Contribuenti.it ATTENTI AL CANONE MARZO 2013 ANNO X NUMERO 3 PRIMO PIANO CROLLO DEL MERCATO IMMOBILIARE IN ITALIA

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1 Contribuenti.it MARZO 2013 ANNO X NUMERO 3 MAGAZINE ISSN ATTENTI AL CANONE PRIMO PIANO CROLLO DEL MERCATO IMMOBILIARE IN ITALIA TASSE E SERVIZI IMPIETOSO IL CONFRONTO CON L ESTERO NUOVI BUSINESS IL BOOM DELLA SIGARETTA ELETTRONICA

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4 PRIMO PIANO CROLLO DEL MERCATO IMMOBILIARE IN ITALIA TASSE E SERVIZI IMPIETOSO IL CONFRONTO CON L ESTERO NUOVI BUSINESS IL BOOM DELLA SIGARETTA ELETTRONICA Sommario Contribuenti.it Marzo Anno -X - Numero 3 EDITORE Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani 8IL CROLLO DEL MATTONE DIRETTORE RESPONSABILE Vittorio Carlomagno Dottore Commercialista e Giornalista Pubblicista VICE DIRETTORE Serafina Pane Dottore Commercialista e Giornalista Pubblicista 05 Editoriale di Vittorio Carlomagno DOPO UNA CAMPAGNA ELETTORALE EFFERATA, COSA RESTA? 06 L Opinione di Nino Buonocore UNA REALTA CHE HA STANCATO TUTTI 08 Primo Piano di Giuseppe De Stefano IL CROLLO DEL MATTONE 10 Interviperando di Serena Pane UN TAGLIO NETTO ALLE LITI INUTILI 12 Dal Mondo di Maria A. Rojas Boschetti TASSE PER SERVIZI 13 Dall Italia di Daniela Castellano PRESSIONE FISCALE ALLE STELLE. PER COSA? 14 Economia di Daniela Castellano LA FABBRICA DEL GIOCO ON LINE: 15 MILIARDI NEL Speciale di Maria A. Rojas Boschetti CANONE RAI: IMPOSTA O ABBONAMENTO? 17 Speciale di Daniela Castellano LA DISDETTA DEL CANONE È UN IM PRESA 19 Dalle Istituzioni di Redazione IL FENOMENO DELLE TESTE DI LEGNO APPRODA IN PARLAMENTO 4 20 Good News di Valentina Tortelli SPORTELLI BANCARI APERTI FINO A TARDI 21 Lo Sportello Risponde CANONE RAI, TANTA CONFUSIONE 22 Fisco di Cristina Rosa ITALIA: I BAMBINI PIÙ TARTASSATI DAL FISCO 23 Giurisprudenza di Redazione REDDITOMETRO, PRIMA VITTORIA DEI CONTRIBUENTI 24 Curiosando di Alessandra Potenza INTERNET A PAGAMENTO 26 Sportello Consumatori di Amabile Amato HA DA ACCENDERE? MI DISPIACE IO SVAPO 28 Sportello Lavoro di Daniela Castellano TASSA LICENZIAMENTO COLF E BADANTI 30 Scadenze di Antonio Scherillo APPUNTAMENTI CON IL FISCO IN REDAZIONE Daniela Castellano, Maria A. Rojas Boschetti. COMITATO SCIENTIFICO Enrico Carlomagno - Dottore Commercialista e Pubblicista, Salvatore Coppola - Dottore Commercialista, Raffaele D Alessio - Avvocato, Luigi Del Prete - Antonella Di Benedetto- Sociologa d impresa e Pubblicista, Avvocato, Maria Rosaria Imperatore - Avvocato, Gaetano Laghi - Avvocato, Luigi Romano - Dottore Commercialista, Antonio Scherillo - Dottore Commercialista, Valentina Tortelli - Giornalista Pubblicista, Marco Carlomagno - Coordinatore Didattico Medialo, Nora Capece - Referente Scientifico Medialo, Stefano Dumontet - Professore Ordinario Università Parthenope, Ezio Sciarra - Professore Ordinario Università G. D Annunzio. HANNO COLLABORATO Amabile Amato, Nino Buonocore, Giuseppe De Stefano, Alessandra Potenza, Cristina Rosa, Valentina Tortelli. PROGETTO GRAFICO Antonio Matarese STAMPA In proprio AUTORIZZAZIONI Registrazione Tribunale di Napoli n.6 del Iscrizione al R.O.C. n Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. L. 46/2004) art.1, c.1, DCB Napoli REDAZIONE DI NAPOLI Via R. Bracco, 45 - Tel Fax REDAZIONE DI ROMA Via Piave, 61 - Tel Fax RESPONSABILE TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI Gennaro Morra ABBONAMENTO A CONTRIBUENTI.IT MAGAZINE Euro 50,00 comprensivo della quota di iscrizione all'associazione Contribuenti Italiani DIRITTI SULLA PRIVACY In relazione a quanto disposto dall articolo 11del D.lgs. 30 giugno 2003, n.196, i dati personali oggetto di trattamento sono: a) trattati in modo lecito e secondo correttezza; b) raccolti e registrati per scopi determinati, espliciti e legittimi, ed utilizzati in altre operazioni del trattamento in termini compatibili con tali scopi; c) esatti e, se necessario, aggiornati; d) pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati; e) conservati in una forma che consenta l'identificazione dell'interessato per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali essi sono stati raccolti o successivamente trattati. Ai sensi dell art. 7 del D. lgs. n. 196/2003, Lei potrà chiedere la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge. I contenuti e i pareri espressi negli articoli sono da considerarsi opinioni personali degli autori che non impegnano pertanto l editore, la direzione, le redazioni e il comitato scientifico. Infatti gli articoli firmati possono non rappresentare la linea dell editore ma, per una più ampia e completa informazione, vengono pubblicate anche le opinioni non condivise. Contribuenti.it MARZO 2013 ANNO X NUMERO 3 MAGAZINE ATTENTI AL CANONE ISSN Associato USPI Unione Stampa Periodica Italiana

