REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE PIEMONTE SENTENZA. sui conti giudiziali

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1 SENT. 62/09 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE PIEMONTE composta dai seguenti magistrati Antonio D Aversa Gerardo de Marco Walter Berruti Giudice Presidente Giudice relatore ha pronunciato la seguente SENTENZA nei giudizi riuniti iscritti ai nn. dal al del registro di Segreteria, sui conti giudiziali resi dalla Omissis S.p.a. - filiale di Omissis (difesa dagli avv.ti Piergiorgio Alberti, Fabrizio Borchi e Massimo Andreis nonché, per delega, dall Avv. Andrea Rossi) relativamente alla gestione del servizio di tesoreria per il Comune di Omissis negli esercizi dal 1998 al FATTO 1. Relazione del magistrato designato. In data il magistrato delegato a riferire sui conti giudiziali in epigrafe ha concluso per l irregolarità dei conti stessi, chiedendo conseguentemente la fissazione dell udienza pubblica per il giudizio collegiale della Sezione, ai sensi degli artt. 29 e 30 del Regolamento di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti, approvato con regio decreto 13 agosto 1933, n Il magistrato relatore, nella specie, ha rappresentato quanto segue Fonti normative.

2 Il relatore ha preliminarmente richiamato l attenzione della Sezione sulle seguenti disposizioni: - artt. 93, co. 3, e 233 nonché artt. 208 e seguenti del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, recante il Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (di seguito: t.u.e.l. ); - artt. 27 e seguenti del Regolamento di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti, approvato con regio decreto 13 agosto 1933, n. 1038; - artt. 44 e seguenti del Testo unico delle leggi sulla Corte dei conti, approvato con regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214; - art. 2 della legge 14 gennaio 1994, n. 20; - artt. 74 e seguenti del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440, recante Nuove disposizioni sull'amministrazione del patrimonio e sulla contabilità generale dello Stato; - artt. 178 e seguenti nonché 610 e seguenti del regio decreto 23 maggio 1924, n. 827, recante il Regolamento per l'amministrazione del patrimonio e per la contabilità generale dello Stato. Oltre alle suindicate fonti statali, il relatore ha anche richiamato la normativa adottata dall ente locale (acquisita dall ente stesso nella fase iniziale dell istruttoria) e, segnatamente: - lo Statuto del Comune di Omissis, nel testo in vigore negli anni in esame; - il Regolamento di contabilità del medesimo Comune, approvato con delibera n. 41 del 21 giugno Infine, ha segnalato che il rapporto di tesoreria in esame è specificamente disciplinato dall apposita convenzione di tesoreria, stipulata tra il Comune e la banca in data (per il periodo ) e rinnovata in data (per il periodo ). Anche quest ultima fonte di disciplina del rapporto è stata acquisita agli atti Svolgimento dell istruttoria.

3 I conti giudiziali in esame sono stati presentati dalla banca al Comune di Omissis rispettivamente in data: (1998); (1999); (2000); (2001); (2002). I conti stessi, dopo l approvazione da parte del Comune, sono stati depositati presso la Segreteria di questa Sezione giurisdizionale rispettivamente in data (per il 1998); (per il 1999); (per il 2000); (per il 2001); (per il 2002). Il conto del 1998 è stato depositato direttamente dalla banca; per i conti degli anni successivi, invece, l adempimento è stato curato dall ente locale, in conformità delle norme di legge. Con decreto n. 618 del , il magistrato inizialmente designato come relatore ha richiesto la presentazione della documentazione necessaria a verificare la regolarità dei conti in parola. L ente ha parzialmente riscontrato la richiesta del magistrato relatore con nota prot. 691 del ; con quest ultima nota sono stati nuovamente depositati presso questa Sezione i conti relativi agli anni 1998, 1999 e Su istanza del Comune, il termine per dare piena ottemperanza alla predetta richiesta istruttoria è stato successivamente prorogato con decreti n. 909 del 9/12/2004, n. 57 del 13/07/2005 e n. 60 del 26/08/2005. Nelle more, con decreto presidenziale n. 7 del è stata disposta la sostituzione del magistrato relatore per i conti in discorso. Susseguentemente, avute presenti le difficoltà logistiche e i rilevanti oneri connessi all individuazione e al trasferimento presso questa Sezione, da parte del Comune di Omissis, dell intera documentazione relativa ai conti giudiziali, e considerato che il Comune aveva già inviato in precedenza il Regolamento di contabilità, lo Statuto e la convenzione di cassa, la documentazione minimale necessaria a dare avvio all istruttoria è stata individuata nella seguente (v. decreto n. 62 del , a specificazione del precedente decreto n. 618 del 2004, citato):

