italia: Fondato nel 1876 Domani Tendenze Pronti a ridimensionarsi E la vita si fa sostenibile

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1 SABATO 26 LUGLIO 2014 ANNO N italia: In Italia EURO 1,90 (con IO Donna ) Milano, Via Solferino 28 - Tel Roma, Piazza Venezia 5 - Tel Fondato nel 1876 Servizio Clienti - Tel mail: 40726> Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano PROTEGGI LA TUA CASA IL DESTINO DEL DECRETO FRANCESCHINI BENI CULTURALI MALVEZZI ITALICI di GIAN ANTONIO STELLA «S E RADDOPPIA LE TUE VACANZE! Regolamento del concorso su ovrintendente è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia. È una di quelle parole che suonano grigie. Stritola entusiasmo e fantasia fin dalla terza sillaba. Sovrintendente de che? Sovrintendente, sottintendente, mezzintendente». Bastano queste parole sferzanti, scritte nel suo libro Stil novo, a riassumere l opinione che Matteo Renzi ha di quella che chiama «casta delle sacerdotesse e dei sacerdoti delle sovrintendenze», visti come «persone in genere molto perbene, molto preparate, molto qualificate» però sorde all idea che «la cultura dovrebbe essere il baluardo di una sfida identitaria. Ma anche una scommessa economica in grado di creare posti di lavoro, di far crescere la platea di utenti». Insomma, più un intralcio talebano a ogni iniziativa dal vago odorino di «modernità» che una preziosa fonte di collaborazione sull obiettivo di custodire con amore i tesori artistici e monumentali e insieme aprire il Paese, con giudizio, al boom del turismo mondiale. E ricavarne quelle risorse utili proprio per conservare, scavare, riparare, restaurare Quanto abbia pesato questa sua allergia alla sacralità di tanti lacci e lacciuoli sullo stop alla riforma dei Beni culturali portata in Consiglio dei ministri da Dario Franceschini, riforma che non sarebbe sufficientemente netta nel limitare i «poteri di interdizione» dei funzionari delegati a tutelare il nostro patrimonio, non si sa. Né è chiaro se possa aver davvero pesato sul premier, come ammiccano gli antipatizzanti, l impressione d una riforma «non renziana» (come ha scritto tessendo qualche elogio Tomaso Montanari) e di un «eccesso d autonomia» dello stesso Franceschini. Lui, si capisce, minimizza: è normale che quando si porta un progetto all esame di un organo collegiale ci si prenda Oggi Tempi liberi il tempo di parlarne insieme. Vedremo Fatto sta che, dopo essere stato rinviato dal dicembre scorso ad oggi a causa della caduta del governo Letta e della rimozione di Bray quando il suo progetto era quasi pronto, il riordino dei Beni culturali imposto dalla spending review rischia ora, con l accavallarsi di altre urgenze e altre risse e con l incombere del Generale Agosto, di slittare all autunno. Dopo di che, chissà Guai, se accadesse. Sia gli uni sia gli altri, infatti, su un punto devono essere d accordo: dopo rimaneggiamenti che non hanno portato a una maggiore efficienza della macchina ma al contrario ne hanno ulteriormente ingrippato i meccanismi, il ministero dei Beni culturali dev essere assolutamente sistemato. Quello, per noi, è un ministero chiave. Con l ingresso delle Langhe, abbiamo rafforzato la nostra leadership assoluta tra i Paesi con più siti protetti dall Unesco. Il Mezzogiorno, col nuovo arrivo delle grandi processioni rituali, ne ha da solo 17. Quanti la Grecia, la nazione madre europea. Il doppio dell Austria o dell Argentina. È una fortuna, ma anche una responsabilità: non si tiene così Pompei, non si spreca così la Reggia di Caserta dai visitatori dimezzati, non si lasciano a terra per mesi le macerie del castello di Frinco. Essere i primi ci impone di trovare il modo di tenere insieme la bellezza, la piena e premurosa tutela di queste ricchezze e una corretta gestione anche economica di un eredità che non può essere un peso ma deve essere anche una risorsa. Servono nuove professionalità? Nuove freschezze? Nuove idee? Avanti! Purché siamo d accordo su una cosa: non siamo i «padroni» dei nostri tesori. Siamo solo i custodi. E l obiettivo principale non può essere quello di fare cassa. Neppure con questi chiari di luna Domani Il dibattito delle idee La carica delle pretesse Le Chiese si rinnovano Alberto Melloni, Marco Ventura nel supplemento Netanyahu respinge la bozza di Usa e Onu, poi una prima apertura. Kerry vede i ministri Ue Sì di Israele a 12 ore di tregua Annuncio americano: si lavora per un vero piano di pace La moschea distrutta dagli estremisti islamici La tomba di Giona violata di ROBERTO TOTTOLI Q uasi un terzo dei versetti del Corano racconta storie di patriarchi e profeti della Bibbia, dall Antico al Nuovo Testamento. Rappresentano gli ideali precursori della missione profetica di Maometto, riprendendo tradizioni ebraiche e cristiane e rileggendole in chiave islamica. Adamo, Abramo, Mosè, Gesù sono evocati in numerosi passi, con altri profeti che il Corano si limita a menzionare. Giona fa parte di questi ultimi, e sebbene siano pochi i versetti a lui dedicati, il suo nome dà il titolo all intera decima sura. La sua tomba a Mosul, in Iraq, è stata distrutta dagli estremisti islamici. CONTINUA A PAGINA 11 con un articolo di Lorenzo Cremonesi Lezioni in lingua decise dai singoli corsi di laurea: aggirato il divieto dei giudici Il Politecnico all inglese spiazza il Tar Che tempo fa Quest anno ci hanno rubato anche l estate di ANTONIO PASCALE A PAGINA 21 Ribaudo Tendenze Pronti a ridimensionarsi E la vita si fa sostenibile Roberta Scorranese a pagina 23 di GIANNA FREGONARA l Politecnico di Milano I non può decidere di tenere tutti i corsi in inglese perché viola la Costituzione. Ma se a stabilirlo sono i professori di ogni singolo corso di laurea, invece dell Ateneo, allora si può fare. Perché il Tar, il Tribunale amministrativo regionale, non potrà fare nulla contro le singole decisioni. A PAGINA 15 OMNIROMA / TWITTER ANSA / EPA Dopo una giornata di trattative convulse, Israele dice sì alla tregua, ma solo per 12 ore a partire da stamane. Boccia invece l idea di un cessate il fuoco di sette giorni, proposta avanzata dagli Stati Uniti con l Onu. La decisione del governo presieduto da Benjamin Netanyahu arriva dopo le aperture di Hamas e un successivo irrigidimento del negoziato legato alla volontà di Israele di restare nella Striscia di Gaza per distruggere i tunnel. Il segretario di Stato americano Kerry: «Si lavora per un vero piano di pace». ALLE PAGINE 2 E 3 Frattini con un intervento di Daniel Barenboim Come cambia Sky MOSSA EUROPEA DI MURDOCH SOGNANDO LA TV GLOBALE di MASSIMO GAGGI l sogno è la Tv globale. I Inseguendo quel sogno, Rupert Murdoch ristruttura il suo impero televisivo europeo riunendo in un unica società, la britannica BSkyB, le sue società dell Europa continentale che controlla attraverso Fox: il 100% di Sky Italia (valutata circa 3 miliardi di euro) e il 57,4% di Sky Deutschland (valutata 3,6 miliardi anche se ha meno abbonati della società italiana; ha però migliori prospettive in termini di crescita). A PAGINA 32 L azienda preme sui sindacati, 250 milioni per resistere Alitalia-Etihad a rischio Mediazione del governo A un passo dall intesa che poi, bruscamente, si allontana. È la cronaca di ieri della trattativa tra Alitalia ed Etihad. L intera mattina è servita all assemblea degli azionisti di Alitalia per varare il nuovo aumento di capitale di 250 milioni. Approvato anche il bilancio La discussione non ha però toccato il tema più atteso, la definizione dell accordo con Etihad: manca la modalità dell ingresso di Poste Italiane, già azionista con il 19,5%, e manca l intesa tra i sindacati. La condizione più importante è garantire al nuovo azionista la pace nelle relazioni industriali. Difficile, considerato che l esito del referendum sul contratto nazionale di settore, con 31 milioni di risparmi, ha scatenato l ennesimo scontro. E spunta la mediazione del governo. A PAGINA 5 Ducci, Ferraino, Montefiori I gesti semplici di Francesco Il Papa pranza in mensa con i dipendenti del Vaticano di GIAN GUIDO VECCHI A PAGINA 19 Roma Rinuncia l ambasciatore antisemita di PAOLO VALENTINO a rinuncia è arrivata L ancor prima che arrivasse la richiesta di accreditamento come ambasciatore d Ungheria in Italia. Péter Szentmihályi Szabó ha gettato la spugna di fronte alle accuse di antisemitismo. Giannelli A PAGINA 3 di Francesco Verderami Assicurazioni & Previdenza UNIQA Protezione SpA - Udine Aut. ex art. 65 R.D.L. 29/04/1923 n. 966 Settegiorni Quel filo Berlusconi-premier A PAGINA 7

2 italia: Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera 2 Primo Piano # Medio Oriente Il conflitto Non c è una soluzione militare a questo conflitto. Occorre affrontare le radici della crisi Ban Ki-moon segretario generale dell Onu Piano degli Usa, c è una prima tregua Kerry ora è fiducioso. Ban Ki-moon: i palestinesi hanno sanguinato abbastanza L intervento Solo quando capiremo la tragedia degli altri faremo passi avanti di DANIEL BARENBOIM Scrivo queste parole come titolare di due passaporti, israeliano e palestinese. Le scrivo con il cuore affranto, mentre i tragici eventi di Gaza nelle ultime settimane hanno riconfermato il mio profondo convincimento che non può esserci una soluzione militare al conflitto israelo-palestinese. Non è questo un conflitto politico, bensì umano, tra due popoli che nutrono la medesima, e in apparenza irriconciliabile, Israelo- convinzione di avere diritto esclusivo allo stesso palestine- se Daniel trascurato questo particolare in tutti i negoziati che minuscolo lembo di terra. Ed è proprio perché si è Barenboim, ogni tentativo per trovare una soluzione al conflitto 73 anni fino ad oggi è fallito. Anziché riconoscere la vera natura del conflitto, e risolverla, le due controparti hanno cercato soluzioni facili e veloci. Sfortunatamente, non esistono scorciatoie se si vuole arrivare a una soluzione. La scorciatoia funziona solo quando conosciamo bene il territorio che attraversiamo ma in questo caso nessuno possiede quella conoscenza, proprio perché il nocciolo e l essenza del conflitto rimangono entità sconosciute e inesplorate. Provo profonda partecipazione per il terrore in cui vivono oggi i miei concittadini israeliani: il rombo continuo del lancio dei razzi, il timore di venire colpiti o di veder dilaniati i propri cari. Ma provo altrettanta e profonda compassione per la sorte dei miei concittadini palestinesi di Gaza, che vivono nell angoscia e piangono le loro perdite spaventose giorno dopo giorno. Dopo decenni di devastazione e morte da una parte e dall altra, l odierno conflitto ha toccato un livello di efferatezza e di disperazione fino ad ora inimmaginabile. Mi azzardo quindi ad avanzare una proposta: che non sia proprio questo il momento migliore per cercare una vera soluzione al problema? Certo, il cessate il fuoco è indispensabile, ma non basta. L unico modo per uscire da questa tragedia, l unico modo per evitare nuove tragedie e nuovi orrori è proprio quello di sfruttare la disperazione del momento e costringere tutti a parlarsi. Non ha senso che Israele si rifiuti di negoziare con Hamas o di riconoscere il governo di unità nazionale. No, Israele deve ascoltare quei palestinesi che vogliono parlare con un unica voce. La prima risoluzione da raggiungere è un accordo comune sul fatto che non esiste più l opzione militare. Solo allora si potrà cominciare a discutere di una soluzione equa per i palestinesi, che aspettano da decenni, e della sicurezza di Israele, anch essa sacrosanta. Noi palestinesi ci aspettiamo una soluzione giusta, altro non chiediamo che giustizia e gli stessi diritti garantiti a ogni popolo sulla terra: indipendenza, autodeterminazione, libertà e tutto ciò che ne scaturisce. Noi israeliani vogliamo vederci riconoscere il diritto a vivere sullo stesso territorio. La spartizione della terra potrà farsi solo dopo che i due contendenti avranno non solo accettato, ma profondamente compreso, che possono vivere uno accanto all altro, non volgendosi le spalle. Alla base stessa di un riavvicinamento da tanto tempo auspicato si avverte il desiderio di condividere gli stessi sentimenti di empatia e di compassione. A mio parere, la compassione non è solo il sentimento che nasce dalla comprensione delle esigenze dell altro, a livello psicologico, bensì incarna un vero obbligo morale. Solo attraverso lo sforzo di capire la tragedia dell altro potremo muovere i primi passi gli uni verso gli altri. Nelle parole di Schopenhauer: «Nulla ci ricondurrà così celermente sul sentiero della giustizia come l immagine mentale del dolore, del lutto e delle lacrime del perdente». In questo conflitto, siamo tutti perdenti, e potremo superare questa drammatica situazione solo iniziando ad accettare e a riconoscere la sofferenza e i diritti dell altro. E sulla base di questa comprensione reciproca potremo sperare di costruire un futuro insieme. Direttore musicale del Teatro alla Scala (Traduzione di Rita Baldassarre) DAL NOSTRO INVIATO GAZA Il rombo del razzo verso le città israeliane lacera l aria e sovrasta per qualche secondo il grattare da tosaerba del drone. Le navi al largo della costa cannoneggiano la Striscia di Gaza. La guerra non si è mai fermata, riprende ancora più intensa prima che arrivi l annuncio ufficiale. Il governo di Benjamin Netanyahu rivela una fonte israeliana rifiuta il piano di cessate il fuoco proposto da John Kerry, il segretario di Stato americano. La Il reportage DAL NOSTRO INVIATO GAZA Ogni anno per un mese l androne di casa Arafat viene trasformato in pasticceria. Tra il portone e le scale lo zio cuoce la pastella sulla piastra a gas, davanti Bahjat e il padre pesano e incartano le focaccette da riempire con noci, mandorle, miele. Ogni anno da trent anni. Non hanno smesso neppure quest estate, neppure durante i diciotto giorni di guerra. Quello che preparano è il qatayef, il dolce che gli arabi mangiano per rompere il giorno di digiuno. «Senza qatayef non è un vero Ramadan e la tradizione non può fermarsi». Il conflitto porta dolore e nuovi clienti. «Qui siamo vicino all ospedale Shifa dove arrivano la maggior parte dei feriti e il centro della città si è riempito con gli sfollati dalle aree sotto il bombardamento degli israeliani», dice Bahjat. «Lavoriamo dall alba al tramonto, qua attorno i negozi sono rimasti aperti, la decisione del Consiglio di sicurezza sarebbe stata unanime. Avrebbero votato sì anche i ministri considerati moderati come Tzipi Livni e Yair Lapid. Non che Khaled Meshaal e gli altri leader di Hamas mostrino entusiasmo per l idea di una tregua lunga una settimana, a partire da domenica. La pausa nei combattimenti sarebbe dovuta servire a negoziare un intesa definitiva. Kerry spera ancora di poter trovare un compromesso, per ora è riuscito a ottenere da Netanyahu una sospensione di 12 gente passa per assaggiare un momento di normalità». Abu Mohammed ripete i gesti che ha imparato quarant anni fa, quando ha deciso di volersi dedicare ai morti. Avvolge il corpo nel kaffan, il lenzuolo di lino bianco, annoda il nastro di garza attorno ore a partire dalle 7 di oggi. Gli israeliani esigono di poter mantenere le truppe nella fascia larga un chilometro all interno della Striscia, a nord e a est: i genieri e gli artificieri continuerebbero a cercare e a distruggere i tunnel scavati dai miliziani. Il movimento fondamentalista chiede che vengano fissate delle precondizioni, garantite dalla comunità internazionale: dall inizio della guerra, diciotto giorni fa, i capi dell organizzazione ripetono di voler ottenere la fine dell embargo imposto da Israele nel ai piedi e al collo. La tradizione impone che le vittime della guerra non vengano deterse con l acqua prima della sepoltura, «devono raggiungere Dio con il loro sangue» spiega. In questo conflitto e in questo ospedale ha già preparato oltre cento cadaveri, nei 2007, quando il Fatah del presidente Abu Mazen ha perso il controllo di Gaza. Le due posizioni sembrano inconciliabili. Gli ufficiali dell esercito si sono presentati ieri a casa di Oron Shaul per comunicare ai genitori che il soldato è considerato morto. Il suo corpo non è stato ritrovato con quelli dei sei commilitoni bruciati nel blindato colpito da una granata anticarro nel quartiere di Shijaiya a Gaza. Ma non è più considerato un «disperso». I militari israeliani caduti sono 35. L ultimo dicono i porta- Nell ultimo venerdì del mese sacro gli abitanti della Striscia si aggrappano a gesti e tradizioni Sudari bianchi e dolci al miele Ramadan sotto le bombe a Gaza Il pasticciere: «La gente viene ad assaggiare la normalità» Visto da Israele L ex capo del Mossad «Hamas deve restare perché c è di peggio» Intelligence Efraim Halevy, nato nel 1934, è stato il capo del Mossad dal 1998 al 2002 John Kerry Segretario di Stato Usa «Non è il momento di negoziare una tregua con Hamas», dice al Corriere Efraim Halevy, ex capo del Mossad. Eppure l autore di «Man in the Shadows» (L uomo delle ombre) ha riconosciuto in passato l esigenza di trattare con il movimento fondamentalista. Anzi, ha detto che Israele negozia da anni con Hamas, anche se ammetterlo è «politicamente sconveniente» per entrambi. Perché non trattare ora? «In linea di principio credo che ci debba essere un dialogo, ma non in questo momento. Le operazioni diciotto giorni di combattimenti del 2008 erano stati 500. Al pronto soccorso stanno arrivando i feriti del bombardamento che ha colpito la scuola gestita dalle Nazioni Unite, dove si erano rifugiati (nei centri hanno cercato riparo la maggior parte dei 140 mila pale- devono andare avanti finché Hamas non sarà ridotto in una posizione di chiara inferiorità rispetto a Israele». Crede che la sospensione dei voli internazionali su Tel Aviv sia stata una vittoria per Hamas? «La temporanea sospensione dei voli va giudicata sulla base dei risultati finali e, nonostante i razzi di Hamas, Israele ha dimostrato di poter proteggere l aeroporto. E poi Hamas non ha rivelato le sue vere perdite, il numero di morti tra i miliziani: li sapremo a battaglia conclusa». Lei ha detto che ci sono nemici