5 Editoriale di Vittorio Carlomagno Dopo una campagna elettorale efferata, cosa resta? Alla fine di una campagna elettorale particolarmente densa di feroci attacchi ad personam, al cittadino resta una strana sensazione, come se negli ultimi mesi le parole dei politici avessero avuto il potere di addormentare la realtà, di bloccarla, di stravolgerla. Ma ora che il vociare si è fermato, cosa resta? Sicuramente la certezza che alcune questioni importanti non sono state toccate, surclassate da promesse, slogan urlati, tematiche storpiate da interessi di comodo. Nessuno ci ha detto come fare per uscire dalle sacche della crisi in cui ci hanno trascinato banchieri e politici, nessuno è andato altre gli slogan e le frasi fatte: "Aboliremo Equitalia!". E dopo? Qualcuno ha spiegato in che modo avverrà la riscossione delle tasse (dovere, questo, sancito dalla Costituzione, al pari del diritto ad usufruire di servizi pubblici da queste finanziati). "Aboliremo l'imu!". Ma da dove pioveranno i soldi necessari per non affondare? Alla storia della Svizzera non ci crede forse neanche chi lo ha detto. Neanche i tribunali americani, che hanno condannato la banca più antica della Svizzera per evasione fiscale. Questa primavera vedrà anche l'elezione del nuovo presidente della Repubblica. Sarebbe bello se venisse presa in considerazione l'idea di proporre una persona proveniente dall'area umanistica, dopo questa invasione di professori, economisti e banchieri. Una figura d'eccellenza che porti in tutto il mondo una parola, "cultura", che nessuno si è sognato di nominare in campagna elettorale, come ad esempio Riccardo Muti, ma che meglio racchiude la ricchezza vera del nostro Paese, per difenderla, per incentivarla. E soprattutto per non dimenticarla. RIPRODUZIONE RISERVATA 5

6 L opinione di Nino Buonocore UNA REALTA CHE HA STANCATO TUTTI Sono stufo! Sono stufo di uno Stato che mi costa un'enormità! Sono stufo di un apparato gigantesco che divora tante risorse e non è capace di offrirmi servizi adeguati. Sono stufo di ripulire sistematicamente le mie tasche per tappare le continue falle provocate dalle nefandezze, la corruzione e lo spreco altrui. Sono stufo di una burocrazia incancrenita, che si autofinanzia distraendo risorse pubbliche altrimenti utilizzabili. Una burocrazia che crea solo clientele, allontana gli investitori sani e provoca solo paralisi. Sono stufo di uno Stato che dovrebbe essere al passo coi tempi e i cambiamenti ma che va invece come una lumaca, aggrovigliato nei suoi ingorghi costituzionali. Sono stufo di finanziare partiti che, invischiati in lotte intestine, navigano a vista e si barcamenano ormai da quarant'anni. Sono stufo di sacrificarmi per sanare un debito pubblico che non ho provocato certo io. Sono stufo di pagare le tasse e non avere nessuna voce in capitolo perché non mi si considera minimamente. Sono stufo di ascoltare gentaglia che pretende consenso promettendomi in cambio solo sogni. Sono stufo di un'agenzia delle Entrate forte coi deboli e docile e remissiva coi forti. Sono stufo delle "cartelle pazze". Sono stufo delle banche e dei loro sporchi traffici. Sono stufo dei derivati. Sono stufo di una finanza fine a se stessa. Sono stufo dello spread. Sono stufo di vedere troppe persone (e non sono solo i poveri!) rovistare tra i bidoni dell'immondizia dei supermercati. Sono stufo di vedere calpestare quotidianamente la dignità degli operai, dei lavoratori, degli insegnanti. Sono stufo di vedere troppi cassintegrati in giro. Sono stufo di pagare la Tarsu o la Tia (con l'iva, per giunta) e vedere l'immondizia che mi sommerge. Sono stufo degli inceneritori. Sono stufo di pagare consorzi di bonifica che non hanno più niente da bonificare da decenni. Sono stufo di pagare troppo un'acqua che non posso nemmeno bere e l'energia elettrica più cara in Europa. Sono stufo di andare a ritirare una cartella esattoriale al comune perché il messo notificatore si scocciava di recapitarmela. Sono stufo di chi non lavora e ruba uno stipendio che costa anche a me. Sono stufo di uno Stato che non mi sa proteggere dalla camorra dalla mafia e dalla 'ndrangheta. Sono stufo di abitare in un posto dove sotto i miei piedi potrebbe anche esserci una vecchia discarica abusiva. Sono stufo di pagare il triplo del costo reale del carburante, del gas. Sono stufo di un parlamento pieno di fantasmi. Sono stufo di pagare un capo della polizia più del presidente degli Stati Uniti! Sono stufo di vedere politici nei consigli di amministrazione delle banche ed ex politici a dirigere enti statali. Sono stufo degli stipendi spropositati percepiti da manager incapaci (che rovinano le aziende o gli enti che dirigono) e delle loro buonuscite milionarie. Sono stufo di vedere da decenni sempre le stesse facce. Sono stufo della ricchezza nelle mani di pochi. Sono stufo di un parlamento distante dai bisogni reali dei cittadini. Sono stufo della situazione in cui versano la scuola e la sanità pubblica. Sono stufo del proliferare delle cliniche private. Sono stufo di vedere scuole private che rilasciano diplomi e lauree a pagamento provocando la decadenza culturale di questo paese. Sono stufo del fatto che ormai qui il merito non conta più nulla! Sono stufo di non riuscire a mettere da parte qualcosa per i miei figli. Sono stufo di veder pagare profumatamente consulenze inutili se non addirittura posticce. Sono stufo dell'arroganza e dell'impunità dei politici. Sono stufo dei partiti "ago della bilancia". Sono stufo di un sistema elettorale definito vergognoso dagli stessi che l'hanno partorito e del loro irritante ebetismo. Sono stufo dell'assenza di riforme urgenti. Sono stufo delle lobbies. Sono stufo delle caste. Sono stufo di una Equitalia "arraffona". Sono stufo dei ticket sanitari. Sono stufo dei parametri di Maastricht mentre i tedeschi s'ingrassano. Sono stufo del fatto che la banca centrale europea dimori guarda caso in Germania. Sono stufo di un'europa Unita che non abbia un governo, politiche sociali e un sistema fiscale unitari. Sono stufo del patto di stabilità. Sono stufo del dilagare della disoccupazione. Sono stufo dei contributi all'editoria. Sono stufo della speculazione finanziaria. Sono stufo delle autonomie regionali. Sono stufo della bassa tassazione delle rendite e dell'alta tassazione del lavoro! Sono stufo di pagare un conto corrente a prezzi assurdi. Sono stufo del fatto che la concorrenza in Italia sia inesistente. Sono stufo di vedere distruggere arance e pomodori. Sono stufo delle quote latte. Sono stufo di una televisione monocromatica. Sono stufo dei talk show dove i politici fanno le rockstar. Sono stufo del protagonismo. Sono stufo del berlusconismo. Sono stufo della "nomenclatura" del PD. Sono stufo dei partiti di "parrocchia". Sono stufo delle multe nelle strisce blu perché ci sono dappertutto solo quelle. Sono stufo delle baronie. Sono stufo dei governi tecnici. Sono stufo di vedere un partito che vince e poi scopre di non avere gli "attributi" per governare. Sono stufo di veder tagliare fondi alla cultura. Sono stufo di questa riforma delle pensioni che ha creato esodati tradendo un patto. Sono stufo di vedere in parlamento persone condannate anche se solo in primo grado. Io sono stufo! RIPRODUZIONE RISERVATA 6

