Newsletter GC n 63 del Sommario. Carburanti, Mse: no a moratoria nuovi impianti ma il problema c'è...a pag. 02

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1 - 1 - Newsletter GC n 63 del Sommario Carburanti, Mse: no a moratoria nuovi impianti ma il problema c'è...a pag. 02 Rete Shell, le offerte deludono....a pag. 04 Nuova ipotesi aumento Accise...a pag. 05 Eni terzo trimestre utili in calo del 29,4%. Quota di mercato R&M scende al 27,2%...a pag. 06 Faib, Fegica e Figisc al Vice Ministro Bubbico, fare presto per garantire più sicurezza sugli impianti... a pag. 08 Foggia: caro carburante, benzinai protestano e minacciano sciopero..a pag. 09 No-logo in passerella a Palazzo Vecchio...a pag. 11 Clicca (CTRL + clic) sul link per aprire il collegamento:

2 Carburanti, Mse: no a moratoria nuovi impianti ma il problema c'è Staffetta Quotidiana - L'esito del tavolo petrolifero di ieri. Nuovo incontro tecnico il 5 novembre. Ristrutturazione, contratti, comunicazione e pubblicizzazione dei prezzi. Di questo si è parlato ieri in occasione del tavolo convocato dai due sottosegretari al ministero dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti e Simona Vicari. Presenti anche Gianfrancesco Vecchio, Mister Prezzi, e Gilberto Dialuce, direttore generale per la sicurezza dell'approvvigionamento e le infrastrutture energetiche, le tre organizzazioni di categoria dei gestori, Unione Petrolifera, Assopetroli, Grandi Reti e Federdistribuzione (Gdo). Una riunione utile ha spiegato De Vincenti che è servita a fare un punto della situazione, prendendo coscienza delle varie problematiche che il settore lamenta. In questo senso il Ministero è d'accordo con la richiesta avanzata dalle parti sociali che sia opportuno lavorare attraverso una maggiore concertazione volta a coinvolgere anche i responsabili degli Enti locali. L'argomento principale è stato quello sulla ristrutturazione. A quanto si apprende da operatori presenti, l'up ha ribadito che il modello uscito finora nelle varie bozze del dl Fare 2 va bene e che bisogna fare il più in fretta possibile (v. Staffetta 28/10). Retisti e gestori continuano invece ad opporsi, con una vera e propria levata di scudi e hanno riproposto una moratoria per i nuovi entranti, trovando la netta contrarietà di Federdistribuzione (ha parlato Conad a nome di tutta la Gdo). Dal canto suo - riferiscono fonti sindacali - il ministero ha risposto che la moratoria non è fattibile ma, al tempo stesso, ha ammesso che il problema delle nuove aperture è corretto e bisogna affrontarlo. Insomma, bisognerebbe trovare una risposta alternativa alla moratoria. Quanto ai contratti, i retisti hanno fatto sapere di essere al lavoro sul contratto di franchising, per poi ragionare con gestori e UP. Dal canto loro i gestori hanno dato una nuova disponibilità a mettere a punto un contratto tipo di primo livello molto più generico rispetto al contratto di commissione firmato con i retisti. Questo, però, a condizione che cada la pregiudiziale dell'up sul secondo livello, sul quale le compagnie insistono sulla contrattazione one to one. Alla luce quindi anche della risposta dell'up, De Vincenti ha detto di rimanere in attesa di un possibile accordo tra gli operatori e che quindi la

3 - 3 - pubblicazione dei tre nuovi contratti slitterà un po' (all'assemblea Faib il sottosegretario aveva annunciato che sarebbero stati pubblicati in due due/tre settimane, v. Staffetta 21/10). Infine si è toccato in termini generali il tema di registrazione e comunicazione dei prezzi: il lavoro svolto finora - ha rilevato Vicari - è stato positivo ed evidenzia che c'è condivisione su questo tema e sull'obiettivo da raggiungere. E' evidente però che dilazioni non sono possibili e che quindi le Associazioni debbono adoperarsi, affinchè garantiscano nel più breve tempo possibile una completa adesione dei gestori alle disposizioni. Questo anche alla luce delle campagne di controlli che partiranno dall'inizio del prossimo mese di dicembre. Il tavolo si aggiorna la prossima settimana, il 5 mattina; sarà un incontro più tecnico e ristretto. Poi in un lasso di tempo di tre settimane sarà convocato un nuovo incontro plenario. Per gentile concessione di Staffetta Quotidiana

