LA DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA(PARTE SECONDA LA DIFFAMAZIONE ON LINE

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1 LA DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA(PARTE SECONDA LA DIFFAMAZIONE ON LINE PROF.SSA FRANCESCA MITE

2 Indice 1 INTRODUZIONE IL REATO DI DIFFAMAZIONE COMMESSO A MEZZO INTERNET. PROFILI GENERALI DI QUALIFICAZIONE GIURIDICA CONFIGURABILITÀ DEL TENTATIVO DI REATO E REATO IMPOSSIBILE I SOGGETTI RESPONSABILI DEL REATO DI DIFFAMAZIONE ON LINE IL LOCUS COMMISSI DELICTI NELLA DIFFAMAZIONE ON LINE E CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLA DIFFAMAZIONE TRAMITE NEWSGROUP CONCLUSIONI BIBLIOGRAFIA di 17

3 1 Introduzione Nella maggior parte dei Paesi moderni il sistema delle comunicazioni si sta progressivamente arricchendo di nuovi strumenti, telematici ed informatici, attraverso i quali gli individui esercitano la libertà di espressione del pensiero e lo sviluppo della loro personalità. Ora, se da una lato tali nuovi strumenti di comunicazione costituiscono certamente un vantaggio in termini di velocità temporale della trasmissione del pensiero, dall altro lato rappresentano anche un ulteriore (e a volte pericoloso) mezzo attraverso cui si possono compiere le tradizionali fattispecie di reato. È oramai noto, infatti, soprattutto agli operatori del diritto, come la rete internet possa fungere da mezzo od oggetto per la commissione di fattispecie di reato contro l onore (594 c.p. e 595 c.p.) e così, quindi, anche la comunicazione telematica rappresenta una occasione in più per compiere il reato di diffamazione. Ed infatti, tra i diritti della personalità facilmente aggredibili con i nuovi strumenti di comunicazione, vi è proprio il diritto alla reputazione, potenzialmente aggredibile mediante la diffusione di notizie e immagini false o diffamatorie ai danni di un soggetto, proprio attraverso il mezzo di internet, che consente una capillare e rapidissima diffusione dei contenuti in esso pubblicati in ogni angolo del mondo. Basti pensare, tanto per fare un esempio, alla trasmissione di messaggi di posta elettronica attraverso cui ben può compiersi tanto il reato di ingiuria, nell ipotesi in cui l , lesiva della reputazione altrui, sia destinata proprio al soggetto offeso, quanto quello di diffamazione, appunto, nell ipotesi in cui il soggetto offeso non compaia tra i destinatari del messaggio di posta elettronica. Non solo, anche uno spazio web (creandolo ex novo o utilizzando uno già esistente) può essere strumento per il compimento del reato in questione quando ospiti messaggi, informazioni, immagini lesive della reputazione altrui. Tuttavia, a fronte di tale fenomeno, pur essendo evidente che i reati contro l onore (artt. 594 e 595 c.p.) possano essere commessi anche per via telematica o informatica, il Legislatore non ha ritenuto di dover mettere mano alla normativa esistente in funzione delle nuove tipologie di illecito, né apportandovi delle modifiche, 1 né integrandola 2. 1 Come vorrebbe quella parte della dottrina che sollecita un intervento legislativo ex novo che abbia per oggetto un bene giuridico telematico. 3 di 17