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8 Primo Piano di Giuseppe De Stefano IL CROLLO DEL MATTONE Pressione fiscale e stretta creditizia hanno bloccato un mercato nevralgico per la nostra economia. Tutti i numeri di un 2012 da dimenticare per il comparto immobiliare Il 79% degli Italiani è proprietario dell'abitazione principale, sono i lavoratori coinvolti nella filiera immobiliare, miliardi è il valore delle abitazioni civili e mille miliardi il valore degli immobili ad uso diverso dall'abitativo. Edilizia, infrastrutture, innovazione, turismo: la filiera immobiliare rappresenta circa un quinto del Pil nazionale. Non c'è da stupirsi, dunque, se finanche uno dei principali capitalisti della storia tricolore, l'avvocato Agnelli, che pure produceva automobili, dicesse: "se si muove il mattone, si muove l'economia". Parafrasando quella sostanziale constatazione oggi è facile notare come il mercato immobiliare sia fermo insieme al resto dell'economia. BENE RIFUGIO (?) Comprare casa era (e forse è ancora) la principale ambizione degli italiani. Sociologicamente si potrebbe dire che è il punto di partenza ideale per porre le fondamenta di un nuovo nucleo familiare o semplicemente per avviare una fase di distacco e indipendenza dal proprio nucleo familiare. Ma ponendo la questione sotto una lente strettamente economica le giovani generazioni sarebbero ben felici di accontentarsi di un affitto, e altrettanto tentennanti nell'investire i risparmi (propri o dei genitori) nel bene casa. Il comparto immobiliare, di fatto, sta attraversando una grossa crisi, che affonda le sue radici proprio nell'aver perso la sua caratteristica connotazione di "bene-rifugio" per i risparmi dei contribuenti italiani. E se in una fase di crisi economica è stato sicuramente fisiologico registrare una flessione del flusso economico generato intorno agli investimenti immobiliari (al top tra la fine degli anni '90 e la vigilia della crisi nel 2006), le misure fiscali dell'ultimo anno non sono affatto state di aiuto. Non solo l'imu, infatti, ma anche la riforma delle rendite catastali e le impennate sui costi delle utenze, cui si è aggiunta la Tares sui rifiuti, sono tutti elementi che vanno a gonfiare il peso fiscale sul possesso di un immobile. Che diventa, di fatto, un lusso. COMPRARE CASA ERA LA PRINCIPALE AMBIZIONE DEGLI ITALIANI. OGGI, LE GIOVANI GENERAZIONI SAREBBERO BEN FELICI DI ACCONTENTARSI DI UN AFFITTO TRANSAZIONI E COMPRAVENDITE A confermare questa interpretazione sono i dati forniti dall'omi (Osservatorio del Mercato Immobiliare) analizzando il mercato immobiliare con percentuali basate su dati reali, ottenute confrontando i dati catastali tanto delle grandi città quanto dei più sperduti paesini con le rilevazioni aeree cond otte dalla stessa Agenzie. Gli ultimi dati risalgono allo scorso novembre e fotografano un vero e proprio tracollo per il mercato. Nel terzo trimestre 2012 il mercato italiano ha registrato una netta flessione degli scambi. Il tasso tendenziale annuo del volume di compravendite, per l'intero settore immobiliare (variazione percentuale del III trimestre 2012 rispetto al III trimestre 2011) risulta, infatti, pari al -25,8%, peggiorando il dato tendenziale del II trimestre 2012 (-24,9%). Il settore residenziale, che con transazioni registrate nel III trimestre 2012 rappresenta il 45% circa dell'intero mercato immobiliare, mostra rispetto al III trimestre 2011 un pesante calo degli scambi pari al -26,8% (erano ), aumentando così il calo rilevato nel secondo trimestre del Il periodo preso in esame è stato sicuramente segnato dal "tormentone Idmu", ma c'è anche da dire che alla fine del secondo trimestre erano ancora in piedi molte incertezze relative alla tanto chiacchierata imposta, per la quale abbiamo pagato l'ultima, salata tranche soltanto a 8

9 dicembre. In altre parole se questi dati registravano incertezza, i successivi registreranno con ogni probabilità una certezza negativa che potrebbe far segnare un ulteriore segno "meno" al mercato immobiliare. CREDIT CRUNCH Nonostante le politiche fiscali dell'ultimo governo abbiano avuto un ruolo notevole, sarebbe sbagliato attribuire ogni colpa al mondo della politica (sia pure di natura tecnica). Ad avere una grossa fetta di responsabilità c'è pure il mondo bancario. Gli istituti di credito, infatti, pur avendo ottenuto nel corso dell'ultimo anno una grossa infornata di capitali dalla BCE a interessi minimi, non hanno applicato agevolazioni proporzionate ai propri clienti. Al contrario: le garanzie richieste risultano sempre più eccessive, e le quote di capitale che sono disposti a concedere sono sempre di meno. Secondo l'abi, Associazione bancaria italiana, infatti, nel mese di gennaio 2013 risultano ancora diminuiti gli impieghi verso il settore privato e la Pubblica Amministrazione (-1,4%), a fronte di una raccolta in crescita di oltre due punti percentuali e l'eccedenza di prestiti rispetto alla raccolta supera i 166 miliardi. La contrazione di tali impieghi mostra come siano i bilanci bancari nel loro complesso ad essere in sofferenza e a non avere un rapporto adeguato tra fonti di finanziamento ed investimenti. Particolarmente colpiti risultano essere i prestiti concessi alle famiglie, con una flessione di oltre il 3% che si attesta a 1467 miliardi di euro, toccando un nuovo record negativo dall'inizio della crisi. QUALE FUTURO? Dalle elaborazioni, condotte sui dati della data-base OMI, risulta che Il tasso di rendimento lordo tende a diminuire dal Tra il primo semestre 2004 ed il secondo semestre 2011 il tasso annuale di rendimento lordo (dell'investimento marginale) si riduce dal 4,41% al 4,10%; il valore patrimoniale delle abitazioni aumenta del +29,9% e il canone di locazione sui nuovi contratti aumenta del +15,8%. Ciò significa che la casa resta un bene altamente tassabile, ma mantiene un tasso di rendita ancora intorno al 4%, che è superiore a quello delle azioni finanziarie. D'altro canto affittare un immobile significa pagare un Imu da seconda casa, dunque salatissima, e abbassare le proprie richieste per venire incontro ad un mercato in crisi. Insomma, per fare previsioni servirebbero scenari ben più chiari di quello attuale. Di fatto il quadro di incertezza e di instabilità politica si traduce in incertezza fiscale rispetto al bene casa. E di conseguenza verso l'economia tout court. RIPRODUZIONE RISERVATA 9