4 Rete Shell, le offerte deludono II processo per la vendita di 870 stazioni di servizio a marchio Shell avrebbe dovuto concludersi entro fine anno. Arrivate le offerte vincolanti ma i preferred bidder non sono ancora stati selezionati. Sarebbero molto lontane dalle attese della vigilia le offerte arrivate a Shell per la rete di distributori italiana. Gli impegni vincolanti dovevano essere presentati entro il 12 ottobre e per quella data la compagnia petrolifera avrebbe ricevuto almeno cinque o sei plichi. Secondo indiscrezioni, ad agosto Shell aveva selezionato, dalla dozzina di manifestazioni di interesse ricevute, sette operatori: i quattro principali player del mercato italiano (dopo l'eni), cioè Q8, TotalErg, Tamoil e Ip, e tre retisti, ovvero distributori che hanno punti vendita con marchi diversi. Ma le cifre messe sul piatto dai potenziali acquirenti con le offerte vincolanti, dopo la due diligence condotta insieme alle rispettive banche d'affari, sarebbero molto più basse dei numeri circolati all'avvio della procedura di vendita. Allora, cioè lo scorso luglio, il valore ipotizzato per le 870 stazioni di servizio ubicate per lo più al Nord Italia, fuori dalla rete autostradale, oscillava tra 300 e 500 milioni. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, però, le offerte arrivate il 12 ottobre sarebbero più basse di oltre la metà rispetto a quel range. Questo, insieme al fatto che i preferred bidder non siano ancora stati indicati, lascia spazio all'ipotesi che Shell possa alla fine decidere di prendersi più tempo per abbandonare il downstream italiano. È vero che non è passato ancora un mese dalla ricezione delle offerte, ma è anche vero che finora la procedura ha marciato spedita e che se Shell, come pare, aveva intenzione di arrivare al closing entro fine anno, i tempi per concludere l'iter sarebbero davvero risicati. Ad ogni modo, non è certo un periodo brillante per il settore della distribuzione di carburanti in Italia, come dimostra il fatto che anche la Esso sta vendendo la sua rete, sebbene abbia scelto di cedere gli impianti a pacchetti invece che tutti insieme. Non solo, probabilmente la cessione delle stazioni Shell è resa più complessa dal fatto che in vendita non ci sono gli asset ma la controllata italiana che li detiene. Fonte: Milano e Finanza

5 Nuova ipotesi aumento Accise Potrebbe verificarsi un nuovo aumento delle accise e degli acconti fiscali come effetto collaterale della cancellazione della prima rata dell'imu. Tutto dipenderà da quanti concessionari dei giochi aderiranno alla sanatoria sulla maximulta da 2,5 miliardi comminata dalla Corte dei Conti. Il decreto Imu ha previsto che il contenzioso si possa chiudere pagando subito il 20% del dovuto, o il 25% dopo il giudizio. La prima data utile per effettuare il pagamento scade oggi. Il Tesoro conta di incassare circa 600 milioni di euro già spesi dal governo per azzerare la rata di giugno della vecchia tassa sulla casa. Ma sembra quasi una certezza che non tutti i concessionari delle slot machine che hanno un giudizio pendente davanti alla magistratura contabile aderiranno al condono. Alla vigilia del versamento solo sei concessionari su dieci sono indicati come certi. Insomma, il 40 per cento del gettito stimato dal Tesoro è in bilico. Certo, la sanatoria non vale solo per i giochi. Anche chi ha altri contenziosi davanti la Corte dei Conti può aderire. Ma il grosso del gettito è atteso proprio dai concessionari. Se mancheranno i loro soldi, il governo sarà costretto già entro novembre ad aumentare le accise.