4 2 Il reato di diffamazione commesso a mezzo internet. Profili generali di qualificazione giuridica Chiarito dalla giurisprudenza 3 che il reato di diffamazione, attraverso cui si lede il bene giuridico costituito dall altrui reputazione, ben può compiersi anche attraverso la rete, occorre indagare ora, sotto il profilo della qualificazione giuridica, sì da poter correttamente inquadrare il reato di diffamazione on line. Si tratta di un profilo di non poca rilevanza e dal quale dipende l applicazione di una disciplina piuttosto che un altra con rilevanti conseguenze, soprattutto, ma non solo, per quel che concerne i contorni della relativa responsabilità. Ebbene, ad opinione della dottrina dominante e della giurisprudenza 4 prevalente, la diffamazione a mezzo internet è da sussumere in un ipotesi aggravata della fattispecie di base diffamazione 5. 2 Come vorrebbe l orientamento più conservatore per il quale i beni giuridici che l ordinamento deve tutelare sono i medesimi rispetto a quelli previsti e puniti in assenza di internet. 3 «Il reato di diffamazione è configurabile anche quando la condotta dell agente consista nella immissione di scritti o immagini lesivi dell altrui reputazione nel sistema "internet", sussistendo, anzi, in tal caso, anche la circostanza aggravante di cui all art. 595 comma 3 c.p. In detta ipotesi, qualora l immissione sia avvenuta all estero, trova applicazione, ai fini della perseguibilità del reato in Italia, la regola dettata dall art. 6 comma 2 c.p., dovendosi intendere come "evento" del reato la percezione del messaggio diffamatorio nel territorio nazionale da parte di una indistinta generalità di soggetti abilitati ad accedere al sistema "internet", nulla rilevando che tra costoro vi sia o possa esservi lo stesso soggetto diffamato». Cass. pen. Sez. V, 17/11/2000, n. 4741, in Riv. Pen., 2001, 156 Dir. Informazione e Informatica, 2001, 21. Su tale aspetto si tornerà nel corso del paragrafo dedicato alla individuazione del luogo di commissione del reato ai fini della relativa giurisdizione. 4 Cass. pen., n. 4741/2000, in Riv. Pen., 2001, 156 Dir. Informazione e Informatica, 2001, È doveroso dar conto, tuttavia, del pensiero di altra parte della dottrina secondo cui internet non sarebbe riconducibile all estensione semantica altro mezzo di pubblicità, ex art. 595, comma 3, c.p.; ad avviso di alcuni autori, invero, l estensione numerica degli utenti raggiungibili dal messaggio diffamatorio non è decisiva ai fini della configurazione dell aggravante in questione poiché il requisito della comunicazione con più persone richiede, in ogni caso, una potenzialità divulgativa: al contrario, la distinzione dovrebbe fondarsi su un connotato valutabile aprioristicamente, che qualifichi il mezzo divulgativo utilizzato in base alla sua natura e non al risultato in concreto sortito sul presupposto di un dato variabile come la consistenza numerica effettiva delle persone raggiunte dal messaggio. In tal senso Scopinaro, Internet e delitti contro l onore, in Riv. it. dir. proc. pen., 2000, 641 ss. 4 di 17

5 Come noto, per il reato di diffamazione, il codice penale prevede all art , due aggravanti: 1) se l offesa consiste nell attribuzione di un fatto determinato, con riferimento, cioè, ad un fatto preciso e specifico; 2) se l offesa è recata con l utilizzo del mezzo della stampa (giornali, televisione, altri mezzi di informazione) o di qualsiasi altro mezzo di pubblicità, tipo ad esempio internet. Orbene, si ritiene unanimemente che nella nozione di stampa di cui al citato articolo, debba essere ricompreso ogni prodotto idoneo alla sua diffusione in una molteplicità di esemplari, con mezzi meccanici o fisico-chimici; conformemente, per altri mezzi di pubblicità si intendono, in senso ampio, tutti gli altri mezzi divulgativi, quindi, anche internet. Il fondamento di tale assunto, volto appunto ad inquadrare il reato di diffamazione a mezzo internet nella fattispecie del reato di diffamazione aggravato, è correttamente individuato nella particolare diffusività del mezzo usato per divulgare il messaggio denigratorio. È stato giustamente rilevato, infatti, come internet sia un mezzo di comunicazione più democratico : chiunque, con costi relativamente contenuti e con un apparato tecnologico modesto, può creare un proprio sito, ovvero utilizzarne uno altrui 7. Poiché le informazioni e le immagini immesse nel web, relative a qualsiasi persona, sono fruibili (potenzialmente) in qualsiasi parte del mondo e da chiunque, il momento consumativo del reato coincide, di conseguenza, con quello della percezione del messaggio da parte di soggetti estranei sia all agente che alla persona offesa. È noto, peraltro, che il reato di diffamazione si consumi anche se la comunicazione e/o la percezione non siano contemporanee e contestuali, tuttavia, mentre nel caso di diffamazione commessa a mezzo posta o è necessario che l agente compili e spedisca una serie di messaggi ad uno o più destinatari, nel caso in cui l autore del reato di diffamazione realizzi o utilizzi uno spazio web, la comunicazione deve intendersi effettuata potenzialmente erga omnes 6 c.p. art Diffamazione. Chiunque, fuori dei casi indicati nell articolo precedente, comunicando con più persone, offende l altrui reputazione, è punito [c.p. 598] con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro Se l offesa consiste nell attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro Se l offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico [c.c. 2699] la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516. Se l offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate [c.p. 29, 64] 7 G. Pavone Il reato di diffamazione a mezzo stampa, 2008, in 5 di 17