10 di Serena Pane INTERVIPERANDO UN TAGLIO NETTO ALLE LITI INUTILI Con la mediazione tributaria e le circolari di abbandono delle liti fiscali inutili, l'agenzia delle Entrate tenta una deflazione del contenzioso tributario. Questo e' l'obiettivo di Vincenzo Busa, direttore centrale affari legali e contenzioso dell'agenzia delle Entrate dal Dalla direzione centrale, infatti, sono state impartite agli uffici territoriali direttive di non proseguire le liti fiscali quando non rispondenti alla giurisprudenza di legittimità formatasi in materia. Ogni lite avrà quindi una sorta di rating cioè un grado di sostenibilità in giudizio basato sulla consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione che, in determinati settori, ha interpretato in maniera univoca la questione. Gli esempi più eclatanti sono il rifiuto del rimborso Irap per i professionisti senza autonoma organizzazione oppure accertamenti basati esclusivamente sugli studi di settore senza contraddittorio preventivo o, ancora, il disconoscimento dell'esenzione Iva per le prestazioni fisiokinesoterapiche, massoterapiche e fisioterapiche. In questi casi, gli uffici finanziari sono quasi sempre soccombenti in base alle pronunce della Suprema Corte per cui la Direzione Centrale dell'agenzia ha dato istruzioni per non proseguire le controversie. Il problema, spiega Vincenzo Busa, si pone quando sussistono difformi pronunce che non aiutano a migliorare il rapporto con il contribuente. Concorre all'obiettivo anche la mediazione tributaria, obbligatoria dal 2012 per le controversie di valore non superiore a 20mila euro. Istituto condiviso solo in parte dagli addetti ai lavori che sottolineano la mancata imparzialità del mediatore, scelto all'interno della direzione provinciale della stessa Agenzia. Sull'argomento, l'opinione di Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it, "Siamo favorevoli a tutti gli strumenti deflattivi del contenzioso tributario ivi incluso la mediazione tributaria. Ma deve essere affidata ad organismi che garantiscono la terzietà che ad oggi manca." RIPRODUZIONE RISERVATA 10

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12 Dal Mondo di Maria A. Rojas Boschetti TASSE PER SERVIZI Sistema nordico: flessibilità e sicurezza, la giusta equità Perché pagare le tasse? È una domanda molto ricorrente tra gli italiani e che i cittadini dei paesi nordici non si porgono neanche. Loro sanno perfettamente dove vanno a finire i propri contributi. Non a caso, gli standard di vita della popolazione nordica sono quelli tra i più elevati al mondo. Tanto è vero, che i paesi nordici - Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Islanda- si mantengono in cima alla classifica dell'indice di Sviluppo Umano (ISU): dalla competitività economica alla politica sociale, alla felicità. Come ci riescono? Il cosiddetto "sistema nordico" - spesso riconosciuto come modello di benessere- poggia il suo successo sulla flessibilità e la sicurezza. Una combinazione efficiente tra crescita dell'economia attraverso la liberalizzazione e il sostegno di un forte Stato sociale (welfare state) meglio conosciuto come "dalla culla alla tomba", perché lo Stato rimane presente nel tutelare e assistere il cittadino da quando nasce fino a quando muore. Per riuscire a mantenere l'impianto di "Stato sociale totale", ovviamente, c'è bisogno di un sistema di tassazione molto importante che però, non spaventa affatto i cittadini che sono comunque consapevoli che tasse così elevate vengono redistribuite nel modo più equo possibile e trasformate dal governo in servizi, ricerca e sviluppo. Quindi, i soldi riscossi dalle tasse, che comunque gravano sopratutto sulle persone con salari e redditi elevati, sono utilizzati per il benessere comune. Lo si vede chiaramente nelle politiche basate sugli interventi a favore delle famiglie con figli, degli anziani, di sostegni per i disoccupati, dei bambini a cui il modello prevede la cura universale gratuita. Un futuro roseo, per esempio, per le famiglie norvegesi, dove i bambini non rappresentano un problema economico ed hanno tutta la strada spianata fin da prima di venire al mondo. Per le mamme sono previste gravidanze gratuite, permessi lunghi al lavoro, 100% dello stipendio, sussidi per chi sceglie di non lavorare per restare a casa con il proprio figlio, asilo nido, incentivi all'occupazione femminile- quasi il 80% delle donne ha un lavoro in Norvegia- tutti fattori che permettono ai genitori di dedicarsi in totale tranquillità alla cura e all'educazione dei figli. Per quanto riguarda la salute, l'assistenza sanitaria dei paesi scandinavi è universale e quasi totalmente finanziata attraverso la tassazione. Qui i nordici sono molto pragmatici. Non importa chi fornisce i servizi pubblici fino a quando funzionano. Danimarca e Norvegia, ad esempio, hanno permesso alle imprese di gestire ospedali pubblici. La Svezia ha un sistema universale di "vouchers" buoni-scuola, con scuole private in competizione con le scuole pubbliche. Uno svedese paga le tasse più volentieri di un americano, perché sa di contare con scuole decenti e assistenza sanitaria gratuita. I nordici ci dimostrano che è possibile iniettare meccanismi di mercato nello Stato sociale per migliorare le sue prestazioni. Il modello nordico riesce a dare una idea di efficienza perché funziona, ed è il risultato di un meccanismo flessibile, che è riuscito a combinare senza paura il capitalismo competitivo dei sistemi liberali di mercato con delle politiche di Stato ad alto impegno sociale. Tutto ciò agendo su vari fronti, ma sopratutto negli ultimi anni, e dopo una breve crisi negli anni novanta, il modello anglosassone puntò ad abbattere l'alto livello di tassazione, basando il sistema su una tassazione progressiva, che tiene conto delle differenze tra la popolazione in termini di benessere e reddito. Ad esempio, nei paesi del Nord Europa, il peso delle tasse sulle attività produttive è spesso più basso che nel nostro paese, cioè attorno al 42-43% contro il 35% della Danimarca (dati Eurostat). Il modello nordico ci dice che è quella la strada a seguire, un percorso che mette ai primo posto i propri cittadini, abbandonando gli interessi acquisiti, rendendo i meccanismi flessibili, eliminando rigorosità, abbracciando l'idea di libero mercato ed inseguendo il camino della equità. RIPRODUZIONE RISERVATA PIOGGIA DI METEORITI Momenti di terrore in alcune, vaste zone della Russia in cui si è verificata una vera e propria pioggia di meteoriti, annunciate da impressionanti scie luminose nel cielo. Un fenomeno che ha provocato oltre mille feriti e fatto nascere dubbi e paure. Sul web impazzano video e foto dell'inatteso e pericoloso evento, che documentano l'eccezionale esplosione di meteoriti. CASO PISTORIUS Si aggrava ulteriormente la posizione del campione paralimpico Oscar Pistorius, accusato di aver ucciso a colpi di pistola la fidanzata la notte di S. Valentino. Dopo la scoperta di sostanze sospette nel suo lussuoso appartamento di Pretoria, la fuga degli sponsor non si è fatta attendere. Un durissimo colpo all'immagine dell'atleta che aveva reso la disabilità una risorsa e non una zavorra. 12