6 Eni terzo trimestre utili in calo del 29,4%. Quota di mercato R&M scende al 27,2% Eni ha chiuso il terzo trimestre dell'anno con un utile netto adjusted di 1,17 miliardi, in calo del 29,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e un ebit adjusted a 3,44 mld (- 15,7%). Lo comunica il gruppo precisando che i valori sono calcolati escludendo il contributo di Snam. Nei primi 9 mesi l'utile netto di Eni é stato pari a 5,81 miliardi (-5,8%). L'utile operativo adjusted, nel trimestre, si é attestato 3,44 miliardi, in calo del 15,7% mentre nei 9 mesi é stato di 9,1 miliardi (-35,2%). Per quanto riguarda l'utile netto adjusted é stato pari a 1,17 miliardi nel trimestre (-29,4%) e di 3,13 miliardi nei nove mesi (-41%). Il cash flow si é attestato a 3,04 miliardi nel trimestre e a 7,79 miliardi nei nove mesi. Al 30 settembre il leverage (rapporto tra indebitamento finanziario netto e patrimonio netto comprese le interessenze di terzi) é pari allo 0,24. «Considerata la natura di questi fattori e la solidità del nostro business, avvieremo il programma di buy back», ha annunciato l'ad di Eni, Paolo Scaroni. Refining & Marketing Nel terzo trimestre 2013 il margine di raffinazione nell'area del Mediterraneo ha registrato una sostanziale flessione, attestandosi a 2,14 $/barile (-73,1% rispetto al terzo trimestre 2012, -39,9% sui nove mesi) a causa dei fattori di debolezza strutturale del settore penalizzato da eccesso di capacità, calo della domanda di raffinati ed elevato costo della carica petrolifera. I risultati della raffinazione Eni scontano l'andamento negativo dei differenziali tra il marker di riferimento Brent e i greggi approvvigionati dal circuito Eni. Nel terzo trimestre 2013, le vendite di prodotti petroliferi nel mercato rete Italia pari a 1,71 milioni di tonnellate, evidenziano una flessione del 23,7% (-15,9% nei nove mesi) per effetto del calo dei consumi nazionali e della forte pressione competitiva. La quota di mercato nel terzo trimestre 2013 scende al 27,2% rispetto al 34,5% del terzo trimestre 2012, che peraltro beneficiava del contributo dell'iniziativa commerciale "riparti con eni". Le vendite rete nel resto d'europa del terzo trimestre 2013 sono in lieve crescita grazie ai maggiori volumi commercializzati in particolare in Germania, (+2,5% a 0,83 milioni di tonnellate; stabili nei nove mesi a 2,29 milioni di tonnellate). Produzione terzo trimestre: - 3,8%,pesano Nigeria e Libia Nel terzo trimestre Eni ha registrato una produzione pari a 1,653 milioni di boe al giorno, in flessione del 3,8% rispetto al terzo trimestre 2012 "a causa degli impatti rilevanti degli eventi di forza maggiore in Nigeria e Libia (circa 50 mila boe/giorno)". Lo riferisce la nota sui conti. Il contributo degli avvii di nuovi giacimenti e la crescita dei campi avviati