4 a) a) delibera di approvazione del Consiglio Comunale, corredata del parere reso sui conti dal competente organo di revisione e delle eventuali denunce pervenute all Ente in relazione alla tenuta dei conti stessi; b) b) bilanci di previsione approvati nonché delibere di variazione e di prelevamento di quote del fondo di riserva; c) c) verbali relativi alle verifiche ordinarie di cassa, alle eventuali verifiche svolte direttamente dall amministrazione dell Ente nonché alle eventuali verifiche straordinarie; d) d) deliberazioni di autorizzazione di anticipazioni di tesoreria e relativa rendicontazione, ove disponibile, con particolare riguardo all effettivo utilizzo delle somme e alla produzione dei relativi interessi passivi; e) e) prospetto riepilogativo della liquidazione degli interessi attivi e passivi; f) f) dichiarazione sottoscritta dal Tesoriere, dal Sindaco e dal Responsabile economico-finanziario attestante che, con l approvazione del conto di tesoreria, sono stati definiti tra le parti tutti i rapporti di dare e avere relativi alla gestione stessa. La documentazione richiesta è pervenuta in data In corso d esame, si è poi ravvisata la necessità di acquisire la seguente ulteriore documentazione: g) g) delibera di approvazione del regolamento di contabilità; h) h) delibera di approvazione della convenzione di tesoreria; i) i) distinta relativa alle spese di gestione del servizio di tesoreria addebitate al Comune; j) j) prospetto indicante le concrete modalità di liquidazione degli interessi attivi sulle giacenze liquide detenute dalla banca; k) k) estratto/i conto relativo/i al/i rapporto/i di conto corrente intestati al Comune; l) l) delibera della Giunta n. 588 del concernente l anticipazione Il relatore ha precisato che tutte le richieste istruttorie, anche informali, sono state

5 prontamente e puntualmente soddisfatte dal Servizio di Ragioneria del Comune che ha anche fornito ogni chiarimento utile in merito agli aspetti operativi del rapporto tra il Comune e la banca tesoriera Metodologia di controllo. Il relatore ha quindi rappresentato alla Sezione che, stante la complessità e la vastità dei possibili riscontri da effettuare e la scarsezza dei mezzi a sua disposizione, ha ritenuto inevitabile l adozione di una metodologia di controllo a campione, da un lato, e di approfondimento selettivo di particolari aspetti meritevoli di istruttoria, dall altro lato, seguendo un approccio istruttorio di tipo dinamico. Sulla base di questa impostazione, dopo aver preliminarmente acquisito ed esaminato le specifiche fonti normative del rapporto (statuto, regolamento di contabilità, convenzione di tesoreria), il relatore ha innanzi tutto riscontrato quanto segue. a) a) Quanto alla legittimazione della gestione e all introduzione dei giudizi: - l affidamento del servizio alla banca (risalente al 1993) è avvenuto mediante una procedura comparativa di tipo informale; - la relativa convenzione è stata deliberata dal Consiglio (cfr. art. 210 t.u.e.l.); - la documentazione contabile del tesoriere è formata e tenuta in conformità della convenzione; - il conto è stato trasmesso dal tesoriere all ente locale entro il termine di due mesi dalla chiusura dell esercizio finanziario (cfr. art. 226 t.u.e.l.; cfr. anche art. 16 reg. cont. com.); - l ente locale ha talvolta depositato i conti alla Sezione con lieve ritardo rispetto al termine di legge; - è stata sottoscritta e prodotta in giudizio l attestazione che sono stati definiti tra banca e Comune tutti i rapporti di dare e avere relativi alla gestione in esame;

6 b) quanto ai controlli interni: - l'organo di revisione economico-finanziaria dell'ente ha provveduto con cadenza trimestrale alla verifica ordinaria di cassa e alla verifica della gestione del servizio di tesoreria (cfr. art. 223 t.u.e.l.); - non consta alcun rilievo sul servizio di tesoreria formulato dall organo di revisione; - l organo di revisione ha attestato la concordanza tra rendiconto del Comune e conto del Tesoriere; - non constano denunce, esposti, inchieste o altre ispezioni amministrative riguardanti il conto e l operato del Tesoriere; c) quanto alla correttezza e alla corrispondenza del conto e, in generale, alla qualità dei dati contabili: - consta l esatta corrispondenza (pareggio) del conto; - sono rispettati i requisiti stabiliti dal regolamento di contabilità e dalla convenzione di tesoreria per le procedure di registrazione di entrate e spese; - in particolare, i giustificativi (mandati, reversali, relative quietanze) contengono le indicazioni previste; - i mandati di pagamento sono stati estinti in conformità del regolamento e della convenzione di tesoreria; - i rimborsi spese, pattuiti per il servizio di gestione, sono stati riconosciuti al tesoriere nel rispetto delle condizioni previste dalla convenzione, seppure la distinta delle spese sia stata redatta dalla banca in via informale; d) quanto alle norme in materia di tesoreria degli enti locali: - i mandati di pagamento sono stati emessi e pagati entro i limiti stanziati nei corrispondenti interventi e capitoli;