6 (anche se nell ambito limitato di coloro che abbiano gli strumenti, la capacità tecnica o l autorizzazione a connettersi) Configurabilità del tentativo di reato e reato impossibile In relazione al reato di diffamazione a mezzo internet, parte della dottrina 8 ammette il tentativo, in considerazione del fatto che ove l offesa all altrui reputazione fosse arrecata tramite internet (via e mail o immettendo in rete informazioni o immagini lesive), sarebbe più facile differenziare anche sotto il profilo temporale i momenti della condotta e dell evento. E così, l agente, in un primo momento inserisce in rete gli scritti offensivi o denigratori dell altrui reputazione e, in un secondo momento, a distanza di un più o meno lungo arco di tempo, si avrà la consumazione del reato ex art. 595 c.p. quando i terzi, connettendosi con il sito o percependo il messaggio, consentiranno la verificazione dell evento. Sulla scorta di tali considerazioni ne deriva anche che, ove venga pubblicato sul web un messaggio dal contenuto diffamatorio e nessuno ne abbia preso conoscenza perché, ad esempio, nessuno ha visitato quel sito, in assenza di percezioni da parte dei terzi del messaggio diffamatorio, l azione si è sì certamente compiuta e perfezionata, ma non si è verificato l evento, per cui il reato non si è consumato. In giurisprudenza 9, poi, si ammette anche il reato impossibile rispetto alla fattispecie diffamazione a mezzo internet; a ben vedere, infatti, ove l azione sia inidonea, perché ad esempio l agente faccia uso di uno strumento difettoso, che solo apparentemente gli consenta l accesso ad uno spazio web ma che in realtà impedisce al messaggio di essere immesso in rete, si incorre nel cd. reato impossibile. 8 Seminara, La pirateria su internet e il diritto penale, in Riv. Trim. dir. Pen. Econ. 1997, pg di 17

7 3 I soggetti responsabili del reato di diffamazione on line Chi sono i soggetti responsabili del reato di diffamazione on line? L individuazione dei soggetti responsabilità per il fatto illecito commesso mediante diffamazione a mezzo internet, rappresenta un aspetto particolarmente delicato per i risvolti sotto il profilo della responsabilità; a ben vedere, infatti, tale individuazione dipende dall inquadramento di tale fattispecie di reato: se cioè, lo si inquadra alla stregua di ipotesi particolari, analogamente alla diffamazione a mezzo stampa o a mezzo di trasmissioni radio-televisive va applicata anche la relativa disciplina per quel che concerne la responsabilità? L interrogativo è, dunque, il seguente: se il reato di diffamazione in rete rientra, come rientra, a pieno titolo nella diffamazione aggravata di cui all art. 595, comma 3, si può conseguentemente applicare anche ad esso la disciplina che il codice penale e la speciale disciplina legislativa prevedono per il mezzo della stampa o della radiotelevisione, e quindi individuare i soggetti responsabili alla sua stregua? Per risponder a tale domanda proviamo ad indaghiamo su come si è pronunciata la giurisprudenza quando, chiamata a decidere su specifiche modalità di commissione del reato on line, ha dovuto decidere a chi imputare la responsabilità e per fare ciò ha dovuto verificare la possibilità di applicare la disciplina prevista per la diffamazione a mezzo stampa alla diffamazione on line Analizziamo, ad esempio, l orientamento della giurisprudenza (non sempre costante) chiamata al delicato impegno di qualificare giuridicamente la posizione del gestore di un sito internet, al fine di potergli ascrivere, sotto il profilo della responsabilità, il reato di diffamazione on line, pur se commesso dall utente del sito, invocando la responsabilità oggettiva di cui alla speciale disciplina prevista per la diffamazione a mezzo stampa. E su tale scorta, si può equiparare ad esempio il gestore di un sito internet all editore di una testata giornalistica e così applicargli la disciplina che il codice penale 10 dispone per i reati commessi a mezzo stampa, con particolare riferimento alla responsabilità oggettiva, e così configurare una 9 Cass. pen., n. 4741/2000, in Riv. Pen., 2001, 156 Dir. Informazione e Informatica, 2001, Il riferimento è alle norme sulla responsabilità dell editore di una testata giornalistica, ed in particolare agli articoli. 57 e 57-bis c.p., relativi ai reati commessi a mezzo stampa. 7 di 17