7 - 7 - principalmente in Russia, Algeria, Angola ed Egitto, hanno invece assorbito l'effetto di fermate programmate, in particolare nel Mare del Nord, e i declini delle produzioni mature. Il calo delle produzioni nei nove mesi del 2013 (-3,1%) è dovuto agli stessi motivi del trimestre. Vendite gas terzo trimestre -5,8%, ma in Italia + 2,9% Nel terzo trimestre 2013 l'eni ha registrato vendite di gas di 18,35 miliardi di metri cubi, in flessione di 1,13 miliardi di metri cubi (-5,8%) «a causa principalmente dell'utilizzo della flessibilità ottenuta dalla rinegoziazione dei contratti di approvvigionamento longterm, in un quadro di perdurante debolezza della domanda, pressione competitiva ed eccesso di offerta». Lo riferisce la nota sui conti. Le vendite Italia hanno invece evidenziato un leggero aumento (+2,9% a 6,13 miliardi di metri cubi nel trimestre) grazie ai maggiori volumi spot che hanno compensato il continuo deterioramento del settore termoelettrico. Le vendite nei mercati europei hanno registrato una flessione del 17,6%, in particolare nel Regno Unito per minori vendite spot, e nei mercati di Francia e Benelux per effetto della pressione competitiva, mentre sono aumentati i volumi commercializzati in Germania/Austria. In sensibile crescita i ritiri degli importatori in Italia a seguito della ripresa delle forniture libiche. In aumento del 5,3% nel trimestre le vendite nei mercati extra europei che riflettono la crescita nelle vendite internazionali di GNL. Nei nove mesi 2013 le vendite di gas (67,61 miliardi di metri cubi) sono diminuite del 3,7% rispetto al corrispondente periodo 2012 per gli stessi motivi del trimestre e dell'impatto della dismissione Galp nel 2012, al netto del quale la flessione si riduce all'1,5%. Clicca (CTRL + click) qui sotto per aprire il collegamento Comunicato Eni risultati terzo trimestre 2013

8 Faib, Fegica e Figisc al Vice Ministro Bubbico, fare presto per garantire più sicurezza sugli impianti Con una nota unitaria Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc Confcommercio hanno chiesto al Vice Ministro dell Interno Sen. Filippo Bubbico la convocazione di un Tavolo sulla sicurezza sugli impianti di distribuzione carburanti. La nota unitaria fa una denuncia di allarme e preoccupazione per la situazione di sicurezza sulla rete carburanti. Faib, Fegica e Figisc partono dai ripetuti episodi di violenze che sempre più spesso si verificano sugli impianti di distribuzione carburanti per segnalare uno stato di vivo allarme sociale e gravissima preoccupazione in tutta la categoria e ribadire che le Federazioni dei gestori hanno già denunciato gli episodi di violenza che si verificano sulle aree di servizio, coinvolgendo spesso anche clienti e cittadini. Le Associazioni dopo aver segnalato che l attività di vendita carburanti, caratterizzata dalla circolazione di una grande quantità di danaro contante (è noto infatti che i gestori incassano per conto dello Stato oltre 40 miliardi di euro/anno di sola imposta di fabbricazione) si rivela tra quelle più esposte al pericolo, chiedono al Vice Ministro sen Filippo Bubbico di adoperarsi per far fronte all emergenza sicurezza. Nella lettera Faib, Figisc e Fegica sottolineano che vogliono andare al di là della denuncia e richiamare l attenzione delle Autorità preposte alla sicurezza, al più alto livello, per sollecitare decisioni che consentano il varo di misure idonee a contrastare i fenomeni malavitosi. In questo senso Faib, Fegica e Figisc hanno chiesto un incontro urgente per esporre le proposte in materia di sicurezza delle aree di servizio a tutela degli operatori della rete vendita e dei consumatori e sollecitare un Tavolo di lavoro ad hoc che valuti le misure più appropriate per contrastare e combattere tale fenomeno.

