DIETA E SALUTE. 10 domande sul modello alimentare patrimonio dell'unesco. Marialaura Bonaccio e Giovanni de Gaetano Introduzione di Mario Mancini

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1 4 DIETA MEDITERRANEA E SALUTE 10 domande sul modello alimentare patrimonio dell'unesco Marialaura Bonaccio e Giovanni de Gaetano Introduzione di Mario Mancini

2 pag.1 pag.3 Prefazione Introduzione: Come è nato il concetto di Dieta mediterranea (Mario Mancini) pag.9 PERCHÉ UNA PIRAMIDE? UNA O PIÙ DI UNA DIETA MEDITERRANEA OGGI? pag.12 QUALI VANTAGGI PER LA SALUTE NEL SEGUIRE LA DIETA MEDITERRANEA? pag.15 LA DIETA MEDITERRANEA FA DIMAGRIRE? pag.17 QUALI SONO LE COLONNE PORTANTI DELLA DIETA MEDITERRANEA? a. Il vino b. L'olio d'oliva c. Frutta e verdura d. Pasta e cereali pag.18? LA DIETA MEDITERRANEA FA BENE SOLO AL CUORE? pag.28 CHI SEGUE OGGI LA DIETA MEDITERRANEA IN ITALIA? pag.31 QUALI SONO GLI ALTRI MODELLI ALIMENTARI E QUAL È IL LORO EFFETTO SULLA SALUTE? pag.35 QUANTO COSTA ESSERE MEDITERRANEI? pag.38 DIETA MEDITERRANEA: LE PRIME RISPOSTE DELLO STUDIO MOLI-SANI pag.43 pag.50 pag.51 Conclusioni Vocabolarietto

3 PREFAZIONE Malattie cardiovascolari e tumori rappresentano i due big killer del mondo occidentale e oltre il 60 percento delle morti è attribuibile a queste due principali patologie croniche. La buona notizia è che entrambe hanno un'origine anche ambientale, strettamente dipendente dai nostri stili di vita, oltre che da una componente genetica e individuale. Fumo, attività fisica e alimentazione concorrono al loro sviluppo in una combinazione che la scienza sta indagando da tempo. Da un punto di vista tecnico, le malattie cardiovascolari e i tumori rientrano nella definizione di malattie non trasmissibili, sebbene le dimensioni da epidemia che hanno assunto negli ultimi anni spingerebbero a trattarle alla stregua di quelle trasmissibili. L'obesità, per dirne una, non si trasmette con uno starnuto o una stretta di mano, certo. Ma non per questo resta confinata, anzi. Si diffonde, prende piede e, cosa più pericolosa, rischia di diventare la normalità. L'insorgenza delle principali patologie croniche degenerative è fortemente legata alla rottura di un delicato equilibrio tra ambiente e genetica e la prevenzione è l'unica arma a nostra disposizione per provare a contrastarle. Oltre a stare alla larga dal fumo, sempre e in ogni misura, il nostro campo d'azione si allarga principalmente all'esercizio fisico e ad una corretta alimentazione. E un'altra buona notizia è che queste misure servono a prevenire sia le malattie cardiovascolari che i tumori, seppure con alcune diversità. Sì, perché negli ultimi anni la ricerca si è concentrata sullo studio delle origini comuni di queste due patologie, scoprendo che entrambe condividono un terreno comune (in inglese common soil), fattori di rischio o protezione che in qualche modo ne favoriscono o ne frenano lo sviluppo. Basti pensare al fumo di sigaretta, deleterio non solo per il cuore ma anche per i polmoni. Così, anche l'attività fisica moderata e regolare è stata associata alla protezione per entrambe le patologie. Due alberi che nascono e crescono in uno stesso giardino, in pratica, che a sua volta può rappresentare una condizione fertile e propizia anche per altre malattie, come quelle neurodegenerative, Alzheimer e Parkinson su tutte, che in qualche modo ne condividono benefici o svantaggi. La buona alimentazione, in questo senso, sembra giocare un ruolo principale nella protezione dalle principali malattie croniche degenerative. Ovviamente non stiamo parlando di cura diretta; i sani comportamenti, alimentazione inclusa, aiutano a prevenire l'insorgenza delle malattie, non a sanarle. 1