8 responsabilità per culpa in vigilando in capo ai gestori dei siti Internet per le violazioni commesse da terzi utenti del servizio offerto? Può, conseguentemente, considerarsi autore del reato di diffamazione a mezzo stampa, il gestore di un sito internet che ospiti notizie, informazioni o immagini lesive della altrui reputazione ma immesse dall utente? Ebbene, parte della dottrina 11 ritiene di poter equiparare il gestore di un sito internet ad un responsabile editoriale attribuendogli, così, l obbligo di verificare la legittimità di tutto il materiale pubblicato sul proprio server, compreso quello inviato da terzi. Secondo questa impostazione, pertanto, si incorrerebbe in una corresponsabilità del gestore del sito nell illecito commesso dall utente, consistente nel mancato adempimento dell obbligo di monitoraggio del materiale inviato sul proprio server. Tale assunto, tuttavia, è da rifiutare per diversi ordini di ragione. Innanzitutto, ad esso osta il rispetto del principio di legalità e così, quindi, le trasmissioni via internet non possono che considerarsi estranee alle disposizioni penali relative alla radiotelevisione in considerazione del fatto che esse si realizzano con modalità del tutto peculiari che nulla hanno a che vedere con le trasmissioni oggetto della regolamentazione specifica della stampa. Ad escludere l applicazione della legge sulla stampa alla diffamazione on line è anche il rispetto del divieto di estensione analogica in malam partem 12 delle norme penali sancito dall art. 14 delle disposizioni sulla legge in generale in virtù del quale non si possano applicare le norme richiamate dalla legge sulla stampa 13 ad un mezzo del tutto peculiare della comunicazione telematico, quale è, appunto, internet. Infine, la equiparazione tra internet e stampa è esclusa dalla incompatibilità delle caratteristiche tecniche di internet e delle modalità di diffusione delle pubblicazioni a mezzo internet che avvengono trasmettendo per via telematica determinati dati al server di un providere o webmaster 11 Chi sostiene questo richiama l art. 30 della l. 6 agosto 1990, n. 223 (Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato, in Gazz. Uff. 9 agosto 1990, n. 185, suppl. ord.), che attribuisce gli stessi obblighi dell editore di una testata al gestore di una radio o di una televisione. 12 Laddove, cioè, la norma penale da applicare sia più sfavorevole. 13 L 08/02/1948 n. 47. Art. 13. Pene per la diffamazione. Nel caso di diffamazione commessa col mezzo della stampa, consistente nell attribuzione di un fatto determinato, si applica la pena della reclusione da uno a sei anni e quella della multa non inferiore a lire di 17

9 accessibile a milioni di utenti, con la definizione di stampato fornita dalla l. n. 47 del 1948 ed in particolare dall art È stato evidenziato, infatti, sia in giurisprudenza 15 che in dottrina 16 come «l art. 1, l. n. 47 del 1948, individui come proprio campo di applicazione le riproduzioni tipografiche in qualunque modo destinate alla pubblicazione; tale definizione risulta assolutamente estranea alle comunicazioni telematiche, che utilizzano tecniche completamente diverse. Solo nell ipotesi in cui lo stampato venisse duplicato e diffuso verso una generalità di soggetti esso potrebbe acquistare rilevanza ai fini del succitato art. 1». La definizione di stampato di cui all art. 1 della legge sulla stampa che fa riferimento a tutte le riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisico-chimici, esclude, dunque, una interpretazione estensiva e/o analogica sulla scorta della quale applicare alla diffamazione a mezzo internet la normativa sulla stampa. Che nella nozione di stampa, secondo la prevalente interpretazione giurisprudenziale, non possa essere ricompresa quella di internet, (ragione per cui le norme codicistiche, nonchè la speciale disciplina legislativa per essa dettata, anche in tema di responsabilità oggettive, non possono applicarsi al nuovo mezzo di comunicazione e al reato di diffamazione on line) è confermato anche da autorevole dottrina G.U.P. Trib. Oristano, 6 giugno 2000, n. 137, evidenzia come il concetto di riproduzione che del concetto di stampato costituisce il fulcro, presupponga - da un punto di vista logico - una distinzione fisicamente percepibile tra l oggetto da riprodurre e le sue riproduzioni, essendo poi indifferente il procedimento fisico-chimico mediante il quale la riproduzione viene posta in essere. Al contrario, il testo pubblicato su sito internet non può in alcun modo essere considerato una riproduzione, poiché il relativo file si trova in unico originale sul sito stesso, e può essere consultato dall utente mediante l accesso al sito. I files pubblicati su internet non sono, in realtà, riproduzioni, ma documenti informatici originali. 15 Cass., 3 febbraio 1989 in Giust. pen., 1990, 2, 1974, «Ai fini della configurabilità di una fattispecie criminosa come reato commesso con il mezzo della stampa, le definizioni che di stampa e stampati fornisce l'art. 1, l. 8 febbraio 1948 n. 47, non sono suscettibili di interpretazione estensiva e/o analogica; ne consegue che non possono farsi rientrare né nel concetto di stampa né in quello di stampato le video-cassette preregistrate che vengono riprodotte con mezzi diversi da quelli meccanici o fisico-chimici richiamati dalla citata norma (fattispecie in tema di conflitto di competenza in ordine al reato di commercio di video-cassette pornografiche)» 16 Così, F. Marciano, Il reato di diffamazione a mezzo Internet - reati informatici, in 17 La citata pronuncia giurisprudenziale può, infatti, giovarsi del conforto di autorevole dottrina la quale, sin dalla nascita della vexata quaestio, ha evidenziato come, pur essendo innegabile che la nozione di comunicazioni telematiche 9 di 17

