EREDITÀ GIACENTE artt c.c.

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1 EREDITÀ GIACENTE artt c.c. Sommario 1. PREMESSA ART. 528 NOMINA CURATORE ATTIVITÀ DEL CURATORE DELL EREDITÀ GIACENTE: POTERI ED OBBLIGHI ART. 529 OBBLIGHI DEL CURATORE ART. 530 PAGAMENTO DEI DEBITI EREDITARI ART. 531 INVENTARIO, AMMINISTRAZIONE E RENDIMENTO DEI CONTI ART. 532 CESSAZIONE DELLA CURATELA: ACCETTAZIONE DELL'EREDITÀ PREMESSA Tra gli istituti previsti dal nostro ordinamento giuridico a tutela del patrimonio ereditario vi è quello dell eredità giacente, disciplinato dagli art. 528 ss. del codice civile, volto ad evitare che, nel caso in cui il chiamato non eserciti i poteri di cui all'art.460c.c., i beni ereditari rimangano privi di tutela giuridica nella fase tra il momento di apertura della successione e quello di accettazione. Detto istituto, poi, a differenza dell'eredità vacante, che si ha quando nessuno può accettare, con conseguente successione da parte dello Stato, ex art. 686 c.c., sussiste fintantochè vi è la possibilità di accettazione da parte del chiamato. La ratio della disciplina normativa dell istituto si rinviene, pertanto, nell esigenza di garantire un adeguata amministrazione del patrimonio ereditario in vista del soddisfacimento delle esigenze creditorie (art. 530 c.c.) o dell accettazione da parte dei chiamati all eredità, venendo a cessare in quest ultima ipotesi le funzioni del curatore e la finalità della stessa giacenza dell eredità (art. 532 c.c.). 2. ART. 528 NOMINA CURATORE Il codice richiede un duplice presupposto per la dichiarazione di giacenza dell eredità: 1) mancata accettazione dell eredità da parte dei chiamati; 2) necessità che i chiamati, ex lege o ex testamento, non siano nel possesso dei beni ereditari (art. 528 co. I c.c.). Dal punto di vista pratico l esigenza della dichiarazione della giacenza dell eredità si profila anche nel caso in cui i chiamati all eredità sono ignoti, ed in quanto tali, non abbiano accettato l eredità né siano nel possesso dei beni ereditari. Pertanto, anche nel caso de quo il patrimonio ereditario si 1

2 viene a trovare in assenza di soggetti che lo possano amministrare per cui si ravvisa la necessità della dichiarazione dell eredità giacente con la contestuale nomina di un curatore della stessa. Competente alla dichiarazione di giacenza dell eredità è il giudice unico (competente funzionalmente all emanazione di atti di volontaria giurisdizione) del luogo di apertura della successione, che, come noto, coincide con il luogo dell ultimo domicilio del de cuius (art. 456 c.c.). Il procedimento può essere attivato d ufficio o su istanza proveniente da parte di soggetti interessati, tra cui è da ritenere siano inclusi i creditori dell eredità i quali hanno evidentemente interesse alla nomina di un soggetto che possa amministrare il patrimonio ereditario al fine di ottenere il soddisfacimento delle proprie ragioni creditorie. In particolare, tra i soggetti legittimati alla nomina del curatore vi sono, oltre ai creditori ereditari, i legatari, esecutori testamentari che abbiano rinunziato alla loro carica e il pubblico ministero a tutela degli interessi dell erario attesa la possibilità di devoluzione allo stato del patrimonio ereditario in mancanza di altri successibili sino al sesto grado di parentela. L incarico di curatore ex art. 528 c.c., non rivestendo il carattere di ufficio a carattere obbligatorio, è sempre rinunciabile da parte del soggetto nominato e può essere revocato da parte del giudice unico, sia in funzione dell esistenza di chiamati all eredità che siano nel possesso dei beni ereditari, sia al fine di procedere alla sua sostituzione con un altro curatore che dia maggiori garanzie di un corretto e diligente svolgimento dell incarico. Il provvedimento di nomina del curatore dell'eredità giacente, ex art. 528 c.c., è atto di volontaria giurisdizione privo del requisito della decisorietà e dell'attitudine ad acquistare autorità di cosa giudicata sostanziale. Come tale non è suscettibile di impugnazione ex art. 111 cost. nè con il regolamento di competenza. (Cass. civ.17/05/2001, n.6771) 3. ATTIVITÀ DEL CURATORE DELL EREDITÀ GIACENTE: POTERI ED OBBLIGHI L attività del curatore dell eredità giacente, rivestendo il carattere di un ufficio pubblico, anche se non obbligatorio, come sopra rilevato, è soggetta alla vigilanza del Giudice a cui il codice attribuisce una serie di penetranti poteri che si concretizzano: 1) nella possibilità di revoca della nomina del curatore, anche ai fini di una sua eventuale sostituzione; 2) nell eventuale determinazione di un termine per la presentazione del conto di gestione; 3) nella vigilanza sull attività espletata dal curatore stesso; 4) nella necessità di autorizzare, ex art. 782 comma 2 c.p.c., l attività di straordinaria amministrazione del curatore. In merito all attività di ordinaria amministrazione, è da ricordare, che il curatore può agire in modo autonomo fatta salva la vigilanza dell autorità giudiziaria che ha proceduto alla nomina della stesso, necessita. 2