9 Foggia: caro carburante, benzinai protestano e minacciano sciopero Coop Estense fa scuola, benzinai sul piede di guerra: "Carburante troppo caro!"l'obiettivo: prezzo equo, nell'interesse degli utenti e prodotto economicamente compatibile grazie ad una rete capillare di punti vendita sul territorio. Meno di un mese fa ha aperto, a Foggia, il distributore di carburante a marchio Coop Estense, Foggia, apre il distributore di carburante Coop Estense quarto impianto realizzato dalla cooperativa, il terzo in Puglia. Un inaugurazione, a quanto pare, tanto attesa dalla città - per il costo del carburante inferiore di circa centesimi di euro al litro rispetto ai principali competitor - quanto temuta dalle altre attività similari. Dai timori alla reale preoccupazione il passo è stato breve; dalla preoccupazione al malcontento generalizzato altrettanto. "Non siamo contro la Coop Estense ma contro le compagnie petrolifere che da tre anni speculano ai danni dei cittadini foggiani", tengono a precisare i gestori foggiani, con un leitmotiv che è divenuto il sottotitolo della protesta. I gestori delle pompe di benzina presenti in città, infatti, minacciano una serrata degli impianti di distribuzione di carburante. Si tratta dei gestori appartenenti a tutte le compagnie presenti in città e che la scorsa settimana si sono riuniti in un affollata e partecipata assemblea in Confcommercio per affrontare in modo organico le questioni che riguardano la categoria. A rischio, quindi, il rifornimento diffuso sul territorio, con tutto quell insieme di servizi accessori che da sempre viene garantito: i controlli di routine, la verifica di acqua ed olio, ma anche la pressione delle gomme o il fanale che fa le bizze. Tale chiusura, però, potrebbe essere scongiurata dal Prefetto che dovrebbe incontrare presto una delegazione della categoria. La protesta minacciata, dunque, riguarda le politiche commerciali di tutte le grandi compagnie che penalizzano con prezzi più alti il territorio con la motivazione che si tratta di un area poco interessante commercialmente e per di più priva di pompe bianche e frontiere nelle vicinanze, dalla cui concorrenza difendersi. Su queste premesse il prezzo dei carburanti a Foggia é stato in questi ultimi anni più alto della media nazionale. Benvenuta la nuova stazione di servizio della Coop Estense che ha rotto gli equilibri perversi con la sua iniziativa commerciale, scoprendo la truffa perpetrata ai danni dei cittadini foggiani, ma la situazione deve cambiare per tutti, ribadiscono i gestori.

10 Per loro, infatti, il rischio è che la città possa essere rifornita da una sola stazione di servizio, quella della Coop Estense, peraltro non dotata di tutti i servizi richiesti per le stazioni di rifornimento. Servizio che deve essere garantito a tutti (portatori di handicap, anziani, donne in gravidanza ecc) e non solo per chi è capace di rifornirsi al "fai da te". Contro questo stato di cose i benzinai foggiani hanno proclamato la stato di agitazione con un solo obiettivo: il carburante venduto da tutti gli impianti a prezzo equo, nell'interesse degli utenti e rendendo economicamente compatibile una rete capillare di punti vendita. Fonte: FoggiaToday

11 No-logo in passerella a Palazzo Vecchio Confronto sulla rete carburanti con Mse, Antitrust, Gme, Au e le associazioni di settore. Il convegno organizzato da QE di Stefano Delli Colli Quotidiano Energia - Gli operatori no logo, per la prima volta, si presentano ufficialmente. Gdo compresa, rappresentavano nel 2007 il 5,3% del mercato carburanti nazionale: oggi sono oltre il 16%. "La seconda compagnia petrolifera italiana", sottolinea un po' provocatoriamente Antonello Minciaroni che, con Roberto Degl'Innocenti nell'occasione in funzione di moderatore, come consulenti di QE segue da anni un settore in continua crescita e che, oggi, rappresenta volenti o nolenti la vera novità di un mercato per troppo tempo ingessato. Ma chi sono questi imprenditori, come si muovono, quali spazi reclamano e come si interfacciano con le istituzioni e i tradizionali concorrenti petroliferi? Questo il tema al centro del convegno ("Carburanti no logo, un modello vincente") che - dopo i saluti dell'assessore allo Sviluppo, Sara Biagiotti - si è tenuto giovedì scorso, a Firenze, nella sala consiliare di Palazzo Vecchio, presenti Mse, Antitrust, Gme e Au (recenti protagonisti oil), Unione Petrolifera, Assopetroli e Federmetano. Alcune delle relazioni sono disponibili sul sito di QE. "I numeri parlano chiaro" Secondo Minciaroni, "i numeri parlano chiaro". Quasi 8 miliardi di litri perduti da benzina e diesel tra il 2007 e lo stimato 2013 equivalgono a circa impianti, una razionalizzazione della rete nei fatti. Ma non è così perché, al contrario, i p.v. nazionali nel frattempo sono cresciuti. Una risposta, quella della rete di vendita, che si spiega in gran parte proprio con l'espansione dei nuovi operatori presenti ormai in forze soprattutto nel Centro-Nord (Veneto, Emilia Romagna, Umbria) e Centro-Sud (Lazio, Puglia e Sardegna). Successo, al quale - spiega - le "petrolifere", vedendosi scappare le vendite, hanno reagito innalzando i margini. Come dimostra lo stacco rete/extra-rete in continua salita. Dunque il settore, a certe condizioni (massimizzazione dei volumi; minimizzazione dei costi operativi, specie gestione; localizzazione strategica in aree dove il mercato extra-rete all'ingrosso risulta competitivo) può essere ancora remunerativo, dice Alessandro Noce, responsabile Direzione Energia Antitrust, che poi sottolinea come "colpisca" sicuramente il fatto che le compagnie tradizionali "accompagnino" questo fenomeno rifornendo di prodotto la Gdo (spesso a condizioni Platts Plus molto convenienti).