13 Dall Italia di Daniela Castellano PRESSIONE FISCALI ALLE STELLE. PER COSA? Profondamente squilibrata la corrispondenza tra ciò che paghiamo e ciò che riceviamo Pressione fiscale alle stelle, nuove tasse e aumenti per quelle già esistenti. Di contro, si assiste allo sfascio dei servizi pubblici, gli stessi che le entrate fiscali dovrebbero finanziare. Un paradosso tutto italiano, questo, che rende impietoso qualsiasi confronto con l'estero e denuncia l'assenza quasi totale di corrispondenza tra tasse pagate e servizi resi al cittadino/contribuente. Insomma, continuiamo a pagare più degli altri ed in cambio riceviamo molto meno, mentre si continua a parlare di Stato sociale e welfare quando diritti ed servizi fondamentali sono garantiti solo sulla carta.. Chi di noi non ha vissuto sulla propria pelle le carenze, i disguidi e l'inefficienza del sistema sanitario nazionale? Semidistrutto da corruzione e cronica assenza di fondi (non si capisce dove cominci l'una e finisca l'altra ), il servizio sanitario pubblico, finanziato tramite la fiscalità generale (tra cui IRAP ed IRPEF) e le entrate dirette (i ticket, per intenderci), può tranquillamente incarnare l'esempio più drammatico del buco nero in cui finiscono le nostre tasse. Tempi d'attesa sempre lunghissimi, ticket per esami e visite che aumentano in continuazione, scarsità di posti letto per i ricoveri e si potrebbe continuare, ma basta ciò per quantificare l'entità del problema. Capitolo istruzione. Si fa presto a proclamarla "pubblica" quando in molte scuole si affrontano quotidianamente problemi come quelli della sicurezza degli edifici, della mancanza di riscaldamento o di carta igienica, in casi più estremi; e si fa ancora prima a parlare di diritto allo studio, quando mancano i fondi per le borse di studio, sforbiciate di anno in anno, per i libri destinati alle famiglie meno abbienti, per le residenze universitarie ecc. Eppure, sia le tasse universitarie che le spese per iscrizioni e libri di testo aumentano ogni anno senza seguire la logica della corrispondenza. Dobbiamo citare anche il capitolo welfare? Qui, forse, l'italia raschia il fondo del barile della vergogna. Aiuti per le famiglie numerose? Alzi la mano chi li ha visti o ritenuti almeno sufficienti per venire incontro alle necessità basilari di un neonato. Aiuti per le giovani coppie? Si faccia avanti chi è riuscito a vedere una parte delle misere somme a disposizione prima di qualche anno, sempre che si rientri negli striminziti parametri richiesti. Altra questione difficile è quella dei trasporti. Tra tagli, mezzi fermi per mancanza di benzina, autobus vecchi e pericolanti, aumenti scriteriati di biglietti agli utenti non resta che affidarsi alla buona sorte. Problemi a cui sono abituati i pendolari, le vittime più sacrificate di una crisi del settore che non vede fine. A poco servono le distinzioni "locali": a Milano come a Napoli, i disservizi e i disagi per treni locali ed autobus toccano un po' tutti. C'è da dire che molti dei servizi citati sono di competenza regionale, quindi un discorso generale vale nella misura in cui si abbia la maturità di considerarli per quello che sono: parametri, metri di giudizio in una valutazione più ampia di quello che è lo stato di salute di un Paese. Una nazione che vede un così profondo squilibrio tra ciò che pretende e ciò che dà non può permettersi di autodefinirsi moderno. RIPRODUZIONE RISERVATA LO SCANDALO CARNE EQUINA Si espande l'allarme per i prodotti contenenti carne equina: la Nestlè ritira dal mercato italiano, dopo quello inglese, anche ravioli e tortellini. Altro che carne di manzo, come pubblicizzato, in lasagne confezionate e pasta ripiena sono state trovate tracce di carne equina, con il rischio che possa trattarsi addirittura di carne d'asino. Una botta tremenda all'immagine del colosso del settore agro-alimentare, che sicuramente avrà notevoli ripercussioni sulle vendite. DIMISSIONI DEL PAPA Ha destato meraviglia l'annuncio, in latino, con cui Benedetto XVI ha dato il suo addio al seggio papale. L'evento ha una rilevanza storica: bisogna tornare indietro di 800 anni per trovare un altro abbandono di un pontefice ancora in vita. Previsto per metà marzo il conclave che dovrà eleggere il successore del Papa dimissionario, mentre si scatena la ricerca di motivazioni del gesto che vanno ben oltre quelle ufficiali. 13

