La conferenza delle nazioni unite a Copenhagen sui cambiamenti climatici

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1 La conferenza delle nazioni unite a Copenhagen sui cambiamenti climatici

2 La quindicesima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici si è svolta nel Bella Center di Copenhagen, in Danimarca, tra il 6 e il 18 dicembre L evento, ha riunito i leader di oltre 192 paesi del mondo, per decidere le sorti del clima del pianeta. Il vertice è stato denominato COP15: la dicitura completa è Conference of the Parties to the United Nations Framework Convention on Climate Change. Il tema di questa COP15 sul clima è stato di fare un accordo sulla diminuzione di emissioni nell atmosfera di anidride carbonica. Le delegazioni partecipanti alla conferenza sono state 192, tutte Membri dell'unfccc (in inglese United Nations Framework Convention on Climate Change è un trattato ambientale internazionale prodotto dalla Conferenza sull'ambiente). La conferenza di Copenhagen è considerata da molti come l ultima occasione che l umanità possiede per invertire la rotta e garantire così un futuro alle prossime generazioni.

3 L'ultima COP, prima di quella di Copenhagen, si ètenuta in Poznan (Polonia), sempre ad inizio dicembre, ma nel E sempre precedentemente si sono tenute a Bali (Indonesia, COP13), Nairobi(Kenya, COP12), Montreal (Canada, COP11), Buenos Aires (Argentina, COP10) e cosìvia, ricordando però la nona edizione, che si ètenuta a Milano nel 2003, e la COP3 di Kyoto, nel 1997, passata alla storia per l'omonimo Trattato.

4 1-Tutti gli Stati si devono impegnare a prendere le misure necessarie per mantenere l aumento di temperatura del Pianeta al di sotto dei due gradi centigradi; 2-I paesi industrializzati istituiscano un fondo di cento miliardidi dollari all anno da destinare ai Paesi in via di sviluppo per la riconversione energetica e la riduzione delle emissioni. Purtroppo però non si sa da chi dovranno essere sborsati questi soldi. Inoltre la cifra èfuori portata, visto che solo la ricca Europa èriuscita a stanziare soltanto 2,4 miliardi di euro all anno per i prossimi tre anni; 3-La responsabilità dell effetto serra venga ripartita in maniera diversa tra stati di prima e seconda industrializzazione e stati in via di sviluppo, secondo principisimili a quelli alla base del protocollo di Kyoto; 4-A partire da gennaio ciascuno stato renda pubblico il proprio obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra; 5-Si raggiunga un vero e proprio trattato sul clima, condiviso e sottoscritto da tutti, entro la fine del 2010; 6- La prossima conferenza delle Nazioni Unite sul clima avvenga a novembre 2010 in Messico.

5 Tutti i più importanti stati del mondo che si sono riuniti nella conferenza di Copenahgen hanno proposto dei tagli oppure delle diminuzioni dei gas serra introdotti nell atmosfera da svolgere entro il % rispetto ai livelli del % rispetto ai livelli del % rispetto ai livelli del % rispetto ai livelli del % rispetto ai livelli del /25% rispetto ai livelli del /42% rispetto ai livelli del /45% rispetto ai livelli del 2005

6 La Conferenza di Copenhagen si è conclusa con un accordo tra l Europa,gli Stati Uniti, la Cina, l India, il Brasile e il Sud Africa. Questa è una notizia positiva. Purtroppo però l accordo è a dir poco al ribasso. Difatti, manca la parte piùimportante: l impegno degli Stati a ridurre significativamente le emissioni nel breve termine. Non sono infatti state inserite nel documento finale della Conferenza le percentuali di riduzione dei gas serra di cui i Paesi avrebbero dovuto attenersi. La Conferenza degli Stati partecipanti ha solo preso atto. Gli altri Stati, pur non opponendosi all accordo, non si riconoscono nel documento finale. L Unione Europea sperava in un impegno molto piùgrande. Vi sono stati diversi pareri da parte dei partecipanti al vertice come il Cancelliere tedesco Angela Merkel che si è dichiarata piuttosto delusa dell esito dei negoziati. Al contrario il presidente degli stati uniti Barak Obama si è ritenuto soddisfatto in conclusione della conferenza di Copenhagen. C erano piùaspettative per l intervento da parte della Cina che non ha fatto la sua parte secondo il parere di molti. Nonostante tutto la Cina e l India, giudicano positivo e significativo il risultato della Conferenza, ed esprimono soddisfazione per il riconoscimento nell accordo della diversa responsabilità sull effetto serra degli stati industrializzati rispetto a quelli in via di sviluppo. Il documento prevede che i singoli Stati definiscano a gennaio 2010 l obiettivo di riduzione a cui intendono puntare entro il 2020, mentre sul lungo periodo gli Stati industrializzati si sono impegnati auna riduzione dell 80% delle emissioni, mentre gli Stati in via di sviluppo punteranno a una riduzione del 50%. Purtroppo però la Cina non accetteràimposizioni esterne e nemmeno un monitoraggio internazionale dei livelli di emissione, senza il quale non si potrebbero ovviamente comminare sanzioni in caso di negligenza. La Ue si impegneràper 7,2 miliardi di Euro in aiuti immediati dal 2010 al 2012 per i Paesi piùvulnerabili al clima. E' quanto hanno deciso i leader Ue, secondo fonti. La somma degli impegni volontari messi sul tavolo da ciascuno Stato porta ad un contributo annuo di 2,2 miliardi di euro per 2010, 2011 e La Ue si farà carico di un terzo del fondo 'fast start' destinato ai aiutare i Paesi più poveri.