10 Tuttavia, sempre in dottrina, non è mancato chi ha colto uno «spiraglio per un equiparazione di Internet agli altri mezzi di comunicazione» nella l. 7 marzo 2001, n. 62 sul diritto d autore che fornisce una definizione estensiva di prodotto editoriale sino a ricomprendere qualsiasi prodotto su supporto cartaceo o su supporto informatico destinato a pubblicazione o diffusione con ogni mezzo anche elettronico. Partendo da tale premessa in giurisprudenza 18 è stato affermato che il sito internet deve essere ritenuto prodotto editoriale ai sensi dell art. 1, l. n. 62 del 2001, in quanto prodotto realizzato su supporto informatico destinato alla diffusione di informazioni con mezzo elettronico attraverso l immissione nella rete mondiale, accessibile in pratica a chiunque, di una serie di opinioni e informazioni. Ora, il fatto che all autore del reato di diffamazione on line o al gestore del sito internet che ha ospitato tale dichiarazione, non possa applicarsi, come visto, la specifica disciplina prevista espressamente per l aggravante derivante dall utilizzo della stampa o della radiotelevisione, non equivale a dire che ad essi non sia imputabile una generica responsabilità penale 19. E allora, è stato evidenziato 20 come in assenza di precise disposizioni normative che regolino specificatamente la materia in esame, ed in considerazione del menzionato orientamento giurisprudenziale, per quel che concerne la responsabilità penale dei gestori di siti internet, essa non può essere delineata a titolo di colpa per non aver impedito la commissione dell illecito, così come includa un attività di stampa, essa sia da considerare meramente eventuale e qualora abbia luogo è in ogni caso il soggetto utente a decidere se stampare e cosa stampare, riproducendo l intero documento o solo parte di esso; peraltro, non si può ignorare come esistano anche comunicazioni telematiche insuscettibili di tale operazione, quali i messaggi audio o video. In tal senso, Zeno-Zencovich, in La pretesa estensione alla telematica del regime della stampa: note critiche, in Dir. inform., 1998, 15 ss. 18 Ordinanza g.i.p. Trib. Latina, 7 giugno 2001, «Può essere sottoposto a sequestro preventivo ex art. 321 c.p. il sito Internet (inteso come insieme di hardware e software mediante il quale si genera il prodotto telematico sotto forma di trasmissione di flussi di dati) attraverso il quale viene commesso un reato; esso, in quanto prodotto editoriale ai sensi della l. n. 61 del 2001, si deve ritenere sottoposto, anche ai fini penali, alla disciplina riservata alla stampa. Di conseguenza, non trova applicazione l'art. 1 r.d.l. n. 561 del 1946, che limita a tre le copie il sequestro degli stampati disposto dal giudice penale, poichè si tratta di norma non richiamata dall'art. 1 l. n. 62 del 2001, e ontologicamente non applicabile ad Internet. 19 G.U.P. Trib. Oristano, 6 giugno 2000, n G. Pavone Il reato di diffamazione a mezzo stampa, 2008, in 10 di 17