7 - le spese a valere su mutui sono state pagate dalla banca in quanto corredate dalla dichiarazione attestante il rispetto dell art. 204 t.u.e.l.; - il tesoriere, su richiesta dell'ente corredata dalla deliberazione della Giunta, ha concesso allo stesso anticipazioni di tesoreria, nel rispetto del limite massimo dei tre dodicesimi delle entrate accertate nel penultimo anno precedente, afferenti ai primi tre titoli di entrata del bilancio (art. 222 t.u.e.l.); - gli interessi sulle anticipazioni di tesoreria decorrono dall'effettivo utilizzo delle somme, ma con modalità solo in parte previste dalla convenzione; - la banca, infatti, benché non previsto in convenzione, ha applicato la capitalizzazione trimestrale degli interessi e la commissione di massimo scoperto sulle predette anticipazioni; - il tesoriere, sebbene obbligatovi ai sensi dell art. 15, co. 3, del regolamento di contabilità adottato dal Comune, per il 2002 ha omesso di operare i prelievi sui conti correnti postali del Comune con cadenza quindicinale e di richiedere l eventuale regolarizzazione dell operazione in caso di mancanza di ordinativo. Poiché dai suddetti controlli, sia mirati sia a campione, in generale era emerso (ad avviso del relatore) un dato contabile di buona qualità, nonché un soddisfacente livello di compliance da parte sia della banca che dell ente e dell organo di revisione, per speditezza ed economicità operativa il relatore stesso non ha ritenuto opportuno procedere ad ulteriori verifiche. Piuttosto, secondo quanto riferito, ha concentrato la propria istruttoria sugli aspetti specificamente afferenti la gestione della liquidità dell ente, considerato che il Comune aveva costantemente fruito, nel quinquennio preso in esame, di anticipazioni di tesoreria di importo non trascurabile, in relazione alle quali la banca sembrava aver illegittimamente addebitato oneri aggiuntivi al Comune. Inoltre, da un esame a campione dell insieme degli estratti conto dell esercizio 2002 era

8 sorto il dubbio che la banca non avesse operato con la dovuta diligenza i prelevamenti della liquidità giacente sul conto corrente postale del Comune, causando un pregiudizio economico allo stesso Rilievi formulati dal magistrato relatore in corso di istruttoria. Riguardo alle anticipazioni di tesoreria (sulle quali, come detto, era venuta a concentrasi l attività istruttoria), essendo emerse perplessità relativamente alla capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi e all addebito al Comune della commissione di massimo scoperto sulle anticipazioni stesse, il relatore ha ravvisato la necessità di acquisire chiarimenti dalla banca stessa, in via interlocutoria, ai sensi dell art. 28 del Regolamento di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti, approvato con regio decreto 13 agosto 1933, n In particolare, con il foglio di rilievo prot. n. 34/CG/EL del 6 febbraio 2007 ha rappresentato alla banca le considerazioni che, per completezza espositiva, si ripropongono di seguito. La convenzione di tesoreria, nel disciplinare i rapporti tra il Comune di Omissis e la omissis, prevede all art. 17 che il servizio sarà svolto a titolo gratuito fatto salvo il rimborso delle spese vive sostenute (stampati, moduli, tasse postali e telegrafiche, bolli, Iva quando dovuta, ecc.) e con esenzione da spese di tenuta conto per tutte le operazioni di tesoreria. Sempre in materia di condizioni economiche del servizio, il successivo art. 18 stabilisce poi le condizioni di tasso creditore e debitore ; quest ultima pattuizione si limita, peraltro, a fissare i tassi di interesse attivi e passivi da applicare al rapporto; per contro, nessuna previsione della convenzione si occupa espressamente: (I) delle modalità di capitalizzazione degli interessi (attivi o passivi) né (II) dell applicazione della commissione di massimo scoperto sugli affidamenti ovvero sull utilizzo delle somme affidate. In mancanza di una esplicita previsione convenzionale, si è ipotizzato che l applicazione delle due suddette condizioni potesse trovare impropriamente fonte nel rinvio alle norme che regolano i conti correnti di corrispondenza e servizi connessi applicate dalle