7 L Europa si è giàimpegnata a ridurre le proprie emissioni cospicuamente tramite il protocollo di Kyoto. Inoltre si è impegnata a ridurre le emissioni del 20% entro il La stessa si è detta disponibile a ridurre ulteriormente le emissioni del 30% nel caso si riuscisse a portare a termine un trattato internazionale fra tutti gli inquinatori. Le Ong (organizzazioni non governative) ambientaliste hanno anche proposto al nostro Continente di applicare a prescindere le ulteriori riduzioni senza badare al comportamento degli altri. Secondo alcuni giornali e siti, questa sarebbe una scelta sbagliata e pericolosa. L Europa ha giàfatto e sta dando moltissimo per ridurre l inquinamento mondiale; sta facendo addirittura troppo, pagando di tasca propria e dei propri cittadini questa scelta di responsabilità. Infatti i maggiori inquinatori del mondo, gli Stati Uniti, che da soli spargono il 20% delle emissioni mondiali avendo soltanto il 4% della popolazione del globo, non si impegnano che per riduzioni del 4%! (Da sottolineare che la situazione degli Usa è ben diversa da quella della Cina, che emette all incirca la stessa quantità di CO2, ma raccoglie il 20% della popolazione mondiale). Gli Stati Uniti inoltre non hanno ratificato neanche il protocollo di Kyoto. Ovviamente gli Usa sanno bene che approntare così drastiche riduzioni delle emissioni comporta l impoverimento della propria potenza, sia in termini di bilancio pubblico, sia per quanto riguarda il livello di vita dei cittadini. Rimanendo fuori da ogni accordo adeguato al proprio ruolo, riescono non solo a non modificare nulla, ma al contrario, a sfruttare l indebolimento economico ed industriale di altre aree del pianeta che invece spendono molto per ridurre le emissioni. Avrebbero accettato Kyoto soltanto obbligando i paesi emergenti a frenare la propria crescita, così da salvaguardare ogni margine di potenza. Ma chiaramente non si può pensare di bloccare la crescita dei cosiddetti paesi in via di sviluppo.ancora, i livelli di inquinamento pro capite sono decisamente inferiori: un cinese oggi inquina sei volte meno di un abitante degli Stati Uniti.

8 Se l amministrazione Usa vuole salvaguardare il pianeta dall inquinamento, deve impegnarsi in prima persona, ora e più degli altri, semplicemente perché inquina più degli altri. Chiunque chiede sforzi alle altre aree del pianeta, in particolare all Europa, o sbaglia o più pericolosamente vuole mantenere la supremazia di Washington. Invece un Europa già debole e in crisi, se si impegna ulteriormente a tagliare le emissioni saràancora più povera, conterà ancora di meno a livello internazionale e nulla avrà risolto per quanto riguarda l inquinamento, visto che i principali inquinatori mondiali, gli Usa, non si impegnano che per percentuali marginali e sui dati di inquinamento degli anni novanta. Praticamente lo sbandierato 17% di diminuzione proposto da Obama sui dati del 1990, corrisponde, appunto, al 4% su quelle dei livelli del 2005, livelli per i quali, ripetiamo, l Europa si impegna per il 20%! Un ultima parola merita l Italia. Fra gli Stati europei èsenza dubbio tra i meno virtuosi, criticata dalla stampa locale perché nel report annuale della Ong German Watch, nel Climate change performance index 2009, figura al 44 posto in classifica, per quanto riguarda gli sforzi nel combattere le emissioni. Chiunque abbia letto questi articoli, avrànotato che fra i vari Paesi citati, ne manca uno: gli Usa, che in classifica sono guarda caso al posto 54, inoltre seguiti da altri come Canada, Australia e Nuova Zelanda. Perchél Italia scandalizza cosìtanto il mondo ed i maggiori inquinatori della terra no?

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