11 per la stampa dispone l art. 57 c.p. (per i reati commessi con la stampa periodica) per i direttori e/o vice-direttori ma solo, eventualmente, a titolo di concorso nel reato (ex art. 110 c.p.), sempre che ne ricorrano tutti i presupposti: pluralità degli agenti; elemento soggettivo (dolo), inteso come volontà effettiva di cooperare nel reato; elemento oggettivo; contributo causale al verificarsi dell evento. Secondo un orientamento più recente, poi, la nozione di obbligo giuridico è sostituita dalla più ampia categoria posizione di garanzia, che non richiede l individuazione di uno specifico e preciso obbligo di impedire statuito da una fonte avente valenza giuridica, ma un dovere generico di protezione o controllo (di diritti o beni giuridici) nei confronti gli altri soggetti. Pertanto, nel rispetto del recente orientamento giurisprudenziale non occorre più rintracciare una fonte esplicita e specifica di tali doveri di protezione o controllo, dal momento che la fonte può essere tanto il sistema normativo nel suo complesso, quanto i rapporti esistenti fra più soggetti 21, ma anche l esercizio di un attività pericolosa 22 etc. E allora potrebbe, ed eventualmente a quale titolo, essere condannato il gestore di un blog? 23 Partendo dal cd. omesso impedimento dell evento di cui al codice penale, (art. 40, comma 2, c.p., secondo cui non impedire un evento che si abbia l obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo), l orientamento giurisprudenziale e dottrinale degli ultimi decenni interpreta tale locuzione in senso estensivo, come omesso impedimento del reato commesso da altri 24. Da qui nasce e si è ormai consolidato, dal combinato disposto degli artt. 110 e 40, co.2, c.p., il concorso mediante omesso impedimento del reato commesso da altri. Sulla base di tale principio, per rispondere di tale peculiare forma di concorso, la causalità è costituita proprio dall omesso impedimento che equivale ad un diretto e attivo contributo causale. Tuttavia, a conferma del contrasto giurisprudenziale, può essere menzionata una recente sentenza di merito che, contrariamente a quanto sin qui affermato, ha equiparato, da un punto di vista giuridico, 21 Contratto sociale, Cass. pen., sez. IV, 22 maggio 2007, n Cass. pen., sez. IV, 25 gennaio 2006, n Ancor più recentemente, le pronunce: Cass. pen., sez. IV, 4 marzo 2009, n ; Cass. pen., sez. IV, 5 dicembre 2008, n. 4675; Cass. pen., sez. IV, 2 dicembre 2008, n. 1866; Cass. pen., sez. IV, 27 novembre 2008, n ; Cass. pen., sez. IV, 22 ottobre 2008, n ; Cass. pen., sez. IV, 13 febbraio 2008, n Per una precisa ricostruzione giurisprudenziale ed una rivisitazione dei più importanti inquadramenti dottrinari sulla possibile applicazione della responsabilità oggettiva propria della disciplina sulla stampa al mezzo di comunicazione internet, si rinvia a G. Pavone Il reato di diffamazione a mezzo stampa, 2008, in 24 Cass. pen. Sez. III, , n. 3124, in CED Cassazione, di 17

12 la posizione del gestore di un blog a quella del direttore responsabile di una testata giornalistica stampata, condannando quest ultimo per il reato di diffamazione a mezzo stampa, affermando che «il gestore di un blog ha il totale controllo di quanto viene postato e, per l effetto, allo stesso modo di un direttore responsabile, ha il dovere di eliminare quelli offensivi» 25, sottoponendolo così, alla disciplina penalistica di cui all art. 596 bis.. 25 Trib. Aosta, 01/06/2006, in Giur. di Merito, 2007, 4, 1065 «Il "blogger" è penalmente responsabile ai sensi dell'art. 596-bis del c.p. in caso di violazione dell'obbligo di eliminazione dei contenuti offensivi pubblicati nel suo blog. La sua posizione, infatti, è identica a quella del direttore responsabile di una testata giornalistica stampata» In caso di violazione di tale obbligo giuridico il "blogger" risponde penalmente ai sensi dell'art. 596-bis c.p. 12 di 17