4 Ed è proprio qui che la dieta mediterranea si conquista il titolo indiscusso di scudo salvavita. Per quanto ci si provi, nessun tipo di dieta regge il confronto con il modello mediterraneo. Che la si chiami Prudent (prudente) o fruits and vegetables (frutta e verdura), il prototipo da cui americani e colleghi prendono ispirazione è senza dubbio quello mediterraneo. Quello che troppo spesso non si dice è che la dieta mediterranea è fondamentalmente un modo di vivere. Non basta mangiare cibi sani, bisogna anche farlo in un certo modo. Pasti regolari da condividere in un clima conviviale: sembra questo il segreto di lunga vita dei popoli mediterranei. È evidente che i ritmi della vita moderna remano contro questo modo di vivere. È sempre più difficile rientrare per il pranzo e a cena spesso si è troppo stanchi per mettersi ai fornelli. Ma è uno sforzo che dobbiamo fare se non vogliamo che il patrimonio di salute che abbiamo ereditato finisca per dissiparsi. La dieta mediterranea ci offre le risposte, bisogna solo fare le domande giuste. Pozzilli, gennaio 2015 Marialaura Bonaccio e Giovanni de Gaetano Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione 2

5 INTRODUZIONE COME È NATO IL CONCETTO DI DIETA MEDITERRANEA Il concetto di dieta mediterranea è stato ideato e valorizzato da Ancel Keys, un famoso studioso americano molto interessato alla diffusione e alla patogenesi dell'infarto del miocardio. Della sua biografia va ricordato che risultò primo al test Stanford di intelligenza per diciottenni americani; che fu allievo di due Nobel, Krogh a Copenaghen e Szent- Gyorgy a Cambridge; che nel 1935 guidò una famosa spedizione scientifica sulle Ande, con fondamentali osservazioni sulla curva di dissociazione dell'emoglobina; che nel 1937 fu chiamato dall'università del Minnesota per realizzare e dirigere un Istituto di Ricerca, che denominò di Physiological Hygiene e che ha diretto per 38 anni fino al suo pensionamento nel 1975; che nel 1950 ha pubblicato due preziosissimi volumi sugli aspetti metabolici e psicologici della fame nell'uomo; che nel 1961 Time Magazine gli ha dedicato una famosa copertina. La copertina di Time Magazine dedicata ad Ancel Keys 3

6 Egli giunse a Napoli nel 1952 e si recò poi nel Cilento dove fu conquistato dal clima, dalla bellezza del paesaggio e dagli alimenti abitualmente lì consumati. La visita a Napoli avvenne su consiglio del prof. Gino Bergami, cattedratico di fisiologia, che gli aveva riferito, in un occasionale incontro alla FAO, che l'infarto miocardico era allora assai raro a Napoli. Keys ritornò a Napoli nel 1954 con P.D. White, famoso cardiologo di Boston e padre della cardiologia moderna. Fu in questa occasione che ebbi modo di conoscere personalmente i due eminenti Americani in quanto fui incaricato di accompagnarli nelle corsie di Medicina del Policlinico, dove vollero controllare le cartelle cliniche dei vari degenti, alla ricerca di casi di infarto miocardico. Grande fu la sorpresa dei due illustri visitatori quando si resero conto che nessun caso di cardiopatia ischemica era ricoverato a Napoli a differenza di quanto si verificava negli USA, dove un gran numero di infartuati era degente in ospedale. Ben presto entrambi si convinsero che il modo di alimentarsi, a quel tempo, nel meridione d'italia era ideale per evitare le malattie coronariche. Queste erano infatti assai rare qui da noi, mentre, a gli italiani emigrati negli USA già subito dopo la 2 guerra mondiale, avevano sorprendentemente una frequenza ben più elevata, pari a quella riscontrata proprio tra gli americani. Il glorioso Istituto di Fisiologia di Napoli, nel bel chiostro di S.Andrea delle Dame, divenne in quegli anni per Ancel Keys una base operativa strategica ed importante, non solo perché allora si arrivava facilmente dall'america a Napoli via mare, ma soprattutto perché il prof. Bergami ed il suo aiuto prof. Flaminio Fidanza si resero assai disponibili per una intensa e proficua collaborazione scientifica. Furono così esaminate varie categorie di Napoletani, dai più ai meno abbienti. Si vide subito, fra l'altro, una significativa differenza nei valori medi della colesterolemia, più elevata tra i Rotariani e i dirigenti di Banca; bassa tra gli scalpellini, gli uscieri e gli scaricatori del porto, in parallelo al tipo di alimentazione abituale evidentemente più ricca in grassi nelle categorie più agiate. 4

