TRIBUNALE DI MODENA REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

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1 Interessi Anatocismo Clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi Contratto mediante moduli - Uso normativo Esclusione Uso negoziale - Nullità della pattuizione Retroattività - Prescrizione e decadenza Prescrizione ordinaria - Contratti di deposito bancario Ripetizione di interessi anatocistici Prescrizione - Decorrenza del termine dalla chiusura del conto Unitarietà del rapporto - Prescrizione decennale Sussistenza - Rif.Leg.artt.1283,2947,2948 cc;art.25 D.lgs 342/99; Sentenza n.1862/05 Pronunziata il 28/10/2005 Depositata il 08/11/2005 TRIBUNALE DI MODENA REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL GIUDICE UNICO, DOTT.SSA CAROLINA GENTILI HA PRONUNCIATO LA SEGUENTE S E N T E N Z A NELLA CAUSA N. 2047/2002 PROMOSSA DA GRUPPO XX SPA, XX MODENA SRL, XX DIAGNOSTIC CENTER MODENA, rapp.te e difese dall'avv.marco Ariani Parte attrice CONTRO YY BANCA SPA, rapp.ta e difesa dall'avv.to Antonio Formaro Parte convenuta Oggetto: anatocismo (art.1283 c.c.) Con citazione notificata il 2 maggio 2002 parte attrice conveniva in giudizio la YY Banca spa per sentire accertare e dichiarare illegittima la capitalizzazione trimestrale degli interessi operata dalla banca convenuta nei confronti delle società attrici in relazione ai rapporti intrattenuti con la stessa, con conseguente condanna alla restituzione di quanto indebitamente percepito. In particolare la XX Ospital era titolare del c/c, e del conto anticipi n.35788, la XX Diagnostic era titolare del c/c n e del conto anticpi n.35790, il Gruppo XX del c/c n.35791, rapporti tutti cessati nel 1996 quando le predette società avevano attraversato un momento di carenza di liquidità che aveva indotto la allora Rolo Banca 1473 a revocare ogni agevolazione e anticipazione bancaria. Esponevano le società attrici che, poiché a partire dal 1999 era stata sancita dalla Corte di Cassazione la nullità delle clausole contrattuali bancarie di capitalizzazione trimestrale degli interessi, la banca convenuta era tenuta alla restituzione degli interessi richiesti per

2 effetto della capitalizzazione predetta, integrante il cd.anatocismo, in quanto contraria al disposto dell'art.1283 c.c. per la mancanza di uso normativo in tal senso. Si costituiva la YY BANCA SPA eccependo: - la prescrizione delle richieste avanzate da controparte, integralmente per quanto concerneva il c/c n e sino al per gli altri rapporti e che, comunque, soltanto la Gruppo XX aveva interrotto la prescrizione con la racc ; - la nullità dell'atto introduttivo per mancata individuazione dei periodi di tempo ai quali riferire la richiesta di ricalcalo degli interessi anatocistici; - la sussistenza di un uso normativo bancario che prevedeva la possibilità di applicare la capitalizzazione trimestrale anche dopo il revirement del 1999 della Corte di Cassazione, uso che trovava un riconoscimento normativo anche a seguito della dichiarazione di incostituzionalità dell'art. 25 comma 3 del d.lgs n.342; - la possibilità di applicare l'art.1831 c.c. in tema di conto corrente ordinario, che consente la capitalizzazione quale conseguenza della periodica chiusura del conto corrente, anziché l'art.1283 norma più generale e comunque relativa agli interessi corrispettivi dovuti per crediti liquidi ed esigibili o per gli interessi moratori, non estensibile agli interessi compensativi operanti nel conto corrente bancario e nel contratto di mutuo. Va analizzata preliminarmente l'eccezione di nullità dell'atto introduttivo sollevata dalla convenuta e fondata sulla indeterminatezza dell'oggetto, non essendo stato specificata la cifra richiesta né i criteri di calcolo. In realtà la citazione enuncia chiaramente che la banca convenuta ha operato la capitalizzazione trimestrale sui rapporti di conto corrente e conto anticipi intrattenuti con le società attrici fino al 1996 e che, stante la nullità della clausola che consentiva l'anatocismo per violazione dell'art.1283 c.c., la banca era tenuta alla restituzione degli interessi sugli interessi. La domanda è quindi determinata nella causa petendi e nella domanda di restituzione, anche senza la quantificazione del dovuto da calcolarsi in giudizio. Quindi soltanto il valore della causa è indeterminato, non la domanda. Quanto alla prescrizione del diritto alla restituzione delle somme sino al , cioè nei dieci anni anteriori alla notifica dell'atto di citazione, si ritiene non corretta la decorrenza del termine indicato dalla convenuta. In primis la raccomandata interruttiva della prescrizione è stata inviata da tutte e tre le società costituite nel presente giudizio in pari data (doc.1 e 2 attore) In secondo luogo la decorrenza del termine di prescrizione nel contratto di deposito bancario regolato in conto corrente per la restituzione delle somme indebitamente trattenute dalla banca a titolo di interessi inizia dalla data di cesura definitiva del rapporto, in quanto i contratti bancari di credito con esecuzione ripetuta di più prestazioni sono contratti unitari, che danno luogo ad un unico rapporto giuridico, anche se articolato in una pluralità di atti esecutivi; perciò la serie successiva di prelievi, versamenti ed accreditamenti non dà luogo a singoli rapporti costitutivi e/o estintivi), ma determina solo variazioni quantitative dell'unico originario rapporto costituito tra banca e cliente (in tal senso Cass n.2262 e n.4389).