3 Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014 italia: Primo Piano 3 Saluto militare La vedova di un riservista israeliano saluta il feretro del marito (Reuters) L unico modo per risolvere le tensioni è che le parti si parlino e lavorino assieme John Kerry segretario di Stato Usa sgiordania. Nella notte tra giovedì e venerdì in migliaia hanno marciato verso il valico di Qalandia, che separa Ramallah da Gerusalemme. Mohammed al-araj, 17 anni, è stato ammazzato negli scontri e il suo funerale ieri si è trasformato in un altra battaglia urbana. Il pa- 7I palestinesi uccisi in Cisgiordania durante le proteste contro le operazioni militari dell esercito israeliano nella Striscia di Gaza La mappa Mar Mediterraneo ISRAELE voce dell esercito èstato centrato da un colpo sparato da vicino a una scuola gestita dall Onu. Israele è stata accusata di aver bombardato giovedì uno di questi istituti, uccidendo 17 civili. Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah, promette in un discorso da Beirut «di sostenere i palestinesi nella loro battaglia». Senza elaborare. Il movimento sciita libanese ha già impegnato il suo esercito irregolare al fianco di Bashar Assad, il presidente siriano, ed è difficile che possa aprire un altro fronte con Israele. I palestinesi uccisi nell offensiva sono oltre 830, per la maggior parte civili. Le immagini di distruzione e morte hanno portato la rabbia in Cidre racconta al New York Times che dopo aver visto le foto delle donne e dei bambini ammazzati nella Striscia Mohammed ripeteva «di volersi unire ai combattenti di Gaza». Sette manifestanti sono stati uccisi nei due giorni di rivolta. Due al posto di blocco di Hawara, verso la città di Nablus, dove una donna è scesa dall auto e ha sparato. «In aria», secondo la polizia israeliana. Tre sono morti colpiti da proiettili dell esercito dicono gli attivisti negli scontri a Beit Ummar, vicino ad Hebron nel Sud della Cisgiordania, e altri due ragazzi hanno perso la vita durante alcuni scontri nella tarda serata di ieri. D. F. SIRIA CISGIORDANIA Gerusalemme Gerusalemme Est Beit Lahya Beit Ummar Gaza City Hebron Khan Yunis Mar Morto EGITTO Città teatro di scontri tra palestinesi e forze di sicurezza israeliane Città nel mirino dell esercito israeliano Tel Aviv Haifa Deserto del Negev Nablus Ramallah GIORDANIA Israele potrebbe decidere di allargare in maniera significativa l operazione di terra a Gaza Moshe Yaalon ministro della Difesa israeliano Il caso Salta la nomina del nuovo ambasciatore d Ungheria in Italia L inviato antisemita rinuncia Passo decisivo della Farnesina E lui si difende: «Il problema sono le minoranze» Chi è Vicino al regime comunista Péter Szentmihályi Szabó, 69 anni, ai tempi in cui in Ungheria vigeva il regime comunista ha vissuto a lungo all estero, a Londra e Los Angeles. Dopo il crollo del muro, nei primi anni Novanta, diventa docente alla Università Cattolica Pázmány Péter, dove però al momento non ha alcun incarico. Antisemita Nel 2000 pubblica su Magyar Fórum «Gli agenti di Satana», un testo nel quale fa ricorso a tutti i peggiori stereotipi a sfondo razziale utilizzati contro gli ebrei, che accusa di aver tratto beneficio dall Olocausto. Nel 2002 si iscrive al partito antisemita della destra radicale ungherese (Miép). I suoi scritti diventano sempre più violenti e antiglobalizzazione, contrari alla politica americana e di Israele. Persino l ex presidente George W. Bush vi viene definito «un fantoccio» della plutocrazia Usa. ROMA Péter Szentmihályi Szabó ha gettato la spugna, prima ancora che la richiesta di accreditamento come ambasciatore d Ungheria a Roma giungesse alla Farnesina. Di fronte allo sdegno provocato in patria e all estero dalle voci sulla sua nomina imminente da parte del governo di Viktor Orban, lo scrittore e commentatore politico di estrema destra, bollato come «noto antisemita» dalla Anti-Defamation League, ha rinunciato, dicendosi non più disponibile per l incarico. A mandare il segnale decisivo alle autorità magiare che non fosse proprio il caso di insistere sul nome di Szabó, è stata una nota del nostro ministero degli Esteri: «La Farnesina auspica per lo sviluppo proficuo del dialogo italo-ungherese, che entrambi i Paesi possano disporre dei migliori e più efficaci canali di comunicazioni e confida dunque che per la guida della rappresentanza diplomatica sia proposta una personalità in grado di contribuire efficacemente al consolidamento delle relazioni tra i due Paesi». Un linguaggio diplomatico, ma molto chiaro. Esprime soddisfazione la comunità ebraica di Roma, attraverso il suo presidente, Riccardo Pacifici: «Mentre nel resto d Europa si manifesta con slogan contro gli ebrei, l Italia dimostra ancora una volta di possedere tutti gli anticorpi per combattere l antisemitismo». Al telefono da Budapest, Szabó, che ha 69 anni, ci ha spiegato di aver deciso di farsi da parte perché non vuole «essere motivo di imbarazzo nei rapporti tra Italia e Ungheria». Ma si è difeso dicendo che gli attacchi contro di lui sono «privi di fondamento, basati su pregiudizi e false premesse. Non mi considero antisemita. Lungi da me ogni sentimento razzista o xenofobo. Se vuole sapere la mia opinione, la polemica non è contro di me, ma contro il governo ungherese e il primo ministro Orban». Pure, il caso contro Szabó si basa su argomenti molto solidi. Sostenitore delle teorie sulla congiura ebraica, ha più volte accusato gli ebrei di «aver tratto benefici dal business dell Olocausto». Nel saggio «Gli agenti di Satana» pubblicato nel 2000, lo scrittore affermava: «Vivono qui in Ungheria, ma ci odiano. Non capisco perché rimangono, se è così male qui, in questo Paese accogliente, che è così stupidamente paziente. Non è difficile riconoscerli perché sono vili e impertinenti. Il denaro è il loro Dio, la loro lingua madre». E ancora: «Cerchi scuri sotto gli occhi, la pelle flaccida, palme sudate, piedi freddi». A chi si riferiva? Di chi parlava? «La storia dell Ungheria dice Szabó è quella di una nazione vittima, di un Paese diviso. Molti popoli di diversa nazionalità sono venuti da noi da rifugiati, si sono stabiliti qui e poi hanno cominciato a chiedere l autonomia. Forse quello che ho scritto può essere malinteso. Ma io mi riferivo a tutti coloro che sono diventati ungheresi ma non hanno mai voluto condividere i valori, l identità eiproblemi della nazione. Gli ebrei non sono la sola componente di quel problema, potrei citare altre nazionalità, rumene, tedesche, che non hanno mai voluto essere parte della nazione ungherese». Riassumendo, il mancato ambasciatore di un Anticorpi Soddisfazione della comunità ebraica di Roma: «L Italia dimostra ancora una volta di possedere tutti gli anticorpi contro l antisemitismo» Paese membro dell Unione Europea da un lato dice che non è antisemita, dall altro dichiara tranquillamente che gli ebrei sono parte di un problema identitario e di integrazione, che affliggerebbe la nazione ungherese. E per evitare equivoci, parla anche di «mancata accettazione della cultura egemone» da parte delle varie minoranze che vivono oggi in Ungheria. Se poi andate a chiedergli, cosa ne pensa dell ondata di antisemitismo che si registra in Europa, vedi le manifestazioni in Francia, in Olanda e a Berlino, la sua risposta sembra quasi «voce dal sen fuggita». «Credo che l allarme sia un po esagerato. Leggo che in quasi tutti i Paesi d Europa ci sarebbe un aumento dell antisemitismo. Ma penso che bisogna vedere le cose nella giusta dimensione e parlare di episodi isolati. Comunque posso dirle che non è il caso dell Ungheria. Ci sono pochissime persone interessate a questo problema». Paolo Valentino # stinesi fuggiti dai quartieri e dai villaggi rimasti coinvolti negli scontri). Chi non ce la fa viene subito portato da Abu Mohammed, 75 anni, la barba ispida e bianca, la keffiah avvolta sulla testa, la camicia azzurra che non si macchia neppure di sudore. Lavora veloce, immune al caos attorno. Dorme e vive nell ospedale, aspetta. I bambini corrono nel cortile dietro la chiesa di San Porfirio, quello che ride di più ha nascosto la palla sotto la maglietta, gli altri fingono di non saperlo. I genitori sono fuggiti dal quartiere di Shijaiya, a est della Striscia, dove i soldati israeliani hanno combattuto le battaglie più dure contro i miliziani di Hamas. L uomo al banchetto aggiunge un nome dopo l altro all elenco, conta quanti peggiori di Hamas: come l Isis, lo «Stato islamico» attivo in Iraq, che ha iniziato a reclutare anche a Gaza. «La questione è se Israele abbia interesse o meno a eliminare Hamas. La loro leadership non mi piace affatto, ma ciò non cambia il fatto che siano al potere. Vogliamo che continuino ad esistere ma con forze ridotte: per via dell Isis, e perché serve un interlocutore a Gaza. Quando l attuale scontro finirà, verrà il tempo del dialogo». Viviana Mazza pasti preparare per le famiglie, quando il sole tramonta e finisce il giorno di digiuno. I muri costruiti dai crociati non hanno protetto il cimitero cristiano, un missile sparato da un jet israeliano ha bersagliato un campo vicino e le schegge della bomba hanno sfasciato le lapidi. Dalla moschea a fianco arrivano materassi e qualche coperta. L arcivescovo Alexios ha aperto le sue stanze ai musulmani, all inizio hanno cercato riparo in seicento, adesso sono un migliaio. L altro giorno una donna ha partorito nella sacrestia. La sabbia è morbida, gli uomini impiegano meno di un ora per Mestieri Abu Mohammed con i corpi delle vittime e la pasticceria di casa Arafat (Gabriele Micalizzi/Cesura) Riti In 18 giorni di guerra, Abu Mohammed ha già avvolto 100 cadaveri nel kaffan, il lenzuolo di lino bianco Rifugi L arcivescovo Alexios ha aperto la porta a un migliaio di musulmani. Una donna ha partorito in sacrestia scavare la fossa. Preparano le tombe per i funerali da celebrare dopo le preghiere del venerdì. Le moschee sono piene, è l ultimo venerdì di Ramadan, nella notte di Laylat al-khader, quella del destino, le preghiere vengono esaudite. Il cimitero di Beith Layiha sta in cima a una collina, circondato dalle jacarande e dagli alberi di acacia. I morti non sono di questo villaggio, le famiglie vengono da Beit Hanoun. Là è troppo pericoloso, l invasione di terra israeliana ha occupato una fascia larga un chilometro a nord e est. I soldati cercano gli ingressi dei tunnel scavati dai miliziani di Hamas per sbucare armati dall altra parte. La strada verso nord, verso il confine con Israele, è deserta. Il fumo nero si alza poco lontano, il missile ha distrutto un palazzo nella notte. Il padre e il bambino caricano sul carretto quello che trovano tra i rifiuti, vicino alla carcassa di una Renault 5 incendiata Le banche hanno riaperto per poco una decina di giorni fa durante la tregua umanitaria. Ai distributori di contanti in centro la gente sta in coda e litiga per poi scoprire che i soldi sono finiti. L elettricità c è per due-tre ore. Hassan che può permettersi un generatore e il gasolio per farlo funzionare offre un po di luce anche ai vicini di casa. Davide

4 italia: Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera 4 Primo Piano Grandi opere Il decreto Lavori al via 1 Ferrovia Napoli Bari milioni 2 Autostrada tirrenica 270 milioni 3 Completamento quadrilatero stradale Marche Umbria 4 Passante ferroviario di Torino 5 Opere collegate ad Expo 6 Alta velocità Brescia Padova 7 Asse viario Lecco Bergamo 150 milioni 25 milioni Ferrovia Firenze Pistoia Lucca Sistema idrico abruzzese Nuova edizione del piano città (riqualificazione grandi centri urbani) Nuova edizione 6 mila campanili (interventi mirati sui piccoli centri) «Sblocca Italia» con lo sconto fiscale ai proprietari di case in affitto Per i cantieri 3,7 miliardi in 6 anni. Comuni: unificate le autorizzazioni edilizie imprese Fisco, tregua d agosto: 770 a settembre La scadenza per l invio del modello 770 (quello a carico delle imprese con la forza lavoro e relativi contributi) sarà prorogata dal 31 luglio al 19 settembre. Lo ha annunciato l Ordine dei Consulenti del Lavoro in una nota dove spiega che la decisione «sarà ufficializzata a breve» e arriva dopo i colloqui tra la presidente del Consiglio Nazionale dell Ordine, Marina Calderone, con i direttori delle Finanze al Tesoro, Fabrizia Lapecorella e dell Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi. Nei giorni scorsi il sottosegretario all Economia Enrico Zanetti aveva segnalato l intenzione del governo di valutare la proroga pur sottolineando difficoltà per il prossimo 730 precompilato. Calderone: «A settembre un tavolo con il governo per razionalizzare il calendario fiscale». ra vuote, quello che prevede la loro trasformazione in alloggi popolari o di housing sociale. In questo caso sarà necessario un intervento pubblico, le procedure sono più complesse e non si farà in tempo ad inserire la misura nel decreto legge. Ma nel testo, ancora in fase di stu- 1 2 Il meccanismo Chi compra una casa potrebbe detrarre il 20% del prezzo dal proprio imponibile I provvedimenti Ilva, via libera al prestito ponte Il decreto legge dello scorso 11 luglio, con il pacchetto di interventi ambientali per l Ilva, è stato inserito nel 1decreto competitività. Per il centro siderurgico jonico viene introdotto il prestito ponte; previsto anche il rafforzamento del ruolo del subcommissario ad hoc per il Piano di risanamento e lo sblocco delle risorse della famiglia Riva poste sotto sequestro. Energia, taglia-bollette alle Pmi 2 Opa, arriva la doppia soglia 3 Per la riduzione del 10% delle bollette, arriva un nuovo spalma incentivi con la riscrittura dell articolo 26 (che lascia i saldi invariati, con un risparmio previsto di circa 800 milioni) e l introduzione di opzioni per gli incentivi e tre scaglioni di riduzione. Introdotta anche una norma anti-contenziosi con accordi tra governo e banche. Introdotta con il nuovo decreto la doppia soglia Opa (Offerta pubblica di acquisto) al 25% per le società quotate, escluse le Pmi (l altra soglia rimane al 30%) che invece potranno scegliere di inserire nello statuto una soglia compresa tra il 20% e il 40%. L Opa dovrà essere lanciata nel caso in cui, acquisendo il 25% delle azioni della società, si diventi socio di maggioranza. dio, ci sono diverse novità importanti. Il presidente del consiglio Matteo Renzi ha detto più volte che saranno sbloccati investimenti per 43 miliardi, indicando il valore complessivo delle opere coinvolte. Il decreto dovrebbe contenere interventi per i cantieri (quelli in essere e quelli da avviare) per circa 3,7 miliardi in 6 anni, a partire dal Non ci sono soltanto grandi opere come l alta velocità ferroviaria tra Brescia e Padova o l autostrada Tirrenica, o ancora il passante ferroviario di Torino e l asse viario Lecco-Bergamo. C è anche la seconda edizione del progetto 6 mila campanili, con 100 milioni di euro per interventi mirati sui piccoli centri. Rifinanziato anche il piano città, che invece si concentra sui capoluoghi, creando un unità di missione che renda più veloci gli interventi. Ci dovrebbe essere anche una norma che vincola lo Stato ad utilizzare per le opere infrastrutturali, ogni anno, lo 0,3% del Prodotto interno lordo. A spanne sono quasi 5 miliardi di euro. «È una misura fondamentale dice il vice ministro per le Infrastrutture Riccardo Nencini anche perché darebbe la certezza dei fondi disponibili e la possibilità di programmare». Nel decreto ci sarà anche un capitolo semplificazione, a partire dall autorizzazione unica edilizia, documento standard valido in tutti gli 8 mila Comuni italiani. E anche un primo stan- 4 5 ROMA Sarebbe il segnale di un inversione di marcia, visto che negli ultimi tre anni casa e Fisco hanno fatto sempre rima, con un aumento del gettito fiscale del 200%. Ma anche un modo per togliere una parte delle abitazioni invendute dal groppone dei costruttori e per mettere a disposizione delle famiglie una casa a prezzo ragionevole. Nel decreto legge sblocca Italia che il governo dovrebbe portare venerdì in Consiglio dei ministri ci potrebbe essere anche una misura che rende fiscalmente vantaggioso l acquisto di una casa. Funzionerebbe così: chi compra una casa nuova o completamente ristrutturata può detrarre dal proprio reddito imponibile il 20% del prezzo d acquisto. Ma solo a patto che la casa venga data subito in affitto a canone concordato per un periodo di otto anni. Sembra un azzardo, perché ogni sconto fiscale ha un costo e il governo è pure orientato a sfoltire la lunga lista di deduzioni e detrazioni. Ma non è detto che lo sia. L incasso che lo Stato perderebbe dalla detrazione de prezzo d acquisto sarebbe spalmato. E potrebbe essere compensato proprio dal gettito aggiuntivo generato dalle nuove abitazioni, fra imposta di registro, Imu, Tasi e cedolare secca. Lo sconto fiscale sarebbe di fatto un anticipo dell altro progetto per la riconversione delle case di nuova costruzione ancoziamento per il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione relativi agli investimenti, categoria finora rimasta fuori dalla complessa operazione per il saldo degli arretrati. Con il decreto dovrebbe arrivare mezzo miliardo di euro sugli 11 stimati in totale dai costruttori. Per un decreto in arrivo un altro che taglia il primo traguardo: ieri il Senato ha approvato il provvedimento sulla competitività, quello che taglia le bollette alle imprese: 169 sì, un no, opposizione fuori dall Aula al momento del voto. Adesso il testo passa alla Camera. Nel decreto sulla pubblica amministrazione, invece, viene esteso agli incarichi in essere l obbligo del collocamento fuori ruolo al posto della semplice aspettativa per i magistrati che hanno un incarico di diretta collaborazione con i vertici dei ministeri, vengono rafforzati i poteri del commissario anti corruzione Raffaele Cantone. Mentre viene spalmato su tre anni il taglio dei contributi versati dalle imprese alle camere di commercio. Lorenzo 43 miliardi Il valore delle opere sbloccate dall intervento 2-3 miliardi Dote finanziaria del decreto (stima) CORRIERE DELLA SERA A Palazzo Chigi Renzi battezza la Jeep italiana E prenota la visita a Melfi Non è che «la Jeep è ancora lo sponsor della Juve?». Ebbene «sì», risponde John Elkann al quasi ultrà fiorentino Matteo Renzi. Cui le italianissime Renegade portate in anteprima a Palazzo Chigi sono piaciute, e i complimenti li ha appena fatti anche ai tre operai che le hanno prodotte a Melfi, ma che ora non resiste al giochino calcistico. Juve? Mai. Il sorriso diventa, veloce, smorfia di recitato orrore. Al quale Sergio Marchionne fa da spalla. «Sponsor», dunque spese? Guarda Renzi, guarda Elkann: «Come, ancora?». È solo uno sketch. Ma rende il clima. Il cerimoniale stabiliva che i vertici di Fiat Chrysler mostrassero al premier le Renegade alle undici spaccate. Scendono tutti e tre un ora più tardi. In fondo, questo è il Matteo Renzi con Sergio Marchionne, John Elkann e gli operai di Melfi Confindustria Ogni giorno chiudono 573 aziende e gli investimenti pubblici sono tornati al livello del Il riscatto passa per i fondi europei La crisi al Sud? In sei anni bruciati 47,7 miliardi zione, tempi di pagamento della pubblica amministrazione) e «una politica economica chiaramente orientata allo sviluppo». Invece gli investimenti pubblici sono tornati nel 2013 ai valori di 17 anni prima, il In cifra assoluta si tratta di 28 miliardi di euro in meno 32 di investimenti tra il 2007 e il 2013, un crollo del 34%. Eppure ci sarebbero de- ROMA Se la ripresa in Italia non arriva e il Prodotto interno lordo continua ad essere inchiodato intorno allo zero virgola è anche perché le condizioni economiche del Mezzogiorno si sono aggravate con l ultima crisi. Dal 2007 ad oggi le regioni del Sud hanno bruciato 47,7 miliardi di euro di Pil mentre il numero delle imprese è sceso di 32 mila e si sono persi oltre 600 mila posti di lavoro, con il tasso di disoccupazione giovanile che tocca il 75%. Nel 2013, sottolinea uno studio diffuso ieri dalla Confindustria, è stato toccato «il punto più basso» della lunga crisi e «i primi mesi del 2014 confermano purtroppo questa tendenza negativa». Certo non mancano «timidi segnali di vitalità», ma non bastano, secondo l associazione guidata da Giorgio Squinzi, senza un forte intervento del governo su due fronti: riforme istituzionali e strutturali (Fisco, energia, semplificacine di miliardi di fondi europei a disposizione. Che però vengono dispersi in mille rivoli e in parte (5-6 miliardi) rischiano addirittura di essere persi perché non spesi. Se i fondi, dice Confindustria, fossero utilizzati pienamente «si potrebbero mobilitare per il Mezzogiorno oltre 14 miliardi 75 di euro l anno per i prossimi 9 anni». In questo mila il numero di imprese che il Mezzogiorno ha perso dal 2007 ad oggi con più di 600 mila posti di lavoro andati perduti. Le condizioni economiche del Sud si sono ulteriormente aggravate con la crisi senso, «l esclusione dal patto di stabilità europeo delle spese cofinanziate e, di conseguenza, l allentamento del patto di stabilità interno, rappresentano un nodo decisivo» per il rilancio del Sud. Su questo fronte però serve il via libera di Bruxelles. La partita decisiva, osserva Confindustria, si giocherà ad ottobre con la commissione europea per cento il livello di disoccupazione giovanile raggiunta nelle regioni del Sud. Tra i segnali positivi il valore dell export: +2,4% nel 2013 rispetto all inizio della crisi, sette anni fa per ottenere i famosi margini di flessibilità chiesti dal governo Renzi. Tra i segnali «timidamente» positivi, dice il rapporto, c è l andamento delle esportazioni: +2,4% nel 2013 rispetto a inizio crisi, Ma è un trend che tra lo scorso anno ed i primi mesi del 2014 «sembra essersi fermato». Del resto, dall inizio dell anno il saldo tra imprese aperte e cessate è negativo per circa 14 mila aziende. Quelle che hanno chiuso sono circa 573 al giorno, con fallimenti in crescita del 5,7% rispetto al Solo qualche giorno fa la Svimez, Istituto di ricerca sul Mezzogiorno, ha tra l altro sottolineato che ad aggravare la situazione concorre un maggior carico fiscale locale su famiglie e imprese nelle regioni del Sud rispetto a quelle del resto d Italia. Enrico Marro loro primo incontro diretto. E sono solo loro tre: neppure un assistente ad ascoltare quel che si dicono su politica, economia, azienda. Dopo gli endorsement torinesi e le conferme sulla «presenza sempre più forte di Fiat in Italia, siamo orgogliosi di far vedere quello che stiamo facendo» (Elkann), il feeling appare evidente. E reciproco. Renzi si era già autoinvitato in una fabbrica Usa, e ora c è la data: 26 settembre. Ma c è pure un aggiunta al programma. Non aveva mai accennato a visite in impianti nazionali, il premier. Rimedia adesso. Da abile comunicatore, poi: «A Detroit dirò che siamo orgogliosi di essere italiani in America, a Melfi che noi italiani siamo più bravi». Raffaella Polato

