SCEGLIERE CON CONSAPEVOLEZZA. Come i genitori possono aiutare i figli in questo percorso

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1 SCEGLIERE CON CONSAPEVOLEZZA Come i genitori possono aiutare i figli in questo percorso Dott.ssa Cinzia Ginevri Blasi

2 Orientare significa... Porsi in una condizione di ascolto Indicare un percorso Garantire libertà di scelta Conoscersi per conoscere Far sì s che l alunno l si conosca, che si renda conto dei propri punti di forza e di debolezza e li consideri come variabili importanti nella scelta della scuola superiore Aiutare una persona ad analizzare se stessa, i propri successi, le proprie attitudini, potenzialità e aspettative, e fare in modo che questo possa guidare le sue scelte Promuovere la conoscenza del proprio valore come individui inseriti in un contesto e come risorse per l arricchimento l di tale contesto in modo reciproco e continuo Consapevolezza della propria realtà per scegliere responsabilmente tenendo conto delle propensioni individuali e del contesto sociale Aiutare a fare una scelta che tenga conto di più elementi

3 LE CARATTERISTICHE DI UNA BUONA SCELTA Una scelta responsabile ha tre caratteristiche: 1) è realistica: : rispetta le capacità e gli interessi reali del figlio; 2) è libera: : non è imposta da altri né n condizionata da paure e bisogni psicologici; 3) è attraente: : risponde a motivazioni, ad un progetto futuro che inizia a delinearsi e che suscita entusiasmo;

4 Una scelta che racchiude in sé s queste caratteristiche corrisponde quindi alla realizzazione di ciò che il ragazzo ha conosciuto in se stesso. In questo modo la scelta sarà meno rischiosa, desiderata e profondamente voluta. (attivazione circuito motivazione-autostima) autostima)

5 LA SCUOLA SUPERIORE: I PROTAGONISTI DELLA SCELTA Con posizioni e ruoli diversi i protagonisti sono: Ragazzi Genitori Insegnanti

6 CHI DEVE DECIDERE? Il figlio deve essere considerato il PROTAGONISTA della scelta. Anche di fronte ad atteggiamenti di incertezza, contraddizione, confusione,, i genitori devono continuare a considerarlo il principale soggetto del processo decisionale per farlo sentire responsabile della scelta.

7 RAGAZZI La scelta della scuola superiore è la prima occasione in cui il ragazzo si trova ad essere protagonista di un processo decisionale. Difficoltà di questo percorso: - non esperienze precedenti; - il periodo della scelta coincide con la fase della crescita in cui si avverte maggiore bisogno di indipendenza e autonomia; - difficoltà di assumerne la responsabilità con tendenza a delegare (permanenza di tratti infantili con conseguente identificazione con i desideri e aspettative dell adulto di riferimento); - conflitti caratteristici della pre-adolescenza che ostacolano il dialogo genitori-figli;

8 Queste difficoltà possono portare a fare scelte per: paura, fuga dagli ostacoli, appagamento di bisogni secondari. Queste motivazioni segrete, che spesso rimangono non dette, hanno un grande potere di influenzamento della scelta. Parlando con i ragazzi, le più frequenti sono:

9 Vado in quella scuola perché ci vanno i miei amici Il peso di tale motivazione in alcuni casi è determinante: infatti, la paura della solitudine, l insicurezza derivante dal pensiero di dover affrontare nuovi ambienti e relazioni amicali, può orientare verso una scelta che rappresenta una fuga da questo problema. Mi hanno detto che in quella scuola c è poco da studiare. Il desiderio che traspare da questo pensiero segreto è assai chiaro, ma proprio per questo non viene detto come la ragione vera del mi piacerebbe.

