RIVISTA ITALIANA DI ECONOMIA DEMOGRAFIA E STATISTICA

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1 VOLUME LXII NN. 2-4 APRILE-DICEMBRE 2008 RIVISTA ITALIANA DI ECONOMIA DEMOGRAFIA E STATISTICA COMITATO SCIENTIFICO Prof. LUIGI DI COMITE, Prof. FRANCESCO FORTE, Prof. GIOVANNI MARIA GIORGI Prof. VINCENZO LO JACONO, Prof. MARCELLO NATALE, Prof. ALBERTO QUADRIO CURZIO Prof. GIOVANNI SOMOGYI COMITATO DI DIREZIONE Prof. PIETRO BUSETTA, Prof. CATELLO COSENZA, Prof.ssa SILVANA SCHIFINI D ANDREA Prof. SALVATORE STROZZA, Prof. SILIO RIGATTI LUCHINI DIRETTORE Prof. ENRICO DEL COLLE REDAZIONE Dott. GIOVANNI CARIANI, Redattore capo Dott. CLAUDIO CECCARELLI, Dott. ANDREA CICCARELLI, Dott.ssa PAOLA GIACOMELLO Prof.ssa ANNA PATERNO, Dott.ssa ANGELA SILVESTRINI GABRIELLA BERNABEI, Segretaria di Redazione Direzione, Redazione e Amministrazione Piazza Tommaso de Cristoforis, ROMA TEL. e FAX

2 Stampato da CLEUP sc Coop. Libraria Editrice Università di Padova Via G. Belzoni, 118/3 Padova (Tel. 049/650261)

3 INDICE In questo numero 7 RELAZIONI Onofrio Amoruso, Antonella Rinella, Geopolitica del Mediterraneo: iniziative locali e nuove centralità Youssef Courbage, Perspectives des politiques migratoires en europe a l epreuve de la demographie des deux rives de la mediterranee Vittorio Daniele, Paolo Malanima, Divari di sviluppo e crescita nel Mediterraneo Carlos De Cueto Nogueras, Victoria Eugenia Novoa Buitrago, La influencia de la immigración en las politicas de reclutamiento militar en España Bodo Freund, The mediterranean region from german angles glances at geography, journalism and political science Oscar Garavello, Gli accordi euro-mediterranei verso la zona di libero scambio: il work programme di metà percorso Anna Maria Lazzarino Del Grosso, L Unione Europea e le culture politiche del Mediterraneo Milosav Milosavljević, Poverty in Serbia Eros Moretti, L integrazione economica e sociale degli immigrati albanesi 175

4 Antonio Murolo, Sostenibilità dello sviluppo economico nel Mediterraneo Silvana Schifini D Andrea, Percezione della povertà e dell esclusione sociale nei Paesi mediterranei dell Unione Europea Gheorghe Stoica, La Romania, Bulgaria e il mar Nero; il loro ruolo nell Unione europea 239 COMUNICAZIONI Anna Maria Altavilla, Maurizio Mondello, Analisi della mortalità per causa nell area a rischio ambientale di Milazzo 251 Francesco Antonio Anselmi, Turismo sostenibile e sviluppo economico territoriale 259 Fabrizio Antolini, Francesca Petrei, L indicatore di situazione economica è un indicatore di povertà? Vincenzo Asero, Venera Tomaselli, Specializzazione dell offerta e strutturazione della spesa turistica Giuseppe Avena, Romana Gargano, Indagine conoscitiva sulle abitudini e propensioni alla lettura degli studenti universitari di Editoria e Giornalismo Giuseppe Avena, Santina Pilato, Demetrio De Domenico, Strumenti di statistica testuale e text mining per l analisi di articoli sulla contaminazione delle mozzarelle in Campania Pietro Busetta, Dario Corso, Il mercato del lavoro in Italia e l effetto scoraggiamento 303 Erika Calabrese, Angela Coscarelli, La fecondità delle donne egiziane: un analisi empirica.. 311

5 Erika Calabrese, Angela Coscarelli, Andrea Filella, Partenariato euromediterraneo: obiettivi da raggiungere ed opportunità da cogliere Francesco Chelli, Chiara Gigliarano, Elvio Mattioli, Heterogeneity in household consumptions: the case of Marche Region. 327 Andrea Ciccarelli, Tatiana Gaborin, Politiche di sviluppo e processi di convergenza delle regioni italiane del Mezzogiorno 335 Rosario D Agata, Venera Tomaselli, La localizzazione del comportamento elettorale. Una proposta metodologica per l analisi territoriale dei dati Giuseppe De Bartolo, Manuela Stranges, Stime della fecondità delle straniere in Italia per nazionalità attraverso l applicazione di funzioni matematiche. 351 Enrico Del Colle, Eleonora Scarsella, Flussi turistici effettivi nella regione Abruzzo: un tentativo di misura. 359 Roberto Gismondi, Patrizia Perini, Massimo Alfonso Russo, Variazioni climatiche ed effetti sul turismo interno in Italia. 367 Filippo Grasso, Maria Elisabetta Azzarà, Valutazione dei consumi delle famiglie nelle politiche territoriali Pietro Iaquinta, Alcuni aspetti dei sinistri stradali nella Provincia di Cosenza Letizia La Tona, Angela Alibrandi, The use of hierarchical models for the building abusiveness study. 393 Massimiliano Mascherini, Daniele Vidoni, Caratteristiche della partecipazione sociale in Europa: il caso dell Europa mediterranea 401 Elena Pirani, Silvana Schifini D Andrea, Differenze regionali nei processi di esclusione sociale nell Europa mediterranea Giovanni Portoso, Rilievi ed osservazioni sulla massimizzazione del Chi quadrato