14 Economia di Daniela Castellano LA FABBRICA DEL GIOCO ON LINE: 15 MILIARDI NEL 2012 Azzardo da record, italiani impoveriti ma sempre più giocatori 14 L unica industria che non conosce crisi, anzi, vede crescere in maniera esponenziale introiti e "dipendenti" è quella dell'azzardo. Il nostro paese è risultato nel 2012 il secondo in Europa per volume di scommesse, a certificare un primato che assomma alla cronica tendenza a farsi prendere la mano da grattini, lotterie e slot machine una sottovalutazione dei rischi connessi all'azzardo che non conosce fine. A poco è servito riconoscere nel "gambling" una ludopatia, alla stregua di altre dipendenze, se poi poco o nulla si è fatto per rendere inoffensivi i meccanismi che ne sono alla base: pubblicità, in primis, sponsorizzazione di illusioni facili ed alla portata di tutti che amplificano la drammaticità della crisi economica che stiamo vivendo. È un circolo vizioso, un pericoloso cerchio da cui uscire fuori diventa sempre più difficile. E la cronaca ci riporta quasi quotidianamente episodi che vedono protagonisti, in negativo, accaniti giocatori: l'ultimo è quello di una quarantenne che ha soffocato la madre per rivendere in un Compro oro una collanina del valore di 280 euro. Una vita per un ennesimo giro di slot in una provincia, quella di Pavia, in cui è stato calcolato che la spesa media annua pro capite destinata alle "macchinette" sia quella più alta in Italia (2700 euro). Scordatevi però la classica, fumosa bisca: la nuova frontiera dell'azzardo è on line. Secondo i risultati di uno studio di Netbetcasino.it l'italia, a fronte di una popolazione pari all'1% di quella mondiale, ha il 22% del mercato globale dei giochi on line. Tradotto in cifre, significa che nell'anno appena trascorso nel nostro paese si sono spesi 15 miliardi e 406 milioni; un'enormità, se si considera che nella culla del gioco, l'inghilterra, si sono fermati a 3 miliardi e in Spagna a 2 miliardi e 354 milioni. Per avere un'idea più chiara basti pensare che il fatturato del gioco ha letteralmente surclassato lo scorso anno quello dei viaggi on line (12 mld di euro), avviandosi a tagliare il traguardo di 18 miliardi nel Un tristissimo primato, che fa sicuramente felici i gestori, l'ennesimo di un Paese in cui si registra un impoverimento crescente dei suoi abitanti: negli ultimi 10 anni la ricchezza media pro capite è calata di quasi 4 punti percentuale, peggiore dato in tutta l'area europea, con un ritorno a livelli talmente bassi da ricordare quelli del dopoguerra. Passione che si trasforma in pericolosa malattia, quella per i giochi: è stato calcolato che per 800 mila persone lo sfizio di un attimo si sia trasformato in dipendenza, con tutti i problemi che questa, al pari di altre, provoca a chi ne rimane vittima ed alle persone a lui vicine. RIPRODUZIONE RISERVATA

15 Speciale di Maria A. Rojas Boschetti CANONE RAI: IMPOSTA O ABBONAMENTO? PERCHE I CONTRIBUENTI SONO TENUTI A PAGARLO Il 31 gennaio è scaduto il termine di pagamento del canore Rai. Informazione che i cittadini/utenti ormai conoscono molto bene e che la Rai ci tiene a ben ricordare in ogni sua trasmissione e attraverso l'apposito spot pubblicitario che riempie i canali televisivi in queste settimane, invitando tutti gli "abbonati" a formalizzare il pagamento. Un'aliquota che questo anno è passata da 112 euro a 113,50, in un crescendo di una tendenza che anno su anno non fa che continuare ad aumentare. Ma che cosa sono tenuti a pagare realmente i cittadini? Il canone Rai viene paragonato tante volte a una tassa qualunque che in tanti pensano di dover pagare in cambio della controprestazione: legata, cioè, ad un pagamento dovuto da un soggetto in corrispettivo per la prestazione a suo favore di un servizio pubblico; la tassa quindi, è relativa a un servizio di cui ciascun con- 15

16 Speciale 16 tribuente può decidere se avvalersi o meno. Ma in realtà, per quanto possa sembrare insolita e per certi versi molto ambigua nel suo essere e nella sua procedura, il canone è una imposta legata alla sola detenzione del apparecchio radiotelevisivo. Quindi, pur se usi la scatola del televisore solo per guardare il dvd, o anche se nella tua zona il segnale Rai non si ricevesse, ma anche se non l'accendi, devi comunque pagare l'imposta allo Stato, i cui introiti sono direttamente devoluti all'azienda Rai, e non una piccola parte del ricavato come specificato sul loro sito. Sorge così la domanda: la Rai non guadagna della pubblicità? Sì, anche se l'azienda ci tiene a ben precisare che in cambio del finanziamento statale non può trasmettere più del 4% della pubblicità settimanale a differenza del 15% delle tv commerciali. Per la verità il flusso pubblicitario sembra avere la meglio nello spazio televisivo. E visto che gli utenti sono bombardati di continuo di spot pubblicitari tra un programma e l'altro, e dato che esistono altre emittenti televisive commerciali, sorgono alcune considerazioni da parte dei consumatori: perché non pensare alla privatizzazione della Rai e farsi finanziare completamente dalla pubblicità in modo da lasciare liberi i cittadini/utenti di pagare per quello che realmente consumano, o per quello che a libera scelta ritengono sia un servizio adatto alle loro esigenze e gusti? Sicuramente, pagare le tasse per ricevere in cambio un servizio utile è un requisito basilare della società. Tuttavia è altrettanto lecito porsi la domanda: i programmi televisivi costituiscono realmente un servizio utile e indispensabile? Oggi come oggi l'informazione di certo non manca. Attraverso i giornali, i magazine, le riviste specialistiche, i libri ed infine il web, il cittadino può perfettamente accedere a una quantità di contenuti a libera scelta. Pertanto la televisione come unico strumento in grado di gestire le notizie e offrire l'intrattenimento non è più da sola. Ad esempio, oggi la tv deve guardarsi dalla diffusione di piattaforme online come YouTube che consentono di vedere gratis ogni genere di spettacolo. Ma ricordate: il canone va pagato per la detenzione di ogni apparecchio atto a ricevere trasmissioni audiovisive. Ad ogni modo, l'impostazione del canone appare quasi sempre in modo ambiguo. L'azienda collega puntualmente due fatti diversi - facendo confusione su quello che significa un abbonamento in merito a un servizio di cui beneficiano i contribuenti con l'imposta obbligatoria sul possesso di un apparecchio televisivo - forse per far rientrare nel canone qualsiasi ipotesi che sorge da parte del contribuente e che altrimenti sarebbe priva di ogni spiegazione. Ma, per togliere ogni dubbio ed in virtù di quanto esplicitato dalla Legge, appare molto chiaro il concetto sancito dalla Corte Costituzionale: "Benché all'origine apparisse configurato come corrispettivo dovuto dagli utenti del servizio [...] ha da tempo assunto, nella legislazione, natura di prestazione tributaria, fondata sulla legge [...] E se in un primo tempo sembrava prevalere la configurazione del canone come tassa, collegata alla fruizione del servizio, in seguito lo si è inteso come imposta." (Sentenza del 26 giugno 2002 n. 284, Corte costituzionale). Ma cosa succede se non si paga l'imposta? Data la natura giuridica del canone, come obbligo contributivo, si incorre in sanzioni 6 volte il dovuto, con la possibilità di poter disdire il cosiddetto "abbonamento". Ma sul fronte ricavo, sono stati presi di mira dalla Rai anche gli apparecchi tecnologici (pc, tablet e smartfhone) che sarebbero stati inclusi nel pagamento canone. Idea bloccata dalla presa di posizione del Ministero allo Sviluppo Economico, che considerò assurdo imporre un pagamento a scapito di beni digitali. Ma qui l'azienda si difende e nega di aver mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete. Certo è che il cittadino, oltre a dover pagare il canone Rai obbligatoriamente, sente la necessità di pagare un abbonamento -questa volta facoltativonella convinzione di poter usufruire di un servizio diverso, innovativo, con più scelta. Infatti non c'è paragone tra uno dei tanti reality show trasmessi dalla tv pubblica ed uno speciale della National Geographic. RIPRODUZIONE RISERVATA