7 Keys organizzò proprio a Napoli nel 1954 un incontro di studiosi provenienti da varie parti del mondo, per discutere e progettare una ricerca epidemiologica multicentrica finalizzata a dimostrare scientificamente la sua ipotesi sulle cause nutrizionali e metaboliche dell'infarto miocardico nell'uomo. Ebbe così inizio l'ormai famoso Seven Countries Study. Keys decise infatti di esaminare e confrontare campioni di sette popolazioni diverse per localizzazione geografica, abitudini alimentari e frequenza di malattie coronariche: USA, Finlandia, Paesi Bassi, Italia, Yugoslavia, Grecia e il lontano Giappone. Si organizzò, nell'autunno del 1957, uno studio pilota a Nicotera, cittadina della Calabria, dove fui coinvolto in un team internazionale diretto da Ancel Keys con la consulenza di P.D. White e N. Kimura, il più noto cardiologo giapponese dell'epoca. Furono invitati, per una visita medica, un esame elettrocardiografico ed un prelievo di sangue, tutti gli uomini, tra i 40 e i 59 anni, iscritti nelle liste elettorali del Comune di Nicotera. In un sottogruppo furono anche raccolte le varie vivande consumate da singole persone, in un'intera settimana, per l'analisi degli alimenti consumati abitualmente: la prima analisi chimica della dieta mediterranea. L'esperimento epidemiologico riuscì alla perfezione: in poco più di un mese, furono esaminate oltre il 95 % delle persone invitate, con la conferma, a quel tempo, nel nostro meridione, della rarità delle malattie coronariche, di una colesterolemia media di circa 150 mg/dl e del basso consumo abituale di grassi saturi. Si poteva dunque partire con il confronto internazionale, applicando, nei sette Paesi prescelti, gli stessi metodi d'indagine già messi alla prova e ripetendoli poi ogni cinque anni. I risultati definitivi sono stati pubblicati in un'ampia e ben documentata monografia nel Keys poteva ora offrire alla comunità scientifica e al mondo intero una prova convincente della sua originale ipotesi lipidica dell'infarto miocardico. Stati Uniti, Paesi Bassi e soprattutto Finlandia, con la più alta mortalità coronarica in dieci anni di 5

8 osservazione, risultarono avere i più alti consumi alimentari di grassi saturi e la colesterolemia più elevata. I Paesi esaminati nell'area mediterranea mostrarono più bassa mortalità coronarica, bassi consumi di grassi saturi e colesterolemia media al di sotto dei 200 mg/dl. In Giappone i campioni di popolazione esaminati mostrarono i valori più bassi di mortalità coronarica, di consumo di grassi saturi e di colesterolemia. Ma tantissimi altri studi e ricerche in ogni parte del mondo hanno ampliato e confermato la teoria nutrizionale e metabolica dell'aterosclerosi coronarica ideata e promossa da Keys. L'appello a uno stile di vita sano e salutare si sente sempre più spesso al giorno d'oggi per il dilagare nel mondo intero del sovrappeso e dell'obesità e della conseguente maggior frequenza di diabete, ipertensione e cardiopatie. E anche a questo proposito Keys è stato un antesignano con il famoso libro scritto in collaborazione con la moglie Margaret Eat well and stay well, best seller nel 1959, e la sua riedizione del 1975 Eat well and stay well, the mediterranean way, in cui si fa l'elogio della dieta mediterranea, giustamente considerata non solo e senza alcun dubbio la più gustosa ma anche la più utile per combattere i fattori di rischio coronarici. Di questo libro un intero capitolo, intitolato The Mediterranean World, descrive le bellezze e le tradizioni culturali dell'italia, della Grecia e delle regioni costiere mediterranee di Francia e Spagna. In particolare sono descritti gli alimenti più comuni e tradizionali della dieta mediterranea, dagli ortaggi agli agrumi e a ogni altro tipo di frutta che peraltro Keys coltivava e raccoglieva nel suo orto ben curato e rigoglioso, attiguo alla sua dimora nel Cilento. Una particolare descrizione è riservata all'olio di oliva, alla sua storia millenaria, alle sue preziose proprietà salutari legate al monoinsaturo acido oleico e al prezioso contenuto di principi antiossidanti. Ben diverso il consumo di burro minimo o assente nella dieta mediterranea. Una descrizione a parte è riservata ai legumi, all'aglio e alle cipolle, 6