13 4 Il locus commissi delicti nella diffamazione on line e con particolare riferimento alla diffamazione tramite newsgroup Come emerso nel corso della lezione, in rete possono essere immesse immagini ed informazioni potenzialmente lesive dell altrui reputazione e ad esse possono potenzialmente accedere tutti in qualsiasi parte del mondo ci si trovi. E allora, ove venga compiuto il reato di diffamazione on line, in quale luogo rectius territorio esso deve considerarsi consumato? Come, cioè, si individua il giudice territorialmente competente? Nulla quaestio se l autore della notizia, informazione, e mail diffamatoria agisce nel territorio italiano e per di più collegato ad un server installato in Italia: in tal caso, infatti, sulla scorta del principio di territorialità, il reato si considera commesso in Italia con conseguente giurisdizione italiana. Quid iuris nel caso in cui, invece, l autore dello scritto lesivo dell altrui reputazione agisca dall estero e qui sia pure installato il server ed il messaggio sia ricevuto anche e non solo in Italia? Secondo l orientamento più volte richiamato dei supremi giudici di legittimità 26, essendo la diffamazione un reato di evento, esso si consuma al momento della percezione 27 dello stesso da 26 Cass. pen. Sez. V, 27/12/2000, n. 4741, in Dir. Pen. e Processo, 2002, 1, 57, «L'art. 6 c.p., statuendo al comma 2 che il reato si considera commesso nel territorio dello Stato quando su di esso si sia verificata in tutto ma anche in parte l'azione o l'omissione ovvero l'evento che ne sia conseguenza, consente al giudice italiano di conoscere di un reato tanto nel caso in cui sul territorio nazionale sia stata posta in essere la condotta quanto in quello in cui su di esso si sia verificato l'evento. Nel caso di specie, attinente ad una diffamazione consumata per via telematica, pur essendo l'iter criminis iniziato all'estero (ove si è compiuta l'azione diffamatoria attraverso l'immissione in rete dell'addebito offensivo), competente ad esercitare la funzione giurisdizionale è il giudice italiano quando l'evento del reato si sia manifestato, con la percezione (comprensione) dell'offesa, in Italia ove è avvenuta la connessione al sito web contenente le frasi e le immagini denigratorie.» 27 Tuttavia è da dire che anche chi come Picotti, in Profili penali delle comunicazioni illecite via Internet, in Dir. inform., 1999, 283 ss., ritiene che l effettiva percezione dell offesa non segni il momento consumativo del reato, non potendo considerarsi la diffamazione un reato di evento, conclude ugualmente per la giurisdizione italiana. Per una completa analisi delle diverse interpretazioni dogmatico-interpretative circa la qualificazione del reato di diffamazione e della conseguente giurisdizione per reato di diffamazione on line, si rinvia a F. Marciano, Il reato di diffamazione a mezzo Internet - reati informatici, in 13 di 17

14 parte dei terzi, estranei sia all autore del reato, che alla persona offesa, con conseguente giurisdizione italiana secondo quanto previsto dall art. 6, comma 2 c.p 28. in base al quale il reato si considera commesso nel territorio dello Stato, quando su di esso si sia verificata, in tutto, ma anche in parte, l azione o l omissione, ovvero l evento che ne sia conseguenza. Si tratta della c.d. teoria dell ubiquità che consente al giudice italiano di conoscere del fatto - reato, non solo nel caso in cui la condotta si sia riscontrata sul territorio nazionale, ma anche in quello in cui qui si sia anche verificato l evento. Insomma, un iter criminis iniziato all estero e conclusosi con l evento in Italia, sarà punito nello Stato italiano. Tra le varie modalità di commissione del reato di diffamazione attraverso la rete vi è senza dubbio quella compiuta tramite newsgroup 29, ovvero spazio virtuale creato su una rete di server interconnessi per discutere di variegati argomenti e sottoposto a controllo interno da parte di amministratori del sito. Naturalmente le difficoltà in tale ipotesi (ma anche in quelle in cui il reato di diffamazione sia stato commesso mediante messaggi di posta elettronica o mediante l inserimento degli scritti lesivi dell altrui reputazione in siti internet) derivano dal fatto che non si può conoscere con precisione il luogo in cui si è configurato il reato, quello, cioè, in cui si completa la comunicazione con più persone, utile per la individuazione del foro competente e che tuttavia occorre rispettare il principio di certezza del diritto nella opportunità di individuare un giudice unico. Ebbene, un recente orientamento 30, pronunciandosi su una fattispecie di reato di diffamazione tramite newsgroup, in merito al cd. forum commissi delicti, al luogo, cioè, in cui deve ritenersi commesso il reato e, conseguentemente, alla relativa giurisdizione in tema di risarcimento del 28.p. art. 6. Reati commessi nel territorio dello Stato. Chiunque commette un reato nel territorio dello Stato (1) è punito secondo la legge italiana. Il reato si considera commesso nel territorio dello Stato [c.p. 4], quando l'azione o l'omissione, che lo costituisce, è ivi avvenuta in tutto o in parte, ovvero si è ivi verificato l'evento che è la conseguenza dell'azione od omissione. 29 S. Sica V. Zeno Zencovich, Manuale di diritto dell informazione e della comunicazione, Cedam, Cass. civ. Sez. III (Ord.), 08/05/2002, n «In caso di obbligazione risarcitoria ex artt e 2059 c.c. conseguenti a diffamazione posta in essere via Internet tramite l inserimento di un messaggio all interno di un newsgroup, il foro competente ai sensi dell art. 20 c.p.c. è quello del luogo in cui il danneggiato ha il proprio domicilio, in quanto essendo la sede principale dei propri affari ed interessi e questo il luogo in cui le conseguenze negative dell illecito diffamatorio si producono in misura più rilevante», in Giur. It., 2003, di 17