5 Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014 italia: Primo Piano 5 L alleanza Per il salvataggio Alitalia-Etihad in bilico, aumento salvagente Dagli azionisti 250 milioni per far marciare la compagnia. Scontro tra i sindacati La vicenda Soccorso statale Autunno 2013 la cassa è agli sgoccioli Rocco Sabelli, Andrea Ragnetti e infine nell aprile di un anno fa l ex ducatista Gabriele Del Torchio. Tre amministratori delegati in pochi mesi segnano il calvario di Alitalia, che chiude ancora in rosso per il quarto anno consecutivo dal ritiro dell offerta Air France e dal varo del progetto Fenice. Nell autunno 2013 la cassa è di nuovo agli sgoccioli e per coprire la defezione dei francesi nell aumento di capitale il governo fa entrare le Poste con un investimento di 75 milioni. Le banche devono erogare altri 200 milioni di prestiti L offerta araba Abu Dhabi al 49% ma dopo i tagli e senza i debiti La partnership tra Alitalia ed Ethiad viene annunciata il 25 giugno scorso. La compagnia di Abu Dhabi entrerà al 49% in una newco alleggerita dei debiti e dei dipendenti, con esuberi per oltre unità tra personale di volo e di terra. Le banche capitanate da Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mps dovranno rinunciare e convertire in capitale 560 milioni di crediti. Inizia una complessa vertenza sindacale con l intervento dei ministri Lupi e Poletti. Anche il via libera delle banche arriva solo dopo una complicata gestazione e la mediazione di Palazzo Chigi L assemblea La scelta di Caio di investire solo nella newco Venerdì 25 luglio l assemblea approva il bilancio con riserve e accantonamenti che mandano i conti in rosso per 569 milioni. Cai-Alitalia vara un aumento di capitale di 250 milioni che servirà a coprire l eredità del passato. Ma scoppia il caso di Poste italiane perché l ad Caio non vuole buttare altri 40 milioni nella vecchia compagnia. C è la disponibilità a sottoscrivere il 5% della newco ripulita, alle stesse condizioni strappate da Etihad. Ma i vecchi soci e i creditori non ci stanno a coprire la somma che verrebbe a mancare Protagonisti Il retroscena Ghizzoni (Unicredit) e Castellucci (Autostrade) a Palazzo Chigi dal premier sull operazione da 1,1 miliardi Governo in campo, ultima mediazione Il no dei soci al doppio binario per Poste Il governo riprende in mano il boccino della vicenda Alitalia-Etihad. E che sia stato lo stesso premier Matteo Renzi ieri a incontrare Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Atlantia, e Federico Ghizzoni, ceo di Unicredit, due azionisti di peso di Alitalia, indica che l esecutivo è pronto a fare la sua parte per mandare in porto l operazione. Il salvataggio della compagnia è una delle questioni in cui il premier ha messo la faccia. Ma è anche l ultima spiaggia per il vettore che l anno scorso ha perso 569 milioni di euro e continua a bruciare liquidità. Le beghe sindacali passano in secondo piano, il vero nodo in questo momento è il ruolo di Poste. Tutti sanno che senza il gruppo guidato da Francesco Caio il matrimonio tra Alitalia e la compagnia di Abu Dhabi Concorrenza Il bilancio Dal 2013 si attendono perdite per 569 milioni E Easyjet lancia la campagna acquisti (c.d.c) Se non è un appello, poco ci manca. Perché il senso del messaggio sembra essere: i tempi sono duri in Alitalia e allora, cari piloti italiani, venite a lavorare con noi. «Siamo grandi, continuiamo a crescere e siamo in continua espansione. Volerai verso alcune delle destinazioni più stimolanti d Europa, collegate da una compagnia aerea paneuropea in continua espansione che sta rivoluzionando il modo di viaggiare». Recita così la nuova campagna marketing di Easyjet, la compagnia low cost inglese. Gli «arancioni», come vengono soprannominati ironicamente dalla concorrenza per la divisa orange, Gabriele Del Torchio Amministratore delegato di Alitalia. «Abbiamo fatto un importante pulizia di bilancio ha detto continueremo a lavorare con Etihad» L impegno L impegno di Poste Italiane, secondo indiscrezioni, potrebbe salire da 40 a 60 milioni di euro per la nuova Alitalia di questo periodo non stanno affatto con le mani in mano e mentre Alitalia vive ore di fuoco per l accordo con Etihad, riempiono pagine di giornali di annunci per reclutare piloti e personale di volo. Una coincidenza? «Da gennaio abbiamo fatto 90 assunzioni conferma Frances Ouseley, direttore per l Italia Easyjet e ora potenziamo l organico a Napoli, nostra terza base italiana, dove siamo alla ricerca di altri 100 addetti tra piloti, assistenti di volo e personale di terra. Rispetto ad altre realtà in crisi, noi in questo paese continuiamo a credere e a investire, con contratti italiani». James Hogan Amministratore delegato della compagnia Etihad. Smentite ieri le voci di un ultimatum da parte della compagnia di Abu Dhabi salta. Ma nessuno dei protagonisti crede davvero che possa essere proprio l azionista pubblico, entrato per evitare il fallimento di Alitalia al momento del precedente aumento di capitale, a mandare a monte un operazione cruciale per il Paese alla vigilia dell Expo, ma anche per le importanti ricadute occupazionali. In gioco ci sono mille e cento miliardi di euro già pronti: 560 milioni derivanti dall investimento di Etihad, 300 milioni di nuova finanza garantiti dalle banche, 250 milioni dell aumento di capitale varato ieri. La richiesta iniziale di Caio di voler entrare direttamente nella newco, al fianco di Etihad con il 5% in cambio di un impegno di 40 milioni, è già rientrata perché impraticabile. Se Poste avesse preso il 5% della newco, la vecchia Alitalia sarebbe scesa al 46% e automaticamente Etihad sarebbe diventato il primo socio con il 49%, imponendo un patto parasociale tra i due soci italiani per garantire il controllo europeo della compagnia. Ma per conferire slot, società, permessi e quant altro alla newco, Alitalia avrebbe dovuto chiedere nuovamente tutte le autorizzazioni perché non sarebbe stata più azionista di controllo al 51%. Oltre a far ROMA Esiste una soglia oltre la quale la pazienza cessa di essere una virtù. Sicuro è che le ultime ore della partita Alitalia stanno mettendo alla prova le capacità virtuose di Etihad. La cronaca di ieri riassume la vigilia di un closing che appare a portata di mano e poi, bruscamente, si allontana. L intera mattina è servita all assemblea degli azionisti di Alitalia per varare il nuovo aumento di capitale di 250 milioni di euro. La riunione ha inoltre approvato il bilancio 2013, sebbene non siano state rese note le cifre ufficiali. Le perdite attese si aggirano a quota 569 milioni. La discussione dell assemblea non ha però toccato il tema più atteso, la definizione del contratto con Etihad. Una delusione, alla luce delle dichiarazioni dei giorni scorsi dell amministratore delegato di Alitalia, Gabriele Del Torchio. All accordo tra Alitalia e gli emiratini di Etihad mancano tuttora alcune condizioni: la modalità dell ingresso di Poste Italiane, già azionista con il 19,5%, e l intesa tra i sindacati. La più importante è garantire al nuovo azionista la pace sul fronte delle relazioni industriali. Un miraggio, considerato che ieri l esito del referendum sul contratto nazionale di settore, che assicura 31 milioni di risparmi, ha scatenato l ennesimo scontro. La consultazione si è conclusa con il voto di lavoratori su , non raggiungendo il quorum (il 50% più uno degli aventi diritto). A prevalere sono state le 3 mila indicazioni a favore degli accordi, firmati da Cgil, Cisl, Ugl e Usb. Il punto è che la Uil, ossia la sigla che non ha sottoscritto il contratto e ha richiesto il referendum, ritiene il risultato di quest ultimo non valido. Il motivo è l assenza del quorum. Tutto da rifare, insomma, per la Uil, che, non a caso, ha diffidato Alitalia «dal prelevare soldi dalle retribuzioni dei nostri iscritti». Il fronte degli altri sindacati è compatto nel ribadire la validità del referendum e degli accordi. La partita si gioca sulla base di quanto indicato dal testo unico sulla rappresentanza Sindacati-Confindustria. Le dichiarazioni dei segretari generali di Uil e Cisl restituiscono il clima. Raffaele Bonanni (Cisl) è esplicito: «La Uil sta giocando con il fuoco nel momento peggiore di Alitalia perché gli arabi possono anche fuggire». Luigi Angeletti non è da meno, «considerato l esito dell assemblea, avevamo visto giusto: la data del 25 luglio, sbandierata da Alitalia come ultimativa, serviva contro i sindacati». Va da sé che agli occhi di James Hogan, amministratore delegato di Etihad, tutto ciò non sia la condizione di pace sociale attesa. Da parte di Alitalia a Del Torchio preme tenere la rotta nella fase conclusiva dell operazione, «abbiamo deliberato un aumento di capitale funzionale all accordo. Ha contribuito molto il risultato del referendum, grazie al grande senso di responsabilità dei lavoratori che hanno votato a favore». Sul ruolo di Poste il numero uno di Alitalia è più che fiducioso. «Ho letto dichiarazioni importanti, abbiamo incontrato i loro advisor, legali e manager, spero arrivino buone notizie». Il board di due giorni fa di Poste Italiane ha, del resto, acquisito definitivamente che l operazione in Alitalia-Etihad verrà fatta versando 40 milioni di euro. Resta da definire la tecnicalità: probabilmente una newco (nuova società) che veda la quota di Poste a fianco di Cai. Andrea Ducci Il confronto Francesco Caio Numero uno di Poste Italiane, ha ribadito l interesse su Alitalia. «Puntiamo a una partecipazione con criteri di mercato» Federico Ghizzoni, a sinistra, amministratore delegato di Unicredit, e a destra, Giovanni Castellucci, ceo di Autostrade per l Italia e di Atlantia, sono stati ieri a Palazzo Chigi Un pizzico di dirigismo alla francese di STEFANO MONTEFIORI entre continuano le M trattative infinite per Alitalia, ciò che è accaduto di recente al di là delle Alpi può essere guardato con una certa invidia. Negli ultimi anni la Francia si è attirata le critiche degli osservatori anglosassoni ma non solo per l interventismo, l eterna tentazione colbertista e il patriottismo economico un po d altri tempi, con un ministro, Arnaud Montebourg, pronto a indossare la maglietta a righe da marinaio per difendere il «made in France». Ma allo stesso tempo, nei momenti decisivi, il governo è stato in grado di convincere le parti sociali, e ha usato l energia necessaria per arrivare a una soluzione in tempi brevi meno nazionalista di quanto i proclami lasciassero intendere. Nel caso Alstom Parigi prima è intervenuta duramente per bloccare un accordo già fatto tra il gigante dell energia e gli americani di General Electric; poi ha sollecitato una controofferta dei concorrenti europei, i tedeschi di Siemens; infine ha dato il suo appoggio a chi si era fatto avanti per primo, GE, obbligandolo però a fornire garanzie sull occupazione che mancavano nella proposta originaria. Anche nella crisi di Peugeot-Citroën lo Stato francese è sembrato efficace nel sostenere l accordo con i cinesi di Dongfeng, senza opposizione dei sindacati. Non si tratta di auspicare una nuova difesa dell «italianità» di Alitalia, al contrario: nei prossimi giorni un azione decisa di Roma potrebbe, come è successo a Parigi, convincere gli scettici e evitare la fuga dell unico investitore estero (Etihad) che, in questo momento, ha risorse per salvare la società. nascere problemi di consolidato fiscale. La nuova proposta di creare una seconda newco, una terra di mezzo in cui la vecchia Alitalia conferirebbe la sua partecipazione e dove Poste entrerebbe con il 10% attraverso un aumento di capitale dedicato invece viene definita fantasmagorica e una complicazione non necessaria, che nessuno vuole. Caio fa sapere di essere disponibile ad aumentare il suo impegno da 40 fino a 60 milioni. Ma le banche, che hanno rinunciato a una parte sostanziosa dei loro debiti, sono furiose e ritengono inaccettabile la posizione delle Poste. Sarebbe un trattamento ingiusto degli azionisti: tutti hanno fatto sacrifici, perché Poste dovrebbe essere considerato un azionista di serie A? Qualche socio della compagnia dice che quella di Poste è un impuntatura, una posizione negoziale per spuntare qualche condizione migliore, ma alla fine Caio farà un passo indietro. In fondo le Poste hanno approvato l aumento di capitale e i conti all assemblea di ieri, un bel passo avanti. Giuliana Ferraino