9 all'ottimo pomodoro, al buon pane italiano e alla pasta, preparata in vario modo e sempre preferita dai coniugi Keys. C'è in questo capitolo anche un chiaro riferimento alle pietanze prevalentemente proteiche. La carne in Italia secondo Keys conteneva meno grassi saturi di quella degli Stati Uniti e veniva - al tempo delle sue osservazioni - consumata solo poche volte alla settimana, mentre frequente e variato era il consumo settimanale di prodotti della pesca. Non mancano riferimenti al buon vino a tavola e al dessert che in Italia in particolare, a differenza degli USA, è una buona porzione di frutta fresca. Una trattazione, come si vede, autorevole e particolareggiata della dieta mediterranea fatta da Ancel e Margaret Keys circa quaranta anni fa e ancora valida ed attuale. Si può ben dire che del Mediterraneo, del suo clima e delle sue abitudini di vita Keys è stato veramente innamorato tanto da vivere a lungo a Pioppi, nel Cilento, con la moglie Margaret (la sua più cara collaboratrice al computer, in laboratorio ed in cucina) nella loro bella casa sul mare, in vista di capo Palinuro. È in questa serena atmosfera, allietata periodicamente dalla visita di colleghi provenienti da ogni parte del mondo, che Ancel Keys esplora i ridenti dintorni cilentani e le rinomate aree archeologiche, da Paestum fino a Velia, di cui diventa un vero esperto ammiratore. Nel prolungato soggiorno a Pioppi, interrotto da periodici rientri negli USA, Ancel Keys fu ancora scientificamente produttivo, con la costante revisione dei risultati delle sue ricerche e con pubblicazioni scritte fino ad oltre 90 anni di età. I coniugi Keys sono stati entrambi longevi: Ancel è vissuto 101 e Margaret 97 anni, una prova, a mio avviso, della efficace salvaguardia sulla salute della dieta mediterranea che entrambi hanno per primi valorizzato e seguito per buona parte della loro vita. Mario Mancini, Professore emerito di Clinica Medica, Università Federico II, Napoli. Collaboratore di Ancel Keys, scopritore della dieta mediterranea. 7

10 Minnelea (Pioppi), 1982 Ancel e Margaret Keys nella loro amata dimora di Pioppi Referenze bibliografiche 1) Ancel and Margaret Keys, How to eat well and stay well - the mediterranean way, Doubleday Company, Inc., Garden City, New York, ) Ancel Keys, Adventures of a Medical Scientist. Sixty Years of Research in Thirteen Countries, Crown Printing, Inc., ) Elisabetta Moro, La dieta mediterranea. Mito e storia di uno stile di vita, Il Mulino-Saggi,