3 Nel caso di specie quindi il termine decennale di prescrizione (e non quello quinquennale di cui all art c.c., che si calcola soltanto nei rapporti in cui gli interessi debbano essere disposti periodicamente) va computato a ritroso così come individuato nella relazione del consulente tecnico, dott. Alessandro Clò, considerando l'intero periodo di durata del rapporto, di cui si parlerà infra. Poiché tutti i rapporti hanno una durata inferiore ai dieci anni la prescrizione non può neppure avere applicazione, essendosi estinti non prima del 1993 e avendo la raccomandata interrotto la prescrizione per tutti i rapporti. Per la verità i conti corrente e conti anticipi indicati in citazione sono cessati successivamente al 1996 e quindi per tutti quelli sub [ termine non leggibile, n.d.r..] è stata validamente interrotta la prescrizione. Passando quindi al merito della questione, ovvero alla possibilità della banca di applicare il divieto di interessi anatocistici di cui all'art.1283 c.c., si osserva che è pacifico nella giurisprudenza di legittimità e di merito che gli usi contrari di cui al predetto articolo debbano essere considerati usi normativi. Orbene, ciò premesso, fino al 1999 si era ritenuto che i limiti all'applicazione degli interessi sugli interessi non trovassero applicazione in materia bancaria, considerando appunto gli usi bancari come normativi, poiché la materia degli interessi composti nei rapporti contrattuali tra banca e cliente erano retti dalle Norme Bancarie Uniformi. In forza di tali regole, mentre gli interessi passivi venivano capitalizzati periodicamente dall'istituto di credito sul conto del cliente-debitore (generalmente con cadenza trimestrale), potendo quindi produrre ulteriori interessi passivi nel periodo successivo, gli interessi attivi, dovuti dalla banca al cliente, venivano conteggiati per lo più in sede di chiusura annuale. Come accennato, nel 1999 la Suprema Corte con una serie di sentenze coeve (.n.2374 del , n.3096 del , n del ) ribaltò l'orientamento di cui sopra, dichiarando la nullità delle clausole che prevedevano la capitalizzazione trimestrale degli interessi, sul presupposto che esse costituivano usi negoziali e non normativi e pertanto non potevano derogare all'art.1283 c.c. A seguito delle predette decisioni venne emanato il D.Lgs 342/99, il cui art.25 considerò valide le clausole di capitalizzazione trimestrale contenute nei contratti stipulati anteriormente alla data di entrata in vigore della delibera del CICR (deputata a stabilire modalità e criteri per l'anatocismo bancario), mentre per quelle concluse successivamente le banche dovevano adeguarsi alla delibera medesima. La Corte Costituzionale, tuttavia, con la nota sentenza n.425/00 dichiarò affetta da incostituzionalità detta noma, che quindi non poté più, almeno formalmente, trovare applicazione, con la conseguenza che si tornò nuovamente a discutere sulla validità o meno della clausola di capitalizzazione degli interessi. Stante i contrasti giurisprudenziali insorti anche all'interno della Corte di Cassazione, la cui tendenza maggioritaria riteneva peraltro la nullità del patto, quest'ultima è intervenuta con la sentenza a sezioni unite n.21095/2004, affermando, ancora una volta, che il patto di capitalizzazione trimestrale degli interessi, sistematicamente inserito dagli istituti di credito nei contratti conclusi mediante formulari, non ha mai costituito -né oggi né in passato- un uso normativo e pertanto non è mai stato valido. Ne consegue che la relativa clausola è insanabilmente nulla, anche se stipulata in epoca anteriore al revirement col