6 italia: Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera 6 Primo Piano # Il Parlamento Le scelte Senato, Grillo alza il tiro. Duello con il Pd E Grasso: ora cercare una mediazione Numero legale per un soffio sulla competitività. «Segnale per Renzi» La Nota di Massimo Franco Manovre sull Italicum ma è presto per dire se c è un compromesso N on si può dire che il Senato sia stato pacificato. Ma ieri, e probabilmente fino a lunedì, i toni sono stati e potrebbero diventare meno puntuti e ultimativi. È prematuro dire che questo preluda al compromesso cercato inutilmente nei giorni scorsi. Lo scontro tra governo e opposizioni, nel quale sono stati coinvolti lo stesso presidente del Senato, Pietro Grasso, fino a lambire il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha vissuto un giorno di tregua. Il contingentamento della discussione in Aula per disinnescare gli ottomila emendamenti, le accuse reciproche, i toni stentorei si sono attenuati. Non significa automaticamente che sia in atto un ripensamento: i margini per riavvicinare le posizioni sembrano tuttora inesistenti, soprattutto sull elezione dei senatori. In realtà, c è chi pensa alla nuova legge elettorale, che potrebbe diventare la vera materia di scambio parlamentare: abbassando la percentuale della soglia di ingresso in Parlamento ai piccoli partiti, preoccupati della propria sopravvivenza; e rilanciando l ipotesi di inserire nel cosiddetto Italicum le preferenze. Eppure, non è chiaro come possano diventare possibili modifiche rifiutate finora con durezza. Sia Renzi sia il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, hanno sempre rigettato qualunque stravolgimento del testo iniziale del governo. E anche ieri il premier ha replicato in tono irridente alle grevi punzecchiature del capo del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo: una coda del conflitto dei giorni scorsi e forse un presagio di quanto accadrà nella prossima settimana. Il tentativo dei vertici istituzionali, tuttavia, è di riacciuffare una situazione avviata in apparenza allo scontro totale; e di ottenere, attraverso garanzie sulle modifiche all Italicum, un atteggiamento meno ostile dei gruppi parlamentari. Non è casuale che il capofila di questa strategia della distensione sia lo stesso Grasso. La seconda carica dello Stato si è trovata esposta ad attacchi La difficile mediazione su soglia e introduzione delle preferenze non tanto dell opposizione ma del «suo» Pd per avere consentito il voto segreto su circa 900 emendamenti. «Quello che bisogna evitare è il muro contro muro», ha dichiarato ieri. «Speriamo che il fine settimana porti consiglio». Grasso si è dichiarato «addolorato e indignato» dallo scontro nell aula di Palazzo Madama, del quale è stato testimone e, in parte, bersaglio. Ma ha rivendicato il proprio ruolo di «garante sia della maggioranza sia delle opposizioni. So bene che il ruolo del giudice imparziale è tra i più esposti». Ha, insomma, ribadito il comportamento tenuto al Senato, spiegando ai suoi critici nel Pd che il regolamento «non lascia margini di interpretazione»: il voto segreto doveva essere ammesso. Grasso ha anche spiegato che il suo colloquio di giovedì scorso con Napolitano, al termine del quale era stato diramato un comunicato ufficioso del Colle sui rischi di una paralisi parlamentare, gli era stato chiesto dal capo dello Stato; e che lui aveva soprattutto ascoltato i consigli del presidente della Repubblica. Ma il contingentamento dei tempi deciso il giorno dopo ha scatenato le ire di M5S, Sel e Lega contro Renzi e il Quirinale. Anche adesso, l accusa degli avversari contro il presidente del Consiglio rimane quella di volere forzare i tempi delle riforme o per affermare brutalmente il primato del governo, o per provocare un incidente e portare l Italia a elezioni anticipate. La replica è l imputazione al movimento di Grillo di sostenere strumentalmente lo status quo; e di frenare un cambiamento che, secondo il segretario del Pd e premier, è stato legittimato dal voto europeo del 25 maggio. Di certo, l atteggiamento del M5S verso Napolitano, invocato come garante e poi attaccato quasi come regista di un golpe, risulta a dir poco oscillante. Rimane il problema: col muro contro muro sarà comunque difficile approvare la riforma del Senato l 8 agosto. Se è vero che le riforme istituzionali servono anche ad aiutare un economia in panne, una via d uscita andrà trovata. Il retroscena Il senatore 5 Stelle Sergio Puglia: perché tutti questi emendamenti dai vendoliani? L inedito asse Sel-Lega-M5S, dalle «contaminazioni» ai sospetti ROMA Era difficile immaginare che uno stesso fronte potesse schierare contemporaneamente Sinistra e Libertà, Movimento 5 Stelle e Lega Nord. Ma uno degli effetti di questo braccio di ferro sulla riforma costituzionale è la strana opposizione che si è creata, un miscuglio eterogeneo che combatte all unisono (o quasi) in Aula. Che giovedì ha marciato unito verso il Colle. E che ieri mattina si è riunito per decidere le strategie dei prossimi giorni, a cominciare dal tentativo di far mancare il numero legale ieri in Aula: non sono escluse azioni eclatanti, ma è ancora presto per gli annunci. La battaglia parlamentare li costringe a fare fronte comune. Nei giorni scorsi si sono sentiti spesso tra loro, per coordinarsi sugli emendamenti e per decidere l atteggiamento nei confronti del ministro Maria Elena Boschi e del rappresentante del Partito democratico Luigi Zanda. Sergio Puglia, senatore dei 5 Stelle, spiega che in questi casi, «quando c è da fare una riforma costituzionale, non si guarda in faccia nessuno e non ci sono colori politici». Il che non elimina del tutto le diffidenze. Non tanto con la Lega, con la quale qualche punto di contatto c è, quanto con Sel. Come dice lo stesso Puglia: «Io sono napoletano e per sopravvivere sono costretto a essere sospettoso. E così non posso fare a meno di avere un retropensiero: come mai tutti questi emendamenti da Sinistra e Libertà? Noi ne abbiamo presentati 200, loro quasi 6 mila. Non è che volevano questo? ROMA Grillo contro Napolitano, Renzi contro Grillo, tutti contro tutti. Il decreto Competitività, sul quale il governo mette la fiducia, con il numero legale che a palazzo Madama passa per un soffio. E, in mezzo, il presidente del Senato Pietro Grasso, che invita i partiti a cessare il «muro contro muro» per tornare «alla politica», e che si sente sempre più tirato da una parte all altra: «Le mie giacche hanno perso la forma originaria...». Tra il premier e il leader dei Cinque Stelle la polemica viaggia via Internet. Parte Grillo, sul suo blog, attaccando Napolitano: «Si chiama colpo di Stato. Mussolini ebbe più pudore, non lo chiamò riforme. Il regista di questo scempio è Napolitano che dovrebbe almeno per pudore istituzionale dimettersi subito e con il quale le forze democratiche non dovrebbero avere più alcun rapporto», scrive l ex comico. Un affondo che arriva il giorno dopo il corteo verso il Quirinale, al quale hanno partecipato anche diversi parlamentari pentastellati. Grillo insiste: «L unica soluzione è il voto. Il M5S non ha paura, la minaccia di Renzie di nuove elezioni è una pistola scarica e lui lo sa». Il premier replica su twitter: «Dice Grillo che il nostro è un colpo di Stato. Caro Beppe: si dice sole. Il tuo è un colpo di sole! #noalibi #sidicesole». E ancora: «Dopo 4 voti in Parlamento, faremo un referendum. Perché le opposizioni urlano? Di cosa hanno paura? Del voto degli italiani?». Il portavoce e blogger, Filippo Sensi, noto sui social come Nomfup, lo blocca scherzando: «Ok, ok, ora levategli twitter». Inevitabile, arriva la controrisposta di Grillo: Botta e risposta Lo scambio in Rete Botta e risposta via web. Con un post sul blog intitolato «Aridatece er puzzone», Beppe Grillo ha attaccato il pacchetto riforme: «Questo si chiama colpo di Stato. Mussolini ebbe più pudore. Non lo chiamò riforme». Immediata la risposta del premier Renzi: «Caro Beppe, il tuo è un colpo di sole» Il dibattito Le modifiche e l appello del Quirinale Sono gli emendamenti presentati dai partiti al testo di riforma del Senato. Il capo dello Stato ha fatto un appello «a tutte le parti» contro il rischio di una paralisi: «Sarebbe un danno» «#Sidicesole? No, #sidicep2». Con la foto di Renzi e Berlusconi, ribattezzati «The P2 Brothers» e ritratti come John Belushi e Dan Aykroyd. E Grasso? L ex magistrato diventato «arbitro» dello scontro, sempre più rovente, tra governo e opposizioni, prova ancora a richiamare tutti all opportunità di una mediazione: «Queste riforme dice sono attese da decenni, largamente condivise nelle loro linee essenziali». Secondo Grasso «il muro contro muro deve lasciare il posto al confronto e alla ricerca di soluzioni condivise». Il presidente del Senato cita Don Milani: «Sortirne tutti insieme è politica. Lo spettacolo di questi giorni mi ha molto addolorato e, in alcuni momenti, indignato». Difficile, per ora, invertire la rotta. Anche il ruolo di Grasso, in questi giorni, è finito al centro delle polemiche: il Pd, da lui, vorrebbe una maggiore «durezza» verso le opposizioni e non ha gradito la decisione sul voto segreto. Anche su questo, Grasso ribatte: «Il criterio che mi ha ispirato? Molto semplice, il regolamento». E aggiunge: «Ho ben chiaro il mio ruolo di garante. E so bene, per esperienza, che il ruolo del giudice imparziale è tra i più esposti a critiche ma questo non ha mai intaccato in nessun modo la mia terzietà prima e non lo farà neanche ora. Sono arbitro, non giocatore». L invito è sempre lo stesso, già avanzato da Grasso durante le diverse conferenze dei capigruppo: «Aprire un tavolo di mediazione, soprattutto su quei punti che potrebbero essere oggetto di una riscrittura da parte dei relatori». Per arrivare, in Tempi tagliati e voto finale entro l 8 agosto questo modo, «ad un confronto approfondito, ma sui contenuti: non vorrei che si continuassero a sprecare ore e giorni, soprattutto ora che nella capigruppo si è deciso un contingentamento dei tempi». Non chiamatela «tagliola», però. Tantomeno «ghigliottina». Grasso chiarisce: «Nella ripartizione dei tempi, come accaduto nel 2004, è stato tenuto conto della possibilità effettiva di votare tutti gli emendamenti e non utilizzare quindi la cosiddetta tagliola, a torto richiamata anche nel nostro caso avendo previsto ben 80 ore esclusivamente per le votazioni sulle 115 disponibili». La ghigliottina, la tagliola? Non è che volevano dare il pretesto per far approvare la legge in fretta? Magari mi sbaglio eh». Insomma, il dubbio è che quelli di Sel si stiano mettendo d accordo con il Partito democratico, magari sulla legge elettorale. Loredana De Petris, la combattiva capogruppo di Sel, smentisce fermamente: «Assolutamente no. Dicono che stiamo facendo questo casino per metterci d accordo con il Pd sulla soglia di sbarramento della legge elettorale, ma non è affatto questo. Non c è alcuna trattativa in corso. Nulla di nulla. Tantomeno con il Pd. Anche perché ho l impressione che l unica che conti, con la quale bisognerebbe parlare, è il ministro Boschi». La De Petris, però, non ha grandi rapporti con lei: «L unica volta che ho avuto a che fare con il ministro, è stato quando lei si è avvicinata e mi ha chiesto se quando parlavo di elezione diretta mi riferissi alla democrazia diretta. Le ho risposto che erano due cose un po diverse. Per il resto in commissione una volta le ho detto: So di non esserle simpatica, vorrà dire che farò un corso di simpatia per poterle parlare». La maggioranza, per accelerare il dibattito, ha deciso di tagliare i tempi: non più di 135 ore in totale, con voto finale l 8 agosto, a prescindere dal fatto che la discussione si sia conclusa Il corteo di protesta delle minoranze La decisione di contingentare i tempi ha scatenato la protesta di un centinaio di senatori di M5S, Lega e Sel che giovedì sono andati in corteo al Quirinale Ieri, pausa dei lavori per lasciare spazio al decreto Competitività. Il governo mette la fiducia, che passa con 159 sì, alcune assenze, 11 membri del governo «costretti» a votare, numero legale fissato a 147. I Cinque Stelle scrivono: «Fiducia in bilico, governo traballante. Il numero legale è stato raggiunto per un solo voto. Il premier non sia così sicuro di avere una strada spianata». Replica Claudio Martini (Pd): «Abbiamo ottenuto la fiducia col doppio dei voti richiesti, che erano 81 su 161 presenti». Ernesto Menicucci Detto questo, al momento il dialogo tra maggioranza e opposizione è interrotto. Per questo, si serrano i ranghi. Lunedì Beppe Grillo ha convocato una riunione straordinaria dei parlamentari del M5S di Camera e Senato. Intanto, il capogruppo a 5 Stelle di Palazzo Madama Vito Petrocelli non vede niente di anomalo nella strana alleanza: «Nulla di diverso da quel che accade già nelle commissioni. Sono convergenze trasversali su singoli obiettivi». Le differenze non mancano: «Noi non condividiamo alcuni emendamenti della Lega, perché spingono il federalismo, tema che non ci fa impazzire. E a loro non piacciono i nostri emendamenti sull immunità». Quanto a Sel, spiega Petrocelli: «Li abbiamo criticati duramente in passato. Per esempio sul Def: hanno dato una grande mano a Renzi». La diffidenza, insomma c è, ma nonostante questo si collabora. Quanto a Roberto Calderoli, Petrocelli è freddo: «Mi pare che tenga due piedi in una scarpa. Fa un po il Bertinotti del 2014, fa quello di lotta e di governo. Come relatore di maggioranza ha avuto anche una certa complicità con la Finocchiaro. Insieme hanno pilotato tante cose». A proposito della relatrice democratica, il suo nome sarebbe stato fatto ai piani alti come possibile autrice di una iniziativa parlamentare. Petrocelli non ci crede: «Ho sentito ma è lei ad accreditarsi come mediatrice. Credo che sia un tentativo superato. Al momento non c è alcuna trattativa, siamo allo scontro». Avete immaginato azioni di protesta occupazioni, Aventini o altro con le altre forze di opposizione? «No comment». Alessandro Trocino

7 Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014 italia: Primo Piano 7 # 80 Grasso ha spiegato che, riservando ai le ore che la conferenza dei capigruppo del Senato ha deciso di dedicare alle votazioni degli emendamenti sulla riforma costituzionale di Palazzo Madama. Il presidente del Senato Pietro voti ottanta ore sulle 115 disponibili, «è stato tenuto conto della possibilità effettiva di votare tutti gli emendamenti» presentati dai vari gruppi parlamentari Ventaglio Il presidente del Senato Pietro Grasso alla cerimonia del Ventaglio con l autrice del disegno Eleonora Trapani (Ansa) 214 i voti necessari in Senato (su 320) affinché una riforma costituzionale possa essere approvata, con i due terzi dell Assemblea, evitando così il referendum confermativo. Sia il presidente del Consiglio Renzi sia il ministro per le Riforme Boschi hanno sostenuto che per quanto riguarda il nuovo Senato il governo farebbe comunque un referendum consultivo per conoscere l opinione dei cittadini Il retroscena L ipotesi di introdurre l elezione dei senatori con i listini La linea di Palazzo Chigi, mostrarsi intransigenti e trattare dopo alla Camera Berlusconi evoca il voto ma ribadisce l accordo Renzi vuole prima vincere e poi trattare, è convinto che solo mostrandosi intransigente oggi al Senato avrà la forza di gestire domani una mediazione alla Camera, «dove potremmo persino pensare di introdurre l elezione dei senatori con i listini», tema che è diventato il simbolo della sfida sulle riforme istituzionali tra il premier e i suoi rivali. Invertire i canoni politici è rischioso quanto lo saranno i numerosi voti a scrutinio segreto, che rappresentano un insidia per il governo e insieme un test sulla bontà di un intesa in cui è coinvolto Berlusconi. C è un motivo se l ex Cavaliere ha voluto personalmente ribadire a Renzi la fedeltà all accordo, l ha fatto giovedì con una telefonata che gli è servita per scusarsi dopo «l incidente» così lo ha definito avvenuto la sera prima a palazzo Madama, dove il suo partito aveva votato contro il calendario dei lavori d Aula sulle riforme, senza peraltro aver successo. Il premier ha accettato le scuse come si fa con chi ti tende una mano per sostenerti e con l altra mira a rovesciarti. Perché Renzi sa cosa dice il leader di Forza Italia, che teorizza la caduta dell esecutivo in autunno sull economia, che confida in un ritorno immediato alle urne con il Consultellum, e che punta a sostituirsi a Ncd nel gioco delle larghe intese. Ma le elucubrazioni di Berlusconi sul futuro non lo preoccupano, il capo del Pd chiede invece garanzie sul presente e non accetta di piegarsi ai «ricatti» di quanti «dentro e fuori il Senato non stanno combattendo a tutela della democrazia ma a difesa dello status quo»: «Perciò non indietreggio di Settegiorni un millimetro». Nonostante dirigenti del suo partito e della sua maggioranza lo invitino a cambiare schema, è questo il suo modo di trattare, ed è questo l ordine impartito ai suoi legati. Quando il presidente del Senato appena sceso dal Quirinale ha incontrato a palazzo Madama il ministro Boschi, ha provato a spiegare che «sarebbe opportuna un iniziativa politica di Matteo per sbloccare la situazione», e rendere così più facile il percorso della riforma in Aula: «Si potrebbe intervenire sulla modalità di elezione del capo dello Stato, sul meccanismo di elezione dei senatori, sul titolo V della Costituzione. Certo, non toccherebbe a me dire queste cose...». E infatti la Boschi non ha raccolto: «Si è già cambiato tanto. Eppoi ha sorriso questo non è mica più il testo del governo. È il testo votato dalla Commissione». Renzi vuole prima vincere e poi trattare. È vero, dopo il contingentamento dei tempi al Senato per l esame della riforma che ha portato alla marcia verso il Colle, proprio la Boschi si è incaricata di lanciare un segnale distensivo, annunciando che «comunque si farà un referendum popolare». Ma la premessa ad ogni mediazione è che unilateralmente le opposizioni riducano la mole di emendamenti presentati. Il resto si vedrà. E nel resto c è anche la trattativa sulla legge elettorale, che il Pd vuole mediaticamente tener sganciata da quella sulla modifica del bicameralismo, e che però è il vero nodo del contendere: un negoziato parallelo che riprenderà la prossima settimana e che si preannuncia lungo e difficile, perché il merito porta con sé un problema di metodo. Il principio è che dal tavolo non si alzino vincitori e vinti. L Italicum sarà lo specchio riflesso della futura geografia politica ed è chiaro che gli interessi siano divergenti. Sulla questione delle preferenze resta valido il compromesso avanzato dalla Boschi, che garantisce a Berlusconi di non vedere «scalata» la sua Forza Italia. Sullo sbarramento per accedere in Parlamento, invece, il leader del Pd vorrebbe portare il Cavaliere ad accettare la soglia unica del 4%: «Questo come conferma il leghista Calderoli non è solo l obiettivo delle forze medie e piccole, è anche l aspirazione di Renzi, perché così si riprodurrebbe lo stesso schema delle Europee». Riuscirà un simile incastro al premier? Una cosa è certa: solo dopo aver vinto vorrà mediare. E se il Senato non riuscirà ad approvare la riforma costituzionale entro l 8 agosto, chiederà che si vada avanti, convinto che «la gente è dalla nostra parte». «Sarà il valoroso popolo del cocomero ironizza acidamente Gasparri quello che ha la villetta abusiva al mare, una falsa pensione di invalidità, il figlio assunto con una raccomandazione in un ente inutile, e che sotto l ombrellone con il cocomero sgocciolante in mano, dirà: Finalmente lavorano sti ladri». Francesco Verderami La storia In Italia il picco oratorio appartiene a Boato, ma negli ultimi anni si è passati a tattiche meno estenuanti come le raffiche di emendamenti Maratone e manette, l ostruzionismo tra fiction e realtà I record: il senatore Thurmond parlò 24 ore come il Mr Smith di Frank Capra al cinema MILANO Nei Paesi anglofoni lo chiamano filibustering: un termine che evoca velieri e scorribande piratesche. In Italia quest «arte» antica è definita ostruzionismo ma la sostanza è la stessa: fiumi di emendamenti e orazioni infinite pur di ritardare o affossare una legge. Il fenomeno non è un esclusiva nostrana. Anzi. Negli Usa la specialità raggiunse punte di virtuosismo nel 1957 quando il senatore democratico Strom Thurmond stabilì il record mondiale parlando per 24 ore e 18 minuti nel tentativo di stroncare il Civil Rights Act. Performance memorabile con ricca aneddotica correlata. Thurmond si preparò alla maratona sottoponendosi per giorni a bagni di vapore per disidratarsi ed evitare i richiami della natura. E citò pure la ricetta dei biscotti di sua nonna. Recentemente, ha fatto rumore l impresa della senatrice texana Wendy Davis, che ha parlato per quasi 11 ore di fila, indossando un paio di strategiche scarpe da ginnastica. Il suo obiettivo? Boicottare la legge repubblicana che intendeva proibire l aborto dopo la ventesima settimana. In nuova Zelanda, nel 2000, l opposizione arrivò a presentare emendamenti scritti in maori, con inevitabili richieste di traduzione, pur di rallentare i lavori. Il cinema Usa cita il filibustering in almeno un paio di episodi. Nel film di «Filibustering» Frank Capra, Mister Smith va a Washington (1939), James Stewart è un senatore che si oppone alla costruzione di una diga e sconfigge gli speculatori con un discorso di 24 ore, al termine del quale, cade a terra svenuto. Nella seconda stagione di House of Cards la serie cult sugli intrighi della politica americana il senatore Hector Mendoza viene condotto in aula ammanettato, pur di raggiungere il quorum indispensabile. In alto, un momento della seconda stagione di House of Cards: il senatore Mendoza è portato in aula in manette. A destra la senatrice Wendy Davis durante l orazione del 2013; la scena clou del film Mr Smith va a Washington ( 39); Marco Boato nel 1981 In Italia, restando alle orazioni, il record è dell ex deputato radicale Marco Boato che nel 1981 si esibì per 18 ore e 5 minuti contro la proroga del fermo di polizia, voluta da Cossiga. «Senza leggere, senza sedermi, senza interrompere è la sua testimonianza. Cominciai alle otto di sera e finii alle del giorno successivo, e avevo ancora un paio d ore d autonomia». Nel Parlamento italiano il primo episodio di ostruzionismo, mutuato dall Inghilterra, risale al 1899 quando la sinistra le provò tutte pur di bloccare i provvedimenti sulla pubblica sicurezza del ministero Pelloux. I primi a ricorrere in dosi massicce al filibustering furono però i comunisti. Nel 1949 il senatore Carlo Cerruti intervenne per 8 ore e mezzo contro l adesione alla Nato. Da lì in avanti, i sermoni monstre sarebbero stati il marchio distintivo della prima Repubblica con campioni indiscussi come Almirante e Pannella. Negli anni l ostruzionismo nostrano si è rifugiato in pratiche fisicamente meno estenuanti. A partire dalle raffiche di emendamenti. Stratagemma utilizzato già nel 1953, quando l opposizione ne presentò per bloccare la legge elettorale definita «truffa». Tutto inutile: il testo passò in Senato dopo una seduta di 77 ore e 50 minuti. Il dibattito degenerò in rissa e il presidente Meuccio Ruini fu colpito da una tavoletta di legno. Prima Repubblica Nella prima Repubblica i campioni degli interventi fiume in Aula erano Pannella e Almirante E se a qualcuno i emendamenti presentati ora in Senato sul ddl riforme sembrano tanti, c è ancora chi ricorda con terrore le 130 mila modifiche alla legge di stabilità firmate dalla deputata indipendente Mara Malavenda. Un esempio che fece scuola: in Francia, nel 2006, il centrosinistra ne presentò contro la privatizzazione di Gaz de France. Con una certa originalità, tra il 96 e il 2001 il leghista Luigi Peruzzotti abusò invece delle richieste di numero legale inoltrandone 4 mila. Lo chiamavano Ostruzionix, per le sue presunte «radici celtiche». Pierpaolo Velonà