3 Il codice ha dedicato solo due norme, l'art. 529 e 530 c.c., alla descrizione dei poteri ed obblighi relativi all attività del curatore, prevedendo tra l altro, l applicazione della normativa dettata dal codice civile in materia di beneficio d inventario (artt. 484 e ss. del codice civile) al curatore dell eredità giacente. 4. ART. 529 OBBLIGHI DEL CURATORE L articolo 529 c.c., in particolare, prevede la necessità per il curatore di procedere l inventario al fine di determinare la consistenza patrimoniale dell asse ereditario in vista dell esercizio dei suoi poteri e/o obblighi previsti dal codice (es. pagamento dei debiti vantati da creditori del de cuius, riscossione di canoni di locazione relativi a beni immobili di proprietà del de cuius, esercizio di azioni giudiziarie a tutela dell asse ereditario etc.). Il curatore, deve, poi, esercitare e promuovere le ragioni dell'eredità, rispondere alle istanze proposte contro la medesima, amministrarla, depositare presso le casse postali o presso un istituto di credito il denaro che si trova nell'eredità o si ritrae dalla vendita dei beni mobili o immobili ed, infine, rendere conto della propria amministrazione. L'enumerazione contenuta nella norma in esame è da considerarsi, in ogni caso, esemplificativa e non tassativa, potendo, pertanto, il curatore compiere tutti gli atti necessari alla conservazione ed amministrazione del patrimonio ereditario. Poiché, ai sensi dell'art. 529 c.c., il Curatore dell'eredità giacente, seppure non è un rappresentante in senso proprio del chiamato all'eredità, è legittimato sia attivamente che passivamente in tutte le cause che riguardano l'eredità e il cui svolgimento rientra negli scopi che la sua attività è destinata a realizzare in rapporto agli interessi che ne rappresentano il presupposto, costituisce valido atto interruttivo del decorso della prescrizione l'atto di citazione notificato - in una controversia relativa a diritti ereditari - al Curatore dell'eredità giacente. (Cass. civ.16/03/2004, n.5334). 5. ART. 530 PAGAMENTO DEI DEBITI EREDITARI Il curatore può, inoltre, provvedere al pagamento dei debiti ereditari e dei legati, previa autorizzazione del tribunale. Se però alcuno dei creditori o dei legatari fa opposizione il curatore non può procedere ad alcun paagemtno, ma deve provvedere alla liquidazione dell'eredità secondo le norme degli art. 498 e ss. Si significa come il pagamento dell'eredità possa essere effettuato solo dopo la redazione dell'inventario e che detto pagamento vada effettuato secondo l'ordine di presentazione delle domande. 6. ART. 531 INVENTARIO, AMMINISTRAZIONE E RENDIMENTO DEI CONTI A dette attività si applicano le norme della sezione II del capo V titolo I, ossia che riguardano 3