11 PERCHÉ UNA PIRAMIDE? Presentiamo una piramide alimentare che riflette le tradizioni mediterranee, storicamente associate a uno stato di buona salute. Questa piramide della dieta mediterranea si basa su alimenti tipici di Creta, molti del resto della Grecia e del sud Italia nei primi anni Sessanta, dove l'aspettativa di vita degli adulti era tra le più alte del mondo e le percentuali di malattie cardiache, alcuni tipi di cancro e altre patologie croniche connesse alla dieta erano tra le più basse. Il lavoro nei campi o in cucina contribuisce a creare uno stile di vita che include una regolare attività fisica ed è associato a basse percentuali di obesità, la dieta è caratterizzata da abbondanti quantità di cibi vegetali (frutta, verdura, pane, altri tipi di cereali, patate, fagioli, nocciole e semi), frutta fresca come dessert quotidiano e olio d'oliva come principale fonte di grasso, latticini (formaggio e yogurt), pesce e carne bianca consumati in maniera modesta e moderata, da zero a massimo quattro uova alla settimana, carne rossa consumata raramente e vino bevuto con moderazione, tradizionalmente durante i pasti. Questa dieta ha pochi grassi saturi (7-8 percento dell'energia) con un consumo totale compreso tra il 25 e il 35 percento di energia in tutta la regione. La piramide descrive un'abitudine alimentare affascinante non solo perché estremamente gustosa ma anche perché sana" ( Ref. bibl. 1). È questo il manifesto della dieta Mediterranea, stilato venti anni fa da alcune delle personalità più influenti nel campo dell'epidemiologia dell'alimentazione. La piramide, in fondo, non è altro che un modo semplice e diretto per comunicare concetti alimentari fondamentali per mantenersi in buona salute. La struttura verticale indica quali cibi consumare con maggiore frequenza. Alla base, si trovano gli alimenti che si possono mangiare ogni giorno, mentre più ci si avvicina al vertice, minore è l'uso che conviene farne. Così, se pasta, verdura e frutta possono essere consumati quotidianamente, i dolci li troviamo in cima, il che significa consumo moderato, più o meno una volta a settimana. La piramide ha subito diverse trasformazioni nel corso del tempo, ma la sostanza rimane la stessa. Come immutata è la sua struttura concettuale che si basa proprio sull'assenza di proibizioni. Nella piramide mediterranea ci sono tutti i cibi più diffusi, dessert inclusi. Nulla è vietato, basta sapersi moderare nel consumo. Nella versione proposta dall'istituto nazionale per la ricerca sugli alimenti del 2009 (INRAN) sono stati inseriti nuovi elementi ritenuti di PERCHÉ UNA PIRAMIDE? 9

12 fondamentale importanza per uno stile di vita autenticamente mediterraneo ( Ref. bibl. 2 - Figura 1). Figura 1. La piramide della Dieta Mediterranea elaborata da INRAN. PERCHÉ UNA PIRAMIDE? 10 Non si tratta di alimenti, bensì di comportamenti. Di qui l'invito alla convivialità, cioè a consumare i pasti in un clima di condivisione, famigliare; o ancora, il consiglio di rispettare la stagionalità, a scegliere quindi prodotti disponibili in un particolare periodo dell'anno. Questo punto è di particolare importanza se lo si considera nel quadro più ampio dell'attuale crisi economica. Volere a tutti costi mangiare zucchine in pieno inverno non è di certo una scelta saggia per il portafoglio. Meglio scegliere prodotti stagionali che oltre a costare meno, garantiscono una più ampia varietà alimentare. Un altro dilemma che affligge gli uomini contemporanei è l'ordine di preferenza tra fresco, surgelato e in scatola. Detto che il fresco è sempre la scelta migliore, la scatola potrebbe nascondere una fonte inutile ma dannosa di sale. Il surgelato è una via di mezzo, almeno per le verdure, non di certo per i piatti preconfezionati. A proposito di sale, bisogna ricordare che consumarne oltre una certa quantità rappresenta la corsia preferenziale per danneggiare il sistema vascolare. Una valida alternativa al sale è l'uso di erbe aromatiche o spezie. Basta solo fare abituare il palato. Come dieta mediterranea insegna.

13 * (vedi Figura sotto). (vedi nota sotto). PERCHÉ UNA PIRAMIDE? 11 * O' Donnell M et al, Urinary sodium and potassium excretion, mortality, and cardiovascular events, N Engl J Med. 2014; 371: Referenze bibliografiche 1) Willett W. C. et al,mediterranean diet pyramid: a cultural model for healthy eating, Am J Clin Nutr. 1995; 61 (6 Suppl): 1402S-1406S 2) INRAN (http://nut.entecra.it/358/31/news/ecco_la_nuova_ piramide_alimentare_della_dieta_mediterranea.html)