12 "Possibili rischi" Gli operatori tradizionali, forse, stanno in qualche misura rivedendo le proprie strategie di integrazione verticale alla luce della grave crisi della raffinazione. Di sicuro, aggiunge, i no logo sono una realtà importante e di stimolo al settore ma ci sono anche possibili rischi di tenuta nel medio periodo. Per esempio, quali effetti potrà avere la chiusura della raffineria Ies di Mantova per gli operatori al momento supercompetitivi del Nord-Est? In ogni caso, un mercato all'ingrosso liquido non potrà che facilitare la concorrenza. Per questo, sulla scia del disposto del Legislatore in materia di scorte d'obbligo, il Gme si accinge ad allargare i tradizionali confini elettricità-gas battezzando obiettivi significativi nell'oil: lo sviluppo di due piattaforme, l'una per la logistica l'altra per le negoziazioni di prodotti favorendo l'incontro tra domanda e offerta nell'ottica finale, naturalmente, di un risparmio all'utente finale. "Un compito difficile" "Ci rendiamo conto che abbiamo davanti un compito difficile", dice al riguardo il presidente e a.d., Massimo Ricci, soprattutto per quanto attiene la prima consegna che sconta, aggiunge, un'attenta valutazione delle realtà contrattuali (peraltro già in corso con il Mse). Tuttavia, nei prossimi mesi, sarà importante il confronto con gli operatori per arrivare "a regolamenti di mercato condivisi". Il rischio? Semplificare troppo, riassume l'a.d. E proprio per questo è difficile, in questa fase, dare idee sui modelli futuri che vanno dal "livello minimale" dell'inserimento nella piattaforma di proposte di vendita e acquisto, fino alla messa a punto di un "tipo" di prodotto specifico con il Gme come controparte centrale per pagamenti, consegne, etc. Se c'è curiosità per il ruolo del Gme, ce n'è altrettanta per l'affidamento all'au delle funzioni di Ocsit, il nuovo organismo centrale di stoccaggio delle scorte nazionali, in attesa proprio in questi giorni, ricorda responsabile Relazioni Esterne, Alessio Borriello in rappresentanza dell'a.d. di Paolo Vigevano, dell'atto di indirizzo con cui il Mse indicherà obiettivi, priorità, strumenti, vincoli operativi e modalità per utilizzare le risorse destinate al servizio all'indomani del piano industriale che Ocsit stesso ha inviato al dicastero. Ocsit guarda all'europa Ocsit, sottolinea Borriello, nasce anch'esso nell'ottica di una gestione economica e finanziaria efficiente delle scorte per ridurre gli oneri a carico degli operatori e quindi dei consumatori ai quali, rimarca, "attualmente tali oneri sono implicitamente traslati". Facendo affidamento su un'esperienza europea che conta già diversi anni di storia (Francia e Spagna), si intende rispettare la scadenza di operatività cadenzata al 1 aprile 2014 e a questo fine "siamo impegnati nel delicatissimo compito di predisporre i capitolati di gara per la logistica, i fabbisogni finanziari e l'acquisto di prodotti fisici", conclude. Il dibattito nutrito, con Roberto Degl'Innocenti che sottolinea come non tutti i no logo, pur avendo già collaudato adeguati meccanismi gestionali e commerciali, non si riconoscano nelle tradizionali associazioni di categoria. Per poi girare all'unione Petrolifera un interrogativo emerso fin dall'inizio: si tratta di clienti oppure di concorrenti?