6 Angela Silvestrini, Alcune considerazioni sulla possibile integrazione dei dati derivanti dalle rilevazioni correnti per la stima di alcune caratteristiche dei minori stranieri in Italia Valeria Silvestri, Alessandro Polli, Migrazioni ambientali e unione europea. Quale protezione? Domenico Summo, Tommaso Pepe, Eterogeneità economica tra i paesi del partenariato euro-mediterraneo 443 Informazioni generali, informazioni per gli Autori e regole per la composizione dei testi

7 IN QUESTO NUMERO In questo volume della rivista figurano i contributi presentati in occasione della XLV Riunione scientifica della Società Italiana di Economia Demografia e Statistica tenutasi a Bari dal 29 al 31 maggio 2008 organizzata in collaborazione con il Dipartimento per lo Studio delle Società Mediterranee (DSSM) dell Università di Bari e dedicata alla Geopolitica del Mediterraneo. La riunione si è aperta nel pomeriggio di giovedì 29 maggio con i saluti delle Autorità e la presentazione, da parte del Presidente della SIEDS, dell organizzazione e dei contenuti delle sessioni nelle quali è stata articolata la riunione scientifica. Nella prima parte del volume sono riportate, in ordine alfabetico del cognome dell Autore o del primo degli Autori, le relazioni pervenute alla Redazione della Rivista. In particolare nella relazione di Onofrio Amoruso e Antonella Rinella è evidenziato come, la cooperazione decentrata ha consentito alle Regioni di diventare soggetti sempre più presenti nell ambito delle relazioni internazionali attraverso il coinvolgimento nel mosaico internazionale dei governi sub-nazionali. Youssef Courbage nel suo lavoro evidenzia come il Maghreb stia divenendo una delle principali fonti dell emigrazione internazionale mondiale creando comunità in tutto il mondo. Nella loro relazione Vittorio Daniele e Paolo Malanima delineano il quadro delle disuguaglianze di sviluppo nel contesto del Mediterraneo in una prospettiva globale valutando le prospettive per il prossimo futuro in base alle tendenze degli ultimi anni. Carlos De Cueto Nogueras e Victoria Eugenia Novoa Buitrago nel loro contributo analizzano le tendenze demografiche per i prossimi anni dei giovani di entrambi i generi, sia spagnoli che stranieri, in età compresa tra i 15 e i 29 anni valutandone l impatto nel servizio militare spagnolo. Nel suo lavoro Bodo Freund evidenzia i differenti modi di intendere il Mediterraneo dal punto di vista dei geografi, dei media e della scienza politica.

8 Oscar Garavello, prendendo spunto dagli accordi euro-mediterranei della Conferenza di Barcellona del 1995 ed a solo due anni dalla prevista entrata in vigore della relativa zona di libero scambio prevista per il 2010, mette in luce nel suo contributo quelle forze che maggiormente impediscono alla zona di libero scambio di procedure con la velocità prefissata. Anna Maria Lazzarino Del Grosso nella sua relazione svolge alcune considerazioni sul ruolo delle culture politiche del Mediterraneo nelle varie Tappe del processo di collaborazione e integrazione euro mediterranea. Nel suo lavoro Milosav Milosavljević analizza le principali caratteristiche, aspetti e specificità della povertà in Serbia evidenziando le attuali strategie, le politiche e le misure per affrontarla. Eros Moretti nel suo contributo presenta un quadro dell immigrazione albanese nel nostro Paese con alcuni riferimenti alla Regione Marche. Nel suo lavoro Antonio Murolo evidenzia come lo sviluppo sostenibile debba essere inquadrato in un ottica più ampia che tenga conto anche dell equità, dei diritti civili, della cultura e, più in generale, di tutti gli aspetti che caratterizzano lo sviluppo umano. L obiettivo della relazione di Silvana Schifini D Andrea, con riferimento all indagine Eurobarometro, è quello di definire e caratterizzare il contenuto delle numerose espressioni correntemente utilizzate nei diversi Stati europei per studiare le differenze socio-economiche con particolare riguardo al significato di povertà ed esclusione sociale. Infine Gheorghe Stoica nel suo contributo si sofferma sul ruolo nell Unione Europea della Romania e della Bulgaria e sulle conseguenze dell allargamento della UE verso i Paesi dell Est europeo. Nella seconda parte del volume è riportata, in ordine alfabetico del cognome dell Autore o del primo degli Autori, una selezione delle Comunicazioni dei Soci che trattano principalmente argomenti di demografia ed economia, alcuni dei quali legati al tema della riunione scientifica. Luigi Di Comite Enrico Del Colle

