INCONTRO SUL TEMA: D. LGS. N. 81/2008, ART. 300

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1 INCONTRO SUL TEMA: D. LGS. N. 81/2008, ART. 300 La norma applica a tutti i casi di omicidio colposo o lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme sulla salute e sicurezza sul lavoro, il D. Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, intitolato: Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica.

2 Il D. Lgs. 231/01 prevede che, quando venga commesso un reato nell interesse o a vantaggio di un ente, anche quest ultimo sia chiamato a risponderne in sede penale, insieme alla persona fisica (datore di lavoro, dirigente, preposto, ecc.). L ente, a differenza della persona fisica, se riconosciuto colpevole non viene punito con sanzioni penali, bensì mediante l applicazione di apposite sanzioni amministrative. Per ente s intendono le persone giuridiche, le società e le associazioni prive di personalità giuridica. Sono esclusi lo Stato, gli enti pubblici territoriali (Regioni, Comuni), gli altri enti pubblici non economici, nonché gli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale. Infine, tali norme non si applicano alle ditte individuali.

3 QUANDO RISPONDE L ENTE L ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da: a) persone che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione dell ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso; b) persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a).

4 SANZIONI Art. 300 D. Lgs. n. 81/08 1) L omicidio colposo commesso con violazione dell'articolo 55, comma 2, del D. Lgs. n. 81/08, è punito con una sanzione pecuniaria in misura pari a quote e con sanzioni interdittive per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore ad un anno. 2) L omicidio colposo commesso con violazione di una o più delle altre norme prevenzionistiche, è punito con una sanzione pecuniaria in misura non inferiore a 250 quote e non superiore a 500 quote e con sanzioni interdittive per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore ad un anno. 3) Le lesioni colpose gravi o gravissime commesse con violazione delle norme prevenzionistiche, sono punite con una sanzione pecuniaria in misura non superiore a 250 quote e con sanzioni interdittive per una durata non superiore a sei mesi.

5 A) La sanzione pecuniaria Art. 10, D. Lgs. 231/01 Il valore della quota va da 258,23 a 1.549,37 Euro. B) Le sanzioni interdittive Art. 9, 2 comma, D. Lgs. 231/01 Le sanzioni interdittive sono: a) l interdizione dall esercizio dell attività; b) la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell illecito; c) il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio (si veda anche l art. 38 D. Lgs. 163/06 - Codice degli appalti pubblici); d) l esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l eventuale revoca di quelli già concessi; e) il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

6 PRESUPPOSTI PER L APPLICAZIONE DELLE SANZIONI INTERDITTIVE Art. 13 D. Lgs. 231/01 Le sanzioni interdittive si applicano solo quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni: a) l'ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità e il reato è stato commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all'altrui direzione quando, in questo caso, la commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative; b) in caso di reiterazione degli illeciti.

7 IL COMMISSARIO GIUDIZIALE Art. 15 D. Lgs. 231/01 Qualora sussistano i presupposti per l applicazione di una sanzione interdittiva che determini l interruzione dell attività dell ente, il giudice dispone la prosecuzione dell attività da parte di un commissario per un periodo pari alla pena che sarebbe stata applicata, se ricorre almeno una delle seguenti condizioni: a) l ente svolge un pubblico servizio o un servizio di pubblica necessità la cui interruzione può provocare un grave pregiudizio alla collettività; b) l interruzione dell attività può provocare, tenuto conto delle dimensioni e delle condizioni economiche del territorio in cui è situato l ente, rilevanti ripercussioni sull occupazione. Compiti e poteri del commissario sono indicati dal Giudice.

8 PROVA LIBERATORIA Stabilisce l art. 6, primo comma, D. Lgs. 231/01 che, quando il reato è commesso da soggetti in posizione apicale, l ente non risponde se prova che: a) l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; b) il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo. c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione; d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo di cui alla lettera b).

9 Se, invece, il reato è commesso dai sottoposti alla direzione o alla vigilanza dei soggetti apicali, l art. 7, primo comma, D. Lgs. 231/01 stabilisce che l ente non risponde se, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi.

10 LINEE GUIDA PER L IDONEITA DEI MODELLI Art. 6, secondo comma, D. Lgs. 231/01 I modelli, per essere idonei, devono: a) individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati; b) prevedere protocolli diretti a programmare la formazione e l attuazione delle decisioni dell ente in relazione ai reati da prevenire; c) individuare le modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee a impedire la commissione dei reati; d) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l osservanza dei modelli; e) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.

11 L EFFICACE ATTUAZIONE DEI MODELLI Il D. Lgs. 231/01 richiede che i modelli siano non solo idonei e adottati, ma anche efficacemente attuati. Ai sensi dell art. 7, secondo comma, D. Lgs. 231/01, l efficace attuazione del modello, richiede: a) una verifica periodica e l eventuale modifica dello stesso quando sono scoperte significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell organizzazione o nell attività; b) un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.

12 In sintesi, l adozione e l efficace attuazione di idonei modelli di organizzazione e di gestione rilevano sotto diversi profili. Se approntati in via preventiva, determinano l esenzione da responsabilità dell ente. Se attuati successivamente alla commissione del reato (prima, però, della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado), comportano la riduzione della sanzione pecuniaria (art. 12, secondo comma, D. Lgs. 231/01) e l inapplicabilità delle sanzioni interdittive (art. 13, terzo comma e art. 17, D. Lgs. 231/01). Infine, i modelli, attuati dopo il termine posto dall art. 17 (dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado), consentono comunque la possibilità di richiedere la conversione della sanzione interdittiva in sanzione pecuniaria (art. 78 D. Lgs. 231/01).

13 Prime pronunce giurisprudenziali sul contenuto dei modelli - I componenti dell organo di vigilanza devono possedere capacità specifiche in tema di attività ispettiva e consulenziale (a tale scopo si riconosce che la funzione di organo di vigilanza possa essere svolta dal collegio sindacale). - Il modello deve prevedere quale causa di ineleggibilità a componente dell organo di vigilanza la sentenza di condanna o patteggiamento, per uno dei reati di cui al D. Lgs. 231/01. - Il modello deve differenziare tra formazione rivolta ai dipendenti nella loro generalità, ai dipendenti che operino in specifiche aree a rischio reato, all organo di vigilanza ed ai preposti al controllo interno. - Il modello deve prevedere il contenuto dei corsi di formazione, la loro frequenza, obbligatorietà, controlli di frequenza e di qualità sul contenuto dei programmi.

14 - Il modello deve comminare sanzioni disciplinari verso gli amministratori che non abbiano individuato ed eliminato violazioni del modello e la commissioni di reati. - Il modello deve prevedere procedure di ricerca ed identificazione dei rischi in presenza di circostanze particolari (emersione di precedenti violazioni, elevato turn-over di personale). - La previsione di controlli di routine e a sorpresa comunque periodici nei confronti delle attività aziendali sensibili rispetto al rischio reato. - La previsione dell obbligo per i dipendenti, direttori, gli amministratori di riferire all organismo di vigilanza notizie rilevanti relative alla vita dell ente, a violazioni del modello o alla consumazione di reati.

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