8 italia: Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera 8 Primo Piano Il Parlamento Le scelte A Cesano Silvio Berlusconi si ferma a salutare alcuni sostenitori uscendo dall istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone dopo aver svolto l attività di volontariato prescritta dai giudici nell ambito dell affidamento ai servizi sociali per la condanna al processo Mediaset (Fotogramma) Berlusconi: il premier corre troppo E lancia l appello ai moderati Lettera aperta per la riunificazione. L incontro con Casini ROMA «L Italia è un Paese di moderati e i moderati devono tornare a stare sotto lo stesso tetto». L «appello» per la riunificazione del centrodestra è pronto. Silvio Berlusconi ci ha lavorato per tutta la giornata di ieri e oggi sarà pubblicato sul Giornale. In privato però l ex premier coltiva altre riflessione. «Io ce la sto mettendo tutta pur di mantenere la parola data. Ma il governo non può procedere così. Sono 17 i nostri che non voteranno la riforma, se si va avanti così...». A questo punto della storia, con Palazzo Madama è diventato un teatro di guerra e lui rinchiuso nel recinto dorato della villa di Arcore, lo danno tutti per «preoccupato». Timoroso che il sostegno dei forzisti al «Patto del Nazareno» possa, come ha spiegato l ex Cavaliere ad alcuni fedelissimi, «spingerci in un baratro in cui non ci meritiamo di precipitare». «Sono 17 dissidenti, capito? Per non parlare delle spaccature che ci sono nella Lega», ragionava ieri a voce alta l ex presidente del Consiglio tra una telefonata e l altra. Già, perché di telefonate, nelle ultime quarantott ore, Berlusconi ne ha ricevute parecchie. Soprattutto da parte di quei senatori che gli hanno descritto il clima di Palazzo Madama come «quello di una guerra di cui non si riesce a intravedere l esito». Tra questi, più d uno ha chiesto all ex Cavaliere di prendere l iniziativa e di riaprire il dibattito sul «Patto del Nazareno». Richieste respinte al mittente, almeno per ora. Perché, nell ottica berlusconiana, gli accordi quelli sono e quelli restano. Ma ai tanti che invece gli stanno chiedendo di intercedere presso Palazzo Chigi per provare a sanare la frattura tra le resistenze dei senatori e il governo, Berlusconi non ha risposto picche. Al contrario. Fosse per lui, il dibattito dovrebbe essere sospeso adesso e ripreso a settembre. «Le riforme hanno i loro tempi. Figuriamoci una riforma come questa», s è lasciato scappare l ex Cavaliere nelle conversazioni di ieri. «Vediamo se è possibile rasserenare gli animi». Segno che Berlusconi potrebbe presto riparlare con Renzi? Molto probabile. E le possibilità che Renzi, nel caso, apra a una moratoria sul Senato, congelando il voto estivo? Poche, pochissime. D altronde, come spiega Giovanni Toti, «non I 17 dissidenti Secondo il leader sono 17 i dissidenti di Forza Italia che voteranno contro la riforma Il matematico prestato ai 5 Stelle: riforma antiscientifica, lo dicono i numeri ROMA «In politica serve più matematica». In che senso senatore? «La composizione della Camera, secondo la riforma, è antiscientifica». Quando si aggira per Palazzo Madama, non passa inosservato Carlo Martelli, senatore a 5 Stelle di Novara: cranio lucido, sguardo spiritato, sandali francescani ai piedi, un po incongrui insieme alla cravatta d ordinanza. Martelli sarà anche un eccentrico ma ha un curriculum di tutto rispetto. Laureato in geometria algebrica alla Statale di Milano, ha fatto un dottorato in topologia ed è docente alla Bicocca. Ammira Tullio Levi Civita, grande matematico d inizio secolo ed Enrico Bompieri, unico italiano a vincere la Medaglia Fields, una sorta di Nobel della Matematica per under 40. Che ci fa un matematico in politica? «Era un periodo che mi sentivo inutile. Avevo una voglia di partecipare frustrata. Spedivo lettere ai politici e nessuno mi rispondeva. Un giorno spulciavo il sito di Grillo e mi sono imbattuto nel meet up di Novara. C era una conferenza sul ritorno energetico dei biocombustibili. Ho detto: fantastico, è quello che fa per me». Perché «riforma antiscientifica»? «La riforma costituzionale deve essere fatta con amore, perché è un lascito ai nostri figli. Ma per farla non si possono liquidare i numeri in quel modo. Lo stesso vale per la legge elettorale. Da matematico, vi dico che ha un unico scopo: La Corea del Nord Anche in Corea del Nord hanno il Parlamento e la magistratura: ma è democrazia? c è nulla di più lontano dallo stile Renzi dello stile Berlusconi. Quest ultimo», aggiunge il suo consigliere politico, «non si muoverebbe mai come sta facendo il primo. Da buon venditore sa che la merce ai clienti non puoi mica imporla. Devi convincerli, persuaderli, fargli capire che la convenienza è la loro, non la tua... Per cui, è evidente che rispetto alla riforma del Senato Berlusconi si sarebbe mosso in maniera molto diversa da Renzi». L inquietudine berlusconiana rispetto al percorso di riforme è un dato acclarato. Basti pensare a quello che è capitato a Pier Ferdinando Casini, che martedì scorso è stato a Palazzo Grazioli a far visita all ex premier dopo la sentenza. «Silvio, sulle riforme dobbiamo tenere la barra dritta. Il futuro del Paese si gioca anche su questo», è stato il pensiero che l ex presidente In Aula Carlo Martelli, 48 anni, è stato eletto al Senato a febbraio traslare la volontà degli elettori su un campione più piccolo. Più piccolo è il campione, meno è significativo. Non puoi basarti sul consumo medio di ortaggi chiedendo a una sola persona». La teoria del pollo. «Esatto. Uno mangia un pollo, l altro no, gli italiani mangiano mezzo pollo a testa. Un Senato da 100 persone non va bene. Non si gioca con i numeri, non siamo al mercato. Non si può fare una legge per cui un partito con il 30 per cento prende il 55. Così è peggio della legge fascista Acerbo del Anche sui collegi: bisogna studiare, vedere le simulazioni, fare i conti». Tornando al ddl del Senato, si riducono i senatori perché si riducono le competenze. È un risultato voluto, è la fine del bicameralismo perfetto. «Infatti, si vuole mantenere solo lo scheletro del Senato. La democrazia è quando ci sono elezioni, Parlamento e magistratura, giusto? Sicuri? In Corea del della Camera ha opposto all ex alleato alla presenza di Gianni Letta. Sul tema i due, che hanno discusso del futuro del centrodestra, erano d accordo. Ma resta il fatto che Casini, rivelando agli amici più intimi l incontro con l ex Cavaliere, si sia abbandonato a due considerazioni. La prima è che «m ha fatto impressione andare a Palazzo Grazioli dopo tanto tempo. La prima volta che c ero stato avevo due figli, ora ne ho quattro». La seconda è che «Berlusconi, secondo me, non farà saltare le riforme. Ma se queste saltano da sole, sarà il primo a voler tornare alle urne. Anche col Consultellum vigente...». In fondo, trattasi dell unico meccanismo elettorale proporzionale che potrebbe portare Forza Italia al governo (col Pd) anche in caso di pesante sconfitta. Tommaso Labate L intervista Il senatore Carlo Martelli: vogliono traslare la volontà degli elettori su un campione più piccolo Nord c è un Parlamento, si vota e c è la magistratura. C è democrazia? No, non basta la forma, serve la sostanza». Andiamo verso la Corea del Nord? «C è un pericolo di autoritarismo. Il Parlamento deve essere rappresentativo». Ma la Camera resta. E poi: va bene la rappresentanza ma serve anche la governabilità. «Anche qui entra in gioco la scienza. Bisogna distinguere tra governabilità e stabilità. Governabilità è comandare. Stabilità è governare con il consenso. Vengo in Aula e chiedo: vi va bene? Se ho i numeri, ok. Per ottenere questo, bisogna rimuovere lo scoglio iniziale della fiducia. La cosa più bella, nella prima Repubblica tanto vituperata, è che gli esecutivi non duravano, ma i Parlamenti sì». Bella? «Churchill diceva: la democrazia è la peggior forma di governo, escluse le altre. Non è così negativo che un esecutivo sia ostaggio della maggioranza. È questa la democrazia». A proposito di scienza, alcuni suoi colleghi paiono poco inclini alla materia. Accreditano complotti e tesi non esattamente comprovate. Lei crede alle scie chimiche? «Non ci sono evidenze scientifiche. Per ora. Un mio prof mi spiegava che la scienza più che dare certezze deve coltivare dubbi». Alessandro Trocino Sondaggio Contrario il 57% Ncd e centristi non credono al ritorno con l ex Cavaliere La scorsa settimana Berlusconi è stato assolto nel processo Ruby. Dopo questa sentenza Berlusconi potrà tornare ad essere il leader del centrodestra Non sa Berlusconi è comunque un leader superato, che deve essere sostituito Totale Pd Ncd-Centro 6% 31% 7% 8% 18% 63% 85% 82% FI M5s Altre liste/indecisi 1% 77% 3% 28% 8% 31% 22% 69% 61% Sondaggio realizzato da Ipsos PA per Corriere della Sera presso un campione casuale nazionale rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne secondo genere, età, livello di scolarità, area geografica di residenza, dimensione del comune di residenza. Sono state realizzate 998 interviste (su contatti), mediante sistema CATI, il 22 e il 23 luglio Il documento informativo completo riguardante il sondaggio sarà inviato ai sensi di legge, per la sua pubblicazione, al sito D ARCO Fino a un paio di anni fa le vicende giudiziarie di Berlusconi radicalizzavano gli elettori: i berlusconiani si indignavano per ciò che veniva considerato un complotto della magistratura politicizzata ai danni del loro leader e gli antiberlusconiani per i reati di cui il Cavaliere veniva accusato. Questo copione, durato quasi vent anni, ha subito una battuta d arresto un anno fa, in occasione della sentenza definitiva di condanna per i diritti Mediaset, a conferma del cambiamento del clima sociale e politico dopo il voto del 2013: con l affermazione dell M5S si è creato uno scenario tripolare che ha sostituito quello bipolare della Seconda repubblica; il Pdl ha subito un tracollo perdendo 6,3 milioni di elettori rispetto al 2008 e il perdurare della crisi economica ha modificato le priorità dei cittadini. Tutto ciò spiegava la mancata mobilitazione degli elettori del Pdl e la loro volontà di continuare a sostenere il governo di larghe intese guidato da Enrico Letta nonostante la condanna di Berlusconi e le conseguenti minacce di uscita dalla maggioranza. All indomani della sentenza d appello del processo Ruby, che ha assolto Berlusconi ribaltando il verdetto di primo grado, si ha la conferma di questo cambiamento del clima. Con poche eccezioni, non ci sono state reazioni di indignazione o di trionfalismo da parte degli elettori: la maggior parte degli italiani (34%) ritiene che la sentenza sia una libera decisione Scenari di Nando Pagnoncelli dei magistrati e come tale non vada discussa ma accettata; il 31% pensa che sia una sentenza sbagliata e il 25%, al contrario, la considera giusta. Tra gli elettori del Pd il 46% ritiene che le sentenze non vadano discusse, il 41% giudica la sentenza sbagliata e quasi un elettore su dieci è d accordo con l assoluzione. Tra gli elettori di Forza Italia quattro su cinque plaudono alla sentenza e, al contrario, il 7% la giudica sbagliata. Si è quindi fortemente attenuato il giustizialismo tra gli elettori pd (la cui composizione è molto cambiata in occasione delle Europee) e tra quelli di FI fa capolino qualche dubbio sui comportamenti del loro leader. Solo un elettore su tre ritiene che con la sentenza di assoluzione Berlusconi possa tornare ad essere il leader del centrodestra mentre prevale largamente (63%) l idea che sia ormai superato. Tra gli elettori di FI una minoranza non trascurabile (22%) è dello stesso parere. Lo scetticismo si spiega non tanto in termini di limitata agibilità politica di un leader che sta scontando una condanna (che finora non gli ha impedito di svolgere il proprio ruolo, come dimostra il patto del Nazareno) quanto in termini di ricambio generazionale. Berlusconi rimane difficilmente sostituibile, ma appartiene ad una stagione politica che secondo molti si è chiusa. Ne è una conferma anche la perplessità che accompagna l ipotesi di definizione di una nuova alleanza tra Forza Italia e le altre formazioni del centrodestra: solo il 33% ritiene che dopo l assoluzione di Berlusconi questa possibilità sia realistica mentre il 59% pensa che sia difficile alleare partiti tanto diversi. L elettorato di FI è molto diviso in proposito: gli ottimisti rappresentano il 50% e i pessimisti il 46%. Tra gli elettori del Ncd e i centristi il 57% non sembra credere a un alleanza sulla cui composizione, peraltro, le opinioni sono tutt altro che univoche: il 49% ritiene che per il centrodestra sarebbe più opportuno unire le formazioni più moderate, escludendo quelle che hanno posizioni più estremistiche, mentre per il 41% sarebbe più utile aggregare tutte le forze: FI, Ncd, Fratelli d Italia e Lega Nord. Nell elettorato berlusconiano quest ultima è l opinione prevalente (55%), alla quale si contrappone una consistente minoranza (38%) che auspica un accordo limitato alle sole forze moderate. La fase di difficoltà del centrodestra è testimoniata dai risultati elettorali, prima ancora che dai sondaggi: alle Europee i quattro partiti principali che lo compongono hanno ottenuto 8,5 milioni di voti (contro i circa 14 del 2009) e rappresentano il 17% degli elettori. Per risalire la china il tema dell alleanza e quello della leadership appaiono inderogabili.

9 Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014 italia: Primo Piano 9 Il Parlamento Le scelte Camera, Renzi attacca: dipendenti privilegiati E il Colle taglia ancora Polemiche sui tetti agli stipendi ROMA Il premier Matteo Renzi ha commentato nel suo modo diretto, con un immancabile tweet, le polemiche per i tagli agli stipendi dei lavoratori del Parlamento: «Non mi stupiscono i privilegiati che contestano la norma sul tetto di 240 mila euro, mi stupiscono le opposizioni che si schierano con loro. Ma dove vivono?». C è stata una protesta vivace La visita Napolitano da Ciampi: è migliorato Nel suo primo giorno di vacanza sulle Dolomiti, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha visitato il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi, ricoverato da oltre due settimane nell Ospedale San Maurizio di Bolzano. Napolitano (nella foto Ansa accolto dall albergatore Erwin Lanzinger, mentre la moglie Clio saluta l ex senatore Emanuele Macaluso) ha detto alla fine: «Ho trovato Ciampi nettamente migliorato rispetto al quadro che mi era stato descritto nei giorni più critici. Abbiamo scambiato un saluto, era molto vigile». giovedì scorso all annuncio di un tetto agli stipendi dei consiglieri parlamentari che si sarebbe poi riverberato sugli stipendi di tutti i lavoratori di Camera e Senato. E dire che questo era soltanto l inizio della trattativa. Una trattativa che appare davvero difficile. Ieri i sindacati dei lavoratori di Montecitorio e di Palazzo Madama si sono riuniti in «seduta comune» al Senato per cominciare il negoziato sugli stipendi. Inutilmente: non sono riusciti a trovare accordo nemmeno sul calendario degli incontri con la controparte. Ci riproveranno lunedì. Intanto in tempi di spending review arrivano dal Colle nuove notizie: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano proprio ieri ha firmato un decreto che riduce di altri quattro milioni di euro le spese del Quirinale. E così si arriva a 16 milioni di risparmio previsionale per il quadriennio Anche Pietro Grasso, presidente del Senato, ha voluto contribuire in tema di tagli alle spese, dopo che l ufficio di presidenza di Palazzo Madama aveva approvato un bilancio che ha confermato i risparmi annunciati. In particolare: nel 2013 e nel 2014 è stato ridotto di oltre 75,5 milioni l onere del Senato sul bilancio dello Stato. Ma il presidente Grasso ha voluto fare di più. Con una proposta: «Cessare qualsiasi erogazione di vitalizi e di pensioni nei confronti degli ex senatori condannati in via definitiva per fatti di mafia, di corruzione e per altri reati gravi». La corsa alla spending review nei palazzi della politica sembra proseguire senza sosta. Anche se le parole di Matteo Renzi hanno provocato alcune polemiche e l immediata reazione di Arturo Scotto, presidente dei deputati di Sel: «Mi stupisco come il premier chiami privilegiati i dipendenti della Camera, sminuendone la loro alta professionalità». Scotto è anche molto più polemico con il premier: «Farebbe bene a leggersi i resoconti dei dibattiti alla Camera e non affidarsi a qualche informazione acquisita qui e là da Twitter». Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera di M5S, ha voluto invece respingere al mittente «qualsiasi strumentalizzazione che mi vedrebbe contro l approvazione del tetto. In ufficio di presidenza M5S ha votato per il tetto, peccato che sempre ieri in Aula la maggioranza (Pd etc) non abbia votato per il dimezzamento dello stipendio dei deputati». Intanto all interno della Camera si sta discutendo la sorte dei dipendenti più precari di tutti: i cosidetti «allegati A e B», ovvero i dipendenti dei gruppi parlamentari, poco meno di trecento persone fra portavoce, segretari, addetti agli uffici legislativi. C è chi ha anche venti o trent anni di anzianità fra loro, ma sono tutti rigorosamente a termine ad ogni legislatura e senza mai la certezza della riconferma, pur essendo la colonna portante dei gruppi. Alessandra Arachi Il caso Il nodo dei ruoli e dei poteri che il premier vorrebbe ridimensionare. Il ministro: stiamo lavorando in piena sintonia La battaglia delle sovrintendenze dietro il piano (bloccato) di Franceschini La riforma dei Beni culturali proposta dal ministro Franceschini appare cannoneggiata da due fronti opposti e nascosti. Da un lato quello del premier Renzi, che non avrebbe gradito il troppo potere di veto lasciato alle sovrintendenze, in particolare quelle ai Beni architettonici; dall altro quello dei sovrintendenti, secondo i quali la riforma ridimensiona il loro ruolo mettendo a rischio l obbligo costituzionale della difesa dei beni. In mezzo il ministro, che ridimensiona il caso: «Non so da dove nasca la notizia, non c è nessun contrasto con Matteo con cui sto lavorando in piena sintonia». La riforma, tuttavia, resta in un limbo. L ex sindaco di Firenze da sempre mal sopporta le sovrintendenze, giudicate «un potere monocratico che passa sopra chi è eletto». E i confronti con la sovrintendente di Firenze, Cristina Acidini («prematuro commentare la riforma») hanno toccato dalla pavimentazione di via Tornabuoni alla pulitura dei muri degli Uffizi. «Se il motivo addotto da Renzi per frenare la riforma è il troppo potere alle sovrintendenze è delirante. Quali suoi progetti sono stati fermati? Certo, se voleva scavare sotto Piazza della Signoria, trasformare la Fortezza da Basso o rifare la facciata di San Lorenzo è ovvio che le sovrintendenze lo vietino» afferma il responsabile Beni culturali della Uil, Enzo Feliciani. «Questa riforma a noi non piace per il motivo opposto: vuole separare chi fa tutela e chi valorizzazione e va a favore del turismo. Il ministro ha previsto l eliminazione di sedi e di posti dirigenziali sopprimendo 38 sovrintendenze (50%) nei settori delle arti e quelle del settore archivistico (19, pari al 47% delle sedi), misure che costituiscono un passo decisivo verso lo smantellamento dell apparato della tutela». Precedenti fiorentini Strada Renzi da sindaco si scontrò con la sovrintendenza per la pavimentazione di via Tornabuoni Museo Nel 2010 firmò un ordinanza per la pulizia dei muri degli Uffizi, coperti dai graffiti Stop ai vitalizi Grasso: cessiamo l erogazione di vitalizi e pensioni agli ex senatori condannati per reati gravi Molti sovrintendenti sono infelici per la riforma, ma ciascuno è infelice a modo proprio. A seconda della posizione. I direttori regionali (un ruolo non istituito nella legge base 1039 del 39, ma con la riforma del Titolo V) sono inferociti perché «retrocessi» a segretari regionali: non saranno dirigenti di prima fascia, dovranno svolgere gli stessi compiti e, in più, incombenze nel turismo. Non parliamo dei sovrintendenti ai Beni storico-artistici, cancellati e fusi con quelli ai Beni architettonici nella sovrintendenza unificata ai Beni culturali e paesaggistici. Hanno scritto a Franceschini lamentando che la fusione porta a un «inevitabile abbassamento del livello di tutela e alla perdita di una specificità rilevante nel nostro Paese». «Abbiamo troppo potere? esclamano. Noi abbiamo il mandato alla tutela e ci stanno cancellando: è ovvio che i Comuni, che sono gestori del territorio, sono più inclini a rilasciare autorizzazioni». E fanno notare che Franceschini introduce anche un secondo livello di giudizio per cui chi si vuole appellare contro un vincolo posto dal sovrintendente può farlo presso una commissione, senza rivolgersi al tribunale. Persino i sovrintendente ai Beni architettonici sollevano perplessità: se si deve spostare un Guido Reni o un Tintoretto da una chiesa a chi spetta decidere: al sovrintendente o al direttore del Polo museale? Perché i primi non lo muoverebbero mentre i secondi sì per avere un ritorno con altri prestiti. Infatti è proprio un direttore di museo, come Antonio Natali (Uffizi) che alla fine crede nella riforma: «Ho visto tante riforme tramontare, ma questa credo che andrà avanti». I punti più controversi sono questi. Uno: nei 36 articoli della riforma per le decisioni sui prestiti delle opere si fa sempre cenno a un organo decisore I sindacati La Uil: «Se Renzi se l è presa perché voleva cambiare la Fortezza da Basso, è normale che gliel abbiano vietato» «sentito il parere» di un altro: questo genererà conflitti. Due: si istituiscono troppi organi collegiali, ovvero si va verso un assemblearismo per molte pratiche. Tre: una volta che ai poli museali si è tolto il museo più importante (20 di questi diventano autonomi) si troveranno con difficoltà di introiti. Quattro: il direttore del Museo autonomo punterà sulla valorizzazione, visto che il controllo dei prestiti sarà effettuato «sentita la Direzione generale», un organo più politico. Cinque: non convince la creazione di 12 direzioni generali, di cui una all educazione. Per finire, alcuni aspetti curiosi e perfidi. Il silenzio di alcuni critici militanti su questa riforma fa presagire, secondo alcuni sovrintendenti, che sono state loro assicurate importanti poltrone. Infine, nel decreto è introdotta la parità di genere. Travolti dal conformismo, forse chi l ha scritto non sa che questa è una buona notizia per gli uomini: è da anni che le sovrintendenze (e le cattedre di storia dell arte) vanno quasi esclusivamente alle donne. Pierluigi Panza Il libro La ricetta di Vassallo per «liberare» la politica MILANO Ora più che mai, mentre si affilano le armi, tra ostruzionismo e tagliole, per la battaglia parlamentare sulle riforme questo libro può essere letto come «un argomentato sostegno a chi sta provando a cambiare verso». È così che Salvatore Vassallo definisce il suo ultimo lavoro, Liberiamo la politica (il Mulino, 192 pp.). L ex deputato pd, professore di Scienza politica che ha presieduto la commissione per lo statuto del partito, espone una ricetta che incrocia in più punti l agenda Renzi. L orizzonte è quello di una «normale democrazia dell alternanza» e della competizione tra due forti partiti a vocazione maggioritaria. Per raggiungerlo servono partiti caratterizzati da una leadership forte e contendibile, a differenza del modello Pci, dove i «dirigenti autorevoli» lo erano a vita, o Dc, con «l oligarchia dei capicorrente». Sono necessarie una legge elettorale e un architettura istituzionale che permettano ai cittadini la scelta di deputati e premier (l ottimo sarebbero i collegi uninominali; ma dato che l ottimo è nemico del bene «l Italicum è un compromesso ragionevole»); la riforma del bicameralismo e un Parlamento che lavori più in commissione che in Aula; un governo più forte, con premier scelti dai cittadini e con più poteri. Ricco di approfondimenti comparativi, con le altre democrazie, e storici, dalla Prima alla Seconda Repubblica, il lavoro di Vassallo lascia affiorare la passione del militante. Riflettendo, ad esempio, sulle occasioni mancate della scorsa legislatura, quando era deputato. Oppure riguardo la decisione della Consulta sul Porcellum: «Se il veleno proporzionale iniettato dai giudici della Corte costituzionale entrasse in circolo, allora sì che, di fronte alla moltiplicazione dei partiti e a un Parlamento incapace di decidere, molti comincerebbero a dire che è meglio liberarsi della politica democratica, invece di liberarla». Renato Benedetto