9 Aziende di credito in campo nazionale (c.d. norme bancarie uniformi ), rinvio contenuto all art. 1 della convenzione stessa, tenuto anche presente che la stessa norma sancisce che tutte le operazioni di riscossione e di pagamento dipendenti dal servizio di tesoreria saranno regolate attraverso appositi conti correnti nel rispetto delle norme in materia di tesoreria unica e con salvezza delle diverse previsioni convenzionali. Ciò posto, queste ultime fonti negoziali sono parse inidonee a legittimare l addebito al Comune degli oneri in parola, non soltanto con riguardo all art. 117 del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385 (recante il testo unico delle norme in materia bancaria e creditizia ), ma anche in relazione al Provvedimento della Banca d Italia n. 12 del 3 dicembre Quanto al primo aspetto, si è osservato che il citato art. 117, dopo aver stabilito che i contratti bancari sono stipulati per iscritto (comma 1) e che l inosservanza della forma prescritta comporta la nullità degli stessi (comma 3), prevede tassativamente che i contratti indicano il tasso d'interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi, per i contratti di credito, gli eventuali maggiori oneri in caso di mora (comma 4) ed ancora che sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali di rinvio agli usi per la determinazione dei tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizione praticati. E appena il caso di ricordare che la disposizione in esame rappresenta sostanzialmente la trasposizione nel testo unico bancario di quanto già previsto dagli artt. 3 e 4 della legge 17 febbraio 1990, n. 154 (recante Norme per la trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari ). In questa prospettiva, la menzionata clausola di rinvio alle norme bancarie uniformi, per quanto riguarda le condizioni di tipo economico non espressamente disciplinate dalla convenzione di tesoreria, potrebbe essere considerata nulla agli effetti dell art del codice civile. Quanto al secondo aspetto, merita ricordare che la Banca d Italia - nella sua veste di autorità garante della concorrenza nel settore creditizio con il citato provvedimento del dicembre 1994, a chiusura di un istruttoria svolta sulle norme bancarie uniformi in

10 contraddittorio con l Associazione Bancaria Italiana, rilevò il contrasto di alcune clausole con l art. 2, comma 2, lettera a), della legge 10 ottobre 1990, n In particolare, l Istituto ha precisato che l inserimento nelle norme bancarie uniformi di clausole che fissano condizioni economiche (sia in termini di prezzo, sia in termini di oneri a carico delle parti al verificarsi delle possibili vicende del rapporto contrattuale, tra cui sono testualmente menzionate, prime nell elenco, quelle che stabiliscono le date di decorrenza della valuta e le cadenze di capitalizzazione degli interessi ) costituisce un attività volta a fissare direttamente o indirettamente i prezzi di acquisto o di vendita o altre condizioni contrattuali e, in quanto tale, è limitativa della concorrenza, indipendentemente dal fatto che le restrizioni costituiscano lo scopo o siano l effetto dell indicazione (cfr. punti del provvedimento). In questa prospettiva, la predetta clausola della convenzione di tesoreria, ove rimetta integralmente alle n.b.u. la disciplina della capitalizzazione degli interessi passivi nonché della commissione di massimo scoperto, potrebbe essere ritenuta nulla per contrarietà a norme imperative o all ordine pubblico (artt e 1418 c.c.); in ogni caso, a partire dal 1994, allorché tali clausole a contenuto economico furono espunte dalle n.b.u. (trasformate, per l appunto, in schemi contrattuali generali, non vincolanti e comunque privi di qualsivoglia indicazione di prezzo) il rinvio della convenzione verrebbe a rappresentare un rinvio a vuoto, privo di valenza giuridica. Ferme restando le considerazioni fin qui esposte, il relatore ha rappresentato alla banca ulteriori perplessità con specifico riguardo alla questione della capitalizzazione infrannuale degli interessi passivi, in riferimento al noto orientamento assunto dalla giurisprudenza di legittimità circa la nullità della relativa clausola per insanabile contrasto con l art del codice civile (cfr., tra le più recenti, Cass. Sez. I, sent. 870 del ). Nella specie, seguendo l orientamento della Suprema Corte, la capitalizzazione trimestrale, applicata dalla omissis sul rapporto di conto corrente in discorso, sarebbe da

11 considerare senz altro illegittima per il periodo anteriore all entrata in vigore della deliberazione del Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio ai sensi dell art. 120, comma 2, del citato testo unico bancario (inserito dall art. 25, comma 2, del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 342). Come noto, infatti, l art. 25, comma 3, dello stesso decreto legislativo, a sanatoria dei rapporti pregressi, aveva disposto che «le clausole relative alla produzione di interessi sugli interessi maturati, contenute nei contratti stipulati anteriormente alla data di entrata in vigore della delibera di cui al comma 2, sono valide ed efficaci fino a tale data e, dopo di essa, debbono essere adeguate al disposto della menzionata delibera, che stabilirà altresì le modalità e i tempi dell adeguamento. In difetto di adeguamento, le clausole divengono inefficaci e l inefficacia può essere fatta valere solo dal cliente»; quest ultima disposizione, però, è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 425 del 9-17 ottobre Ne deriva che, per i rapporti anteriori alla data di entrata in vigore del nuovo art. 120 del testo unico bancario e della correlata delibera del CICR del 9 febbraio 2000, resta applicabile esclusivamente il divieto dell art. 1283, nella severa interpretazione accolta dai Giudici di legittimità. Dubbi erano stati inizialmente manifestati anche in relazione ai rapporti successivi alla novella del citato art. 120 del testo unico bancario (sebbene conformi alla richiamata normativa d attuazione emanata dal Comitato Interministeriale): infatti, lo stesso motivo di illegittimità rilevato dalla Corte costituzionale con riferimento al citato art. 25, comma 3 (vale a dire l eccesso di delega), avrebbe potuto essere censurato anche in relazione al comma 2 dello stesso articolo 25, con la conseguenza che la modifica dell art. 120 del citato testo unico non sarebbe stata costituzionalmente legittima e che la capitalizzazione degli interessi non sarebbe stata possibile neppure per i rapporti disciplinati dalla nuova normativa primaria e secondaria. Peraltro, essendo pendente un giudizio di legittimità costituzionale proprio su quest ultimo aspetto, considerato comunque rilevante ai fini della chiusura dell istruttoria, il