4 quale la Corte di Cassazione, nel 1999, ha espressamente affermato la nullità delle clausole suddette. Tale decisione si fonda sull'assunto che gli usi contrari, citati nell'art.1283 c.c. quali fonti idonee a derogare al divieto di anatocismo, siano soltanto quelli normativi e che dalla comune esperienza emerge che i clienti si sono nel tempo adeguati all'inserimento della clausola anatocistica non in quanto ritenuta conforme a norme di diritto oggettivo già esistenti o che sarebbe auspicabile fossero esistenti nell'ordinamento, ma in quanto comprese nei moduli predisposti dagli istituti di credito, in conformità con le direttive dell'associazione di categoria, insuscettibili di negoziazione individuale e la cui sottoscrizione costituiva al tempo stesso presupposto indefettibile per accedere ai servizi bancari. Atteggiamento psicologico ben lontano dal quella spontanea adesione a un precetto giuridico in cui, sostanzialmente, consiste l'opinio juris ac necessitatis, se non altro per l'evidente disparità di trattamento che la clausola stessa introduce tra interessi dovuti dalla banca e interessi dovuti dal cliente. Pertanto la diversa interpretazione della norma non può che estendersi a qualsiasi rapporto giuridico, anche se sorto in epoca anteriore al 1999, in quanto l'evoluzione del quadro normativo intervenuto negli anni '90, ispirato alla tutela del contraente più debole e in generale del consumatore, all'esigenza di trasparenza nei rapporti bancari e contro l'usura, ha definitivamente travolto prassi negoziali quali quella della capitalizzazione trimestrale. Né è sostenibile, sempre secondo la citata sentenza, che la fondazione di un uso normativo, relativo alla capitalizzazione degli interessi dovuti alla banca, sia in qualche modo riconducibile alla stessa giurisprudenza del ventennio antecedente al revirement del 1999, poiché la funzione assolta dalla giurisprudenza, nel contesto di sillogismi decisori, non può essere altra che quella ricognitiva, dell'esistenza e della effettiva portata, e non dunque anche una funzione creativa, della regola stessa. Ciò comporta che la ricognizione correttiva debba avere una portata naturaliter retroattiva. Va quindi dichiarata la nullità della clausola contenuta nel contratto bancario che preveda la capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dal cliente e che non sia ipotizzabile una sanatoria dei contratti conclusi anteriormente al d.lgsv 342/99, esclusa -come già anticipato-dalla incostituzionalità dell'art.25 del predetto testo normativo. Esaminando quindi le conclusioni raggiunte dal CTU, che non risultano oggetto di contestazioni, poiché gli importo degli interessi conteggiati va riferito all'intero periodo di durata del rapporto, si evince quanto segue: 1) conto corrente n del Gruppo XX Spa vede una differenza tra gli interessi da estratto conto, cioè capitalizzati trimestralmente, e quelli ricalcolati di Euro10535,46; 2) conto corrente n.35787, su cui era appoggiato il conto anticipi 35788, della XX Modena srl, vede una differenza di Euro 5.503,66; 3) conto corrente n.35789, su cui era appoggiato il conto anticipi 35790, della XX Diagnostic Center srl, vede una differenza di Euro 4.752,30. Non si tiene invece conto/(egli altri rapporti in quanto vi è difetto di domanda sul punto, non essendo stati individuati nell'atto introduttivo. Conseguentemente l'importo dovuto a parte attrice ammonta ad Euro ,42, importo su cui calcolare gli interessi nella misura legale dalla data della costituzione in mora al saldo effettivo, trattandosi di indebito oggettivo in cui chi lo ha ricevuto era in buona fede, stante il disposto dell'art.2033 c.c.

5 Quanto alle spese di lite, si ritiene sussistano giusti motivi per compensarle integralmente in considerazione della particolarità delle questioni. P.Q.M. Il Giudice Istruttore, in qualità di Giudice Unico, definitivamente pronunciando nella causa in epigrafe indicata, ogni contraria istanza, eccezione e deduzione reietta, dichiara la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale inerente ai rapporti bancari per cui è causa; Condanna YY Banca spa alla restituzione a favore di: a) Gruppo XX spa della somma di Euro 10535,46, oltre interessi legali dalla costituzione in mora al saldo; b) XX Modena srl della somma di Euro 5.503,66, oltre interessi legali dalla costituzione in mora al saldo; c) XX Diagnostic Center srl della somma di Euro 4.752,30 oltre interessi legali dalla costituzione in mora al saldo. compensa le spese di lite. Modena, Il Giudice Dott.ssa Carolina Gentili Depositato in Cancelleria il 18 OTT 2005

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