10 italia: Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera 10 Esteri Sanzioni Dopo l abbattimento del Boeing malese I vertici dell ex Kgb nel mirino della Ue La lista degli oligarchi Bloccato il sottomarino di Fincantieri DALLA NOSTRA INVIATA BRUXELLES Trentatré nuovi nomi sulla lista delle sanzioni mirate, pressing sugli oligarchi e accelerazione verso la fase 3 «alleggerita» delle misure più dannose per gli interessi strategici europei e la tenuta dei mercati. La Ue procede nella ricerca di una strategia condivisa per colpire Mosca ma non chiudere definitivamente tutti i canali diplomatici ed economici dopo l abbattimento del volo MH17 con 298 persone a bordo. Sono 15 gli individui, 18 le società e i gruppi che si aggiungono alle oltre 70 entità già sanzionate con il congelamento di beni e visti «per violazione dell integrità territoriale dell Ucraina»: colpiti dall ultimo giro di vite anche i vertici dell Fsb (il servizio di sicurezza russo erede del Kgb), compagnie con sede in Crimea e i gruppi separatisti ucraini delle autoproclamate Repubbliche di Luhansk e Donetsk. All inizio della prossima settimana si conosceranno i nomi degli oligarchi vicini al Cremlino In Russia Oppositore inizia sciopero della fame MOSCA Condannato a 4 anni e mezzo di prigione per aver organizzato, secondo l accusa, proteste e disordini di piazza nel maggio 2012, Sergei Udaltsov, uno dei leader dell opposizione russa, ha dichiarato di aver iniziato uno sciopero della fame. Udaltsov è recluso nella prigione Numero Uno di Mosca, tra le cui mura, nel 2009, morì l avvocato Sergei Magnitsky. Nel febbraio 2013 era stato messo agli arresti domiciliari e l altro ieri è stato trasferito in cella. Business russo GERMANIA Petrolio e gas Manifatturiero e chimico OLANDA Petrolio e gas Agricoltura e tecnologia La Russia fornisce un terzo del gas e del petrolio tedesco La Germania è il sesto acquirente di prodotti e servizi dalla Russia La Russia fornisce il 28% del petrolio e il 17% del gas olandese Il 30% del petrolio che passa dal porto di Rotterdam è russo Nave d assalto Mistral del tipo ordinato dalla Russia FRANCIA Petrolio e gas Difesa e aerospaziale 18 La Russia fornisce il 16% del gas francese La Francia è il maggiore fornitore di armi della Russia GRECIA Petrolio e gas Energia, trasporti, agricoltura 11,5 Gazprom fornisce il 90% del gas greco SPAGNA Petrolio e gas 9 Macchine, motori, frutta Principali importazioni GRAN BRETAGNA SPAGNA FRANCIA OLANDA Principali esportazioni ITALIA Petrolio e gas Manifatturiero, moda 31 La Russia fornisce il 25% del petrolio e il 38% del gas italiano L Italia è il quarto partner commerciale della Russia GERMANIA ITALIA GRECIA Gasdotti sanzionati per aver «sostenuto attivamente o beneficiato» della crisi. E prosegue il lavoro per definire i dettagli anche procedurali sul pacchetto diretto ai settori chiave dell economia russa (accesso ai mercati finanziari, difesa, tecnologie sensibili e beni a uso militare-civile): entro martedì si deciderà se convocare per l approvazione all unanimità un nuovo Consiglio dei capi di Stato e di governo a Bruxelles o procedere con un documento congiunto dopo una serie di consultazioni tra le capitali. Oltre all impatto mediatico, una riunione dei leader avrebbe un maggiore significato simbolico, soprattutto in caso di via libera alle misure più controverse. Dai colloqui ancora in corso tra gli ambasciatori Ue emerge un «consenso» di massima su sanzioni che dovranno essere sostenibili per tutti, graduali e non retroattive. Si profila una soluzione di compromesso al ribasso tra i settori coinvolti e gli interessi di nazioni che da anni seguono politiche economiche e strategiche in convergenza con Mosca. Un ipotesi accreditata per il settore energetico che vede più esposte Italia, Germania, Bulgaria, Ungheria è escludere dalle restrizioni il comparto del gas, per non compromettere progetti come South Stream, il gasdotto tra Russia ed Europa al quale partecipa Eni. Uno scenario che incrocia gli appelli a inasprire la manovra guidati da Londra, Stoccolma, Varsavia e (a intermittenza) Berlino con gli interessi francesi nella difesa e di Regno Unito, Austria, Cipro, Lussemburgo e Olanda nella finanza. Tra intimidazioni più o meno dirette e l escalation militare denunciata da Kiev e Washington che segnalano attacchi e spostamenti di truppe russe alla frontiera, il confronto si irrigidisce. Mentre fonti diplomatiche russe dichiarano alla stampa britannica che Mosca studia ritorsioni contro Bp e Shell, l agenzia Itar-Tass annuncia la sospensione di un decennale progetto russo-italiano per la realizzazione di sottomarini di ultima generazione S-1000 che Valore totale del commercio in miliardi di euro REGNO UNITO Petrolio e gas Macchine 20 La Russia fornisce il 12% del petrolio inglese e il 15% del gas nel Il 9% delle case londinesi del valore di più di 1,2 miliardi di euro sono state acquistate da russi nel 2014 RUSSIA Un terzo del gas europeo proviene dalla Russia CORRIERE DELLA SERA ha in Fincantieri il costruttore di riferimento. Dall Italia minimizzano precisando che l operazione era ancora in fase preliminare, ma l avvertimento obliquo di Mosca sulle possibili conseguenze delle sanzioni è lanciato. Maria Serena Natale

11 Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014 italia: Esteri 11 Iraq I miliziani dell Isis sulle orme dei talebani che distrussero i Buddha di Bamiyan Rovine Iracheni sulle macerie della tomba del profeta Giona L'analisi QUEI SAPIENTI EBREI OGGETTO DI CULTO NEL MONDO ARABO SEGUE DALLA PRIMA Sulla base di tali citazioni, in tutto il mondo islamico sono presenti numerose tombe di profeti biblici. Spesso vi sono più tombe in luoghi diversi per la stessa figura, il cui ricordo e le cui spoglie sono contese tra località a volte lontanissime, dal Marocco all Asia Centrale. Ospitarne una era del resto motivo di orgoglio per una città, un villaggio, e rappresentava occasione di buon auspicio per tutta la comunità che vi abitava. Si tratta spesso di tombe semplici, raramente sono stati costruiti per i profeti mausolei monumentali. Tali tombe sono diventate nei secoli meta di pellegrinaggi, luoghi dove i devoti musulmani si sono recati, per voto, seguendo pratiche popolari diverse da regione a regione. Queste tradizioni sono sopravvissute e sono state tollerate per secoli, con qualche rara contestazione. Solo gli ulema ne hanno sporadicamente denunciato il carattere superstizioso, La furia iconoclasta del Califfato Distrutta la tomba del profeta Giona Mazze e dinamite: e il mausoleo millenario finisce in polvere Ricordate i Buddha di Bamiyan fatti esplodere dai Talebani nel marzo 2001? Opere d arte, condensati di storia e vestigia di culture millenarie andati in fumo in nome del nuovo radicalismo iconoclasta musulmano. Qualche cosa di molto simile si è ripetuto giovedì a Mosul, nell Iraq controllato dagli zeloti del nuovo Califfato, i quali, imponendo la loro interpretazione monopolistica e schea-mausoleo costruita attorno a quella che è considerata l antica tomba di Giona, risalente all ottavo secolo avanti Cristo. Qui si trovava anche un monastero cristiano vecchio circa anni e sono tutt ora situate diverse sepolture di vescovi assiri, caldei, oltre a personalità della tradizione sufi. 250il valore in dollari della tassa che l Isis voleva imporre ai cristiani Interpretazione radicale All origine dell azione vandalica sta l interpretazione radicale del Corano Non a caso la collina di Giona è considerata una delle testimonianze più antiche, diversificate e ricche della tradizione spirituale irachena: dall antico Testamento ebraico, al primo cenobitismo cristiano sino alle varie letture dell Islam. «Dopo aver chiuso l intera area, gli attivisti hanno impiegato oltre un ora a preparare le cariche di dinamite. Già nelle ultime settimane vi erano stati vandalismi a colpi di mazze ferrate. Ma l esplosione ha definitivamente ridotto il luogo in macerie», confermano i media locali. Sui social network è stato diffuso un video in cui è visibile un alta nube di polvere e detriti sollevarsi verso il cielo. Quindi, gruppi di giovani che si aggirano tra le macerie. Solo l arco della porta di accesso al sito e i muri perimetrali paiono aver retto. All origine dell azione vandalica sta l interpretazione radicale del Corano, per cui sarebbe vietato erigere moschee e luoghi di culto presso tombe e cimiteri. I cadaveri sono infatti considerati impuri. «In verità i radicali islamici attaccano ormai chiunque non condivida la loro fede. Noi cristiani speravamo di poter trovare un modo di coesistenza. Ma è impossibile», ci ha detto ieri sera per telefono dalla zona protetta dai militari curdi nel villaggio di Karakosh (una decina di chilometri a nord di Mosul) padre Paolo Mekko, che tra i prelati locali si è fatto promotore dell opera di assistenza ai profughi. «Ormai sono tante le chiese e organizzazioni cristiane devastate. Mi dicono una trentina. Tra l altro hanno bruciato la casa episcopale assirocattolica, distrutto la basilica caldea dello Spirito Santo. Pare abbiano tolto la croce dal tetto della chiesa di Efrem dei siro-ortodossi per trasformarla in moschea. Ma Il precedente I Buddha, due enormi statue di 53 e 38 metri, furono scolpiti nelle pareti di roccia della valle di Bamyan, un area montuosa dell Afghanistan, fra il V e il IX secolo. Nel 2001 i Talebani ne ordinarono la distruzione intollerante del sunnismo contro tutte le altre fedi (inclusi i sunniti moderati), da oltre un mese stanno cercando di espugnare Bagdad. Ma in questo momento a Mosul la loro battaglia è combattuta specialmente contro l ormai moribonda (se non del tutto estinta) minoranza cristiana. I testimoni sul posto raccontano con dovizia di particolari corredati da video sulla rete l impegno con cui hanno posto l esplosivo e quindi fatto detonare l antico luogo di culto dedicato al Profeta Giona. Sembra dunque che i miliziani armati dello Stato Islamico dell Iraq e del Levante (noti all estero come Isis e in Iraq dall acronimo arabo Dash) la mattina di due giorni fa abbiano bloccato i fedeli musulmani alle pendici della collinetta dove è posto una moproblema ancora più grave sono le aggressioni contro le famiglie cristiane. Prima ci hanno minacciato. Poi hanno obbligato ogni famiglia a pagare una tassa salatissima (si parla di 250 dollari a testa, ndr.), infine hanno detto che chiunque non avesse pagato o non si fosse convertito all Islam sarebbe stato ucciso», aggiunge. Nelle ultime due settimane dunque l esodo cristiano da Mosul si è trasformato in fuga precipitosa. Agli inizi di giugno i cristiani rimasti in città erano ancora Ora praticamente nessuno. «Che io sappia, restano forse una decina di famiglie, penso che abbiano scelto di farsi musulmani», dice ancora Mekko. I giornalisti occidentali che lavorano dalla zona curda di Erbil, dove trova rifugio la maggioranza dei cristiani, hanno raccolto decine di testimonianze per cui le famiglie in fuga vengono metodicamente depredate di tutto. Soldi, vestiti, bagagli, gioielli, talvolta persino la vettura su cui viaggiano sono sequestrate dai miliziani vestiti di nero. «A noi hanno lasciato la macchina, ma si sono presi ogni altra cosa di valore, comprese le fedi di matrimonio mia e di mia moglie», ci ha detto per telefono una famiglia che da tre giorni si trova nel patriarcato cattolico. Lorenzo Cremonesi Il dipinto «Giona e la balena» di Pieter Lastman ( ) non senza una certa gelosia per la fortuna di cui questi luoghi godevano, pari a quella di alcuni luoghi di sepoltura di eminenti musulmani. In tempi più recenti l opposizione e gli attacchi alle tombe dei profeti si sono fatti più aspri. Radicali e salafiti, e più ancora i jihadisti, ne contestano persino la legittimità. Lo affermano in base al principio tradizionale, già esplicito nel Corano, che culto e devozione spettano solo a Dio e non agli uomini, nemmeno al profeta. Le forme di devozione presso tali tombe sono quindi considerate atti eretici, addirittura da miscredenti. Questo stesso principio fu abbracciato dai Wahhabiti quando fecero la loro comparsa nelle penisola araba nel diciottesimo secolo. Uno dei loro primi atti fu distruggere le costruzioni monumentali che sorgevano sulla tomba di Maometto a Medina. La medesima intransigenza iconoclastica ispira oggi le frange più estremiste. La distruzione della tomba di Giona a Mosul è simile a quella dei Buddha di Bamiyan in Afghanistan di qualche anno fa. Le ragioni religiose alla base di tali atti sono le stesse, e nulla hanno a che vedere con la figura del profeta a cui tale tomba era dedicata. Il fine è quello di attaccare e possibilmente cancellare tradizioni locali e pratiche di un culto popolare che allontanerebbe i fedeli da un ideale tradizionale, che per i jihadisti deve essere uguale per tutti i musulmani. In questa vicenda l Isis ricorda modalità proprie del regime talebano. E lo ricorda anche per la spasmodica ricerca di atti eclatanti da mostrare a tutto il mondo. Roberto Tottoli

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13 Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014 italia: Esteri 13 La storia Questo club esclusivo oggi comprende lo 0,05% della popolazione e controlla un sesto delle ricchezze del Paese La lista/1 La lista/2 21 miliardi $ Mukesh Ambani, 57 anni, fondatore della Reliance (petrolio, petrolchimico e gas). Nel 2008 il suo patrimonio era di 43 miliardi di dollari. Nonostante il netto calo resta il più ricco dell India 13,8 miliardi $ Azim Premji, 69 anni, fondatore della Wipro, è il più ricco tycoon nel settore hi-tech del subcontinente e vive a Bangalore, il polo tecnologico indiano. Controlla anche un fondo di private equity 16 miliardi $ Lakshmi Mittal, 64 anni, re dell acciaio, vive a Londra in una casa in stile Taj Mahal. La sua Arcelor Mittal è tra i leader mondiali del settore, nonostante le forti perdite degli ultimi anni 13,9 miliardi $ Dilip Shanghvi, 58 anni, fondatore e presidente della Sun, la più importante società farmaceutica dell India specializzata in farmaci generici, le cui azioni hanno visto recenti e consistenti rialzi I Paperoni d India scalano il mondo Fortune quadruplicate Fra cinque anni 343 mila multimilionari Preziosi I gioielli sono parte della cultura indiana e restano ancora oggi uno degli investimenti preferiti, insieme all immobiliare (Afp) La casa più cara del mondo 1 miliardo di dollari, 27 piani, 600 persone di servitù del magnate del petrolio Mukesh Ambani a Mumbai. Il matrimonio della nipote del re dell acciaio Lakshmi Mittal, costato 80 milioni di dollari con tanto di charter per gli ospiti a Barcellona. Le nove casse di whisky giapponese (750 dollari a bottiglia) per il party di un altro tycoon a New Delhi. Gli immensi patrimoni dei multimilionari dell India non sono una novità, da anni nelle classifiche di Forbes sui più ricchi del mondo i loro nomi sono numerosi. In patria giornali e televisioni ne seguono successi ed eccessi come per le star di Bollywood. Ma di nuovo c è che questo club esclusivo, che oggi comprende lo 0,05% della popolazione e controlla un sesto delle ricchezze del subcontinente, è destinato ad allargarsi enormemente in soli cinque anni. Secondo un rapporto della Kotak Wealth Management con Ersnt & Young, gli indiani classificati «Uhnwi» (Ultra high net worth individuals, ovvero con patrimonio netto di almeno 4,17 milioni di dollari) a fine 2014 saranno 117 mila, ma nel 2019 arriveranno a 343 mila. Il patrimonio netto complessivo di questi «individui dal valore netto altissimo» quadruplicherà, da mille a 4 mila miliardi di dollari. Per la «casta» più alta (in termini economici) gli ultimi anni in realtà non sono stati negativi, nonostante il relativo ristagno del Paese, con una crescita modesta, un inflazione in aumento, l indebolimento della valuta e un clima generale di scarso entusiasmo. Ma la vittoria alle elezioni di quest anno del partito nazionalista indù Bjp sta già ridando vigore e ancor più ne darà all economia indiana e, secondo lo studio, soprattutto al grande business. Controverso per lo stile autoritario e accentratore, per l insofferenza verso le tortuosità del processo democratico, per le posizioni religiose che certo non aiutano le relazioni con l ampia minoranza musulmana, il nuovo premier Narendra Patrimonio netto Il patrimonio netto complessivo di questi «individui dal valore netto altissimo» quadruplicherà, da mille a 4 mila miliardi di dollari Modi è riconosciuto però, perfino dai nemici, come un efficiente amministratore ed economista. E proprio promettendo sviluppo e crescita, lavoro e benessere, ha ottenuto un vero trionfo al voto. La forte priorità da lui data agli affari lascia alcuni perplessi: tra loro il Nobel Amartya Sen che al Corriere ha recentemente confidato i suoi timori su un Paese «dominato dal business». Dove le questioni sociali come istruzione e salute nonché gli aspetti etici della politica rischiano di passare in secondo piano mentre gli affaristi hanno ancora più potere. Ma gli autori del rapporto Kotak non è su questo che hanno concentrato i loro sforzi. Piuttosto hanno cercato di capire la destinazione della nuova ricchezza, ovvero di prevedere dove i futuri «Unhwi» spenderanno i loro milioni. Divisi in tre categorie imprenditori, ereditieri e professionisti secondo lo studio sono soprattutto i secondi ad amare il lusso e a concederselo a caro prezzo, con una predilezione per lo shopping di marche straniere, dalle Lamborghini alle borse di Louis Vuitton, e per i viaggi esotici, già in forte aumento. Ma nei prossimi anni si prevede che per tutti e tre i gruppi la percentuale di patrimonio investito o risparmiato scenderà rispetto a quello speso: già dal 2013 al 2014 le spese in beni più o meno superflui sono salite dal 30 al 44% del totale, sostenute dall ottimismo per la vittoria di Modi e dalla prevista ripresa economica dell India. Tradizionalmente diffidenti verso gli investimenti finanziari e i mercati, gli indiani continueranno poi ad acquistare case anche all estero, il boom immobiliare di Londra ha avuto alle spalle anche loro. E a comprare oro e gioielli: secondo il rapporto è una scelta che certo deriva dalla cultura, ma che con l alta inflazione si è rivelata saggia permettendo inoltre di investire denaro «non dichiarato». Cecilia Zecchinelli 12,5 miliardi $ Pallonji Mistry, 85 anni, patriarca del gigante dell edilizia che porta il suo nome. Appartenente alla comunità dei parsi, cittadino irlandese dal 2003, residente a Mumbai, è un grande azionista del gruppo Tata 9 miliardi $ Fratelli Hinduja, i tre figli maggiori del fondatore del colosso diversificato Hinduja si sono trasferiti a Londra e Ginevra, mentre il minore gestisce gli interessi del gruppo a Mumbai Basket I genitori del ragazzo gestiscono una pompa di benzina in Canada. La speranza è che lui apra il mercato asiatico agli Usa Il sogno americano di Simran, dal Punjab alla Nba DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PECHINO Il ragazzo ha 21 anni, è alto 2 metri e 26 per 163 chili e 300 grammi di peso forma. Nome Simran «Sim» Bhullar, giocatore di pallacanestro. Sim è nato in Canada, da genitori venuti dall India e ha appena firmato un contratto con i Sacramento Kings, squadra californiana. Tutti sperano che il gigante diventi il primo campione indiano della Nba. E le aspettative non sono solo del coach dei Kings, ma di tutta la potente macchina che muove la National Basket Association americana. Il basket, nella formula della Nba, è un business miliardario. E come tutte le industrie ha bisogno di mercati. Servono degli esempi, dei campioni in cui identificarsi a livello nazionale: i cinesi si appassionarono al campionato Usa grazie a Yao Ming, la loro prima star che trovò un ingaggio da prima scelta (come si dice in gergo) nel 2002 con gli Houston Rockets. Yao si è ritirato nel 2011 e da allora l Asia non ha avuto un uomo guida nei quintetti americani sotto canestro. Ed ecco svettare Simran Bhullar. I suoi genitori, Avtar e Varinder, arrivarono in Canada dal Punjab, lavorando duro ora gestiscono una pompa di benzina a Toronto. Quando hanno visto che il loro figliolo cresceva bene, benissimo, hanno pensato di farlo giocare a basket: un ottimo espediente per trovare posto in un college. Quest anno Sim ha colpito gli osservatori Nba: non sembra ancora formidabile, ma si può fare, hanno detto. Testimonial Simran Bhullar, 21 anni Oltretutto, i Sacramento Kings dalla scorsa stagione hanno un nuovo proprietario, Vivek Ranadive, guarda caso il primo indiano a controllare un club Nba nella storia. Ranadive sa bene che il pubblico del suo Paese d origine rappresenta un bacino di audience televisiva enorme. In India le pay-tv hanno circa 600 milioni di spettatori, appassionati di sport di livello internazionale: cricket, calcio, Formula 1, golf, tennis. La pallacanestro deve lavorare molto per essere competitiva e trovare spazio sui canali a pagamento. Simran potrebbe fare il miracolo. Ranadive lo spera e dice: «Quello che Yao Ming ha fatto per la Cina, il nostro nuovo ragazzo può farlo ora per l India». Per il momento Simran non è nella rosa dei primi quindici giocatori di Sacramento, ma il coach lo ha schierato nella Summer League e i risultati sono stati confortanti. Insomma: «Si può fare». Intanto i Sacramento Kings si sono portati avanti nella loro campagna per conquistare cuori e menti degli indiani: hanno lanciato una versione in hindi del loro sito web con l obiettivo dichiarato di diventare «la squadra di casa di tutta l India». C è un altro fattore che gioca a favore di Simran Bhullar e del suo sogno americano. La nazionale indiana ha appena conquistato grossi titoli sui giornali di New Delhi con un impresa storica: ha battuto i rivali della Cina nella Asia Cup. Una sorpresa, perché gli indiani sono undicesimi nel ranking asiatico e i cinesi primi. Ma l ascesa della superpotenza indiana nel basket ha trovato un ostacolo imprevisto: gli arbitri della Federazione internazionale (Fiba) hanno vietato a due giocatori sikh della nazionale di scendere sul parquet con i turbanti che avvolgevano i loro capelli, «perché possono essere pericolosi». I due, Amritpal Singh e Amjyot Singh, nella decisiva partita con il Giappone sono rimasti tristi in panchina per il primo quarto, poi si sono dovuti piegare sfilandosi il turbante e raccogliendosi i capelli in una fascia, perché l India stava perdendo. Però ora dicono che non giocheranno più all estero per non umiliarsi. Anche il Congresso di Washington si è mosso, scrivendo una lettera alla Fiba perché riveda la norma assurda. Guido Santevecchi