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11 Rivista Italiana di Economia Demografia e Statistica Volume LXII nn. 2-4 Aprile-Dicembre 2008 GEOPOLITICA DEL MEDITERRANEO: INIZIATIVE LOCALI E NUOVE CENTRALITA Onofrio Amoruso, Antonella Rinella 1. Prossimità e cooperazione tra gli attori Nelle società pluraliste i processi decisionali sono sempre più il frutto di complessi meccanismi d interazione tra centri di potere diversi, ciascuno dotato di risorse specifiche e operante a scale differenti, indissolubilmente legati alla dimensione territoriale. Sono reti di soggetti che pur avendo interessi diversificati sono accomunati da obiettivi comuni e sussistono in funzione del sussistere di condizioni di prossimità anche territoriale. A questi, e ai sistemi territoriali di cui fanno parte, può essere corretto attribuire lo status di attori collettivi; essi condividono progetti e attivano azioni collaborative/cooperative per la loro realizzazione. In tal modo, si afferma la cooperazione decentrata che rappresenta, l emergere di una logica d azione che non solo segna il riconoscimento della pluralità ed eterogeneità degli attori dello sviluppo, ma trasforma anche le relazioni che tra loro intercorrono, inserendole in un ottica nuova di concertazione, coordinamento e co-sviluppo. Essa, inoltre, rappresenta un alternativa alle abituali forme di collaborazione internazionale, una forma di espressione pluralizzata della politica estera e, contemporaneamente, s identifica sempre più con i processi di sviluppo endogeno e auto centrato riferiti alla scala locale. Secondo Boswell (1990; cit. in Salone, 2007, p. 38), una trama inestricabile di riconoscimenti, affiliazioni e connessioni legherebbe le organizzazioni economiche e gli individui al loro interno con la società, il governo e gli interessi pubblici, attivamente e con continuità, ma anche con elasticità e in coerenza con scelte decentrate. Lo stesso autore fornisce un modello esplicativo della cooperazione fondato su un certo numero di forze-chiave : di natura istituzionale, relative cioè alle strutture economiche e sociopolitiche, di natura attitudinale, inerenti il sistema dei valori e delle credenze degli individui, e di natura congiunturale, connesse con eventi storici capaci di catalizzare e condizionare i comportamenti sociali (ibidem, p. 39). Dal punto di vista economico, infine, la cooperazione può essere definita come un aggregato di processi attraverso i quali le unità di decisione economica collaborano liberamente tra loro e con gruppi esterni o il governo in nome dell interesse pubblico (ibidem, p. 38).

12 12 Volume LXII nn. 2-4 Aprile-Dicembre 2008 La cooperazione decentrata si distingue per alcune specificità: -la pluralità, vale a dire la presenza di geometrie variabili di attori; -la multidimensionalità delle reti; -la prossimità geografica degli interventi; -la processualità che mira a superare le asimmetrie esistenti tra i partners attraverso l implementazione di circoli virtuosi di empowerment dei più fragili e di disempowerment dei più forti. Una caratteristica tipica della cooperazione decentrata è la rilevanza attribuita, nella programmazione e nella costruzione dei progetti, al concetto di prossimità geografica, posta come conditio sine qua non nelle diverse strategie d intervento. L idea di prossimità rappresenta uno snodo fondamentale nell impalcatura esplicativa costruita dalle scienze urbane e regionali, anche se non è condizione sufficiente perché tale vantaggio si manifesti, ma occorre una combinazione di prossimità organizzativa e di prossimità istituzionale. Intorno ad essa ruotano due verità: la prima s identifica con le interpretazioni neo-marchalliane dello sviluppo economico: esso è visto come un fenomeno che si manifesta in ispessimenti localizzati di attività; la seconda assume che alla scala locale le relazioni tra le imprese siano armoniose e che le società locali siano comunità felici (Oinas,2002). Oggi s insiste con una certa enfasi sulle virtù economiche e sociali della prossimità e sui processi cooperativi come modalità prevalenti di relazione tra gli attori alla scala locale; questi elementi rappresentano il meccanismo fondamentale per comprendere e guidare le politiche di sviluppo territoriale. Rispetto alle esperienze di sviluppo locale, i meccanismi della cooperazione, quindi, sussistono anche per il fatto che si dispiegano all interno di un tessuto di relazioni socialmente e territorialmente fondate, che, attraverso la costruzione di una fitta rete di relazioni in grado di tracciare percorsi di collaborazione stabili tra soggetti omologhi, consente sia il coinvolgimento di un maggior numero di attori istituzionali e di stakeholders, sia la sostenibilità dei singoli progetti. Le politiche di cooperazione, infatti, non si sviluppano più attraverso pratiche di tipo assistenziale tra soggetti posti inevitabilmente su piani differenti, spesso incapaci o restii a comunicare tra loro, ma attraverso un rapporto solido, basato sul partenariato, che stimola e rafforza il dialogo. I partenariati territoriali sono, infatti, delle forme di regolazione dei rapporti tra pari e come tali prevedono un sistema di multilevel governance (Grieco, Lenci, 1999; Tommasoli, 2002). L altra componente fondamentale della cooperazione decentrata è la processualità; essa contribuisce a fornire una nuova lettura dello sviluppo che guarda all importanza del processo (process oriented) piuttosto che al singolo progetto (product oriented). Il processo compete alla comunità coinvolta contribuendo a rafforzare il dialogo e la collaborazione tra i vari soggetti che compongono la società e ne fa emergere la capacity development (intesa come abilità di individui e organizzazioni a svolgere in modo efficace, efficiente e sostenibile funzioni relative ad attività di base indirizzate alla soluzione di