17 Speciale di Daniela Castellano LA DISDETTA DEL CANONE È UN IMPRESA ECCO COSA C È DA SAPERE Scordatevi pure l'addetto con tanto di sacco di iuta che viene a sigillarvi il televisore, oggi risulta difficile vedere una scena così surreale ma tenete comunque presente che, se decidete che questa imposta, abbonamento, canone o dir si voglia, non ha ragione di essere pagata, per i motivi più diversi, state prendendo una strada ricca di ostacoli e controsensi. Ma andiamo per ordine e partiamo dal sito internet di mamma Rai, il primo step per quanti cercano di reperire informazioni più specifiche. In primis, chiariamo che la disdetta può essere richiesta per motivi ben precisi, e cioè: Cessione di tutti gli apparecchi tv ad altre persone (a titolo oneroso o gratuito non importa) Furto o incendio di tutte le apparecchiature di casa Rottamazione di tutti gli apparecchi di casa Richiesta di suggellamento. Per quanto riguarda il primo caso, cioè quello della cessione di tutti gli apparecchi televisivi ad altri, l'abbonato deve dare precisa comunicazione delle 17

18 Speciale 18 generalità e dell'indirizzo del nuovo detentore. Bisogna poi inviare la disdetta, a mezzo raccomandata, all'agenzia delle Entrate - Direzione provinciale I di Torino - Sportello SAT. Successivamente, lo stesso Sportello provvederà ad inviare un modulo di dichiarazione integrativa che andrà compilato interamente, completo di firma del cedente e del cessionario, e restituito. La via migliore, anche in questo caso, è quella della raccomandata, per evitare che, magicamente, il modulo non risulti ricevuto. Anche se l'abbonato vuole chiedere la disdetta per furto o incendio degli apparecchi riceventi di casa deve fornire debita comunicazione inviando una raccomandata all'indirizzo prima specificato, e la procedura è la stessa. Se tale disdetta viene denunciata entro il 31 gennaio, allora si viene dispensati dal pagamento del canone dal 1 gennaio dell'anno successivo; qualora venisse denunciata entro il 30 giugno, la dispensa scatta dal 1 luglio. Se però si è già pagato il canone, come dovrebbe essere, visto che la scadenza è per il 31 di gennaio, non è consentito, per legge, chiedere il rimborso della cifra versta. E se voglio semplicemente rinunciare all'abbonamento senza per questo cedere i miei apparecchi riceventi ad altri? Devo presentare la disdetta entro il 31 dicembre, chiedendo il suggellamento degli stessi. In questo caso, però, oltre all'invio della disdetta, bisogna versare 5,16 euro per ogni apparecchio da suggellare, cioè da rendere inutilizzabile (il famoso sacco di iuta a cui accennavamo all'inizio). Successivamente, all'abbonato che non desidera essere più tale, lo Sportello SAT invia un modulo da reinviare compilato, in cui saranno indicati anche marca dei televisori, loro ubicazione, orari di disponibilità in cui gli organi competenti potranno provvedere al suggellamento. Attenzione, però: se la disdetta non verrà considerata regolare in tutti i suoi aspetti, l'abbonamento sarà da intendersi regolarmente rinnovato. E ciò comporta una serie infinita di "cartoline" con richiesta di pagamenti arretrati, inviati però tramite posta prioritaria, come segnalato dagli utenti, con maggiorazione di interessi e sanzioni. Una bella gatta da pelare, considerando che spesso questa situazione sfocia in un vero e proprio stalking Qualcuno ha avanzato anche l'ipotesi di far pagare il canone direttamente nella bolletta dell'energia elettrica, tanto per iniziare col piede giusto l'operazione simpatia Ma negli ultimi mesi del 2012 il nuovo cda di viale Mazzini ha deciso di affidarsi ad un aiuto esterno per recuperare i mancati ricavi (ricordiamo che il canone è la principale entrata dell'azienda). Sono tantissime, si stima circa un milione e 400 mila, le contestazioni arrivate in sede. Per il loro smaltimento verranno consultate le banche dati dell'age, andando ad individuare le utenze che hanno ricevuto solleciti di pagamento ma non hanno pagato o perché già abbonati (in questo caso si tratterebbe per lo più di titolari di abbonamenti speciali) o perché proprio non si vuol pagare (e qui le motivazioni abbondano e sono varie). Un lavoro di catalogazione ed archiviazione esternalizzato, dunque, per provare a recuperare quei 600 milioni che mancano in cassa, avendo un quadro più completo della situazione. Secondo un indagine di KRLS, infatti, il canone rai risulta tra le tasse più evase, con punte dell'87% in alcune zone; un dato che cresce vertiginosamente, impoverendo in maniera considerevole le casse dell'azienda. Il problema, dunque, continua ad essere considerato solo sotto l'aspetto economico e poco viene evidenziata la questione dei perché: il canone continua ad essere considerato sempre più un abbonamento imposto, assolutamente non richiesto e spesso, complici le tv a pagamento, neanche utilizzato. RIPRODUZIONE RISERVATA