10 Scelgo quella scuola perché è la più vicina e posso alzarmi più tardi Se prevalgono motivazioni inconsistenti di questo tipo, il ragazzo rischia di anteporre le comodità al suo reale interesse. Vado in quella scuola perché non c è matematica Nel caso in cui questa sia l unica disciplina che il ragazzo deve apprendere con qualche impegno, tale scelta ha il significato di fuggire dalla fatica dello studio. Se nella scelta prevale la fuga dall impegno, è necessario che il ragazzo sia aiutato a dirsi la verità a questo riguardo. Vado in quella scuola perché c è mio fratello Spesso questa ragione equivale alla segreta speranza di essere aiutati da lui, o semplicemente di farsi passare i compiti. Nel caso in cui, i genitori ammirano incondizionatamente il fratello e le sue scelte scolastiche, un figlio può temere che la scuola da lui desiderata sia ritenuta di serie B, e considerato egli stesso alla stessa stregua. Ho paura di non farcela Alcuni ragazzi, al momento della scelta, si orientano verso scuole di più basso profilo rispetto ad altre che potrebbero legittimamente aspirare a frequentare. L insicurezza circa le proprie capacità li porta a scegliere una scuola più facile, che allontana il rischio dell insuccesso, rispetto a quanto potrebbero realisticamente fare per il loro bene.

11 Ho paura di essere di peso alla famiglia Il corso di studi liceale spesso suscita timori in quanto appare come l anticamera inevitabile dell università. In alcuni casi i ragazzi, per il desiderio di non gravare la famiglia di un ulteriore impegno economico, scelgono un corso di studi che offra maggiori possibilità di sbocco lavorativo, a discapito del loro vero desiderio. Questa segreta preoccupazione può essere utilmente portata a galla e affrontata apertamente: tali timori, a volte, possono essere irrealistici, ed in altri casi i costi economici possono essere affrontati anticipatamente in modo responsabile e concorde.

12 Ho paura di decidere Alcune decisioni circa la scuola superiore rappresentano, dal punto di vista psicologico, una non-scelta. Questo nel caso in cui il ragazzo, pur avendo qualche chiara indicazione su ciò che gli piacerebbe fare, non prende in considerazione tali dati, preferendo rimandare la decisione al termine delle superiori. Si troverà impegnato in un corso di studi molto distante dalle proprie propensioni naturali, rimpiangendo la mancanza di coraggio nella scelta iniziale. Non voglio rinunciare al divertimento Il pensiero di non poter frequentare assiduamente gli amici, di dover rinunciare a giocare con il computer o ad altri divertimenti, può orientare la scelta in modo da evitare il troppo impegno e le conseguenti rinunce. Questa motivazione spinge a scegliere contro il proprio reale interesse e va smascherata come illusoria. Ho paura di deludere il papà o la mamma Quando il figlio avverte che i genitori coltivano nei suoi confronti delle aspettative troppo rigide, anche se non apertamente dichiarate, si trova nella difficile situazione di dover deludere e dare un dispiacere al proprio genitore scegliendo ciò che realmente desidera. In questa situazione la scelta non è libera e tale dipendenza psicologica può spingere a trascurare le aspirazioni più autentiche. Il desiderio di dare una soddisfazione a mamma e papà è legittima e desiderabile se è vissuta come conseguenza di una scelta compiuta in vista della propria realizzazione personale. Perché questo accada, è necessario che i genitori siano in grado di desiderare in modo disinteressato la realizzazione dei figli, senza essere costretti a piegare il loro futuro alle proprie aspettative. Sono affermazioni caratteristiche di questa paura di deludere i genitori: Io desidererei frequentare la tal scuola, ma come faccio a dirlo a mia mamma?", oppure Non posso dire a mio padre che non voglio fare ciò che si aspetta da me. Tale paura va eventualmente intuita, perché non può essere detta apertamente.

13 E IN TUTTO QUESTO I GENITORI?... Il ruolo dei genitori è fondamentale: - sostenitori; - motivatori; - accompagnatori; È importante prendersi il tempo necessario per affrontare con i propri figli tutti gli aspetti che tale scelta implica, cercando di avere un atteggiamento comprensivo in cui i ragazzi non si sentano sotto pressione.