13 Rivista Italiana di Economia Demografia e Statistica 13 problemi, alla definizione e raggiungimento di obiettivi e all individuazione delle proprie esigenze di sviluppo). L analisi di questi elementi contribuisce a tracciare una linea di demarcazione tra cooperazione decentrata e cooperazione allo sviluppo tout court, evidenziando la tendenza della prima a privilegiare, in un ottica tipicamente europeista, la microprogettazione, con un approccio per processo e non più per progetto (Parlamento Europeo, 1998). Un altro aspetto innovativo della cooperazione decentrata si lega al concetto di paradiplomazia che, negli ultimi anni, ha consentito alle regioni di diventare sempre più presenti nell ambito delle relazioni internazionali attraverso il coinvolgimento dei governi sub-nazionali nel mosaico internazionale. Il progressivo decentramento di competenze, risorse e rappresentatività, dovuto alle trasformazioni profonde che ridisegnano il quadro politico e le forme di rappresentanza, è caratterizzato dalla tendenza allo spostamento di funzioni specifiche verso settori e livelli territoriali diversi, riservando allo stato centrale il ruolo di regolatore delle autonomie di vario ordine e natura; ciò ridefinisce ed allarga la partecipazione cittadina alimentando una crescita significativa di forme di co-progettazione o progettazione partecipata soprattutto nell area delle politiche sociali. In particolare, la modifica del Titolo V, parte seconda della Costituzione e la legge 131 del 2003, porta al riconoscimento di un vero e proprio potere estero delle Regioni, vale a dire riconosce a queste la legittimità a stabilire accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altri Stati pur riservando allo Stato centrale le competenze esclusive in tema di politica estera. Il decentramento si rivela, pertanto, parte di un processo più ampio che, attraverso la pluralizzazione dei soggetti, vede l emergere di forme diverse di organizzazione, nuove e non, congiuntamente con la crisi dello Stato nazione. Il contatto tra gli Stati, non avviene più solo ed esclusivamente a livello centrale e governativo ma anche ad un livello trasversale grazie a persone, idee, mezzi di comunicazione, forum, associazioni, tavoli di discussione. In questa prospettiva definita glocale si avvia un processo di ridefinizione sociale, politico e progettuale d azione e insieme di pensiero e di idee. Si propone la creazione di un sistema internazionale -parallelo e complementare a quello esistente- rappresentato da un mosaico di città basato sul bilanciamento di identità, culture e interessi e non meramente sul bilanciamento del potere degli stati-nazione (CERFE, 2003). In questo quadro, la crescita della paradiplomazia delle Regioni ha avuto un primo importante incubatore nella UE che ha contribuito ad originare gran parte delle relazioni estere delle autorità sub statali promuovendo e sostenendo la partecipazione delle regioni alle politiche di cooperazione (Finn, 2000). Una manifestazione istituzionale del nuovo ruolo delle autorità sub statali è rappresentata dal Comitato delle Regioni; questo, pur essendo solo un organo