4 l'accettazione con beneficio di inventario, esclusa, comunque, la limitazione della responsabilità per colpa, sichhè il curatore è responsabile anche per colpa lieve, in quanto deve adempiere ai propri compiti con la diligenza del buon padre di famiglia. Al curatore dell'eredità giacente, inoltre, non può essere imposta la prestazione di una cauzione ed inapplicabile sono anche le norme che prevedono la decadenza dal beneficio. 7. ART. 532 CESSAZIONE DELLA CURATELA: ACCETTAZIONE DELL'EREDITÀ Come sopra evidenziato, la dichiarazione di giacenza dell eredità è strumentale all amministrazione e conservazione del patrimonio ereditario privo di un attuale titolare per cui il curatore cessa dalle sue funzioni con l accettazione dell eredità da parte di almeno uno dei chiamati, non potendosi configurare la fattispecie della c.d. eredità giacente pro quota. In merito è necessaria un accettazione espressa da parte del chiamato, anche se con beneficio d inventario, non essendo sufficiente per la cessazione delle funzioni del curatore il mero possesso dei beni ereditari (cd. accettazione tacita), inoltre è necessario che la predetta dichiarazione non promani da un soggetto che rivesta la qualità di legatario che si configura come creditore dell eredità stessa. Altra ipotesi in cui si giunge alla cessazione della giacenza dell eredità è quella di mancanza di successibili sino al sesto grado con la conseguente devoluzione dell eredità allo stato che risponderà dei debiti ereditari e dei legati non oltre il valore del patrimonio ereditario(art. 586 c.c.). La cessazione di giacenza dell eredità non è da confondere con le fattispecie di cessazione del curatore dalle sue funzioni es. nei casi di revoca dell incarico da parte del giudice, di rinunzia allo stesso da parte del curatore, o di altri eventi che incidono sulla sua sfera giuridica quali provvedimenti giurisdizionali che implicano un riconoscimento di un suo stato d incapacità assoluta o relativa (es. sentenza di interdizione o inabilitazione del curatore). In particolare, allorché si maturano i relativi presupposti il curatore sarà tenuto a produrre una relazione finale al giudice unico chiedendo contestualmente la dichiarazione di cessazione della giacenza stessa e della relativa curatela. La relazione dovrà contenere un elencazione analitica di tutte le passività della gestione dell eredità giacente (es. spese sostenute per cercare di rintracciare beni ereditari e/o chiamati all eredità, spese per procedure giudiziarie, compensi per il cancelliere e/o lo stimatore, etc.) Nel caso in cui vi siano somme, precedentemente depositate nei modi indicati dall autorità giudiziaria (solitamente libretti di risparmio postale intestati all eredità giacente e vincolati all ordine del giudice), il curatore chiederà al giudice unico la devoluzione delle stesse al demanio dello stato. Il curatore per l attività espletata ha diritto alla liquidazione di un compenso, nonché al rimborso 4

5 delle spese eventualmente sostenute per l'amministrazione dell'eredità. La relativa istanza va notificata agli aventi diritto all'eredità, in ossequio al principio del contraddittorio, risultando, in difetto, affetta da nullità. Il curatore dell'eredità giacente, per ottenere la liquidazione del compenso per l'incarico espletato, deve proporre l'istanza nei confronti degli aventi diritto all'eredità, ovvero, ove i chiamati vi abbiano rinunciato, degli ulteriori successibili, oltre che degli eventuali creditori dell'eredità e dei soggetti comunque interessati a proporre azioni nei confronti dell'eredità medesima, instaurando nei loro riguardi il contraddittorio. In difetto, il procedimento di liquidazione è affetto da nullità, e non produce alcuna efficacia la pronuncia emessa dal giudice competente nei confronti dei contraddittori non sentiti (Cass. Civ. 09/03/2006, n. 5082). Il principio del contraddittorio, sancito dall'art. 101 c.p.c., deve essere applicato anche ai procedimenti di volontaria giurisdizione, tutte le volte che sia identificabile un controinteressato; pertanto, il curatore dell'eredità giacente, per ottenere la liquidazione del compenso per l'incarico espletato, deve istituire il contraddittorio nei confronti degli obbligati al pagamento relativo, con la conseguenza che, qualora non ottemperi a ciò, il procedimento ed il provvedimento di liquidazione sono nulli ed improduttivi di effetti nei riguardi dei controinteressati non sentiti. Peraltro, essendo il provvedimento di liquidazione del compenso decisorio e definitivo, può essere impugnato con il ricorso per cassazione ex art. 111 cost. (Cass. civ. 20/08/2002, n.12286). 5

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