14 CON QUALI STRUMENTI? Il compito dei genitori è di aiutare a scegliere in modo LIBERO e RESPONASABILE e lo strumento per assumere un reale atteggiamento di aiuto è il DIALOGO. Saper dialogare apertamente significa: - Ascolto attivo - Rispetto delle loro opinioni - Accoglienza delle loro incertezze e desideri

15 Le condizioni indispensabili per consigliare bene i figli, infatti, sono rappresentate dalla possibilità di: Conoscere i figli (i loro desideri e le loro attitudini, i loro valori), Conoscere le scuole (assumendo tutte le informazioni utili), Conoscere se stessi ( per non correre il rischio di voler aiutare i figli in modo disinteressato ma non esserne realmente capaci.) Compito del genitore quindi è di guardare con onestà dentro di sé, per cercare di scorgere l eventuale presenza di qualche motivazione segreta che potrebbe indurlo ad orientare il figlio in modo da appagare qualche bisogno o evitare qualche paura, piuttosto che realizzare il reale interesse del figlio. Nel momento della scelta, ogni genitore deve rinunciare a qualche sua segreta aspettativa, affrontare qualche delusione o qualche timore, oppure può veder confermati i sogni coltivati sull avvenire del proprio figlio. E importante evitare che questi sentimenti diventino la vera motivazione, per quanto inconsapevole, del consiglio orientativo.

16 QUALI SENTIMENTI POSSONO CONDIZIONARE I GENITORI? La paura di sbagliare o di essere considerati responsabili delle difficoltà del figlio. La paura che il figlio si allontani troppo. Il bisogno di dimostrare. L orgoglio personale. Il bisogno di proteggere i figli.

17 Il desiderio di potergli lasciare la propria attività. La paura di non poterlo mantenere all universit università. La preoccupazione per le possibilità occupazionali future.

18 E QUINDI COSA SI PUO FARE? Fare leva sui propri dubbi Lasciarsi aiutare Guardare i propri figli Riflettere con i ragazzi Cercare e far circolare le informazioni Possibilmente non far valere per primi i criteri di carattere economico

19 Che cosa può fare quindi un genitore per aiutare davvero un figlio adolescente nella scelta del percorso di studi? Innanzitutto avere un atteggiamento sereno e meno ansioso. Questo per diversi motivi: 1) la scelta della scuola media superiore non è irreversibile. 2) pensare che spesso le inclinazioni e le propensioni di un adolescente cambiano, proprio perché è in crescita e in evoluzione. 3) non bisogna aspettarsi l emersione di vere e proprie propensioni ad un determinato tipo di lavoro; le attitudini spesso si rivelano proprio negli anni delle scuole medie superiori. 4) la scelta del percorso di studi non preclude nessuna scelta professionale o di studi successiva. 5) abituarsi alla plasticità che il mondo dello studio e quello del lavoro richiedono.

20 Questo per avere un atteggiamento più sereno. Ma per aiutare concretamente i figli? 1) ascoltarli per favorirli nello scegliere quanto effettivamente a loro piace. In questo modo sarà più facile riuscire, anche negli studi. 2) aiutarli a capire quali sono le loro aspirazioni e le loro competenze. 3) verificare se le competenze e le aspirazioni sono in linea fra loro. Affinché tutto questo accada, bisogna sostenere i figli nel dilatare maggiormente i tempi: per immaginarsi, per pensarsi, per coltivare i loro hobby, per capire che cosa vogliono senza occupare i loro spazi con attività di ogni genere e stimoli continui che non vanno, però, nella direzione di far emergere i loro effettivi interessi.

21 I tuoi figli non sono figli tuoi. Sono i figli e le figlie della vita stessa. Tu li metti al mondo ma non li crei. Sono vicini a te, ma non sono cosa tua. Puoi dar loro tutto il tuo amore, ma non le tue idee. Perchè loro hanno le proprie idee. Tu puoi dare dimora al loro corpo, non alla loro anima. Perchè la loro anima abita nella casa dell avvenire, dove a te non è dato di entrare, neppure col sogno. Puoi cercare di somigliare a loro ma non volere che essi somiglino a te. Perchè la vita non ritorna indietro, e non si ferma a ieri. Tu sei l arco l che lancia i figli verso il domani. (Khalil Gibran)

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