13 "In primis concorrenti" replica Massimiliano Giannocco che poi sostiene come questi operatori si diffondano, naturalmente, nelle aree dove ci sono norme più favorevoli. Di qui la considerazione più generale di un mercato che rimane condizionato da vantaggi competitivi affatto uniformi sul territorio, con più livelli normativi e alcune Regioni che legiferano in materia in maniera chiaramente restrittiva vanificando di fatto le buone intenzioni che arrivano dal centro. Ma no logo necessarie per vincere oppure per sopravvivere, rincara sempre Degl'Innocenti rivolto ad Assopetroli? Raffaello Renzi di Sirtam, in rappresentanza del presidente Franco Ferrari Aggradi, mette chiaramente in relazione la crescita no logo con un mercato sempre più lungo di raffinazione, che a sua volta determina nuovi imprevisti spazi di attività. Se questo è vero - avverte però subito dopo - questi operatori adesso non devono commettere l'errore di "farsi fagocitare" solo dal prezzo. Insomma, il modello sarebbe effettivamente premiante, almeno così pare, ma va ben gestito. "Diversamente no logo", si autodefinisce invece il presidente di Federmetano, Dante Natali, che ammette come il metano si trovi in una condizione migliore rispetto alla grave crisi di vendita di benzina e diesel ricordando in proposito i settanta/ottanta nuovi impianti potenziati in un anno. "Economicamente competitivo", il metano - sottolinea - in futuro potrà sempre più risolvere il problema del trasporto pubblico e privato. Si "difende" invece dalle "accuse" di vendita sottocosto l'a.d. di Energy Group, Luca Rossi, secondo il quale il prezzo per le Coop è sì essenziale ma "si va ben oltre" nello scenario di un servizio che offre tutti i prodotti, compreso l'elettrico con ricariche veloci. Strategie ben diversificate, controllo sull'impianto full time anche senza operatore, compressione dei costi, politiche di pricing mirate, efficienza organizzativa: un modello, precisa, che fa sempre i conti col risultato cercato da società peraltro ben definite e che, conclude rispondendo ad alcuni rilievi emersi dalla platea, "pagano la Robin Tax". Quanto a loro, le no logo, Agostino Apa (Vega Carburanti), Nicola Cavatton (Costantin Spa) e Pier Paolo Perale (San Marco Petroli) anche se con accenti diversi per storie di vita altrettanto diverse, rivendicano con forza la propria realtà imprenditoriale conquistata tutta in salita anche al prezzo di rinunce iniziali ma, adesso, fonte di affatto malcelata soddisfazione. Sono tutte reti moderne, sottolineano, "pulite", efficienti, con erogati medi al di sopra della media, che puntano alla selfizzazione (ma non rinnegano il "servito") e alla riduzione massima dei costi; in alcuni casi (San Marco Petroli) anche "integrate". "Nulla da invidiare a una major" azzarda Apa mostrando la foto di un impianto. Gli obiettivi del Mse Importante conoscere meglio queste realtà con i loro problemi, concludono Donatella Castrini e Giovanni Perrella. I due rappresentanti del Mse ricordano gli obiettivi generali da tempo perseguiti: sicurezza di approvvigionamento (che ora si avvale di Ocsit); qualità dei carburanti (tenendo conto dei vincoli Ue); centralità del prezzo, azzerando lo stacco con l'europa (che ormai si identifica solo nelle inefficienze della rete).

14 Mercoledì prossimo, nell'annunciato incontro al Mse tra i diversi attori, si cercheranno di mediare gli interessi in campo mentre, sempre al ministero, si sta approfondendo proprio in queste ore il tema della norma sulla ristrutturazione della rete carburanti (a partire dall'anagrafe dei punti vendita incompatibili) già inserita e poi eliminata dalla bozza del DL Fare2 in procinto di tornare, rivisitata e corretta, al Consiglio dei Ministri come "collegato" alla Legge di Stabilità. Per gentile concessione di Quotidiano Energia

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