12 relatore ha ritenuto opportuno attendere l esito del suddetto giudizio, conclusosi con la dichiarazione di infondatezza, nel merito, della questione (v. C. Cost., sentenza 341 dell 8-12 ottobre 2007). Ne discende che, in linea di principio, il divieto di capitalizzazione degli interessi resta inderogabile soltanto per i rapporti antecedenti all entrata in vigore della nuova normativa; per il periodo successivo, invece, non possono configurarsi profili di contrasto con l art del codice civile, ferma restando ogni valutazione circa la (in)validità delle relative clausole contrattuali in relazione alla violazione di altre norme. Dopo aver premesso tutto ciò, nel citato foglio di rilievo il relatore aveva segnalato, in via interlocutoria, che la nullità delle clausole, sopra ipotizzata, poteva costituire motivo ostativo all approvazione dei conti giudiziali in parola, comportando, in linea di principio, l accertamento di un debito del tesoriere nei confronti del Comune, per la restituzione delle somme che fossero risultate addebitate senza un valido titolo giuridico. Al contempo, il relatore medesimo aveva formulato ampia riserva sulla possibilità di verificare anche in un momento successivo se l onere delle anticipazioni di tesoreria fosse in ogni caso contenuto nei limiti del c.d. tasso usura, in particolare alla luce dei chiarimenti operativi forniti in materia dalla Banca d Italia con circolare del dicembre 2005, con possibile conseguente inefficacia delle pattuizioni ultra soglia. Tutto ciò posto, la banca è stata invitata a far pervenire ogni documento od osservazione ritenuta utile ai fini della chiusura dell istruttoria relativa ai predetti conti. In particolare, si è segnalata la necessità di chiarire preliminarmente se il rapporto di tesoreria fosse regolato, negli anni in esame, esclusivamente dalla convenzione sopra citata, come emerso in sede di istruttoria preliminare, o se vi fossero ulteriori fonti negoziali del rapporto specificamente disciplinanti gli oneri connessi alle anticipazioni Deduzioni della banca in corso d istruttoria. Con nota del (assunta al prot. 127 del di questa Corte) la

13 banca ha dato tempestivo riscontro ai suesposti rilievi istruttori, rappresentando quanto segue: - il rapporto di conto corrente n. 1485/90 (sul quale era utilizzata l anticipazione di tesoreria) venne acceso in data per regolare la richiesta di anticipazione deliberata dal Comune in data (anticipazione iniziale di circa mln di lire nell esercizio 1998 aumentata fino a circa mln di lire nell esercizio 2002); - il predetto rapporto venne acceso con sottoscrizione di apposita modulistica contrattuale, nella quale era espressamente prevista sia la capitalizzazione trimestrale (con pari periodicità per gli interessi debitori e creditori), sia la commissione di utilizzo nella misura pari allo 0,25%; - il tasso di interesse praticato sull anticipazione (pari al T.U.S. tempo per tempo vigente aumentato di uno spread di 75 oppure 125 bps in conformità di quanto pattuito in convenzione) è sempre stato inferiore ai tassi soglia previsti dalla normativa antiusura ; - la fonte del rapporto è quindi da individuare nella disciplina negoziale risultante dal combinato disposto della convenzione di Tesoreria e del contratto di conto corrente, stipulato nel rispetto della normativa bancaria, restando privo di qualsiasi efficacia giuridica il rinvio alle n.b.u. pur formalmente presente nell art. 1 della Convenzione del 1993 (redatta sulla falsariga di uno schema contrattuale non più conforme, sullo specifico punto, alla normativa sopravvenuta) Considerazioni conclusive. Alla luce di tutto quanto precede, il magistrato relatore ha ritenuto di avere elementi sufficienti per la chiusura dell istruttoria e per la remissione dei giudizi al Collegio Sulle questioni pregiudiziali e preliminari Il relatore ha anzi tutto segnalato, in via pregiudiziale, la questione dell eventuale