14 14 Volume LXII nn. 2-4 Aprile-Dicembre 2008 consultivo esercita un azione di lobby politica laddove è riconosciuta una competenza delle Regioni e degli enti locali soprattutto in tema di politica di coesione economica e sociale, di sviluppo sostenibile e di cultura. Il ruolo delle Regioni e degli enti locali è sostenuto, inoltre, dal Consiglio d Europa che ha contribuito a definire la figura delle Euroregioni. Esse sono una forma di paradiplomazia che cerca di rispondere in modo duraturo e secondo piani strategici, attraverso la creazione di nuove forme di governance, a specifiche problematiche ed opportunità di sviluppo trans regionale. Le Euroregioni sono il prodotto delle crescenti interdipendenze e delle limitate capacità di risposta degli Stati e delle organizzazioni internazionali riguardo gli effetti locali delle questioni globali. In questa prospettiva, le Regioni si stanno evolvendo come centri vitali della regolazione economica e dell autorità politica e, come corollario, stanno divenendo il quadro di riferimento per nuovi tipi di comunità sociale e per nuovi approcci a questioni pratiche legate alla cittadinanza e alla democrazia (Barbarella, 1998). 2. I modelli di cooperazione decentrata delle regioni italiane La politica di cooperazione decentrata delle Regioni e delle province autonome delinea due modelli tipici : quello aperto e quello integrato. Il modello aperto viene utilizzato dalla Lombardia, Sardegna e Trentino-Alto Adige e si traduce nell assenza di un ruolo guida e di un potere d indirizzo dell ente; di conseguenza, le Regioni non hanno vincoli nella programmazione delle azioni di cooperazione non presentandosi ambiti geografici e tematici di interesse regionale. L ente regionale, pertanto, svolge compiti di coordinamento e di programmazione, mette a disposizione i fondi ne controlla l utilizzo ma non gestisce direttamente la cooperazione. La quasi totalità delle risorse viene distribuita a ONG e altre associazioni per l esecuzione di progetti di cooperazione di diverso tipo e in diversi paesi; tale apertura risponde al particolare dinamismo delle ONG e delle associazioni territoriali, di conseguenza nel modello di cooperazione aperto non vi è una forte valorizzazione del ruolo dell Ente locale e al contempo si registra l assenza di una programmazione regionale strategica per Paese o per settore ( solo la Sicilia, adottando il criterio della prossimità geografica, recentemente concentra i propri interventi verso la sponda Sud del Mediterraneo: Marocco e Tunisia). Il modello integrato viene adottato dal Piemonte, Toscana, Veneto e in parte dalla Liguria, Emilia-Romagna e, più recentemente, dalla Puglia. Con questo modello l ente regionale ha un potere d indirizzo rilevante sia perché vincola una importante quota di risorse verso iniziative d interesse regionale (Veneto soprattutto, ma anche Puglia), sia perché vengono fissati dei criteri che orientano l azione dei soggetti del territorio verso priorità geografiche e/o tematiche al fine di promuovere aggregazioni di enti diversi. Per es. il Veneto, la Liguria e la Toscana

15 Rivista Italiana di Economia Demografia e Statistica 15 fanno esplicito riferimento all esigenza di creare un sistema di attori coinvolti funzionalmente nella cooperazione decentrata al fine di valorizzare le eccellenze del territorio. In sintesi, gli elementi che caratterizzano il modello integrato sono: - la definizione stretta delle priorità geografiche e tematiche; - l importanza delle iniziative regionali; - l interesse a creare un sistema regionale per la cooperazione; -la rilevanza dei criteri di selezione di progetti/attori; -il crescente potere d intervento-coordinamento della regione. L analisi delle caratteristiche regionali della cooperazione decentrata consente di delineare il ruolo attuale dell ente regione in questo tipo di politica. Significativo è il passaggio dalla semplice distribuzione di contributi al sostegno di progetti promossi da attori del territorio e integrati in una programmazione regionale sempre più articolata e definita. Ciò corrisponde all esigenza di qualificare la cooperazione decentrata come cooperazione tra sistemi territoriali attraverso la costruzione di più ampi partenariati; tale approccio, più sistematico e integrato, promuove lo sviluppo locale e trans locale tra partner territoriali del Sud e del Nord. La Regione assume, dunque, un ruolo politico nuovo di regia o di guida : approva leggi regionali ad hoc sulla cooperazione e nei programmi, nei piani annuali e nei bandi fissa le priorità geografiche e tematiche d interesse regionale e gli incentivi per la promozione di partenariati tra soggetti diversi, in particolare del terzo settore e del mondo imprenditoriale. Se dunque inizialmente la politica regionale di cooperazione decentrata prevedeva la semplice contribuzione a progetti selezionati con criteri larghi, ora le Regioni cercano di promuovere e articolare, in modo più o meno guidato e concertato, progetti di consorzi di reti e programmi integrati d intervento. Il ruolo regionale non si esaurisce,quindi, nell esercizio di alcune fasi della metodologia del ciclo del progetto ma cerca d integrarlo nel processo del dialogo politico sviluppando alcune funzioni: quella relativa alle relazioni internazionali (paradiplomazia) e quella di programmazione e valutazione non solo dei singoli progetti ma dei risultati complessivi rispetto ai protocolli d intesa stipulati. Questo approccio favorisce una maggiore ownership da parte dei partner, i quali possono esercitare con maggior forza la loro voce e sostenere i propri bisogni e interessi in una visione concertata e, per quanto possibile, comune dello sviluppo. In tal modo si contribuisce al rafforzamento dei processi di decentramento e al coordinamento in loco delle diverse iniziative. I partner locali acquisiscono capacità per esercitare la ownership e negoziare con il governo centrale il riconoscimento politico di un ruolo più rilevante per lo sviluppo locale; grazie all aumento delle loro competenze assumono l impegno di coordinare le diverse forme di cooperazione (decentrata e non) in piani integrati di sviluppo locale (Viesti, Prota, 2005). Pertanto, i Paesi (le regioni e le municipalità) partner non chiedono più solo finanziamenti su iniziative singole progettuali, ma