19 Dalle Istituzioni IL FENOMENO DELLE TESTE DI LEGNO APPRODA IN PARLAMENTO ATTO SENATO Interrogazione a risposta scritta presentata da DONATELLA PORETTI mercoledì 5 dicembre 2012, seduta n.850 PORETTI, PERDUCA - Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: le cronache giudiziarie evidenziano sistematicamente quanto possa essere spregiudicata e varia la manipolazione delle istituzioni pubbliche e finanziarie a fini di corruzione e riciclaggio; si tratta di reati di particolare pericolosità sociale: non solo perché determinano distorsioni nell'economia legale, alterando la parità concorrenziale e l'efficacia dei controlli pubblici, ma, perché specie in periodi di crisi come quello attuale, possono giungere a incrinare la stessa fiducia dei cittadini nei valori democratici; da tempo la Corte dei conti denuncia il rischio di assuefazione alla corruzione; è opinione comune che la lotta alla corruzione e al riciclaggio non possa essere delegata al solo diritto penale, ma vada effettuata anche sul piano amministrativo e finanziario, con strumenti che consentano di prevenire o intercettare le condotte criminali là dove esse si manifestano con maggiore frequenza e intensità, cioè all'interno delle istituzioni finanziarie e dei mercati; in un contesto di crescente globalizzazione, la reazione - per non risultare inadeguata - deve superare i confini nazionali e confrontarsi rapidamente con i nuovi fenomeni; per quanto attiene alle nuove tendenze economiche, nei primi nove mesi del 2012, secondo un recente studio di Confesercenti, le imprese individuali con titolari extra Unione europea (Ue) sono cresciute di unità, mentre tutte le altre hanno fatto registrare un calo di unità; le imprese gestite da stranieri sono arrivate a produrre il 5,7 per cento della intera ricchezza del nostro Paese. Dalo studio emerge che in dieci anni il peso delle imprese con titolari extra Ue sul totale delle imprese è passato dal 2 per cento a quasi il 9 per cento; nel solo secondo trimestre 2012 le imprese individuali con titolare immigrato sono state valutate in circa unità alle quali bisogna aggiungere i circa soci stranieri di società di persone; il serbatoio principale dell'imprenditoria immigrata è l'africa con oltre attività; in testa il Marocco, a grande distanza seguono il Senegal, l'egitto e la Tunisia. I cinesi si collocano al secondo posto per numero di attività e al terzo posto le oltre imprese albanesi; gli obblighi di collaborazione tra operatori privati e autorità pubbliche imposti dal legislatore con il decreto legislativo 231 del 2007, che recepisce la "Terza direttiva antiriciclaggio" (2005/60/CE), possono distinguersi in passivi e attivi. Tra gli attivi, volti a garantire la conoscenza dei clienti e la tracciabilità delle transazioni, la cosiddetta adeguata verifica della clientela rappresenta l'aspetto più innovativo introdotto; secondo una indagine recentemente condotta da un magazine on line ("Contribuenti.it" dell'associazione Contribuenti Italiani), il fenomeno delle società di capitali aventi cittadini stranieri come soci ed amministratori è così ampio, in quanto consentirebbe di evadere il fisco ed il pagamento dei contributi previdenziali, attraverso l'uso di quelle che in gergo sono chiamate le "teste di legno"; sembra che il fenomeno coinvolga soprattutto donne o extra comunitari che non trovano sbocco nel mondo del lavoro e che, ignari delle conseguenze, accettano di diventare soci e amministratori di facciata di gente senza scrupoli che cerca di ricominciare un'attività dopo aver subito fallimenti o dopo aver commesso reati economici o più semplicemente intende continuare a evadere il fisco, SI CHIEDE DI SAPERE: se il Ministro in indirizzo ritenga adeguate le disposizioni previste e le modalità attivate dagli Istituti di credito riguardanti l'adeguata verifica della clientela ai sensi della disciplina antiriciclaggio, viste rilevanti dimensioni del fenomeno recentemente riscontrato in Italia di imprese individuali con titolari extra Ue e quindi sconosciuti; se per questa fattispecie di soggetti risulti effettivamente possibile accertare lo scopo e la natura dei rapporti e delle operazioni fatte; se ritenga utile prevedere ulteriori controlli anche da parte degli Uffici competenti e dall'agenzia delle entrate all'atto dell'apertura della partita iva. 19

20 Good News di Valentina Tortelli SPORTELLI BANCARI APERTI FINO A TARDI Partito in via sperimentale il progetto del gruppo Intesa San Paolo: banche aperte fino alle 20 e il sabato mattina. I correntisti: era ora 20 Da Torino a Napoli, passando per Milano e Bologna: la rivoluzione degli sportelli bancari sta interessando un po' tutta Italia. Si tratta dell'iniziativa, lanciata in via sperimentale dal gruppo Intesa San Paolo, di tenere aperte le filiali fino alle 20 nei giorni feriali e anche il sabato mattina. Un progetto che potrebbe essere esteso anche ad altri istituti bancari e che, secondo quanto diffuso da Intesa nel mese di gennaio 2013, già a giugno potrebbe coinvolgere circa 500 filiali del gruppo in tutta Italia. Non solo: è anche previsto il servizio a domicilio, con la possibilità di prenotare, presso il proprio domicilio, un appuntamento con l'operatore di filiale. L'iniziativa svela una banca che cambia, verrebbe da dire, che si ridefinisce sulle esigenze dei potenziali consumatori (a loro volta lavoratori e quindi con poco tempo da dedicare in orario di servizio) e sotto il potente influsso del web, dove l'home banking la fa da padrone erogando servizi "h24", cioè senza restrizioni d'orario. LA CURIOSITÀ Riusciranno i nuovi orari ad attrarre più clienti con più tempo da dedicare alle proprie scelte finanziarie? La sfida (e l'obiettivo) sono proprio questi e sono tutt'altro che velati. Navigando sul web, c'è già una preesistente e nutrita "letteratura" che risponde alla domanda: "Le banche sono aperte di pomeriggio?". Molti gli utenti che chiedono alla rete e sui forum di essere aggiornati sugli orari degli sportelli. UTENTI SODDISFATTI le edizioni locali dei grandi quotidiani, già a metà gennaio, non hanno mancato di presidiare gli sportelli serali e di raccogliere i commenti (entusiastici) dei correntisti. La frase più ricorrente è stata: non dovrò più prendere un permesso dal lavoro per fare una commissione, ma molti clienti hanno constatato che così la giornata potrà essere presa con ritmi meno forsennati. Sarà una giornata più slow, ha detto qualcuno ed era ora che le banche si adeguassero: le Poste hanno già prolungato l'orario di apertura. Pochi ancora i clienti che tirano tardi, colpa - forse - di una iniziativa ancora ristretta al gruppo Intesa San Paolo e poco pubblicizzata. L'ACCORDO CON I SINDACATI l'accordo sul progetto pilota è stato raggiunto nel mese di ottobre 2012, dopo un tira e molla con i sindacati. "L'orario prolungato - spiega a Il Corriere del Mezzogiorno Enrico Cucchiani, Ceo di Intesa San Paolo - è un modo innovativo per sostenere l'occupazione". Ma la Fisac, sindacato di categoria, non nasconde qualche preoccupazione per come l'orario prolungato influirà sulla vita dei bancari, soprattutto donne e pendolari. ORARI CANONICI Secondo quanto riporta il sito Banche Italia, tradizionalmente gli orari d'apertura al pubblico degli sportelli bancari sono sempre stati dalle 8.30 alle 14 e dalle alle 15.45, con qualche lieve variazione da istituto ad istituto. Secondo il nuovo progetto sperimentale, nei giorni feriali l'apertura sarà dalle alle e dalle alle 20, mentre il sabato le banche resteranno aperte dalle 9 alle 13. Anche in questo caso, gli orari sono indicativi e possono variare, per venire incontro alle esigenze del territorio. RIPRODUZIONE RISERVATA

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