14 UNA O PIÙ DI UNA DIETA MEDITERRANEA OGGI? UNA O PIÙ DI UNA DIETA MEDITERRANEA OGGI? Che senso ha parlare di Dieta mediterranea nel XXI secolo? La domanda è più che legittima, visto che il panorama sociale attuale sembra aver abbandonato questo modello alimentare in favore di stili di vita tutt'altro che salutari. Il fatto è che la celebre piramide alimentare ha la sua età ed è inutile rimetterla in piedi ogni volta che s'accascia. Bisogna optare per interventi più radicali, rendendola più flessibile e più adatta alla fisionomia di una società profondamente diversa da quella monolitica dei primi anni del Novecento, quando la mamma stava in casa, la fame era uno spettro che tormentava il sonno e gli stomaci erano meno esigenti. Come fare? Innanzitutto prendendo atto che tra i vari Paesi ci sono profonde differenze non solo culturali, ma anche di risorse alimentari. Voler esportare un unico modello alimentare ad ogni latitudine del globo è una cosa impensabile. È evidente che nei Paesi del nord Europa, come ad esempio in Scandinavia, frutta e verdura non si trovano con la stessa facilità e agli stessi prezzi con cui sono presenti nelle aeree del Mediterraneo. Il tentativo dovrebbe invece indirizzarsi su come rendere accettabile per la salute quello che si ha a disposizione, senza farli sistematicamente sentire in colpa per non avere distese di frutteti o non saper cucinare la pasta al dente. 12 Ma anche nei Paesi dell'area mediterranea esistono delle diversità di cui tenere conto. In Grecia ad esempio si consumano con più frequenza alcuni cibi che invece in Italia sono certamente più rari. Ecco quindi che per restituire un ruolo centrale alla Dieta mediterranea è necessario mettere in piedi modelli di comportamento applicabili nella vita reale e accantonare i prototipi ideali che rischiano di allontanare ulteriormente le persone da ciò che dovrebbe esser fatto.

15 Tuttavia, la scienza va avanti e grazie alla conoscenza veniamo a sapere che cibi non contemplati nel modello tradizionale della dieta mediterranea si sono rivelati sorprendentemente protettivi contro le malattie cardiovascolari, ad esempio. Il bistrattato cioccolato fondente, che nella piramide occupa un piccolo spazio riservato ai dolci, ha invece un effetto benefico sui parametri di infiammazione e per questo dovrebbe essere riabilitato - sempre a dosi moderate - proprio alla luce degli ultimi studi condotti sull'argomento ( Ref. bibl. 1). Insomma, la convivenza tra passato e presente è la nuova parola d'ordine che tutti dovrebbero far propria per scongiurare il pericolo di una deriva altrimenti inevitabile. Un altro sforzo necessario al processo di riabilitazione del modello alimentare mediterraneo va fatto nel far capire alla gente che seguire la dieta mediterranea non è come espiare un peccato. La parola "dieta" non deve essere intesa come sinonimo di sacrificio. Quello mediterraneo è uno stile di vita, non un decalogo di comportamenti. 13 UNA O PIÙ DI UNA DIETA MEDITERRANEA OGGI?

16 14 UNA O PIÙ DI UNA DIETA MEDITERRANEA OGGI? Referenzabibliografica 1) Di Giuseppe R. et al, Regular consumption of dark chocolate is associated with low serum concentrations of C-reactive protein in a healthy Italian population, J Nutr. 2008; 138:

17 QUALI VANTAGGI PER LA SALUTE NEL SEGUIRE LA DIETA MEDITERRANEA? La cosa più corretta da fare sarebbe capovolgere la domanda. Quali svantaggi? Nessuno. Perché di vantaggi, invece, la dieta mediterranea ne offre talmente tanti che sarebbe impossibile elencarli tutti. Innanzitutto per la salute cardiovascolare. Non solo riduce il rischio di essere colpiti da un evento cardiaco, ma comporta benefici concreti anche per chi è già malato. Secondo ricerche effettuate in Grecia, anche chi ha già sofferto di una patologia cardiovascolare, seguendo uno stile alimentare mediterraneo presenta una riduzione del rischio di mortalità pari a circa il 30 percento ( Ref. bibl. 1). Il ventaglio delle opportunità è decisamente ampio, anche per quanto riguarda il diabete. Un'alimentazione mediterranea riduce il rischio di essere colpiti dalla malattia, così come benefici sono stati riscontrati anche per l' ipertensione. Figura 1. Dieta mediterranea e benessere mentale. Coloro che seguono maggiormente la dieta mediterranea (soggetti con punteggi dello score fra 3 e 6, ma soprattutto tra 7 e 9) hanno circa il 50 percento di possibilità in più di avere un'alta qualità di benessere mentale (rispetto alle persone con punteggi dello score tra 0 e 2). (Elaborazione grafica di dati riportati nella referenza 3) QUALI VANTAGGI PER LA SALUTE NEL SEGUIRE LA DIETA MEDITERRANEA? 15 Sul fronte dei tumori, la situazione è più complessa, anche perché molto dipende dal tipo di cancro a cui si fa riferimento. Un'alimentazione ricca di fibre, uno dei cardini della dieta mediterranea, è stata associata ad una riduzione del rischio di tumore al colon. Ma non è tutto.

18 16 QUALI VANTAGGI PER LA SALUTE NEL SEGUIRE LA DIETA MEDITERRANEA? Studi più recenti hanno inoltre provato ad indagare la relazione che sussiste tra alimentazione e benessere mentale e fisico. Indicazioni importanti in questo senso arrivano dallo studio Moli-sani, uno dei più grandi progetti epidemiologici mai effettuati e che ha coinvolto 25mila cittadini nella regione Molise con l'obiettivo di studiare le interazioni tra genetica e ambiente nell'insorgenza delle principali malattie croniche, come appunto quelle cardiovascolari o tumorali ( Ref. bibl. 2). Tra le tante informazioni raccolte, il progetto si è concentrato anche sugli aspetti psicologici e di stress, che hanno un ruolo fondamentale nel determinare il confine tra salute e malattia. Ebbene, la dieta mediterranea c'entra anche in questo caso. Le persone che più aderiscono a questo modello alimentare hanno riportato uno stato mentale e fisico migliore rispetto a coloro che invece a tavola si comportano diversamente ( Ref. bibl. 3 - Figura 1). Questo fa intendere che mangiare in un certo modo ha un effetto concreto anche sul benessere della mente. Insomma, mangiare mediterraneo significa stipulare una vera e propria polizza sulla propria salute ( Ref. bibl. 4). Tabella 1. Seguire la dieta mediterranea riduce in maniera significativa il rischio di morire o di ammalarsi delle principali patologie croniche (Elaborazione grafica di dati riportati nella referenza 4) Eventi Mortalità per tutte le cause Mortalità o incidenza di malattie cardiovascolari Mortalità o incidenza di tumori Incidenza di malattie neurodegenerative RISCHIO RELATIVO (95% INTERVALLI DI CONFIDENZA) 0.92 ( ) 0.90 ( ) 0.94 ( ) 0.87 ( ) Referenze bibliografiche 1. Trichopoulou A. et al, Mediterranean diet and survival among patients with coronary heart disease in Greece, Arch Intern Med. 2005; 165: Iacoviello L. et al, The Moli-sani Project, a randomized, prospective cohort study in the Molise region in Italy; design, rationale and objectives, Italian J Public Health. 2007; 4: Bonaccio M. et al, Adherence to a Mediterranean diet is associated with a better health-related quality of life: a possible role of high dietary antioxidant content, BMJ Open, 2013 Aug 13; 3(8). 4. Sofi F. et al,accruing evidence on benefits of adherence to the Mediterranean diet on health: an updated systematic review and meta-analysis, Am J Clin Nutr. 2010; 92:

19 LA DIETA MEDITERRANEA FA DIMAGRIRE? In tempi di taglie extra-small, chiedersi se la dieta mediterranea convenga anche in termini di forma fisica è più che legittimo. Sono molte, troppe, le diete proposte per perdere chili. Quasi tutte non funzionano, regalando effimere conquiste destinate a svanire nel tempo. La Dieta mediterranea promette solo una cosa: la salute. Chi segue questo modello non punta ad assottigliare il giro vita, ma a tenere sotto controllo alcuni dei parametri di rischio più temuti. Studi recentissimi hanno anche messo a confronto diversi tipi di dieta per vedere quale garantisse una solida perdita di peso. Il risultato è assolutamente incoraggiante per gli amanti della dieta mediterranea. Sì, perché anche se il motivo principale per cui si sceglie il modello mediterraneo non è il dimagrimento in punti strategici del corpo (contrariamente a quanto accade quando si sceglie una dieta ricca di proteine), la dieta mediterranea offre delle risposte anche sul piano estetico. A lungo termine, infatti, seguire questo modello ispirato alla varietà e al bilanciamento degli alimenti garantisce un mantenimento del peso corporeo costante nel tempo ( Ref. bibl. 1) LA DIETA MEDITERRANEA FA DIMAGRIRE? 17 Referenzabibliografica 1) Funtikova A. N. et al, Mediterranean diet impact on changes in abdominal fat and 10-year incidence of abdominal obesity in a Spanish population, Br J Nutr. 2014; 111:

20 QUALI SONO LE COLONNE PORTANTI DELLA DIETA MEDITERRANEA? a. Il vino 18 QUALI SONO LE COLONNE PORTANTI DELLA DIETA MEDITERRANEA? Alzi la mano chi da piccolo non ha mai assaggiato un sorso di vino alla tavola dei nonni. Forse solo i più giovani non hanno vissuto questa esperienza tipicamente italiana. I proverbi sulle proprietà benefiche del vino sono innumerevoli e chiunque di noi ne conosce almeno uno. Perché la verità è questa: il vino, quello rosso in particolare, fa parte integrante dello stile di vita mediterraneo. Nulla a che vedere con il più recente fenomeno del binge drinking, una barbarica usanza proveniente dal nord Europa che prevede di ingurgitare quantità improponibili di alcol in un arco di tempo davvero striminzito. Ebbene, la dieta mediterranea non include nulla di simile. L'attenzione della scienza sul ruolo dell'alcol in generale è cresciuta enormemente negli ultimi 20 anni. Probabilmente alla storia passerà il duo di ricercatori francesi che ha avuto la classica intuizione geniale. Negli anni 90, Serge Renaud e Michel de Lorgeril hanno rilevato una

21 anomalia che è valsa loro un posto nella storia. L'osservazione è tanto geniale quanto semplice: La tavola dei francesi somiglia molto a quella degli inglesi e degli americani, ma con una differenza: il cuore dei nostri cugini transalpini sta decisamente meglio. È come se i francesi avessero una sorta di scudo protettivo contro le malattie cardiovascolari. I due studiosi si presero così la briga di andare a vedere quali fossero i fattori in grado di tenere a bada in Francia malattie molto diffuse invece nel Regno Unito e negli Stati Uniti, dove di fatto buona parte degli eventi coronarici possono essere attribuiti ad un consumo eccessivo e sregolato di cibi grassi e ad alta densità energetica. Nel loro epocale articolo Wine, alcohol, platelets, and the French paradox for coronary heart disease (Ref. bibl. 1), pubblicato sulla rivista britannica The Lancet nel 1992, i due ricercatori d'oltralpe lanciarono un'ardita quanto affascinante ipotesi: i francesi avrebbero una marcia in più grazie al consumo moderato e regolare di alcol, del vino rosso in particolare, che in qualche modo riuscirebbe a contenere i danni di un'alimentazione altrimenti potenzialmente micidiale. I dati di Renaud e de Lorgeril hanno poi trovato ampia conferma in numerosi studi condotti in seguito a livello Figura 1. Relazione tra quantità giornaliera di alcol assunto e mortalità totale calcolata su un campione di oltre un milione di persone, diviso per uomini e donne. Le curve, a forma di J, indicano una protezione da parte dell'alcol fino alle dosi alle quali le curve stesse intercettano la retta, fino a 25 g/die per le donne e 40 g/die per gli uomini (elaborazione grafica di dati riportati nella referenza 2). In altre parole, la riduzione del rischio di mortalità rispetto agli astemi si ottiene soltanto se si consuma alcol a dosi moderate, come quelle su indicate, superate le quali si entra nell'area di rischio. 19 QUALI SONO LE COLONNE PORTANTI DELLA DIETA MEDITERRANEA?

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