16 16 Volume LXII nn. 2-4 Aprile-Dicembre 2008 impegni di medio e lungo periodo e di confronto sulla programmazione per lo sviluppo locale e per far crescere i rapporti trans locali. Un aspetto di grande rilevanza per il futuro delle politiche estere delle Regioni riguarda la crescente convergenza tra la cooperazione decentrata e la cooperazione territoriale. Per la prima volta, infatti, in una politica esterna quale quella di vicinato (o di prossimità) e di pre-adesione, si assume implicitamente il principio della sussidiarietà verticale prevedendo una nuova linea di azione per la cooperazione transfrontaliera e transnazionale delle Autonomie locali. In questo modo, una politica interna alla UE si estende al raggio di azione della politica esterna: l esperienza e la metodologia del programma di iniziativa comunitaria INTERREG ( che peraltro si fonda sul principio del partenariato) viene aperta alla partecipazione delle Autonomie locali dei paesi vicini e in pre-adesione. Per la prima volta, quindi, le Regioni vengono riconosciute come portatrici di un valore aggiunto specifico per la cooperazione trans-locale che si esprime nella formazione di partenariati territoriali. In questo modo la metodologia della cooperazione territoriale, che viene dalla politica interna di sviluppo regionale, interagisce con quella della cooperazione decentrata, che deriva dalla politica esterna di cooperazione allo sviluppo e le Regioni vedono un opportunità per internazionalizzare l amministrazione e gli attori del proprio territorio, cercando contemporaneamente di rispondere alle esigenze di sviluppo dei partner esterni. Un ultimo aspetto significativo, che emerge dall analisi delle politiche regionali, sta nell individuazione di priorità geografiche (al di là dei sempre più rari modelli aperti) e delle priorità tematiche. In riferimento alle prime si rilevano le concentrazioni geografiche delle attività sostenute da numerose regioni nell area della ex Jugoslavia, in Albania e nel Mediterraneo (in particolare Palestina, Marocco e Tunisia), evidenziando le nuove direttrici geografiche della cooperazione decentrata, orientate soprattutto verso il Mediterraneo e i Balcani occidentali. In queste aree geografiche, infatti, risulta più semplice e naturale per le Autonomie locali, soprattutto per le Regioni, intrecciare la cooperazione decentrata con la paradiplomazia, l internazionalizzazione con il marketing territoriale, in un ottica di co-sviluppo. Per quanto riguarda le priorità tematiche la maggior parte degli interventi (riusciti) si è concentrata sui progetti di formazione per lo sviluppo delle risorse umane, nel campo sociale (educativo e sanitario), con particolare attenzione al ruolo della donna e all infanzia, nelle attività per lo sviluppo della piccola impresa.

17 Rivista Italiana di Economia Demografia e Statistica Il ruolo e l azione della Regione Puglia nella cooperazione decentrata 1 L affermarsi della paradiplomazia e delle funzioni estere delle regioni da un lato, e l articolazione della politica di prossimità dell UE dall altro, hanno portato l attuale amministrazione della Regione Puglia a ripensare la propria azione internazionale. A tal fine, nel 2005, la neoeletta Giunta avvia un percorso di sperimentazione istituzionale, creando un assessorato ad hoc con delega al Mediterraneo, con lo scopo di promuovere e sviluppare la cooperazione economica, sociale e culturale e di sostenere le iniziative di pace e di dialogo tra i popoli. Il Piano Regionale per l Internazionalizzazione della Regione Puglia (PRINT) costituisce il documento di programmazione delle politiche internazionali a livello regionale, con l intento di creare un sistema regionale capace di coordinare le politiche regionali con quelle centrali e di armonizzare tutte le iniziative di internazionalizzazione della regione. Uno degli aspetti più innovativi della strategia regionale è quello di aver messo al centro del processo il territorio. Questi processi postulano una considerazione diversa del ruolo del territorio: da sfondo inerte o, al più, serbatoio di esternalità, esso tende ad assumere una capacità attiva di fronte alle sfide dello sviluppo economico. La scoperta delle differenze, a sua volta, sottolinea la varietà dei percorsi di valorizzazione regionale, che si reggono sull identità irripetibile dei sistemi economici regionali. Tale ottica determina il passaggio dall approccio tradizionale, limitato alla mera instaurazione dei rapporti commerciali e alla realizzazione di interventi una tantum, ad uno nuovo imperniato sulla necessità di fare sistema e sulla coesione degli interventi in campo economico, culturale e sociale. L elemento centrale dell azione pubblica regionale diviene il patrimonio culturale locale in cui gli aspetti economici, sociali, istituzionali coesistono organicamente; di conseguenza, la strategia regionale promuove azioni tese alla riscoperta del valore intrinseco del territorio e alla coniugazione di esso con lo sviluppo locale. Attraverso nuove linee programmatiche la Regione Puglia comprende la necessità di scoprire l identità locale aprendosi ai processi di co-sviluppo. Il milieu, teorizzato dalla teoria dei sistemi locali territoriali, non solo si caratterizza come patrimonio cognitivo, ma si qualifica anche per la sua particolare densità. La varietà dei percorsi di sviluppo, d altra parte, è anch essa funzione della dotazione del milieu ma dipende anche da un altro aspetto, tradizionalmente trascurato dalle teorie dello sviluppo regionale, rappresentato dalla società locale, intesa come attori variamente interagenti tra loro 1 Il paragrafo 3 è di Antonella Rinella.