14 declaratoria di estinzione dei giudizi di conto dal 1998 al 2000, anche in relazione all orientamento assunto dalla Sezione con la sentenza n. 112 del 14 aprile Al riguardo, ha precisato che il termine di cinque anni dalla data di deposito dei conti presso la Sezione è spirato rispettivamente il (per il 1998), il (per il 1999) e il (per il 2000); per i conti 2001 e 2002, invece, consta la comunicazione del foglio di rilievo del , a suo avviso senz altro idonea ad impedire l effetto estintivo che, in mancanza, si sarebbe realizzato rispettivamente il (per il 2001) e il (per il 2002). Ciò premesso, ha anche osservato che il conto per l anno 1998 unitamente alla deliberazione del Comune di approvazione del rendiconto del corrispondente esercizio è stato depositato alla Corte dei conti direttamente dalla banca, anziché dal Comune. Non è stata, dunque, pedissequamente seguita la procedura all epoca prevista dall art. 95 del decreto legislativo 25 febbraio 1995, n. 77, sostanzialmente confermata dal combinato disposto degli artt. 93, co. 3, e 233 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, recante il Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali. Peraltro, fatta salva ogni diversa valutazione nella competente sede collegiale, ai fini del decorso del termine quinquennale di estinzione di cui all art. 2 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, ha espresso l avviso che l adempimento in parola, ancorché curato direttamente dalla banca, possa comunque integrare il deposito del conto effettuato a norma dell'articolo 27 del regio decreto 13 agosto 1933, n. 1038, essendo comunque intervenuto dopo la (documentata) approvazione del conto da parte del Comune. Analogamente, non ha ritenuto doversi attribuire rilievo alla circostanza che i conti per gli anni 1998, 1999 e 2000 sono stati nuovamente depositati dal Comune presso la Sezione in data , trattandosi a suo avviso di adempimento ridondante rispetto al primo deposito, già avvenuto, e quindi ininfluente ai fini del calcolo del quinquennio di estinzione. Peraltro, come illustrato nel prosieguo, ha argomentato che le somme da addebitare alla banca tesoriera (in conseguenza di partite contabili a suo dire irregolari ) costituiscono

15 crediti del Comune ex art c.c. (a fronte di pagamenti indebiti effettuati dall ente in favore della banca, nell ambito del rapporto di tesoreria), cioè crediti pacificamente soggetti al regime di prescrizione decennale ex art c.c. e non a quello della prescrizione quinquennale stabilita per il risarcimento del danno in sede di azione di responsabilità amministrativa (cfr. art. 1, co. 2, della citata legge n. 20 del 1994 nonché art. 93, co. 4, del citato t.u.e.l.). In questa prospettiva, per i crediti in parola (scaturenti per l appunto non da un danno, ma da un indebito ) non sarebbe ancora decorso il termine prescrizionale. Ora, poiché analogamente all art. 310, co. 1, c.p.c. (secondo cui l estinzione del processo non estingue l azione ), il citato art. 2 della legge n. 20 del 1994 stabilisce che l estinzione del giudizio di conto lascia comunque ferma l eventuale responsabilità amministrativa e contabile a carico dell agente contabile, il relatore ha motivato nel senso che per evidenti ragioni di economia processuale il giudizio di conto non potrebbe comunque estinguersi (ma dovrebbe essere assorbito ) allorché nell ambito di esso (o parallelamente ad esso) venga ad innestarsi, su iniziativa del Pubblico Ministero, un azione di responsabilità contabile finalizzata a far valere lo stesso indebito contabile, nei termini prescrizionali. La soluzione della questione, di estrema complessità giuridica, è stata quindi rimessa alle valutazioni del Collegio, anche alla luce delle conclusioni e delle eventuali iniziative processuali intraprese dal Pubblico Ministero Inefficacia delle clausole contrattuali che prevedono l addebito degli interessi composti e della commissione di utilizzo o di massimo scoperto. Nel merito dell addebito al Comune degli oneri derivanti dalla capitalizzazione trimestrale degli interessi nonché dall applicazione della commissione di utilizzo (o massimo scoperto ) sulle anticipazioni di tesoreria, il relatore ritiene che le relative partite contabili siano irregolari e, conseguentemente, non possano essere riconosciute a discarico della banca tesoriera. Si tratta, a suo avviso, di addebiti contabili effettuati senza alcun valido titolo,