15 danno extracontrattuale, patrimoniale 31 e morale 32, per lesione del diritto alla reputazione altrui, compiuta mediante l inserimento nella rete telematica (Internet), attraverso un "newsgroup", di frasi offensive, ha fatto riferimento al domicilio della persona offesa. Ebbene, il "forum commissi delicti", ai fini della individuazione del giudice territorialmente competente a decidere la causa a norma dell art. 20 c.p.c., è stato individuato dai giudici di legittimità nel luogo di verificazione dei lamentati danni in conseguenza dell evento diffamatorio, luogo che i giudici hanno fatto coincidere con il luogo in cui il soggetto offeso ha il proprio domicilio, atteso che, essendo il domicilio la sede principale degli affari e degli interessi, esso rappresenta il luogo in cui si realizzano le ricadute negative dell offesa alla reputazione. 31 Quello cioè che deriva da una perdita o da un mancato incremento del patrimonio in termini di valutazione economica, per esempio la perdita di occasioni di lavoro. 15 di 17

16 5 Conclusioni Dall analisi normativa e giurisprudenziale compiuta e dalle considerazioni sopra esposte, emerge chiaramente quanto si renda necessario, pur consapevoli delle difficoltà, un intervento del Legislatore volto a disciplinare il mondo Internet non solo nel suo complesso, ma anche e soprattutto come strumento di comunicazione attraverso il quale si possono compiere vari reati. E così, dunque, si impone al Legislatore anche una specifica disciplina per il reato di diffamazione on line. La rete rappresenta senza dubbio uno dei tanti mezzi di diffusione di notizie potenzialmente lesive dell onore e della reputazione altrui, non può quindi essere estranea ad una specifica disciplina. La pubblicazione on line di qualsiasi notizia, giornalistica o meno, la trasmissione di messaggi di posta elettronica, necessitano di una regolamentazione in modo tale da tutelare il diritto costituzionale alla libertà di manifestazione del pensiero, ma anche i diritti della personalità. Si tratta di un contemperamento di interessi e valori che non può che esser affidato al Legislatore il cui intervento si rende sempre più improcrastinabile anche in considerazione della continua evoluzione del mondo internet verso il quale ben dovrebbero essere estesi quei controlli propri del più classico mondo dell informazione. 32 Quello cioè relativo a sofferenze, compassioni, turbamenti della personalità, imbarazzo, stress, menomazione delle potenzialità relazionali, preoccupazioni varie etc. 16 di 17

17 Bibliografia Il reato di diffamazione a mezzo stampa di Gianmichele Pavone, 2008, in Scopinaro, Internet e delitti contro l onore, in Riv. it. dir. proc. pen., 2000, 641 ss. Seminara, La pirateria su internet e il diritto penale, in Riv. Trim. dir. Pen. Econ Zeno-Zencovich, in La pretesa estensione alla telematica del regime della stampa: note critiche, in Dir. inform., 1998, 15 ss. S. Sica V. Zeno Zencovich, Manuale di diritto dell informazione e della comunicazione, Cedam, 2012 F. Marciano, Il reato di diffamazione a mezzo Internet - reati informatici, in 17 di 17

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