostre auto o per la toeletta di animali domestici in raffinati centri estetici. Gesti quotidiani, eseguiti senza pensare che un beduino usa un litro d acqua per lavarsi e per vivere, mentre da noi si arriva fino a dieci litri al giorno solo per pulirsi i denti. Dare da bere sarà

22 22 IL BENE DEL FARE anche uno slogan morale per un numero di credenti che si assottiglia sempre più, ma nella sua essenza interpella profondamente il senso della sobrietà e della solidarietà fraterna, come pochi altri messaggi. Un tema che pone profondi interrogativi di tipo morale, sociale e politico. Penso ai milioni di bambini che muoiono ogni anno per l uso di acque inquinate o al miliardo di persone che bevono acque sporche con conseguenze catastrofiche per la salute. Emergenze che interpellano le politiche dei paesi sviluppati perché si facciano carico della soluzione del problema. Quegli stessi paesi attenti a sfruttare economicamente i più poveri, salvo defilarsi davanti ai loro bisogni. Le opere di misericordia nel tempo della globalizzazione presuppongono una creatività che non può risolversi in qualche gesto buonista, estemporaneo, dal sapore romantico. Nel Terzo Mondo Problemi del Terzo Mondo, ovviamente, ma anche di casa nostra. Penso ai troppi sprechi di sorgenti e di acqua piovana, e al cattivo uso del denaro pubblico da investire in questo ambito. Che ne è stato degli enormi finanziamenti per garantire l acqua alle popolazioni del Sud? Bacini imbriferi mai entrati in funzione, mentre i fondi svanivano nelle ingordigie di tasche voraci e l oro blu si disperdeva nella terra o evaporava nell aria sotto l effetto dell insipienza umana. Oppure penso a strutture di incanalamento obsolete che disperdono il 50, 60 per cento e più del bene da erogare. In questi tempi torna di attualità il tema della privatizzazione del servizio. Si dice che privato sia bello e soprat-

23 DARE DA BERE AGLI ASSETATI 23 tutto eviti gli sprechi. Ma siamo sicuri che delegare alle logiche del profitto il trattamento, la depurazione e la distribuzione delle acque sia davvero la soluzione migliore e una garanzia per tutti, poveri e ricchi, settentrionali e meridionali, bambini e anziani? Cosa ne sarà della giustizia quando vigorose bollette faranno da frontiera all accesso a un bene che Dio ci dona gratuitamente e liberamente? Problemi complessi qui da noi e drammatici in tante altre parti del mondo: in Palestina piuttosto che in Bolivia, Pakistan, India, Egitto o Libia, per citarne alcuni. Scenari capaci di scatenare guerre per il mantenimento di posizioni di privilegio o esclusività, oppure situazioni che scompaginano delicatissimi equilibri ecologici, come lo sfruttamento libico della enorme bolla d acqua che si estende per milioni di chilometri tra l Egitto e il Sahara. Che succederà a fronte un uso indiscriminato che privilegia pochi ed esclude i più, se non crescerà una coscienza nuova e più rispettosa di tutti? Il Vangelo, nelle sue proposte di misericordia, come sempre guarda lontano. Oltre i contorni di un bicchiere rinfrescante, si apre sugli orizzonti universali della fraternità umana. 1 Fonte: Mineracqua,

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