16 in quanto non pattuiti nella Convenzione di Tesoreria, che rappresenta l unica legittima fonte di disciplina del rapporto in analisi. Al riguardo, al relatore non sembra condivisibile l impostazione della banca, secondo cui i suddetti movimenti trovano fonte legittimante nel contratto di accensione del conto corrente sul quale sono state appositamente regolate le anticipazioni. Obietta, infatti, che ai sensi dell art. 210 del citato t.u.e.l., l'affidamento del servizio di tesoreria viene effettuato mediante le procedure ad evidenza pubblica stabilite nel regolamento di contabilità di ciascun ente, con modalità che rispettino i principi della concorrenza ; il rapporto tra banca ed ente viene quindi regolato in base ad una convenzione che deve essere necessariamente deliberata dall'organo consiliare dell'ente. Quanto specificamente agli interessi sulle anticipazioni di tesoreria, che la banca è obbligata a concedere entro i limiti stabiliti dal successivo art. 222, co. 1, del medesimo testo unico, è espressamente stabilito che essi decorrono dall'effettivo utilizzo delle somme con le modalità previste dalla convenzione di cui all'articolo 210 (art. 222, co. 2). Il relatore è quindi dell opinione che alla luce dalla normativa testé richiamata (cui attribuisce carattere inderogabile) si debba affermare l illegittimità e la radicale inefficacia di fonti negoziali diverse ed accessorie rispetto alla convenzione di tesoreria deliberata dal Consiglio e stipulata ai sensi dell art. 210 t.u.e.l., tanto più in relazione a clausole economiche di forte impatto sul costo del servizio, com è nel caso di specie (in cui, ad esempio, l ammontare complessivo delle commissioni trimestrali si attesta su circa 130 milioni di lire nel quinquennio in esame, mentre la sommatoria degli interessi passivi sui quali sono stati calcolati gli interessi anatocistici è di circa 250 milioni di lire per lo stesso periodo). Argomenta ancora che, diversamente ragionando, la citata legislazione risulterebbe completamente svuotata di significato e di pregnanza, nella parte in cui impone all ente locale di selezionare la propria banca tesoriera avvalendosi di una procedura di evidenza pubblica e

17 anche a tal fine fa obbligo all organo consiliare di deliberare una apposita convenzione che, fissando tra l altro le condizioni di svolgimento del servizio, per forza di cose costituisce un fondamentale parametro di scelta del contraente: è palese, infatti, che le suddette condizioni stabilite in convenzione potrebbero essere agevolmente superate ove si ammettesse la successiva pattuizione (ad opera di un funzionario o dirigente dell ente, com è avvenuto nel caso di specie) di ben più rilevanti condizioni economiche, in sede di accensione del contratto di conto corrente su cui regolare il rapporto stesso. Ne discende, a suo avviso, l inefficacia delle condizioni economiche aggiuntive previste (ad integrazione di quelle espressamente fissate nell apposita convenzione ex art. 210 t.u.e.l.) nel successivo e distinto contratto di conto corrente acceso in occasione della concessione di un anticipazione di tesoreria ai sensi del citato art. 222 del t.u.e.l.; conseguentemente, i relativi addebiti (in relazione ai quali la Corte dei conti costituirebbe il giudice naturale ex art. 103 Cost.) sarebbero da considerare privi di un valido titolo giuridico e, per l effetto, dovrebbero essere posti a carico della banca tesoriera (recte, non potrebbero trovare discarico ) in sede di giudizio di conto Mancato utilizzo della liquidità giacente sul c/c postale per ridurre l utilizzo dell anticipazione. Per completezza, il relatore ha dato atto di aver rilevato in corso di istruttoria, effettuando un controllo a campione sull esercizio 2002, che la banca aveva omesso di operare con cadenza almeno quindicinale i prelevamenti sul conto corrente postale, benché l ente locale fosse, al contempo, fortemente esposto con l anticipazione di tesoreria. Ne deriva, in concreto, che la banca ha addebitato al Comune interessi passivi e commissioni di utilizzo calcolati su uno scoperto di tesoreria che, almeno in parte, avrebbe potuto essere ridotto avvalendosi della provvista di liquidità tenuta inutilmente giacente sul conto corrente postale (infruttifero).

18 La descritta anomalia, secondo quanto riferito dal relatore stesso, potrebbe essere probabilmente spiegata dal fatto che, in mancanza di adeguati strumenti informatici e collegamenti telematici, risultava, all epoca, difficoltoso tenere sotto controllo la liquidità del conto corrente postale ed effettuare conseguentemente gli opportuni prelevamenti periodici, preferendo mantenere sul predetto conto una giacenza di base. Peraltro, fatte salve le valutazioni della Procura e della Sezione sul punto, il relatore ha ritenuto prima facie che la fattispecie in questione esulasse dall ambito dei giudizi di conto in esame, trattandosi eventualmente di una fattispecie di danno (responsabilità amministrativa, o civilistica da inadempimento contrattuale) piuttosto che di ammanco (responsabilità tipicamente contabile). In ragione di ciò, aveva ritenuto di non estendere il suddetto controllo anche agli esercizi precedenti, limitandosi a darne atto, doverosamente, in relazione Liquidazione dell eventuale addebito contabile. Il relatore ha rappresentato di non essere in grado di liquidare l eventuale debito della omissis, considerato che le menzionate partite indebite erano state, a loro volta, contabilizzate trimestralmente a debito sul conto corrente dell anticipazione di tesoreria, aumentandone lo scoperto e producendo, per tal via, ulteriori interessi passivi nonché maggiori oneri sotto forma di commissioni di utilizzo. Ha profilato, pertanto, la necessità di disporre una consulenza tecnica al fine di riliquidare ex novo i rapporti di debito-credito tra la banca e l ente, salvo che la liquidazione stessa non fosse effettuata direttamente dalla banca mediante gli opportuni storni contabili e la rettifica delle relative contabilità Conclusioni. Alla luce delle considerazioni sopra riportate, ritenute rilevanti ai sensi degli artt. 29 e 30 del menzionato Regolamento di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti, approvato con regio decreto 13 agosto 1933, n. 1038, il relatore non ha ravvisato le condizioni per addivenire al discarico contabile del tesoriere, ritenendo, pertanto, di dover deferire al