18 18 Volume LXII nn. 2-4 Aprile-Dicembre 2008 e come insieme di istituzioni. Si tratta di due elementi che, sulla base di processi di interazione mediati dalla dimensione territoriale, concorrono a costituire quei beni relazionali (Storper,1997) che rappresentano il cardine dell autonomia locale, del suo vantaggio competitivo e delle sue politiche di sviluppo. La natura dei profondi legami storici, culturali, sociali ed economici dei popoli del Mediterraneo, supportata dalla prossimità geografica, porta alla riconsiderazione dello spazio mediterraneo, il quale diventa oggetto di sperimentazione delle pratiche di cooperazione (La Puglia nel Mediterraneo, un mare di opportunità è lo slogan che conferma l indirizzo intrapreso). Valori immateriali come la fiducia, la reciprocità, ecc. possono in ultima analisi essere ricondotti a quelli di prossimità culturale (storia comune e poste in gioco comuni) e non sono indipendenti da condizioni relazionali di tipo materiale come quelle garantite dalla prossimità fisica (il quadro locale come mediatore di valori comuni e di relazioni cooperative). Legami di fiducia come forme efficaci di coordinamento sociale in relazione all agire economico. Cooperazione, scambio e conflitto tra gli attori avvengono all interno di contesti territoriali specifici che rivestono pertanto il ruolo passivo di contenitori dell azione. Istruttiva appare la definizione di Badie (1995,p. 11) Il territorio non è un dato, ma un costrutto. Il suo uso come strumento dell azione politica corrisponde a una storia, a un insieme di invenzioni; il suo ruolo sociale non deriva da un imperativo, ma probabilmente da un mondo più condizionale. Il territorio, il luogo, non è dunque qualcosa d indipendente dall azione umana e nemmeno un mero risultato di questa; le pratiche soggettive che territorializzano lo spazio si esercitano su un insieme di elementi di natura materiale e immateriale e sono rese possibili da condizioni di prossimità. Queste relazioni sono quelle legate all interazione faccia a faccia e fondate su valori come la fiducia e la reciprocità. La sussistenza di reti locali stabili è garanzia stessa dell esistenza di un sistema locale territoriale e tale stabilità dipende dall abitudine a fare progetti in comune (Dematteis,2001,p.17). Questo modello prende in conto l inscindibilità della dimensione territoriale ma al contempo rende possibile l analisi e il trattamento separati delle diverse componenti che il modello riconosce come costitutive del sistema locale, di conseguenza evita gli errori della rappresentazione di un territorio senza attori, proprio della visione organicistica, e di attori senza territorio proprio di quella costruttivistica. La Regione, pertanto, diventa protagonista nella costruzione del processo di stabilizzazione e di democratizzazione dell area euro-mediterranea, collocandosi consapevolmente nel più ampio processo di Barcellona lanciato dell UE (Cassano, Zolo, 2007). In questo contesto, importante è la posizione della Puglia nel Corridoio Meridiano. Questo rappresenta l asse d interconnessione marittima tra Mediterraneo, Mar Nero e Balcani, e si configura come area naturale d incontro di