14 italia: Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera 14 Cronache Lo scandalo Mose «Sottratti fondi della mia campagna elettorale» Il documento di Galan: ricchi usando il mio nome Accuse alla segretaria, a Baita e a Mazzacurati Un mese fa l aveva fatto intendere, poi l ha sussurrato, ora l ha scritto: si sono arricchiti usando il mio nome. Sono 35 pagine di rabbia quelle scritte da Giancarlo Galan e consegnate al gip di Milano Cristina Di Censo che ieri avrebbe voluto interrogarlo per conto del suo collega veneziano nell ambito dell inchiesta sul Mose, ottenendo però solo il deposito di una memoria e uno scuotimento di capo: «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere». L ex governatore del Veneto si è difeso così dalle pesanti accuse della procura di Venezia, scaricando cioè ogni responsabilità di tangenti e pagamenti milionari su coloro che l hanno indicato come il grande corrotto delle opere lagunari: Claudia Minutillo, Piergiorgio Baita e Giovanni Mazzacurati, cioè la sua ex segretaria, il superdirigente del gruppo Mantovani e il presidente storico del Consorzio Venezia Nuova (Cvn), concessionario unico ministeriale per gli interventi di salvaguardia di Venezia. I quali, in sostanza, dicono che Galan ha ricevuto mazzette per almeno un lustro: avrebbe incassato dal Cvn uno Imprenditore Giovanni Mazzacurati è stato per anni a capo del Consorzio Venezia Nuova Manager L ex presidente della Mantovani Piergiorgio Baita stipendio in nero di circa un milione di euro l anno, avrebbe avuto 1,8 milioni per garantire i pareri favorevoli al Mose delle Commissioni Salvaguardia e Via regionali e si sarebbe fatto ristrutturare la villa sui Colli euganei a spese della Mantovani. «Dopo poco più di quattro anni di collaborazione con la Minutillo, che assunsi perché era molto efficiente(nell aprile del 2000, ndr) decisi però di licenziarla e le ragioni furono gravi e molteplici...», aveva scritto in precedenza Galan precisando ora che il primo motivo del siluramento fu la scoperta di un attività parallela di raccolta fondi «della quale io non sapevo nulla». E cita «contatti esclusivi», una campagna elettorale, quella del 2005, 200 mila euro e poi altri ancora e il conto di San Marino «nel quale non operai mai alcuna movimentazione. Lo fece invece lei che si appropriò more solito dei denari... Nel corso degli anni gestiva in prima persona molti rapporti con interlocutori, pubblici e privati, senza riferirmi alcunché». Per Claudia Minutillo si tratta di infamie. L ex segretaria parla per bocca del suo avvocato, Carlo Augenti: Ex amici Giancarlo Galan con l ex segretaria Claudia Minutillo, (a sinistra) ora sua accusatrice «Screditare la persona è l unica difesa rimasta ma fino ad ora i fatti sono stati riscontrati dall autorità giudiziaria. Le assurde accuse non possono che essere smentite come false». Quanto a Baita «non ho mai ricevuto denari da lui nel corso dei 15 anni di presidenza della Regione Veneto e ciò vale anche per il periodo successivo... E non esiste che la Mantovani abbia pagato i lavori di ristrutturazione di casa mia», insorge Galan. Anche Baita affida la reazione al suo legale, Alessandro Rampinelli: «Il mio cliente ha reso dichiarazioni riscontrate e riscontrabili e i giudici del Riesame di Venezia hanno confermato tutte le accuse in almeno una decina di ordinanze». Infine Mazzacurati, il quale sostiene di avergli versato un milione di euro l anno anche se mai brevi manu. «A questo punto non si comprende chi gli abbia dato i soldi», osserva il legale dell ex governatore, Antonio Franchini. Galan è meno diplomatico: «Da diverse fonti processuali emerge che molti denari consegnati a Mazzacurati servivano Il processo per scopi personali dello stesso, per milioni di euro, il che fa pensare che abbia usato la fantasiosa storia del milione di euro come copertura di proprie ingenti appropriazioni». Qui Mazzacurati non interviene, avendo scelto una linea difensiva soft. «Pur non volendo fare Casa a Cortona, Bassolino assolto L ex presidente della Campania Antonio Bassolino è stato assolto dall accusa di falso al termine del processo per il possesso di un casale nel comune di Cortona (Arezzo). Secondo l accusa proprietario formale era il medico Giuseppe Petrella, comproprietario di fatto Bassolino. «Mai posseduto immobili a Cortona» ha sempre detto l ex governatore. commenti ribadisco che il mio cliente ha sempre reso una collaborazione veritiera», si è limitato a dire l avvocato Giovanni Battista Muscari Tomaioli, suo difensore. Insomma, Galan dice di non aver intascato un solo euro illecito. L unica concessione: «L acquisto del 7% delle quote di Adria infrastrutture, un operazione che mi propose Baita quando ero governatore e che io accettai perché ero preoccupato per il mio futuro». In questa difesa totale sorprende almeno una cosa: che siano addirittura in tre a mentire e che tutti e tre siano stati ritenuti collaboratori attendibili dalla procura e da almeno due giudici. Andrea Pasqualetto Torino A parti invertite, nuovo caso giudiziario sulle Regionali «Firme false per Chiamparino» Accuse dalla Lega, si indaga TORINO Firme false, anomalie nella presentazione delle liste elettorali. Così era caduta la giunta regionale guidata dal leghista Roberto Cota. Una sentenza della giustizia amministrativa aveva obbligato il Piemonte a nuove elezioni e lo scorso 25 maggio le urne avevano premiato l ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino, eletto in maniera plebiscitaria. Sulla nuova maggioranza, però, sembrano addensarsi nubi sinistre, le stesse che hanno costretto ad annullare le precedenti elezioni: «Anomalie nella raccolta delle firme di alcune liste a sostegno di Chiamparino». Presunte irregolarità che l europarlamentare del Carroccio Mario Borghezio avrebbe riscontrato e segnalato nell esposto presentato alcuni giorni fa alle procure di Torino e Cuneo: ci sarebbero anomalie nelle liste del Pd, in quelle della civica «Monviso» (pro Chiamparino) e persino nel listino bloccato collegato al candidato presidente. A seguito della denuncia la magistratura torinese ha aperto un inchiesta. Il fascicolo, un cosiddetto modello «K» senza indagati né ipotesi di reato, è stato assegnato dal procuratore aggiunto Andrea Beconi al sostituto Patrizia Caputo. Patrizia Borgarello, collega di partito di Mario Borghezio, ha presentato un esposto analogo al Tar del Piemonte: «Chiediamo di verificare dice, da un punto di vista strettamente amministrativo, la vittoria del governatore Passato e presente Roberto Cota (a sinistra) e il suo successore alla guida del Piemonte Sergio Chiamparino, entrambi costretti a fare i conti con inchieste su firme irregolari Chiamparino». Le anomalie che Borghezio ha segnalato nel documento, consegnato direttamente al procuratore capo Armando Spataro, sono numerose e differenti tra loro. «C è spiega l europarlamentare chi ha firmato indicando il proprio nome e poi il luogo di nascita al posto del cognome. Ci sono firmatari che si susseguono in ordine alfabetico, come se i loro nomi fossero copiati dall elenco del telefono. Ci sono calligrafie identiche per tutti i componenti di una stessa famiglia, ma anche per semplici cittadini che tra loro non sono neppure lontani parenti. E c è, infine, anche il caso dello stesso pubblico ufficiale che certifica un numero incredibilmente alto di firme, ma in comuni diversi e nella stessa giornata». Il Pd respinge le insinuazioni: «Avevo chiesto il massimo rigore nelle procedure, quindi fino a quando non viene accertato il contrario non dubito del lavoro fatto», sottolinea il segretario regionale Davide Gariglio e ricorda come né Chiamparino né i democratici avessero l obbligo di raccogliere le firme, in quanto per legge potevano essere esentati dai gruppi regionali uscenti o persino da quelli parlamentari. Ma Chiamparino in persona aveva chiesto cher venissero raccolte le firme per una questione di trasparenza e di legittimazione. Ora la Procura dovrà valutare se sussistono profili penali come il falso ideologico o il falso in atto pubblico a carico di chi ha certificato le firme. Il magistrato titolare del fascicolo è lo stesso sostituto procuratore che aveva condotto l inchiesta sulla lista «Pensionati per Cota» di Michele Giovine: un inchiesta che è poi costata all ex consigliere regionale una condanna definitiva a due anni e otto mesi di reclusione e a Roberto Cota la poltrona di governatore del Piemonte. Marco Bardesono

15 Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014 italia: Cronache 15 Milano La sentenza aggirata dai singoli corsi di laurea. «Non sono i giudici a decidere come si forma un ingegnere» La «resistenza» dei corsi in inglese Il Politecnico disobbedisce al Tar che imponeva la lingua italiana di GIANNA FREGONARA L Il rettore Azzone «Noi non vogliamo fare nessuna crociata contro la nostra lingua» a battaglia è persa ma la guerra è (quasi) vinta: il Politecnico di Milano non può decidere di tenere tutti i corsi in inglese perché viola la Costituzione, il regio decreto del 1933, la libertà di insegnamento, il primato della lingua italiana e contravviene alle indicazioni della Crusca. Ma se a decidere di insegnare in inglese sono i professori di ogni singolo corso di laurea, invece dell ateneo, allora si può fare: l inglese, o forse meglio il «globish» (quell inglese ormai semplificato che sta diventando la lingua franca dell insegnamento scientifico), può diventare la lingua madre anche in una università italiana. Perché il Tar non potrà nulla contro le singole decisioni. La delibera del Senato accademico del 2011, quella in cui si stabiliva che «almeno 100 insegnamenti fossero tenuti da docenti stranieri» e che le lauree magistrali e i dottorati di ricerca a partire dall anno scolastico si tenessero «esclusivamente» in inglese, è stata invece cancellata dai giudici amministrativi un anno fa e il Consiglio di Stato ha rinviato la sua decisione a novembre quando i corsi saranno già iniziati e dunque anche se cambierà il verdetto del Tribunale amministrativo di primo grado sarà comunque troppo tardi per impostare la didattica e i corsi per il prossimo anno scolastico. Ma dal prossimo autunno, come da tabella di marcia stabilita due anni fa, al Politecnico di Milano si potrà frequentare il corso di laurea magistrale esclusivamente in inglese. Solo sei corsi su 34 saranno in italiano, 21 saranno esclusivamente in inglese e 8 a scelta o in italiano o in inglese. Abbastanza per parlare di internazionalizzazione. «Noi speriamo ancora che il Consiglio di Stato ci dia ragione spiega il rettore Università e lingue straniere I corsi attivati per l anno accademico 2014/2015 Per regione Corsi Lombardia Lazio Piemonte E. Romagna Atenei 25 Veneto Toscana F. V. Giulia Trentino A. A. Marche Liguria Giovanni Azzone ma intanto quattro studenti su 5 potranno vivere in un ambiente internazionale, studiare in inglese e confrontarsi anche con ragazzi che vengono da altri Paesi e altre realtà». Così come del resto sta avvenendo nelle università francesi e tedesche che ormai organizzano molti corsi di laurea magistrale e/o master esclusivamente in inglese. La decisione del Senato accademico del Politecnico, certo molto netta, aveva provocato la rivolta di una parte (minoritaria) dei docenti che avevano fatto ricorso. La Crusca aveva pubblicato un appello firmato anche dal ministro Giannini allora «soltanto» glottologa, con due figli al Politecnico di Milano contro l abbandono della lingua italiana. Il Tar ha giudicato «irragionevole» voler pensare di spingere verso l internazionalizzazione usando l inglese, perché «non si tiene conto dell ampio respiro sotteso all esigenza di internazionalizzazione che comporta un apertura verso il pluralismo culturale... e non un apertura selettiva, limitata ad una particolare lingua», l inglese appunto. «Ma noi non vogliamo fare una crociata contro l italiano insiste Azzone. 142 I co rsi interamente in lingua straniera per il pross imo anno accademicoco Puglia Sicilia Abruzzo 58 Le università pubbliche, private e telematiche che ospitano lezioni in lingua straniera 63,7% La quota degli atenei italiani che hanno attivato corsi in lingua straniera Fonte: ministero dell Istruzione, Il Sole 24 Ore Le tappe La decisione dell ateneo milanese Nel 2011 il Politecnico di Milano decide di attivare per il 2014/15 lauree magistrali e dottorati solo in lingua inglese La sentenza del Tar Ma 150 docenti fanno ricorso al Tar: nel maggio 2013 i giudici bocciano il provvedimento dell ateneo La «violazione» del regio decreto La decisione dell ateneo violerebbe anche il regio decreto del 1933 e il primato della lingua italiana L escamotage e le lezioni Ma i corsi partiranno lo stesso: se a decidere di insegnare in inglese sono i professori di ogni corso allora si può fare Campania Basilicata Molise Calabria Sardegna Avevamo proposto uno sforzo dei nostri professori per dare più opportunità agli studenti: molti docenti italiani hanno accettato di insegnare in inglese, non è scontato. Siamo la terza università per la qualità dei laureati secondo le classifiche dei cacciatori di teste, sapremo ben come si forma un ingegnere per il ventunesimo secolo? I laureati che possono 373 I corsi che prevedono lezioni in lingua inglese nell anno 2014/2015 Pari all 8% sul totale CORRIERE DELLA SERA Umbria V. d Aosta Università telematiche Da Nord a Sud Lezioni «globish» sono presenti in tutte le facoltà da Milano a Lecce lavorare in lingua inglese hanno cinque volte le offerte di lavoro di chi non sa l inglese. Invece come si forma un ingegnere oggi lo decide il Tar e diventa una questione di protezione o meno della lingua italiana: non è questo il punto». Del resto i corsi in inglese ormai sono presenti in tutte le facoltà scientifiche da Milano a Lecce, che addirittura da quest anno nella facoltà di ingegneria ha le quote per i cinesi: cinque posti riservati a cittadini dell estremo Oriente per l anno prossimo nei corsi di laurea magistrale. Lo sforzo di creare un ambiente di studio internazionale e di aprire alle iscrizioni degli studenti stranieri continua in tutte le università italiane, anche se i dati di afflusso dall estero complice anche la lingua non sono competitivi. Al Politecnico di Milano, mentre per la laurea triennale gli studenti sono esclusivamente italiani, solo il 6 per cento viene dall estero, nelle lauree magistrali uno studente su 5 (il 18 per cento, circa) è ormai in arrivo da altri Paesi, nel 2010 era uno su sei. La politica dell internazionalizzazione, degli scambi, da ormai dieci anni è infatti tutta puntata sulla seconda parte del corso di studi, sulla laurea magistrale. Tar permettendo. Val di Susa Scontri con i no Tav Trovato un arsenale Un blitz improvviso, nella notte tra giovedì e venerdì, seguito da una fuga nei boschi. I no Tav tornano a far parlare di sé con un attacco al cantiere di Chiomonte. Gruppi di antagonisti hanno lanciato bombe carta e petardi cui le forze dell ordine poste a protezione dell area hanno risposto con un fitto lancio di lacrimogeni. Un poliziotto, sfiorato da una bomba carta è rimasto leggermente ustionato a una caviglia. Ieri mattina, durante un sopralluogo della Digos intorno al cantiere teatro degli scontri, sono stati trovati razzi capaci di arrivare fino a 150 metri dopo l esplosione, fuochi d artificio montati su mortai artigianali, uno scudo. La protesta ha interessato anche l autostrada Torino- Bardonecchia che per alcune ore è rimasta chiusa al traffico nel tratto tra Oulx e Susa in entrambe le direzioni di marcia. La procura di Torino ha aperto un indagine per il momento contro ignoti. Dura la presa di posizione del ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi: «I criminali che attaccano lo Stato non avranno alcun spazio». Università Sparisce il commissario Ocse, saranno tutti italiani Meno pubblicazioni e più sessioni Abilitazione semplice per i prof La terza sessione si farà. Ma con le nuove regole. La valutazione, per esempio, sarà sottoposta al parere di più organismi. Le pubblicazioni minime dei candidati scenderanno da dodici a dieci. Sparirà il commissario straniero dell Ocse: doveva dare un contributo importante ai lavori, ma in qualche occasione ha finito per complicarli. L abilitazione, poi, sarà valida per sei anni (non più quattro). E chi non è stato giudicato idoneo nelle tornate precedenti (2012 e 2013) potrà ripresentarsi dal 1 marzo Dopo le polemiche e le denunce, le sentenze del Tar e le lettere anche degli esperti mondiali, un emendamento approvato nella commissione Affari Il ministro «Il nuovo sistema responsabilizza gli atenei: la qualità delle assunzioni peserà sui fondi erogati» costituzionali e riscritto con l accordo del governo e del ministero dell Istruzione cambia il «volto» dell Abilitazione scientifica nazionale, la tappa obbligatoria per gli aspiranti docenti. «Il nuovo sistema rende più snella la selezione e responsabilizza gli atenei: la qualità delle loro assunzioni peserà sulla quota premiale del Fondo di finanziamento annuale», commenta il ministro dell Istruzione Stefania Giannini. La terza sessione dovrà essere indetta «entro il 28 febbraio 2015» e si baserà, appunto, sulle nuove regole. Tra queste c è anche quella che prevede un ruolo maggiore per l Anvur (l agenzia di valutazione della ricerca) e il Consiglio universitario nazionale. E ancora: il candidato potrà presentare la domanda in ogni momento e chi non risulterà abilitato potrà ripresentarsi «trascorsi 12 mesi dalla precedente candidatura». Resta però qualche nodo da sciogliere. Uno su tutti: la capacità delle «mediane» di giudicare davvero la produzione scientifica. Leonard KHAKI X-WIND AUTOMATIC SWISS MADE Limited Edition INTO THE DREAM