19 giudizio collegiale della Sezione le contabilità in epigrafe, per l adozione degli opportuni provvedimenti interlocutori o definitivi e, in particolare, per la liquidazione del debito del tesoriere e la correlativa condanna. Dopo aver precisato che, ad ogni buon fine, la relazione è da intendersi quale atto interruttivo della prescrizione ex art del codice civile, il relatore ha chiesto al Presidente della Sezione di fissare l udienza di discussione e procedere alla comunicazione del relativo decreto al Comune di Omissis per la successiva notifica al tesoriere, secondo le modalità previste dal combinato disposto degli articoli 17, ultimo comma, 39, penultimo comma, 40 ultimo comma, e 41, primo comma, del citato Regolamento di procedura (cfr. anche gli artt. 49 e 51 del citato Testo unico delle leggi sulla Corte dei conti). 2. Esame collegiale della Sezione. Preso atto della relazione, il Presidente della Sezione con decreto in data 6 maggio 2008 ha fissato l udienza pubblica del 16 ottobre 2008 per la discussione dei giudizi in epigrafe. Con successivo decreto in data 14 ottobre 2008, a seguito di motivata istanza dei legali della banca, l udienza di discussione è stata rinviata al 19 novembre Memoria difensiva della banca. In data la banca tesoriera ha depositato presso la Segreteria della Sezione una memoria di costituzione e difesa. Dopo aver ripercorso, in fatto, i principali aspetti della gestione contabile e del relativo giudizio di conto, la banca ha osservato, in diritto, quanto segue. A) Sulle clausole del contratto di conto corrente che prevedono la capitalizzazione trimestrale degli interessi e la commissione di massimo scoperto. La banca afferma, in proposito, che l art. 222 t.u.e.l. non è norma applicabile nella fattispecie, trattandosi di convenzione di tesoreria sottoscritta il (prima dell entrata in vigore del citato art. 222) ed essendo prevista dall art. 8 della stessa convenzione la mera eventualità di

20 un anticipazione di cassa, subordinata alla stipula di un autonomo atto negoziale tra le parti. In altri termini, la concessione di anticipazioni richiedeva inevitabilmente la stipulazione di un apposito contratto di conto corrente che recasse una puntuale disciplina del rapporto da instaurarsi tra Comune e Banca, risultando insufficienti al riguardo le scarne previsioni di cui agli artt. 8 e 18 della convenzione. Per quanto esposto, ad avviso della banca, i richiami alla disciplina del servizio di tesoreria contenuti nel t.u.e.l. non appaiono conferenti nella fattispecie. Inoltre, la concessione delle anticipazioni costituiva un eventualità non ricompresa nel novero essenziale (di rilevanza pubblicistica) delle prestazioni del servizio, la quale, pertanto, avrebbe comunque richiesto un autonoma regolamentazione da parte dei soggetti contraenti ove il Comune avesse ritenuto di utilizzarla (ex artt. 2 e 8 della Convenzione). Venendo, infine, alla gratuità del servizio (art. 17 della Convenzione), essa non può certo trovare applicazione per il computo degli interessi e per le commissioni connesse alla concessione di anticipazioni. B) Sulla legittimità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi. La banca ribadisce che la capitalizzazione trimestrale è stata prevista per il saldo attivo e passivo in condizioni di reciprocità ed approvata dal Comune per iscritto (non mediante un mero rinvio agli usi bancari). Prima del revirement giurisprudenziale citato in relazione, si riteneva pacificamente ammissibile l applicazione della capitalizzazione trimestrale mediante il rinvio agli usi dell ABI, addirittura se operante soltanto a favore della banca. Proprio con riferimento a quest ultimo aspetto, si richiama C. Conti, Sez. Giur. Sardegna, sent. 871 del , secondo cui non sussiste responsabilità contabile a carico del tesoriere che si sia uniformato agli usi generalmente al tempo praticati, nella convinzione di osservare un precetto di diritto. Ad ogni buon conto, la banca ricorda che le pronunce della Corte di cassazione che hanno statuito la nullità delle clausole di capitalizzazione infrannuale degli interessi attengono a fattispecie in cui la capitalizzazione stessa: a) non era stata pattuita per iscritto; b) neppure

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