19 Rivista Italiana di Economia Demografia e Statistica 19 merci e persone tra il Nord e il Sud, tra l Est e l Ovest dell Europa; esso porterà alla costruzione, l ampliamento o miglioramento di porti e aeroporti, strade, ferrovie e reti di telecomunicazioni, configurandosi come uno dei futuri pilastri della cooperazione italo-balcanica (Paolini, ). Di pari passo, viene rivalutato il ruolo delle città, luoghi in cui è più forte l innovazione e dove le relazioni tra governi e amministrazioni locali sono più strette. In particolare, il ruolo internazionale delle città si esprime attraverso il rafforzamento e l ampliamento dei rapporti con città partners, l avvio di un rapporto sistematico con i soggetti del proprio territorio promuovendone la partecipazione alla definizione e alla realizzazione della cooperazione, l adesione a campagne e reti internazionali sui temi della pace e dello sviluppo, l individuazione di filoni di azioni sui quali concentrare le scarse risorse e capitalizzare il valore aggiunto, la formazione, la programmazione e la gestione dei servizi pubblici a livello locale, l educazione alla pace e alla interculturalità, la realizzazione di eventi politici e mediatici di alto livello per assumere visbilità e contribuire alla sensibilizzazione della cittadinanza anche attraverso programmi di educazione allo sviluppo nelle scuole. Passando all analisi delle azioni, occorre partire dalle tre leggi regionali che attualmente disciplinano ruoli ed impegni internazionali della Regione (- lr 20 del 2003; -lr 23 del 2000; lr 26 del 2000) e da una breve rassegna degli accordi siglati. Questi ultimi, in particolare, rappresentano una delle manifestazioni del potere estero delle Regioni. Nella fattispecie, la Regione Puglia ha partecipato a due Accordi di Programma Quadro (APQ) del Ministero degli Affari Esteri : il programma di sostegno alla cooperazione regionale con l area balcanica e il programma di sostegno alla cooperazione regionale con l area mediterranea. Questi due programmi sono destinati ad accrescere le capacità istituzionali (institutional capacity) della Regioni italiane, nell ambito dei processi di cooperazione internazionale, in virtù dei nuovi strumenti di prossimità quali l ENPI e l IPA. Nell ambito di questi due accordi, la Regione Puglia è responsabile di alcune macroaree d intervento.: la crescita socioeconomica nell area dei Balcani per la realizzazione di progetti nel settore agro-alimentare, agricolo, dello sviluppo rurale, del turismo e della pesca; il dialogo e la cultura nel Mediterraneo e nei Balcani attraverso interventi tesi alla creazione di reti per la valorizzazione e la gestione del patrimonio culturale materiale e immateriale, al rafforzamento della comunicazione e della formazione. Le azioni previste sono tese a favorire l internazionalizzazione dei sistemi territoriali nel Bacino del Mediterraneo e nell area balcanica, a predisporre il sistema Italia all area di libero scambio mediterranea prevista per il 2010, ad aiutare i sistemi regionali ad accedere con efficacia ai nuovi strumenti comunitari di assistenza esterna.

20 20 Volume LXII nn. 2-4 Aprile-Dicembre 2008 In particolare, l Accordo di Programma Quadro Paesi Mediterranei, riguarda la realizzazione di azioni di cooperazione internazionale di mutuo interesse da realizzare in favore dei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo, in partnership con le Regioni e con altri soggetti pubblici e privati anche stranieri. Per l APQ Mediterraneo è prevista l attivazione di Tavoli di coordinamento degli interventi diretti verso i Paesi di prioritario interesse ( Egitto, Marocco, Algeria, Tunisia e Giordania). Responsabile dell attuazione è la Regione Sardegna, ma la Puglia, attraverso il settore Mediterraneo, ha assunto il ruolo di Regione coordinatrice degli interventi progettuali verso l Egitto ed è responsabile degli interventi per la linea tematica Dialogo e Cultura. Un esempio di buona prassi di cooperazione decentrata è, inoltre, il gemellaggio istituzionale-amministrativo, sviluppato nell ambito del programma PHARE, tra Italia e Turchia. La Regione Puglia, in questo programma pilota ha l importante ruolo di esportare il proprio modello di uso dei fondi comunitari, attraverso il coinvolgimento diretto dei propri funzionari, rafforzando le relazioni istituzionali e politiche con la Turchia. La novità di quest esperienza progettuale consiste nella creazione, condivisa dalle regioni italiane e da quelle turche, di strutture per lo sviluppo regionale (le Agenzie di sviluppo regionale) che gestiranno il coordinamento delle politiche di sviluppo migliorandone la capacità d integrazione. Infine, l azione strategica regionale verso i territori esteri si sta indirizzando, sempre più, verso i progetti Paese. Questi sono una modalità innovativa di progettazione territoriale integrata capace di indirizzare le risorse dedicate all internazionalizzazione verso settori e obiettivi specifici, di integrare le esperienze e i programmi dei diversi rami dell amministrazione regionale, di rendere concretamente trasversale la politica regionale di internazionalizzazione a tutte le politiche settoriali. Ogni progetto si articola in cinque fasi: 1) individuazione dei territori e dei settori verso cui indirizzare gli interventi pilota; 2) istruzione del dossier Paese attraverso l istituzione di tavoli tecnici e di concertazione che identificano le potenzialità, i bisogni, gli stakeholders, gli enti con cui costruire il partenariato; 3) realizzazione di missioni istituzionali all estero per intraprendere il percorso di conoscenza che attraverserà l intero progetto pilota; 4) creazione di un solido partenariato multilevel; 5)individuazione e definizione degli interventi progettuali a cui fanno seguito gli accordi istituzionali, commerciali e di assistenza tecnica. Le politiche della Regione Puglia, nell area maghrebina e nell area balcanica, testimoniano la volontà di perseguire una politica di pace, di democratizzazione, avviando processi partecipativi di co-sviluppo e tentando di codificare un modello pugliese di cooperazione internazionale. Attraverso l analisi della cornice programmatica si individua nella Regione Puglia un interlocutore importane, forse

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