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17 Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014 italia: Cronache 17 L arrivo È previsto per domenica all'alba a Genova Voltri. L'ultimo viaggio della Costa Concordia di 180 miglia è iniziato mercoledì scorso A I rimorchiatori principali verranno sganciati e sostituiti da imbarcazioni messe a disposizione dal porto di Genova B Si inizierà a trainare la Concordia in retromarcia, fino all ormeggio definitivo 1 Gli arredi La Concordia verrà alleggerita dagli arredi e dall allestimento dei ponti per ridurne il peso 2 I ponti Il relitto sarà trasferito al «molo ex superbacino» dove verrà eseguito lo smantellamento e demolizione dei ponti superiori 3 La pulizia La terza fase consisterà in operazioni di smantellamento e pulizia da effettuare a secco per arrivare alla completa demolizione 4 Lo smaltimento Saranno rimossi i materiali pericolosi, verrà portata a termine la pulizia degli impianti e dei magazzini. I rifiuti a bordo verranno trasferiti sul molo DAL NOSTRO INVIATO GENOVA La città che si vede solo dal mare sa dove guardare. La Costa Concordia arriverà da Sud Est, e quando attraverserà la linea luccicante delle lampare, solo allora sarà davvero tornata a casa. Saranno in tanti, perché Genova è un enorme anfiteatro affacciato su quell acqua che nella sua storia ha significato lavoro, identità, dolore. «Consigliamo la curva di via Martiri del Turchino nel quartiere di Ca Nova altrimenti detto Cep, o la rotonda di via Vittorini, via Caldesi a Pegli». I consigli della Fondazione PRimAvera, che da anni cerca di preservare l identità di Pra, sembrano quasi superflui. Ci vorrà molto impegno per non notare qualcosa di così ingombrante da ogni anfratto di questo antico quartiere che fu comune autonomo fino al 1926, quando divenne un sestiere per volontà di Benito Mussolini, inerpicato su quella fetta di porto dove avverrà il primo attracco. Ognuna delle colline coltivate a serra dove cresce il pesto che è orgoglio dei praini sarà come un palco riservato. C è stato un tempo in cui anche questa zona industriale respirava l odore del mare, aveva la sua spiaggia e la via del passeggio sul mare. Il porto si mangiò il borgo marinaro, con la sua necessità di allargarsi e di sfruttare quei fondali profondi che oggi costituiscono la ragione principale dell arrivo dell ospite illustre, oltre venti metri all estremità della diga B A Retromarcia GENOVA Porto di Voltri Sostituzione dei rimorchiatori Diminuzione della velocità Ormeggio definitivo Porto di Voltri LE 4 FASI 22 mesi la durata dell operazione 1 GENOVA Aeroporto Cristoforo Colombo Il relitto Cresce l attesa per l arrivo all alba di domani. Una zona rossa per evitare ingorghi. Al porto ci sarà anche Renzi In fila per le camere con vista Concordia A Genova la Lanterna aperta di domenica, strade e belvedere saranno affollati 0 m 400 foranea. Gli stabilimenti e le reti da pesca lasciarono spazio alle banchine del molo industriale e alla promessa di un impiego, non sempre mantenuta. Anche per questo la gente di Pra mantiene la giusta dose di diffidenza verso l euforia generale che dall alba di domenica si trasformerà in assalto. «Cerchiamo di collegare la nave al territorio, di far conoscere i nostri problemi, che sono quelli tipici di una zona industriale» dice Guido Barbazza, presidente di PRimaAvera. «E magari di risolverne qualcuno: sarebbe una giusta ricompensa per una convivenza con la nave destinata a durare almeno quattro mesi». La concorrenza è spietata, in una città con queste caratteristiche. Domenica resterà aperta dall alba al tramonto nientemeno che la Lanterna, l associazione del Giovani Urbanisti che hanno in cura il simbolo di Genova hanno deciso di offrire alla cittadinanza, gruppi di trenta persone, venti minuti l uno, prezzi modici, 5 euro cadauno, la visuale migliore e più suggestiva sulla Costa Concordia, simbolo in divenire di una catastrofe causata dall uomo. Ogni belvedere, ogni punto di osservazione in altura farà gli straordinari cercando di capitalizzare su una curiosità che, inutile negarlo, c è. Tutte le dichiarazioni ufficiali sono scandite dalla premessa sul rispetto dovuto a una tragedia, ai 32 morti. Ma l evento mediatico, inutile negarlo, c è, previsto l arrivo in città anche di Matteo Renzi, alle 17, quando la manovra in porto sarà conclusa. Non manca neppure una zona rossa a terra, che forse per rispetto a storie genovesi ancora recenti non andrebbe battezzata come tale. L obiettivo è quello di evitare ingorghi di curiosi e auto incolonnate sull Aurelia, ma le previsioni del traffico non buttano comunque al bello. La verità è che l assegnazione di questo relitto costituisce una delle poche vittorie recenti nella storia di una città spesso tendente alla depressione. La Costa Concordia è l unica nave che torna a casa per morire. Come ha scritto Alessandro A10 20% del relitto andrà perso Lanterna Porto antico 0 Km 1 80% della Concordia verrà recuperato Fiera di Genova Cassinis in un bellissimo articolo sul Secolo XIX, la memoria di Genova è scandita dalle navi. Un avvenimento a pensarci bene contronatura come il ritorno al porto d origine di una nave naufragata è destinato d diventare leggenda, «punto d orientamento mentale, ritornello di una ballata popolare». Il Rex, l Andrea Doria, il 9 aprile 1970, quando la London Valour si schiantò sulla diga foranea e tanti cinquantenni di oggi ricordano dov erano, cosa facevano, in quel momento. Sta per nascere un cantiere che occuperà 470 metri di diga foranea e un area lunga sessanta metri e larga trenta a terra. Dal mare che negli ultimi anni è stato così avaro di lavoro arriverà una piccola boccata d ossigeno, una commessa da poco meno di cento milioni di euro per la quale si sono già messi in fila migliaia di manovali e saldatori. Ma non è questo che interessa alle persone che domani saliranno sulla Lanterna o in terrazza. Giusto o sbagliato che sia, a loro interessa la nascita di una leggenda Ṁarco Imarisio L appello firmato da Rodotà I giuristi: subito l eterologa «Non servono le linee guida per praticare subito la fecondazione eterologa, perché la sentenza della Consulta non crea vuoto normativo; perché, nonostante la sentenza, permangano le tutele dei donatori, delle coppie riceventi e dei nati; perché il divieto all eterologa della legge 40 era anticostituzionale». Un manifestoappello, primo firmatario Stefano Rodotà, trova d accordo numerosi giuristi per l immediata applicazione dell eterologa nei centri italiani come sentenziato dalla Consulta. Promotrice del documento giuridico, l «Associazione per la libertà di ricerca scientifica Luca Coscioni» tramite l avvocato Filomena Gallo. Ora sono la metà Consiglio di Sanità, più donne Quattordici donne su trenta. È record di presenze femminili nel nuovo Consiglio superiore di sanità. Ieri il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha ufficializzato le nomine. Nel precedente Consiglio le donne erano 3 su 40 membri, vale a dire il 7,5%, adesso sfiorano il 50%. Rispetto al passato, il 60% dei componenti è al primo incarico. «Il Consiglio sottolinea il ministro è un organo scientifico consultivo fondamentale per il ministro della Salute e sono sicura che nella nuova composizione più snella sarà in grado di garantire pareri in tempi rapidi, necessari per le decisioni dell organo di governo».

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19 Corriere della Sera Sabato 26 Luglio 2014 italia: Cronache 19 Santa Sede La cassiera non ha avuto il coraggio di presentare il conto finale. Dopo il pasto la benedizione Merluzzo e selfie, il Papa in mensa A sorpresa con il vassoio tra gli operai che lavorano per il Vaticano CITTÀ DEL VATICANO Venerdì, si mangia di magro. «Ha preso fusilli in bianco, una porzione di merluzzo, verdure gratinate e un po di patatine fritte. Non ho avuto il coraggio di presentargli il conto». Claudia Di Giacomo ieri stava alla cassa e racconta emozionata la scena all Osservatore Romano. Ore 12,10, sala mensa del Vaticano, quartiere industriale, la zona della centrale elettrica e termica, del laboratorio idraulico e della falegnameria, dei fabbri. Operai ed impiegati sono arrivati per la pausa pranzo, alcuni stanno già seduti ai tavoli e altri attendono in coda quando il Papa arriva, prende vassoio e posate e si mette tranquillo in fondo alla fila, in attesa che tocchi a lui. Un attimo di stupore, e poi i lavoratori gli si fanno incontro, si presentano, gli stringono la mano. Francesco ha pranzato al tavolo con sei magazzinieri, la veste bianca tra le polo blu con lo stemma vaticano, conversando serenamente. «Gli abbiamo descritto il nostro lavoro, quanti siamo a farlo e come si svolge. E lui ci ha parlato delle sue origini italiane», racconta uno di loro. Si è discusso pure di calcio Bergoglio è tifoso del San Lorenzo de Almagro, a Buenos Aires aveva la tessera e ora si mostra al corrente A tavola Il pranzo, a sorpresa, di papa Francesco ieri alla mensa del Vaticano con i dipendenti della Santa Sede (foto L Osservatore Romano/Ansa) La valigia Quando lo fotografarono con la valigia sull aereo disse: è normale Calcio Si è discusso di calcio, è tifoso del San Lorenzo a Buenos Aires degli ultimi risultati ma anche di economia e della crisi. Ogni tanto si avvicinava qualcuno per scattare col telefonino una foto assieme al pontefice, il classico selfie. Lo chef della mensa, Franco Paini, non avrebbe mai pensato di preparare un giorno un pranzo al Papa: «E chi se lo aspettava, qui, col vassoietto, come il più umile degli operai! Siamo stati tutti presi in contropiede, però è stata una delle più grandi soddisfazioni che ti possano capitare...». Francesco è rimasto in mensa una quarantina di minuti, alla fine ha salutato tutti e dato la benedizione prima di tornare a Santa Marta, accompagnato in auto del suo aiutante di camera, Sandro Mariotti. Già l anno scorso, il 9 agosto, aveva visitato a sorpresa il centro industriale incontrando falegnami, fabbri, idraulici, elettricisti e dipendenti dell Osservatore, che ha la redazione poco distante. Del resto Bergoglio non è nuovo a queste improvvisate. A Santa Marta fa colazione e mangia nella sala comune dell albergo vaticano, dove trova libero. Tempo fa raccontava durante un udienza: «Prima sono andato in cucina a prendere un caffè e ho chiesto al cuoco: ma tu quanto ci impieghi, a venire al lavoro?». Con il vassoio Menù Fusilli in bianco, una porzione di merluzzo, verdure gratinate e un po di patatine fritte. Ecco il pranzo di papa Francesco che ieri alle 12,10 è arrivato a sorpresa nella sala mensa del Vaticano Conversazione Poi, con il vassoio si è accomodato al tavolo dove stavano pranzando sei magazzinieri della Farmacia vaticana, in polo blu, che gli hanno raccontato la loro giornata. Mentre il Pontefice ha condiviso con loro i suoi ricordi di famiglia, la sua passione per il calcio Chef Lo chef della mensa, Franco Paini, non avrebbe mai pensato di preparare un giorno un pranzo per il Santo Padre in persona: «E chi se lo aspettava qui con il vassoietto» Lo stile di un Papa per il quale la «missione permanente della Chiesa» è trasmettere il Vangelo e funziona «come il testimone di una staffetta: per trasmettere l eredità bisogna consegnarla personalmente, toccare colui al quale si vuole donare...». Francesco si avvicina alla gente e per questo non ama le auto con i vetri blindati, «non posso salutare le persone e dire loro che le amo da una scatola di sardine». Le foto di Bergoglio che regge il vassoio del self service e pranza al tavolo con la bottiglietta d acqua sono state diffuse dalla Rete ai quattro angoli del pianeta. Al mattino A Santa Marta fa colazione nella sala comune, dove trova un posto libero Ma quando in aereo dal Brasile i giornalisti gli chiedevano che cosa ci fosse nel suo bagaglio a mano, stupiti perché non si era mai visto un pontefice che si portava la borsa da solo, Francesco sorrideva: «La porto perché ho sempre fatto cosi. Dentro c è il rasoio, il breviario, l agenda, un libro da leggere... Io sono andato sempre con la borsa quando viaggio: è normale. Per me è un po strano quello che mi dite, che quella foto ha fatto il giro del mondo. Dobbiamo abituarci ad essere normali. La normalità della vita». Gian Guido Vecchi Il disastro Trovati i rottami dell aereo algerino Nessun superstite, 118 le vittime «Non c è alcun sopravvissuto». A dirlo è il presidente francese, François Hollande, mentre annuncia il bilancio dell incidente aereo dell MD- 83 di Air Algérie precipitato nella notte fra mercoledì e giovedì nei cieli africani e in cui sono morte 118 persone, di cui 54 francesi. Tra i passeggeri del volo AH5017 (nelle foto LaPresse e Reuters i rottami del velivolo), precipitato nel deserto del Mali, a cento chilometri da Gao, c erano operatori umanitari, espatriati o turisti che rientravano da una vacanza dal Burkina Faso. Quanto alle cause l ipotesi prevalente è quella del maltempo, ma non vengono scartate altre piste.

20 italia: Sabato 26 Luglio 2014 Corriere della Sera 20 Cronache # Tecnologie Progetto con le Università di Stanford e Duke per disegnare un organismo sano e scoprire le origini dei disturbi Google fa la mappa dell uomo perfetto Nuova sfida per la prevenzione delle malattie DAL NOSTRO INVIATO Il progetto Gli obiettivi La sfida di Google è quella di raccogliere informazioni genetiche su 175 persone per creare l immagine più completa di ciò che un corpo umano sano dovrebbe essere e per prevenire le malattie di ogni tipo. L idea è quella di identificare i cosiddetti «biomarcatori», sostanze che si manifestano nel nostro corpo come sentinella di un possibile problema Gli studi A guidare l operazione «Baseline Study» sarà Andrew Conrad, specializzato in biologia molecolare ed entrato a far parte dello staff di «Google X Life Sciences» lo scorso anno. Alla ricerca partecipano un centinaio di studiosi NEW YORK «Dall auto che si guida da sola ai programmi di traduzione automatica in 64 lingue, a noi di Google piacciono i progetti ambiziosi» aveva detto l anno scorso, in un intervista, il fondatore e amministratore delegato Larry Page. E in effetti Baseline Study, il progetto di Google X, il laboratorio di ricerca del gruppo californiano, di analizzare il corpo umano con un livello di accuratezza mai raggiunto prima grazie all utilizzo delle tecnologie di big data, non è certo un piano che pecca di modestia: l obiettivo, spiega al Wall Street Journal Andrew Conrad, il biologo molecolare che lo dirige, è quello di comprendere i meccanismi che innescano le malattie, soprattutto cancro e patologie cardiovascolari, individuando dei biomarker che possano funzionare da sentinella, consentendo di realizzare un efficace prevenzione. Non è la prima volta che vengono fatti tentativi di questo tipo, così come sentiamo dire da molto tempo che sarebbe meglio prevenire le malattie anziché curarle dopo che sono insorte. Ma gli esperimenti del passato si sono arenati a causa dei costi enormi e della loro estrema complessità. Anche stavolta, a fronte degli obiettivi ambiziosi che si sono dati una vera e propria conquista del corpo umano, individuando lo stato di salute ottimale dell uomo e i fattori nel patrimonio genetico di ognuno che possono scatenate o aiutare a prevenire un ictus o un tumore polmonare gli scienziati ammettono che la loro è una sfida temeraria. E mettono le mani avanti: «Non aspettatevi risultati tra uno o due anni, ci eravamo illusi di poter sconfiggere il cancro in pochi anni e avete visto com è andata a finire», dice il capo del dipartimento di Radiologia della Stanford University, Sam Gambhir, che collabora strettamente con Conrad al progetto di Google. Lo stesso Gambhir lanciò un programma simile dieci anni fa, ma fu costretto a gettare la spugna a causa dei costi proibitivi. Da allora, però, il costo di una mappatura del genoma umano è sceso da 100 milioni a mille dollari, mentre gli stessi laboratori di Google continuano a sfornare nuove «tecnologie da indossare» anche per il controllo dello stato di salute come le lenti a contatto dotate di un microprocessore capace di rilevare i livelli della glicemia e di sostituire altre analisi del sangue. Tecnologie che consentono un controllo continuo, accurato e a basso costo che verranno sicuramente utilizzate per monitorare nel tempo il campione scelto per questa indagine: 175 uomini e donne selezionati dai partner di Google nel progetto, l Università di Stanford e la Duke University, che potrebbero diventare migliaia nel corso della ricerca. L azienda di Mountain View, che per portare avanti il progetto ha messo in piedi un team di un centinaio di fisici, biochimici, biologi molecolari 175 I volontari su cui saranno raccolte informazioni genetiche e molecolari. I «pazienti» del progetto «Baseline Study» saranno sottoposti a una serie di esami clinici. Il numero delle «cavie» è destinato a espandersi nei prossimi mesi ILLUSTRAZIONE DI MIRCO TANGHERLINI e, ovviamente, medici, ha garantito il più assoluto anonimato a chi ha accettato che il proprio corpo venga scandagliato, e per un lungo periodo di tempo, con le più sofisticate tecniche digitali. Ma ovviamente, vista la rilevanza del programma, l enormità degli interessi in gioco e i molti incidenti che si sono verificati in passato nel campo della tutela della privacy digitale, qualche dubbio è lecito. Basti pensare all enorme interesse delle compagnie assicurative, dei potenziali datori di lavoro e di tanti altri operatori economici per questo tipo di informazioni. E Google, come altri giganti di Internet, a partire da Facebook, ricava il suo reddito anche dalla cessione dei dati che raccoglie in Rete. La società sembra rendersene conto e ha deciso di sottoporre il Baseline Study a un meccanismo di controllo esterno. L attività di Conrad e del suo team verrà sorvegliata dagli Institutional Review Boards delle Università di Stanford e di Duke. Meglio di niente, ma si tratta pur sempre dei partner della società californiana nell impresa, non di un authority di controllo indipendente. Da anni Google esibisce una grande attenzione per i problemi della salute: da quando, una decina d anni fa, istituì un suo ramo d attività filantropico, poi parzialmente smantellato. E il cofondatore Sergey Brin, che finanzia personalmente molte ricerche mediche anche perché gli è stata diagnosticata una mutazione genetica che lo espone in modo particolare al morbo L obiettivo Con le mappe genetiche dei volontari e l informatica si vuole arrivare a biomarcatori per ogni patologia di Parkinson, che ha già colpito altri membri della sua famiglia, ha una passione sincera per l esplorazione delle nuove frontiere della scienza. Ma in questo caso la tentazione di fare un uso commerciale dell enorme volume di dati che verranno accumulati negli anni rischia di essere davvero molto forte. E non è detto che le sensibilità etiche di Page e Brin verranno condivise dai manager che, prima o poi, li rimpiazzeranno. Massimo Gaggi

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